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L'Inghilterra e gli Stuart.

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La scuola consegue tanto meglio il proprio scopo quanto più pone l'individuo in condizione di fare a meno di essa.
(Ernesto Codignola)

STORIA MODERNA - L'INGHILTERRA E GLI STUART

GIACOMO I

Dopo la morte della grande regina Elisabetta (1603), che non aveva lasciato eredi, sul trono d'Inghilterra salì Giacomo I, figlio di Maria Stuart e già re di Scozia.

Fu pertanto sotto il suo regno che Scozia, Inghilterra e Irlanda si unirono per la prima volta.

Con Giacomo I ebbe inizio la dinastia degli Stuart in Inghilterra.

Egli era stato educato nella fede calvinista della Chiesa di Scozia ma, divenuto re d'Inghilterra, si convertì all'anglicanesimo anche per accattivarsi le simpatie del popolo inglese che aveva sempre considerato i presbiteriani scozzesi e i cattolici irlandesi poco più che popolazioni barbariche dedite solo all'agricoltura e alla pastorizia e quindi molto diverse dai borghesi e dai mercanti inglesi.

Tuttavia la disponibilità di Giacomo I verso il popolo inglese era destinata ad incrinarsi a causa della volontà del nuovo re di imporre al Paese un regime assolutistico, inaccettabile per un'Inghilterra in pieno sviluppo grazie soprattutto al sempre più cospicuo e positivo risultato economico ottenuto dalla nascente borghesia.

Con tali presupposti fu inevitabile la rottura tra Giacomo I e il Parlamento inglese che non venne più convocato dal 1614 al 1621.

Naturalmente tale risoluzione non poté che interrompersi in quanto le fonti di finanziamento della monarchia, in particolare tramite imposizioni fiscali, dipendevano direttamente dal Parlamento.

Fu così che nel 1621, i parlamentari inglesi furono riconvocati in assemblea;

ma costoro, invece di votare una nuova serie di imposte, come avrebbe voluto Giacomo I, protestarono vibratamente contro le pretese assolutistiche del re rivendicando i poteri, ormai consolidati ed acquisiti, che tutti i monarchi precedenti non avevano mai messo in discussione.

La via dell'assolutismo fu giustificata anche da grandi uomini di cultura, come Francis Bacon, tra l'altro consigliere di Giacomo I, che dopo l'unione di Inghilterra, Scozia e Irlanda, teorizzò una politica vigorosa che avrebbe dovuto portare il nuovo regno ad essere la più grande potenza dell'Europa nordoccidentale.

Al di là di queste considerazioni che appartengono alla sfera della teoria politica, esistevano anche motivi estremamente precisi e materiali che giustificavano le scelte assolutistiche di Giacomo I.

La borghesia inglese, soprattutto dopo la sconfitta della Invincibile Armata e il conseguente indebolimento della Spagna sulle rotte atlantiche e mediterranee, aveva ottenuto successi commerciali sempre più importanti:

nella prima metà del XVII secolo il commercio con l'estero si era decuplicato;

le estrazioni minerarie, soprattutto di carbon fossile, erano passate da alcune centinaia ad alcune decine di migliaia di tonnellate di materiale estratto;

l'agricoltura, l'industria e l'allevamento del bestiame proliferavano sviluppando ricchezza per l'intero Paese.

Questo sviluppo della borghesia aveva creato non pochi problemi alla classe dei nobili, i quali, non avendo avuto la capacità di aumentare i propri redditi, avevano visto gradualmente vanificarsi le loro ricchezze a causa del progressivo aumento dei prezzi di ogni genere di consumo.

Anche la Corona naturalmente, che da sempre aveva attinto i mezzi di sostentamento dalle imposizioni fiscali, aveva visto ridursi notevolmente il suo potere in campo economico.

In tale contesto la scelta dell'assolutismo monarchico si configurò come una scelta che avrebbe dovuto arginare il progressivo sgretolamento dei poteri della Corona a favore dell'avanzante classe borghese e di un Parlamento che sempre di più sosteneva i progressi economici dei nuovi ricchi imprenditori.

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CARLO I

La morte di Giacomo I nel 1625 non contribuì a sanare la rottura ormai in atto tra Corona e Parlamento.

