Mammiferi Marsupiali.

b Animali

n n

b n n

Introduzione Dasiuri Tilacino (Thylacinus cynocephalus) Diavolo Orsino (Sarcophilus harrisi) Dasiuro  Macchiato (Dasyurus maculatus) Tapoa Tafa (Phascologale tapoatafa) Antechino dai Piedi Gialli (Antechinus flavipes)Mirmecobio Fasciato (Myrmecobius fasciatus) Didelfi

Opossum (Didelphis virginiana) Filandro Granchiaiolo (Philander crancrivorus) Sariga o Topo di Enea (Philander dorsiger) Chironete Variegato (Chironectes variegatus) Perameli Peramele Nasuto (Perameles nasuta) Peramele Fasciato (Perameles fasciata) Cheropo (Choeropus ecaudatus) Falangiste Belideo Scoiattolo (Belideus sciureus) Taguana (Petaurus taguanoides) Acrobata Pigmeo (Acrobates pygmaeus) Cusco Macchiettato (Phalanger maculatus) Falangista Volpina (Trichosurus vulpecula) Koala o Orso D'Australia (Phascolarctos cinereus) Canguri

Canguro (Macropus maior) Pademelon (Thylogale thetidis) Canguro Leporino (Lagorchestes leporoides) Canguro Rupestre (Petrogale penicillata) Canguro Orsino (Dendrolagus ursinus) Bettongia (Bettongia penicillata) Canguro Murino (Hypsiprymnus murinus) Vombati Vombato (Phascolomys ursinus)

VITA DEGLI ANIMALI - MAMMIFERI - MARSUPIALI

INTRODUZIONE

Nell'ordine dei Marsupiali troviamo un gruppo di animali ben circoscritti e notevoli. Il loro nome significa che sono forniti di borsa, ed in verità la borsa ventrale è il segno caratteristico che li riunisce tutti. Nella loro forma esterna hanno ben poco di comune tra loro: ripetono parecchi altri ordini e mostrano soltanto alcune particolari forme accanto ad altre che ricordano tanto il cane, la martora, il topo-ragno, quanto la lepre, il dipo e lo scoiattolo. Se non fosse per la presenza della borsa ventrale, nella quale mettono i neonati, li potremmo considerare carnivori in tutto; essi, invece, sebbene formino un tutto ben delimitato, stanno come i membri di transizione tra i carnivori e i rosicanti. Tuttavia, non sono per noi interessanti unicamente per queste ragioni, perché si mostrano meritevoli di un vivo interesse anche per altri riguardi. Secondo il parere generale dei naturalisti, i Marsupiali sono gli animali più antichi della nostra terra e, pertanto, rappresentano i primi tentativi della natura per creare mammiferi, accanto ai tozzi rettili della terraferma, alle lucertole volanti dell'aria, ai draghi del mare e a quelle veramente spaventevoli forme di coccodrilli che signoreggiavano, nelle epoche primarie, la terra e il mare. L'imperfezione di quei primi animali abbozzati risulta chiaramente dal fatto che partoriscono piccoli, formati solo a metà, che ottengono il loro sviluppo perfetto fuori dal seno materno.

