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Geografia Italia Territorio Storia Economia della Sicilia.

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La scuola consegue tanto meglio il proprio scopo quanto più pone l'individuo in condizione di fare a meno di essa.
(Ernesto Codignola)

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La bandiera Stemma Gonfalone Inno

Presentazione

Cartina della Sicilia

Gmap della Sicilia

Il territorio Video Scorci del paesaggio siciliano, uno dei più suggestivi del Mediterraneo

Parchi nazionali e regionali Video Scorci panoramici dell'arcipelago delle Eolie

Parco dell'Etna

Parco dei Nebrodi

Parco delle Madonie

L'Economia

Cenni storici Dall'antichità ai Romani Dai Bizantini a Federico II di Svevia Dalla metà del XIII al XVII secolo Dal Settecento ai giorni nostri

Vocabolario

Sicilia su:

Profili demografici e contesto sociale Demografi Sicilia Istat Istituto Nazionale di Statistica

La Sicilia storia

Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia

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Bandiera della Sicilia

La bandiera siciliana fu adottata ufficialmente con la legge regionale n. 1 del 4 gennaio 2000, precedentemente i simboli ufficiali della Sicilia erano stemma e gonfalone, adottati con la legge regionale n. 12 del 28 luglio 1990. Le origini storiche della bandiera risalgono al XIII secolo. Il vessillo venne utilizzato nella rivolta antifrancese del Vespro Siciliano, scoppiato a Palermo il 30 Marzo 1282. Un momento di rilevanza simbolica della Triscele nella storia della Sicilia si è avuta il 30 agosto 1302 con la costituzione dell'isola in Regno di Trinacria a seguito della pace di Caltabellotta, alla conclusione della guerra del Vespro. Stemma Gonfalone Inno leggi ...

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GEOGRAFIA - ITALIA - SICILIA

PRESENTAZIONE

La Sicilia è la più grande isola del Mediterraneo ed è anche la più estesa regione italiana, con i suoi 25.710 kmq di superficie.

È bagnata da tre mari: a Nord dal Mar Tirreno, a Est dal Mar Ionio e a Sud dal Mare di Sicilia.

Ha una caratteristica forma triangolare, per cui dagli antichi ebbe il nome di Trinacria (che significa tre angoli).

Estremi di questo triangolo sono:

a Nord-Est il Capo Peloro, a Ovest il Capo Lilibeo e a Sud-Est il Capo Isola delle Correnti.

È divisa dalla Calabria, di cui costituisce la continuazione geologica, dal breve Stretto di Messina (3 km).

La regione è valutata sismica per l'88,3%.

Dal 26 febbraio 1948 la Sicilia è costituita in Regione autonoma;

sede dell'Assemblea e della Giunta regionale è Palermo, capitale amministrativa e politica della regione.

Gli altri capoluoghi di provincia sono: Agrigento, Caltanissetta, Catania, Enna, Messina, Ragusa, Siracusa e Trapani.

Pur essendo la maggiore italiana per estensione, la Sicilia è la quarta per numero di abitanti 4.801.468 (2022)  ab., dopo Lombardia, Campania e Lazio;

ha una densità di 193 abitanti per kmq; la popolazione si concentra principalmente nei comuni litoranei (61,9%) e in minor percentuale in quelli interni (restante 38,1%).

Negli ultimi anni si è registrato un forte movimento migratorio che ha causato un declino demografico piuttosto rilevante, nonostante il numero degli immigrati provenienti soprattutto da paesi extracomunitari rimanga alto (la maggior concentrazione è a Palermo, Catania e Messina).

Cartina della Sicilia

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Cartina della Sicilia

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IL TERRITORIO

Il territorio si presenta essenzialmente collinare e montuoso. I principali rilievi montuosi si allineano da Est ad Ovest, lungo la costa tirrenica e sono: i Monti Peloritani (Montagna Grande, 1374 m e Pizzo di Polo, 1286 m), simili ai rilievi calabresi, formati da gneiss e da filadi, quindi di natura cristallina, con un paesaggio aspro e selvaggio; i Monti Nebrodi (o Caronie) i più boscosi, con punte superiori ai 1500 m (Monte Soro, 1847 m) e forme arrotondate; il gruppo Le Madonie, di natura calcarea e ricco di fenomeni carsici, con cime più alte delle precedenti (Pizzo Carbonara, 1979 m) ricoperte anch'esse di boschi di faggi, lecci e querce. All'interno, all'altezza di Palermo si trovano i Monti Sicani (Rocca Busambra, 1613 m), tra i quali spicca il bosco della Ficuzza, ultimo residuo del mantello arboreo che una volta ricopriva l'intera Sicilia. L'ambiente si presenta molto diverso nella zona dei Monti Erèi, di modesta elevazione, dove l'arido terreno calcareo e l'abbandono del luogo, rendono il paesaggio assai desolato. A Sud-Ovest il tavolato dei Monti Iblèi (Monte Lauro, 986 m) mostra un paesaggio ingentilito dalla presenza dei mandorli. Nella morfologia dell'isola spicca, per altezza (3323 m) e per superficie (1570 kmq), l'apparato vulcanico dell'Etna. Piccoli coni vulcanici si trovano nelle isole minori: Stromboli e Vulcano (attivi), Ustica e Pantelleria. La regione, soggetta a terremoti, ha vissuto nel Novecento numerosi episodi sismici, tra i quali due di entità catastrofica, uno nel 1908 a Messina e uno nel 1968 nella valle del fiume Belice. All'interno dell'isola le colline sono arse dal sole e dalla siccità estiva; i pochi centri abitati e le campagne abbandonate contribuiscono ad accentuare la desolazione del passaggio. Le pianure sono ristrette a brevi tratti lungo la costa; la Piana di Catania, che si apre a Nord dei Monti Iblèi, è la più vasta di Sicilia (circa 430 kmq) ed una delle più fertili per i sedimenti lavici lasciati dall'Etna. Per la sua ricca vegetazione e per gli agrumeti che la ricoprono (da cui deriva il nome Conca d'Oro) molto importante è la Piana di Palermo. I fiumi sono brevi e a carattere torrentizio con piene improvvise in inverno e lunghi periodi di magra in estate; i più importanti sono: il Simeto (che canalizza le acque del Gornalunga, del Dittaino e del Caltagirone), l'Alcantara, l'Anapo, il Tellaro, il San Leonardo, il Salso, il Belice, il Torto e il Platani. Nell'interno si trova un solo lago naturale, quello di Pergusa, numerosi invece sono i bacini artificiali; nella zona litoranea a Sud-Est caratteristica è la presenza di alcuni laghi e stagni costieri chiamati "pantani". Degno di nota è il Lago di Lentini (15 kmq) nelle vicinanze di Catania, prosciugato negli anni Quaranta e Cinquanta del Novecento ed oggi allagato. Sulle coste meridionali prevale un clima mite d'inverno e caldo d'estate; nell'interno è più caldo e talvolta torrido. Aspetto negativo del clima è la scarsità di piogge nella stagione estiva. Proprio l'andamento delle precipitazioni e le caratteristiche dell'idrografia determinano l'emergenza ambientale più grave della Sicilia: 'la sete', cioè il problema dell'approvvigionamento idrico. Questa antica piaga, che si è cercato di risolvere negli ultimi quarant'anni con la realizzazione di un imponente sistema di bacini artificiali (ben 23), la costruzione di alcuni dissalatori e il potenziamento della rete di distribuzione che raggiunge ormai la quasi totalità della popolazione, non è stata ancora risanata, visto che tuttora la metà dei siciliani riceve acqua razionata.

