Territorio Economia Storia del Giappone.

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Bandiera del Giappone

La bandiera: bianca con un grande disco rosso (che rappresenta il sole senza raggi) al centro. Inno del Giappone.

GEOGRAFIA - ASIA - GIAPPONE

PRESENTAZIONE

Il Giappone è formato dalle quattro isole principali di Hokkaido, Honshu, Shikoku e Kyushu e da un insieme di isole e isolotti minori che si estendono per un arco di 3.000 km.

L'arcipelago giapponese ha un'estensione di 372.824 kmq e una popolazione di 124.687.293 (2021) abitanti con una densità tra le più alte del mondo: 342 ab. per kmq.

I Giapponesi discendono dal ceppo mongolide, ma una ristrettissima minoranza, che vive principalmente nell'isola di Hokkaido, deriva dall'antico ceppo degli ainu.

La lingua ufficiale è il giapponese; le religioni praticate sono soprattutto lo Scintoismo (51,5%) e il Buddhismo (38,8%), con esigue minoranze cristiane (1,2%).

Il Giappone è una Monarchia costituzionale: l'imperatore ha funzioni puramente rappresentative ed è considerato «simbolo dello Stato e dell'unità del popolo».

L'organo supremo, cui spetta il potere legislativo, è un Parlamento bicamerale, la Dieta (Kokkai), composto da due Camere, entrambe elette a suffragio universale diretto e con sistema misto (uninominale-proporzionale): la Camera dei deputati o Camera bassa (Shugi-in, 480 membri, eletti per 4 anni) e la Camera dei consiglieri o Camera alta (Sangi-in, 247 membri, eletti per 6 anni e rinnovabili per metà ogni tre anni).

Il Governo, presieduto da un Primo ministro, investito formalmente dall'imperatore, ma scelto dalla Dieta, esercita il potere esecutivo.

Amministrativamente il Giappone è diviso in 44 prefetture, 2 prefetture urbane (Osaka e Kyoto) e una metropoli (Tokyo).

L'unità monetaria è lo yen.

La capitale è Tokyo (8.083.980 ab.; 12.378.000 ab. l'agglomerato urbano).

IL TERRITORIO

Il Giappone presenta una struttura geomorfologica prevalentemente montuosa e i rilievi si orientano in modo differente a seconda delle zone e sono spesso incisi da spaccature irregolari.

Nell'isola di Honshu si trovano le Alpi Giapponesi, il massiccio più imponente e mediamente più elevato dell'arcipelago, da cui si diramano le due direttrici fondamentali dell'arco di Honshu.

Le formazioni montuose sono aspre e hanno versanti scoscesi a causa della loro formazione geologica relativamente recente.

I vulcani, distribuiti in modo irregolare, addolciscono le asperità con effusioni di lave basiche.

Le pianure sono strette e corrono longitudinalmente alle catene montuose nella parte alta, mentre, verso le coste, si piegano perpendicolarmente.

La pianura più estesa è quella del Kanto nell'isola di Honshu, ubicata in corrispondenza della Fossa Magna, la spaccatura tettonica che segna l'isola a metà.

Altre zone pianeggianti si trovano nell'isola di Hokkaido, come le pianure di Sapporo e di Kushiro.

A causa del terreno accidentato e povero di pianure i fiumi sono di solito brevi, ma con regimi abbondanti e scorrono con elevata pendenza perpendicolarmente a monti e coste.

I fiumi principali si trovano nell'isola di Honshu, dove i più lunghi hanno un corso longitudinale tra i monti, come il Tone (400 km) e il Kitakoui che sfociano nel Pacifico e lo Shimano che sfocia nel Mar del Giappone.

I laghi sono numerosi e di origine vulcanica: il più grande è il Biwa (674 kmq).

Caratteristico è il mare interno Seto Naikai, chiuso tra le isole Honshu e Shikoku.

L'arcipelago ha uno sviluppo costiero di ben 28.000 km.

Verso Est il litorale è piuttosto articolato, alto e frastagliato, mentre ad Ovest è regolare, basso e sabbioso.

Data la grande estensione dell'arcipelago, si registrano climi diversi, da quello subtropicale a quello oceanico rigido.

Notevoli sono le variazioni stagionali, causate dagli influssi monsonici.

Sul finire dell'estate il Giappone è colpito da frequenti tifoni.

Il territorio è coperto in prevalenza da boschi che nelle zone meridionali hanno caratteristiche subtropicali, mentre a Nord prevale il bosco boreale di conifere.