Infatti Carlo I Stuart, figlio e successore di Giacomo I, anziché analizzare i successi della vecchia regina Elisabetta e soppesare gli errori del padre, inasprì ulteriormente la politica assolutistica sciogliendo più volte, dal 1625 al 1628, il Parlamento.

D'altro canto i rappresentanti della Camera dei Comuni non vollero perdere nessuno dei poteri tradizionalmente conferitigli:

essi si dimostrarono intransigenti sulla questione del potere esecutivo, si schierarono contro l'episcopalismo monarchico in favore di una visione più democratica della religione, ma soprattutto si ribellarono agli arbitrari arresti ordinati dal re senza alcuna consultazione e autorizzazione del potere giudiziario e all'imposizione di nuove tasse, varate senza l'approvazione della Camera dei Comuni.

La borghesia naturalmente appoggiava il Parlamento e a sua volta protestava contro le imposizioni del re sulle attività economiche, rifiutando in particolare:

i metodi di assegnazione dei diritti di monopolio, assegnati solitamente a ristrette cerchie, chiedendo maggiore libertà per l'iniziativa privata;

l'esclusione della classe borghese dal controllo del potere in campo economico;

l'episcopalismo anglicano, che veniva considerato come uno strumento dell'assolutismo regio.

In questo contesto e, come abbiamo già ricordato, dopo aver più volte sciolto il Parlamento, Carlo I nel 1628 fu costretto ad una riconvocazione dello stesso per l'approvazione di nuove tasse per finanziare la spedizione inglese a favore degli ugonotti francesi assediati a La Rochelle da Richelieu.

Anche in quest'occasione però il Parlamento non fu disposto a concedere nulla e alle richieste del re rispose con la formulazione di una Petizione dei diritti, che naturalmente racchiuse tutte le richieste e le posizioni di cui abbiamo già parlato sopra.

Solo dopo l'approvazione e la firma da parte di Carlo I di tale petizione, che entrò a far parte della Costituzione, ma che fu anche disattesa dal monarca, il Parlamento approvò le nuove imposizioni fiscali che permisero la spedizione in Francia.

L'esito della spedizione fu tutt'altro che positivo in quanto le truppe inglesi furono sconfitte clamorosamente dall'esercito francese e costrette alla resa nei primi mesi del 1629;

in seguito all'insuccesso Carlo I, nel marzo dello stesso anno, sciolse nuovamente il Parlamento, che non fu più convocato per ben undici anni, nel tentativo di imporre un assolutismo ormai sempre più osteggiato.

Durante tale periodo Carlo I ricorse a una serie di stratagemmi per poter sostenere il costante contributo fiscale richiesto alla popolazione, anche se in assenza dell'approvazione del Parlamento.

Inoltre, nel campo della giustizia, il monarca impose ancora una volta la sua politica assolutistica costituendo dei tribunali speciali assolutamente addomesticati al suo volere.

Ma l'organismo più importante di quel periodo fu il Consiglio privato, costituito da un piccolo gruppo di fedelissimi alla Corona;

tra questi i ruoli più importanti li ebbero, Thomas Wentworth, conte di Strafford, e William Laud, arcivescovo di Canterbury che organizzò le persecuzioni contro ogni tipo di tendenza religiosa che fosse in contrasto con l'anglicanesimo regio.

Furono proprio le imposizioni di Laud e le minacce di Carlo I di confisca dei beni ecclesiastici distribuiti alla nobiltà protestante al tempo dello scisma da Roma, a provocare la presbiteriana Scozia che nel 1638, grazie alla coalizione tra la nobiltà e il clero presbiteriano, prese le armi e annunciò l'aperta rivolta contro il monarca inglese.

Ancora una volta, con il solo scopo di raccogliere fondi per soffocare la rivolta scozzese, Carlo I decise di riconvocare il Parlamento il 13 aprile del 1640, dopo undici anni di inattività.

I rappresentanti del Parlamento però, invece di concedere i sussidi richiesti, chiesero conto al monarca di tutte le illegalità e di tutti gli abusi commessi;

tanto che, data l'impossibilità di giungere ad un compromesso, il 5 maggio dello stesso anno il re fece sciogliere nuovamente l'Assemblea creando il Parlamento breve, passato alla storia.

