Geografia Italia Territorio Storia Economia del Piemonte

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PRESENTAZIONE - IL TERRITORIO - PARCHI NAZIONALI E REGIONALI - Parco Nazionale del Gran Paradiso - Parco Nazionale della Val Grande - Parco naturale regionale delle Alpi Marittime - Parco naturale regionale Valle del Ticino - Parco naturale regionale La Mandria - Parco naturale regionale Veglia-Devero

L'ECONOMIA - CENNI STORICI - Protostoria - Età romana - Alto Medioevo - Basso Medioevo - Prima età moderna - Il Settecento - L'Ottocento - Il Novecento

IL PERCORSO ARTISTICO E CULTURALE - Dall'antichità all'anno Mille - Il Romanico e le suggestioni transalpine - La lunga parabola gotica e il Quattrocento - Dal Rinascimento al Settecento: il ruolo di Torino capitale

IL PERCORSO ARTISTICO E CULTURALE - Dalla Restaurazione al Novecento - Il Novecento - LE CITTÀ - Torino - Luoghi di interesse - La Mole Antonelliana - Teatro Regio

LE CITTÀ - Torino - Luoghi di interesse - Palazzo Madama - Basilica di Superga - Il Lingotto - Il Complesso del Valentino - Parco del Valentino - Castello del Valentino - Borgo Medioevale - Piazza Castello - Palazzo Reale

Le città - Torino - Luoghi di interesse - Cattedrale - Piazza S. Carlo - Palazzo Carignano - Gran Madre di Dio - I Musei di Torino - Museo Egizio - Galleria Sabauda - Museo nazionale del Risorgimento italiano - Museo nazionale dell'Automobile "Carlo Biscaretti di Ruffia" - LA TRAGEDIA DI SUPERGA - LA FIAT

Torino - Luoghi di interesse - SACRA SINDONE - LE CITTA' - Alessandria - Asti - Biella - Cuneo - LANGHE E MONFERRATO - Novara

LE CITTA' - Verbania - ISOLE BORROMEO - Vercelli - PICCOLO LESSICO - Bagnacauda - Barbera - Canale Cavour - Giandujotto - Langhe - Monferrato - Vermouth - PERSONAGGI CELEBRI - Gianni Agnelli - Vittorio Alfieri - Camillo Benso conte di Cavour - Massimo D'Azeglio - Cesare Pavese - Silvio Pellico

Centri minori - Acqui Terme - Alba - Arona

CENTRI MINORI - Borgomanero - Borgosesia - Casale Monferrato - Chieri - Chivasso

CENTRI MINORI - Domodossola - Gattinara - Ivrea - Macugnaga - Moncalieri - Mondovì - Orta San Giulio - Saluzzo - Santhià - Sestriére - Stresa - Tortona

CENTRI MINORI - Valenza - Varallo Pombia

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GEOGRAFIA - ITALIA - PIEMONTE

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PRESENTAZIONE

Posta ad Occidente della Pianura Padana, la regione piemontese occupa quella parte dell'arco alpino, che va dal Colle di Cadibona al Passo di San Giacomo, e la prima parte dell'Appennino Ligure fino al Monte Antola. La sua superficie è di 25.399 kmq. Il Piemonte confina a Nord-Ovest con la Valle d'Aosta, a Nord con la Svizzera, a est con la Lombardia, e con l'Emilia, a Sud con la Liguria e a Ovest con la Francia. Il suo territorio piuttosto vario ospita una popolazione di 4.231.334 abitanti (densità: 169 abitanti per kmq). Le province, oltre a Torino, che è il capoluogo, sono sette: Alessandria, Novara, Asti, Cuneo, Biella, Verbania e Vercelli. È una delle regioni più periferiche rispetto all'asse centrale della Penisola ed è la più occidentale; questa sua posizione l'ha resa aperta alle influenze culturali d'Oltralpe, specialmente francesi. Per lunghi secoli politicamente separato dall'Italia, il Piemonte è stato inizialmente unito alla regione francofona della Savoia, sotto il governo dell'omonima dinastia sabauda fondata a Chambéry da Umberto Biancamano. Circondato su tre lati dai monti, ha preso l'appellativo di Pedemontium (ai piedi dei monti), da cui deriva l'attuale nome di Piemonte.

