GEOGRAFIA - EUROPA - UCRAINA

PRESENTAZIONE

L'Ucraina confina a Nord-Est e a Est con la Russia, a Sud-Ovest con la Moldavia e la Romania, a Ovest con l'Ungheria e la Slovacchia, a Nord-Ovest con la Polonia e la Bielorussia; si affaccia a Sud sul Mar Nero. Si estende su una superficie di 603.700 kmq e ha una popolazione di 47.623.000 abitanti, con una densità di 79 abitanti per kmq. La popolazione è composta in prevalenza da Ucraini (78,1%), Russi (17,3%), Tatari (0,7%), Bielorussi (0,6%), Moldavi (0,5%), Ebrei (0,2%), altri (2,6%). Lingua ufficiale è l'ucraino; è diffuso anche il russo. La religione prevalente è la cristiano-ortodossa. Già Repubblica federata nell'ambito dell'URSS, e proclamatasi indipendente nel 1991, l'Ucraina è una Repubblica presidenziale. In base alla Costituzione del 1996, modificata nel 2000, il capo dello Stato è eletto per cinque anni a suffragio diretto e nomina il primo ministro. Il Parlamento è formato da 450 membri e viene rinnovato ogni quattro anni. L'unità monetaria è la hrivna. La capitale è Kiev (2.666.400 ab.).

IL TERRITORIO

Il territorio, prevalentemente pianeggiante, si innalza a Ovest nell'altipiano Volino-Podolico e nei Carpazi, a Est nei rilievi del Donec e nelle propaggini sud-occidentali del Rialto Centrale Russo. Una catena montuosa movimenta infine il settore sud-orientale della Crimea. Le coste, prevalentemente basse, sono spesso caratterizzate dalla formazione di lagune attraverso le quali sfociano i principali fiumi della regione. Notevole la rete idrografica del Paese: il Dnepr, il Donec, il Dnestr, il Bug meridionale sono tributari del Mar Nero; nella zona nord-occidentale scorre invece il Bug occidentale o polacco, tributario del Mar Baltico. All'estremità sud-occidentale, per breve tratto, il Danubio segna il confine fra Ucraina e Romania, prima di sfociare nel Mar Nero. Vastissimo è il patrimonio forestale del Paese, i cui boschi si alternano a zone paludose. Le pianure steppose, le cosiddette terre nere, sono state in gran parte irrigate per mezzo di colossali complessi di sbarramenti fluviali. Il clima è di tipo continentale (soprattutto nel centro-nord), con inverni rigidi ed estati calde; generalmente più mite nelle pianure meridionali.
Cartina dell'Ucraina


L'ECONOMIA

Nella zona occidentale del Paese prevale il settore primario, forte di una tradizione secolare e di terreni propizi alle coltivazioni. La produzione agricola fornisce frumento, orzo, barbabietole da zucchero, girasole, avena, mais, cotone, tabacco, ortaggi, frutta. Assai praticata è anche la coltura di vigneti nella valle del Dnepr e in prossimità della costa. Diffuso l'allevamento (bovini e suini), sistematicamente associato ai cicli agricoli. Molto sviluppata è anche la pesca sul Mar Nero, sul Mar d'Azov e nei principali bacini fluviali, sebbene in questi ultimi sia ostacolata dal crescente inquinamento delle acque. La produzione industriale è prevalentemente concentrata nella parte orientale del Paese. Il sottosuolo, ricco di materie di primaria importanza (carbone, minerali ferrosi, manganese, petrolio, gas naturali, minerali polimetallici, fosforite, caolino, gesso, calcite, torba) alimenta un'industria estrattiva forte e sviluppata; non mancano tuttavia industrie legate ad altri settori (siderurgiche, metallurgiche, metalmeccaniche, chimiche, cantieristiche, tessili e di trasformazione dei prodotti agricoli). Sono presenti sul territorio numerose centrali idroelettriche e alcune centrali elettronucleari. Tra quelle atomiche ricordiamo la centrale di Chernobyl (chiusa dal 1986), tristemente nota per un grave incidente che allarmò l'opinione pubblica mondiale. Le vie di comunicazione sono discretamente sviluppate. I porti interessati dal maggiore movimento commerciale sono Odessa, sul Mar Nero, e Mariupol' sul Mar d'Azov. La rete delle comunicazioni è fitta, grazie a 22.051 km di ferrovie e a 169.739 km di strade. Discreta anche la rete di fiumi e canali navigabili e la rete di gasdotti e oleodotti (10.000 km). Gli aeroporti principali sono quelli di Kiev, L'viv, Cernivci, Odessa.

