Africa Territorio Storia Economia del Marocco.

La scuola consegue tanto meglio il proprio scopo quanto più pone l'individuo in condizione di fare a meno di essa.
(Ernesto Codignola)

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Bandiera del Marocco

La bandiera: rosso con un pentacolo verde (stella lineare a cinque punte) noto come sigillo di Sulayman (di Salomone) al centro della bandiera; rosso e verde sono colori tradizionali nelle bandiere arabe, anche se l'uso del rosso è più comunemente associato agli stati arabi del Golfo Persico; il pentacolo rappresenta i cinque pilastri dell'Islam e indica l'associazione tra Dio e la nazione; il disegno risale al 1912. Inno del Marocco.

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Enciclopedia termini lemmi con iniziale a b c d e f g h i j k l m n o p q r s t u v w x y z

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Geografia Africa

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In Marocco Inn

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GEOGRAFIA - AFRICA - MAROCCO

PRESENTAZIONE

Allungato sulle rive del Mediterraneo per ben 500 km, a Nord, e su quelle dell'Oceano Atlantico a Nord e a Ovest per un tratto di 1.800 km circa, confina a Est e a Sud-Est con l'Algeria e a Sud con il Sahara Occidentale.

Ha una superficie di 458.730 kmq e 36.561.813 (2021) abitanti, con una densità di 59,8 abitanti per kmq.

La popolazione è composta prevalentemente da Arabi (65%) e Berberi (33%).

La lingua ufficiale è l'arabo, ma sono parlati anche i dialetti berberi e il francese.

La religione dominante è l'Islamismo (98,7%).

Il Marocco è una Monarchia Costituzionale;

secondo la Costituzione del 1992, modificata nel 1996, il re nomina il primo ministro e i responsabili dei principali dicasteri.

Il Governo è censurabile sia dalla Camera dei Rappresentanti (Majlis An-Nuwab, 325 membri eletti a suffragio diretto per 5 anni) sia dalla Camera dei Consiglieri (270 membri per 3/5 eletti dagli organismi locali, per il resto dalle categorie professionali). L'unità monetaria è il dirham.

La capitale è Rabat (623.457 ab.).

Cartina del Marocco

Cartina del Marocco

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Cartina del Marocco

IL TERRITORIO

La conformazione del Paese è prevalentemente montuosa:

a partire dallo Stretto di Gibilterra, parallelamente alla costa mediterranea si erge il sistema del Rif;

a Sud di esso si snodano le due catene affiancate dell'Alto e del Medio Atlante.

Infine, all'estremo Sud del Marocco, si trova l'Anti Atlante, che si appiattisce a sud-est verso il deserto.

I sistemi montuosi marocchini formano un semicerchio digradante verso la fertile pianura affacciata sul mare.

La maggioranza dei fiumi nasce dall'Atlante e sfocia nell'oceano:

tra di essi il Sebou, il Tensift e l'Oum er-Rbia, soggetti a piene invernali e magre estive; altri come il Ziz, Draa e Guir si perdono nel deserto.

Esistono anche piccoli laghi, la cui superficie, prosciugata dalla siccità estiva, viene adibita a campo di coltura.

La fascia costiera gode di un clima mediterraneo, con inverni miti ed estati temperate;

nell'interno invece il clima è arido, specie nella zona più meridionale.

Sui rilievi le condizioni variano a seconda dell'altitudine:

sul Toubkal, la cima più elevata dell'Alto Atlante (4.165 m) si raggiungono i 20° C sottozero.

Le precipitazioni diminuiscono man mano che si procede verso il Sud del Paese.

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L'ECONOMIA

Il Governo del Marocco, da anni impegnato nel tentativo di far uscire il Paese dalla sua condizione di arretratezza, è riuscito ad ottenere crescite ingenti grazie anche all'importante mole di flussi di investimenti stranieri.

IL settore primario, che occupa circa il 40% della popolazione, si concentra sulla produzione cerealicola (orzo, frumento, mais, riso) e sulla coltura di fiori e primizie.

Nelle zone di Fès, di Meknès e di Marrakech, inoltre, è diffuso l'olivo, mentre le foreste danno essenze pregiate (sughero, quercia, iuta, cedro).