Riesce non poco difficile, in generale, descrivere la forma degli animali di cui ci occupiamo, perché l'ordine presenta nei suoi diversi membri differenze così rilevanti quali solo tutta la classe presenta. L'apparato digerente si accorda naturalmente con la dentatura del carnivoro o del rosicante, e in certo qual modo vi si accosta anche la forma esterna delle membra: troviamo carnivori genuini e genuini erbivori, ed abbiamo famiglie che ricordano i ruminanti; in generale si può dire soltanto che i Marsupiali sono mammiferi di infima o tutto al più di media mole, con la corporatura depressa e le zampe che si distinguono per la loro debolezza ed esilità. Nella maggior parte dei casi la testa è allungata e aguzza e le orecchie, grandi anziché no, sono diritte; la coda è lunghissima, il pelame morbido e aderente. Non si può dire di più, poiché tutte le forme si scostano essenzialmente le une dalle altre, e quella dei piedi è tanto diversa quanto la dentatura; sin d'ora possiamo esaminare soltanto la borsa ventrale, comune a tutti questi animali. Il tendine del muscolo obliquo esterno del ventre, che si inserisce davanti sull'osso del pube, si ossifica, divenendo così il cosiddetto osso marsupiale, il quale serve a sostenere una borsa che si trova davanti sul ventre. In questa si trovano i capezzoli da cui traggono nutrimento i piccoli semi-nati. La borsa può essere una borsa perfetta, ma può anche limitarsi a due pieghe della pelle: tutto basta allo scopo, poiché è sufficiente a contenere i piccoli appesi ai capezzoli. I neonati vengono alla luce in una condizione che non ha riscontro in nessun altro mammifero: non solo sono nudi, ciechi e sordi, ma non hanno ancora l'ano e le membra sono allo stato rudimentale. Appena usciti dall'utero, si aggrappano saldamente ai capezzoli, che hanno forma conica, e crescono rapidamente nel periodo seguente. Si sviluppano assai e talvolta lasciano la borsa, che più tardi ricercano soltanto in casi di pericolo, quando non preferiscono accomodarsi sul dorso materno e lasciarsi così trasportare dalla madre. Per poter esaminare più esattamente questo processo senza l'uguale, dobbiamo necessariamente dare prima uno sguardo alla struttura interna dell'apparato della riproduzione. Le parti genitali delle femmine constano di due ovaie, due trombe falloppiane, due uteri e due vagine. Le ovaie sono piccole e semplici oppure grandi e a grappoli; o più grandi e più complicate nel Vombato, che avremo occasione di conoscere più tardi. Sono collocate nello sbocco espanso delle tube falloppiane, ed ogni ovidutto si allarga in un particolare utero, che sbocca nella propria vagina. In questo utero non si forma nessuna placenta per l'embrione e da ciò può benissimo derivare la nascita prematura. Dopo una brevissima gestazione, il marsupiale partorisce il piccolo ancora informe, lo prende con la bocca, lo depone nella borsa e lo attacca ad un capezzolo, dove comincia subito a poppare. In quella condizione rimane finché gli organi dei sensi e le membra si siano sviluppati e sino ad allora la borsa non è soltanto un nido ed un luogo di rifugio, ma anche un secondo utero: un secondo seno materno. Dalla borsa il piccolo esce di tanto in tanto, ma definitivamente solo dopo sei o sette mesi. Il numero dei piccoli varia da uno a quattordici. I Marsupiali presentano nel loro modo di vivere tali differenze da non permettere una descrizione generale. Si deve soltanto premettere che sono tanto buoni carnivori, quanto ottimi rosicanti, che si aggirano con la medesima facilità sul suolo come sott'acqua e sugli alberi, che vanno attorno di notte come di giorno, si cibano di foglie, di radici, di frutta, di insetti, di vermi e di vertebrati; i piccoli predoni si avventano con forza persino contro gli animali domestici, come, ad esempio, contro le pecore. Il maggior numero ama le località selvose e folte o almeno le preferisce alle aperte pianure. I sensi dei Marsupiali hanno molto diverso sviluppo: la vista, l'olfatto, come pure l'udito, sembrano generalmente in essi i sensi meglio conformati. L'indole si accorda con il loro modo di vivere e di agire: scaltra, ringhiosa e cattiva nei carnivori; stupida e mansueta negli erbivori. Ai giorni nostri i Marsupiali si limitano all'America e alla Nuova Zelanda; tutte le isole dell'Australia rappresentano la loro vera patria. Secondo il loro modo di nutrirsi i Marsupiali vengono divisi in due scompartimenti, pressoché di uguale importanza. Cominciamo a parlare intanto dei Marsupiali carnivori o Dasiuri.

Marsupiali: dasiuro gigante, peramele, scoiattolo volante dello zucchero

Marsupiali: dasiuro gigante, peramele, scoiattolo volante dello zucchero

DASIURI

Questi hanno tutti l'impronta dei carnivori tanto per la forma esterna quanto per la struttura interna.

La loro dentatura è completa, ed hanno in ogni mandibola lunghi e forti denti ferini:

i molari superiori sono cuspidati, gli inferiori taglienti.

Oggi si trovano soltanto in Australia, mentre nell'epoca primaria abitavano diverse terre dell'Europa, quali primi mammiferi.

