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Geografia Africa Territorio Storia Economia della Namibia.

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GEOGRAFIA - AFRICA - NAMIBIA

PRESENTAZIONE

Situata nell'Africa Sud-occidentale, la Namibia confina a Nord con l'Angola, a Nord-Est con Zambia e Zimbabwe, a Est con il Botswana, a Sud-Est con il Sudafrica e a Ovest si affaccia sull'oceano Atlantico.

Copre una superficie di 825.118 kmq, compresa la parte orientale del Caprivi Strip, di amministrazione sudafricana;

la popolazione è di 2.630.073 (2020) ab., per una densità di 2 ab. per kmq,

è composta per il 47,4% da Ovambo,

per l’8,8% da Kavango,

per il 7,1% da Damara,

per il 7,1% da Nama,

per il 3,6% da Caprivi e

per il 6,1% da bianchi.

Le lingue ufficiali sono l'inglese, il tedesco e l'afrikaans, ma è diffuso anche il bantu.

La religione più diffusa è quella protestante (64%), sebbene sia presente una forte minoranza cattolica (17%). La Namibia, divenuta indipendente nel 1990, è una Repubblica presidenziale.

Il presidente della Repubblica è eletto a suffragio universale diretto per 5 anni, così come l'Assemblea legislativa (formata da 72 membri).

Il secondo ramo del Parlamento è il Consiglio Nazionale (composto da 2 membri per ciascuna regione).

L'unità monetaria è il dollaro namibiano. La capitale è Windhoek (147.056 ab.).

Cartina della Namibia

IL TERRITORIO

Precedendo dalla costa verso l'interno si possono distinguere tre diverse regioni morfologiche:

il deserto sabbioso di Namib punteggiato da massicci montuosi che culminano con il Monte Brandberg (2.606 m);

un altopiano centrale, che occupa circa metà del territorio ed è suddiviso nei due gruppi principali del Damaraland a Nord e del Grande Namaqualand a Sud;

infine più a Est vaste distese tabulari digradano verso le depressioni dell'Etosha Pan e del deserto del Kalahari.

I corsi d'acqua non hanno un regime costante e sono praticamente asciutti tranne durante la stagione delle piogge;

gli unici fiumi veri e propri sono l'Okavango, il Cunene e l'Orange.

Il clima è caratterizzato da un'estrema aridità in quanto il Paese è attraversato dal tropico del Capricorno;

le precipitazioni sono prevalentemente estive e aumentano procedendo verso l'interno.

Cartina della Namibia

Miniera d'uranio a cielo aperto nei pressi di Rossing, in Namibia

L'ECONOMIA

La Namibia è un Paese dotato di una grande ricchezza mineraria che lo pone ai primi posti nel mondo per l'estrazione di diamanti e di uranio. Si estraggono inoltre rame, argento, piombo, stagno e zinco. Questi prodotti minerari vengono per lo più esportati allo stato grezzo ad eccezione del rame e e del piombo che vengono lavorati sul posto. L'agricoltura è arretrata anche a causa del clima avverso: la scarsa produzione di cereali è infatti insufficiente al fabbisogno nazionale e viene integrata con ingenti importazioni. L'allevamento della pregiata razza ovina karakul si è fortemente ridimensionato in seguito alle ripetute siccità e alla diminuzione della domanda mondiale di pelli di astrakan per cui vengono utilizzati gli agnelli di questa specie. Viene praticata la pesca, soprattutto di sardine, grazie alle ingenti risorse ittiche.

