GEOGRAFIA - AFRICA - ERITREA

PRESENTAZIONE


Stato situato in Africa orientale. Confina a Sud-Est con il Gibuti, a Sud con l'Etiopia, a Nord-Ovest e a Ovest con il Sudan, a Est e Nord-Est col Mar Rosso. Occupa una superficie di 121.100 kmq e ha una popolazione di 4.280.000 ab. con una densità di 35 ab. per kmq. La popolazione è composta da numerosi gruppi etnici, i maggiori sono: Tigrini (52%), Tigré (18%), Afar (8%) e Cunama (4%). Lingue ufficiali sono l'arabo e il tigrino, ma è parlato anche l'italiano. Le religioni predominanti sono la musulmana e la cristiano-copta. L'Eritrea è una Repubblica indipendente dal 1993; in base alla Costituzione del 1997, il presidente della Repubblica, eletto per cinque anni, ha ampi poteri di governo e nomina i giudici della Corte Suprema. L'Assemblea Nazionale è anch'essa eletta per cinque anni. L'unità monetaria è il nakfa. La capitale è Asmara (560.000 ab.).

IL TERRITORIO


La regione è in prevalenza a carattere montuoso, eccezion fatta per la zona costiera. La parte centrale è quella che raggiunge le altitudini maggiori ed è un prolungamento dell'altopiano etiopico; da questa zona il territorio declina fino a una regione bassopianica e poi fino al mare. La parte meridionale, Dancalia, comprende le Alpi Dancale. Tra i monti più alti, situati nell'altopiano, si possono segnalare: Soira (3.030 m), Tacara (2.570 m) e Cohàito (2.745 m). I fiumi principali sono il Baraka, il Marab e il Tekezé. Numerose le isole. Il clima è caldissimo sulla costa, temperato all'interno.
Cartina dell'Eritrea


L'ECONOMIA


Nelle zone adiacenti i corsi d'acqua (zona costiera) vengono coltivati granoturco, sesamo, cotone e ortaggi, con un'intensificazione delle colture in corrispondenza delle pendici orientali. Nell'area centrale del Paese (zona altopianica) è praticato l'allevamento, mentre nelle zone del bassopiano occidentale prevalgono la pastorizia e l'agricoltura. Una voce importante dell'economia è rappresentata dalla pesca. Gli aiuti internazionali contribuiscono a coprire il deficit alimentare (causato da frequenti calamità naturali). L'Eritrea possiede riserve di oro, zinco, ferro, magnesio, potassio, rame e petrolio. Discreta importanza ha l'estrazione del sale. Piuttosto sviluppate le industrie alimentari e conserviere; vi sono anche industrie petrolchimiche, meccaniche, tessili, conciarie, del cemento, della carta e del tabacco. Porti principali: Massaua e Assab. L'aeroporto principale è quello di Asmara.

