Uccelli Rampicanti.

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VITA DEGLI ANIMALI - UCCELLI - RAMPICANTI

INTRODUZIONE

Il nome di Rampicanti, o Scansori, come pure si chiamano gli uccelli appartenenti all'ordine del quale incominciamo ad occuparci, è di origine remota, ed è stato usato nel tempo in sensi diversi, spesso anche per indicare specie e famiglie alle quali esso non si adatta affatto perché del tutto prive della specifica caratteristica che sta ad indicare, vale a dire l'estrema abilità nell'arrampicarsi lungo le pareti legnose e rocciose. In generale, i tratti distintivi di questi uccelli destinati naturalmente a subire parziali modifiche nel variare delle famiglie e delle specie, possono essere indicati nel corpo allungato ma robusto, collo breve, testa grossa, becco di media o notevole lunghezza, conico e forte oppure incurvato e debole. I loro piedi hanno tarsi brevi e dita lunghe, disposte queste ultime secondo la regola generale oppure appaiate, e talvolta ridotte di numero da quattro a tre; le ali sono di media lunghezza e tondeggianti, a volte molto larghe e mai strette ed aguzze, mentre la coda può assumere forme molto diverse. Nelle specie più perfette dell'ordine la coda è di forma molto particolare, corrispondente all'ufficio che è chiamata a svolgere: quello di puntello destinato a facilitare l'arrampicata sui piani verticali oltre che secondo la norma, di timone da utilizzare nel volo. Quanto poi alle particolarità della struttura interna, rimandiamo la descrizione all'esame delle singole famiglie. Fra i sensi dei Rampicanti, il principale è la vista, seguito subito dopo dalla sensibilità tattile. Salvo alcune eccezioni, la maggior parte delle specie adopera la lingua come strumento del tatto anziché del gusto: essa mostra uno sviluppo del tutto particolare e degno di attenta osservazione, in quanto non solo riempie completamente la cavità del becco, ma può essere protratta molto al di fuori di esso e adoperata tanto per raccogliere o infilzare gli oggetti quanto come organo tattile. La speciale disposizione dell'osso linguale e di vari muscoli le conferisce proprietà sconosciute a quasi tutti gli altri uccelli, variabili a seconda della sua forma ma sempre estremamente importanti ai fini dell'esistenza. Mentre l'udito ha, dal più al meno, la stessa perfezione del tatto, riesce difficile dare un giudizio preciso sul gusto; il meno perfetto tra i sensi è da ritenere quello dell'odorato. Le facoltà intellettuali sono molto sviluppate, in corrispondenza alla notevole mole del cervello. Con il variare delle forme del corpo e delle facoltà variano pure la dimora, i modi di vivere, l'indole e il portamento degli Scansori. Si può dire che l'ordine sia diffuso in tutti i continenti ed in ogni loro latitudine, ma molte famiglie si tengono entro angusti confini e sono rappresentate da affini in Paesi diversi: di una sola si può dire che si trovi veramente in tutte le parti del globo. Il bosco costituisce il soggiorno prediletto di questi uccelli, e quanto più è fitto tanto più è facile incontrarli: si arrampicano sugli alberi, più di rado lungo le pareti rocciose, mentre è difficile che scendano a cercare l'alimento sul suolo.

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Naturalmente, la scelta del soggiorno è condizionata alla presenza delle condizioni necessarie a garantire il benessere vitale, ma non si tratta soltanto per questi uccelli di accertare la presenza di abbondante nutrimento: vi sono altre condizioni quasi altrettanto essenziali per il soddisfacimento dei loro bisogni, ed è sulla loro base che essi, generalmente stazionari, compiono spesso delle escursioni e più di rado dei veri e propri viaggi di migrazione. A prima vista si potrebbe pensare che uccelli così ben costruiti e provvisti di doti eccellenti si debbano trovare bene ovunque, ma proprio quest'ordine ci dimostra il contrario. I Rampicanti volano bene e senza impaccio, si muovono agevolmente sul suolo e meglio ancora sugli alberi, non sono schiavi di un solo alimento ed hanno uno stomaco capace di digerire utilmente parecchie qualità di cibo, sono prudenti, riconoscono facilmente i loro nemici e si sanno sottrarre meglio di altri alle insidie: hanno però bisogno di una conveniente abitazione, e per questo non si adattano altrettanto bene a tutti i luoghi. Parlando in generale, gli uccelli non hanno bisogno di una dimora stabile e si accontentano di un sito dove poter riposare e dormire tranquillamente, pensando a costruire un nido soltanto quando abbiano dei piccoli da allevare; al contrario, i Rampicanti dimorano regolarmente in una abitazione determinata, così come il mammifero dimora nella propria tana, e tale abitazione, per essere utilizzabile, deve essere preparata da loro stessi. Quanto più le specie si accostano al tipo del perfetto rampicante, tanto più seguono questo costume: di conseguenza, non possono vivere senza alberi ben provvisti di buchi o senza pareti forate, e solo alcuni, che non abitano nelle cavità, condizionano la loro dimora all'esistenza di un certo tipo di cibo a loro più adatto. Tutti gli uccelli di quest'ordine, senza alcuna eccezione, sono insettivori, ma non tutte le specie fanno degli insetti il loro alimento esclusivo: non poche si nutrono anche di sostanze vegetali, frutta, bacche, noci, sementi, polline e nettare di fiori, che in determinate stagioni possono anche diventare l'unica forma di sostentamento. La ricerca del cibo richiede un maggior grado di attività di quello necessario agli uccelli descritti finora, perché l'alimento deve essere scovato con stento e fatica nei recessi più nascosti, nel fondo dei calici dei fiori come sotto le cortecce o nel mezzo dei tronchi imputriditi. Benché non manchino in quest'ordine esemplari dotati di una certa abilità nel canto, la maggior parte delle famiglie e delle specie non produce che qualche suono più o meno gradevole. Più importante del canto è il fatto che certi rampicanti producono dei suoni, cosa che normalmente gli altri uccelli non fanno mai: il picchio, per esempio, ottiene dei suoni facendo oscillare a bella posta oggetti diversi, e in tal modo sostituisce le grida ed i canti che gli altri uccelli usano per fare le loro dichiarazioni amorose alla compagna prediletta. La maggior parte dei rampicanti nidifica nelle cavità, spesso senza eseguire lavori particolari; non mancano tuttavia specie che provvedono a tappezzare accuratamente l'interno dei luoghi prescelti, e ve ne sono poi che costruiscono nidi più o meno perfetti tra i rami e al suolo. Il numero delle uova, la loro forma ed il loro colore sono variabili, e, di solito, dell'incubazione si occupano entrambi i genitori, scambievolmente interessati anche all'allevamento della prole. Le specie che si adattano alla vita di schiavitù sono poche, e creano in ogni caso molte difficoltà agli allevatori. Quelli che si possono allevare sanno, ad ogni modo, acquistarsi le nostre simpatie, e se non li si priva del necessario, manifestano anche in gabbia tutta la vivacità e la singolarità del loro carattere. Tutti i Rampicanti debbono considerarsi utili per l'uomo e per la natura: il bosco e gli alberi trovano in quest'ordine i loro naturali conservatori. Non si può dire tuttavia che l'uomo tragga sempre da questa utilità le conseguenze necessarie, poiché è tutt'altro che raro vederlo intento a cacciare ed a distruggere questi utilissimi animali.

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CERZIOLE

Ci sembra giusto iniziare l'esame particolareggiato dell'ordine dei rampicanti da questa famiglia, che presenta svariate analogie con certi cantatori. Le Cerziole abitano l'America meridionale, sono di mole modesta, hanno bellissimi colori e contano pochissime specie. Le loro forme sono svelte, il becco è di mediocre lunghezza, con il culmine leggermente incurvato e gli orli della mascella superiore volti all'indentro; i piedi sono brevi e robusti, le ali e la coda di mediocre lunghezza, la lingua lunga, bifida e filamentosa ma non estensibile. Allegri e amabilissimi, questi uccelli hanno costumi abbastanza prossimi a quelli dei cantatori: sono sempre in movimento, si tengono a preferenza sui rami più alti degli alberi e vanno in cerca di insetti e di frutta volando di ramo in ramo e, talvolta, appendendovisi come usano fare le cincie. Tra i loro cibi preferiti sono le arance: quando questi frutti maturano, le Cerziole si accostano all'abitato per visitare i giardini, mentre per il resto dell'anno vivono tanto nelle dense boscaglie quanto tra i cespugli non troppo fitti. Il richiamo ordinario consiste in un breve suono, e non si può dire che esse possiedano l'arte del canto.

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SAI (Coereba cyanea)

Con alcune altre specie affini, questo uccello è dotato di un becco lungo, sottile e appuntito verso l'apice, preceduto da una leggera intaccatura, le ali piuttosto lunghe e aguzze, coda mediocre, gambe esili e lingua piuttosto lunga, bifida e filamentosa all'estremità. Misura in lunghezza circa dodici centimetri, ne ha tre di coda e cinque di ala. Il suo abito è colorato di un bellissimo azzurro lucente, ha la sommità del capo verde-azzurra, il dorso, le ali, la coda ed una striatura che attraversa gli occhi di colore nero e il margine interno delle remiganti giallo. L'occhio è bruno grigio, il becco nero e il piede di un vivace rosso-arancio. Le femmine si distinguono per avere le parti superiori verdi, le inferiori verde pallido e la gola bianchiccia. Il Sai si diffonde in gran parte dell'America meridionale, dalla Colombia fino al sud del Brasile. Di indole allegra ed attivissima, questi uccelli vivono tra gli alberi, preferendo soprattutto, per muoversi e scherzare, le loro più alte cime: riuniti in branchetti di sei-otto individui che si sciolgono in coppie nella stagione dedicata agli amori ed alla propagazione, si nutrono di frutta e di insetti e la loro voce si riduce normalmente ad un pigolìo indistinto.

