Geografia Africa Territorio Storia Economia dell'Algeria.

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Bandiera dell'Algeria

La bandiera: due bande verticali uguali di verde (lato di sollevamento) e bianco; una stella rossa a cinque punte all'interno di una mezzaluna rossa centrata sul confine di due colori; i colori rappresentano l'Islam (verde), la purezza e la pace (bianco), e la libertà (rosso);  la mezzaluna e la stella sono anche simboli islamici, ma la mezzaluna è più chiusa di quelle di altri paesi musulmani perché gli algerini credono che le lunghe corna della mezzaluna portino felicità. Inno dell'Algeria.

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Enciclopedia termini lemmi con iniziale a b c d e f g h i j k l m n o p q r s t u v w x y z

Geografia Africa

In Algeria Inn

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GEOGRAFIA - AFRICA - ALGERIA

PRESENTAZIONE

Situata nell'Africa settentrionale, l'Algeria si affaccia a Nord sul Mar Mediterraneo e confina a Est con la Libia e la Tunisia; a Sud-Est con il Niger; a Sud-Ovest con la Mauritania e il Mali; a ovest con il Marocco e il Sahara occidentale. Copre una superficie di 2.381.741 kmq e ha una popolazione di 43.576.691 (2021) abitanti a cui andrebbero aggiunti i residenti all'estero. La densità media è di 14 abitanti per kmq, ma la popolazione è distribuita in modo assai irregolare e la maggiore concentrazione si registra nella fascia settentrionale (250 ab. per kmq) con una punta massima nel dipartimento di Algeri (460 ab. per kmq). Le regioni desertiche meridionali sono quasi spopolate (0,3 ab. per kmq). La popolazione è formata in maggioranza da Arabi (74%) e Arabo-Berberi (26%); altri gruppi sono costituiti da nomadi tuareg del deserto e da Berberi puri della Cabilia. Lingua ufficiale è l'arabo (81,2%), ma largamente diffuso è il francese; un quinto della popolazione parla dialetti berberi. La maggioranza della popolazione professa la religione musulmana, ma sono presenti minoranze cattoliche e protestanti. L'Algeria è una Repubblica popolare democratica. In base alla Costituzione del 1996 il potere legislativo spetta all'Assemblea Nazionale, che è composta da 380 membri eletti a suffragio diretto. Il potere esecutivo spetta al presidente della Repubblica, eletto ogni cinque anni a suffragio universale; egli nomina 48 dei 144 membri del Consiglio Nazionale (gli altri sono eletti dai Consigli locali). L'unità monetaria è il dinar algerino. La capitale è Algeri (1.519.570 ab. agglomerato urbano 3.060.000 ab.).

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IL TERRITORIO

Il territorio algerino è sostanzialmente ripartito in due zone: la regione settentrionale ed il deserto del Sahara. La prima è affacciata sul Mediterraneo e presenta a Sud la catena del Piccolo Atlante (o Atlante Telliano), la cui altitudine aumenta da Ovest a Est, culminando nella Grande Cabilia (2.326 m). Alle spalle di questa catena si estende un altopiano di altezza compresa tra i 700 e i 1.500 m, il cui confine sud è rappresentato dall'Atlante Sahariano (2.328 m la massima vetta). La seconda regione, che inizia a Sud dell'Atlante, ricopre i quattro quinti del territorio nazionale. Su questa enorme piattaforma compaiono massicci isolati, fortemente erosi, e formazioni vulcaniche, quali la catena dell'Ahaggar (2.918 m). Nella zona si trovano due tipi di paesaggio: l'hammada, deserto roccioso, e l'erg, deserto sabbioso. I corsi d'acqua della regione settentrionale alternano piene abbondanti a periodi di totale siccità; nella regione sahariana esistono invece solo falde acquifere sotterranee che alimentano le oasi. Le coste sono alte e rocciose e si allungano per 1.200 km. La fascia costiera gode di clima mediterraneo, con la tipica vegetazione; è quindi molto coltivata e popolata. L'interno presenta clima continentale con precipitazioni nevose sui rilievi. Il ghibli, vento secco e caldo, interessa tutta la zona. Nel deserto, invece, si registrano escursioni termiche elevatissime; l'aridità ed il vento impediscono il formarsi di vegetazione.