Miniera d'uranio a cielo aperto nei pressi di Rossing, in Namibia

CENNI STORICI

Il territorio occupato dal deserto del Kalahari rimase fuori dal processo di colonizzazione per quasi tutto l’Ottocento, non presentando grande interesse agli occhi delle potenze imperialiste europee. Quando il Secondo Reich tedesco decise di lanciarsi nell’occupazione degli spazi vuoti rimasti nel continente africano, la Namibia divenne uno dei suoi obiettivi. Per quanto considerato vuoto, il territorio in realtà era occupato da diverse etnie che furono sterminate dai Tedeschi. Si trattava degli Herero e degli Ovambo, popolazioni dedite alla pastorizia. Il Paese acquisì un notevole valore strategico grazie alla scoperta dei ricchi giacimenti di ferro, piombo, zinco, rame e diamanti, a cui si aggiunse in seguito lo sfruttamento di risorse minerarie d’interesse militare come il manganese, il tungsteno, il cadmio e grandi quantità di uranio. Allo scoppio della prima guerra mondiale, la Namibia venne invasa dalle truppe inglesi. Alla fine del conflitto la Namibia rimase inizialmente sotto il mandato della Società delle Nazioni, che poi ne affidò l’amministrazione all’Unione Sudafricana. Superando i contrasti iniziali, i boeri sudafricani e i coloni tedeschi trovarono un interesse in comune nello sfruttamento della popolazione autoctona di colore. Alla fine della seconda guerra mondiale, nel 1947 il Sudafrica espresse all’ONU l’intenzione di annettere il territorio namibiano. Le Nazioni Unite rifiutarono, visto che gli abitanti africani dell’Africa sud-occidentale non avevano ancora raggiunto una propria autonomia politica. Esse continuarono a ribadire questa loro posizione, sistematicamente ignorata dai Governi del regime sudafricano. Tra il 1961 e il 1968 l’ONU cercò più volte di revocare il mandato fiduciario al Sudafrica e di giungere all’indipendenza della Namibia. Intanto la popolazione namibiana si era organizzata nella SWAPO (Organizzazione popolare dell’Africa sud-occidentale) iniziando al di fuori delle strade diplomatiche la lotta di liberazione. Nel 1968 l’ONU finalmente dichiarò illegale l’occupazione sudafricana del Paese. Venne istituito un Consiglio delle Nazioni Unite con funzione di rappresentante legale della Namibia fino al momento in cui la sovranità non potesse essere esercitata dal suo popolo. Nel 1975 l’indipendenza dell’Angola modificò il panorama della lotta di liberazione della Namibia, offrendo alla SWAPO una copertura nelle retroguardie. La guerriglia di intensificò, mentre le potenze occidentali cominciarono ad esercitare pressioni sul Governo di Pretoria perché si giungesse a una soluzione «moderata» del conflitto, per evitare che in Namibia venisse instaurato un regime rivoluzionario. Nel 1978 il Sudafrica permise lo svolgimento di elezioni in Namibia quale premessa alla concessione dell’indipendenza. Le consultazioni, senza supervisione degli osservatori dell’ONU e senza che la SWAPO vi avesse potuto partecipare, si dimostrarono completamente prive di credibilità politica. Iniziò così un lungo braccio di ferro fra la SWAPO ed il Sudafrica. Sotto il profilo diplomatico, dopo il fallimento del piano articolato in cinque punti proposto dal Gruppo di contatto (Francia, USA, Gran Bretagna, Germania Ovest e Canada) la questione dell’indipendenza della Namibia entrò in una fase di stasi.

Nel 1983 il Governo sudafricano sciolse il Governo ad interim guidato dalla Alleanza Democratica di Turnhalle (DTA) perché, nonostante l’Alleanza fosse strettamente legata a Pretoria, i suoi dirigenti stavano iniziando ad assumere una posizione critica in merito ad alcuni aspetti dell’apartheid. Il Governo della Namibia venne così consegnato ancora una volta ad un amministratore coloniale nominato direttamente dal primo ministro sudafricano P.W. Botha. Subito dopo, la Francia lasciò il Gruppo di contatto, dichiarando che non vi erano più spazi diplomatici davanti alle manovre dilatorie di Pretoria. Dopo alcuni tentativi di trovare un accordo falliti a causa dell’intransigenza sudafricana, nel 1985 Botha insediò in Namibia un «Governo ad interim», costituito dalla Conferenza multipartitica, formata da sei gruppi etnici distinti e da rappresentanti europei, oltre che da membri del Partito Nazionale al potere. Il nuovo regime avrebbe goduto di un’autonomia limitata sulle questioni interne, mentre il controllo in fatto di politica estera e di difesa territoriale avrebbe continuato a competere al Sudafrica. La SWAPO venne totalmente esclusa dal nuovo Governo. A partire dal 1987, le Nazioni partecipanti al conflitto iniziarono a manifestare l’intenzione di porre fine al confronto armato. L’economia angolana era sull’orlo del collasso e si calcola che la guerra civile sia costata al Paese 13.000 milioni di dollari. Dall’altro lato, anche per il regime di Pretoria il conflitto si stava rivelando costoso sia da un punto di vista economico che diplomatico. Nell’aprile 1988 l’ultima grande offensiva sudafricana nel territorio dell’Angola fu contenuta dalle forze cubano-angolane nella battaglia di Cuito-Cananale. Dopo difficili negoziati di pace con la mediazione degli USA, nel dicembre del 1988 Sudafrica, Angola e Cuba giunsero a un accordo, nel quale veniva decisa la ritirata delle truppe sudafricane dalla Namibia in cambio del ritiro graduale dei soldati cubani presenti in Angola. Nel 1989 ebbe così inizio il rimpatrio di migliaia di profughi, tra cui dopo trent’anni di esilio il leader della SWAPO Sam Nujoma, che si apprestava a guidare la propria organizzazione alle elezioni previste per due mesi dopo. Nel novembre del 1989 più di 710.000 cittadini namibiani si recarono alle urne per eleggere i membri della prima Assemblea costituente. Alle elezioni, svoltesi sotto la supervisione delle Nazioni Unite si presentarono dieci partiti politici. La SWAPO ottenne una netta vittoria, conquistando il 60% dei voti, percentuale che permise l’elezione dell’ormai sessantenne leader Nujoma a primo presidente della Namibia. L’indipendenza venne proclamata il 21 marzo del 1990. Lo status quo in vigore fino al 1990 consacrava di fatto le diseguaglianze interne, con il 90% della popolazione che consumava il 12,8% del PIL, mentre la minoranza d’origine europea - ossia il restante 10% - usufruiva dell’81,2% del PIL. Nel 1990, i tre quarti del settore agricolo e dell’allevamento di bestiame erano nelle mani di possidenti di origine europea. Il reddito medio pro capite di 1.410 dollari era fra i più alti dell’Africa, ma celava enormi disparità sociali.