Cartina del Giappone

Cartina del Giappone

Il monte Fujiyama

Spot

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Cartina del Giappone

Il monte Fujiyama

Giardino giapponese

Giardino giapponese

La cima innevata del monte Fuji (3.776 m), in Giappone

La cima innevata del monte Fuji (3.776 m), in Giappone

Il castello di Osaka, in Giappone

Il castello di Osaka, in Giappone

Yumedono (Sala dei sogni) ottagonale dell'Horyuji a Nara (Giappone)

Yumedono (Sala dei sogni) ottagonale dell'Horyuji a Nara (Giappone)

IL RISCHIO SISMICO IN GIAPPONE

L'arcipelago giapponese è una delle regioni dove la frequenza di terremoti e maremoti è più elevata. L'instabilità sismica è determinata dal fatto che questa zona è costituita da catene montuose di origine vulcanica e di recente formazione, ancora in fase di assestamento. I terremoti che hanno finora interessato il Giappone sono di origine tettonica, causati cioè da lenti e impercettibili movimenti di alcune zolle della crosta terrestre che scivolano lungo profonde faglie (fratture), provocando rotture della crosta in superficie. Questi terremoti sono generalmente i più disastrosi poiché, a differenza dei terremoti di origine vulcanica, interessano zone molto vaste. I terremoti più distruttivi furono quelli del 1828, del 1891, del 1923, del 1948 e del 1995. Il terremoto del 1923, accompagnato da un violento maremoto con onde alte fino a 11 metri, distrusse Tokyo, Yokohama e numerose altre città; le vittime furono 143.000. Un altro fenomeno altrettanto frequente è il maremoto, o tsunami, provocato da movimenti sismici sul fondo marino. Le onde, che possono raggiungere anche i 20 metri di altezza, si abbattono sulle coste spesso basse e non protette e causano enormi danni. Per affrontare in modo adeguato questi problemi, il Giappone ha destinato alla ricerca e allo studio di questi fenomeni denaro ed energie, ottenendo soluzioni abitative adeguate alle necessità.

Che cos'è uno tsunami

L'ECONOMIA

Seconda potenza economica del mondo, il Giappone deve il suo successo a una elevatissima produzione industriale, al cospicuo volume delle esportazioni e a una politica di risparmio nazionale molto accentuata. Dopo una fase critica, la ripresa economica del 2003-04 si è consolidata nel 2005, facendo registrare un tasso di crescita del PNL del 5% circa e un livello di disoccupazione leggermente in calo (attestatosi sul 4,5%). Nell'aprile 2005, inoltre, è entrato in vigore un Trattato di libero commercio con il Messico, che ha liberalizzato lo scambio di una quantità cospicua di prodotti. Alla stessa data, tuttavia, restava molto alto il debito pubblico dello Stato, pari a circa il 140% del PNL. Il Giappone fu il primo dei Paesi asiatici a darsi un assetto economico di tipo occidentale, senza cadere in uno stato di più o meno evidente dipendenza coloniale. Già negli ultimi decenni del XIX secolo si affermavano le prime strutture industriali, favorite da una grande disponibilità di manodopera e da tradizioni artigianali molto consolidate nella popolazione. Il basso costo del lavoro e il rapporto di fedeltà quasi feudale esistente fra padrone e manovalanze creava le basi di quella produttività che ancora oggi caratterizza l'economia giapponese. I processi economici venivano controllati da grandi monopoli, gli zaibatsu, che provvedevano a fornire i capitali e a indirizzare le scelte produttive. Su queste basi si fondavano i primi nuclei industriali, a partire da quello tessile, che forniva prodotti a basso costo destinati all'esportazione. L'intervento dello Stato era determinante nelle scelte economiche successive; la produzione si orientava verso il settore siderurgico e quello degli armamenti. Venivano anzi potenziate le strutture militari per poter assorbire l'ingente produzione di armi. Questi indirizzi economici perduravano fino agli anni Trenta del secolo XX, favoriti da una rigida politica protezionistica contro le infiltrazioni commerciali straniere. La crisi del 1929 e la conseguente chiusura dei mercati esteri, aumentava la vocazione dell'industria giapponese alla produzione bellica, sostenuta da una forte corrente politica fautrice di un'espansione imperialistica del Paese e quindi favorevole alla guerra. Il Giappone, come noto, usciva sconfitto dalla seconda guerra mondiale, riportando ingenti perdite di vite umane e la distruzione pressoché totale degli impianti industriali. Ma le capacità di ripresa delle forze socio-economiche autoctone, sostenute dai massicci investimenti nordamericani, riportavano in breve la produttività a livelli molto alti. Ciò era dovuto in parte alla presenza di grossi apparati finanziari (eredi degli antichi zaibatsu) che erano legati strettamente alla produzione e, all'occorrenza, operavano scelte di riconversione nei settori non più produttivi. Un altro fattore che aveva contribuito alla ripresa si può ravvisare nella mancanza di qualsiasi organizzazione sindacale all'interno del movimento operaio, fatto che ha consentito un intenso sfruttamento della manodopera. Negli ultimi decenni il Giappone è andato sempre più caratterizzandosi nel ruolo di esportatore. In fase di recessione verso la fine degli anni Novanta, con l'aumento del costo delle materie prime e la nascente concorrenza di Formosa e della Corea del Sud, la struttura industriale si è adattata a grandi riconversioni in quei settori, come la siderurgia, che richiedono un forte impegno di capitale e soprattutto di materie prime e di energia. Vengono preferite le industrie di apparecchiature ad alta tecnologia, specie nel campo dell'elettronica, che non necessitano dell'apporto di grossi capitali e nello stesso tempo utilizzano materiali di base il cui valore intrinseco è irrilevante, mentre il valore finale del prodotto è altissimo per l'alto contenuto tecnologico. Il Giappone, come tutte le maggiori potenze industriali, tende a «esportare» le proprie attività nei Paesi in via di sviluppo, dove vengono investiti i capitali per la realizzazione di impianti e l'acquisto di società: questi restano comunque vincolati al commercio giapponese, anche se di fatto la loro gestione viene affidata alle strutture imprenditoriali locali. L'agricoltura ha una funzione del tutto secondaria, ma il prodotto è elevato se si tiene conto che le terre coltivate coprono solo il 15% della superficie totale e tuttavia soddisfano i tre quarti della domanda interna di generi alimentari. La coltivazione più diffusa è quella del riso, che occupa il 47% delle terre seminate. L'impiego di moderne tecniche di concimazione e di sementi selezionatissime, unite alla tradizionale operosità giapponese, permettono raccolti che hanno una resa doppia rispetto alle medie mondiali. Frumento, orzo, granoturco vengono prodotti in modeste quantità. Più importanti sono le coltivazioni di legumi, ortaggi e frutta, che si avvalgono di un efficiente rete di distribuzione nei mercati cittadini. Vi sono poi le colture industriali di tabacco, delle piante oleaginose, della canna e della barbabietola da zucchero. L'allevamento dei bachi da seta ha un'importanza nazionale, essendo il Giappone al secondo posto nella produzione di questa fibra tessile. Ingentissimi i prodotti della pesca, che assicurano alla popolazione il 50% del fabbisogno di proteine animali. Una ulteriore risorsa proviene dallo sfruttamento del patrimonio forestale. Le risorse minerarie sono insufficienti se si escludono i bacini carboniferi delle isole Kyushu e Hokkaido; la produzione di energia dipende però in larga misura - oltre l'80% - dalle importazioni di petrolio. L'industria è, come si è detto, il settore preminente dell'economia giapponese; l'attività manifatturiera è ancora molto attiva, nonostante il continuo rincaro delle materie prime ed è, per questo motivo, limitata alle grandi imprese. I settori più importanti sono quelli della metallurgia e della siderurgia, che occupano la terza posizione mondiale nella lavorazione di ghisa, ferroleghe e acciaio. Questi grandi complessi industriali acquistano materiali semilavorati all'estero, li trasformano in prodotti tecnologicamente avanzati, pronti per l'esportazione. L'intensa attività peschereccia e mercantile è strettamente connessa alla cantieristica navale, la principale nel mondo. L'industria automobilistica, pur essendo sorta recentemente, è ormai seconda solo a quella statunitense e ha invaso i mercati di tutto il mondo; citiamo, fra le altre, le case costruttrici Toyota, Mitsubishi, Honda. Inoltre i giapponesi si sono specializzati nei campi dell'elettronica (telecomunicazioni e computer), della meccanica fine (ottica, fotografia, aeronautica) e della chimica (fertilizzanti, materie plastiche e coloranti). Questi settori costituiscono l'aspetto dell'economia giapponese più noto all'estero. Il commercio estero del Giappone è fortemente in attivo: il maggior cliente è costituito dagli Stati Uniti, anche se è recentemente diminuita la domanda; seguono l'Australia, il Canada, la Cina, la Germania e la Gran Bretagna.

