Mammiferi Rosicanti.

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VITA DEGLI ANIMALI - MAMMIFERI - ROSICANTI

INTRODUZIONE

I Rosicanti sono un complesso di animali che fa parte degli unguiculati. Il loro nome perfettamente si attaglia alla loro abitudine di rosicare. L'ordine è caratterizzato da due grandi denti roditori in ogni mandibola, che rappresentano non solo gli incisivi, ma anche i canini e i falsi molari. Tali denti roditori sono molto sporgenti e ben visibili. Per quanto riguarda la forma esterna del corpo questo presenta numerosissime variazioni: ora è snello e lungo, ora corto e compresso, coperto di peli morbidi o rivestiti di pungenti aculei. La coda è in alcuni lunghissima, in altri appena accennata, un vero moncone; le orecchie variano per lunghezza e dimensione. Le estremità sono in alcuni attrezzate per saltare, in altri per correre. Vi sono, però, alcuni caratteri comuni a tutte le famiglie e le specie: il corpo è, nella maggior parte dei rosicanti, cilindrico e posa su zampe corte, di eguale lunghezza; la testa è attaccata a un collo corto e grosso; gli occhi piuttosto sporgenti e grandi; le labbra carnose, ornate di lunghi mustacchi sono fesse sul davanti; i piedi anteriori sono muniti di quattro dita, quelli posteriori di cinque. Le dita sono in alcuni collegate fra loro da una membrana natatoria e sono fornite di forti unghie. Il pelame si presenta dovunque della stessa lunghezza e tutt'al più si allunga in un ciuffetto all'estremità delle orecchie, o si infoltisce alla coda. Le differenze somatiche di questo ordine di animali sono comunque grandissime e si può dire che l'unico carattere che veramente li accomuni sono i grandi denti roditori. Questi denti sono notevolmente più grossi di tutti gli altri, curvati ad arco, quelli superiori sono sempre molto più torti di quelli inferiori, taglienti come uno scalpello, triangolari o quadrangolari alla radice; in alcuni piani, in altri convessi, lisci o scanalati e di colore bianco o giallognolo o rossiccio; la superficie esterna è rivestita di uno smalto duro come il ferro. I denti dei roditori hanno infine un altro grande vantaggio rispetto ai denti di tutti gli altri mammiferi, ed è il fatto che possono crescere illimitatamente. La loro radice è in un alveolo scavato profondamente nella mandibola, che contiene nella sua estremità posteriore, in una insenatura imbutiforme, un germe sempre attivo che serve a riprodurre senza interruzione il dente, via via che si logora. L'affilatura del dente si conserva col continuo sfregamento dei denti l'uno contro l'altro; le due mascelle possono agire solo perpendicolarmente dall'avanti all'indietro.

Si può facilmente rendersi conto della verità della nostra affermazione sull'illimitata e continua crescita dei denti in questi animali, rompendo a un coniglio uno dei suoi denti roditori. Si vedrà allora il dente opposto crescere tanto più rapidamente perché l'animale non lo può più logorare con quello superiore, poi lo si vedrà sporgere fuori dalla bocca a forma di arco e infine incurvarsi come un corno, disturbando e spesso rendendo impossibile il lavoro degli altri denti e quindi la nutrizione dell'animale. Le labbra dei Rosicanti sono ornate da lunghi mustacchi. In alcune specie, all'interno delle guance, si trovano delle borse che si estendono fino alla zona delle spalle e che servono all'apertura di queste borse quando devono essere riempite; per lo svuotamento, invece, provvede l'animale con la pressione delle zampe anteriori sulla superficie esterna delle guance. Molto sviluppate appaiono le ghiandole salivari. Lo stomaco è formato da due scompartimenti comunicanti fra loro per mezzo di un canale stretto. La lunghezza degli intestini è pari a sette volte quella del corpo. Le ovaie della femmina sboccano in un utero a forma di intestino, che prosegue con una lunga vagina. Le facoltà intellettive di questi animali sono poco sviluppate. Essi comparvero sulla terra all'inizio dell'epoca terziaria, ma all'epoca diluviale erano già numerosissimi. In merito alla loro diffusione sulle varie zone della terra, ritengo sia bene riferire integralmente quanto ebbe a scrivere il Blasius: «In mezzo alla neve e ai ghiacci eterni, in tutti i luoghi ove ancora un caldo raggio di sole dà per poche settimane una vita breve e stentata alla vegetazione, nelle tranquille e solitarie alture nevose delle Alpi, nelle vaste e deserte steppe del Nord, si trovano rosicanti. Ma quanto più ricca ed ubertosa è la vegetazione, tanto più vivace e moltiplicata è la vita di quest'ordine di animali, che non lasciano inabitato un solo cantuccio della terra». Anche il modo di vita di quest'ordine di animali è estremamente variato. Vi sono alcune specie assolutamente arboricole ed altre terrestri; alcune vivono nell'acqua, altre in gallerie sotterranee che scavano esse stesse; altre ancora nelle boscaglie o in campi aperti. Sono tutti animali vivaci che, a seconda del luogo in cui vivono, sanno meglio arrampicarsi o correre, saltare, scavare o nuotare. Hanno i sensi molto acuti, sono allegri e vivaci, ma sono anche paurosi; non sono tuttavia mai astuti né cauti. Soltanto alcuni di essi, delle vere eccezioni, manifestano cattiveria, ostinatezza e ferocia, come ad esempio, i topi. Alcuni vivono in coppie, altri in famiglie, altri ancora in schiere e gruppi; vivono d'accordo anche con altri animali, ma non si affezionano ad essi. Spaventati o nel pericolo, con la maggiore velocità possibile, si nascondono nella loro tana. I Rosicanti si cibano fondamentalmente di sostanze vegetali: radici, scorze d'albero, foglie, frutta di ogni tipo, erbe, tuberi, farinacei e persino fibre legnose. Alcuni si cibano anche di sostanze animali e sono dei veri e propri carnivori. Le specie più deboli usano radunare nelle proprie tane numerose provviste che consumano poi nei mesi d'inverno. Fra i mammiferi, i Rosicanti rappresentano gli architetti e alcuni di essi erigono dimore veramente artistiche, che da secoli formano oggetto di grande ammirazione per gli uomini. Molti passano l'inverno in un sonno letargico durante il quale consumano per le calorie necessarie alla vita, il grasso abbondantemente ammassato sotto la loro pelle durante l'estate. L'importanza della vita della natura di questo ordine di animali è grandissima. Se non fossero soggetti a morte di varia natura, l'intero globo sarebbe da essi conquistato e saccheggiato. Comunque, essi fronteggiano con la straordinaria prolificità, di cui sono dotati, la guerra di sterminio che uomini e animali conducono contro di loro. Una sola coppia di rosicanti può, in un anno, generare migliaia di piccoli, che in poco tempo sono in grado di coadiuvare i genitori nella terribile azione di distruzione e di rapina. L'uomo, perciò, nella lotta che conduce a questi animali, agisce in stato di legittima difesa. Solo pochissime specie sanno affezionarsi all'uomo e pochissime quindi meritano di venire addomesticate. Di alcuni rosicanti si adoperano la carne e la pelle. Delle numerose famiglie, in cui alcuni naturalisti suddividono l'ordine dei Rosicanti, elenco qui di seguito le principali.

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SCOIATTOLILI

Sono gli animali più nobili fra i rosicanti; sono vivaci, allegri e intelligenti. L'intera famiglia degli Scoiattoli conta oltre novanta specie. Alcuni naturalisti vogliono unire agli Scoiattoli, nella stessa famiglia, anche le Marmotte e i Ghiri. Queste due famiglie di animali hanno, infatti, molti caratteri in comune con gli Scoiattoli - soprattutto nella struttura del cranio e nella dentatura - ma se ne distaccano completamente per la forma del corpo e per l'indole. Negli Scoiattoli il corpo è allungato e provvisto di una coda più o meno lunga, ornata di due file di peli, disposti come le barbe di una penna e perciò detta «pennata». Gli occhi sono grandi e sporgenti; le orecchie a volte piccole, a volte grosse, poco pelose o munite di ciuffetti. Le zampe anteriori sono molto più corte delle posteriori. Nella mandibola superiore si trovano cinque molari e quattro in quella inferiore; fra essi, il primo dente della mandibola superiore è il più piccolo e il più semplice. La fronte è piana e larga; la colonna vertebrale è composta da dodici vertebre con costole e sette senza. L'osso sacro ne conta tre, mentre nella coda se ne trovano da sedici a venticinque. Lo stomaco è semplice, l'intestino ha una lunghezza che varia da specie a specie. Gli Scoiattoli vivono su tutta la terra, tranne in Olanda. Si incontrano nelle gelide zone del Nord e nel più caldo paese del Mezzogiorno. Abitano in montagna e in pianura; preferiscono le zone boscose e le piantagioni di alberi. La loro vita è perfettamente arboricola, ma alcuni di loro si scavano la dimora sottoterra. Generalmente ognuno vive solitario, ma si hanno casi di scoiattoli che vivono raggruppati in numerose compagnie o in coppie. Alcune specie, spinte dalla fame, emigrano, formando schiere numerosissime. La maggior parte degli scoiattoli conduce una vita diurna, quelli dotati di patagio, invece, fanno una vita perfettamente notturna. Quasi tutte le specie si cibano esclusivamente di sostanze vegetali e soprattutto di frutta, semenze, germogli, foglie e gemme; qualche volta si contentano anche di scorze e funghi. Quando mangiano, si siedono sulle zampe posteriori e portano il cibo alla bocca con le zampe anteriori. Si tolgono la sete bevendo acqua o leccando la neve. Gli Scoiattoli sono animali vivaci, rapidi, agili, sia nell'arrampicarsi sugli alberi, sia in terra; sono capaci inoltre di spiccare salti enormi, ma sempre dall'alto in basso. Correndo, poggiano tutta la pianta del piede. Per dormire si aggomitolano in qualche comodo posto o fra i rami degli alberi o in qualche galleria sotterranea o, infine, nel cavo di un albero. Quelli che vivono in Paesi freddi, all'avvicinarsi dell'inverno, emigrano o cadono in letargo. Il loro grido è un fischio e un brontolio misto a un sibilo. Le loro facoltà intellettive sono alquanto limitate. La vista, l'udito e l'olfatto sono i più sviluppati dei loro sensi; alcuni mostrano di avere anche un notevole tatto e una grande capacità di presentire i cambiamenti atmosferici. Paurosi ed attenti, essi fuggono al minimo rumore; sono innocui, ma, se afferrati, si difendono come possono, cagionando spesso con i loro morsi profonde ferite. Le femmine partoriscono più volte in un anno. Nel periodo dell'amore il maschio vive a lungo con la femmina e l'aiuta a costruire la dimora che più tardi ospiterà i piccini. Il numero dei nati varia fra i due e i sette. I piccoli nascono quasi completamente nudi e ciechi e hanno bisogno, perciò, di un caldo nido e delle amorose cure della madre. Presi piccoli, gli Scoiattoli sono facilmente addomesticabili e vivono a lungo in schiavitù. Molti si affezionano al loro custode, senza tuttavia sviluppare la loro capacità intellettiva e, con il passar dell'età, mostrano nuovamente la loro indole burbera e maligna e diventano ringhiosi e cattivi. La pelle degli animali della specie nordica ha un certo valore e anche la carne è ritenuta commestibile.

