La Provincia Regionale di Trapani Libero Consorzio Comunale La Storia I Luoghi e La Memoria

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Biglietti da Visita a Trapani di Trapanesi

All together, we can do a better world. World goes where we like and wish He goes. It's up to all of us.
Trapani è posta all'estremità occidentale della Sicilia, su una specie di istmo che trafigge il mare ed ha una forma caratteristica di doppia falce. Il geografo Stefano Bizantino dedusse dai suoi studi che l'antica Drepanum, abitata dagli Elimi, avesse preso il nome dell'isola di Cossyra, vicina alle coste dell'Epiro, che anticamente si chiamava Drepan, la cui origine si perdeva nella notte dei tempi. In seguito diventò una base navale cartaginese, anche se ben poco ci è stato tramandato di questo periodo. Conquistata dai romani nel 231 a.C. fu ben presto lasciata sotto la dominazione di Erice. Nel periodo bizantino sappiamo solo che la ignorarono, considerandola poco più di uno scoglio. Grande splendore ebbe, invece, sotto il dominio degli arabi e in quel fulgido periodo assunse grande importanza geografico-politica per la posizione strategica del suo porto. Nel 1072 il normanno Ruggero espugnò Trapani, cacciando i saraceni. Ancora, intorno al 1280 fu occupata dagli aragonesi e fino ad allora restò un grande porto commerciale e militare nel Mediterraneo. La sua decadenza, iniziata con la dominazione spagnola, culminò, nel 1647, quando il governo spagnolo tentò di venderla, insieme ad Erice, ad un nobile fiorentino. Assurse di nuovo a grande centro marinaro ed agricolo nel 1818 sotto la dominazione borbonica.

Archivio Storico di Trapani Erice e dintorni di Giuseppe VELLA e Giuseppe Siciliano - Gruppo pubblico su FB. Il gruppo vuole essere un luogo virtuale dove potersi incontrare e confrontare sulle diverse tematiche che riguardano l'area urbana ericino-trapanese ed il suo hinterland, sempre nel rispetto della massima educazione, correttezza morale e nell'osservanza della legalità.

Trapani e Erice nel passato Amministratori Enrico D'Amico Francesca D'Amico Moderatori Antonio Giotti Leonardo Poma Tonino Perrera - Gruppo pubblico su FB. Spunti per animare una o più discussioni su foto, personaggi e quant'altro possa amichevolmente coinvolgere quante più persone che hanno a cuore Trapani ed Erice ed altri comuni della provincia di Trapani, anche nel loro passato. Espressioni tipiche dialettali e reclame d'epoca,provenienti da qualsiasi fonte, espresse in modo sintetico ed efficace. Il gruppo ha finalità ricreative e non commerciali o lucrative.

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Trapani I Misteri XVII La Deposizione

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Trapani I Misteri XIX Il Sepolcro

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Trapani I Misteri VII La Negazione

Trapani I Misteri VII La Negazione

Trapani I Misteri X L'Incoronazione di Spine

Trapani I Misteri XII La Sentenza

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Glossario da enciclopedia trapaninfo.it

Provìncia.

