Geografia Asia Oceania Territorio Economia Storia della Nuova Zelanda

 

 
    

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Geografia Asia Oceania Territorio Economia Storia della Nuova Zelanda

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GEOGRAFIA - OCEANIA - NUOVA ZELANDA

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GEOGRAFIA - OCEANIA - NUOVA ZELANDA

PRESENTAZIONE

La Nuova Zelanda è un arcipelago dell'Oceano Pacifico meridionale situata a Sud-Est dell'Australia, dalla quale è divisa dal Mar di Tasman. Il Paese comprende due isole principali: l'Isola del Nord e l'Isola del Sud, oltre ad altre isole minori tra le quali le principali sono le Isole Stewart, Chatham, Kermadec, Solander. La superficie è di 270.534 kmq con 4.084.000 abitanti e una densità 15 abitanti per kmq. La popolazione è composta quasi totalmente da immigrati di origine europea, soprattutto Britannici (71,7 %), ma è presente anche il gruppo etnico autoctono, rappresentato da Maori (14,2%) e Polinesiani (4,8%). La lingua ufficiale è l'inglese. La religione professata è in maggioranza quella cristiana protestante, suddivisa nella confessione anglicana (17,5%), presbiteriana (4,8%) e metodista (3,4%); i cattolici rappresentano il 13,1% della popolazione. Ex colonia inglese, dominion britannico dal 1907, dal 1931 la Nuova Zelanda è uno Stato indipendente nell'ambito del Commonwealth. Nel Paese, che è privo di una Costituzione scritta, un governatore generale rappresenta il sovrano del Regno Unito, che è formalmente il capo dello Stato. Il governatore generale ha il compito di nominare il primo ministro e, su suggerimento di questi, i ministri che compongono il Governo, cui spetta il potere esecutivo. Il potere legislativo è detenuto dalla Camera dei rappresentanti, composta da 120 membri (di cui cinque in rappresentanza dei Maori) eletti a suffragio universale per tre anni. Unità monetaria è il dollaro neozelandese. La capitale è Wellington (162.981 ab.).

Cartina della Nuova Zelanda

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IL TERRITORIO

L'arcipelago neozelandese è formato da due grandi isole, l'Isola del Nord e l'Isola del Sud, separate dallo stretto di Cook, e da molte isole minori. L'Isola del Nord, in parte di origine vulcanica, è costituita da un altopiano centrale sul quale si elevano le vette del Ruapehu (2.796 m), del Ngauruhoe (2.291 m) e, più a Ovest, dell'Egmont (2.518 m). Nella zona si verificano fenomeni vulcanici quali fumarole, geyser, sorgenti minerali e solfatare. Non tutta l'isola, però, è di origine vulcanica: la parte orientale, infatti, è caratterizzata da catene montuose formate da rocce sedimentarie spesso interessate da violenti terremoti. I principali laghi sono di origine vulcanica; sull'altopiano centrale si trovano il Lago Taupo, il più grande (626 kmq), e il Lago Rotorua. I fiumi sono numerosi e perenni; emissario del Lago Taupo è il fiume Waikato, il più lungo della Nuova Zelanda (425 km), che sfocia sulla costa occidentale, nei pressi dell'istmo della penisola di Auckland, dopo aver attraversato una delle zone più fertili e popolose dell'isola. Le coste sono molto frastagliate e ricche di insenature soprattutto a Nord, lungo la penisola di Auckland. L'Isola del Sud è percorsa da Nord a Sud dalle Alpi Neozelandesi, con vette elevate tra le quali primeggia il Monte Cook (3.764 m), il più alto di tutta la Nuova Zelanda; altre cime rilevanti sono il Monte Tasman (3.497 m) e il Monte Aspiring (3.036 m). Numerosi ghiacciai ricoprono queste cime e scendono lungo le valli fino a circa 300 m d'altezza. Il più imponente è quello del Monte Tasman, con una lunghezza di circa 30 km. I fiumi sono brevi ma piuttosto ricchi d'acqua; il maggiore è il Clutha (336 km). I laghi contribuiscono a formare un paesaggio molto suggestivo; tra i principali sono il Te Anau, il Manapouri, il Wakatipu ed il Wanaka. Sul versante costiero occidentale le Alpi Neozelandesi scendono a picco sul mare, con coste molto alte e frastagliate e profondi fiordi. Nel versante orientale i rilievi digradano verso le pianure costiere di Canterbury e di Southland. Il clima della Nuova Zelanda, Paese situato nell'emisfero australe (alla stessa latitudine dell'Italia nell'emisfero boreale), è temperato, con inverni miti ed estati fresche. La piovosità è maggiore nelle zone occidentali a causa dei venti provenienti da Ovest.