Cartina dell'Algeria

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L'ECONOMIA

Il Paese, in seguito alla conquista dell'indipendenza, ha avuto un notevole sviluppo industriale dovuto alle grandi ricchezze di petrolio e gas. I gravi problemi, quali la mancanza di investimenti, l'esodo dei tecnici e le gravi distruzioni della guerra, sono stati in parte superati grazie ai piani di riorganizzazione economica. Fino al 1962 l'agricoltura era la principale risorsa del Paese, ma oggi è di poca importanza nel complesso dell'economia algerina. Essa è praticata sulla fascia costiera, coltivata principalmente a vigneti, legumi, cereali, olivi, agrumi e primizie orticole, colture in parte destinate all'esportazione. L'allevamento riguarda soprattutto ovini, oltre a caprini, bovini, cavalli, asini, muli e cammelli. La pesca è di scarsa rilevanza. Dopo l'indipendenza, il Governo rivoluzionario ha nazionalizzato il settore petrolifero e dato priorità allo sviluppo dell'industria di base (siderurgica, petrolchimica, cementifici), a scapito dell'industria leggera e del settore primario. La produzione di petrolio e di gas naturale è la principale risorsa del Paese; questi due prodotti, trasportati ai porti mediante una fitta rete di oleodotti o gasdotti, rappresentano circa il 90% del valore delle esportazioni. Nel Sahara sono stati rinvenuti anche giacimenti molto ricchi di minerali di ferro, manganese, uranio, platino e diamanti. Buona è anche la produzione di zinco, piombo e rame. La bilancia commerciale è in attivo; le esportazioni, destinate principalmente all'Europa, riguardano petrolio, gas naturale, frutta, vino e ferro. Le importazioni consistono soprattutto in materie prime, mentre quelle di beni di consumo sono severamente limitate. La rete ferroviaria si estende per 3.572 km, quella stradale per 104.729 km, di cui 71.760 km asfaltati. Gli aeroporti principali sono ad Algeri/Dar-El-Beida, Orano, Costantina, Annaba, Tlemcen, Hassi-Messaoud.

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I BERBERI

I Berberi, una popolazione camitica dell'Africa settentrionale, sono attualmente stanziati in Algeria e Marocco, dove l'influsso semitico, dovuto all'invasione araba, è stato meno profondo. La lingua berbera non ha caratteristiche unitarie, ma è costituita da numerosi dialetti locali che utilizzano i caratteri dell'alfabeto arabo. Localizzati nei territori dell'Africa settentrionale sin dall'età preistorica, i Berberi non riuscirono mai a formare grandi e durevoli unità politiche a causa del loro frazionamento in numerose tribù, già distintesi in epoca antica. Dopo varie colonizzazioni da parte di Fenici, Greci, Romani, Vandali e Bizantini, verso la metà del VII sec. ebbe inizio la dominazione araba che portò all'islamizzazione di queste popolazioni. In questo periodo si costituirono i grandi Stati degli Almoravidi e degli Almohadi e altri Regni minori, ma nessuno di essi riuscì a unificare tutte le stirpi berbere, a causa di un radicato particolarismo tribale protrattosi anche in epoca moderna. L'economia berbera si basa prevalentemente sull'agricoltura e sull'allevamento. Le abitazioni di queste tribù, un tempo costituite da capanne ovali semisotterranee dette gurbi, sono oggi generalmente case in muratura a terrazza; nell'interno sono ancora utilizzate capanne circolari a tetto conico, mentre le tribù nomadi hanno tende a pianta quadrata. L'organizzazione sociale si fonda sulla famiglia patriarcale; il potere è detenuto dagli anziani e dai notabili delle varie famiglie. La loro religione, benché musulmana, conserva alcuni elementi animisti e segue spesso la dottrina della baraka (letteralmente «benedizione») secondo cui alcuni luoghi, oggetti o persone considerati sacri, posseggono una forza soprannaturale che emana un influsso benefico.

