Geografia Africa Territorio Storia Economia del Sudan

 

 
    

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Geografia Africa Territorio Storia Economia del Sudan

  

Geografia Africa Territorio Storia Economia del Sudan

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GEOGRAFIA - AFRICA - SUDAN

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PRESENTAZIONE

È il più esteso Stato dell'Africa, in posizione centro orientale: confina a Nord con l'Egitto; a Est con l'Eritrea e l'Etiopia; a Sud con la Repubblica Democratica del Congo, l'Uganda e il Kenya; a Ovest con il Ciad e la Repubblica Centrafricana; a Nord-Ovest con la Libia; e a Nord-Est s'affaccia sul Mar Rosso. Ha una superficie di 2.503.890 kmq e una popolazione di 34.600.000 abitanti con una densità media di 14 abitanti per kmq. Estremamente varia risulta la composizione etnica, a causa dei movimenti delle popolazioni che in diverse epoche hanno risalito la valle del Nilo. A Nord predominano gli Arabi (49%), mentre rimangono solo esigue minoranze delle antiche tribù nubiane (8%). Nella zona Nord-Est vivono i Beja (6%), una tribù nomade. La regione del Darfur è abitata dai For, tribù paleonegritica. Le aree meridionali sono popolate da gruppi etnici paleosudanesi e nilotici, di pelle scura. Lingua ufficiale è l'arabo; d'uso anche dialetti camitici, sudanesi e nilotici. La religione rappresenta un fattore unificante in quanto la grande maggioranza professa la fede musulmana (73%), accanto alla quale vengono praticati culti animistici (16,7%) e confessioni cristiane (9,1%). Ex dominio anglo-egiziano, il Sudan è indipendente dal 1956. Secondo la Costituzione del 1998, il Sudan è una Repubblica suddivisa in 26 Stati con una forma limitata di multipartitismo. L'unità monetaria è il dinaro sudanese. La capitale è Khartoum (947.483 ab.).

 

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IL TERRITORIO

Il Sudan è occupato da un vastissimo bassopiano, circondato da alture, talora notevoli: a Nord-Est si eleva infatti la catena del Jabal Oda (2.259 m), che scende a strapiombo sul litorale del Mar Rosso; a Sud-Est si trova l'altopiano equatoriale (Jabal Kinyeti, 3.178 m), e ad Ovest i Monti Kurdufan e Darfur e il grande massiccio del Jabal Marrah (3.088 m), di origine vulcanica. Nel Paese si succedono da Nord a Sud quattro regioni geografiche: la regione desertica, fino a Khartoum, coperta dai deserti libico e nubiano; la regione della steppa, fino a El Obeid; la regione della savana e infine, all'estremo Sud, la regione equatoriale, che comprende il Sudd, una delle più estese paludi del mondo. L'asse idrografico del Paese è costituito dal Nilo e dai suoi affluenti; il Nilo Bianco entra in Sudan dall'Uganda, presso la città di Nimule, e scorre verso Nord, unendosi al Nilo Azzurro presso Khartoum. Dopo aver ricevuto i tributari e superato 5 cateratte, il Nilo passa in Egitto, sul cui confine si apre un vasto bacino artificiale dipendente dalla diga di Assuan. La costa del Mar Rosso è alta e rocciosa. Il clima è tropicale, temperato sulla costa. Le quattro regioni geografiche presentano condizioni differenti, determinate dal tasso di piovosità che si accresce progressivamente verso Sud.