I Dasiuri dimorano tanto nei boschi quanto nelle località rocciose e sulle sponde del mare, dove vivono sia in profonde gallerie o buche, che in alberi cavi.

Gli uni si muovono soltanto sul suolo, gli altri si arrampicano agilmente, ed altri stanno quasi esclusivamente sugli alberi.

Il loro camminare è strisciante e circospetto, e si svolge posando in terra la pianta del piede.

Quasi tutti sono animali notturni, che passano il giorno dormendo nei loro cavi e ne sbucano con il venir della notte.

Nelle loro scorrerie esplorano le spiagge del mare e vi divorano tutti gli animali rigettati dalle onde, siano freschi o putrefatti;

quelli che stanno sugli alberi si nutrono principalmente di insetti, ma non disdegnano gli uccelletti;

le specie più grosse visitano anche le abitazioni dell'uomo e sgozzano, sovente, tutto il pollame in una sola notte;

oppure, imitando le sfacciate volpi polari, saccheggiano la dispensa e le provviste ammucchiate, divorandone la carne e il lardo ivi custoditi.

Le loro qualità sono molto diverse;

i più grossi sono feroci, ringhiosi, indomabili; se aggrediti, si difendono rabbiosamente con i loro denti aguzzi;

i più piccoli invece sono miti e di buona indole, ed alcuni possono essere facilmente mantenuti in schiavitù e addomesticati senza grande fatica;

tuttavia, non manifestano mai molta tenerezza al loro custode. Vediamone, ora, i rappresentanti più noti e interessanti.

TILACINO (Thylacinus cynocephalus)

Questo animale è l'unico rappresentante attuale di un particolare genere; ma nell'epoca preistorica aveva un suo affine da cui si distingue solo per la dentatura. Sembra un cane selvatico: il corpo allungato, la forma della testa, il muso fortemente troncato, le orecchie diritte e gli occhi, come pure la coda che è volta in su, ricordano assolutamente quel carnivoro; soltanto le estremità sono proporzionatamente brevi e la dentatura si scosta essenzialmente da quella del cane. Il Tilacino è il più grosso carnivoro tra i marsupiali: somiglia per mole allo sciacallo. La lunghezza del suo corpo è di circa 90 centimetri, quella della coda 95 centimetri, e altrettanto l'altezza all'apice del dorso. Il pelame breve, arricciato, aderente, è bruno-bigio, con 12 o 14 strisce trasversali sul dorso. I peli del dorso sono bruno-scuri alla radice, e bruno-giallicci prima della punta scura; il pelame del ventre è bruno sbiadito alla radice e bianco-bruniccio all'estremità; la testa è di colore più chiaro; gli occhi sono bianchicci; all'angolo anteriore dell'occhio si trova una macchia scura e sopra l'orecchio una fascia. Le unghie sono brune. Verso le parti posteriori i peli del dorso si allungano e raggiungono sulle cosce il loro maggiore sviluppo. Il pelame non è fino, ma breve e lanoso. La coda soltanto alla radice è coperta di peli morbidi, mentre il rimanente è rivestito di peli ispidi. L'espressione della faccia dell'animale è molto diversa da quella del cane e soprattutto la bocca largamente fessa e gli occhi colpiscono lo sguardo. Le ossa marsupiali mancano, mentre il loro posto è accennato da cartilagini tendinose. Questo animale abita esclusivamente la Tasmania o la terra di Van-Diemen, dove vive in fessure di rocce nascoste, in gole impenetrabili all'uomo o in tane profondamente scavate da esso o dalla natura. Qui passa tutto il giorno, mentre la notte, essendo animale in sommo grado notturno, parte per le sue scorrerie. Del resto, la sua vista soffre moltissimo allo splendore della luce del sole, e poi questo di giorno si muove lento ed impacciato, mentre di notte diventa vivace, mobile, feroce e pericoloso, non temendo nessun avversario e riportando generalmente la vittoria, poiché soltanto i cani possono incutergli un certo timore e possono essere considerati i suoi veri nemici. Per questo, non ci sono altri nemici in grado d'impensierirlo maggiormente. Il cibo del Tilacino è costituito dall'animale più piccolo di esso che può raggiungere e vincere: si tratta di vertebrati o di animali inferiori, di insetti o di molluschi. Nei luoghi dove le montagne scendono sino alla spiaggia, esso vaga di nottetempo raccogliendo i più diversi animali, che le onde hanno rigettato. Tuttavia non si tira indietro, quando si tratta di compiere difficili cacce: nelle pianure erbose, nelle vallate selvose esso insegue il veloce canguro nelle boscaglie, nei ruscelli e negli stagni, sebbene non sia abile nel nuotare e nel tuffarsi. Se è molto affamato, non è per niente schizzinoso e non si lascia disgustare neppure dal pungente ed indigesto vestimento dell'echidna. Lo si fa prigioniero quando prolunga le sue scorrerie sino ai poderi dei coloni, sia con trappole, sia dandogli la caccia con i cani. Contro di questi si sa difendere molto bene, dimostrando in ciò una ferocia ed una crudeltà addirittura sproporzionate alla sua piccola mole. Allo stato di schiavitù il Tilacino non mostra affezione per il suo guardiano, dalle mani del quale accetta solo la carne di montone che preferisce ad ogni altro tipo di carne.