CENNI STORICI

Abitata da Cimmeri e Sciti sin dal I millennio a.C., l'Ucraina conobbe la colonizzazione greca e romana e nel IV sec. d.C. venne occupata dai Goti, ai quali seguirono gli Unni. I territori a Est e a Ovest del Dnepr furono occupati da popolazioni slave nei secc. VI e VII. Nella seconda metà del IX sec. tali territori furono soggetti alla Rus' di Kiev che ebbe un periodo di grande splendore sotto Vladimiro I il Santo. Nel corso dell'XI sec. la Rus' conobbe una forte espansione che toccò il culmine nel 1139, data in cui iniziò a frammentarsi in numerosi principati. Nel XII sec. la Rus' di Kiev si disgregò dando origine, nel territorio dell'attuale Ucraina, ai principati di Kiev, Cernigov, Galich e Vladimir-Volinski. L'invasione dei Tartari del 1237-41 ridusse i principi russi alla condizione di vassalli dell'Orda d'Oro. Nel 1362 il granduca di Lituania Algirdas, sconfiggendo definitivamente i Tartari, annetté alla Lituania la terra di Kiev. Quando nel 1386 la Polonia e la Lituania decisero l'unione dinastica dei due Stati, i Polacchi cominciarono ad avanzare decisamente verso Est nei vasti e scarsamente popolati territori che da allora cominciarono a essere designati con il nome di Ukraina. Una parte della nuova popolazione rutena, non volendo sottostare ai nuovi padroni polacchi, preferì spostarsi verso Sud-Est, nella grande terra di nessuno sul medio Dnepr. Nel XV sec. il gran principato di Lituania annetté i territori di Cernigov e Novgorod-Severski, la Podolia, mentre Kiev occupò gran parte della Volinia. Nella parte meridionale dell'Ucraina e in Crimea sorse il Regno di Crimea che iniziò ad espandersi verso la Galizia e la Podolia. Dalla fine del XV sec. si ebbe notizia dei Cosacchi del Dnepr, i quali colonizzarono rapidamente le nuove terre da essi occupate. Nel XV sec. nacque la denominazione di Ucraina: da kraj, frontiera, come si chiamava ancora, nel XII sec., l'ampia fascia che correva lungo la frontiera nelle steppe popolate dai Polovtsi, al confine con la Polonia, e nel XVI sec. tale nome fu esteso a tutta le regione dell'Ucraina. Alla fine del XVI sec. i Cosacchi stabilirono il loro centro al di là delle cateratte sul basso Dnepr: si costituì così la Zaporozskaja Sec', con a capo un etmano. Nel 1569, secondo l'accordo di Lublino, il territorio del medio Dnepr, colonizzato dai Cosacchi (Volinia, Podolia orientale, Kiev e parte della riva sinistra del Dnepr) venne incorporato nella Polonia che impose loro il Cattolicesimo romano. I Polacchi, per piegare i Cosacchi, ne assunsero alcuni reparti armati al proprio servizio, relegando gli altri alla condizione di contadini. Ma questi si ribellarono a più riprese, tra il 1635 e il 1638, e ottennero la protezione dello zar Alessio Michajlovic. Uno dei loro etmani, Vygvskij, cercò di sottrarre l'Ucraina alla protezione russa facendo entrare la Rutenia in un'unione politica con Polonia e Lituania. Ne derivò una guerra tra Polonia e Russia, terminata con la Pace di Andrusov (1667) che divise l'Ucraina fra i due Stati ex-belligeranti. L'etmano Pëtr Dorosenko si rivolse quindi al sultano e, nel dicembre 1668, Maometto IV assunse l'Ucraina polacca sotto la sua protezione. Nel 1672 l'Ucraina polacca, passata quindi sotto la sovranità turca, venne ricuperata dalla Polonia (1684) per opera di Giovanni Sobieski. Nella seconda metà del XVIII sec. l'Ucraina del Sud divenne uno dei