Cartina del Sudan

Sudan: il fiume Nilo alla terza cataratta

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L'ECONOMIA

Il Sudan è situato in un territorio molto arido, colpito di frequente da periodi di siccità che fanno avanzare il deserto e danneggiano enormemente le colture agricole. L'agricoltura è tuttavia la principale risorsa del Paese, specie nel centro dove sono state effettuate opere di irrigazione per cercare di migliorare la fertilità del terreno. Le coltivazioni più importanti sono il sorgo, il miglio e l'arachide, prodotti essenziali per l'alimentazione locale, mentre destinate all'esportazione sono la produzione di cotone e di gomma arabica. L'allevamento, benché praticato con tecniche primitive, rappresenta per molte tribù un'importante forma di sussistenza (bovini, ovini e cammelli). La produzione mineraria è rappresentata da petrolio, cromite, oro, sale, rame, ferro, gas naturale, gesso e mica. Le industrie principali, piuttosto scarse, sono oleifici, zuccherifici, raffinerie e industrie tessili. Le esportazioni consistono essenzialmente in prodotti agricoli (cotone, arachidi, sorgo), ma sono insufficienti per equilibrare la bilancia agricola. Le vie di comunicazione sono molto poco sviluppate; questa carenza è una delle più importanti cause dello scarso sviluppo economico del Paese; la rete stradale si sviluppa su 11.900 km di cui 4.120 km asfaltati, quella ferroviaria si estende per 4.578 km. I porti principali sono Port Sudan e Suakin; gli aeroporti sono Khartoum, Juba, Port Sudan.

Magazzini per la raccolta di cereali in Sudan

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CENNI STORICI

La presenza dell'uomo in Sudan è attestata fin dal Paleolitico inferiore; chiare testimonianze dell'Acheuleano sono state infatti rinvenute in numerose località (stazioni di superficie della Nubia, Khor Abu Anga, nei pressi di Khartoum, Wadi Afu, nella parte meridionale del Paese). Numerosi sono anche i reperti che provano lo sviluppo, durante il Paleolitico medio-superiore, di varie attività, alcune affini al Musteriano, altre imparentate con quelle di altre regioni africane, come il Sangoano e il Lupembiano. Alla fine del Paleolitico risale invece la differenziazione delle culture, sia microlitiche sia di altro genere: tra le più caratteristiche vanno menzionate quelle, nate pressoché contemporaneamente, della Nubia e della regione del Nilo Azzurro. Tracce della civiltà mesolitica sono state rinvenute a Khartoum, in seguito al ritrovamento dei resti di un insediamento di cacciatori e pescatori che, oltre a conoscere l'arco e gli arpioni, fabbricavano una ceramica decorata a linee ondulate. Probabilmente queste comunità di cacciatori e pescatori si stabilivano lungo il Nilo solo stagionalmente, vivendo in capanne costruite con rami coperti di fango. Nuclei di cacciatori e pescatori vissero anche a esh-Shaheinab, a 45 km da Omdurman, nel 3900 a.C. Questi gruppi sono considerati neolitici in quanto, oltre a praticare l'agricoltura e l'allevamento di animali domestici, fabbricavano e decoravano la ceramica. Assai scarse sono le testimonianze relative all'epoca compresa tra il 3800 e il 3100 a.C. Alla fine di questo periodo risalgono invece dei sepolcreti, attribuiti al cosiddetto Gruppo A e contenenti i più antichi oggetti metallici rinvenuti in territorio sudanese. Sulla base degli oggetti provenienti dall'Egitto è possibile stabilire, dalla prima dinastia in avanti, una buona cronologia; tuttavia la causa della fine del Gruppo A va ricercata, molto probabilmente, nelle numerose spedizioni che i Faraoni fecero contro gli abitanti del Sudan. All'epoca dell'indebolimento del potere centrale in Egitto (2300 a.C. circa) risale invece la nascita, ad opera di pastori di buoi, capre e pecore, della cultura del Gruppo C. La massima espressione di questa tradizione culturale va ravvisata nelle monumentali tombe e nelle cappelle funerarie che, in una fase avanzata di sviluppo, iniziarono ad essere edificate all'interno delle prime.