DIAVOLO ORSINO (Sarcophilus harrisi)

Questo animale deve il suo poco lusinghiero appellativo alla sua incredibile ferocia e alla sua indomabilità. Tutti gli osservatori concordano nel dipingere come il più crudele, il più arrabbiato, il più feroce essere che si possa immaginare questo diavolo fra i marsupiali, di cui il malumore non cessa mai, e la cui collera, alla minima occasione, non ha l'eguale. Il Diavolo Orsino prigioniero, ed amorevolmente trattato, non smette le sue qualità, non impara mai a conoscere o ad amare colui che lo ciba o ha cura di esso, ma gli si avventa contro col medesimo furore, con la stessa insensata rabbia come contro ogni altro essere che gli si voglia avvicinare. Malgrado la sua ributtante ferocia, il suo nome fa contrasto con la sua stupidità e lentezza. Il Diavolo Orsino dorme nell'angolo più riparato della sua gabbia e digrigna i formidabili denti e azzanna furiosamente intorno a sé, appena crede di poter danneggiare quel che gli si appressa; con tali escandescenze dà prova dell'unica operosità intellettuale di cui è capace. Il Diavolo Orsino ha una corporatura tozza, depressa, più simile a quella dell'orso; capo breve, largo, gambe mezzane, piedi dalla pianta nuda e dita armate di lunghi artigli a falce, coda grossa, lunga press'a poco come la metà del corpo, con un'unghia all'apice, occhi piccoli, sfavillanti, rabbiosi, orecchie brevi e larghissime e lunghi mustacchi, sono i caratteri di questo animale. La lunghezza del corpo del Diavolo Orsino è di 60 centimetri, quella della coda è di 30. Il ruvido pelame è nero-bruno sulla testa, le parti inferiori e la coda; il petto, le gambe anteriori, il garrese e le cosce presentano fasce bianche che spiccano vivamente sul fondo scuro. L'impronta di questo disegno è sempre la medesima, sebbene si possano osservare notevoli variazioni nella forma e nella dimensione delle macchie chiare. La dentatura consta di file unite di denti senza intervalli, con fortissimi canini; il cranio si distingue per la brevità e la larghezza dalla parte del muso. Vero animale notturno, fugge la luce del sole col medesimo orrore del tilacino o del nostro gufo: sembra che la luce gli cagioni un vero dolore; così si è osservato nei prigionieri che, se si portano alla luce, essi cercano con visibile angoscia il luogo più buio della gabbia, accoccolandosi con la faccia opposta alla luce, e in tale atteggiamento tentano ancora di proteggere il loro occhio contro la dolorosa impressione della luce col moto continuo della loro pupilla. All'imbrunire lascia il covo e si avvia in cerca di bottino; allora si mostra relativamente rapido nei suoi movimenti e perseverante nel suo correre, benché in agilità e in pieghevolezza rimanga assai indietro alle viverre ed alle martore dell'Antico mondo che rappresenta nella Nuova Olanda. Il portamento e molti dei suoi costumi ricordano gli orsi: nel camminare posa tutta la pianta del piede; nel sedere si adagia come il cane sulla parte deretana; porta il cibo alla bocca con le zampe anteriori. Col suo consueto furore piomba su tutti gli animali che può ghermire e cerca la sua preda tanto fra i vertebrati come fra gli altri animali. Tutto quanto gli viene offerto dal mare o dalla povera terra gli va a genio, poiché la sua voracità può gareggiare col suo furore. Nelle scorrerie fa udire la sua voce che sta fra un latrato acuto e un brontolio. La sua voracità lo fa cadere spensieratamente in ogni trappola, ed abbocca ogni esca, sia pure un pezzo di pesce o di carne di vertebrato, o un conchifero, o qualche altro animale inferiore. Più difficile è dargli la caccia coi cani, perché, se si vede inseguìto, spiega nella battaglia una incredibile ferocia, e si difende sino alla fine contro ogni forza superiore. Le sue robuste mandibole, la formidabile dentatura e il furore rabbioso, collegato alla compiuta temerarietà, fanno di esso un avversario che tiene vittoriosamente testa ad ogni cane. Nella prigionia non muta indole, vale a dire che dopo anni è sempre così rabbioso e furente come il primo giorno della sua schiavitù. Senza motivo al mondo si avventa talvolta contro le sbarre della sua gabbia e dimena le zampe attorno, come se volesse sbranare sul luogo quelli che gli si avvicinano. I suoi scoppi di collera sono talvolta incomprensibili, perché scoppiano con le migliori cure, o contro gli animali più innocenti, più benevoli. Nel complesso, in questo animale si riconoscono una stupidaggine e una ottusità senza pari. Può essere mantenuto con cibi diversi, e sovente per giorni interi, unicamente con ossa che stritola facilmente con la sua fortissima dentatura. Il numero dei figli varia da tre a cinque, e la femmina li porta con sé per lungo tempo. Quanto alla riproduzione, è quella comune ai marsupiali. La sua carne somiglia a quella del vitello e gli indigeni, quando riescono ad ucciderlo, la mangiano saporitamente.