principali fornitori di grano dell'Impero; nel 1783 il Regno di Crimea venne annesso alla Russia, mentre nel 1793, in occasione della seconda spartizione della Polonia, anche le terre ucraine alla destra dello Dnepr passarono alla Russia. Nel 1796 la regione sulla riva sinistra del Dnepr fu trasformata nella provincia di Malo Rossiya (Piccola Russia). L'Ucraina dovette così subire per tutto il XIX sec. l'intransigente politica zarista; il crollo del fronte russo nella prima guerra mondiale e la Rivoluzione d'Ottobre (1917) diedero origine al riemergere delle tendenze separatiste ucraine. Nell'aprile 1917 un congresso nazionale ucraino a Kiev elesse un Consiglio centrale (Rada), che il 23 giugno si pronunciò a favore della creazione di una Repubblica ucraina autonoma. Nel gennaio 1918 la Rada proclamò la Repubblica ucraina (libera e sovrana), proprio mentre le potenze centrali concludevano a Brest-Litovsk una pace separata con la nuova Repubblica. La Rada centrale dell'Ucraina si alleò con le truppe austro-tedesche che invasero il Paese nella primavera del 1918. Terminato il conflitto, l'Armata Rossa occupò Kiev (1919) e G. Rakovskij vi insediò il Governo della Repubblica socialista sovietica d'Ucraina. Il direttorio dei nazionalisti, con a capo Simon Petljura, fu costretto a ritirarsi a Vinnica. Nel 1921 l'Ucraina entrò definitivamente a far parte dell'Unione Sovietica, quale Repubblica d'Ucraina. Nel primo dopoguerra il Governo sovietico impose all'Ucraina l'industrializzazione e la collettivizzazione dell'agricoltura. In virtù delle clausole segrete del trattato di non aggressione firmato nel 1939 da Germania e Unione Sovietica, l'Ucraina, smembrata dell'Ucraina occidentale, suddivisa tra Cecoslovacchia, Polonia e Romania, venne annessa all'Unione Sovietica. Interamente occupata dai Tedeschi fra il 1941 e il 1944 e dopo aver subito gravi devastazioni, alla fine della seconda guerra mondiale l'Ucraina fu ammessa alle Nazioni Unite come Stato a sé, incrementando poi il suo territorio con la cessione della Crimea da parte della Russia (1954) anche se di fatto continuò a dipendere dall'Unione Sovietica. Il 26 aprile 1986 nella centrale di Chernobyl, 130 km a Nord di Kiev, vi fu il più grave incidente nucleare della storia, causato dall'esplosione di un reattore che finì per colpire un'area dove vivevano 600.000 persone, 7.000 delle quali morirono prima del 1993, a causa delle forti radiazioni ricevute, e 135.000 furono evacuate. La nube radioattiva di Chernobyl non colpì solo l'Ucraina e la Russia, ma anche la Bielorussia e alcune regioni della Svezia, facendo sentire i suoi effetti anche sul resto d'Europa. Nell'ambito delle riforme avviate nel 1985 da Michail Gorbaciov in Unione Sovietica, i dirigenti comunisti e nazionalisti ucraini fondarono il Movimento popolare ucraino per la Perestrojka (RUKH) che rivendicò una maggiore autonomia economica e politica. Alle elezioni legislative del marzo 1990 i candidati del RUKH ottennero ampi consensi e il 16 giugno 1990 il Soviet supremo (Parlamento) dell'Ucraina proclamò la sovranità nazionale della Repubblica, sancendo in seguito la propria effettiva indipendenza (1991). Nel dicembre del 1991 Leonid Kravciuk, ex primo segretario del Partito comunista ucraino, fu eletto presidente con il 60% dei voti. Con la Russia e la Russia Bianca, l'Ucraina firmò il primo accordo di Minsk su cui venne istituita