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PITPIT (Certhiola flaveola)

Dotati di un becco lungo quanto il capo, dolcemente ricurvo fino alla punta, lunga, affilata e dritta, questi uccelli hanno inoltre ali abbastanza lunghe, coda breve e lingua profondamente bifida e sfilacciata all'apice in due punte simili a pennelli. Il colorito del loro piumaggio è bruno-nero sulle parti superiori e giallo sulle inferiori e sul groppone; il bianco si diffonde in una striatura posta al di sopra degli occhi, sui margini anteriori delle penne remiganti primarie, sull'estremità della coda e sulle timoniere esterne, mentre la gola è grigio-cenere. Gli occhi sono grigiastri, il becco nero ed il piede bruno; e quanto alle femmine, esse si differenziano dai compagni per avere le parti superiori di color oliva-nericcio e le inferiori giallo-pallide. Le misure del Pitpit vanno dai circa dieci centimetri della lunghezza complessiva ai tre della coda ed ai cinque delle ali. Le zone di diffusione di questa specie sono stabilite nell'America del sud e nelle isole dell'America centrale.

Spesso associato ai colibrì, il Pitpit si muove come essi tra le piante saltellando da un fiore all'altro per esaminare accuratamente l'interno alla ricerca, con l'ausilio del becco ricurvo e della lingua a pennello, degli insetti più minuti. Costruisce il proprio nido tra i bassi cespugli, e la riproduzione si verifica tra maggio e luglio. Le costruzioni hanno forma sferica, con il foro d'ingresso posto in basso e lateralmente: sono intessute di fieno misto a lanugini vegetali, e contengono di solito due uova sparse di moltissime macchioline rosse sul fondo bianco verdiccio.

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NETTARINIE

Gli uccelli di questa famiglia, piccoli ma di forme eleganti ed abbelliti di solito da spiccanti colori, rappresentano le cerziole in Asia, Africa ed Oceania: il maggior numero di specie si incontra nel Continente asiatico. I loro caratteri somatici sono dati da un corpo tarchiato, becco lungo, sottile ed aguzzo, tarsi alti, ali medie e coda ora tronca ora tondeggiante oppure cuneiforme ed appuntita. La lingua è lunga, tubolosa, profondamente spaccata ed estensibile, mentre il piumaggio varia non solo con i sessi, ma anche con le stagioni, poiché si verificano nell'anno due mute. Mentre nella stagione degli amori l'abito del maschio è bellissimo e brillante, dopo la procreazione diventa semplice e modesto come quello delle femmine e dei piccini. Molto graziose nell'aspetto e nei movimenti, le Nettarinie contribuiscono notevolmente a rendere gradevoli per l'osservatore i luoghi in cui abitano, boschi, cespugli e giardini. Vivono di solito in coppie, radunandosi in piccoli branchi solo immediatamente dopo aver esaurito il processo di riproduzione: ciascuna coppia prende in certo senso possesso di un determinato distretto, e ne tiene lontani gli altri rappresentanti della sua stessa specie sorvegliandolo gelosamente. Il fico d'India nelle regioni africane, ed in genere tutti gli alberi i cui fiori attirano gli insetti, costituiscono le sedi ed i campi di caccia prediletti dalle Nettarinie, il cui cibo principale è appunto costituito da diverse specie di insetti e comprende solo secondariamente il polline ed il nettare dei fiori: dei quali si nutrono, per così dire, involontariamente, cioè immettendoli nel loro corpo assieme agli insetti che raccolgono. Il periodo degli amori spinge i maschi ad assumere gli atteggiamenti più stravaganti: superbi della loro bellezza, si pavoneggiano, si agitano e cantano melodiosamente per attirare l'attenzione delle compagne e per sfogare l'ardore dal quale sono invasi. Il loro nido è un edificio artisticamente compiuto, appeso di solito ai rami sottili degli alberi e contenente una covata composta di poche uova di colore bianchissimo.

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ABU-RISCH (Hedydipna metallica)

Caratterizzato dal becco poco incurvato, ali piuttosto brevi e coda cuneiforme con le due penne mediane molto più lunghe delle altre, questo uccello misura in lunghezza circa quindici centimetri - quasi otto dei quali facenti parte delle timoniere mediane - ne ha sei di ala e meno di cinque per le penne laterali della coda. Il maschio è verde sul capo, sul dorso e sulle copritrici delle ali, giallo sulle parti inferiori, ed ha il groppone ed una fascia pettorale colorati di violetto lucente, nonché penne remiganti e timoniere azzurro-cenere; la femmina è generalmente bruniccio-oliva, con le parti inferiori giallo-zolfo e remiganti e timoniere marginate di pallido, ed i suoi colori si ritrovano, ancor più sbiaditi, negli individui giovani. L'iride è bruna, il becco ed i piedi sono neri. L'Abu-Risch è il primo uccello tropicale che si incontra procedendo dal nord verso il centro dell'Africa, ed ha per residenza abituale le zone sparse di mimose, gli alberi che costituiscono il centro, addirittura il tutto della sua vita, tra di esse incomincia, trascorre e finisce la propria esistenza, tenendosi al riparo delle loro foglie e trovando nei loro fiori gli insetti dei quali ha bisogno per nutrirsi. Accade che se ne allontani per sottoporre ad un esame dello stesso genere anche altre piante, per esempio il fico d'India, tra i cui grandi fiori gialli si nasconde una grande quantità di insetti: ma questi spostamenti sono sempre limitati nel tempo, ed alla fine l'uccello riprende regolarmente la via dei suoi abitacoli preferiti. Gli abu-risch si tengono costantemente in coppie, ciascuna delle quali deve spesso accontentarsi di pochi alberi fioriti: a differenza della quasi totalità dei volatili, che spiegano il pieno della loro vitalità nelle ore del mattino e della sera, per tenersi nei caldi meriggi al riparo del fogliame, questi proprio nelle ore più cocenti mostrano tutta la loro natura. Quando si sia trovata una mimosa fiorita, non c'è che da collocarvisi dappresso, sicuri di vederli apparire: arrivano con volo rapido e rumoroso, si posano tra le spine dei rami guardandosi intorno in cerca dell'amata compagna, ed insieme con lei incominciano a muoversi tra i fiori, perlustrandoli, svolazzando dall'uno all'altro, cantando, gridando e cacciando insetti. Durante queste occupazioni, il maschio si tiene ben dritto e con le penne aderenti, assumendo un atteggiamento assai elegante, ed è esso a dare il via ai movimenti ed agli spostamenti, sempre seguito dalla fedelissima compagna. Tenerissimi l'uno verso l'altro, specialmente il maschio non tralascia occasione per dimostrare il suo affetto colma la femmina di carezze e la rallegra, oltre che con il richiamo, con una canzoncina graziosa e mista di suoni mozzi e frastagliati. Per cantare cerca di assumere gli atteggiamenti più belli: drizza le piume del capo, allarga le ali lasciandole penzolare, si volge da tutti i lati per far risplendere alla luce i colori del proprio abito. E la femmina, ben più modesta di lui, cerca goffamente di imitarlo, riuscendo a risultati il più delle volte comici e patetici. Estremamente geloso, il maschio monta una guardia serrata alla compagna attento a tutte le insidie che le possono essere portate; e quando si accorge della presenza e delle insistenze di un rivale, lo assale furibondo, senza abbandonarlo finché non lo abbia costretto ad allontanarsi dalla zona che considera di propria pertinenza.

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Il periodo degli amori incomincia in corrispondenza dell'aprirsi della stagione primaverile nelle diverse località in cui gli uccelli risiedono, e può spostarsi dal marzo-aprile fino ad estate avanzata. I nidi pendono dai rami esterni degli alberi, di solito le mimose, e stanno quasi sempre a poca altezza dal suolo: di forma ovale e più o meno tonda ed oblunga, hanno il foro d'ingresso situato in alto, lateralmente, e sono intessuti nelle pareti esterne mediante lane vegetali rivestite, all'interno, di crini, ragnatele e filamenti di fiori. Per costruire questi edifici complessi ed armonici i due sessi devono, di comune accordo, compiere un lavoro abbastanza gravoso, che si prolunga per non meno di due settimane: la sola femmina provvede poi all'incubazione delle uova, due o tre e di colore bianco. I rapaci aerei non hanno molte probabilità di successo nei loro attacchi contro le dimore degli abu-risch, ben protette dagli aculei delle mimose che difendono pure gli adulti in caso di pericolo; i nemici più temibili per le nidiate sono perciò le scimmie, agilissime e indefesse distruttrici di covate.

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CADET (Aethopyga miles)

E' una delle specie indiane affini all'abu-risch, dotata di becco più sottile e ricurvo. Lungo sui quindici centimetri, il Cadet ne ha sedici-diciassette di apertura alare, sei di ala ed otto di coda; il maschio ha le parti superiori rosso-sangue, la gola e la parte superiore del petto dello stesso colore, l'alto del capo verde-violetto con riflessi metallici, la nuca giallo-oliva ed il ventre verde-oliva. Una striatura azzurro-acciaio parte dall'angolo del becco e si prolunga sul collo, le penne remiganti sono brune e marginate di oliva le timoniere laterali brune col vessillo esterno porporino e quelle centrali di un cupo e splendente verde-porpora. Le femmine sono verde-oliva superiormente, verdi giallicce nelle parti inferiori l'iride è bruno-cupa, il piede nero-grigiastro ed il becco nero nella mascella superiore e bruno nell'inferiore. Il Cadet vive nelle regioni settentrionali ed orientali dell'India, ed è diffuso soprattutto sui contrafforti della catena himalayana fino ad un'altezza di circa ottocento metri.