Scorci del paesaggio siciliano, uno dei più suggestivi del Mediterraneo

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PARCHI NAZIONALI E REGIONALI

Nel territorio siciliano non esiste alcun parco nazionale ma ben tre parchi regionali (Parco dell'Etna, Parco dei Nebrodi e Parco delle Madonie) e circa 80 riserve naturali, tra le quali alcune aree marine del Mediterraneo, di straordinaria bellezza. Le aree protette più numerose sono quelle che salvaguardano l'ambiente montano, ma notevoli sono anche le riserve create per tutelare le foci dei fiumi (Simeto, Belice e Platani), per conservare grotte intagliate dal carsismo (ad esempio grotta Monello e grotta Palombara), per preservare dall'urbanizzazione selvaggia biotopi sempre più rari come ad esempio quello delle saline, e tratti di costa ancora incontaminati (come la riserva dello Zingaro, affacciata sul golfo di Castellamare, la prima ad essere istituita sull'isola nel 1981). Degne di nota sono le riserve naturali delle isole minori e del mare che circonda la Sicilia. La prima riserva marina italiana è stata costituita nelle acque di Ustica nel 1986, per proteggere gli stupendi fondali, casa di numerose specie vegetali e animali nonché dello straordinario e raro corallo nero del Mediterraneo. Le isole dei Ciclopi, le Egadi, l'area attorno ai faraglioni basaltici di Aci Trezza, le isole Eolie, Pantelleria e l'arcipelago delle Pelagie sono sede di altre importanti riserve ed aree marine.

Scorci panoramici dell'arcipelago delle Eolie

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Parco dell'Etna

Il Parco dell'Etna, istituito nel marzo del 1987, ha un'estensione di 58.095 ettari. La bellezza di questo comprensorio non deriva solo dalla presenza del vulcano, dalla grandiosità delle eruzioni e dalle colate di lava incandescente, ma anche dall'ambiente unico e straordinario, ricco di suoni, profumi e colori, che circondano la grande montagna. Il territorio del Parco, che si estende dalla vetta del vulcano sino alla cintura superiore dei paesi etnei, è diviso in quattro zone a diverso grado di protezione. Nella zona A, 19.000 ettari, quasi tutti di proprietà pubblica, non si registrano insediamenti umani. E' l'area dei grandi spazi incontaminati, regno degli enormi rapaci tra cui l'aquila reale. La zona B, 26.000 ettari, è formata in parte da appezzamenti agricoli privati. Vi sono splendidi esempi di antiche case contadine, semplici ricoveri per animali, palmenti, austere case padronali: segno di una antica presenza umana che continua tutt'oggi. Le zone C e D, 14.000 ettari circa, costituiscono l'area di pre-parco. La fauna del comprensorio, che dopo l'apertura di nuove strade rotabili, il disboscamento selvaggio e l'esercizio della caccia, ha visto l'estinzione di alcuni grandi mammiferi, è piuttosto varia. Sul vulcano vivono ancora l'istrice, la volpe, il gatto selvatico, la martora, il coniglio, la lepre, la donnola, il riccio, il ghiro, il quercino e diverse specie di topi e pipistrelli. Ricca è anche la fauna avicola tra cui i rapaci sono la varietà più rappresentativa, tra quelli diurni si ricordano lo sparviero, la poiana, il gheppio, il falco pellegrino e l'aquila reale; tra i notturni il barbagianni, l'assiolo, l'allocco e il gufo comune. Lungo le sponde del lago Gurrida, unica distesa d'acqua dell'area montana etnea, si possono trovare aironi, anatre ed altri uccelli acquatici. Le zone boscose sono invece abitate da ghiandaie, colombi selvatici e coturnici che si mischiano ad una miriade di uccelli canori quali le silvie, le cince, il cuculo e tanti altri, mentre sulle distese laviche volteggia sovente il culbianco. Il sottobosco è popolato da diverse specie di serpenti, ramarri e lucertole, e da molteplici tipi di insetti e di altri invertebrati quali farfalle, grilli, cavallette, cicale, api, ragni, che ricoprono un ruolo fondamentale e insostituibile negli equilibri ecologici. La diversa compattezza del terreno e il continuo rimaneggiamento del substrato causato dalle colate laviche, il variare delle temperature e delle precipitazioni in relazione all'altitudine ed all'esposizione dei versanti, sono la causa di una vegetazione estremamente ricca e varia. A bassa altitudine, la zona un tempo ricoperta da foreste di leccio, accoglie oggi vigneti, noccioleti, boschi di querce, frutteti e castagni. A 2.000 m sono diffusi i faggi, mentre oltre l'area boschiva il paesaggio è caratterizzato da piante come lo spino santo (astragalo) che offrono riparo ad altri arbusti della montagna etnea quali il senecio, la viola e il cerastio. Tra i 2.450 ed i 3.000 metri pochissimi sono gli esemplari che riescono a sopravvivere alle condizioni ambientali dell'alta montagna, oltre queste quote e sino alla sommità si estende infatti il deserto vulcanico dove nessuna forma vegetale riesce a mantenersi in vita. Il Parco dell'Etna, ha il compito di conservare la natura in un quadro complessivo di recupero e difesa ambientale, e di promuovere lo sviluppo eco-sostenibile dell'area sottoposta a tutela.