la Comunità degli Stati Indipendenti (CSI). Nei primi mesi del 1992 si tennero in Ucraina diversi vertici (dedicati soprattutto a problemi militari), che videro la partecipazione degli Stati membri della CSI. In maggio, il Governo ucraino sottoscrisse il Trattato Start, aderendovi come Stato non nucleare. Nei mesi seguenti sia Mosca che Washington continuarono a esercitare una forte pressione sull'Ucraina; questa Nazione, infatti, per la sua posizione geografica e il suo potenziale economico e militare risultò essere oggetto di attenzioni da parte di Europa, America e Russia. Nel marzo del 1993 l'Ucraina sospese il trasferimento di armi nucleari tattiche alla Russia affermando che non vi erano sufficienti garanzie che fossero realmente distrutte. I quattro stati della CSI in possesso di armi nucleari (Russia, Ucraina, Bielorussia e Kazakistan) decisero in seguito di creare una commissione internazionale per controllare il ritiro e la distruzione delle armi nucleari presenti sul territorio dell'Ucraina. Le tensioni riguardanti la spartizione della flotta del Mar Nero aumentarono in aprile, quando sia il Governo russo che quello ucraino rivendicarono il controllo della potente marina militare. In seguito, però, Kiev e Mosca decisero di avviare alcune trattative in merito. Il primo ministro Vitold Fokin si dimise in settembre a causa del fallimento della politica economica. Fu sostituito da Leonid Kuchma, ex presidente dell'Unione degli industriali e degli imprenditori. La politica liberale del nuovo Governo e le privatizzazioni incontrarono l'opposizione del Consiglio supremo, dominato dai dirigenti comunisti di un tempo, e dei lavoratori. Kuchma rassegnò le dimissioni il 21 maggio, ma furono respinte. Nel gennaio 1994 i presidenti russo e americano firmarono un trattato di denuclearizzazione dell'Ucraina, considerata la terza potenza nucleare del mondo. Dal punto di vista economico, il Paese mosse i primi passi verso una ristrutturazione del proprio sistema nel 1992 con l'entrata nel Fondo monetario e nella Banca mondiale. Nel maggio 1994 si fece sempre più scottante il problema delle istanze separatiste della Crimea: nel 1995 il Parlamento filo-russo di questa regione approvò una nuova Costituzione che dichiarava la Crimea una Repubblica autonoma, parte integrante dell'Ucraina; lo statuto della Crimea venne poi riconfermato dalla Costituzione ucraina del 1996. Il 1997 fu caratterizzato dalle accusa di corruzione nei confronti dell'allora primo ministro Pavlo Lazarenko, che si dimise e fu sostituito il 6 luglio da Valeri Pustovoitenko. Il presidente e il Parlamento si scontrarono per il lungo iter legislativo della legge sull'accesso e la composizione del Parlamento. La crisi finanziaria russa del 1998 produsse effetti consistenti anche sull'economia ucraina, portando all'affermazione del Partito comunista nelle elezioni politiche dell'anno. Nello stesso 1998 il Governo ucraino firmò con gli Stati Uniti un documento favorevole allo scambio di materiale nucleare tra i due Paesi. Nel 1999 il presidente L. Kuchma venne riconfermato nella carica, mentre venne designato quale primo ministro Viktor Yushchenko. Nel corso dell'anno 2000 (22 febbraio) il Parlamento ucraino abolì la pena di morte, dopo che già nel 1997 la Nazione aveva aderito alla Convenzione europea per i diritti dell'uomo e le libertà fondamentali: inoltre venne definitivamente