Nell'organizzazione dello Stato romano (sia nella fase repubblicana sia in quella imperiale), territorio non direttamente dipendente dalle magistrature della capitale, ma soggetto alla giurisdizione di un propretore o di un proconsole inviato da Roma. ║ Ente territoriale amministrativo autonomo, intermedio tra regione e comune, costituito da un complesso di comuni tra loro limitrofi, il più importante e popoloso dei quali svolge la funzione di capoluogo. ║ Per estens. - L'insieme dei piccoli centri e del loro territorio in quanto contrapposto, nell'accezione, al capoluogo. La differenziazione lessicale tra città e p. può essere intesa in senso geografico o con valore di traslato, intendendo sottolineare, in questo caso, la diversità di mentalità, tradizioni e costumi tra i due: più evoluti e moderni nella prima, più semplici e genuini nella seconda. ║ Per traslato metonimico, il complesso degli edifici, uffici e servizi che costituiscono la sede fisica dell'amministrazione provinciale. ║ Per traslato, in ambito giornalistico, la redazione in cui vengono realizzate le pagine speciali relative alle notizie di una zona specifica e che costituiscono l'edizione detta provinciale.
• Stato. - Repubblica romana: in origine, il termine indicava la sfera di azione o l'ambito territoriale di competenza entro cui un magistrato poteva esercitare il proprio imperium. Con le prime acquisizioni da parte di Roma di regioni esterne alla penisola, il vocabolo subì un'evoluzione semantica e fu inteso non più nel senso di una competenza tecnico-politica, ma in quello concreto di distretto territoriale permanente, sottoposto all'autorità di un magistrato romano. Tale slittamento di significato si attuò per il fatto che le nuove terre, oggetto di conquista delle legioni, venivano assegnate da governare ai consoli che guidavano le truppe vittoriose, cui si ampliava, dunque, l'imperium militare originario in senso amministrativo e giudiziario. I primi territori sottomessi, Sicilia, Sardegna, Corsica, ecc., si differenziavano nettamente da quelli italici per il loro status di tributari (pur esistendo casi di cittadini o comunità immunes). Roma accolse infatti, per quanto riguardava le p., la concezione ellenistica per cui la terra era proprietà del monarca, fatto che giustificava l'imposizione di tributi fondiari e lo sfruttamento del territorio. Quando si verificava l'annessione di una p., il generale vittorioso emanava, con l'assistenza di una commissione di dieci legati nominati dal Senato, una lex provinciae (quali, ad esempio, la lex Rupilia per la Sicilia, la lex Aemilia per la Macedonia o la lex Pompeia per la Bitinia), che stabiliva le norme e i criteri generali per la sua amministrazione. Essa divideva il territorio in distretti amministrativi, stabiliva le tassazioni e gli oneri tributari per le singole città, i privilegi e gli esoneri dalle imposte, le procedure per l'erogazione della giustizia e per il mantenimento di istituzioni locali. Ogni nuovo governatore, poi, aveva diritto a integrare la lex con un proprio editto, generalmente relativo a questioni finanziarie e giudiziarie, e godeva di ampia discrezionalità amministrativa. Il governatore deteneva dunque nello stesso tempo poteri civili, militari, e giudiziari, per i quali era coadiuvato da un certo numero di propri legati di rango senatorio, mentre per l'amministrazione finanziaria era assistito da un questore alle sue dipendenze. Inizialmente il Governo provinciale era affidato a un magistrato romano in carica (console o pretore), essendo eletto a tal fine un numero superiore di pretori (il collegio passò da due a quattro, dopo la conquista di Sicilia e Sardegna, da quattro a sei dopo la costituzione delle p. spagnole); ma l'incremento del numero di p. rese inopportuno questo sistema, che comportava la creazione di troppi magistrati in carica contemporaneamente, e così si ricorse all'espediente della prorogatio  imperii. Con questo istituto, il Senato prorogava il mandato di alcuni magistrati (per uno o più anni), in numero pari al fabbisogno di amministratori provinciali, che esercitavano una sorta di potere suppletivo (da qui la dizione pro consule, pro praetore: in luogo del console, in luogo del pretore; solo in un secondo tempo queste locuzioni furono sostantivate). Il Senato stabiliva anche quali p. sarebbero state ad amministrazione proconsolare e quali propretorili e solo in seguito procedeva per sorteggio all'abbinamento dei singoli magistrati ai territori. A causa dei favoritismi che inquinavano la distribuzione, Caio Gracco propose una legge secondo cui la definizione delle p. in consolari e pretorili sarebbe dovuta avvenire prima dell'elezione dei magistrati interessati. Con il medesimo intento, più tardi, Pompeo propose che tra l'elezione a una magistratura e l'eventuale assegnazione di una p. dovessero trascorrere cinque anni. Alla fine dell'età repubblicana le p. erano 15: Sicilia, sottratta ai Cartaginesi durante la prima guerra punica (241 a.C.); Sardegna e Corsica create nel 227 a.C.; Spagna Ulteriore e Citeriore acquisite nel 197 a.C.; Macedonia, ridotta a p. nel 148 a.C. e unita amministrativamente all'Acaia; Africa, conquistata nel 146 a.C. dopo la sconfitta di Cartagine; Asia, costituitasi nel 133 a.C. per donazione allo Stato romano del Regno di Pergamo da parte di re Attalo III; Gallia Narbonese, annessa nel 118 a.C. e successivamente ingrandita da Cesare; Cirenaica e Bitinia, cedute dai rispettivi re nel 75 e nel 74 a.C.; infine, sempre durante il I sec. a.C., furono acquisite la Siria da parte di Pompeo, la Cilicia e l'Illirico. ║ Età imperiale: durante l'Impero le p. aumentarono di numero e la loro conquista appare guidata da una politica prestabilita, assai più di quanto non fosse per quelle di età repubblicana. Esse venivano distinte in p. imperiali e p. senatorie, in ragione, rispettivamente, della necessità o meno di guarnigioni militari per il mantenimento del presidio. Di conseguenza, le prime erano per lo più p. di nuova acquisizione, mentre le seconde coincidevano con le più antiche. Il Senato amministrava le p. di sua competenza mediante ex magistrati (che avevano il titolo di proconsules anche se non avevano rivestito il consolato) designati in quella carica per un anno; in dipendenza dal proconsole agiva, per le questioni finanziarie, un questore, mentre gli interessi del fisco e del patrimonium (PATRIMONIUM PRINCIPIS) erano curati da procuratori, di rango pretorio, che rispondevano direttamente all'amministrazione imperiale. Le p. imperiali erano invece governate da legati Augusti pro praetore di rango senatorio (consolare o pretorio in ragione del numero di legioni presenti sul territorio) designati direttamente dall'imperatore, che duravano in carica per un tempo indeterminato, talvolta molto lungo. Senza vincoli di dipendenza dal legato, operavano un procuratore di ceto equestre, per l'amministrazione finanziaria e un legatus legionis, per il controllo delle truppe. In tal modo l'autorità nelle p. veniva scissa in più referenti e richiedeva un alto grado di cooperazione fra i magistrati e fra essi e le istituzioni locali. Queste ultime vennero inizialmente preservate in molte loro funzioni (soprattutto nei territori di cultura greco-ellenistica) e furono ridimensionate solo progressivamente e in concomitanza con lo sviluppo della burocrazia. Nelle regioni occidentali, il processo di romanizzazione fu particolarmente efficace, contestualmente alla diffusione di strutture cittadine, all'estensione della cittadinanza romana ai provinciali (che culminò con l'editto di Caracalla del 212 d.C.) e alla riorganizzazione del sistema tributario. Durante il principato, il numero delle p. arrivò a 46, sia per le scissioni in più distretti amministrativi delle p. già esistenti, sia per le nuove acquisizioni territoriali (sotto Augusto furono annesse le quattro regioni danubiane, che costituirono la linea settentrionale di confine dell'Impero; con la battaglia di Azio del 31 a.C., fu eretto a p. l'Egitto, pur se con lo status particolare di diretta dipendenza dall'imperatore; Claudio creò le p. di Britannia e di Licia-Panfilia; Traiano la Dacia; Cappadocia, Mauritania e Tracia furono trasformate, durante il I sec. d.C., da Regni clienti in p.). A partire da Domiziano e Traiano, si susseguirono numerosi provvedimenti relativi all'assetto territoriale dell'Impero, fino alla radicale riforma di Diocleziano che, frazionando le antiche p. in due o tre distretti di minor dimensione (per un numero complessivo di 87), le riorganizzò in diocesi, circoscrizioni amministrative che coprivano tutto l'Impero. Anche l'Italia, con l'esclusione della città di Roma, fu trasformata in p. e dotata, come tutte le altre, di un governatore civile e di uno militare indipendenti l'uno dall'altro. Alla loro autorità si affiancava la presenza di una burocrazia capillare che, da ogni p., afferiva in primo luogo alle amministrazioni centrali della diocesi di appartenenza e, poi, a quella imperiale. ║ Medioevo ed età moderna: le invasioni barbariche comportarono varie modifiche alle circoscrizioni provinciali dell'età tardo-antica, quando già, comunque, le realtà cittadine avevano cominciato ad acquisire maggior importanza strategica nell'amministrazione rispetto alle p. Mentre le popolazioni germaniche trovarono confacente alle proprie tradizioni le civitates, i Goti che occuparono l'Italia stabilirono una dominazione fortemente centralizzata, che annullò le autonomie provinciali. I Longobardi adottarono delle circoscrizioni territoriali molto ampie, i ducati, che per estensione e ampiezza di poteri di amministrazione e di governo, sia civile sia militare, si configuravano come piccoli Regni non immuni da istanze autonomiste. I Franchi sostituirono ai ducati i comitati o contee, cui furono nettamente ridotte le attribuzioni amministrative, governate da pubblici ufficiali (conti e marchesi) soggetti al potere regio e coadiuvati da ufficiali minori. Un'assemblea dei residenti manteneva poteri deliberativi in relazione a importanti questioni locali. Durante il Feudalesimo, essendo i feudi signorie autonome e non parti di un'unica compagine statale, pur se legati a un sovrano comune, le p. scomparvero di fatto per ricomparire, con varie denominazioni e peculiarità, solo con la rinascita di autorità statali a carattere unitario: signorie, principati e monarchie. Nello Stato pontificio, durante i secc. XIII-XIV, la riforma egidiana riorganizzò le p. ed istituì anche un loro Parlamento; nel feudo sabaudo le p. furono restaurate durante il XVI sec. e dotate di un sovrintendente amministrativo e di un prefetto con potere giurisdizionale, strettamente legati al Governo centrale. L'età moderna, in genere, coincise con l'abolizione di ogni autonomia e diversità locale (quali, per esempio, i privilegi di eredità feudale), in funzione dell'uniformità dell'ordinamento amministrativo in tutte le parti del territorio statale. In particolare, le p. di istituzione austriaca nel Lombardo-Veneto, volute da Maria Teresa, e l'eredità amministrativa della pur breve occupazione francese, ispirarono il concetto di p. come circoscrizione intermedia tra comuni e potere centrale, sottoposta a controllo mediante funzionari governativi (intendenti, prefetti, ecc.) insediati nei capoluoghi, pur in presenza di organi deliberativi locali (consigli provinciali) di tipo elettivo.
• Diritto amministrativo - Nell'ordinamento italiano, la p. si configura sia come circoscrizione amministrativa dello Stato (art. 128 della Costituzione) - sede di suoi organi periferici, quali la prefettura, la sovrintendenza di finanza, ecc. -, sia come ente pubblico territoriale autonomo (art. 129 della Costituzione), intermedio fra comune e regione, il cui compito risiede nella tutela degli interessi di tutto il territorio ad essa relativo. Mentre la modifica o l'istituzione di nuovi comuni è competenza della regione, interventi sulle circoscrizioni provinciali sono possibili solo mediante leggi dello Stato e, nel caso di passaggio ad altra regione, previo consenso della cittadinanza con referendum. Nel dopoguerra, tuttavia, l'ente provinciale subì un forte ridimensionamento funzionale, tanto che ne fu proposta l'abrogazione e la sostituzione con consorzi di comuni o comprensori. Ciò non avvenne, anche a causa della difficoltà nell'operare modifiche ad una legge costituzionale e, in seguito, le p. sono state rivalutate grazie all'istituto delle deleghe da parte delle regioni. Il rilancio delle circoscrizioni provinciali è stato affidato al Governo mediante la L. 8-6-1990, n. 142, che ha revisionato l'intera materia relativa alle autonomie locali, abrogando in gran parte la normativa precedente. Ispirandosi al dettato costituzionale e alla Carta sulle autonomie locali emanata dal Parlamento di Strasburgo nell'ottobre 1985, tale legge ha definito i criteri guida cui devono essere improntati i rapporti degli enti territoriali (p. e comuni, ma anche aree metropolitane e comunità montane) con il potere centrale e tra loro. Le disposizioni della nuova legge non sono tuttavia applicabili alle regioni a statuto speciale e alle p. autonome di Trento e Bolzano (TRENTINO-ALTO ADIGE). L'art. 2 sancisce l'autonomia della p., delineandone i contenuti fondamentali: autonomia statutaria, che consiste nell'indipendenza dell'ente nella definizione dei propri assetti istituzionali; autonomia finanziaria, che consiste nella certezza delle risorse, in quanto proprie o trasferite dagli organismi centrali. Le p., inoltre, possono disporre ed essere titolari di beni demaniali e patrimoniali. Per quanto riguarda il rapporto dell'istituzione con i cittadini, inoltre, gli articoli 7 e 8 della legge stabiliscono, rispettivamente, il principio della pubblicità e trasparenza degli atti amministrativi (regolamentato in autonomia dalle singole p.) e la possibilità di istituire la figura del difensore civico provinciale, già prevista a livello regionale. La p. ha inoltre potestà di regolamentare le forme di accesso, partecipazione e controllo dei cittadini sulle attività degli enti locali (forme associative, di appello, di consultazione, ecc.). La legge 142 ha anche innovato profondamente l'aspetto delle funzioni assegnate alle p., attribuendo loro competenze amministrative, di gestione - in materie relative al territorio e all'ambiente - e di programmazione. I settori di intervento si distinguono in: difesa del suolo, tutela e promozione ambientale, prevenzione delle calamità; tutela e promozione delle risorse idriche ed energetiche; tutela e promozione dei beni culturali; manutenzione della rete viaria e dei trasporti; protezione della flora e della fauna; regolamentazione della caccia e della pesca nei territori provinciali e nelle acque interne; organizzazione e controllo dello smaltimento dei rifiuti, rilevamento e disciplina degli scarichi delle acque, delle emissioni atmosferiche e dell'inquinamento acustico; gestione dei presidi sanitari e dei servizi di igiene e profilassi pubblica attribuiti all'ente dallo Stato e dalla regione; compiti connessi all'istruzione di secondo grado, artistica e professionale, attribuiti all'ente dallo Stato e dalla regione, ivi compresa la gestione dell'edilizia scolastica; gestione e programmazione di opere di interesse provinciale o di vaste zone intercomunali, di natura economico-produttiva, commerciale, turistica, sportiva, ecc. L'art. 15 della legge configura l'aspetto peculiare nel nuovo assetto dell'ente provinciale, quello della programmazione. Essa si realizza mediante alcuni strumenti: i programmi pluriennali, riferiti alla materia economica, territoriale e ambientale; il piano territoriale di coordinamento, attinente alle questioni di urbanistica; convenzioni e consorzi, che p. e comuni hanno facoltà di istituire quali strumenti attuativi per la gestione comune di funzioni o servizi o per la realizzazione di opere. La legge 142 ha inoltre attivato le procedure per l'istituzione di otto nuove p., in aggiunta alle 95 già esistenti, poste formalmente in essere nel 1992. Esse sono le p. di Biella e Verbania (o Verbano-Cusio-Ossola), in Piemonte; Crotone e Vibo Valentia, in Calabria; Lecco e Lodi, in Lombardia; Rimini, in Emilia Romagna; Prato, in Toscana, mentre Forlì è stata ridenominata Forlì-Cesena. Nel 2001 la Regione autonoma della Sardegna ha istituto 4 province divenute operative nel 2005: Olbia-Tempio, Ogliastra, Medio Campidano e Carbonia-Iglesias, mentre nel 2004 il Parlamento italiano ha istituito le 3 province di Monza e Brianza, di Fermo e di Barletta-Andria-Trani, operative a partire dal 2009. ║ Organi della p.: l'organizzazione dell'ente è basata sulla tripartizione dei suoi organi, Consiglio, Giunta e presidente. Al Consiglio è attribuito il ruolo di indirizzo, di programmazione, di produzione normativa e di controllo sull'esecutivo; alla Giunta spetta il compito di collaborare con il presidente nello svolgimento degli atti amministrativi che non rientrino per legge nelle competenze del Consiglio o del presidente; il presidente, con la L. 25-3-1993, n. 81, è la principale figura istituzionale in ambito provinciale. Egli è organo esecutivo, responsabile dell'amministrazione e del funzionamento organizzativo dell'ente; nomina la Giunta, scegliendo i suoi assessori anche all'esterno del Consiglio; designa i rappresentanti della p. presso enti pubblici, istituzioni e aziende private; subito dopo l'elezione, presenta all'approvazione del Consiglio i membri della Giunta e i propri indirizzi di governo. ║ Legge elettorale: la L. 25-3-1993, n. 81 ha anche modificato il sistema elettorale fino ad allora vigente, pur restando valide le parti della normativa precedente non espressamente abrogate e compatibili con il nuovo sistema. Presidente e consiglieri sono eletti ogni quattro anni a suffragio universale dai cittadini maggiorenni residenti nel territorio provinciale. All'atto della candidatura, ciascun aspirante presidente deve dichiarare il proprio collegamento ad almeno una delle liste di candidati consiglieri; la votazione si svolge con un'unica scheda sulla quale l'elettore indica la preferenza per la carica di presidente e per uno solo dei candidati consiglieri, appartenente o meno alle liste collegate al presidente prescelto. In caso di maggioranza assoluta, il presidente viene nominato eletto al primo turno, in caso contrario, i due candidati che hanno ottenuto più voti accedono al secondo turno di ballottaggio, che si svolge a due settimane di distanza. Nel periodo che intercorre tra i due turni, gli apparentamenti dichiarati tra liste e candidati a presidente restano validi, salvo nuove inclusioni di liste collegate a presidenti che non hanno superato il turno: tali inclusioni devono essere però ufficializzate entro sette giorni dal primo voto. Al ballottaggio l'elettore indica solo la preferenza per un candidato e risulta eletto chi fra i due ottiene la maggioranza dei voti espressi validi. Il Consiglio viene composto secondo il criterio dei collegi uninominali. Se il complesso di liste collegate al presidente vincente ha raggiunto il 60% o più dei voti, i seggi sono ripartiti in base alle preferenze raccolte da ciascuna lista al primo turno; nel caso in cui il 60% dei voti non sia stato raggiunto, esso viene comunque assegnato, e proporzionalmente ripartito, come premio di maggioranza, assicurando così al presidente una maggioranza che lo sostenga in Consiglio. I candidati a presidente non eletti vengono dichiarati eletti d'ufficio, mentre i consiglieri eventualmente nominati assessori devono lasciare il proprio seggio. La carica di presidente e di assessore non può essere esercitata per più di due mandati consecutivi. Presidente e Giunta possono decadere dalla carica solo in seguito a mozione di sfiducia motivata, votata per appello nominale dalla maggioranza assoluta dei componenti del Consiglio; dimissioni, impedimento permanente, decesso, rimozione e decadenza del presidente implicano lo scioglimento delle Giunta e del Consiglio e nuove elezioni. Il Consiglio provinciale può inoltre essere sciolto per decreto del presidente della Repubblica, su proposta del ministero dell'Interno, a causa di: atti gravi contrari alla Costituzione o in violazione della legge; impedimento al corretto funzionamento degli organi e dei servizi provinciali; mancata approvazione entro i termini massimi consentiti del bilancio. In tutti questi casi, contestualmente allo scioglimento viene nominato un commissario per l'amministrazione corrente fino alle nuove elezioni. Gli atti amministrativi delle p., come della regione e dei comuni, sono sottoposti a controllo di legittimità da parte del CORECO (Comitato Regionale di Controllo).
• Diritto canonico - P. ecclesiastica: gruppo di diocesi limitrofe, afferenti in certa misura all'autorità dell'arcivescovo preposto alla più importante fra loro, che assume il titolo di metropolita (artt. 431 e 432 Cod. Dir. Can.). Tale istituto risale storicamente alla particolare autorità di cui, già nel II sec. d.C., godevano i vescovi delle principali città (metropoli) del mondo romano su quelli dei centri minori, che essi convocavano periodicamente in sinodi e di cui erano i portavoce. ║ In riferimento agli ordini e alle confraternite religiose, ripartizione territoriale cui sono preposti un padre o una madre provinciale, e alla cui autorità afferiscono i conventi e le realtà dell'ordine della zona.

PROVINCIA

Ente locale comprendente il territorio di più Comuni. Esercita funzioni in materia di viabilità e trasporti (strade provinciali); di edilizia scolastica; di servizi sanitari; di cura del territorio e dell'ambiente. Suoi organi sono il Consiglio provinciale, la Giunta e il presidente.