Praticati anche l'allevamento (ovini e caprini) e la pesca (sardine, sgombri, tonni, crostacei, molluschi, piovre): porti pescherecci principali sono Safi, Mohammedia, Casablanca, Agadir e El-Hoceïma.

Per quanto riguarda il settore secondario, il Governo ha intrapreso inoltre notevoli sforzi per migliorare l'industria di trasformazione dei prodotti agricoli (industria conserviera, zuccherifici, oleifici, industria del tabacco e tessili) e incrementare quelle che contribuiscono allo sviluppo del Paese (fabbriche di fertilizzanti, cemento, attrezzi agricoli e montaggio di automobili).

Parte dell'attività industriale ruota intorno alla trasformazione del fosfato, di cui il Marocco è il terzo produttore mondiale.

Il sottosuolo è ricco inoltre di carbone, manganese, piombo e zinco; è invece povero di petrolio.

I principali prodotti esportati sono: fosfati, prodotti alimentari, concimi e tappeti.

I traffici si svolgono su una rete di comunicazione abbastanza completa.

La rete stradale (57.810 km, di cui 29.945 asfaltati), inizialmente costruita dall'esercito francese per scopi militari, è funzionale ed è formata anche da un neonato corollario autostradale. La rete ferroviaria si sviluppa su 1.907 km, di cui 1.003 elettrificati.

Lungo la costa sono dislocati una dozzina di porti, ma il traffico merci si concentra su Casablanca, Safi e Mohammedia.

Il porto di Tangeri si è sviluppato parallelamente all'incremento del turismo ed offre un servizio di traghetti attraverso lo Stretto di Gibilterra.

Aeroporti principali: Casablanca, Tangeri, Rabat, Agadir e Marrakech.

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CENNI STORICI

Il Marocco occupò un posto di rilievo tra gli Imperi nordafricani che dominarono la penisola iberica, grazie alla sua posizione geografica sulle vie del commercio transahariano. Il legame con la Spagna, culturalmente vivificante all'epoca del califfato di Córdoba, ebbe gravi conseguenze per il Marocco nel periodo finale della Reconquista iberica: l'Africa diventò teatro di guerra e gli Spagnoli occuparono importanti centri lungo le coste: Ceuta nel 1415, Tangeri nel 1471, Melilla nel 1497. La superiorità navale europea chiuse ai Marocchini il Mediterraneo e l'Atlantico e portò al decadimento dell'attività commerciale. Il Paese non fu formalmente incorporato all'Impero ottomano come accadde invece all'Algeria e alla Tunisia, ma trasse comunque beneficio dalla presenza dei corsari turchi nella regione, che costituì un freno all'espansione portoghese e spagnola. Questo precario equilibrio permise ai sultani di mantenere la propria indipendenza fino al XX sec., quando la Francia impose la propria supervisione sulle finanze del regno, mentre si disputava con i Tedeschi l'egemonia politica nella regione. Le pretese francesi si consolidarono grazie ad un accordo con la Spagna circa i confini del Sahara spagnolo e gli accordi con il sultano Muley Hafid perché cessasse il suo aiuto ai ribelli sahariani. La trasformazione del Paese in protettorato francese avvenne con un accordo franco-ispano-britannico nel 1912. La Spagna ricevette la regione del Rif, al Nord, e quella di Ifni, al Sud, vicino al Sahara. Gli inglesi ottennero il consenso francese alla loro politica in Egitto e Sudan. La città di Tangeri fu dichiarata porto libero internazionale e il sultano divenne una figura decorativa. Le zone sotto il controllo spagnolo si trasformarono nel rifugio dei nazionalisti che non volevano arrendersi alla dominazione europea. Fu lì che nel 1921 ebbe inizio la sollevazione berbera dell'emiro Abdel Krim. Questi, ricevuta l'approvazione della III Internazionale e del Movimento panislamico proclamò la Repubblica delle Tribù Confederate del Rif. I Francesi intervennero ma riuscirono a ottenere la resa dell'emiro solo nel 1926, poiché la ribellione era dilagata in tutto il territorio. Durante la seconda guerra mondiale, l'agitazione nazionalista si mantenne accesa tanto che lo stesso sultano Mohamed V se ne fece portavoce (non a caso nel 1943 nacque l'Istiqlal, il Partito unico dell'indipendenza guidato da Ahmed Balafrej. La crescente tensione portò i Francesi a deporre Mohamed V nel 1953, ma questa mossa estremizzò la protesta trasformandola in lotta armata finché la pressione popolare ottenne il ritorno del sultano. Nel 1956, i Francesi dovettero riconoscere la totale indipendenza del Marocco. Il Marocco riprese possesso di Melilla, Tangeri e della «zona speciale» di Ceuta. L'enclave di Ifni fu restituita al Marocco solamente nel 1969. L'intenzione di Mohamed V era di guidare il Paese verso una moderata modernizzazione. Tuttavia, suo figlio Hassan II, che gli succedette alla sua morte, aveva idee più conservatrici. Il suo regime teocratico e il sistema di potere si basavano su favori e obblighi di stile paternalista che impedivano la formazione di un'autentica classe imprenditoriale nazionale.

