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Geografia Africa Territorio Storia Economia dello Zimbabwe.

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Geografia - Africa - Zimbabwe.

PRESENTAZIONE.

Situato nell'Africa centro-meridionale, lo Zimbabwe confina a Nord con lo Zambia, a Est con il Mozambico, a Sud con il Sudafrica e a Ovest col Botswana.

Ha una superficie di 390.759 kmq e 14.546.314 (2020) abitanti, con una densità media di 30 abitanti per kmq.

La composizione etnica della popolazione comprende fondamentalmente due gruppi di bianchi (2%, soprattutto di origine inglese) e di indigeni, costituenti invece la maggioranza della popolazione (97,6%) e prevalentemente di ceppo bantu.

La lingua ufficiale è l'inglese; diffusi sono anche vari dialetti tribali.

La religione dominante è basata su credenze animistiche (41%), ma non mancano protestanti (23%) e cattolici (8%).

Già colonia britannica con il nome di Rhodesia del Sud, lo Zimbabwe, in base alla Costituzione del 1980, modificata nel 1987 e nel 1990, è una Repubblica presidenziale indipendente nell'ambito del Commonwealth; il potere legislativo spetta al Parlamento bicamerale, il potere esecutivo è esercitato dal presidente della Repubblica, che è anche capo del Governo, eletto a suffragio diretto per 6 anni.

Il territorio è diviso in 10 provincie.

L'unità monetaria è il dollaro dello Zimbabwe.

La capitale è Harare (1.189.103 ab.).

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Le Cascate Vittoria

Cartina dello Zimbabwe

IL TERRITORIO.

Il tavolato ondulato (veld) che si eleva nella parte centrale con una altitudine massima di 1.500 m occupa quasi tutto il territorio. Nel versante nord-orientale si innalzano le catene dei Monti Inyanga (altezza massima 2.595 m). A Est il territorio è inciso da profonde valli di erosione, coperto da savane arboree e da foreste. Il versante occidentale digrada nella valle dello Zambesi ed è in gran parte arido e stepposo; a Sud si estende invece la valle del Limpopo. Il fiume principale è lo Zambesi che scorre lungo il confine con lo Zambia, formando le spettacolari cascate di Vittoria ed è poi imbrigliato nel bacino artificiale di Kariba, dopo aver raccolto le acque del Gwai, del Sanyati e del Hunyani. L'area meridionale è invece percorsa dal Limpopo, dal Sabi e dai loro affluenti. Il clima è generalmente mite in conseguenza dell'altitudine; le precipitazioni sono piuttosto abbondanti in tutto il Paese (da novembre a marzo) tranne che nelle regioni occidentali.

Le Cascate Vittoria

Cartina dello Zimbabwe

L'ECONOMIA.

Lo sviluppo economico dello Zimbabwe venne influenzato, fino alla proclamazione dell'indipendenza, dalla netta divisione tra il gruppo di origine europea e la popolazione nera, che subì le scelte economiche della minoranza bianca. L'agricoltura occupa il buona parte della forza lavoro e offre, quali prodotti principali, mais, frumento, miglio e, tra le colture commerciali, tabacco, arachidi, cotone, canna da zucchero, tè, caffè. È abbondante la produzione di legname pregiato, teak e mogano. L'allevamento, praticato a livello industriale, riguarda soprattutto i bovini. Negli ultimi decenni l'industria ha avuto un grande sviluppo nei settori alimentare, metallurgico, chimico, nella produzione di birra, carta, cemento e sigarette, grazie alla fonte di energia elettrica della diga del Lago di Kariba, sullo Zambesi, e alle abbondanti risorse minerarie, che sono tra le maggiori del continente. Il sottosuolo offre infatti carbone, cromo, rame, nichel, amianto, litio e oro. Le esportazioni riguardano tabacco, amianto, zucchero, caffè, oro, rame, nichel. I trasporti sono basati soprattutto su una efficiente rete ferroviaria (2.759 km, 313 dei quali elettrificati); la rete stradale si estende su 91.800 km, di cui 18.338 asfaltati. Gli aeroporti principali si trovano a Harare e Bulawayo.