Diga in terra degli impianti idroelettrici di Benmore (Nuova Zelanda)

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I MAORI

A differenza dell'Australia, dove i colonizzatori incontrarono una popolazione locale molto arretrata e priva di difese, in Nuova Zelanda i primi coloni si trovarono ad affrontare indigeni, i Maori, dotati di un'organizzazione sociale e di una cultura molto avanzate. Questo fatto, unito alla bellicosità degli indigeni, determinò forti opposizioni e ardue resistenze di fronte agli invasori. I primi Maori, di origine polinesiana, si stanziarono in Nuova Zelanda tra il IX e il XIV sec. d.C., sottomettendo le popolazioni preesistenti; la loro società era stratificata in un preciso numero di caste e di tribù, spesso in violento conflitto tra loro. Questo determinò l'esigenza di costruire complessi villaggi fortificati caratterizzati dalle tipiche capanne plurifamiliari in legno. I Maori, in tempo di pace, praticavano l'agricoltura e la pesca, erano abili costruttori di imbarcazioni da guerra e bravi cacciatori. I primi contatti con gli Europei avvennero nel 1642, quando A. Tasman sbarcò in Nuova Zelanda e cinque dei suoi marinai vennero catturati ed uccisi dagli indigeni. La resistenza continuò con frequenti scontri e casi di antropofagia, tanto che il colonnello Hobson, inviato australiano nel 1840, decise di stipulare un trattato con i Maori (Trattato di Waitangi). Le promesse degli invasori non furono però mantenute, e gli indigeni insorsero contro le autorità britanniche, provocando due guerre (1845-60), nel corso delle quali gran parte dei Maori fu uccisa. Iniziò così la sottomissione della popolazione autoctona, che rischiò più volte di estinguersi; solo negli ultimi decenni i Maori aumentarono numericamente, benché la loro posizione sociale continui ad essere precaria.

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L'ECONOMIA

La Nuova Zelanda è un Paese essenzialmente agricolo-pastorizio che gode di grande prosperità economica. Con l'entrata della Gran Bretagna nella Comunità economica europea il Paese conobbe un periodo di crisi, a causa delle diminuite esportazioni sul mercato europeo. I problemi vennero risolti negli anni Settanta grazie all'adozione di nuove misure per rilanciare l'economia. L'agricoltura è praticata con tecniche moderne, e riesce a coprire il fabbisogno locale. La produzione riguarda soprattutto cereali, ortaggi e frutta (agrumi, kiwi, uva e mele); viene coltivata anche la Phormium Tena, una pianta erbacea perenne chiamata anche lino della Nuova Zelanda, utilizzata per la produzione di tessuti. La maggiore fonte di ricchezza per il Paese proviene, comunque, dall'allevamento, grazie a condizioni ambientali e climatiche particolarmente favorevoli. Sviluppatissimo è il settore ovino, soprattutto allevamento di pecore merinos, con conseguente ingente produzione di lana, carne e latticini. In espansione le attività pescherecce; elevata è pure la produzione di legname. Nell'Isola del Sud importante è anche l'allevamento di bovini, suini, cavalli e caprini. La produzione industriale è orientata soprattutto al soddisfacimento del mercato interno, con piccole e medie imprese dedicate principalmente alla lavorazione dei prodotti dell'allevamento. Di recente sviluppo sono anche industrie tessili, meccaniche, fonderie di alluminio e stabilimenti per la produzione di sigari e sigarette, cemento e carta per giornali. Il sottosuolo offre essenzialmente carbone e lignite, l'estrazione dell'oro è in declino. Le risorse minerarie, gli stabilimenti per la produzione di energia idroelettrica e alcuni giacimenti di gas naturale, permettono al Paese di ottenere una quasi totale indipendenza energetica. Le esportazioni, grazie alle ingenti produzioni di carne, lana e prodotti caseari, mantengono attiva la bilancia degli scambi internazionali, effettuati principalmente con Australia, Giappone, Stati Uniti e Gran Bretagna. Un dato significativo del benessere del Paese è dato dalla fitta rete di vie di comunicazione in rapporto alla densità della popolazione e all'asperità del territorio. Le ferrovie si estendono per 3.913 km, mentre la rete stradale ammonta a 91.996 km di cui 55.855 asfaltati. Tra i porti principali vi sono Whangarei, Auckland, Wellington, Tauranga, Otago, Napier e Lyttelton. I trasporti aerei interni sono molto bene organizzati; aeroporti internazionali si trovano a Auckland, Christchurch, Wellington.