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A partire dall'inizio del II millennio a.C. parte del Sudan, cadendo sotto il dominio dei Faraoni dell'XI o XII dinastia, subì la supremazia politica e culturale dell'Egitto. Nell'VIII sec. a.C. l'Egitto venne conquistato da una dinastia proveniente dalla Nubia: questa, subentrata ai Faraoni nel dominio del Sudan, esercitò per oltre un millennio la propria autorità sulla regione dell'Alto Nilo, a iniziare dai centri di Napata e di Meroe. La dinastia di Nubia venne distrutta intorno al IV sec. dal Regno di Aksum. Nel VI sec. la predicazione di monaci siriani fece conoscere alla Nubia l'eresia monofisita, dando inizio alla penetrazione del Cristianesimo nei Regni di Nobazia, Makuria (Dongola) e Alodia che, per lungo tempo, esercitarono un dominio incontrastato su quasi tutto il territorio dell'odierno Sudan. L'espansione dell'Islam fu lenta e graduale: preceduta dalla conquista musulmana dell'Egitto nel VII sec. e dall'insediamento, nell'VIII sec., di tribù arabe nelle regioni del Nilo Azzurro, essa avanzò in maniera decisiva a partire dal XV sec., in seguito all'alleanza tra una tribù araba e una popolazione nera islamizzata del Nilo Azzurro. Esito di questa unione fu la formazione, all'inizio del XVI sec., del Regno di Funj (con capitale Sennar), che iniziò a espandersi nei territori settentrionali. Nell'arco di meno di un secolo i Funj compirono l'unificazione del Paese: distrutto nel 1504 il Regno di Aloa, nel 1596 presero possesso degli Stati pagani di Darfur e di Kordofan, e vi instaurarono dinastie musulmane locali. Nel 1786 gli Hameg abbatterono il Regno Funj, gettando il Paese nell'anarchia. Tra il 1820 e il 1823 si impose sul Sudan la dominazione egiziana: il chedivè Mehmet Ali conquistò le regioni orientali di Dongola, Kordofan e Sennar, e le unì all'Egitto; nominò quindi un viceré e dei governatori per le varie province, mantenendo nella loro posizione i capi delle tribù. La capitale del nuovo possedimento egiziano divenne Khartoum, fatta costruire appositamente nel 1830 alla confluenza tra Nilo Bianco e Nilo Azzurro. Nel 1874 la dominazione egiziana si estese anche a Darfur e alle regioni del Sudan meridionale. Nel frattempo l'interesse dell'Europa per questi territori, già da qualche anno meta di esploratori e viaggiatori europei, era andato gradualmente aumentando. Fu comunque soltanto dopo l'apertura del canale di Suez (1869) che gli Europei iniziarono ad avere mire politiche sul Sudan, e che le autorità egiziane cominciarono a utilizzare personale proveniente dal Vecchio Continente per l'amministrazione dei domini sudanesi.

 

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La penetrazione europea, unitamente alla gravosa amministrazione locale dei governatori egiziani, scatenarono nel 1881 una sanguinosa rivolta che, in breve tempo, assunse le dimensioni di una vera e propria guerra santa sfociando nel Madhismo (così chiamato dal nome del capo della rivolta, Muhammad Ahmad ibn 'Abd Allāh detto al-Mahdi). Il Madhismo, opponendosi all'espansionismo inglese, si inseriva in un più vasto movimento di rinascita islamica diffuso in tutta la regione immediatamente a Sud del Sahara. Negli anni 1883-84 i dervisci, assertori e propagandisti della fede del Mahdi, sconfissero le truppe della Gran Bretagna nel Kordofān e nel Bahr al-Ghazal. In seguito alla conquista nel 1885 di Khartoum, invano difesa da Ch.G. Gordon, il Mahdi instaurò nelle regioni conquistate uno Stato teocratico con capitale Omdurman, alla guida del quale subentrò, alla sua morte, 'Abd Allah ibn Muhammad at-Ta'a'ishi detto Khalifa. Durante il dominio di Khalifa fu potenziata l'amministrazione statale e venne istituito un esercito regolare, che nel 1886 e nel 1889 sconfisse le truppe del negus d'Etiopia. Nel 1896 Inglesi e Egiziani unirono le loro forze e, guidati da H.H. Kitchener, iniziarono la riconquista dei territori perduti: nel settembre 1898 le truppe anglo-egiziane presero possesso di Omdurman, quindi si spostarono verso Sud e, nei pressi di Fashoda, impedirono l'avanzata da Ovest di forze francesi che, alla guida di J.-B. Marchand, speravano di conquistare parte della costa orientale del continente e di annetterla ai domini di Francia in Africa occidentale. La sconfitta dei Francesi segnò l'inizio della dominazione inglese: con la convenzione del 19 gennaio 1899, il territorio sudanese, assumendo la denominazione ufficiale di Sudan Anglo-Egiziano, fu trasformato in un condominio anglo-egiziano nel quale, di fatto, il potere era esercitato dal Governo britannico, mentre l'autorità egiziana era limitata a poche cariche militari e burocratiche. Il ruolo dell'Egitto nell'amministrazione del Paese fu ridotto ulteriormente dopo il 1924, in seguito all'assassinio del governatore generale del Sudan a Il Cairo.