chiusa la centrale nucleare di Chernobyl. Il 16 aprile 2000 un referendum approvò le proposte di modifica costituzionale del presidente Kuchma, sancenti una riduzione dei poteri parlamentari a vantaggio di quelli del presidente della Repubblica, l'istituzione di un Parlamento bicamerale con la diminuzione del numero dei deputati (da 450 a 300). Il 18 aprile 2000 il presidente ucraino e Vladimir Putin siglarono un patto di cooperazione strategica, militare e tecnologica, sebbene sia rimasta in sospeso la questione delle basi militari ex sovietiche sul Mar Nero. Il 2001 si caratterizzò per le accuse al presidente Kuchma, seguite da indagini ordinate dall'Unione europea, in rapporto all'omicidio del giornalista indipendente Georgiy Gongadze: il presidente, per il quale le opposizioni avevano chiesto la procedura di impeachment, si dichiarò estraneo alla vicenda. In aprile il Parlamento respinse la proposta di impeachment, ma, nel frattempo, votò la sfiducia al Governo e al primo ministro Viktor Yushchenko. Venne quindi nominato un nuovo premier, Anatoly Kinakh, che si trovò ad affiancare Yushchenko il quale, pur non abbandonando la carica, si rifiutò di occuparsi di ordinaria amministrazione. Le elezioni legislative tenutesi nel marzo 2002 assegnarono la vittoria alla coalizione liberale Nostra Ucraina, che batté la formazione Per un'Ucraina unita del presidente Kuchma. In maggio un grave disastro aereo durante un'esibizione acrobatica militare provocò la morte di 80 passeggeri e il ferimento di un centinaio di persone. Gli ultimi mesi del 2002 furono caratterizzati da numerose manifestazioni in cui si chiedevano le dimissioni del presidente Kuchma, accusato di corruzione e malgoverno. In novembre Kuchma costrinse il primo ministro Kinakh a lasciare il suo incarico e lo sostituì con Viktor Yanukovich. Nell'ottobre 2004 si tennero le elezioni presidenziali, cui seguì il ballottaggio (21 novembre), che assegnò la vittoria all'ex premier uscente Yanukovich, con il 49,42% dei voti. Ma il risultato fu messo in discussione dagli osservatori internazionali perché le consultazioni sarebbero state inficiate da forti pressioni e intimidazioni esercitate sui membri delle commissioni elettorali. La crisi che ne conseguì rischiò di sfociare nella guerra civile. Il leader dell'opposizione liberale Viktor Yushenko, filo-occidentale, si autoproclamò presidente, sostenuto in questa azione dal movimento di protesta pacifica denominato "rivoluzione arancione" (dal colore delle sciarpe e degli striscioni adottati da Yushchenko e dai suoi uomini), dagli Stati Uniti e dall'Unione europea, che salutarono con favore la caduta di un'altra autocrazia post-sovietica. A seguito delle proteste, la Corte Suprema invalidò il risultato elettorale e fissò nuove elezioni per il 26 dicembre 2004. Questa volta ad uscirne vincitore fu proprio Yushenko, con il 52% dei voti contro il 44% del suo sfidante. Ma la pessima gestione della crisi del gas (vertente sul prezzo del gas che la Russia vende all'Ucraina) da parte del Governo in carica, unita a una scarsa crescita economica, fecero perdere a Yushenko l'appoggio incondizionato avuto precedentemente. Le elezioni parlamentari del marzo 2006 rispecchiarono questo stato d'animo, assegnando la vittoria al filo-russo Yanukovich, nemico giurato della rivoluzione arancione di Yushenko.
Il presidente ucraino Viktor Yushchenko