CENNI STORICI


Un'analisi storica dell’Eritrea non può essere fatta se non in concomitanza a quella del più vasto territorio etiopico, di cui fece parte fino al 1993. Alcuni secoli prima dell’era cristiana, gruppi di pastori semiti emigrarono dall’Arabia giungendo sulle coste del Mar Rosso, in quella che è oggi l’Eritrea. Nel II sec. a.C. i vari principati locali riconobbero l'egemonia dello Stato di Aksum e la sovranità del negus negesti («re dei re»). Avvicinatosi culturalmente al mondo greco-romano, a partire dal IV sec. d.C., ne adottò la religione, il Cristianesimo. Alcuni secoli dopo, con il diffondersi dell'Islamismo, l'Impero aksumita venne isolato dal mare e quindi dal territorio eritreo, spostando il proprio epicentro verso Sud, entro l'altopiano etiopico, mentre il litorale veniva conquistato dagli Arabi. La regione servì da avamposto nella battaglia condotta dai Turchi per la conquista dell'Etiopia nel XVI sec. Il territorio corrispondente all'attuale Eritrea rimase sotto il dominio ottomano sino al 1865, quando la fascia costiera fu conquistata dalle milizie egiziane. Le manovre coloniali delle potenze europee del XIX sec. portarono l'Italia (1885) a sostituirsi agli Egiziani. Nel 1889, il Trattato di Uccialli (Wuchale) fra l’Italia e il Regno di Menelik II riconobbe i possedimenti italiani sul Mar Rosso. Creata il 1° gennaio del 1890, la colonia fu chiamata Eritrea, dal nome del Mar Rosso (Mare Erythraeum). L’Eritrea fu la base principale per le invasioni italiane dell’Etiopia nel 1896 e nel 1935-36. Nel 1936 l'Eritrea fu unita all'Etiopia per formare l'Africa orientale italiana. Nel 1941, durante la seconda guerra mondiale, fu invasa dagli Inglesi. A conclusione del conflitto la questione dell'indipendenza eritrea fu affidata a una commissione istituita dall'ONU. Il problema si rivelò subito di non facile soluzione in quanto la popolazione si presentava divisa tra i sostenitori delle istanze secessioniste e i favorevoli al mantenimento dell'unità con l'Etiopia. Nel 1950 venne sottoscritto un accordo in base al quale l'Eritrea avrebbe dovuto godere di un'ampia autonomia interna, regolata da una propria Costituzione, e dipendere dal Governo centrale dell'Etiopia solo per gli affari esteri e per la difesa. La Costituzione entrò in vigore nel 1952, ma l'Etiopia nel 1962 non rispettò le condizioni approvando una risoluzione che decretava l'incorporazione dell'Eritrea come semplice provincia dell'Impero. Venne eletta un’Assemblea Nazionale, che fino al 1962 godette di una certa autonomia, finché Hailé Selassié non costrinse un gruppo di deputati ad approvare l’incorporazione al territorio etiope. Tale decisione fu immediatamente respinta dai nazionalisti. Il Fronte di liberazione dell’Eritrea (FLE), fondato nel 1958 al Cairo dal leader sindacale Idris Mohamed Adem, iniziò le azioni di guerriglia nel settembre del 1961. Nel 1970, sotto la spinta dell’ala più radicale, orientata in senso marxista, si produsse una scissione interna che portò alla creazione del Fronte popolare di liberazione dell’Eritrea (FPLE). Nel 1974 i due gruppi cercarono un coordinamento che vide prevalere in seguito la compagine del FPLE. Durante il governo di Menghistu Hailé Mariam in Etiopia (capo dello Stato dal 1977 e per tutti gli anni '80), gli Eritrei, non ritenendo che l'allineamento dell'Etiopia con il blocco socialista fosse una ragione sufficiente per interrompere la lotta, proseguirono nella guerra, che causò migliaia di vittime da entrambe le parti. Nel febbraio del 1990 il FPLE conquistò il porto di Massaua e quasi tutto il territorio eritreo. I ribelli entrarono nella città di Asmara e, il giorno seguente, in quella portuale di Assab. Pochi mesi dopo il FPLE formò un Governo provvisorio e venne accordato un periodo di due anni per realizzare un referendum sotto la supervisione delle Nazioni Unite. Nel 1991 Eritrea ed Etiopia cominciarono a relazionarsi come due Stati. I porti del Mar Rosso furono riaperti per consentire l’ingresso degli aiuti internazionali. In un referendum tenutosi nell’aprile del 1993, il 99,8% dei votanti si dichiarò favorevole all’indipendenza. Il FPLE formò allora un Governo provvisorio diretto da Isaia Afwerki, incaricato di dare alla popolazione una nuova Costituzione entro quattro anni e di convocare libere elezioni. Nello stesso 1993 l’Eritrea indipendente entrò nell’ONU. Nel 1994 si svolse il terzo congresso del FPLE, che si trasformò in un partito politico, il Fronte popolare per la democrazia e la giustizia (FSDG). Nel dicembre dello stesso anno, il peggioramento delle relazioni con il Sudan rese difficile il rimpatrio di 500 mila rifugiati. Afwerki dichiarò nel 1995 che il suo Governo avrebbe rifornito di armi qualsiasi gruppo disposto ad abbattere il regime di Khartoum. Nel 1996 il Governo continuò a imporre restrizioni alla formazione dei partiti politici e alla libertà di stampa. Alla fine del 1997 l’Eritrea abbandonò la moneta comune e introdusse il nafka, in sostituzione del birr etiope. L’Etiopia reagì alla decisione stabilendo che gli scambi fra i due Paesi sarebbero avvenuti da quel momento solo in dollari statunitensi. Il Governo non rispettò i tempi fissati per la transizione e posticipò le elezioni previste per il 1997 a tempo indeterminato. Le dispute territoriali con lo Yemen e il Gibuti cominciarono nello stesso anno ad aggravarsi. Nel 1998 le truppe eritree passarono il confine con l'Etiopia, occupando alcune zone del Tigré nord-occidentale, regione rivendicata dall'Eritrea in base ai confini stabiliti da carte geografiche italiane dell'epoca coloniale. I tentativi di mediazione compiuti dall'Italia, dagli USA e dell'OUA (Organizzazione per l'unità africana) risultarono insufficienti, ma permisero di arrivare a una tregua nel luglio 1999. All’inizio del 2000, nonostante lo stato di grave tensione con l’Etiopia, il Governo eritreo accettò di aprire un corridoio umanitario per soccorrere le vittime della carestia che aveva colpito la regione etiopica dell’Ogaden. A maggio esplose nuovamente la guerra: le truppe etiopiche conquistarono importanti postazioni oltre il confine sud-occidentale eritreo. Già alla fine di febbraio l’esercito etiopico aveva rotto la tregua, concordata nel luglio 1999, attaccando sul fronte di Buria. L’aviazione etiope reagì colpendo l’aeroporto militare di Asmara e i villaggi di Kenafna e Badda: fu il colpo decisivo dell’offensiva contro l’Eritrea, le cui truppe cedettero praticamente su tutti i fronti, ritirandosi dai territori occupati nel 1998. Le vittime furono migliaia, centinaia di migliaia i civili sfollati dalle città e i profughi che cercarono rifugio in Sudan. Il 18 giugno 2000 venne firmato ad Algeri il cessate il fuoco, mentre a dicembre fu firmato un accordo di pace che prevedeva la creazione di una Commissione indipendente che si occupasse della demarcazione dei confini, dello scambio dei prigionieri, del ritorno della popolazione dispersa e delle richieste di risarcimenti. Dal maggio 2001 una forza di pace dell’ONU (denominata UNMEE, United Nations mission in Ethiopia and Eritrea) prese quindi le redini delle operazioni con cui furono fissati i nuovi confini. Nell’aprile del 2003 giunse la decisione della Commissione: in base al diritto internazionale e a trattati del periodo coloniale, la città di Badme doveva essere assegnata all’Eritrea. L’Etiopia si rifiutò di accettare la decisione e minacciò di riprendere le armi. La tensione rimase alta anche negli anni successivi, a tal punto che nel dicembre del 2005 l'Eritrea (guidata dal 1993 dal presidente Afwerki) ordinò l'espulsione dal suo territorio dei Nordamericani, degli Europei e dei Russi appartenenti alla UNMEE. La situazione restava grave anche sul piano umanitario: nell'aprile precedente, infatti, il Word Food Programme, a causa della siccità in cui versava l'Eritrea, aveva deciso di estendere le operazioni d'emergenza per aiutare più di 840.000 persone minacciate dalla fame.