CONSIGLIO PROVINCIALE

Organo elettivo con compiti di indirizzo e di controllo nei confronti dell'amministrazione provinciale. Rimane in carica cinque anni e l’elezione dei consiglieri è strettamente legata all'elezione diretta del presidente della Provincia. Infatti, una volta eletto presidente chi ha ottenuto la maggioranza assoluta dei voti in primo o secondo turno (ballottaggio), al gruppo o ai gruppi di candidati collegati all'eletto viene attribuito il sessanta per cento dei voti. I restanti seggi vanno agli altri gruppi, proporzionalmente ai voti ottenuti.

GIUNTA

Termine usato con vari significati, sempre riferiti a organi collegiali. Negli enti locali indica l'organo (formato dal sindaco o dal presidente e dagli assessori) che presiede alle funzioni amministrative. Nella scuola, organo ristretto rispetto al consiglio di istituto, composto dal preside o dal direttore didattico e dai vari rappresentanti delle componenti scolastiche (genitori, insegnanti, studenti, non docenti). In Parlamento indica le commissioni che non hanno funzione legislativa: giunta per il regolamento, alla Camera e al Senato; giunta per le elezioni, alla Camera; giunta per le autorizzazioni a procedere, alla Camera; giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari, al Senato. Si usa anche per designare l'organo collegiale che assume il potere dopo un colpo di stato, generalmente militare.

ENTI LOCALI

Enti pubblici con competenza territoriale limitata. La Costituzione, all'art. 5, afferma che «La Repubblica, una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali» e individua gli enti locali nelle Regioni (attuate operativamente nel 1970), nelle Province e nei Comuni. Essi, detti anche enti autonomi territoriali, si caratterizzano per l'autonomia di cui godono: normativa, nel senso che possono emanare norme giuridiche vincolanti nel loro territorio (per le Regioni, anche leggi regionali; per tutti, regolamenti); statutaria, che consiste nel potere di regolare la propria organizzazione interna; amministrativa, potendo emettere gli atti amministrativi necessari per attuare le loro decisioni (dare concessioni, autorizzazioni, procedere a espropri). Per compiere la loro attività, hanno alle loro dipendenze del personale che forma la burocrazia locale.

REGIONE

Ente pubblico territoriale previsto dalla Costituzione. Può emanare leggi in qualsiasi materia, ad eccezione di quelle attribuite alla legislazione esclusiva dello Stato, nel rispetto della Costituzione e dei vincoli derivanti dall’ordinamento comunitario e dagli obblighi internazionali. Le Regioni si distinguono in ordinarie e a statuto speciale. Gli organi sono costituiti dal Consiglio, dalla Giunta e dal Presidente.

CONSIGLIO REGIONALE

Organo della Regione con potestà legislative, composto dai consiglieri, in numero da 30 a 80, in proporzione alla popolazione regionale. I consiglieri sono eletti dai cittadini residenti e non possono, contemporaneamente, far parte del Parlamento. Il Consiglio regionale si organizza, come le Camere, in commissioni ed elegge un presidente, che svolge le stesse funzioni dei presidenti delle Camere. Il consiglio delibera, nelle Regioni a statuto ordinario, lo statuto, che disciplina l'organizzazione interna della Regione. Nel caso delle Regioni a statuto speciale, invece, gli statuti vengono approvati con legge costituzionale.

PARLAMENTO

Indica l'assemblea dei rappresentanti del popolo che, nello Stato moderno, esercita la funzione legislativa (elabora e vota le leggi) e controlla l'operato del Governo. Nel nostro ordinamento, si compone della Camera dei deputati (con sede a Roma, a Montecitorio) di 630 membri e del Senato (con sede sempre a Roma, a Palazzo Madama) di 315 membri più i senatori a vita, nominati dal presidente della Repubblica. Il Parlamento è, pertanto, conosciuto anche come "le Camere". Di solito, le Camere si riuniscono e lavorano separatamente. La Costituzione prevede, però, che in determinate circostanze il Parlamento si riunisca e deliberi in seduta comune: per l'elezione e il giuramento del presidente della Repubblica; per nominare un terzo dei giudici costituzionali e un terzo dei membri del Consiglio superiore della magistratura; per mettere in stato di accusa il presidente della Repubblica per alto tradimento e attentato alla Costituzione.

PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

Capo dello Stato e rappresentante dell'unità nazionale (art. 87 della Costituzione italiana). Viene eletto per sette anni, quindi più della durata in carica prevista per le Camere, fra tutti i cittadini che abbiano compiuto i cinquanta anni e che godano dei diritti civili e politici. Finora, però, i presidenti sono stati tutti eletti fra i parlamentari. Il presidente viene eletto dal Parlamento, in seduta comune e integrato con rappresentanti delle Regioni. In altri Paesi (come per esempio la Francia e gli Stati Uniti) viene invece eletto direttamente dal popolo. Il presidente della Repubblica, pur non esercitando nessuno dei tre poteri fondamentali (legislativo, esecutivo, giudiziario), ha con essi un rapporto indispensabile. Rispetto al Parlamento: indice le elezioni per il rinnovo delle Camere; promulga le leggi; può inviare messaggi alle Camere; può sciogliere anticipatamente il Parlamento, quando non sia possibile trovare una maggioranza per formare il Governo. Rispetto al Governo: nomina il presidente del Consiglio e i ministri; autorizza la presentazione dei disegni di legge; emana i decreti aventi forza di legge e i regolamenti (Dpr, Decreto del presidente della Repubblica). Rispetto alla magistratura: presiede il Consiglio superiore della magistratura (Csm). Il presidente inoltre: indice il referendum; nomina gli alti funzionari dello Stato; accredita e riceve i rappresentanti diplomatici e, con l'autorizzazione delle Camere, ratifica i trattati internazionali; ha il comando delle Forze armate; può concedere la grazia.

PARLAMENTO

Indica l'assemblea dei rappresentanti del popolo che, nello Stato moderno, esercita la funzione legislativa (elabora e vota le leggi) e controlla l'operato del Governo. Nel nostro ordinamento, si compone della Camera dei deputati (con sede a Roma, a Montecitorio) di 630 membri e del Senato (con sede sempre a Roma, a Palazzo Madama) di 315 membri più i senatori a vita, nominati dal presidente della Repubblica. Il Parlamento è, pertanto, conosciuto anche come "le Camere". Di solito, le Camere si riuniscono e lavorano separatamente. La Costituzione prevede, però, che in determinate circostanze il Parlamento si riunisca e deliberi in seduta comune: per l'elezione e il giuramento del presidente della Repubblica; per nominare un terzo dei giudici costituzionali e un terzo dei membri del Consiglio superiore della magistratura; per mettere in stato di accusa il presidente della Repubblica per alto tradimento e attentato alla Costituzione.

CONSIGLIO SUPERIORE DELLA MAGISTRATURA - CSM

Secondo il principio della divisione dei poteri, la magistratura, che indaga e giudica gli atti dei cittadini, deve essere indipendente dal Governo. L'indipendenza, però, non ci sarebbe se i giudici venissero assunti, assegnati a una sede e ad una funzione, promossi o sottoposti a provvedimenti disciplinari (sospensione, allontanamento) da un ministro o anche dall'intero Governo. Perciò è stato previsto dalla Costituzione italiana un organo di autogoverno, che è il Csm (Consiglio superiore della magistratura), presieduto dal presidente della Repubblica e composto da giudici, eletti da tutti i colleghi, e professori universitari di materie giuridiche o avvocati con una certa anzianità, eletti dal Parlamento riunito in seduta comune (cioè, deputati e senatori insieme). È al Csm che compete decidere sulla carriera dei giudici e vigilare sul loro comportamento.

GOVERNO

Organo che esercita il potere esecutivo, utilizzando la pubblica amministrazione. La Costituzione italiana, all'art. 92, afferma che «il Governo della Repubblica è composto del presidente del Consiglio e dei ministri», che costituiscono insieme il Consiglio dei ministri. Il Consiglio è un organo collegiale e ciò sta a significare che, sulle materie che non sono di sola competenza di un ministro, il Consiglio stesso decide secondo la regola della maggioranza. Il presidente del Consiglio, nominato dal presidente della Repubblica, coordina l'attività dei vari ministri, in modo che tutti perseguano un fine comune. I ministri, che rappresentano i vertici dell'amministrazione, sono a capo di un ministero, distinto secondo l'attività di cui si occupa (Pubblica istruzione, Difesa, Affari esteri e così via) e di cui fanno parte un gruppo di dipendenti pubblici. Per poter entrare in funzione e continuare a operare, il Governo deve avere la fiducia delle due Camere.

DIVISIONE DEI POTERI

Principio dello Stato moderno, derivato dalla riflessione del filosofo francese Montesquieu nella sua opera Lo spirito delle leggi (1748). Constatato che il potere si esprime in tre funzioni: quella legislativa, di elaborazione delle norme obbligatorie per tutti i cittadini; quella esecutiva o di Governo, di applicazione delle norme; quella giudiziaria, di applicazione delle norme ai casi concreti con le relative sanzioni per chi non le abbia rispettate; si conclude che, per garantire la libertà, è opportuno che queste tre funzioni vengano esercitate da organi diversi, tra loro indipendenti. Nelle dittature, infatti, il Governo prevale sul Parlamento e gli stessi giudici gli sono sottoposti. Nella nostra costituzione si nota, invece, una centralità del Parlamento, come espressione della volontà dei cittadini, e una autonomia della magistratura.

STATO

Organizzazione politica di un popolo stanziato su un territorio. Gli individui che compongono il popolo sono i cittadini, che hanno diritti e doveri nei confronti dello Stato. Anche agli stranieri vengono generalmente garantiti i diritti inviolabili dell'uomo. Il territorio è delimitato, rispetto a quello degli Stati vicini, dai confini; dal lato del mare il confine è rappresentato dalle acque territoriali, stabilite secondo le consuetudini internazionali. Il territorio comprende, inoltre, lo spazio aereo e il sottosuolo e, convenzionalmente, le navi e gli aerei, in qualsiasi luogo si trovino. Dato che l'organizzazione politica rappresenta una caratteristica fondamentale, si distinguono due concetti di Stato: quello formato, come si è detto, da un popolo stanziato su un territorio e organizzato politicamente (Stato-comunità); quello costituito dall'apparato politico che esercita il comando (Stato-apparato), a cui si affiancano tutti gli enti pubblici che permettono l'esercizio del potere.

MAGISTRATURA

Il complesso degli organi che amministrano la giustizia. Ne fanno parte i giudici che dirimono le questioni fra i cittadini (in sede civile) e che applicano le pene ai colpevoli di reati (in sede penale). Questa parte della magistratura viene chiamata giudicante e ne fanno parte il giudice di pace, il tribunale, il tribunale per i minorenni, la Corte d'appello, la Corte d'assise, la Corte d'assise d'appello, la Corte di cassazione. Un'altra parte della magistratura ricerca i colpevoli di reati e le prove per arrivare alla loro condanna. Questi agiscono come pubblici ministeri e sostengono l'accusa nei processi penali. La magistratura giudicante è organizzata secondo il principio (contenuto nell'art. 101 della Costituzione) per cui i giudici sono soggetti soltanto alla legge. Quindi, nonostante vi siano diversi giudici e vari gradi del giudizio, non esiste fra i giudici nessuna gerarchia. La magistratura che esercita le funzioni di pubblico ministero, invece, è organizzata in uffici (della Procura della Repubblica nei procedimenti di primo grado e della Procura Generale della Repubblica nei giudizi di appello) con un capo e con magistrati alle sue dipendenze. La magistratura, però, pur essendo formata di dipendenti pubblici, gode di una particolare autonomia nei confronti degli altri due poteri fondamentali dello Stato (quello legislativo del Parlamento e quello esecutivo del Governo).