CENNI STORICI.

Nei depositi delle cascate dello Zambesi e sul fiume Bembesi vennero rinvenuti i manufatti più antichi, di tipo acheuleano, presenti sul territorio dell'odierno Stato dello Zimbabwe. Dal I sec. a.C. popolazioni provenienti dal bacino del Congo o dal Mozambico vi introdussero l'agricoltura e l'allevamento del bestiame, oltre alle conoscenze sulla lavorazione del metallo (ferro). Di tali individui, predecessori degli odierni ma-Shona, restano tracce di abitazioni adorne di ceramiche (di Bambata) dell'antica età del Ferro, che nei secoli seguenti si differenziarono in lavorazioni locali (facies di Zhizo, secc.IX-X; di Mambo, XII sec.). Tra i secc. V e XII l'attuale Zimbabwe fu occupato da gruppi bantu che, dopo aver scacciato i Boscimani, diedero origine a potenti imperi. Attorno all'XI sec. si riunirono in piccole comunità di villaggio guidate da dinastie di capi, detti Karanga. Uno dei capi delle tribù maggiori che controllava il commercio d'oro lungo la costa dell'Oceano Indiano diede vita (dopo il X sec.) al Regno di Monomotapa stabilizzatosi attorno al fiume Mazoe, mentre i clan di Chicanga e di Quiteve si stanziarono rispettivamente sugli altipiani Inyanga e nelle pianure del Mozambico, attirando mercanti arabi e portoghesi. Sul finire del XV sec. (1498), quando i capi Karanga, riuniti in una confederazione, allargavano il loro controllo sulle pianure del Mozambico, giunsero i Portoghesi, stabilendosi sulle sponde dell'Oceano Indiano come commercianti d'oro; ma nel 1569 essi organizzarono una spedizione militare guidata da F. Berreto per il controllo sul Regno di Monomotapa. Il tentativo fallì, ma l'influenza portoghese si andò progressivamente estendendo, tanto che nel 1628 il Portogallo riuscì a insediare un re fedele e a ottenere il controllo del Nord della regione, spingendosi contemporaneamente verso le zone centro-meridionali. Si accese quindi una guerra tra indigeni e Portoghesi (1668) che provocò il definitivo crollo della confederazione. Ai predecessori degli Shona successero i Rozwi, provenienti da Nord, che dominarono le province controllate precedentemente dal Regno di Monomotapa, mentre da Sud giunsero i Ndebele che si fermarono nel Matabeleland. Nel 1693 i Portoghesi vennero ricacciati nelle regioni interne dai Rowzi di Changamire, limitandosi da allora a una presenza nominale sugli altipiani orientali. La nuova dinastia riprese a edificare le abitazioni in pietra, caratteristiche del Regno Monomotapa, e si dedicò all'allevamento del bestiame, sebbene proseguisse l'estrazione e il commercio aureo. Dalla fine del XVIII sec. l'intera regione dell'Africa meridionale sperimentò una crisi commerciale assai intensa e l'inizio deI XIX sec. fu caratterizzato da guerre e da migrazioni forzate.

