Uccelli Giratori.

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VITA DEGLI ANIMALI - UCCELLI - GIRATORI

INTRODUZIONE

Con l'ordine dei Colombi, conosciuti anche con il nome di Giratori, incominciamo ad occuparci di quella schiera di uccelli che di preferenza vivono non già sugli alberi o nell'aria, ma a contatto più o meno continuo con il suolo.

Una tendenza di questo genere, naturalmente, non è casuale, ma nasce dalla conformazione fisica degli animali che la possiedono; essa ci rende ragione, ancora una volta, della precisa correlazione che esiste tra i dati morfologici e le abitudini di vita di tutte le specie animali.

Il salto rispetto alle specie più precisamente arboricole non è, com'è logico, brusco, non si pone cioè come una interruzione improvvisa, come cambiamento radicale d'abitudini, ma procede progressivamente:

così, i Colombi sono ancora in buona misura uccelli aerei, che tuttavia mostrano già più spiccate predilezioni a risiedere sul terreno.

Queste predilezioni si mostreranno via via più sensibili mentre ci andremo occupando degli ordini successivi.

Sono uccelli di media grandezza, con il corpo depresso, il collo breve e la testa piccina e ben conformata.

Il becco è sempre corto: debolissimo in alcune specie, è molle alla radice e corneo soltanto alla punta, che appare rilevata, arcuata e munita di un uncino più o meno grosso, mentre le narici sono poste sul davanti ed hanno forma di fessura spesso ricoperte da una parte cartilaginosa cui è sovrapposta la cera.

I tarsi non sono molto lunghi, e solo eccezionalmente piumati fin sotto il calcagno; i piedi hanno quattro dita, tre delle quali rivolte in avanti, divise o tutt'al più parzialmente riunite da una brevissima membrana interdigitale e munite di unghie forti, ma brevi e poco ricurve. Le ali si compongono di dieci remiganti primarie e da undici a quindici secondarie; la coda comprende dodici, più raramente quattordici o sedici penne: per lo più breve e tondeggiante, in qualche caso è lunga e graduata. I sessi differiscono poco tra loro, mentre accentuate differenze si riscontrano tra i giovani e gli adulti. La struttura interna mostra accostamenti e divergenze con quella dei gallinacei. La fronte è larga ed arcuata; la colonna vertebrale comprende da dodici a tredici vertebre cervicali, sette dorsali, in parte saldate l'una all'altra e sette coccigee; lo sterno somiglia a quello dei gallinacei per avere l'orlo posteriore che sporge verso il bacino, ma ne differisce per la distribuzione delle insenature e per la grande altezza della carena; alla forchetta debole ed esile manca l'apofisi inferiore che è sviluppatissima nei gallinacei, mentre il bacino è largo e piatto come il loro. Molle, acuta e a forma di freccia, la lingua è di consistenza cartilaginosa, ed ha l'orlo posteriore finemente seghettato, mentre l'esofago si allarga in una vera ingluvie le cui pareti si ingrossano nel tempo della cova e mostrano sulla superficie interna cellule e pieghe disposte a reticella, dalle quali, con l'accrescersi dell'attività dei vasi sanguigni, trasuda una sostanza lattiginosa, che forma il primo alimento dei piccini: una particolarità che distingue i Colombi da tutti gli altri uccelli. I Colombi sono di indole allegra e vivace, accorta e prudente. Sul terreno non tutte le specie si muovono egualmente bene, ed in generale la brevità delle gambe li costringe, mentre si muovono, a nicchiare ad ogni passo; le specie che camminano meglio sono quelle meno abili nel volo: in genere, però, si tratta di volatori eccellenti, rapidi e robusti. La voce ha un'impronta comune, ma esiste qualche differenza nel variare delle specie: alcuni mormorano suoni cupi e rotti, altri gemono tremuli e sommessi, altri ancora urlano o ridono o mandano suoni pieni e vigorosi, e ve ne sono, infine, che non fanno udire se non uno sgradevole brontolìo. La vista è il senso più sviluppato, seguita dall'udito e, a qualche distanza, dalle altre facoltà; il grado d'intelligenza è invece piuttosto scarso, perché, se è vero che i Colombi sono prudenti, è anche vero che questa prudenza non è tale da consentir loro di distinguere i pericoli reali da quelli apparenti, e di discernere il nemico dall'amico, il cacciatore dall'innocuo contadino: addomesticarli è difficile, perché sono dotati di scarsa memoria ed hanno facoltà intellettuali poco sviluppate, anche se superiori a quelle degli uccelli che vengono dopo di loro. Questi uccelli sono quasi sempre stati presi, nella tradizione, come simbolo di alcune delle virtù più elevate, soprattutto dell'affetto reciproco e dell'amore verso i figli. Queste traslazioni simboliche nascono però soltanto dall'osservazione del portamento dei Colombi: il naturalista, che li studia più da vicino nelle loro abitudini, è costretto ad ammettere che alla base dell'opinione comune esiste ben poco di vero, perché molti, anche se non tutti i Colombi, stabiliscono i loro rapporti in modo tutt'altro che piacevole.

La vantata fedeltà reciproca è tutt'altro che provata, e vi sono moltissimi esempi di infedeltà coniugale; mentre parecchie specie si comportano verso i figli in modo veramente orribile, abbandonandoli non appena si accorgono di qualche intrusione estranea nel nido. Sono inoltre invidiosi, avidissimi, e non sanno cosa siano l'abnegazione ed il sacrificio: guardano con assoluta indifferenza i loro simili e gli altri animali, e si preoccupano solo in presenza delle specie maggiori, mossi da un irresistibile timore. Riguardo alla distribuzione geografica, i Giratori sono uccelli cosmopoliti nel senso più ampio della parola. Vivono in tutte le parti del mondo e in tutte le zone, e solo dalle aride rocce si tengono, in qualche misura, lontani: il maggior numero di varietà lo si incontra nell'Oceania, moltissime specie vivono in Australia, nell'Asia meridionale e in Africa, benché il numero delle specie sia minore, la quantità degli individui è tale che li si trova dovunque, persino in mezzo ai deserti. Mentre certi scendono dagli alberi unicamente per bere, ve ne sono che vivono prevalentemente sul suolo e salgono tutt'al più sui rami meno elevati degli alberi; alcuni amano le fitte ombre dei boschi, altri le rade macchie della steppa. Le specie che abitano le regioni settentrionali compiono regolari migrazioni stagionali, mentre le meridionali fanno solo delle escursioni o sono del tutto stazionarie: queste ultime vivono regolarmente in coppie, mentre le altre, quando si tratta di intraprendere i viaggi, si riuniscono in branchi, che possono diventare veramente sterminati. Le migrazioni dei Colombi raggiungono di rado distanze molto elevate: le specie europee, per esempio, si arrestano nel meridione del nostro continente, o arrivano al massimo all'Africa settentrionale. Gli uccelli di quest'ordine trovano il loro alimento per la massima parte nel regno vegetale. Nell'ingluvie di certe specie si sono trovati insetti, bruchi e piccole lumache, e sappiamo che in certi casi si nutrono dei parassiti che infestano il loro corpo: nella maggioranza dei casi, ad ogni modo, semi, tuberi, radici di svariatissime qualità, bacche e frutta silvane stanno alla base del loro cibo. Quando si tratti di sementi dure, assieme ad esse vengono raccolti frammenti minerali ed altri corpi rigidi destinati ad agevolarne la digestione; tutti poi hanno bisogno di molta acqua, non solo per spegnere la sete, ma anche per inghiottire il nutrimento. Due uova di colore bianco - in casi piuttosto rari il numero si può ridurre ad un solo uovo, o arrivare a tre - costituiscono le covate, che si ripetono generalmente più di una volta l'anno. Il nido viene collocato su alberi e cespugli, negli spacchi dei tronchi e delle rupi e qualche volta anche sul terreno. Si tratta quasi sempre di costruzioni molto sommarie: pochi ramoscelli secchi confusamente ammonticchiati, che non si comprende come possano resistere all'azione del vento e delle intemperie. Nel periodo degli amori, il maschio cerca con infinite moine di procacciarsi le attenzioni della compagna; quando le uova sono state deposte, la aiuta a covarle, ma solo per poche ore nel corso della giornata. I piccoli nascono dopo una incubazione che si protrae per quattordici o venti giorni, e sono ciechi, inerti e ricoperti di un giallo piumino: si nutrono dapprima dei succhi che sgorgano dalle pareti del gozzo della madre e poi con semi preventivamente ammolliti. Restano nel nido finché abbiano imparato a volare, e crescono e si sviluppano poi molto rapidamente: dopo un anno sono già in grado di riprodursi.