 

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La Gran Bretagna, il cui scopo non dichiarato era in realtà quello di unire il Sudan all'Uganda sottraendo il primo all'influenza araba, utilizzò i domini sudanesi per difendere e controllare la regione che comandava il flusso del Nilo, la via delle Indie, il canale di Suez e l'Egitto. Sotto l'amministrazione indiretta di Londra, il Nord e il Sud del Paese iniziarono a svilupparsi autonomamente: le regioni settentrionali, legate all'Egitto e dominate da un'oligarchia arabo-islamica, prosperarono dal punto di vista economico; le regioni meridionali, meta dei missionari cristiani, restarono maggiormente ancorate alle proprie tradizioni. Ben presto, tuttavia, il regime di condominio fece emergere profondi contrasti tra la Gran Bretagna e i partiti nazionalisti egiziani nati all'inizio degli anni Venti, che rivendicavano l'indipendenza del Paese. I dissidi tra le due parti furono temporaneamente appianati nel 1922, quando il sultano Fu’ad I, accogliendo le richieste dei nazionalisti, si proclamò re ereditario e costituzionale dell'Egitto e del Sudan, lasciando agli Inglesi il controllo di quest'ultimo. Nuove divergenze emersero nei primi anni Cinquanta, quando la Gran Bretagna, in accordo con i militari saliti al potere in Egitto con il colpo di Stato del luglio 1952, decise di assecondare le rivendicazioni dei nazionalisti sudanesi; nel febbraio 1953 fu stabilito di predisporre il Sudan, attraverso un periodo triennale di Governo autonomo, all'autodeterminazione in merito alla scelta dell'unione con l'Egitto o dell'indipendenza. La decisione vide fronteggiarsi il Partito nazionalista unionista (PNU), rappresentante degli ambienti filoccidentali e urbanizzati e di quelli islamici ortodossi, e il Partito Umma che interpretava le esigenze dei ceti sociali più poveri e delle popolazioni nomadi. Il PNU, uscito vincitore dalle elezioni del 1953 per il primo Parlamento, nel 1954 costituì un esecutivo competente per le sole questioni interne, a capo del quale fu posto Isma'il al-Azhari. Il 1° gennaio 1956 il Governo del PNU, passato gradualmente a posizioni indipendentiste, proclamò ufficialmente l'indipendenza e, con essa, la nascita della Repubblica del Sudan; questa entrò a far parte della Lega araba e, in un secondo tempo, fu ammessa all'ONU. La vita della nuova Repubblica si rivelò, fin dai suoi inizi, travagliata e difficile.

 

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L'insoddisfazione delle popolazioni non arabe delle regioni del Sud sfociò immediatamente in un movimento di guerriglia, volto all'ottenimento di una maggiore autonomia dal Governo centrale. Nel 1958 il generale Ibrahim 'Abbud, con un colpo di Stato, soppresse il Parlamento e, appoggiato dalle Forze Armate, si impadronì del potere. Nel frattempo nel Sud del Paese parte della popolazione negra e per lo più cristiana, animata da tendenze secessionistiche, si unì nella Sudan African National Union (SANU), costituendo così un fronte d'opposizione alla politica di arabizzazione e di islamizzazione forzata attuata dal Governo centrale. Il dilagare di nuovi disordini nella capitale portò, nel novembre 1964, alla caduta del Governo di 'Abbud. Il potere passò quindi ai partiti conservatori (1965), che esacerbarono ulteriormente il conflitto razziale tra Arabi e neri, aggravando la situazione interna del Paese. La crisi così innescata sfociò nel colpo di Stato del maggio 1969, diretto dal generale G.M. Numayri. Divenuto capo dello Stato e del Governo, Numayri attuò una serie di nazionalizzazioni, instaurò contatti con l'Unione Sovietica e con altri Paesi socialisti e, intenzionato a realizzare l'integrazione del Sudan nel mondo arabo, intensificò le relazioni con l'Egitto e la Libia. D'altro canto il tentativo di Numayri di dar vita a un regime monopartitico sul modello del Socialismo fu vanificato dall'opposizione dei filocomunisti che, nel luglio 1971, organizzarono un colpo di Stato. Soffocata l'insurrezione comunista, Numayri fece sciogliere tutti i partiti e, nominato presidente della Repubblica, formò il partito unico dell'Unione socialista sudanese (USS); nell'aprile 1973, inoltre, diede al Sudan una nuova Costituzione, che sancì il monopartitismo. Nel frattempo, in seguito all'accordo stipulato nel febbraio 1972 con i guerriglieri operanti nel Sud, le province meridionali del Paese avevano ottenuto l'autonomia amministrativa. Sul piano internazionale, il regime di Numayri determinò la rottura delle relazioni con la Libia, ritenuta coinvolta in un fallito colpo di Stato, il deterioramento delle relazioni con l'Unione Sovietica e il progressivo avvicinamento agli Stati Uniti d'America, all'Arabia Saudita e, soprattutto, all'Egitto: il Sudan, infatti, oltre a sostenere Il Cairo anche dopo gli accordi di Camp David con Israele (1978), nel 1982 diede inizio, insieme all'Egitto, a un processo di integrazione, che fu però sospeso tre anni dopo.

