Uccelli Passeracei.

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VITA DEGLI ANIMALI - UCCELLI - PASSERACEI

INTRODUZIONE

Rientrano nell'ordine dei Passeracei il Fringuello e i suoi affini, il Passero e i suoi parenti. Si tratta di un gruppo di uccelli assai simili e nell'aspetto somatico e nelle abitudini di vita, al quale è stato a volte dato anche l'appellativo di «Conirostri»: ma erroneamente, a nostro parere, in quanto, così facendo, occorrerebbe ammettere nell'ordine anche i corvi, i quali, pur presentando parecchie affinità, sono tuttavia caratterizzati da precisi elementi distintivi. Il nostro ordine comprende tutti gli uccelli di dimensioni ridotte; il loro corpo è robusto, la testa grossa, breve il collo, l'ala non troppo lunga e la coda senz'altro breve. Il piede, piuttosto corto, è del genere ambulatorio, presenta cioè tre dita volte in avanti ed una all'indietro; le squame del tarso sono piccole anteriormente e posteriormente sviluppate a forma di gambale. Il becco è grosso e generalmente di forma conica; raramente lo si nota ricurvo, anche più di rado incrociato. Il piumaggio, normalmente fitto, non è quasi mai dotato di colori molto vivi: i cosiddetti colori metallici o scintillanti, se ci sono, sono appena accennati. Dalle tinte si riconosce di solito, anche se non sempre, il sesso, perché la femmina le ha più modeste: i giovani rassomigliano alla madre. La muta delle penne può avvenire una o due volte all'anno, a seconda delle specie. Non si hanno grandi eccezioni alle regole generali quanto alla struttura interna del corpo e degli organi principali. Le cavità ossee nelle quali entra l'aria sono localizzate in alcune parti dello scheletro e soprattutto nel cranio. Le costole sono, regolarmente, otto paia. Gli organi della respirazione, non hanno particolarità, eccezion fatta per l'apparato muscolare del canto, comune a tutti i Passeracei. Quelli della digestione presentano una lingua cornea, anteriormente divisa, con setole, denti o filamenti posti ai bordi; l'esofago è dilatato e si muta spesso in ingluvie, lo stomaco succenturiato è lungo e ricco di ghiandole, lo stomaco ha pareti grosse e gli intestini ciechi sono in ridottissime proporzioni. La vista è il più sviluppato tra i sensi, seguita dall'udito, che pure è finissimo, e dal tatto: mediocre deve invece considerarsi il gusto, e debolissimo l'odorato. Nel volo sono generalmente abili, e sul terreno saltellano, oppure, ma più di rado, camminano disinvolti in misura assai superiore a quella abituale tra i pappagalli. Tra i rami, molti di essi sanno muoversi destramente, ma non sono assolutamente capaci di arrampicarsi con l'abilità dei picchi o di certe specie di pappagalli. Nessun passeraceo ha confidenza con l'acqua: amano averla vicina per servirsene secondo i bisogni vitali e basta. Rimarchevole è pure la loro attitudine al canto. Esiste al mondo un'unica zona dalla quale i Passeracei sono del tutto assenti, ed è quella delle terre ghiacciate che circondano il Polo Antartico.

Per il resto, non c'è zona del globo che non li abbia tra i suoi abitanti: li troviamo sotto il sole dei tropici e tra i ghiacci del nord, nelle pianure e sui monti, nel deserto e nelle paludi, nelle distese solitarie e nelle metropoli colme di uomini e di movimento. Essi sono praticamente una parte del paesaggio, così come la terra e il cielo: un solo altro ordine di uccelli presenta una diffusione così compiuta, ed è quello dei rapaci: ma le sue specie sono molto meno numerose. Il loro numero è più alto nei luoghi boscosi che non in quelli spogli, così come maggiore è la loro varietà nelle calde zone tropicali in confronto con quelle polari. Soltanto in senso molto generale, comunque, possono essere definiti uccelli arboricoli, poiché molte specie vivono unicamente sul terreno e tutti, in generale, scendono volentieri a giocare ed a cercare cibo a terra. Si alimentano soprattutto con semi di ogni specie, bacche, frutta, gemme ed insetti, e non hanno, in questo senso, esigenze molto particolari. Questo in generale, poiché vi sono alcune specie molto esigenti nella scelta del cibo: cosa rara, com'è del resto raro trovarne che rifiutino del tutto di nutrirsi di insetti. E' difficile trovare dei Passeracei portati al vivere isolato: a coppie non si vedono fuorché nel periodo dell'accoppiamento, e per il resto vivono in branchi numerosi nei quali è facile trovare individui di specie diverse. Finito il periodo della cova e della muta delle penne, vale a dire nell'autunno inoltrato, questi branchi popolano le distese dei campi, e nell'inverno li vediamo aggirarsi nei cortili di campagna e per le strade delle città. La stagione fredda induce alcune specie ad abbandonare le regioni più settentrionali in cerca di un clima più mite e di una maggiore disponibilità di cibo; altre compiono dei viaggi irregolari, e molte non abbandonano in nessun caso la zona in cui sono nate. In particolare, le specie meridionali non fanno che brevi escursioni nel periodo della muta delle piume, raggiungendo regioni ancora più a sud. Il tempo degli amori è per quasi tutti la primavera: sono poche le specie che mostrano di preferire un periodo diverso, covando durante l'inverno dei Paesi polari, o nel corso della torrida estate equatoriale. I branchi, in questo tempo, si sciolgono, e la socievolezza cede il posto ad un ardore che è raro trovare in altri uccelli. I maschi lottano spesso aspramente per conquistare la loro compagna: la corteggiano con il canto, la lusingano mostrandole la propria abilità nel volo. E quando la conquista è avvenuta, essi la difendono con una gelosia esclusiva e si abbandonano più volte al giorno alle gioie coniugali. Si pone naturalmente, per le coppie, il problema della costruzione del nido: salvo alcuni casi, nei quali vengono sottratti i nidi già costruiti ad altre qualità più deboli di uccelli, o un nido più piccolo viene infilato entro quello di un esemplare di maggior mole, l'operazione richiede un lavoro attento e abbastanza prolungato. Luoghi di costruzione e foggia sono i più vari: la scelta può orientarsi su un ramoscello cedevole come su un ramo dei più consistenti, nell'intrico dei cespugli, nelle cavità di un tronco: può bastare, semplicemente, la terra nuda.

Il lavoro è quasi sempre minuzioso, tiene conto delle esigenze dell'abitazione e della comodità, ma non dimentica certe elementari regole estetiche: come l'accordo di colore tra il nido e gli elementi che lo circondano, o gli ornamenti delle pareti interne. Nel loro confortevole rifugio, i Passeracei depongono un numero di uova che può variare da tre ad otto, raramente maggiore o minore; i colori sono diversi: quando la tinta è unica, prevale l'azzurro, ma più di frequente si trovano degli accostamenti tra un fondo uniforme e serie di punti, di macchie e di linee capricciosamente disegnate. La cova è di regola compito esclusivo della femmina: il maschio si occupa di alimentarla. Entrambi, poi, provvedono al sostentamento dei piccoli, che, una volta divenuti idonei a bastare a sé stessi, dimenticano i genitori e se ne vanno ad ingrossare i branchi fino al tempo della muta. Maschio e femmina, di norma, passano ad una seconda e successivamente ad una terza cova: regola abbastanza comune, cui sfuggono le poche specie che covano un'unica volta nell'anno. L'indole dei Passeracei è buona, aperta alla confidenza ed alla socievolezza: ciò ha creato la convinzione che essi siano pure abbastanza stupidi, dal momento che vanno spesso incontro al pericolo per eccesso di fiducia. La convinzione non sembra equa, dal momento che va riconosciuta a questi uccelli una natura sveglia e perspicace; e del resto, quando il pericolo li sovrasta, essi sanno riconoscere i loro nemici e adattarsi alle circostanze, difendendosi come meglio possono. E' questa, per loro, una dura fatica, dal momento che gli avversari da cui debbono guardarsi sono una schiera nutrita. Generalmente piccoli e deboli rappresentano la preda preferita di falchi e civette, e in alcune zone anche delle scimmie, dei gatti selvatici, delle martore, di vari serpenti e di altri animali ancora. Spesso, a questi avversari, contro i quali teoricamente esiste qualche possibilità di difesa, se ne aggiunge uno ben più inesorabile, e cioè l'uomo, che generalmente apprezza la qualità della loro carne, ed è inoltre nella necessità di difendersi contro i danni che essi recano ai suoi raccolti. Vi sono molte specie di Passeracei che non solo non sono dannose, ma al contrario, divorando insetti e semi di erbacce, svolgono una insostituibile funzione positiva; altre, tuttavia, sono veramente pericolose per l'uomo. Calano a stormi sui campi e sui frutteti, distruggendo e devastando: è inevitabile che siano combattute aspramente. D'altra parte, la loro prolificità è tale che basta ben poco a colmare i vuoti, per grandi che siano. Alla cattività si adattano quasi sempre, e possono vivere per anni senza richiedere cure eccessive. Abbiamo già detto che nel cibo sono molto parchi; se li si tratta bene, si affezionano alle persone che stanno loro intorno, si addomesticano con facilità e si propagano regolarmente.

Spot

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CROCIERI

La famiglia dei Crocieri è la prima da prendere in considerazione per le evidenti rassomiglianze che presenta con l'ordine dei pappagalli: esse sono tali che i Crocieri, conosciuti pure col nome di Becch'in croce, a cagione della più notevole delle loro caratteristiche, possono considerarsi l'anello di congiunzione tra i due ordini. Si tratta di una famiglia del tutto indipendente, dal momento che si stacca da tutte le altre specie di uccelli per la singolarissima conformazione del becco. Il loro corpo tarchiato è, in fondo, comune con quello di tutti i passeracei. Il becco è viceversa senza termini di confronto. Grosso e fortemente ricurvo fin dall'origine, ha il culmine alto e arrotondato e le larghe mandibole finiscono in due punte acute che si incrociano. La superiore si incrocia con la inferiore ora a destra ora a sinistra, senza una regola fissa. Le altre caratteristiche, meno rimarchevoli, sono costituite dalla testa larga e forte, dal corpo breve e stretto, dalla carena dello sterno lunga e arcuata, dal collo robusto e dal ventre sottile. Il piumaggio è folto e morbido, le cosce e le gambe, rivolte all'indentro, brevi e robuste, con le lunghe dita provviste di unghie acuminate e ricurve. Gli occhi si presentano piccoli e sporgenti, le narici quasi interamente nascoste da sottili piumette. Nella struttura interna non si notano differenze rispetto a tutti gli altri passeracei. Quasi tutte le famiglie comprese in quest'ordine vivono in gruppi numerosi, abbandonando di rado i boschi: i Crocieri non fanno eccezione, solo mostrano una particolare predilezione per certi tipi di alberi, in specie le conifere, dai cui frutti essi traggono la principale riserva di cibo. Le zone geografiche in cui abitano sono vastissime, ma in esse, i luoghi dove specificamente si trattengono, piuttosto limitati. Sono, in certo senso, gli zingari tra gli uccelli: come gli zingari, compaiono improvvisamente in una regione, vi si trattengono per qualche tempo e scompaiono; e queste loro migrazioni sono sempre in funzione dell'esistenza dei boschi di conifere, e del tempo di maturazione dei loro semi. Ad ogni modo, le loro zone comprendono, oltre all'Europa, sia le regioni montuose dell'Asia che quelle dell'America. In Europa se ne contano quattro specie diverse; ancora quattro se ne contano sia in America che in Asia. Tutte presentano caratteri comuni, non solo nella forma, ma anche nel colore, che è di un bel rosso cinabro nel maschio adulto e verde sfumato in giallo o in grigio nelle femmine. Per queste loro somiglianze, dopo aver rapidamente accennato a tre specie principali, discorreremo di essi esaminandoli in maniera generale, secondo quei dati che li accomunano.