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Parco dei Nebrodi

Istituito nel 1993, il parco ha il compito di salvaguardare, conservare e difendere il paesaggio e l'ambiente, inoltre promuove la riqualificazione dei valori naturali presenti, la ricostruzione di quelli degradati e lo sviluppo della ricerca scientifica. Il territorio della riserva si estende per 85.600 ettari e comprende le più importanti ed estese formazioni boschive presenti in Sicilia (circa 50.000 ettari). I Monti Nebrodi, parte dell'Appennino Siculo, si affacciano a Nord sul MarTirreno e sono delimitati a Sud dall'Etna e dai fiumi Alcantara e Simeto. Le cime di questa catena non sono molto alte, probabilmente a causa della presenza di banchi di rocce argillose-arenacee. La vetta più alta è quella del Monte Soro (1.847 m), le vallate sono molto ampie e solcate da numerosi corsi d'acqua che sfociano nel mare antistante; dove predominano i rilievi calcarei invece, il paesaggio assume aspetti dolomitici, con forme aspre e profili irregolari, un esempio sono il Monte San Fratello (716 m) e le Rocche del Crasto (1.315 m). Gli Arabi definirono i Nebrodi "un'isola nell'isola" per via della ricca e varia vegetazione. Dal livello del mare e fino agli 800 m circa predomina la macchia mediterranea sempreverde, tra cui l'euforbia, il mirto, il lentisco, la ginestra, il corbezzolo, il leccio e la sughera (le principali sugherete si trovano nel territorio di Caronia). Oltre gli 800 m e fino ai 1.400 m circa, frequenti sono le querce di caducifoglie quali la roverella, la rovere e il cerro di gussone, mentre più in alto si trovano le faggete, che ricoprono quasi 10.000 ettari. Alle quote più elevate oltre ai faggi, sono presenti aceri e frassini. Il sottobosco è caratterizzato da piante di agrifoglio, pungitopo, biancospino, dafne e tasso. I Nebrodi, abitati nell'antichità da cerbiatti (da qui il nome della catena montuosa che deriva dal greco nebros appunto cerbiatto) daini, orsi e caprioli, vantano ancora oggi, nonostante un impoverimento ambientale rilevante, una fauna piuttosto varia. Tra i piccoli mammiferi, sporadici sono gli avvistamenti di istrici, gatti selvatici e martore, al contrario l'avifauna è molto ricca: sono state classificate circa 150 specie di uccelli, tra cui la cincia bigia di Sicilia, il codibugnolo, la poiana, il gheppio, il lanario, il nibbio reale, il falco pellegrino e l'aquila reale principalmente nelle zone rocciose delle Rocche del Crasto. Nelle zone umide si possono invece avvistare il tuffetto, la folaga, il merlo acquaiolo, il martin pescatore e la ballerina gialla, mentre sui pascoli volteggiano sovente la coturnice di Sicilia, il corvo imperiale e l'upupa. Tra i grandi mammiferi rilevante è la presenza del cavallo sanfratellano, originario di questi monti. Ventuno sono i comuni che rientrano nel territorio del comprensorio. Si tratta di centri la cui popolazione non supera i 18.000 abitanti (alcuni addirittura non arrivano a 1.000, come ad esempio Floresta, il comune più alto della Sicilia a 1.275 m) ma che vantano un'operosità straordinaria. L'antica tradizione dei contadini e dei pastori dei Nebrodi si manifesta infatti in numerose produzioni artigianali: ricami di tovaglie e lenzuola eseguiti a mano, ceste e panieri di giunco o canna, oggetti per uso agricolo in legno o ferla, lavorazione della pietra e del ferro battuto, realizzazione, con vecchi telai, di colorate stuoie e tappeti, produzione di ceramiche (nota è quella di S. Stefano di Camastra). Rinomati sono anche i prodotti alimentari tra cui i formaggi (il canestrato dolce o piccante, il pecorino, la provola e la ricotta), i salumi (in particolar modo quelli di suino nero dei Nebrodi) i dolci (la pastareale, le chiacchere, le ramette, le crispelle, il latte fritto, le giammelle e la pasta di mandorle), l'olio d'oliva, il miele, le nocciole, il pistacchio, i frutti di bosco e le conserve di pomodori, funghi e melanzane. Anche la storia di questi centri ha una particolare rilevanza, molti sono i resti che documentano non solo la remota presenza dell'uomo ma anche l'ellenizzazione della zona (il monumento più rappresentativo è il tempio di Ercole a S. Marco d'Alunzio, IV sec. a.C., trasformato in seguito in chiesa cristiana). Ben rappresentate sono anche le successive colonizzazioni: quella bizantina (con la chiesa di S. Teodoro, ricca di affreschi, che testimoniano l'arte figurativa bizantina in Sicilia), quella araba (della quale restano numerose tracce nel dialetto e in alcuni nomi di paesi) e quella normanna (documentata da alcuni castelli, come quello di Caronia, quello di Longi e i resti di quello di S. Marco d'Alunzio, e da alcune chiese, tra cui l'Abbazia di S. Filippo di Fragalà).

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Parco delle Madonie

Istituito nel novembre 1989, come tutte le riserve naturali, anche il parco delle Madonie è stato fondato con la finalità di proteggere e preservare l'ambiente naturale e il paesaggio anche nei suoi valori storico-culturali. Il comprensorio, che si estende per quasi 40.000 ettari, ha un notevole patrimonio naturalistico, storico ed artistico. La catena delle Madonie presenta le più antiche rocce di Sicilia, formatesi nel periodo del Triassico (numerosi sono i fossili ritrovati che documentano le antiche origini). Le cime più alte e spettacolari sono: Pizzo Carbonara (1.979 m), Monte San Salvatore (1.912 m), Monte Ferro (1.906 m) Monte Ouacella (1.869 m), Monte dei Cervi (1.656 m). Nonostante ogni vetta appartenga allo stesso complesso, diversi sono gli aspetti che le caretterizzano: tondeggianti o aguzze, coperte di vegetazione o spoglie, solcate da valli, pianori, altipiani, dirupi o dorsi dolcemente ondulati. Le rocce carbonatiche che costituiscono il Massiccio del Carbonara, mostrano una straordinaria ricchezza di organismi fossilizzati (coralli, spugne, alghe, idrozoi, gasteropodi, lamellibranchi, brachiopodi) a testimonianza del fatto che un tempo essi popolavano un mare poco profondo. Il Monte dei Cervi, separato dal complesso del Carbonara dal Vallone Madonie, è costituito da rocce in parte di natura carbonatica e in parte di natura argillosa, marnosa e silicea, che attestano la presenza di un antico mare profondo. Nelle aree periferiche intorno ai rilievi maggiori, un susseguirsi di rocce di natura argillosa, arenacea e marnosa, costituisce le colline ai margini dell'area protetta. I corsi d'acqua che attraversano il comprensorio sono numerosi e significativi, il più importante è l'Imera settentrionale, considerato limite occidentale delle Madonie. La distribuzione della vegetazione dipende dal tipo di substrato roccioso, dall'aspetto morfologico del territorio, dall'altitudine e dal clima. Nelle colline predominano paesaggi agrari caratterizzati da piante di agrumi, ulivi, vigneti, colture cerealicole e arbusti tipici della macchia mediterranea, quali il lentisco, il mirto, l'olivastro, l'olivello spinoso, il bupleuro fruticoso, il corbezzolo, l'erica e l'euforbia arborescente. Più in alto questo tipo di vegetazione è sostituita da colture legnose come il frassino da manna, il castagno, il nocciolo e il mandorlo, e dai boschi di sughera, lecci e roverelle. Seguono a quote più elevate il bosco misto di roveri e agrifoglio, e i faggeti. Anche il sottobosco è piuttosto vario e ricco: orchidee, viole, ciclamini, rose peonie e, negli ambienti umidi, la felce regale. Ad alta quota invece si nota la scarsa presenza di vegetazione, rappresentata unicamente da alcune specie di tipo erbaceo e da arbusti quali la ginestra, il ginepro e l'astragalo. Degni di nota sono l'agrifoglio di Piano Pomo, al limite tra il territorio di Castelbuono e Petralia Sottana, con esemplari che raggiungono anche i 15 metri di altezza, e l'abete dei Nebrodi, particolarissimo albero di singolare bellezza, che si trova esclusivamente sul vallone Madonna degli Angeli (qui esistono solo 31 esemplari unici in tutto il mondo). Per quanto riguarda la fauna, un tempo sulle Madonie vivevano il lupo, il cervo e il daino, il gufo reale, il gipeto e il grifone, a ricordarcelo sono anche i toponimi Monte dei Cervi e Monte Daino, oggi invece molte di queste specie si sono estinte, ma molteplici sono ancora le varietà che popolano le terre e i cieli madoniti. Tra i carnivori i più diffusi sono la volpe, la donnola, il gatto selvatico, la martora; tra i roditori, l'istrice, il ghiro, il moscardino, il quercino, il topo selvatico e l'arvicola del Savi. Abbondanti le lepri, i conigli selvatici e il riccio. Dei grossi rapaci resta il capovaccaio, mentre sopravvivono ancora pochi esemplari di aquila del Bonelli, di aquila reale e di falchi, tra cui il più noto è il falco pellegrino. I boschi sono popolati da diversi rapaci notturni quali l'allocco, la civetta e l'assiolo. Sulla macchia mediterranea aleggiano invece capinere, merli, fringuelli, usignoli, cardellini, cinciallegre, codibugnoli e rampichini. Degni di nota sono anche il passero solitario e la conturnice, mentre tra gli insetti si registrano trenta specie endemiche, tra cui il Parnassio apollo, una farfalla molto bella che si trova solo in alta quota. Nel territorio del comprensorio, che raccoglie quindici comuni, si possono ammirare numerosi edifici religiosi, monasteri, eremi, chiese rupestri e mulini, spesso al centro di vecchie masserie e nei casali romani. Inoltre i ritrovamenti di importanti reperti nella grotta del Vecchiuzzo nelle vicinanze di Petralia Sottana e in alcune grotte e conche intorno a Isnello e Gratteri, e la scoperta di alcuni resti pre-ellenici pervenuti nella Rocca, il promontorio che sovrasta Cefalù, testimoniano un'antica presenza dell'uomo.