LE CITTÀ

Kiev

(2.666.400 ab.). Capitale dell'Ucraina e capoluogo della provincia omonima (28.100 kmq; 1.778.900 ab.), sorge sulla riva destra del Dnepr ed è uno dei più antichi centri dell'Europa slava. Per la sua posizione, Kiev fu da sempre un crocevia per le comunicazioni fra Occidente e Oriente e fra Nord e Sud, fattore questo che favorì lo sviluppo economico, religioso e culturale della regione. Importante nodo ferroviario e aereo, è pure un notevole porto fluviale, sbocco dei prodotti agricoli e zootecnici della regione. Ospita industrie alimentari, meccaniche e navali. Fu fondata, nel X sec., come principato di Kiev, da popoli slavi insediatisi in Ucraina. Il principato sostenne per secoli aspre e lunghe lotte contro l'Impero bizantino, i Mongoli e i Turcomanni, finché, nel XIV sec., venne sottomesso dal principato di Mosca. Occupata dai Tedeschi fra il 1941 e il 1943, la città subì gravi distruzioni ma ritornò rapidamente alla primitiva prosperità dopo la fine della guerra. Nell'aprile del 1986, in seguito all'incidente a un reattore nella centrale di Chernobyl (139 km a Nord di Kiev), Kiev venne investita da una nube di aria contenente materiali radioattivi. Kiev vanta numerosi monumenti storici: il Palazzo imperiale, l'università (sorta nel 1834), varie chiese in stile bizantino, quella baroccheggiante di Sant'Andrea (progettata dall'italiano Rastrelli) e alcune prestigiose biblioteche.
Monumento all'eroe ucraino a Kiev


Dnipropetrovs'k

(1.065.008 ab.). Città dell'Ucraina, capoluogo della provincia omonima (31.900 kmq; 3.476.200 ab.), sorge sulla riva destra del fiume Dnepr e rappresenta il centro commerciale e culturale più importante (vi ha sede la locale università) della sua provincia. È anche porto fluviale e nodo stradale e ferroviario di intenso traffico. Vi hanno sede industrie meccaniche, tessili e chimiche. Monumenti di rilievo sono la cattedrale e il palazzo del generale Potëmkin, fondatore della città nel 1778 con il nome di Ekaterinoslav (in onore della zarina Caterina II).

Leopoli

(732.818 ab.). Città dell'Ucraina, capoluogo dell'omonima provincia (21.800 kmq; 2.588.000 ab.), è situata fra le colline della Galizia, nei pressi del confine con la Polonia. Leopoli è al centro di una regione ricca di coltivazioni, di miniere e di industrie (metallurgiche, chimiche, petrolchimiche, meccaniche, tessili, alimentari). La sua posizione, lungo le vie di comunicazione fra la Russia e l'Europa occidentale, ne ha caratterizzato le vicissitudini fin dalla sua fondazione (1256). Sorta come centro mercantile e artigianale, nel 1340 fu assoggettata (con tutta la Galizia) alla Polonia; in seguito subì le aggressioni di diverse popolazioni (Moscoviti, Turchi, Tartari, Cosacchi). Nel 1772 fu annessa all'Austria. Prima di tornare a far parte della Polonia (1919), nel corso della prima guerra mondiale fu teatro di due memorabili battaglie fra Russi e Austro-Tedeschi. Nel 1939 entrò a far parte dell'Unione Sovietica, cui fu stabilmente assegnata al termine della seconda guerra mondiale. Tra i monumenti più importanti della città ricordiamo la cattedrale gotica (XIV-XV sec.) e la chiesa barocca dei Domenicani (XVIII sec.). Leopoli ospita anche un'antica università (fondata nel 1661) e importanti teatri e musei. Nodo stradale e ferroviario di rilievo, è anche sede di un aeroporto internazionale.


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