TRERONI

I Treroni sono colombi di forme tarchiate, con il becco corto e grosso, i piedi brevi e robustissimi, le ali di media lunghezza, la coda generalmente breve e tronca, composta per lo più di quattordici penne e l'abito elegantissimo, sfumato di solito verso il verde. Vivono nell'India, nelle isole della Malesia, nell'Oceania e nell'Africa, e prediligono i boschi ricchi di alberi fruttiferi, dai quali traggono il loro nutrimento. Sugli alberi sono più abili di tutti gli altri loro affini, e ricordano sotto questo aspetto i pappagalli: corrono velocemente lungo i rami, vi si appendono e assumono atteggiamenti che ai loro simili sono assolutamente impossibili. Dotati di voce alta e sonora, anch'essa assolutamente peculiare, costruiscono il nido sui rami e sulle cime degli alberi, intessendo malamente varie sostanze vegetali, e vi depongono due uova di colore bianco. Allevarli in gabbia è molto difficile, ma non impossibile: bisogna soprattutto badare a non mettere a loro disposizione troppo cibo, perché, voracissimi, finirebbero per ammalarsi. Vivaci e ciarlieri finché siano liberi, in schiavitù ammutoliscono, e sono perciò dei vicini abbastanza noiosi.

COLOMBO PAPPAGALLO (Phalacroteron abyssinica)

Questa specie può veramente prendersi ad esempio per arricchire la descrizione generale riferita alla famiglia dei treroni, perché ne ripete esattamente le caratteristiche essenziali. Ha forme robuste, ali lunghe e coda breve, becco forte, corto, uncinato e nudo alla base, tarsi brevi e quasi completamente piumati e piedi a pianta larga muniti di dita non molto lunghe. La sua lunghezza si aggira sui trenta centimetri, la coda ne misura poco più di dieci, l'ala diciassette e l'apertura alare oltre cinquanta. Il piumaggio è verde-oliva sulle parti superiori e giallo-chiaro sulle inferiori; la testa, il collo ed il petto sono verde-cenere, le scapolari rosso-vino, le copritrici dell'ala nericce e marginate di giallastro, le timoniere cinerine nella parte superiore e a metà nere e grige in quella inferiore, mentre le remiganti sono nericce, e l hanno orli più chiari. L'iride è rosso porpora, circondata da un cerchietto azzurro: un anello perioculare nudo è colorato di grigio rosso con sfumature azzurrognole, il becco è bianco alla base e rossiccio alla punta, la cera rosso-corallo ed il piede giallo-aranciato. Il Colombo Pappagallo vive in tutta l'Africa del centro e del mezzogiorno. In coppie, in famiglie o branchetti che non superano mai i venti individui, vive nelle pianure segnate dalla presenza di alberi fronzuti, o alle pendici dei monti, dove pure gli sia possibile ricorrere alla fresca verdura delle mimose e dei sicomori per sfuggire il caldo delle ore più afose della giornata. Le coppie si dimostrano reciprocamente piene di attenzioni e di affetto, ed il maschio in particolare sembra perennemente preoccupato di riuscire gradito alla compagna: si premono l'uno contro l'altro, si beccano amorosamente, saltellano, battono le ali, e insomma, in queste dolci sollecitudini, sembrano veramente superare tutte le specie affini. Il loro cibo si compone quasi esclusivamente di bacche raccolte sugli alberi, tra i quali si consuma per intero la loro giornata; il nido lo collocano nelle cavità arboree, sottoponendo alle uova uno strato di muschio e di erbe secche. Abbastanza facili da cacciare, devono essere catturati in giovane età se si vuole avere qualche speranza di farli vivere in prigionia; si tratta però in tutti i casi di un'impresa non facile da condurre a termine, soprattutto perché essi abbisognano di un tipo ben determinato di nutrimento e rifiutano tutti gli altri, lasciandosi tristemente morire di fame.

COLOMBI

I Colombi in senso stretto, il tipo dell'ordine che ha il loro stesso nome - ed anche, come sappiamo, quello di Giratori - differiscono dai precedenti per il becco debole, molle e coperto di cera alla base e corneo solo in punta, per i tarsi più alti e la pianta dei piedi più stretta (quindi più adatta a camminare), per la coda tondeggiante e per il piumaggio meno elegantemente colorato. A questa famiglia appartengono tutti i Colombi selvatici che abitano le nostre stesse case, e cioè i Colombi domestici. Le varie specie si diffondono in tutti i Continenti, ma nel mondo antico se ne incontrano in numero maggiore e con una accentuata varietà di forme.

COLOMBACCIO (Columba palumbus)

E' lungo oltre quaranta centimetri, con coda di quindici, ali di ventidue ed apertura alare di sessanta. Il capo, la nuca e la gola sono colorati di azzurro-papavero, il dorso e le copritrici dell'ala sono azzurro-grigio-scuri, il groppone è azzurro-chiaro, il petto grigio-rossiccio, il ventre bianco, la parte inferiore del collo ornata da entrambi i lati da una macchia bianco-lucida e il resto delle parti inferiori azzurro-chiaro; le penne remiganti sono grigio-ardesia, le caudali nero-ardesia con una fascia trasversale chiara, una striscia alla piegatura dell'ala ed una grande macchia sulle timoniere sono bianche. Le femmine si distinguono per le minori proporzioni, ed i giovani per essere colorati in modo meno appariscente. Il Colombaccio si diffonde nell'Europa intera, dalla Scandinavia alle regioni meridionali, e si trova altresì in Asia, dalla Siberia centrale fino ai monti dell'Himalaya: in Italia lo si incontra durante tutto l'anno, ma in numero particolarmente elevato è presente nelle stagioni del passo e del ripasso, cioè nel marzo e nell'ottobre. Le sue migrazioni lo portano a toccare l'Africa settentrionale e l'estremo meridione asiatico. Vero uccello silvano, o almeno arboricolo, lo troviamo in tutti i boschi tanto in pianura che sui monti, in vicinanza dell'abitato o lontano da esso; sembra che preferisca gli alberi resinosi, forse perché i semi di abete e di pino sono fra i cibi che più gli si confanno, e talvolta, ma abbastanza eccezionalmente, si stabilisce anche all'interno dei villaggi e delle città. Il Colombaccio è timido e mobilissimo: cammina speditamente, ma non molto rapido, tenendo il corpo orizzontale e muovendo incessantemente il collo; si tiene posato sulle cime o nascosto tra i rami e vola con velocità ed eleganza, facendo molto rumore quando si leva e sibilando mentre fende l'aria. Il cibo favorito di questi uccelli è dato dai semi degli alberi resinosi: talvolta nell'estate, ne hanno il gozzo ripieno. Li raccolgono da terra o li estraggono direttamente dai frutti delle conifere quando vi siano degli spacchi sufficienti per introdurvi il becco; nella loro dieta rientrano anche varie specie di grani e di semi d'erba, ed eccezionalmente lumache o lombrichi: nell'estate avanzata raccolgono i mirtilli, e nei boschi a foglie caduche le ghiande e i frutti del faggio.

Durante la primavera e l'estate i colombacci si vedono normalmente in coppie, e solo di rado in branchi poco numerosi. Prima dell'accoppiamento il maschio si mostra estremamente inquieto, ma non spiega nei confronti della compagna tutte quelle tenerezze che abbiamo visto essere abituali nella specie precedente. Dopo avere scelto il luogo in cui collocare il nido - per lo più in mezzo al fitto delle fronde o vicino ai tronchi dei grandi alberi - entrambi raccolgono i materiali necessari alla costruzione, ma soltanto la femmina si occupa di disporli. Ramoscelli secchi di diverse qualità compongono il nido, così mal costruito che dal basso è possibile scorgervi le uova, due e di colore bianco-lucido. Nonostante la poca compattezza, l'edificio è abbastanza solido per resistere alle intemperie; alcune volte le coppie non edificano un nido proprio, e si servono di quelli abbandonati da altri animali. Le covate sono complete dalla seconda metà di aprile fino agli ultimi di luglio, ed alla loro incubazione si dedicano entrambi i genitori. In contrasto con quanto si è soliti pensare circa il carattere amorevole dei colombi, è certo che sarebbe impossibile trovare un uccello europeo che si comporti verso le proprie uova e i propri piccini con una indifferenza pari a quella dimostrata dal Colombaccio. Cacciato una volta dal nido, si può essere sicuri che non vi fa ritorno, e, se un piccolo viene rubato, quasi sicuramente gli adulti non si occupano più dell'altro e lo lasciano morire di fame. Quando l'allevamento proceda senza queste difficoltà, i genitori si alternano giorno e notte per riscaldare, specialmente quando la stagione è fredda e piovosa, i loro piccoli implumi, e li nutrono dapprima con la sostanza caseosa che trasuda dalla loro ingluvie, e poi con semi preventivamente ammorbiditi. Dopo che hanno imparato a volare, i piccoli vengono scortati ancora per qualche tempo dai genitori, ed imparano rapidamente a cercarsi il cibo da soli ed a difendersi dai pericoli. Dovrebbe essere cura dell'uomo risparmiare questa specie di uccelli, tra i più benefici per l'opera di distruzione che compiono cibandosi dei semi delle piante nocive: contadini e cacciatori li perseguitano invece in ogni stagione, ad onta della loro diffidenza e delle difficoltà che occorre superare per avvicinarli. In natura, i loro nemici peggiori sono l'astore ed i falchi tra gli uccelli diurni, il gufo reale fra i notturni, ed, inoltre, i vari mammiferi carnivori. In gabbia i colombacci si addomesticano facilmente e resistono per molti anni, ma occorrono cure molto attente per ottenerne la riproduzione. Vivono in buon accordo con i loro affini delle specie più diverse, e non si valgono del diritto del più forte, ma sopportano filosoficamente le noie che a volte procurano loro uccelli anche molto più deboli.

