Geografia Africa Territorio Cenni Storici Storia Economia del Kenia.

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Bandiera del Kenia

La bandierea: tre bande orizzontali uguali di nero (in alto), rosso e verde; la banda rossa è bordata di bianco; un grande scudo del guerriero Maasai che copre le lance incrociate è sovrapposto al centro; il nero simboleggia la popolazione maggioritaria, rosso il sangue versato nella lotta per la libertà, verde significa ricchezza naturale, e bianco per la pace; lo scudo e le lance incrociate simboleggiano la difesa della libertà. Inno del Kenia.

GEOGRAFIA - AFRICA - KENYA

PRESENTAZIONE

Bagnato dall'Oceano Indiano a Sud-Est, il Kenya confina a Nord con l'Etiopia e il Sudan, a Est con la Somalia, a Sud con la Tanzania e a Ovest con l'Uganda. Ha una superficie di 582.646 kmq e la sua popolazione è di 54.685.051 (2021) abitanti con una densità media di 51 abitanti per kmq. La popolazione è costituita da numerosi gruppi etnici: Kikuyu (21%), Luhya (14%), Luo (13%), Kalenjin (11%), Kamba (11%), Kisii (6%), Meru (5%), Mijikenda (5%), Masai (1,6%) e Turkana (1,3%). La lingua ufficiale è il kiswahili, ma sono largamente diffusi i dialetti luo e kikuyu; usato è anche l'inglese. La popolazione pratica in prevalenza i culti animistici. Ex colonia britannica, il Kenya è dal 1963 uno Stato indipendente e una repubblica presidenziale. Secondo la Costituzione, più volte emendata, il presidente della Repubblica (eletto per cinque anni a suffragio diretto) è capo dell'Esecutivo, mentre il potere legislativo spetta all'Assemblea Nazionale composta da 224 membri di cui 2 ex officio. L'unità monetaria è lo scellino del Kenya. La capitale è Nairobi (1.504.900 ab.).

IL TERRITORIO

Il Kenya può esser suddiviso in quattro zone geografiche: una zona pianeggiante sulle sponde dell'Oceano Indiano; un altopiano interno che si estende a Nord; l'ampia Rift Valley, profonda depressione a Nord-Ovest; la zona degli altipiani centro-occidentali, interrotti da catene montuose (Monti Aberdare), da grandiosi massicci vulcanici come il Monte Kenya (5.199 m) e il Monte Elgon (4.321 m) e da fosse di sprofondamento. I corsi d'acqua confluiscono in maggioranza nel Lago Vittoria; il principale è il Tana, navigabile per 600 km, che sfocia nell'Oceano Indiano. Il Kenya ospita due grandi laghi: il Turkana, già Lago Rodolfo, e il Vittoria, che esercita una benefica influenza sull'agricoltura locale, favorendo le precipitazioni. Le coste si allungano per 400 km: basse, sabbiose, talora paludose, sono fronteggiate da isole e da barriere coralline. Il clima presenta variazioni a seconda delle zone: sulle coste la piovosità è notevole e le temperature alquanto elevate; il Nord-Est del Paese è desertico e arido; negli altipiani centrali, invece, l'altitudine mitiga il clima e le precipitazioni sono abbondanti.