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Il 50% delle esportazioni riguarda macchinari e autoveicoli, mentre una larga fetta compete alla vendita di prodotti metallurgici e di altri manufatti (televisori, elettrodomestici, strumenti di precisione).

Le importazioni sono ingenti, il petrolio viene acquistato dall'Arabia Saudita e dall'Iran;

i minerali e generi alimentari dagli Stati Uniti e dall'Australia.

Le industrie sono localizzate geograficamente in grandi concentrazioni costiere sul Pacifico, in particolare tra Tokyo e l'isola di Kyushu.

Per questa ragione le vie di comunicazione sono molto sviluppate sull'asse costiero (soprattutto lungo il litorale orientale), mentre i collegamenti tra la costa occidentale e quella orientale sono relativamente scarsi a causa delle caratteristiche morfologiche del Paese.

La rete ferroviaria è molto efficiente (18.491 km) e dotata di linee di collegamento molto veloci che servono egregiamente il flusso quotidiano di pendolari.

La rete stradale ha una lunghezza considerevole (1.177.000 km di strade, 6.900 km di autostrade), ma soffre di un cronico affollamento data l'imponente mole del traffico.

I porti maggiori sono sulla costa del Pacifico:

quello di Yokohama è il principale centro per il commercio della seta, seguono i porti di Kobe, Chiba, Nagoya e Osaka.

Gli aeroporti, tutti scali internazionali, sono quelli di Tokyo, Osaka, Fukuoka e Sapporo.

CENNI STORICI

L'Era Paleolitica, chiamata in Giappone era Precambriana, viene situata tra i 10.000 e i 30.000 anni fa.

La cultura neolitica Jomon, in seguito, arrivò fino al 200-300 a.C. estendendosi su tutto l'arcipelago.

