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Scienza e Tecnica

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PRESENTAZIONE

L'invenzione del cinematografo viene attribuita ai fratelli francesi Auguste e Louis Lumière che nel 1895 fecero registrare il brevetto di una macchina da presa, adatta anche per la stampa e per la proiezione, costruita e perfezionata soprattutto mediante l'introduzione della griffa per il trasporto a scatti della pellicola. Con il cinetoskope di Edison viene utilizzata per la prima volta la pellicola flessibile perforata larga 35 mm, realizzata nel 1839 da George Eastman. In seguito, e fino ai giorni nostri, i principi sono rimasti invariati; tuttavia sia le macchine da presa che i proiettori sono stati enormemente perfezionati. Nonostante Edison avesse tentato, con successo, di accompagnare alle immagini in movimento anche il suono, solo nel 1926 i vari processi di perfezionamento consentirono l'adozione del sonoro. Il primo film sonoro (Il cantante di jazz, prodotto negli Usa) venne presentato al pubblico nel 1927. Anche il film a colori nacque dalla stessa cinematografia e, in un primo tempo, tutti i fotogrammi venivano colorati a mano uno per uno. Altri perfezionamenti derivano dall'introduzione del suono stereofonico (1941) e dall'ampliamento degli schermi di proiezione con le relative tecniche di realizzazione di film con immagini panoramiche. Trapani I fratelli Lumière, inventori del cinema

COME FUNZIONA UNA CINEPRESA

Come tutti gli apparecchi fotografici, la macchina da presa serve ad impressionare una pellicola fotosensibile mediante l'esposizione alla luce. Quindi comprende essenzialmente un obiettivo e un otturatore. Attraverso l'obiettivo, che è costituito da una lente, la luce penetra e va ad impressionare la pellicola, che scorre davanti ad esso grazie ad un organo di trascinamento a griffe. L'obiettivo (le macchine moderne ne possiedono più di uno, montati sopra una torretta girevole in modo da poter cambiare facilmente l'angolo d'inquadratura) è situato davanti ad una apertura che immette nella camera oscura della macchina. L'otturatore è un meccanismo rotante che alternativamente copre e scopre il finestrino di esposizione della pellicola, la quale viene quindi impressionata a scatti (cioè solo quando l'otturatore è aperto). Oggi la macchina cinematografica scatta 24 volte ogni minuto secondo, (16 o 18 nei film muti), in modo che i fotogrammi si susseguano ad una frequenza di 72 al secondo, che è notevolmente superiore alla sequenza critica di fusione richiesta dalla retina. Il movimento della pellicola è regolato da un motore elettrico, e si svolge grazie alle griffe che penetrano nelle perforazioni praticate sui margini della pellicola. Quando la pellicola, impressionata e sviluppata e quindi stampata in positivo, viene proiettata, la macchina di proiezione la fa scorrere alla stessa velocità e, con un otturatore, provoca tra un fotogramma e l'altro una rapida eclissi, pari a 1/75 di secondo, che l'occhio dello spettatore non riesce a percepire. Quindi l'immagine precedente non occupa ancora la visione nell'occhio dello spettatore quando sopraggiunge la successiva, lievemente modificata. Cosi l'occhio e il cervello hanno l'impressione di un movimento continuo e sciolto, mentre invece si tratta di tanti fotogrammi immobili che si susseguono in rapida successione.

GLI ACCESSORI

Per una cinepresa gli accessori più importanti sono soprattutto i serbatoi, o magazzini della pellicola, nei quali essa è raccolta in due bobine: una per la pellicola da impressionare e l'altra per la pellicola già impressionata. Normalmente un caricatore di pellicola a 35 millimetri contiene 300 metri di pellicola. Le cineprese portatili adoperano invece pellicole a passo ridotto, cioè larghe 16 o 8 millimetri. Tra l'obiettivo e il finestrino troviamo il diaframma, che serve con la maggiore o minore apertura, a regolare la luminosità della scena ripresa. È altrettanto necessario il mirino, che serve per determinare e controllare l'inquadratura. L'orientamento della macchina da presa avviene mediante una cloche a manico, che la fa ruotare su un perno girevole. La cinepresa è poi normalmente montata su un carrello a ruote, che le permettono così di muoversi su tutto un piano. Ma se i movimenti sono prolungati e complessi si adoperano altri congegni, come le rotaie in legno o in metallo, le gru, gli ascensori ecc. Per il caricamento della macchina esistono inoltre altri dispositivi (come quelli a vite che nelle comuni macchine fotografiche servono per regolare il fuoco) ed una serie di filtri molto utili per regolare con maggior raffinatezza l'intensità e la qualità della luce che andrà ad impressionare la pellicola. A questa regolazione sono anche destinate le alette paraluce mobili. I tachimetri, utili per controllare la velocità della pellicola già impressionata e di quella ancora disponibile, completano le dotazioni accessorie di una moderna macchina da presa. Questa macchina si chiama macchina da presa, o da ripresa, o anche con anglicismo entrato nell'uso corrente, camera; quando è portatile e a passo ridotto come quelle di cui abbiamo già parlato, si usa il termine cinepresa.

LA CINEPRESA A PASSO RIDOTTO

Queste sono costruite in modo sostanzialmente analogo alle macchine da presa professionali. In esse peraltro mancano alcuni accessori non indispensabili, e alcuni congegni sofisticati di difficile impiego. Le cineprese portatili, che vengono appoggiate sulla spalla o impugnate davanti al viso, non richiedono carrelli o cavalletti. Le carrellate vengono effettuate camminando con la massima regolarità, e le panoramiche sfruttano il movimento rotatorio del busto dell'operatore. Queste cineprese utilizzano pellicole di 16 millimetri per un impiego prettamente professionale, e da 8 millimetri se usate da cineamatori dilettanti.

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