Storia Antica I Popoli Dell'Egeo.

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STORIA ANTICA - I POPOLI DELL'EGEO

I CRETESI

La posizione geografica dell'isola di Creta risulta indubbiamente molto privilegiata per lo sviluppo di commerci e traffici con i Paesi limitrofi.

Creta infatti dista un centinaio di chilometri dal Peloponneso, poco meno di 200 dalle coste dell'Asia Minore e circa 550 chilometri da Cipro e dal delta del Nilo.

Omero, parlando di quest'isola, la descrisse come «una terra ricca e opulenta nel cuore del violaceo mare», e Aristotele riteneva fosse destinata a «conquistare l'impero del mare».

Su questi ricordi generici e leggendari dell'antica potenza cretese, gli storiografi si sono basati nel tentativo di ricostruire la storia di questo popolo.

Nel 1900 Federico Halbherr e Arthur Evans iniziarono gli scavi fra le rovine del Palazzo di Cnosso.

La loro opera fu proseguita con buoni risultati da altre spedizioni, italiane, francesi, americane e greche; ma la storia di Creta rimane tuttora oscura e problematica in molti suoi aspetti, dato che le iscrizioni e le tavolette d'argilla incise con la cosiddetta «scrittura lineare A», non sono state ancora decifrate.

Grazie ai reperti archeologici sono state però ricostruite le linee fondamentali dello sviluppo della civiltà cretese.

I principali traffici commerciali cretesi

I principali traffici commerciali cretesi

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L'isola di Creta era abitata già nel III millennio a.C., come testimoniano alcuni reperti risalenti all'Età del Bronzo e del Rame. I Palazzi di Festo, di Cnosso, di Haghìa Trìada e di Màllia risalgono ad un periodo successivo (2000-1650 a.C.) e indicano un grado di civiltà assai evoluto.

Il grande numero di questi imponenti palazzi, che erano evidentemente sedi di governo, induce a pensare che il Paese non fosse ancora riunito sotto un unico potere centrale; conseguentemente l'assenza di fortificazioni e di altri sistemi di difesa ci dimostra che l'isola non era travagliata da guerre interne né minacciata da nemici esterni.

Intorno al 1650 a.C., Creta fu vittima di un'immensa catastrofe, i palazzi furono distrutti e molti abitanti persero la vita. Gli storiografi ritengono che questa catastrofe fu causata da un terremoto.

Questa deduzione è suffragata dal fatto che i Cretesi ricostruirono i loro famosi palazzi in modo più sontuoso e più ricco di prima, ma ancora una volta senza nessun tipo di fortificazioni, le quali non sarebbero certamente mancate se la rovina del 1650 fosse stata determinata da un'invasione nemica.

Nei due secoli seguenti Creta fu riunita in un unico regno, e il Palazzo di Cnosso divenne il centro amministrativo e politico di tutta l'isola.

Durante questo periodo la civiltà cretese conobbe il suo massimo splendore, a Rodi, a Thera e persino a Mileto (nell'Asia Minore) esistevano colonie e basi cretesi che intrattenevano frequenti e amichevoli rapporti commerciali con parecchi popoli.

Durante il XVI secolo a.C. l'isola fu vittima di un'altra serie di cataclismi che la distrussero e resero precaria la sua autonomia. Verso il 1500 a.C., Creta fu di nuovo rasa al suolo da una spaventosa eruzione che fece letteralmente esplodere Thera, un'isola vicina.

Il maremoto determinato dall'eruzione probabilmente distrusse anche la potente flotta cretese, annientando in questo modo l'unica vera difesa dei palazzi privi - come abbiamo detto - di fortificazioni murarie. Di questa situazione approfittarono gli Achei che, nel 1450 a.C., attaccarono l'isola e la conquistarono.