Spinti dalle vittorie del capo zulu Chaka, i Ndwandwe vennero dispersi e si mossero verso Nord, invadendo l'Impero Rozwi il cui ultimo capo venne ucciso sul finire degli anni Trenta del XIX sec. nella capitale Khami. I già ricordati Ndebele entrarono nell'odierno Zimbabwe da Sud-Ovest, sotto la guida del capo Mzilikazi che dovette lasciare il Transvaal (l'attuale Sudafrica settentrionale) dopo essere stato sconfitto dagli Afrikaner; si stabilì quindi nel Sud-Ovest creando un'altra capitale, Bulawayo. Nella metà del XIX sec. gran parte dei gruppi tribali (la cui gente era ora detta Shona) dello Zimbabwe centrale e settentrionale si mantennero indipendenti, anche se di tanto in tanto furono costretti a pagare tributi ai Ndebele. Dal 1860 altri Europei, cacciatori d'avorio, si spinsero in questi territori, riportando in patria notizie delle grandi concentrazioni d'oro nel Matabeleland (i territori dei Ndebele, a Sud) e nel Mashonaland (i territori degli Shona, a Nord). Nel 1880 la costa meridionale dell'Africa venne suddivisa tra Portogallo, Germania e Gran Bretagna, mentre la lotta per la conquista dell'interno divenne accesa. I Portoghesi inviarono missionari per ottenere il controllo sui capi Shona del Nord, mentre i colonizzatori Afrikaner iniziarono a spingersi verso settentrione. Fu tuttavia la Gran Bretagna che ottenne concessioni territoriali dal re dei Ndebele, Lobengula, attraverso la mediazione di C.J. Rhodes, la cui British South Africa Company ricevette dal Governo britannico (1889) i diritti monopolistici di sfruttamento minerario e di espansione commerciale di quelle regioni per 25 anni. La zona su cui esercitare tale autorità era tuttavia poco definita, così che Rhodes organizzò una spedizione per assicurare alla Compagnia il controllo quanto più possibile esteso verso Nord. I coloni attraversarono il Matabeleland e si stabilirono nella città di Salisbury (attuale Harare) e nel Nord del Mashonaland, costruendo linee telegrafiche e ferrovie per collegare le regioni. Messo in difficoltà da diversi problemi economici, anche perché non venne ritrovato nessun giacimento aurifero sfruttabile, Rhodes e l'amministratore dei territori, L. Starr Jameson, sferrarono un attacco al re Ndebele (1893), distribuendo il bestiame e le terre degli sconfitti ai coloni bianchi che avevano partecipato all'azione e salvando così la Compagnia dal dissesto economico. Il territorio occupato venne formalmente denominato Rhodesia nel 1895. Verso la fine del 1895 Jameson, impegnato in una spedizione nel Transvaal, cercò senza successo di sobillare i coloni affinché rovesciassero la supremazia degli Afrikaner. Nel 1897 l'amministrazione coloniale divise la Rhodesia in Settentrionale (attuale Zambia) e Meridionale (Zimbabwe), dotandola, nel 1898, di un'Assemblea legislativa di etnia bianca.