DASIURO MACCHIATO (Dasyurus maculatus)

Il colore generale di questo animale, che appartiene al terzo genere della prima famiglia dei marsupiali, è di un bruno-fulvo, talvolta più chiaro-bianco inferiormente. Sopra tutta la parte superiore si trovano macchiette bianche, irregolari, divise, le quali sono più piccole sul capo che non sul corpo. Le orecchie alquanto aguzze sono moderatamente grandi e rivestite di corti peli neri. L'apice del muso è color carnicino. Il corpo dell'animale adulto ha la lunghezza di 40 centimetri e la coda è lunga 30 centimetri. L'altezza al garrese è di 15 centimetri. Il Dasiuro Macchiato si trova soltanto nella Nuova Zelanda, dove è pressoché comune dappertutto. Le sue dimore predilette sono i boschi sulla spiaggia del mare, dove di giorno vive nascosto in buche sotterranee sotto le radici degli alberi e i sassi, oppure in tronchi cavi. Sull'imbrunire sbuca fuori in cerca di alimenti; mangia principalmente animali morti rigettati dalle onde, ma insidia ugualmente piccoli mammiferi o uccelli che nidificano sul suolo del bosco; in caso di bisogno si contenta di insetti. Naturalmente, non tralascia di visitare i pollai e sgozza senza compassione tutto il pollame che vi trova, secondo l'uso delle martore; deruba anche la carne e il grano nelle abitazioni umane. La sua andatura è strisciante e circospetta, e si svolge posando tutta la pianta del piede. Del resto, i suoi movimenti sono rapidi e agili; tuttavia si arrampica male e preferisce starsene a terra, sebbene a volte si compiaccia di dare la scalata a tronchi inclinati. Il numero dei suoi nati varia tra quattro e sei: nascono piccolissimi e rimangono a lungo nascosti nella borsa della madre perfettamente sviluppata. Il Dasiuro Macchiato viene esso pure perseguitato col medesimo accanimento come gli altri marsupiali già descritti. E' assolutamente sconsigliabile averlo come prigioniero, perché è una delle più noiose creature che si conoscano. Non lo si può dire né buono né cattivo, né vivace, né tranquillo: è semplicemente noioso. La sua intelligenza è limitatissima: al custode non dimostra mai né riconoscenza né rancore; se qualcuno si avvicina alla sua gabbia, si ritira in un angolo, si copre il dorso e spalanca la bocca quanto più può. Per quanto possa apparire pericoloso, non vi è motivo di temerlo, perché non osa opporre alcuna resistenza: si limita a provare la sua commozione con un soffiare violento, che non si può nemmeno chiamare vero sbuffare, e non ricorre alla difesa più efficace che potrebbe derivargli dai denti. Nel mangiare non dimostra la voracità dei precedenti: se gli si porge un pezzo di carne, se ne impossessa solo con una certa premura, ne strappa un brandello, lo getta balzando in aria, lo raccatta e lo inghiotte. Se il pezzo non si presenta perbenino, l'accomoda con le zampe anteriori. Terminato il pasto, s'adagia sul deretano, poi si frega rapidamente le zampe l'una sull'altra e si pulisce tutto, il muso e il corpo: è un animale pulitissimo.