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LA CULTURA CRETESE

Dalle rappresentazioni che ci hanno lasciato gli artisti, dagli affreschi murali alle sculture e, alle decorazioni sui vasi, abbiamo potuto ricostruire alcuni aspetti della cultura cretese. Come si è detto, Creta fu probabilmente divisa in diversi Stati, i maggiori dei quali facevano capo ai Palazzi di Cnosso, Festo e Màllia. La funzione di questi palazzi, sia prima sia dopo l'unificazione, fu sicuramente molto complessa: essi infatti non erano solo sedi di governo, ma anche i centri principali del culto, dei commerci e della produzione agricola e artigianale. In questi palazzi molto probabilmente vivevano il re e la sua corte, costituita da nobili, da funzionari e dai più ricchi commercianti. Queste costruzioni inoltre testimoniano la grande perizia e il gusto per la funzionalità degli architetti di Creta: i palazzi, dotati di ampi porticati e di cortili interni, erano forniti di condutture idriche, di bagni e di fognature simili a quelli moderni, mentre i locali adibiti ad abitazione erano ricoperti di marmi pregiati e alabastro. La monarchia era ereditaria e indubbiamente legata alla religione; nonostante ciò il re, a differenza dei faraoni, non occupava la posizione di un dio o di un discendente degli dei, e il regime politico concedeva ai sudditi un certo margine di libertà. A questo proposito vorremmo chiarire un problema molto discusso: infatti, fino a poco tempo fa, si riteneva che il più grande re della civiltà cretese e, il costruttore del Palazzo di Cnosso, fosse Minosse. Ma è molto probabile che nella realtà storica, Minosse fosse il nome con cui i Cretesi designavano genericamente i propri sovrani, oppure che indicasse non un singolo individuo ma una dinastia. Della religione cretese purtroppo non sappiamo molto; la divinità maggiore era comunque femminile e dalle raffigurazioni pervenuteci possiamo desumere che si trattasse di una Grande Madre, dea della terra e della fecondità, venerata sotto il nome di Potnia, che significa «signora e dominatrice». Il mito della Grande Madre tuttavia ha avuto ampia diffusione anche in Asia Minore e in tutto il Vicino Oriente: la donna è capace del «miracolo» della procreazione, quindi in ogni donna e in ogni essere che si riproduce (anche la terra con i suoi frutti) viene identificato un principio divino. La civiltà cretese, sconvolta dalle catastrofi naturali e dall'invasione degli Achei, non scomparve tuttavia nel nulla. Gli Achei infatti ereditarono e svilupparono la cultura del popolo sottomesso, con il quale peraltro si fusero perfettamente. La civiltà cretese può inoltre essere considerata come il seme della grecità.

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LA DISTRUZIONE DELL'ISOLA DI THERA

Fra le tante isole che compongono l'arcipelago del Mar Egeo, in prossimità di Creta, si trova una piccola isola a forma di mezzaluna che oggi viene chiamata Santorino e che anticamente era conosciuta con il nome di Thera.

Quest'isola, secondo i geologi, originariamente aveva un diametro di circa 16 chilometri ed era nata dall'attività vulcanica di un cratere posto nel suo centro.

A Thera sorse una splendida civiltà, molto simile a quella cretese, che poté svilupparsi e progredire sino al XVI secolo a.C. A partire da questa data il vulcano riprese la sua attività costringendo tutti gli abitanti a fuggire nelle isole più vicine. Nel 1425 a.C., dopo un principio di terremoto, l'attività vulcanica assunse toni drammatici.

La lava si riversò su tutta l'isola e lo strato eruttivo raggiunse un'altezza di circa 50 metri.

Quando la montagna fu completamente svuotata esplose e crollò, inabissandosi e creando una larga voragine di forma sferica nell'isola.

La catastrofe fu spaventosa e il maremoto che ne conseguì devastò tutte le coste del Mediterraneo orientale.

La cenere vulcanica coprì tutte le isole dell'Egeo, le coste dell'Asia Minore e giunse persino in Egitto.

Molti testi dell'antichità, soprattutto egizi, narrano di un giorno in cui il cielo si oscurò e in cui avvennero molti prodigi.

Anche la Bibbia degli Ebrei riporta questa catastrofe dalle dimensioni impressionanti, attribuendola a Dio, che così avrebbe castigato gli Egizi.

Molti storici collegano la tragedia di Thera a quella narrata da Platone.

