GEOGRAFIA - EUROPA - LETTONIA

PRESENTAZIONE

La Lettonia confina a Nord-Est con l'Estonia, a Est con la Russia, a Sud-Est con la Bielorussia, a Sud con la Lituania; a Ovest si affaccia sul Mar Baltico, con una costa piatta e spesso accompagnata da lagune. Ha un'estensione di 64.589 kmq e una popolazione di 2.312.000 ab., con una densità di 36 abitanti per kmq. La popolazione è formata da Lettoni solo per il 58,6%, mentre i Russi, immigrati dopo la seconda guerra mondiale, raggiungono il 28,8%. Altre minoranze sono rappresentate da Bielorussi (3,9%), Ucraini (2,6%), Polacchi (2,5%), Lituani (1,4%) ed Ebrei (0,4%). Lingua ufficiale è il lettone, sebbene sia molto diffuso il russo. Le religioni più diffuse sono la cattolica e la luterana. Già parte dell'URSS, e proclamatasi indipendente nel 1991, la Lettonia è una Repubblica monocamerale. Il potere legislativo è esercitato dal Parlamento, formato da 100 membri, eletti a suffragio universale per tre anni. L'esecutivo spetta al presidente della Repubblica eletto dal Parlamento. L'unità monetaria è il lat. La capitale è Riga (735.241 ab.).

IL TERRITORIO

Il territorio, prevalentemente pianeggiante con modesti rilievi dovuti alla presenza di estese formazioni moreniche quaternarie, è disseminato di bacini lacustri di origine glaciale ed è percorso dai fiumi Daugava o Dvina occidentale, che è il più lungo del Paese, Gauja, Lielupe e Venta; il golfo di Riga è chiuso a Ovest dalla vasta penisola della Curlandia. Il clima di transizione, umido e mitigato dall'influsso marino, favorisce la diffusione della foresta (conifere miste e latifoglie) e dei pascoli.
Cartina della Lettonia

Panorama sul fiume Daugava (Lettonia)


L'ECONOMIA

La presenza di terreni fertili ed estese foreste è alla base di un'agricoltura sviluppata e di un fiorente allevamento: sono presenti ampie coltivazioni di patate, lino e foraggere; in minor misura di avena, segale e orzo. Intenso l'allevamento bovino. Sviluppata la pesca lacustre e quella marina nel Baltico (aringhe, merluzzi), che ha i suoi centri maggiori nei porti di Liepaja e Ventspils. L'industria presenta uno sviluppato comparto alimentare per la trasformazione dei prodotti agricoli (latte, carne, lino). Sono presenti inoltre industrie del legno a Riga, tessili a Daugavpils (fibre sintetiche), chimiche ed elettroniche. Riga è anche un importante porto commerciale e centro cantieristico.