TAPOA TAFA (Phascologale tapoatafa)

Questo marsupiale nella mole ricorda il nostro scoiattolo. La lunghezza del suo corpo è di circa 23 centimetri e 21 centimetri quella della coda. Il pelame lungo, morbido, lanoso, leggermente aderente alla pelle, è bigio nella parte superiore, bianco o bianco-giallo nelle parti inferiori del corpo. Un cerchio nero circonda gli occhi, una macchia più chiara sta loro sopra. Il mezzo della fronte ed il cranio sono più scuri, e i peli hanno l'estremità nera; le dita sono bianche. La coda è singolare, nel primo quinto della sua lunghezza è coperta di peli lisci aderenti che somigliano a quelli del corpo, mentre i quattro quinti rimanenti sono ornati di lunghi peli folti e scuri, e perciò la coda spicca sull'altra tinta del corpo. Il Tapoa Tafa in apparenza è una avvenente ed innocua creaturina, incapace di arrecare il minimo danno. Quest'animale, invece, è un vero flagello per i coloni, un feroce, sanguinario, temerario predone, che s'inebria nel sangue degli animali da esso uccisi, e spinge le sue scorrerie sino nella parte più interna delle abitazioni dell'uomo. La sua piccolissima mole e la più piccola testa gli permettono di insinuarsi come una donnola per le aperture più ristrette, e se gli viene fatto di penetrare sino al luogo abitato dagli animali domestici, vi sfoga la sua ferocia in un modo incredibile. Né muro, né fosso, né siepi giovano contro l'importuna creatura: si vale della più stretta fessura, si arrampica, balza al di sopra delle mura e delle siepi e trova ovunque un passaggio, di sotto o di sopra, da questo o da quell'altro lato. Fortunatamente, per i coloni, gli difettano i denti da rosicante del nostro topo, altrimenti non ci sarebbe porta capace di resistere alla sua voracità e desiderio di rapina. D'altra parte, se viene aggredito, si difende furiosamente e lascia ferite dolorosissime ai suoi assalitori; molti uomini ne hanno sempre fatto le spese, ed è per questo che il Tapoa Tafa è tremendamente odiato e perseguitato e dagli indigeni e dai bianchi. La notte è il tempo che il Tapoa sceglie per uscire di casa in cerca di preda; tuttavia lo si vede anche di giorno quando è punto dalla fame. La sua agilità e la sua sveltezza sono grandissime, e si manifestano principalmente fra i rami degli alberi. La lunga coda gli giova assai come timone di contrappeso per mantenere l'equilibrio. Quest'animale è largamente diffuso nell'Australia e si trova tanto nelle pianure quanto nelle montagne, contrariamente alle consuetudini degli altri animali d'Australia che si limitano ad un'area di altezza determinata.

ANTECHINO DAI PIEDI GIALLI (Antechinus flavipes)

Questo animaletto appartiene al genere dei toporagni, quinto della prima famiglia dei marsupiali ed ha poco più di 13 centimetri di lunghezza di corpo, con la coda di 8 centimetri. Il pelame, folto e morbido, è bigio-cupo alla base, ma al di fuori nericcio con punteggiature giallicce, sui fianchi giallo-rosso e d'ocra, più chiaro di sotto; il mento ed il petto sono bianchicci, la coda è chiara, ma qua e là macchiettata di scuro.