Il filosofo greco narrò infatti di un'isola molto progredita, Atlantide, che a causa di un terremoto si inabissò completamente nel mare.

L'unico punto di contrasto fra i due avvenimenti è la posizione geografica, infatti Platone narrò che Atlantide si trovava al di là delle Colonne d'Ercole e quindi nell'Oceano Atlantico.

L'isola di Thera e la scomparsa della civiltà minoica

L'isola di Thera e la scomparsa della civiltà minoica (english version)

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LA CIVILTÀ MICENEA

Il popolo degli Achei iniziò la sua progressiva penetrazione in Grecia tra il 2300 e il 1600 a.C. Come gli Hittiti, che nello stesso periodo facevano il loro ingresso in Asia Minore, essi appartenevano alla stirpe indoeuropea e furono il primo popolo che si stanziò nella penisola greca. Dopo un primo periodo di crisi, gli Achei si imposero come dominatori nell'Argolide, che viene detta «micenea» dal nome del suo centro più importante: Micene. La crisi iniziale fu anche causata dal fatto che gli Achei prima di allora non avevano mai visto il mare e quindi ebbero bisogno di un certo lasso di tempo per diventare marinai. La piena affermazione della civiltà micenea si ebbe nel periodo che dal 1600 arriva sino al 1150 a.C.; gli Achei, divenuti ormai ottimi marinai capaci di unire il commercio alle incursioni guerresche e alla pirateria, occuparono Creta e si espansero in gran parte del Mediterraneo. Essi si spinsero dalle Cicladi a Cipro, a Rodi, a varie località della costa anatolica e siriana, alla Sicilia, alla Sardegna, alle isole Eolie e alle coste ioniche e tirreniche dell'Italia. Il motivo di questa improvvisa espansione è facilmente desumibile dall'osservazione di una cartina geografica. La Grecia ha infatti un territorio montuoso, quindi inadatto all'agricoltura. Le uniche risorse per i suoi abitanti erano quelle connesse alla navigazione che ebbe un notevole sviluppo, grazie soprattutto all'eccezionale estensione delle coste, ricche di anfratti e di golfi. Inoltre la posizione geografica della Grecia permette di raggiungere numerosi territori con sufficiente facilità: essa è infatti protesa verso l'Asia Minore e l'Anatolia, a cui l'avvicinano numerose isole (Cicladi e Sporadi), che offrono alla navigazione comodi scali intermedi. Funzione analoga viene svolta, verso l'Africa, dalle isole Citera e Creta e, verso l'Italia, dalle isole Zacinto, Cefalonia, Itaca, Leucade e Corcira (Corfù). Sulle terre conquistate, gli Achei stabilivano dei governi locali i quali rispondevano tutti al re di Micene. In genere coloro che venivano posti a capo dei governi delle diverse province erano i migliori guerrieri; nacque così la cosiddetta aristocrazia ovvero il «governo dei migliori» (dal greco aristoi » «migliori»). Quando, verso il 1150 a.C., gli Achei furono attratti dal Ponto Eusino (Mar Nero) e decisero di assicurarsi il controllo dello Stretto dei Dardanelli, che dà accesso a quel mare, si registrò una delle battaglie più famose della storia. Infatti i principi achei, spintisi in quella zona, dovettero affrontare i Troiani appoggiati da altri popoli dell'Anatolia. Questa vicenda, risoltasi con il successo degli Achei dopo dieci anni di assedio, fu poi trasfigurata dalla poesia epica e divenne il nucleo fondamentale dell'Iliade di Omero. L'opera, intessuta di episodi leggendari e di interventi divini, fu ritenuta per molti secoli frutto di una geniale intuizione poetica. Ma quando il tedesco Heinrich Schliemann volle cercare i resti dell'antica Troia basandosi sui dati raccolti dall'Iliade, fu dimostrato che l'opera epica si basava anche su nozioni storiche reali.

