Geografia Italia Territorio Storia Economia del Trentino-Alto Adige

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Geografia Italia

PRESENTAZIONE - IL TERRITORIO - Parco Nazionale dello Stelvio - Parco naturale Adamello-Brenta - Parco naturale di Paneveggio-Pale di S. Martino - Parco naturale delle Dolomiti di Sesto - L'ECONOMIA - CENNI STORICI

IL PERCORSO ARTISTICO E CULTURALE - Il Medioevo - Il tardo Medioevo - Il Rinascimento - Il Seicento e il Settecento - Dall'Ottocento ad oggi

LE CITTÀ - Trento - Bolzano - LE PIRAMIDI DI TERRA - LA NASCITA DELLE DOLOMITI

PICCOLO LESSICO - Broz - Canederli - Concilio di Trento - Dolomia - Nosiola - &Oumltzi - Speck - Teroldego - Tirolo - PERSONAGGI CELEBRI - Cesare Battisti - Damiano Chiesa - Alcide De Gasperi - Antonio Rosmini - Giovanni Segantini - CENTRI MINORI - Arco - Bressanone - Brunico - Canazei - Madonna di Campiglio - Merano - Ortisei - Riva del Garda - Rovereto - Vipiteno

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GEOGRAFIA - ITALIA - TRENTINO-ALTO ADIGE

PRESENTAZIONE

Il Trentino Alto Adige è una regione autonoma a statuto speciale (legge costituzionale del 26 febbraio 1948). Lo statuto riconosce parità di diritti ai cittadini di qualunque gruppo linguistico e ne salvaguarda le caratteristiche etniche, culturali e linguistiche. Questo perché la regione presenta un paesaggio culturale diviso in due parti ben definite, la provincia di Trento di matrice italiana, e quella di Bolzano di matrice tedesca. Trento ne è il capoluogo. Sino alla fine del secondo conflitto mondiale la regione si chiamava Venezia Tridentina, appellativo introdotto nella seconda metà dell'Ottocento dal linguista Graziadio Ascoli per designare la parte Nord-occidentale delle Venezie. Il Trentino-Alto Adige è geograficamente la regione che si spinge più a Nord con la Vetta d'Italia (2.911 m). È l'unica delle Venezie che non abbia contatti con il mare e confina a Nord con l'Austria, ad Ovest, fino allo Stelvio, con la Svizzera e dallo Stelvio al Garda con le province lombarde di Sondrio e Brescia. A Sud e ad Est confina con le province venete di Verona, Vicenza e Belluno. La sua superficie è di 13.607 kmq, con una popolazione complessiva di 950.495 abitanti (densità media di 69 abitanti per kmq).

Cartina del Trentino Alto Adige

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IL TERRITORIO

Il Trentino Alto Adige è interamente montuoso, la sua superficie è percorsa dalle Alpi Orientali che si suddividono in varie catene. A Nord, al confine con l'Austria, s'innalzano le Alpi Venoste, le Alpi Breonie e le Alpi Aurine; a Ovest si ergono le Alpi Retiche, in cui dominano il massiccio dell'Ortles-Cevedale (3.899 m) e il gruppo della Presanella-Adamello (3.556 m). La fascia orientale è occupata dalle Dolomiti, montagne di natura calcarea, in cui spiccano il massiccio della Marmolada (3.354 m), il Sella, il Catinaccio e il Sassolungo. Le Dolomiti sono rilievi molto particolari, sia per la loro composizione chimica (la dolomia è carbonato di calcio e magnesio), sia per la loro struttura, con numerose guglie, campanili, torri e bastioni. Le catene sono separate da valli e la più ampia di queste è la valle dell'Adige, il maggior fiume della regione (410 km). Esso nasce dal passo di Resia e scende verso Merano; bagna poi Bolzano e Trento e accoglie diversi affluenti, come l'Isarco e il Noce. Gli altri fiumi importanti, che non si immettono nell'Adige, sono il Brenta, che si getta nel Garda, e il Sarca, che sfocia nell'Adriatico. Molto numerosi sono i laghi, circa 630, quasi tutti situati oltre i 1.800 metri, e originati da ghiacciai. Il più esteso, se si esclude il Garda, è il Lago di Caldonazzo (5,4 kmq); il più elevato è il Lago Azzurro a 3.011 m s/m, mentre il più profondo è quello di Molveno (123 m). Tra gli altri laghi ricordiamo quelli di Carezza, di Ledro, di Levico, di Tovel e quello di sbarramento artificiale di Santa Giustina. I ghiacciai più estesi sono situati sui versanti dell'Adamello-Presanella, dell'Ortles-Cevedale, delle Alpi Venoste e delle Alpi Aurine, mentre quelli dell'area dolomitica sono piuttosto piccoli ad eccezione del ghiacciaio della Marmolada. La flora è tipicamente alpina ed è fonte di ricchezza per la regione: vi sono abeti, larici e pini. Il clima è quello caratteristico delle aree montane, con inverni molto freddi ed estati fresche. Nonostante il carattere impervio del suo territorio, la regione si collega facilmente sia all'Austria sia al Veneto, grazie ai numerosi passi, tra i più importanti Passo di Resia e del Brennero e i Passi Pordoi, di Rolle e di Sella.

