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Bandiera della Libia

La bandiera: tre bande orizzontali di rosso (in alto), nero (doppia larghezza) e verde con una mezzaluna bianca e una stella centrata sulla striscia nera; il Consiglio Nazionale di Transizione reintrodusse questo disegno di bandiera dell'ex Regno di Libia (1951-1969)  il 27 febbraio 2011; ha sostituito l'ex bandiera verde promulgata dal regime GHEDDAFI nel 1977; i colori rappresentano le tre principali regioni del paese: il rosso sta per Fezzan, il nero simboleggia la Cirenaica e il verde indica la Tripolitania; la mezzaluna e la stella rappresentano l'Islam, la principale religione del paese.

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GEOGRAFIA - AFRICA - LIBIA

PRESENTAZIONE

Stato dell'Africa settentrionale, la Libia si affaccia a Nord sul Mediterraneo con circa 900 km di costa e confina a Est con l'Egitto, a Sud-Est col Sudan, a Sud con il Ciad e il Niger, a Ovest con l'Algeria e a Nord-Ovest con la Tunisia. La sua superficie è di 1.759.540 kmq e la popolazione ammonta a  7.017.224 (2021) abitanti con una densità media di 3 abitanti per kmq. La Libia è abitata prevalentemente da Arabi. La lingua ufficiale è l'arabo ma nelle transazioni commerciali vengono usati anche l'italiano e l'inglese. Presso alcune tribù è in uso anche il berbero. La religione praticata è la musulmana sunnita. Indipendente dal 1951, con la riforma costituzionale del 1977, il Paese ha assunto il nome di Jamahiriya araba libica popolare socialista. Il popolo esercita la sovranità attraverso rappresentanti scelti dai Congressi popolari di base (CPB), che a livello nazionale si riuniscono nel Congresso generale popolare (GPC). Questo elegge gli organi del potere esecutivo: il Segretario generale e il Comitato generale del popolo, i cui membri hanno la funzione di ministri. L'unità monetaria è il dinaro libico. La capitale è Tripoli (1.140.000 ab.).

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IL TERRITORIO

La Libia è costituita per il 90% dal deserto. È delimitata a Nord-Ovest dall'altopiano tripolitano e a Nord-Est da quello cirenaico; entrambi gli altipiani danno origine alle due omonime regioni storico-geografiche. Una terza regione è il Fezzan, a Sud-Ovest, interamente occupata dal deserto. A Sud-Est si ergono le propaggini del massiccio del Tibesti, condiviso con il Ciad. Lungo il litorale mediterraneo si estende la fascia pianeggiante e fertile. Sono quasi completamente assenti i corsi d'acqua perenni: in superficie appaiono stagionalmente gli uidian, alvei di fiumi che d'inverno raccolgono l'acqua piovana, ma nel sottosuolo esistono ricche falde acquifere. La fascia litoranea attorno al golfo della Grande Sirte ha assunto caratteri predesertici; la costa presso la pianura di Gefara è bassa e lagunosa, mentre nella zona ad Est è talora scoscesa e a strapiombo sul mare; le coste della Marmarica sono basse e sabbiose, profilate da dune. Il clima, influenzato dal Mediterraneo e dal Sahara, subisce bruschi mutamenti; è arido all'interno e mediterraneo sulla costa. Tipico della Libia è il ghibli, vento caldo e secco del Sud, presente soprattutto in primavera e autunno.

