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Bandiera del Kazakistan

La bandiera: un sole d'oro con 32 raggi sopra un'aquila di steppa dorata svettante, entrambi centrati su uno sfondo blu cielo; il lato issatore visualizza un modello ornamentale nazionale "koshkar-Muiz" (le corna del montone) in oro; il colore blu è di significato religioso per i popoli turchi del paese, e quindi simboleggia l'unità culturale ed etnica; rappresenta anche il cielo infinito e l'acqua; il sole, fonte di vita ed energia, esemplifica la ricchezza e la pienezza; i raggi del sole sono a forma di grano, che è la base dell'abbondanza e della prosperità; l'aquila è apparsa sulle bandiere delle tribù kazake per secoli e rappresenta la libertà, il potere e la fuga verso il futuro. Inno del Kazakistan.

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GEOGRAFIA - ASIA - KAZAKISTAN

PRESENTAZIONE

Il Kazakistan confina a Est con la Cina, a Sud-Est con il Kirghizistan, a Sud con l'Uzbekistan, a Sud-Ovest con il Turkmenistan; a Ovest si affaccia sul Mar Caspio, mentre a Nord e a Nord-Ovest confina per lungo tratto con la Russia.

Ha una superficie di 2.724.900 kmq e una popolazione di 19.245.793 (2021) abitanti, con una densità di 6 abitanti per kmq.

L'immigrazione massiccia dalla Russia, a partire dal XIX sec., ha mutato profondamente la composizione etnica del Paese: i Kazachi autoctoni formano il 46% della popolazione, mentre i Russi costituiscono il 34,8%.

Altre minoranze consistenti sono gli Ucraini (4,9%), i Tedeschi (3,1%) e i Tartari (1,9%). Lingua ufficiale è il kazako, pur essendo assai diffuso il russo.

Le religioni più diffuse sono quella islamica e cristiano-ortodossa.

Già Repubblica federata nell'ambito dell'URSS, il Kazakistan è una Repubblica il cui presidente viene eletto per cinque anni a suffragio diretto.

L'unità monetaria è il tenge. La capitale è Astana (270.400 ab.).

IL TERRITORIO

Il Paese è delimitato dalla depressione del Caspio a Ovest e dai grandi sistemi orografici dell'Asia centrale a Est. Comprende gli alti corsi dei fiumi siberiani Isim e Irtys a Nord e i deserti del Turkestan a Sud. La regione settentrionale, pianeggiante, è un ricco territorio agricolo, estensione delle terre nere siberiane. La zona intermedia, ondulata, era occupata in età glaciale da una superficie lacustre congiunta con il Mar Caspio, di cui rimangono resti nei Laghi d'Aral, Balhas e Zajsan; è oggi un bassopiano semidesertico. Il settore orientale è montuoso, intervallato da pianure pedemontane e dominato dalle catene della Listvjaga, del Kolzun e del Tigirek, tutte appartenenti al complesso dell'Altaj, e dal Narim-Kolbin, parte della catena del Targabataj. Tra i principali fiumi, l'Ili, l'Ural, che sfocia con ampio delta nel Mar Caspio, il basso corso del Syrdarja, l'alto corso dell'Isim e dell'Irtys. Il clima è di tipo continentale, rigido in inverno e molto caldo in estate.

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Cartina del Kazakistan

Cartina del Kazakistan

Paesaggio degli Altaj nella regione di Gorno Altajsk (Siberia)

Paesaggio degli Altaj nella regione di Gorno Altajsk (Siberia)

Mappa del Kazakistan

L'ECONOMIA

La diffusione massiccia dell'irrigazione, specie nel bacino dell'Irtys, ha permesso lo sviluppo dell'agricoltura in zone prima desertiche. Le terre nere dei rilievi, nei bacini alti dei fiumi Isim ed Irtys, sono largamente coltivate con cereali (grano e miglio); le piane pedemontane meridionali, verso il Tien Shan, forniscono tabacco, cotone e riso. Le oasi producono frutta e legumi, mentre nella vallata del Syrdarja si coltiva la vite. I bovini vengono allevati prevalentemente a Nord, mentre a Sud predominano gli ovini (pecora «karakul» e «astrakan»). Il sottosuolo è ricco di materie prime e di risorse energetiche: petrolio, gas naturale e carbone, fosfati, rame, cromo, piombo, zinco, ferro e manganese. Fra i centri industriali più importanti vanno segnalati Karaganda, Temir-Tau e Begovat per la siderurgia. Raffinerie di petrolio e fabbriche di fertilizzanti azotati sono presenti a Cimkent e Pavlodar. A Dzjambul si producono superfosfati. Cimkent ospita anche importanti cotonifici, mentre a Petropavlovsk e Semipalatinsk è presente l'industria alimentare. Significative sono pure le industrie chimiche e petrolchimiche. Dopo l'indipendenza il Governo ha lanciato la privatizzazione di molte aziende pubbliche, ha promosso la liberalizzazione dei prezzi e l'apertura agli investimenti esteri, provocando tuttavia una grave recessione da cui il Paese sta tentando di uscire.