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L'ECONOMIA

Nonostante lo sviluppo di alcuni settori, come quello turistico, la Sicilia non è ancora riuscita ad approntare una struttura economica completamente autonoma ed efficiente. Dopo la seconda guerra mondiale la regione ha ricevuto parecchie risorse (anche attraverso la Cassa del Mezzogiorno) che tuttavia non hanno generato meccanismi autopropulsivi di crescita. La rete imprenditoriale rimane perciò carente, ostacolata anche dalle numerose azioni criminali che frenano la crescita e la diffusione delle piccole e medie imprese. Per questo motivo il tasso di disoccupazione è ancora piuttosto elevato (quasi 1/4 della popolazione attiva). L'attività economica prevalente dell'isola è l'agricoltura che impiega l'8,3% della forza lavoro ed è tuttavia a bassa redditività. Questo settore che, nonostante la mancanza d'acqua, è riuscito a sfruttare intelligentemente clima e suolo, scegliendo le colture più adatte, registra una diminuzione degli addetti stabili, alla quale si cerca di sopperire per mezzo dell'impiego di manodopera stagionale, in prevalenza di origine extracomunitaria. L'agricoltura siciliana è caratterizzata da colture cerealicole (grano duro, orzo; la Sicilia è la prima regione in Italia per la produzione di cereali) all'interno e lungo la costa meridionale, e da agrumeti (limoni, arance, mandarini, di cui è la principale produttrice italiana). Notevole è anche la produzione di ortaggi (carciofi, piselli, cavolfiori). Segue per importanza la vite, da cui si ottengono vini ad alta gradazione alcolica e vini pregiati, come il famoso Marsala. Altre coltivazioni caratteristiche dell'isola sono quelle delle olive, del pistacchio, del mandorlo e dei capperi. A causa del terreno arido e dei rari pascoli si allevano pochi bovini; discreto è invece l'allevamento di ovini, suini e degli equini. Rilevante la pesca (tonni nel Trapanese, sarde, alici, pesci spada nel Messinese, molluschi e crostacei) tanto che la Sicilia è, con la Puglia, l'Emilia Romagna e le Marche, fra le prime regioni pescherecce italiane. In passato molto attive erano le tonnare di San Vito lo Capo, Favignana, Sciacca e Mazara del Vallo, in cui la pesca del tonno terminava con la cruenta fase della mattanza. Oggi i principali centri di pesca si trovano lungo le coste meridionali. L'industria impiega solo il 20,7% della popolazione attiva. In questo settore importanti sono le lavorazioni legate alle risorse agricole della regione, come le industrie alimentari e dei derivati degli agrumi (succhi, estratti, essenze, ecc.), ma soprattutto l'attività di trasformazione dei prodotti agricoli (mandorle e semilavorati, confetture, conserve di ortaggi e prodotti ittici) sta raggiungendo un ruolo notevole nel contesto nazionale ed internazionale. La vinificazione offre vini da taglio, e prodotti di qualità quali il Marsala, il passito corvo, la malvasia e il moscato di Pantelleria, che vengono abbondantemente esportati (la provincia di Trapani nel 1998 è risultata la quarta in Italia per volume di esportazioni). Riveste importanza notevole per l'economia dell'isola anche l'industria estrattiva: dal sottosuolo della Sicilia infatti si ricavano idrocarburi (petrolio, metano), salgemma e salmarino, asfalto. Lo sfruttamento dei giacimenti di zolfo, che per un lungo periodo ha rappresentato la maggior industria estrattiva dell'isola, è ora in declino. Grossi complessi industriali (chimici e petrolchimici) sono sorti nel secondo dopoguerra ad Augusta, Gela, Porto Empedocle, Milazzo, mentre negli ultimi tempi si sono sviluppate diverse aziende operanti in settori avanzati come l'elettronica e le telecomunicazioni. Il terziario occupa la stragrande maggioranza dei lavoratori (71%), soprattutto per l'importanza della pubblica amministrazione e del commercio al dettaglio. Il turismo risulta essere una delle maggiori risorse dell'economia, nonostante spesso l'attrezzatura ricettiva, le infrastrutture e i servizi siano ancora insufficienti. Le bellezze archeologiche, storico-artistiche e paesaggistiche richiamano infatti numerosi turisti italiani e stranieri e alcune città come Taormina, Siracusa, Agrigento, Palermo, le isole Egadi, le Eolie e Pantelleria, sono metà di orde vacanziere. Degne di nota sono anche le stazioni termali di Termini Imerese, Sciacca ed Acireale.

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CENNI STORICI

Dall'antichità ai Romani

La Sicilia fu abitata sin dall'antichità più remota. A testimonianza di ciò sono numerosi resti paleolitici e dell'età neolitica ritrovati sull'isola: le grotte dell'Addaura, vicino Palermo, con incisioni parietali raffiguranti scene rituali o di iniziazione; la grotta della Cava dei Genovesi, nelle Egadi, con disegni di animali e di figure antropomorfe stilizzate; le ceramiche impresse, tipiche dell'età neolitica, rinvenute presso i siti archeologici di Stentinello (SR), San Cono (CL) e Villafrati (PA). Anche le necropoli scoperte nella zona di Cassibile e Pantalica, risalenti all'età dei metalli, così come i ritrovamenti fatti con gli scavi di Chiusazza, nelle vicinanze di Siracusa, testimoniano una civiltà antichissima. La cultura micenea esercitò un notevole influsso durante l'Età del Bronzo, come dimostrano le ceramiche decorate da linee e punti, le armi e gli attrezzi di pietra e gli stampi per oggetti di bronzo e fusi, ritrovati a Capo Graziano (Filicudi).L'isola fu terra di insediamento di diversi popoli indoeuropei ed extraeuropei. Tra quelli non indoeuropei si ricordano gli Elimi, i Sicani e i Fenici. I primi, il cui nome deriva da quello del principe troiano Elimo, figlio di Anchise e fratellastro di Enea, si stanziarono nella parte Nord-occidentale dell'isola e fecero di Segesta, Erice ed Entella i loro centri principali. La loro storia si concluse già nel IV sec. avanti Cristo. I Sicani, giunti dalla Spagna e stabilitisi nella Sicilia centro-occidentale intorno al III millennio avanti Cristo , fecero di Iccara, Inico e Indara i loro centri principali. Anche i Fenici di origine semitica si stanziarono nella zona occidentale, probabilmente in età anteriore a quella ellenica (o forse contemporaneamente agli Elleni) e gettarono basi commerciali nell'isola. Fondarono numerose città quali Palermo, Solunto, San Pantaleone (vicino Marsala) e Mozia (qui recenti scavi hanno consentito di identificare un Tophet, tempio scoperto dove si svolgevano probabilmente sacrifici di bambini in onore della divinità fenicia Baal-Hammon) e con l'inizio dell'XI secolo si mossero verso la Sicilia orientale. Il popolo siculo che soppiantò i Sicani attorno al II millennio a.C., si insediò nella parte orientale dell'isola. I dati che si possiedono sulla loro lingua provano una certa affinità con il latino. Nemici dei Greci, così come i Sicani, i Siculi ne assorbirono tuttavia la loro cultura. Nel 735 a.C. circa, attratti dalle bellezze naturali dell'isola, arrivarono i Greci, che si stanziarono lungo la costa orientale fondando colonie di popolamento (colonie agrarie) e semplici empori. A quel tempo la Sicilia era coperta da fertili terre vulcaniche, aree boscose e zone ricche di risorse naturali, ciò spinse i mercanti calcidesi a fissare la loro dimora a Nasso, alle falde dell'Etna, e a fondare Leontini (attuale Lentini), prevalentemente agricola, e Catania dedita principalmente al commercio. Altre colonie nacquero poco dopo: Zancle (attuale Messina), Milazzo e Imera, ma la principale fu Siracusa, fondata nel 734 a.C. dai Corinzi. Megara Hyblaea, innalzata dai megaresi, colonizzò Selinunte, che a sua volta fondò Eraclea Minoa. Circa un secolo dopo gli abitanti di Rodi e Creta dopo esser giunti lungo la costa meridionale della Sicilia, istituirono la città di Gela da cui trasse origine Agrigento nel 582. Tra il 415 e il 413 a.C. gli Ateniesi cercarono di invadere l'isola, ma l'impresa fallì a causa dell'opposizione dei Siracusani; la medesima azione fu intrapresa dai Cartaginesi, che però vinsero e distrussero Agrigento, Gela e Camarina, finché Dionisio, tiranno di Siracusa non li fermò. Secondo quanto testimonia la storiografia, nella maggior parte di queste città il potere oligarchico si scontrò con quello democratico, e quasi sempre il conflitto si risolse a favore di un tiranno appartenente all'aristocrazia o di un despota proveniente dal popolo. Quando intorno al 480 a.C. si profilò la minaccia cartaginese, le città greche si allearono tra loro e riuscirono a resistere all'attacco dei nemici. Lo scontro decisivo che coinvolse Siracusa ed Agrigento presso Imera, lungo la costa settentrionale, si concluse con la sconfitta del condottiero cartaginese Amilcare Magone. La vittoria delle città siciliane segnò l'inizio di un periodo florido soprattutto per Siracusa che sperimentò un notevole sviluppo.