I diritti di sfruttamento vennero rinnovati per altri 10 anni (oltre i 25 già concordati), mentre il futuro del territorio venne deciso da un referendum cui parteciparono i soli Europei (ottobre 1923): rifiutata la possibilità di unirsi al Sudafrica, la Rhodesia Meridionale venne proclamata colonia britannica dotata di ampia autonomia interna. Nel 1930 fu approvato il Land Apportionment Act, con il quale si procedette alla divisione dei territori della colonia tra i bianchi e i neri, cui andarono ciascuno il 50% circa delle terre coltivabili, sebbene la popolazione europea rappresentasse meno del 5% degli abitanti della colonia. Con la crisi degli anni Trenta l'immigrazione bianca ebbe una battuta d'arresto; si sviluppò in questi anni la coltivazione del cotone che nel secondo dopoguerra permise la crescita economica del Paese. Nel 1953 i coloni della Rhodesia Settentrionale e Meridionale ottennero dal Governo britannico la concessione di unirsi allo Nyasaland nella Federazione di Rhodesia e Nyasaland (conosciuta anche come Federazione Centro africana), con capitale Salisbury, destinata a trasformarsi nel secondo Paese più sviluppato dell'Africa meridionale: all'interno della Federazione posizione dominante venne subito assicurata alla Rhodesia Meridionale. Nel 1962 il Nyasaland si staccò dalla Federazione che venne ufficialmente sciolta nel 1963. I coloni richiesero con convinzione l'indipendenza che il Governo di Londra si rifiutò di concedere fino al momento in cui non fosse stata varata una riforma del sistema politico che garantisse il Governo della maggioranza. Dopo due anni di negoziati falliti, l'11 novembre del 1965 il capo del Governo I. Smith, leader del Fronte rhodesiano (Rhodesian Front), proclamò unilateralmente l'indipendenza cui seguì il ritiro dal Commonwealth (1966). La Gran Bretagna reagì immediatamente imponendo sanzioni economiche e appellandosi alle Nazioni Unite, che decretarono a loro volta l'imposizione di un embargo nei confronti del Governo di Salisbury. Il regime poté tuttavia contare sull'appoggio del Sudafrica e del Portogallo, così che nel 1969 la Rhodesia si autodichiarò una Repubblica, mai riconosciuta dalla Gran Bretagna né da altre Nazioni. Verso la metà degli anni Settanta, la dissoluzione dell'Impero portoghese in Africa lasciò il Paese in una posizione di sempre maggiore isolamento. Smith iniziò quindi a negoziare con i leader neri: J. Nkomo, capo della Zimbabwe African People's Union (ZAPU) sostenuto dall'Unione Sovietica, si opponeva alla Zimbabwe African National Union (ZANU) del reverendo N. Sithole, poi guidata da R. Mugabe. I negoziati, svoltisi nei due anni successivi, non portarono ad alcun accordo e l'attività di guerriglia si intensificò.

Alla fine del 1976 Nkomo e Mugabe, entrambi in esilio, costituirono il Fronte patriottico (Patriotic Front) unendo le rispettive forze e intensificando le azioni di guerriglia tra il 1977 e il 1978. Prevedendo una sconfitta militare, Smith siglò, nel marzo del 1978, un accordo con tre leader neri moderati, guidati dal vescovo A. Muzorewa e nel gennaio 1979 promulgò una nuova Costituzione che prevedeva il suffragio universale. Nelle elezioni dell'aprile successivo, boicottate dal Fronte patriottico, il partito di Muzorewa ottenne la maggioranza dei seggi in Parlamento e formò un Governo di coalizione con il Fronte rhodesiano di I. Smith. In base agli accordi di pace raggiunti con il Fronte patriottico alla Conferenza di Lancaster House alla fine del 1979, la Gran Bretagna, che non riconobbe il nuovo assetto istituzionale, riprese temporaneamente il controllo del Paese per verificarne la smobilitazione e per svolgere funzione di supervisore in occasione di nuove elezioni. Con le consultazioni del febbraio 1980, Mugabe e il suo Zimbabwe African National Union-Patriotic Front (ZANU-PF) ottennero quindi la maggioranza parlamentare. Il Paese raggiunse l'indipendenza il 17 aprile del 1980 con il nome di Zimbabwe, ma la politica di pacificazione tra le diverse etnie ebbe breve durata. Il primo ministro Mugabe consolidò infatti il proprio potere e, dopo aver costretto alle dimissioni Nkomo e averlo allontanato dalla Nazione, ottenne nuovamente la vittoria alle successive elezioni del 1985. Alla fine del 1987 un nuovo emendamento alla Costituzione concentrò ulteriormente i poteri nelle mani del presidente, al quale furono affidate contemporaneamente le cariche di capo dello Stato e del Governo. Nel 1986, al fine di evitare lo scoppio di una guerra civile, il partito ZANU-PF e il partito di Nkomo (ZAPU) iniziarono i primi colloqui per giungere alla fusione delle rispettive forze e creare un sistema imperniato su un partito unico; nel 1987 lo ZAPU confluì quindi nello ZANU-PF e, nel 1988, Mugabe nominò Nkomo vicepresidente. Mugabe rimase saldamente al potere e venne rieletto alla presidenza nel 1990 e 1996. Il suo partito, lo ZANU-PF (che nel 1991 rigettò l'ideologia marxista-leninista per aderire all'economia di mercato), nelle elezioni legislative del 1995 conquistò 118 dei 120 seggi del Parlamento. La situazione sociale dello Zimbabwe continuò a permanere tesa e frequenti furono le rivolte, represse senza riguardo dalla polizia antisommossa.

