Uccelli Urinatori.

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VITA DEGLI ANIMALI - UCCELLI - URINATORI

INTRODUZIONE

Siamo giunti a parlare dell'ultimo tra gli ordini in cui si suddivide la classe degli uccelli. Qualche dubbio può, forse, sussistere intorno alla questione della scelta di quei volatili, cui competa il primo posto nella loro classe, ma nessuna difficoltà, a nostro avviso, si può ragionevolmente frapporre all'assegnazione dell'ultimo di questi posti agli Urinatori. Gli uccelli Urinatori sono uccelli che hanno perso quasi completamente la facoltà di volare, quella cioè per la quale va distinta la loro classe, e che, inoltre, non appartengono alla terraferma e sono divenuti dei veri e propri animali acquatici, si potrebbe quasi dire dei pesci pennuti. I caratteri degli Urinatori si riconoscono in tutte le famiglie e in tutte le specie nelle quali l'ordine li suddivide. Tutti, senza eccezione, appaiono dotati di corpo snello, cilindrico e robusto, di gambe saldate al tronco molto all'indietro, di collo mediocremente lungo, testa di media grandezza, ali corte, strette ed acute che in alcuni casi assumono spiccate caratteristiche natatorie, piumaggio aderente, fine, stretto e liscio. Il becco è variamente conformato, ora simile ad un punteruolo ora alla lama d'un coltello, ed è sempre molto compresso ai lati; i piedi portano ora tre ora quattro dita, con i lobi membranosi, che in ogni caso riuniscono solo le tre anteriori; la coda può mancare completamente, e, quando c'è, appare sempre corta, tondeggiante e formata da più di dodici timoniere. Le abitudini di questi uccelli, naturalmente, concordano con il tipo del loro sviluppo strutturale. Abili nuotatori, essi passano quasi tutto il loro tempo in acqua, cd in tale elemento compiono ogni principale operazione vitale: mangiano, compiono escursioni e migrazioni, si ravviano il piumaggio, si divertono e persino si riposano. Non mancano casi isolati in cui sia riscontrabile una certa destrezza nel volo, nel camminare e nell'arrampicarsi, ma di regola, i piedi e le ali vengono usati per nuotare e per tuffarsi. Forniti di sensi piuttosto acuti, hanno, invece, facoltà intellettuali mediocri, e si possono in gran parte classificare come animali ottusi.

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Il cibo degli Urinatori si compone di pesci e di crostacei, eccezionalmente anche di insetti:

nel ventricolo di certi esemplari uccisi si sono trovati resti di sostanze vegetali, ma non è dubbio che si debba trattare di eccezioni, tra l'altro limitate al periodo che essi passano sulla terraferma.

Quando giunge il periodo della riproduzione, i nostri uccelli sembrano improvvisamente posseduti da una furia che li spinge verso le coste, verso luoghi determinati, che a memoria d'uomo ogni anno ospitano le coppie nidificanti.

Si tratta di pareti ripide e rocciose al limite delle onde, di monti e di isole che si innalzano solitari dal mare.

Ogni spazio, ogni spaccatura viene messa a profitto dagli stormi incalcolabili che vi si affollano

- solo poche specie, infatti, hanno l'abitudine di riprodursi isolatamente

- e vi svolgono un'attività frenetica, letteralmente portata al limite del parossismo;

ma frattanto queste migliaia, queste centinaia di migliaia di individui vivono in perfetta pace reciproca, e sono spinti l'uno verso l'altro da un affetto veramente commovente.

La morte di una coppia di genitori, per fare un esempio, non ha mai la triste conseguenza di condannare ad una fine prematura i nuovi nati, perché altri adulti li sostituiscono e si prendono un'amorevole cura degli sfortunati orfani.

Lo stesso amore, ovviamente, circonda le covate ed i propri piccoli, il cui numero, di solito, si aggira intorno alle due unità.