Crociere o Becco in croce

Crociere o Becco in croce

CROCIERE DELLE PINETE (Loxia pityopsittacus)

E' la specie di mole maggiore, misurando circa venti centimetri di lunghezza e trenta di apertura alare. Il becco assomiglia a quello dei pappagalli: alto, grosso, ricurvo, con le mascelle che terminano in due brevi uncini. Nel maschio adulto i colori sono compresi entro varie sfumature di rosso, con la parte inferiore del ventre biancastra e le penne caudali e remiganti grigio-nere con orli rossi. Nel maschio giovane il rosa chiaro generale si mischia al giallo-verde sul dorso e al giallo sul groppone. Le femmine sono generalmente grige, con gli orli delle penne verdi tendenti al giallo. Le penne caudali e le remiganti sono di un grigio più scuro. ln Italia, il Crociere delle Pinete non si vede che, rarissimamente, sulle Alpi.

CROCIERE COMUNE (Loxia curvirostra)

Gli viene anche attribuito il nome di «Becch'in croce», ed è più esile e debole del precedente: misura poco più di quindici centimetri di lunghezza, e circa venticinque di apertura alare. Ciò che lo distingue dal crociere delle pinete, con il quale ha in comune il colorito, è il becco, che è più lungo e sottile. Questa specie è più comune nelle nostre regioni: pressoché tutti gli anni giunge in Italia, specialmente nelle regioni settentrionali.

CROCIERA FASCIATO (Loxia leucoptera bifasciata)

Assai più raro delle due specie citate, se ne distingue per il becco ancor più sottile, per le dimensioni ulteriormente ridotte e per due fasce bianche che ne attraversano le ali. In Italia si vede molto raramente. Degli altri crocieri europei si può dire che siano semplicemente delle varietà delle tre specie nominate; mentre specie distinte sono quelle asiatiche e americane, queste ultime caratterizzate soprattutto dalla piccola mole, che ne fa considerare gli individui come i nani della famiglia. Si è precedentemente accennato al fatto che la presenza dei crocieri è condizionata all'esistenza di boschi di conifere: ciò spiega perché questi uccelli siano più numerosi nelle regioni settentrionali che nelle meridionali, e sui monti più che nelle pianure. Nelle loro escursioni arrivano spesso anche nei Paesi dell'Europa meridionale, nella Spagna e nelle Baleari; e quanto alle specie asiatiche e americane, non è da escludere un intercambio con quelle dell'Europa, dal momento che le barriere dello spazio sono assai labili per questi zingari del cielo. Sono uccelli socievoli, e anche nel periodo della riproduzione le coppie mantengono l'abitudine a sdegnare l'isolamento. Restano di solito sugli alberi; a terra scendono solo quando devono dissetarsi, oppure per beccare i coni caduti dagli alberi. Si arrampicano con grande destrezza, aiutandosi con il becco, e si sospendono con esso o con i piedi ai rami ed ai frutti: possono restare in tale scomoda posizione anche per lungo tempo. Sono in moto durante tutto il giorno: solo nella stagione più rigida posticipano alquanto l'ora dell'interruzione del sonno notturno, che normalmente è molto precoce. Volano abilmente, ma per tratti non troppo lunghi, con movimenti ampi e ondeggianti. Per estrarre dai frutti i semi di conifera, il Crociere è costretto ad usare il becco, che per la sua forma gli riesce molto utile: un solo movimento laterale della testa, infatti, è sufficiente a sollevare le squame del cono. Di solito il Crociere si appende al cono, oppure lo pone sul ramo di un albero e lo tiene fermo con le unghie robuste. Con la punta della mascella superiore vengono strappate le larghe squame di base; successivamente, il becco socchiuso viene sospinto al disotto di ogni squama che con un decisivo movimento è sollevata. Con la lingua la semente viene sospinta nel becco e dopo essere stata liberata dagli involucri, inghiottita. In questo lavoro, si direbbe che il crociere comune sia il più pigro, il meno metodico, poiché è raro che porti a compimento il lavoro di apertura e di ricerca. Di solito, dopo aver estratto qualche seme, si disinteressa di quelli rimasti ed attacca il cono successivo. A terra si vengono così a formare delle vere e proprie distese di coni ancora utilizzabili, tra i quali a volte l'uccello si aggira per ricavarne il cibo rimasto: e questo succede quando gli alimenti incominciano a scarseggiare sugli alberi. In questi casi, prima di mettersi in viaggio verso zone più provviste, i crocieri si adattano anche ad una dieta diversa, in cui rientrano le sementi delle piante oleose, della canapa, dei cardi, e talvolta anche gli insetti, specialmente gli afidi. Continuamente a contatto con i rami e con i frutti delle conifere, i crocieri sono naturalmente destinati a sporcarsi abbondantemente con le resine che vi si trovano diffuse: dopo ogni pasto impiegano parecchio tempo a ripulirsi ed a nettare il becco, sfregandolo con forza sui rami, e ciò nonostante, sono spesso come intonacati da un denso strato resinoso. La qualità del cibo ha poi conseguenze su quella della carne, che prende un odore cattivo e diventa, proprio per l'azione delle resine assorbite dal corpo, molto resistente alla putrefazione. La nidificazione avviene, tra questi uccelli, in tutte le stagioni dell'anno, nell'estate e durante gli inverni più rigidi. Il maschio lancia i suoi richiami alle femmine ponendosi sui rami più alti degli alberi, muovendosi e cantando come se volesse mostrarsi loro in tutta la sua bellezza. Il suo volo, in queste circostanze, acquista caratteri singolari: l'uccello si spicca dall'albero sulla cui sommità s'è insediato, si innalza con un leggero tremolìo delle ali, ondeggia e infine si riporta al luogo di partenza. Quando la scelta si è compiuta, i grandi branchi si dividono in coppie che peraltro continuano a tenersi le une vicino alle altre. Incomincia la costruzione del nido, stabilito nelle più diverse posizioni tra i rami degli alberi, con la sola, costante caratteristica di una localizzazione che dia la maggior garanzia di riparo dalla neve. Esternamente è fatto con ramoscelli secchi di abete, intessuti di fili d'erba, muschio o licheni; all'interno è rivestito di piume e di penne, mescolate con fili d'erba e foglie di pino. Le pareti sono spesse oltre due centimetri, e la cavità è profonda. In essa la femmina depone da tre a quattro uova piuttosto piccole, di fondo cinerino o azzurro con macchie e linee colorate in varie sfumature di rosso. Alla cova provvede la madre che, dopo aver deposto il primo uovo, non abbandona più il nido. Il compagno sta sempre accanto a lei, quasi volesse ripagarla della fatica alla quale da parte sua non è in grado di portare alcun sollievo: e provvede costantemente ad alimentarla. I nuovi nati vengono nutriti, nei primi giorni, con semi di pino o di abete precedentemente semidigeriti nel gozzo e man mano con semi più consistenti. La loro crescita è rapida, ma necessitano delle cure dei genitori per più tempo che altri passeracei: infatti, il becco non assume la forma ricurva fino a che l'individuo giovane non abbia imparato a volare; e poiché è proprio la sua forma caratteristica a consentirgli di spezzare i coni, il giovane Crociere ha assoluto bisogno dell'aiuto del padre e della madre. Queste cure durano per qualche tempo anche dopo i primi voli, poi cessano, e i giovani si ordinano in branchi assieme a quegli adulti che non sono occupati nell'incubazione. L'indole del Crociere è aperta alla fiducia: esso non teme gli altri animali del bosco, e neppure l'uomo, considerato amico. Ciò, naturalmente, rende molto facile, almeno nei primi giorni dopo l'arrivo, la sua uccisione e la sua cattura.

I cacciatori lo sorprendono facilmente, con tutte le armi che hanno a disposizione, non ultimo il richiamo fatto con individui prigionieri: e questa facilità è aumentata dalla tendenza dell'uccello a non allontanarsi dai compagni uccisi o feriti. Il maschio che ha perduto la compagna rimane spesso sullo stesso ramo dove l'uccisione è avvenuta, e ritorna più volte a cercarla. Solo il frequente ripetersi delle minacce vale a renderlo, col tempo, più guardingo. Se procurano qualche danno, strappando le gemme degli alberi più giovani bisogna dire anche che da questi uccelli vengono non poche utilità: prima tra tutte, l'alleggerimento del carico eccessivo provocato dai frutti sui rami dei pini, che per questo potrebbero spezzarsi. Non va poi dimenticata la socievolezza dei crocieri quando si trovino in cattività: dimenticano rapidamente i loro liberi cieli, si affezionano al padrone e manifestano in mille modi il loro attaccamento.

VERDONE PARROCCHETTO (Psittirostra psittacea)

Viene normalmente aggregato alla famiglia dei crocieri.

Più ancora di questi ultimi mostra caratteri che lo rendono simile ai pappagalli, somiglianza di cui è traccia anche nel nome che scientificamente gli viene attribuito.

Le proporzioni sono quelle del ciuffolotto, e si aggirano sui diciassette centimetri di lunghezza del corpo e sui nove di ogni singola ala.

Il piumaggio è di un bel verde screziato di grigio sul petto;

la testa e il collo sono gialli, mentre le penne caudali e quelle remiganti sono brune con gli orli verdi e il becco e le gambe sono color carne.

Gli esemplari conosciuti sono molto scarsi, e poche sono le collezioni che ne sono in possesso.

CIUFFOLOTTI

Caratteristica comune a tutti i componenti di questa famiglia è il becco corto, grosso, convesso da ogni parte, con un piccolo uncino all'apice della mandibola superiore;

i piedi piccoli, poco robusti;

la coda poco intaccata, le ali di mediocre lunghezza, le piume acute, lunghe e piuttosto molli.

I colori invece e la forma delle piume variano nelle varie specie della famiglia.

Ciuffolotto messicano

Ciuffolotto messicano

Ciuffolotto carminio

Ciuffolotto carminio

I Ciuffolotti vivono in tutte le parti del globo, specialmente nelle zone fredde e temperate, tranne che in Australia. Vivono nei boschi, nei cespugli, ma anche sulle rupi e nei deserti; si intrattengono tanto sugli alberi che sul terreno. Si cibano quasi esclusivamente di grani e semi di varie specie, di rado anche di gemme e di foglie. Abbastanza sviluppati organicamente, sono invece limitati nelle facoltà mentali. I Ciuffolotti vivono in buon accordo con gli altri uccelli di specie affini e sembra che possano affezionarsi anche all'uomo. Sono piuttosto goffi nei movimenti; il loro canto è monotono anche se è composto di suoni che, presi singolarmente, risultano gradevoli. Fabbricano il nido in posti ben nascosti sugli alberi o nelle fessure delle rupi. Il numero delle uova va da un minimo di quattro ad un massimo di sei.