LE CITTÀ


Asmara

(560.000 ab.). Capitale dell'Eritrea, situata su un altopiano a 2.400 m di altezza, in una regione bagnata dai fiumi Barca e Anseba. La città è da alcuni anni in pieno sviluppo demografico e urbano. Prima dell'occupazione italiana era un centro di minima rilevanza, sede di un capo locale (ras). Durante il conflitto italo-etiopico del 1935-36, Asmara divenne centro di smistamento di rifornimenti militari. Collegata strategicamente al porto di Massaua mediante la rete stradale e ferroviaria, oggi è una città moderna e turistica, nonché importante centro agricolo (caffè, cereali e semi oleosi) e industriale (industrie alimentari, tessili, chimiche, della carta, delle calzature, del vetro e della ceramica).

Massaua

(40.000 ab.). Città dell'Eritrea, situata sulla sponda dell'altopiano meridionale che sovrasta il tavolato della Somalia, a 1.856 m di altezza. Sorge su due penisole e due isolette del Mar Rosso collegate mediante dighe. Il porto di Massaua (100 km a Nord-Est di Asmara) è da secoli un importante centro di commercio sul Mar Rosso, meta non solo di mercanti, ma anche di invasori di diversa origine, tra cui i Turchi che restarono nella città per circa 300 anni, gli Egiziani e gli Italiani, popoli che lasciarono diverse testimonianze architettoniche. Gran parte della città, quasi completamente distrutta dai bombardamenti delle truppe etiopiche durante la lotta per l’indipendenza, fu ricostruita tra il 1980 e il 1990.

Assab

(50.000 ab.). Città dell'Eritrea, collegata alla capitale da una strada costruita durante l'occupazione degli Italiani. Il suo porto ne fa un importante centro commerciale; Assab fu il primo possedimento italiano in Africa.

ALTRI CENTRI


Adulis

Antico centro urbano dell'Eritrea, a circa 60 km da Massaua. Fu il più grande porto degli aksumiti, dal quale transitavano merci che dal Mediterraneo giungevano fino al subcontinente indiano. Il primo insediamento, risalente al VI secolo a.C., è il più antico sito archeologico della civiltà eritrea.
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