GIUDICE DI PACE

Giudice istituito con la legge n. 374/1991, in sostituzione del giudice conciliatore. È competente per tutte le cause civili di modesto valore relative a beni mobili; al risarcimento dei danni per circolazione veicoli; a liti per i servizi condominiali. In sede penale, può decidere sui reati meno gravi per cui non vi siano particolari difficoltà interpretative e difficoltà di reperire prove. Viene nominato per quattro anni, riconfermabili, con decreto del presidente della Repubblica, previa deliberazione del Consiglio superiore della magistratura, fra i cittadini italiani che ne abbiano fatto richiesta e che siano in possesso dei seguenti requisiti: godimento dei diritti civili e politici; non aver riportato condanne penali; avere idoneità fisica e psichica; età compresa fra i trenta e i settantuno anni; possesso della laurea in giurisprudenza. L'incarico è incompatibile con qualsiasi altra attività lavorativa dipendente, pubblica o privata.

TRIBUNALE

Organo della giurisdizione ordinaria con composizione monocratica (di regola) o collegiale (tre giudici). Ha competenza sia civile che penale. Nelle cause civili, ha competenza in tutte le materie escluse dal giudizio del giudice di pace; nelle cause penali, è competente per i reati che non sono di competenza della Corte d'assise. È, inoltre, giudice di secondo grado (d'appello) rispetto alle sentenze civili del giudice di pace.
Dal punto di vista territoriale, ha competenza su di un circondario più ristretto della Provincia.

CORTE D'ASSISE

Organo collegiale di giurisdizione ordinaria, formato da due giudici di carriera (giudici togati) e da sei giudici popolari, estratti a sorte fra i cittadini che abbiano la licenza di scuola media, godano dei diritti civili e politici e abbiano un'età compresa fra i trenta e i sessantacinque anni. Giudica in primo grado i più gravi reati, cioè in genere quelli da cui derivi la morte di una o più persone. La sua circoscrizione coincide con quella della Corte d'appello. In secondo grado, sulle sue sentenze, giudica la Corte d'assise d'appello, formata anch'essa da due giudici togati e da sei giudici popolari. Questi vengono scelti fra i cittadini che abbiano le stesse caratteristiche richieste per la Corte d'assise, eccetto per il titolo di studio che viene elevato alla scuola media superiore.

DIRITTI CIVILI

I diritti propri di ogni cittadino in quanto tale. Nella nostra Costituzione troviamo affermati, tra gli altri: l'inviolabilità della libertà personale, per cui ci vuole un atto motivato da parte di un giudice per poter essere perquisito, arrestato, detenuto; l'inviolabilità del domicilio; la libertà e relativa segretezza della corrispondenza, estesa a ogni forma di comunicazione; la libertà di circolazione e soggiorno in ogni parte del territorio nazionale; la libertà di riunione; la libertà di associazione e così via. Di battaglia per i diritti civili si è parlato anche in occasione della emanazione della legge che consente il divorzio (legge 898/1970 sullo scioglimento del matrimonio) e, alcuni anni più tardi, quando un referendum la mantenne in vigore. La stessa cosa è avvenuta per la legge che prevede i casi in cui è consentita l'interruzione di gravidanza (legge 194 /1978).

DOMICILIO

Il Codice civile, all'art. 43, afferma che «Il domicilio di una persona è nel luogo in cui essa ha stabilito la sede principale dei suoi affari e interessi». Il domicilio, da non confondere quindi con la residenza, ha importanza soprattutto perché è in questo luogo che una persona riceve tutte le principali comunicazioni che lo riguardano.

CODICE CIVILE

Testo di legge emanato nel 1942. Si compone di 2969 articoli, divisi in sei libri. Il libro I si intitola "Delle persone e della famiglia"; il II "Delle successioni"; il III "Della proprietà"; il IV "Delle obbligazioni" (contiene in particolare le norme sui contratti); il V "Del lavoro" (contiene in particolare le norme sulle società); il VI "Della tutela dei diritti" (comprende per esempio le norme sul pegno e l'ipoteca, a garanzia dei creditori). In esso sono stati compresi sia il Codice civile (derivato, con modifiche, da quello emanato nel 1865) sia il Codice di commercio (derivato, con modifiche, da quello del 1882).

RESIDENZA

Secondo il Codice civile (art. 43) si tratta del luogo in cui una persona ha la dimora abituale, dove cioè abitualmente vive (non quindi dove soggiorna in vacanza, per studio o per affari). La residenza risulta dall'iscrizione in un pubblico registro, presso l'ufficio anagrafe di un Comune, che su richiesta rilascia il relativo certificato. Dato che ogni cittadino appartiene a un Comune, nessuno sarà privo di residenza, ma essa potrà essere cambiata andando ad abitare in un altro Comune. Una conseguenza importante della residenza è rappresentata dal fatto che in quel Comune si esercita il diritto di voto.

ANAGRAFE

Insieme degli uffici e dei servizi per la tenuta degli schedari, istituiti in ogni Comune, dove sono annotati i dati che riguardano le persone, le famiglie e le convivenze di persone residenti. Nel caso di trasferimento all'estero, il Comune, su dichiarazione dell'interessato, provvede alla cancellazione dal proprio registro dell'anagrafe e alla iscrizione nell'anagrafe speciale degli italiani residenti all'estero (Aire).

DIRITTO DI VOTO

La Costituzione italiana, all'art. 48, afferma che «Sono elettori tutti i cittadini, uomini e donne, che hanno raggiunto la maggiore età». Aggiunge che il voto è personale (non può essere dato per delega da un rappresentante); eguale (ogni voto vale indipendentemente da chi l'ha dato); libero (nessuno può essere costretto a dare un voto diverso da quello voluto); segreto (a garanzia della libertà e per evitare indebite pressioni o ritorsioni). Dice, ancora, che votare è un "dovere civico" (parte di quel dovere di solidarietà politica, di cui parla l'art. 2), ma nessuna sanzione è prevista per chi non va a votare.
Non sempre tutti i cittadini hanno potuto esercitare il diritto di voto: al momento dell'unità d'Italia, poteva votare soltanto chi possedeva un certo reddito (il 2% della popolazione); poi vennero esclusi gli analfabeti; dal 1919 il diritto di voto fu esteso a tutti gli uomini maggiorenni (suffragio universale maschile); il regime fascista, eccetto che all'inizio, non indisse più elezioni; soltanto nel 1946 ebbero il voto anche le donne.

MAGGIORE ETÀ

Età a cui la legge attribuisce la conseguenza di poter agire indipendentemente dalla volontà dei genitori o del tutore (conseguimento della capacità d'agire). Naturalmente, con il conseguimento della maggiore età si diventa automaticamente responsabili individualmente per le conseguenze civili (non paghi un debito, ti sequestrano e vendono i mobili per pagare il creditore) e penali (commetti un reato e vieni condannato) dei propri atti. Fino al 1975, la maggiore età era fissata dalla legge al compimento del ventunesimo anno; dopo di allora è stata abbassata al compimento del diciottesimo anno. Il minorenne, detto anche minore, non può dunque compiere atti giuridici senza essere rappresentato da un maggiorenne (genitore o tutore). Però può, a sua volta, rappresentare un maggiorenne e, quindi, per esempio, stipulare un contratto valido. Ecco il motivo per cui un minorenne, naturalmente tenuto conto della sua età, può recarsi in un negozio e acquistare un bene (un chilo di pane, un disco, un paio di scarpe), perché si presume che rappresenti il genitore. La responsabilità penale, però, si ha già in età inferiore. Il minorenne che commette un reato, infatti, non può essere processato se ha meno di quattordici anni; ma tra i quattordici e i diciotto anni potrà essere giudicato dal tribunale per i minorenni, quando il giudice lo ritenga sufficientemente maturo.

REATO

Comportamento contrario a una norma penale e punito con una pena pecuniaria (pagamento di una somma di denaro) o detentiva. Anche se, per alcuni reati, viene lasciato alla parte offesa di chiedere l'intervento del giudice (mediante la querela), tuttavia sempre l'accusa è sostenuta da un organo della magistratura, cioè dal pubblico ministero. Si vuole in questo modo indicare che il comportamento illecito viene considerato un pericolo sociale.

PUBBLICO MINISTERO

Magistrato che ha il compito di iniziare ed esercitare l'azione penale, sostenendo la pubblica accusa. A differenza della magistratura giudicante, il pubblico ministero opera nelle varie procure (della Repubblica e generali) secondo un rapporto gerarchico (quindi con un capo e dei sostituti procuratori).

TRIBUNALE PER I MINORENNI

Organo collegiale della giurisdizione speciale. Ha il compito di giudicare i reati commessi dai minorenni (oltre il quattordicesimo anno di età); di autorizzare il matrimonio di chi abbia compiuto sedici anni; di prendere provvedimenti a tutela degli interessi patrimoniali dei minori; di esercitare un controllo sull'esercizio della potestà dei genitori sui figli minori, arrivando fino a dichiarare la decadenza; di decidere sull'adozione. È composto da due giudici di carriera (uno, magistrato di Corte d'appello, lo presiede, il secondo è un magistrato di tribunale) e da due cittadini, un uomo e una donna, che abbiano compiuto trent'anni e che siano cultori di biologia, di psichiatria, di antropologia criminale, di pedagogia, di psicologia. Sull'appello alle sue decisioni giudica una sezione della Corte d'appello. La sua giurisdizione si estende al territorio della Corte d'appello presso cui è istituito.

MATRIMONIO

Atto giuridico in base al quale due persone si impegnano a convivere, avendo reciprocamente diritti e doveri. Fra i doveri, oltre alla coabitazione, quello della fedeltà, dell'assistenza morale e materiale, della collaborazione, secondo un principio di uguaglianza (affermato dalla legge n. 151/1975). La Costituzione italiana, all'art. 29, pone il matrimonio a fondamento della famiglia, con i rapporti non solo fra i coniugi ma anche con i figli. Per quanto riguarda la celebrazione, nel nostro Paese il matrimonio può essere civile, sia che esso si svolga davanti al sindaco o suo delegato oppure davanti a un ministro del culto (per esempio ebraico o cristiano valdese) diverso da quello cattolico. Quest'ultimo, infatti, è regolato dalle norme del Concordato fra Stato e Chiesa cattolica (stipulato nel 1929 e poi nel 1984).

POTESTÀ DEI GENITORI

Insieme dei poteri e dei doveri che i genitori sono tenuti a esercitare nei confronti dei figli minori per quanto riguarda il loro mantenimento, la loro educazione e la loro istruzione. La potestà dei genitori, secondo quanto previsto dal nuovo Diritto di famiglia, in vigore dal 1975, sostituisce la patria potestà ed è esercitata di comune accordo da entrambi i genitori. Le norme relative alla sua applicazione sono contenute nel Codice civile.

DIRITTO DI FAMIGLIA

Insieme di norme che regolano i rapporti fra i membri della famiglia. La Costituzione italiana, agli articoli 29-31, pone i fondamenti di queste norme, contenute organicamente nella legge di riforma n. 151/1975. In essa si è attuato il principio della uguaglianza fra i coniugi, abolendo la potestà maritale e la patria potestà sui figli (sostituita dalla potestà di entrambi i genitori, che devono esercitarla di comune accordo). Si è inoltre proceduto nell'ampliare i diritti dei figli naturali, arrivando a una sostanziale uguaglianza con i figli legittimi.

CORTE D'APPELLO

Organo collegiale di giurisdizione ordinaria, formato da tre giudici. Giudica soltanto in secondo grado: nelle cause civili, le sentenze di primo grado dei tribunali; nelle cause penali, tutte le sentenze del tribunale. La sua circoscrizione, chiamata distretto, corrisponde generalmente al territorio di una Regione.

CIRCOSCRIZIONE

Parte del territorio dello Stato entro cui si verificano determinati atti pubblici. Esiste una circoscrizione giudiziaria, che indica il limite della competenza di un determinato ufficio giudiziario (nel caso del tribunale "circondario", della Corte d'appello "distretto"). Vi è anche una circoscrizione elettorale, entro cui si eleggono uno o più membri del Parlamento. Nelle grandi città, infine, vi sono le circoscrizioni di quartiere, come parti del territorio comunale con propri organi che prendono decisioni attuando il decentramento amministrativo dell'ente locale.

