Italia Territorio Storia Economia della Liguria

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Presentazione - IL TERRITORIO - PARCHI NAZIONALI E REGIONALI - Parco Nazionale delle Cinque Terre - Nelle Cinque Terre la coltura è cultura - Parco naturale regionale dell'Aveto - Parco naturale regionale del Beigua - Parco naturale regionale Montemarcello-Magra - Parco naturale regionale di Piana Crixia - Parco naturale regionale di Portofino - Riserva naturale regionale di Bergeggi - Riserva naturale regionale dell'Isola Gallinara

L'ECONOMIA - CENNI STORICI - La Liguria antica - Genova: una capitale tutta da scoprire - IL PERCORSO ARTISTICO E CULTURALE - Liguria, un porto d'arte - Dalle incisioni rupestri alle vestigia romane - Il periodo comunale e delle Signorie - La splendida stagione del barocco genovese

Settecento, tra Rococò e Neoclassicismo - Architettura e urbanesimo: le forme del moderno - I PARCHI CULTURALI - Parco Culturale Riviera dei Fiori-Alpi Marittime - Parco Culturale del Tigullio

I PARCHI CULTURALI - Parco Letterario Eugenio Montale - Parco Culturale Lerici - Parco Culturale Val di Magra - Terra di Luni - LE CITTA' - Genova

LE CITTA' - Imperia - La Spezia - Savona - LA LIGURIA DEI POETI - LIGURIA PREISTORICA - PICCOLO LESSICO - PERSONAGGI CELEBRI - CITTA' CENTRI MINORI

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GEOGRAFIA - ITALIA - LIGURIA

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PRESENTAZIONE

Tra le più piccole regioni d'Italia per superficie (5.421 kmq), la Liguria si estende ad arco su una stretta fascia della costa tirrenica. Confina a Est con la Toscana, a Nord-Est con l'Emilia Romagna, a Ovest con la Francia e a sud si affaccia sul Mar Ligure. Ha una popolazione di 1.572.197 abitanti; la densità media è di 301 abitanti per kmq, la più alta dopo la Campania e la Lombardia. L'insenatura del Mar Ligure lungo l'arco alpino-appenninico, fra Capo Mele e l'Isola Palmaria, prende il nome di Golfo di Genova. La regione è priva di pianure considerevoli, essendo il suo territorio costituito per la totalità da montagne e colline. La costa è tutto un susseguirsi di promontori rocciosi, insenature e strette spiagge, e si distingue in Riviera di Ponente, nel tratto a Ovest di Genova, e Riviera di Levante, formata dal litorale ad Est del capoluogo. Oltre a Genova, capoluogo di regione, la Liguria è divisa in altre tre province: La Spezia, Savona e Imperia.

Cartina della Liguria

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IL TERRITORIO

La mancanza di pianura contraddistingue questa regione dal territorio stretto e disposto ad arco. Predominano i rilievi, costituiti dalle Alpi Marittime e dall'Appennino Ligure. I due sistemi risultano contigui e si differenziano solo per la formazione geologica. Il loro punto di saldatura è convenzionalmente posto al Colle di Cadibona, alle spalle di Savona. La catena appenninica, che corre lungo la costa, possiede cime poco elevate (la più alta è il Monte Saccarello, 2.200 m). Le vallate trasversali permettono una facile comunicazione con la Pianura Padana. Oltre al Colle di Cadibona, i valichi più importanti sono il Passo del Turchino (538 m) e il Passo dei Giovi (472 m). I fiumi che percorrono le vallate sono brevi e a regime torrentizio; il maggiore è il Magra, mentre tra i minori ricordiamo il Roia, il Bisagno, il Polcevera e il Vara. Il litorale, variegato e ricco di insenature naturali, è più aspro e selvaggio a oriente, lungo la Riviera di Levante, in cui ripide scarpate seguono ad aspri promontori, quelli di Portofino e Portovenere. A occidente le montagne scendono più gradatamente verso il mare, permettendo la formazione di spiagge e di piccole pianure (Piana d'Albenga). Il clima risente dell'influenza del mare, che esercita un'azione benefica e mitigatrice. La catena montuosa dell'Appennino protegge la fascia costiera dai venti del Nord. Il clima quindi è mite d'inverno e ventilato d'estate. Notevole è la piovosità, perché le montagne condensano l'umidità generata dall'evaporazione marina. Le caratteristiche climatiche fanno sì che cresca spontanea la macchia mediterranea, che solitamente è presente a latitudine inferiore.