Cartina del Kenya

Mappa del Kenia

Cartina del Kenia

I PARCHI NAZIONALI

Il Kenya ha devoluto più del 5% del suo territorio alla protezione della natura, organizzando parchi e riserve per tutelare non solo animali e specie vegetali compromesse, ma anche tribù nomadi e semi-nomadi dalle antichissime tradizioni. Inoltre la legislazione vieta, dal 1977, la caccia sull'intero territorio nazionale e dal 1978 impedisce il commercio di avorio, pelli e trofei. Il parco maggiore è Tsavo (21.000 kmq), che comprende habitat differenziati cui corrisponde una vasta gamma di flora e fauna. Vi si trovano coccodrilli ed ippopotami, leopardi, leoni, bufali africani, nonché un numero ingente di elefanti. Inoltre vi si può ammirare l'ultima foresta di baobab esistente sulla terra. Un'altra oasi di protezione è il Parco Nazionale del Masai Mara, che sorge a 1.600 m di altitudine sul fiume Mara: è popolato da ghepardi, leoni, giraffe, rinoceronti, ippopotami, elefanti e iene. Inoltre, nella stagione estiva, vi affluiscono zebre, gazzelle e gnu, provenienti dal limitrofo Parco Serengheti in Tanzania. Nella Rift Valley nascono numerosi corsi d'acqua e si aprono innumerevoli specchi lacustri, sulle cui sponde pullulano svariate specie di animali. Sul Lago Turkana si vedono gli uccelli migratori provenienti dall'Europa; sul Lago Baringo vivono gli aironi Golia e l'aquila di Verreaux; infine, il Lago Nakuru si copre di uno stuolo di circa 2 milioni di fenicotteri rosa, quando a quelli stanziali si uniscono i migratori. La zona nota come Hell's Gate (Cancello dell'Inferno) ospita, in uno scenario suggestivo con geyser e soffioni, giraffe e gazzelle. Citiamo infine il Parco del Monte Kenya, situato ad un'altitudine compresa tra i 3.400 e i 5.199 m, ove esiste un ghiacciaio perenne, nonostante ci si trovi all'Equatore; il museo all'aperto Olorgesaile, dove sono stati rinvenuti i resti di un insediamento umano dell'età della pietra e il Parco Marino di Malindi, che protegge la barriera corallina prospiciente le coste del Kenya.

Africa Kenia

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L'ECONOMIA

Il Kenya è un Paese prevalentemente agricolo, ma nonostante la sua povertà l'economia è abbastanza fiorente. La superficie agricola occupa una piccola parte del territorio in quanto il Nord è semidesertico e spopolato; nonostante ciò, il settore primario impiega il 77% della popolazione attiva. Vengono praticate l'agricoltura di sussistenza e quella di piantagione. La prima produce mais, frumento, miglio, patate dolci, avena, sesamo e orzo, coltivati dagli africani su terre marginali e con tecniche arretrate. La seconda, specializzata in prodotti destinati all'esportazione quali caffè, tè, cotone, canna da zucchero, piretro, sisal, è gestita da Paesi stranieri nelle zone più fertili della costa e dell'altopiano. Anche l'allevamento, attività propria delle zone semiaride del Paese, è una voce molto importante dell'economia kenyana. I bovini vengono allevati dagli europei mentre gli ovini e i caprini appartengono ai pastori nomadi indigeni. L'industria si è sviluppata intorno a Mombasa. Hanno avuto un notevole impulso le industrie alimentari e quelle per la produzione di fertilizzanti e insetticidi. È sorta anche una grossa raffineria. L'industria è alimentata dall'energia idroelettrica prodotta dal Paese stesso, che è in grado di coprire il fabbisogno interno. Dal sottosuolo kenyano si estraggono oro, cianite, soda, amianto, niobio, wollastonite e caolino; nei pressi di Malindi si trovano vaste saline. Una cospicua fonte di reddito è rappresentata dal turismo. La maggior parte degli scambi commerciali avviene con i Paesi industrializzati europei e con Uganda e Tanzania. Le importazioni sono costituite da macchinari e manufatti diversi, petrolio, generi di consumo; le esportazioni riguardano quasi esclusivamente prodotti agricoli. Il Kenya dispone di 63.100 km di strade (di cui 8.650 km asfaltati) e di 2.740 km di ferrovie collegate con la rete ferroviaria dell'Uganda e della Tanzania. Mombasa è il porto principale. Gli aeroporti principali sono a Nairobi, Kenyatta, Kisumu, Malindi e Mombasa.