DECENTRAMENTO AMMINISTRATIVO

Principio secondo cui lo Stato non agisce soltanto con organi centrali, ma si articola in enti autonomi locali (come i Comuni, le Province, le Città metropolitane e, in particolare, le Regioni) ed esercita le sue funzioni amministrative attraverso organi e uffici periferici (per esempio, il provveditorato agli studi, con competenza provinciale, rispetto al Ministero della Pubblica istruzione). Nei maggiori Comuni, il decentramento è stato attuato con l'istituzione dei Consigli circoscrizionali o di quartiere.

CONSIGLIO CIRCOSCRIZIONALE

Consiglio istituito in ogni circoscrizione (termine ufficiale per indicare il quartiere) in cui vengono divise le maggiori città. Secondo il recente Testo unico degli Enti locali (n.267 del 2000), che detta norme sull'ordinamento delle autonomie locali, le circoscrizioni di decentramento devono essere istituite in tutti i Comuni capoluogo di provincia e in quelli con popolazione superiore ai 100 mila abitanti, mentre possono essere istituite nei Comuni con popolazione fra i 30 e i 100 mila abitanti. I Consigli vengono eletti direttamente, ogni quattro anni, dagli abitanti del quartiere, nominano un presidente e hanno funzioni stabilite dagli statuti comunali (per esempio, in materia di concessioni edilizie).

AUTONOMIE LOCALI

Dal greco autós ("da sé") e nomos ("legge"), indica gli enti pubblici territoriali (Regioni, Città metropolitane, Province, Comuni) che possono emanare norme giuridiche (anche leggi nel caso delle Regioni e regolamenti negli altri casi) e perseguono interessi propri delle comunità che amministrano.

Le Regioni si distinguono in ordinarie e a statuto speciale.

L'Autonomia locale è quella particolare forma di governo della Regione Siciliana a statuto speciale che fu concessa il 15 maggio 1946 dal re Umberto II di Savoia, disciplinata da uno Statuto speciale (art. 116 della Costituzione Italiana), che la ha dotata di una ampia autonomia politica, legislativa, amministrativa e finanziaria.
Regio decreto legislativo 15 maggio 1946, n. 455. Approvazione dello statuto della Regione siciliana, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 10 giugno 1946, n. 133 e convertito in legge costituzionale dalla Legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 2.

artt. 114-133.

Decentramento amministrativo

Autonomie locali

COMUNE

Ente pubblico locale, a cui spettano tutte le funzioni amministrative che riguardano la popolazione e il territorio comunale, salvo quanto attribuito dalla legge ad altri soggetti. Fra le funzioni proprie, vi sono quelle nel settore dei servizi sociali (assistenza sociale, a giovani e anziani, scolastica e sanitaria; trasporti; gestione di impianti sportivi; manifestazioni culturali); nel settore dello sviluppo economico (licenze per esercitare attività commerciali, orari di apertura e chiusura dei negozi, ma anche la produzione di latte e di energia elettrica); nel settore dell'organizzazione del territorio (predisposizione di piani regolatori, rilascio di concessioni edilizie, interventi di edilizia popolare, edilizia scolastica; servizi come le fognature e l'eliminazione dei rifiuti solidi, l'acqua potabile, l'illuminazione pubblica). Il Comune gestisce, inoltre, servizi di competenza statale: i servizi elettorali, di anagrafe, di stato civile, di statistica e di leva militare; nonché funzioni che gli vengano delegate dalle Regioni. Organi politici dei Comuni sono il Consiglio comunale, formato da coloro che sono stati eletti dai cittadini del Comune; la Giunta comunale, organo esecutivo composto dagli assessori; il sindaco, che presiede la Giunta ed è a capo dell'amministrazione comunale. Il Comune si avvale, per la sua attività, di organi burocratici, cioè degli uffici e dei dipendenti pubblici. Sulle deliberazioni del Consiglio e della Giunta esercita un controllo di legittimità un organo regionale, il Coreco (Comitato regionale di controllo).

CONSIGLIO COMUNALE

Organo di indirizzo e di controllo politico-amministrativo del Comune, formato da un numero di membri variabile, secondo la dimensione del Comune, eletti per un periodo di cinque anni. Dal 1993 sono state modificate le regole per l'elezione del Consiglio e del sindaco. Nei Comuni con meno di 15 mila abitanti si vota con un sistema maggioritario, per cui viene eletto sindaco chi ottiene il maggior numero di voti e alla lista di consiglieri a lui collegata vengono attribuiti i due terzi dei seggi. I rimanenti consiglieri vengono attribuiti alle altre liste. Nei Comuni con più di 15 mila abitanti, il Consiglio viene eletto con sistema proporzionale, ma la lista o le liste che hanno presentato chi è stato eletto sindaco (al primo turno, se ha ottenuto la maggioranza assoluta dei voti validi, oppure al secondo turno nel caso di ballottaggio) ottengono un premio di maggioranza (cioè più consiglieri di quanti spetterebbero rispetto alla percentuale di voti effettivamente ottenuta).

SINDACO

Capo dell'amministrazione comunale. È eletto direttamente dai cittadini. Nei Comuni al di sotto dei 15000 abitanti, viene eletto il candidato che ottiene il maggior numero di voti; nei Comuni al di sopra dei 15000 abitanti, se nessun candidato ottiene subito la maggioranza assoluta, è necessaria una votazione di ballottaggio fra i due candidati che hanno ottenuto il maggior numero di consensi al primo turno.
Il sindaco convoca e presiede il Consiglio (nei Comuni con meno di 15000 abitanti) e la Giunta comunale; rappresenta il Comune; è responsabile dell'amministrazione comunale, anche se per le varie funzioni delega gli assessori; agisce come ufficiale del Governo, nelle funzioni delegate dallo Stato (tenuta dell'anagrafe, dello stato civile, delle liste elettorali, celebrazione dei matrimoni civili, gestione dell'ordine pubblico - quando non siano presenti forze dell'ordine).

GIUNTA

Termine usato con vari significati, sempre riferiti a organi collegiali. Negli enti locali indica l'organo (formato dal sindaco o dal presidente e dagli assessori) che presiede alle funzioni amministrative. Nella scuola, organo ristretto rispetto al consiglio di istituto, composto dal preside o dal direttore didattico e dai vari rappresentanti delle componenti scolastiche (genitori, insegnanti, studenti, non docenti). In Parlamento indica le commissioni che non hanno funzione legislativa: giunta per il regolamento, alla Camera e al Senato; giunta per le elezioni, alla Camera; giunta per le autorizzazioni a procedere, alla Camera; giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari, al Senato. Si usa anche per designare l'organo collegiale che assume il potere dopo un colpo di stato, generalmente militare.

GIUNTA PER LE AUTORIZZAZIONI A PROCEDERE

È composta di ventuno deputati nominati dal Presidente della Camera. A seguito della riforma dell'articolo 68 della Costituzione, approvata nel 1993, la Magistratura non deve più chiedere l'autorizzazione della Camera prima di svolgere indagini su un deputato, ma solo nel caso in cui debba procedere al suo arresto o ad altre limitazioni della libertà personale; in questi casi la Giunta valuta le richieste del magistrato e riferisce all'Assemblea (art. 18 del regolamento della Camera). La Giunta è competente ad esaminare anche le questioni relative alla insindacabilità delle opinioni espresse e dei voti dati dai deputati (art. 68 della Costituzione, primo comma) e alla concessione della autorizzazione richiesta dall'art. 96 della Costituzione per sottoporre a procedimento penale i ministri per reati commessi nell'esercizio delle loro funzioni, sempre che i ministri siano deputati. Se infatti il ministro non è parlamentare o è senatore, la competenza spetta al Senato. Sulle proposte della Giunta è poi chiamata a deliberare l'Assemblea.

GIUNTA DELLE ELEZIONI E DELLE IMMUNITÀ PARLAMENTARI

È composta di ventitré senatori nominati dal Presidente del Senato e procede alla verifica dei titoli di ammissione dei Senatori e delle cause sopraggiunte di ineleggibilità o di incompatibilità. Spetta ad essa, inoltre, l'esame delle domande di autorizzazione a procedere all'arresto nei confronti di senatori e sulle domande di autorizzazione presentate in materia di reati ministeriali nei casi in cui la competenza spetta al Senato.

AUTORIZZAZIONE A PROCEDERE

Atto con cui il Parlamento consente che vengano condotte azioni giudiziarie nei confronti di un deputato, un senatore, un ministro. Deve essere richiesta dal giudice e, finché non sia stata ottenuta, non possono essere disposte misure cautelari (obbligo di domicilio, arresti domiciliari, custodia in carcere), perquisizioni personali e domiciliari, intercettazioni di conversazioni o di comunicazioni. In ogni caso, l'arresto e le perquisizioni sono possibili, anche prima di aver ottenuto l'autorizzazione che deve sempre essere richiesta, nel caso di flagranza dei reati più gravi.

COLPO DI STATO

Mutamento in forma non democratica delle regole costituzionali di uno Stato, attuato avvalendosi della forza armata di corpi dello Stato stesso o creati al suo interno (esercito, polizia oppure corpi armati tollerati). Nella nostra storia un esempio è dato dalla presa del potere del fascismo nel 1922, mediante la cosiddetta "marcia su Roma" con la tolleranza del re e degli apparati dello Stato. Nel caso, assai frequente nel recente passato, della presa del potere da parte di alti ufficiali delle forze armate in Paesi del Sud America, viene usato il termine spagnolo "golpe".

QUARTIERE

Dal latino quartarium ("quarta parte"), indica una suddivisione del territorio di una città. I maggiori Comuni devono determinare i quartieri (o circoscrizioni) come organi del decentramento (consigli di quartiere).

ADOZIONE DEI MINORI

Regolata dalla legge 4 maggio 1983, n. 184 (profondamente riformata dalla legge 149/2001), ha lo scopo di dare una famiglia ai minori che si trovino in condizioni di abbandono, che non abbiano cioè l'assistenza morale e materiale dei genitori o dei parenti. Inizialmente il tribunale per i minorenni deve aver dichiarato lo stato di adottabilità, avendo constatato l'abbandono del minore; riceve quindi la richiesta di coniugi che abbiano i requisiti e dispone l'affidamento preadottivo. Dopo un periodo di almeno un anno di affidamento, i coniugi possono chiedere al tribunale che dichiari l'adozione. L'adottato scioglie ogni legame con la famiglia di origine ed entra a far parte della nuova famiglia con lo stato di figlio legittimo.
Chi invece intende adottare un minore straniero deve ricorrere all'adozione internazionale, disciplinata dalla legge 31 dicembre 1998, n. 476.

TRIBUNALE PER I MINORENNI

Organo collegiale della giurisdizione speciale. Ha il compito di giudicare i reati commessi dai minorenni (oltre il quattordicesimo anno di età); di autorizzare il matrimonio di chi abbia compiuto sedici anni; di prendere provvedimenti a tutela degli interessi patrimoniali dei minori; di esercitare un controllo sull'esercizio della potestà dei genitori sui figli minori, arrivando fino a dichiarare la decadenza; di decidere sull'adozione. È composto da due giudici di carriera (uno, magistrato di Corte d'appello, lo presiede, il secondo è un magistrato di tribunale) e da due cittadini, un uomo e una donna, che abbiano compiuto trent'anni e che siano cultori di biologia, di psichiatria, di antropologia criminale, di pedagogia, di psicologia. Sull'appello alle sue decisioni giudica una sezione della Corte d'appello. La sua giurisdizione si estende al territorio della Corte d'appello presso cui è istituito.

VOTO

Espressione di volontà dei cittadini elettori che, in un sistema di democrazia rappresentativa, sono chiamati periodicamente a eleggere i propri rappresentanti in Parlamento e nei consigli locali (Comune, Provincia, Regione, quartiere). Le regole per esprimere il voto sono stabilite dalle leggi elettorali.

DEMOCRAZIA

Parola composta dal greco demos ("popolo") e kratos ("potere"), indica la forma di Governo nella quale la sovranità appartiene al popolo (art. 1 della Costituzione italiana). Questa sovranità, cioè il potere di comandare, viene esercitata direttamente (per esempio mediante il voto espresso in un referendum) oppure indirettamente, eleggendo dei rappresentanti (i membri del Parlamento). In un regime democratico i cittadini devono, inoltre, godere di una serie di diritti, in mancanza dei quali la loro partecipazione al potere sarebbe puramente formale. Si tratta di quei diritti che sono contenuti nella nostra Costituzione e che si esprimono nella libertà personale, nell'inviolabilità del domicilio, nella libertà di riunione, di associazione, di parola e così via.