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CENNI STORICI

Corrispondente all'antica regione berbera della Numidia, conquistata dai Romani nel I sec. a.C., fu dominio vandalo (secc. V-VI d.C.), poi bizantino (VI sec.), fino all'avvento degli Arabi, che la islamizzarono in profondità (secc. VII-XVI). Quando entrò in crisi l'Impero almohade fu creato un nuovo Stato sul litorale algerino, che ebbe una grande fioritura economica e culturale: i nomadi divennero sedentari e si consolidarono le frontiere. Gli Zianidi governarono il Paese tra il 1235 e il 1518 e dovettero far fronte alle incursioni militari spagnole che conquistarono alcune posizioni come Orano, dopo che in Spagna i cristiani avevano posto fine, nel 1492, a sette secoli di dominazione musulmana. Nel 1516 una dinastia di corsari turchi fondò lo Stato barbaresco di Algeri, nucleo costitutivo dell'Algeria odierna, resosi indipendente dalla tutela ottomana nel XVIII sec. La potenza della sua flotta incuteva rispetto e la sua sovranità fu riconosciuta in successivi trattati (nel 1663 con i Paesi Bassi, con la Francia nel 1670, con l'Inghilterra nel 1681 e con gli Stati Uniti nel 1815). La colonizzazione del territorio algerino da parte dei Francesi ebbe inizio nel 1830, ma solo nel 1871 essi riuscirono a sottomettere definitivamente il Paese. Nel 1873 i Francesi decisero di espropriare alcune terre per instaurarvi i coloni: mezzo milione prima della fine del secolo e più di un milione alla fine della seconda guerra mondiale. I pieds-noirs francesi si appropriarono delle terre fertili e tutta l'economia del Paese fu riorganizzato per servire gli interessi della Francia. L'insediamento dei coloni portò allo smantellamento delle basi dell'organizzazione sociale arabo-berbera e all'annullamento dell'identità nazionale. La formale integrazione dell'Algeria al territorio francese non fu mai messa in atto perché alla popolazione locale non furono mai accordati gli stessi diritti dei Francesi. Nei primi anni del Novecento si costituirono movimenti nazionalisti per l'indipendenza, la cui formazione fu favorita da molteplici fattori, tra i quali le citate discriminazioni sociali, il vertiginoso incremento demografico della popolazione locale, la nascita di un proletariato urbano e di una borghesia intellettuale algerina desiderosa di affermazione. La resistenza nazionalista si rafforzò negli anni Venti fino ad esplodere nel 1945 alla fine della seconda guerra mondiale. I festeggiamenti per la sconfitta del Nazifascismo si trasformarono in una rivolta che fu violentemente repressa: morirono 45 mila Algerini e 108 europei. Il Partito del popolo algerino (fondato nel 1937) si trasformò in Movimento per il trionfo delle libertà democratiche (MTLD) che partecipò alle elezioni organizzate dai colonialisti nel 1948 e nel 1951. Convinti dell'inutilità dello strumento elettorale, il braccio militare del MTLD fondò il Fronte di liberazione nazionale (FLN), dando inizio nel 1954 alla lotta armata. Franz Fanon, medico proveniente dalla Martinica, entrò a far parte del FLN ed ebbe grande influenza teorica non solo in Algeria, ma anche in tutta l'Africa subsahariana. Per sostenere l'«Algeria francese» e i pieds-noirs il colonialismo francese distrusse 8.000 villaggi, eliminò più di un milione di civili, utilizzò sistematicamente la tortura e dispiegò più di 500 mila soldati.