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Nel 1871 infatti Schliemann si recò nella Troade e rilevò che il villaggio di Burnabashi, dove si riteneva fosse sorta l'antica Troia, non corrispondeva affatto alla descrizione omerica. Così si spostò più a nord (e precisamente sulla collina di Hissarlik) e, riconoscendo che il paesaggio corrispondeva a quello descritto dal poeta, cominciò gli scavi. Proprio in quell'occasione egli scoprì un tesoro che erroneamente attribuì a Priamo. Lo stesso Schliemann scoprì a Micene, sulle indicazioni dello storico greco Pausania, originario del II secolo d.C., un secondo tesoro, il più ricco dell'archeologia mondiale, che attribuì ad Atreo. L'insufficiente preparazione scientifica condusse Schliemann anche a molte affermazioni errate: infatti più tardi venne dimostrato che tanto il Tesoro di Priamo quanto il Tesoro di Atreo appartenevano a sovrani vissuti parecchi secoli prima della nascita di Atreo e Priamo. Comunque, a prescindere da queste inesattezze, bisogna riconoscere a Schliemann il merito di aver rinvenuto i resti di queste due importantissime civiltà che, senza il suo contributo, probabilmente ci sarebbero ancora sconosciute. Conclusa questa breve parentesi dedicata agli scavi archeologici della città di Troia, torniamo al popolo acheo. Dopo la vittoria su Troia e la conquista dello Stretto dei Dardanelli, la civiltà micenea conobbe un periodo di crisi. Come e perché sia tramontata la civiltà micenea è un problema tuttora aperto. Le ricerche archeologiche dimostrano però che i maggiori centri micenei furono distrutti o abbandonati, all'incirca contemporaneamente, poco prima del 1200 a.C.. Su questo argomento gli studiosi avanzano tre ipotesi principali: quella delle lotte interne, quella di un'invasione dall'esterno e quella di una catastrofe naturale. La prima ipotesi sostiene che le rivalità interne fra i regni micenei possano essere state la causa della disgregazione. Questa soluzione non spiega però né come mai intere popolazioni abbiano abbandonato il loro territorio, né come mai fossero state erette poderose mura sull'istmo di Corinto contro un pericolo proveniente da nord. La seconda ipotesi sostiene che il crollo della civiltà micenea fu causato dall'incursione di un «popolo del mare» di cui si ha testimonianza dagli scritti egizi. Le date sembrano suffragare questa ipotesi; infatti gli Stati micenei crollarono presumibilmente fra il 1225 e il 1183 a.C., cioè negli stessi anni in cui le navi di questo «popolo del mare» si affacciarono minacciose sul delta del Nilo e furono respinte dalla controffensiva egiziana. Altri studiosi parlano invece di un attacco da parte dei Dori: non avendo però prove di questa invasione non possiamo dire con certezza se essa sia stata la causa determinante del crollo miceneo. L'ipotesi della catastrofe naturale, avanzata dall'archeologo americano Rhys Carpenter, si fonda su una presunta variazione climatica che avrebbe causato una lunga siccità e di conseguenza una serie di carestie, di lotte intestine e di migrazioni in massa. Ma anche questa ipotesi, non essendo confermata da prove reali, non può essere considerata valida. È d'altronde da considerarsi improbabile un cambiamento di clima tanto repentino e disastroso; inoltre gli archivi dei palazzi non registrano alcuna preoccupazione per l'andamento dell'agricoltura e della pastorizia. Nonostante la mancanza di prove inconfutabili noi siamo più propensi ad avvalorare l'ipotesi dell'invasione esterna. Esiste infatti la testimonianza di un'invasione dorica, attorno al 1100 a.C., che dalla Macedonia si spinse sino alle terre del Peloponneso e all'isola di Creta. A quel tempo probabilmente la civiltà micenea stava vivendo un momento di grande crisi economica che facilitò la spinta espansionistica dei Dori.