CIUFFOLOTTO PAPPAGALLO (Paradoxornis flavirostris)

Questo uccello singolare e poco noto vive nell'Asia meridionale con altre quattro specie finora conosciute. E' lungo circa ventiquattro centimetri compresa la coda, ed ha un'apertura d'ali di nove o dieci centimetri. Ha piedi forti, ali rotonde, coda graduata, piume morbide. Il becco non ha le caratteristiche precise del ciuffolotto comune ma presenta qualche affinità con quello dei pappagalli, così che si potrebbe pensare a questa specie come ad un anello di congiunzione tra i pappagalli e i ciuffolotti. E' un becco molto breve e grosso con le due mascelle all'incirca della stessa lunghezza; quella superiore non sporge sull'inferiore ed ha i margini sinuosi. La corporatura appare robusta. Le ali sono deboli e arrotondate, la coda è lunga e forte, forti sono anche i piedi con dita piuttosto corte, dalle unghie decisamente ricurve. Le piume molli e rade sono di un color bruno grigio, più chiaro inferiormente; bruno rossiccio sulla parte posteriore del capo e sulla nuca, con una fascia nerissima che attraversa la gola; nere anche le piume che ricoprono le orecchie; la faccia, il vertice, le gote, la gola sono bianchi con fasce scure. Il becco è giallo-lucido, i piedi grigio-piombo, l'iride rosso-bruna. Tutte le specie sinora conosciute di questo genere abitano le foreste dell'Himalaya. La nostra è propria dell'Assam e del Nepal. Vive sugli alberi e sui cespugli in gruppi nutriti. Si ciba di vari semi e volentieri anche di frumento, riso, mais e granturco.

CIUFFOLOTTO DELLE PINETE (Pinicola enucleator)

E' il più grosso fra i nostri passeracei. Ha una lunghezza di ventitré o venticinque centimetri, compresa la coda che ne misura circa otto, e una apertura di ali di circa venticinque centimetri; l'ala dalla piegatura alla punta è di dieci centimetri circa. Ha il becco convesso da ogni parte con la mandibola superiore uncinata, a margini piuttosto sinuosi; la mascella inferiore è tronca. I piedi sono corti e forti con dita robuste e unghie grandi; le ali chiuse giungono fino a un terzo della coda, che è mozza. Ha piumaggio piuttosto ricco di colore uniforme. Il colore dominante nel maschio adulto è un bel rosso che nel soggetto di un anno e nelle femmine volge al giallognolo. La gola è più chiara; le ali si ornano di due strisce bianche orizzontali. Ogni piuma è grigio-cenere alla radice, nericcia lungo lo stelo, rossa o giallo-rossa verso l'apice con macchie più scure nel centro ed è generalmente orlata di colore più chiaro. Le remiganti e le timoniere sono nericce con orli più chiari, specialmente sulle scapolari. Il becco è bruno sporco, più nero alla punta e più chiaro nella mascella inferiore; i piedi sono bruno-grigi e l'iride bruno-scura. Questo bellissimo uccello risiede in tutti i paesi settentrionali dell'Europa e dell'Asia. Una specie molto simile si trova nell'America settentrionale. Durante l'estate vive isolato in coppie, durante l'inverno si raduna in stuoli numerosi che percorrono i boschi e si avvicinano qualche volta ai casolari sperduti tra i boschi settentrionali; se per forti nevicate o altro straordinario avvenimento sono costretti ad emigrare, gli stuoli si riuniscono e diventano numerosissimi. Il loro soggiorno prediletto sono le foreste di piante resinose e specialmente quelle dove abbonda il ginepro. Sono animali socievoli: vanno insieme in cerca di cibo durante il giorno, e al calar della sera, sempre in drappelli, vanno in cerca di un ricovero. Anche verso l'uomo dimostrano confidenza e si lasciano catturare dalle trappole più grossolane. Se ne stanno tranquillamente a guardare il cacciatore o l'osservatore che si avvicina e non pensano alla fuga neppure quando vedono cadere i compagni. Si lasciano prendere persino con lacci attaccati a lunghe pertiche. Chi li ha osservati in libertà afferma che sono molto affezionati fra loro, più sentimentali che stupidi, poiché l'esperienza li ammaestra rendendoli diffidenti, timidi e prudenti. Il Ciuffolotto delle Pinete è un vero uccello arboricolo, che non ama stare sul terreno. Si arrampica con grande facilità e salta agilmente spazi abbastanza larghi. Ha il volo piuttosto rapido e ondulato, come quasi tutti gli altri passeracei; si libra sulle ali prima di posarsi. La sua voce è gradevolissima. Il grido di richiamo si direbbe una nota tratta da un flauto. In primavera specialmente, quando cominciano gli amori, la canzone diventa appassionata e melodiosa. E' molto facile addomesticarlo. Essendo di indole mite, si abitua presto alla prigionia e in pochi giorni impara a riconoscere il custode cui si affeziona; prende senza timore il cibo dalla sua mano, si lascia accarezzare e portare nella palma. Quando nella stessa gabbia sono insieme maschio e femmina, si colmano di reciproche cortesie e attenzioni. Purtroppo, per quanto sembrino rassegnarsi alla schiavitù, non la reggono a lungo, deperiscono e mal sopportano le stanze riscaldate. Dopo circa sei mesi di prigionia le penne perdono lo splendore dei colori e ingialliscono; la morte avviene al massimo dopo un anno. Abbiamo già detto del nutrimento di questa specie in libertà. In gabbia si nutre con semi di lino e avena, con bacche di ginepro e di sorbo. Non è molto esigente ma vuole cibo abbondante, essendo assai vorace. Nell'estate, probabilmente, si nutre a preferenza di insetti e di zanzare, e non è improbabile che allevi così anche i piccoli. Si hanno scarse cognizioni della sua riproduzione. Il nido viene intessuto con ramoscelli e steli di erba all'esterno, e all'interno persino con crini di cavallo; la covata può essere di quattro uova che si presentano di colore prevalentemente azzurro con zone bruno-rosse macchiettate di bruno-castano all'estremità ottusa. Sembra che sia la femmina a covare, mentre il maschio la intrattiene col canto.

CIUFFOLOTTO ROSEO (Carpodacus roseus)

Primo di due specie asiatiche che descriveremo qui appresso, lungo circa diciotto centimetri, ha quasi venticinque centimetri d'apertura d'ali. La fronte è di un bel rosa argenteo, il resto della parte superiore del corpo di un vivo rosso carminio, comprese le ali che sono attraversate da due fasce più chiare. Color carminio è pure la parte inferiore. Sono in complesso uccelli piuttosto piccoli, fra i più belli però nell'ordine dei passeracei. Hanno il becco corto e grosso, leggermente convesso, non molto alto, con un uncino appena visibile. I piedi sono di lunghezza media, robusti, la coda piuttosto lunga e troncata. Le ali sono lunghe, e tra le loro penne, la seconda e la terza remigante sono le maggiori. Il maschio giovane ha piume grigio bruno rossicce e così pure le femmine. Nel maschio molto adulto si accentuano i riflessi argentati del capo e il rosso delle altre piume si smorza. Nella femmina il color rosso appare soltanto sul pileo e sul groppone fino alla maturità; allora tutta la parte inferiore del corpo diventa di un bel carminio chiaro. Il Ciuffolotto Roseo s'incontra nell'Asia settentrionale, dove in autunno vive in piccoli drappelli di sei o dodici individui; nell'inverno si isola in coppie e in primavera scompare. Ama i boschi radi a foglie larghe, quelli di querce e di betulle nere, ma vive anche nelle pianure coperte di cespugli. La ricerca del cibo viene compiuta in drappelli nelle ore del mattino e verso il mezzogiorno i gruppi si disperdono per riposare.

CIUFFOLOTTO CARMINIO (Carpodacus erythrinus)

E' lungo al massimo quindici centimetri ed ha una apertura d'ali di venticinque. Il maschio adulto ha il groppone e la testa color carminio, il dorso grigio-bruno con penne a margini rossi, remiganti e timoniere grigio-brune molto scure; la parte anteriore del collo è rosso-carminio e il petto è bianco, con tracce di carminio anch'esso. La femmina e il maschio di un anno sono bruno-nericci con strisce più scure sui fianchi; la testa e il collo di un grigio-cenere tendente al giallognolo e il groppone verde-giallo. Questo ciuffolotto si trova nel settentrione dell'Europa e dell'Asia, nel nord della Svezia, della Finlandia, della Russia, nei paesi del centro della Germania, nell'Asia orientale e in inverno nelle valli dell'India settentrionale, tra le montagne. Ama i boschi paludosi o comunque ricchi di acqua e i canneti, tanto che in alcune regioni meridionali dell'Asia lo chiamano «passero del bambù»; in altre regioni visita spesso i giardini e i cespugli fitti. Il suo canto è particolarmente melodioso, cosicché gli vien data spesso la caccia per tenerlo in gabbia. Si raduna raramente in grossi stuoli; vive piuttosto in piccoli drappelli. Costruisce sempre il suo nido vicino all'acqua, adoperando radici, ramoscelli secchi e cannucce per l'esterno e rivestendo l'interno di sostanze soffici, lana e crini di cavallo. Le uova sono di un colore verdastro, sparse, specialmente dalla parte ottusa, di macchioline rosse. In cattività si mostra vivace e socievole, dopo il primo momento di timidezza; saltella continuamente nella sua gabbia e si appende spesso ai bastoncini trasversali a testa in giù come fanno le cinciallegre. Mangia volentieri miglio e altri semi, uova di formica, e meno la verdura. In America e in Arabia si trovano altre specie del genere.

CIUFFOLOTTO DELLA SIBERIA (Uragus sibiricus)

Questo uccello si distacca dai ciuffolotti rosei specialmente per la forma della coda che, mentre in quelli è corta e tozza, in esso è di lunghezza uguale al corpo, con penne che si accorciano in gradazione. Il becco è più debole che nelle altre specie, ed ha la mascella superiore poco uncinata. Il colore è molto simile a quello del ciuffolotto roseo: il maschio adulto è quasi del tutto rosso-rosa, col dorso più scuro per le striature lungo lo stelo delle penne, che restano rosse solo all'apice. Testa e gola sono di un bianco brillantissimo, specialmente dopo la muta. Il colore più vivo è il carminio del groppone, che circonda tutto intorno anche il becco. Sul color carminio pallido, che può dirsi la tinta di fondo, spicca vivamente il disegno delle ali e della coda, che hanno le estremità orlate di bianco con una fascia trasversale grigia. Fa spicco nell'insieme anche la coda che ha le timoniere esterne e mediane rispettivamente bianche con gli steli scuri e nericce con orli bianchi. La femmina è color oliva chiaro o verde-grigio. I ciuffolotti della Siberia volano formando larghi archi e producendo con le ali un leggero rumore. Abitano le regioni paludose dell'Asia settentrionale e le valli percorse da fiumi. Nell'autunno inoltrato le coppie vagano in drappelli da dieci a trenta individui emettendo frequenti sibili. Le singole coppie si stabiliscono insieme ai loro affini nei fitti cespugli presso i ruscelli, oppure in prossimità dei luoghi dove vengono radunate le messi. Resistono poco in gabbia e subito perdono la loro caratteristica vivacità.

CIUFFOLOTTO DEL DESERTO o TROMBETTIERE (Erythrospiza githaginea)

E' una specie bellissima con soggetti grandi all'incirca come i canarini. La lunghezza è sugli undici centimetri con una apertura d'ali di dieci o dodici centimetri e una breve coda di tre. Il capo è grosso, con il becco scarlatto molto bombato ma non privo di eleganza. I piedi sono delicati; il piumaggio, specie nel maschio adulto all'epoca degli amori, è piuttosto ricco. Il colore è un miscuglio di rosa e grigio, dove il roseo, coll'avanzare dell'età, si diffonde fino ad apparire intenso e bellissimo nella primavera. Verso l'autunno impallidisce e arriva ad assomigliare a quello della femmina, grigio-rossastro. Il colore rosso in tutte le sue sfumature, dal sanguigno al grigio-rossastro, non si limita alle piume ma si estende alla pelle del corpo. Solo il vertice e la nuca, anche quando il piumaggio è nel suo momento di maggiore splendore, sono di un semplice grigio cenere lucido. Il Trombettiere vive soprattutto in Africa ma si spinge nelle sue escursioni anche in Europa; lo si trova anche nelle Canarie, dove è chiamato per la sua origine «uccello moresco» o semplicemente «moro». Tutti gli inverni arriva fino a Malta, e talvolta nelle isole della Grecia e perfino nella Provenza e nella Toscana. Ma si tratta, comunque, di migrazioni molto rare. Non è mai possibile scorgere un trombettiere sopra un albero o su di un cespuglio.