La forza marina e mercantile siracusana crebbe a tal punto da aumentare considerevolmente l'esportazione di cereali, bestiame, tessuti e manufatti, e ciò provocò la conseguente crescita della popolazione. Inoltre alla morte di Dionigi il Vecchio la città diventò capitale della Sicilia greca, ruolo che detenne fino alla scomparsa del tiranno Timoleonte. Nel 278 a.C. l'isola fu terra di passaggio del grande condottiero Pirro, che cacciati i Cartaginesi a Taormina, fu sconfitto dai Romani, chiamati da Gerone II, nel 276. Un anno prima dello scoppio della prima guerra punica gli abitanti di Messina, entrati in conflitto con quelli di Siracusa, chiamarono in aiuto i Cartaginesi, che giunsero con un piccolo presidio militare. Questa iniziativa provocò un certo malcontento nel resto della popolazione, tanto da sollecitare l'arrivo di una guarnigione romana, che si insediò nella città l'anno successivo. Durante le tre guerre puniche l'isola fu teatro di battaglia tra Romani e Cartaginesi. La prima (264-241 a.C.), conclusasi con la vittoria di Roma, determinò l'insediamento stabile dei Romani in Sicilia, che divenne così la prima provincia romana. Anche la seconda guerra, scoppiata nel 218 a.C., coinvolse l'intera isola: numerosi furono gli abitanti che si ribellarono alla potenza romana, ma senza successo. La più forte espressione del sentimento anti-romano fu a Siracusa, che attaccata dal console Claudio Marcello, resistette grazie all'opera di Archimede fino al 212, anno della sua morte. Anche il secondo scontro terminò con la sconfitta dei Cartaginesi (201 a.C.), evento che trasformò la realtà siciliana sociale, politica ed economica. La presenza dei Romani nell'isola crebbe notevolmente al termine della terza guerra punica (146 a.C.). Nel 139 a.C. scoppiarono delle nuove rivolte, guidate dai ceti meno abbienti (le più gravi furono quella di Enna e quella di Agrigento ), che causarono danni notevoli. Nonostante ciò l'isola riuscì a ricostituire presto le proprie ricchezze, grazie soprattutto alle attività commerciali e alle industrie navali e di esportazione. Il II secolo d.C. vide la diffusione del cristianesimo, afflitta dalla spietata persecuzione domizianea (testimonianza di ciò sono le catacombe di Siracusa). Con la crisi dell'Impero romano iniziarono le prime invasioni barbariche. L'isola fu occupata dai Franchi nel 280 d.C., e nel V secolo arrivarono prima i Vandali iberici, poi i Goti e infine gli Ostrogoti di Teodorico.

Dai Bizantini a Federico II di Svevia

Nel 535 d.C. arrivarono i Bizantini del generale Belisario. Poche sono le testimonianze della dominazione dei nuovi conquistatori, ma è certo che nel periodo bizantino i siciliani godettero di un'epoca di pace. Per cinque anni Siracusa divenne capitale dell'Impero bizantino (dal 660 al 665 d.C.) ma ciò non significò aumento di prestigio e ritorni finanziari, ma imposizione di forti tasse, che servivano a mantenere il sistema burocratico imperiale. Fu in questo periodo che iniziarono le prime incursioni arabe che culminarono con l'invasione partita da Marsala nell'827. La conquista araba portò con sè distruzione e disordini, ma una volta insediatisi gli Arabi si dimostrarono indulgenti. Alcune città rimasero indipendenti e la libertà di religione fu assicurata, seppure con le dovute ristrettezze: i cristiani e gli Ebrei dovettero infatti pagare più tasse ed indossare indumenti particolari per distinguersi. Alla suddivisione dell'isola in tre zone, Val Demone, Val di Mazara e Val di Noto, seguì un periodo di splendore, i latifondi abbandonati dai Bizantini vennero divisi in piccole proprietà e sfruttati per nuove colture, quali quelle delle arance e dei datteri, per mezzo di nuove tecniche di irrigazione, e anche le industrie della pesca, dell'estrazione dei metalli e quella delle manifatture tessili subirono una forte ripresa. Ma nel 1040 le rivalità interne e le guerre civili fra le varie stirpi musulmane (Aglabiti, Fatimiti e Kalbiti) furono sul punto di riconsegnare l'isola ai Bizantini. L'operazione non riuscì grazie all'intervento dei Normanni, che sbarcarono sull'isola nel 1061. Dopo tre anni tutta la parte Nord-orientale della Sicilia era diventata normanna e nel 1071 anche Palermo fu assediata, nonostante una resistenza di sei mesi; tra il 1088 e il 1091 furono conquistate infine Castrogiovanni e Noto, ultimo baluardo della Sicilia musulmana. In breve tempo i Normanni riuscirono a governare culture tra loro molto diverse: così Latini, Greci, Ebrei e Saraceni condivisero, nel rispetto delle religioni e delle tradizioni, un suolo comune. Il primo sovrano normanno fu Ruggero d'Altavilla, al quale succedette Ruggero II (1105-1154), che ebbe il merito di unificare i possedimenti normanni dell'Italia meridionale. Quando salì al trono Guglielmo I, la Sicilia non viveva un periodo tranquillo, sconvolta com'era dalla crescente opposizione feudale e dalle tensioni sociali che spesso si trasformarono in vere e proprie insurrezioni popolari. Le sorti dell'isola cambiarono durante il periodo di reggenza di Guglielmo II, che per evitare il pericolo tedesco di Federico Barbarossa, fece unire in matrimonio il figlio di questi con la zia Costanza d'Altavilla, cosicché nel 1186 la stirpe normanna si fuse con quella sveva. Il glorioso periodo normanno finì dopo tre anni, nel 1189, con la morte di Guglielmo II. La regina Costanza inizialmente accettata, fu presto detronizzata dal nipote illegittimo di Guglielmo, Tancredi. Ma anche egli fu, in poco tempo, scalzato da Enrico VI, che sbarcato a Messina nel 1194, si fece proclamare sovrano. Il suo regno non durò a lungo e fu segnato dalle rivolte della nobiltà locale. A lui succedette Federico II, che eletto re in Germania nel 1211, si fece incoronare imperatore del Sacro Romano Impero da papa Onorio III. In Sicilia il nuovo regnante restaurò l'ordine e fece costruire opere poderose che resero l'isola una vera e propria fortezza. Detto "Stupor mundi" per le sue virtù, egli si dedicò molto agli studi, fondò la scuola poetica siciliana e l'Università di Napoli. Il suo governo assoluto usufruì di un'efficiente burocrazia ma evitò compromessi con la Chiesa, entrando in contrasto con papa Gregorio IX, che finì per scomunicarlo.