MIRMECOBIO FASCIATO (Myrmecobius fasciatus)

Questo animale appartiene allo stesso genere dell'antechino, sebbene da molti venga considerato come appartenente alla famiglia dei Didelfi. Ha il corpo lungo, la testa molto aguzza, i piedi posteriori hanno quattro dita, quelli anteriori cinque; le gambe posteriori sono alquanto più lunghe delle anteriori. La femmina non ha borsa ventrale ma otto capezzoli disposti in circolo. Sorprende la ricca dentatura: il numero dei denti giunge a 52, oltrepassando così quello degli altri mammiferi, salvo qualche eccezione. Per la mole somiglia a un di presso al nostro scoiattolo comune: la lunghezza del suo corpo è di 26 centimetri, 18 centimetri quella della coda e 26 centimetri l'altezza. Un fitto pelame copre il suo corpo, la testa è breve, la coda lunga, nera ed ispida. Sotto i lunghi e piuttosto ruvidi crini traspare una lanugine folta e breve; il labbro superiore porta mustacchi sotto gli occhi. Il colore ed il disegno ricordano alla lontana il tilacino, ed hanno procacciato al Mirmecobio Fasciato il suo nome. Il colorito è singolarissimo: il giallo d'ocra della parte anteriore del corpo, che appare più chiaro per i peli bianchi che vi si trovano, tende, a mano a mano che si va indietro, al nero cupo, che domina nella metà posteriore del corpo, interrotto da nove fasce trasversali bianche o bianco-bigie. Le prime due fasce, che si trovano pressoché a metà del corpo, sono indistinte e si confondono con la tinta generale; le due che seguono sono invece distintissime; le quattro che vengono dopo sono commiste di peli del colore fondamentale la nona è di nuovo perfettamente netta e distinta. Tutta la parte inferiore è bianco-gialliccia l'inguine è giallo-fulvo pallido, le gambe sulla faccia esterna giallo-bruniccio pallide, bianche nell'anteriore. La testa presenta una tinta bruniccia, prodotta da peli neri, giallo-fulvi e bianchi. I peli della coda sono frammisti neri, bianchi o giallo d'ocra, giallo-fulvi alla radice, o neri coll'apice bianco. La lanugine è bigio-biancheggiante; il naso, le unghie, le labbra sono neri. Questo colore variegato fa sì che l'animale sia gradevole al nostro occhio. Il Mirmecobio è agile come i precedenti: se è spaventato e messo in fuga, si allontana rapidamente con piccoli balzi, portando la coda a mo' del nostro scoiattolo comune. La velocità della sua corsa non è estrema, ma la sveltezza e l'astuzia dell'animale compensano questo difetto. Nelle foreste vergini che la mano dell'uomo non ha toccate e che sono il suo soggiorno prediletto, esso trova sempre una cavità, sia in un fusto, sia sotto le radici, sia fra le rupi. E sa per bene, con una mirabile presenza di spirito, rintracciare simili ricoveri, anche durante il più accanito inseguimento, e difenderli con un'abilità pari soltanto alla sua costanza. Neppure il fumo, mezzo abituale cui ricorre il perfido uomo per attrarre alla luce del giorno un animale nascosto, opera sul Mirmecobio l'effetto desiderato, e ad ogni modo si stanca prima l'uomo a mantenere il fumo che non la bestia di respirare il vapore nauseante che appesta l'aria. L'alimento principale del Mirmecobio è costituito da formiche: a tale cibo sembrano destinarlo in particolar modo le sue migliori armi che sono costituite dalle unghie acute e dalla lunga lingua. Esso protende la lingua a guisa del formichiere sotto la schiera brulicante, e, quando un buon numero di questi animaletti inviperiti vi si sono attaccati, la ritira lestamente nella bocca. Inoltre mangia anche altri insetti, e in alcuni casi persino la manna che sgocciola dai rami dell'eucalipto. In confronto ai generi dei marsupiali carnivori sopra citati, il nostro animaletto è innocuo in sommo grado. Se vien fatto prigioniero, non pensa nemmeno a mordere o a graffiare, ma esprime il suo dispiacere soltanto col mezzo di deboli grugniti. Riconosciuto che ha l'impossibilità di sfuggire, si rassegna al suo destino: destino che generalmente ha presto fine, poiché l'uomo non può provvedergli in quantità sufficiente il cibo necessario. Allo stato libero esso abita caverne d'ogni genere, alberi cavi, spelonche tra i sassi e colà partorisce pure i figli, il cui numero varia da cinque a otto.