CENNI STORICI

Il territorio del Kazakistan fu popolato fin dal II millennio a.C. da tribù dedite all'agricoltura e all'allevamento. Nel III secolo a.C. è noto che si imposero su altre quelle degli usuni e kangli, mentre successivamente la regione fu occupata dagli unni guidati da Attila, finché questi non furono cacciati dai turchi. I conquistatori costruirono moschee e cercarono di imporre l'Islam. Tra l'IX e il XII secolo d.C. la regione fu occupata da tribù composte da popolazioni nomadi che si dedicavano principalmente all'allevamento, ma gradualmente cominciarono a sorgere città per insendiamenti stanziali, prime tra tutte Otrar, Suyab, Balasagun. Dal Kazakistan passava la grande «via della seta», che univa Bisanzio, l'Iran e la Cina. Al termine del XV secolo si costituì il khanato kazako, formato dagli yuzi (orde) Maggiore, Medio e Minore: una specie di alleanza tra tribù affini. Si formò a quell'epoca l'identità etnica dei kazari, costituita dalla fusione di genti turche con popolazioni mongole, spinte a Ovest dall'espansione delle tribù guidate da Gengis Khan. Dopo la morte di quest'ultimo e la suddivisione del suo Regno, i kazaki si stabilirono fra i Laghi Bajkal e Balhas. Verso la fine del XV sec., guidate dai due principi fratelli Gianibek e Giray, queste popolazioni si spostarono ulteriormente a Ovest e, approfittando del periodo di decadenza della civiltà turco-mongola dell'Asia centrale, fondarono un Regno nel territorio pressappoco corrispondente all'odierno Kazakistan. Giunto a un livello di notevole prosperità durante il Regno del khan Kassim, figlio di Gianibek, lo Stato dei kazaki si rafforzò (fine del sec. XVI) sotto il governo di Tavakkul.

Asia Kazakistan

Principale risorsa del popolo kazako fu comunque l'attività predatoria, esercitata ai danni delle carovane che attraversavano il Turkestan e che ebbe un arresto con la distruzione del Regno a opera dei Calmucchi alla fine del XVII sec. I kazaki ripresero la vita nomade e si organizzarono in tre orde indipendenti, stanziatesi rispettivamente nella regione di Taskent, nella zona di Mogulistan e in quella di Desti-Kipcak. Indebolite dalle continue lotte con le popolazioni circostanti, le genti kazake furono costrette, tra il 1731 e il 1781, ad accettare la presenza russa. Gli yuzi Medio e Minore caddero sotto la protezione della Russia, che concesse loro la libertà fino al decennio 1820-30 quando, a causa delle frequenti ribellioni, eliminò la loro autonomia. Nel 1848 la sconfitta dello yuzo Maggiore completò l'annessione del Kazakistan all'impero russo. La Russia instaurò le proprie istituzioni di governo, stabilì zone proibite ai kazaki e costruì nuove città, fino a dichiarare tutto il territorio proprietà dello Stato. Tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento vennero costruite dai russi le grandi linee ferroviarie che attraversarono la regione, la unirono ai centri più lontani e facilitarono lo sfruttamento delle ricchezze del sottosuolo: dal carbone al rame, dal tungsteno al ferro fino al petrolio sotto il Mar Caspio. Ad inizio secolo sorse in Kazakistan un piccolo movimento nazionalista e dopo la rivoluzione russa del 1905 i kazaki ottennero di avere dei propri rappresentanti diretti. Quando nel 1916 il regime zarista ordinò la mobilitazione degli uomini per compiere servizi militari, i kazaki si ribellarono. L'insurrezione venne repressa nel sangue, ma nel novembre 1917 dopo il trionfo della rivoluzione, i nazionalisti kazaki pretesero l'autonomia totale del proprio Paese. Venne creato uno Stato autonomo nel 1917-19. Le truppe bolsceviche riuscirono comunque a sopraffare i ribelli; nel 1925 venne istituita la Repubblica autonoma del Kazakistan, trasformata nel 1936 in Repubblica socialista. Le massicce immigrazioni russe avvenute in epoca staliniana e dopo la seconda guerra mondiale mutarono la composizione etnica del Paese, riducendo i kazaki a meno del 40% della popolazione. Oltre a sviluppare il suo potenziale industriale, il regime socialista estese il tipo di sfruttamento agricolo della regione, che passò da essere considerato un territorio poco fertile a diventare il 15% della superficie agricola dell'URSS. Quest'azione fu associata alla nomina di Leonid Breznev a capo del PC del Kazakistan. Durante gli anni Ottanta, a causa delle aperture gorbacioviane, esplosero rivalità tra l'etnia kazaka e le altre nazionalità. N. Nazarbayev, segretario del Partito comunista kazako, promosse (dal 1989) una serie di riforme culminate nella dichiarazione di sovranità del 25 ottobre 1990. Il Kazakistan fu l'ultima Repubblica dell'Asia centrale che proclamò l'indipendenza dal Governo di Mosca (16 dicembre 1991), aderendo poi alla Costituzione del CSI.