Al contempo il re incoraggiava gli investimenti stranieri, in particolare quelli francesi, per lo sfruttamento delle principali ricchezze del Paese. Nel 1965 Hassan II comandò l'omicidio di Ben Barka, leader del potente partito d'opposizione Unione nazionale delle forze popolari (UNFP). La scomparsa di Ben Barka a Parigi fu seguita da una crudele repressione delle forze popolari. L'UNFP si divise e il settore leale agli ideali di Ben Barka fu costretto ad agire in clandestinità, mentre il gruppo condotto da Abderrahim Buabid prese il nome di Unione socialista delle forze popolari (USFP)rettificando i propri ideali per essere accettato come partito minoritario in Parlamento. L'Istiqlal trasformò il proprio anticolonialismo iniziale in un nazionalismo espansionista di destra, che appoggiava il progetto di Hassan II di ricreare il «Grande Marocco» annettendo il Sahara Occidentale e se possibile anche la Mauritania. Nel 1975, re Hassan II occupò effettivamente il Sahara cominciando una guerra che provocò importanti cambiamenti politici nel Nord dell'Africa. Lo sforzo bellico, la caduta del prezzo dei fosfati e la perdita degli aiuti dell'Arabia Saudita (rappresaglia per la decisione di Hassan II di appoggiare gli accordi di Camp David tra Egitto ed Israele), provocarono l'aggravamento della crisi economica. Il 1979 fu segnato da grandi manifestazioni di piazza di studenti e lavoratori. Il ritiro della Mauritania dalla guerra del Sahara, nel 1980, fu un altro duro colpo per il Governo, che dovette affrontare da solo la responsabilità del proseguimento del conflitto. La siccità del biennio 1980-1981 provocò scarsità di generi alimentari e costrinse il Governo a importarli portando il debito estero a limiti intollerabili. Gli ambiziosi piani di sviluppo economico entrarono in crisi mentre la cosiddetta «esportazione di disoccupazione» fu limitata dalle restrizioni imposte dalla Francia all'ingresso degli immigranti. L'USFP diede il via a manifestazioni di piazza contro il Governo che, nel 1981, represse sanguinosamente le proteste a Casablanca, con un bilancio di 60 morti secondo i calcoli ufficiali o di 637 secondo l'opposizione. Duemila persone furono incarcerate. Quello che è passato alla storia come il «massacro di Casablanca» segnò la rottura definitiva tra il re e i restanti partiti di sinistra, che non accettarono di continuare a pagare l'alto prezzo della guerra in Sahara calcolato in più di un milione di dollari al giorno. Nel 1983 i Marocchini votarono per eleggere più di 15.000 consigli municipali in tutto il Paese. Secondo molti osservatori internazionali, i numeri forniti dal Governo furono «truccati». L'opposizione di sinistra denunciò i brogli e accusò re Hassan II di ignorare la volontà popolare. Nel 1984, la Repubblica Araba Sahariana Democratica (RASD) proclamata dai combattenti del Fronte Polisario nel territorio dell'antico Sahara spagnolo, fu riconosciuta come membro a pieno titolo dell'Organizzazione dell'Unità Africana (OUA).

