Geografia Territorio Economia Cenni Storici della Siria.

La scuola consegue tanto meglio il proprio scopo quanto più pone l'individuo in condizione di fare a meno di essa.
(Ernesto Codignola)

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Bandiera della Syria

La bandiera: tre bande orizzontali uguali di rosso (in alto), bianco e nero; due piccole stelle verdi a cinque punte in una linea orizzontale centrata nella banda bianca; i colori della banda derivano dalla bandiera della liberazione araba e rappresentano l'oppressione (nero), superata attraverso la lotta sanguinosa (rosso), da sostituire con un futuro brillante (bianco); identica all'ex bandiera della Repubblica Araba Unita (1958-1961) dove le due stelle rappresentavano gli stati costitutivi della Siria e dell'Egitto; il disegno attuale risale al 1980. Nota: simile alla bandiera dello Yemen, che ha una fascia bianca; Iraq, che ha un'iscrizione araba centrata nella banda bianca; e quella dell'Egitto, che ha un'aquila d'oro di Saladino centrata nella banda bianca. Questo è un audio dell'inno nazionale per la Siria. L'inno nazionale è generalmente una composizione musicale patriottica - di solito sotto forma di canto o inno di lode - che evoca ed elogia la storia, le tradizioni o le lotte di una nazione o del suo popolo. Gli inni nazionali possono essere ufficialmente riconosciuti come una canzone nazionale dalla costituzione di un paese o da una legge emanata, o semplicemente dalla tradizione. Anche se la maggior parte degli inni contengono testi, alcuni non lo fanno.

Enciclopedia termini lemmi con iniziale a b c d e f g h i j k l m n o p q r s t u v w x y z

b Geografia Asia e Oceania

Siria Syria

n In Syria Inn

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GEOGRAFIA - ASIA - SIRIA

PRESENTAZIONE

La Siria, collocata nell'Asia occidentale, confina a Nord con la Turchia, a Est e a Sud-Est con l'Iraq, a Sud con la Giordania, a Sud-Ovest con il Libano, la Cisgiordania e Israele e a Nord-Ovest è bagnata dal Mar Mediterraneo. Si estende su una superficie di 185.180 kmq e ha una popolazione di 20.384.316 (2021) abitanti con una densità di 97 abitanti per kmq. Il gruppo etnico dominante è quello arabo (86,2%), ma vivono anche minoranze di Curdi (7,3%), di Armeni (2,7%) e altri. La lingua ufficiale è l'arabo; molto diffusi sono l'armeno, il curdo, l'aramaico, il circasso. La maggioranza della popolazione professa la religione musulmana di rito sunnita (74%), ma vi sono anche musulmani sciiti (12%), cristiani (5,5%), drusi (3%) e altri. La Siria, secondo la Costituzione del 1973, è una Repubblica: il potere legislativo appartiene all'Assemblea popolare, composta da 250 membri eletti a suffragio universale. Il potere esecutivo è esercitato dal presidente, eletto a suffragio universale ogni sette anni. L'unità monetaria è la lira siriana. La capitale è Damasco (1.653.000 ab.).

IL TERRITORIO

Il territorio siriano rappresenta la sezione nord-occidentale delle distese tabulari della penisola arabica. Gli altopiani digradano verso il fiume Eufrate, al di là del quale si estendono le zone sedimentarie tipiche della regione mesopotamica. La zona occidentale ha un assetto più movimentato e comprende la catena Alauita che digrada dolcemente verso la fascia di pianura mediterranea. Gran parte del territorio siriano non ha acque superficiali ed è interessato dai corsi degli uidian. Il principale asse idrografico è l'Eufrate: lungo il suo corso sono state realizzate tre dighe, causa di tensioni tra la Turchia e l'Iraq, superate con gli ultimi accordi del 1987 che stabiliscono la quantità d'acqua che la Siria può prelevare. Lungo la sezione mediterranea il fiume più importante è l'Oronte. L'area climaticamente più favorevole è quella costiera aperta agli influssi mediterranei. Nel resto del Paese prevale un'accentuata aridità e si rilevano forti escursioni termiche.