Cartina del Piemonte

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IL TERRITORIO

Il territorio del Piemonte, per due terzi montuoso e per il resto collinare e pianeggiante, presenta caratteristiche ben definite. La zona montuosa è costituita dalle Alpi Occidentali e da una porzione dell'Appennino Settentrionale; le vette più alte sono quelle del Monte Rosa (4.633 m), del Gran Paradiso (4.061 m) e del Monviso (3.841 m). Nonostante le cime aspre, numerosi valichi permettono facili comunicazioni con Francia e Svizzera. I passi principali sono il Colle di Tenda, il Colle della Maddalena, il Passo del Monginevro, il Passo del Sempione e il Traforo del Frejus. I territori delle Langhe e del Monferrato formano la parte collinare della regione. La pianura infine comprende le zone delimitate dalla Dora Riparia: a Nord la Lomellina, il Novarese, il Vercellese, il Canavese e il territorio prossimo a Torino; a Sud la pianura attorno a Cuneo. I fiumi più importanti della regione sono degli affluenti del Po, che nasce dal Monviso e attraversa l'intera regione da Ovest verso Est. I corsi d'acqua hanno una notevole portata e sono alimentati dai torrenti secondari. Gli affluenti di destra sono: il Tanaro, che riceve la Stura, l'Ellero, il Belbo, la Bormida, e la Scrivia, che nasce al Passo dei Giovi. Gli affluenti di sinistra sono: la Dora Riparia; la Stura di Lanzo; l'Orco, che nasce nel gruppo del Gran Paradiso; la Dora Baltea, che attraversa pressoché tutta la Valle d'Aosta; il Sesia, che nasce nel gruppo del Monte Rosa, e il Toce, che scende dalla Val d'Ossola. I più importanti laghi alpini piemontesi sono: il Lago Maggiore, la cui sponda orientale è situata in territorio lombardo; il Lago di Viverone, in provincia di Biella; i laghi di Avigliana, in provincia di Torino. Di rilevante interesse idrografico ed importanti per l'economia della regione sono i fontanili o risorgive che si trovano nei territori in provincia di Vercelli e di Novara. Il Piemonte, a causa della sua posizione geografica, offre una grande varietà climatica. Questa infatti è causata dal fatto che la regione si trova ai piedi delle Alpi, che in essa si alternano rilievi collinari e pianure, e che gode della vicinanza del Mar Ligure. Il clima è continentale, caratterizzato da temperature molto fredde durante la stagione invernale; invece in estate è piuttosto caldo in pianura e in collina, e fresco in montagna.

Veduta del Monte Rosa

Prealpi biellesi a Zumaglia (Vercelli)

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PARCHI NAZIONALI E REGIONALI

Il Piemonte è da sempre regione leader nella conservazione della natura in Italia, avendo fatto della costituzione di parchi e riserve uno degli aspetti qualificanti e riconoscibili dell'assetto del territorio. E ciò ben prima che fosse varata la Legge quadro sulle aree naturali protette, n. 394/91, che ha dato slancio a parchi e riserve di tutt'Italia, portando il Bel Paese alla soglia di quel 10% di territorio protetto che da decenni ormai è l'obiettivo minimo di quanti si occupano di tutela dell'ambiente naturale. Del resto i beni naturali del territorio piemontese sono di valore eccezionale, dai ghiacciai eterni alle zone umide del nostro più grande fiume, il Po, la diversità biologica e paesaggistica è davvero di grande rilevanza culturale e scientifica, tanto che il Piemonte è interessato da ben due parchi nazionali: la Val Grande ed il Gran Paradiso.

Parco Nazionale del Gran Paradiso

Vedi Valle d'Aosta, Parchi Nazionali e Regionali.

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Parco Nazionale della Val Grande

Il Parco Nazionale della Val Grande, istituito nel 1992, si estende nel cuore della provincia del Verbano Cusio Ossola, tra creste dirupate e cime solitarie. è l'area selvaggia più vasta d'ltalia. Percorrendo i sentieri della Val Grande possiamo scoprire i segni lasciati dall'uomo nei secoli passati quando la valle era meta di pastori e boscaioli, tracce di una vita faticosa e povera che suscita interesse e ammirazione per la capacità di adattarsi a un territorio tanto impervio e inaccessibile.