Per rappresaglia il Marocco si ritirò dall'organizzazione. Il re, in qualità di gerarca religioso, cominciò a preoccuparsi per l'insorgenza di correnti islamiche integraliste che stavano espandendosi in tutto il mondo arabo. Hassan II aumentò le misure amministrative per rafforzare il potere degli ulema e degli altri rappresentanti del potere religioso. Dopo dodici anni di tensioni, nel 1988 Marocco e Algeria ristabilirono le relazioni diplomatiche: motivo della rottura era stata la guerra nel Sahara, poiché l'Algeria aveva appoggiato sin dall'inizio, apertamente, i nazionalisti sahariani. L'avvicinamento algerino-marocchino permise la costruzione di un gasdotto che unì le due nazioni all'Europa attraverso lo Stretto di Gibilterra. Nel 1992 il Paese iniziò un processo di risanamento della propria economia. Il deficit dello Stato fu ridotto dal 10% degli inizi degli anni '80, al 3,2% nel 1992. Il Consiglio internazionale per il controllo dei narcotici delle Nazioni Unite denunciò nel frattempo che molti agricoltori in alcuni Paesi, tra cui il Marocco, avevano cominciato a coltivare oppio e coca, materie prime utili alla fabbricazione rispettivamente di eroina e cocaina. Nel Sahara, l'avvicinamento algerino-marocchino diede impulso a una soluzione negoziata del conflitto, attraverso un referendum sotto il controllo dell'ONU perché gli abitanti della RASD scegliessero tra l'indipendenza e l'unione con il Marocco. La politica della tortura e delle sparizioni non era circoscritta ai solicittadini sahariani: l'Associazione marocchina per i diritti umani denunciò nel febbraio del 1993 l'esistenza di 750 prigionieri politici. Il Governo indisse nello stesso anno un referendum per l'approvazione di una nuova Costituzione per conferire maggiori poteri al Parlamento. L'opposizione vinse le prime elezioni parlamentari realizzate dopo la riforma. Due mesi più tardi Hassan II organizzò la spettacolare inaugurazione di una delle moschee più grandi del mondo, a Casablanca, il cui costo fu di 536 milioni di dollari. Nonostante la riforma costituzionale, il re continuò a decidere gran parte della politica del Paese e nel maggio del 1994 nominò primo ministro un suo parente, Abd al-Latif Filali. La situazione economica peggiorò bruscamente nel 1995, causa principale l'assenza di piogge, che fece cadere il raccolto a un sesto di quello dell'anno precedente. Nel settembre del 1997 il Marocco e il Fronte Polisario raggiunsero un accordo per rilanciare il piano di pace nel Sahara Occidentale. Nelle elezioni legislative del novembre 1997 una coalizione d'opposizione formata da quattro partiti politici conquistò 102 del 325 seggi del Parlamento. Il blocco comprendeva l'Unione socialista delle forze popolari e il Partito unico dell'indipendenza. L'alleanza di destra e filogovernativa Wifaq ottenne 100 seggi e i suoi alleati centristi 97, il che diede al Governo un ampio appoggio parlamentare. Nel febbraio del 1998 re Hassan II nominò primo ministro il leader dell'Unione socialista delle forze popolari, Abderrahmane el-Youssoufi, e in marzo formò il nuovo Gabinetto.