 

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Il regime non riuscì comunque a raggiungere la stabilità desiderata, sia per il peggioramento delle condizioni economiche, sia per l'insurrezione dei guerriglieri del Sud, esasperati dall'intenzione del Governo di limitare l'autonomia precedentemente concessa. Ormai indebolito, il regime di Numayri suscitò ulteriore malcontento tra le popolazioni cristiane e animiste del Sud, riformando il Codice penale in base alla legge coranica (settembre 1983). Nell'aprile 1985 Numayri venne destituito da un colpo di Stato organizzato da un gruppo di militari; la conseguente abolizione, ad opera di questi ultimi, della Costituzione del 1973 decretò il ritorno alla democrazia. Nel 1986 Sadik al-Mahdi, ex primo ministro e leader del partito vincitore alle elezioni tenutesi nell'aprile dello stesso anno, l'Umma, formò un Governo di coalizione con il moderato Partito democratico unionista (PDU) e alcuni gruppi minori rappresentanti delle regioni meridionali. Nonostante ciò la guerriglia, organizzata principalmente dall'Esercito di liberazione del popolo del Sudan (SPLA) di J. Garang, continuò a imperversare nelle province meridionali. Garang si dichiarò disposto ad avviare trattative con il Governo, alla sola condizione che venisse abolita la shari'a, vale a dire la legge islamica. Il raggiungimento di un compromesso fu però reso complicato dall'ingresso al Governo, nell'aprile 1988, di alcuni esponenti del fondamentalista Fronte islamico nazionale (FIN). Nel giugno 1989 un nuovo colpo di Stato militare diede il potere al Consiglio della rivoluzione per la salvezza nazionale, guidato dal generale 'Omar Hassan Ahmed al-Bashir. Quest'ultimo, pur avendo decretato lo scioglimento di tutti i partiti politici, subì l'influsso dei fondamentalisti del FIN, in particolare del loro leader Hassan al Turabi: la giunta militare si dichiarò infatti favorevole alla legge islamica, generando la profonda disapprovazione delle regioni meridionali e l'intensificazione delle operazioni di guerriglia. D'altro canto queste ultime non cessarono neppure in seguito alle successive iniziative amministrative, politiche e militari: nel 1990 al-Bashir decise di abolire la legge islamica nel Sud, mantenendola in vigore solo nelle province del Nord; nel 1991 la riforma federale del Sudan decretò la suddivisione del Paese in nove Stati, che diventarono 26 nel 1994.