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Cartina della Siria

Cartina della Siria

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Cartina della Siria

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L'ECONOMIA

Nonostante l'aridità del clima, la povertà del sottosuolo e i gravi squilibri interni, la Siria possiede un'economia discretamente sviluppata. Il crollo del regime sovietico, principale alleato economico, ha costretto la Siria a rafforzare l'orientamento liberista in politica economica. Il settore primario è tuttavia quello più sviluppato e fornisce cereali, frumento, orzo, frutta, tabacco, vite, olivo, barbabietola da zucchero, cotone. L'allevamento è soprattutto di tipo ovino. Lo sfruttamento dei giacimenti di idrocarburi è stato incrementato nella seconda metà degli anni Ottanta con l'apertura di nuovi pozzi nel settore orientale del Paese, consentendo tuttavia il solo consumo interno. Tra le industrie ricordiamo quelle chimiche, siderurgiche e manifatturiere, queste ultime d'impostazione tradizionale. Significativo è l'afflusso turistico, favorito dalla bellezza dei paesaggi naturali e dall'importanza delle località storiche e archeologiche siriane. Le vie di comunicazione sono particolarmente sviluppate nelle regioni occidentali; la rete stradale (64.697 km) e quella ferroviaria (2.460 km) sono collegate con la Turchia, il Libano e l'Iraq. I porti principali sono a Latakia, Erward, Tartus e Jablah; notevole anche quello di Baniyas, attrezzato però solo per l'imbarco di petrolio. Gli aeroporti principali si trovano a Damasco, Aleppo e Al-Qamisli. Da segnalare infine gli oleodotti che collegano ai porti del Mediterraneo i giacimenti petroliferi nazionali e quelli di Iraq e Arabia Saudita.

CENNI STORICI

Il territorio siriano fu abitato fin dal Paleolitico, come testimoniano i resti della località di Jabrud. Luogo d'incontro di popolazioni di etnie e lingue diverse, la Siria fu spesso soggetta all'influsso di genti straniere, a cominciare dai Semiti e poi da Egiziani, Hurriti, Ittiti, Urartei, Sciti, Macedoni e Greci. Nel 332 a.C., con la conquista di Alessandro Magno divenne una satrapia dell'Impero greco-macedone. La dinastia dei Seleucidi, che regnò fino al 64 a.C., cominciò un processo di ellenizzazione al fine di rendere omogeneo un territorio che comprendeva popolazioni diverse per lingua, religione, appartenenza etnica. L'ellenizzazione, attuata attraverso la fondazione di città greche (Antiochia, Seleucia, Laodicea, ecc.), fu spesso imposta con la forza causando gravi lacerazioni e la fragilità dell'Impero, che si frantumò di fronte all'intervento romano. Nel 63 a.C. la Siria divenne provincia romana, raggiungendo il suo massimo splendore sotto l'imperatore Adriano. Nel VII sec. d.C. cominciò a perdere la sua posizione di predominio e nel 635 venne occupata dagli Arabi che vi fondarono il califfato omayyade (661-750); Damasco divenne la splendida capitale del nascente Impero islamico.