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Nel 1999, però, Hassan II morì, dopo 38 anni di reggenza, sostituito dal figlio Sidi Mohammed, divenuto Mohammed VI. Grandi passi in avanti si fecero per risolvere la questione sahariana. Nel 2000 la missione dell'ONU incaricata di preparare il referendum del 2002 sull'autodeterminazione nel Sahara Occidentale concluse nel 2000 il censimento degli aventi diritto al voto: gli elettori registrati furono 84.251, ai quali si aggiunsero 2.130 membri di tribù che il Marocco considerava sahrawi. Intanto, nel novembre 1999, il Fronte Polisario, aveva liberato 191 dei 2.000 prigionieri di guerra marocchini. In occasione della visita a Roma del re Muhammad VI, nell'aprile del 2000, il Governo italiano cancellò crediti per circa 100 milioni di dollari nei confronti del Marocco. Nel novembre 2001 si tenne a Marrakesh la Conferenza sul clima, organizzata dall'ONU e a cui presero parte i ministri dell'Ambiente di 167 Paesi, che si concluse con un accordo in extremis che permise di salvare il protocollo di Kyoto e renderlo operativo dal 2002. L'11 luglio 2002 13 gendarmi marocchini si accamparono a Perejil, isolotto disabitato da decenni situato nello stretto di Gibilterra (a 200 m dalle coste del Marocco e a 8 km da Ceuta), la cui sovranità era da tempo contesa tra Marocco e Spagna. Rabat dichiarò che la presenza dei propri militari sull'isola avesse lo scopo di monitorare l'immigrazione illegale e il terrorismo nello stretto. In seguito alle proteste del Governo spagnolo, il Marocco sostituì i gendarmi con cadetti della marina marocchina, che instaurarono una base stabile, acuendo il conflitto tra lo Stato maghrebino, che ottenne l'appoggio della Lega Araba, e lo Stato iberico, sostenuto dall'Unione europea. La tensione raggiunse il culmine il 17 luglio, quando un contingente spagnolo atterrò a Perejil, prese possesso dell'isola e arrestò i soldati marocchini. La situazione si risolse solo dopo la mediazione degli Stati Uniti, in seguito alla quale Marocco e Spagna accettarono di tornare alla situazione anteriore alla crisi. Nel maggio 2003 Casablanca fu sconvolta da una serie di attentati suicidi, di matrice islamica, che colpirono obiettivi ricollegabili a Paesi in guerra contro l'Iraq e provocarono la morte di più di 40 persone e il ferimento di un centinaio. Nel febbraio 2004 un forte terremoto nel Nord dello Stato maghrebino costò la vita a più di 500 marocchini. Sempre nel 2004 entrò in vigore un nuovo Codice di famiglia (Moudawana), che apportava significativi miglioramenti nell'ottica dell'emancipazione femminile e della difesa della dignità umana. In base al nuovo Codice, la donna può sposarsi dopo il diciottesimo anno d'età e senza l'autorizzazione paterna; alla moglie sono riconosciuti pari diritti e responsabilità rispetto al marito nell'ambito della famiglia; è stato introdotto il divorzio al posto del ripudio della moglie; il divorzio può essere richiesto anche dalla donna nei casi di abbandono del tetto coniugale e di violenza. Nel dicembre 2005 furono rese note le conclusioni della prima Commissione per la verità del mondo arabo che denunciò i gravi abusi dei diritti umani commessi nell'arco di più di 40 anni (1956-99), durante i quali furono assassinate 592 persone. La Commissione, oltre a riconoscere e condannare l'accaduto, stabilì il risarcimento per le famiglie delle vittime.

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LE CITTÀ

Rabat

(623.457 ab.). Capitale del Marocco e capoluogo della provincia di Rabat-Salé-Zemmour-Zaer (1.275 kmq; 1.500.000 ab.).

Porto sulla costa atlantica.

La parte vecchia della città si compone della Medina, con l'attigua casbah, la moschea di Hassan e il possente minareto a base quadrata, che formano l'antica cittadella cui sui unisce la Mellah, il quartiere ebraico.

L'importanza di Rabat è dovuta alla sua funzione di capitale e di centro di mercato di un vasto entroterra.

Le industrie sono limitate ai settori alimentare, conserviero e tessile.

Fondata nel XII sec., residenza abituale dei sovrani del Marocco, si sviluppò notevolmente dagli inizi del XX sec., con il consolidarsi del protettorato francese sul Paese.

La città conservò il suo ruolo amministrativo anche dopo la proclamazione dell'indipendenza del Marocco (1956).

La parte vecchia di Rabat è composta dalla città musulmana (la Medina), la casbah e il quartiere ebraico (la Mellah).

Marocco: immagini di Rabat

Marocco: immagini di Rabat (versione inglese)

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Casablanca

3.794 Milioni (2021) di abitanti. Città del Marocco, capoluogo della provincia omonima (1.615 kmq). Importante centro commerciale, è anche uno dei migliori porti dell'Atlantico settentrionale. Nella città si concentrano circa la metà delle industrie del Paese. Fondata dai Portoghesi nel 1468 sul luogo della romana Anfa, passò poi sotto la dominazione musulmana. Nel 1907 fu occupata dai Francesi e divenne il centro della loro penetrazione in Marocco. All'epoca fu dotata di imponenti attrezzature portuali che ancor oggi conserva. La città si estende a semicerchio intorno al centro urbano; la sua piazza principale, dedicata a Mohammed V, si trova nei pressi del porto.