Il territorio del Parco è compreso in un'area di straordinario interesse geologico. Le montagne più caratteristiche della Val Grande, come il Pedum, il Proman, i Corni di Nibbio, la Cima Sasso e la Cima della Laurasca, sono costituite per esempio da rocce molto scure (anfiboliti, serpentiniti, peridotiti), verdi o nerastre, ad elevato peso specifico, estremamente dure e resistenti agli agenti atmosferici. è una parte di quella che i geologi chiamano "Zona Ivrea-Verbano", una porzione di crosta continentale profonda, proveniente dalla zona di transizione con il mantello terrestre (quindi da profondità di circa 35-50 km) . Ma nel Parco troviamo soprattutto le testimonianze del rapporto tra l'uomo e la pietra, utilizzata e lavorata fin dall'antichità come materiale da costruzione. La storia del Parco è anche strettamente legata a quella dello sfruttamento delle cave di marmo rosa di Candoglia, utilizzate fin dalla fine del XIV secolo per la costruzione del Duomo di Milano. Con la concessione di Gian Galeazzo Visconti (24 ottobre 1387), la Veneranda Fabbrica del Duomo entrò in possesso anche di tutti i boschi della Valgrande tra Cima Corte Lorenzo e Ompio. Il legname era utilizzato sia in cava, sia a Candoglia, per la costruzione delle chiatte, sia a Milano per le impalcature del Duomo: questa data, oltre l'inizio di una frenetica attività estrattiva, segna l'inizio del disboscamento della Valgrande.

L'attuale scarsissima antropizzazione fanno della Val Grande un ideale laboratorio naturale dove approfondire la conoscenza dell'evoluzione naturale della vegetazione e delle comunità animali conseguente all'abbandono da parte dell'uomo dopo secoli di sfruttamento. Tra gli uccelli sono da indicare l'aquila reale, il falco pellegrino, il gallo forcello, il francolino di monte e il gufo reale. Degni di nota sono anche le diverse specie di picchi, fra cui il picchio nero, e alcuni Passeriformi come il luì bianco e l'averla piccola. Gli erbivori sono presenti nel territorio del Parco con popolazioni ben strutturate come nel caso del camoscio e del capriolo. La situazione è favorevole anche per il cervo che si prevede possa diventare nei prossimi anni una presenza consolidata. Volpe, faina, martora, tasso e donnola sono i rappresentanti più significativi tra i carnivori. Nei boschi abitano numerosi piccoli mammiferi come ghiri e topi selvatici. Grazie all'abbondanza e alla qualità delle acque che scorrono impetuose nel Parco, occorre segnalare la fauna che vive nei torrenti e che da questi dipendono. Le specie più rappresentative sono la trota fario e lo scazzone accompagnate dai numerosi macroinvertebrati (larve di effimere e di tricotteri) che ne costituiscono la dieta. Non è raro l'incontro con due specie di uccelli che frequentano i grossi massi e le rive acciottolate: il merlo acquaiolo e la ballerina gialla. La Val Grande è spesso conosciuta per la presenza della vipere. Questi rettili prediligono infatti gli ambienti poco frequentati dall'uomo e ricchi di nascondigli quali cespugli e cumuli di pietre; trovano pertanto nelle aree più selvagge del Parco l'habitat adatto. Specie di rilievo si ritrovano anche tra gli insetti, in particolare tra i coleotteri: il Carabus lepontinus vive esclusivamente sulle pendici del Monte Zeda (specie endemica), mentre la Rosalia alpina, l'Osmoderna eremita e lo Gnorimus variabilis sono compresi negli elenchi delle specie strettamente protette a livello europeo. Pensando al territorio del Parco come un ambiente in continua evoluzione verso una situazione sempre più simile a quella originaria è importante ricordare le specie oggi estinte quali lupo, orso, lince e lontra, gatto selvatico e puzzola, per alcune delle quali è ipotizzabile in futuro un ritorno.