Uno scoiattolo

Uno scoiattolo

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PTEROMIDI O SCOIATTOLI VOLANTI

Lo Pteromide ci ricorda da vicino i marsupiali volitanti per la caratteristica della membrana che si stende fra i suoi piedi come un paracadute. Questo patagio che dà allo scoiattolo la possibilità di saltare, sebbene sempre in direzione obliqua e dall'alto in basso, è formato da una rozza membrana attaccata alle zampe anteriori e posteriori e ai due lati del corpo; è coperta al di fuori di folti peli e all'interno di pochi peli corti. Uno sperone osseo al carpo sostiene la parte anteriore del patagio. La coda robusta e pelosa funge da timone. Questo gruppo di scoiattoli, assieme a quello degli Sciuropterus, vive nella metà settentrionale della terra. Ambedue le specie fanno una vita notturna e di giorno giacciono tranquille nei loro nidi, collocati nel cavo degli alberi. Al crepuscolo escono fuori e saltellano allegramente fra i rami in cerca di cibo. Alcune specie nordiche passano, d'inverno, molte notti al riparo nel loro covo, anche senza cadere in letargo.

TAGUAN (Petaurista petaurista)

E' la più grossa specie della famiglia, simile, per la mole del corpo, ad un gatto domestico La lunghezza del suo corpo è di 60 centimetri e di 50 quella della coda; l'altezza al garrese è di 20 centimetri. Il suo corpo è allungato, il collo è corto; la testa piuttosto piccola e il muso aguzzo. Le orecchie sono corte e larghe, diritte ed appuntite; gli occhi sono grandi e sporgenti. Le zampe posteriori sono molto più lunghe ed hanno 5 dita, quelle anteriori ne hanno quattro e sono notevolmente più corte. Le dita sono munite di unghie corte, curve ed aguzze, ad eccezione del pollice appena abbozzato, che ha un'unghia piatta. Il patagio va dalle zampe anteriori a quelle posteriori, passando per i fianchi, e dalle zampe posteriori si prolunga verso la coda. Questa è lunga e floscia e foltissima, mentre sul resto del corpo il pelame è corto, fitto, aderente, più ruvido sul dorso che non sul ventre. Il patagio è ornato di peli corti e fini, che lo circondano come una frangia. Alcuni ciuffi di peli si trovano dietro le orecchie, mentre sulle guance è visibile una verruca coperta di setole. I mustacchi sono lunghi e rigidi. Il colore del pelame è un misto di bigio e di nero - determinato dalla disposizione dei peli, alcuni completamente neri altri bigio-biancastri - sulla parte superiore del capo, del dorso e alla radice della coda. I lati del capo e le strisce che dalla nuca vanno sino alle zampe anteriori sono dello stesso colore della parte superiore, oppure bruno-castano-rossicci. Il muso è nero, le orecchie bruno-chiare e il ciuffetto dietro queste bruno-scuro. Nella parte inferiore del corpo il pelo è di un colore bigio-bianco sudicio, che va facendosi più chiaro al centro del corpo. Il patagio è nella parte superiore bruno-nero o castano, orlato di bianco-chiaro; di sotto è bigio-gialliccio. Le zampe sono bruno-castano-rossicce oppure nero-rosse. La coda è nera. La patria del Taguan è l'India, il Malabar e la Malacca. Abita nei boschi più fitti e pone la sua dimora sugli alberi. Vive solo o con la sua femmina. Trascorre il giorno dormendo e di notte esce in cerca di cibo. Si arrampica e salta da un albero all'altro con incredibile rapidità e leggerezza. Saltando dagli alberi, allunga orizzontalmente i piedi, dilatando così il patagio che assume l'aspetto di un vero e proprio paracadute. La coda gli fa da timone, cosicché l'animale è in grado, volando da un albero verso terra, di cambiare rapidamente direzione. Molti osservatori di questo animale affermano che è tale la rapidità dei suoi movimenti che l'occhio può appena seguirli. L'udito e la vista sono i suoi sensi più sviluppati. Quanto alle sue facoltà intellettive si può dire che nel Taguan esse sono ancor meno sviluppate che non nei suoi affini diurni. I taguan sono animali assai paurosi e al minimo sussurro si spaventano e si danno alla più veloce fuga. Siamo tuttora privi di notizie sulla vita di questo animale in stato di schiavitù; si sa soltanto che è assai noioso, che richiede speciali e attente cure, che è pauroso, che dorme di giorno e fa chiasso di notte, che rosica ogni legname che gli impedisca l'uscita e, infine, che dopo poche settimane dalla sua cattura, soccombe anche se gli sono stati usati molti riguardi.

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SCIUROTTERO COMUNE O LIUTAGA DEI RUSSI (Sciuropterus russicus)

Abita nella parte nordica dell'Europa orientale, praticamente tutta la Siberia; ma anticamente si trovava anche in Polonia, in Lituania, in Finlandia e in Lapponia. Il suo corpo ha una lunghezza di soli 15 centimetri, la coda 9, o 13, considerando anche la lunghezza dei peli. L'altezza al garrese è di 5 centimetri e il peso dell'individuo adulto raggiunge appena i 160 grammi. Somiglia molto allo scoiattolo dell'India e se ne discosta solo per il pelame della coda e per la dentatura. Il pelame è morbido e fitto, il colore è bruno-fulvo sul dorso in estate, bruno-bigio più scuro al patagio e nella parte esterna delle zampe; è bianco nella parte di sotto ed ha la coda bigio-fulva di sopra e ruggine-chiara di sotto. I peli sono bigio-neri alla radice e giallo-fulvi all'apice, nella parte superiore del corpo; in quella inferiore, invece, sono tutti uniformemente bianchi. In inverno, il pelame si fa più lungo e più fitto e nella parte superiore si va schiarendo notevolmente. Questo animale vive prevalentemente nei grandi boschi di betulle o nei boschi misti di pini e di abeti. Sembra, tuttavia, che l'ideale per il Liutaga siano appunto i boschi di betulle e ne farebbe fede il colore stesso del suo mantello, che è, appunto, del tutto simile al colore del tronco di queste piante. Vive solitario o a coppie, sempre nascosto sugli alberi, dove conduce una vita notturna, trascorrendo il giorno a dormire nella sua tana costruita nel cavo degli alberi. I movimenti del Liutaga sono svelti e rapidi. Si arrampica meravigliosamente, salta da un ramo all'altro ed è capace di varcare spazi di 20 o 25 metri, aiutandosi con il suo patagio. Per compiere questi «voli», esso si arrampica sulle cime degli alti alberi e di lì spicca degli incredibili salti sui rami più bassi degli alberi circostanti. Il suo incedere sul terreno, al contrario, è quanto mai goffo e impacciato anche a causa del patagio, che pende dai lati del corpo. Il suo cibo è costituito fondamentalmente da gemme e germogli di betulle, ma in mancanza di questi, esso si contenta anche di gemme di pino. Porta il cibo alla bocca con le zampe anteriori, stando comodamente seduto sulle zampe posteriori. In complesso somiglia molto al nostro scoiattolo, ma ne differisce per essere animale notturno. Lo Sciurottero è un animale estremamente pulito, lecca e liscia il suo corpo continuamente e depone gli escrementi soltanto a terra. D'inverno cade in un profondo letargo, e solo quando il freddo comincia ad essere meno pungente, si desta per due ore al giorno e durante questo tempo va a cercarsi il cibo. Per riposare si prepara una tana sugli alberi; sceglie a questo scopo l'incrocio dei rami e si sdraia nei nidi abbandonati dagli uccelli. Il suo covo è spesso costruito nel cavo degli alberi, molto in alto; l'interno viene imbottito con muschio tenero e con la stessa sostanza viene otturato verso l'esterno. In estate, generalmente la femmina partorisce da due a tre figli, che nascono completamente ciechi e nudi e che rimangono impacciati e bisognosi di cure a lungo. Di giorno la madre copre i piccini con il suo patagio per tenerli caldi e per allattarli; di notte, quando va a procurarsi il cibo, la mamma copre i piccoli accuratamente con il tenero muschio. Sei giorni dopo la nascita spuntano i denti roditori e dieci giorni più tardi i piccoli cominciano ad aprire gli occhi; contemporaneamente alla loro prima occhiata sul mondo spunta sul corpo degli sciurotteri il primo pelo. Più tardi la mamma se li porta seco sugli alberi ed insegna loro i primi rudimentali «voli» da ramo a ramo; ma per molto tempo ancora, di giorno tornano tutti al loro nido a riposare. In autunno molti si costruiscono un unico grande nido, dove vivono in società. Malgrado la sua carne non sia commestibile e la pelliccia spelacchiata non abbia alcun valore, si continua ancora a fare una caccia spietata allo Sciurottero. Questa viene fatta con lacci e con trappole poste sotto gli alberi sui quali è posto il suo nido, facilmente individuabile a causa degli escrementi ammonticchiati alla base. Lo Sciurottero sopporta pochissimo la vita in schiavitù, sia perché difficilmente si può trovare un cibo capace di surrogare quello con cui si nutriva allo stato libero, sia per la sua delicata struttura somatica. Si è, tuttavia, potuto osservare che sono facilmente addomesticabili.