Fez (o Fès)

(946.815 ab.). Città del Marocco, capoluogo della provincia di Fez-Boulemane (19.795 kmq; 1.573.055 ab.). Posta nel Nord del Marocco e situata in una fertile conca irrigua, percorsa dall'uadi Fez, è il massimo centro religioso e culturale del Paese ed economicamente uno dei più attivi: industrie conciarie, tessili, oleifici, saponifici, mulini; artigianato dei tappeti, oreficeria. La città si articola in tre nuclei: Fez el-Bali, che risale al IX sec. e che conserva intatta la sua cinta muraria medioevale; Fez el-Gedid, del XIII-XVI sec., su un ripiano a Sud-Ovest, con il palazzo dei sultani merinidi, e la parte più moderna, a Sud, creata dai Francesi dopo l'occupazione del Paese (1911). La città ebbe grande splendore dal XIII al XV sec., periodo al quale risale la maggior parte dei suoi monumenti, tra cui alcune celebri moschee.

Marrakech (o Marrakesh o Marrakush)

(823.154 ab.). Città del Marocco, capoluogo della provincia di Marrakech-Tensift-Al Haouz (31.160 kmq; 3.102.652 ab.). È situata nella valle del fiume Tensift ai piedi dell'Alto Atlante, in una regione particolarmente fertile, dove prosperano vigneti, agrumeti, uliveti e palmeti. Importante centro commerciale, nodo stradale e aeroporto. Mercato agricolo e del bestiame. Industrie molitorie, conserviere, tessili, dei materiali da costruzione. Artigianato del cuoio e dei tappeti. Nei pressi, giacimenti di rame, piombo, zinco, molibdeno. È centro turistico internazionale. Fondata nel 1062, fu per lungo tempo capitale africana degli Almoravidi, poi (1147) degli Almohadi. Nel 1912 venne occupata dai Francesi, i quali, a Ovest della vecchia città cinta da mura, ne costruirono una nuova, di tipo europeo. È ricca di splendidi giardini e di monumenti, quali la moschea Kutubiyya (XII sec.), la moschea e il minareto al-Mansur (1190), uno degli esempi più belli di architettura islamica, il palazzo del Sultano e il Collegio musulmano.

Marocco: immagini di Marrakesh

Marocco: immagini di Marrakesh (versione inglese)

PICCOLO LESSICO

Gebel

Voce araba: montagna, collina. Questo termine è usato spesso in Africa settentrionale e nell'Asia sud-occidentale per indicare altipiani e tavolati che terminano ripidamente, o a gradinate, su una striscia litoranea variamente ampia.

Gurbi

Abitazione a forma di carena rovesciata a pianta rettangolare, con tetto di paglia o ramaglia. Nelle zone occidentali questa costruzione assume la forma di chioschi conici sudanesi e si chiama nuala.

Suk e Founduk

Nomi dei mercati locali marocchini che si presentano, come in molte città arabe, variopinti, pieni di profumi ed odori penetranti, affollati di clienti e di merci svariate. Caratteristica è la ripartizione in diverse strade delle differenti specialità dell'artigianato. Famoso è il suk di Marrakech.

PERSONAGGI CELEBRI

Hassan II

Re del Marocco (Rabat 1929-1999). Succeduto al padre Mohammed V nel 1961, grazie ad un'abile gestione politica ed economica riusciva a conquistare la fedeltà delle masse contadine e ad annientare l'opposizione dei ceti più evoluti. Una serie di complotti contro la sua persona (marzo-luglio 1971) lo portava alla ricerca del dialogo con l'opposizione e alla proposta di riforme quali la nazionalizzazione dei territori ancora in possesso degli stranieri (1973). Dopo l'occupazione, prima pacifica e poi militare, del Sahara Occidentale (1975-76) che portava ad un conflitto con il Fronte Polisario, Hassan II, alla ricerca di un appoggio più stabile al suo Governo, riconosceva le opposizioni e coltivava le relazioni internazionali, soprattutto con gli USA. Agli inizi degli anni Ottanta cercava di trovare una soluzione politica al conflitto con il Fronte Polisario che aveva costituito nel Sahara Occidentale la Repubblica Sahariana Democratica sostenuta da Gheddafi e dal presidente algerino Chadli Benjedid. Nel 1983 Hassan II si incontrava a questo proposito con Chadli e successivamente con Gheddafi, che alla fine dell'incontro annunciava la risoluzione di ogni contrasto fra i due Paesi. L'anno seguente i due leader sottoscrivevano un trattato che istituiva un'unione tra Libia e Marocco. Nel 1986 Hassan II si incontrava in Marocco con il premier israeliano Rabin nel tentativo di favorire un accordo di pace nell'area mediorientale sulla base delle risoluzioni del vertice arabo di Fez.