La ricchezza della vegetazione e la varietà delle fioriture, grazie all'influenza termica del Lago Maggiore, costituiscono una delle attrattive maggiori del Parco. Nella bassa Val Grande predominano i boschi misti di latifoglie con prevalenza del castagno. Il faggio costituisce invece la specie arborea più diffusa dell'alta Val Grande, per lo più sui versanti umidi e meno assolati, ma anche su quelli meridionali, in conseguenza della elevata piovosità di questa zona. Alcuni esemplari monumentali di faggio hanno resistito ad un'enorme valanga caduta nella metà degli anni '80 all'Alpe Boschelli, mentre altri sono osservabili in Val Pogallo nei pressi di Pian di Boit e dell'Alpe Busarasca. Alle faggete si aggiungono, seppur limitati per estensione, i boschi di conifere, le cui specie principali sono l'abete rosso e l'abete bianco. Scarso il larice, in conseguenza del clima e dei tagli effettuati nei secoli scorsi. Le forre sono tra gli ambienti più significativi e di interesse prioritario a livello europeo e sono colonizzate da tassi, ontani, tigli e aceri.

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Parco naturale regionale delle Alpi Marittime

Il Parco naturale delle Alpi Marittime è stato creato nel 1995, in seguito alla fusione del Parco naturale dell'Argentera (istituito nel 1980) con la Riserva del Bosco e dei Laghi di Palanfré (istituita nel 1979). è nata così un'unica grande area protetta che si estende su una superficie di 27.945 ettari, ripartita su tre valli (Gesso, Stura, Vermenagna) e quattro comuni (Aisone, Entracque, Valdieri, Vernante). Le Alpi Marittime, estremo lembo meridionale della catena alpina, dividono la pianura piemontese dalla costa nizzarda e sono comprese tra due valichi molto frequentati fin dall'antichità: il Colle di Tenda e il Colle della Maddalena. Entrambi i versanti delle Marittime sono sottoposti a protezione: infatti, sul lato francese, si estende il Parco Nazionale del Mercantour, famoso in tutto il mondo per la Valle delle Meraviglie, sito che ospita migliaia di incisioni rupestri risalenti per lo più all'Età del Bronzo. I due parchi confinano per oltre 35 chilometri e formano nel loro insieme un'area protetta di oltre 100.000 ettari, che potrebbe diventare in un futuro prossimo il primo esempio di Parco internazionale. Per favorire questa prospettiva, da tempo Marittime e Mercantour lavorano a una serie di progetti e, dopo essersi gemellati nel 1987, hanno ottenuto nel 1993 il Diploma Europeo, importante riconoscimento che ha dato ulteriore impulso allo studio e alla realizzazione di una politica comune di protezione del territorio e di sviluppo economico.

La bellezza di queste montagne, la ricchezza di camosci, di trote e di una splendida e rigogliosa vegetazione colpirono con forza Vittorio Emanuele II, quando nel 1855 il re di Sardegna visitò la Valle Gesso e le sue terme. Il suo apprezzamento non passò inosservato, e i sindaci dei Comuni dell'alta valle, ben conoscendo la sua passione venatoria e i vantaggi che sarebbero derivati da una presenza estiva in zona della famiglia reale, stabilirono di cedere al re i diritti di caccia e di pesca su gran parte del loro territorio. Nacque così la Riserva Reale di caccia. Casa Savoia edificò, tra il 1865 e il 1870, la residenza estiva a Sant'Anna di Valdieri, le palazzine di caccia a San Giacomo di Entracque e al Piano del Valasco. Alle Terme vennero costruiti quattro chalet "di foggia svizzera".

