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CRISI DEL SEICENTO
Caduta della produzione accompagnata da trasformazioni nella società e nella politica che si prolungò in tutta l'Europa dalla fine del Cinquecento ai primi decenni del Settecento (secondo le periodizzazioni più ampie), oppure dai primi decenni del Seicento alla fine del secolo (secondo le più ristrette). Nell'economia si verificò, dalla fine del Cinquecento nel sud e dall'inizio del Seicento nel Nord dell'Europa, sia una caduta della produzione agricola e industriale che un lungo processo di deflazione. È possibile che, in particolare sull'agricoltura, abbia esercitato un'influenza negativa il raffreddamento del clima a partire dal 1590 circa. Per quanto riguarda la demografia, la popolazione di tutta l'Europa continuò a crescere nel corso del secolo passando da 110 a 125 milioni di abitanti circa. In molte regioni ci furono, però, cadute seguite da riprese (come in Germania, Francia, Italia, Spagna, Portogallo). Nella società l'instabilità si presentò almeno in parte come riflesso delle difficoltà economiche. In quasi tutti i paesi europei vi furono frequenti rivolte e agitazioni nelle campagne e nelle città che culminarono, intorno alla metà del secolo, in vere e proprie rivoluzioni (Inghilterra, Catalogna, Portogallo, Napoli, Parigi, Ucraina). Nella vita politica una manifestazione della crisi fu la guerra dei Trent'anni (1618-1648) che incendiò e travolse l'Europa centrale in tutta la prima metà del Seicento. Nella sensibilità e nell'arte il barocco è stato spesso considerato come una manifestazione d'involuzione, mentre nella religione l'avanzata controriformista in seguito al concilio di Trento (1545-1563) è stata vista allo stesso tempo come causa ed effetto di una vera e propria crisi morale. Tuttavia numerosi studiosi hanno rivelato, con sempre maggior forza, le smagliature di questa interpretazione del XVII secolo all'insegna della crisi. Nell'economia la caduta dell'attività non interessò tutte le regioni dell'Europa settentrionale (Olanda e Inghilterra non ne furono coinvolte). Nelle città, e ancor di più nelle campagne, si verificarono parecchi esempi in poSOsitivo di riconversione e di trasformazione. Anche le agitazioni sociali appaiono come elementi di vitalità piuttosto che come esempi d'involuzione. Difficile è infine estendere il concetto di crisi dalla realtà economica, misurabile, all'arte e alla religione; ed è difficile, comunque, interpretare il mondo barocco all'insegna della crisi anziché come l'espressione di una sensibilità nuova e prorompente. Alla luce di queste nuove analisi la visione di una crisi generale del Seicento si viene sfaldando arricchendosi, però, di tante sfumature.

P. Malanima
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