GEOGRAFIA - AFRICA - COSTA D'AVORIO

PRESENTAZIONE


Bagnata dall'Atlantico lungo l'intero confine meridionale, la Costa d'Avorio confina a Nord con il Mali e il Burkina Faso, a Est con il Ghana e a Ovest con la Liberia e la Guinea. La sua superficie ammonta a 320.763 kmq e la popolazione a 17.250.000 abitanti con una densità media di 54 abitanti per kmq. Il gruppo etnico dominante è quello Akan (42%), seguono poi i Voltaici (16%), i Malinke (18%), i Mande del Nord (17%), i Krou (11%) e i Mande del Sud (10%). Lingua ufficiale è il francese, ma sono diffusi anche il kwa e altri dialetti sudanesi. La religione più diffusa è la musulmana (38,7%), ma vi sono anche minoranze cristiane e animiste. La Costa d'Avorio è una Repubblica presidenziale. Il presidente della Repubblica, eletto a suffragio diretto, è capo dell'Esecutivo e dura in carica 5 anni, al pari dell'Assemblea nazionale, formata da 225 membri. L'unità monetaria è il franco CFA. La capitale è Yamoussoukro (299.243 ab.).

IL TERRITORIO


La conformazione del territorio è determinata da un altopiano poco elevato che digrada lievemente da Nord a Sud. A Ovest sorgono i rilievi maggiori, culminanti nei Monti Nimba (1.850 m). A Sud si apre invece una vasta fascia pianeggiante. I numerosi fiumi, con andamento parallelo in direzione Nord-Sud, sfociano nell'Atlantico e presentano regime incostante. La costa si estende per 550 km circa ed è bassa, sabbiosa e orlata da lagune; soltanto a Est assume conformazione rocciosa. Il clima è di tipo equatoriale a Sud con copiose precipitazioni, mentre a Nord è subtropicale con forti escursioni termiche e modesta piovosità. Conseguentemente la foresta pluviale del Sud cede il passo, procedendo verso Nord, alla savana.
Cartina della Costa d'Avorio


L'ECONOMIA


La Costa d'Avorio è uno dei Paesi più dinamici e sviluppati del Continente Nero. La sua relativa prosperità e le strette relazioni con la Francia permettono l'attuazione di piani di espansione economica miranti a ridurre gli squilibri interni, sia nel settore agricolo sia in quello industriale. L'agricoltura costituisce la principale attività del Paese ed è orientata soprattutto verso le produzioni destinate all'esportazione quali caffè, cacao, canna da zucchero e palma da olio. Tecnicamente meno evolute sono invece le colture del riso e della manioca. Importante è anche lo sfruttamento delle risorse forestali, mentre poco praticato è l'allevamento. Tra le industrie, le più evolute sono le siderurgiche, le chimiche, le alimentari, quelle della lavorazione del legno e le tessili. Secondaria è l'attività mineraria con modeste produzioni di petrolio e diamanti. L'energia necessaria al Paese proviene da impianti idroelettrici e dall’utilizzo del petrolio. Le relazioni commerciali del Paese avvengono principalmente con la Francia. La Costa d'Avorio esporta quasi esclusivamente prodotti agricoli e importa prodotti industriali. Anche la rete di comunicazioni è buona rispetto a quella degli altri Paesi africani. Si possono contare 50.400 km di strade (di cui 4.888 km asfaltate) e 639 km di ferrovia. Il traffico marittimo è sostenuto dai porti di Abidjan, San Pedro e Tabou. I principali aeroporti sono ad Abidjan, Bouaké, Yamoussoukro.