Dalla metà del XIII al XVII secolo

Dopo la morte di Federico II (1250), la Sicilia rimasta senza la sua guida illuminata, visse un declino su tutti i fronti, politico, amministrativo, culturale. Il figlio naturale Manfredi, incoronato a Palermo nel 1258, cercò di continuare la sua politica, ma nel 1266, dopo soli otto anni di regno fu destituito con la violenza da Carlo I d'Angiò. Ma le forti tasse inflitte alla popolazione e il deprezzamento della moneta, provocarono presto una grave crisi economica, che fomentò un intenso malcontento acutizzato anche dal trasferimento della corte a Napoli (1268). I Siciliani allora decisero di ribellarsi alla dinastia angioina e nel 1282, con la famosa insurrezione dei Vespri, si staccarono da Napoli e si consegnarono a Pietro III d'Aragona (1296). Dopo alcuni anni di irresolutezza politica, il trono passò definitivamente agli aragonesi nel 1302 con la pace di Caltabellotta. La prima conseguenza fu la sostituzione del sistema normanno con l'ordinamento feudale, che diede sempre più potere ai baroni e accentuò il latifondismo determinando una nuova crisi economica. Alla morte di Federico III il Regno di Trinacria ebbe un tracollo gravissimo a causa dello strapotere baronale. Nel 1412 l'isola diventò nuovamente vassalla degli Aragonesi e nel 1415 passò in mano agli Spagnoli. Alfonso il Magnanimo, il monarca che governò per circa quarant'anni dal 1416 al 1458, resa l'isola base militare per la conquista del Regno di Napoli, riuscì in breve tempo a riunire Sicilia, Sardegna e Napoli, sotto un'unica corona. Egli inoltre fece costruire diverse opere pubbliche e fondò l'Università di Catania. Sotto Ferdinando il Cattolico (1479-1516), l'isola non solo iniziò l'espulsione degli Ebrei, che causò un grave danno all'economia, ma conobbe la repressione religiosa del tribunale dell'Inquisizione, che ebbe sede fissa presso il Palazzo reale di Palermo. Dopo Ferdinando la corona passò in mano a suo nipote, Carlo V (1516-1554), fondatore della dinastia degli Asburgo di Spagna. Durante la dominazione spagnola, che durò per ben due secoli, la Sicilia perse il prestigioso ruolo di centro del Mediterraneo a causa dello spostamento dei commerci nell'Atlantico. Nel Seicento diverse calamità colpirono ripetutamente la regione: nel 1624 una brutta epidemia di peste si abbatté su Palermo, nel 1669 l'eruzione dell'Etna travolse Catania e tutti i centri limitrofi e nel 1693 un forte terremoto distrusse la parte orientale dell'isola. Anche la questione del latifondo causò numerosi problemi: i contadini, tiranneggiati dai baroni nei loro feudi-stato, si riunirono ed insorsero in molte città, tra cui Palermo (1647). Inoltre il malgoverno spinse il popolo a chiedere protezione a gruppi clandestine (come i Beati Paoli) che, attraverso attentati, costringevano i nobili a essere più giusti. Nasceva così la mafia.

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Dal Settecento ai giorni nostri

Nel 1713 dopo la Pace di Utrecht la Sicilia divenne possesso sabaudo sotto Vittorio Amedeo II, e successivamente territorio austriaco dal 1718 al 1734, anno in cui venne conquistata da Carlo di Borbone, vincitore della guerra di sucessione polacca e governatore del Regno delle Due Sicilie fino al 1759, quando fu sostituito dal figlio Ferdinando. Questi, se da una parte abolì il Tribunale dell'Inquisizione (grazie all'opera del suo viceré Domenico Caracciolo) dall'altra non riuscì a contrastare il potere dei baroni, che continuarono ad esercitare una forte influenza sul potere politico e a mantenere un notevole potere economico, nonostante le leggi contro la corruzione. Di nuovo l'inquietudine diffusasi a causa del malgoverno sfociò nelle lotte popolari del Risorgimento italiano, che furono piuttosto sanguinose a Palermo, Catania e Siracusa (dal 1831 al 1837). Nel 1848, esasperati dall'assolutismo borbonico, i siciliani guidati da Ruggero Settimo (ex-ufficiale della marina, Ministro della Marina e della Guerra, e dal 1848 capo del Governo provvisorio di Palermo), insorsero, offrendo il Regno ad un esponente della dinastia dei Savoia, che tuttavia lo rifiutò. Fu lo sbarco di Garibaldi a Marsala (1860) che segnò il crollo del Regno borbonico e permise l'annessione al Regno d'Italia (21 ottobre 1860 con un plebiscito). Il nuovo Governo sabaudo dovette, sin dall'inizio, far fronte alle diverse difficoltà di natura economica-sociale, poiché il popolo era ridotto in miseria, mentre i nobili e il clero vivevano in condizioni agiate e di grossi privilegi. Ma l'unità non portò i miglioramenti sperati: il severo fiscalismo continuò a depredare i fondi all'agricoltura dell'isola e i soldi andarono a riempire le casse del Nord; inoltre furono aumentate le tasse, venne istituita la leva obbligatoria e le terre ricavate dall'abolizione degli ordini religiosi passarono nelle mani di un nuovo ceto di possidenti. Così mentre il Nord progrediva sulla strada dell'industrializzazione, sull'isola continuava a dominare il latifondismo. Ciò generò una nuova ondata di malcontento nei confronti della società settentrionale e del Governo piemontese. Ovunque si diffuse il brigantaggio e nel 1892 furono fondati i Fasci dei Lavoratori, unione di tutte le categorie di lavoratori con ordinamento socialista, le cui manifestazioni furono represse da Crispi, divenuto capo del Governo. Nel 1908 ci fu un tremendo terremoto a Messina, che uccise 80.000 persone. Durante il periodo fascista l'isola non progredì molto: l'industria non decollò, e se da una parte furono completate le principali linee ferroviarie, dall'altra il progetto di Mussolini per la bonifica delle zone interne non si concretizzò mai. Fu in questo periodo che il potere della mafia iniziò a crescere a dismisura, dato che il popolo preferiva la protezione dei potenti all'azione del Governo. Nel 1940 venne approvata la legge che regolava la divisione del latifondo, ma lo scoppio della seconda guerra mondiale ne impedì l'applicazione. Durante il conflitto mondiale la Sicilia fu teatro di due momenti importantissimi: lo sbarco degli Alleati (10 luglio 1943) e la firma dell'armistizio a Cassibile che segnò la resa italiana (3 settembre 1943). In poco tempo si diffuse uno spirito autonomista, che diede origine al Movimento per l'Indipendenza della Sicilia. Il 15 maggio 1946 fu decretata l'autonomia regionale dell'isola, che divenne ufficialmente Regione autonoma dal 26 febbraio 1948. Negli anni '50 si tentò di risolvere la crisi delle campagne per mezzo di una riforma agraria basata sull'espropriazione delle terre e l'assegnazione di piccole proprietà, e si cercò anche di promuovere l'economia e il miglioramento della condizione sociale dell'Italia del Sud, per mezzo dell'istituzione della Cassa per il Mezzogiorno. Ma la mafia divenne in breve tempo un fenomeno internazionale, che ostacolò lo sviluppo di un sistema economico sano e minò le basi della civile esistenza. Numerosi furono gli attentati che negli anni '80 colpirono esponenti della giustizia ma la lotta alla mafia è andata avanti e si è intensificata notevolmente nei primi anni '90, in particolar modo dopo gli omicidi dei giudici Falcone e Borsellino (maggio e luglio 1992), in seguito ai quali persino la gente comune è scesa in piazza a manifestare contro la criminalità organizzata. Oggi alla luce di questi fatti, molte cose stanno cambiando: le città della Sicilia sono tornate a vivere, e nel campo delle attività economiche si sta affermando l'industria turistica e quella vinicola.