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CENNI STORICI

Nuova Zelanda fu il toponimo attribuito all'arcipelago da un ignoto cartografo olandese, dopo che il connazionale A.J. Tasman ebbe raggiunto le isole nel 1642: in quel tempo, infatti, «Zeeland» era una provincia marittima dei Paesi Bassi. Dopo la perlustrazione delle terre (1769) il capitano J. Cook le proclamò proprietà della Gran Bretagna, anche se solo 75 anni dopo la Corona annetté formalmente la Nuova Zelanda al proprio Impero. Nel 1840 il Governo britannico inviò il capitano W. Hobson quale console, dotato dell'autorità di negoziare con i capi maori. In quell'anno egli firmò il Trattato di Waitangi, con cui gli indigeni cedettero la sovranità sulle isole alla Corona britannica, in cambio dei diritti di proprietà quali sudditi britannici e di protezione da parte della Gran Bretagna. La sovranità britannica sull'Isola del Nord (21 maggio) venne dunque proclamata da Hobson in base alla firma dell'accordo, il dominio su quella del Sud fu assunto di diritto dall'autorità, conseguentemente alla scoperta di Cook. Nel 1841 la Nuova Zelanda divenne una colonia autonoma della Corona e la capitale venne trasferita da Russell a Auckland. Nei decenni successivi proseguì il processo di colonizzazione da parte degli Europei, scandito da una serie di guerre contro la popolazione locale. Tra il 1843 e il 1872 nell'Isola del Nord, per esempio, si svolsero le cosiddette «guerre della Nuova Zelanda», una serie di conflitti che impegnarono i Maori e i coloni della Compagnia della Nuova Zelanda, delusi dalla scarsità di terre concessa dalla Compagnia rispetto a quanto era stato loro promesso. Le «Flagstaff Wars» all'inizio degli anni Quaranta del XIX sec. videro fronteggiarsi la popolazione maori dei Ngapuhi e i coloni, i cui stanziamenti presso Kororareka furono saccheggiati e bruciati; attorno alla stretto di Cook altri gruppi maori si unirono per impedire l'accesso a nuove terre, ottenibili in virtù del Trattato di Waitangi. Il governatore G. Grey (1845) raggiunse nel 1846 la pace, arrestando i capi delle tribù principali e ottenendo significative vittorie. Le lotte, tuttavia, ripresero nel 1860, dopo che nel 1859, nella regione di Taranaki, il governatore G. Browne s'impossessò di alcuni appezzamenti senza il consenso della tribù indigena cui appartenevano. Il conflitto che seguì fu il più serio tra le lotte civili neozelandesi, sia per le perdite umane che ne scaturirono sia per gli esiti politici, dal momento che l'intervento della Gran Bretagna esacerbò le divisioni esistenti. L'ex governatore Grey venne richiamato in Nuova Zelanda e nel 1863 la campagna offensiva venne lanciata da sir D. Cameron; Grey e Cameron in breve sopraffecero anche i capi maori più agguerriti e nell'aprile del 1864 questa fase del conflitto si concluse. Dal 1864 al 1872 i coloni avanzarono, confiscando sempre maggiori estensioni di terreno e attuando azioni punitive verso i ribelli. Dopo il 1872 le autorità coloniali tentarono di costruire una politica conciliatoria verso i Maori. Nel frattempo nell'Isola del Sud, toccata solo marginalmente dalle guerre e abitata da una popolazione indigena numericamente scarsa, continuava la penetrazione europea e la scoperta di giacimenti d'oro nella regione di Otago (1861) incrementava l'immigrazione. L'allevamento di pecore e l'estrazione d'oro divennero dunque le attività principali per l'economia del Paese, mentre nel 1882 l'introduzione delle navi-frigorifero permise alla Nuova Zelanda di esportare carne fresca, stimolando così l'allevamento e l'agricoltura intensiva. La Costituzione del 1852 istituì un'assemblea generale bicamerale (una Camera dei rappresentanti elettiva e un Consiglio legislativo di nomina); venne inoltre creato un sistema federale costituito da sei