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I TESORI DI PRIAMO, RE DI TROIA

Il leggendario tesoro di Priamo, descritto da Omero nel 24° canto dell'Iliade («Priamo aprì i forzieri e ne trasse 12 splendide vesti, 12 mantelli, 12 tappeti, dieci talenti d'oro, due tripodi e quattro bacili di bronzo ed una bellissima coppa...») venne in effetti scoperto dall'archeologo tedesco Heinrich Schliemann il 14 giugno 1873 nel corso degli scavi sulla collina di Hissarlik, in Turchia, che portarono alla luce nove strati dell'antichissima città di Troia. Dopo tanti e tanti secoli l'appassionato cultore della storia antica e di Omero riuscì così a dimostrare l'esistenza di Troia, anche se era convinto di avere scoperto i resti della distruzione della Troia omerica e il tesoro di Priamo, mentre in realtà si era imbattuto in qualcosa più antico di oltre mille anni. Il tesoro consisteva in diademi, collane, orecchini, anelli, braccialetti e coppe d'oro, oggetti in oro, argento e bronzo. Anche le indicazioni valide date dall'Odissea furono utili a Schliemann, che se ne servì per rintracciare l'isola di Ulisse, Itaca. I risultati delle sue campagne in Asia Minore furono da lui pubblicati nell'opera «Antichità troiane» (1874).

La scoperta di Troia

La scoperta di Troia (english version)

LA CULTURA MICENEA

Le numerose tavolette di argilla rinvenute negli archivi dei palazzi micenei ci offrono un quadro di questa civiltà molto dettagliato e molto vago allo stesso tempo. La causa di questa imprecisione è dovuta al fatto che gli Achei registravano solo le operazioni e gli eventi relativi agli ultimi mesi di vita nei palazzi, avendo cura di eliminare le tavolette riguardanti gli anni passati. Malgrado questi limiti è ugualmente stato possibile delineare la vita e la cultura negli stati micenei. Come a Creta, anche a Micene tutto ruotava intorno al Palazzo, che era la sede politica, militare, amministrativa e religiosa. Il re, oltre a svolgere l'attività politica, era anche considerato massimo sacerdote. Alla guida dell'esercito erano eletti dei lawagètas, la cui carica era ritenuta una delle più prestigiose. Al seguito del re vi erano dei nobili (hepètai e telestài), i quali avevano diritto ad un appezzamento di terra e alla mano d'opera necessaria per coltivarlo. Lo stesso privilegio toccava anche ai lawagètas. Le divinità adorate dai Micenei erano parecchie e, in alcuni casi, furono riprese dai Greci: citiamo ad esempio Poseidone, Zeus, Hera, Ares, Hermes, Atena, Artemide e Dioniso. Ma l'identità dei nomi non basta a provare che identica fosse anche la personalità degli dei con essi indicati. È anzi certo che almeno la gerarchia degli dei micenei era diversa da quella più tarda dei Greci. Per gli Achei infatti le divinità più importanti non erano Zeus ed Hera, ma Poseidone e Demetra, legati al culto della terra e della fecondità. Questa affinità religiosa prova che il tracollo della civiltà micenea non determinò una rottura irreparabile nella storia degli Elleni: anzi, attraverso il medioevo ellenico, l'eredità degli Achei giunse sino alla Grecia classica influenzandone i costumi e le usanze.

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MICENE

Antica città del Peloponneso (Grecia), a Nord di Argo, nella valle dell'Inaco.

Fu capitale di un grande regno e diede il nome all'antica civiltà che tenne dietro alla civiltà cretese, precorrendo quella elladica.

Quando, verso la fine del XV sec. a.C. decadde la potenza di Creta, Micene divenne centro politico ed artistico della civiltà elladica e alimentò miti intorno agli Atridi, che fornirono materia alla grande arte di Omero e dei tragici greci. Dopo le invasioni doriche decadde e nel 468 a.C. fu rasa al suolo dalla rivale Argo.

POTNIA

Letteralmente significa «signora e dominatrice».

Era la principale divinità cretese e rappresentava la figura della Grande Madre, artefice del miracolo della riproduzione.

SCRITTURA LINEARE

(distinta in due tipi, detti rispettivamente A e B): sistema grafico usato in iscrizioni trovate a Creta e in terre circostanti e risalenti alla seconda metà del secondo millennio a.C.; il nome le deriva dal suo aspetto non più pittografico.

TALASSOCRAZIA

Deriva dalle parole greche corrispondenti a «mare» e «dominio» e significa appunto «dominio sul mare». Possiamo così dire che i Cretesi crearono la prima talassocrazia, ovvero il primo regno fondato sulla potenza marinara.