Panorama in Val Passiria (Alto Adige)

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Parco Nazionale dello Stelvio

Vedi Lombardia, Parchi nazionali e regionali

Parco naturale Adamello-Brenta

Istituito nel 1988, è la più vasta area protetta del Trentino. Si trova nella parte occidentale della regione, ricopre circa 620 kmq e comprende i gruppi montuosi dell'Adamello e del Brenta. Collegato con il Parco nazionale dello Stelvio e con quello svizzero dell'Engadina, il Parco naturale dell'Adamello-Brenta ospita una molteplicità di specie faunistiche e vegetali, che insieme allo straordinario paesaggio, creano uno scenario incantevole e singolare. Tra la cima dell'Adamello (3.554 m) e quella della Presanella (3.556 m) si incunea la Val di Genova, di natura glaciale, detta anche la Valle delle Cascate, tra le quali spicca quella bellissima di Nardis, che precipita per oltre 100 metri. Il parco è ricco di acque, i laghi abbondano e tra i ghiacciai si segnala quello dell'Adamello, uno dei più estesi d'Europa. La presenza dei due gruppi di montagne di struttura geologica diversa (il gruppo dell'Adamello e quello della Presanella sono granitici, quello del Brenta è di formazione dolomitica) è motivo di una notevole varietà ambientale: fino ai 900 metri si possono incontrare boschi di latifoglie, salendo invece dominano l'abete rosso e ancora più in alto il larice; oltre il limite degli alberi si trovano ampi pascoli, alternati a macchie di mughi e rododendri. La fauna è rappresentata da caprioli e cervi (particolarmente diffusi nei boschi), in alta quota vivono camosci, mentre ovunque si possono incontrare lepri e marmotte. Recentemente sono stati introdotti nel territorio del comprensorio anche stambecchi e orsi bruni provenienti dalla Slovenia. Ricchissima è la fauna avicola, i cui esemplari più pregevoli sono l'aquila reale e il gallo cedrone; frequenti sono gli avvistamenti di pernice bianca e di altri uccelli silvani che abitano le foreste del parco.

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Parco naturale di Paneveggio-Pale di S. Martino