COLOMBELLA (Columba oenas)

La Colombella misura in lunghezza circa trenta centimetri, ne ha poco più di dieci di coda, venti d'ala e oltre sessanta di apertura alare. Il suo piumaggio è azzurro-papavero sul capo, sul collo, sulle copritrici delle ali, sulla parte superiore del dorso e sul groppone; la parte inferiore del dorso è azzurro-grigia, la regione del gozzo rosso-viva, il resto delle parti inferiori di un pallido azzurro-papavero. Le remiganti e le estremità delle timoniere sono azzurro-ardesia, e sopra le ali è disposta una fascia incompleta di tonalità più scura; l'iride è bruno-scura, il becco rosso-carne con punti bianchi alla radice e per il resto giallo-pallido, e i piedi sono rosso-scuri. Le zone di diffusione di questi uccelli coincidono all'incirca con quelle del colombaccio, ma essi sono dovunque più rari, perché hanno bisogno per risiedere di vecchi tronchi forniti di opportune cavità. Abitano in ogni tipo di boschi, e non di rado anche sugli alberi sparsi nei campi, magari a pochissima distanza dai villaggi e dalle zone abitate. Rispetto al colombaccio, la Colombella è meno rapida; appare, tuttavia, più abile nei movimenti, cammina meglio e tiene il corpo più eretto, vola bene e, per posarsi, scende ondeggiando dolcemente e senza rumore. Anche la sua voce è diversa, e si sente non solo nelle ore del mattino, del primo pomeriggio e della sera, ma durante tutto il giorno, specialmente quando il maschio si tiene accanto alla femmina che cova ed ai piccini. Il suo nutrimento comprende granaglie di ogni genere, raccolte nei campi e nei prati in due successive riprese, una la mattina per tempo e l'altra fra le tre e le quattro del pomeriggio. Appena giunge la primavera, le coppie, che costituiscono un modello del più fedele amore coniugale, scelgono una opportuna cavità e vi depongono le uova. La prima covata si verifica al principio di aprile, ed altre due ne seguono nel corso dell'anno se la coppia non viene disturbata, sempre in una cavità differente, perché ogni volta il luogo prescelto si riempie a tal punto di immondizie da diventare inabitabile. Siccome nel corso dell'estate ciascuna coppia ha bisogno di parecchie cavità, succede spesso che per trovarle sia costretta a combattere accanitamente contro gli affini e contro i picchi, gli storni, le gazze marine e le taccole, obbligata più volte a cedere il campo, perché tutti questi uccelli sono di forza maggiore. Verso le uova e verso i piccoli le colombelle si comportano molto amorevolmente, ben diverse in questo dai colombacci; avviene spesso che la femmina, per non abbandonare le uova, si lasci afferrare con le mani, ed in ogni caso ritorna al nido minacciato. I suoi nemici naturali sono gli stessi del colombaccio, ed è stato osservato con meraviglia che alcune volte essa abita in buona compagnia con i suoi peggiori nemici: mio padre vide abbattere una quercia nella quale erano due cavità, l'una occupata da una coppia di colombi e l'altra da quattro piccini di martora. In gabbia questa specie si addomestica più facilmente della precedente, si riproduce e in alcuni casi perfino si accoppia con i piccioni torraioli.

PICCIONE TORRAIOLO (Columba livia)

Fra i colombi, il più importante è il Piccione Torraiolo, progenitore della nostra razza domestica, che gli assomiglia non solo nel colorito, ma, ancora, e completamente, nei costumi. In lunghezza misura circa trentatré centimetri, la coda sta sui dieci, le ali poco oltre i venti e l'apertura alare sui sessanta. Le sue parti superiori sono di colore azzurro-cenere e le inferiori azzurro-papavero. Il collo fino al petto è colorato di ardesia-scuro, la regione inferiore del dorso è bianca, due fasce nere attraversano le ali, le penne remiganti sono cinerine, le timoniere azzurro-papavero e nere agli apici, le esterne con il vessillo esterno bianco; l'occhio è sulfureo, il becco azzurro-chiaro alla radice e per il resto nero, e il piede rosso-azzurro scuro. Tra maschio e femmina non si hanno differenze notevoli di colore, mentre i piccoli sono più scuri degli adulti. Il Piccione Torraiolo, assieme con una specie diffusa soprattutto nelle zone meridionali e praticamente identica per quel che riguarda i costumi, si estende su tutta Europa e per buona parte dell'Asia e dell'Africa del nord. Si distingue da quasi tutte le altre specie, perché sceglie come dimora le rupi e le vecchie muraglie, evitando gli alberi; abbonda fra gli scogli e le caverne degli arcipelaghi rocciosi, nelle isole abitate e in quelle disabitate, nascondendosi così bene che è estremamente difficile scoprirne i nidi. Anche quando si avvicina ai luoghi abitati, non depone l'innata selvatichezza, ed è così abile nel volo che i corvi ed i gabbiani non riescono ad arrecargli alcun danno. Nelle regioni meridionali il Piccione Torraiolo è stazionario, mentre si allontana da quelle settentrionali in numerosi stormi, che non si disuniscono finché soggiornano nei paesi di svernamento. Spesso ai loro viaggi si uniscono le cornacchie e le taccole. Il suo comportamento si avvicina notevolmente a quello del piccione domestico: più agile e veloce nel volo, è altrettanto timido, cammina bene, nicchiando continuamente col capo, s'innalza nell'aria battendo le ali, vi si muove egregiamente con un leggero sibilo e prima di posare si libra. Generalmente evita di posarsi sugli alberi, una regola alla quale sfugge soltanto in pochi luoghi, per esempio in Egitto, dove si sofferma regolarmente sulle palme. Per cercare il cibo corre per diverse ore sul terreno, e quando deve bere ama sguazzare per qualche tempo nell'acqua. Sensi e facoltà intellettuali sono bene sviluppati, e fanno dei piccioni torraioli e dei loro discendenti domestici degli uccelli intelligenti e pieni di prudenza; nel carattere si mescolano qualità buone e cattive. Normalmente sono pacifici, meglio ancora indifferenti verso gli altri animali, e vivono tra loro in buona armonia; nel tempo degli amori la gelosia ridestata li spinge ad azzuffarsi in combattimenti, che tuttavia durano poco e non hanno mai gravi conseguenze. Gelosi del cibo scoperto, cercano di sottrarlo agli altri nascondendolo con le ali allargate, ma la socievolezza, che è un tratto essenziale del Loro carattere, ha ben presto il sopravvento: in caso di pericolo o di tempo cattivo l'egoismo lascia rapidamente il posto a sentimenti più generosi. La voce si compone di suoni cupi, ciascuno accompagnato da inchini e movimenti del capo che si succedono con velocità crescente. Le coppie non si separano mai e si mantengono fedeli anche al di fuori del periodo della riproduzione: qualche eccezione non fa che confermare la regola generale. Non appena abbia scoperto un luogo adatto per stabilirvi il nido, il maschio vi si colloca e geme per richiamare la femmina: questa accorre con la coda allargata e strisciante, ed incomincia allora una serie di manifestazioni di affetto particolarissimo. Prima di accoppiarsi, maschio e femmina si strisciano l'uno contro l'altra, accostano i becchi come per baciarsi; poi si atteggiano maestosamente si innalzano battendo vigorosamente le ali, si acquietano e si ravviano le piume. L'accoppiamento si ripete per diversi giorni, dopo di che il maschio incomincia ad approntare i materiali per la costruzione del nido, incombenza alla quale si dedica specialmente la compagna. Un confuso ammasso di ramoscelli secchi, steli e pagliuzze leggermente depressi nel mezzo serve ad accogliere le due uova, bianche e di guscio liscio: alla cova si dedicano entrambi i coniugi, ma il maschio per un tempo piuttosto limitato - non più di tre ore nel corso della giornata - che gli sembrano tuttavia già troppe a giudicare dalle grida che lancia per chiamare la compagna a sostituirlo. La cova dura per sedici o diciotto giorni, durante i quali il compito principale del maschio sta nel vegliare in prossimità del nido per proteggere la compagna da ogni possibile disturbo: in questo periodo esso non permette a nessuno di avvicinarsi, nemmeno alle femmine della sua stessa specie. I piccoli nascono ciechi e completamente inerti, e vengono alimentati dapprima con i succhi lattigginosi del gozzo e poi con semi ammolliti; solo dopo qualche tempo i genitori cominciano a somministrar loro semi duri, mescolati a pezzetti di argilla e pietruzze, destinati a facilitarne la digestione. Nel breve volgere di quattro settimane i piccoli sono cresciuti e si può dire che ormai siano praticamente indipendenti. I genitori, tuttavia, li scortano ancora per qualche tempo, poi li abbandonano e passano ad una seconda cova. Il Piccione Torraiolo conserva sempre, anche in cattività, qualcosa del proprio spirito d'indipendenza e del carattere schivo che lo distingue, e, anche tolto dal nido in giovane età, è difficile che si comporti con piena confidenza nei riguardi del padrone. Quelli che sono addomesticati da generazioni, naturalmente, si comportano in modo molto diverso: come se il trascorrere del tempo e il progressivo mutare delle abitudini di vita avessero inciso profondamente sul loro carattere al punto da renderlo addirittura irriconoscibile.