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ASSAPAN (Glaucomys sabrinus)

E' il rappresentante americano dei liutaga. E' certamente la specie più piccola, poiché il suo corpo misura una lunghezza massima, negli individui adulti, di 13 centimetri e la coda 10 centimetri. La coda è tuttavia molto grossa e foltissima, gli occhi sono grandi, neri e sporgenti. Il pelame, fino e morbido, ha nella parte superiore un colore bigio-bruno-gialliccio; più chiaro ai lati del collo, bianco-argentino alle zampe e bianco uniforme in tutta la parte inferiore. La coda è cinerina con sfumature brune, il patagio è nero marginato di bianco, l'occhio è circondato da un anello bigio-nericcio. L'Assapan vive in società; pone il suo covo nei boschi delle zone temperate e calde dell'America del nord. Al pari del liutaga, si prepara la tana nel cavo degli alberi, la imbottisce con foglie e muschio, e poi vi vive assieme a molti altri individui della sua specie. Preso giovane, esso può essere facilmente addomesticato, non presentando nel suo costume particolarità degne di nota. Non molto sappiamo, però, della sua riproduzione e sulla nascita e l'allevamento dei piccoli.

SCOIATTOLO COMUNE (Sciurus vulgaris)

E' necessario anzitutto premettere, alla trattazione delle caratteristiche somatiche e di vita di questo animale, che gli scoiattoli propriamente detti si dividono in diversi generi, che si distinguono fra loro soprattutto per la dentatura e per il pelame. Quelli che noi prendiamo ora in esame sono i veri scoiattoli, ivi compreso quello del bosco, noto sotto il nome di sciurus vulgaris. I loro caratteri principali sono: il corpo lungo con la coda, che supera in lunghezza la misura del corpo, folta e pennata; le orecchie lunghe; il pollice dei piedi anteriori rudimentale e munito di unghia; quattro molari per fila in ogni mascella. Essi sono, fra i rosicanti, quelli cui l'uomo si è maggiormente legato di amicizia, Lo Scoiattolo fu considerato in tutti i tempi, a causa della straordinaria armonia delle sue forme, un essere poetico ispiratore degli artisti. Già dai tempi dei greci e dei romani esso fu oggetto di poesia e di pitture e tuttora vi è chi si ispiri ad esso.

Noi ci limiteremo a vederlo con l'occhio attento del naturalista. La lunghezza del suo corpo è di 13 centimetri, quella della coda è di 10 centimetri; il suo peso è di 250 grammi circa. Il pelame varia a seconda del luogo, in cui lo Scoiattolo vive, e della stagione. Generalmente, d'estate, il pelame ha un coloro rosso-bruniccio nella parte superiore, misto di bigio ai lati del capo e nelle parti inferiori; dal mento in giù è bianco; d'inverno, invece, le parti superiori sono rosso-brune miste di peli bigio-bianchi; le parti inferiori sono bianche. Così è per il nostro scoiattolo. In Siberia e nell'Europa settentrionale spesso il suo colore è bigio-bianco senza la minima traccia rossa d'inverno: d'estate la sua veste somiglia a quella del nostro. In Germania ne esiste una varietà nera, che molto spesso è frutto di un parto misto di individui rossi e individui neri. La coda è sempre folta e pennata; l'orecchio è adorno di un ciuffetto di lunghi peli e le piante dei piedi sono nude. Questa specie di Scoiattoli, che vive da noi, è nota ai greci e agli spagnoli, agli abitanti della Siberia e a quelli della Lapponia. E' diffuso in tutta l'Europa, al di là del Caucaso e degli Urali; vive in un buon numero in Asia e possiamo dire che è presente dovunque esista vegetazione arborea. Il suo soggiorno preferito e il bosco asciutto e ombroso, formato da alberi ad alto fusto; meglio ancora se il tronco degli alberi è nero. L'ardore del sole e l'umidità nuocciono grandemente allo Scoiattolo, che si stabilisce volentieri e durevolmente, invece, nei luoghi in cui maturano molti pignuoli; là costruisce la sua abitazione per lo più in vecchi nidi di cornacchie che sa addobbare artisticamente. Per i brevi soggiorni, poi, si contenta di nidi abbandonati di gazze o di altri uccelli di rapina, nei quali abita per poco tempo e poi lascia, infatti. Costruisce, invece, da sé le tane nelle quali vive di notte, dove si ricovera durante le intemperie e che servono poi di asilo alla femmina per partorire e crescervi i piccini. Anche le cavità degli alberi sono ricercate dallo Scoiattolo per porvi il proprio covo e a questo scopo vengono acconciate; la base viene fabbricata secondo le regole dei grossi uccelli, ma il covo viene anche coperto con un tetto secondo il sistema dei nidi delle gazze, basso a forma conica, abbastanza fitto da poter impedire alla pioggia di penetrarvi. L'entrata principale è volta in basso e aperta verso levante; dalla parte opposta si trova sempre un'altra piccola uscita di sicurezza. L'interno è tappezzato e imbottito di muschio e la parte esterna è fatta di erbe secche, sottili e grosse, intrecciate strettamente. Lo Scoiattolo è senz'altro uno degli ornamenti più belli dei nostri boschi. Quando il tempo è bello, lo si vede saltellare allegramente fra i rami; solo raramente si vede correre in terra, ma ciò avviene solo per pochi minuti, il tempo necessario a raggiungere un altro albero ed arrampicarvisi su. E' veloce e mobile, allegro quanto nessun altro animale. Non si ferma mai: saltella sempre a balzi più o meno larghi, rendendo difficile, anche al più veloce fra i cani, il raggiungerlo. Ma il massimo della sua velocità, lo Scoiattolo lo raggiunge nell'arrampicarsi sugli alberi: con una sicurezza e una velocità incredibili esso corre lungo il più liscio e più alto tronco, servendosi a meraviglia delle sue unghie lunghe e aguzze. Si aggrappa alla corteccia con tutti e quattro i piedi, poi si lancia più avanti e di nuovo si aggrappa e séguita così fino a raggiungere la cima; di là salta su un ramo, lo percorre velocemente e di nuovo spicca un salto verso un altro ramo di un albero vicino. Con un crudele esperimento si è potuto accertare l'enorme importanza che ha per lo Scoiattolo la coda come strumento di direzione nei salti: a uno scoiattolo fu infatti tagliata la coda e si osservò allora che l'animale mutilato non poteva più saltare come prima.