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COGLIFIORE AUSTRALIANO (Cyrtostomus australis)

Assieme ad altre specie che si diffondono nelle isole dell'Arcipelago Malese ed in Australia, questo uccello è caratterizzato da un becco lungo all'incirca quanto il capo, fortemente ricurvo e delicatissimo all'apice, da tarsi abbastanza alti, coda breve e tondeggiante da ali di media lunghezza. Il colore dei suo abito è verde-oliva sulle parti superiori, giallo vivo sulle inferiori, mentre il petto ed il collo sono azzurro-acciaio; una breve striatura gialla passa al di sopra dell'occhio ed un'altra più scura e più lunga lo sottolinea.

L'occhio è bruno, il becco ed i piedi neri tanto nei maschi che nelle femmine, le quali sono di color giallo uniforme nelle parti inferiori. Il Coglifiore Australiano misura in lunghezza circa dieci centimetri, ne ha sei di ala e sette di coda. Diffuso su tutta la costa nord-orientale dell'Australia e nelle isole adiacenti, questo uccello si tiene d'ordinario in coppie che risiedono sugli alberi fioriti e, al volo, oppure all'interno dei fiori, sorprendono varie qualità di insetti; questo genere di piante lo ospita soprattutto nelle ore mattutine, mentre durante quelle più calde esso va a cercare refrigerio nei cespugli più fitti ed ombrosi. Come quelli delle specie affini, il maschio è violento e bellicoso, e respinge gelosamente dal proprio albero i compagni; il suo grido è acuto e viene ripetuto ad intervalli di circa dieci secondi. La riproduzione si verifica nei mesi di novembre e di dicembre: le coppie costruiscono il loro nido servendosi di cortecce, foglie, fibre e ragnatele, gli conferiscono una forma ovale e stabiliscono nella parte alta e sui fianchi due fori d'ingresso. Le uova vengono deposte in una cavità interna tappezzata di cotone e di piume: hanno forma di pera e sono macchiate di bruno sul fondo grigio-verdiccio.

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ARACNOTERE

Di forme tozze e tarchiate, con becco lunghissimo, fortemente ricurvo e seghettato ai margini, gli uccelli di questa famiglia sono pure caratterizzati da una lingua molto lunga, filiforme e simile alla proboscide di una farfalla: essa si compone cioè di due finissimi canali paralleli, uniti nella parte inferiore e separati soltanto alla punta, e poiché l'osso linguale ha la stessa struttura di quello del picchio, ne risulta che quest'organo è assai estensibile. I piedi sono vigorosi ma piuttosto corti, le ali di media lunghezza e la coda singolarmente breve. Le Aracnotere vivono in India e negli arcipelaghi che la circondano: prediligono boschi scuri e ombrosi, ed in essi gli arbusti ed i cespugli piuttosto che le cime degli alberi d'alto fusto. Nelle isole della Sonda frequentano soprattutto le piantagioni di banani e di caffè, le siepi presso i villaggi in pianura ed i margini dei boschi in collina. Il loro nutrimento è dato dal nettare dei fiori e dagli insetti che si trovano all'interno delle loro corolle; le vediamo perciò scorrere di fiore in fiore spingendo profondamente il becco all'interno dei calici ed esplorandoli per mezzo della lingua in ogni loro recesso. Mostrano inoltre una spiccata predilezione per i piccoli ragni, e da ciò è derivato il loro nome. La loro indole è molto più timida di quella delle nettarinie, dalle quali differiscono anche per il modo di volare, più rapido e rumoroso.

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EMIGNATO SPLENDENTE (Hemignathus lucidus)

E' una delle specie più eleganti tra quelle aracnotere che sono caratterizzate dalla singolarissima forma del becco, il quale ha la mascella superiore, foggiata a falce e terminante in una punta acutissima, molto più lunga dell'inferiore, che in certi casi viene superata addirittura del doppio. L'Emignato Splendente ha le parti superiori di color verde-oliva una striatura sopra l'occhio, i lati del capo e la gola di color arancio, il petto giallo-uovo e il ventre grigio-verdiccio nella parte inferiore e alquanto più pallido nella superiore. I giovani hanno le parti superiori e la regione oculare di color oliva, quelle inferiori grigio-verdicce e il ventre giallastro. La sua lunghezza è di circa quindici centimetri: la coda ne misura meno di cinque e la mascella superiore raggiunge i tre centimetri. Le abitudini di questo uccello non divergono da quelle generali della famiglia, e, quanto alle sue zone preferite, esse si trovano soprattutto nelle piantagioni di banani dell'arcipelago delle Sandwich.

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ARACNOCESTRA DAL LUNGO BECCO (Arachnocestra longirostris)

Lunga circa diciassette centimetri, con ali di sette e coda di quattro, l'Aracnocestra dal Lungo Becco è verde-oliva sulle parti superiori, giallo-zolfo sull'addome e bianca sulla gola e sulle parti anteriori del petto; le remiganti e le timoniere sono bruno-scure, marginate di verde-oliva le prime, munite di punte bianche le tre esterne tra le altre. Il becco ed i piedi sono di color grigio-nero corneo. Questi uccelli, che vivono anch'essi in India ed in Oceania, ripetono le caratteristiche tipiche della loro famiglia nell'indole e nelle abitudini: di particolarmente singolare nei loro costumi troviamo solo la forma e la struttura del nido che costruiscono. Esso è lungo da quindici a diciotto centimetri e largo da sette a dieci: di forma tondeggiante ed allungata, esso è assicurato alle foglie in modo che la cavità interna guardi la loro parte superiore, disposta in senso più o meno verticale: la foglia, chiudendo il cavo del nido, ne costituisce in certo modo la parete posteriore. La costruzione è unita alle foglie con fili di cotone solidamente cuciti più o meno come si osserva nei nidi degli uccelli cucitori, e nella sua parte superiore rimane libera un'apertura che serve di passaggio. Mentre sta posato sulle uova, l'uccello non può vedere quello che succede fuori, a meno che non vi sia qualche piccolo foro nelle pareti, intessute esternamente di foglie, cortecce e fuscelli ed internamente di materiali più teneri e morbidi dello stesso genere. La covata comprende, di solito, due uova bianchissime, circondate verso l'estremità ottusa di punti e piccole linee che danno nel rossiccio.

MELLIFAGIDI

La flora del Continente australiano è soprattutto caratterizzata dalla presenza degli alberi di due ricche famiglie, gli eucalipti e le banksie, che offrono tra le loro foglie un eccellente soggiorno a parecchie famiglie di uccelli soprattutto Pappagalli e Mellifagidi. Questi ultimi comprendono non meno di cinquanta specie, e la loro vita è così strettamente legata alle piante che abbiamo nominato, che riuscirebbe difficile immaginare gli uni senza le altre. I Mellifagidi hanno per caratteri un becco piuttosto lungo, leggermente curvo, di forma sottile e tondeggiante e munito di una mascella superiore alquanto più lunga della inferiore; i loro piedi sono di media lunghezza e robusti, le ali non molto allungate e la coda tondeggiante. Le narici sono nascoste sotto una membrana cartilaginea, l'apertura della bocca è ristretta e la lingua, che termina in filamenti sottili simili a setole, assomiglia ad una vera e propria spazzola. Tutti gli uccelli che appartengono a questa famiglia sono vivaci, irrequieti e garruli: conoscono molto bene l'arte di arrampicarsi, saltano di ramo in ramo, corrono rapidamente sugli alberi e si appendono spesso con la testa all'ingiù per esplorare i fiori che aprono verso il basso le loro corolle. Volano secondo linee ondulate, e sono dotati di una voce forte, ma solo alcune specie possono considerarsi abili nel canto. Per lo più vivono a coppie, non amano la compagnia degli altri uccelli e sono spesso di indole animosa e battagliera: di solito non temono l'uomo, ed anzi si accostano ai luoghi abitati e nidificano addirittura nel centro delle città se non vi mancano i loro alberi prediletti. Il loro cibo comprende insetti, polline e nettare, che trovano in abbondanza all'interno dei fiori degli eucalipti, attentamente esplorati per mezzo della lingua. Il nido che costruiscono varia molto nella forma, mentre generalmente scarso si mantiene il numero delle uova. Le specie che si adattano a vivere in gabbia non sono molte, ma non è comunque impossibile trovarne che si abituino a questa diversa condizione.

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MIZOMELA SANGUIGNA (Myzomela erythrocephala)

Con alcune altre specie, segna in certo modo il passaggio tra la sua famiglia e quella delle Nettarinie. Misura in lunghezza poco più di dieci centimetri, ne ha circa cinque di ala e quattro di coda; il collo, la testa ed il groppone sono di colore scarlatto; il dorso, una fascia sul petto, le ali e la coda sono bruno-cioccolata; la parte inferiore del petto ed il ventre fulvo-brunicci. Questi sono i colori del maschio, mentre la femmina è generalmente bruna, fulvo-chiara sulle parti inferiori; l'iride è bruno-rossiccia, il becco olivastro ed il piede grigio-oliva. Quest'uccello piccolo ma molto elegante abita le parti settentrionali dell'Australia, e frequenta soprattutto le macchie di rizofore, nutrendosi del nettare e degli insetti che raccoglie sui loro fiori.