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Cartina della Libia

Il deserto libico

Cartina della Libia

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Cartina della Libia

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L'ECONOMIA

Fino agli anni Cinquanta, l'economia della Libia era basata sull'agricoltura, ma dopo la scoperta del petrolio il Paese vive quasi esclusivamente di questa risorsa. La superficie coltivabile, notevolmente ridotta, è concentrata nelle zone costiere e nelle oasi dove le colture sono di tipo mediterraneo. Le produzioni tipiche della Tripolitania sono l'olivo, l'orzo, la vite, le arachidi e il mandorlo, mentre quelle della Cirenaica sono i cereali e la palma da datteri. Notevoli sono le produzioni di frutta, agrumi, pomodori e patate. Nell'entroterra, dove prevalgono le zone aride, conserva notevole importanza l'allevamento nomade di ovini e caprini. Infine, la pesca fornisce tonni, sardine e spugne. L'industria è caratterizzata da condizioni analoghe a quelle dell'agricoltura; i settori tessile e alimentare sono di tipo artigianale. Si trovano inoltre oleifici, saponifici e cementifici. Il più progredito è il settore petrolifero. I pozzi di petrolio sono situati in larga parte nella regione centrale presso la costa e costituiscono l'unica ricchezza del Paese. Il greggio rappresenta il 90% delle esportazioni. I destinatari sono i Paesi della UE, l'India e la Russia. L'Italia, che dal periodo coloniale ha conservato buone relazioni commerciali con la Libia, è il principale fornitore di prodotti alimentari, chimici, di lusso, automobili, materiali edili, macchinari e materie prime. La cessazione delle sanzioni internazionali ha favorito la crescita economica e la modernizzazione delle infrastrutture del Paese. A partire dal XXI secolo il fulcro della politica economica libica sono state le riforme economiche, soprattutto quelle inerenti la privatizzazione, attraverso cui Tripoli vuole apportare modifiche strutturali, aprendo nel contempo agli investitori stranieri. La rete di comunicazioni, concentrata nella zona settentrionale del Paese, è piuttosto efficiente; essa comprende 25.675 km di strade (8.700 asfaltate). I porti principali sono quelli di Tripoli, Bengasi, Marsa Brega, Misurata, Tobruch. Gli aeroporti internazionali sono situati a Tripoli, Bengasi, Sebha e Misurata.

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IL PETROLIO

L'era del petrolio iniziò per la Libia nel 1955, ma solo nell'aprile 1959 dal campo di Zelten (retroterra cirenaico) scaturì il primo getto di greggio. Da allora le scoperte si susseguirono a catena sia in Cirenaica che nel Fezzan e altrove, a opera di numerose società straniere. A partire dal 1973 il Governo procedette alla nazionalizzazione di alcune di esse, mentre con altre Attuò una politica di partecipazione. Le aree di ricerca e di sfruttamento furono date in concessione a società nazionali, di cui la NOC (National Oil Corporation) era la maggiore, a società estere a partecipazione libica e a compagnie straniere. A partire dal 2005 anche compagnie petrolifere statunitensi poterono prendere parte alle aste per le licenze di sfruttamento di gas e petrolio libici. I principali giacimenti si trovano a Mabruk, Hofra, Beda, Zelten, Auguila e Serir, collegati mediante oleodotti ai terminali d'imbarco sul Mediterraneo.