 

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Nel corso degli anni Novanta la situazione interna del Sudan ebbe un ulteriore tracollo sia per il peggioramento delle condizioni economiche sia per l'emergere, in seno alla guerriglia stessa, di dissidi politici ed etnici. In particolare, mentre alcuni guerriglieri miravano alla secessione delle regioni meridionali, altri propugnavano un'integrazione con il Nord senza discriminazioni. Nel 1993 al-Bashir fu nominato presidente della Repubblica dalla giunta militare, che venne sciolta e sostituita da un Governo costituito in parte da civili. Le elezioni del 1996, svoltesi su basi non partitiche per il perdurare della messa al bando dei partiti politici, riconfermarono al-Bashir nella carica di presidente. Le ripetute accuse di violazione dei diritti umani mosse dall'ONU nei confronti del Sudan, così come il sospetto che quest'ultimo, in accordo con l'Iran, fomentasse il terrorismo islamico, determinarono il deterioramento dei rapporti del Paese con gli Stati vicini, in particolare con l'Egitto. Nel 1998 (24 giugno) venne varata una nuova Costituzione caratterizzata da una limitata apertura al multipartitismo, mentre nel 1999 furono avviati colloqui di pace con l'SPLA, stabilendo inoltre normali relazioni diplomatiche con l’Uganda, con la promessa reciproca a non intrecciare rapporti con le formazioni di guerriglia attive sulle frontiere. Nel dicembre del 1999 il presidente al-Bashir dichiarò lo stato d’emergenza, sciogliendo il Parlamento e esautorandone il presidente Hassan al Turabi, esponente del partito islamico al potere. Nel marzo 2000 il Sudan interruppe il suo isolamento con l’Egitto, riprendendo inoltre le trattative con l'SPLA, a Nairobi. Queste ultime vennero tuttavia interrotte dall’Esercito popolare di liberazione del Sudan meridionale (maggio 2000) per l’accusa di violazione della tregua da parte del Governo. In campo internazionale gli obiettivi economici raggiunti (calo dell’inflazione all’8% e crescita del PIL) consentirono la riammissione del Paese nel Fondo monetario internazionale. Intanto il vecchio presidente al Turabi non aveva esitato a allearsi con l’Spla e nel gennaio 2001 stipulò con lo stesso un memorandum d’intesa.

 

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Venne per questo arrestato, ma il leader dell’Spla, Garang, pose la sua liberazione come condizione per la ripresa dei negoziati di pace con il governo. Al Turabi venne dunque liberato dal carcere e messo agli arresti domiciliari alla vigilia del vertice di Nairobi, quando cioè al-Bashir pensava di ottenere da John Garang un cessate il fuoco. In giugno prese avvio a Nairobi, sotto l’egida dell’Igad (Inter-Governmental Authority for Development, Autorità intergovernativa per lo sviluppo) l’ennesimo vertice per portare la pace nel Sudan, e soprattutto nel Sud del Paese, ma anche questo tentativo si concluse con un nulla di fatto, visti, tra gli altri, i grandi interessi di tipo economico in ballo. Nelle regioni del Sud si trovano infatti molti giacimenti petroliferi che frutterebbero guadagni consistenti alle diverse multinazionali che appoggiano chi il Governo chi i ribelli. In quel momento l'SPLA controllava ormai gran parte del Sud, oltre ad alcune zone del Centro e dei monti Nuba. Anche nell’Est, al confine con l’Eritrea, era attiva una guerriglia appoggiata da Asmara che riuniva sette movimenti armati (l’SPLA era presente con qualche migliaio di uomini) che facevano capo ai più diversi gruppi politici. Questa zona rivestiva una grande importanza strategica dal momento che da qui passavano i collegamenti con la costa e il nuovo oleodotto. Già provato dalla guerra, il Sudan dovette fare i conti con la siccità che rischiava di lasciare tre milioni di persone senza cibo. La siccità colpì in maniera devastante sia il Nord che il Sud del Paese, in particolare le regioni settentrionali di Dafore el Kordofan, così come la Eastern Equatoria e il Bahr el Ghazat. Anche qui, come in Sierra Leone e in Uganda esisteva inoltre il problema dei bambini-soldato, arruolati forzatamente, spesso dopo essere stati rapiti, e costretti nel migliore dei casi a lavori negli accampamenti, ma molto più spesso mandati a combattere. In Sudan i bambini soldato erano migliaia: in base a stime approssimative provenienti da fonti statali (Canada, Egitto) e internazionali (ONU, Unicef) variavano da nove a quindicimila. Si trattava di ragazzi utilizzati soprattutto dall’SPLA ma molti facevano parte di un altro esercito ribelle, questa volta ugandese, che trovava nello stesso territorio una base per le sue incursioni. Alla fine di febbraio l’SPLA, che nell'ottobre 2000 si era impegnato a smobilitare tutti soldati di età inferiore ai 18 anni, liberava 2.600 bambini, portati in alcuni centri di accoglienza dell’Unicef e di altre organizzazioni umanitarie, in attesa di rintracciare le loro famiglie.