PTILOTO DALLA GOLA GIALLA (Ptilotis flavigula)

E' una delle specie più graziose di un genere caratterizzato soprattutto da due grandi ciuffi auricolari, ed è inoltre dotato di forme snelle, ali brevi, coda lunga, becco corto, robusto e con il culmine leggermente incurvato, e di piedi di media lunghezza. Le sue misure vanno dai venti centimetri circa della lunghezza complessiva ai dieci ed oltre delle ali e della coda, e sono alquanto ridotte nelle femmine, uguali ai compagni nel colorito e nel disegno dell'abito. Questo è verde-oliva con sfumature tendenti al giallo nelle parti superiori, sulle ali e sulla coda, grigio-scuro con riflessi argentei sulle inferiori; il ventre ed i fianchi sono tinti di olivastro, la sommità del capo è grigio-scura, la gola gialla ed il vessillo interno delle penne remiganti bruno. Quest'ultimo colore si trova anche negli occhi, mentre il becco è nero, il piede plumbeo e l'interno della bocca e la lingua di un bel giallo-arancio. Il Ptiloto dalla Gola Gialla vive anche esso in Australia, e le sue piume sono così simili al colore delle fronde che è molto difficile scoprirlo. Elegante e grazioso negli atteggiamenti, non lo è meno nei movimenti, sempre rapidi e vivacissimi: mentre cerca il suo alimento, allarga spesso la coda e le ali, si arrampica e saltella fra i rami, appendendosi talvolta alle loro punte estreme. La sua voce è forte e sonora, ed il volo ondeggiante. Si ciba di api, vespe e di altri imenotteri, ai quali aggiunge diverse specie di coleotteri e polline; incomincia assai per tempo la cova, e già alla fine di settembre è possibile trovare i nidi con i piccoli nati. Essi sono collocati di solito tra i bassi cespugli; più grandi e meglio difesi di quelli delle altre specie, sono costruiti con liste di corteccia filamentosa, miste ad erbe e ragnatele, e la loro cavità interna è rivestita di pelo animale o di morbide sostanze erbose. La covata comprende due o tre uova cosparse di piccole macchie rossastre sul fondo color carne.

MELICHERA MELLIVORA (Melichaera mellivola)

Lunghi circa ventotto centimetri, con coda di tredici ed ali di poco superiori ai dieci, questi uccelli hanno le parti superiori grigio-bruno-scure con le piume striate di bianco nel centro, la gola ed il petto bruni con gli apici delle piume bianchi e le parti inferiori complessivamente più chiare, perché le macchie bianche lungo gli steli sono più larghe e visibili. Le remiganti primarie sono color castagna sul vessillo interno, brune con gli apici bianchi nel resto, e quest'ultima colorazione si ripete nelle timoniere. L'occhio è grigio, il piede è bruno ed il becco nero. La Melichera Mellivora è la specie più numerosa della famiglia in Tasmania, nella Nuova Galles del Sud e nell'Australia meridionale. Le banksie, la cui fioritura si prolunga per gran parte dell'anno, le forniscono tutto quanto le è necessario: appena si apre un fiore, l'uccello vi introduce la sua lingua a pennello e ne estrae abilmente il polline e gli insetti, appendendosi in tutte le posizioni immaginabili ai fiori per compiere questa operazione. E' difficile incontrarla lontano da questi alberi, benché essa non abbia alcun timore dell'uomo e penetri persino all'interno delle città. La sua indole è ardita e allegra, battagliera e disposta alle zuffe con tutti gli altri uccelli che hanno bisogno dei suoi stessi alimenti. Durante l'estate i maschi si posano sui rami liberi, ed appoggiando la coda, piegando la testa all'indietro e gonfiando la gola, emettono con apparente grande sforzo voci aspre e strane, che non a torto sono state paragonate a conati di vomito. Il periodo della riproduzione si apre per questi uccelli nel settembre e dura per tre mesi. Il nido è una piccola costruzione tondeggiante, aperta superiormente e intessuta di fini ramoscelli collocati quasi sempre sulle biforcazioni dei bassi arbusti: vi si possono trovare, nel tempo adatto, due o tre uova di colore generale rosso lacca, segnato da poche macchie bruno-scure, più fitte all'estremità ottusa.

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POE o TUI (Prosthemadera novaezealandiae)

Uno degli abitatori delle romantiche solitudini della Nuova Zelanda, notevolissimo per la sua voce, è il Poe o Tui. Di questo meraviglioso uccello non diremo troppo affermando che nessun cantatore europeo può reggere al suo confronto. La amabilità e la limpidezza del suo canto mi sembrano veramente incomparabili. Il verso dell'usignuolo europeo è degno di ammirazione, ma io lo credo superato dal canto di quest'uccello; confesso di non avere mai avuto un'idea adeguata di un così melodioso ed incantevole cantore». Le parole tanto elogiative del Rochelas sono state riportate a più giuste proporzioni dai viaggiatori che dopo di lui ebbero modo di esaminare da vicino questo uccello, del quale è tuttavia giusto dire che si tratta di uno dei migliori cantori che vivono nell'Oceania. Il Poe si riconosce innanzitutto per certi suoi ciuffi posti ai lati della parte anteriore del collo e formati da piume lunghe, a barbe decomposte e risvoltate che riescono molto appariscenti per il loro colore bianco; nel resto è foggiato secondo le regole della famiglia, ed il suo abito è di un generale colore verde cupo che, sotto certe incidenze di luce, appare nero e sotto altre bronzeo. Il dorso è bruno con gli apici delle piume splendenti; le piume della nuca, allungate, presentano lungo gli steli delle striature bianche, le copritrici delle ali sono segnate da una fascia di questo stesso colore, il ventre è bruno; le penne remiganti e timoniere sono nere, lucenti nella parte superiore ed opache al di sotto. La lunghezza del Poe si aggira sui trenta centimetri, la coda ne misura oltre dieci e le ali tredici. Lo si vede quasi sempre riunito in branchi di otto o dieci individui che volano in ogni senso, si voltano, si rigirano, si precipitano con ali e coda allargate da notevoli altezze e compiono altri difficili esercizi: i quali non sono determinati, come si potrebbe credere, dalla volontà di procurarsi il cibo, ma nascono da un puro e semplice desiderio di moto e di divertimento. Non dissimili dagli altri loro affini quanto ai tratti generali dei costumi, i poe vengono spesso allevati in gabbia, si addomesticano con facilità e stringono amicizia con i loro custodi. Ed in verità questi uccelli uniscono tutto ciò che un amatore possa desiderare: eleganza di forme, indole amabile, canto melodioso ed una spiccata attitudine ad imitare i suoni e le parole altrui.

TESTA DI CUOIO DEI COLONI (Tropidorhynchus corniculatus)

Questa specie appartiene al genere dei cosiddetti Uccelli Monaci, distinti dagli affini per un rialzo alla base della mascella superiore, per alcuni spazi nudi sul collo e sulla testa e per la lingua che termina in due sorta di pennelli. Il Testa di Cuoio dei Coloni misura in lunghezza circa trenta centimetri, ne ha dodici di coda e quasi quindici di ala. Il suo piumaggio è bruno-grigio sulle parti superiori, più chiaro sulle inferiori; le piume del ventre e quelle prolungate del petto sono bianche e segnate da fini striature longitudinali brune, quelle caudali hanno punte bianche e le parti nude del becco e del capo sono completamente nere. L'iride è rosa, il becco bruno scuro ed il piede color piombo; non si notano delle differenze di colore fra i due sessi, distinti soltanto perché le femmine sono di mole leggermente inferiore, mentre i giovani hanno il capo meno nudo, le piume del petto meno allungate e il rialzo sul becco appena accennato. Comunissimo nella Nuova Galles del Sud, è facile scorgerlo tra i cespugli lungo le coste e nei boschi aperti dell'interno soprattutto perché, posandosi sui rami aridi e secchi, emette una voce simile ad uno stravagante cicalìo. Fra i rami prende gli atteggiamenti più curiosi, poiché le sue lunghe e fortissime unghie gli consentono di arrampicarsi e di tenersi in equilibrio in qualsiasi posizione: spesso si appende con un solo piede, lasciando penzolare la testa. Il suo volo è robusto e si svolge secondo linee ondulate, che gli consentono di superare ampie distanze sorvolando gli alberi del bosco. Il nutrimento della Testa di Cuoio comprende polline di eucalipti, fichi, bacche ed insetti. Per procreare costruisce, incominciando nel novembre, un nido grande e sommario, esternamente intessuto di cortecce e fibre d'albero e internamente rivestito di fini ramoscelli, erbe e radici pieghevoli: appeso ai rami, tiene di solito tre uova punteggiate di scuro sul fondo lacca pallido.

UPUPE

Le Upupe sono rampicanti piuttosto grossi e di forme allungate. Hanno becco lungo, più alto che largo e più o meno assottigliato e ricurvo; le narici, collocate immediatamente davanti alle piume frontali, sono piccole, ovali e scoperte, i piedi sono ora deboli ora robusti, le ali lunghe o medie, la coda breve e tronca, oppure quadrata ed abbondante. E' stato detto che le Upupe si comportano sul terreno allo stesso modo dei picchi sugli alberi e sulle muraglie, cosicché le si potrebbe definire come uccelli terragnoli: ma queste osservazioni valgono soltanto per l'upupa europea, perché le specie affini non vivono prevalentemente sul terreno ma quasi unicamente sulle piante. Del resto, in questa famiglia esistono notevoli differenze tra le diverse specie, sia per quanto riguarda le abitudini che per quanto riguarda il cibo ed il processo di riproduzione. E' pertanto più giusto rinviare la descrizione dettagliata di tutti questi caratteri all'esame delle singole specie.