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Decaduta a semplice provincia sotto gli Abbasidi, fu poi conquistata dai Turchi selgiuchidi (XI sec.), battuti a loro volta dai crociati (fine XI sec.-prima metà XII sec.), il cui predominio, durato poco più di un secolo, fu cancellato dai sultani mamelucchi d'Egitto (fine XIII sec.), dopo i quali la Siria entrò a far parte dell'Impero ottomano (1516) sino alla sua caduta (1918). Al termine della prima guerra mondiale, sconfitta la Turchia, l'emiro Faysal, figlio del re del Higiaz si proclamò (1920) sovrano di Siria, ma venne cacciato dalla Francia che, già d'accordo con l'Inghilterra, si fece affidare il Paese dalla Società delle Nazioni. Il territorio fu diviso in quattro unità: Gebel Druso, Aleppo, Damasco e Stato di Alawiti; il Libano fu separato dalla Siria propriamente detta e le sue frontiere furono notevolmente estese. La seconda guerra mondiale segnò la fine del protettorato francese e l'acquisizione dell'indipendenza (1946). Le divisioni etnico-religiose e i forti squilibri economici e sociali del Paese contribuirono a determinare una lunga fase di instabilità e di tensioni interne, esasperate dalla sconfitta della guerra contro Israele (1948-49). Il 1949 registrò tre successivi colpi di stato militari, intervallati da periodi in cui venne reintrodotta la Costituzione. Le elezioni politiche del 1954 videro emergere, accanto al Partito nazionale e al Partito popolare, il Partito nazionalista arabo di ispirazione socialista (Baas), che contribuì a una svolta moderatamente riformista del Governo. Pressioni internazionali e movimenti interni portarono alla decisione (1958) di fondere la Siria e l'Egitto nella Repubblica Araba Unita (RAU), ma la federazione si spezzò tre anni dopo. A una parentesi conservatrice di Governo seguì, nel 1963, la presa del potere da parte del Baas, travagliato da lotte interne tra moderati e progressisti, militari e «civili». Amin el Hafiz, divenuto capo dello Stato nel 1964, rimase al Governo fino al 1966, quando fu sostituito dall'ala di Sinistra del partito. Nonostante l'instabilità politica interna, la Siria acquistò, grazie alla sua posizione geografica, un importante ruolo politico-strategico nel conflitto arabo-israeliano. Dopo la sconfitta subita nella «guerra dei Sei giorni» con Israele (1967), in cui il Paese perse le alture del Golan, un nuovo colpo di stato (1970) del gruppo alawita, all'interno del Baas, portò al potere il generale Hafez el-Assad, che sostituì il più radicale generale Salan Jedid e avviò una collaborazione più stretta con l'Unione Sovietica. Nel 1972 nacque il Fronte nazionale progressista, alleanza politica tra il Partito comunista, altre formazioni di ispirazione socialista e il Baas; il ruolo dirigente di quest'ultimo venne infine sancito dalla Costituzione, di tipo presidenziale, varata nel 1973. Con l'obiettivo di rafforzare la propria posizione a livello regionale, la Siria nel 1986 intervenne militarmente, come forza mediatrice, nella guerra civile in Libano, imponendo al Paese una sorta di protettorato. Dopo aver fatto fallire il progetto di pace saudita per il Medio Oriente (vertice di Fès, 1981), la Siria si trovò isolata dalla maggioranza dei Paesi Arabi.

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Sul fronte interno i contrasti tra le organizzazioni islamiche, soprattutto i Fratelli musulmani, e il regime di Assad, espressione della setta musulmana minoritaria degli Alawiti, portò da un lato ad espressioni terroristiche e dall'altro a violente repressioni. Durante la guerra Iran-Iraq (1980-88), l'aperto sostegno assicurato dai Siriani all'Iran, mentre i Sovietici si schierarono con l'Iraq, rese più problematico il rapporto con Mosca. Nel 1985 la lotta fra le fazioni interne sembrò attenuarsi e Assad venne riconfermato presidente; nel 1986 si recò in Giordania da re Hussein, sottolineando la normalizzazione dei rapporti tra i due Paesi. Nel 1987 l'inefficienza governativa portò a un rimpasto dell'esecutivo; la formazione del nuovo Governo fu affidata a Mahmoud al-Zubi. Nel novembre dello stesso anno, in occasione del vertice della Lega araba, Iraq e Siria ristabilirono i contatti dopo anni di incomprensioni. Normali relazioni vennero ristabilite anche con il leader dell'OLP Y. Arafat; nel frattempo il parziale ritiro di Israele dal Libano (1985) favorì il rafforzamento della posizione siriana, che nel 1991 strinse con l'alleato libanese un trattato di amicizia, cooperazione e coordinamento. In seguito all'invasione irachena del Kuwait (1990), la Siria si schierò con le forze alleate che nel gennaio 1991 attaccarono Baghdad. L'atteggiamento assunto da Damasco durante la guerra del Golfo portò a un significativo riavvicinamento agli Stati Uniti e a un conseguente progressivo allontanamento da Mosca. La Siria prese parte alle trattative di pace con Israele, avviate con la Conferenza di Madrid del 1991, assumendosi il compito di mediare tra i Paesi arabi per far accettare le risoluzioni dell'ONU che prevedevano la fine delle ostilità in cambio della restituzione delle terre occupate. Dopo la Dichiarazione di principi sottoscritta, nel 1993, da Israeliani e Palestinesi e il trattato firmato tra Israele e Giordania, nel 1994, l'insistenza della Siria nel voler subordinare la pace all'abbandono dei territori occupati determinò un nuovo inasprimento dei rapporti con Tel Aviv e l'interruzione dei negoziati di pace nel 1996. La linea di confine nelle alture del Golan, occupate da Israele, venne presidiata da una forza ONU di interposizione. Sul piano interno, il ritiro temporaneo di Assad dalla scena politica per motivi di salute tra il dicembre 1996 e il febbraio 1997, aprì il dibattito sulla necessità di programmare la sua successione. Il presidente stesso, per evitare la lotta fra clan mossi da interessi divergenti, iniziò a preparare il passaggio graduale delle consegne al figlio Bashar el-Assad. Le forti tensioni sul piano internazionale si ripercossero anche all'interno del Paese, provocando la sospensione di molte riforme intraprese agli inizi degli anni Novanta. Nell'ottobre 1997 la Siria avviò una negoziazione con l'Unione europea in vista di possibili futuri accordi economici e nel febbraio 1998 siglò un accordo con il Libano per la progressiva abolizione delle barriere doganali tra i due Paesi. Il 7 marzo 2000 il primo ministro Mahmoud al-Zubi , in carica dal 1987, cedette il passo a Mohamed Mustafa el-Miro (del Partito Baas); tre mesi dopo, alla morte del padre (10 giugno 2000), Bashar el-Assad divenne presidente della Repubblica, aprendo nuove prospettive per la modernizzazione del Paese.