L'area delle Alpi Marittime è famosa in tutto il mondo per la sua ricchezza botanica. Complessivamente viene stimata la presenza di 2.600 specie, un patrimonio pari a quasi la metà di quello dell'intera penisola. La Famiglia delle Orchideacee, ad esempio, di cui fanno parte alcuni dei fiori più spettacolari che si trovano in natura, nel solo territorio del Parco può contare su quaranta delle ottanta specie di orchidee censite in Italia. Le peculiarità delle Marittime in ambito botanico si spiegano con la loro posizione geografica, di raccordo tra i sistemi montuosi di Piemonte, Liguria e Provenza; geologicamente collegate, in tempi remoti, con distretti anche molto lontani (Pirenei, Corsica, Balcani) rivelano ancor oggi con queste aree sorprendenti affinità floristiche. A rendere vario il clima e di conseguenza la flora contribuiscono la vicinanza del mare e l'esistenza di numerose cime oltre i 3.000 metri di quota, tra cui spicca l'Argentera, che con i suoi 3.297 metri rappresenta il tetto delle Marittime. Queste condizioni favoriscono la presenza non solo di un elevato numero di specie, ma anche di numerosi endemismi, cioè di piante che crescono esclusivamente in una certa area. Della trentina di endemismi delle Marittime, quello che attira particolarmente la curiosità dei visitatori e l'interesse dei botanici è la Saxifraga florulenta: dalla rosetta di foglie basali, dopo una trentina d'anni emerge una lunga infiorescenza a pannocchia di color rosa tenue; dopo la fioritura, la pianta muore. La Sassifraga è una pianta primitiva e di conseguenza poco evoluta che è sopravvissuta nelle Alpi Marittime perché interessate sono marginalmente dalle glaciazioni.

Poche aree protette possono vantare una ricchezza faunistica come quella del Parco naturale delle Alpi Marittime. La specie più facilmente osservabile, soprattutto al mattino presto e alla sera, è il camoscio. Il popolamento di questo animale, che può contare su circa 4.500 esemplari, se considerato in rapporto alla superficie è uno dei più consistenti delle Alpi. Lo stambecco, reintrodotto per volere di Vittorio Emanuele III negli anni Venti, dalla ventina di capi provenienti dal Gran Paradiso è passato a oltre 500 esemplari, che possono essere ammirati da distanza ravvicinata soprattutto in periodo primaverile. Altri ungulati presenti nel Parco sono il capriolo, il cinghiale, animali più schivi e difficili da osservare anche per il tipo di ambiente che abitualmente frequentano: il bosco. Nell'estate è possibile l'incontro con il muflone, proveniente dal vicino Parco del Mercantour. Per i suoi caratteristici fischi, le posizioni che assume sulle rocce, il correre goffo ma agile, la marmotta è uno degli animali che maggiormente sanno attirarsi le simpatie dei visitatori, soprattutto dei più piccoli. L'avifauna, estremamente ricca e diversificata, comprende quasi tutte le specie tipiche dell'arco alpino occidentale, dal gallo forcello alla pernice bianca, ed un gran numero di migratori. Nel Parco vivono sette coppie di aquila reale e sono presenti molte altre specie di rapaci, tra cui il gipeto, che è ricomparso di recente nelle Alpi Marittime grazie ad un progetto europeo di reintroduzione. Spontaneo è stato invece il ritorno di un predatore sottoposto per secoli a terribili persecuzioni, il lupo.

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Parco naturale regionale Valle del Ticino

Il Parco piemontese della Valle del Ticino è stato istituito con Legge regionale n.53 del 21 agosto 1978. Il territorio del Parco ha una superficie di 6.250 ettari ed occupa una ristretta fascia lungo la riva destra del Ticino, dal suo imbocco dal Lago Maggiore fino al confine regionale, comprendendo parte del territorio di undici Comuni, da Castelletto Ticino a Cerano. Insieme al Parco Lombardo del Ticino costituisce una tra le maggiori aree protette d'Italia, caratterizzata dalla presenza costante del fiume.