Gli Jomon erano dediti alla caccia e all'agricoltura, e rimangono della loro cultura porcellane dipinte e utensili in pietra e osso.

Tale cultura entrò poi in contatto, fondendosi, con quella degli Yayoi, giunti probabilmente dal continente, che introdussero il cavallo e la mucca, la coltivazione del riso, il tornio e gli strumenti in ferro.

All'inizio dell'era Cristiana la regione di Wo era divisa in più di 100 Stati, di cui trenta furono riuniti sotto il Regno di Himito.

L'isolamento in cui si trovava questo territorio determinò tra il 226 e il 413 d.C., l'unificazione della Nazione, requisito necessario alla sua espansione futura, che fu raggiunta alla metà del IV sec.

L'imperatore in carica, Yamato, nel 369 conquistò infatti i regni coreani di Paekche, Kaya e Sila.

L'impero di Yamato declinò rapidamente e durante questa fase si registrò la comparsa della religione buddhista.

Il sistema a reticolato su cui si basava la suddivisione della terra, i caratteri della scrittura e il Buddhismo sono certamente i tratti più significativi della presenza culturale cinese in Giappone, che risale infatti a 1.500 anni fa.

Questa imponente eredità culturale ha subito un processo di «giapponizzazione», a partire dal XVII secolo, prima di tutto nell'architettura e nella lingua.

La prima capitale stabile fu Nara, nel 710, sostituita poco dopo da Heian (l'attuale Kyoto).

Nella nuova capitale si consolidò il potere della famiglia Fujiwara, mentre il precedente sistema di proprietà imperiale della terra decadde e questa passò sempre più in mani private.

I membri dell'aristocrazia e le istituzioni religiose si accaparrarono le grandi estensioni libere da imposte (shoen), mentre i signori organizzarono eserciti privati che diedero origine alla classe dei guerrieri rurali, i samurai.

I clan Taira e Minamoto si disputarono il potere con una serie di scontri militari.

Il clan Taira dominò dal 1156 fino a quando fu sconfitto nella Guerra Gempei (1180-85). Lo shogun (generale) Minamoto Yaritomo fondò lo shogunato Kamakura, il primo dei regimi militari che governarono il Giappone fino al 1868. Il Kamakura fu messo a dura prova durante le invasioni mongole del 1274 e del 1281. Aiutati da provvidenziali tempeste (chiamate kamikaze, venti divini), i Giapponesi sconfissero gli aggressori. Nello stesso periodo nacquero nuove sette buddhiste conosciute come della Terra Pura, Vera Terra Pura e Loto. Agli inizi del XIV sec. lo shogunato di Kamakura fu distrutto. La guerra Onin (1467-77) per la successione dello shogunato di Ashikaga si trasformò in una guerra civile che durò quasi cento anni. Sorsero nuovi capi militari, mentre le città si auto-amministravano e pagavano le imposte. Il Portogallo iniziò gli scambi con il Giappone nel 1545 e il missionario Francesco Saverio introdusse il Cattolicesimo nel 1549, ma questo entrò in conflitto con le lealtà feudali e fu vietato meno di cent'anni dopo, nel 1639, insieme (ad eccezione degli Olandesi) alla presenza degli europei. Al termine del XVI secolo il territorio fu riunito intorno a un'autorità nazionale unica e vide la separazione dei militari dal resto della società. Nel XVII secolo il clan Tokugawa consolidò la propria supremazia in tutto il Paese: da Yedo (l'attuale Tokyo) il clan amministrò il Giappone fino al 1867. Convertiti in burocrati militari, i samurai furono alla testa di un sistema diviso in quattro classi, seguiti dai contadini, dagli artigiani e dai commercianti. A partire dal 1639 lo shogunato di Tokugawa praticò una politica di isolamento quasi totale dal mondo esterno. Nagasaki era l'unica eccezione visto che lì era permesso ai Cinesi e agli Olandesi di installare i loro commerci. Nel XIX sec. l'antico regime economico e sociale entrò in crisi: le ribellioni contadine si fecero frequenti e inutile fu il tentativo di riforma promosso a partire dal 1840: gli Stati Uniti forzarono l'apertura dei porti. La firma di trattati commerciali non vantaggiosi con gli Stati e i diversi Paesi europei acuì la crisi del Governo. I samurai attaccarono prima gli invasori occidentali e infine lo shogun, obbligandolo a rinunciare alla carica. Con il giovane Meiji, nel 1868, venne restaurata l'autorità imperiale. Durante questo periodo il Giappone iniziò un processo di modernizzazione seguendo il modello occidentale. Gli Stati Uniti influirono sull'insegnamento, sulle scienze e sui mezzi di comunicazione, oltre che su tutte le espressioni di cultura: in meno di 50 anni il Giappone si trasformò da società feudale e chiusa in potenza industrializzata. Nel 1877, simbolicamente, furono rimpiazzati i samurai, che persero l'autorità militare. Nel 1889 l'imperatore, costretto da pressioni politiche interne, promulgò una Costituzione e il Giappone divenne una Monarchia costituzionale, con un organo legislativo bicamerale. Tuttavia solo l'1% della popolazione era eleggibile e il primo ministro e il gabinetto erano responsabili davanti all'imperatore, visto come una figura divina. Il processo di espansione fu così rapido che in breve tempo il Giappone intraprese una politica estera dettata dalla necessità di materie prime per le sue industrie e, contemporaneamente, dalla esigenza di allargare il proprio mercato di vendita. Con le vittorie riportate sulla Cina (1891) e sulla Russia (1905) il Giappone si garantì il possesso della Corea, annessa nel 1910. Le mire espansionistiche nipponiche si rafforzarono nel corso della prima guerra mondiale, quando il Giappone, schierato a fianco degli Alleati, ed in particolare dell'Inghilterra, cercò di impadronirsi dei possedimenti tedeschi in Cina e nel Pacifico.