 

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Nel settembre 2001 il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite revocò, con 14 voti a favore e un’astensione da parte degli Usa, le restrizioni imposte alla libertà di movimento dei diplomatici del Sudan nel 1996, quando il Governo di Karthoum si era rifiutato di consegnare i presunti autori dell’attentato contro il presidente egiziano Hosni Mubarak. La decisione di abolire le sanzioni venne presa dopo la condanna da parte del presidente el-Bashir degli attentati terroristici dell’11 settembre e l'arresto da parte delle autorità sudanesi di una quarantina di presunti agenti di al-Qaeda. Tuttavia dopo l’inizio della guerra contro l’Afghanistan gli Usa dichiararono che la guerra avrebbe potuto allargarsi anche ad altri Paesi, tra i quali il Sudan, dove Osama bin Laden aveva vissuto fino al 1996 e dove gli Usa si dichiararono intenzionati a catturare i seguaci di Hassan al Turabi che nel frattempo era stato arrestato. Nel novembre gli Stati Uniti decisero dunque di prolungare le sanzioni al Paese per un altro anno. La situazione nel Paese sembrava senza soluzione ma nel giugno 2002, grazie all'intervento dell'ONU, iniziarono trattative tra il Governo e l'SPLA: tra gli accordi raggiunti la concessione di sempre maggiore indipendenza nel Sud del Paese e la possibilità data allo stesso di autodeterminarsi tramite referendum. Rimase però aperta la questione del Darfur, dove da decenni era in corso una diatriba tra le popolazioni nomadi arabe e quelle stanziali per il controllo di terra e acqua. Nel febbraio 2003 ci fu una recrudescenza del conflitto in atto dopo l'attacco di insediamenti governativi da parte delle milizie dell'SPLA. Nel gennaio 2004 l'esercito decise di intervenire duramente in Darfur causando così la fuga di migliaia di profughi che trovarono rifugio in Ciad. Nel 2005 la difficile situazione, da più parti definita genocidio etnico, parve arrivare a una debole soluzione con la firma, in gennaio, di un cessate il fuoco bilaterale, che però venne più volte violato. Nell'ottobre 2005 si assistette alla formazione di un Governo autonomo nel Sud del Paese. Nel maggio 2006, invece, venne firmato un accordo di pace in Darfur, rigettato solo da un paio di gruppi ribelli.

 

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LE CITTÀ

Khartoum

(947.483 ab.). Capitale del Sudan, è fra le principali città dell'Africa, formante, con il suo territorio, l’omonimo Stato federale (22.142 kmq; 4.740.290 ab). Situata nel punto di confluenza del Nilo Bianco con il Nilo Azzurro, fu fondata nel 1822, come base militare, da Mehmet Ali, che sottomise tutto il Sudan orientale. La posizione che fa della città nodo di comunicazione per i commerci, ne rese possibile un eccezionale sviluppo. Gli Inglesi, quando riconquistarono il Sudan, ricostruirono la città secondo un piano regolatore moderno. Khartoum presenta infatti il tipico contrasto tra la parte vecchia e quella nuova, modernamente progettata. Divenne capitale dal 1830. Presso il centro cittadino sorge Khartoum Nord, il centro industriale, che conta 86.000 abitanti e che è collegato alla capitale da una diga. Importante è l'aeroporto‚ scalo aereo tra Europa e Africa Orientale.

Omdurman

(1.271.403 ab.). Città del Sudan, situata sulle rive del Nilo Bianco, presso Khartoum, alla quale è collegata mediante un ponte di ferro di 600 m, a cavallo del fiume. In questa città l’inurbamento dei contadini provenienti dai dintorni fu particolarmente rilevante.