UPUPA (Upupa epops)

Conosciuta anche con il nome di Bubbola, è la specie più nota tra le Upupe che vivono prevalentemente sul terreno, riconoscibili per il corpo allungato, il becco molto lungo, incurvato, stretto, compresso ai lati ed aguzzo, per i piedi brevi e piuttosto robusti, le ali grandi, larghe e tondeggianti, la coda di media lunghezza ed il bel ciuffo del capo. Nella struttura interna, l'Upupa presenta una colonna vertebrale composta di quattordici vertebre cervicali, sette od otto dorsali e sei coccigee; il cranio è di grandi proporzioni e lo sterno assomiglia a quello dei cantatori. Tutte le ossa che abbiamo finora nominato, ed inoltre il bacino, l'omero ed il femore, sono pneumatiche. La lingua è rudimentale e triangolare, ricoperta da una molle membrana, arrotondata sul davanti e finemente seghettata sul margine posteriore. La laringe non presenta traccia di muscoli e non si allarga nel gozzo; nel ventricolo succenturiato vi sono grosse pareti ricche di ghiandole e il ventriglio è poco muscoloso. La lunghezza di questi uccelli è di circa venticinque centimetri, circa dodici ne misurano le singole ali, dieci la coda e quarantacinque l'apertura alare. Il piumaggio è rossiccio con striature trasversali nere e bianco-gialliccio sul centro del dorso, sulle scapolari e sulle ali, giallo-rossastro sulle parti inferiori e sui fianchi, segnati questi ultimi da macchie longitudinali nere, mentre la coda è nera con una fascia bianca verso la metà della lunghezza e il ciuffo è giallo-rossiccio scuro con le singole penne nere sulla punta. Le femmine hanno colori alquanto più sbiaditi, ed i giovani si distinguono soprattutto per la minor lunghezza del ciuffo. Gli occhi sono bruno-scuri, il becco è nero ed il piede grigio-piombo. L'Upupa vive in gran parte dell'Europa, in Africa settentrionale e nell'Asia centrale. In Europa è uccello di passo che arriva, solitario o in coppie, verso la fine di marzo e riparte, in famiglie, sul finire di agosto o nel settembre, alla volta dell'Africa; gli individui che nidificano nelle regioni centrali dell'Asia vanno a svernare regolarmente in India.

Entro i vasti confini che le sono propri, predilige le pianure fornite di alberi, e soprattutto i luoghi in cui campi e prati si alternano con piccoli boschetti; nell'Africa la troviamo nelle città o nei villaggi, e nelle regioni meridionali del nostro Continente e soprattutto attratta dai vigneti. Non si può certo considerare l'Upupa come un uccello del tutto gradevole: come vedremo, il suo aspetto e le sue abitudini la rendono abbastanza simpatica, ma c'è un tratto fondamentale dei suoi costumi che è sufficiente a farcela considerare scostante, ed è l'uso di razzolare tra le sozzure e gli escrementi alla ricerca del cibo. In modo generico, ma tutto altro che impreciso, si potrebbe dire che la casa dell'Upupa è il letamaio: da cui anche l'insopportabile fetore che l'uccello emana, uno degli aspetti più scostanti della sua natura. Peraltro, come si diceva, l'Upupa possiede molti tratti caratteristici niente affatto antipatici. Quasi dappertutto è cauta e prudente, spesso, anzi, la sua indole è contraddistinta da una sconfinata paura: la vista di una persona diversa da quelle che è abituata a scorgere, la presenza di un animale domestico - un cane, un gatto -, l'improvviso sopravvenire di un uccello da rapina la riempiono di terrore, e la si vede allora gettarsi a terra piegando indietro il capo ed alzando il becco, con le ali e la coda allargate per trarre in inganno il pericoloso intruso. Il ciuffo del capo, che in circostanze tranquille è adagiato all'indietro, si drizza e si agita quando si verifica qualcosa di nuovo; e s'è detto che qualunque novità è sufficiente a provocare nel nostro uccello uno stato d'allarme: nel periodo degli amori, l'agitazione interna spinge l'Upupa ad agitare la sua appendice superiore anche senza il concorso di cause improvvise, e sembra quasi di vedere una signora intenta ad agitare il proprio ventaglio. Sul suolo i suoi movimenti si svolgono bene, con facilità e per passi: non altrettanta abilità viene spiegata nei passaggi di ramo in ramo, ed il volo è piuttosto pesante e come affaticato, procede con grande agitare d'ali e si compone in movimenti lenti ed interrotti. La voce dell'Upupa si articola in suoni diversi, non mai comunque in un canto lontanamente apprezzabile: si tratta di richiami sordi o rauchi, oppure del caratteristico e ben noto grido amoroso, un hup-hup ripetuto a lungo e facile da distinguere da qualsiasi altro suono del regno animale. Di solito, diventa difficile udire questo verso dopo il mese di luglio, mentre in primavera, specialmente se si trovano vicini più maschi che si incitano scambievolmente, esso è molto comune. L'Upupa trova il proprio nutrimento tra varie specie di insetti, ed a quanto pare, predilige gli scarabei, i coleotteri, le mosche e le larve, tutte cose che ricerca sul terreno o in mezzo ai cadaveri ed alle lordure. Usa molto bene del suo lungo becco per cercare in ogni recesso la preda che le interessa, e spesso è costretta a servirsi della sua appendice come fanno i picchi, martellando cioè il terreno o le scorze d'albero per estrarne il cibo. E' piuttosto singolare il fatto che il lungo becco, adattissimo per cercare ed afferrare il cibo, non si presti, viceversa, affatto per inghiottirlo: l'uccello è costretto a prendere la preda, a scagliarla in alto ed a ripigliarla al volo per introdurla nell'esofago. L'Upupa nidifica una volta l'anno, ed è raro che la covata sia completa prima del mese di maggio. Non ha esigenze molto rilevanti quanto alla scelta del luogo in cui nidificare; si tratta di solito di cavità d'albero oppure di fori rupestri, a volte di buchi nei muri degli edifici; non è da escludere che l'uccello nidifichi anche a contatto del suolo o all'interno delle carcasse degli animali. Le cavità degli alberi vengono rese appena più confortevoli mediante la deposizione di qualche sostanza vegetale, mentre i nidi posti sul terreno mostrano una certa maggior cura, sempre tenuta, ad ogni modo, entro i limiti di una generale tendenza alla sommarietà. Alla cova si dedica la femmina: per sedici giorni essa prodiga ogni attenzione. Alle sue uova, da quattro a sei e colorate generalmente di verde-biancastro e di grigio-gialliccio, puri oppure segnati da macchioline bianche. Entrambi i genitori provvedono poi all'alimentazione dei piccini, i quali hanno bisogno di cure prolungate anche dopo aver appreso a volare. Nel periodo dell'incubazione, l'Upupa ed i suoi piccoli emanano un odore veramente insopportabile, molto più forte di quello che pure abitualmente li caratterizza: ciò si deve al fatto che i genitori non sono in grado di rimuovere dal nido gli escrementi, per cui grandi e piccoli vivono per giorni e giorni letteralmente immersi nella sozzura. L'uso del volo e la presenza di condizioni ambientali particolarmente favorevoli possono far sì che l'odore ingrato dell'Upupa vada scomparendo col passare del tempo, ed allora è persino possibile catturarla e cibarsene senza disgusto. In realtà, le carni di questi uccelli sono tra le più saporite. Quando sia allevata in gabbia a partire dalla giovane età, l'Upupa è destinata non solo a vivere regolarmente, ma a diventare una delle più amabili e divertenti compagne per l'uomo che le possiede. Naturalmente, non le si potrà chiedere di dimostrare doti di canto che non possiede: ma la domestichezza che rapidamente acquista, l'affetto che dimostra verso i padroni, seguendone le chiamate e venendo a mangiare sulla palma delle loro mani, la grazia e la comicità di certi atteggiamenti, sono tutte cose destinate a ripagare ampiamente certe altre manchevolezze, e a farne una eccellente vicina per chiunque.

Esemplare di Upupa

Esemplare di Upupa

UPUPA ARBOREA DAL BECCO ROSSO (Irrisor erythrorhynchus)

E' la specie più interessante tra le cosiddette upupe arboree, uccelli silvani indigeni del Continente africano e caratterizzati dal becco dolcemente incurvato, carenato sul culmine e compresso ai lati, nonché da tarsi forti, da ali tondeggianti e da coda lunga e graduata. Il colore del suo piumaggio è generalmente azzurro-metallico, sfumato ora nel purpureo ed ora nel verde-scuro; le prime tre penne remiganti hanno una macchia bianca sul vessillo interno, mentre le sei seguenti ne hanno una sul vessillo esterno ed una più indietro sull'interno, e le timoniere hanno presso l'apice delle macchie bianche a forma di croce. Le femmine sono di mole inferiore, ed inoltre il loro piumaggio è meno lucente; i giovani sono di un verde-scuro quasi privo di lucentezza, ed hanno il becco nero-rossiccio. Gli adulti hanno invece l'iride bruna ed il becco e i piedi corallini. Quanto alle misure, il maschio raggiunge in lunghezza i quarantacinque centimetri, ne ha più di venti di coda, quindici per ciascuna delle ali e poco meno di cinquanta di apertura alare. Come la generalità delle affini, l'Upupa Arborea dal Becco Rosso vive nell'Africa centrale e meridionale, ed è stata pure osservata nelle regioni occidentali del continente. Uccello esclusivamente silvano, non lo si trova mai nelle zone prive d'alberi, ed è piuttosto raro che scenda sul terreno: di solito vive in piccoli branchi comprendenti da quattro a dieci individui che non si separano mai nel corso della giornata, e si dedicano in comune ad ogni attività. Con grandi schiamazzi si muovono da un albero all'altro, e si destreggiano assai bene tra i rami, i tronchi e le fronde, tra l'altro dimostrando un alto grado di abilità nell'arrampicarsi. L'Upupa Arborea non è altrettanto abile dei picchi nel tenersi sui tronchi verticali, ma dimostra comunque di possedere in buona misura le attitudini che sono caratteristiche degli uccelli rampicanti, e se ne serve per cercare sulle cortecce ed all'interno di esse - in questo secondo caso grazie anche ad un paziente lavorìo svolto con il becco - insetti di varie specie. Benché non adoperi la coda per puntello, le barbe delle penne caudali sono rapidamente destinate a deteriorarsi a causa dello sfregamento cui sono sottoposte; assomiglia alla affine precedente per l'abitudine di cibarsi di insetti raccolti nei luoghi meno piacevoli, ed il suo odore muta a seconda del cibo, mantenendosi comunque per lo più poco gradevole. Di movimenti abbastanza lesti, che consentono loro di correre, quando sia necessario, con un'abilità che non si supporrebbe possibile, data la poca altezza delle loro gambe, e portati a volare secondo linee ondeggianti caratterizzate da un frequente batter d'ali, questi uccelli, come si è accennato, sono di indole molto socievole, non vivono mai isolati. Questa tendenza alla vita in comune stringe naturalmente tra gli appartenenti al medesimo branco dei rapporti molto consistenti, il che si traduce in un danno quando si tratti di fronteggiare le minacce che vengono dall'uomo. Se infatti il cacciatore abbatte uno dei membri del gruppo, gli altri difficilmente si allontanano: sono piuttosto portati a svolazzare, emettendo grida lamentose, intorno al luogo in cui è morto il compagno, o ad occupare gli alberi circostanti, senza allontanarsi dalla scena dell'uccisione. Il che, naturalmente, ha per conseguenza che al primo caduto se ne vadano rapidamente ad aggiungere parecchi altri. Anche per trascorrere la notte le upupe si attruppano, e in questa occasione, in gruppi anche più numerosi: vanno di solito a scegliere qualche cavità arborea, ed è successo più volte che, guidati dalle loro strida, i cacciatori abbiano scoperto alcuni di questi rifugi. Chiudendoli, e praticando, il giorno appresso, una apertura appena sufficiente a lasciar uscire un individuo alla volta, essi riescono così ad impadronirsi di un gran numero di uccelli viventi. Cavità dello stesso tipo servono alle coppie per deporre e covare le uova: non provvedono alla costruzione di un nido, né si preoccupano di ammorbidire in qualche modo la sede prescelta. Badano solo a verificare l'esistenza di un buono strato di legno putrefatto per deporvi le uova, da sei ad otto e di colore verde azzurrognolo: alla cova si dedicano, alternandosi, il maschio e la femmina.