PERSONAGGI CELEBRI

DEDALO

Famoso artefice ateniese. La leggenda, tramandata attraverso innumerevoli generazioni, lo ha trasformato in essere mitico. Originario di Atene o di Creta, costruì statue semoventi e moltissimi strumenti di lavoro, quali il trapano, la sega ecc. Per gelosia uccise il nipote Talos, inventore del tornio; per evitare le conseguenze del delitto si rifugiò a Creta, dove costruì per il re Minosse il famoso labirinto di Cnosso, in cui venne rinchiuso il Minotauro. Minosse, volendo punirlo per aver dato ad Arianna il filo che ella usò per fare uscire Teseo dal labirinto, ve lo fece imprigionare insieme al figlio Icaro. Ma Dedalo fabbricò per sé e per Icaro ali di penne tenute insieme da cera ed evase volando. Durante il viaggio Icaro cadde in mare, Dedalo arrivò invece fino a Cuma. Dopo qualche tempo si recò in Sicilia presso re Cocalo, che secondo talune fonti lo fece uccidere. Secondo un'altra versione, Dedalo venne salvato dalle figlie del re, e poté così ritornare in patria.

MINOSSE

Mitico re di Creta, figlio di Zeus e d'Europa, fratello di Radamanto, sposo di Pasifae, padre di Catreo, Deucalione, Glauco, Androgeo, Acida, Senodice, Ariadne (o Arianna) e Fedra. Secondo la tradizione, Minosse fu il dominatore della signoria marittima dei Cretesi e l'autore della costituzione cretese. Per assicurare il favore di Posidone al suo proposito di regnare su Creta, Minosse chiese al dio che facesse uscire dal mare un toro ch'egli avrebbe sacrificato; venuto Minosse meno alla promessa, Posidone rese il toro furioso. Dall'unione del toro con Pasifae, nacque il Minotauro, che Minosse poi rinchiuse nel labirinto. Sacerdote e legislatore, Minosse ebbe nell'Ade, per la sua giustizia, ufficio di giudice dei monti insieme con Radamanto ed Eaco. Nella tarda leggenda attica Minosse è il vendicatore del figlio Adrogeo: infatti agli Ateniesi che lo avevano ucciso richiese il tributo di 14 fanciulli da mandarsi come sacrifizio espiatorio ogni nove anni al Minotauro. Minosse nell'inseguire in Sicilia Dedalo che era fuggito dal Labirinto, morì per mano del re Cocalo e delle figlie di lui.

HEINRICH SCHLIEMANN

Nacque in Germania nel 1822 e morì a Napoli nel 1890. Genialissimo archeologo dilettante, studiò Omero non solo come poeta ma anche come storico. Sulle basi dell'Iliade giunse alla scoperta dell'antica città di Troia. In seguito, a Micene, rinvenne il più ricco tesoro dell'archeologia mondiale, passato alla storia con il nome di Tesoro di Atreo.

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RIASSUNTO CRONOLOGICO

ca. 3000-2000 a.C.: Primi insediamenti umani sull'isola di Creta.

ca. 2300-1600 a.C.: Entrata degli Achei in Grecia.

ca. 2000-1580 a.C.: Epoca della costruzione dei primi palazzi cretesi, quali quelli di Festo e di Cnosso.

1650 a.C.: Un terremoto devasta l'isola di Creta e rade al suolo il palazzo di Cnosso.

ca. 1650-1450 a.C.: Massimo splendore della civiltà cretese.

ca. 1500 a.C.: Un'ennesima catastrofe naturale distrugge Creta e fa inabissare la vicina isola di Thera.

ca. 1600-1150 a.C.: Massimo splendore della civiltà achea.

ca. 1450-1100 a.C.: Dominio acheo sull'isola di Creta. ca. 1300

a.C.: Gli Achei si spingono verso l'Asia Minor

ca. 1250 a.C.: Guerra di Troia

ca. 1200 a.C.: Crisi e scomparsa dalla civiltà micenea.

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