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CENNI STORICI

La frontiera che la Libia condivise con l'Egitto dei faraoni la rese partecipe di quel clima culturale ma, sebbene prima dei secc. X e VIII a.C. due dinastie libiche regnassero in Egitto, questo non portò alla formazione di un unico Stato. La nascita di un altro polo di potere sulla frontiera occidentale (l'Impero cartaginese, seguito da quello romano) accentuò questa bipolarità. Mentre molto scarse sono le notizie sulle regioni dell'interno, si hanno abbondanti riferimenti storici per le due grandi regioni costiere, la Tripolitania e la Cirenaica. Già abitate in età preistorica, esse subirono l'una la colonizzazione fenicia all'inizio del I millennio a.C., l'altra la colonizzazione greca a partire dal VII sec. a.C., che portò alla fondazione di numerose città, tra cui Cirene, Barce, Berenice (ora Bengasi). All'inizio dell'era cristiana entrambe le regioni entrarono nell'orbita di Roma; sotto Diocleziano si costituirono ufficialmente le due province della Libya Superiore (Cirenaica) e della Libya Inferior (Marmarica). In seguito queste terre subirono l'occupazione dei Vandali verso la metà del V sec. La conquista araba nel 642-643 separò di nuovo le due regioni, unendo la Cirenaica all'Egitto e la Tripolitania all'Africa nord-occidentale. Entrambe andarono incontro ad un vasto processo di arabizzazione. Lo sviluppo del commercio marittimo e della pirateria trasformarono Tripoli (Tarabulus) in uno dei principali porti del Mediterraneo, determinando interventi da parte europea e, di conseguenza, del sultano turco. Nel 1551 Solimano il Magnifico annetté la regione all'Impero ottomano. All'inizio del XIX sec. gli Stati Uniti, prendendo a pretesto la pirateria, condussero il loro primo intervento militare all'estero bombardando Tripoli nel 1804. Nel 1837 Mohamed al-Sanusi fondò una fratellanza musulmana clandestina, conosciuta come Sanussi (Sanusya), che si dedicò a promuovere la resistenza contro il Governo turco. Tuttavia, il nemico principale, di fronte alla decadenza dell'Impero ottomano, diventò l'Italia. La penetrazione economico-demografica italiana ebbe inizio nella seconda metà del XIX sec., accettata dalle altre potenze coloniali europee e ostacolata dalla Turchia che, nel 1835, aveva ribadito il proprio diritto di sovranità sul territorio libico. In seguito ad alcuni atti di aperta ostilità da parte turca, nel settembre 1911 il Governo italiano decise d'intervenire militarmente, dichiarando guerra alla Turchia e procedendo all'occupazione di Tripoli. La guerra italo-turca si concluse con la Pace di Losanna (ottobre 1912) che sanciva il riconoscimento della sovranità italiana e stabiliva lo sgombero delle truppe e dei funzionari turchi dalla Libia. Il trattato di pace con la Turchia non pose tuttavia termine alla dominazione militare italiana che incontrò un serio ostacolo nella dura resistenza dei guerriglieri arabo-berberi. In seguito allo spostamento di truppe sul fronte europeo, negli anni della prima guerra mondiale (1915-18) gli Italiani dovettero subire l'offensiva e ripiegare su Tripoli e su pochi altri centri costieri. La situazione rimase pressoché immutata sino al 1922, quando, sotto l'incalzare della spinta nazionalista, fu ripresa con maggiore decisione la conquista del territorio libico, portata a compimento dal regime fascista nel corso del decennio successivo.

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Libia mappa del luogo

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Considerata parte integrante del territorio italiano, la Libia fu divisa in quattro province: Tripoli, Misurata, Bengasi, Derna, mentre alla popolazione locale venne estesa la cittadinanza italiana. Di fatto, i Libici rimasero «sudditi coloniali» e alla fine della guerra non esisteva una classe dirigente locale capace di accedere all'autogoverno, né di dar vita a un movimento nazionale e di comporre i contrasti tra la Tripolitania e la Cirenaica, divise da antichi dissapori. Nel 1949, per decisione dell'ONU le due regioni furono riunite nel Regno indipendente di Libia, il cui trono fu occupato da Idris al-Sanussi. Come base del suo potere, Idris aggiunse alla propria autorità religiosa l'appoggio delle potenti famiglie turco-libiche, dei consiglieri militari di Stati Uniti e Gran Bretagna (entrambi i Paesi installarono basi militari in Libia) e delle transnazionali petrolifere che si stabilirono in Libia quando l'oro nero cominciò a sgorgare in grandi quantità (1960). La Libia non seppe però darsi una struttura politica moderna che aiutasse a risolvere gli antichi contrasti tra le tre regioni tradizionali, la Tripolitania, la Cirenaica e il Fezzan, alle quali era stata concessa in un primo tempo una larga autonomia. La revisione della Costituzione, attuata nell'aprile 1963 non modificò molto la vita politica del Paese che vietava il costituirsi di moderni partiti. Nel frattempo si andava accentuando la frattura tra Governo e Paese e tra la politica moderata e filoccidentale e l'orientamento panarabo e neutralista di larghi strati, soprattutto della popolazione più giovane. Questa situazione era resa ancora più contraddittoria dalla crescente ricchezza della Libia, divenuta in pochi anni il maggiore produttore africano di petrolio e il quarto produttore mondiale. In questo quadro maturò il rovesciamento della Monarchia che avvenne il 31 agosto 1969 con un colpo di Stato militare attuato da giovani ufficiali filonasseriani appartenenti al Consiglio del comando della Rivoluzione (CRR), all'interno del quale si mise presto in luce come leader il colonnello Muammar el-Gheddafi. Re Idris, in Turchia al momento del golpe, stabilì in Egitto il suo esilio. Proclamata la Repubblica, in nome del socialismo e del nazionalismo arabo, il CRR procedette al rapido insediamento di un Governo composto prevalentemente da civili, che enunciò il proprio programma, richiamandosi al socialismo, all'unità araba, alla lotta contro Israele e a novembre emanò una Costituzione provvisoria che decretò il CRR quale suprema istanza del potere. Nel gennaio 1970 Gheddafi si pose a capo dell'Esecutivo, mentre nel giugno 1971 fu fondata l'Unione socialista araba, l'unico partito legale. Alla proclamazione del socialismo islamico quale idea guida del nuovo regime, fu affermato il principio di equidistanza da USA e URSS a livello internazionale; fu rafforzata la presenza dello Stato nell'economia, soprattutto nei settori petrolifero, commerciale e bancario; furono chiuse le basi militari statunitensi e britanniche; furono espropriati i beni degli Italiani residenti in Libia, che lasciarono quasi completamente il Paese.