FORNAI

Originari dell'America meridionale, gli uccelli di questa famiglia ricordano sotto certi aspetti i tordi, ma in generale è difficile trovare in essi delle somiglianze con gli uccelli europei. Si presentano con il becco lungo quanto o poco meno del capo, rettilineo o dolcemente ricurvo e compresso ai lati; con ali ottuse e di media lunghezza, coda piuttosto breve e piedi con tarsi alti e dita robuste. Le loro sedi predilette sono date dalle regioni aperte e sparse di cespugli, spesso anche molto prossime ai luoghi abitati: qui essi si muovono assai bene sul terreno, saltellano tra i cespugli sui quali non sono però gran che abili nell'arrampicarsi, e volano abbastanza sgraziatamente. La loro voce è singolare; ma, certo, le particolarità maggiori delle loro abitudini si riscontrano nella costruzione dei nidi di alcune specie, quelle appunto che hanno dato il nome alla famiglia: si tratta infatti di costruzioni che richiamano alla mente, come prima e più immediata similitudine, un piccolo forno. «Se valichiamo le alte catene brasiliane che separano la selvosa regione della costa dalle interne praterie», scrive il Burmeister, «e scendiamo nella valle ondulata a colline del Rio das Velhas, vediamo dappertutto lungo la via, sugli alti alberi che ombreggiano le capanne dei coloni, grossi mucchi d'argilla della forma di un popone, che riposano su robusti rami orizzontali, grossi come un braccio, e mostrano in ogni senso la curva superficie. Il primo aspetto di tali mucchi ci colpisce e ci sorprende, e prima di aver scorto l'ingresso aperto nel fianco, li diremmo nidi di termiti, se non sapessimo che questi hanno forme assai diverse e sono collocati con grandi precauzioni sulle biforcazioni, mentre quelli che abbiamo sott'occhio hanno forma e mole eguali e sono pensili. Ravvisata la forma regolare dei mucchi d'argilla, se ne scopre rapidamente anche lo scopo. Il grande foro ovale d'ingresso dà facilmente nell'occhio, e, se si presta attenzione, non si tarda a scorgere il piccolo uccello rossiccio che entra ed esce e ci toglie ogni dubbio sullo scopo dell'edificio. E' infatti il nido del Fornaio Rosso».

FORNAIO ROSSO (Furnarius rufus)

Dotato di corpo robusto, becco poco più lungo della testa e a culmine dolcemente ricurvo; con i tarsi molto alti, le ali brevi e la coda di media lunghezza, il Fornaio Rosso è un uccello lungo circa diciotto centimetri, ne ha sette di coda, poco meno di dieci per ciascuna delle ali e oltre venticinque di apertura alare. Il suo piumaggio è generalmente rosso-gialliccio-ruggine: l'alto del capo è bruno rosso, le remiganti sono brune, le parti inferiori sono più chiare e si sfumano in una macchia bianchissima sul mezzo della gola, mentre una striatura giallo-ruggine corre dall'occhio verso l'indietro e le timoniere riprendono il rosso-gialliccio-ruggine generale. Il colore dell'iride è bruno-giallo, bruno quello del piede, mentre il becco è bruno con la mascella inferiore bianchiccia alla base. Diffusi, come s'è accennato, soprattutto nel Brasile, i fornai rossi vivono di solito in coppie, trattenendosi con eguale regolarità tra i rami e sul terreno dove si muovono con grande scioltezza: il loro volo invece, in rapporto con la brevità delle ali, è lento e si svolge soltanto su tratti piuttosto ridotti. Si cibano di insetti e di sementi, e sono dotati di una voce stridula ed acuta che il maschio ripete più rapidamente e su toni più alti di quanto non faccia normalmente la sua compagna. Si tratta di suoni tutt'altro che melodiosi ed abbastanza singolari per sorprendere altamente chi li senta per la prima volta. L'indole di questi uccelli è eccezionalmente aperta e confidente, e li induce ad accostarsi, senza la minima preoccupazione, all'uomo ed alle sue abitazioni. La cosa si spiega agevolmente se solo si pensa al fatto che i brasiliani non solo non li molestano in alcun modo, ma li trattano benissimo, ed hanno sul loro conto credenze molto curiose ma sempre del tutto positive. Singolare, per esempio, è quella di considerarli uccelli di santi costumi, dai quali sarebbero spinti a non lavorare la domenica intorno alle loro straordinarie costruzioni: naturalmente, una credenza di questo genere non ha alcun fondamento, ed è probabilmente nata dalla rapidità con cui i fornai portano a termine i loro nidi che, se vengono incominciati nei primi giorni della settimana, la domenica sono già completamente rifiniti. Abbiamo già accennato alle particolari caratteristiche di queste costruzioni. Maschio e femmina provvedono alacremente a portarle a termine, scegliendo rami orizzontali o leggermente inclinati, dello spessore di sette o otto centimetri, per collocarle. Incominciano formando uno strato di base costituito di fango raccolto dopo i primi acquazzoni di primavera - i quali coincidono appunto con il periodo della nidificazione - e ridotto in pallottole che vengono schiacciate ed allargate con i piedi e con il becco. Quando la base ha raggiunto una ampiezza sufficiente, la coppia costruisce a ciascuna delle sue estremità un rialzo leggermente inclinato all'infuori, e ad esso ne viene aggiungendo dei successivi sempre più tendenti all'interno fino a che si viene a formare una vera e propria cupola. Su uno dei lati gli uccelli lasciano libero un foro, dapprima circolare e poi semicircolare, il cui diametro maggiore è sempre stabilito in senso verticale. Alla fine, l'edificio assomiglia ad un piccolo forno di quindici-diciotto centimetri di altezza, venti o ventitré di larghezza e profondo sui dieci o dodici centimetri, con pareti che ne hanno tre o quattro di spessore. All'interno, i fornai stabiliscono contro l'orlo dritto dell'apertura una mezza parete verticale dalla quale parte un piccolo strato che tappezza il suolo del nido, ed in questa cameretta, destinata propriamente alla cova, dispongono steli asciutti, peli animali e fiocchetti di cotone. In cattività i fornai sono stati sottoposti abbastanza di rado ad osservazioni precise ed accurate: hanno ad ogni modo dimostrato di possedere un buon grado di adattabilità alla diversa condizione.

GEOSITTA SCAVATRICE (Geositta cunicularia)

Gli uccelli di questa specie ricordano sotto molti aspetti le lodole, tanto che alcuni naturalisti li hanno posti - oggi, possiamo dire, erroneamente - assieme ad esse. Il loro piumaggio è bruno scuro sulle parti superiori, bruno-pallido sulle inferiori; la gola è bianchiccia, il petto macchiato e striato di nero, il ventre rossiccio-ruggine, la regione degli occhi rosso-pallida, mentre le copritrici delle ali sono marginate di chiaro e le remiganti, primarie sono bruno-nere all'esterno ed agli apici e bruno-rosso-castane sul vessillo interno. Gli occhi sono bruni, i piedi bruno-neri ed il becco bianchiccio alla base e tendente al nero verso l'apice. Diffusa nel continente sud-americano, la Geositta Scavatrice si incontra di frequente in Cile, nell'Argentina, in Patagonia ed in Bolivia. Di indole mite, amante della solitudine e sempre in movimento lungo l'intero arco della giornata, essa vive soprattutto nei luoghi asciutti, tanto isolata che in piccoli branchi: la sua sede preferita è il terreno, sul quale i colori del piumaggio rendono molto difficile la sua scoperta. Assomiglia ai fornai per il colore dell'abito, per l'abitudine di saltellare sul terreno e per il tipo di cibo che mostra di preferire: mentre le caratteristiche del suo nido sono abbastanza divergenti, sia perché esso è collocato quasi sempre lungo i margini sabbiosi che costeggiano le strade ed i fiumi, sia perché la costruzione, anch'essa a base di argilla, appare complessivamente meno perfezionata e complessa.