consigli provinciali in vigore sino al 1876. Nel XIX sec. il potere politico venne gestito alternativamente da liberali, che concessero il diritto di voto alle donne (1893) e l'istruzione obbligatoria, e conservatori, espressione delle istanze dei proprietari terrieri. Nel 1891 il movimento sindacale diede l'appoggio al gruppo liberale, avviando un periodo di predominio del Liberal Party durato sino al 1912, quando con il supporto del sindacato venne avviata la fondazione del Labour Party (1916). Nel 1907 intanto la Nuova Zelanda venne proclamata dominion dell'Impero britannico, sebbene la forma costituzionale del Paese non subisse alcune modifiche. Nel 1912 i conservatori, organizzati nel Reform Party, ripresero il potere; nel corso della prima guerra mondiale una coalizione liberal-conservatore guidò la Nuova Zelanda. Il primo conflitto vide le truppe neozelandesi (103.000 soldati) e australiane partecipare tra le fila delle armate britanniche sotto la sigla di ANZACS; esse combatterono in Egitto e nello sfortunato assedio di Gallipoli. Nel 1916 le unità neozelandesi si organizzarono in divisione separata e giunsero in Francia in coincidenza con la battaglia della Somme e successivamente presero parte alla campagna di Palestina. Il Governo laburista, prima sotto la guida di J. Ballance e poi con R. Seddon e J. Ward, attuò un programma di riforme terriere e di legislazione sociale: le acquisizioni di grandi proprietà cessarono per l'impossibilità da parte del Governo di comprare appezzamenti divisibili e favorirono invece la vendita di piccole unità terriere. La fine della espansione territoriale fu una delle cause scatenanti della recessione che investì la Nazione dal 1921 al 1926 e che venne aggravata dalla depressione mondiale degli anni Trenta. Nel 1931 la Nuova Zelanda divenne uno Stato indipendente nell'ambito del Commonwealth; nel 1935 il Labour Party ottenne la prima maggioranza parlamentare sul National Party (costituito dall'unione dello United Party e del Reform Party): il nuovo Esecutivo, retto da M. Savane, nazionalizzò settori dell'economia e istituì le basi per un completo Stato sociale. Con l'inizio della seconda guerra mondiale, la Nuova Zelanda impose un rigido controllo dei prezzi, concentrandosi particolarmente sulla stabilità finanziaria dello Stato. Come nel primo conflitto, anche nella seconda guerra mondiale il Paese contribuì in maniera imponente alla costituzione delle truppe alleate, combattendo in Grecia, a Cipro, nel Nord Africa, in Italia e nel Pacifico. Il Labour Party uscì sconfitto dalle elezioni del 1949 cedendo il posto al National Party; nel 1951 aderì al Piano Colombo per il Sud-Est asiatico e nel 1952 con Australia e Stati Uniti siglò l'ANZUS, un patto di sicurezza tripartito. Nel 1954 con altri sette Paesi aderì al South East Asia Treaty Organization, discioltosi nel 1977. Il Labour Party ritornò al Governo nelle elezioni generali del 1957, guidando il Paese nel periodo di crisi degli anni Sessanta; proprio nel 1960 le nuove consultazioni garantirono la vittoria al National Party, sotto la guida del primo ministro K. Holyoake. Dopo circa un decennio di Governo, Holyoake si ritirò (1972); le votazioni tenutesi nel novembre di quello stesso anno portarono alla vittoria del Labour Party sotto la guida di N. Kirk che venne nominato primo ministro. Nel 1973 Kirk e il suo omologo australiano G. Whitlam s'accordarono per consolidare i rapporti di cooperazione economica tra i due Paesi, anche per fronteggiare l'ingresso della Gran Bretagna nella Comunità europea, avvenimento che privava i due Paesi dell'esclusivo rapporto con lo Stato europeo. Quello stesso anno la Nuova Zelanda riprese le relazioni diplomatiche con la Repubblica Popolare Cinese. Alla morte di Kirk (1974), W. Bowling lo sostituì alla presidenza, anche