CENNI STORICI

La costa del Kenya, colonizzato dai mercanti arabi a partire dal VII sec. d.C., si costituì nel XII sec. in potentato arabo, con centro a Zanzibar. La ricca cultura arabo-africana fu distrutta a cannonate dai Portoghesi nel XVI sec. Quando furono obbligati a ritirarsi, nel 1698, non lasciarono che alcuni forti abbandonati, un Paese in rovina e un fiorente commercio di schiavi e di avorio. L'interno del Paese, abitato in prevalenza da Bantu, ma anche da Nilotici e Somali, non conobbe più culture paragonabili a quella costiera, né Stati organizzati. Solo nel XIX sec. i Masai, popolo di pastori, riuscirono a stabilire una certa egemonia; tuttavia pochi decenni più tardi una peste bovina sterminò quasi tutto il bestiame e il crollo dell'economia locale produsse anche la fine della loro supremazia. Nel corso del XIX sec. iniziò la penetrazione nel Paese di varie spedizioni europee e, alla fine del secolo, il sultano di Zanzibar dovette cedere l'amministrazione del territorio alla Gran Bretagna, che proclamò il protettorato dell'Africa orientale britannica. Le terre migliori degli altipiani erano affidate a coloni europei, mentre le popolazioni indigene vennero relegate nelle riserve. Ancora nel 1948, dei quasi 5.000 kmq di terre fertili, più del 90% erano in mano a 5.000 Europei, mentre un milione di Kikuyu (una delle etnie originarie) occupavano meno di 1.000 kmq. Nel 1944 nacque l'Unione africana del Kenya (KAU), un'organizzazione politica per la difesa dei diritti dei Kikuyo. Jomo Kenyatta ne fu il leader e la KAU organizzò scioperi e manifestazioni di massa. Nello stesso periodo cominciò ad agire anche il gruppo Mau-Mau, una organizzazione politico-religiosa, nata come società segreta. Nel 1952 l'amministrazione coloniale decretò lo stato di emergenza, arrestò i principali dirigenti nazionali, compreso Kenyatta, sciolse i partiti politici e imprigionò migliaia di Kikuyu. Solo nel 1960, dopo anni di brutale repressione e stragi, la KAU poté tornare alla legalità, con il nome di KANU (Unione nazionale africana del Kenya). L'Unione riuscì a vincere le elezioni contro i movimenti politici tribali appoggiati dal potere coloniale. Nel 1961 Kenyatta fu liberato e nel 1962 fu eletto il Consiglio legislativo. Il Kenya ottenne l'indipendenza, all'interno del Commonwealth, il 12 dicembre 1963. Kenyatta occupò la carica di primo ministro e quando, il 12 dicembre 1964, il Paese raggiunse l'indipendenza totale, fu eletto presidente. Jomo Kenyatta, dimenticando la propria vocazione di leader nazionale, governò a beneficio della propria etnia, quella kikuyu, relegando in secondo piano le altre etnie. Sopraffatti dai debiti, i contadini che avevano recuperato le proprie terre tornarono a perderle. Ai coloni bianchi si sostituì semplicemente una borghesia nera, formata per la maggior parte da famigliari e amici di Kenyatta. La KANU, che era stato un modello per altri partiti africani nella lotta contro il potere straniero, fu costretta ad ammettere la presenza di forze militari britanniche nel porto di Mombasa. Kenyatta morì nel 1978, a 85 anni. Gli succedette in carica Daniel Arap Moi, fino ad allora vicepresidente, appartenente a un'etnia poco numerosa, i Kalenkin. Ciò non ridusse però i conflitti tribali e il clima di sfiducia perdurò, aggravato dalla difficile situazione economica. Daniel Arap Moi governò ad interim dal settembre al novembre del 1978, quando furono indette le elezioni.

Il partito di governo, la KANU, fu l'unico autorizzato a presentare candidati e Moi fu confermato nella carica. Fra i tecnocrati nominati dal Governo a dare nuovo avvio al Paese si fece presto notare la figura di Charles Njonjo, nominato ministro degli Interni nel giugno del 1980. Njonjo svolse un ruolo chiave nella dissoluzione delle organizzazioni con radice etnica sorte in Kenya agli inizi degli anni Settanta. La maggiore di questa, la GEMA, associazione di Kikuyu, Embu e Meru, si trasformò in un gruppo di pressione dei dirigenti tribali, che si arricchirono facendo affari con Nordamericani e Inglesi. La GEMA si oppose alla nomina di Moi e fu implicata in una cospirazione per assassinare tutti i principali uomini di governo dopo la morte di Kenyatta. Le difficoltà portarono il presidente Moi a cercare una riconciliazione con gli antichi rivali politici che erano stati allontanati dalla vita pubblica. Uno dei principali beneficiari di quest'apertura fu il vicepresidente Oginga Odinga. Costui era stato messo al bando dopo aver fondato un partito dissidente, l'Unione popolare del Kenya (KAPU). Dopo undici anni di ostracismo ritornò in Parlamento alla fine del 1981. Nel 1982 la crisi sociale scoppiò in forma violenta: un complotto militare culminò in grandi manifestazioni popolari e in un saccheggio dei negozi e degli edifici pubblici di Nairobi. Il presidente Moi represse la ribellione, estesasi anche all'università, dove decine di professori e studenti furono arrestati. Nel 1983 Moi denunciò un altro tentativo di golpe organizzato dal suo ministro Charles Njonjo e con il supposto appoggio di Sudafrica ed Israele. In questo caos politico Moi indisse le elezioni anticipate e ottenne una schiacciante vittoria. Nel 1983 il presidente Moi riaprì la frontiera con la Tanzania dopo un vertice ad Arusha, al quale parteciparono anche i presidenti della stessa Tanzania e dell'Uganda. La riunione servì come punto di partenza per il graduale ristabilimento di un'intesa economica tra i tre Paesi, dopo il fallimento della Comunità economica dell'Africa orientale nel 1977.