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Gheddafi mise inoltre in moto un ambizioso programma di modernizzazione, privilegiando lo sviluppo agricolo. Ogni famiglia ebbe diritto a una media di dieci ettari di terra, un trattore, un'abitazione, attrezzi e irrigazione. Furono aperti più di millecinquecento pozzi artesiani e due milioni di ettari di terre desertiche cominciarono a ricevere irrigazione artificiale. Sul piano della politica interna, nel 1973, a partire dalla pubblicazione del Libro Verde (1976-79) - nel quale Gheddafi espose i suoi fondamenti etici e politici contrari a capitalismo e Marxismo (considerati entrambi estranei al mondo islamico) - in Libia si formò una struttura di partecipazione popolare e il Comitato generale del popolo. Il risultato di questo piano fu che la Libia, nel giro di cinque anni, smise di essere il Paese più povero dell'Africa settentrionale e raggiunse il reddito pro capite più alto del continente: 4.000 dollari annui. Nel 1977 la Libia passò a chiamarsi Jamahiriya Araba Popolare e Socialista (Jamahiriya è un neologismo che significa «Stato delle masse»). Sebbene Gheddafi avesse ottenuto risultati ampiamente positivi negli affari interni, sul piano diplomatico i risultati non furono paragonabili. Propugnatore di un ideale panarabo, il colonnello perseguì a lungo ripetuti progetti di unificazione con altri Paesi arabi (Egitto, Siria, Tunisia, Ciad, Marocco, Sudan) che si fermarono tuttavia alle fasi preliminari e sfociarono negli anni successivi in tensioni con alcuni di essi (tra cui Egitto, Ciad, Marocco). A partire dal 1980 la diplomazia libica dispiegò una grande attività nell'Africa a Sud del Sahara e in America Latina. Appoggiò i guerriglieri del Fronte Polisario e partecipò alla guerra civile del Ciad in difesa del Governo transitorio di unità nazionale (GUNT) diretto da Goukouni Oueddei. Il presidente americano Reagan, attraverso una campagna internazionale di propaganda, associò Gheddafi al terrorismo mondiale. Nell'agosto del 1981 nel golfo della Sirte, la VI flotta della marina statunitense abbatté due aerei libici. Gheddafi evitò una risposta violenta e ottenne l'appoggio dei regimi arabi conservatori, fino a quel momento ostili a Tripoli. Nel 1983 la Libia avviò un processo di avvicinamento al Marocco, che culminò, nell'agosto del 1984, con la firma di un accordo tra i due Governi. Gheddafi fu più volte ritenuto il mandante di molti attentati internazionali e uno dei produttori di armi chimiche destinate ad alimentare il terrorismo mondiale: nel 1985 forti sospetti di un coinvolgimento del colonnello gravarono sugli attentati terroristici di Roma-Fiumicino e di Vienna. Nel 1986 gli Stati Uniti imposero un embargo economico contro il Paese e bombardarono Tripoli e Bengasi, causando decine di vittime tra la popolazione civile. Informazioni successive dimostrarono che il vero obiettivo era l'eliminazione del colonnello Gheddafi. La risposta immediata di Gheddafi fu l'invio di due missili di tipo Scud contro l'isola di Lampedusa che fortunatamente non raggiunsero il bersaglio. Nel novembre del 1991 la Giustizia nordamericana e quella britannica incolparono il Governo libico dei due attentati del 1988 agli aerei della Pan Am, in Scozia, a Lockerbie, con un bilancio di 270 morti, e dell'UTA in Nigeria, con 170 vittime. L'INTERPOL emise un ordine di cattura internazionale per due agenti libici accusati di aver eseguito l'azione terroristica.