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E' accertato, inoltre, che lo Scoiattolo sa anche nuotare come tutti i mammiferi terrestri e i rosicanti in particolare. Il cibo dello Scoiattolo è formato da frutta o semi, gemme, ramoscelli, gusci, bacche, chicchi e funghi. Ma soprattutto si nutre con i semi e le gemme degli abeti, dei larici e dei pini. Stacca dallo stelo le pigne delle conifere e, comodamente seduto sulle estremità posteriori, porta alla bocca con le zampe anteriori la pigna, ne stacca le scaglie e mangia il seme interno. Prende le frutta migliori; è particolarmente ghiotto di noccioline e con grandissimo gusto divora le noci, se sono ben mature. E' interessantissimo vedere uno scoiattolo alle prese con una noce matura: con velocità incredibile procede alla raschiatura del mallo che toglie con i grossi denti roditori, facendo girare la noce con le zampe anteriori; poi pratica un buco alla congiunzione dei gusci, spaccandola giusto a metà. Allora sguscia il seme e con i molari lo trita ben bene prima di inghiottirlo. Lo Scoiattolo si nutre anche di foglie di mirtillo, di semi di acero e di sambuco, e di funghi. Ama moltissimo mangiare uova prese da ogni nido, di cui va a caccia, correndo sui rami. Anche lo Scoiattolo, da animale previdente, ammucchia nella tana provviste di cibo per i tempi più duri. Infatti, esso teme assai il freddo, le bufere, i temporali e il nevischio ed è disturbato anche dai raggi troppo caldi del sole. Ha una particolare sensibilità per prevedere i cambiamenti atmosferici: molte ore prima che scoppi un temporale, lo Scoiattolo dimostra la sua inquietudine con un particolare fischiare e scoppiettare e con un'agitazione al di fuori dell'ordinario. Ai primi tuoni o alle prime gocce di pioggia, lo Scoiattolo si ritira accuratamente nella sua tana, spesso assieme a molti altri individui della sua specie. Viene immediatamente tappata l'uscita dalla parte del vento e, aggomitolati strettamente l'uno vicino all'altro, aspettano la fine del temporale. Trascorrono così molte ore, a volte giorni interi, uscendo solo per una rapida visita al granaio, dove hanno raccolto i viveri, onde sfamarsi. Quando il freddo si prolunga troppo a lungo e le scorte di viveri non sono sufficienti o sono irraggiungibili, perché coperte dalla neve, molti scoiattoli muoiono dalla fame e dal freddo. Di notte, comunque, in tutte le stagioni, essi si ritirano nella loro tana, dove dormono tranquillamente fino al mattino. Lo Scoiattolo, spaventato, emette una forte voce, che suona presso a poco duk, duk; quando è contento, invece, si sente uno strano brontolio del quale non si distinguono sillabe. La gioia o una speciale commozione fanno emettere allo Scoiattolo un fischio prolungato. Le facoltà intellettive di questo animale sono senz'altro superiori a quelle degli altri rosicanti. I sensi sono tutti sviluppatissimi, soprattutto la vista, l'udito e l'olfatto. E' inoltre un animale sensitivo come è dimostrato dalla sua capacità appunto a presagire i mutamenti del tempo ed ha un gusto molto sviluppato. Sono inoltre notevolissime in esso la memoria, l'astuzia e la scaltrezza. Il periodo dell'amore cade per questi animali alla fine di marzo o ai primi di aprile. In quel periodo ogni femmina ha intorno a sé una decina di innamorati, che si battono violentemente per il conquistarne i favori. Al vincitore la femmina si lega volentieri con vero amore per qualche tempo. Quattro settimane dopo essa depone nel nido da tre a sette piccini che, nati ciechi, così rimangono per circa nove giorni.

La madre protegge teneramente e difende i propri piccini, li allatta e li cura ansiosamente. A volte le femmine partoriscono nei nidi degli stornelli, che sono appesi agli alberi vicino a un bosco, ben imbottiti e forniti di un comodo passaggio. A tale proposito il Lenz ci fornisce queste gustose scenette: «Prima della nascita dei figli e durante l'allattamento», egli scrive, «i genitori giuocano allegramente attorno al nido. Quando i piccoli cominciano a fare capolino, se il tempo è bello, per circa cinque giorni vi saranno giuochi intorno al nido, salti, esercizi e brontolii, che sono un segno di allegria; poi improvvisamente la famigliuola sparisce e si reca ad abitare in un vicino bosco di conifere. In caso di pericolo, la madre porta la sua prole in un altro nido, spesso molto lontano dal primo. Quando i piccini sono svezzati, la madre o il padre li porta qualche giorno in giro in cerca di cibo, poi li abbandona al loro destino e passa a seconde nozze. I piccoli stanno ancora qualche tempo insieme, giuocano allegramente fra loro e prendono presto le abitudini dei parenti. In giugno, la madre ha per la seconda volta un'altra famiglia; quando questa è al punto di poter a sua volta aggirarsi con essa per i boschi, capita spesso che la madre la raduni insieme alla prima famiglia e allora si vede la tribù intera composta di 12 o 16 individui, che si aggira allegramente nella stessa parte del bosco». Lo Scoiattolo è un animale pulitissimo e passa tutto il tempo libero a leccarsi e a lisciarsi il pelo. I suoi escrementi sono sempre deposti fuori del nido ai piedi dell'albero sul quale vive. Presi giovani, questi animali si addomesticano facilmente; se sono molto piccoli, si ricorre, per la nutrizione, a una balia eccezionale: la gatta, che accudisce ad essi con affetto e sollecitudine. Tutti gli individui giovani di questa specie sono allegri, vivaci ed innocui. Riconoscono ed amano il padrone, al quale ubbidiscono volentieri e si lasciano toccare e accarezzare. Purtroppo, però, finita l'amabile giovinezza, essi diventano ringhiosi e facilmente mordono, producendo ferite. Ciò avviene anche con gli individui giovani nel tempo degli amori; in questo particolare periodo, se vengono lasciati liberi, annusano, esplorano, rosicano e portano via tutto ciò che trovano. Il peggior nemico dello Scoiattolo, dopo l'uomo, è la martora. Questa, infatti, si arrampica rapidamente sugli alberi come lo Scoiattolo, lo segue passo passo fra il fogliame e per terra, lo insegue fin nella cavità dell'albero o nel nido, dove si rifugia. Con fischi angosciosi lo Scoiattolo salta di ramo in ramo inseguito dalla martora con la quale gareggia in magnifici salti. La pelle dello Scoiattolo è molto pregiata, soprattutto quella degli scoiattoli che vivono in Siberia e in Lapponia, che è nota in commercio col nome di «vaio». La parte del ventre, poi, passa per una pelliccia veramente preziosa ed è largamente venduta. Oltre alla pelle, sono anche preziosi i peli della coda, con i quali si fanno morbidi pennelli da pittore. La carne è tenera, bianca e saporita ed è molto apprezzata dai buongustai. Gli antichi facevano una spietata caccia agli scoiattoli, che catturavano in gran numero, ritenendo che nel cervello di questi animali fosse contenuto un potente farmaco. Fra alcuni popoli delle campagne è ancora viva la convinzione che uno scoiattolo maschio arrostito e ridotto in polvere rappresenti il migliore rimedio per far guarire gli stalloni malati. Tuttavia, l'amore che oggi noi abbiamo per questo grazioso ed elegante animale è tale da riscattarci tutte le antiche persecuzioni e quelle che ancora gli si facessero nei luoghi selvaggi. Gli scoiattoli cinerini o neri dell'America settentrionale rappresentano in quel luogo il nostro scoiattolo. Ambedue le specie sono numerosissime e si moltiplicano con tale rapidità da rendere necessaria una vera e propria guerra contro di essi. Il loro numero è così elevato che spesso sono causa di gravissimi danni alle piantagioni, ai boschi e ai giardini. Essi sono soliti emigrare ogni tanto verso il sud; durante questo loro viaggio, che compiono in fittissime schiere, sono spesso decimati dagli uomini, dai falchi, dalle volpi e dalle puzzole. Ma, malgrado il grande numero di nemici che incontrano sulla loro strada, sono tali la rapidità e la quantità della loro riproduzione che l'esercito non pare affatto diminuito.

SCOIATTOLO NERO (Sciurus niger)

Lo Scoiattolo Nero è un animale assai grazioso; il suo corpo misura 23 centimetri di lunghezza e la coda è lunga altrettanto. Il pelame è morbido e lucidissimo e di un nero uniforme d'estate; in inverno, nella parte inferiore del corpo compaiono invece alcuni peli bianchi. Il primo molare superiore, negli individui adulti, cade, cosicché questi hanno solo quattro molari. La coda è talmente folta di peli che in alcuni punti raggiunge 13 centimetri di larghezza. E' un animale attivo e vivace, che vive principalmente sugli alberi, ma a volte scende nel fiume a rinfrescarsi. A questo proposito si è osservato che suole scegliere un ramo che scenda sino all'acqua; vi si appende, si china fino alla superficie, beve a lunghi sorsi, e, spenta la sete, si lava accuratamente la faccia con le zampe anteriori, immergendo ora l'una ora l'altra nell'acqua e poi strofinandosi il muso.

SCOIATTOLO MAGGIORE (Ratufa macrura)

E' il gigante della famiglia degli scoiattoli; vive nell'India e soprattutto nell'Asia meridionale; ma se ne trovano anche sulle coste del Malabar e nella Penisola di Malacca.

E' un animale arboricolo, attivo di giorno come il nostro.

Si ciba di ogni sorta di frutta ed è capace di devastare intere piantagioni di cocco.

Infatti, ad ogni altro cibo preferisce il latte di cocco, che riesce a bere, rosicando il durissimo guscio in modo da aprirvi un forellino.

Poi succhia il latte gocciolante e lascia la noce al suo posto, intatta. Sopporta facilmente la vita in schiavitù.

Lo Scoiattolo Maggiore presenta una grande varietà di colori.

Il corpo dell'animale adulto ha la lunghezza di 45 centimetri, la coda è lunga 41 centimetri, l'altezza al garrese è di 13 centimetri.

Si tratta della specie più grossa e anche di una delle più graziose.

Il suo pelame è morbidissimo, lungo e folto; anche quello della coda è proporzionatamente lungo e folto; le orecchie sono corte e tondeggianti e ornate di un ciuffetto di peli lunghi.

Il colore è quanto mai variato; fra le numerosissime varietà, la più frequente e la più bella è quella che ha la parte superiore di un bel nero lucido; spesso la metà del dorso e i fianchi sono rosso-ruggine o rosso ciliegia cupo; la parte superiore della testa e del collo, il ciuffetto delle orecchie e la striscia, che scende dall'orecchio ai due lati del collo, sono anch'essi di un bel rosso vivo.

Al contrario, la parte inferiore del corpo e la parte esterna dei piedi e del naso sono giallo-fulve, mentre una fascia di giallo più chiaro corre trasversalmente fra le orecchie.

In un'altra varietà, che alcuni naturalisti vogliono considerare una specie a parte, il castano vivo della parte superiore è nettamente staccato dal bianco-rossiccio della parte inferiore.