CENNI STORICI

I primi abitanti dell'attuale territorio lettone furono tribù nomadi di cacciatori e pescatori, le quali migrarono verso le foreste della costa del Baltico dopo il ritiro degli ultimi ghiacciai. Intorno al 2000 a.C., questi gruppi furono sostituiti delle popolazioni baltiche, tribù indoeuropee che svilupparono l'agricoltura e s'insediarono in modo permanente in Lettonia, Lituania e nell'Est della Prussia. Gli Ugrofinni abitarono i territori dell'attuale Lettonia, seguiti dai Balti, dal nome di una tribù dei quali (i Letti) derivò poi il nome del Paese. I Balti, pur sottoposti alla pressione slava, respinsero i Finni verso Nord e gli Scandinavi verso la costa; entro il 900 d.C. si separarono dai loro affini Lituani, arrivando a occupare stabilmente la Curlandia e la Livonia. L'espansione dei Danesi verso le steppe situate al Nord del Mar Nero si svolse attraverso i fiumi Dvina e Dnepr, passando per le terre lettoni. Svedesi e Russi si disputarono questo territorio nei secc. X e XI. Nel 1158 queste terre furono attaccate una prima volta dai Tedeschi, e conquistate interamente nel 1238, quando i Lettoni fecero atto di sottomissione e si convertirono al Cristianesimo. L'ordine dei Cavalieri Teutonici creò la cosiddetta Confederazione di Livonia, formata da Stati ecclesiastici, città libere e regioni governate da guerrieri. A metà del XVI sec., le rivalità all'interno della Livonia si accentuarono a causa dell'espansione del Protestantesimo e dello scontento dei contadini, anche se in questo periodo i Lettoni beneficiarono della partecipazione di Riga alla Lega anseatica, società mercantile germanica che raggiunse notevole prosperità. Ciononostante, la nobiltà locale fu eliminata e i contadini sottoposti al pagamento di imposte, anche sotto forma di forza lavoro. Dominata dall'aristocrazia tedesca, la Lettonia subì una prima invasione russa nel 1558, ad opera dello zar Ivan il Terribile; l'ordine si disgregò e la Livonia rimase smembrata. Alla fine della guerra di Livonia, la Lituania annetté l'area situata al Nord del fiume Dvina, mentre la parte meridionale rimase in mano alla Polonia e la Svezia riebbe il Nord dell'Estonia. I Polacchi, chiamati in aiuto dall'ordine dei Cavalieri Teutonici, si impossessarono a loro volta del Paese nel 1561. Nel 1621 la Svezia occupò Riga e Jelgava, per acquisire in seguito l'Estonia e il Nord della Lettonia. La regione situata a Ovest di Riga, sul Mar Baltico, si definì come ducato di Curlandia e rimase territorio semi-indipendente della Polonia. Nella metà del XVII sec., la Curlandia divenne una potenza navale e commerciale dell'Europa del Nord; il duca Jacob promosse una breve occupazione lettone di Tobago, nel Mar dei Caraibi, e di un'altra isola nel delta del fiume Gambia, in Africa. La Svezia mantenne i suoi territori fino alla grande guerra nordica (1721-95), dopo la quale dovette cederli alla Russia in virtù del Trattato di Nystad. Dal 1795, la Livonia fu divisa in tre regioni dall'Impero russo: Estonia (la parte settentrionale), Livonia (il Sud dell'Estonia e il Nord della Lettonia) e Curlandia. Sotto l'Impero zarista numerosi esponenti dell'aristocrazia lettone arrivarono a ricoprire importanti incarichi burocratici, ma il permanere di sentimenti nazionali fece fallire la russificazione del Paese. Dopo la rivoluzione russa del 1905, i Lettoni furono protagonisti delle prime azioni a carattere patriottico. I contadini si sollevarono in armi contro i signori tedeschi e contro i governanti russi. Anche se la ribellione fu repressa dalle truppe zariste, essa costituì il principale antecedente della guerra di liberazione dichiarata tredici anni più tardi. Dopo la Rivoluzione del 1917, il 18 novembre 1918 il Consiglio del popolo di Lettonia proclamò l'indipendenza, formando un Governo diretto dal leader dell'Unione contadina, Karlis Ulmanis. Attaccata da truppe tedesche e dall'Armata Rossa, solo nel 1920 la Lettonia poté firmare un trattato di pace (Trattato di Riga) con l'Unione Sovietica che rinunciò alle proprie pretese territoriali sulla regione. Nel 1922, un'Assemblea costituente instaurò una Repubblica parlamentare. La crisi economica internazionale degli anni Trenta e la separazione tra socialisti e filo-nazisti provocò il collasso del Governo lettone. Nel 1934 il primo ministro K. Ulmanis adottò misure eccezionali, governando in modo autoritario fino al 1938. Nel 1939 la Lettonia fu costretta a cedere basi militari all'URSS, che nel giugno dell'anno seguente la annesse come Repubblica federata. Occupata dai nazisti nel 1941, fu incorporata nella provincia tedesca dell'Ostland, ritornando all'URSS nel 1945. La liberazione della Lettonia da parte dell'Armata Rossa significò il ristabilimento del Governo sovietico e l'emigrazione di migliaia di Lettoni verso l'Europa occidentale. Nel 1945-46, circa 100.000 Lettoni furono deportati in Russia; parallelamente, una zona dell'estremo Nord-Est della Lettonia con una popolazione a maggioranza russa venne inglobata nell'Unione Sovietica. Nel 1959, il presidente del Soviet supremo della Lettonia, Karlis Ozolins, fu destituito con l'accusa di capeggiare una corrente nazionalista; la resistenza armata lettone contro il regime sovietico fu sconfitta in modo definitivo nel 1952. I simboli dell'indipendenza della Lettonia, l'inno, la bandiera, i monumenti e la storia nazionale, furono adeguati al nuovo regime istituzionale. Il russo fu imposto come lingua ufficiale e fu avviata una sistematica immigrazione di cittadini russi e di altre nazionalità protrattasi fino alla metà degli anni Ottanta. Con l'elezione alla segreteria del Partito comunista russo di Michail Gorbaciov (1985) e il diffondersi delle riforme democratiche