Il Parco è costituito da una vallata, dapprima profondamente incassata che si amplia progressivamente con declivi più dolci, ricchi di boschi, con grandi anse del fiume. A Sud, la valle si allarga maggiormente creando una serie di ramificazioni tra ghiareti e isoloni, periodicamente sommersi dalle piene. Questa zona è dunque caratterizzata dalla presenza di numerose lanche in cui l'acqua scorre più lentamente favorendo lo sviluppo di una ricchissima vegetazione acquatica. Altra caratteristica del Parco è la presenza di fontanili e risorgive, siti in cui l'acqua mantiene temperatura pressoché costante durante tutto l'anno dando luogo a vegetazioni ricche e rigogliose. I boschi, che occupano il 60% dell'area a Parco, recano tracce dell'originario bosco planiziale con netta prevalenza di latifoglie quali farnia, carpino, olmo e robinia (invasiva). Il sottobosco è caratterizzato da nocciolo, prugnolo e biancospino. Le fioriture erbacee primaverili di dente di cane, scilla, pervinca e primula sono una nota caratterizzante del Parco. Di particolare interesse la vegetazione acquatica delle lanche con presenza di ninfea, nanufero, tifa ecc. Tra i mammiferi ricordiamo lo scoiattolo, il coniglio selvatico, il riccio. Presente inoltre la lepre, una specie non autoctona, introdotta con ripopolamenti a scopo venatorio. Tra gli uccelli si trovano: il germano reale, l'airone cenerino, la gallinella d'acqua, il fagiano comune; tra i pesci la trota, il luccio, il cavedano.

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Parco naturale regionale La Mandria

Parco "storico" nelle immediate vicinanze di Torino dalla morfologia a terrazzi alluvionali in cui le zone boscose si alternano ad ampi pascoli, piccoli laghetti e terreni agricoli. Nato nel XVI sec. come riserva di caccia della corte sabauda e luogo attrezzato per il soggiorno del re e della sua corte, vide sorgere, alla metà del XVII sec., per interessamento di Carlo Emanuele II e per opera del Castellamonte, un sontuoso Palazzo di Piacere che sarebbe poi divenuto il complesso del Castello della Venaria. Sotto il regno di Vittorio Amedeo II fu creato un allevamento di cavalli per le scuderie reali (da cui il nome "La Mandria") e quindi, ad opera di Vittorio Emanuele II furono costruiti ed ampliati vari edifici (Il Castello, La Bizzarria, Le Cascine), ora di interesse storico ed architettonico. Sul finire dell' 800, la proprietà passò ai Medici del Vascello, quindi negli anni che vanno dal 1920 al 1930 vennero compiute grandi opere di bonifica, che fecero assumere alla Tenuta l'aspetto attuale. Nel 1958 una grande fascia di terreno è ceduta alla Fiat, che vi ricava una pista di collaudo per auto. Nel 1960 tocca a 243 ettari, destinati a un campo da golf. In seguito altri 430 ettari sono acquistati come riserva di caccia dalla famiglia Bonomi Bolchini, che compera anche il castello dei Laghi. Un lotto di 400 ettari è quindi ceduto per erigervi il complesso residenziale i "Roveri" e un altro campo da golf. Un'ultima porzione, di circa 11 ettari e mezzo è destinata all'istituto zoo-profilattico del Piemonte. Nel 1976 la Regione Piemonte acquista i rimanenti 1.345 ettari. Il 21 agosto 1978 una Legge regionale istituisce il "Parco regionale La Mandria". Infine, nel 1995 la Regione acquista dai Bonomi-Bolchini la Tenuta dei Laghi.

I grandi allevamenti, dapprima equini, da cui derivò il nome stesso di Mandria, e successivamente di selvatici e di bovini, hanno caratterizzato la storia della Mandria fin dalle origini e si sono protratti per tutto il Novecento passando attraverso le vicende di casa Savoia e le trasformazioni agricole attuate dai marchesi Medici del Vascello nel ventennio fascista. Con l'istituzione del Parco regionale La Mandria sono state avviate profonde trasformazioni nell'uso del territorio dettate dalla volontà di salvaguardare ciò che rimaneva dell'antica foresta planiziale a querce e carpini, la cui sopravvivenza era minacciata dalle bonifiche e dal carico di ungulati, soprattutto cervidi e bovidi. Vietata l'attività venatoria, dismessi progressivamente gli allevamenti bovini e di fauna selvatica, sottoposti a piani di contenimento cervi e cinghiali, oggi il Parco mantiene, a testimonianza delle proprie origini e a beneficio dei visitatori che possono usufruire di passeggiate a cavallo e visite in carrozza, un piccolo nucleo di capi equini da sella e da tiro allevati presso la cascina Vittoria. Negli ultimi anni ha preso avvio il progetto "Nuovi Pascoli" il cui obiettivo è la tutela e valorizzazione delle razze equine italiane in via d'estinzione aventi caratteristiche di buona rusticità che ben si adattano all'allevamento semi-brado che può essere proficuamente attuato nel Parco: agli animali vengono riservati ampi spazi recintati in cui sono liberi di muoversi e di seguire i propri ritmi biologici secondo natura, riacquistando così i comportamenti tipici della specie.