ALTRI CENTRI

Meknès

(536.232 ab.). Città del Marocco e capoluogo della provincia di Meknès-Tafilalet (79.210 kmq; 2.141.527 ab.). È posta sull'altopiano a Nord del Medio Atlante. Fondata nell'XI sec., ebbe un periodo di splendore tra il XVII e il XVIII sec., durante il quale fu arricchita di pregevoli monumenti. Oggi è un importante centro commerciale, famoso anche per gli allevamenti dei cavalli da corsa.

Safi

(284.750 ab.). Città e porto del Marocco meridionale, capoluogo della provincia di DoukalaAbda (13.285 kmq; 1.984.039 ab.). Fiorente nei secoli XVI e XVII quando era in mano ai Portoghesi che vi hanno lasciato costruzioni imponenti, è oggi il porto più vicino a Marrakech.

Tangeri

(669.685 ab.). Città del Marocco, capoluogo della provincia di Tangeri-Tétouan (11.570 kmq; 2.470.372 ab.). Nel 1912, in seguito ad un trattato anglo-franco-spagnolo, costituiva col suo territorio circostante una zona internazionalizzata. Nel 1940 veniva occupata dalla Spagna e annessa al Marocco spagnolo, mentre nel 1945 era sottoposta ad un comitato provvisorio di controllo anglo-franco-russo-americano. Nel 1956 entrava a far parte dello Stato libero del Marocco, con un particolare statuto. La città, in potente posizione strategica sullo stretto di Gibilterra, è molto pittoresca per le sue caratteristiche di città musulmana. È una delle città più antiche del Nordafrica. Esportazione di pesce fresco, salato e affumicato, pelli, uova, ecc. Industrie alimentari e manifatture di tabacchi.

Tétouan

(277.516 ab.). Città del Marocco. Sorge a 10 km dal Mediterraneo, sul Rio Martil, a una novantina di chilometri da Ceuta alla quale è collegata da una linea ferroviaria. Alle sue spalle si stendono i monti dell'El Rif con il gebel Mago che tocca i 2.170 m s/m. Dista da Tangeri 48 km. A Tétouan sono attive alcune industrie (conserviere del pesce, tessili, alimentari, chimiche, elettromeccaniche, della lavorazione del tabacco, ecc.). Centro commerciale e culturale di notevole importanza, Tétouan fu, fino all'aprile del 1956, la capitale del Marocco Spagnolo ha per questo conservato una forte impronta iberica. Nel XIV sec. la città fu una piazzaforte dei corsari che imperversavano sul Mediterraneo. Venne distrutta dagli Spagnoli nel 1440 e ricostruita da Ebrei portoghesi intorno al 1492. Nel 1860 fu occupata per breve tempo dagli Spagnoli. Antichissima è la casbah che domina la città (risale al 1286); notevoli alcune moschee ed altri monumenti musulmani.