SCOIATTOLO MINORE (Nannosciurus exilis)

Al contrario del precedente, questo rappresenta il pigmeo della famiglia degli scoiattoli. Il suo corpo misura una lunghezza di 6 centimetri, mentre la lunghezza della coda è di 5 centimetri circa; esso è quindi più piccolo anche del nostro topo domestico.
Il suo pelame è fitto e la coda è ricoperta di folti peli disposti in modo disordinato. Il colore è bruniccio di sopra, bianco-bigio di sotto e nero alla coda. Lo Scoiattolo Minore vive nelle stesse località montuose del Borneo e di Sumatra in cui vive il suo affine maggiore. In alcune varietà di questa specie troviamo i peli a cerchi di vari colori; in altre si notano chiaramente delle strisce longitudinali sui fianchi. Tutti hanno, però, lo stesso modo di vita.

BURUNDUK (Eutamias asiaticus)

Fa parte degli scoiattoli terragnoli ed è anzi la specie più notevole di quelli. Vive prevalentemente in America. Dei caratteri somatici e delle abitudini di vita di questo animale tratteremo unicamente al seguente.

TAMIA AMERICANA (Tamias striatus)

La Tamia Americana viene da alcuni naturalisti considerata come tutt'uno con la specie precedente. Come il burunduk, infatti, essa ha il corpo assai più piccolo di quello dello scoiattolo genuino, misurando una lunghezza di soli 13 centimetri al corpo e di 10 centimetri alla coda; l'altezza al garrese è di 5 centimetri circa. E' più tozza e più robusta del nostro scoiattolo ma gli somiglia perfettamente nella dentatura. La testa è allungata, il naso poco sporgente, tondeggiante e coperto di fitti peli; ha grandi occhi neri e orecchie piccole e corte.

Le zampe sono piuttosto robuste: del tutto particolare la piastra che ricopre il rudimento di pollice al posto dell'unghia; le piante dei piedi sono nude, la coda è lunga con anelli disegnati sulla pelle coperta di scarsi peli; il pelame è corto e ruvido; i mustacchi sono fini, più corti del muso e disposti in cinque file sul labbro superiore. Sulle guance e sugli occhi si trovano alcune setole. Il pelame è gialliccio sulla testa, sul collo e sui fianchi, misto di setole con la punta bianca, che sui lati della testa formano strie d'un giallo-bigio e di un bruno cupo. Cinque fasce nere scorrono longitudinalmente sul dorso: quella centrale indica nettamente la spina dorsale, mentre le due strisce vicine scorrono dalla spalla all'attaccatura della coscia. Fra le strisce è compresa una zona di pelame color giallo pallido o giallo-bianchiccio. La parte inferiore è bianco-grigiastra, la coda è nera di sopra e gialliccia di sotto i mustacchi sono neri, le unghie brune. Il burunduk e la Tamia Americana sono diffusi in America, nell'Asia settentrionale e in una piccola parte dell'Europa orientale. Vivono soltanto nei boschi, sia di betulle che di pini. Scavano la loro tana fra le radici degli alberi: si tratta di una costruzione semplice e senza arte, fornita di due o tre depositi per le cibarie; raramente le tane sono scavate in profondità anche perché l'umidità del suolo non le renderebbe abitabili. Si cibano di semi e di bacche; ma a tutto preferiscono le pigne, che accumulano nei depositi in grandissima quantità; a volte si tratta addirittura di oltre dieci chilogrammi di pigne. Sono animali diurni, che trascorrono la notte dormendo nella tana. Sono agili e vivaci, si arrampicano discretamente sugli alberi bassi e dal tronco curvo. Saltellano fra i rami e le siepi, emettendo uno strano suono chiocciante. La Tamia Americana inizia i rifornimenti per l'inverno alla fine dell'estate. Corre allora in fretta con le guance ben gonfie e con gli occhi felici per l'abbondanza delle vettovaglie raccolte. Ammassa nei depositi, oltre alle pigne, grano, nocciole, bacche, granoturco, dei quali poi si ciba durante il freddo pungente dell'inverno. A novembre essa si ritira nella sua tana sotterranea dalla quale esce solo con i tepori della primavera. Partorisce in maggio e spesso nuovamente in agosto.

Nel periodo dello accoppiamento si assiste a furiose lotte fra i maschi per l'ottenimento dei favori della bella contesa; affermano gli osservatori della vita di questo animale che non esiste specie più rissosa di questa nel periodo degli amori. I peggiori nemici della Tamia Americana e del burunduk, dopo, naturalmente, l'uomo che fa loro una caccia notevole, sono la donnola, i didelfi, i gatti domestici e gli uccelli di rapina. Difficilmente lo scoiattolo terragnolo resiste in schiavitù più di poche settimane e perciò non si riesce ad addomesticarlo. Resta sempre timido e desidera di mordere tutto ciò che gli capiti a tiro. Non tollera in gabbia altri animali della sua famiglia; parecchi maschi insieme attaccano immediatamente lite e spesso giungono fino a strapparsi la coda. Gli Spermosciuri (Spermosciurus) sono animali tipi dell'Africa, assai più brutti dei precedenti. Tutte le specie di questo genere si somigliano tra di loro per il colore del pelame e, più che altro, per il loro modo di vivere. Scavano la loro tana, artisticamente congegnata, tra le radici delle piante e sotto massi rocciosi, nelle pianure, nelle steppe e nelle località montuose. Sono animali diurni. Il loro corpo è allungato e la coda, pennata, ha la stessa lunghezza del corpo; la testa è aguzza, le orecchie piccole, le zampe lunghissime rispetto al corpo, i piedi sono muniti di unghie robuste. Il pelame è caratteristico, essendo formato da pochi e duri peli, piatti alla radice.

SCHILU DEGLI ABISSINI (Xerus rutilus)

Ha il corpo lungo 23 centimetri, la coda misura circa 22 centimetri. Il colore del pelo è giallo-rossiccio nella parte superiore, chiaro sui fianchi e quasi bianco di sotto. La coda è pennata e di colore bianco all'estremità e sui lati, rossa nel mezzo, qua e là macchiettata di bianco. Sul dorso, alcuni peli che hanno l'apice bianco, formano delle macchiettature. Allo Schilu degli Abissini somiglia assai un'altra specie, che vive nelle steppe dell'Arabia.

SABERA DEGLI ARABI (Xerus leucorumbrinus)

A differenza del precedente, che è assai raro, è questo un animale molto diffuso.

Come lo schilu, si vede girare di giorno solitario o in coppia; spaventato, fugge velocemente nella sua tana.

Scava anche questo la sua tana: una lunghissima galleria sotto i grandi alberi o sotto i massi rocciosi.

Sia il Sabera che lo schilu sono animali vivacissimi e agili come il nostro scoiattolo.

La loro andatura è leggera e veloce; l'indole vivace ed irrequieta.

Esplorano attentamente ogni buco, ogni spaccatura, ogni crepa del terreno, fiutando ed annusando dovunque.

I loro lucidi occhi sono continuamente in movimento in cerca di qualcosa di commestibile.

Il loro cibo consiste in gemme e foglie, e spesso anche in uova ed uccellini.

Sono, fra i rosicanti, quelli che più facilmente sono disposti a mordere; se sono aggrediti, si difendono coraggiosamente.

Non sono addomesticabili; in stato di schiavitù mordono con ferocia e restano sempre perfettamente insensibili alle attenzioni che si hanno per loro.

Sulla loro riproduzione non si hanno notizie precise; pare, tuttavia, che la femmina partorisca due piccoli, tanti cioè quanti sono i suoi capezzoli.

Fra i loro nemici ricordiamo: l'aquila dal ciuffo (spizaetos occipitalis), un animale rapace ed ardito, che pare compia una vera strage fra i sabera e gli schilu, e i grossi cani selvaggi.

I maomettani dell'Africa centrale lasciano vivere tranquillamente gli scoiattoli terragnoli, perché li ritengono immondi secondo la loro religione; ma i negri ne mangiano la carne, che considerano gustosa.

MARMOTTE

Le Marmotte formano una famiglia a parte, che nettamente si distingue da quella degli scoiattoli per il corpo tozzo e compresso, la coda corta, alcune differenze nella dentatura e soprattutto il modo di vita assai più simile a quello degli scoiattoli terragnoli che non a quello degli scoiattoli comuni. La maggior parte delle Marmotte è diffusa nell'Europa centrale, nell'Asia settentrionale e nell'America del nord. Vivono sia nelle pianure, sia nelle più alte montagne. I loro soggiorni preferiti sono le località asciutte ed argillose, sabbiose o rocciose, le pianure, le steppe e i giardini. Le Marmotte alpestri, tuttavia, preferiscono a ogni altro luogo le gole e i picchi rocciosi tra i limiti dei boschi e quelli della neve. Questi animali hanno una dimora stabile e non migrano mai. Vivono in società spesso formate da un elevatissimo numero di individui. Sono animali diurni, vivaci, veloci; tuttavia assai meno rapidi degli scoiattoli. Non sanno arrampicarsi, né nuotare. Le Marmotte si cibano di erbe, di germogli, di pianticelle, di semenze, di frutta, di bacche, tubercoli, radici. Oltre ai vegetali non disdegnano i cibi animali: mangiano, infatti, anche insetti, piccoli mammiferi ed uccelli. Per mangiare siedono anch'esse, come gli scoiattoli, sulle zampe posteriori e portano il cibo alla bocca con le zampe anteriori. Nel periodo della maturazione del grano, cominciano a far provviste e ad accumulare vettovaglie nelle loro tane. La voce delle Marmotte è simile a un fischio più o meno forte e a volte assume il rumore di un brontolìo, che esprime soddisfazione o collera. Fra i loro sensi i più sviluppati sono il tatto e la vista: anche le Marmotte hanno una straordinaria sensibilità per i cambiamenti atmosferici. Per le capacità intellettive superano largamente gli scoiattoli. Le Marmotte sono attente osservatrici, previdenti, vigilanti, timide e prudenti. Capita spesso di vedere, vicino alle tane, che raccolgono società più numerose, delle marmotte poste vicino all'entrata del covo come sentinelle: queste, al minimo sospetto di pericolo, scappano velocemente dentro a dare l'allarme. Poche di esse sono, tuttavia, capaci di opporre resistenza al nemico; la maggior parte, malgrado la robusta dentatura, non prende mai un atteggiamento di difesa. Le Marmotte si addomesticano facilmente e si lasciano ammaestrare docilmente; riconoscono il padrone e gli mostrano riconoscenza per la cura che ha di esse. Sono docilissime, intelligenti e imparano con facilità gli esercizi che si insegnano loro. All'avvicinarsi dell'inverno, esse si ritirano in fondo alla tana e lì cadono in un profondo letargo dal quale si risvegliano in primavera. La loro riproduzione è molto rapida; partoriscono una sola volta, ogni anno, da tre a cinque piccini, che in poco tempo sono essi stessi atti alla riproduzione. La pelle di alcune specie è pregiata, di altre, invece, è molto apprezzata la carne.