CENNI STORICI


Secondo la tradizione baulé, nel 1730 la regina ashanti Aura Poka emigrò con tutto il suo popolo verso Ovest, fondando un nuovo Stato, nel centro di quell’area conosciuta come Costa d’Avorio. Dal XV secolo gli Europei le avevano dato quel nome per via del commercio di zanne di elefanti. I regni di Aigini sulla costa e di Atokpora nell’interno, minacciati dagli Ashanti, chiesero nel 1853 la protezione francese. Questi ebbero così l’esclusiva nel commercio della costa e mezzo secolo più tardi penetrarono all’interno nel tentativo di unire i territori della Costa d’Avorio a quelli della Guinea, del Mali e del Senegal. I Francesi dovettero scontrarsi con la tenace resistenza di Samori Turé: ci vollero trent’anni di lotte sanguinose (1870-98) per sconfiggerlo, alla fine dei quali i capi dei gruppi dominanti firmarono accordi coloniali con la Francia. Nel 1895, tutta la zona fu denominata Africa Occidentale Francese (AOF), comprendente il Senegal, il Sudan francese (oggi Mali), la Guinea e la Costa d’Avorio. Due anni dopo si aggiunsero il Ciad, il Burkina Faso (ex Alto Volta) e la Mauritania. Nell’Africa Occidentale Francese, la vita politica vera e propria nacque nel 1946, anno in cui venne fondato il Raggruppamento democratico africano (RDA) con l’obiettivo di conquistare l’indipendenza e l’unità delle colonie francesi della regione. Félix Houphouet-Boigny, capo ereditario della tribù baulé, medico e ricco possidente, venne scelto come presidente del Raggruppamento. Alleato al PC francese, unico partito che sosteneva posizioni anticolonialiste, il Raggruppamento proclamò scioperi, manifestazioni e azioni di boicottaggio contro i commercianti europei. La repressione provocò decine di morti e migliaia di prigionieri, e ciò convinse Boigny a rompere l’alleanza con il PC e accettare un patto proposto nel 1950 da François Mitterand, allora ministro dei Territori d’Oltremare. Tra il 1958 e il 1960, l’Africa Occidentale Francese divenne indipendente e i nuovi Stati entrarono nell’ONU. I leader politici dei vari Paesi cercarono di promuovere una federazione, ma Boigny boicottò l’idea, per mantenere intatta la relativa prosperità della Costa d’Avorio e per conservare dei rapporti privilegiati con la Francia. Il Paese attirò gli investitori internazionali, grazie alla stabilità ottenuta attraverso l’autoritarismo paternalista del Governo di Boigny e alla manodopera a buon mercato. Gli indici di crescita, oscillanti tra l’8% e il 10% annuo nel periodo 1966-1976, furono azzerati con la recessione economica dell’Occidente a partire dal 1979. Le esportazioni scesero rapidamente; chiusero la metà delle industrie; la disoccupazione arrivò al 45% e il debito estero si quintuplicò tra il 1981 e il 1985. Su indicazioni del FMI (Fondo Monetario Internazionale) Boigny ridusse le spese statali, sospese i progetti ed eliminò i sussidi alimentari. Queste misure non provocarono rivolte a causa della debolezza dei sindacati e per l’assenza di un’opposizione politica. Nel maggio 1984 il governo ottenne un rifinanziamento del debito estero. Anche così, la crisi economica si fece sentire a causa del deprezzamento delle quotazioni del caffè e del cacao. Nel 1985, il Congresso del Partito democratico della Costa d’Avorio (PDCI), presentò la candidatura dell’ottuagenario Boigny per il sesto mandato presidenziale, che venne accettata dal 99% dell’elettorato. Durante il 1987 il prezzo di un chilo di cacao si ridusse del 50%. Nel 1991, il Governo non riuscì a portare a termine il programma di risanamento che prevedeva la privatizzazione di parte delle imprese statali. Nel 1993 la morte del presidente aprì la disputa per la successione. Henri Konan-Bedié, presidente dell’Assemblea Nazionale, lo sostituì e cercò di consolidare il suo potere all’interno del Partito democratico nonostante l’opposizione dell’ex primo ministro Ouattara. Nel 1995 Bedié trionfò nelle elezioni presidenziali boicottate dall’opposizione. Per la prima volta gli stranieri residenti non furono ammessi a votare e neppure i cittadini della Costa d’Avorio con uno dei due genitori straniero. E ciò permise a Bedié di vincere su Ouattara, il cui padre era del Burkina Faso. Nel 1996 grazie all’aumento dei prezzi del cacao e del caffè, l’economia mostrò segni di crescita. La Costa d’Avorio si mosse verso le riforme economiche e le privatizzazioni. IL FMI e la Banca Mondiale fecero prestiti per 385 milioni di dollari. Nel 1998 il Dipartimento di Stato nordamericano denunciò che la Costa d’Avorio era diventato un punto di passaggio obbligato sulla rotta degli stupefacenti come l’eroina e un forte coltivatore di marijuana, che stava prendendo il posto delle piantagioni di cacao. Nel dicembre 1999 un colpo di Stato depose il presidente Bédié e affidò il governo del paese a un comando militare guidato da Robert Guei. Negli ultimi mesi la situazione politica del Paese era degenerata dopo l’inasprimento delle misure discriminatorie nei confronti degli stranieri e delle etnie non ivoriane, che nel complesso sono il 60% della popolazione. All’inizio del 2000 la giunta militare al potere annunciò la costituzione di un Governo di transizione aperto ai partiti politici; i principali ministeri rimasero comunque rimasti affidati ai militari. Grandi tensioni si riscontrarono a luglio ad Abidjan in seguito all’ammutinamento di gruppi di soldati (alcuni dei quali rimasti uccisi) che protestavano per motivi economici. Vennero in seguito arrestati dalla giunta militare i leader del partito d’opposizione (RDT, Coalizione dei repubblicani). Nello stesso anno si svolse un referendum sugli emendamenti alla Costituzione riguardanti in particolare la restrizione agli «ivoriani puri» del diritto a candidarsi alla presidenza. Gli emendamenti vennero approvati a larga maggioranza (86,5%). Le elezioni presidenziali dell'ottobre 2000 si svolsero nel più completo disordine: il tentativo di Robert Guei di autoproclamarsi presidente sfociò in una rivolta popolare, che causò circa 180 morti, e nella sua sostituzione con Laurent Gbagbo. Il candidato musulmano dell'opposizione, Alassane Ouattara, venne escluso dalla corsa al potere perché cittadino del Burkina Faso; la sua esclusione anche alle elezioni legislative del dicembre 2000 fece esplodere violente proteste. Nel giugno 2002, Ouattara ottenne la piena cittadinanza ivoriana, che gli permise di candidarsi alle elezioni del 2005. Nel settembre 2002 membri dell'esercito tentarono un colpo di Stato, che scatenò una guerra civile tra l'esercito ivoriano e i ribelli delle Forze Nuove (FN) - gruppo comprendente tre formazioni armate. La Costa d'Avorio venne divisa in due da una zona cuscinetto che corre da Est a Ovest, pattugliata da 10.000 uomini armati (caschi blu e militari francesi). La parte meridionale e le due capitali (quella amministrativa, Abidjan, e quella governativa, Yamoussoukro) furono controllate dal governo di Gbagbo. Le regioni settentrionali, a maggioranza musulmana, passarono in mano ai gruppi ribelli uniti nella coalizione armata delle Forze Nuove: i guerriglieri del Movimento patriottico della Costa d'Avorio (MPCI), del Movimento per la pace e la giustizia (MPJ) e del Movimento popolare ivoriano per il grande Ovest (MPIGO). I ribelli reclamarono elezioni anticipate come unica via d'uscita alla guerra civile. Nonostante le delegazioni dei partiti politici ivoriani e i rappresentanti dei movimenti ribelli abbiano firmato un accordo a Marcoussis (Francia) nel gennaio 2003, non si registrarono concreti passi in avanti per una riunificazione del Paese. Gbagbo si dichiarò disponibile a indire un referendum sulla Costituzione e a formare un nuovo Governo, che si costituì sotto la guida del primo ministro Seydou Elimane Diarra, ma non accettò le elezioni anticipate. Nel novembre 2004, un'offensiva del Governo contro le postazioni ribelli riacutizzò la crisi, tanto che fu inviata una missione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. I Governi di Nigeria, Ghana e Togo, su richiesta del presidente Gbagbo, tentarono inutilmente una mediazione. Le parti tornarono ad accusarsi a vicenda per il mancato rispetto degli accordi, facendo fallire sia il programma di disarmo che l'organizzazione delle elezioni, posticipate al 2006. Il mandato del presidente Gbagbo fu prolungato di un anno con l'avallo dell'ONU, nonostante le proteste delle FN; nel dicembre 2005 il premier Diarra venne sostituito da Charles Konan Banny, a capo di un Esecutivo rinnovato. Nel 2006 Gbagbo dimostrò di essere intenzionato a consolidare il proprio potere su basi sempre meno democratiche.