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Il Governo del Paese rimase a Nazarbayev, in carica sino al 2000, fautore di una politica di conciliazione sul fronte interno e di apertura in politica estera. Sede di buona parte delle armi sovietiche, il Kazakistan firmò il Trattato di riduzione delle armi strategiche (1992) e il Trattato di non proliferazione nucleare (1993), lasciando alla Russia il compito del graduale smantellamento del suo potenziale nucleare. Nel 1994 il Governo lanciò un vasto piano di privatizzazioni, che comprendeva 3.500 imprese statali, il 70% delle aziende pubbliche. La liberalizzazione dell'economia e le ricchezze naturali attrassero numerosi investitori stranieri durante tutto il 1995. La riforma economica fece però abbassare il tenore di vita di molti kazaki. Nel marzo 1996 fu creata l'unione doganale tra Kazakistan, Kirghizistan, Bielorussa e Federazione Russa, destinata a promuovere un mercato comune di merci, capitali e lavoro. Nel 1997 Kazakistan, Kirghizistan e Tagikistan firmarono un accordo per la riduzione delle truppe e la smilitarizzazione dei confini. Nel giugno del 1998 la capitale del Paese venne trasferita da Alma Ata alla più centrale località di Akmola, ribattezzata Astana («capitale»). Nel marzo dello stesso anno la designazione dell'ex vice ministro Kadyr Baikenov alla direzione del Kazatomprom, la compagnia statale incaricata dell'energia atomica, fu considerato un ritorno al potere della «vecchia guardia» vicina a Nazarbaev e una conseguenza della rinuncia del «liberale» Kazageldin, promotore delle controverse privatizzazioni. Nazarbaev venne rieletto nel 1999 alla carica di presidente della Repubblica, ma gli osservatori dell'OSCE segnalarono brogli e pressioni, dopo che anche l'ultimo avversario credibile, Akezhan Kazhegeldin era stato escluso dalle elezioni con un pretesto giuridico. Nel luglio del 2000 il presidente e il primo ministro in carica Tokayev e quello precedente Balgilmbayev vennero coinvolti in un'inchiesta del ministro della Giustizia statunitense per aver percepito, secondo l'accusa, tangenti miliardarie da alcune compagnie come la Exxon-Mobil, la BP Amoco e altre, in cambio di concessioni per l'estrazione del petrolio e la costruzione di oleodotti. Pochi giorni dopo a Roma venne arrestato e poi rilasciato l'ex primo ministro Kazhegeldin vittima secondo le opposizioni kazake di manovre politiche per i suoi contrasti con il presidente Nazarbaev. In un Paese allarmato per la nascita negli ultimi anni di diversi gruppi islamici, gli attentati dell'11 settembre contro le Torri gemelle e il Pentagono acuirono le preoccupazioni interne per la sicurezza e per la minaccia islamica. Il 22 settembre papa Giovanni Paolo II, primo pontefice a farlo, si è recato in visita in Kazakistan, proprio nel momento in cui gli attentati di New York e Washington portavano all'estremo la tensione fra Occidente e Islam.

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LE CITTÀ

Astana

(270.400 ab.). Capitale del Kazakistan e capoluogo della provincia omonima (92.000 kmq; 845.700 ab.). Nodo ferroviario sul fiume Isim, è sede di industrie meccaniche (macchine agricole), tessili e alimentari. Dal 1961 al 1993 è stat denominata Celinograd; è capitale dal 1997, in sostituzione di Alma-Ata.

Almaty

(1.064.300 ab.). Fino al 1992 Alma-Ata. Città del Kazakistan, di cui fu capitale fino al 1997, è capoluogo della provincia omonima (224.200 kmq; 1.684.600 ab.). Situata all'estremità sud-orientale del Kazakistan, Almaty è il centro più popoloso e di maggior rilevanza culturale ed economica del Paese. Ospita numerose industrie, tra cui calzaturifici, concerie, fabbriche tessili, tabacchifici, aziende alimentari. Fondata nel 1854 in territorio russo con il nome di Viernj quale fortificazione contro i Mongoli, la città fu in seguito utilizzata come soggiorno di esiliati politici. Il suo sviluppo economico iniziò con la caduta dell'Impero zarista, grazie alla sua nomina a capitale del Kazakistan e al passaggio della linea ferroviaria Turkestan-Siberia. Si svilupparono allora insediamenti industriali evacuati per ragioni di sicurezza dalla Russia occidentale. La città è stata più volte devastata da cataclismi naturali (terremoti del 1887 e 1911, alluvioni del 1921 e 1963) e ricostruita con criteri urbanistici modernissimi, con ampi spazi verdi e numerosi canali alimentati dalle vicine montagne. Unico monumento sopravvissuto ai disastri, la cattedrale ortodossa. Almaty è sede universitaria, dell'Accademia delle Scienze e della prestigiosa biblioteca Puskin. È anche un rinomato centro internazionale di sport invernali.

Pavlodar

(326.500 ab.). Città del Kazakistan, capoluogo della provincia omonima (124.800 kmq; 943.600 ab.). Sorge nella parte occidentale della steppa di Kulunda, a pochi chilometri dalla riva destra dell'Irtys. Industrie meccaniche, chimiche, alimentari.

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