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PARCHI NAZIONALI E REGIONALI

Parco Nazionale delle Cinque Terre

Oasi naturalistica che nel tempo ha preservato intatte le caratteristiche di una natura incontaminata. Il paesaggio, formato da rocce di origine ed età diverse, è contrassegnato da una particolare acclività e dalla mancanza di tratti pianeggianti. La costa, alta e frastagliata, è lineare, scarsamente incisa da insenature e promontori, scavata dal mare in amene e suggestive grotte. Le poche spiagge, sabbiose e ciottolose, sono il risultato di apporti detritici dei corsi d'acqua, di frane o di accumuli di materiali lasciati dall'uomo. Il Parco Nazionale delle Cinque Terre è naturalmente anche felice habitat per svariate specie faunistiche che qui trovano le condizioni ideali per vivere e riprodursi. La riserva, ricca di specie animali e vegetali, è stata istituita per conservarne la biodiversità e gli habitat lungo la costa, regolamentando gli usi e le attività che vi si svolgono: qui si alternano falesie a strapiombo sul mare, baie, spiaggette, grotte e anfratti fra gli scogli. I fondali delle Cinque Terre sono considerati fra i più vari e ricchi di fauna marina della Liguria. In una superficie di fondale relativamente ridotta come quella delle Cinque Terre, condividono lo spazio vitale numerosissime specie, alcune poco frequenti in altre località del Mediterraneo, ciascuna delle quali rappresentata da un notevole numero d'individui. Il fondale costiero roccioso, caratterizzante la quasi totalità dell'area protetta, se si escludono le spiagge di Monterosso e Corniglia, agevola l'insediamento di numerose specie algali. Alle varie profondità si osserva infatti una grande presenza di questi organismi che, grazie alla loro capacità di produrre nutrimento a partire dall'energia solare, realizzano il primo anello della catena alimentare.

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Nelle Cinque Terre la coltura è cultura

Le attività umane hanno contribuito a creare un paesaggio unico al mondo espressione di una cultura profondamente legata alla terra d'appartenenza, di un'ineguagliabile vicenda a carattere collettivo capace di piegare le avversità dell'ambiente naturale ai propri bisogni di vita. Modifiche sono state portate dall'uomo nel corso di circa mille anni di storia, con il lavoro continuo ed assiduo di molte generazioni che hanno sostituito il manto boschivo originario che copriva i fianchi scoscesi dei monti con la coltivazione della vite in terrazzamenti, resa possibile dalla frantumazione della roccia, dalla realizzazione di muri a secco e dalla creazione dell'humus coltivabile. Dal primo secolo del Basso Medioevo fino ai nostri giorni, è stata la lotta continua fra l'uomo e la natura sostenuta da uomini e donne delle varie generazioni, a modellare il paesaggio a ricostruirlo ad ogni crollo provocato dal cedimento di muri sotto le frane causate dalla pioggia. I muri a secco sono costituiti esclusivamente con massi d'arenaria sapientemente sovrapposti e saturati di pietrisco e terra, senza l'uso di materiali di coesione. La buona qualità della pietra, ma soprattutto la sapiente arte della messa in opera dei sassi sono la garanzia di una più elevata resistenza ai crolli.