Piccione selvatico

COLOMBI CUCULI

Si dà il nome di Colombi Cuculi a quella famiglia di giratori i cui membri sono caratterizzati da forme snelle, testa piccina, ali piuttosto brevi, coda lunga e piedi corti. Si tratta di un gruppo non molto ricco di specie, rappresentato tanto nell'antico quanto nel nuovo mondo; di tendenze molto socievoli, ve ne sono che si raccolgono in branchi addirittura sterminati, così ricchi che riesce praticamente impossibile dare una indicazione anche approssimativa del numero di individui che ne fanno parte. Il loro alimento consiste soprattutto in varie specie di frutta raccolte nei boschi o nei folti giardini. Limiteremo la descrizione alla specie più nota, che è anche la più importante.

COLOMBA MIGRATRICE (Ectopistes migratorius)

Mio padre diede il nome di Uccelli Zingari ad alcuni rappresentanti di questa famiglia, la cui vita si svolge appunto all'insegna di un continuo peregrinare che richiama alla mente quello delle perennemente instabili tribù gitane. La Colomba Migratrice appartiene a questo gruppo, e ne è anzi il membro più ragguardevole: essa si stabilisce ora in un punto ora in un altro delle sterminate selve dell'America settentrionale, si propaga in numero strepitoso, consuma tutti i viveri del territorio dove si sofferma e riparte, continuamente spinta dal bisogno di soddisfare le proprie necessità vitali, enormemente moltiplicate per l'incredibile ampiezza quantitativa dei branchi dei quali regolarmente fa parte. Uccello di forme robuste, con il collo lungo, la testa piccola, il becco di media lunghezza e piuttosto sottile, ha inoltre ali lunghe e aguzze, coda lunga e graduata, ad eccezione delle due penne mediane, che sono piuttosto abbreviate, tarsi corti ma robusti. La sua lunghezza si aggira sui quaranta centimetri, venti dei quali fanno parte della coda; le ali stanno sui diciotto, e l'apertura alare sui sessanta. Queste misure vanno alquanto ridotte per gli individui di sesso femminile. Nel suo piumaggio predomina il colore azzurro-ardesia, che sulle parti inferiori sfuma verso il grigio-rossiccio; i lati del collo hanno riflessi violetti, il ventre ed il sottocoda sono bianchi, le remiganti nericce con margini candidi, le timoniere centrali e le laterali grigio-chiare, con macchie rosso-brune ed una nera distribuite sul pogonio interno. L'occhio è rosso, il becco nero ed il piede rosso-sangue. Oltre che per le proporzioni minori, particolare al quale s'è già accennato, la femmina è distinta dal predominante colore cinerino del dorso, dal grigio-biancastro del groppone e dal bruno-rosso delle copritrici centrali della coda. La Colomba Migratrice si incontra dalla baia di Hudson fino al Golfo del Messico, e dalle Montagne Rocciose fino alla costa orientale degli Stati Uniti. Non è sempre egualmente numerosa: ad oriente sembra che sia più numerosa che altrove, ed anzi gli scrittori più degni di fede, come l'Audubon ed il Wilson, hanno raccontato a questo proposito cose che un lettore europeo stenta veramente a credere. Dicono che gli stuoli di queste Colombe sono tali da offuscare il sole, che selve estesissime si essiccano per la grande quantità di acre sterco che esse vi lasciano, che i rami più robusti si spezzano sotto il loro peso e che comitive intere di persone, compresi gli animali che hanno al seguito, si alimentano per settimane con le loro carni dopo ogni passaggio. Volano con straordinaria velocità, battendo rapidamente le ali, e sono in grado di reggere a percorsi incredibilmente lunghi con insospettabile velocità. Il volo, del resto, è il loro mezzo di vita più importante, perché appunto spostandosi continuamente esse riescono a rintracciare sempre nuove occasioni per cibarsi: le migrazioni che compiono non sono mai in funzione delle stagioni o della temperatura, ma unicamente dell'alimentazione. Con la forza delle ali sono in grado di fare cose a stento immaginabili, superando in pochi giorni enormi distanze: nei dintorni di New York se ne uccisero che avevano ancora il gozzo pieno di riso, e non potevano essersene cibate che nei lontani campi della Georgia e della Carolina! La forza del volo si accompagna all'acutezza della vista, che consente loro di scoprire il cibo di cui abbisognano nei Paesi che vengono via via sorvolando: si è notato che nelle regioni incolte si tengono a quota elevata, mentre si abbassano quando trascorrono sui boschi che promettono qualche alimento. I racconti che i naturalisti americani ci hanno lasciato riguardo alle colombe migratrici peccano qualche volta, può essere, di eccesso, e lasciano qualche posto all'esagerazione. Tuttavia, della serietà di certi nomi non si può dubitare: anche facendo alcune doverose riduzioni, non è certo il caso di prendere per favole le loro descrizioni, che anzi costituiscono quanto di più preciso e scientificamente responsabile si sia scritto sull'argomento. Ecco quello che dice Audubon: «Tosto che le colombe scoprono l'alimento, cominciano a volteggiare allo scopo di esplorare la zona. Il manovrare di quelle fitte masse ci offre uno spettacolo singolare. A seconda del movimento, volgono allo spettatore ora la parte superiore, ora l'inferiore, e la massa appare quindi ora azzurra, ora porporina. Ad intervalli corrono al basso scomparendo anche fra il fogliame, ad un tratto poi s'innalzano e volano a maggiore altezza. Scendono finalmente a terra, ma alla minima apparenza di pericolo fuggono con immenso fragore e cercano di allontanarsi dalla minaccia: quindi la fame le costringe a scendere nuovamente sul suolo. Appena a terra, frugano tra le foglie avvizzite in cerca di ghiande, e alcuni branchi si innalzano e, sorvolando la massa principale, si vanno a fermare in un punto vicino. Questo movimento avviene con tale velocità e frequenza che l'intiera massa appare in continuo movimento. Immensa è la quantità di cibo che prendono da terra, e la raccolta è così diligente che invano se ne cercherebbe, dopo, qualche avanzo. Divorano con tale avidità che spesso, per inghiottire una noce o una ghianda, le vidi accasciarsi come soffocate. Dopo che si sono saziate, si portano sugli alberi per riposarsi e digerire, e sui rami corrono allegramente in su e in giù, allargando la bella coda e muovendo graziosamente il collo. Verso il tramonto del sole volano in grandi masse ai luoghi ove intendono pernottare, spesso a centinaia di migliaia dal punto in cui si sono fermate a mangiare». Riguardo al processo di riproduzione, sempre lo stesso Audubon ci informa che il nido viene posto su piante molto alte in zone ricche di cibo e vicine all'acqua, in questo periodo l'uccello sussurra in toni, che, sebbene sommessi, sono più forti di quelli dei nostri colombi domestici; il maschio si pavoneggia superbo, mentre segue dappertutto la femmina con gli occhi scintillanti, si alza in volo per brevi tratti, ritorna per accarezzare dolcemente la compagna lisciandola con il becco e le porge il cibo che porta per lei dentro il gozzo. Poco dopo, entrambi si dedicano alla costruzione del nido, che consta di pochi rami secchi, collocati su qualche biforcazione. Sullo stesso albero si possono spesso contare decine e decine di nidi, nei quali la femmina depone due uova di colore bianco; è essa che si dedica alla cova, mentre il maschio le porta gli alimenti e la tratta con grande tenerezza e affetto. Non appena i piccini sono sgusciati, arriva il più terribile avversario della Colomba Migratrice: l'uomo riprende la sua opera di distruzione, e si ripetono le scene da tregenda che abbiamo già visto verificarsi in diverse circostanze. Anche in questa occasione migliaia e migliaia di uccelli vengono uccisi; si abbattono gli alberi e i rami, i nidi crollano sul terreno ed i piccoli muoiono, mentre i genitori si aggirano disperati intorno alle dimore distrutte e vengono a loro volta sterminati senza alcuna pietà. Anche in questi casi all'opera dell'uomo si associa quella degli uccelli da preda, che vengono a banchettare nell'incredibile e ricca confusione del momento. Si potrebbe credere che queste stragi abbiano per effetto la progressiva distruzione di questa specie di volatili, ma essi vi sopperiscono con la loro grande prolificità. Del resto, sappiamo bene che anche in Europa si compiono verso determinati uccelli delle distruzioni altrettanto spietate, forse meno violente e spettacolari ma certo più continue, sistematiche: tordi e cincie, per esempio, vengono massacrati in continuazione ed in ogni luogo, mentre le stragi di colombe migratrici avvengono solo in luoghi determinati ed in precisi periodi dell'anno. In schiavitù, i nostri uccelli si adattano bene e rapidamente, e, se li si cura, vivono a lungo e si propagano senza difficoltà. Ormai, non c'è collezione ornitologica di qualche valore che ne sia priva.