 
REFERENDUM

Votazione nella quale il popolo viene chiamato a esprimere direttamente la sua volontà su una determinata questione. La Costituzione, all'art. 75, prevede il referendum per abrogare, in tutto o in parte, una legge o un atto avente forza di legge (decreti-legge e decreti delegati o legislativi). La richiesta di referendum deve essere effettuata da cinquecentomila elettori o da cinque Consigli regionali. Le firme degli elettori devono essere controllate dalla Corte di cassazione; se sono in regola, la proposta di referendum passa alla Corte costituzionale, che verifica se non è in contrasto con la Costituzione. Infatti, non è ammesso referendum per le leggi tributarie e di bilancio, di amnistia e di indulto, di autorizzazione a ratificare trattati internazionali. Alla votazione possono partecipare tutti gli elettori della Camera dei deputati (quindi, chi ha compiuto i diciotto anni) ed essa è valida se votano almeno la metà più uno degli aventi diritto. Se vincono i sì (se cioè ottengono la maggioranza dei voti espressi) la legge viene abrogata; se vincono i no, essa rimane in vigore. La legge di attuazione del referendum è del 1970 e il primo referendum (legge sul divorzio) è stato effettuato nel 1974.

LEGGE

Norma giuridica approvata dal Parlamento, formato dalla Camera dei deputati e dal Senato, a cui solo spetta il potere legislativo (principio della divisione dei poteri). Deve essere poi promulgata dal presidente della Repubblica e pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale. Dopo quindici giorni dalla pubblicazione, si presume che tutti i cittadini ne siano venuti a conoscenza e scatta l'obbligo di rispettarla. Atti con forza di legge, ma provenienti dal potere esecutivo, sono i decreti-legge e i decreti delegati.

Capoluogo.

La città più importante di una regione, di una provincia, in cui hanno sede gli uffici dei rappresentanti del governo.

Sacerdotale.

Che si riferisce al sacerdote e al suo ufficio: ordine, abito s.

Figura.

Forma, aspetto esteriore di una cosa. ║ Aspetto del corpo umano. ║ Immagine umana od animale, dipinta o scolpita. ║ Personaggio storico o di un'opera letteraria. ║ Illustrazione. ║ Carta da gioco contraddistinta da una f. ║ Nel gioco degli scacchi: nome generico dei pezzi, esclusi i pedoni. ║ Nella danza: atteggiamento ottenuto mediante la combinazione di determinati movimenti compiuti dai ballerini. ║ Nel linguaggio giuridico: specie, tipo: f. di reato. ║ Rappresentazione simbolica: simbolo. ║ F. retorica: modo di esprimersi che, mirando a raggiungere particolari effetti stilistici, si discosta dal normale uso linguistico o dalle regole grammaticali e sintattiche.
● Matematica - Due f. si dicono simili, quando i segmenti congiungenti coppie di punti corrispondenti hanno rapporto costante; direttamente uguali, se vi è un movimento che porta l'una a sovrapporsi all'altra: inversamente uguali, se vi è un movimento che porta l'una a sovrapporsi alla simmetrica dell'altra. Una f. si dice simmetrica rispetto ad un punto, ad una retta o ad un piano, se il segmento che unisce due punti della f. è tale che il suo punto medio coincide rispettivamente con il punto dato, con il piede della perpendicolare mandata dal segmento alla retta o con il piede della perpendicolare, abbassata dal segmento sul piano dato. Date due f., esse si dicono simmetriche l'una dell'altra rispetto ad un punto, ad una retta o ad un piano, quando l'insieme delle due figure è simmetrico rispetto al punto, alla retta od al piano.
● Geometria - Insieme di punti, linee e superfici, delimitanti uno spazio.
● Musica - Simbolo grafico del valore di durata e di altezza della nota.
● Filosofia - Disposizione dei termini del sillogismo.

Patrimonium principis.

Diritto romano - In età imperiale, il complesso di beni che costituiva il patrimonio privato dell'imperatore. Distinto inizialmente dall'aerarium populi Romani, per i bisogni dello Stato e amministrato dal Senato, e dal fiscus Caesaris, amministrato dall'imperatore in quanto rappresentante dello Stato, il p.p. fu in seguito distinto anche dalla res privata principis: quest'ultima rimaneva come proprietà privata dell'imperatore, mentre il p.p. si trasformò in una sorta di patrimonio della Corona, trasmesso in modo automatico al successore al trono.

Trentino.

Di Trento o del Trentino. ║ Abitante di Trento o del Trentino. • Enol. - Denominazione di origine controllata specificata dai vitigni corrispondenti (sulle etichette, al suo posto, dopo il vitigno, può apparire la dicitura “del Trentino”), tutti di produzione trentina. Ricordiamo: T. Cabernet, T. Langrein, T. Marzemino, T. Merlot, T. Pinot nero, T. Pinot, T. Riesling, T. Traminer aromatico, T. Moscato (giallo e rosa).

Trentino.

Regione storico-geografica dell'Italia settentrionale, corrispondente al territorio dell'attuale provincia di Trento. È compresa tra l'Alto Adige a Nord (con cui forma la regione autonoma a statuto speciale del Trentino-Alto Adige), il Veneto a Est e a Sud, la Lombardia a Ovest. • Geogr. - Il territorio del T. appartiene interamente alla regione alpina, collocandosi nelle Alpi Retiche meridionali e nelle Dolomiti; il suo asse è individuabile approssimativamente nella media valle dell'Adige e nelle valli che confluiscono dal bacino del Sarca e da parte dei bacini del Chiese e del Brenta. La regione è pressoché montuosa; oltre 2/3 del territorio presenta quote superiori ai 1.000 m s/m. La massima elevazione è raggiunta dal Cevedale (3.769 m), nel gruppo Ortles-Cevedale; tra i principali “tremila” citiamo la Presanella (3.558 m), l'Adamello (3.539 m) e il Carè Alto (3.462 m), nel gruppo Adamello-Presanella, la Cima Tosa (3.173 m), nel gruppo del Brenta. La geomorfologia risulta complessa, per l'intreccio di dorsali che si estendono in varie direzioni. Le uniche aree pianeggianti sono costituite dalle fasce di fondovalle. La maggior parte delle vallate si distingue per la caratteristica conformazione a U, dovuta all'azione di scavo su di esse esercitata da antichi ghiacciai del Quaternario. La rete idrografica è imperniata sull'Adige, con il Noce sulla riva destra, l'Avisio, il Fèrsina e il Leno su quella sinistra; al territorio del T. appartengono anche gli alti bacini del Brenta, del Chiese e del Cismon. Assai numerosi (297) sono i laghi, largamente presenti, in particolare, nella fascia compresa tra i 2.000 e i 2.300 m, anche se quelli più estesi si collocano in aree non superiori ai 1.200 m; tra i più noti si ricordano, oltre al Lago di Garda (appartenente al T. nel suo settore settentrionale), quelli di Caldonazzo, Cavedine, Cei, Ledro, Levico, Molveno, Tenno, Terlago, Toblino, Tovel. Il clima è alpino nelle aree più elevate, di transizione tra mediterraneo e continentale nella valle dell'Adige e nelle valli che raggiungono quote poco elevate, mediterraneo nella regione del Garda e nel basso bacino del Sarca. Il territorio del T. è ricoperto da boschi per metà della sua estensione, mentre un quarto è destinato a pascoli.
• Economia - La prosperità economica del T. è da ricercare in una serie di elementi favorevoli, quali l'autonomia amministrativa (che riveste un ruolo fondamentale) la modernità dell'apparato produttivo, la felice posizione geografica, che agevola le relazioni con il mercato europeo, le competenze e le risorse finanziarie. Importante è anche la sostanziale tranquillità sociale, legata a una qualità della vita di elevato livello, assicurata dall'efficienza dei servizi e delle infrastrutture e dal limitato tasso di disoccupazione. L'agricoltura, concentrata nei fondovalle e sui pendii di altitudine non superiore a 650 m, pur comprendendo soltanto il 4% della popolazione attiva, e pur potendo contare su superfici scarse e frammentate (a causa delle peculiari condizioni ambientali), presenta un'elevata specializzazione e si avvale di avanzati sistemi di gestione; importante è anche il ricorso a procedimenti biologici. Particolarmente diffuse sono le coltivazioni del melo (Valli di Non e dell'Adige) e della vite (Valli dell'Adige, di Cembra e Lagarina, basso Sarca), da cui trae origine la produzione di vini pregiati. Si segnalano, poi, le colture foraggere e orticole. L'allevamento bovino trova condizioni propizie negli alpeggi di ottima qualità. Degni di nota sono l'allevamento delle trote e la distillazione della grappa. L'industria, nella quale è inserito il 29% della popolazione attiva (il terziario comprende, invece, il 67% degli occupati), si è attestata su buoni livelli, grazie anche alla notevole disponibilità di energia idroelettrica, dovuta alla grande ricchezza di corsi d'acqua e di laghi. La maggiore concentrazione di attività industriali si registra nell'alto Garda e lungo l'Adige; i principali settori sono: meccanico, tessile, alimentare, della carta e plastica, dell'abbigliamento, della chimica e della gomma. Vivace è anche l'artigianato, articolato nel settore estrattivo del porfido (in Val di Cembra e nell'alta Valsugana), in quello del marmo granulato (nella Valle Lagarina) e del granito (nella Val di Genova), nonché nella lavorazione del ferro e del legno. Una voce fondamentale nell'economia del T. è rappresentata dal turismo, che può contare su centri adeguatamente attrezzati; le aree più rinomate sono le Valli di Fassa, di Fiemme, di Sole e Giudicarie, l'alto Garda, il Primiero.
• Stato - Abitato dai Reti in età preromana, il T. fu completamente assoggettato dai Romani soltanto ai tempi di Augusto, allorché Druso (15 a.C.) sottomise le valli dell'Adige e dell'Isarco, fin oltre lo spartiacque. Il T., nella divisione amministrativa augustea, divenne parte della decima regione (Venetia et Histria) dell'Italia. Nel IV sec. d.C. la religione cristiana aveva già conosciuto un'ampia diffusione nel territorio del T. Dopo la caduta dell'Impero romano d'Occidente, la regione fu conquistata dai Goti. L'avvento del Regno longobardo (569) comportò la creazione del ducato di Trento, cui furono attribuite funzioni difensive nei confronti di Bavari e Franchi. Questi ultimi, entrati in possesso del T. con Carlo Magno (774), conservarono l'unità amministrativa della regione, creando la marca di Trento, orientata verso l'area padana. Nell'830 il T., insieme ad altri centri veneti, divenne contea autonoma; nel secolo successivo (935) fu separato dal Friuli e confluì nei possessi del vescovo di Trento. Grande importanza derivò al T. dalla nascita di nuovi Regni, in seguito alla disgregazione dell'Impero carolingio, essendo la Valle dell'Adige la più importante via di comunicazione tra l'Italia e la Germania. Nel 952 Ottone I sottrasse le marche di Verona e Trento al Regno d'Italia e le assegnò al ducato di Carinzia, sancendo il passaggio del T. nell'ambito politico germanico; al potere imperiale fu garantito così il controllo della via dell'Isarco e dell'Adige. Nel 1027 Corrado II il Salico assegnò in feudo la regione al vescovo Ulderico II, costituendo in tal modo il principato ecclesiastico di Trento, comprensivo del Tirolo, i cui conti, tuttavia, furono riconosciuti dai vescovi come alti sovrani fino al 1363; proprio dalle ambizioni dei conti del Tirolo dovettero guardarsi i vescovi, sempre fedeli all'Impero, nel corso del Duecento. La graduale instaurazione di un regime municipale e l'imperversare nella regione delle lotte tra la fazione guelfa e la fazione ghibellina offrirono il destro a Federico II per assumere un dominio assoluto, esercitato per mezzo di vicari imperiali, tra cui si distinse per la sua efferatezza Ezzelino da Romano (che occupò la regione dal 1239 al 1255); egli, alleatosi con Alberto del Tirolo, operò in modo da garantirgli il dominio sul territorio. Il potere dei vescovi fu spezzato da Mainardo II, conte del Tirolo, che creò nel T. un'amministrazione secolare. Nel 1363, in seguito all'estinzione della discendenza maschile di Mainardo II, il T. e il Tirolo furono ceduti da Margherita Maultasch, duchessa di Carinzia e contessa del Tirolo, a Rodolfo IV d'Asburgo. Nello stesso 1363, si compì la definitiva secolarizzazione del principato di Trento, che conservò un'autorità puramente formale. Nel 1487 la Repubblica di Venezia condusse senza successo un attacco per impadronirsi della regione. Nel 1516 con la cessione da parte della Serenissima di alcuni territori (Ala, Ampezzo, Avio, Brentonico, Mori, Rovereto), il territorio del principato fu circondato da aree austriache. Il diffondersi della Riforma luterana presso i contadini favorì le sollevazioni di questi ultimi, duramente represse (1525). In seguito la regione conobbe un periodo di relativa tranquillità sotto il governo di Bernardo Clesio (1514-39) e Cristoforo Madruzzo (1539-67); il T., inoltre, fu beneficato, sul piano dello sviluppo culturale e degli scambi economici, dallo svolgimento del Concilio di Trento (V. TRENTO, CONCILIO DI). In seguito all'accordo di Spira (1571), inutilmente osteggiato dai contadini delle Giudicarie (che difendevano antiche autonomie) con la cosiddetta “guerra delle noci” (1579-80), il vescovado rimase appannaggio della famiglia Madruzzo fino al 1658; agli inizi del Seicento, tuttavia, nella regione apparvero chiari segni di decadenza economica e sociale, destinati ad accentuarsi con la guerra dei Trent'anni. Il T. ebbe un diretto coinvolgimento nella guerra di Successione spagnola; gravi distruzioni le vennero inflitte, nel settembre 1703, dalle truppe in ritirata di L.-J. Vendôme. Nel 1777, sotto il Regno di Maria Teresa d'Austria, il vescovo Pietro Vigilio di Thun und Hohenstein cedette al Tirolo il potere temporale. Nel 1796 i Francesi occuparono la regione e il vescovo si vide costretto a rifugiarsi a Passau. In seguito al Trattato di Campoformio (1797), la regione tornò sotto il dominio degli Austriaci e fu affidata a una reggenza imperiale. Nel 1803 il T. fu riunito al Tirolo, nel 1806 passò alla Baviera e nel 1810 venne aggregato al Regno Italico. Occupato nuovamente dalle milizie austriache alla fine del 1813, fu incorporato al Tirolo nel 1816, e legato alla Confederazione germanica nel 1818. Nel 1848-49 la regione prese parte alle lotte per l'unità nazionale. Nel 1885 fu costituita dai Trentini la società Pro Patria in contrasto con l'azione del Governo austriaco finalizzata a privarli dei caratteri nazionali; sciolta dalle autorità, la società rinacque con il nome di Lega Nazionale. Dopo la conclusione della prima guerra mondiale, il Trattato di Saint-Germain-en-Laye (1919) sancì l'annessione del T. all'Italia, unitamente all'Alto Adige, fino al displuvio alpino; il territorio si riuniva nell'unica provincia di Trento, successivamente divisa (1927) nelle due province di Trento e Bolzano. Dal 1943 al 1945 la regione diventò zona di operazione delle Prealpi, sottoposta a un alto commissario tedesco. Con la L. 26-2-1948 venne costituita la regione autonoma a statuto speciale Trentino-Alto Adige (V.).
• Popolazione - Dopo il trasferimento (febbraio 1948) nel territorio della provincia di Bolzano dei 15 comuni dell'antico mandamento di Egna, con maggioranza di lingua tedesca, il T. si presenta, nella sua interezza, come regione di lingua italiana; il confine amministrativo con la provincia di Bolzano (Stretta di Salorno) si configura anche come confine linguistico. Vi sono nondimeno nel territorio del T. minoranze di etnia tedesca (Mocheni della valle del Fèrsina, Cimbri di Luserna) e ladina (nelle Valli di Fiemme e di Fassa). Negli anni Sessanta del XX sec. si è verificata la progressiva concentrazione della popolazione nel fondovalle dell'Adige; grande crescita hanno fatto registrare, in particolare, i centri di Trento e Rovereto, a scapito delle aree più periferiche.