Port Sudan

(308.195 ab.). Città del Sudan, posta nello Stato federale Orientale (218.887 kmq; 709.637 ab.), sulla costa del Mar Nero. È il più importante sbocco marittimo del Paese. Il porto è moderno e attrezzato per l'esportazione di cotone, gomma, pelli, semi oleosi, e per l'importazione di zucchero, cemento, farina, tè, caffè, ecc. Da qui partono la ferrovia per Atbara sul Nilo e quella per Suakin.

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PICCOLO LESSICO

Bahr

Voce araba che significa mare o lago, ma che in Egitto e nel Sudan indica un fiume. Col nome di Bahr el-'Abyad è infatti denominato il Nilo Bianco, cioè il tratto del fiume compreso tra la confluenza del Bahr el-Ghazal (fiume delle gazzelle) e quella col Bahr el-Azrak (Nilo Azzurro). Il Nilo Azzurro (1.600 km) nasce dal Lago Tana, in Etiopia, e confluisce a Khartoum col Nilo Bianco, formando il Nilo propriamente detto.

Bilad al-Sudan

Espressione araba che vuol dire «Paese dei neri», convenzionalmente riferita a un'estesa porzione del continente africano. Si tratta di una fascia piuttosto allungata che comprende l'area intermedia tra la zona desertica sahariana e quella, assai umida, della foresta equatoriale. I diversi territori appartenenti a questa regione presentano rilievo molto vario e un clima caratterizzato dal regolare alternarsi delle stagioni: d'inverno soffiano i venti sahariani (stagione asciutta); d'estate spira il vento di Guinea che apporta umidità (stagione delle piogge). Le piogge alimentano tre grandi fiumi: il Niger, lo Shari e il Nilo. La temperatura è ovunque elevata e uniforme nella stagione umida. Per quanto riguarda la popolazione, la regione rappresenta il punto d'incontro tra le genti d'origine araba e le tribù di ceppo negroide. Dalla regione del Sudan presero il nome la Repubblica del Sudan e la Repubblica del Mali.

Sudd o Sadd

Termine arabo che significa diga. Nel Sudan meridionale indica lo sbarramento costituito dall'intricata vegetazione che impedisce lo scorrimento delle acque del Nilo Bianco nel tavolato sudanese. Si viene così a formare una vasta pianura acquitrinosa che raccoglie una parte notevole delle acque del fiume e funge da vero e proprio serbatoio nella stagione delle grandi piogge. La palude del Sudd contribuisce a mantenere il regime del Nilo a livelli costanti.

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PERSONAGGI CELEBRI

Gia'far Muhammad Numayri

Generale e uomo politico sudanese (n. Omdurman 1930). Nel maggio 1969, attuato un colpo di Stato per rovesciare il Governo di Ismail al-Azhari, assunse la presidenza del Consiglio della Rivoluzione e instaurò un regime militare orientato a sinistra, proclamandosi solidale con i Paesi arabi e operando un riavvicinamento del Sudan alle potenze socialiste. Nel maggio 1971, dopo la creazione di un partito unico, l'Unione socialista sudanese, entrò in conflitto con i comunisti sudanesi riaccostandosi agli Stati arabi moderati, in particolare all'Arabia Saudita. Nell'ottobre 1971 fu eletto presidente della Repubblica, carica che conservò fino al 1985 allorché venne deposto da un colpo di Stato militare guidato dal primo ministro A.R. Sewar el Dahab.

ALTRI CENTRI

Atbara

(73.009 ab.). Città del Sudan settentrionale, alla confluenza del fiume omonimo nel Nilo. Cotone, cereali, frutta. Kitchener vi sconfisse i Dervisci nel 1898.

El Obeid

(229.425 ab.). Città del Sudan, capoluogo dello Stato federale di Kordofan (380.255 kmq; 3.093.294 ab.). Situata nel centro dell'Altopiano sudanese, è un importante centro agricolo e commerciale.

Wad Medani

(211.362 ab.). Città del Sudan, capoluogo dello Stato federale Centrale (139.017 kmq; 4.012.543 ab.), posto a 415 m di altitudine. Importante nodo commerciale per lo smercio del cotone verso la capitale. Si trova infatti nella regione cotoniera di Gezira, 250 km a Sud di Khartoum, sulla riva sinistra del Nilo Azzurro, presso la confluenza del Rahad.

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