Moi nel frattempo aumentò i poteri della propria carica a scapito del Parlamento e soppresse la votazione segreta nelle elezioni interne al partito in favore di un sistema di voto palese, che facilitava le pratiche intimidatorie. Nel 1987 l'agitazione provocata dai gruppi musulmani a Mombasa fu usata come pretesto per una nuova ondata repressiva e si arrivò a una nuova chiusura dell'università di Nairobi. Le elezioni del marzo 1988 consolidarono la vittoria dei seguaci di Moi all'interno della KANU e dell'apparato statale. Nello stesso anno Moi intensificò l'autorità statale ponendo il potere giudiziario sotto il suo diretto controllo ed estendendo i termini della carcerazione preventiva da 24 ore a 14 giorni, senza la necessità di mandare alcun avviso al giudice. Negli anni seguenti i casi di corruzione e violazione dei diritti umani si moltiplicarono. Robert Ouko, ministro degli Esteri e critico feroce della corruzione, fu assassinato nel febbraio del 1990. Un'investigazione affidata a Scotland Yard individuò come colpevoli alcuni stretti collaboratori del presidente, fatto che alimentò una nuova ondata di proteste popolari contro il Governo. Le richieste di democratizzazione si estesero a tutto il Paese, con l'adesione delle Chiese cattolica e protestante. Alla fine degli anni Ottanta, dopo la guerra del Golfo, l'isolamento diplomatico del Kenya si modificò. La stretta alleanza con gli USA e la coalizione multinazionale valse al Kenya l'aiuto economico della Gran Bretagna e l'appoggio militare statunitense. Le differenze politiche tra Uganda e Kenya provocarono costanti scontri a partire dal 1986. Nel 1990, da un punto di vista economico, secondo i dati ufficiali, l'inflazione fu del 15%, ma tutte le fonti indipendenti indicarono che fu più vicina al 30%. A causa della guerra del Golfo, le spese per l'importazione di petrolio superarono di molto le previsioni, pregiudicando la bilancia commerciale. Il turismo diminuì rispetto agli ultimi anni, mentre il pagamento del debito estero rappresentò il 30% del valore delle esportazioni del 1990. Il Kenya mise in pratica una politica di contenimento della spesa pubblica mediante la privatizzazione delle imprese statali. La KANU convocò il Consiglio del partito per discutere dell'introduzione di riforme democratiche, tra le quali figurava il multipartitismo. Gruppi di pressione come il Foro per la restaurazione della democrazia (FORD) diretto da Oginga Odinga e l'Alleanza morale per la pace (MAP) si costituirono in veri e propri partiti politici. Il processo di democratizzazione iniziato nel 1991, portò un anno più tardi alla creazione del Partito democratico (PD), un gruppo di opposizione al Governo di Moi, favorevole alla creazione di un sistema democratico pluripartitico. Nell'aprile 1992 ebbe luogo a Nairobi una marcia organizzata dal FORD che riunì più di 100.000 persone che chiedevano la cessazione della repressione e della censura della stampa da parte del Governo e soprattutto una data definitiva in cui sarebbero state indette le elezioni. Le elezioni del dicembre 1992 decretarono la vittoria di Arap Moi che nel gennaio del 1993 assunse il suo quarto mandato consecutivo. La KANU si aggiudicò il 36,35% dei voti e 95 deputati mentre i sette partiti d'opposizione, nonostante avessero ottenuto più del 60% dei suffragi, si aggiudicarono solo 88 seggi in Parlamento. Dopo una nuova svalutazione della moneta (23,47%), la Banca Mondiale ordinò il pagamento di un prestito di 350 milioni di dollari, dopo un'interruzione delle negoziazioni con il FMI che aveva considerato insufficienti le misure adottate dal Governo. La liberalizzazione dei mercati proseguì nel 1994, Nairobi eliminò il controllo sui cambi al fine di attirare investimenti privati kenyani o stranieri. La Banca Mondiale approvò, nel marzo del 1996, un ulteriore prestito di 115 milioni di dollari che fu destinato alla ristrutturazione della rete viaria. Un mese più tardi, il FMI destinò al Paese 214 milioni di dollari, che erano bloccati dal 1994. Il Kenya firmò nello stesso anno un accordo di cooperazione economica con la Cina e l'Iran. Le tensioni sociali e politiche crebbero sensibilmente durante il 1997. Il Governo e parte dell'opposizione iniziarono dei colloqui a Nairobi al fine di rendere possibili le elezioni. A novembre Moi sciolse il Parlamento e nel dicembre 1997 fu rieletto con il 40,1% dei voti. Le opposizioni denunciarono brogli e irregolarità e chiedessero nuove elezioni. A causa della siccità, il rischio di una carestia si fece nel 2000 sempre più forte. La crisi economica per l'effetto congiunto della siccità e della svalutazione della moneta si aggravò: la distribuzione di energia elettrica fu razionata, il prezzo della benzina salì, nelle città dilagò la delinquenza. Intanto nuovi scontri avvennero tra clan rivali nel Nord-Est del Paese, con una trentina di vittime. Nello stesso anno i delegati di numerosi Paesi africani riuniti a Nairobi per la Convenzione sul commercio internazionale delle specie in via di estinzione (CITES) decisero di interrompere il commercio di avorio fino al 2002 per combattere il bracconaggio che sta decimando gli elefanti. Martoriato, come molti altri Paesi dell'Africa, dalla piaga dell'AIDS, nel marzo 2001 il Kenya, avvalendosi di una clausola dell'Organizzazione mondiale della Sanità, adottò una legge che permetterà al Paese di importare e produrre farmaci generici poco costosi. Anche nel corso del 2001 proseguirono le tensioni tra i diversi gruppi etnici, culminati in violenti scontri.