Questa decisione di Carlo I non risolse però i problemi sul tappeto.

Questi si andarono anzi accentuando a causa delle numerose sconfitte che le truppe, mercenarie e inaffidabili, subirono in Scozia.

Fu così che ai primi di novembre dello stesso 1640 Carlo I si dovette rassegnare ad una riconvocazione del Parlamento che, in contrapposizione al precedente, fu denominato Parlamento lungo (rimase in carica fino al 1653).

Anche in questo caso però il Parlamento non affrontò le questioni per cui era stato convocato ma si impegnò da subito nello smantellamento del regime corrotto del potere regio;

la Chiesa anglicana venne sottoposta ad una Commissione di controllo e il clero venne esentato dalla vita politica.

Non solo, il Parlamento lungo si accanì anche a livello personale, se non con il re che ancora godeva di molto rispetto, contro i suoi consiglieri, in particolare contro Thomas Wentworth e William Laud, che vennero condannati a morte.

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LA GUERRA CIVILE

La rapida affermazione del Parlamento fu però resa difficile nel 1641 da una rivolta dei cattolici irlandesi, ormai insofferenti delle continue vessazioni a cui erano sottoposti dai protestanti inglesi.

Naturalmente, la formazione e la guida dell'esercito contro i rivoltosi sarebbe spettata al re; tuttavia era altrettanto chiaro che Carlo I non avrebbe guidato le truppe contro i cattolici irlandesi ma contro il Parlamento.

Questa considerazione portò ad una situazione di stallo che venne risolta dallo stesso monarca il 3 gennaio del 1642 con un tentativo di colpo di Stato e con un'irruzione nell'aula del Parlamento con una scorta armata.

L'operazione però fallì in quanto i parlamentari, avvisati in precedenza, non si fecero cogliere di sorpresa e, mentre Carlo I fu costretto a lasciare Londra e a riparare al nord, l'Inghilterra, precipitò in un clima da guerra civile.

Tutte le classi sociali scesero allora in campo.

Con il re si schierò naturalmente la nobiltà, che formò un esercito, detto dei Cavalieri, già con una grande esperienza di guerra.

Le forze rivoluzionarie risultano invece composte da un insieme di correnti di diverse tendenze politiche:

i moderati, che rappresentavano i grandi proprietari terrieri e l'ala più ricca della borghesia e che volevano l'affermazione della fede presbiteriana pur volendo mantenere una Chiesa di Stato non più retta da vescovi ma da un Consiglio degli anziani;

i radicali, che rappresentavano la borghesia dedita all'agricoltura e all'industria, e che non erano disposti a concedere nulla al sovrano ed erano inoltre fautori di una Chiesa democratica che lasciasse spazio a tutte le confessioni con la sola eccezione del cattolicesimo, considerato come una specie di «peste dell'anima»;

i livellatori, che, appartenendo alla classe dei piccoli proprietari, rovinata dalle guerre e quindi desiderosa di una Costituzione che portasse innovazioni radicali modificando i diritti di proprietà, si battevano per un miglioramento della condizione delle classi più povere e sostenevano la necessità di una democrazia fondata sul suffragio universale;

infine, gli zappatori, l'ala più radicale di tutte le forze rivoluzionarie, la quale avrebbe voluto riappropriarsi del terreno pubblico con l'intento di coltivarlo e distribuirne i prodotti ai poveri.

Naturalmente, contro un esercito non omogeneo e poco disciplinato come quello parlamentare, le forze del re ebbero in un primo tempo la meglio ottenendo nel 1643 notevoli successi, che portarono all'occupazione dell'intera regione a sud-ovest dell'Inghilterra.

