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ESPRESSIONISMO
Movimento dell'avanguardia attivo nel primo quarto del Novecento principalmente in Germania. Si caratterizzò per un'esasperazione irrazionale del linguaggio e delle immagini in funzione antinaturalistica, che approdò spesso a una rappresentazione tragica dell'esistenza, soprattutto nei rapporti interpersonali e sociali. Sorto dapprima in campo figurativo attorno alle riviste "Die Brücke" di Dresda (1905-1913) e soprattutto "Der Blaue Reiter" di Monaco (1912), si sviluppò poi anche nella letteratura e nel teatro, dove venne esaltato, pur con diverse intonazioni, un umanitarismo anarcoide antiborghese (G. Büchner, A. Strindberg, G. Wedekind), che assunse caratteri più radicali anche in senso politico dopo la tragedia della Prima guerra mondiale (E. Toller, G. Kaiser e, soprattutto, il primo Bertolt Brecht); diede altissime prove anche nella cinematografia, di cui contribuì a fondare il linguaggio specifico, con opere come Il gabinetto del dottor Caligari di R. Wiene (1919), Nosferatu di F.W. Murnau (1922), Metropolis di F. Lang (1926). All'espressionismo si fa risalire la distruzione della tonalità in musica da parte della Scuola di Vienna (A. Schönberg, A. Berg, A. Webern) tra il 1905 e il 1925. Il nazismo spazzò via tutto il movimento come "arte degenerata".
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