SENOPE (Xenops genibarbis)

Con alcune altre specie, viene considerato come l'anello di congiunzione tra i fornai ed i picchi muratori o pecciotti, ai quali è avvicinato da certi caratteri strutturali e da parecchi tratti dell'indole e delle abitudini di vita. Il becco a culmine rettilineo, con la mascella inferiore rivolta in alto verso l'apice, gli dà un aspetto del tutto particolare; la coda è composta di penne molli e arrotondate, ed i piedi sono forti ed adatti all'arrampicare sui rami e sui tronchi. Sotto quest'ultimo aspetto, il Senope non è inferiore in abilità al Picchio Muratore: martella con la stessa costanza e con i medesimi, eccellenti risultati la scorza degli alberi, alla ricerca del cibo: la differenza sta nella sua spiccata predilezione per il silenzio, per cui queste operazioni vengono svolte nella massima tranquillità e con grande cautela. Del resto, qui siamo in presenza di un tratto distintivo dell'indole: mentre i picchi sono rumorosi e vivaci, i senopi amano la quiete e la tranquillità dei boschi, vivono isolati o in coppie, e solo dopo aver esaurito il periodo della riproduzione si riuniscono in gruppi e piccoli branchi. Il Senope misura circa dieci centimetri di lunghezza, ne ha cinque di ala e tre di coda. Le sue parti superiori sono bruno-oliva, bruno-grige le inferiori e bianca la gola; mentre una striscia gialliccia passa sopra l'occhio, l'orecchio è sottolineato da una macchia bianca. Le penne remiganti sono listate di bruno-grigio e di bruno-rosso, le timoniere centrali sono anche esse di quest'ultimo colore, le attigue bruno-nere e le esterne pure bruno-nere, ma con le punte rosso-ruggine. Intorno alle loro abitudini, dopo quanto è già stato detto precedentemente, è soltanto necessario aggiungere che vivono in tutte le province del Brasile e che pongono il nido, di consueto, all'interno delle cavità.

PICCHI MURATORI

Gli uccelli appartenenti a questa famiglia sono stati spesso collocati assieme con i cantatori, soprattutto a causa delle grandi somiglianze che si possono riscontrare, nella loro struttura interna, con i volatili che fan parte di quell'ordine, e per il fatto che essi si discostano per molti versi dai picchi veri e propri. Tuttavia appare più giusto considerarli come appartenenti all'ordine dei rampicanti per l'identificazione di gran parte dei loro tratti caratteristici con quelli generali dell'ordine, anche se bisogna tenerli in una posizione ben distinta rispetto ai picchi propriamente detti. Conosciuti anche con il nome di Pecciotti i nostri uccelli hanno per caratteri specifici un becco di media lunghezza, dritto superiormente ed alquanto piegato verso l'alto nella mascella inferiore, conico e con le narici situate vicino alla fronte, piccole e parzialmente coperte di setole brevi e sporgenti in avanti; il piede ha tarsi brevi e dita lunghe, l'interna e la centrale delle quali sono congiunte da una breve membrana mentre l'esterna e la centrale sono saldamente unite fin dalla prima articolazione; le ali sono larghe ed ottuse, la coda breve e larga, con le penne inadatte a servire da puntello quando il volatile intende arrampicarsi. Non si notano differenze di rilievo tra i due sessi, ed anche i piccoli non si discostano gran che dai genitori. La struttura interna dei Pecciotti richiama, come abbiamo detto, quella dei cantatori, a somiglianza dei quali essi possiedono l'apparato vocale del canto e tutte quelle particolarità che si collegano alla sua presenza. La colonna vertebrale è composta di dodici vertebre cervicali, otto dorsali e sette coccigee, e le uniche ossa pneumatiche sono il cranio e l'omero. La lingua in posizione normale raggiunge all'incirca la metà del becco, e può essere spinta fuori di esso: lunga ma non vermiforme, è larga, schiacciata, solcata superiormente, divisa in due punte ottuse nella parte anteriore e terminante in parecchi filamenti. L'area di diffusione dei Pecciotti comprende praticamente l'intero globo, con l'esclusione dell'Africa meridionale e centrale e dell'America del Sud. Entro questi confini essi si comportano come uccelli silvani, vivono cioè soprattutto nei boschi e vi dànno prova di straordinaria abilità nell'arrampicarsi sui rami e sui tronchi degli alberi. Non pochi naturalisti considerano, sotto questo ultimo aspetto, i Picchi Muratori come il vero e proprio tipo dell'ordine dei rampicanti, per la bravura che possiedono, superiore a quella degli stessi picchi: a differenza di questi ultimi, infatti, essi non solo sono in grado di tenersi in equilibrio e di progredire sulle pareti verticali, ma sanno anche discendere lungo il loro ripidissimo pendìo, cosa che nessun altro uccello è in grado di fare. Ciò è loro possibile grazie alla particolare conformazione delle dita: più lunghe di quelle del picchio comune, quando sono distese abbracciano uno spazio non inferiore in lunghezza a quello del corpo dell'uccello, le unghie sono grandissime, semicircolari ed aguzze, e la pelle è contrassegnata dalla presenza di parecchie callosità che agevolano grandemente la presa. Il picchio comune, inoltre, possiede due dita posteriori, ma esse sono divise, ed inoltre il maggiore è rivolto lateralmente piuttosto che all'indietro: quando volesse perciò scendere perpendicolarmente, sarebbe destinato a cadere, mentre il muratore si afferra per un buon tratto all'indietro con l'unghia del dito posteriore e con quella dell'anteriore si tiene per un buon tratto verso il basso, impedendo lo squilibrio del corpo. Tutte le specie di questa famiglia si limitano ad effettuare delle escursioni, non dedicandosi ai prolungati e periodici spostamenti migratori; si nutrono di insetti e di sostanze vegetali, specialmente semi che raccolgono sugli alberi, sul terreno, tra i cespugli e tra le rupi. Nidificano negli spacchi rupestri e nei fori d'albero: il loro nome, Muratori, viene proprio da un'abitudine connessa con la nidificazione, quella cioè di restringere quasi costantemente con fango ed argilla il foro d'accesso alle cavità prescelte. Le covate comprendono di norma da sei ad otto uova, punteggiate di rossiccio sul fondo generalmente chiaro.

PICCHIO MURATORE (Sitta caesia)