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Vocabolario

campiere.

(s.m.), guardiano dei campi in Sicilia.

caruso.

(s.m.), ragazzo che lavora nella miniera di zolfo in Sicilia.

Tedesco

(m.) Knabe

cassata.

(s.f.), 1 gelato guarnito di frutta candita. 2. dolce di ricotta tipico della Sicilia.

Inglese

"cassata".

Francese

(f.) cassate.

Tedesco

"cassata".

gabellotto.

(s.m.), 1 spreg. gabelliere. 2 affittuario in Sicilia di un'azienda agricola.

Inglese

exciseman

Francese

(m.) gabelou

Tedesco

(m.) Zöllner

marsala.

(s.m.), vino secco e profumato prodotto in Sicilia.

Inglese

marsala

Francese

(m.) marsala

Tedesco

(m.) Marsala

moscato.

1 (s.m.), nome di un vitigno coltivato in Piemonte, Toscana, Sardegna e Sicilia e del vino bianco dolce che se ne ricava. 2 (agg.), del vitigno chiamato moscato. 3 che ha profumo o sapore di muschio.

Inglese

muscat

Francese

(m.) muscat

Tedesco

(m.) Muskateller

siciliano.

1 (agg.), della Sicilia. 2 (s.m.), abitante, dialetto della Sicilia.

Inglese

Sicilian

Francese

sicilien

Tedesco

sizilianisch

siciliota.

(s.m.), abitante delle antiche colonie greche in Sicilia.

Inglese

siceliot

Francese

(m.) sicéliot

Tedesco

(m.) sizilianischer Grieche

siculo.

1 (agg.), della Sicilia. 2 (s.m.), siciliano, abitante della Sicilia.

Inglese

Siculian

Francese

sicule

Tedesco

sikulisch

tarì.

(s.m.), antica moneta araba, in circolazione in Sicilia, nel Regno di Napoli, e nelle Puglie.

Inglese

tari

Francese

(m.) "tari"

Tedesco

(m.) Tari

tarocco.

(s.m.), qualità pregiata di arance coltivate in Sicilia.

Inglese

Tarot orange

Francese

(m.) "tarocco"

Tedesco

eine Orangensorte

trazzera.

(s.f., dial.), in Sicilia, pista tracciata per il passaggio dei greggi attraverso i campi.

Inglese

(sheep-)track

Tedesco

(f.) Trift

trinàcrio.

(agg.), della Trinacria, antico nome della Sicilia.

Inglese

Sicilian

Tedesco

sizilisch

voscenza.

(s.f.), titolo col quale in Sicilia ci si rivolge a persone importanti.

Inglese

Your Excellency

Francese

votre excellence

Tedesco

(f.) Exzellenz

Acis

Acĭdis e Acis (acc. Acin, voc. Aci), m.: Aci, piccolo fiume della Sicilia.

Aegātēs

ium, f. pl. (con o senza insulae): Egadi, isole sulla costa occidentale della Sicilia.

Aeŏlius

a, um, agg.: eolio, di Eolo. Esempio: Aeoliae insulae, le isole Eolie o Lipari (a settentrione della Sicilia).

Ăgăthyrna

ae, f. e Ăgăthyrnum, i, n.: Agatirna, città della Sicilia, oggi Sant'Agata.

Agrĭgentum

i, n.: Agrigento, città della Sicilia.

Ăgyrium

ii, n.: Agirio, città della Sicilia, oggi Agira.

Ăluntium

ii, n.: Alunzio, città della Sicilia.

Āmĕnānus

i, m.: Amenano, torrente della Sicilia.

Ămestrătus

i, f.: Amestrato, città in Sicilia, ora Mistretta.

Ăthēniō

Atheniōnis, m.: Atenione, pastore di Sicilia.

Călactē

ēs, f.: Calatte, città marittima della Sicilia settentrionale, oggi Caronia.

Callĭpŏlis

Callipŏlis (acc. -in o -im), f.: Gallipoli, nome di diverse città, del Chersoneso, dell'Etolia, dell'Italia, della Sicilia.

censo

es,censui, censum, censēre, TR. 2ª: sottoporre a censimento valutare i beni, censire, registrare, tassare; denunziare nome e beni (in questo senso anche dep.: censeor ēris, census sum, censeri, 2ª); stimare, giudicare, essere del parere; proporre, decretere (con l'acc.; con l'inf; con l'acc. e l'inf.; con ut o ne e il cong.; col solo cong.; col gerundivo); accordare, aggiudicare. Esempi: censum censere, fare il censimento, Sicilia quinto quoque anno censetur, la Sicilia viene censita ogni cinque anni; praedia censere, denunziare i beni terrieri; servos censeri (dep.), dichiarare i propri servi; de ea re ita censeo, intorno a ciò io la penso così; bona censuerunt reddi, proposero che fossero restituiti i beni; senatus censuit ut..., il Senato decretò che...; captivos non esse reddendos censuit, fu del parere che i prigionieri non si dovessero restituire; censeo desistas, penso che tu debba desistere; bellum Samnitibus patres censuerunt, i nostri padri dichiararono la guerra ai Sanniti; censere triumphi insignia alicui, accordare ad uno le insegne del trionfo.

Cōcălus

i, m.: Cocalo, re di Sicilia.

Drĕpănum

i, n.: Drepano, città della Sicilia, oggi Trapani.

Ĕpĭcharmus

i, m.: Epicarnio, poeta comico della Sicilia.

Ĕryx

Erycis, m.: Erice, città e monte della Sicilia, con un celebre tempio di Venere.

Hălēsa

ae, f.: Alesa, città della Sicilia.

Hălĭcyae

ārum, f. pl.: Aliela, l'attuale città di Salemi, nella Sicilia.

Hĕlōrus

i, f.: Eloro, città della Sicilia.

Hĕlōrus

i, m. o Hĕlōrum, i, n.: Eloro, fiume della Sicilia, ora Atellaro.