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Solo nel 1962 il generale Charles De Gaulle firmò gli Accordi di Evian, che stabilirono il cessate-il-fuoco e la convocazione di un referendum sull'autodeterminazione. Tale referendum, tenutosi il 1° luglio 1962, decretò, a forte maggioranza, l'indipendenza dell'Algeria e Ahmed Ben Bella fu nominato primo ministro. Quasi tutte le imprese straniere furono nazionalizzate, più di mezzo milione di Francesi abbandonarono il Paese portando con sé tutto quanto potevano, mentre mezzo milione di Algerini ritornarono a condividere le difficoltà con duecentomila contadini senza terra né cibo. Fu introdotto il sistema di autogestione nell'agricoltura e nell'industria. Ben Bella venne deposto nel 1965 da un colpo di Stato, guidato dal colonnello Houari Boumedienne che prese il potere: il suo programma di autogestione si era infatti scontrato con la realtà di un governo che aveva poco potere esecutivo nell'amministrazione. Boumedienne avviò su larga scala una politica di nazionalizzazione e lanciò un programma di industrializzazione rapida, basato sull'esportazione di petrolio e gas naturale liquido. Vi fu una fase di boom economico da cui furono escluse le zone rurali. La popolazione crebbe più della produzione agricola: nelle città scoppiarono ripetuti gli scioperi. Nel 1976 fu approvata una nuova Costituzione e nel 1977 furono eletti i nuovi membri dell'Assemblea Nazionale che, alla morte di Houari Boumedienne avvenuta nel dicembre 1978, designarono il colonnello Chadli Benjadid come nuovo presidente (febbraio 1979). Il neopresidente algerino avviò una politica di distensione, liberando Ahmed Ben Bella dopo 14 anni di carcere. I grandi monopoli economici statali cominciarono a essere divisi fra imprese minori. Benjadid venne rieletto nel 1984. Nell'ottobre 1988 cominciarono le proteste in varie città per la mancanza d'acqua e di generi di prima necessità. Tra i principali gruppi di agitazione popolare c'erano militanti musulmani fondamentalisti. Alcuni settori dell'Islamismo integralista più radicale, influenzati dall'Iran, cominciarono a inviare combattenti volontari in Afghanistan per condurre la jihad, o «guerra santa», contro il regime di Kabul appoggiato dalla Russia. In un clima di proteste e agitazioni, Benjadid promulgò una nuova Costituzione che, verso la metà del 1989, introdusse una nuova forma di multipartitismo e mise fine al monopolio di potere del FLN. Le organizzazioni più importanti furono il Fronte islamico di salvezza (FIS), la Lega della Da'wa islamica, il Partito dell'avanguardia socialista (PAGS), comunista, e il Gruppo per la cultura e la democrazia (RDC), con una forte base cabila (minoranza etnica di origine berbera). Mouloud Hamrouche, dirigente dell'ala riformista, divenne primo ministro.

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Nelle prime elezioni multipartitiche dall'indipendenza, il FIS ottenne un importante trionfo sul FLN. Il Governo si dimise nel giugno 1991 e fu dichiarato lo stato d'assedio nel Paese di fronte alle forti proteste degli agitatori del FIS, che esigevano elezioni presidenziali anticipate e la proclamazione di un nuovo Stato islamico. Fu eletto nuovo primo ministro Sid Ahmed Ghozali, tecnico petrolifero. Le elezioni politiche e presidenziali furono anticipate entro la fine dell'anno e il FIS sospese le proteste. Nelle elezioni, tenutesi nel dicembre 1991, l'astensionismo fu del 40% e la vittoria fu ottenuta dal FIS. Nel gennaio 1992 l'esercito operò un colpo di Stato contro la vittoria del FIS alle elezioni. Nel Paese avvennero sanguinosi scontri fra esercito e integralisti religiosi. Bendjadid venne costretto alle dimissioni dai militari, che elessero alla carica presidenziale Mohammed Boudiaf. Nel marzo 1992 il FIS fu dichiarato illegale, ma la decisione fu dichiarata a sua volta illegale poco più di un mese dopo. La violenza di entrambe le parti, Governo e islamici, continuò ad aumentare. A giugno Boudiaf fu assassinato pubblicamente. Pochi mesi dopo il Governo del primo ministro Belaid Abdelsalam decretò una serie di misure «antiterroristiche», tra cui l'estensione della pena di morte per vari reati. Secondo alcune stime internazionali più di duemila persone persero la vita in quel primo anno di guerra civile. Nei primi mesi del 1992 lo stato d'emergenza venne prolungato a tempo indeterminato, ad Algeri e in cinque province fu imposto il coprifuoco e tutte le associazioni collegate con il FIS furono sciolte. Verso la fine del 1993, il FIS si dichiarò disposto ad avviare un dialogo con il Governo che organizzò una conferenza per avviare le trattative. Il tentativo fu il primo di una lunga serie di insuccessi causati dal disaccordo tra le diverse forze politiche. Intanto la crescita del debito estero coincise con un aumento della disoccupazione, che raggiunse il 22% della popolazione attiva nel 1994. Nello stesso anno assunse la carica di presidente Liamine Zéroual, generale in pensione e ministro della Difesa; venne in questo modo rafforzato il potere militare rendendo più lontana l'ipotesi di una soluzione pacifica della difficile situazione interna. Il nuovo presidente decise di utilizzare ogni mezzo per sedare la rivolta degli integralisti islamici ma, per tutta risposta, l'offensiva di questi ultimi si fece sempre più violenta, indirizzandosi anche contro gli stranieri in particolare cittadini francesi. Gli scontri tra entrambe le parti, Governo e fondamentalisti, proseguirono per tutto l'anno, senza che nessuno dei due fosse in condizioni di ottenere una vittoria militare. In una delle loro azioni, i fondamentalisti fecero evadere mille detenuti dal carcere di massima sicurezza di Tazoult. La guerra civile continuò per tutto il 1995 e, nonostante un certo vantaggio militare ottenuto dal Governo, la sconfitta dell'opposizione fondamentalista non fu possibile.