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Nel 1915 il Giappone costrinse la Cina ad accettare la sua influenza, ampliata con nuove concessioni in Manciuria e in Mongolia. Nel 1918 Hara Takashi fu alla guida del primo Governo con l'appoggio di una maggioranza parlamentare. A Washington (1921-22) il Giappone firmò un trattato per la limitazione dell'armamento navale stabilendo un equilibrio di potere nel Pacifico. Le difficoltà provocate dalla crisi economica internazionale degli anni Trenta furono sfruttate dai militari giapponesi per attaccare il Governo civile e sostenere che l'unica via d'uscita sarebbe stata una nuova espansione bellica che avrebbe portato alla conquista di nuovi mercati e quindi di nuove materie prime: ufficiali giapponesi occuparono la Manciuria nel 1931 senza autorizzazione governativa. Nel febbraio del 1932 il Governo accettò la creazione di un Governo di Manchukuo guidato dai militari che rimasero in carica fino al 1945. Nel 1936, il Giappone, stipulando il «patto tripartito» si alleò con la Germania e l'Italia e nel 1940 invase l'Indocina per aprirsi un varco verso il Sud-Est asiatico, costringendo gli Stati Uniti e l'Inghilterra a introdurre un embargo totale delle merci giapponesi. Nel 1941, senza dichiarazione di guerra, le navi giapponesi attaccarono la base militare americana di Pearl Harbour, nelle Hawaii, nel tentativo di creare una «Grande Asia Orientale» sotto l'egemonia nipponica. Solo nell'agosto del 1945, dopo lo scempio delle bombe atomiche di Hiroshima e Nagasaki, il Giappone decise di arrendersi. Il Giappone, sottoposto fino al 1951 all'occupazione statunitense, che aveva imposto il disarmo e il ripristino della democrazia, fu costretto a sciogliere l'esercito, a rinunciare ad ogni espansione territoriale, a smantellare ogni residuo di struttura politica feudale e ad adottare una Costituzione. Nonostante fosse un'imposizione esterna, i principi della Costituzione del 1947 furono accettati da tutte le categorie sociali e nel 1952 il Paese recuperò l'indipendenza. La sovranità sull'arcipelago di Tokara fu restituita al Giappone nel 1952, quella delle isole Amami nel 1953, quella di Ogasawara (Bonin) nel 1968 e quella delle rimanenti Ryukyu, inclusa Okinawa, nel 1972. La ricostruzione post-bellica fu comunque molto rapida grazie agli aiuti statunitensi e nel giro di pochi decenni il Giappone divenne una vera potenza economica mondiale. In politica interna il Partito liberal-democratico (PLD), fondato nel 1955, di stampo conservatore, assunse la guida del Paese a partire dalla fine della seconda guerra mondiale, assicurando al Giappone una stabilità e una continuità politica che ne favorirono un rapido sviluppo economico. Già nel 1956 il Paese entrò a far parte dell'ONU e riallacciò i rapporti con l'URSS. Per quanto screditato da scandali economico-politici e attaccato dall'opposizione socialista, il Partito liberal-democratico riuscì infatti a conciliare al proprio interno le contraddizioni sociali del Paese grazie all'equilibrio raggiunto dalle numerose correnti, espressione delle diverse esigenze della popolazione. Nonostante il grande boom economico e produttivo, che in breve tempo portò il Giappone ad essere la terza potenza economica mondiale, il tenore di vita medio della popolazione non corrispondeva all'enorme incremento produttivo. La ricchezza del Giappone infatti venne costruita grazie allo sfruttamento delle potenzialità lavorative umane cui però non corrispondeva un'adeguata organizzazione sociale e assistenziale.