da lui volute, lo spirito nazionale lettone ebbe occasione di rinascere. Nel 1988, il Movimento per l'indipendenza nazionale della Lettonia (LNNK) pretese la fine della russificazione del Paese, la libertà di stampa e la formazione di partiti politici indipendenti. Il Partito comunista della Lettonia (PCL) rinnovò il proprio direttivo con politici riformisti che godevano del sostegno popolare; la bandiera nazionale fu legalizzata e il lettone adottato come lingua ufficiale. Nell'ottobre del 1988, migliaia di persone celebrarono la formazione del Fronte popolare della Lettonia (LTF), che riuniva gruppi sociali e politici di recente formazione e militanti comunisti. Nelle prime elezioni libere dell'URSS, nel marzo 1990, il Fronte popolare (indipendentista) ottenne la maggioranza assoluta in Parlamento; il 4 maggio il neo presidente Anatoli Gorbunovs proclamò in linea di principio l'indipendenza, ribadita a tutti gli effetti nell'agosto del 1991. Il mese successivo, alla vigilia dello scioglimento dell'URSS, Mosca riconobbe ufficialmente l'indipendenza dell'Estonia, della Lituania e della Lettonia che, alla fine dello stesso anno, entrarono a far parte dell'ONU. Lo stesso 4 maggio 1990, insieme alla Dichiarazione d'indipendenza, si decise di ripristinare la Costituzione del 1922. I tre Stati baltici avviarono negoziati con la Comunità europea (CEE) circa gli scambi commerciali e l'assistenza finanziaria. Nel febbraio del 1992, Lettonia e Russia firmarono un accordo sul ritiro delle truppe dell'ex Unione Sovietica stanziate sul territorio lettone. Nel giugno del 1993, si assisté alla vittoria elettorale dei nazionalisti moderati di Via lettone e fu eletto un nuovo Parlamento, che nominò presidente del Paese Guntis Ulmanis. L'inizio del processo di liberalizzazione dell'economia provocò un forte aumento della disoccupazione: nel 1994 gli investimenti stranieri aumentarono, ma l'economia continuò a dipendere dalla Russia, principale fornitore di combustibile e primo mercato delle esportazioni. Inoltre, nonostante la massiccia privatizzazione delle imprese statali, il bilancio si mantenne deficitario, così come la bilancia commerciale. Nel 1995, lo scarso controllo sulla bilancia commerciale determinò il fallimento di varie istituzioni finanziarie. In dicembre, un accordo tra il conservatore Blocco nazionale e due partiti di sinistra permise di nominare alla carica di primo ministro Andris Skele. Nel giugno del 1996, il Parlamento rielesse G. Ulmanis alla presidenza. Durante quello stesso anno, i rapporti con la Russia migliorarono sensibilmente; nonostante ciò, la Lettonia continuò a richiedere un trattato che stabilisse i confini tra i due Paesi. Nel luglio del 1997, Guntars Karst assunse la carica di nuovo primo ministro in sostituzione di Andris Skele, il quale rinunciò all'incarico dopo essere stato accusato di corruzione. In novembre, la Russia ritirò la sua opposizione a un'eventuale ingresso della Lettonia nella NATO, nella quale il Governo lettone aveva in varie occasioni manifestato la propria intenzione di entrare. Le truppe ex sovietiche completarono il ritiro dal Paese, ma rimaneva aperto il problema dei diritti politici della forte minoranza di lingua russa. Le pressioni dell'Unione europea e la minaccia di ritorsioni da parte della Russia (revoca alla Lettonia lo status di Nazione privilegiata negli scambi commerciali, riduzione pari al 15% della quantità di petrolio russo che transita dalla Lettonia) spinsero il Parlamento lettone ad approvare alcuni emendamenti alla restrittiva legge sulla cittadinanza. In attesa del via libera all'ingresso nell'Ue, dal febbraio 1998 entrarono in vigore una serie di accordi di cooperazione politica ed economica tra l'Unione europea e i tre Paesi baltici. Nelle elezioni del 1999 si affermò un raggruppamento di centro-destra che portò alla presidenza Vaira Vike-Freiberga; il 12 aprile 2000 il primo ministro Skele si dimise per la defezione del partito Unione e libertà dalla coalizione governativa. Andris Berzins venne nominato suo successore, ricevendo il 5 maggio la fiducia del Governo. Le elezioni politiche dell'ottobre 2002 decretarono la vittoria dell'ex-banchiere Einars Repse, leader del partito liberale Nuova Era. Nel giugno 2003 la Vike-Freiberga, tenace sostenitrice dell'europeismo, fu riconfermata presidente. Il 29 marzo 2004 la Lettonia fece il suo ingresso ufficiale nella NATO e il 1° maggio dello stesso anno entrò nell'Unione europea. Nel febbraio 2004 forti contrasti all'interno della maggioranza governativa indussero il presidente della Repubblica a nominare un nuovo primo ministro, l'esponente dei verdi Indulis Emsis. In occasione delle elezioni per il rinnovo del Parlamento europeo (giugno 2004), il partito di Emsis non raggiunse il 5% dei voti, mentre ottennero ampi consensi la formazione di destra Madrepatria e libertà (29,8%) e il partito liberale Nuova Era (19,68%). In dicembre si costituì il nuovo Esecutivo di centro-destra guidato dal popolare Aigars Kalvitis.

LA CAPITALE

Riga

(735.241 ab.). Capitale della Lettonia, situata sulle rive della Dvina occidentale, in prossimità dello sbocco sul Baltico, è una città di antiche origini. Già fiorente all'epoca della Lega anseatica (1282), oggi è un centro industriale e un porto commerciale molto attivo. Possiede industrie meccaniche, chimiche, tessili, dei materiali da costruzione e cantieri navali; è anche un importante nodo ferroviario. La parte antica della città, sulla riva destra della Dvina, conserva antichi monumenti; la parte nuova si è sviluppata invece sulla riva opposta del fiume. È sede universitaria e dell'Accademia delle Scienze.


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