L'andamento della guerra civile in Inghilterra

L'andamento della guerra civile in Inghilterra

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OLIVER CROMWELL

La situazione mutò radicalmente quando, tra il 1643 e il 1645, si mise alla testa dell'esercito parlamentare Oliver Cromwell, uomo di fede puritana dotato di spiccato genio politico e militare. La prima mossa di Cromwell fu quella di richiamare le Teste Rotonde (così era chiamato l'esercito dei borghesi che, contrariamente ai nobili, portavano i capelli molto corti) a uno spirito di corpo fino ad allora sconosciuto. Venne così fondato il New Model Army («l'Esercito Nuovo Modello») nel quale tutti avevano il dovere di impegnarsi moralmente prima ancora che materialmente, uniti nella difesa dei diritti del popolo inglese. Grazie alla guida di Cromwell, l'Esercito Nuovo Modello riuscì ad ottenere importanti vittorie a Marston Moor nel luglio del 1644 e a Naseby nel giugno del 1645, fino a costringere Carlo I a fuggire in Scozia nel maggio 1646. Gli Scozzesi, nonostante tutto ancora rispettosi del monarca, lo accolsero ma soltanto per un breve periodo. Nel gennaio del 1647 infatti consegnarono il re al Parlamento, sancendo così la fine della prima fase della guerra civile. Cominciarono allora ad affiorare le divisioni in seno alle forze rivoluzionarie; mentre la maggioranza moderata del Parlamento si limitò a chiedere l'introduzione della Chiesa presbiteriana in tutto il regno e un controllo ventennale dell'esercito, i livellatori e il New Model Army proposero infatti soluzioni assai più radicali. Cromwell, sempre più convinto del ruolo indispensabile del Parlamento, si propose come mediatore fra le due tendenze, ma quando, nel maggio del 1647, il Parlamento intimò lo scioglimento dell'esercito senza neppure pagare i militari, egli abbandonò Londra e raggiunse il proprio esercito, ancora una volta nel tentativo di svolgere un'opera moderatrice. In questo clima caotico gli Scozzesi, che nel dicembre del 1647 avevano firmato un accordo con Carlo I, tentarono di penetrare in Inghilterra in appoggio al re, ma Cromwell, abbandonata la via della mediazione, li affrontò e li sconfisse a Preston nell'agosto del 1648 alla guida di un esercito numericamente di tre volte inferiore rispetto agli avversari. Mancando il soccorso della Scozia, Carlo I si dimostrò per la prima volta disponibile a trattare con il Parlamento, ma Cromwell, che ormai diffidava della buona fede del sovrano, presentò al Parlamento una rimostranza secondo la quale il re sarebbe stato la «causa di tutti i mali» e che, in quanto tale, doveva sottoporsi al giudizio del popolo. Rimasto senza risposta Cromwell guidò il proprio esercito alla volta del Parlamento ed eliminò tutti i rappresentanti moderati e filo-monarchici. Il nuovo Parlamento, passato alla storia come Rump Parliament (ovvero «troncone di Parlamento») giudicò Carlo I e lo condannò a morte con una sentenza che recava la firma di Cromwell e che venne eseguita il 9 febbraio del 1649. La decapitazione del re non mancò di sconvolgere larga parte della popolazione, con il conseguente rischio di una nuova rivolta realista; la Scozia, fedele fino all'ultimo a Carlo I, riconobbe suo figlio, Carlo II, quale sovrano del Paese. Nel frattempo l'insurrezione irlandese era ancora in corso, in quanto la guerra civile non aveva permesso a nessuno di organizzare una spedizione repressiva. In una situazione tanto intricata Cromwell decise prima di tutto di soffocare i rivoltosi irlandesi ricorrendo a crudeli stragi e a veri e propri massacri (ricordiamo a questo proposito quanto Cromwell ritenesse una colpa usare la misericordia con i cattolici e con i papisti). La repressione del popolo irlandese fu tanto feroce che molti di essi dovettero abbandonare la patria per trovare rifugio nelle colonie americane. Cromwell a questo punto guidò il suo esercito contro gli Scozzesi, che dopo dure e impegnative battaglie furono costretti alla resa, mentre Carlo II si rifugiò in Francia. Il trattamento riservato agli Scozzesi fu ben diverso rispetto a quello degli Irlandesi, tanto che la Scozia poté ben presto riorganizzarsi iniziando il processo di allineamento con l'Inghilterra, che porterà alla formazione dell'attuale Gran Bretagna. Dopo tali campagne Cromwell rientrò a Londra nel 1651 e, nel 1653, si proclamò «Lord Protettore della Repubblica d'Inghilterra, Scozia e Irlanda».