SPERMOFILO COMUNE (Citellus citellus)

Rappresenta uno dei gruppi che forma la famiglia delle marmotte. Esso segna il passaggio fra gli scoiattoli terragnoli e le marmotte propriamente dette. Hanno la coda corta, della lunghezza di circa un quarto di quella del corpo, pelosa nella seconda metà fino all'apice e pennata. Il corpo è snello e coperto di corti peli; i piedi anteriori hanno quattro dita con un pollice appena rudimentale; i piedi posteriori hanno, invece, cinque dita; le borse guanciali sono piuttosto grandi; la pupilla è allungata. Tutte le specie di questo genere vivono nell'emisfero boreale. Abitano nelle pianure scoperte e boscose, alcuni in società, altri solitari in tane che scavano da se stessi. Si cibano di grano, di bacche, di piante e di radici; in alcuni casi, quando sono particolarmente attanagliati dalla fame, si contentano anche di topi e di uccelli. Lo Spermofilo Comune vive soprattutto nell'Europa orientale e in una parte dell'Asia; è un animale grazioso snello, con una bella testolina. La sua lunghezza è di 20 o 23 centimetri, la coda misura 7 centimetri; l'altezza al garrese è di 8 centimetri, il suo peso è di mezzo chilogrammo circa. La Femmina è più piccola, più debole e più leggera. Il pelame è bigio-gialliccio di sopra, macchiettato irregolarmente di rosso-giallo; è giallo di sotto, bianco al mento e al petto. La fronte e la testa sono giallo-ruggine misto di bruno, la zona degli occhi è chiara; i piedi sono giallo-ruggine, sfumato verso le dita. La lanugine della parte superiore è bigio-nera, quella della parte inferiore bigio-bruniccia più chiara, quella del petto è bianca. Le setole del dorso sono cerchiate di scuro nel mezzo. La punta del naso è nericcia, le unghie e i mustacchi sono neri; i denti superiori giallicci, quelli inferiori bianchicci; le pupille sono bruno-nere. I piccoli della specie hanno tutti i colori molto più sfumati. Il colore, comunque, presenta molte variazioni; la più bella variazione presenta fra le onde brune del dorso un gran numero di piccole macchie bianche. Gli spermofili hanno le orecchie cortissime, nascoste dal pelo.

La pelle delle guance è floscia e pendente, il labbro superiore è fesso. Sopra gli occhi ci sono quattro corte setole. Lo Spermofilo Comune, come abbiamo accennato all'inizio, è largamente diffuso nell'Europa orientale: nella Galizia, in Slesia, in Ungheria, in Moravia, in Boemia, in Carinzia, in Siberia. Esso è noto in Russia con il nome Suslik, in Polonia con il nome Suset, in Boemia con quello di Sisel, in Germania come Fiesel; gli antichi lo chiamarono «Topo del Ponto» o «Simor». Abita le località asciutte, prive di alberi; preferisce il suolo sabbioso o argilloso e i campi coltivati a ortaggi. Evita i boschi e le zone paludose. Vive in società, ma ogni individuo scava la sua tana, più profonda quella dle femmine, più superficiale quella dei maschi. Il covo è, di solito, posto ad una profondità di un metro o un metro e mezzo; ha una forma ovale con un diametro di circa 30 cm. ed è rivestito di erba secca. Lo sbocco alla superficie è dato da un passaggio stretto e con molte sinuosità; davanti allo sbocco si ha sempre un cumulo di terra. Appena cominciano i primi freddi, lo Spermofilo tappa la apertura della tana e inizia un secondo corridoio, che fora verso la superficie solo con l'arrivo della primavera; questo procedimento viene ripetuto ogni volta, cosicché dal numero delle gallerie di una tana si può senz'altro capire per quanti anni lo Spermofilo ha abitato nello stesso covo. Le gallerie laterali, che si trovano intorno alla tana, gli servono come magazzini per ammassare le vettovaglie. Particolarmente profonda è la tana dove la femmina partorisce i suoi piccoli, da tre fino a otto, in aprile o maggio. I piccini nascono nudi, ciechi e informi. Di notte, o durante gli uragani, lo Spermofilo si nasconde nella tana e di lì non esce; ma nelle belle giornate primaverili ed estive esce dalla mattina presto fino alla sera tardi. I suoi movimenti sono molto più lenti di quelli dello scoiattolo; la sua corsa è saltellante, ma lo Spermofilo ha una grande abilità nell'insinuarsi in ogni apertura, per piccola che sia. La sua voce è un suono sibilante più acuto nei maschi, più debole nelle femmine. I maschi sono, generalmente, assai più quieti delle femmine e gridano solo quando sono irritati o spaventati, mentre le femmine fanno echeggiare spesso la loro voce.

Maschi e femmine si accapigliano spesso, ma solo al tempo dello accoppiamento in marzo o aprile. Lo Spermofilo si nutre di erbe e di radici, di cereali, di legumi e di bacche. In autunno fa provvista di vettovaglie che ripone per l'inverno, trasportandole al covo per mezzo delle borse guanciali. Anch'esso mangia stando seduto sulle zampe posteriori e portando il cibo alla bocca con le zampe anteriori; dopo mangiato, si netta il muso e la testa, si pettina, lecca e lava la sua pelliccia da capo a fondo. Beve pochissimo e solo dopo il pasto. La femmina è fecondissima, come avviene in tutti i rosicanti; dopo la gestazione, che dura 25 o 30 giorni, nei mesi di aprile o maggio, essa depone una numerosa nidiata sul morbido giaciglio in fondo alla tana. La madre cura teneramente i suoi piccoli, li allatta e li custodisce anche quando sono già grandicelli. A un mese di età, questi sono già a metà del loro sviluppo totale e nell'estate inoltrata hanno raggiunto, per la mole, i loro genitori. Nell'autunno sono adulti e atti alla riproduzione, ma tutti seguitano a vivere nella dimora paterna. Alla fine dell'autunno ciascuno si scava la propria tana e vi ammucchia provviste per l'inverno. I peggiori nemici dello Spermofilo sono la donnola, la puzzola e la faina, i falchi, le cornacchie, i gatti e i grifoni, oltre, naturalmente, all'uomo, che per amore della pelliccia e della gustosissima carne, ne va spesso a caccia. Tuttavia, lo sterminio maggiore viene fatto dal freddo dell'inverno unito all'umidità della terra, cose assolutamente nocive a questo animale. Non è difficile catturare gli spermofili, anche se i vecchi maschi avvertono del pericolo con un fischio, tutta la compagnia, che si lancia con una fuga sfrenata verso la propria tana. Le vanghe, però, sono il miglior alleato dell'uomo nella caccia a questi animali. Lo Spermofilo è facilmente addomesticabile e si abitua bene alla vita in schiavitù. Si lega rapidamente di affetto con il padrone in un sol giorno. I giovani si dimostrano più docili e, in realtà, solo le femmine vecchie manifestano tutta la cattiveria dei rosicanti e mordono con furia.

SPERMOFILO LEOPARDINO (Citellus hoodii)

Vive nell'America settentrionale, principalmente presso il Missouri e il fiume San Pietro. Abita nelle pianure aperte e arenose. Per il modo di vita somiglia allo spermofilo comune, ma la sua tana è meno ampia e piana. Anche questo animale, al principio dell'autunno, si ritira in gallerie profonde, dove si addormenta restando in letargo fino all'inizio della primavera. In maggio la femmina partorisce da cinque a dieci piccini. Il suo grido ha il particolare suono «Sik, sik». Il pelame dello Spermofilo Leopardino è corto, folto, fitto e morbido; il colore nella parte superiore è rosso-ruggine-carico o bruno-castano, misto di peli neri; otto fasce longitudinali giallo-chiare su fondo scuro corrono lungo il dorso e contengono cinque serie longitudinali di macchie quadrangolari giallicce, cosicché il mantello reca tredici fasce longitudinali chiare, delle quali otto perfettamente delineate e cinque divise in macchie. La testa è bruno-rossa con macchiette di bianco-gialliccio. Un cerchio intorno agli occhi il margine delle labbra, il mento, la gola, la parte interna delle zampe e la parte esterna dei piedi sono bianchicci. La metà anteriore delle spalle e delle cosce sono giallo-ocra; il margine posteriore esterno delle zampe è rosso ruggine. I peli sono bruni alla radice, neri in mezzo e giallo-chiari all'apice. Il bel disegno della pelle rende pregiata la sua pelliccia. Lo Spermofilo Leopardino ha il corpo della lunghezza di 20 centimetri, la coda misura 7 centimetri nuda e 10 compresi i peli; l'altezza al garrese è di 6 centimetri circa negli individui adulti.