Il Picchio Muratore è conosciuto anche con l'altro nome proprio all'intera famiglia, quello di Pecciotto. Misura in lunghezza circa quindici centimetri, quasi cinque dei quali fanno parte della coda: le singole ali raggiungono i sette centimetri e l'apertura alare i venticinque. E' colorato di grigio-piombo sulle parti superiori e di giallo-ruggine sulle inferiori; il mento e la gola sono bianchi, bruno-castane le copritrici dei fianchi e del sottocoda, mentre una striscia che dagli occhi scende verso il collo è completamente bianca. Le penne remiganti sono grigio-brunicce con margini chiari, le timoniere centrali azzurro-cenere con le punte grigiastre precedute da una macchia bianchiccia sul vessillo esterno e da un'altra, bianca e quadrata, sull'interno, e le rimanenti sono nere con sfumature azzurro-cenere alle punte. L'iride è bruna, il piede gialliccio-corneo e il becco nerastro nella mascella superiore e plumbeo nell'inferiore. Oltre che per la mole ridotta, le femmine si riconoscono per avere la striscia nera degli occhi più stretta e le parti inferiori più chiare. Il Picchio Muratore è diffuso in tutta Europa con l'eccezione delle estreme regioni settentrionali. Isolato, in coppie o in piccole famiglie, preferisce normalmente i boschi di alto fusto, purché non siano sprovvisti di bassa vegetazione; siccome non teme affatto la presenza dell'uomo, lo si trova alle porte ed all'interno delle città come tra le più dense ombre delle selve; mentre d'estate si muove in perimetri piuttosto ristretti, con l'autunno, preso anch'esso dal desiderio di viaggiare, compie delle escursioni di una certa ampiezza. Di portamento vivace e di ottimo umore, è in continuo movimento per tutto il giorno. Ora sale su per i tronchi, ora ne scende, ora si appende a un ramo, spezza un brano di corteccia, fugge, ritorna, picchia e martella, senza interruzione o riposo al di fuori dei brevi istanti dedicati al canto. Con il corpo raccolto e le lunghe e molli piume arruffate, il suo aspetto goffo contrasta singolarmente con l'agilità che gli è propria: anche il suo volo è leggero, benché solo raramente lo porti ad attraversare dei tratti molto prolungati. Ciò non dipende tuttavia da incapacità o da eccesso di fatica, perché, quando si tratta di compiere delle escursioni, è capace di volare per grandi distanze: il fatto è che, per trascorrere dall'uno all'altro dei suoi alberi, non ha generalmente bisogno di volare a lungo. Il tratto saliente della sua indole è la socievolezza, tanto con i suoi simili quanto con gli altri uccelli. Costretto a cercarsi l'alimento non senza pena e fatica, si mette sovente a capo di branchi di fringuelli e di cincie, formando delle società piuttosto frequenti nei nostri boschi e facilmente rintracciabili da chi conosca il richiamo del Muratore, un suono limpido e flebile al quale, a seconda della stagione e delle circostanze, se ne aggiungono diversi altri in una sorta di concerto che da solo sarebbe sufficiente a dare in breve movimento ed allegria ad un'intera foresta. Il Picchio Muratore si ciba di insetti, di ragni, sementi e bacche, rendendone più agevole la digestione per mezzo di piccoli sassolini. Raccoglie gli insetti sui rami, nelle crepe delle cortecce o magari balzando su di essi se gli volano dappresso; non meno volentieri ricerca le sementi, specie quelle di faggio rosso, di tiglio, acero, abete, orzo ed avena. Quando il cono di pino sia completamente chiuso non riesce ad impadronirsi delle sementi: ma se le squame legnose sono appena sollevate, ne dilata l'apertura introducendovi il becco ed estraendo il seme. L'orzo e l'avena lo interessano soltanto in caso di necessità: ama invece parecchio i semi di tiglio e di faggio rosso, e appena scopre un albero abbondante di semi, gli si accosta assieme ad alcuni compagni per fare provvista. Staccato con il becco un frutto, lo porta su un albero vicino dove già ha praticato un foro sufficiente a contenerlo, e poi, tenendolo ben fermo con le unghie, lo spezza e ne inghiotte il seme lasciando cadere la buccia: queste operazioni si ripetono per ore e giorni interi ed è uno spettacolo piuttosto singolare vedere quell'andirivieni, quel rompere e martellare senza tregua. I picchi si comportano nello stesso modo con i frutti di tiglio e di acero e con le nocciuole, guidati da un odorato così fine da non sbagliare mai nel distinguere il frutto pieno da quello vuoto. Nell'inverno raccolgono sul terreno anche le larve di certi insetti che producono galle sulle foglie dei faggi: quando le foglie sono cadute a terra, i picchi muratori si aggirano tra di esse ed estraggono le larve annidate, praticandovi un piccolo forellino. La diuturna attività indirizzata alla ricerca del cibo consente loro di formarsi, nella buona stagione, delle ricche provviste per l'inverno. I magazzini vengono costituiti, a seconda delle circostanze, negli spazi dei tronchi o anche al di sotto di qualche tetto, e, per non correre rischi eccessivi, gli uccelli non depositano tutto il cibo raccolto in un unico luogo, ma lo distribuiscono in diverse posizioni alle quali, quando è necessario, sanno ritornare con perfetto senso di orientamento. Le femmine depongono le uova verso la fine di aprile o all'inizio di maggio. Il nido si trova quasi sempre nelle cavità degli alberi, raramente nelle fessure delle rocce e delle muraglie, e viene costruito da entrambi i coniugi che hanno tuttavia spesso l'abitudine di servirsi delle costruzioni già predisposte da altri uccelli, per esempio dal picchio comune. Per ragioni di sicurezza, si premurano di ostruire parzialmente il foro d'ingresso, disponendo argilla o terra argillosa inumidita e cementata con la saliva in una quantità che rende appena possibile l'ingresso dei padroni di casa. L'operazione viene compiuta sovrapponendo l'uno all'altro i pezzetti d'argilla previamente inumiditi, e gli uccelli sembrano dei piccoli muratori che vadano disponendo e cementando un mattone sull'altro in una parete spessa due o tre centimetri e talmente solida che quando è asciutta, non è possibile romperla se non usando uno scalpello. Naturalmente, il nido offre un eccellente riparo contro ogni genere di predoni: le coppie, però, prima di aver concluso il loro lavoro, devono sovente respingere gli attacchi degli altri uccelli, intenzionati ad usufruire della stessa cavità da loro prescelta. Si spiega perciò la contentezza che dimostrano quando sono riusciti a portare a compimento l'opera loro: il maschio, posato presso il nido, ripete allegramente il suo richiamo, e la femmina entra ed esce ripetutamente dal foro d'ingresso, quasi a sottolinearne l'esclusiva proprietà. All'interno della cavità gli uccelli dispongono sostanze leggere e ben asciutte, la cui foggia varia con quella del luogo prescelto ed i cui materiali sono in stretta connessione con la natura che li circonda: si può trattare di schegge di quercia e di faggio, oppure di sottilissimi pezzetti di corteccia di pino, così malamente connessi che ci si spiega difficilmente come possano reggere all'ufficio loro e come non vengano irrimediabilmente smossi dai continui movimenti della coppia. La femmina cova da sola le sue uova, il cui numero varia da sette a nove e che sono sparse di puntini rossi, più o meno distinti, sul fondo biancastro; i piccoli, allevati da entrambi i genitori, crescono rapidamente, ma non lasciano il nido fino a che non sono ben atti al volo, ed anche in seguito restano per qualche tempo con i genitori che li nutrono, li difendono dai pericoli e li addestrano. Non occorrono grandi accorgimenti per catturare il Picchio Muratore, che cade facilmente nei lacci, nella panie e nelle altre trappole dello stesso genere. Del resto non si preoccupa gran che della perdita della libertà, ed, anche prigioniero, non smentisce il suo buon umore e si accontenta di una dieta tra le più semplici. Con gli altri uccelli vive in buoni rapporti, è l'unico appunto che gli si può fare riguarda l'eccessiva rumorosità e la tendenza a toccare e guastare ogni cosa: lasciandolo libero in una stanza, con il suo istinto distruggitore può causare molteplici danni.

PICCHIO MURATORE RUPESTRE (Sitta syriaca)

In generale tutti i picchi muratori si rassomigliano nei costumi, mentre la specie di cui ora ci occupiamo se ne discosta ampiamente, ed ha inoltre l'abitudine di dimorare in luoghi diversi. I suoi colori sono quasi uguali a quelli del picchio muratore comune, azzurro-cenere sulle parti superiori e parzialmente giallicci sulle inferiori; il bianco, tuttavia, si distende dalla gola fino alla maggior parte del petto e sul mezzo del ventre; le timoniere, generalmente grigio-brune, sono cinerine nella parte mediana e macchiate di bruno-fulvo sul vessillo esterno di quella estrema. La mole è di poco superiore a quella della specie precedente. Diffuso nella Grecia, in Siria e in Jugoslavia, il nostro uccello vive quasi esclusivamente sulle rupi e sui ruderi, tra cui lo si vede continuamente camminare, entrare ed uscire dai fori; straordinariamente vivace, cammina e corre con uguale sicurezza sulle superficie verticali come sulle orizzontali, con la testa rivolta in alto o in basso, come se una forza magnetica lo tenesse avvinto alle pareti. Molto di rado va a posarsi sugli alberi, per cui, nelle estese boscaglie dalle quali mancano le pareti rocciose, è del tutto assente. Dotato di un grido penetrante, acuto e forte, si ciba degli stessi alimenti preferiti dal muratore, al quale assomiglia inoltre per la curiosità e la facilità con cui cade negli agguati, per la addomesticabilità e la rapidità con cui si abitua agli inevitabili cambiamenti che si verificano quando sia posto in gabbia. Il tempo della nidificazione giunge per il Picchio Muratore Rupestre con la fine di aprile o il principio di maggio, epoca in cui la femmina depone le sue otto o nove uova macchiate di rosso sul fondo bianco, e le cova con grande assiduità. Il nido è collocato di solito su aspre pareti sotto la protezione di qualche sporgenza, e dall'esterno appare come una grande e solida costruzione di argilla con un tubo d'ingresso lungo da tre a cinque centimetri, che sfocia all'interno in una cameretta tappezzata di peli di capra, di bue, o di altri animali.

SITTELLA CAPINERA (Sittella pileata)

Fa parte di un gruppo di picchi muratori indigeni dell'Australia e distinti dagli altri per il becco sottile, foggiato a punteruolo e intaccato presso l'apice della mascella superiore; le ali raggiungono l'estremità della coda, breve e tronca. In lunghezza, la Sittella sta sui dieci centimetri, ne ha circa tre di coda e poco più di sette di ala; il suo piumaggio è nero sull'alto del capo, bruno-grigio con leggere striature longitudinali bruno-scure sul dorso e sul la nuca, bianco sulla fronte, sulla gola, sul petto, sul centro del ventre e in una striscia che passa al di sopra dell'occhio. I lati del petto e del ventre sono bruno-grigi, le penne remiganti bruno-nericce con una macchia tendente al rosso nel mezzo e la punta sfumata verso il grigio, mentre gli occhi sono giallastri, il piede è decisamente giallo e il becco giallo alla radice e nero all'apice. Le femmine si distinguono per la testa tutta nera e per il colorito generale più scuro. In branchi molto variabili di numero, le sittelle capinere si trattengono preferibilmente sugli alberi, tra i cui rami si muovono con grande agilità, arrampicandosi e tenendo spesso il capo all'ingiù, com'è generale costume della famiglia cui appartengono. Di indole molto timida, volano assai bene e velocemente, ma anch'esse hanno l'abitudine di non servirsi del volo per superare grandi distanze, limitandosi a brevi percorsi di spostamento dall'uno all'altro albero. Piccolo e simile nell'aspetto ad un nodo del legno, il nido di questi uccelli è tutt'altro che facile da scoprire, tanto più che essi hanno l'abitudine di collocarlo sui rami più alti ed aridi degli alberi, specialmente delle acacie. E' costruito con pezzetti di corteccia assicurati ai rami e ricoperti per mezzo di ragnatele, intessute ed a volte mescolate con frammenti di licheni. Di solito, in settembre la femmina provvede alla cova delle proprie uova, in numero di tre e cosparse di macchioline verdi e tondeggianti sul fondo generalmente colorato di bianco.

PICCHI MURAIOLI

Quella di cui stiamo per occuparci è una piccola famiglia o sotto-famiglia, comprendente un numero assai scarso di specie. A suo proposito sarà sufficiente parlare degli uccelli che la rappresentano nel Continente europeo, e che sono contraddistinti da corpo piuttosto tozzo, collo breve, testa grossa e becco sottile, quasi rotondo, acuto e dolcemente ricurvo sul davanti; i loro piedi sono forti e dotati di dita snelle che terminano in unghie grandi, acute e ricurve, le ali sono brevi e tondeggianti e la coda corta. La lingua ricorda quella dei picchi: lunga circa due centimetri, giunge fin quasi all'apice del becco, è puntuta come un ago, ma non altrettanto estensibile di quella delle specie appena citate. Non è stato ancora ben stabilito se, parlando di questi uccelli, sia necessario operare delle distinzioni tra le specie che abitano le regioni centrali e settentrionali d'Europa e quelle che vivono nel meridione europeo, nell'Africa e nell'Asia meridionale. Le caratteristiche che si riferiscono ai Picchi Muraioli in generale, tuttavia, li avvicinano talmente che, parlando della specie citata per prima, si finisce praticamente per esaurirne la descrizione generale.

Picchio esotico

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