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LA RESTAURAZIONE MONARCHICA

Il regime repubblicano-dittatoriale di Cromwell diede indubbiamente risultati positivi alla economia e alla politica estera inglese; non altrettanto si può dire dei suoi metodi di governare, improntati su un moralismo intransigente e sulla negazione della benché minima libertà di costumi. Cromwell arrivò al punto di chiudere le taverne e i teatri in quanto considerati luoghi di perdizione. Questo genere di limitazione era evidentemente sopportato a causa dell'eccezionale prestigio di cui godeva Cromwell, ma quando alla sua morte, nel 1658, il potere passò nelle mani di suo figlio Riccardo, l'Inghilterra rischiò di precipitare nuovamente nell'anarchia. Fu allora che iniziò a farsi nuovamente strada la possibilità di una restaurazione monarchica, che si concretizzò nel maggio del 1660 con il rientro a Londra di Carlo II, invitato dal Parlamento. Il 23 aprile del 1661, Carlo II venne incoronato solennemente nell'abbazia di Westminster e l'incoronazione fu seguita, nel maggio dell'anno seguente, dal matrimonio del re con la cattolica Caterina di Braganza, la cui dote costò al Portogallo due milioni di cruzados e le colonie di Tangeri e di Bombay. I primi anni del regno di Carlo II videro l'abolizione di tutte quelle limitazioni sui costumi imposte dal Cromwell e la prosecuzione di una politica estera che tendeva ad imporre sempre di più la supremazia dell'economia inglese sul resto d'Europa.

TORIES E WHIGS

I rapporti tra Corona e Parlamento tornarono ad incrinarsi quando, nel 1672, Carlo II emanò un decreto d'indulgenza, con il quale sospese tutte le leggi contro il dissenso religioso concedendo la libertà di professare la propria fede anche a tutti coloro che non aderivano all'anglicanesimo di Stato, compresi evidentemente anche i cattolici. Tale iniziativa, in sé liberale, fece nascere nel Parlamento il dubbio che Carlo II volesse accattivarsi le simpatie della Francia di Luigi XIV, che peraltro esercitava già notevoli pressioni per un ripristino dell'assolutismo monarchico in Inghilterra. A riprova delle perplessità del Parlamento, vi fu la decisione di Carlo II di entrare in guerra contro le Province Unite olandesi a fianco della Francia. Quando il Parlamento si riunì, nel 1673, rispose alla Dichiarazione d'indulgenza approvando un Test Act (letteralmente «Atto di prova»), sulla base del quale chiunque rivestisse una carica pubblica doveva fare professione di fede anglicana; inoltre Carlo II fu obbligato a ritirarsi dalla guerra e a fare la pace con gli Olandesi firmando il Trattato di Westminster nel 1674. Ad accrescere le preoccupazioni del Parlamento intervenne anche la conversione al cattolicesimo del fratello del re, Giacomo Stuart, duca di York, e il suo matrimonio in seconde nozze con la cattolica Maria Beatrice d'Este. In seguito a tale decisa presa di posizione di Giacomo Stuart il Parlamento approvò nel 1679 un Atto di esclusione, che precludeva la possibilità di successione al trono del fratello del re. In tale contesto si formarono in Inghilterra due partiti: uno detto dei Tories, favorevole al re, l'altro dei Whigs, di tendenze liberali. Il partito dei Tories traeva la propria forza principalmente dal clero anglicano e dai grandi proprietari terrieri ed era favorevole ad un'incondizionata sottomissione al potere del sovrano; mentre quello dei Whigs comprendeva la maggioranza dei ricchi mercanti, già ben rappresentati alla Camera dei Lord, e sosteneva il presbiterianesimo e un governo parlamentare. A causa anche dei ripetuti scontri tra i due partiti, la lotta tra la Corona e il Parlamento si inasprì al punto da indurre Carlo II, ricalcando le orme del padre e del nonno, a sciogliere il parlamento nel 1681.