TORTORE

Le Tortore formano una famiglia numerosa e molto omogenea; hanno forme snelle, testa piccola, ali e coda lunghe, piedi anch'essi relativamente lunghi e adatti per camminare sul suolo. Vivono in tutti i continenti, ma soprattutto l'Asia e l'Africa ne sono ricche. Per la maggior parte preferiscono i radi boschetti, compresi quelli sparsi nelle aride pianure; alcune specie amano le selve vergini ed umide e cercano la vicinanza dell'acqua. I loro costumi richiamano da vicino quelli degli altri colombi, superandoli forse per la grazia dei movimenti, la rapidità del volo e l'amabilità della voce. Sempre di indole molto socievole, in alcuni casi si riuniscono in stormi numerosissimi che eguagliano quelli delle colombe migratrici nell'America settentrionale.

Tortora

Collocano generalmente il loro nido o tra i bassi sterpi a poca altezza dal terreno o addirittura, in alcuni casi, sul terreno stesso, e non lo costruiscono meglio delle specie affini delle quali abbiamo già parlato. Poiché si nutrono di svariate specie di sementi, sono molto facili da allevare, e bastano le cure più elementari per ottenerne la riproduzione; si accoppiano facilmente anche con le specie affini, dando vita ad ibridi non meno fecondi.

TORTORA (Streptopelia turtur)

Si riconosce per le forme snelle, il becco rettilineo e alquanto alto, i piedi lunghi ed esili, le ali anch'esse lunghe e la coda allungata e tondeggiante. Misura in lunghezza poco meno di trenta centimetri, ne ha dodici di coda, quindici d'ala e più di quarantacinque di apertura alare. Nelle parti superiori il suo piumaggio è di colore generale grigio-bruno-ruggine, con le singole penne marginate di bruno e macchiate di nero e cinerino nel mezzo; l'alto del capo e la parte posteriore del collo sono celesti, i lati del collo segnati da quattro striature trasversali nere con margini argentei, l'ingluvie e la parte superiore del petto rosso-vino e il resto delle parti inferiori che dal grigio-rosso-azzurrognolo va progressivamente sfumando nel grigio-biancastro. Le remiganti primarie sono grigio-nere, le secondarie azzurro-cenere, le scapolari nericce con larghi margini rosso-ruggine, l'occhio giallastro, il becco nero e il piede rosso-carminio. Le tortore si diffondono in gran parte del l'Europa e dell'Asia, restando escluse o trovandosi unicamente per esemplari isolati nelle regioni più settentrionali; al sopravvenire della fredda stagione intraprendono regolari viaggi di migrazione dirette verso il Continente africano, oppure verso l'estremo meridione dell'Asia. Stormi numerosissimi se ne incontrano nelle isole Canarie e ravvivano con il loro lieto mormorare i numerosi avvallamenti e le pianure di quelle regioni; non meno numerose sono, in tutte le stagioni dell'anno, nelle aride pianure della Grecia, mentre in Italia risiedono soltanto nella buona stagione, allontanandosene alla fine dell'autunno e ricomparendovi in aprile. Nel centro d'Europa compaiono nel medesimo tempo. Questi uccelli accoppiano all'elegante aspetto l'amabilità dell'indole della quale tuttavia si sono forse fatte lodi esagerate: i movimenti graziosi, la dignità del portamento, i flebili suoni della voce sono destinati a colpire l'osservatore, la cui ammirazione aumenta ancora quando abbia l'opportunità di ammirarne l'affetto coniugale; anche la Tortora ha però i suoi difetti: la tenerezza di cui è capace non supera quella degli altri uccelli e la sua fedeltà ne è probabilmente molto minore. Cammina con scioltezza ed eleganza, vola agile e leggera eseguendo le più difficili evoluzioni; posata sulla cima di un albero o di un cespuglio, emette, gonfiando il collo ed abbassando alquanto il capo, il suo verso, che è riprodotto assai bene dal nome latino ed anche da quello italiano, e ad esso intercala un leggero scoppiettìo, che deriva dalla rapida respirazione. Il verso è anzitutto espressione d'amore, e lo si ode perciò più frequentemente nel periodo della riproduzione; per corteggiare la compagna il maschio, dopo aver cantato, sale in linea obliqua agitando le ali, scende lentamente e ritorna al medesimo punto per rinnovare ancora più caldamente i propri inviti. Durante tutto il tempo della cova i coniugi restano fedeli l'uno all'altro e, se uno perisce, l'altro si dimostra inconsolabile: ad ogni modo è senza fondamento l'opinione secondo cui il coniuge superstite muore di dolore. Dal momento in cui rimpatriano fino ad agosto si dedicano alla riproduzione nidificando due e anche tre volte all'anno. Maschio e femmina si dedicano assieme alla costruzione del nido, intessendo sommariamente ramoscelli, radici ed eriche in una costruzione piatta e leggermente depressa nel punto destinato ad accogliere le uova: il complesso è così leggero e trasparente che dalla base dell'albero sul quale è collocato si può scorgere ciò che contiene, e sarebbe destinato ad essere rovesciato dai venti se non lo proteggesse la posizione stessa in cui è posto. Maschio e femmina si alternano anche nella cova, e nutrono poi i piccoli al modo stesso degli altri colombi. L'abilità nel volo salva la Tortora da molti nemici, ma, naturalmente, può spesso accadere che i piccoli soggiacciano alle insidie dei rapaci e dei piccoli carnivori. In gabbia si addomestica facilmente, supera i suoi simili per bellezza e per amabilità, e si induce facilmente tanto all'accoppiamento che alla riproduzione.

TORTORA DAL COLLARE o TORTORA COMUNE (Streptopelia risoria)

Le differenze fra questa specie e la precedente sono quasi insignificanti: la Tortora dal Collare misura in lunghezza circa trenta centimetri, ne ha cinquanta di apertura alare, quindici d'ala e dodici di coda, ed è colorata di giallo-isabella, più scuro sul dorso, più chiaro sul capo, sulla gola e sul ventre, mentre ha le remiganti nericce e la nuca segnata dalla consueta fascia nera. L'occhio è rosso-chiaro, il becco nero e il piede color carminio. Le zone di diffusione di questi uccelli comprendono la maggior parte dell'India, l'isola di Ceylon, lo Yemen e una larga porzione dell'Africa orientale. In India li si incontra su alberi e cespugli a breve distanza dai campi coltivati, ma non sono tuttavia assenti dalle giungle compatte e dai luoghi aridi e squallidi. In Africa, sul cominciare della stagione secca, se ne vedono stormi compatti che impiegano per trascorrere fino ad un quarto d'ora, e, quando scendono sul terreno, lo ricoprono a perdita d'occhio; questi branchi si muovono e si fermano in rapporto con la presenza del cibo, e percorrono le steppe per diverse settimane. Durante gli altri mesi dell'anno vivono in coppie o in piccole famiglie; la voce, che ha loro meritato l'epiteto scientifico di risoriae, è in realtà un suono cupo e cavernoso, ben diverso da quello di una risata. A quanto pare, in India cova in tutte le stagioni, mentre in Africa incomincia a riprodursi con le prime piogge e termina col chiudersi della stagione che da esse prende nome; nel periodo amoroso il suo comportamento è praticamente uguale a quello degli affini, il nido non è più compatto del loro e le uova ed i piccoli vengono trattati con la medesima tenerezza. Alla vita di schiavitù questi uccelli si abituano senza difficoltà, riproducendosi anche più facilmente delle tortore comuni. Non sempre il modo di dire «dolce come una tortora» si applica loro esattamente: accade a volte che, rinchiusi nello stesso ambiente con altri uccelli, li trattino arrogantemente e mostrino nei loro riguardi una grande intolleranza.