I luoghi che esso sceglie sono quelli spogli d'alberi, ma non del tutto privi di vegetazione; ama posarsi nei siti più aridi e sassosi, sulle nude pietre infuocate dal sole, tra le rocce nelle quali sono scavate delle fessure. In esse, anche se sono spoglie di qualsiasi traccia d'erba, va a cercare i suoi più sicuri nascondigli. Tutto quel che gli occorre, in fatto di vegetazione, è la presenza di qualche gramo e arido cespo sparso tra i sassi: dall'uno all'altro passa saltellando, oppure spostandosi con il suo volo radente. E' difficile seguirlo a distanza, dal momento che il suo colore si confonde facilmente con quello delle pietre o dei nudi cespugli: a rivelarlo è soprattutto il suo grido, uno squillo simile a quello di una piccola tromba, prolungato e tremolante. Non si può parlare di un canto vero e proprio: si tratta piuttosto di una serie di note curiose, interrotte da suoni aspri e chioccianti. Una forma di espressione insolita almeno quanto i luoghi tra i quali la si ode. Essa può essere molto utile all'uomo: nell'aridità del deserto gli indica la vicinanza di un luogo dal quale la vegetazione non è del tutto assente, gli indica, soprattutto, la presenza dell'acqua, elemento vitale che è indispensabile al Trombettiere. I nutriti branchi nei quali normalmente si trattiene, fatta eccezione per il periodo della riproduzione, più volte al giorno si accostano alle fonti, senza curarsi del loro grado di purezza o di calore, per bere e per bagnarsi. Intorno ad esse, e in generale nei luoghi in cui preferibilmente si trattiene, scopre il suo cibo, costituito da semi di vario genere, foglie e gemme, e da cui sembrano del tutto esclusi, invece, gli insetti. La stagione della riproduzione incomincia con il mese di marzo, quando si vedono le coppie staccarsi dagli stuoli per iniziare la vita in comune. La vita associata non si interrompe tuttavia completamente nemmeno in questo periodo, perché le varie coppie continuano a mantenersi a contatto tra di loro. Vanno a cercare i luoghi in cui costruire il nido e li trovano nelle fessure delle rupi oppure direttamente a contatto col suolo sotto grandi pietre sporgenti. Non è facile scoprire i nidi dei trombettieri, accuratamente nascosti per sfuggire a tutte le possibili insidie; di essi si sa, comunque, che sono di fattura per lo più rozza, appena accennata esternamente con grosse paglie fornite dalle erbe desertiche e all'interno più confortevoli, grazie a strati di piume e di fiocchi lanosi. La femmina depone da tre a cinque uova due volte l'anno, e la coppia si scioglie per riprendere il suo posto nel gruppo solo dopo aver esaurito completamente la sua funzione riproduttiva. Col sopravvenire della stagione più rigida, gli uccelli intraprendono delle migrazioni piuttosto lunghe, spostandosi dall'Africa alle Canarie. Poiché non ne devono lamentare l'attività dannosa, gli uomini non sono soliti dare la caccia al Trombettiere in modo sistematico, e si limitano a cercarlo nelle loro normali battute per ucciderlo o per impadronirsene e tenerlo in schiavitù.

Assai più dell'uomo, appaiono temibili alcuni animali, come i gatti selvatici, le puzzole, le manguste e i falchi. Quanto ai sistemi di uccisione e di cattura, il cacciatore sa che il momento più propizio per sorprendere questi passeracei è quello dell'abbeverata, e che non è possibile prenderli vivi se non usando il richiamo di qualche compagno prigioniero. Attratti dal suo grido incessante, gli altri scendono a circondarlo, dapprima diffidenti e poi sempre più attirati dal mangime disposto all'intorno: così è possibile imprigionarli tra le maglie delle reti. Non è molto frequente, perciò, trovare degli esemplari in cattività. I soggetti che si sono potuti sottoporre ad osservazione, ad ogni modo, hanno fornito ulteriori elementi di conoscenza su questa specie non perfettamente conosciuta in libertà, alcuni dei quali non vanno considerati come circoscritti, nella loro natura, unicamente allo stato di schiavitù in cui sono stati esaminati. Si è stabilito, intanto, che i trombettieri sono uccelli di costituzione molto robusta, in grado di sopportare senza troppe conseguenze le variazioni anche forti di temperatura: cosa del resto spiegabile se si pensa all'alternarsi di calde giornate e di freddissime notti, abituale nelle zone desertiche come quella del Sahara. L'indole si è dimostrata dolce e pacifica: i modi sono gentili e arditi nello stesso tempo, grande la socievolezza, la tendenza alla riunione con individui della stessa specie o anche di specie diverse, e continua la volontà di cantare. Anche in gabbia, seguendo il loro istinto, preferiscono all'inizio restare sul suolo, acquattandosi sotto gli oggetti che li possono nascondere e sdraiandosi al sole per arruffare comicamente le penne. Gradiscono per cibo ogni specie di semi, con preferenza per quelli oleosi o ricchi di fecola: canapa, miglio e panico. Le sostanze animali seguitano ad attirarli mediocremente, mentre di buon grado accettano le frutta, il pane inzuppato e anche le patate cotte. In schiavitù non diminuisce l'istinto riproduttivo. Allo spuntare della primavera, i maschi si fanno vedere d'attorno alle compagne reggendo nel becco delle pagliuzze, quasi a dimostrare la loro disposizione alla formazione del nido. Durante gli approcci arruffano le piume del capo, si urtano, scherzano col becco e con scomposti movimenti del corpo rivelano lo stato di agitazione interna. Iniziata la costruzione del nido, scelgono di preferenza la paglia, ed è la femmina che la raccoglie e che lentamente provvede a disporla, avvalendosi in misura piuttosto limitata dell'aiuto del compagno. Mantengono l'uso della doppia incubazione. Le uova che depongono sono grandi relativamente alla mole del corpo, colorate in verde pallido con punti e macchie rossastri, disposti in scarso numero presso l'estremità acuta, più abbondanti verso quella ottusa. Qui si trovano a volte delle macchie più chiare, pallide verso gli orli, e munite di una piccola appendice serpeggiante. I piccoli vengono alla luce dopo circa quindici giorni di incubazione: deboli ed in parte nudi, la loro peluria è di colore bianchissimo, soffice, e forma sulla testa una sorta di piccolo ciuffo. La conseguenza forse più evidente della cattività consiste, per i trombettieri, nella perdita di gran parte della vivezza del colore. Il rosso si cambia in rosa sulla fronte, sul petto e sul groppone, ed è soprattutto nel maschio che la perdita di colore appare più evidente. L'aspetto resta tuttavia assai gradevole; e poiché si è già detto di come l'indole di questi animali si mostri per più versi affettuosa e amabile, è abbastanza strano che siano rari coloro che li allevano e li tengono presso di sé.

CIUFFOLOTTO (Pyrrhula vulgaris)

Il Ciuffolotto propriamente detto è un uccello di quindici o diciassette centimetri di lunghezza, con un'apertura d'ali che può raggiungere i ventotto, mentre la coda misura circa sei centimetri e le singole ali otto o nove. La mole non è costante, tanto che si potrebbe pensare di avere a che fare con specie differenti. Nel colorito, piuttosto uniforme, il maschio adulto presenta un bel nero lucido sulla testa, sulla gola, sulle ali e sulla coda, mentre il dorso è cinerino e il groppone e la parte inferiore del ventre sono bianchi. Le rimanenti parti inferiori del corpo sono di un bel rosso vivo. La femmina si distingue per i colori meno vivaci, che nelle parti inferiori sostituiscono al rosso il grigio rossiccio. Ai giovani manca poi la macchia nera sul capo. Il Ciuffolotto è diffuso in tutte le regioni europee (in quelle meridionali solo durante la stagione fredda) e in gran parte dell'Asia. Ama vivere nei boschi, e soltanto quando d'inverno ha bisogno di cibo visita i frutteti e i giardini accanto all'abitato e i cespugli fra i campi coltivati in cerca di sementi o bacche. Si accoppia in estate e vive isolato con la femmina, ma al tempo delle migrazioni si raduna in foltissimi drappelli. Oltre ai semi degli alberi e alle sementi dei campi, formano il suo cibo, nell'estate, molti insetti. Molto agile nel volo e sugli alberi, sul terreno appare impacciato nei movimenti. E' quasi insensibile al freddo, tanto che anche durante i rigidi inverni della Germania, paese nel quale è maggiormente diffuso, appare sempre gaio e vivace, perfettamente protetto dalle abbondanti penne. Tiene queste ultime sempre sollevate in modo che appare più grande di quanto non sia in realtà. Nel volo è piuttosto lento proprio a causa di questo piumaggio gonfio; procede ad archi, prima di calare si libra, ma a volte si lancia al l'improvviso tenendo le ali ripiegate molto all'indietro. Volando, prima di librarsi o di posare, lancia il suo grido acuto che nel maschio e nella femmina non ha notevoli differenze. Costruisce il nido a poca altezza da terra nei boschi, tra fitti e poco accessibili cespugli; quando è certo di non essere disturbato, sceglie anche luoghi vicini all'abitato, parchi e giardini dove ritorna ogni anno. Il nido è composto all'esterno di ramoscelli secchi di pino, di abete e di betulla, sui quali viene depositato uno strato di radici filamentose; nell'interno è rivestito di peli di capriolo, foglie tenere, finissime parti di pelli e a volte di crini di cavallo e di lana. A maggio la femmina depone da quattro a cinque uova, piccole, rotonde, a guscio liscio, di colore verdognolo o azzurro-verdastro macchiettato di viola pallido o nero e tratteggiato da punti, linee e arabeschi color bruno-rossiccio. I piccoli nascono dopo una quindicina di giorni di cova da parte della madre, che in quel periodo viene premurosamente nutrita dal maschio. Tutti e due i genitori si alternano nel nutrimento dei piccini che si protrae fino a quando hanno già da un pezzo imparato a volare. Questo nutrimento consiste, per la maggior parte, di insetti e più tardi di ogni specie di sementi precedentemente ammollate nel gozzo. Il Ciuffolotto viene facilmente catturato e allevato dai montanari che lo addestrano al canto, per il quale ha una particolarissima inclinazione. Addestrato bene, un ciuffolotto può imparare una o più canzoni, che ripeterà con modulazioni armoniosissime, degne di un flauto. I ciuffolotti si adattano benissimo alla gabbia, si mostrano socievoli e affezionati al padrone, del quale cercano i complimenti; a questi sono sensibili come forse nessun altro uccello domestico e così pure al biasimo, pel quale si rattristano molto. Allevati da piccoli, si affezionano all'ambiente in cui sono cresciuti e, se pure rimessi in libertà, in determinati periodi vi ritornano. Nutrirli è molto facile; la gabbia deve essere spaziosa, ben pulita, provvista di abbondante acqua per il bagno. Gradiscono semi e di quando in quando qualche verdura come il cavolo, l'insalata, il crescione e qualche bacca. I loro nemici naturali sono le martore, le talpe, gli scoiattoli e qualche uccello rapace, oltre alle gazze e alle cornacchie: nemici tutti che concorrono a limitarne l'eccessiva moltiplicazione. A questi nemici si aggiungono gli inverni troppo rigidi che a volte ne falcidiano addirittura interi stuoli.