GIACOMO II

Alla morte di Carlo II nel 1685, si propose il problema della successione, che venne comunque risolto con l'incoronazione di Giacomo Stuart, nonostante il precedente Atto di esclusione, per il timore che l'Inghilterra, priva di un sovrano, potesse ripiombare nel caos.

Inoltre, a tranquillizzare il Parlamento sulle mire egemoniche del nuovo sovrano, contribuì il fatto che Giacomo II non aveva figli maschi ma solo due femmine: Maria e Anna, sposate rispettivamente a Guglielmo d'Orange e a Giorgio di Danimarca, entrambi protestanti.

Tuttavia Giacomo II dimostrò subito la sua arroganza creando, all'interno del già esistente conflitto tra monarchia e Parlamento, un nuovo motivo di contrasto: ossia il dissidio tra una nazione nel suo complesso protestante e un re cattolico, che non mancava di far sfoggio della propria fede e che adottò immediatamente una politica di restaurazione cattolica.

Infatti egli inviò subito un ambasciatore a Roma, ricevette il nunzio pontificio e sospese tutte le leggi contrarie ai cattolici.

Naturalmente questo atteggiamento di Giacomo II portò a immediate reazioni, la prima delle quali fu organizzata dalle popolazioni delle regioni dell'ovest nel giugno del 1685.

Tale rivolta fu repressa dalle truppe del re con una ferocia tale che persino i suoi più convinti sostenitori non poterono non dimostrare la loro perplessità e il loro sdegno.

Non solo, negli anni successivi Giacomo II intraprese la strada della persecuzione degli oppositori e affidò le alte cariche dell'esercito e dell'amministrazione a personaggi cattolici di sua fiducia; reclutò inoltre truppe tra i cattolici irlandesi, truppe che avrebbero dovuto combattere contro i suoi sudditi inglesi.

La preoccupazione del popolo e del Parlamento inglese crebbe ulteriormente quando, nel 1688, nacque quel figlio maschio tanto atteso dal re.

L'erede al trono venne infatti battezzato secondo il rito cattolico e assunse lo stesso nome del padre.

La paura del perpetuarsi di una dinastia cattolica sul trono d'Inghilterra, scosse gli animi di tutti gli Inglesi: i Whigs, già avversari del re, aumentarono sempre più la pressione per la deposizione dello stesso, ma anche i Tories, fino ad allora fedeli al sovrano, abbandonarono Giacomo II, il quale non poté far altro che fuggire in Francia, accolto fastosamente alla corte di Luigi XIV.

LA FINE DEGLI STUART

Una volta deposto Giacomo II, l'Inghilterra non volle correre il rischio di ricadere in un repubblicanesimo radicale come quello del Cromwell; venne così stabilito che l'Inghilterra doveva continuare ad essere una monarchia, non assoluta però ma anzi soggetta al controllo del Parlamento. Venne stabilito quindi che la successione al trono spettasse alla figlia di Giacomo II, Maria e a suo marito Guglielmo d'Orange, che divenne re d'Inghilterra nel 1689 con il nome di Guglielmo III. I nuovi sovrani dovettero però accettare una Dichiarazione dei diritti formulata dal Parlamento, che sanciva tutte le regole di una monarchia costituzionale, con tutti i limiti del potere regio e la possibilità di un costante controllo da parte del Parlamento. I principi della nuova costituzione inglese furono ispirati dalle dottrine politiche dei due maggiori studiosi inglesi del tempo: George Halifax e John Locke. La dinastia degli Stuart perse definitivamente il diritto di successione al trono d'Inghilterra quando, nel 1701, il Parlamento emanò un Atto di successione che prevedeva l'ascesa al trono di Anna di Danimarca, figlia di Giacomo II e sorella della regina Maria; alla sua morte, la successione sarebbe dovuta spettare ai discendenti di Sofia Stuart, nipote di Giacomo I e moglie del principe di Hannover. Fu così che dopo i regni di Guglielmo III e di Anna Stuart, il trono passò a Giorgio I che diede inizio alla nuova dinastia degli Hannover.