CINOMIDE O CANE DELLE PRATERIE (Cynomys ludovicianus)

Collega gli spermofili con le vere marmotte. Il nome di Cane delle Praterie gli fu dato dai primi scopritori a causa della sua voce simile ad un latrato; tuttavia, per la forma del corpo non ha alcuna somiglianza con il cane. Ha la testa grossa e le orecchie ampie e mozze come le marmotte; ha però le borse guanciali a differenza di quelle, e il colore e il modo di vivere dello spermofilo. La sua lunghezza è di 30 centimetri, la coda misura 10 centimetri. Il colore del pelame nelle parti superiori è bruno-rossiccio-chiaro, misto di bigio e di nero, quello delle parti inferiori è bianco-sudicio. La coda corta è fasciata di bruno all'apice. Nei vasti prati dell'America del Nord, il Cinomide costruisce i suoi villaggi, costituiti da numerosissime tane abitate da altrettanti individui. Scrive a questo proposito Balduin Mollhausen: «Le singole abitazioni del Cinomide distano l'una dall'altra da 5 a 7 metri e ogni collinetta, che s'innalza all'entrata della tana, può essere valutata pari al carico di un carretto di terra. Molte hanno un'entrata, altre invece ne hanno due. Dall'una all'altra abitazione corre un sentiero battuto, che attesta l'amicizia da cui sono legate queste vivaci bestiole. Una erbetta breve e ricciuta sembra determinare la scelta del luogo destinato alla loro abitazione; quell'erba prospera specialmente nelle più elevate pianure e forma, con le radici, l'unico loro cibo. Anche nei luoghi dove non si trova una stilla d'acqua, esistono queste repubbliche popolose; il che fa pensare che i cinomidi non abbiano bisogno di acqua. Non vi è dubbio che questi animali cadano in letargo, poiché non ammassano vettovaglie per l'inverno. Quando il Cinomide sente vicino il tempo del suo sonno, ciò che avviene verso la fine di ottobre, esso chiude tutti gli anditi della casa per ripararsi dal freddo invernale e si abbandona allora al sonno, per non ricomparire sulla superficie della terra se non quando i caldi giorni primaverili lo svegliano a una vita nuova e allegra. A volte, qualche membro della colonia, di aspetto posato, si avvia a visitare il vicino, che lo attende ritto sulla sua collinetta, scodinzolando allegramente e fa posto al visitatore. Tutti e due sembra allora debbano comunicarsi i pensieri e le impressioni, latrando alternativamente, sempre intrattenendosi con animazione; scompaiono poi nell'abitazione; poco dopo ne escono per fare insieme una passeggiata verso la dimora lontana di qualche parente, il quale, dopo festose accoglienze, piglia anch'esso parte al passeggio. Altri s'incontrano, si scambiano brevi e rumorosi saluti, poi la brigata si scioglie e ognuno torna alla sua abitazione». La carne di questo animale è assai saporita, ma la caccia è alquanto difficile. Tuttavia, l'uomo non è il peggior nemico del Cinomide; ve ne sono altri molto più accaniti. Dalla civetta delle praterie al terribile serpente a sonagli sono tanti gli animali che insidiano la vita e la tana del povero Cane delle Praterie. Il serpente a sonagli in particolare pare si cibi esclusivamente di questi, penetrando furtivamente nel loro nido e divorandoli crudelmente. Sul Cinomide voglio ancora riferire, per concludere, le osservazioni contenute nella Storia naturale di Wood. Scrive il celebre naturalista: «Questa bestiola ha molto coraggio ed un profondo affetto per le altre della sua stessa specie, come si può desumere dal seguente fatto: un cacciatore, intento alla caccia dei cinomidi, aveva colpito ed ucciso una delle sentinelle sulla collina davanti alla sua abitazione. A questo punto uno dei compagni della vittima, che sino ad allora aveva temuto di esporsi al fuoco del cacciatore, apparve, afferrò il corpo del compagno morto e lo trascinò nell'interno della tana. La resistenza della vita in questo animale è incredibile: uno di essi, ferito, anche mortalmente, sa trascinarsi fino alla sua tana, nella quale scompare, prima di morire». Il Cinomide sopporta la schiavitù per poco tempo soltanto.

BOBAC (Marmota bobac)

E' questa una specie di marmotta che vive nell'Europa orientale. Il colore del pelo del Bobac è giallo-bruno intorno agli occhi e sul muso; la nuca, la parte inferiore e quella superiore sono bigio-ruggine-gialle; i piedi anteriori sono bianchi. Il corpo è lungo 40 centimetri, la coda circa 10 centimetri. Vive nelle pianure senza alberi, a collinette, dove scava, nei luoghi esposti al sole e nel terreno duro e secco, la sua tana: una galleria profonda da 4 a 6 metri, con camere nelle quali abita con la sua famiglia. Esce dal covo la mattina presto e la sua vivacità aumenta con lo scaldarsi dell'aria. In caso di pericolo, uno avvisa gli altri, emettendo un suono sibilante e acuto. Il Bobac si nutre di erbe aromatiche e di radici. La sua tana, rivestita di fieno, ospita d'inverno la famigliola in letargo. Il risveglio avviene in primavera e coincide col periodo dello accoppiamento. A metà estate nascono i piccini, spesso uno solo. Il Bobac sopporta bene la schiavitù, si abitua all'uomo, gli si affeziona e diventa docilissimo. La sua carne non è commestibile, la pelliccia discreta.

MARMOTTA (Marmota marmota)

