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TRENTO, CONCILIO DI
(1545-1563). Concilio ecumenico, il diciannovesimo della Chiesa cattolica. La sua preparazione e i suoi orientamenti furono condizionati dalla rottura dell'unità dogmatica e disciplinare prodotta dalla Riforma protestante e dalle vicende dei rapporti tra Roma e le potenze europee. La sede di Trento fu indicata da Carlo V perché città imperiale ma non collocata in Germania, come avrebbero voluto i riformati. Le guerre d'Italia e il sacco di Roma (1527) e in seguito l'opposizione di Francesco I e i tentennamenti dei pontefici ne rimandarono la convocazione sino alla pace di Crépy (1544). I lavori iniziarono a Trento (13 dicembre 1545), sotto la presidenza dei legati di papa Paolo III, affrontando parallelamente le materie dogmatiche e quelle disciplinari o di riforma. Durante la prima fase del concilio (1545-1549, incluso il trasferimento a Bologna) le principali discussioni riguardarono le sacre scritture e la tradizione, il peccato originale e la giustificazione davanti a Dio. Nella seconda fase (maggio 1551 - aprile 1552) furono approvati i decreti dogmatici relativi all'eucaristia (ribadendo la presenza reale di Cristo e la transustanziazione). Dopo una lunga interruzione, la pace di Cateau Cambrésis e l'elezione di Pio IV (1559) resero possibile la riconvocazione. La terza e ultima fase (gennaio 1562 - dicembre 1563) si svolse in un clima di irrigidimento confessionale: il calvinismo era in espansione, il luteranesimo ormai radicato nell'Europa settentrionale, le speranze in un accordo da tempo sepolte. I decreti sul carattere sacrificale della messa e sul sacramento dell'ordine risposero alla ecclesiologia antigerarchica dei protestanti; quelli su indulgenze, purgatorio e culto dei santi servirono a ribadire le "verità" che Lutero e Calvino avevano posto in discussione; quelli disciplinari (circa i sinodi diocesani e i concili provinciali, le visite pastorali, le parrocchie) furono volti a organizzare stabilmente la "cura d'anime". Infine, speciali commissioni approntarono il Catechismo romano e la Professione di fede tridentina, mentre posero le basi per la riforma del messale e del breviario e per la edizione della traduzione canonica delle Scritture in latino detta Vulgata. Per la corretta interpretazione dei decreti fu istituita poi la Congregazione del concilio. Le prerogative del pontefice e la riforma della curia non erano state affrontate; la gerarchia ecclesiastica e il ruolo del ceto sacerdotale ne uscivano rafforzati, secondo un modello che solo il concilio Vaticano II (1962-1966) avrebbe posto in discussione. La Chiesa della Controriforma, con la condanna degli errori e il rinnovamento delle strutture interne, si rinsaldava così nelle aree rimaste cattoliche. Fuori di queste si affidava alle armi spagnole e all'espansione missionaria.
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