Fra i terrazzamenti sono state costruite, sempre in pietra, lunghissime e ripidissime scalinate, scale ricavate a sbalzo sui muri stessi, piani dove posare e riprendere agevolmente i materiali trasportati a spalla, canaletti di scorrimento ai lati delle mulattiere. Un'opera titanica ancora più apprezzabile in quanto eseguita né con il lavoro coatto né per il capriccio di capi o sovrani, ma di libera iniziativa da più generazioni, tramandata unicamente per conoscenza senza la guida precostituita da nessun potere centrale e con il solo fine di rendere produttiva una zona incoltivabile. Non si è reso necessario l'apporto di alcun capitale, tutto è stato trovato in loco ed i vitigni si sono moltiplicati con il metodo della propaggine. Il contadino delle Cinque Terre è stato produttore per secoli oltre che del pregiato vino anche e soprattutto di stabilità idrogeologica e di un paesaggio che oggi è stato riconosciuto patrimonio mondiale dell'umanità. Il mantenimento del territorio e la difesa della sua peculiarità sono unicamente affidati al puntuale assolvimento delle certosine operazioni manutentorie connesse con la coltivazione: laddove la presenza dell'uomo si allenta l'insorgere del degrado è immediato. La sistemazione a "terrazze" eseguita dagli abitanti delle Cinque Terre a partire dall'anno mille per finalità esclusivamente produttive, ha pertanto determinato effetti, addirittura superiori per importanza, all'obiettivo originario quali: - la stabilità idrogeologica dei versanti e dei centri abitati sottostanti - la connotazione del paesaggio. Nei tempi recenti il mutato equilibrio economico e sociale ha avuto un effetto diretto sul territorio con il conseguente progressivo abbandono delle colture tradizionali che rappresentavano nel frattempo la salvaguardia del territorio stesso. Tale processo ha raggiunto uno stadio assai prossimo all'irreversibilità; l'inevitabile e drammatica conseguenza sarà il sempre più accelerato degrado dei suoli che comporta: - l'insorgenza d'eventi franosi di sempre maggiore estensione che minacciano gli stessi centri abitati; - la sottrazione alla fruizione di rilevanti porzioni di territorio; - la modifica dei caratteri del paesaggio.

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Parco naturale regionale dell'Aveto

Il parco tutela le più alte montagne dell'Appennino Ligure, culminanti nei 1.800 metri del Monte Maggiorasca, in un ambiente prevalentemente di crinale e di pascolo, in parte sullo spartiacque tirrenico-padano. Accanto alle vaste aree prative, troviamo però estese faggete, castagneti, quasi un centinaio di zone umide e lacustri, particolarità geologiche, floristiche e altro ancora. Un ambiente vario, dove, accanto al capriolo e al cinghiale, ha da poco fatto ritorno il grande predatore per eccellenza: il lupo. Senza dimenticare le interessanti testimonianze lasciate dalla millenaria presenza dell'uomo. L'alta Val d'Aveto, con i suoi laghetti glaciali, è contornata dalle vette più alte della Liguria: il già citato Maggiorasca e il Monte Penna, che con i suoi 1.735 metri di roccia basaltica e il suo profilo slanciato, ha ispirato il simbolo del parco. Altrettanto interessante la Valle Sturla, con i suoi ambienti tipicamente montani e i suoi vasti boschi di castagno.

Il territorio è meta ideale per gli escursionisti; dispone, infatti, di una fitta rete di sentieri segnalati, percorrendo i quali sarà possibile imbattersi in piccoli borghi ancora tipicamente medioevali, castelli, chiese e, a volte, veri tesori d'arte, come l'abbazia di Borzone. Si tratta di un pregevole edificio sacro costituito da una chiesa con torre campanaria, dai resti del chiostro e dagli edifici di Case Araxi. Le origini di questo luogo si perdono nei secoli bui del Medioevo, ma probabilmente il primo nucleo risale all'epoca bizantina (VI secolo). Di grande interesse sono le miniere della Val Graveglia: grazie all'intervento del parco, è stato completato un ambizioso progetto di recupero delle miniere abbandonate e di allestimento di un Museo Mineralogico a Reppia. Addirittura, la miniera di Gambatesa è oggi visitabile grazie al riuso delle strutture - tra cui un trenino - una volta utilizzate per l'estrazione del manganese.