VERZELLINO (Serinus canarius serinus)

E' un tipo della famiglia dei ciuffolotti che ha molte affinità col notissimo canarino e con alcuni fringuelli dell'Africa meridionale. E' lungo circa undici centimetri, con un'apertura d'ali di venti centimetri e la coda di cinque. Le misure della femmina sono alquanto inferiori. Ha un becco molto corto e piccolo ma di forma non molto convessa e bombata come il ciuffolotto comune; i piedi sono corti e deboli, il colore predominante delle penne è giallastro o verde. Le femmine e i maschi giovani si rassomigliano molto, essendo colorati meno vivacemente; nelle femmine però il disegno è assai più bello e nitido. Il maschio adulto ha la parte anteriore del capo, la gola e il centro del petto di un giallo-verdino, il ventre giallo chiaro, la parte posteriore del capo e quella superiore del collo verde-oliva; le parti inferiori, tranne i fianchi dove si vedono fasce longitudinali nere, sono di una stessa tinta. Sulle ali corrono due fasce giallicce; le remiganti e le timoniere sono nere con orlature verdi. Verso l'autunno la parte superiore del dorso e le ali prendono sfumature rossicce. I piccoli nella parte superiore sono di un color giallo-verdino pallido con macchie longitudinali bruno-pallide e una fascia grigia che attraversa gli occhi. Il Verzellino è diffuso in Europa, specie nelle regioni meridionali come la Spagna; ma lo si trova anche in Germania nel periodo delle migrazioni. Sua dimora preferita sono gli alti alberi dei giardini, le vigne, i boschetti e anche alcuni luoghi montagnosi, a seconda delle regioni in cui si trova; nei Paesi meridionali cerca il fresco delle cime, nel settentrione non si fissa mai sulle colline ma solo nelle pianure e nelle valli. E' un uccello molto vivace e gentile e canta discretamente, specie all'epoca degli amori. Ha un suo modo particolare, ardentissimo di corteggiare la femmina, intrecciandole intorno con atteggiamenti e voli una specie di pantomima appassionata. Si mostra gelosissimo di altri eventuali maschi che si affaccino nei paraggi, e questa gelosia, che esplode in zuffe e inseguimenti dei suoi simili tra i rami degli alberi, cessa solo all'inizio della cova da parte della femmina. Il canto non è molto melodioso ed è sempre interrotto da grida acute: nell'insieme, se pure piuttosto monotono, non si può tuttavia dire spiacevole. Il suo alimento consiste in grani di ogni specie. Depone il nido tra i rami dei peri, dei meli, e anche sugli alberi resinosi; in Ispagna preferisce i limoni e gli aranci. Questi nidi sono costruiti per lo più di radici filamentose, fieno e steli vari; all'interno sono molto soffici, imbottiti di crini e di piume. La femmina vi depone quattro o cinque uova piccole e tondeggianti, che sul fondo bianco-verdastro mostrano, specie verso l'estremità ottusa, macchie e ghirigori di color rosso-bruno, rosso-grigio, nero-rossastro. La medesima coppia fa spesso due covate nello stesso anno. La femmina cova con molta premura e amore per tredici giorni, nutrita dal maschio. I piccoli sono irrequieti e lasciano il nido molto presto. I genitori li nutrono anche qualche tempo dopo che hanno imparato a volare. Per catturarli, in Ispagna si ricorre a un sistema piuttosto singolare: si sparge sugli alberi isolati, sui quali gli uccelli siano soliti calarsi per riposare, una gran quantità di steli di piante assai tenaci e consistenti, debitamente invischiati. Dopo qualche ora i cacciatori raccolgono un abbondante bottino.

CANARINO (Serinus canarius canarius)

Il Canarino è soprattutto noto come uccello domestico, apprezzato dall'uomo per la sua socievolezza e per le straordinarie doti di cantore che possiede. Gli allevamenti di questi uccelli in schiavitù, introdotti in Europa fin dal secolo XVI, hanno prodotto nel tempo il nascere di razze diverse ottenute attraverso la mutazione, nelle quali i colori e le stesse proporzioni dei canarini si sono venuti progressivamente differenziando da quelli originari, tuttora presenti negli individui viventi in libertà. Gli uomini hanno preso questi uccelli, li hanno trapiantati fuori dei loro luoghi originari, li hanno moltiplicati e, con cure applicate attraverso le generazioni, li hanno così modificati che è perfettamente scusabile l'errore di quei naturalisti che hanno creduto di riconoscere nella razza domestica il tipo della specie, lasciando nell'ombra lo stipite selvatico, conservatosi inalterato attraverso i secoli. Non è certo possibile seguire tutte le modificazioni che sono state portate ai canarini, né soffermarsi a discorrere di tutte le diverse razze attualmente esistenti. Il discorso relativo agli uccelli di questa specie richiede tuttavia di essere diviso in due parti la prima delle quali dedicata al Canarino Selvatico, e la seconda al Domestico. Il Canarino Selvatico ha proporzioni notevolmente ridotte rispetto a certe razze ottenute in cattività, e segnatamente rispetto alla principale di esse, distinta dal colore giallo-oro del piumaggio. Nei maschi adulti il colore è verde tendente al giallo, segnato sul dorso da strisce nericce che seguono gli steli delle piume orlate di grigio cenere; anche il groppone è verde-giallo, colore predominante nell'abito del Canarino e che si ritrova, ora netto ora leggermente sfumato, sulla testa, la nuca, la fronte, la gola e la parte superiore del petto. Un verde più deciso è diffuso sulle copritrici della coda, orlata di grigio cenere, nonché sulle scapolari i cui orli sono invece neri o verde-pallidi Ai lati del collo il piumaggio assume una tonalità cinerina, mentre il ventre e il sottocoda sono bianchicci e le timoniere grigio-nere con orli bianchi. Gli occhi sono scuri, il becco ed i piedi color carne tendente al bruno. La colorazione delle femmine è alquanto diversa. La nuca, la parte superiore della testa e il dorso sono brunicci, e la fronte è verde, le redini grige, le gote giallo-verdi o azzurro cenere. Ai lati del collo spicca un piccolo cerchio verde-giallo che diviene meno visibile posteriormente, e muta di colore verso il grigio; le scapolari e parte delle ali sono verde-gialle nella parte superiore, mentre le remiganti e le grandi copritrici delle ali sono scure e orlate di verde. La parte inferiore del petto ed il ventre sono bianchi, i lati del corpo brunicci con striature più scure.

Per quel che riguarda gli individui giovani, infine, essi sono generalmente bruni, con il petto giallo e sfumature giallastre pallide sulla gola e sulle gote. La patria del Canarino è stabilita nelle Isole Canarie e in quella di Madera; esso sceglie per vivere i luoghi dove i fitti alberi si alternano con i cespugli, ed è frequente anche lungo i letti dei ruscelli che pure durante la stagione asciutta sono fiancheggiati da vegetazione verde e rigogliosa. I boschi troppo ombrosi ed umidi, come quelli di lauro e di agrifoglio, non lo attirano, e di essi frequenta al massimo i lembi esterni; volentieri si tiene invece nei vigneti, nei giardini anche compresi entro la cerchia delle città e persino, nelle stagioni calde, nelle pinete che rivestono i fianchi delle montagne. Il suo cibo comprende semi di molte specie purché di piccole dimensioni, germogli di piante e frutti succosi. E' molto ghiotto di fichi giunti a completa maturazione, e li divora penetrando con il becco fino alla polpa attraverso le screpolature della buccia: che siano ben maturi gli è indispensabile per due ragioni: perché il suo becco è debole e rischierebbe di danneggiarsi a contatto con la buccia troppo resistente, e perché gli riesce particolarmente sgradevole il sapore del latte di cui è saturo l'esterno del frutto acerbo. Il Canarino ha poi un imperioso bisogno di acqua, e se ne serve non solo per bere ma anche per lavarsi, immergendovisi molto spesso per uscirne sgocciolante e soddisfatto. Durante il mese di marzo si verificano l'accoppiamento e la costruzione del nido. Per questa seconda, importante incombenza, il Canarino sceglie luoghi molto alti da terra, preferendo gli alberi a fogliame rado e sempreverde come i meli, i melograni, i bossi e simili, e si serve di lane vegetali che intesse assieme a pochi ramoscelli secchi. Le uova, che raggiungono al massimo il numero di cinque, sono colorate di verde pallido e sparse di macchioline rossastre e vengono covate per circa tredici giorni. I piccoli non lasciano il nido fino a che il loro corpo non si è completamente ricoperto di piume, e i genitori si preoccupano di nutrirli e proteggerli anche per molto tempo dopo che hanno imparato a volare. Durante l'estate si succedono tre ed anche quattro covate, sempre compiute dalla femmina, mentre il maschio si abbandona all'ebbrezza del canto senza tuttavia allontanarsi mai troppo dal nido, e accorrendo al richiamo della compagna ogni volta che essa si faccia sentire per chiedergli il cibo. Abbiamo già osservato come le razze di canarini prodotte dall'uomo attraverso il tempo siano molto numerose, e generalmente caratterizzate dalla tendenza del piumaggio a sfumarsi verso le tonalità del giallo-oro piuttosto che verso quelle del verde. Il Canarino Domestico è oggi un animale che vive in gabbia nella massima tranquillità, perfettamente adattato al nuovo stato, che è divenuto per lui uno stato naturale. Naturalmente, il Canarino in gabbia si riproduce regolarmente, purché vengano rispettate alcune regole fondamentali di clima e di ambiente. Le uova sono bianchicce e macchiate di rosso, e vengono covate per un periodo variabile tra 13 e 15 giorni.

FRINGUELLI

Caratteristiche comuni a tutte le specie di questa famiglia sono il becco conico piuttosto allungato, a punta ottusa, i piedi piccoli, le ali strette e aguzze, la coda abbastanza lunga e quasi sempre tronca. Il corpo è snello, con le piume ben aderenti, che nel maschio assumono eleganti colorazioni, variabili a seconda della stagione. Le femmine e i soggetti giovani sono più piccoli e meno belli. I Fringuelli vivono in tutta l'Europa, comprese le regioni rocciose e cosparse di rada vegetazione, e si accompagnano anche a specie diverse. Ciò non vuol dire che il loro temperamento sia pacifico: al contrario, sono battaglieri anche fra di loro, quando siano costretti a vivere insieme. Semi e insetti di diverse specie entrano nel loro cibo. I maschi sono indefessi cantori, ma le specie pregiate per il canto sono molto poche. Costruiscono all'inizio della primavera nidi molto graziosi e covano da una a tre volte nel corso dell'estate. Poi, riuniti in folti stuoli, dopo un lungo vagare di regione in regione, emigrano per svernare nei paesi meridionali. Si adattano facilmente alla prigionia e diventano veri amici dell'uomo.