LE CITTÀ


Yamoussoukro

(299.243 ab.). Capitale della Costa d'Avorio e capoluogo dell'omonimo dipartimento (6.160 kmq; 413.900 ab.), situata nel centro del Paese. Luogo natale del presidente F. Houphouët-Boigny, nel 1983 venne scelta come nuova capitale dello Stato a sostituzione di Abidjan. Possiede una grandiosa cattedrale, a imitazione di quella di S. Pietro a Roma.

Abidjan

(2.877.948 ab.). Città della Costa d'Avorio, ex capitale del Paese, capoluogo dell'omonimo dipartimento (8.550 kmq; 3.624.800 ab.). Sorge su una penisola della laguna di Ebrié nel golfo di Guinea ed è collegata con lo scalo di Port-Bouët sull'Atlantico tramite un canale. Tra i più attivi porti dell'Africa occidentale, esporta caffè, cacao, frutta tropicale, cotone, arachidi e tabacco. Sviluppatasi notevolmente nell'ultimo decennio del XX secolo, ha incrementato le attività commerciali ed economiche nonché il tasso demografico degli abitanti. Capolinea della ferrovia che giunge sino alla capitale del Burkina, è sede di industrie alimentari, meccaniche, metallurgiche e tessili. Impianti petroliferi.


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