TUFFOLI

I Tuffoli vengono, di solito, menzionati per primi nell'ordine degli urinatori a cagione della loro abitudine a vivere nei pressi delle acque dolci, per cui li si considera uccelli continentali. Sono individuati, morfologicamente, dal corpo straordinariamente largo e schiacciato, dal collo lungo e sottile, dalla testa piccola, dal becco conico e provvisto di margini affilati dei quali l'inferiore si incastra piuttosto evidentemente nel superiore; hanno, inoltre, i piedi articolati proprio all'estremità del corpo, non molto alti e compressi in modo da presentare verso la palma uno spigolo acuto e liscio, le tre dita anteriori riunite ed il posteriore piccolo e rudimentale, le ali piccole, corte e strette; e mancano completamente di coda, sostituita da un fascio di penne sfilacciate. Il piumaggio è ovunque fitto e molto vicino al corpo e nelle parti inferiori costituisce come una vera e propria pelliccia mentre sulla testa, sul collo, sulla parte inferiore del dorso e sul groppone ha la consistenza di un pelo sfilacciato. Nella stagione degli amori l'abito degli individui più anziani si arricchisce di un ampio, elegante collare che circonda la gola e le mascelle, nonché di un ciuffo di penne diviso in due parti e colorato vivacemente. Quanto alla loro area di diffusione, i Tuffoli sono limitati alle zone temperate dei due emisferi, e non si estendono molto verso il Polo, né migrano notevolmente verso sud; le loro sedi di residenza sono stabilite presso le acque stagnanti e quelle che scorrono lentamente, a patto, però, che ai loro margini esista una fitta vegetazione a base di canne e cannucce, e da esse non si muovono verso il mare che raramente e per periodi molto brevi. L'acqua è l'unico elemento in cui i Tuffoli siano in grado di muoversi veramente a loro agio. Tenersi in piedi e camminare all'asciutto è per essi estremamente faticoso: assumono in questi casi gli atteggiamenti più grotteschi, rizzando quasi verticalmente il tronco, piegando il collo ad S, tenendo i tarsi dritti e rivolti in basso, alquanto all'infuori; e in queste condizioni non riescono a superare che tratti molto brevi, quando non siano addirittura costretti, per farlo, a strisciare sul suolo. In acutezza di sensi, i Tuffoli non sono inferiori agli altri uccelli nuotatori, ed anche le loro facoltà intellettuali sono abbastanza sviluppate. Sono normalmente di indole timida e chiusa, imparano con facilità a distinguere uomini, animali e circostanze sfavorevoli da quelle favorevoli; vivono di solito in coppie, più di rado in famiglie di qualche consistenza numerica, e non si curano affatto degli altri uccelli. Il cibo di questi urinatori comprende principalmente piccoli pesci, rane, girini ed insetti, che vengono tratti dal fondo ed inghiottiti solo dopo aver riguadagnato la superficie. Casualmente raccolgono anche sabbia e piccoli frammenti vegetali, mentre hanno la curiosa abitudine, in tutte le stagioni dell'anno e non solo nel periodo della muta, di strapparsi le penne del petto e di inghiottirle.

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Succede di trovare nel ventricolo degli individui uccisi delle palle, che avviluppano il cibo normale e lo nascondono, e di vedere in ogni epoca il petto segnato dalla contemporanea presenza di penne perfettamente sviluppate, di altre che spuntano, di altre ancora che sporgono dalle canne sporche di sangue.

Nello studio del processo riproduttivo di questa famiglia ci si imbatte in parecchie particolarità.

Le coppie di Tuffoli vivono in stretta unione, si amano teneramente e intraprendono unite i viaggi di migrazione; quando giungono negli stagni che dovranno ospitarne la propagazione, si occupano subito di costruire il nido e lo compongono non di materiali asciutti, ma di sostanze umide, addirittura fradice, tratte dal fondo degli specchi d'acqua e disordinatamente accumulate su gruppi di vecchie canne.

A cagione della particolare conformazione dei loro piedi, l'accoppiamento non può aver luogo, secondo la regola generale, per sovrapposizione, ma avviene sotto la superficie dell'acqua con gli uccelli che si scontrano l'uno con l'altro di petto, dopo essersi per qualche tempo aggirati all'intorno.

Il numero delle uova di ciascuna covata varia da un minimo di tre ad un massimo di sei:

sono colorate di bianco-gialliccio, ma questa colorazione, a contatto con le immondizie del nido, si trasforma progressivamente verso il giallo-rossiccio o il bruno-olivastro.

I piccoli sgusciano dopo una incubazione di circa tre settimane e sono immediatamente in grado di lasciare il nido e di muoversi nelle acque, in ciò aiutati ed istruiti dai genitori.