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La Siria (luogo)

Bashar el-Assad

Bashar el-Assad

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Tuttavia con lo scoppio della seconda Intifada (settembre 2000) e l'elezione di Ariel Sharon a primo ministro israeliano (febbraio 2001), le priorità di Bashar cambiarono, dal momento che la Siria si trovò nuovamente al centro delle minacce israeliane. Sharon dettò le sue condizioni per un'eventuale ripresa del negoziato. Dal suo piano di pace scomparve la condizione fondamentale da sempre posta dai Siriani, la restituzione delle alture del Golan, elemento che diede nuovo vigore alle forze più conservatrici del Governo di Damasco. L'accantonamento del processo riformatore indusse un'immediata reazione nella società civile. Già nel settembre 2000 un gruppo di intellettuali e artisti siriani avevano firmato una petizione in cui chiedevano l'introduzione della democrazia, il ristabilimento di tutte le libertà pubbliche (congelate da quando nel 1963 era entrata in vigore nel Paese la legge marziale) e il rilascio di tutti i prigionieri politici. Nell'aprile 2001, dopo un attacco dell'Hezbollah libanese contro le Fattorie Sheeba, Israele, per la prima volta dal 1996, lanciò un attacco contro le postazioni siriane in Libano, uccidendo tre soldati siriani. Da quel momento la tensione tra Damasco e Tel Aviv rimase altissima. A maggio papa Giovanni Paolo II si recò in Siria nel corso del viaggio, intrapreso seguendo le orme di San Paolo, che dal 4 al 9 maggio lo aveva portato anche in Grecia e a Malta. A giugno l'esercito siriano, evacuato da Beirut, fu spiegato in altre zone del Libano. Dopo gli attentati dell'11 settembre contro il World Trade Center e il Pentagono, e l'avvio dell'operazione «Libertà duratura», anche in Siria, come in tutto il Medio Oriente, la situazione divenne incandescente. La Siria, pur condannando gli attentati, mise in guardia l'Occidente dal colpevolizzare l'intero mondo arabo, sottolineando inoltre la necessità di proteggere le popolazioni civili dell'Afghanistan. In ottobre, subito dopo essere stata ammessa nel Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, la Siria ricevette la visita del primo ministro britannico Tony Blair, in missione diplomatica per sostenere la campagna militare anglo-americana contro l'Afghanistan. Blair tornò a casa deluso dall'incontro col presidente siriano Bashar il quale, pur sostenendo la cooperazione internazionale contro il terrorismo, non si disse favorevole a una coalizione internazionale per la guerra. Nel gennaio 2002 il Governo siriano permise a stazioni radio private di operare nel Paese, purché trasmettessero musica e non programmi politici. In maggio la Siria venne inclusa nel cosiddetto "asse del male". Nel settembre 2003 il presidente siriano nominò primo ministro Mohammed Naji al-Otar, che costituì un Governo di stampo riformista. Nel gennaio 2004 Bashar divenne il primo leader siriano a far visita alla Turchia. In maggio gli Stati Uniti imposero sanzioni economiche al Paese per il suo presunto aiuto al terrorismo internazionale e in settembre una nota dell'ONU che obbligava tutte le forze siriane presenti in Libano a lasciare il Paese fu disattesa dalla Siria. Nell'aprile 2005, tuttavia, Damasco dichiarò di avere ritirato le truppe presenti in Libano. In ambito internazionale, gli attriti tra Siria e Israele per il controllo delle alture del Golan e gli aiuti forniti dai Siriani a gruppi di estremisti, come gli Hezbollah, ostacolò le relazioni diplomatiche della Siria con l'Occidente, acuite dall'uccisione dell'ex primo ministro libanese Rafik Al Hairiri a Beirut. Nel febbraio 2006 vennero incendiate le ambasciate norvegesi e danesi a Damasco come segno di protesta contro le vignette satiriche sull'Islam pubblicate in Danimarca.