COLOMBA MINORE (Chalcopelia afra)

Oltre alle diverse tortore citate finora, vive nell'Africa centrale una graziosissima specie, che, con alcune affini, si riconosce anzitutto per la coda breve e tondeggiante, per i piedi a tarsi alti e per i riflessi metallici delle penne remiganti. Si tratta della Colomba Minore, un uccello lungo circa diciotto centimetri, con coda di otto e ali di dieci; il suo piumaggio è bruno-terra sulle parti superiori, cinerino sull'alto del capo, bianchiccio sulla gola e sulla fronte e nero sul groppone; le parti inferiori sono grigio-rossicce e sfumano verso il bianco sul ventre, le remiganti sono bruno-nere con riflessi metallici azzurrognoli, le timoniere hanno un aspetto analogo con l'eccezione delle laterali, che sono completamente nere. L'occhio è rosso, il becco nericcio e il piede giallo-rosso. La Colomba Minore vive in tutta l'Africa meridionale e orientale, ed è rappresentata nelle regioni occidentali dello stesso continente da una specie assai affine. Normalmente accoppiata, popola i bassi e intricati cespugli, trascorrendo le proprie giornate fra le macchie ombrose, dalle quali non si allontana che per brevi istanti, allorché è spinta dal bisogno di dissetarsi. Pacifica e innocua, predilige la pace e la solitudine, e il suo comportamento non è meno grazioso delle sue forme. Non è facile da scorgere a cagione della scarsa praticabilità dei luoghi in cui abitualmente risiede: molto di rado esce dai cespugli preferiti per correre all'aperto, e, appena può, torna a nascondervisi. Del resto, i siti in cui abita sono così ricchi di semi, specialmente quelli di piante rampicanti, che le riesce facilissimo trovare tutto ciò di cui ha bisogno.

COLOMBI RALLIDI

Appartengono a questa famiglia quelle specie che si distinguono soprattutto per i tarsi alti, e che vivono perciò esclusivamente sul terreno. Sono diffusi in tutti i continenti eccettuata l'Europa, ed hanno per altri caratteri comuni le ali brevi o di media lunghezza, la coda ora breve e retta, ora leggermente arrotondata, in alcuni casi prolungata e cuneiforme. Nel modo di vivere segnano il passaggio fra i colombi e i gallinacei: alcune specie si accostano molto a certe pernici, al punto da ingannare gli osservatori non abbastanza esperti.

CUCULÌ (Melopeleia meloda)

E' la specie più nota di un gruppo che si avvicina alle tortore, ed è caratterizzata da ali e coda piuttosto lunghe e da larghi spazi nudi intorno all'occhio. Misura trenta centimetri di lunghezza e ne ha diciassette d'ala; il suo piumaggio è colorato di bruno-cannella sulle parti superiori e di bruno-scuro sulle inferiori, mentre il groppone è azzurro-grigio, la parte inferiore del collo e la regione della gola sono bruno-rosse, la parte inferiore del petto ed il ventre grigiastri, le penne remiganti bruno-scure con margini bianchi e le timoniere grigio-nere con la punta bianca orlata di nero. Una macchia nera e allungata di forma ovale è posta al di sotto della regione auricolare, l'occhio è azzurro-scuro, il becco nero ed il piede rosso. Originario delle regioni occidentali dell'America del sud, il Cuculì si distingue particolarmente per il melanconico verso, che suona appunto come il nome che gli è volgarmente attribuito, e viene ripetuto per parecchie volte di seguito. Tanto in libertà che in gabbia non presenta differenze di qualche rilievo dalle tortore, sia quelle comuni che quelle dal collare. In gabbia vive abbastanza facilmente e si adatta senza difficoltà ai nostri climi.

COLOMBA PASSERINA (Pyrgitoenas passerina)

Appartiene alle specie più piccole dell'ordine, conosciute in generale con il nome di colombi-passeri: ha forme tarchiate, collo breve, testa piccola, becco corto, rettilineo e debole, piedi scarsi, ali medie e coda piuttosto breve e tondeggiante. La Colomba Passerina misura in lunghezza poco più di quindici centimetri, e ne ha sei di coda, otto di ala e venticinque di apertura alare. Il suo piumaggio è cinerino sull'alto del capo e sulla parte superiore del collo, grigio-bruno sul groppone e bianchiccio sulla gola, mentre il petto e la parte anteriore del collo hanno le singole piume marginate di bruno-scuro, colore che si ripete sulle remiganti. Le timoniere sono nere, con margini bianchi su quelle laterali, le copritrici dell'ala presentano delle macchie rotonde con riflessi d'acciaio, l'occhio è rosso arancio, il becco rosso-pallido e il piede bruno-carne. Diffusa nelle regioni meridionali degli Stati Uniti e nell'Arcipelago delle Antille, nel settentrione americano la si incontra soltanto come uccello di passo, oppure limitata alle zone costiere. Vera colomba di terra, gareggia nella corsa con i gallinacei e solo di rado si decide a volare, percorrendo tratti molto brevi e tenendosi sempre rasente al suolo con un rumoroso agitare delle ali. Nei mesi della primavera i boschi risuonano del verso sonoro e dolce della Colomba Passerina, ed è allora abbastanza agevole scoprirne il nido piuttosto vasto e solido, collocato nei bassi cespugli e intessuto di rami secchi e di tenere erbette. Nell'aprile vi si trovano due piccole uova bianche, ed altre due nel giugno; il maschio, mentre la compagna cova, si comporta allo stesso modo di quello della tortora dal collare, ma è più battagliero e coraggioso contro gli avversari, anche i più grandi e potenti. Il nutrimento di questi uccelli comprende piccole sementi di diverse qualità, riso e piccole bacche: per agevolare la digestione essi raccolgono anche dei piccoli sassolini. Secondo l'usanza dei gallinacei, amano voltolarsi nella sabbia, e spesso si raccolgono in gran numero entro piccoli spazi per compiere questa operazione.

COLOMBA SPARVIERO STRIATA (Geopelia sinnica)

E' un uccello piccolo e grazioso, con ali leggermente tondeggianti, coda lunga quanto l'ala e abito generalmente disegnato a strie. La sua lunghezza è di circa ventitré centimetri, ali e coda ne misurano dieci, ed il piumaggio è di colore bruno-terra con fasce distribuite tanto sulle parti superiori che sulle inferiori. In particolare, sulle parti superiori tutte le piume sono marginate di nero e sulle inferiori hanno fini fasce dello stesso colore; la gola e la fronte sono cinerine, il ventre è bianchiccio, le remiganti e le copritrici centrali della coda sono bruno-bronzo, le piccole copritrici delle ali sono bruno-rosse e punteggiate di nero e le caudali laterali nerissime alla base e bianche all'estremità. L'occhio è bruno-chiaro, il becco giallo-chiaro ed il piede giallo-scuro. Le isole della Sonda e le Molucche sono la vera patria della Colomba Sparviero Striata, che si incontra anche nei paesi circonvicini. In Europa è stata da tempo introdotta e studiata nel suo comportamento in gabbia: a questo proposito, debbo dire che, per quanto ho potuto io stesso osservare, le lodi che ho inteso tessere sull'amabilità e sulla gaiezza di questi uccelli mi sembrano almeno eccessive, poiché essi hanno l'usanza di restare per ore ed ore immobili e tranquille, muovendosi soltanto per mangiare e per bere. In generale, li si può considerare abbastanza noiosi, quanto poi alle loro abitudini in libertà, quello che ne sappiamo non ce li fa apparire diversi dalla regola generale della loro famiglia e delle famiglie affini.

COLOMBA DALLA CODA CONICA (Stictopelia cuneata)

Originaria dell'Australia, la Colomba dalla Coda Conica si distingue dalla precedente per la coda alquanto più lunga e graduata, e per il disegno a gocce del piumaggio. Le piume della testa, del collo e del petto sono di colore grigio, il dorso e le spalle sono bruno-cannella, le copritrici dell'ala grigio scure; due macchie bianche adornano la regione scapolare e sono circondate da una linea nera, il ventre e le copritrici inferiori dell'ala sono bianchi, le remiganti brune con il vessillo interno rossiccio e le timoniere e le centrali grige con gli apici neri, le altre nero-grige alla radice e bianche in punta. Alquanto più piccola del maschio, la femmina è, inoltre, colorata di bruniccio sull'occipite, sul collo e sulle parti superiori, ed ha macchie meno regolari sulle ali; come il compagno, ha gli occhi di una vivace tonalità di rosso, il cerchio perioculare rosso-pallido o giallo-verde, il becco olivastro e il piede rossiccio o anche gialliccio. Le misure sono comprese tra i venti centimetri circa della lunghezza, gli otto delle ali e i poco più che dieci della coda. Usa a cibarsi di diverse qualità di cibi, depone le proprie uova in un nido leggero, ma costruito con cura, e collocato su qualche biforcazione a poca altezza da terra. Al suo interno si trovano, nella stagione adatta, le solite due uova bianche.

COLOMBI CORRIDORI

Alcuni colombi, o giratori, dalle forme tozze e robuste, con ali tondeggianti, piedi alti e tarsi grossi muniti di brevi dita, sono di solito collocati nella famiglia dei Colombi Corridori, originaria dell'America meridionale e centrale. Limitiamo la descrizione ad una sola specie, la più singolare e nota del gruppo, del quale essa riunisce praticamente tutti i principali caratteri.