Praticamente non fanno più ritorno al nido dopo che l'hanno abbandonato, e per trascorrere le ore del riposo vanno a cercarsi dei luoghi adatti oppure, e più di frequente, si sistemano sul soffice piumaggio del dorso dei genitori.

Questi ultimi li aiutano nella bisogna, immergendosi sotto di loro e riemergendo con tutta la prole indosso, ed usano lo stesso sistema, quando, per qualsiasi ragione, ritengano opportuno sbarazzarsi del curioso fardello.

I nemici più pericolosi di questi graziosi uccelli vanno cercati tra i rapaci, che li sorprendono molto agevolmente, quando essi non siano in acqua e non abbiano perciò la possibilità di salvarsi, scendendo al di sotto della superficie.

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SVASSO COMUNE o MAGGIORE (Podiceps cristatus)

E' la specie più bella della famiglia, un uccello lungo circa sessantacinque centimetri, con ali di diciassette ed apertura alare di ottantacinque. Nella livrea nuziale esso porta il suo ciuffo, diviso, superiormente, in due fasi simili a delle corna, ed un collare di piume lunghe, sfilacciate ed eleganti, che circonda i lati della testa e della gola. Il colorito delle parti superiori è bruno-lucente, quello delle ali e della gola bianco, mentre il collare è rosso-ruggine con i margini nero-bruni; le parti inferiori sono bianchissime, con macchie rugginose e nero-grige ai lati, l'occhio è rosso-carminio, le redini rosse, il becco rosso-pallido, il piede corneo-scuro sul lato esterno e corneo gialliccio sull'interno. Nell'abito invernale il ciuffo ed il collare non appaiono ancora perfettamente sviluppati; le femmine si distinguono soltanto per la mole inferiore ed i giovani sono meno eleganti degli adulti e segnati da striature sulla testa e sul collo. Le dimore dello Svasso sono preferibilmente stabilite intorno agli stagni ed ai laghi, circondati di canne ed abbastanza estesi, perché, tenendosi al centro di essi, l'uccello possa sentirsi al sicuro da qualunque insidia. Vive in acqua più di qualunque altro affine, poiché i movimenti sul terreno gli riescono quasi impossibili, mentre è raro che voli anche se riesce a farlo con discreta velocità. Timido e previdente, nei luoghi scoperti presta una continua, vigile attenzione per non lasciarsi in alcun modo sorprendere, ed in generale è portato a diffidare di qualsiasi presenza estranea, che ha l'effetto di indurlo a prendere immediatamente il largo in immersione. Non si associa agli altri uccelli che per poco tempo, e sempre fuori del periodo della riproduzione: in quest'epoca le coppie, anche se si trovano a covare l'una vicino all'altra, si dimostrano gelosissime dei rispettivi distretti. La voce, forte, risonante e variata, è particolarmente udibile all'epoca degli amori. Il nido ha, per l'osservatore superficiale, l'aspetto di un informe ammasso di erbe e piante acquatiche, collocato presso le canne e i giunchi molto vicino all'acqua e spesso dentro di essa, sostenuto unicamente da qualche fusto. Largo sui trenta centimetri ed alto la metà, ha la conca quasi completamente piatta, il che si spiega insieme con l'instabilità della costruzione e il peso dei proprietari, la ragione per cui sovente, quando l'uccello si issa sul nido, ne fa cadere in acqua alcune delle tre, quattro o cinque uova, che, di norma, compongono le covate. Colorate di un bianco che rapidamente passa al giallo-argilla, queste uova vengono covate da entrambi i coniugi, i quali dimostrano per esse un amore grandissimo, che poi trasferiscono sui piccini. Lo spettacolo offerto dai genitori che accompagnano i nuovi nati nelle loro prime scorribande acquatiche, addestrandoli a tuffarsi ed a cogliere il cibo, è dei più teneri e belli che possano rintracciarsi nella natura: mentre angoscioso è quello cui si assiste, quando cercano di assalire il gruppo per spingerlo ad allontanarsi e nel frattempo esso manda le grida più lamentevoli. E' curioso il constatare che in quest'opera di difesa si dimostra molto più abile la femmina che il maschio, probabilmente perché l'istinto materno moltiplica il suo coraggio e le sue forze. Spesso, in questi casi, è solo essa che affronta l'avversario, mentre il maschio resta in un canto e non sa far altro che continuare ad emettere le sue grida d'angoscia.

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