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Nel gennaio del 1992 la Libia si dichiarò disposta a collaborare con l'ONU per un chiarimento sui due attentati. Ciononostante Gheddafi rifiutò di concedere la richiesta di estradizione chiesta dalle Nazioni Unite e propose, senza successo, che il processo fosse celebrato a Tripoli. Qualche mese più tardi l'ONU pretese nuovamente l'estradizione dei sospetti colpevoli e diede un ultimatum sotto la minaccia di sanzioni, embargo e ritorsioni militari. Passato questo termine, la CEE e i sette Paesi più industrializzati adottarono sanzioni economiche e Gheddafi si appellò alla Corte Internazionale di Giustizia. Nel frattempo Gheddafi promosse un cambiamento nella sua politica estera, nominando cancelliere un «moderato», nel tentativo di avvicinare le posizioni libiche e statunitensi. L'isolamento della Libia si accentuò nel 1994 quando si intensificò l'embargo. La situazione non fece che conferire una maggiore popolarità al colonnello, poiché l'opinione pubblica accusò gli USA per le difficoltà attraversate dal Paese. Sempre nel 1994 vennero avviati negoziati per il ritiro delle forze libiche da Azou, in seguito al parere della Corte dell'Aja che ne attribuiva la sovranità al Ciad. Nel 1996, nonostante l'embargo, l'economia libica continuò a beneficiare di un incremento di quasi il 40% nel prezzo internazionale del petrolio. In quell'anno fu intrapresa l'apertura di una sezione dell'acquedotto per il rifornimento dell'acqua alle popolazioni isolate del deserto. Nel 1997 la Libia cominciò a uscire dall'isolamento internazionale. Per la prima volta tre Paesi membri del Consiglio di Sicurezza, Egitto, Guinea Bissau e Kenya, chiesero l'invio di una missione a Tripoli per valutare la situazione. Il Movimento dei Paesi non allineati e l'OUA appoggiarono una richiesta libica perché i due sospetti dell'attentato avvenuto in Scozia nel 1988 fossero giudicati in un Paese neutrale. In ottobre il Sudafrica chiese la fine dell'embargo, dopo la visita in Libia del presidente Nelson Mandela. Tuttavia il Consiglio di Sicurezza rinnovò le misure. Nel 1998 la Corte di Giustizia delle Nazioni Unite dichiarò valido il ricorso presentato da Tripoli contro l'embargo economico. La decisione aprì un conflitto di poteri all'interno dell'ONU fra il Consiglio di Sicurezza e la Corte. Gran Bretagna e USA proposero nello stesso anno che i due accusati dell'attentato di Lokerbie fossero giudicati alla Corte dell'Aja da giudici scozzesi. Il Governo libico accettò la proposta, nella speranza della sospensione del lungo embargo, che effettivamente venne revocato nel 1999, mantenendolo solo sulla vendita delle armi. Nel dicembre dello stesso anno il presidente del Consiglio italiano Massimo D'Alema effettuò una visita di Stato a Tripoli, la prima compiuta da un uomo di Governo di un Paese occidentale dal 1992.