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Parco naturale regionale del Beigua

Il più vasto parco naturale regionale della Liguria rappresenta uno straordinario spaccato della regione: nel raggio di pochi chilometri possiamo trovare ambienti e paesaggi estremamente diversificati, in un mosaico di grande interesse. A cominciare dagli spettacolari panorami visibili dai lunghi crinali del parco: a Sud verso il mare, vicinissimo, e a Nord verso la pianura, con sullo sfondo l'intera cerchia delle Alpi. Una delle caratteristiche del parco è proprio il notevole sviluppo dei suoi crinali - oltre 26 chilometri - toccando numerose vette, di facile accesso e una più panoramica dell'altra: Monte Beigua (1.287 m), Cima Frattin (1.145 m), Monte Rama (1.148 m), Monte Argentea (1.082 m) e Monte Reixa (1.183 m). Un territorio quindi facilmente percorribile senza grandi dislivelli, caratterizzato da vaste praterie, preziose zone umide, fitte foreste di faggi, roveri e castagni, rupi scoscese, affioramenti rocciosi, pinete di pino marittimo e, infine, lembi di tipica vegetazione mediterranea. La zona del Monte Beigua viene considerata, in particolare, una tra le aree più ricche di biodiversità della Liguria: questo territorio è segnalato a livello internazionale per il fenomeno della migrazione dei rapaci diurni (in particolare il biancone) e, inoltre, da alcuni anni ha visto il ritorno stabile dell'aquila reale. Tra la fauna terrestre, dobbiamo ricordare il ritorno del lupo e i tipici ungulati appenninici: cinghiale, capriolo e daino. Con un'opportunità tutta particolare: dai crinali affacciati sul mare non è raro poter scorgere, con un po' di fortuna e d'attenzione, le affusolate sagome delle balene transitare nello specchio d'acqua di fronte a Varazze, Cogoleto e Arenzano. Ma il territorio del parco è stato, da sempre, abitato dall'uomo, come testimoniano numerose e suggestive testimonianze: una miriade di incisioni rupestri, oltre a due siti di grandissimo interesse. Stiamo parlando della famosa "strada megalitica" nella zona di Alpicella - un tratto di sentiero lastricato e delimitato da grandi pietre di oscuro significato - cui si aggiunge il "riparo sotto roccia", frequentato da cacciatori e pastori del Neolitico medio e dell'Età dei Metalli (Rame e Bronzo).

A tempi ben più recenti risalgono invece i numerosi e caratteristici borghi rurali, testimonianza di una secolare cultura contadina, a cui si aggiungono pregevoli testimonianze artistiche, con in primo piano la badia di Tiglieto, che può vantarsi di essere la prima abbazia cistercense in Italia, fondata nell'anno 1120.

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Parco naturale regionale Montemarcello-Magra

Il parco nasce dall'unione di due preesistenti aree protette: il Parco Fluviale della Magra, istituito nel 1982, e il Parco di Montemarcello, istituito tre anni più tardi. Un'area protetta che presenta quindi due ambienti naturali nettamente diversificati: il fiume e la collina. L'area fluviale del parco comprende l'ultimo tratto del fiume Magra - che scorre in un ampio solco vallivo pianeggiante, coltivato e urbanizzato - e il suo maggiore affluente, il Vara, che percorre una valle in gran parte boscosa e ben conservata, specie nella parte alta. Questi due fiumi rappresentano un ambiente fluviale unico per la Liguria, ospitando tra l'altro un patrimonio faunistico particolarmente qualificato, per la presenza di un'importante via migratoria. è così possibile osservare numerose e pregiate specie di volatili, tra cui: airone cenerino, airone rosso, tuffetto, garzetta, gallinella d'acqua, e molte altre. Una fauna facilmente osservabile grazie ai numerosi sentieri che fiancheggiano i due fiumi, in particolare il Magra. La valle del Vara è invece nettamente meno urbanizzata, specie nella parte alta, e offre al turista un ambiente quasi rurale, con numerosi e tipici borghi, a volte con caratteristiche medioevali, con torri e castelli. L'area collinare del parco è invece costituita dal promontorio del Caprione, che si spinge nel mare con forme aspre e rocciose: da un lato il Golfo di La Spezia e il mare aperto, dall'altro la piana della foce del Magra con, sullo sfondo, le Alpi Apuane. Ricco di boschi e di macchia mediterranea sul versante del Magra, viceversa il versante a mare del promontorio appare molto più aspro, e a tratti roccioso. Anche qui troviamo molti uccelli, oltre a vari mammiferi, tra cui il cinghiale, la donnola e il tasso. Il promontorio si presta a piacevoli passeggiate, con la possibilità di visitare l'orto botanico e il borgo storico di Montemarcello, in bella posizione panoramica, con le sue viuzze ad angolo retto che non possono non ricordare un "castrum" romano. Interessante anche Punta Bianca, ovvero l'estremità meridionale del promontorio: il nome è dovuto alle bianche rocce calcaree che affiorano, utilizzate in epoca romana come materiale decorativo.