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Anche i tentativi politici per uscire dal conflitto non diedero grossi risultati. Il presidente algerino continuò la guerra contro i fondamentalisti e indisse elezioni presidenziali per novembre 1995. Il FIS e il FLN boicottarono le elezioni, che Zéroual vinse con il 61% del voti, contro il 25% del moderato Mahfoud Nahnah. Nel gennaio 1997 più di duecento persone morirono in diversi attentati ponendo il Governo in stato di massima allerta. Con l'avvicinarsi della data delle elezioni politiche, fissate per giugno, la violenza si accentuò. Le elezioni diedero la maggioranza relativa al partito governativo che ottenne 155 dei 380 seggi. Il FIS, che aveva invitato a boicottare le elezioni, si dichiarò soddisfatto del tasso di astensionismo che raggiunse il 34%. Nello stesso anno, nonostante i tentativi di riappacificazione, il massacro di circa trecento persone in una località a Sud di Algeri, allontanò ancora una volta la possibilità di mettere fine al conflitto. L'arresto in Belgio, a marzo del 1998, di un gruppo di militanti islamici algerini fu definito dalle autorità belghe un primo passo verso lo smantellamento delle basi europee del Gruppo islamico armato (GIA). Nelle elezioni presidenziali del 1999 venne eletto Abdelaziz Bouteflika, dopo una controversa campagna elettorale, segnata dal ritiro all'ultimo momento di tutti gli altri candidati. Il nuovo presidente avviò un processo di riconciliazione nazionale, culminato in un referendum popolare tenutosi in settembre. Nel gennaio 2000 il presidente Bouteflika annunciò l'amnistia per i membri dell'Esercito islamico di salvezza (AIS) a condizione che l'organizzazione si sciogliesse. L'AIS accettò la condizione, ma il GIA, che non aveva aderito all'accordo, riprese pochi giorni dopo gli scontri, causando decine di morti. A giugno alla vigilia di un'importante visita di Bouteflika a Parigi, la Federazione internazionale delle leghe per i diritti umani accusò le forze di sicurezza algerine di aver compiuto esecuzioni sommarie nella guerra contro i gruppi armati fondamentalisti. A luglio Bouteflika , in occasione dell'anniversario dell'indipendenza del Paese, concesse la grazia a 4.000 carcerati. Tale clemenza non venne tuttavia applicata ai membri dei due maggiori gruppi fondamentalisti, il GIA e il Da'wa wal Jihad. Intanto le vittime della sanguinosa guerra civile erano salite a più di 1.300 nei soli primi sette mesi del 2000. Nel giugno 2001 ad Algeri si tenne un'imponente manifestazione contro la repressione in Cabilia, regione berbera martoriata da 40 giorni di violenze, 80 morti e centinaia di feriti. Gli abitanti della regione chiedevano la fine della repressione e delle provocazioni in Cabilia, la sospensione dei dispositivi di polizia, il ritiro delle brigate di gendarmeria e il riconoscimento della propria lingua e della propria cultura. Ad ottobre il Governo concesse al berbero lo status di lingua ufficiale.