DIDELFI

Questi animali sono marsupiali piccoli o di media mole, che giungono tutt'al più alla statura di un gatto, e spesso non superano quella del sorcio. Il corpo è compresso col muso più o meno aguzzo; gli occhi e le orecchie sono lunghe, la coda varia in lunghezza e generalmente è prensile, nuda all'apice; gli arti posteriori sono alquanto più lunghi degli anteriori, le zampe hanno cinque dita, il pollice talvolta è opponibile, e vi è un genere che ha le dita collegate da una membrana natatoria. Alla femmina di alcune specie manca la borsa, in altre esiste, mentre è più spesso aperta di dietro che davanti. Il numero dei capezzoli è assai variabile, ma generalmente considerevole. Nella conformazione dei denti si presenta l'impronta generale del carnivoro: i denti canini sono piuttosto sviluppati, i molari più o meno acuti e cuspidati, i falsi molari hanno due radici con tubercoli acuminati, i molari superiori hanno tre radici, gli incisivi sono più piccoli o più grossi, più aguzzi o più ottusi, mentre i due superiori di mezzo sono più grossi. La colonna vertebrale ha 7 vertebre cervicali, 13 dorsali, 5 o 6 lombari, 2 sacrali e da 18 sino a 31 vertebre caudali. Nei tempi preistorici i Didelfi si trovavano anche in Europa, mentre attualmente abitano soltanto l'America. Vivono quasi tutti nei boschi o in folti cespugli, dove cercano un asilo negli alberi cavi, nelle buche sotterranee, tra le folte erbe e cespugli. Una specie abita le sponde dei piccoli fiumi e dei ruscelli, nuota benissimo e cerca rifugio in buche sotterranee. Sono tutti animali notturni e conducono una vita solitaria e vagabonda: solo al tempo dell'accoppiamento si trattengono con la femmina. Il loro incedere sul suolo piano, dove posano tutta la pianta del piede, è lento e incerto; i più possono, sebbene non senza fatica, arrampicarsi sugli alberi e sono quelli che hanno la coda prensile, con la quale possono appendersi ai rami e rimanere in tale posizione per intere ore. Quando fuggono, procedono a sbalzi. Fra i loro sensi l'olfatto è quello più sviluppato, mentre le loro facoltà intellettuali sono limitate, sebbene non difettino di una certa scaltrezza, e sappiano scansare per benino ogni sorta di trappole. Si cibano di piccoli mammiferi, di uccelli e delle loro uova, come pure di piccoli rettili, di insetti e delle loro larve, e di vermi; in caso di necessità mangiano anche frutta. I Didelfi che vivono nell'acqua mangiano generalmente pesci; le specie più grosse visitano le abitazioni dell'uomo e sgozzano tutti gli animali di cui possono impadronirsi; ne bevono il sangue e se ne inebriano con grande piacere. Lasciano udire la loro voce soltanto se vengono maltrattati; essa consiste in suoni singolarmente sibilanti. Se vengono inseguiti, non si atteggiano mai a difesa, e i più hanno la caratteristica di fingersi morti per non essere uccisi. Nell'angoscia spandono un odore di aglio forte e ripugnante. Sono molto prolifici, poiché il numero dei loro figli varia da 4 a 16. I piccoli nascono per la maggior parte in uno stato che sembra senza riscontro persino fra i marsupiali; le specie, le cui femmine posseggono una borsa perfetta, portano a lungo i loro piccoli; le altre, appena questi sono cresciuti un poco, li prendono sul dorso, e la brigatella si aggrappa con le unghie saldamente al pelame, oppure, il che è più frequente, aggrappano la loro coda alla coda materna. Le grosse specie sono dannosissime, mentre le piccole sono perfettamente innocue. Tuttavia, a causa del ributtante aspetto e dei peccati del grosso affine, sono tutte accanitamente odiate e perseguitate. I negri mangiano la loro carne; di alcune specie si fila il pelo. Il maggior numero di questi animali si avvezza facilmente allo stato di schiavitù ma il padrone ne ricava poco diletto: la loro operosità si limita a mangiare e a dormire.

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