Nel maggio del 2000 nella ex base militare di Camp Zeist, nei pressi di Utrecht (Paesi Bassi), si aprì il processo per l'attentato contro il Boeing 747 della Pan Am. Nel gennaio 2001 la Corte scozzese di stanza in Olanda riconobbe colpevole uno dei due attentatori alla sbarra, Abdel Baset al-Megrahi, che fu condannato all'ergastolo, mentre scagionò da ogni accusa il coimputato, Al-Amin Khalifa Fahima, che poté così far ritorno a Tripoli. La sentenza di ergastolo emessa contro al-Megrahi scatenò dure proteste da parte della popolazione libica. Nel maggio 2001 il colonnello offrì la sua opera di mediazione per favorire la riconciliazione tra Uganda e Sudan e inviò truppe nella Repubblica Centrafricana in appoggio al presidente Patassé. In veste di mediatore, il 2 luglio riunì a Sirte i presidenti di Burkina Faso e Costa d'Avorio per convincerli ad accettare un accordo che mettesse fine al conflitto in atto tra i due Paesi. Intervenne inoltre nella guerra civile in Sudan dando vita, insieme al suo omologo egiziano Mubarak, a una «iniziativa di pace egizio-libica» indirizzata al presidente sudanese Omar el-Bashir e alla coalizione all'opposizione National Democratic Alliance. Nel luglio 2001 a Lusaka venne definitivamente varato il progetto lanciato da Gheddafi di Unione africana (UA). A riconoscimento degli sforzi libici nel senso di una normalizzazione dei rapporti internazionali, nel gennaio 2003 lo Stato africano assunse la presidenza annuale della Commissione per i diritti umani delle Nazioni Unite con 33 voti a favore, 17 astensioni e soli 3 pareri negativi. Nel settembre dello stesso anno, in seguito all'ammissione di Gheddafi delle proprie responsabilità per la strage di Lockerbie e alla volontà di risarcire le famiglie delle vittime, l'ONU revocò le sanzioni (in vigore dal 1992) contro la Libia, che rafforzò la sua posizione di primo esportatore di petrolio verso l'Europa. Nello stesso tempo, il Paese si disse disposto a rinunciare al terrorismo e a qualsiasi programma di sviluppo di armi di distruzione di massa, aprendo agli investitori stranieri. Nel marzo 2004 Tripoli autorizzò gli ispettori dell'AIEA (Agenzia Internazionale sull'Energia Atomica) a compiere sopralluoghi a sorpresa nei propri impianti nucleari. Allo scopo di portare la Libia all'interno dell'economia mondiale e nel contempo di scongiurare i pericoli di una politica economica autarchica e isolazionista, nonché di un collasso economico potenzialmente pericoloso per l'ordine del Paese, Gheddafi cercò di ricucire le relazioni con Stati Uniti e Unione europea, abbandonando in parte il suo abito anti-occidentale. Nel settembre 2004, constatando la rimozione delle armi chimiche e lo smantellamento dei missili Scud, USA e UE revocarono l'embargo commerciale nei confronti della Libia, in vigore dal 1986. Nel gennaio 2005, per la prima volta dopo oltre 20 anni, il Paese acconsentì la partecipazione degli USA a un'asta per l'ottenimento di licenze per sfruttare gas e petrolio della Libia. Nel febbraio 2006 Gheddafi decise la chiusura dell'ambasciata danese a Tripoli per protesta contro Copenaghen, rea di non aver chiesto scusa per le vignette satiriche contro Maometto e l'Islam pubblicate da un giornale danese. Nello stesso mese il consolato italiano di Bengasi fu assalito dalla folla inferocita per le esternazioni anti-islamiche del ministro delle Riforme Roberto Calderoli e del presidente del Senato Marcello Pera. Per reprimere la sommossa, la polizia non esitò a ricorrere alla violenza, provocando la morte di 14 manifestanti.