Sul piano sociale, quindi, il nuovo Governo della Namibia indipendente dovette affrontare le profonde diseguaglianze imposto dalla dominazione sudafricana, soprattutto nei settori della sanità e dell’educazione. Con l’indipendenza, la Namibia scelse l’inglese quale lingua ufficiale, in sostituzione dell’afrikaans. Nel campo della sanità, il Governo effettuò investimenti per un progetto di riabilitazione rivolto a circa 40.000 invalidi, vittime in gran parte di ventitre anni di guerriglia per l’indipendenza. Il Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo (UNDP) ribadì che la riforma agraria era una questione vitale che il Paese avrebbe dovuto affrontare nel breve termine. Nel 1991 gli impiegati statali, comunali e parastatali proclamarono uno sciopero per chiedere aumenti salariali e una nuova legislazione del lavoro. Nello stesso anno il Governo presieduto da Nujoma giunse a un accordo con gli Stati Uniti per l’applicazione di un programma di addestramento militare gratuito per gli ufficiali della Forza di difesa della Paese. Il processo di democratizzazione del Sudafrica e la pace definitiva in Angola, con la quale la Namibia condivideva l’economia della zona del confine, favorirono un notevole sviluppo della Namibia in un ambito regionale finalmente pacificato. Nel dicembre 1991, il primo congresso della SWAPO svoltosi nella legalità decise di raddoppiare gli sforzi destinati alla promozione di rapporti politici ed economici con la comunità internazionale, in special modo con i Paesi del Sud del mondo. In questa occasione Nujoma venne rieletto alla presidenza della SWAPO. Nel 1992 Namibia e Sudafrica concordarono che il porto di Walvis Bay sarebbe stato restituito al Governo di Windhoek nel 1994. In quell’anno il Governo namibiano approvò una legge sulla terra che si proponeva di limitare la concentrazione delle proprietà terriere in un Paese in cui l’1% della popolazione continuava ad essere proprietaria del 75% delle terre. Nel dicembre 1994 Sam Nujoma venne eletto per la seconda volta presidente con il 70% dei voti. Nel 1995 il partito del presidente, ossia la storica formazione SWAPO, subì una scissione che portò la formazione politica in tribunale. La disoccupazione toccò intanto nel 1995 il 38% circa della popolazione attiva. Nel tentativo di riportare in equilibrio la bilancia commerciale, il presidente indirizzò la propria politica economica verso una rivitalizzazione delle esportazioni, cercando inoltre di diversificare i settori di investimento e di creare nuovi posti di lavoro. Nel 1997 Nujoma ottenne il terzo mandato come presidente del Congresso della SWAPO. La protesta sociale, dovuta soprattutto alla disoccupazione, rimase inascoltata dal Governo, benché fra i disoccupati ci fossero anche parecchi appartenenti all’ex esercito della SWAPO. Gli ambientalisti e gli organismi di difesa dei diritti umani si opposero alla costruzione di una centrale idroelettrica sul fiume Kunene, nel Nord del Paese, che prevedeva anche lo spostamento forzato degli Himba, una numerosa tribù che viveva nella regione. Il numero di sieropositivi e di malati di AIDS intanto cresceva in modo allarmante: nel solo 1997 la malattia provocò 1.539 vittime. Alla ricerca di nuove risorse finanziarie, nel 1998 il Governo iniziò a pubblicizzare la Namibia quale meta turistica, cercando di favorire lo sviluppo di un settore ancora inesplorato. Nel 1999 Nujoma ottenne per la terza volta il mandato presidenziale, mentre all’inizio del 2000 si ripeterono, nelle zone settentrionali, gli sconfinamenti dei ribelli angolani dell’UNITA con scontri che provocarono vittime da ambo le parti. Nel frattempo a causa della crescita esponenziale dei malati di AIDS, nel bilancio per il 2001, il Governo della Namibia dovette prevedere un aumento del 60% della spesa medica. Nel corso del 2001 il Paese continuò a essere impegnato militarmente nel conflitto angolano, al fianco del Governo di Luanda e contro i ribelli dell'UNITA, e nella Repubblica Democratica del Congo, in appoggio al regime di Kabila contro gli eserciti di Uganda e Ruanda.

LA CAPITALE

Windhoek

(147.056 ab.). Capitale della Namibia e capoluogo della regione di Khomas (36.804 kmq; 161.000 ab.). Sorge su di un altopiano a 1.654 m sul livello del mare. Nella regione circostante viene praticato l'allevamento del bestiame da cui si ricavano latticini, carne, pelli e lana. Possiede alcune industrie alimentari (caseifici, birrifici) ma è soprattutto un attivo centro commerciale. Vi sorge un aeroporto internazionale.

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