se l'anno seguente il National Party riconquistò la maggioranza delle preferenze con R. Muldoon, risultato confermato nelle seguenti consultazioni (1978, 1981). Nelle elezioni del luglio 1984, il Labour Party riconquistò il potere parlamentare con la leadership di D. Lange che introdusse maggiori riforme economiche, ridusse il controllo del Governo e alcune barriere commerciali. Sebbene molte di queste misure risultassero impopolari, le elezioni del 1987 confermarono il predominio politico dei laburisti. Nel 1987 Lange si dimise per motivi di salute e venne sostituito da G. Palmer. Nel settembre 1990 difficoltà interne al partito e la popolarità decrescente del Governo, portarono Palmer alle dimissioni in favore di M. Moore. Nelle elezioni dell'ottobre 1990 il National Party guidato da J. Bolger ottenne la vittoria; le riforme avanzate dal primo ministro inclusero privatizzazioni per le industrie di Stato e imposero pesanti riduzioni ai servizi dello Stato sociale. L'opposizione ad alcune di queste politiche fu molto tenace e nel 1992 i Neozelandesi votarono un referendum per la modifica del sistema elettorale in semi proporzionale (risultato che avrebbe incrementato il potere dei partiti minori), che entrò in vigore a partire dal 1993. Il 22 maggio 1995 il primo ministro Bolger e la regina dei Tainui, la maggiore delle tribù federate maori, firmarono un accordo per la consegna di circa 50.000 ettari di terra illegalmente occupati dagli Europei nel 1860 e il pagamento di un indennizzo valutato in circa 116 milioni di dollari americani; la stessa regina d'Inghilterra nel suo viaggio in Nuova Zelanda (novembre 1995), attribuì all'atto il formale assenso della Corona, cui la sovrana aggiunse le scuse ufficiali per i soprusi commessi dalle forze coloniali britanniche. Nell'ottobre 1996 si tennero le prime consultazioni elettorali svoltesi con il nuovo sistema elettorale. Nessun partito raggiunse la maggioranza assoluta, ma quella relativa venne attribuita al National Party, con il 34% dei consensi. In dicembre fu stretta una coalizione tra il National Party e il movimento nazionalista New Zealand First (NZF), il cui leader Winston Peters, già membro del Gabinetto Bolger e discendente maori, divenne membro del Governo. Nel novembre 1997 Bolger annunciò le proprie dimissioni, venendo sostituito da J. Shipley, la prima donna neozelandese capo del Governo. Uno degli ultimi atti del Governo Bolger fu un ulteriore azione di riappacificazione nazionale, ossia la firma dell'indennizzo della Corona verso i Ngai Tahu, una delle tribù maori dell'Isola del Sud. Ai discendenti venne assegnato un compenso di 99 milioni di dollari statunitensi per i diritti di sfruttamento sulle terre, la restituzione del Monte Cook e di altre cime e di 35.000 ettari di territorio. Nell'agosto del 1998 una crisi portò alla disgregazione della coalizione di Governo, anche se la Shipley proseguì il proprio incarico. Il settimo incontro dell'APEC (Asia Pacific Economic Cooperation), tenutosi nel settembre del 1999 a Auckland, confermò l'impegno neozelandese nel proseguire una politica di libero e aperto mercato e di incremento degli investimenti destinati a tale fine per un periodo di circa 20 anni. Nelle consultazioni nazionali del novembre 1999 il National Party venne soppiantato da una coalizione tra l'Alleanza e il Labour Party che portò Helen Clark alla guida del nuovo Governo, un Governo tuttavia poco solido che dovette contare sul continuo appoggio del Partito dei verdi, anche a causa dell'estrema frammentazione politica del sistema che, al gennaio 2001, contava la presenza di 26 partiti ufficiali. Nel settembre 2001 la Nuova Zelanda diede la sua disponibilità ad accogliere parte dei profughi salvati dal cargo norvegese Tampa e respinti dalle autorità australiane.