A novembre piogge torrenziali si abbatterono sul Nord dell'Algeria, e in particolare su Algeri, dove un'ondata di fango sommerse interi quartieri, provocando la morte di centinaia di persone. Nel frattempo, anche nel 2001, proseguirono i massacri dei fondamentalisti. Nel maggio 2002 si tennero le elezioni legislative, caratterizzate da un'affluenza alle urne scarsa (47,1%). Svoltesi in un clima di violenza e boicottate da quattro formazioni di opposizione e dalla minoranza berbera, decretarono la vittoria scontata dell'FLN. Le violenze perpetrate da integralisti islamici proseguirono in tutta l'Algeria, in particolare nella regione della Cabilia che, nell'ottobre 2002, fu sede delle elezioni amministrative. Nel maggio 2003 un violento terremoto con intensità pari al 9° della scala Mercalli colpì il Nord del Paese, provocando la morte di oltre 2.000 persone e il ferimento di 9.000. Nonostante le accuse di negligenza rivolte al presidente Bouteflika in relazione alla politica edilizia del Paese, nel maggio 2004 egli fu riconfermato a capo dello Stato con l'83% dei voti, al termine di una travagliata campagna elettorale. Nel maggio 2005 la popolazione algerina fu chiamata alle urne per pronunciarsi riguardo al referendum indetto da Bouteflika, finalizzato a stilare una "Carta per la pace" che prevedeva una sorta di indulto per coloro che avessero messo fine alle loro attività armate e avessero consegnato le armi in loro possesso. Duramente contestato dall'opposizione e dalle organizzazioni per la difesa dei diritti dell'uomo, che videro nel progetto presidenziale un'arma per cancellare i crimini di Stato commessi nella "sporca guerra" degli anni Novanta (che causarono 150.000 morti e 7.000 persone scomparse) e per permettere ai responsabili delle violenze di rientrare nella società, il referendum-plebiscito passò con il 97,43% dei voti e un tasso di partecipazione di poco inferiore all'80%. Il 1° marzo entrò in vigore la "Carta per la pace e la riconciliazione nazionale", adottata con un referendum il 29 settembre 2005. Il provvedimento, che nelle intenzioni governative dovrebbe chiudere le ferite aperte dalla lunga guerra civile con il fondamentalismo islamico, definì misure di grazia e riduzione di pene nei confronti di fondamentalisti ed estremisti e previde risarcimenti economici alle famiglie delle persone scomparse e delle vittime durante il conflitto (1991-99). Nel mese di maggio il segretario generale del FLN Abdelaziz Belkhadem venne nominato capo del Governo algerino; subentrò al dimissionario Ahmed Ouyahia.

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LE CITTÀ

Algeri

(1.519.570 ab.). Città e porto dell'Africa settentrionale, capitale dell'Algeria. La città è situata sull'arco di colline digradanti verso il Mar Mediterraneo, che abbracciano il vasto golfo detto baia di Algeri. Nella parte alta si trova la casbah, ovvero la città vecchia costruita dai Turchi nel XVI sec., una delle maggiori attrattive turistiche della zona, ed anche il più povero e più affollato quartiere della città. Intorno al porto sono situati i quartieri moderni costruiti nel XX sec. dai Francesi. Il porto, il maggiore di tutto il Nordafrica, è stato ampliato alla fine della seconda guerra mondiale. Un sensibile incremento dei traffici portuali è venuto dall'afflusso dei prodotti petroliferi dall'interno del Paese. Algeri è un importante centro commerciale con numerose industrie (chimiche, alimentari, cartarie, del cemento, meccaniche, raffinerie). Sviluppato è l'artigianato (tappeti, oreficerie). Notevole è anche l'attività peschereccia. È inoltre il centro culturale più importante del Paese (università, Scuola Nazionale dell'Agricoltura, osservatorio astronomico, stazione radiofonica). Sono di particolare interesse il Museo di Preistoria ed Etnografia, che ospita graffiti e pitture della civiltà Tuareg, scoperti nel Sahara; la fortezza, con il suo Divan (salotto sospeso); il Museo Franchet d'Esperey, con le ricche collezioni d'armi e di oggetti militari. Algeri fu costruita nel X sec. dai Berberi, esattamente dove sorgeva prima l'antica Icosium cartaginese. I Berberi ne fecero la capitale di un Principato autonomo, indipendente cioè dai califfi Fatimiti che allora erano i padroni della regione. Dal 1510 al 1530 fu occupata dagli Spagnoli che vennero scacciati dal pirata Khair el-Din detto Barbarossa, per conto del sultano di Costantinopoli. Divenne da allora il covo inespugnabile dei pirati; essi non solo terrorizzavano il Mediterraneo, ma si spingevano fino ai mari del Nord. Nel 1839 i Francesi occuparono la città e in seguito tutta l'Algeria. Ebbe così inizio la convivenza fra Algerini e Francesi, tanto difficile che la Francia fu costretta a mantenere sempre nel Paese un forte esercito con il compito di reprimere qualsiasi malcontento. La dominazione francese diede all'Algeria solo pochi vantaggi, tra cui l'università che permise a molti giovani algerini di prendere coscienza della reale situazione del loro Paese. Raggiunta l'indipendenza, la città adeguò il proprio sviluppo alle nuove funzioni di capitale dello Stato.