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EBLA, LA CITTÀ SEPOLTA

Nel deserto siriano, 60 km a Sud di Aleppo, sorgeva un tempo la città di Ebla (odierna Tell Mardikh), sede della più antica cultura urbana della Siria. Nel 1964 una spedizione archeologica italiana iniziò gli scavi sulla vasta area corrispondente alla città; nel 1986 gli studiosi riuscirono a ricostruire le fasi del suo sviluppo tra il 2500 e il 1600 a.C. e a riportare alla luce reperti d'inestimabile valore. Furono rinvenuti, tra l'altro, i resti di un'antichissima residenza reale e una mastodontica biblioteca di tavolette incise con caratteri cuneiformi, che rappresentano una delle più remote documentazioni scritte in lingua semitica a noi pervenute. Le tavolette comprendono testi economici, giuridici, amministrativi, letterari e religiosi. Il fatto che accanto all'originale eblaita fosse affiancata la traduzione in sumerico, una lingua già nota, ne ha permesso la decifrazione. La città di Ebla si formò intorno al 3000 a.C. e crebbe rapidamente, raggiungendo un notevole splendore. Già nel 2500 a.C. assunse l'egemonia politica e commerciale su tutta la Siria settentrionale. I suoi abitanti praticavano la coltivazione dei cereali, della vite e dell'ulivo, conoscevano la tessitura e si dedicavano a commerci con l'Egitto e con i popoli dell'Asia anteriore, da cui importavano ingenti quantità di lapislazzuli. Ai sovrani eblaiti era riservata una sontuosa sepoltura in tombe grandiose, il cui fasto era arricchito da oggetti assai raffinati: coppe in alabastro, amuleti d'oro o in altri materiali preziosi, vesti elaborate, armi e armature bronzee. Distrutta dagli Accadi attorno al 2300 a.C., dopo un'effimera rinascita, Ebla subì altre devastazioni finché, ridotta a un piccolo villaggio, venne sepolta dalle sabbie del deserto.

IL KRAK DEI CAVALIERI

Castello medioevale che sorge tra Aleppo e Damasco, nei pressi della città di Homs. È il castello per eccellenza dell'età crociata e fu la più importante e più nota costruzione militare fortificata dell'Ordine Ospedaliero. Il Krak rappresenta forse una delle testimonianze del passato medievale più affascinanti che la cultura cristiana occidentale abbia potuto lasciare in tutto il Vicino Oriente islamico. La sua posizione era strategica, in quanto controllava lo sbocco settentrionale dell'ampia e fertile pianura della Buqay'a (oggi Biqa'), fra il Libano e l'Antilibano, che si esauriva proprio di fronte all'unico varco che portava verso la costa mediterranea e che costituiva in tal modo la difesa più avanzata della Contea di Tripoli.