Nonostante il ruolo fondamentale conquistato in campo economico, dal punto di vista politico il Giappone non riuscì a raggiungere un peso determinante nelle questioni internazionali anche a causa di una confusa strategia politica elaborata dal partito di Governo. D'altro canto il Partito socialista all'opposizione non seppe approfittare dei momenti di particolare debolezza dei liberal-democratici e rimase imbrigliato nelle discordie createsi al suo interno tra l'ala moderata e quella filo-cinese. Tra le varie iniziative prese dal Governo giapponese in politica estera a partire dalla fine della seconda guerra mondiale, particolarmente importanti furono i tentativi di normalizzare i rapporti con la Cina, gli Stati Uniti, l'URSS (poi Federazione Russia) e, soprattutto, l'avvicinamento ai Paesi del Sud-Est asiatico, fruitori del 30% della produzione industriale nipponica. Anche la crisi petrolifera del 1973 non compromise lo sviluppo dell'industria giapponese che divenne dominante nei settori dell'acciaio, dell'elettronica, in quello navale e automobilistico. La visita del primo ministro Tanaka a Pechino nel 1972 segnò il riconoscimento giapponese della Repubblica Popolare Cinese, inasprendo nel contempo i rapporti con Taiwan. La scoperta della corruzione di Tanaka danneggiò la popolarità del PLD che per la prima volta nella sua storia, nelle elezioni del 1976, perse la maggioranza assoluta in Parlamento. Il sistema imprenditoriale giapponese ancora negli anni Settanta era dominato dal sistema Sogo-Shosta, costituito da immensi gruppi che si dedicavano alla commercializzazione di qualsiasi tipo di materia prima, praticamente in tutti i Paesi del mondo, per mezzo dei più completi e veloci sistemi di informazione, che consentivano loro di prendere decisioni immediate. La situazione di pressoché pieno impiego che si venne a creare, minacciò di portare il Giappone alla mancanza di manodopera, problema che la chiusura del Paese all'immigrazione straniera e l'invecchiamento della popolazione aggravarono fino a quando, nel giugno del 1990, non entrò in vigore una legge che aprì il mercato del lavoro a lavoratori stranieri. Grande peso nella storia sociale e politica del Paese ebbe la morte dell'imperatore Hirohito, spentosi nel 1989 dopo aver regnato per 62 anni. Il suo fu il Regno più lungo della storia del Giappone, mettendo fine all'era Showa, iniziata nel 1926. L'incoronazione del successore, il figlio Akihito, che inaugurò l'era Haisei («realizzazione della pace universale») venne celebrata con il tradizionale rito nipponico, in una cerimonia trasformatasi nella maggior riunione di capi di Stato mai celebrata fino allora nel mondo. In politica interna l'egemonia del Partito liberal-democratico continuò ininterrottamente fino al 1993, nonostante i diversi scandali che coinvolsero i politici in carica. Con l'accusa di non aver portato avanti la riforma della legislazione elettorale necessaria per porre fine all'endemica corruzione del sistema politico, il Parlamento in quell'anno destituì il primo ministro Myazawa. Il partito di Governo si sgretolò e perse 54 parlamentari e furono indette le elezioni anticipate. Le elezioni del 18 luglio 1993 ebbero il più basso afflusso dal dopoguerra (67,3%) manifestando l'insoddisfazione popolare verso l'ondata di corruzione. Il PLD al potere dal 1955 perse la maggioranza nel Parlamento e Miyazawa che aveva annunciato la propria decisione di restare in carica anche dopo i risultati elettorali, cambiò idea.

Si dimise dalla presidenza e si attribuì la responsabilità della sconfitta del Partito. Passò a governare una coalizione mista formata da ben sei partiti: il Partito socialista, il Partito rinnovatore, il Partito buddhista Komeito, quello socialdemocratico, quello socialdemocratico unificato e il Partito pioniere. Primo ministro fu eletto Hosokawa, ex governatore della provincia di Kunamoto. Nel suo primo discorso davanti al Parlamento, Hosokawa fece riferimento all'aggressività con la quale il Paese aveva trattato i vicini asiatici e offrì le proprie scuse alle vittime del colonialismo giapponese. Pochi mesi dopo il Governo aprì il mercato del riso, accettando dall'estero il 4% dei 10 milioni di tonnellate di consumo interno. L'elevato surplus commerciale del Giappone (107 mila milioni di dollari nel 1992, 150 mila nel 1993) provocò continui attriti nei mercati internazionali, in particolare negli Stati Uniti. Oltre ai problemi legati a questo surplus commerciale, l'economia giapponese subì gli effetti della recessione mondiale. La conseguenza più visibile fu la disoccupazione, in ascesa dal 1992 e arrivata al suo picco nel 1996, con il 3,2%. L'idillio di Hosokawa con l'opinione pubblica, dopo aver battuto ogni record di popolarità, cominciò a sfilacciarsi all'inizio del 1994 e i giudizi della stampa divennero severi, accusandolo di aver ricevuto enormi somme di denaro in cambio di favori. Anche un nuovo piano di sviluppo economico per un ammontare di 140 milioni di dollari ricevette numerose critiche e la sua efficacia fu messa in dubbio. Nel marzo dello stesso anno un summit tra Giappone e Stati Uniti si risolse in un insuccesso: sebbene Hosokawa mostrasse la volontà di accettare l'apertura del mercato giapponese delle automobili, delle telecomunicazioni, dei farmaci e delle assicurazioni, respinse il progetto statunitense di stabilire quote obbligatorie. Imprenditori e dirigenti giapponesi squalificarono Hosokawa e minacciarono una guerra commerciale con gli Stati Uniti, piuttosto che cedere alle pressioni. Dopo un ennesimo caso di corruzione che coinvolse il legislatore Nakamura del PDL, Hosokawa non poté prendere le distanze dalle accuse dei suoi oppositori, che lo coinvolgevano in affari illeciti: accettò quindi le dimissioni. Tsutomu Hata fu designato primo ministro e venne formato il primo Governo giapponese di minoranza: i socialisti si ritirarono dalla coalizione di Governo. Il socialista Tomiichi Murayama fu eletto poco dopo primo ministro e il suo partito a sorpresa formò un'alleanza con il suo tradizionale rivale, il PLD e con il nuovo partito, Sakigake. Il 17 gennaio 1995 un terremoto scosse la regione di Hanshin: più di seimila persone morirono, centomila edifici furono distrutti nella sola Kobe e più di trecentomila persone rimasero senza un tetto. Negli anni successivi la vita politica del Giappone venne in gran parte condizionata dalla grave crisi economica e finanziaria che investì tutti i Paesi dell'Asia orientale. Le difficoltà del settore bancario crearono problemi alle imprese commerciali e industriali, ma anche agli organi di Governo. Emersero allora episodi di incompetenza e numerosi scandali che misero a nudo l'alto grado di corruzione della classe politica e finanziaria. Tornati al Governo, i liberal-democratici nella persona di R. Hashimoto presero una serie di provvedimenti (1996) per rassicurare l'opinione pubblica, rendendo più trasparente il sistema bancario e finanziario.