Cartina del luogo Algeria

Orano

(655.852 ab.). Posta nell'Algeria nord-occidentale in un'ampia insenatura del Mediterraneo, è capoluogo del wilayate omonimo (2.114 kmq; 1.213.839 ab.). Seconda città dopo Algeri, sia per densità di popolazione sia per le attività portuali, si è sviluppata soprattutto in epoca contemporanea. Conquistata dalla Spagna nel 1500, nel 1831 passò ai Francesi i quali valorizzarono commercialmente il suo porto. La città è divisa in due zone: la città nuova, o quartiere francese, sede degli uffici amministrativi, e l'antico quartiere spagnolo (la Blanca), dove sorge l'antica cattedrale di San Luigi, la Porta di Carastel e la Grande Moschea, costruita nel XVIII sec.

Cartina dell'Algeria

Costantina

(462.187 ab.). Città dell'Algeria, capoluogo dell'omonimo wilayate (2.150 kmq; 810.914 ab.), sorge in buona posizione geografica, sopra una rupe dominante un gran canion scavato dal fiume Rummel. Data la particolare conformazione fisica del territorio si sono resi necessari in passato ingenti lavori che permettessero alla città di espandersi. Il centro ha conservato una spiccata impronta musulmana, nonostante la maggior parte dei vecchi edifici sia andata distrutta. La città è attualmente sede vescovile e fiorente centro artigianale. È anche un importante centro amministrativo e mercato cerealicolo principale della regione. Storicamente è l'antica Cirta, capitale del Regno di Numidia, poi colonia romana (46 a.C.); restaurata da Costantino nel 312 d.C., ne prese il nome. Fu conquistata nel 1837 dai Francesi. Dopo la guerra d'indipendenza, il massiccio inurbamento diede vita a sobborghi e misere bidonvilles.

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PICCOLO LESSICO

Pista di Tamanrasset

Una delle strade più importanti che attraversano il deserto. Asfaltata fino dall'oasi di Tamanrasset, la pista è battuta soprattutto dal traffico turistico, ma è anche molto importante per la politica di valorizzazione del Sahara condotta dal Governo algerino per incentivare i rapporti commerciali tra l'Europa e i Paesi africani.

Tassili

Sostantivo berbero che significa «altopiano» ed indica gli altopiani del Sahara che circondano il massiccio dell'Ahaggar. In questa zona sono presenti incisioni rupestri raffiguranti animali, quali leoni, elefanti, giraffe, da secoli ormai scomparsi da questa regione. Si calcola che le incisioni siano da attribuire ad un'antichissima civiltà di cacciatori che risale circa al 5000 a.C.

Uidian

Termine che indica i brevi fiumi, generalmente quasi asciutti, che attraversano gli altopiani stepposi ed in genere sfociano nei numerosi laghi salati.

Zona del Tell

Striscia di terra che si allunga per circa 1.000 km tra la steppa e la costa, rappresentando la zona più fertile dell'Algeria. Il territorio, caratterizzato dall'erosione dei fiumi, è coltivato a vigneti, oliveti, palme da dattero oltre a colture quali orzo, avena e frumento. Il clima è continentale con precipitazioni piuttosto abbondanti.