Nell'intento di assumere un ruolo di rilievo nei complessi equilibri geopolitici della regione, lo Zimbabwe nel 1998 inviò proprie truppe nella Repubblica Democratica del Congo per contrastare l'offensiva che i Tutsi banyamulenge avevano lanciato, sostenuti da Ruanda e Burundi, contro il Governo di L. Kabila. Nel 1999, Mugabe espresse l'intento di fornire il proprio appoggio al Governo angolano nel suo tentativo di risolvere militarmente il lungo conflitto che lo opponeva ai ribelli dell'UNITA. Agli inizi del 2000 la situazione precipitò improvvisamente per l'esplosione della protesta contro la mancata attuazione (dovuta anche alle resistenze della Gran Bretagna) della riforma agraria, che consentiva agli ex coloni bianchi di controllare, attraverso la proprietà di estesi latifondi, la gran parte delle terre coltivabili. Nel tentativo di conservare il sostegno dei settori più poveri della popolazione, Mugabe propose l'esproprio senza indennizzo dei latifondi, ma il progetto di legge venne respinto da un referendum. Subito dopo migliaia di persone, tra cui molti veterani della guerra di indipendenza, occuparono decine di fattorie e si scontrarono più volte con i bianchi e con i membri dei partiti di opposizione, che temevano che questo movimento di protesta potesse essere sfruttato da Mugabe per rimanere al potere, rinviando le elezioni. Dopo diversi mesi durante i quali il Paese rischiò più volte l'esplosione di un conflitto civile, nel giugno del 2000 si svolsero infine le elezioni legislative, vinte per pochi voti dal partito al potere, che ottenne solo 62 dei 120 seggi assegnati a suffragio diretto, perdendone 56 (dei 150 membri del Parlamento dello Zimbabwe, 30 vengono nominati direttamente dal presidente); le elezioni, nonostante il clima di violenza creato dai sostenitori di Mugabe, sancirono infatti la clamorosa affermazione del Movimento per il cambiamento democratico (MDC), fondato solo pochi mesi prima dal leader sindacale M. Tsvangirai, che ottenne 57 seggi (nel precedente Parlamento l'opposizione non aveva alcun seggio). Intanto sempre più grave diventava la situazione relativa alla questione della terra. Dopo alterne vicende che videro anche la morte di alcune decine di persone, nel settembre 2001 venne firmato il trattato di Abuja con il quale lo Zimbabwe si impegnava a porre fine alle occupazioni illegali di fattorie possedute da Bianchi in cambio di assistenza finanziaria da parte del Commonwealth. All'inizio del 2002 vennero varate alcune leggi che limitavano di fatto la libertà di stampa. L'Unione europea decise allora di imporre sanzioni al Paese, anche in vista delle elezioni presidenziali previste per il mese di marzo per le quali si temevano brogli. Nonostante l'invio di osservatori stranieri, il risultato delle presidenziali, nettamente a favore di Mugabe, venne internazionalmente contestato. Nel successivo mese di aprile, però, l'attenzione si spostò sulla minaccia di gravi crisi alimentari dovute all'incipiente povertà e all'endemica carenza di cibo, che costrinsero il Governo a dichiarare lo stato di emergenza.

LA CIVILTÀ DI MONOMOTAPA.