FRINGUELLO COMUNE (Fringilla coelebs)

E' notissimo e non può essere confuso con nessun altro membro della sua famiglia. Lungo quindici centimetri, ha un'apertura d'ali di diciotto. La femmina è appena un poco più piccola. Nell'elegante abito del maschio la testa e la nuca sono azzurro-cenere, la fronte è di un bel nero lucido, il dorso bruno; le parti inferiori del corpo, eccettuato il ventre che è bianco, sono rosso-vinate. Due fasce bianche attraversano le ali. La femmina e i giovani sono nella parte superiore di color bruno-oliva grigiastro, inferiormente grigi; le ali presentano le stesse fasce bianche del maschio. Il becco appare in primavera azzurro chiaro molto lucido, bianco-rossiccio in autunno e in inverno, con la punta invariabilmente nera. I piedi sono grigio-rossicci, l'iride infine è bruna.

Fringuello

Fringuello

Il Fringuello è diffuso più o meno in tutta l'Europa, con preferenza per le regioni settentrionali. Una specie assai affine lo rappresenta anche nell'Africa settentrionale. Abita tanto i boschi di conifere che quelli di alberi a larghe foglie, le foreste, le zone coperte da arbusti radi, i giardini e ogni specie di piantagioni, evitando soltanto i luoghi paludosi o anche soltanto umidi. Non si mostra molto socievole neppure coi suoi affini: pur vivendo vicini in coppie o, alla fine dell'incubazione, in grandi branchi che ingrossati da altre specie percorrono i vari paesi, i fringuelli si azzuffano molto di frequente. Quando, con la buona stagione, ritornano nei luoghi che avevano abbandonato ai primi freddi, maschi e femmine viaggiano separati e i maschi arrivano per primi con una quindicina di giorni di anticipo. Appena le compagne li raggiungono, ha inizio la ricerca del luogo per nidificare, e per i maschi il periodo degli amori e della gelosia. Il nido è quasi sferico, con un'apertura posta sulla parte superiore. Ha pareti esterne molto spesse composte di muschio, tenere radici e steli intessuti con licheni tolti alla pianta stessa su cui la costruzione è appoggiata. Questo materiale viene tenuto insieme da tele e fili di ragno, di modo che si confonde con il ramo al punto da venire scambiato da lontano con un nodo rugoso di quello. Durante la costruzione del nido e anche mentre la femmina è intenta nella cova, il Fringuello canta senza interruzione, sempre in gara con gli altri maschi che all'intorno, vicini e lontani, gli fanno coro in continua, alterna emulazione.

Fringuello comune

Fringuello comune

Al canto violento seguono spesso liti altrettanto violente, causate dalla gelosia; a colpi di becco e di unghie, i contendenti finiscono col precipitare al suolo abbrancati uno all'altro, stremati, non tanto però da non saper riprendere il canto, subito dopo la zuffa, più forte e baldanzoso di prima. La femmina depone da cinque a sei uova col guscio sottile, di color verde-azzurro, tutte diverse fra loro e per la grandezza e per il colore delle macchiettature, ora bruno-rossicce, ora bruno-scure. Si muove dal nido solo per mangiare, e in quei momenti il maschio la sostituisce nella cova che dura quattordici giorni. I piccoli vengono nutriti quasi esclusivamente di insetti; hanno bisogno dell'aiuto dei genitori anche dopo aver appreso a volare, e solo quando hanno imparato a procacciarsi il cibo per proprio conto, si sentono veramente liberi e indipendenti. Alla prima covata ne segue generalmente una seconda, in un nido costruito meno accuratamente del primo e con un numero di uova minore. I genitori mostrano grande affetto per i piccoli difendendoli disperatamente contro insidie e nemici più forti e più grandi. Il Fringuello è un animale allegro, vivace, avveduto e sempre in movimento dall'alba al tramonto. Il suo volo, sempre piuttosto basso, tranne che nei grandi viaggi, è ondulato, rapido e librato prima della discesa. In terra il nostro procede un po' saltellando, un po' correndo, tenendosi in linea orizzontale. Emette un grido di richiamo che muta significato col mutare dell'accento, e la differenza fra la gamma dei suoi suoni è evidente anche all'orecchio dei non iniziati a questo genere di studio. In molte regioni della Germania vi sono amatori, famosi per le loro cognizioni in questo campo, che arrivano a distinguere nel canto di questo uccello più di venti versi differenti, ognuno con il suo immutabile significato.

Fringuello citrinello

Fringuello citrinello

La caccia è facile, specialmente nel periodo delle migrazioni autunnali e in quello degli amori in cui la gelosia rende l'uccello imprudente: infatti, se in prossimità del nido si colloca una gabbia a trabocchetto con dentro un fringuello domestico, quasi certamente qualcuno dei compagni in libertà verrà a sfidarlo, restando prigioniero. Cacce abbondanti si fanno col roccolo e con le reti, specialmente in autunno, purché queste trappole siano ben collocate. In libertà il Fringuello si ciba di semi, di erbacce: in schiavitù si mantiene per anni con semi di colza. E' un animale che non solo non porta alcun danno all'uomo, ma anzi, specialmente al tempo in cui nidifica, riesce molto utile all'agricoltura ed ai boschi perché, nutrendosi esclusivamente di insetti, ne distrugge grandi quantità limitandone gli effetti nocivi. Gli uccellatori, che ne distruggono in gran numero e ne rendono difficile la moltiplicazione, dovrebbero veder impedita la loro attività da più sensate norme di difesa.

PEPPOLA (Fringilla montifringilla)

E' questa la specie che rappresenta il fringuello comune nelle zone dell'estremo nord. La sua lunghezza varia dai sedici ai diciotto centimetri, e l'apertura alare si avvicina ai trenta. L'abito del maschio è nero lucido nelle parti superiori del corpo, ruggine sul davanti del collo e sulle scapolari, bianco sul groppone, sul petto e sul ventre, che presenta ai fianchi belle macchie nere a forma di goccia. Due fasce bianche corrono sulle ali, le cui copritrici inferiori sono giallo zolfo. La femmina ha la testa, la nuca e il dorso di tinta bruna, che diventa più scura nelle parti inferiori. La muta delle penne provoca nella Peppola la formazione di margini giallastri sulle piume, per cui i vivi colori tradizionali si sbiadiscono alquanto. I Paesi europei e asiatici al di sopra del 65° parallelo sono la patria di questo uccello, che solo durante l'inverno, quando la neve ricopre i luoghi nei quali è solito trovare il cibo, è costretto a migrazioni che lo portano attraverso l'Europa fino alla Spagna e alla Grecia, e in Asia fino ai monti dell'Himalaya. La direzione di questi viaggi, affrontati in grandi branchi che già verso il finire dell'agosto incominciano a riunirsi, è determinata dall'orientamento delle grandi catene montuose e dalla posizione occupata dalle grandi foreste. In Europa, e soprattutto in Germania, compare verso la fine di settembre, e lo si trova spesso accompagnato al fringuello comune, al fanello ed agli zigoli: il centro del branco è fissato su di un solo grande albero, o su un gruppo di alberi da cui gli individui si muovono a cercare il cibo durante il giorno. Il nutrimento consiste specialmente di semi oleosi, ai quali durante l'estate si aggiungono varie specie di insetti. Il carattere della Peppola, come quello del fringuello comune, è irascibile, facile ai litigi e violento; i movimenti sono anche essi simili a quelli della specie precedente. Il canto, invece, non è che un misero pigolìo senza armonia e senza metro, un infelice accostamento di suoni diversi. Altra analogia col fringuello comune la si riscontra nei modi della riproduzione, che avviene sempre nelle regioni più settentrionali, la vera patria della Peppola. Si è soliti considerarla come un uccello piuttosto stupido, in quanto molto apertamente e con un'arditezza che sfiora l'incoscienza va incontro alle cose che non conosce, e quindi anche ai pericoli ed alle trappole. Ma più che di stupidità è il caso di parlare di ingenuità, come avviene, del resto, normalmente, tra tutti gli uccelli migratori. D'altra parte, la persecuzione lo rende ben presto attento e diffidente, anche se l'uomo riesce a cacciarlo in grandi quantità e con relativa facilità, soprattutto per le sue carni saporite.

FRINGUELLO ALPINO (Montifringilla nivalis)

Vive a grandi altezze sulle catene alpine del Vecchio Continente, dai Pirenei alla Siberia (in Italia sui vertici delle Alpi e degli Appennini), trattenendosi nei mesi estivi sempre al di sopra del limite della vegetazione legnosa. Dalle serie descritte è distinto dalle lunghe ali, dall'unghia lunga e ricurva, foggiata a sperone nel dito posteriore, e per il fatto che il colore non muta nei due sessi. La sua lunghezza si aggira sui venti centimetri, e l'apertura alare sui trentacinque. Il disegno del piumaggio è semplice ma grazioso: gli individui adulti hanno la testa e la nuca cinerine, la gola nera o nericcia, le parti superiori brune e le inferiori bianchicce. La parte superiore dell'ala è per metà nera e per metà bianca. La coda, eccettuate le copritrici superiori e le due penne mediane, è bianca con sfumature nere verso l'estremità. Il piede è nero e l'iride bruna; il becco, nero di estate e giallo d'inverno. I giovani sono di color grigio uniforme, e le penne bianche delle loro ali mostrano delle striature nere.

Fringuello delle nevi

Fringuello delle nevi

Nelle zone più fredde ed impervie il Fringuello Alpino trascorre l'estate, vivendo al di sopra dei pascoli alpini e dei boschi, lungo i pendii più squallidi e ai limiti del ghiaccio e delle nevi perpetue. In coppie o in piccoli gruppi che camminano, saltellano o volano a somiglianza delle lodole; solo nel corso di invernate particolarmente rigide si decidono a scendere verso valli e pianure meno inospitali. Spesso compaiono nei pressi delle isolate abitazioni montane e, dotati come sono di un'indole molto confidente, se trovano buona accoglienza, non rifuggono dallo stabilirsi all'interno di esse, a contatto con l'uomo. La loro voce può paragonarsi ad un sibilo, frequente a sentirsi specialmente nel periodo della riproduzione: tutt'altro che apprezzato, in verità, dagli amatori, perché è piuttosto roco, duro e ingrato. Anche per questo non è frequente che lo si tenga in gabbia, ed a stimarlo sono quasi soltanto i montanari che lo hanno compagno nelle solitudini alpestri. La propagazione avviene durante il mese di aprile e sul principio di maggio. I nidi vengono preparati negli spacchi delle rupi, più raramente nei fori delle muraglie o sotto i tetti di case abitate o abbandonate; si presentano voluminosi e compatti, formati di finissimi ramoscelli e, all'interno, ricoperti con molta cura di lana, crini di cavallo, piume di pernici di montagna. Le uova sono più grandi di quelle del fringuello comune, e di colore bianchissimo; i piccini vengono alimentati da entrambi i genitori, che li curano amorevolmente, con larve, ragni e vermiciattoli. Quando il nido sia stato costruito in zone non molto elevate, i genitori si preoccupano di portare i giovani verso le nevi perpetue non appena quelli sono in grado di volare.