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DIPENDENZE

Sahara Occidentale

(252.120 kmq; 417.054 ab.). Territorio dell'Africa nord-occidentale che si affaccia sull'Oceano Atlantico e confina a Nord-Est con l'Algeria e a Sud-Est con la Mauritania. Vi fanno parte i territori dell'ex Sahara Spagnolo annessi al Marocco nel 1976. Regione prevalentemente desertica con un'aridità appena attenuata dalla vicinanza dell'Atlantico, presenta coste basse, uniformi e prive di buoni approdi. Il clima è tipicamente sahariano, con temperature medie estive di 20-25 °C e temperature invernali di circa 15 °C. La piovosità è scarsa. L'interno, dove predomina l'hammada, è poverissimo di risorse. Sono praticati la pesca e l'allevamento del cammello. L'importanza economica della regione è rappresentata dallo sfruttamento dei giacimenti di fosfati che si trovano nei pressi del capoluogo. La popolazione è di origine prevalentemente berbera. La religione predominante è la musulmana sunnita. Capoluogo: El Aaiún, situato a circa 70 km dalla costa atlantica, in un'oasi lungo il corso dell'uadi Saguia el-Hamra. Popolato da tribù berbere, l'attuale Sahara Occidentale nel XIII sec. venne raggiunto da tribù beduine di lingua araba che si fusero con le prime, dando vita al nucleo originario della popolazione sahrawi. In epoca moderna alcune tribù sahrawi, minacciate dall'espansionismo del Marocco, stipularono degli accordi di subordinazione con Rabat che, tuttavia, non riuscì a controllare stabilmente il territorio a causa del nomadismo delle tribù. Passata effettivamente sotto il controllo della Spagna nel 1934 (dopo che Madrid aveva ottenuto il protettorato della zona meridionale - chiamata Río de Oro - e di quella settentrionale - chiamata Saguia el-Hamra - rispettivamente nel 1884 e nel 1912), la regione divenne provincia metropolitana (1958) con la denominazione di Sahara Spagnolo (mantenuta fino al 1975). A partire dagli anni Cinquanta i processi di sedentarizzazione e di urbanizzazione delle popolazioni autoctone favorirono la nascita di una coscienza nazionale che, nel 1973, sfociò nella fondazione del Fronte Polisario (Fronte popolare per la liberazione di Saguia el-Hamra e Río de Oro). Nonostante l'ONU e la Corte di Giustizia avessero riconosciuto nel 1975 il diritto del popolo sahrawi all'autodeterminazione, nel 1975 la Spagna raggiunse un accordo con Marocco e Mauritania per spartire il Sahara Occidentale tra i due Stati. Il territorio settentrionale di Saguia el-Hamra venne quindi invaso dalle forze marocchine, mentre il territorio meridionale del Río de Oro venne occupato dalla Mauritania. Gran parte delle popolazioni sahrawi riparò in Algeria, mentre il 27 febbraio 1976 venne proclamata in esilio la Repubblica Araba Sahrawi Democratica (RASD), riconosciuta da diversi Paesi.

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Il Fronte Polisario reagì all'occupazione innescando la guerriglia contro Marocco e Mauritania.

Nel 1979 la Mauritania decise di abbandonare ogni rivendicazione e di riconoscere il Fronte Polisario con cui firmò l'Accordo di Algeri.

Le truppe mauritane si ritirarono dal Río de Oro che, tuttavia, venne immediatamente invaso dal Marocco.

Quest'ultimo, con l'appoggio degli USA, eresse un muro difensivo allo scopo di isolare nelle fasce desertiche le forze sahrawi, riducendo fortemente la loro capacità d'azione.

Gli sforzi diplomatici del Fronte Polisario portarono al suo riconoscimento da parte dell'ONU (1979) e all'ammissione della RASD nell'OUA (1982, con conseguente ritiro del Marocco dall'organizzazione).

Nell'agosto 1988 sia il Fronte Polisario sia il Marocco accettarono il piano di pace dell'ONU che prevedeva un cessate il fuoco e un referendum per l'autodeterminazione del Sahara Occidentale.

Purtroppo tale piano rimase bloccato.

Nonostante il cessate il fuoco concordato nel 1991, il Marocco mantenne le sue truppe nella regione, mentre lo spiegamento di una forza di pace dell'ONU (MINURSO) avvenne parzialmente.

Il referendum per l'autodeterminazione, che si sarebbe dovuto tenere nel 1992, venne ripetutamente rimandato a causa delle divergenze tra il Fronte Polisario e il Marocco in merito alla definizione del corpo elettorale e alla consistenza della popolazione sahrawi.

Nel 1997 sembrava che le divergenze tra i due contendenti potessero essere state appianate con la stipula di un accordo che prevedeva l'indizione del referendum per il 1998.

Tuttavia la data slittò ulteriormente al 2002 dopo che l'ONU, all'inizio del 2000, portò a termine il censimento degli aventi diritto al voto.

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