Si trova nella parte orientale del Trentino tra le valli di Fiemme e Fassa a Nord, del Primiero con il torrente Cismon a Sud e del Vanoi ad Ovest. Istituito nel 1967, si estende per 19.100 ettari ed è caratterizzato da tre distinte unità geografiche e paesaggistiche. Nel settore settentrionale è presente la Foresta di Paneveggio, 2.700 ettari di pecceta tutelata da tempo; il settore Sud-orientale è occupato in parte dalla catena dolomitica delle Pale di San Martino; il settore occidentale comprende parte della catena del Lagorai. L'imponente complesso dolomitico delle Pale di San Martino, grande altopiano sedimentario a 2.600 m s/m, è testimonianza di mari tropicali e scogliere coralline presenti 250 milioni di anni fa, mentre le propaggini orientali della catena del Lagorai dalle pareti perfettamente lisce e verticali, nere, rossastre o verdastre, documentano quello che resta di antiche e dirompenti eruzioni vulcaniche di quasi 300 milioni di anni fa. Abbondanti sono gli specchi d'acqua, resti di antichi ghiacciai che colorano gli ambienti rocciosi e le praterie d'alta quota, e i torrenti che percorrono l'intero comprensorio. L'area offre gli ambienti naturali più vari: dalle pareti rocciose alle praterie e pascoli alpini, da torrenti impetuosi a tranquilli specchi d'acqua, da boschi di abete ai boschi misti a latifoglie, dai ghiacciai alle torbiere. La foresta di Paneveggio costituita da abeti rossi, dislocati tra i 1.500 e i 2.000 metri, è detta anche Foresta dei Violini poiché la fibra e le caratteristiche del legno di questi abeti sono particolarmente adatti alla costruzione di strumenti musicali che assumono una risonanza singolare. Si dice addirittura che Antonio Stradivari scegliesse qui i legni per i suoi violini. A quote inferiori, diviene predominante il faggio ma si incontrano anche abeti rossi, bianchi e aceri di monte, mentre più sporadici sono il tasso, la rovere, il frassino, il pioppo tremulo, il pino silvestre, l'ontano bianco e il sorbo degli uccellatori. Moltissimi arbusti arricchiscono il sottobosco, quali il sorbo montano, il nocciolo, il sambuco nero e rosso, il corniolo, la sanguinella, il biancospino e il crespino. In alta quota, dove predominano il pino cembro e il larice, si possono trovare anche salici, piante di mirtilli, rododendri, ontani verde, ginepri e l'erica. Notevole è la presenza di orchidee, tra le quali alcune piuttosto rare. Anche la fauna varia in modo considerevole: sopra i 2.000 m vivono marmotte, consistenti sono le popolazioni di cervo, di capriolo e di camoscio, e frequenti i voli dell'aquila reale. Anche in questa zona la fauna avicola è molto ricca, le specie più pregevoli sono il fagiano di monte, il gallo cedrone, la pernice bianca, il raro picchio tridattilo, il picchio nero, la civetta nana e la civetta capogrosso, l'astore, il gufo reale, il picchio muraiolo, il corvo imperiale, il fringuello alpino e il gracchio alpino. Diffusi sono anche la lepre, la volpe, l'ermellino, la donnola, il tasso, la martora, il ghiro, lo scoiattolo, la lince, il moscardino e mammiferi più piccoli quali toporagni ed arvicole.

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Parco naturale delle Dolomiti di Sesto

Approvato in data 22 dicembre 1981, il Parco si estende su una superfice di 11.635 ettari e comprende parte dei comuni di Dobbiaco, Sesto e San Candido. Delimitato a Nord dalla Val Pusteria, ad Est dalla Val di Sesto, a Sud dal confine con la provincia di Belluno e ad Ovest dalla Val di Landro, l'area ricopre il settore Nord-orientale delle Dolomiti comprese le Tre Cime di Lavaredo.