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PERSONAGGI CELEBRI

Houari Boumedienne

Uomo politico algerino (Guelma, Bona 1925 - Algeri 1978). Deputato (1946) di Algeri all'Assemblea francese, quando nel 1954 scoppiò l'insurrezione contro il dominio francese, si unì a Ben Bella e nel 1955-57 diresse le operazioni di guerriglia dell'Oranese. Capo di Stato Maggiore dell'Esercito di liberazione nazionale dal 1960, dopo la proclamazione dell'indipendenza algerina, avvenuta all'indomani del referendum per l'autodeterminazione del 1° luglio 1962, divenne ministro della Difesa e comandante delle Forze armate, favorendo, contro il presidente Ben Khedda, l'ascesa al potere di Ben Bella. In seguito, con il colpo di Stato del 19 giugno 1965, Boumedienne lo sostituì alla guida del Paese assumendo le cariche di presidente del Consiglio della rivoluzione e di primo ministro. Come capo del Governo si dimostrò un abile stratega, da prima chiamando a collaborare rappresentanti della sinistra, poi inaugurando i suoi viaggi ufficiali all'estero con una visita al Cremlino. Nel 1967 i seguaci di Ben Bella, appoggiati da elementi di estrema destra, tentarono una congiura ai suoi danni, ma essa fu prontamente neutralizzata dai servizi segreti. La crescente tensione nel Medio Oriente gli consentì di consolidare le proprie posizioni dimostrandosi il più intransigente capo arabo contro Israele. Per la posizione assunta, i Russi lo rifornirono di armi e di mezzi atti a risolvere i problemi più urgenti della giovane Repubblica algerina, quali la crisi economico-finanziaria e l'analfabetismo. Entrato in conflitto col Marocco (1975) per il possesso del Sahara occidentale, ne uscì sconfitto. Nel 1976 fu riconfermato alla presidenza ma, ormai minato da un male incurabile, abbandonò quasi subito la politica attiva.

Chadli Benjadid

Uomo politico algerino (n. Sebaa 1929). Dopo aver partecipato attivamente alla guerra partigiana per l'indipendenza, fu nominato comandante della regione militare di Orano nel 1964. Coordinatore delle Forze armate, nel febbraio 1979, designato dal Congresso straordinario del FLN, fu nominato presidente della Repubblica. Confermato presidente del Fronte di liberazione nel 1983, l'anno seguente ottenne il 93% dei voti alle presidenziali. Nel 1983 firmò il Trattato di fratellanza con la Tunisia, mentre continuò ad appoggiare il Fronte Polisario nella sua guerriglia per la liberazione del Sahara ex-spagnolo dalla dominazione marocchina. Nel 1987, dopo un incontro con re Hassan, Benjadid pose le basi per la conclusione del conflitto, organizzando la Conferenza dei Paesi maghrebini. Nel novembre 1988, dopo una gravissima sommossa popolare domata a stento e sanguinosamente, fu costretto a proporre emendamenti alla Costituzione, per mezzo dei quali il Parlamento ottenne la facoltà di controllare ed eventualmente deporre il primo ministro e il Governo. Ricoprì la carica di presidente della Repubblica fino al 1992.

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ALTRI CENTRI

Annaba

(215.083 ab.). Città dell'Algeria, capoluogo del wilayate omonimo (1.196 kmq; 557.818 ab.), precedentemente chiamata Bona. Situata sulla costa, presso il confine tra Algeria e Tunisia, è dotata di un buon porto, soprattutto per il commercio dei minerali provenienti dall'entroterra.

Biskra

(170.956 ab.). Città dell'interno dell'Algeria, capoluogo del wilayate omonimo (16.327 kmq; 575.858 ab.). Molto frequentata da turisti francesi ed europei per il suo clima mite ed asciutto, sorge in una splendida oasi, non lontano dai Monti Aurès. Probabilmente ricostruita sull'antica città romana di Vescera, è citata nelle carte ecclesiastiche del V sec. d.C. Si sviluppò soprattutto durante la dominazione araba e decadde in seguito, per poi risorgere nuovamente durante l'occupazione dei Francesi del 1884. Biskra è sulla rotta che congiunge Costantina con Tuggurt.

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