Ricostruzione virtuale del "Krak" dei cavalieri crociati in Siria

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LE CITTÀ

Damasco

(1.653.000 ab.). Capitale della Siria e capoluogo del distretto omonimo (15.743 kmq; 1.653.000 ab.), è ancora oggi una splendida città, sia per gli stupendi reperti di arte araba che vi sono conservati, sia per la sua caratteristica posizione. Situata in una vastissima oasi, in prossimità della catena dell'Antilibano, irrigata dal fiume Barada, Damasco si trova immersa in magnifici giardini e frutteti che la isolano dalle pianure desolate e aride del deserto siriano. Posta all'incrocio di importanti vie che già in tempi antichi collegavano la Mesopotamia, l'Arabia e la Giordania con il Mediterraneo attraverso la Siria, Damasco divenne un importante centro commerciale, un attivo mercato di prodotti agricoli (cereali, frutta, ortaggi, tabacco) e sede di numerose attività artigianali (tessuti, tappeti, metallo cesellato). Principale centro religioso e culturale del Paese, la città ha origini antichissime. Abitata già in epoca preistorica, nel XV sec. a.C. fu sotto il controllo egiziano. Divenuta capitale di uno Stato aramaico alla fine del II millennio, fu conquistata dagli Assiri (VIII sec. a.C.), dai Babilonesi (VII sec. a.C.), dai Persiani (VI sec. a.C.) e da Alessandro Magno (IV sec. a.C.). Annessa dai Romani nel 66 a.C., sotto il dominio bizantino fu sede vescovile. Conquistata dagli Arabi nel 633 d.C., divenne la capitale del califfato omayyade (661-750) e la maggiore città del Medio Oriente. Baluardo inespugnabile della resistenza musulmana durante le crociate, la città cadde sotto il dominio dei Turchi ottomani dal 1516 al 1918. Dopo la prima guerra mondiale fu sottoposta al mandato francese, da cui si liberò nel 1946, divenendo capitale della nuova Repubblica di Siria. Damasco conserva importanti monumenti dell'arte islamica, tra i quali la moschea degli Omayyadi (VIII sec. d.C.), con preziosi mosaici di stile bizantino; la madrasa al-Adiliyya, del XII sec. (ora sede dell'Accademia araba), con annesso il mausoleo di Saladino. La produzione ceramica, la metallistica e l'arte vetraria furono particolarmente feconde in epoca mamelucca (secc. XIII-XVI ). Del periodo ottomano si ricorda il palazzo al-'Azm (XVIII sec.), splendido esempio di dimora privata, ricco di ceramiche, marmi e legni dipinti.

Facciata della moschea degli Omayyadi a Damasco

Facciata della moschea degli Omayyadi a Damasco

Damasco: una sala del palazzo Azem (1750)

Damasco: una sala del palazzo Azem (1750)

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Aleppo

(1.582.930 ab.). Capoluogo del distretto omonimo (18.500 kmq; 3.719.000 ab.), è la seconda città della Siria. Situata nella parte settentrionale del Paese, in prossimità del confine con la Turchia, a 570 m s/m. sull'altopiano nord-occidentale, Aleppo è la metropoli del Nord. Vanta anch'essa origini che la fanno risalire ai Seleucidi. Subì varie distruzioni per opera degli Ottomani e in seguito ai terremoti del 1822 e del 1830; a queste gravi calamità si aggiunsero le epidemie di colera del 1832 e del 1837. La ripresa economica della città si ebbe dopo il 1880 allorché venne unita con una ferrovia al Libano e alla Turchia. La fertile oasi nella quale è adagiata, con la cittadella che dalla sommità di una collina domina il complesso urbano, è percorsa dal fiume Quweid. Aleppo è un notevole centro commerciale e industriale (industrie tessili, alimentari, conciarie e del cemento). Delle diverse dominazioni subite conserva numerose testimonianze, tra le quali: le mura dei Seleucidi; il tempio romano di Zeus, che nel V sec. fu trasformato in cattedrale bizantina e successivamente (XII sec.) in scuola coranica; la moschea del Gelso (VII sec.) la Grande Moschea (VIII e XII sec.); la cittadella turca e la madrasa del Paradiso (XIII sec.).

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PERSONAGGI CELEBRI

Hafez el-Assad

Generale e uomo politico siriano (Qardaha, Laodicea 1928 - Damasco 2000). Membro del Partito Baas dal 1946, comandante in capo dell'aviazione (1964), ministro della Difesa (1966-70) nel Governo di al-Atasi, nel novembre 1970 diresse il colpo di Stato contro quest'ultimo, divenendo primo ministro (1970-71) e successivamente (1971) presidente della Repubblica (riconfermato nel 1978 e nel 1985). In politica estera ha guidato il coinvolgimento siriano in Libano e deciso la partecipazione a fianco degli Stati Uniti nella guerra contro l'Iraq del 1991. Assad si è ritirato dalla scena politica tra il 1996 e il 1997 preparando il passaggio di consegne al figlio Bashar el-Assad.

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