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L'ECONOMIA

L'economia della regione, fondata principalmente fino a trent'anni fa circa sull'agricoltura, è oggi trascinata dal settore terziario. La crescita del turismo, che negli ultimi tre decenni si è decuplicato, ha determinato una generalizzata prosperità della regione. Il terziario occupa il 64,6% della popolazione, l'industria il 27,2%, mentre il settore primario solo l'8,2%. La terra è aspra ma i trentini vanno fieri della loro agricoltura perché il suolo è sfruttato al massimo, e a prezzo di grandi sacrifici, e infatti ancora oggi l'agricoltura montana sudtirolese è la più prospera d'Italia. La superficie coltivata non è molto estesa a causa del clima e dell'altitudine. Sono diffusi ortaggi e cereali (avena, segale, grano e mais) e soprattutto le colture intensive di pere e mele. La produzione di quest'ultime rappresenta più della metà della produzione nazionale. Il Trentino ospita inoltre vigneti che producono uve pregiate e vini famosi, come il Cabernet e il Teroldego. Dall'uva si ricava inoltre circa un terzo degli spumanti italiani e grappe di alta qualità. Anche la produzione di formaggi è piuttosto incisiva, grazie all'elevato numero di caseifici sociali e all'allevamento di bestiame da latte nelle malghe di montagna. Dalle consistenti risorse boschive la regione ricava legname che viene venduto in tutta l'Italia del Nord. Nella Val di Cembra si estrae il porfido, che viene poi esportato all'estero. Lo sviluppo industriale è buono, anche per l'abbondanza di energia elettrica, tanto che la regione è al quinto posto per produzione di Kwh. I poli industriali si situano intorno ai due capoluoghi e sono costituiti da acciaierie, impianti chimici, meccanici, industrie edilizie, alimentari e tessili, inoltre il settore manifatturiero è diffuso sul territorio con attività quali la lavorazione del ferro, del legno e della carta. Per quanto riguarda il turismo numerosi centri (come Madonna di Campiglio, Ortisei, Canazei, Cavalese, Merano, Selva di Val Gardena, S. Martino di Castrozza, Vipiteno, Brunico) sono importanti stazioni di sport invernali e di soggiorno estivo. Frequentate sono anche le stazioni climatiche sul Lago di Garda, le più note sono Riva del Garda e Torbole. Le moderne strutture alberghiere, unite al fascino del paesaggio montano e dolomitico, sanno attirare ogni anno migliaia di turisti. La regione, al terzo posto per numero di alberghi, dopo Emilia Romagna e Veneto, ospita la metà degli impianti italiani di sci invernale e insieme alla Toscana, detiene la leadership nazionale nel campo dell'agriturismo, con iniziative rispetto alla tutela dell'ambiente e alla valorizzazione dei cibi e delle tradizioni locali.