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Parco naturale regionale di Piana Crixia

Un parco piccolo, ma di grandissimo interesse naturalistico, con fenomeni erosivi spettacolari, unici in Liguria e con pochi paragoni in Italia, con il famoso "fungo", alto 15 metri. L'area protetta rientra nel territorio comunale di Piana Crixia: un nome suggestivo, di probabile origine romana.

L'ambiente naturale è prettamente collinare - le famose Langhe - con una serie di fenomeni erosivi concentrati in uno spazio ristretto - calanchi e valli sospese - originati dalla particolare morfologia e tipologia dei versanti collinari, che offrono al visitatore spettacolari scorci panoramici e interessanti spunti geologici. Nel dettaglio, i calanchi sono forme di erosione tipiche di versanti costituiti da rocce sedimentarie argillose o marnose, impermeabili e nello stesso tempo poco consistenti. L'acqua piovana vi scorre tutta in superficie, producendo sulla roccia tenera un'azione erosiva molto accentuata. Si formano così solchi che tendono via via ad allungarsi e a ramificarsi, generando una rete di valli dai fianchi nudi, separate tra loro da crestine sottili in rapida evoluzione. Troviamo poi numerosi piccoli corsi d'acqua dall'andamento irregolare, con meandri incassati e piccole valli sospese, originate tra l'altro dalla notevole differenza di attività erosiva tra i corsi d'acqua principali e quelli minori, unita alla scarsa consistenza del substrato argilloso. Questi fenomeni erosivi, con il loro tipico colore grigio, contrastano in modo straordinario con il verde dei campi coltivati e dei boschi circostanti, creando tavolozze di colore tutte particolari. Famoso è il Fungo di Piana Crixia; alto una quindicina di metri, è formato da un gigantesco masso di roccia ofiolitica, sorretto da una colonna di conglomerato (roccia sedimentaria costituita da ciottoli di varie dimensioni, cementati da materiale più fine). Il masso ha protetto dal dilavamento la porzione di conglomerato sottostante, mentre tutt'intorno il terreno veniva progressivamente asportato dall'erosione. Sembra impossibile che l'alta colonna di ciottoli cementati possa reggere il peso del gigantesco masso sommitale, ma occorre tenere presente che il conglomerato è una roccia molto più solida di quanto faccia pensare il suo aspetto detritico. L'erosione, tuttavia, continua giorno dopo giorno, e in un giorno più o meno lontano, il masso non potrà che crollare rovinosamente.

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Parco naturale regionale di Portofino

Il Parco di Portofino offre una visione sintetica della costa ligure, sia dal punto di vista naturalistico sia da quello storico-antropologico. L'assetto attuale del territorio è infatti il risultato di un'originale forma di coevoluzione tra natura e attività umana, che ha dato luogo a una sorprendente varietà di sistemi biologici e di ambienti, ma anche a una specifica cultura materiale (alla confluenza di tre "civiltà": quella marinara, quella dell'ulivo, e quella del castagno). Una fittissima rete di sentieri attraversa ambienti selvaggi, insediamenti rurali e borghi marinari ricchi d'arte e storia, offrendo paesaggi che sono ormai entrati nella leggenda visiva del Mediterraneo. All'area protetta vera e propria (1.200 ha) è associata un'area cornice di 3.400 ha circa. Nel complesso il territorio del Parco si estende sui comuni di Recco, Camogli, Portofino, Santa Margherita Ligure, Rapallo, Zoagli, Chiavari.