Il territorio de La Mandria è un frammento dell'antica conoide dei torrenti Stura e Ceronda che ha conservato buona parte della sua copertura vegetale naturale, rappresentando quindi uno degli ultimi esempi di bosco planiziale, cioè di copertura forestale che molte migliaia di anni fa ricopriva tutta la pianura padana. Le condizioni ambientali locali sono particolarmente favorevoli per lo sviluppo del bosco: le precipitazioni sono abbondanti (oltre 1.000 mm/ anno); la stagione vegetativa è lunga essendo compresa tra aprile e settembre e soprattutto i suoli sono, almeno in parte, buoni o anche eccellenti da un punto di vista forestale.

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Parco naturale regionale Veglia-Devero

Istituito con Legge regionale del 14 marzo 1995, n. 32 è il risultato dell'accorpamento del Parco naturale dell'Alpe Veglia (L.R. 14/78) e del Parco naturale dell'Alpe Devero (L.R. 49/90) ed è diviso amministrativamente fra i comuni di Varzo, Trasquera, Crodo e Baceno. L'area protetta ha una superficie complessiva di 8.539 ettari ed ha uno sviluppo altitudinale compreso fra i 1.600 ed i 3.553 m s.l.m. Il Parco è stato istituito per tutelare le caratteristiche ambientali e naturali di due ampie conche alpine alla testata delle Valli Divedro e Devero contornate dalle più alte vette delle Alpi Lepontine Occidentali. Questi ambienti devono la loro origine al modellamento glaciale che ha lasciato tracce evidenti della sua azione: rocce montonate, massi erratici, ampi accumuli morenici, numerosi laghi alpini e altipiani. L'ambiente naturale è caratterizzato da ampi pascoli contornati da lariceti, con sottobosco di rododendri e mirtilli, che sfumano nelle praterie d'alta quota. La grande varietà di ambienti determina la presenza di numerose specie floristiche e faunistiche di grande interesse naturalistico.

La grande varietà di ambienti, diversi sia dal punto di vista ecologico che climatico ed edafico, consente di trovare all'interno del Parco e nelle zone limitrofe una grande varietà di vegetazione, dai pascoli pingui delle quote più basse fino alle associazioni pioniere rupicole delle vallette nivali. Condizioni climatiche particolari, insieme con diversi tipi di terreno, inoltre rendono possibile la fioritura contemporanea di specie che fiorirebbero in periodi distinti dell'anno, facendo di alcune zone del Parco un giardino botanico alpino, nel quale si possono trovare fino a cinquecento specie diverse, alcune delle quali si sono rivelate particolarmente insolite in questa zona. Le due conche prative dei piani di Veglia e di Devero presentano simili caratteristiche: molto umide e paludose, sono state progressivamente bonificate per aumentare la produzione di foraggio. Tuttavia le zone umide permangono in tutta la zona, distribuite su diverse altitudini. Vi potremo trovare carici, la drosera rotundifolia, piccola pianta carnivora, la primula farinosa, la menyanthes trifoliata, la viola palustris, la caltha palustris, gli equiseti, gli eriofori. Nelle zone pianeggianti, i pascoli sono dominati dalle graminacee, dalle ciperacee, da piantaggini e composite, tra le quali non sarà difficile riconoscere i precoci crochi, la bella gentiana acaulis, la biscutella laevigata, il rinanto, alcune orchidacee. Una grande superficie del territorio, tra 1.500 e 2.000 m, è occupata da boschi, costituiti essenzialmente, nelle zone ad alta quota, da larici, mentre scendendo d'altitudine, la presenza dell'abete rosso, dell'abete bianco e di latifoglie quali il sorbo degli uccellatori, il sorbo alpino, il sorbo montano, salici, ontani, rarissime betulle, si fa sempre più cospicua. Sui versanti delle montagne a componente calcarea, più dolci e senza grossi ostacoli, il bosco è più esteso, mentre sui versanti delle ripide montagne a carattere siliceo esso è più rado, interrotto frequentemente dai salti di roccia, dai canaloni delle valanghe o dalle frane. Il tipico sottobosco del lariceto è costituito da un tappeto di rododendri e di mirtilli. La coltre di rododendri è particolarmente fitta sui versanti meno esposti al sole, dove la neve perdura maggiormente, proteggendo le gemme dal gelo, mentre su quelli più esposti troveremo piuttosto i ginepri nani, più resistenti a condizioni estreme. Con un po' di fortuna, passeggiando tra i larici, su pendii un poco ombreggiati, potremo incontrare uno dei fiori endemici alpini più belli : l'ormai rara aquilegia alpina. Salendo oltre il limite del bosco, la vegetazione si fa sempre più bassa e rada: la brughiera a rododendro prosegue verso l'alto riconquistando i territori dei pascoli in disuso. Alcune specie degli antichi pascoli riescono a sopravvivere, ad esempio la gialla margherita dell'arnica. A quote più elevate le aree aperte e soleggiate sono dominate da praterie di graminacee e ciperacee, dove in alcune zone, le piante, senza neanche più la protezione della neve, continuamente spazzata dal vento, devono sopportare escursioni termiche annuali di quasi 80 °C. In zone particolarmente esposte alle intemperie, al vento in particolare, la vegetazione delle lande è caratterizzata da bassissime pianticelle legnose, quali l'azalea alpina, la dryas octopetala, l'uva orsina, i salici nani. Giungendo poi alle morene, ai detriti e alle rocce, ecco che, i colori dei fiori diventano sempre più intensi per attirare l'attenzione degli insetti impollinatori. Potremo così ammirare cuscinetti di silene, il crisantemo alpino, il miosotys azzurro, il ranuncolo glaciale e l'astro alpino, il genepì maschio e femmina e molti altri.