FRINGUELLO D'INVERNO (Nyphaea hiemalis)

E' il prototipo di un genere particolare nella famiglia dei fringuelli. Dotato di un corpo robusto, ha la testa grossa, il collo breve, il becco corto e molto acuto. I tarsi sono sottili e non molto lunghi, le ali brevi, arcuate e tondeggianti. Il maschio raggiunge in lunghezza i quindici centimetri, e nell'apertura alare i ventidue: la femmina ha proporzioni leggermente più ridotte. Nel primo, il colore grigio scuro domina sulla testa, sulla nuca, sul dorso e sulla parte anteriore del petto, ripetendosi pure sulla coda e sulle penne remiganti, che hanno gli orli bianchicci. Il ventre e le due timoniere esterne sono viceversa bianchi. L'iride è scura ed il becco bianco rossiccio, più scuro sulla punta. La femmina si distingue per il colorito generalmente più chiaro. I fringuelli d'inverno sono tra i più numerosi rappresentanti della famiglia, diffusi soprattutto nell'America del nord e preferibilmente nelle zone montuose delle regioni settentrionali. In alcuni casi, le migrazioni possono portarli anche in Europa: ne furono visti e catturati degli esemplari in Islanda. La loro patria, nella quale nidificano e da cui si allontanano solo quando i rigori invernali diventano insopportabili, è comunque stabilita tra i monti del settentrione. Gli individui si tengono di solito in drappelli non troppo numerosi, muovendosi ai margini dei boschi e tra le siepi. Passano la notte sugli alberi, nelle cavità arboree o rupestri, oppure in piccole tane che essi stessi si scavano nei fienili e nei pagliai. I loro movimenti assomigliano a quelli del passero: volano con rapidità, saltellando agilmente sul terreno e si destreggiano abilmente nella lotta con i loro simili; a quest'ultimo proposito, è notevole il fatto che questi uccelli non accettino facilmente la vicinanza dei loro simili, appartenenti a specie differenti. All'avvicinarsi dell'estraneo, aprono il becco, agitano le ali e schiamazzano, facendogli capire che deve allontanarsi al più presto. L'unica vicinanza che non li disturba è quella con alcuni animali, come le pernici, i tacchini selvatici e perfino gli scoiattoli, con i quali hanno in comune il cibo. Finché la neve non ha coperto completamente il terreno, essi si aggirano, a volte, come si è accennato, in compagnia alla ricerca di bacche, di semi d'erbe e di insetti. Quando il tempo peggiora e il cibo incomincia a scarseggiare, si formano dei grandi branchi che abbandonano le zone più inospitali e scendono verso il mezzogiorno, spesso soffermandosi nei villaggi e nelle città: qui l'uomo tende loro, al solito, innumerevoli tranelli, ai quali essi, di natura aperta e fiduciosa, sono tutt'altro che preparati a sfuggire. Il ritorno della primavera coincide con la partenza verso le regioni più congeniali, dove si verificano l'accoppiamento e la propagazione. E' durante questo periodo che si ode più frequentemente il loro canto, semplice ma gradevole, e consistente in suoni pieni e prolungati. Il maschio mostra tutta la sua bellezza allargando le ali e la coda, e non sono rare le lotte accanite per il possesso di una compagna. Le coppie pongono i loro nidi preferibilmente sulle ripide pendici montane rivestite da spessi cespugli, sempre a contatto del terreno e costruiti con erbe e scorze d'albero, rivestiti nella parte interna con muschio e crini di diversi animali. La femmina depone quattro uova, lunghe circa due centimetri e di colore gialliccio con fitte macchie rossastre. L'incubazione è compito della madre: e alla cura dei piccoli si dedicano entrambi i genitori, che li sorvegliano a lungo anche dopo aver loro insegnato a volare, avvertendoli con un suono particolare della vicinanza del pericolo. Un pericolo che, per grandi e piccini, è costituito specialmente dalla rapacità del gheppio americano, il quale si scaglia sugli stormi a rapirne i componenti che divora appollaiato sugli alberi vicini. Molto pericolosi sono pure la donnola ed altri piccoli animali carnivori. E' difficile trovare il Fringuello d'Inverno in cattività. I pochi esemplari osservati hanno mostrato di deperire rapidamente e di non sopravvivere, probabilmente per la mancanza delle condizioni climatiche che sono loro indispensabili.

FANELLO COMUNE (Carduelis cannabina)

Con l'altra specie di fanello che descriviamo subito dopo, ha in comune il becco conico, breve e acuminato, le ali lunghe e acute e la coda troncata. Ha una lunghezza di circa tredici centimetri, e le ali spiegate arrivano ai ventidue. I colori variano a seconda del sesso, della età e della stagione: in primavera, il maschio adulto regge il confronto con le specie più eleganti. La parte anteriore della testa è rosso sangue, quella posteriore, assieme alla nuca ed ai lati del capo e del collo, sono grigi. Il dorso è bruno-ruggine, il groppone bianchiccio, il petto di un rosso molto vivo; nelle parti inferiori è specialmente diffuso il bianco, che ai lati si sfuma in un bruno chiaro. Durante l'autunno i toni rossi si vengono spegnendo nel bruniccio per riprendere a primavera la colorazione più brillante, in conseguenza della muta e del consumo delle penne. Nella femmina, le piume hanno delle macchie scure lungo lo stelo; testa e collo sono bruni, il corpo nelle parti superiori è ruggine, mentre la parte anteriore del collo, i fianchi e il petto sono giallicci, con macchie longitudinali scure. I giovani assomigliano alla femmina, solo mostrando un fondo generale più chiaro, sul quale le diverse gradazioni di colore assumono uno spicco più accentuato. Singolare, in questa specie, è il mutamento che si verifica nel colore quando gli individui vivono in cattività. Se presi da piccoli, il rosso non appare mai, mentre, negli adulti, a poco a poco, svanisce. Ciò è probabilmente dovuto allo scarso ricambio d'aria e alla mancanza di insetti nel cibo. Il Fanello è diffuso in tutta l'Europa e in gran parte dell'Asia settentrionale, e le migrazioni lo portano regolarmente nel nord-ovest dell'Africa. Non ama i monti troppo alti né le vaste foreste; in Italia lo si vede un po' dappertutto nelle zone montuose, specialmente durante l'estate, ma è raro che vi si trattenga per lo svernamento. E' un uccello socievole e vivace, anche se piuttosto timido; fuori del periodo della riproduzione si trattiene in branchi piuttosto numerosi, nei quali durante la stagione invernale si trovano mescolati individui di specie diversa. Il volo è rapido, leggero ed ondeggiante, e si interrompe di solito per permettergli di posarsi sulle cime degli alberi, sui cespugli di pino e di abete, che costituiscono i suoi punti di riposo preferiti. A terra saltella con grande agilità e quanto al canto, al quale si abbandona con molta facilità, si possono distinguere in esso il grido di richiamo, che è piuttosto breve e duro, e il canto vero e proprio: melodioso e formato da suoni limpidissimi, emessi con grande vivacità. Il nutrimento dei fanelli è costituito quasi esclusivamente di semi, ai quali si alternano alcune qualità di insetti che sembrano esser loro indispensabili; non li si può considerare, in questo senso, uccelli dannosi, in quanto scelgono prevalentemente i semi delle piante selvatiche e gli insetti che potrebbero apportare nocumento alle coltivazioni. Come si è accennato, il periodo della procreazione coincide, anche per i fanelli, con lo scioglimento dei grossi branchi: a primavera si formano le coppie, che stabiliscono le loro sedi a non grande distanza le une dalle altre. Maschio e femmina si amano teneramente, e se uno dei due viene ucciso, l'altro accorre disperato, e non si decide a lasciare il luogo in cui la morte è avvenuta, spesso con grave pericolo. Il nido viene costruito durante il mese di aprile, e l'incubazione si ripete per tre volte fin nel cuore dell'estate. Vengono scelti a questo fine gli arbusti isolati e i cespugli: a poca altezza dal suolo sono disposti fuscelli, piccole radici e steli, grandi esternamente e via via più sottili e morbidi all'interno, sul quale sono appoggiate lane animali e vegetali e il crine di diversi animali. Le uova, in numero di quattro o cinque, sono striate di rosso o di bruno sul fondo bianco-azzurro, e alla loro cova, che dura tredici o quattordici giorni, si dedica la femmina. I nuovi nati restano tranquilli fino a che non hanno messo le piume, solo facendo sentire la loro voce quando i genitori si accingono ad imboccarli. Questo avviene molto frequentemente, e sono il padre e la madre, di solito nell'ordine, a provvedere in modo imparziale. Il maschio attende che la compagna abbia esaurito, trasferendola nel becco dei figli, la riserva di cibo che porta nel gozzo, e poi assieme ripartono alla ricerca di nuovo nutrimento. Quando i piccoli han messo le piume, si esercitano frequentemente ai movimenti delle ali, ed imparano rapidamente a volare: è però necessario che gli adulti seguitino ad occuparsi di loro per un altro lungo periodo. Dei piccoli e del nido i fanelli hanno una grande cura: la femmina tiene sempre pulitissimo l'interno della sua casa, prelevando ogni scoria e portandola nel becco lontano dal nido perché non ci siano tracce sufficienti a fornire indicazioni agli animali nemici. In gabbia, questi uccelli sono tra i più piacevoli. Fatti prigionieri in giovane età, imparano facilmente il canto di altri uccelli e imitano qualsiasi suono, compresi quelli sgradevoli. In cattività non smettono di nidificare, e dedicano alle operazioni della procreazione la stessa cura che usano quando sono liberi. Non richiedono cure particolari per quel che riguarda il cibo, ed in complesso si comportano come animali modesti e socievoli, disposti a prendere in grande simpatia i loro padroni e a cantare lietamente per tutto l'anno.

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FANELLO MONTANO (Carduelis montium)

Misura in lunghezza da dieci a dodici centimetri, e l'apertura alare si aggira sui venti. Nelle parti superiori il colorito è bruno accentuato, con orli color ruggine; sul groppone è rosso, sul petto rossiccio striato di bruno. Le parti inferiori del corpo sono bianche. Le zone dove è possibile trovarlo costantemente sono quelle più settentrionali di Europa: Scozia, Norvegia, Lapponia, Russia del Nord e Siberia. Preferisce i luoghi montuosi dove i radi cespugli sbucano stentatamente tra gli spacchi delle rocce, e durante l'inverno fa la sua apparizione in regioni meno settentrionali, giungendo, in caso di stagioni particolarmente rigide, anche nella Svizzera e nell'Italia del Nord. Le sue abitudini collimano con quelle del fanello comune, del quale è forse più vivace, agile e prudente; col suo simile si imbranca volentieri, quando le due specie vengono a contatto. Gli alimenti sono pure analoghi, tanto nello stato di libertà che in schiavitù, condizione alla quale anch'esso si adatta molto agevolmente, mostrandosi garrulo e contento.