Henna

ae, f.: Enna, città della Sicilia.

Hybla

ae, f.: Ibla, monte della Sicilia, famoso per il suo miele; nome di tre città della Sicilia.

Īmăchăra

ae, f.: Imacara, città della Sicilia.

Lĭpăra

ae, e Lĭpărē, ēs, f.: Lipari, la più grande delle isole Eolie a Nord della Sicilia.

Mĕnae

ārum, f. pl.: Mena, città della Sicilia, ora Mineo.

Murgantia

ae, f.: Murganzia, città del Sannio; città della Sicilia.

nōmĭno

as, āvi, ātum, āre, TR. 1ª: nominare, denominare, chiamare, citare, accusare. Esempi: Sulla, quem honoris causā nomino, Silla, che io per onore nomino, amor, ex quo amicitia est nominata, l'amore, da cui prende nome l'amicizia; nutricem plebis Romanae Siciliam nominare, chiamare la Sicilia nutrice del popolo romano; nominare magistrum equitum, nominare comandante della cavalleria.

obvĕnio

obvĕnis, obvēni, obventum, obvenīre, INTR. 4ª: toccare in sorte; trovarsi presente; presentarsi; andare incontro; avvenire; venire (ass., col dat.). Esempi: ei sorte provincia Sicilia obvenit, gli toccò in sorte la provincia di Sicilia; obvenire pugnae, trovarsi presente alla battaglia; obvenit occasio, si presentò l'occasione; obvenire alicui, andare incontro a qualcuno.

Păchynos

i, f. e Păchynum, i, n.: Pachino, promontorio della Sicilia, oggi Capo Passero.

Pănormos

e Pănormus, i, f. e Pănormum, i, n.: Panormo, città della Sicilia, oggi Palermo.

Pantăgiēs, Pantăgiās, Pantăgia

ae, m.: Pantagia, fiumicello sulla costa orientale della Sicilia.

Pĕlōros

e Pĕlorus, i, m.: Peloro, punta N. E. della Sicilia, ora Capo del Faro.

Pĕtra

ae, f.: Petra, nome di diverse città: nell'Arabia Petrea, nella Sicilia, nella Pieria, nella Tracia, nell'Umbria.

Pĕtrīni

ōrum, m. pl.: abitanti di Petra (in Sicilia).

Phintia

ae, f.: Finzia, città della Sicilia.

rĕcĭpio

recĭpis, recēpi, receptum, recipĕre (re, capio), TR. 3ª: ricevere, accogliere, ricoverare; accettare, assumersi; tirare indietro, ritraere; far ritirare; salvare, liberare; riprendere, prender di nuovo, ricuperare, riacquistare; ammettere; garantire; recipere se: ritirarsi; riaversi; ravvedersi, rinfrancarsi, tornare in sé. Esempi: recipere telum toto corpore, ricevere un colpo di lancia che attraversa il corpo da parte a parte; recipere ensem, ritrarre la spada; Mosa partem quandam ex Rheno recipit, la Mosa riceve una diramazione del Reno; commeatus tuto ad se recipere, ricevere presso di sé le vettovaglie senza pericolo; libentissimis animis aliquem recipere, accogliere qualcuno a braccia aperte; recipere aliquem ad epulas, accogliere qualcuno a mensa; recipere aliquem in fidem (o in gratiam), prendere uno sotto la propria protezione; accipere aliquem in numerum amicorum, ammettere qualcuno nel numero dei propri amici; aliquem urbe, tecto, mensā, lare recipere, accogliere qualcuno nella propria città, in casa, alla mensa, al proprio focolare; recipere in civitatem, accogliere nella cittadinanza; causam recipere, accettare di difendere un; causa, recipere mandatum, assumersi un incarico; iusiurandum non recipere, rifiutarsi di prestare giuramento; copias in oppidum recipere, far ritirare entro la città le soldatesche; cum e Sicilia me recepissem, essendomi ritirato dalla Sicilia; in Italiam se recipere, ritirarsi in Italia; recipere sese domum, ritirarsi nel proprio paese; sese in castra munitionesque recipere, ritirarsi negli alloggiamenti e nelle trincee; recipere se ex terrore ac fuga, riaversi dallo spavento e dal disordine; recipere aliquem ex hostibus, liberare qualcuno dai nemici; aliquem ex servitute recipere, liberare qualcuno dalla schiavitù; recipere suos, riavere i propri; animum recipere, rinfrancarsi; recipere arma, riprendere le armi; Tarentum recepit, riconquistò Taranto; res amissas recipere, ricuperare le cose perdute; res non recipit cunctationem, la cosa non ammette indugio; id ipsi fore recipiunt, essi stessi garantiscono che ciò accadrà; ad reliquam cogitationem belli se recipere, rivolgere tutti i pensieri alla continuazione della guerra; recipere civitatem, accoglier la resa di una nazione; aliquem in deditionem recipere, ricevere qualcuno a discrezione; in servitutem aliquem recipere, accogliere qualcuno come schiavo; plerumque in summo periculo timor misericordiam non recipit, per lo più negli estremi pericoli la paura esclude la compassione; se ad bonam frugem recipere, ritornare sul retto cammino; signum recipiendi, segnale della ritirata; sessum recipio aliquem, faccio posto a qualcuno perché si sieda.

rĕporto

as āvi,ātum, āre, TR. 1ª: riportare, trasportare, ricondurre; riferire; ottenere, guadagnare. Esempi: reportare victoriam ab aliquo, riportare vittoria su qualcuno; reportare laudem riportare lode; duobus commeatibus exercitum reportare, trasportare l'esercito in due viaggi; milites in Siciliam navibus reportare, ricondurre i soldati per mare in Sicilia; variae viae reportant domum, diverse strade riconducono a casa; regis ad aures nuntius reportat advenisse homines, un messo riferisce al re che erano arrivati degli uomini; certareportare, riportare cose certe; reportare pedem ex hoste, allontanarsi dal nemico.

Sĕlīnūs

Selinuntis, f.: Selinunte città della Sicilia; città della Cilicia.

Sīcānia

ae, f.: Sicania nome antico della Sicilia.

Sĭcānus

a, um, agg.: siculo, siciliano, della Sicilia; Sicani, ōrum, m. pl.: Sicani, popolazione di stirpe iberica, passata in Sicilia.

Sĭcĭlia

ae, f.: Sicilia, isola dell'Italia.

Sĭcĭliensis

e, agg.: siciliano, di Sicilia.

Sĭcŭlus

a, um, agg.: siculo, siciliano; Siculi,ōrum, m. plur.: Siculi, Siciliani, abitanti della Sicilia.

Sŏlūs

Soluntis, f.: Solunto, città della Sicilia, ora Castello di Solanto.

Symaethēus

a, um, agg.: del Simeto (fiume della Sicilia).

Symaethius

a, um, agg.: del Simeto (fiume della Sicilia).

Symaethum

i, n. e Symaethus, i, m.: Simeto, fiume della Sicilia.

Syrācūsae

ārum, f. pl.: Siracusa, città della Sicilia.

Thapsos

i e Thapsus, i, f.: Tapso, città dell'Africa; penisola e città della Sicilia.

Trīnăcria

ae, f.: Trinacria (il nome più antico della Sicilia).

Trīnăcris

Trinacrĭdis, f.: trinacride, della Sicilia.

Triōcăla

ōrum, n. pl.: Triocala, castello della Sicilia tra Selinunte ed Eraclea.

Ustīca

ae, f.: Ustica, terra della Sabina; isola nelle vicinanze della Sicilia.

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