In estate, in alto, sugli ampi terrazzi erbosi dei pendii ben soleggiati, più in basso nella stagione fredda, numerosi camosci sono da tempo una presenza costante, così come è costante è ormai la presenza stagionale di numerosi caprioli, che preferiscono tenersi nel folto dei boschi. Comparsa invece molto recente è quella dei cervi, che nel Parco sono riusciti a trovare un territorio ideale per la riproduzione. La presenza dello stambecco è ormai stabile a partire dagli anni '90 in seguito a reintroduzioni effettuate nei territori limitrofi al Parco. Allegra compagna di ogni gita è la marmotta, curiosa sentinella pronta a fischiare ad ogni minimo pericolo. è molto spesso questo attento roditore ad avvertirci, con un caratteristico fischio d'allarme, della presenza della sua gran nemica naturale, l'aquila reale. Altri mammiferi più riservati sono la lepre bianca, le numerose volpi, il frenetico ermellino, il tasso, lo scoiattolo. Tra i più piccoli e numerosi abitanti, seppur difficili da vedere, vi sono toporagni e arvicole. Oltre all'aquila, altri rapaci sono la poiana, l'astore, lo sparviero, il gheppio e tra i notturni il gufo, la civetta capogrosso e la civetta nana. Sempre tra gli uccelli ricordiamo la pernice bianca e il fagiano di monte, che nel Parco raggiungono densità elevate, la coturnice, i picchi (rosso maggiore, nero e verde), il merlo acquaiolo, il merlo dal collare, il codirosso, la passera scopaiola, lo stiaccino, il sordone, il culbianco, il crociere, il fringuello alpino, il verzellino, le cince (mora, alpestre, dal ciuffo), l'organetto, gli zigoli, la ghiandaia, il gracchio, il corvo imperiale. Tra i rettili, cosa poco risaputa, svolgono un'importante funzione ecologica le vipere, timorose e quindi ben difficili da incontrare oltre alla lucertola vivipara e lucertola delle muraglie. Ambienti da considerare con attenzione sono le zone umide e i laghetti: è qui che si possono osservare la rana temporaria e il tritone alpestre, oppure i veloci ditiscidi e le loro larve, o ancora piccolissimi crostacei sospesi, mentre grosse libellule volteggino sul pelo dell'acqua.

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