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LE CITTÀ

Nairobi

(1.504.900 ab.). Capitale del Kenya e capoluogo della provincia omonima (684 kmq; 1.678.000 ab.). È situata su un vasto territorio pianeggiante, presso un gruppo di colline, a 1.675 m di altezza. Nell'Africa orientale è forse l'unica città che abbia acquisito un aspetto veramente europeo. Per merito dell'altitudine gode di un clima molto fresco e temperato, nonostante sia a soli 140 km dall'Equatore. Accoglie ogni anno moltissimi turisti attirati dalla possibilità di compiere splendidi safari, per i quali Nairobi rappresenta il tradizionale punto di partenza. Per questo la città ha assunto un volto molto moderno, con grandi alberghi e strade spaziose. Presso Nairobi è stato creato un grande parco faunistico (Nairobi Park) popolato da animali selvaggi, senza possibilità di caccia. Nairobi venne fondata nel 1899 come stazione ferroviaria della linea Mombasa-Kampala (in Uganda) e nel 1907 divenne la capitale del protettorato dell'Africa orientale britannica e poi del Kenya.

Mombasa

(465.000 ab.). Città del Kenya, la seconda per densità di popolazione. Capoluogo della provincia di Coast (83.603 kmq; 2.155.000 ab.), possiede il principale porto del Paese, oltre che uno dei migliori di tutta l'Africa orientale. È situata sull'isola omonima ed è collegata alla terraferma mediante una diga percorribile in automobile. Mombasa è meta frequentatissima di turisti, sia come centro balneare, sia poiché è il capolinea della ferrovia che parte da Nairobi e raggiunge l'Oceano Indiano.

Kisumu

(185.100 ab.). Città del Kenya, fornita di un ottimo porto. È il più importante scalo lacustre del Kenya sul vasto Lago Vittoria. È capoluogo della provincia di Nyanza (16.162 kmq; 4.041.000 ab.).

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PICCOLO LESSICO

Kenya

Il nome del Paese deriva dal Monte Kenya (5.199 m) detto Kere Nyaga («Montagna bianca») dai Kikuyu.

Kikuyu

Costituiscono il gruppo più numeroso, circa due milioni di individui, della popolazione del Kenya. Vivono sparsi su tutto il territorio. Abili agricoltori, giunsero nelle attuali regioni nel XVIII sec., riuscendo a coltivare terreni e foreste. Nel 1954-56 si ribellarono alla dominazione coloniale degli Inglesi, provocando una rivolta per difendere le proprie terre, ingiustamente occupate dai coloni. Alcuni gruppi estremisti si organizzarono in una feroce setta, i Mau-Mau, la cui spietata attività fu in seguito soffocata con estrema severità.