Trentino-Alto Àdige.

Regione (13.607 kmq; 932.055 ab.) a statuto speciale dell'Italia nord-orientale. Confina a Nord con l'Austria, a Est e a Sud con il Veneto, a Ovest con la Svizzera e la Lombardia. Capoluogo: Trento. Amministrativamente è divisa in due province: Trento e Bolzano. ║ Autonomia: l'autonomia della regione è regolata dallo Statuto, approvato con L. 26-2-1948 cui sono state apportate successivamente delle modifiche, nel rispetto dell'accordo De Gasperi-Gruber del 5-9-1946; nel testo era prevista anche la concessione di particolari poteri locali alle due province di Trento e Bolzano, sensibilmente ampliati in seguito alla riforma del 1971, con la quale sono aumentate le competenze delle province e si è attuata una maggiore separazione tra queste e la regione. Sebbene il capoluogo del T. sia Trento, l'attività del Consiglio regionale si articola in due sessioni di pari durata, che si svolgono alternativamente a Trento e a Bolzano. Lingua ufficiale è l'italiano, ma il tedesco è parificato nella regione; nella provincia di Bolzano ai cittadini di lingua tedesca è concesso di utilizzare la loro lingua nei rapporti con gli uffici giudiziari e con la pubblica amministrazione. L'uso della sola lingua italiana è riservato agli ordinamenti di tipo militare. L'istruzione nella provincia di Bolzano viene impartita nella lingua materna fino alla seconda classe elementare, dopo la quale è obbligatorio seguire i corsi anche nell'altra lingua. Gli organi della regione sono il Consiglio regionale, che consta di 70 consiglieri, eletti con sistema proporzionale, in carica per cinque anni; la Giunta regionale, i cui membri sono eletti in seno al Consiglio regionale; il presidente della Giunta regionale, eletto in seno al Consiglio regionale. All'inizio degli anni Novanta è stato raggiunto un pieno consenso sull'intera normativa per la regione, che ha posto fine a un lungo periodo in cui non sono mancate tensioni tra la comunità di lingua italiana e quella di lingua tedesca, e in cui si sono verificati talora anche episodi di terrorismo. ║ Popolazione: la divisione della regione in due province autonome è legata alla sua composizione etnico-linguistica: la popolazione del Trentino è di lingua italiana, mentre quella dell'Alto Adige è in prevalenza di lingua tedesca. Vi sono, poi, zone montane in cui si parla ancora oggi il ladino (Valli di Fiemme, di Fassa, Gardena, Badia). Negli ultimi decenni il T. ha conosciuto una continua espansione demografica; al più intenso popolamento del fondovalle urbanizzato e industrializzato si contrappone però lo spopolamento delle zone montane. • Geogr. - V. ALTO ADIGE e TRENTINO.
• Economia - Il T. presenta uno sviluppo economico di buon livello, che ha tra i suoi indicatori un reddito individuale superiore alla media nazionale. La produzione agricola e forestale rappresenta il 5% circa del valore regionale complessivo. La regione si contraddistingue per la produzione di mele (di cui detiene il primato nazionale) e di legname da lavoro; si segnalano, inoltre, le produzioni di frutta, segale, patate, vini pregiati, e l'allevamento bovino. L'industria, favorita dalla cospicua disponibilità di energia elettrica, è attiva soprattutto nei settori siderurgico, metallurgico, meccanico, chimico, agroalimentare, cartario, del legno, dei materiali da costruzione. Nella regione esiste un fiorente artigianato: del legno (soprattutto lavori di intaglio), dei mobili, dei tessuti, del ferro e del rame battuto. Il settore terziario incide nella misura dei due terzi sul reddito complessivo regionale. Grande importanza nell'economia regionale assume il turismo, favorito dalle eccellenti strutture alberghiere e sportive (sciistiche); tra le più rinomate località ricordiamo Sesto di Pusteria, Dobbiaco, Corvara, La Villa, San Cassiano, San Vigilio di Marebbe, Ortisei, Canazei, Cavalese, Moena, Alpe di Siusi, San Martino di Castrozza. Accanto al turismo di carattere ricreativo, si è andato diffondendo il turismo congressuale, che può contare su grandi complessi ricettivi (come il Kursaal di Merano o il palazzo dei Congressi di Riva del Garda). Importanti per il turismo, così come per gli scambi commerciali, sono le comunicazioni: la rete stradale è incentrata sull'autostrada che unisce Modena-Campogalliano con il passo del Brennero (A 22), consentendo un diretto collegamento con l'Austria.
• Stato - V. ALTO ADIGE e TRENTINO.
• Arte - Insigni testimonianze artistiche del periodo alto-medioevale sono la chiesa di San Benedetto a Malles Venosta (secc. VIII-IX), con pitture carolinge e resti di stucchi dello stesso periodo, e la chiesa di San Procolo presso Naturno (secc. VIII-IX). Il duomo di Trento, dai caratteri prevalentemente lombardi, è il monumento di maggior rilievo dell'età romanica; al XIII sec. risale la collegiata di San Candido, a tre basse navate. Tra le opere pittoriche del periodo romanico spiccano gli affreschi dell'abbazia di Santa Maria di Burgusio (1160-1200) e gli affreschi di Castel d'Appiano, in cui si colgono gli influssi dell'arte ottoniana e bizantina. Caratteristici dell'epoca gotica, che conobbe le maggiori realizzazioni a Bolzano, sono due tipi di costruzioni che risentono sensibilmente dell'influsso nordico: l'Hallenkirche, a tre navate di uguale altezza, separate da pilastri piuttosto sottili, e la chiesa a navata unica, coperta da un'ampia volta con un complesso intreccio di nervature. Degno di menzione è il Castel Roncone, decorato con affreschi, prevalentemente in terra verde, a soggetto profano (Storia di Tristano e Isotta). Nei secc. XV-XVI ebbe grande fortuna nella regione l'arte dell'intarsio ligneo (esercitata anche da Michael Pacher, il maggiore artista della regione). Piuttosto tardiva fu la diffusione nella regione dello stile rinascimentale, cui si mescolarono sovente elementi gotici, come nelle chiese di Cles e Civezzano (XVI sec.). Trento ospita alcune delle opere più significative di quest'epoca: la chiesa di Santa Maria Maggiore, il palazzo del Municipio, il palazzo Tabarelli, alcune parti del castello del Buon Consiglio (con influssi veneziani). Uno stile locale, caratterizzato dalla mescolanza di elementi italiani e nordici, si affermò, invece, in Alto Adige (in particolare nella zona detta “di Oltradige”). L'età barocca vide l'affermazione degli influssi lombardi in Trentino, e di quelli nordici in Alto Adige; qui, nel Settecento, prosperò un nuovo stile barocco leggero e dinamico, caratterizzato da strutture movimentate e decorazioni policrome. Si ricorderanno, tra le numerose realizzazioni, le decorazioni delle chiese di Gries, Colle Isarco e Vipiteno, e i rifacimenti dei conventi di Novacella e di Sabiona.


Cartina del Trentino Alto Adige

Trento: il castello del Buonconsiglio

Panorama di Cavalese (Trento)

Panorama di Moena (Trento)

Panorama di Bolzano

Il fiume Isarco presso Bressanone (Bolzano)

Veduta di Riva del Garda

Panorama di Corvara (Bolzano)

Trento.