ORGANETTO (Carduelis linaria)

A prima vista può essere confuso con il fanello, dal quale lo distinguono però alcune precise caratteristiche. Il maschio adulto è un uccello elegantissimo: ha la parte anteriore del capo rosso carminio e il groppone di un rosso un poco più pallido; le altre parti superiori del corpo sono brune con le penne orlate di chiaro. Le remiganti e le timoniere sono nericce con orlature grige, e le ali hanno due fasce trasversali chiare. Inferiormente è bianchiccio, mentre la parte anteriore del collo e quella superiore del petto, lati compresi, sono di un carminio pallido su cui fa spicco il colore nero della gola. Nella femmina e nei soggetti giovani la colorazione rossa manca del tutto o è appena accennata; il loro corpo è uniformemente bruniccio con qualche striatura più scura. Il becco è giallo con la punta scura, i piedi sono bruno-grigi e l'iride bruno-scura. Di grandezza è simile al fanello: lungo dodici centimetri e mezzo con una apertura d'ali di circa quindici centimetri, misure che nella femmina sono leggermente inferiori. Vive in Europa e pare che ve ne sia una specie identica anche nell'America settentrionale. Abita più volentieri le foreste di betulle e di ontani, e, quando le condizioni di vita siano soddisfacenti, rinunzia alle migrazioni. La notte dorme nei fitti roveti. Nell'estate, durante il periodo della cova e dell'allevamento dei piccoli, le betulle e gli ontani gli offrono miriadi di moscerini e di altri insetti che costituiscono il suo cibo preferito. Nei mesi invernali sono sempre le betulle e gli ontani che coi loro semi provvedono abbondantemente a saziarlo. Si mostra affettuoso coi suoi simili ed affini; vive strettamente legato al suo stuolo, al quale si affiancano fanelli e lucarini. Quando arriva nei luoghi abitati non si mostra affatto timoroso della vicinanza dell'uomo, e solo le ripetute persecuzioni lo rendono a poco a poco più prudente. E' vivace, allegro, sempre in movimento; sa arrampicarsi più agilmente di tutti i suoi affini gareggiando coi crocieri e con le irrequiete cincie. Saltella disinvolto anche sul terreno. Il volo è rapido e ondulato, notevolmente alto quando attraversa zone prive di alberi; si libra prima di posare. Il grido di richiamo di questo uccello consiste in due soli suoni, brevi, collegati da un garrire confuso. Costruisce fra i nidi di betulla un nido molto somigliante a quello del fanello, rivestito all'interno con piume di pernice di montagna. Le uova sono quattro, non più grosse di quelle del verzellino, cosparse di macchioline rosso-brune sul fondo bianco-verdiccio. Col fucile, con le reti, con panie o richiami, la caccia di questo animale è molto facile per la sua naturale socievolezza. Accade a volte che, sfuggito alla rete, ritorni e vi si impigli volontariamente per non abbandonare i compagni impigliatisi prima di lui. In gabbia si familiarizza prestissimo ed è pronto a stringere amicizia con i suoi eventuali compagni di prigionia, conservando il suo carattere allegro e vivace. Nonostante lo spazio limitato, compie funambolismi di ogni genere, tali e quali come farebbe in libertà. Anche per il cibo è di facile contentatura.

LUCARINO (Carduelis spinus)

E' un affine dell'organetto, dal quale si differenzia soltanto per il becco più lungo e aguzzo incurvato alla punta, per le unghie brevi e per il colorito delle piume. E' lungo circa dodici centimetri con una apertura alare di ventuno. Il maschio ha la sommità del capo nera, il dorso verde-giallo con striature grigiastre scure; le ali sono nericce con due fasce gialle; il petto è giallo, il ventre bianco, la gola nera. Nella femmina la parte superiore del corpo è verde-grigia con striature scure, quella inferiore bianca o bianco-gialliccia cosparsa di macchioline longitudinali nericce. I giovani sono in prevalenza gialli e variamente macchiettati. Il Lucarino risiede in tutta l'Europa e in alcune parti dell'Asia. Nell'estate abita i boschi di conifere, gli ontani e le betulle, arrestandosi dove i semi sono più maturi; nidifica sui rami più alti dei pini e degli abeti in prossimità di stagni e laghetti. Predilige le fronde ben folte evitando i luoghi privi di alberi. E' un uccello di passo che, nei periodi non consacrati alla riproduzione e all'allevamento della prole, intraprende lunghi ed avventurosi viaggi, senza che questi, però, abbiano un carattere di vera e propria migrazione. E' vivace, amabilissimo, ardito. Spesso ripete l'atto di ravviarsi le piume; saltella cambiando continuamente posto su e giù per i rami, cantando e gridando a distesa. Si arrampica agilmente, sale e scende con disinvoltura lungo piani perpendicolari, si sospende capovolto alle estremità di rami dondolanti; evita il terreno, ma quando sia necessario, saltella molto disinvolto anche su di esso. Col suo volo ondulato ed elegante si spinge a grandi altezze. Si nutre di gemme, di foglie, di semi, preferendo quelli degli alberi; durante la cova preferisce invece gli insetti. Il tempo della riproduzione è nell'aprile. Allora il maschio moltiplica i suoi voli e il suo canto, allarga la coda e gonfia le penne, apparendo molto più grosso. Vola con la sua compagna in cerca di cibo e sceglie insieme a lei il luogo adatto alla costruzione del nido. Questo in alcune coppie viene costruito da ambedue i coniugi, in altre, e sono la maggior parte, costruisce solo la femmina, mentre il maschio le fa compagnia. Sono accortissimi nella scelta del luogo adatto, quasi sempre situato in cima agli alberi e così ben nascosto che solo chi abbia veduto l'uccello intento a costruirlo o a nutrire i piccoli può riuscire a scoprirlo. Spesso, per ragioni che non riescono chiare, abbandonano una costruzione appena avviata per ricominciarla più o meno distante una, due e anche tre volte. Il nido è composto di fuscelli secchi e muschio all'esterno, all'interno è rivestito di lana di pecora che la femmina, da sola o con l'aiuto del compagno, sfilaccia col becco tirandola di qua e di là, tenendola ferma con il piede finché non risulti ben districata e soffice. Le uova sono cinque e somigliano a quelle del fanello e del cardellino: sul fondo bianco-verdognolo o azzurro-verdognolo sono disegnate da vari punti, venature e macchioline. Solo la femmina cova; comincia appena deposto il primo uovo, e si muove soltanto per dissetarsi, mentre ad alimentarla provvede il maschio. I piccini vengono nutriti esclusivamente di insetti. La caccia e la cattura avvengono nelle stesse condizioni descritte per l'organetto. In cattività il Lucarino si mostra confidente, socievole, e dimentica facilmente la libertà perduta; si nutre con semi di abete, di papavero e di colza, alternati ogni tanto con un po' di verdura. Usando particolari cure se ne ottiene anche la riproduzione.

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Animali

Invertebrati Insetti

Mammiferi Artiodattili Carnivori Cetacei Folidoti Insettivori Iracoidei Lemuri Marsupiali Monotremi Perissodattili Pinnipedi Proboscidati Rosicanti Scimmie Sdentati Sirenidi Tubulidentati Volitanti

Uccelli Brevipenni Cantatori Coracirostri Fissirostri Giratori Gralle Lamellirostri Levirostri Longipenni Pappagalli Passeracei Razzolatori Ronzatori Steganopodi Urinatori Rampicanti Rapaci

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Uccelli Passeracei

Introduzione Crocieri Crociere delle Pinete (Loxia pityopsittacus) Crociere Comune (Loxia curvirostra)  Crociera Fasciato (Loxia leucoptera bifasciata) Verdone Parocchetto (Psittirostra psittacea) Ciufolotti Ciufolotto Pappagallo (Paradoxornis flavirostris) Ciuffolotto delle Pinete (Pinicola enucleator) Ciuffolotto Roseo (Carpodacus roseus) Ciuffolotto Carminio (Carpodacus erythrinus) Ciuffolotto della Siberia (Uragus sibiricus) Ciuffolotto del Deserto o Trombettiere (Erythrospiza githaginea) Ciuffolotto (Pyrrhula vulgaris) Verzellino (Serinus canarius serinus) Canarino (Serinus canarius canarius) Fringuelli Fringuello Comune (Fringilla coelebs) Peppola (Fringilla montifringilla) Fringuello Alpino (Montifringilla nivalis) Fringuello d'Inverno (Nyphaea hiemalis) Fanello Comune (Carduelis cannabina) Fanello Montano (Carduelis montium) Organetto (Carduelis linaria) Lucarino (Carduelis spinus)

Cardellino (Carduelis carduelis) Cardellino Americano (Carduelis tristis) Passeri Passero Domestico o Passero Oltremontano (Passer domesticus) Passero Italiano (Passer italiae) Passero Spagnolo (Passer hispaniolensis) Passero delle Paludi (Passer salicicolus) Passera Mattugi (Passer montanus) Passero Modesto (Pyrgitopsis simplex) Passero Dorato (Chrysospiza lutea)

Passera Lagia (Petronia petronia) Frosoni Verdone (Chloris chloris) Frosone (Coccothraustes coccothraustes) Frosone Vespertino (Hesperiphona vespertina) Geospiza  dal lungo becco (Geospiza magnirostris) Fringuelli Pappagalli Frosone dal petto rosso (Coccoborus ludovicianus) Cardinale della Virginia (Richmondenia cardinalis) Domenicano o Cardinale Ciufforosso (Paroaria cucullata) Ciuffolotto (Sporophila gyrinorhyncha) Fringuello Diademato (Catamblyrhynchus diadematus) Pitilo Ceruleo (Pitylus coerulescens) Fringuello Pappagallo del Brasile (Caryothraustes brasiliensis)

Capi (Saltator coerulescens) Rarita o Rara (Phytotoma rara) Tanagre Tanagra Ornata (Tanagra ornata) Tanagra Rossa (Pyranga rubra) Tanagra estiva (Pyranga aestiva) Calliste dalla Nuca Rossa (Calliste festiva) Tapiranga dei  Brasiliani (Ramphocelus brasilianus) Averla dalla Testa Nera (Lanio atricapillus) Guttarama (Euphone violacea) Amadine Amadina Fasciata (Amadina fasciata) Amadina dalla Testa Nera (Spermestes cucullata) Fringuello Porporino (Phrenestes ostrinus) Fringuello Cannaiolo dal  Petto Castano (Donacola castaneothorax) Fringuello Cannaiolo dalla Doppia Fascia (Donacola bivittata) Cloebia Mirabile (Chloebia mirabilis)

Uccello delle Risaie (Padda oryzivora) Fringuello dal Petto Giallognolo (Pytelia subflava) Fringuello Sanguigno (Logonisticta minima) Fringuello Variopinto (Emblema picta) Ipochera Orientale (Hypochera ultramarina) Bengali o Bengalino (Mariposa phoenicotis) Astrilda Ondulata (Astrilda undulata) Tessitori Tessitore Repubblicano (Philaeterus socius) Tessitore Giallo (Ploceus galbula) Baya o Tessitore di Giava (Nelicurvius baya) Dioch o Tessitore dal Becco Sanguigno (Quelea sanguinirostris)

Taha (Taha abyssinica) Tessitore dei Bufali (Textor erythrorhynchus) Tessitore dal Becco Bianco (Textor alecto) Tessitore di Dinemell (Textor dinemelli) Vedove Vedova dallo Strascico (Chera cafra) Vedova dagli Omeri Gialli (Coliuspasser flaviscapulatus) Vedova del Paradiso (Steganura paradisea) Vedova Domenicana (Vidua serena) Vedova Reale (Tetraenura regia) Fringuelli Zigoli Passero dalla Gola Bianca (Zonotrichia albicollis) Fringuello Mattutino (Zonotrichia mattutina) Passero Arboreo del Canada (Spizella canadensis) Fringuello delle Savane (Passerculus savannus) Fringuello Marittimo (Ammodromus maritimus) Zigoli Zigolo dal Ciuffo (Gubernatrix cristatella) Strilozzo (Emberiza calandra)

Zigolo Giallo (Emberiza citrinella) Ortolano (Emberiza hortulana) Zigolo Muciatt (Emberiza cia) Zigolo Capinero (Emberiza melanocephala) Migliarino di Palude (Emberiza schoeniclus)

Zigolo di Lapponia (Calcarius lapponicus) Zigolo della Neve (Plectrophenax nivalis) Lodole Calandra (Melanocorypha calandra) Calandrella (Calandrella brachydactyla) Lodola Mora (Melanocorypha yeltoniensis)

Lodola del Deserto (Ammomanes deserti) Lodola Zigolo dalla Testa Nera (Pyrrhulauda leucotis) Lodola Alpina (Eremophila alpestris) Cappellaccia (Galerida cristata) Tottavilla o Mattolina (Lullula arborea) Panterana o Lodola o Allodola (Alauda arvensis) Lodola Sentinella (Macronyx capensis) Lodola Corriera del Deserto o Lodola Becco Curvo (Alaemon alaudipes)

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