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CENNI STORICI

In età neolitica ed eneolitica il Trentino Alto Adige fu abitato dai Liguri; nell'Età del Bronzo dai Protoitalici, mentre nella prima Età del Ferro dagli Umbro-italici e dai Veneto-illirici. In seguito sopraggiunsero i Romani, che vi realizzarono opere importanti, soprattutto potenziando l'agricoltura e arginando i fiumi. Nella zona tra Bolzano e Merano si possono trovare ancor oggi cognomi di chiara origine laziale e umbra. Ciò è dovuto al fatto che Roma regalava ai soldati in congedo la terra delle regioni conquistate, ottenendo così che i suoi domini fossero difesi, oltre che coltivati. Trento divenne romana nel 46 a.C. per editto di Giulio Cesare. Presto vennero create basi militari, insediamenti, strade: l'imperatore Claudio fece aprire nel 46 d.C. la famosa Via Claudia Augusta, che collegava Augusta Vindelicorum (l'odierna Augusta in Baviera) con il Sud passando dal passo di Resia e dalla Val Venosta. Per i Romani questo territorio era principalmente un punto di collegamento e transito per gli scambi commerciali Nord-Sud. Ma la natura del territorio non invogliava certo a creare centri urbani, i primi, più che città, erano infatti insediamenti e fortificazioni militari. Nel 297 d.C. l'imperatore Diocleziano trasformò Trento in uno splendido municipio. Tuttavia verso la fine del V secolo, quando l'Impero cominciava a sgretolarsi, anche le regioni periferiche caddero sotto il dominio dei nemici di Roma. In particolare il Trentino Alto Adige, alla morte di Teodorico (526) ospitò Alemanni e Baiuvari (Bavari provenienti dalla Baviera) e fu occupato da quest'ultimi, soprattutto nelle zone che in seguito furono chiamate Tirolo e Baviera. Intorno al 1000 nacquero i principati ecclesiastici di Trento e Bressanone per volontà di Corrado II il Salico. I conti della Venosta, che abitavano il feudo attualmente chiamato Tirolo, vennero nominati avvocati, cioè difensori del vescovo di Trento, ma si impadronirono del potere e usurparono di fatto questo territorio. Nel 1240 Alberto di Tirolo esercitò a Trento funzioni di podestà; in seguito, nel 1363, il vescovo trentino Alberto II offrì a Rodolfo IV, duca d'Austria, la contea del Trentino. Da quel giorno e fino all'unificazione di questa parte della regione all'Italia (1918), l'Austria dominò su questa terra. Nel 1500 il Trentino conobbe un periodo di splendore con Bernardo Clesio, principe vescovo dal 1514 al 1539, e con Cristoforo Madruzzo. Clesio, strenuo difensore dell'autonomia del suo principato, ruppe la lunga serie di vescovi germanici e boemi, spesso imposti dall'imperatore. Nel 1527 egli approvò una sorta di "costituzione" e alcuni codici che rimasero in vigore sino alla soppressione del potere temporale dei principi vescovi sancita da Napoleone nel 1802. Bernardo chiamò a Trento numerosi artisti e fece costruire castelli e chiese un po' ovunque, regalando alla città un periodo prospero e felice. Proprio a Trento negli anni dal 1545 al 1563, si tenne il famoso Concilio Ecumenico, che servì a ristabilire per un lungo periodo la supremazia della Chiesa romana in Italia e in Europa. Voluto dagli Asburgo che volevano superare la spaccatura che si stava ormai delineando all'interno dell'Impero, il Concilio divenne espressione della Cotroriforma. Nel frattempo Ferdinando, conte di Tirolo, dichiarò nulli tutti i trattati precedenti e revocò le investiture di vescovi agli amministratori di quelle zone. Inoltre chiamò nella zona diversi ordini religiosi, Gesuiti, Francescani, Cappuccini e Domenicani, che costruirono nuovi monasteri. Ciò determinò il rafforzamento della religiosità cattolica anche grazie a pellegrinaggi, processioni e Passionsspiele (rappresentazioni sulla vita di Cristo). Colpito dalla peste nel 1630, il Trentino vide un progressivo indebolimento del potere vescovile che, nel corso dei secoli successivi, fu accompagnato dal risvegliarsi dell'idea di unificazione laica all'Italia. In seguito Napoleone, con il Trattato di Presburgo, assegnò il Tirolo e il Trentino Alto Adige alla Baviera. Questa decisione non piacque all'Austria, che mandò Andrea Hofer a capo di milizie popolari per togliere il Tirolo alla Baviera. Trento passò varie volte dall'uno all'altro dei contendenti, fino a che nel 1810 il Trentino, con il distretto di Bolzano, venne unito al Regno d'Italia. Ma esisteva il Trattato segreto di Toeplitz, che ridava la regione all'Austria. Così dopo il Congresso di Vienna tutto il Tirolo, compreso i principati di Trento e Bressanone, passarono nelle mani dell'Impero asburgico e Innsbruck diventò il capoluogo dell'intera provincia. Un'esigua opposizione liberale si concentrò a Innsbruck e Bolzano, ed era costituita principalmente da studenti e professori, che iniziarono ad essere sorvegliati dalla polizia. Nel cosiddetto Welschtirol, la zona di lingua italiana (l'attuale Trentino), la situazione era piuttosto tesa, proprio qui infatti iniziò a farsi sentire la propaganda nazionalista e antiaustriaca che mirava a una separazione quantomeno amministrativa. Il 1848 vide, anche se per un breve periodo, la vittoria delle idee liberali: la censura sparì, la libertà di espressione diventò