Il dominio di questo notevolissimo animale sono i picchi rocciosi delle alte montagne, laddove per poco tempo la neve cede al calore dei raggi del sole. Là essa trascorre allegramente i due mesi estivi in un'attività gioiosa, e gli altri dieci mesi in letargo. Il corpo della Marmotta misura 60 centimetri, dieci dei quali appartengono alla coda; l'altezza al garrese è di circa 15 centimetri. Il suo corpo è tozzo, pesante; il collo è corto, la testa larga e grossa, il muso è ottuso, gli occhi hanno la pupilla rotonda, le orecchie sono cortissime e tondeggianti, del tutto nascoste dal pelame. Dal dorso largo e piatto pende una pelle floscia che l'avvolge fino alle zampe come un sacco. Il pelame è folto, fitto e abbastanza lungo ed è formato da una corta lana mista a lunghe setole. Sulla testa è liscio, sulle altre parti del corpo è increspato; si allunga dietro le guance. I mustacchi del labbro superiore sono lunghi, sull'occhio e sulla guancia si trova una verruca munita di peli sensitivi. Nella parte superiore il colore del pelame è nero-bruno, con punti bianchi sul cranio e sulla nuca. Il dorso, la radice della coda e la parte inferiore sono bruno-rossicci scuri; la parte inferiore delle zampe, una macchia sui fianchi e la parte posteriore delle guance sono di un colore più chiaro; il muso e i piedi sono di colore bruno-rossiccio-giallo. Gli occhi e le unghie sono neri; i denti anteriori sono giallo-bruni. Raramente si trovano individui completamente neri o bianchi o macchiettati di bianco-perla. La Marmotta abita esclusivamente in Europa, sulle alte giogaie delle Alpi, dei Pirenei e dei Carpazi. Sceglie per la sua dimora i luoghi scoperti, chiusi da scoscese pareti rocciose, o piccole gole montane in mezzo alle vette. Generalmente abita nei luoghi esposti a mezzogiorno o a levante, dove può scaldarsi ai raggi del sole. Là scava la sua tana formata da piccole, semplici e profonde gallerie, delle quali alcune sono destinate alla sua dimora estiva, altre a quella invernale. Per tre quarti dell'anno la Marmotta dorme; spesso il suo sonno dura anche più a lungo. Sul modo di vita delle marmotte lasciamo la parola, o meglio la penna, a Tschudi: «La vita d'estate è brevissima. Allo spuntare del giorno - scrisse Tschudi - gli individui vecchi sbucano per primi dalle gallerie, allungano con cautela la testa al di fuori, sbirciano, orecchiano, si avventurarono poi lentamente ad uscire, corrono fuori, siedono sulle estremità posteriori e pascolano con singolare rapidità la corta erbetta. Poco dopo i giovani fanno capolino anch'essi, saltano fuori dalla tana, fanno colazione, si sdraiano al sole, si drizzano e si baloccano fra loro. Ogni minuto lanciano in giro occhiate indagatrici e vigilano attenti: il primo che nota qualcosa di sospetto, un uccello di rapina, una volpe o un uomo, manda un lungo e forte fischio che viene ripetuto dagli altri, ed in un batter d'occhio tutti scompaiono. Essi hanno un occhio eccellente, così come l'orecchio e l'olfatto. Durante l'estate le marmotte abitano, sole o in coppia, le loro case estive, alle quali fanno capo gallerie di una lunghezza che varia fra 1 e 4 metri, con passaggi laterali e buche di scampo. Le uscite si trovano generalmente sotto le pietre. L'accoppiamento avviene in aprile e dopo sei settimane la femmina partorisce 2 o 4 piccoli, che rarissimamente compaiono fuori della tana prima di essere grandicelli, e che abitano con i genitori fino all'estate seguente. Verso l'autunno si scavano la loro abitazione invernale, raramente profonda oltre 1 metro e 20 centimetri sotto la superficie. Destinata a tutta la famiglia, quest'abitazione è spaziosissima. Il cacciatore la scopre tanto per il fieno sparso davanti all'ingresso, quanto per l'apertura strettissima che appena permette l'entrata di un pugno umano, accuratamente chiusa per di dentro con fieno, erba e pietre, mentre l'abitazione estiva rimane sempre aperta. Se si tolgono quelle materie dall'imbocco della galleria, si trova dapprima un andito, lungo qualche metro e ben rivestito di terra, di sabbia e di pietre. Seguendo per qualche tempo questo lungo andito, si giunge ad un crocicchio, dal quale partono due gallerie. L'una, nella quale si trovano di solito gli escrementi e i peli, è poco lunga ed è servita precedentemente a provvedere i materiali per la muratura della galleria principale. Questa poi si eleva a poco a poco e il cacciatore giunge fino a una vasta camera, spesso all'altezza di 7 o 8 metri, che serve di giaciglio durante il letargo invernale. E' per lo più una cavità ovale, a forma di forno, piena di fieno morbido, secco, che viene in parte rinnovato ogni anno. Dal mese di agosto le prudenti bestie cominciano a raccogliere erba, a farla seccare e a portarla con la bocca nella caverna in quantità notevolissima. Oltre quelle due abitazioni, la Marmotta ha ancora gallerie particolari di scampo, nelle quali si nasconde in caso di pericolo». I movimenti della Marmotta sono strani. La sua singolare andatura fa pensare a quella di uno sciancato e sembra che il suo ventre tocchi terra. E' in generale piuttosto lenta; anche per scavare procede lentamente e scava con una zampa sola finché abbia smosso un bel mucchio di terra; allora, con un rapido movimento delle zampe posteriori, allontana la terra e, spingendola col deretano, la butta fuori dalla tana. Ogni volta, dopo aver fatto questo lavoro, esce dalla buca e si scuote la rena di dosso. Il cibo della Marmotta è costituito dalle piante alpine, dalle erbe e dalle radici. A ogni altra cosa, però, preferisce il millefoglie, l'acanto, la bocca di leone, il trifoglio e il finocchio acquatico. Con i suoi denti acuti la Marmotta taglia rapidamente l'erbetta, poi si siede sulle estremità posteriori e, tenendo il cibo fra le zampe anteriori, mangia tranquillamente, beve raramente, ma ogni volta in grande quantità e dopo ogni sorso solleva il capo, come fanno le galline e le oche. Durante il pasto è continuamente in ansia, si solleva, si guarda intorno con aria preoccupata. Affermano alcuni naturalisti che le marmotte si cibano anche del fieno sul quale generalmente riposano, e che al loro risveglio, in primavera, siano solite fare lunghe escursioni per procacciarsi il cibo. Questa affermazione non si può smentire né accettare con sicurezza. Quello che invece appare evidente è che anche le marmotte hanno una particolare sensibilità per le variazioni atmosferiche, tanto che gli alpigiani affermano che il fischio talora emesso da quegli animali sia appunto l'annuncio di un cambiamento del tempo e che senz'altro l'indomani ci sarà pioggia, se le marmotte, malgrado il sole, non si trastullano sulla montagna. Fa fede di ciò anche il rintanarsi che esse fanno a tempo debito nelle profondità della terra prima dell'arrivo del freddo e lo sbucarne ai primi tepori. Come tutti gli animali che cadono in letargo, anche le marmotte alla fine dell'estate sono molto grasse. Ai primi freddi, smettono di mangiare e vivono consumando il grasso accumulato precedentemente. Prima di cadere in letargo, la Marmotta chiude accuratamente - per un tratto variabile fra i 60 centimetri e il metro e mezzo - lo stretto corridoio che porta alla tana vera e propria, accumulando terra, pietra, argilla e fili di fieno, così da formare una vera muratura. Protetta così dal freddo esterno e col calore che emana dal suo corpo, essa dorme tranquilla con una temperatura di circa 8 o 9 gradi. La tana, che ospita tutta la famigliola, è imbottita di fieno rosso e secco; in quella stanza giacciono tutti stretti l'uno vicino all'altro, con la testa appoggiata sulla coda in una rigidità che somiglia alla morte. Durante tutto il periodo del letargo ogni attività vitale è sospesa e gli animali giacciono immobili nell'atteggiamento preso. Il calore del sangue è più basso di quello della tana, le pulsazioni sono 15 all'ora. In primavera le marmotte appaiono dimagrate e cercano affannosamente qualcosa da mangiare. Molto difficile è la caccia alle marmotte per la loro straordinaria organizzazione a base di sentinelle attente e vigilanti. Per gli alpigiani queste bestiole sono preziose non solo per la carne, ma anche per la calda e morbida pelliccia. Le marmotte si difendono dai nemici, siano essi uomini o animali, con coraggio e risolutezza, facendo uso dei denti e delle forti unghie. A volte interi gruppi di questi animali abbandonano la tana ed emigrano, se più volte sono stati perseguitati. Della loro vita in schiavitù diremo che innanzi tutto è bene prendere prigioniere e addomesticare le marmotte giovani, anche se è assai difficile strappare alla madre i piccoli che escono per la prima volta alla luce del sole. Se poi vengono prese troppo piccole, difficilmente si riesce d'allevarle. La loro alimentazione in schiavitù è fatta di vegetali e latte. Sono animali docili, obbedienti e facilmente ammaestrabili; riconoscono il padrone, rispondono alla sua chiamata, assumono atteggiamenti grotteschi, saltellano dritti sulle zampe posteriori, camminano su un bastone e fanno altri giochi. Grande è il loro amore per la pulizia e la loro gentilezza è innata. Anche con gli altri animali esse vivono in grande dimestichezza, permettendo perfino ad alcuni di vivere nella stessa tana. Non è prudente, tuttavia, malgrado le sue buone qualità, lasciar girare libera per la casa la Marmotta, anche se addomesticata, perché rosica dovunque e fruga in ogni angolo. Anche nel giardino e nel cortile non può essere lasciata libera per la sua abitudine di scavare grosse buche anche attraverso le mura. Vivendo in un luogo riscaldato, le marmotte si comportano di inverno come d'estate; in un luogo freddo raccolgono tutto ciò che trovano, se ne fabbricano un nido e vi dormono tranquillamente. Anche se trattate con ogni cura e riguardo, raramente le marmotte possono vivere in schiavitù più di cinque o sei anni.

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Georichi Geomide del Canada o Goffer (Geomys bursarius) Batiergo (Bathyergus maritimus) Spalace (Spalax hungaricus) Ghiri Ghiro Comune (Glis glis) Nitela o Topo Quercino (Heliomys quercinus) Moscardino (Muscardinus avellanarius) Topi Merione Obeso (Psammomys obesus) Ratto Comune (Rattus rattus) Ratto Grigio o Topo Decumano (Rattus norvegicus)

Topo, Topolino di Casa (Mus musculus) Topo Selvatico (Apodemus sylvaticus) Topo dei Campi o Topo Campagnolo (Apodemus agrarius) Topolino di Risaia (Micromys minutus) Topo di Barberia (Arvicanthis barbarus) Criceto o Hamster (Cricetus cricetus) Idromide (Hydromys chrysogaster) Arvicole Ondatra (Ondatra zibethica) Ratto d'Acqua Campagnolo della Neve (Microtus nivalis) Arvicola Glareolo (Clethrionomys glareolus) Arvicola Agreste (Microtus agrestis) Arvicola Campagnolo (Microtus arvalis) Arvicola Sotterraneo (Pitymys subterraneus Lemming di Norvegia (Lemmus lemmus)

Castori Castoro (Castor fiber) Dipodi Topo del Labrador (Neozapus labradorius) Topo delle Piramidi (Jaculus jaculus) Scirtete Cavallino (Allactaga saliens) Pedete Leporino (Pedetes caffer) Cicillidi Cincilla (Chinchilla chinchilla) Cincilla Laniegro (Chinchilla lanigera)

Lagotide (Lagidium cuvieri) Viscaccia (Lagostomus maximus) Psammoritti Degu (Octodon degus) Tucutuco (Cbnomys magellanicus) Cercomide (Cercomys cunicularius) Mesomide Spinoso (Mesomys ferrugineus) Capromide Comune o Hutia-Congo (Capromys pilorides) Coypu (Myocastor coypu) Aulacodo (Thryonomys swinderanus) Istrici Sfigguro del Messico (Coendou mexicanus) Chetomide Subspinoso (Chaetomys subspinosus) Cuandu (Coendou Prehensilis) Ursone (Erethizon dorsatus) Aterupa d'Africa (Atherurus africanus)

Istrice di Giava (Acanthion javanicus) Istrice Comune o Porcospino (Hystrix cristata) Cavie Porcellino d'India o Cavia Comune (Cavia porcellus) Aperea (Cavia aperea) Mara (Dolichotis australis) Aguti (Dadyprocta aguti) Capibara (Hydrochoerus hydrochoeris) Paca (Cuniculus paca) Lepri

Lepre (Lepus europaeus) Lepre Alpina (Lepus timidus) Erneb degli Egiziani (Lepus aethiopicus) Coniglio (Oryctolagus cuniculus) Lagonide Alpino (Ochotona alpina) Ocotona (Ochotona ochotona) Lagonide Minore (Ochotona pusilla)

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