Il settore settentrionale (su calcari marnosi, argilliti e arenarie a strati alterni) è dominato da boschi mesofili (carpino nero, frassino, castagno, nocciolo, acero oppio), mentre quello meridionale (su puddinga: un conglomerato di detriti tondeggianti cementati da matrice calcarea) è ricoperto da una densa macchia mediterranea (erica, corbezzolo, lentisco, mirto), da pinete, foreste di leccio, garighe, praterie di ampelodesma e di felce aquilina. Peculiari sistemi biologici sono inoltre insediati sulle falesie a mare, sulle rupi e sui muri a secco, nelle vallette fresche originate dalla complessa orografia del Promontorio. Il paesaggio agricolo è dominato da uliveti coltivati su fasce spesso con orti al piede in tipiche colture "miste". Presso gli insediamenti, tra lembi di foresta e di macchia, si ritrovano antichi castagneti da frutto, filari di pini domestici, microscopici orti, frutteti, agrumeti, giardini. L'eccezionale varietà di ambienti e microclimi determina una delle più elevate concentrazioni floristiche del Mediterraneo: oltre 700 specie spontanee abitano un territorio di estensione limitata e con modeste variazioni altitudinali (0-610 m). Una specie delle Alpi Marittime, la rara sassifraga spatolata (Saxifraga cochlearis), convive con quelle mesofile dei boschi misti, con quelle della macchia o addirittura con elementi decisamente termofili, come l'euforbia spinosa o l'ampelodesma africano. Ulivo, pino, leccio e castagno, che altrove occupano quote distinte, qui convivono fin quasi al livello del mare. Di particolare interesse le felci (felci rupicole e dei muri, felce florida, pteride di Creta). Oltre 20 endemismi liguri sono presenti tra gli invertebrati. Merita anche di essere ricordata la "ninfa del corbezzolo" (Caraxes jasius), in forte rarefazione in Liguria. Tra gli anfibi, da segnalare la raganella mediterranea, il geotritone, la rana italica. Tra i rettili, il geco verrucoso, la tarantola muraiola, il ramarro. L'avifauna (un centinaio di specie) comprende uccelli di macchia (occhiocotto, magnanina, capinera, sterpazzola), di radura (upupa, ortolano, cardellino), di bosco (tordo, cinciarella, fringuello, pettirosso, ghiandaia), di pineta (tortora, colombaccio), rapaci (gheppio, poiana, pellegrino, lodolaio), uccelli marini (gabbiani, sterne, berte, sule). Tra i mammiferi, sono presenti la volpe, il tasso, lo scoiattolo, il riccio, la faina il cinghiale e numerosi micromammiferi. Lo sperone roccioso del Promontorio, proteso verso il mare aperto e caratterizzato da coste a strapiombo, genera una serie di fondali tra i più interessanti e intatti del Mediterraneo. Vi è rappresentato l'intero spettro delle biocenosi dell'alto Tirreno. Di particolare rilievo la presenza di numerose specie del Mediterraneo meridionale, l'eccezionale ricchezza vegetale e animale del mesolitorale, la varietà dei poriferi, le praterie di posidonia (Posidonia oceanica), le formazioni di gorgonie gialle (Eunicella stricta), arancioni (Eunicella cavolinii), rosse (Paramuricea chamaelon), i popolamenti di corallo (Corallium rubrum). A maggior tutela di questi splendidi fondali è stata di recente istituita dal Ministero dell'Ambiente una Riserva marina.

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Riserva naturale regionale di Bergeggi

La riserva di Bergeggi occupa un tratto costiero a scogliera, ricco di grotte e insenature e l'isola antistante, dove si trovano rovine di vari edifici. Per la grande ricchezza dei fondali marini prospicienti la falesia dell'isola, sia dal punto di vista geologico, sia da quello biologico, è prevista l'istituzione di un'area protetta marina.

Riserva naturale regionale dell'Isola Gallinara

La riserva di Gallinara ospita una delle più grandi colonie di gabbiani reali del Tirreno settentrionale, specie floristiche paleomediterranee e rettili rari; l'ambiente marino dell'isola è ancora in gran parte integro e prossimamente sarà tutelato con l'estensione al mare dell'area protetta.

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