Ma nel 1998, alle elezioni per il rinnovo parziale della Camera alta, il Partito liberal-democratico venne sconfitto e Hashimoto si dimise, venendo sostituito da Keizo Obuchi. Questi si adoperò per ristrutturare il sistema creditizio e rilanciare l'economia attraverso riduzioni fiscali, ponendo al tempo stesso un freno alla disoccupazione. Curò anche i rapporti diplomatici con la Corea, incontrandone il presidente Kim Dae-Jung, ed esprimendo al popolo coreano «profonde scuse» per le sofferenze inflitte dal suo Paese durante l'occupazione coloniale (1910-45). Le elezioni amministrative del 1999 decretarono una seconda sconfitta per il Partito liberal-democratico, giacché si conclusero con la vittoria del nazionalista indipendente S. Ishitara. La recessione del 1998-99 costrinse il Paese a pesanti ristrutturazioni industriali e bancarie ed a un forte incremento della spesa pubblica, con gravi ripercussioni sul disavanzo dello Stato. In un clima in cui prevaleva ancora l'incertezza, la coalizione di Governo, sotto la guida del nuovo premier Yoshiro Mori, conservò la maggioranza dei deputati nelle elezioni legislative del giugno 2000 con il 56,5% dei voti, ma perse consensi a favore del Partito democratico, la principale forza di opposizione. Yoshito Mori, segretario generale del Partito liberal-democratico, subentrò come primo ministro nell'aprile dello stesso anno, all'aggravarsi della malattia del primo ministro Obuchi (che sarebbe morto a sei settimane di distanza). Nello stesso mese venne annunciata la rinuncia del Governo al finanziamento per la realizzazione, prevista tra il 2000 e il 2010 di nuove venti centrali nucleari. La decisione fu presa dopo che nel settembre 1999 nell'impianto di lavorazione dell'uranio a Tokaimura, a soli 150 chilometri da Tokyo, si verificò un gravissimo incidente. Una cinquantina di addetti rimasero contaminati dalle radiazioni, che causarono la morte di due di essi nel giro di pochi mesi. Nel febbraio 2001 il sottomarino nucleare statunitense Greenville speronò la nave scuola Ehime Maru al largo di Pearl Harbour, provocando la morte di nove persone. In aprile il primo ministro Mori, incappato in una serie di clamorosi errori politici, che ne misero in luce le incapacità, e travolto dal moltiplicarsi degli scandali che avevano visti implicati esponenti del Governo, dovette cedere gli incarichi di leader del Partito liberal-democratico e di primo ministro a Junichiro Koizumi. Nel suo programma di Governo, il neo premier indicò come priorità la necessità di riforme in campo economico volte a una riduzione del debito pubblico. Inoltre Koizumi disse di impegnarsi per realizzare un piano di stabilità fiscale e una limitazione dei prestiti alle banche, onde evitare le disastrose bancarotte degli istituti di credito, ribadì l'alleanza strategica con gli USA, sia sotto il profilo economico che militare, si espresse più volte a favore di un rafforzamento delle Forze armate. Il primo test elettorale per Koizumi furono le elezioni municipali di Tokyo (giugno) che registrarono il successo imprevisto del partito di governo; a luglio anche le consultazioni per il rinnovo dei seggi del Parlamento terminarono con la vittoria del Partito liberal-democratico.