Kiswahili

Lingua ufficiale del Kenya, è formata da termini di origine bantu, araba e da neologismi derivati dall'inglese. È adottata in sostituzione dei dialetti tribali.

Lago Turkana

Immenso bacino lacustre (8.600 kmq) situato a 427 m di altitudine, ha una temperatura media che non è mai inferiore ai 40 °C. Nelle sue acque vivono coccodrilli, pesci tigre e persici. Il luogo conserva testimonianze paleontologiche di grandissimo interesse per cui si è meritato il titolo di «culla dell'umanità».

Masai

Antichissima popolazione dell'Africa orientale, oggi prevalentemente stanziata sugli altipiani a Est del Lago Vittoria, conta 200.000 individui distribuiti in province che fanno capo a villaggi familiari. Un tempo feroci guerrieri, i Masai sono oggi dediti alla pastorizia. La loro struttura sociale si basa su un'inflessibile ripartizione in fasce d'età. Essendo proibite dal Governo le guerre tribali, questa popolazione ha conservato dell'antica bellicosità solo i variopinti trucchi ed ornamenti che fungono da elemento distintivo per ogni tribù. I Masai dedicano molto tempo alla cura del loro corpo e le donne fabbricano da sé i gioielli. Essi conoscono una ricca farmacopea, complessi sistemi diagnostici e la chirurgia.

Safari

Termine kiswahili derivato dall'arabo safar; indica un viaggio lungo e pericoloso. Se un tempo i safari erano fatti per cercare schiavi ed avorio, in seguito si trasformarono in caccia grossa ed oggi sono principalmente safari fotografici, compiuti in auto, a cavallo, a dorso di cammello e persino in mongolfiera.

Squatters

Nome dato ai neri inurbati, spinti nelle bidonvilles delle città perché la campagna non offriva più possibilità di lavoro.

Swahili

Significa «della costa». Il termine identifica un gruppo di tribù stanziate sul litorale.

PERSONAGGI CELEBRI

Yomo Kenyatta

Uomo politico kenyota (Ichaweri 1893-1978). Trascorse l'infanzia in una missione scozzese nei pressi di Nairobi. Dopo aver esercitato umili mestieri, abbracciò l'attività sindacale e nel 1922 fu tra i fondatori della Kikuyu Central Association. Trasferitosi a Londra, nel 1931 vi frequentò la School of Oriental and African Studies, laureandosi nel 1938. Frequentò quindi l'università di Mosca; tornato in Kenya, nel 1946 diede vita al Kenya African National Union (KANU), organizzando la rivolta dei Mau-Mau. Arrestato nel 1952, venne condannato a sette anni di reclusione e nel 1959 venne inviato al confino in una località del Nord. Liberato nel 1961, dopo l'affermazione elettorale del suo partito, il KANU, condusse il Paese verso l'indipendenza, proclamata nel dicembre 1963. Assunta la presidenza, Kenyatta riuscì a portare alla pacificazione i numerosi gruppi etnici kenyoti, diventando il simbolo dell'unità nazionale e, in campo internazionale, esempio di moderazione e saggezza politica.

ALTRI CENTRI

Lamu

(14.000 ab.). Cittadina dell'omonima isola al largo della costa keniana, nell'Oceano Pacifico, Lamu è uno dei più antichi centri abitati del Kenya. La città risale al XIV secolo ma ancora oggi è ammantata da un'atmosfera medievale. La principale fonte economica è il turismo, sebbene la popolazione, per la maggior parte musulmana, viva ancora di agricoltura, allevamento e pesca. Notevole è l'esportazione di mangrovie.

Kenya: immagini della città di Lamu

Kenya: immagini della città di Lamu (versione inglese)

Malindi

(23.300 ab.). Centro del Kenya a 110 km da Mombasa. Mercato agricolo, con un attivo porto; industrie alimentari e tessili. Turismo balneare. Aeroporto.

Nakuru

(163.927 ab.). Uno dei principali centri del Kenya per l'allevamento e la produzione zootecnica. Capoluogo della provincia del Rift Valley (173.868 kmq; 5.690.000 ab.), situato sull'omonimo lago salato, è il principale mercato agricolo del Kenya. Nelle vicinanze furono trovati importanti resti risalenti all'era neolitica post-fluviale del Kenya.

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