Città del Trentino-Alto Adige, capoluogo di regione e della provincia omonima; è situata a 194 m s/m., nel fondovalle dell'Adige, circondata da alte montagne a Ovest e da ridenti colline a Est. Con i sobborghi collinari e periferici la città forma un'estesa conurbazione che comprende oltre un quarto della popolazione dell'intera provincia. Accanto al nucleo antico di T., incentrato sul duomo e dominato dal castello del Buon Consiglio, hanno acquistato importanza, con l'espansione demografica e urbanistica del XX sec., altri nuclei; verso Nord si trova la zona industriale e commerciale, nella parte orientale si estende la zona residenziale, mentre nella parte Sud è situato il quartiere degli istituti scolastici e del seminario maggiore. 104.523 ab. CAP 38100. • Econ. - Il ruolo di capoluogo di provincia autonoma e di regione ha conferito a T. funzioni direzionali e una spiccata struttura burocratica, cui si affiancano importanti funzioni di carattere culturale (la città è, tra l'altro, sede di università). Il settore terziario annovera nel complesso oltre due terzi della popolazione attiva; l'attività industriale si basa sulle medie e piccole imprese: i settori principali sono quelli dei materiali da costruzione, della meccanica di precisione, della trasformazione di metalli; una forte crescita hanno fatto registrare anche le industrie tessili, alimentari, tipografiche. Il turismo è in espansione, agevolato dalle strutture ricettive e dalle iniziative di promozione, oltre che dal sistema delle comunicazioni, imperniato sull'autostrada e sulla linea ferroviaria del Brennero. Proprio il collegamento autostradale ha fortemente potenziato le funzioni di centro commerciale di T., in virtù della sua ubicazione sulle grandi direttrici di traffico in direzione dell'Europa centrale. Il terziario produttivo può contare su settori come commercio all'ingrosso, credito e assicurazioni, trasporti, servizi alle imprese. • St. - La fondazione di T. si deve ai Celti (secondo Giustino) o ai Reti (secondo Plinio e Strabone). I Romani conquistarono la città (Tridentum) nel 222 a.C. e le conferirono la cittadinanza latina nell'89 a.C. e quella romana nel 49 a.C., con Giulio Cesare. Assurta a importante base militare all'epoca di Augusto, T. diventò colonia sotto l'Impero dei Severi. Notevole punto di collegamento, la città ebbe grande importanza nei primi secoli dell'era cristiana, come centro prossimo alle frontiere del Norico e della Rezia; a partire dal IV sec. divenne sede vescovile. Sotto i Longobardi fu sede di ducato; nel corso delle lotte tra Longobardi, Bavari e Franchi subì ripetuti saccheggi. I Carolingi la eressero in seguito a capoluogo di Marca; unita successivamente alla Marca Veronese, dal 952 T. fece parte del Regno di Germania. Nel 1004 il comitato Trentino fu assegnato in feudo al vescovo Ulderico dall'imperatore Enrico II; nel 1027 il feudo fu costituito da Corrado II in principato ecclesiastico (destinato a durare, nel contesto politico del Sacro Romano Impero, fino al 1800), di cui T. divenne capoluogo. Nel corso della lotta delle investiture, il principato vescovile di T. si mantenne fedele all'imperatore. Il governo del vescovo Federico Vanga (1207-18) coincise per la città con un periodo di particolare prosperità. Nel 1236 l'imperatore Federico II, preso il dominio sul principato di T., ne affidò le sorti a Ezzelino da Romano. Con il passaggio del principato vescovile di T. sotto la tutela degli Asburgo, nel 1363, terminò di fatto il potere temporale del vescovo e la gravitazione politica di T. verso l'Italia. In seguito alla rivolta del 1407, capeggiata da Rodolfo Bellenzani, il principe-vescovo Giorgio I di Liechtenstein si vide costretto a riconoscere dei privilegi alla città, confermati anche dopo la sconfitta di Bellenzani, nel 1409, a opera delle milizie del conte del Tirolo Federico IV d'Asburgo. Nell'ambito delle lotte tra Venezia e gli Asburgo, la città di T. fu minacciata dalle milizie veneziane nel 1416 e nel 1487. Importanti per la città furono i Governi del vescovo umanista Giovanni Hinderbach (1465-86), che favorì l'introduzione della stampa (1475), riallacciò i traffici con Venezia e rianimò i commerci, e del vescovo Bernardo Clesio (1514-39) che, oltre a favorire i commerci e le industrie, si occupò dell'aspetto architettonico della città. Sotto il principato di Clesio si verificarono anche le aspre rivolte dei contadini che avevano abbracciato la Riforma luterana; queste sollevazioni culminarono nel tentativo da parte dei contadini di impadronirsi di T. (29 agosto - 1° settembre 1525). Il Concilio di T. (V. TRENTO, CONCILIO DI), aperto il 13 dicembre 1545 e protrattosi tra lunghe interruzioni per 18 anni, oltre a sedare in parte le lotte religiose e sociali, contribuì allo sviluppo economico, culturale e urbanistico della città. Fondamentale in questo senso fu l'opera della famiglia Madruzzo, che mantenne il vescovado per più di un secolo. All'opulenza del Cinquecento, subentrò, tuttavia, una certa decadenza nel Sei-Settecento. Nel corso della guerra di Successione franco-spagnola le milizie franco-spagnole di L.-J. de Vendôme assalirono e bombardarono T., che riuscì, tuttavia, a resistere. Con le guerre napoleoniche la città fu occupata dai Francesi nel 1796-97 e nel 1801. La Pace di Lunéville del 1801 sancì la secolarizzazione di tutti i principati ecclesiastici dell'Impero; T. divenne, pertanto, città dell'Impero. Insieme al Trentino, la città fu unita alla Baviera dal 1806 al 1809, anno in cui subì ripetuti assedi e occupazioni dalle milizie francesi e dagli insorti tirolesi. In seguito alla Pace di Schönbrunn (ottobre 1809), T. passò a Napoleone e diventò capoluogo del dipartimento dell'Alto Adige nell'ambito del Regno Italico. Nell'ottobre 1813 gli Austriaci rientrarono in città. Nel marzo 1848 T. fu il cuore dei moti anti-austriaci del Trentino. L'italianità di T. si palesò in occasione della terza guerra di Indipendenza (1866), con l'erezione del monumento a Dante (1896), e soprattutto nel corso della prima guerra mondiale, con il movimento irredentista e la figura di Cesare Battisti. Il 3 novembre 1918 truppe italiane fecero ingresso nella città, riunita all'Italia. ║ Pace di T.: fu stipulata il 13 ottobre 1501 tra l'imperatore Massimiliano e il re di Francia Luigi XII, cui fu riconosciuto il dominio sul ducato di Milano, sottratto a Ludovico il Moro. ║ Arcidiocesi di T.: la diocesi venne fondata nel IV sec. e vide accresciuta la sua importanza con le donazioni di Corrado II del 1027 (o con le donazioni probabilmente fatte da Enrico II nel 1004), con le quali fu costituito il principato vescovile di T. Fino al 1751 la diocesi di T. fu suffraganea di Aquileia, per passare quindi alla dipendenza di Gorizia (dipendenza non riconosciuta, tuttavia, dai principi vescovi di T.), sotto cui rimase fino al 1772. Dal 1772 al 1785 e dal 1920 al 1929 la diocesi tridentina fu immediatamente soggetta alla Santa Sede, mentre dal 1825 al 1920 fu suffraganea di Salisburgo. Nel 1929 ottenne il rango di arcidiocesi e rimase immediatamente soggetta fino al 1970. Dal 1964 l'arcidiocesi di T. è sede metropolitana. • Arte - Presso l'attuale Torre di Città permangono resti della cinta di mura di epoca tardo-romana e della Porta Veronensis a due fornici; sono stati rinvenuti, inoltre, tratti di strade lastricate e, all'esterno delle mura, resti di un anfiteatro e tracce di una villa suburbana con mosaici pavimentali. Al V sec. risale il sarcofago marmoreo di San Vigilio. La cinta muraria medioevale, di cui rimangono alcuni tratti, venne eretta nella prima metà del XIII sec. Il monumento più insigne della città è il duomo, maestoso edificio in forme romanico-gotiche lombarde, la cui costruzione incominciò nel 1145 sul sito di una chiesa paleocristiana; all'inizio del secolo successivo attese ai lavori Adamo d'Arogno. Il duomo (che fu sede del Concilio, unitamente a Santa Maria Maggiore) subì numerosi rimaneggiamenti e fu portato a termine nel XVI sec. (a quest'epoca risale il campanile); l'interno dell'edificio è a croce latina, con volte a crociera e tre absidi, e presenta pregevoli affreschi del XIV sec. Il contiguo palazzo pretorio, risalente al Duecento, ma restaurato in successive occasioni, ospita il Museo diocesano. Degne di menzione sono anche la romanica abbazia di San Lorenzo e la gotica chiesa di Sant'Apollinare. Nel castello del Buon Consiglio si individuano tre parti: il Castelvecchio, edificato nel XIII sec. e ampliato nel XV sec.; il Magno Palazzo, costruito nel periodo 1528-36 per iniziativa del vescovo B. Clesio, e impreziosito da affreschi di vari artisti; la giunta Albertana, edificata nel XVII sec., per unire le altre due parti. Nel castello, che gli Austriaci adibirono a caserma e che fu restaurato dopo il 1918, hanno sede il Museo provinciale (con raccolte d'arte e di archeologia) e il Museo del Risorgimento. Il Cinquecento, epoca di massima prosperità per T., vide l'edificazione di diverse chiese rinascimentali, tra le quali Santa Maria Maggiore, la cui costruzione fu intrapresa nel 1520 da A. Medaglia (l'attuale facciata fu ricostruita nel 1901), e di palazzi di grande rilievo: palazzo Tabarelli, palazzo Sardagna (attualmente sede del Museo di scienze naturali), palazzo del municipio. Degne di nota sono alcune case (Cazuffi, Geremia, Salvadori), che si caratterizzano per la facciata decorata con affreschi e rilievi. All'epoca barocca risalgono la fontana del Nettuno (restaurata nel XIX sec.) e la chiesa di San Francesco Saverio, la cui costruzione incominciò nel 1701, su disegni di A. Pozzo. Delle realizzazioni dei secoli successivi si ricordano il monumento a Dante, opera di C. Zocchi (1896), e quello a Cesare Battisti, dovuto a E. Fagiuoli (1935). Oltre alle istituzioni culturali precedentemente ricordate, T. dispone di una biblioteca comunale, che risale agli inizi del Settecento, fornita di circa 270.000 volumi, oltre a incunaboli, manoscritti, e pergamene d'archivio. Notevole anche la biblioteca dei Francescani di San Bernardino (XVI sec.), che si segnala per le edizioni antiche e rare, per la sezione dedicata al Risorgimento, per il materiale relativo alla storia regionale. Andò dispersa, invece, nel 1805, e fu parzialmente trasportata a Vienna, l'antichissima biblioteca dei vescovi tridentini, che aveva sede nel castello del Buon Consiglio. ║ Provincia di T. (6.207 kmq; 471.178 ab.): confina con la provincia di Bolzano a Nord, con la provincia di Belluno a Est, con la provincia di Vicenza a Sud-Est, con la provincia di Verona a Sud, con la provincia di Brescia a Ovest, con la provincia di Sondrio a Nord-Ovest. Il territorio, prevalentemente montuoso, corrisponde alla regione storico-geografica del Trentino. Nell'economia della provincia si è rivelata importante l'istituzione di comprensori (quali Val di Sole e Val di Non), associazioni di comuni chiamati ad affrontare gli stessi problemi. Da molti anni è attivo il piano di sviluppo provinciale, che promuove la cooperazione (nel settore agricolo questa si concretizza in casse rurali, cantine sociali, cooperative ortofrutticole e altre analoghe iniziative); a tale piano si deve anche la formazione di parchi naturali e parchi attrezzati: parco dell'Adamello-Brenta, di Panevaggio-Pale di San Martino, parco nazionale dello Stelvio. L'economia si basa sull'agricoltura (viti, olivi, frumento, mais, frutta - mele, pere, ciliegie, pesche -, patate), l'allevamento bovino, lo sfruttamento del legname, l'artigianato del legno e del rame. Il settore industriale (industrie meccaniche, della gomma, della carta, della ceramica) sta conoscendo una progressiva espansione. Il collegamento autostradale Modena-Brennero ha propiziato lo sviluppo del commercio e del turismo, che può contare su molti punti di forza (bellezze paesaggistiche, stazioni termali, stazioni di sport invernali, congressi e altre iniziative). Centri principali: Ala, Arco, Mori, Pergine Valsugana, Riva del Garda, Rovereto, Malè.


Trento: scorcio del centro storico

Trento: il castello del Buonconsiglio

Visita virtuale della Piazza del Duomo di Trento


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