Nei tempi antichi la storia del continente africano fu caratterizzata da almeno tre vasti regni situati nella savana sudanese, alla foce del fiume Congo e nell'attuale Zimbabwe. In quest'ultimo, nei secoli XII e XIII, si sviluppò il mitico Regno di Monomotapa, governato da un re divino chiamato Mwana Matapa (Signore delle miniere). Tale civiltà era infatti basata sul commercio di ferro e oro con i mercanti arabi delle città costiere. Le rovine della capitale (Zimbabwe) furono scoperte nel 1868. La città era formata da tre nuclei principali: un tempio, circondato da mura; un'acropoli, situata sulla sommità di una collina; un insieme di abitazioni in pietra. Una testimonianza della ricchezza di questa civiltà e degli intensi traffici commerciali intrattenuti con le città costiere è data dal ritrovamento di antiche monete greche, romane e persiane oltre a varie ceramiche cinesi e vetri arabi. Le ricerche effettuate in seguito e la scoperta delle rovine di Zimbabwe hanno portato alla luce un gran numero di centri situati in una vastissima area che si estende dallo Shaba al Vaal e dall'Angola alle coste dell'Oceano Indiano a dimostrazione di quanto questo Regno antico fosse esteso. Il declino della civiltà fu provocato dall'invasione della bellicosa popolazione Rozwi, nonché dagli insediamenti di Portoghesi sulle coste del golfo di Guinea; essi incominciarono a fornirsi direttamente delle merci che costituivano la principale fonte di ricchezza delle civiltà africane. I traffici marittimi dell'Oceano Indiano persero così la loro importanza e le principali città, tra cui Zimbabwe, decaddero.

LE CITTÀ.

Harare.

(1.189.103 ab.). Capitale dello Zimbabwe e della provincia omonima (872 kmq; 1.478.810 ab.). Fu fondata dalla Compagnia del Sudafrica, capitanata da Cecil Rhodes, e nel 1890 venne chiamata Fort Salisbury, in onore di Robert A. Cecil marchese di Salisbury, allora primo ministro britannico e artefice della colonizzazione inglese in Rhodesia. Harare è una città molto moderna, costruita con l'inconfondibile stile britannico. È collegata con le località dell'interno e dei dintorni mediante una buona rete stradale. Il clima è tra i migliori data l'altitudine (1.280 metri). Sorge nel settentrione del Paese, al centro dell'altopiano. La città possiede numerose industrie, importantissime per l'economia nazionale, una famosa università e il politecnico. È uno dei maggiori centri commerciali del Paese.

Bulawayo.

(620.936 ab.). Città dello Zimbabwe, forma con il suo territorio (479 kmq) la provincia omonima. Sia per densità di popolazione, sia per importanza commerciale e industriale, è la seconda città del Paese. Sorge sull'altopiano, a meridione, a 1.360 metri di altitudine, sulle pendici del Monte Ma Topo ed è caratterizzata da clima molto mite. È di recentissima fondazione: nel 1903 sorse sul luogo che accoglieva il «kraal» (villaggio, in lingua bantu), cioè la fortezza di un sovrano indigeno della tribù dei Matabele, Lobengila, che si arrese alle truppe inglesi dopo essere stato sconfitto. La parola «Bulawayo» significa singolarmente «luogo delle uccisioni», forse alludendo alla sanguinosa battaglia tra truppe inglesi e bantu; oppure ai sanguinosi riti praticati alla corte di quella tribù indigena. La città rappresenta uno dei più importanti nodi ferroviari della Nazione. Si è sviluppata con notevole rapidità, assumendo un aspetto molto moderno. Possiede molte industrie ed è il principale centro minerario e manifatturiero del Paese. Inoltre vi si può ammirare il Museo dello Zimbabwe.

Mutare.

(131.808 ab.). Città dello Zimbabwe, capoluogo della provincia di Manicaland (36.459 kmq; 1.537.676 ab.). La città sorge vicino al confine con il Mozambico. Nei suoi pressi è attiva una raffineria di petrolio collegata a un oleodotto proveniente dal porto di Beira, in Mozambico, e rifornisce di petrolio tutto il Paese. Nel territorio cittadino sono presenti giacimenti di tungsteno oltre a industrie meccaniche, alimentari, tessili e chimiche.

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