PICCOLO LESSICO

Deserto libico

Vasta regione desertica dell'Africa nord-orientale, costituente la parte orientale del Sahara, compresa tra la valle del Nilo a Est, l'erg di Giarabub e il serir di Calanscio (Libia) a Ovest. È una grande distesa prevalentemente formata da sabbie e dune, nella cui parte meridionale si elevano alcuni massicci cristallini che culminano a 1.934 m nel Gebel Uweinat. Ad eccezione del grande complesso delle oasi di Cufra e di quelle stabilitesi nelle depressioni a occidente del Nilo, il resto della regione è tra le zone più inospitali della Terra.

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Ghibli

Si tratta di un vento molto caldo e secco che soffia dal Sahara prevalentemente sulla costa della Tripolitania e della Cirenaica. Il ghibli è generato da depressioni barometriche situate sul Mare Mediterraneo e dalle alte pressioni sahariane. Il vento spira in maggio e settembre con raffiche tempestose, trasportando sabbia impalpabile che dà al cielo un colore grigio-giallo, dura in media due o tre giorni ed eleva improvvisamente la temperatura, soffiando con una velocità che si aggira sui 100-120 km orari. Nel mese di maggio il ghibli favorisce la fecondazione delle palme e in settembre giova alla maturazione dei datteri, inaridendo tuttavia le piante e causando depressioni nervose nell'uomo.

Tebu

Nome di una tribù di pastori nomadi stanziati in Libia, soprattutto nell'oasi di Cufra, in Ciad e in Sudan. I Tebu appartengono alla razza sahariana del ceppo degli etiopidi con caratteristiche antropologiche quali faccia larga dai contorni angolosi, statura medio-alta, naso allargato alle narici, pelle di colore bruno tendente al nero, capelli ondulati. La lingua parlata dai Tebu appartiene al gruppo sahariano orientale.