Genealogia degli Stuart, degli Orange e degli Hannover

Genealogia degli Stuart, degli Orange e degli Hannover

PICCOLO LESSICO

HABEAS CORPUS

Legge più volte rivendicata negli anni dominati dalle rivolte religiose e finalmente approvata e varata dal Parlamento inglese nel 1679, nell'ambito delle grandi riforme che portarono l'Inghilterra a diventare una monarchia parlamentare. In particolare con la legge dell'habeas corpus veniva garantita la tutela del cittadino arrestato, a cui veniva riconosciuto il diritto di conoscere il motivo dell'arresto e di essere condotto davanti al giudice per richiedere la libertà provvisoria.

TESTE ROTONDE

In questo modo fu denominato l'esercito parlamentare e borghese che si schierò contro le forze monarchiche di Carlo I, che avrebbe voluto restaurare una monarchia assoluta in Inghilterra. Il nome «teste rotonde» derivò dalla moda dei borghesi inglesi di portare i capelli corti, contrariamente alle lunghe parrucche dei nobili.

PERSONAGGI CELEBRI

GEORGE FOX

(1624-1691). Predicatore inglese e fondatore del movimento dei quaccheri. Egli mirava alla diffusione di un cristianesimo basato sulla illuminazione interiore e quindi lontano dalle tradizionali strutture ecclesiali.

WILLIAM LAUD

(1573-1645). Ecclesiastico anglicano nominato arcivescovo di Canterbury nel 1633. Si impegnò sempre per la restaurazione della Chiesa anglicana, combattendo contro puritani, cattolici e altri dissidenti. Schieratosi a favore della monarchia assoluta, che riteneva un diritto divino inderogabile, fu arrestato e condannato a morte durante il periodo inglese denominato del parlamento lungo.

JOHN MILTON

(1608-1674). Poeta inglese venne educato nel rigore puritano e nell'ambito della cultura umanistica. Due scelte che consolidò ulteriormente andando nel 1638-39 in Italia, Francia e Svizzera. Tornato in Inghilterra allo scoppio della guerra civile, si schierò dalla parte di Cromwell, ricoprendo incarichi di prestigio nel governo repubblicano. Con la restaurazione del 1660 si ritirò dalla scena politica per tornare a dedicarsi esclusivamente alla letteratura. Famoso è il suo poema Paradiso perduto, scritto nel 1667.

RIASSUNTO CRONOLOGICO

1614: Giacomo I, nel tentativo di restaurare una monarchia assoluta in Inghilterra, scioglie il Parlamento.

1621: il Parlamento viene riconvocato da Giacomo I per votare una nuova serie di imposte, che non saranno approvate.

1625: muore Giacomo I e gli succede al trono Carlo I che, ripercorrendo le orme del padre, scioglie nuovamente il Parlamento. Lo riconvocherà tre anni dopo.

1629: Carlo I scioglie nuovamente il Parlamento, che non verrà più riconvocato per ben undici anni: iniziano una serie di persecuzioni contro gli avversari politici e religiosi (soprattutto contro i puritani).

1638: rivolta degli scozzesi contro la pretesa inglese di introdurre l'anglicanesimo nel Paese.

1641: rivolta degli irlandesi, cattolici, esausti ormai delle continue vessazioni dei protestanti inglesi.

1642: con il tentativo di colpo di stato di Carlo I, tentativo per altro fallito, prende il via la guerra civile nel Paese.

1645: Oliver Cromwell si mette alla testa dell'esercito parlamentare portando una pesante offensiva contro le forze monarchiche. Carlo I è costretto a fuggire in Scozia.

1647: l'esercito scozzese tenta di entrare sul territorio inglese in appoggio all'ormai «pericolante» Carlo I.

1649: tra lo sbigottimento generale Carlo I viene condannato a morte e decapitato con un ordine firmato dallo stesso Cromwell.

1658: dopo la morte di Cromwell l'Inghilterra vive una situazione politica precaria.

1661: con l'incoronazione di Carlo II viene restaurata la monarchia in Inghilterra.

1672: Carlo II emana la Dichiarazione d'Indulgenza sospendendo così tutte le leggi sul dissenso religioso.

1685: Carlo II muore lasciando aperto il problema della successione al trono.

1689: Guglielmo d'Orange viene incoronato re d'Inghilterra con il nome di Guglielmo III.

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