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LE CITTÀ

Wellington

(162.981 ab.). Capitale della Nuova Zelanda e della regione omonima (8.273 kmq; 416.019 ab.), sorge sulla baia omonima nell'Isola del Nord, sullo stretto di Cook. L'attivo porto commerciale è uno dei maggiori del Paese, dopo Whangarei e Auckland. La città, che deve il proprio nome al duca di Wellington, fu fondata nel 1840 dalla New Zealand Company e divenne capitale nel 1865. Il centro ha un aspetto prevalentemente moderno, ricco di parchi e con grandi edifici pubblici quali i palazzi del Governo, del Parlamento, delle Poste e dell'Università. La cattedrale di St. Paul, costruita in legno, costituisce un'interessante testimonianza del periodo coloniale. Wellington è sede di industrie tessili, meccaniche, e per la trasformazione dei prodotti agricoli.

Auckland

(359.466 ab.). Città della Nuova Zelanda, capoluogo della regione omonima (5.201 kmq; 1.077.205 ab.). Situata nell'Isola del Nord, sul golfo di Hauraki, sorge su un istmo che unisce la penisola omonima alla terraferma. La città è la più popolosa della Nuova Zelanda e possiede il principale porto del Paese, che le ha permesso di svilupparsi rapidamente in campo commerciale e industriale. Il centro urbano sorge su una serie di coni vulcanici estinti, trasformati in ampi parchi. Fondata nel 1840, Auckland deve il proprio nome a Lord George Eden Auckland, governatore generale delle Indie; fino al 1865 fu capitale della Nuova Zelanda.

La cattedrale di St. Patrick ad Auckland

Christchurch

(334.107 ab.). Città della Nuova Zelanda, capoluogo della regione di Canterbury (37.955 kmq; 478.912 ab.), costituisce il principale centro dell'Isola del Sud, sulla costa orientale, all'estremità della penisola di Banks. La città è soprannominata «la città-giardino della Nuova Zelanda» per la grande estensione di parchi e zone di verde. Fondata nel 1850, si sviluppò intorno alla cattedrale anglicana di stile gotico ed è oggi un importante mercato agricolo.

DIPENDENZE

Dipendenza di Ross

(414.000 kmq). Territorio dell'Antartide comprendente le regioni a Sud del parallelo di 60° latitudine Sud e fra i meridiani di 160° longitudine Est e 150° Ovest. Abitato in occasione di spedizioni di ricerca, essendo base d'appoggio per i membri di alcune stazioni (la maggiore delle quali è la Scott Base).

Isole Cook

(240,1 kmq; 19.000 ab.). Arcipelago dell'Oceano Pacifico, situato a Nord-Est della Nuova Zelanda, tra l'Equatore e il Tropico del Capricorno. Comprende due gruppi distinti: uno settentrionale (Northern Cook Islands, 28 kmq; 2.263 ab.), con sette isolotti corallini: Penrhyn o Tongareva, Manihiki, Pukapuka, Rakahanga, Nassau, Palmerston, Suwarrow; uno meridionale (Southern Cook Islands, 212,1 kmq; 16.284 ab.), di cui fanno parte le otto isole di Aitutaki, Atiu, Mangaia, Manuae, Mauke, Mitiaro, Rarotonga e Takutea. Le lingue ufficiali sono l'inglese e il maori. La maggior parte della popolazione è di religione protestante (58%), ma è diffusa anche la religione cattolica (17%). Scoperte dagli Spagnoli nel 1595, esplorate da J. Cook nel 1773, le Cook furono annesse alla Nuova Zelanda nel 1901 e dal 1965 godono di autonomia con libera associazione. Il capoluogo è Avarua, nell'Isola di Rarotonga. Gli abitanti si dedicano alla pesca e all'agricoltura (noci di cocco, banane, ananas, agrumi). Di una certa importanza è il turismo.

Niue

(259 kmq; 2.000 ab.). Atollo dell'Oceano Pacifico, situato tra le Isole Tonga a Ovest e le Isole Cook a Est. La popolazione è di razza polinesiana. Le lingue ufficiali sono l'inglese e il niueano. La maggior parte degli abitanti è di religione protestante (64%); una piccola parte della popolazione (3,9%) pratica la religione cattolica. Annessa alla Nuova Zelanda nel 1901, Niue nel 1974 ottenne l'autogoverno interno; la Nuova Zelanda ne cura le relazioni estere e le questioni di difesa. Il capoluogo è Alofi. Gli abitanti si dedicano alla pesca e all'agricoltura (copra, banane, miele e frutta); in via di sviluppo il turismo.

Tokelau

(10 kmq; 1.000 ab.). Arcipelago dell'Oceano Pacifico, situato tra le Isole della Fenice a Nord e le Samoa a Sud. È costituito dagli atolli di Fakaofo, Nukunonu e Atafu. La popolazione appartiene alla razza polinesiana. Le lingue ufficiali sono l'inglese e il tokelauano. La maggior parte degli abitanti è di religione protestante (67%), ma è diffusa anche la religione cattolica (30%). Tokelau è posta sotto l'amministrazione della Nuova Zelanda dal 1948; sino a quell'anno appartenne alla colonia delle Isole Gilbert e Ellice. L'economia dell'atollo si basa sulla pesca e sull'esportazione di copra e manufatti.

New Zeland

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