realtà e si iniziò a lavorare per una nuova costituzione che garantisse più democrazia. Ma era una vittoria temporale quella del liberalismo. Già nel 1849 le forze reazionarie ripresero in mano la situazione, ma nel 1866, con la dichiarazione di guerra della Prussia all'Austria, la Confederazione Germanica venne automaticamente a cessare. L'invasione del Trentino fu affidata a Garibaldi e ai suoi Cacciatori delle Alpi che vinsero parecchie battaglie, tra cui quelle di Monte Suelle, Vezza d' Oglio, Bezzecca. Con la firma dell'armistizio il Veneto fu assegnato all'Italia, ma il Trentino e parte del Tirolo continuarono a restare all'Austria. A partire dal 1866 il processo di germanizzazione di queste valli venne intensificato, cosicché i rapporti tra potere e cittadini si fecero più stridenti. Nel 1867 venne inaugurata la linea ferroviaria del Brennero, nel 1871 fu creato un tracciato che percorreva tutta la Val Pusteria e successivamente furono aperte tratte locali, come ad esempio la Bolzano-Merano. Questa rivoluzione nei trasporti e nei collegamenti creò i presupposti per un'altra rivoluzione: quella turistica. Gli inglesi, pionieri dell'alpinismo, furono i primi ad arrivare. Dopo la vittoria italiana della prima guerra mondiale (1918), la regione fu unita all'Italia fino allo spartiacque del Brennero, risultando così formata da due diversi nuclei: il Trentino, corrispondente alla provincia di Trento, abitato da popolazione di lingua italiana; l'Alto Adige (o S&uumld Tirol), comprendente la provincia di Bolzano, con popolazione in maggioranza di lingua tedesca. La convivenza di questi due gruppi etnici e linguistici non è stata sempre facile. Durante il periodo fascista il tentativo di italianizzare l'Alto Adige e soffocare la cultura tedesca inasprì i contrasti e la difficile convivenza. Si verificò una massiccia immigrazione italiana, anche perché funzionari e insegnanti nativi dell'Alto Adige, furono sostituiti da italiani reclutati da tutte le parti del regno; inoltre venne proibito l'uso della lingua tedesca negli uffici statali e nelle scuole ed istituita una nuova toponomastica che prevedesse solo diciture in italiano (persino i cognomi vennero italianizzati). L'idea di un trasferimento in massa dei sudtirolesi prese forma concreta con l'avvento di Hitler in Germania (1933). L'annessione dell'Austria alla Germania nazista (marzo 1938) fu resa possibile anche a causa dell'atteggiamento compiacente italiano. In cambio Mussolini ottenne da Hitler la garanzia che il Brennero sarebbe stato il confine definitivo tra il popolo italiano e quello germanico. L'Italia propose allora di trasferire i cittadini di lingua tedesca in Germania e il 23 giugno 1939 fu raggiunto un accordo che poneva i sudtirolesi di fronte a un dilemma: trasferirsi in Germania o restare, rinunciando però alle proprie radici culturali-linguistiche. Entro il 31 dicembre 1939 tutti i sudtirolesi dovettero decidere e l'86% optò per il trasferimento e l'acquisizione di una nuova nazionalità. Lo scoppio del secondo conflitto mondiale fece tuttavia passare in secondo piano la questione, tanto che le partenze, iniziate nel 1940, si interruppero verso la fine dell'anno successivo. Per tentare di sanare i conflitti, dopo la guerra, la Repubblica Italiana istituì la regione autonoma del Trentino Alto Adige (settembre 1946), garantendo i diritti dei cittadini di lingua tedesca. L'accordo tra il capo del Governo italiano Alcide De Gasperi e il ministro degli Esteri austriaco Karl Gruber prevedeva inoltre l'uso della lingua tedesca nelle scuole e negli uffici pubblici e autonomia legislativa ed esecutiva all'Alto Adige. Nonostante queste disposizioni, i tedeschi sudtirolesi che speravano in un ritorno all'Austria, non si accontentarono e fondarono un nuovo partito politico, il S&uumldtiroler Volkspartei, che si proponeva di rappresentare l'intero gruppo etnico tedesco e ladino. Dopo un periodo iniziale di collaborazione nel quadro del nuovo assetto regionale e provinciale, sorsero i primi problemi: negli anni '50 si susseguirono azioni di protesta da parte austriaca e sudtirolese, che culminarono negli anni Sessanta con attentati terroristici. La notte tra l'11 e il 12 giugno 1961 (la "notte dei fuochi") un buon numero di elettrodotti vennero fatti saltare in tutto l'Alto Adige: iniziò così la guerra dei tralicci che durò alcuni anni. Nel 1971 lo statuto della regione fu modificato, conferendo piena autonomia a ciascuna delle province, perché fosse salvaguardata la comunità tedesca. La definizione delle norme di attuazione dello statuto richiese un lungo lavoro che si concluse solo nel 1992. Il 19 giungo dello stesso anno i due governi di Vienna e Roma notificarono al Segretario generale dell'ONU la chiusura della controversia, determinando la fine di un lungo periodo di inimicizia. Attualmente in Alto Adige vi sono due lingue ufficiali: l'italiano e il tedesco, usate nelle scuole, negli uffici e nella vita amministrativa. È inoltre tutelata la minoranza linguistica che parla ladino, lingua neo-latina, conservatasi intatta dal Medioevo ad oggi, e utilizzata in Val Gardena, Val Badia e Val di Fassa.

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