COLOMBA PERNICE (Starnoenas cyanocephala)

Si tratta di un bellissimo uccello, lungo trenta centimetri e fornito di ali e coda, entrambe aggirantisi sui tredici: l'apertura alare raggiunge i quarantadue centimetri. Le sue forme sono robuste, le ali brevi, la coda è di media lunghezza e arrotondata, il becco forte ed arcuato, il piede lungo, a tarsi grossi e fornito di dita brevi fortemente unghiate; ricco e resistente è il piumaggio, interrotto da una stria nuda, che rappresenta le redini ed è rivestita di piccoli bitorzoli ovali. Il colore predominante, bruno-cioccolato, si muta sulle parti inferiori in bruno-rosso, mentre l'alto del capo e alcune piumette dure ai lati e al di sotto della gola sono azzurro-ardesia; il viso, la nuca e la gola sono neri, le redini e una fascia che circonda la gola bianche, le remiganti bruno-scure con margini bruno-rossi sul davanti e cinerini nella parte inferiore. L'occhio è bruno-scuro, il becco rosso-corallo alla radice e azzurrastro in punta, il piede rossiccio, rosso-azzurrognole le dita e celesti le loro articolazioni. La Colomba Pernice è originaria dell'isola di Cuba, da cui si allarga a settentrione fino alla Florida ed a mezzogiorno fino al Venezuela; a quanto pare, visita anche le regioni superiori del Brasile e l'isola di Giamaica. Ama tenersi al riparo delle foreste vergini, tra le cui verzure la sua indole timida e schiva trova a tutto suo agio quanto è necessario per sfuggire le insidie e gli sguardi indiscreti, sugli alberi più alti di prima mattina, tra i cespugli nelle ore più calde del pomeriggio, è sempre estremamente difficile da scoprire e da osservare, e spesso il naturalista che la cerca è costretto a rinunziare ad inseguirla dopo aver, senza costrutto, consumato gran parte del suo tempo. Anche il nido viene predisposto da questi uccelli, avendo cura di trovare posizioni perfettamente occultate e protette tra le più cupe ombre del bosco, e consta dei consueti ramoscelli secchi sommariamente intessuti.

FAPI

Le Fapi, originarie dell'Australia, appartengono anch'esse al novero di quei colombi che amano trattenersi sul terreno, ma si distinguono da quelli menzionati precedentemente per avere i piedi a tarsi brevi e dita lunghe. La loro mole è relativamente grande e robuste ne sono le forme; di aspetto svelto e spigliato, hanno becco forte, ali generalmente lunghe ed acute, coda anch'essa abbondante, o al massimo, di media lunghezza, e un abito eccellentemente colorato con riflessi metallici sulle copritrici dell'ala. Eleganti e graziose, vivono inoltre assai bene in gabbia, si addomesticano e si propagano con facilità.

COLOMBA DAL CIUFFO (Ocyphaps lophotes)

La specie più bella, anche se non la più simpatica, è certamente quella della Colomba dal Ciuffo, dotata di forme svelte, ali lunghe ed acute, coda lunga, graduata ed aguzza, becco breve e ben curvato all'apice; sul capo, le piume dell'occipite si prolungano in un ciuffo lungo ed acuto. E' lunga circa trentacinque centimetri, ne ha quindici d'ala ed altrettanti di coda; il suo piumaggio si presenta colorato di grigio sulla testa, sulla faccia e sulle parti inferiori, le piume dell'occipite sono nere, quelle delle parti superiori bruno-oliva, sfumate verso il rosso-garofano ai lati del collo; le grandi copritrici dell'ala sono verde-bronzo lucido con margini bianchi, le remiganti brune, anch'esse marginate di bianco-bruniccio e bianche sulla punta; le timoniere, infine, bruno-terra le centrali, le altre bruno-scure, con le punte bianche e l'esterno verde-lucido. L'occhio è giallo-arancio ed è circondato da uno spazio perioculare tinto di rosso-garofano; il becco è bruno-oliva alla base e nero alla punta, e il piede è rosso-garofano. L'avvenenza delle forme e la singolare conformazione del ciuffo fanno di questa colomba una delle più belle, se non senz'altro la più bella, di quelle che abitano il Continente australiano; sceglie a dimora le pianure, le rive dei fiumi ed i luoghi paludosi, e la sua presenza si può regolarmente prendere come sicuro indizio della vicinanza dell'acqua. Il suo volo rapidissimo e caratterizzato da un frequente battere d'ali la distingue dalle affini, e viene spesso svolto, durante la stagione asciutta, all'intorno di grossi branchi, che si dirigono alla volta delle zone ricche d'acqua, scendendo spesso tutti assieme a coprire i rami di uno stesso albero. Il nido si trova verso la fine di settembre: situato sugli alberi a non grande altezza dal suolo, non differisce da quello degli altri colombi e contiene la solita coppia di uova bianche. La Colomba dal Ciuffo è stata da tempo introdotta nelle collezioni europee, ed ha dimostrato di sapersi assuefare senza sforzo alla vita di schiavitù: si accontenta dei cibi più semplici, si riproduce regolarmente, vive in buona pace con gli altri uccelli ed è, in complesso, un ottimo animale da collezione.

COLOMBA DALLE ALI DI BRONZO (Phaps chalcoptera)

Insieme con alcune altre specie affini, ha forme tozze, ali lunghe e coda breve; il becco è lungo quanto il capo, i piedi hanno tarsi robusti e più brevi del dito medio. Misura in lunghezza oltre trenta centimetri, tredici dei quali fanno parte della coda, e le sue ali stanno sui diciotto centimetri. Colorato di bruno nelle parti superiori, il piumaggio è più scuro sull'alto del capo, rosso-vino sulle parti inferiori, gialliccio sulla fronte, in una striscia che passa sotto l'occhio e sulla gola; i lati del collo sono grigi, macchie allungate e luccicanti di color rame e bronzo adornano le copritrici dell'ala, sulle remiganti compaiono altre macchie nero-lucenti e le copritrici della coda sono brune nella parte centrale e grigio-cupe per il rimanente. Le femmine si distinguono per essere prive della striscia gialla sulla fronte, per avere riflessi che danno nel grigiastro e macchie di minori dimensioni; come il maschio, il loro occhio è bruno-rossiccio, il becco nericcio e il piede rosso-carminio. La Colomba dalle Ali di Bronzo è una delle prime che sia stata scoperta in Australia dai naturalisti: si diffonde in tutto il continente, ma in certe regioni si comporta come uccello di passo. Le sue sedi preferite sono le terre aride sparse di eriche e di pochi arbusti, sempre che però sia possibile rintracciare, a distanze non troppo grandi, la presenza dell'acqua, di cui ha assolutamente bisogno. Il periodo della riproduzione si apre con l'inizio della primavera australiana, vale a dire in coincidenza con il nostro autunno: nel mese di agosto si trova la prima covata, e le più tarde possono avvenire perfino in febbraio. A poca altezza da terra, e sempre in località non discoste dall'acqua, il nido viene costruito con la consueta, scarsa abilità mediante ramoscelli ed altre sostanze vegetali secche, e contiene due uova bianche non diverse da quelle delle specie affini di eguale grandezza. Ambedue i genitori si alternano nel covare e nell'allevare i piccoli, che nel mese di gennaio si raccolgono in grossi stormi per percorrere assieme le regioni preferite, e cadono facilmente nelle mani dei cacciatori, che ne apprezzano altamente la bontà delle carni.

COLOMBA SCRITTA (Geophaps scripta)

Appartiene al genere delle Colombe Quaglie, distinte dalle precedenti soprattutto per il becco breve e robusto, per le ali corte e tondeggianti, per i tarsi alti e per l'occhio circondato da un anello nudo; misura in lunghezza circa trenta centimetri, ne ha dieci di coda e tredici per ciascuna delle ali. Il suo piumaggio è colorato di bruno-chiaro sulle parti superiori e sul petto, di grigio-cenere sulle parti inferiori, di bianco ai lati e di bruno-giallo sul ventre; la gola e le parti adiacenti sono bianche, assieme con una lunga striscia che corre dalla mascella inferiore all'occhio e ad una macchia ai lati del collo, mentre le remiganti e le copritrici delle ali sono marginate di pallido e i vessilli esterni di parecchie fra le maggiori copritrici si adornano di una grande macchia lucida di colore verde a riflessi porporini e a margini scuri. Il becco è nero, l'occhio bruno-scuro, l'anello perioculare grigio-azzurrognolo e il piede rosso-vivo. Di solito vive in coppie o in branchetti composti di quattro-sei individui; accostata, fugge non volando, ma correndo rapidamente e nascondendosi sotto i cespugli. Questo non significa che non sappia volare, al contrario è in grado di levarsi con straordinaria rapidità producendo con le ali un forte mormorio. La Colomba Scritta, come s'è accennato, non costruisce un nido, ma depone generalmente le sue due uova sul nudo terreno: i piccoli sanno già correre e volare quando appena hanno la mole di una quaglia.

COLOMBA GAZZA (Leucosarcia picta)

Conosciuta anche con il nome di Vonga-Vonga, ha per caratteri un corpo molto robusto e depresso, becco lungo e cilindrico, tarsi allungati, ali brevi foggiate a conchiglia e coda tondeggiante di media lunghezza. Misura più di trentacinque centimetri di lunghezza, la coda sfiora i quindici e le ali raggiungono quasi i venti; il suo piumaggio è grigio-fuliggine sulle parti superiori e bianco sulle inferiori, la fronte e la gola; grigio-chiaro ai lati del capo e nero sulle redini, in due larghe fasce che si dirigono verso il petto e in una macchia triangolare della gola; i lati del ventre hanno le singole piume segnate da macchie scure e metalliche di forma triangolare, le remiganti anteriori sono brune, le timoniere laterali bianche alla punta, e le copritrici del sottocoda bruno-scure con le punte chiare. L'occhio è bruno-scuro, il piede rosso-garofano e il becco nero-porpora.