PERSONAGGI CELEBRI

Muammar el-Gheddafi

Muammar el-Gheddafi

Colonnello e uomo politico libico (n. Sirte, Misurata 1942). Salito al potere nel 1969, spodestando con un colpo di Stato militare il vecchio re Idris, sovrano di tendenze filo-occidentali, diede vita alla Repubblica araba libica (di orientamento socialista) e assunse la carica di presidente del Consiglio della rivoluzione, massimo organo dirigente del Paese. Autore di un'opera, Il libro verde (1976-79, 3 volumi) in cui enuncia le sue idee sul potere politico, seguì una linea politica fin dall'inizio improntata all'amicizia e alla cooperazione con l'URSS, all'atteggiamento ostile verso gli Stati Uniti e il mondo occidentale e al concreto sostegno al popolo palestinese e all'integralismo islamico. L'intransigenza usata nei confronti dei Paesi contrari alla sua linea di condotta fu la causa principale dei numerosi attentati dichiarati alla sua persona. L'isolamento creatosi intorno a lui lo costrinse, a partire dal 1983, a dare una parvenza di moderazione alla sua azione politica: l'unione con il Marocco, Paese arabo moderato, l'intesa con la Francia per il prospettato ritiro delle truppe dal Ciad furono gli atti più spettacolari di questa nuova linea d'azione. Gli attentati terroristici del 1985 agli aeroporti di Roma e di Vienna, lodati pubblicamente dal regime di Tripoli, incrinarono i già tesi rapporti tra gli USA e il leader libico: il presidente statunitense Reagan accusò apertamente Gheddafi di essere uno dei mandanti del terrorismo internazionale, varò un boicottaggio nei confronti della Libia e inviò alcune unità navali nel golfo della Sirte. Dopo l'ennesimo attentato ad una base americana in Germania, ai primi di febbraio del 1986 bombardieri F-111 statunitensi bombardarono Tripoli e Bengasi. I Paesi arabi manifestarono generiche attestazioni di solidarietà, ma mantennero la Libia nell'isolamento. Nel 1987 sembrò prefigurarsi uno scontro diretto Libia-Francia quando, nell'ambito della guerra in Ciad, in corso sin dal 1981, le truppe regolari rafforzate da contingenti francesi ricacciavano le truppe di Gheddafi in Libia. Dopo alcune scaramucce, Francia e Libia si accordarono in agosto per un cessate il fuoco in Ciad. L'anno seguente il leader libico rafforzò i rapporti con Algeria e Marocco, mentre sul piano interno trasformò le forze armate in esercito popolare, la Jamahirya. Gheddafi in seguito normalizzò del tutto i rapporti con il Ciad, riconoscendo la legittimità del Governo di Hissenè Habbrè, procedendo allo scambio dei prigionieri e rinunciando ad imporre la sovranità libica sul territorio di Aouzou, assegnato al Ciad nel 1960 e occupato dalla Libia nel 1974. Al progressivo riavvicinamento diplomatico ai Paesi con i quali la precedente ostilità aveva toccato livelli elevati, fece seguito, nel 1991 e nel 1992, un rinnovato sentimento anti-occidentale da parte di Gheddafi. L'ostinato rifiuto del leader libico di consegnare i due agenti libici presunti responsabili della strage di Lockerbie, acuì la tensione tra Libia da una parte e Gran Bretagna, Francia e USA dall'altra. Anche nei riguardi dell'Italia Gheddafi mantenne un comportamento ostile. Dopo il brutale assassinio (1989) di un tecnico italiano in Libia durante le commemorazioni dell'invasione italiana del 1911, Gheddafi pretese nel 1990 il risarcimento per i danni subiti durante il colonialismo italiano; nel 1991 il Governo italiano esortò i connazionali residenti in Libia a lasciare il Paese per timore che su di essi si potesse ritorcere l'inasprimento dei rapporti Libia-USA. In occasione della crisi, esplosa nel golfo Persico nell'agosto 1990, Gheddafi assunse un atteggiamento di dura critica nei confronti dell'intervento da parte degli Stati Uniti ai danni dell'Iraq. Nel 1992, in relazione al sospetto di coinvolgimento da parte del Governo della Libia in atti di terrorismo internazionale, il Consiglio di Sicurezza dell'ONU varò sanzioni economiche contro la Libia, che si ripercossero duramente sulla popolazione, creando malcontento. Il colonnello Gheddafi, nel 1995, durante il ramadham, violò l'embargo aereo imposto dagli Stati Uniti, organizzando un volo diretto di pellegrini libici diretti alla Mecca. Negli anni successivi le posizioni del colonnello nei confronti dell'Occidente si ammorbidirono: la sua disponibilità a collaborare per far chiarezza sull'attentato di Lockerbie e ad accettare la risoluzione di svolgere il processo a danno dei due imputati in Olanda, gli valsero la revoca dell'embargo. Gheddafi condannò inoltre gli atti terroristici che si verificarono a New York e a Washington nel settembre 2001. Negli anni seguenti, smessi gli abiti anti-occidentali, condannò a più riprese il terrorismo di matrice islamica e rafforzò i rapporti con Stati Uniti e Unione europea, riabilitando l'immagine della Libia a livello internazionale.

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Il 20 ottobre dle 2011, in Libia, dopo 8 mesi di guerra civile, viene ucciso Mu'ammar Gheddafi (Qasr Abū Hādī, 7 giugno 1942 - Sirte, 20 ottobre 2011), militare, rivoluzionario e politico libico.

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ALTRI CENTRI

Derna

(62.179 ab.). Città della Libia detta, per la bontà del suo clima, «Perla della Cirenaica»; è situata sulle rive dell'omonimo fiume.

Gadames

(19.000 ab.). Centro della Libia detto anche «Perla del Sahara», essendo molto ricco di sorgenti. È situato nel mezzo di un'oasi vasta 75 ettari. Costituisce il punto di sosta obbligato per coloro che passano dal deserto circostante. Gadames venne occupata dagli Italiani (1913, 1924) e in seguito dai Francesi (1943). Nelle vicinanze si trovano i resti di un tempio cristiano.

 

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