COLOMBE DAL BAVERO

COLOMBA DAL BAVERO o DELLE NICOBARE (Coloenus nicobarica)

Questa specie elegantissima viene considerata come tipo di una famiglia propria perché si distingue tanto dai suoi affini che non è possibile associarla a nessun altro gruppo. Ha forme molto robuste, il becco fortemente costrutto, porta sul davanti della fronte un bitorzolo molle a forma di palla, il piede è forte, con tarsi alti e dita brevi, le ali lunghissime oltrepassano, in posizione di riposo, l'estremità della coda che è composta di dodici larghe penne tondeggianti, e l'abito è ricco e così prolungato intorno al collo da assumere la forma di un bavero. Splendido è il colorito del piumaggio: il capo, il collo, tutte le parti inferiori e le remiganti sono verde-neri, le parti inferiori hanno le piume marginate di azzurro, il dorso, il groppone, le copritrici delle ali e le lunghe piume del bavero sono verde-erba con riflessi metallici; sempre sul bavero, le penne più brevi hanno riflessi dorati, mentre le timoniere sono candide. L'occhio è bruno-rosso chiaro, il becco nero e il piede porporino; le misure vanno dai trentacinque centimetri della lunghezza complessiva ai sette della coda, i ventitré dell'ala e gli oltre sessanta dell'apertura alare. Di abitudini terrestri e di volo pesante, la Colomba dal Bavero è tuttavia capace di percorrere grandissime distanze, com'è provato dal fatto che si diffonde su larghissime aree in tutti gli arcipelaghi tra le Nicobare, la Papuasia e le Filippine, con preferenza per le piccole isole, siano esse vicino alle coste delle maggiori o disperse in alto mare. Questa preferenza si spiega probabilmente con la maggiore sicurezza, perché sulle piccole isole l'uccello è meno esposto agli attacchi dei rapaci: comunque, non è frequente in nessun luogo, e non la si incontra mai in grandi branchi. Le notizie che ci sono state date dagli osservatori dicono che si tiene sempre per terra correndo velocemente in ogni direzione, sempre in cerca dei semi che costituiscono, assieme con il cibo animale, la parte principale del suo alimento. A somiglianza della colomba scritta, colloca il nido direttamente sul terreno.

COLOMBE CORONATE

I più grossi rappresentanti dell'ordine dei Colombi o Giratori vivono nella Papuasia e nelle isole vicine, e si dà loro il nome di Colombe Coronate. Sono distinte dalla grande mole, superiore a quella dei nostri Galli, ed hanno il capo ornato da un bellissimo ciuffo erigibile, disposto a ventaglio e formato di piume a barbe decomposte. Di forme alquanto tozze, hanno ali di mediocre lunghezza e molto arrotondate, coda lunga e rotonda, becco pari alla metà del capo, piede con tarsi lunghi e dita brevi ed abito folto, soffice e colorato prevalentemente di azzurro-ardesia, le scapolari rosso-castane, il centro delle ali listato di bianco e le penne caudali concluse da una fascia grigio-cenere; l'occhio è scarlatto-gialliccio, il becco grigio-corno scuro e il piede rosso e punteggiato di bianco.

COLOMBA CORONATA (Goura coronata)

La Colomba Coronata vive in grandi quantità sulle coste della Papuasia e nelle isole adiacenti; il suo portamento ricorda quello del Fagiano: svolazza in branchetti qua e là per i boschi, e si trattiene prevalentemente sul terreno. Nelle Indie orientali e nelle isole della Sonda la si alleva sulle aie come si fa con i gallinacei. Nelle zone originarie, la scarsezza di mammiferi carnivori, di rettili e di rapaci le permette di propagarsi grandemente: qui la si vede spesso correre lungo le stradicciole dei boschi alla ricerca di frutti caduti, disposta soltanto di rado a percorrere in volo brevi tratti fino a qualche basso ramo di albero, che le serve normalmente per pernottare. La Colomba Coronata è entrata da tempo a far parte delle collezioni ornitologiche europee: anch'essa richiede molte cure per superare le differenze climatiche che, specialmente nella cattiva stagione, mettono a repentaglio la sua conservazione, mentre riguardo al cibo è di facilissima contentatura.

COLOMBA CORONATA DI VITTORIA (Goura victoriae)

Alquanto più grossa della precedente ha le piume del ciuffo disposte come quella, ma provviste all'estremità di piccoli vessilli in forma di triangoli allungati. Prevalentemente colorata di azzurro-ardesia, ha le parti inferiori bruno-castane, la fascia dell'ala grigio-azzurra e l'estremità della coda bianco-grigiastra; il suo occhio è rosso-cinabro e il piede carnicino. Molto più rara della sua affine, e diffusa soprattutto nelle regioni meridionali della Papuasia, riguardo alle sue abitudini di vita tanto in libertà quanto in gabbia, tutti i naturalisti si trovano d'accordo nell'attribuirle tutte quelle caratteristiche di cui già si è parlato a proposito della precedente.

DIDUNCOLI

DIDUNCOLO (Didunculus strigirostris)

Il Diduncolo viene comunemente considerato come tipo di una famiglia distinta. Ha le forme di una colomba di abitudini terrestri: appena un po' più tozzo, è fornito di corpo robusto, collo piuttosto lungo, testa grossa e becco molto più alto che largo, con la mascella superiore che, presso la radice, sale in linea retta per poi scendere con curva uniforme fino ad uncino acuto, senza denti o intaccature al margine; la mascella inferiore è parimenti ripiegata, ma è tronca sul davanti e provvista di tre denti per ciascun lato e di margini leggermente festonati verso il basso. Il piede è forte, il tarso vigoroso e nudo fino al calcagno, le dita sono libere, piatte e ripiegate, con forti unghie scavate nella parte inferiore; le ali lunghe e tondeggianti raggiungono con le punte l'ultimo quarto della coda, arrotondata e di media lunghezza. Lungo intorno ai trenta centimetri, il Diduncolo ne ha otto di coda, diciassette d'ala e sessanta d'apertura alare; il suo piumaggio è di un lucido verde-nero sulla testa, il collo, il dorso, il petto ed il ventre, segnato quest'ultimo da macchie verdi e luccicanti, poste all'estremità di ciascuna piuma; bruno-castano sulla parte inferiore del dorso stesso, sulle ali, sulla coda e sulle copritrici del sottocoda, e nero-grigio sulle penne remiganti. L'occhio è bruno-nero, lo spazio nudo che lo circonda e le redini sono rosso-arancio, il piede rosso vivo, le unghie giallicce ed il becco generalmente rosso-arancio e giallo chiaro verso la punta. La riproduzione si opera in nidi posti sul terreno, ed i genitori sono così attaccati alla loro prole che, mentre covano, è possibile prenderli con le mani; i piccini nascono del tutto inerti e si sviluppano lentamente, vestendo solo nel secondo anno di vita l'abito dei genitori e toccando nel terzo lo sviluppo completo. Gli abitanti di Samoa li allevano strappandoli ai nidi in giovane età, oppure catturando gli adulti mediante reti e vischio: i prigionieri sono trattenuti mediante cordicelle fissate a pali. Soltanto in epoca relativamente recente i naturalisti hanno avuto modo di osservare qualche esemplare di Diduncolo vivente in gabbia. Un individuo giovanissimo, con le dentellature del becco non ancora completamente sviluppate, ha rivelato carattere chiuso e timido, che solo con l'andare del tempo s'è aperto ad una maggiore confidenza nei riguardi del padrone: correva vivacemente sul suolo, si arrestava sui bassi posatoi, oppure si nascondeva in qualche angolo. Disturbato, si aggirava disperatamente per la gabbia tenendo il corpo e la testa piegati in avanti, in atteggiamento simile a quello dei galli. La sua aria ed il suo comportamento erano piuttosto sciocchi, e nulla rivelavano di notevole o di attraente ad eccezione del becco di foggia curiosa, poco meno che mostruoso. Individui di maggiore età hanno successivamente confermato il succo di queste prime osservazioni. Si tratta di uccelli abbastanza noiosi, incapaci di affezionarsi ai padroni e quindi di facoltà intellettuali evidentemente limitate, riluttanti a recare offesa, non solo, ma anche a difendersi dai pericoli nonostante la potente arma del becco. Si cibano di frutta fresche, e sono gli unici nel loro genere che abbiano l'abitudine di strapparle a brani prima di inghiottirle; come i pappagalli, possono muovere anche la sola mascella superiore, e non bevono come gli altri giratori, bensì come le oche, tuffando cioè il becco nell'acqua e ritraendo rapidamente la testa.

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