In agosto Koizumi rese omaggio al sacrario di Yasukuni dedicato ai caduti in guerra del Giappone, suscitando la riprovazione internazionale, dal momento che il monumento commemorativo onora anche criminali di guerra. In ottobre il primo ministro si recò in visita a Seoul e offrì le scuse del Giappone per le sofferenze subite dalla Corea del Sud durante il dominio coloniale nipponico. Dissapori ci furono invece tra Giappone e Perú a causa del braccio di ferro sull'estradizione dell'ex presidente peruviano Alberto Fujimori, in Giappone dal novembre 2000, il quale proprio dal Sol Levante aveva annunciato le sue dimissioni da presidente del Perú. Successivamente Tokyo aveva riconosciuto a Fujimori, nato in Perú da genitori giapponesi, la cittadinanza giapponese, che lo protegge dalle richieste di estradizione. Dopo gli attentati dell'11 settembre, il Giappone diede il suo pieno appoggio all'attacco aereo degli Stati Uniti contro l'Afghanistan. Il Paese, con una modifica alla Costituzione, autorizzò l'invio all'estero di un corpo di spedizione navale e aereo "di autodifesa" in appoggio logistico alle truppe USA impegnate in Afghanistan e di assistenza ai profughi. Le accuse di violazione della Costituzione pacifista del 1947 (che prevede solo un uso difensivo delle armi) si fecero pressanti allorché il Giappone, nel 2003, approvò l'invio di soldati in Iraq a sostegno della campagna anglo-americana in quel Paese. In novembre, tuttavia, il partito del premier (PLD) vinse le elezioni legislative e Koizumi venne confermato Primo ministro. Il Governo si accinse allora a portare a termine un ambizioso piano economico-finanziario per la privatizzazione del sistema postale nipponico. La Camera alta del Parlamento bocciò però tale piano, determinando l'indizione di elezioni legislative anticipate. Queste si svolsero nel settembre 2005 e videro ancora una volta la vittoria di Koizumi e del PLD. Forte di tale risultato, il premier reintrodusse il provvedimento sulla privatizzazione delle Poste, che fu approvato in ottobre dal Parlamento. Nel frattempo, il Giappone guidato da Koizumi era stato al centro di forti tensioni con alcuni Stati vicini, per questioni ancora legate all'eredità della seconda guerra mondiale: nel gennaio 2005 il premier giapponese aveva deciso di non firmare il trattato di pace con la Russia, poiché rivendicava il possesso delle isole Curili occupate dall'ex Urss nel 1945; in marzo fu la volta di attriti con la Corea del Sud, che protestò per le pretese giapponsei sulle isole Dokdo; in aprile, infine, si guastarono i rapporti con la Cina, sia per le pretese cinesi sulle isole Senkaku, sia per via del revisionismo storico contenuto nei libri di testo giapponesi, che provocò violente manifestazioni antigiapponesi in numerose città della Cina. Dal 1° gennaio 2005 il Giappone figura, come membro non permanente, nel Consiglio di sicurezza dell'ONU. Nel giungo 2006, le autorità governative annunciarono l'intenzione di ritirare il proprio contingente militare dall'Iraq.

Alcuni samurai

Alcuni samurai

Giappone

LE CITTÀ

Tokyo

(8.083.980 ab.). Capitale del Giappone dal 1868 e capoluogo della prefettura omonima (2.166 kmq;

12.378.000 ab.), venne fondata sul luogo di una vecchia fortezza militare nel 1457.

In un secolo la città è passata da 500.000 abitanti alla cifra attuale.

Questa clamorosa espansione è avvenuta nonostante le calamità subite nel XX secolo:

nel 1923 un terremoto rase al suolo il 9% degli edifici e dei monumenti importanti;

tra il 1941 e il 1945, nel corso della seconda guerra mondiale, 800.000 persone morirono e il 40% delle abitazioni vennero distrutte a causa dei bombardamenti americani.

Per questi stessi motivi la città risulta costruita piuttosto caoticamente, non ben delimitata nelle sue differenti funzioni.

I quartieri adibiti ad abitazione si susseguono mescolati a quelli industriali e commerciali, per un'enorme area urbana, data la grande quantità di abitazioni a due piani.

Tokyo è costruita sulla costa orientale dell'isola di Honshu, sulla baia omonima, presso l'estuario del fiume Sumida.

L'enorme estensione della città ha una spiegazione pratica:

il terreno molto friabile su cui è costruita e la vicinanza di vulcani, con il pericolo conseguente di pericolose scosse sismiche, hanno impedito la costruzione di grattacieli come è nello stile delle grandi metropoli americane, e in luogo di questi sono state scelte particolari architetture antisismiche.

In città il traffico è molto intenso; più tranquilla, invece, la vita nei quartieri residenziali che sorgono sulle colline circostanti, e nelle città satelliti distanti fino a 70 km dal centro di Tokyo.

Il porto di Tokyo ha un traffico equivalente a quello di Bombay, ed è uno dei maggiori del mondo.

Inoltre la città dispone di una ferrovia sopraelevata, monorotaia, unica al mondo, che collega, in 13 km, la zona del porto con l'aeroporto di Haneda.

Ginza è il quartiere più conosciuto di Tokyo;

è percorso da una arteria, illuminata di notte da migliaia di caratteristiche lampadine al neon.

Tra i monumenti più famosi si ricordano:

il tempio di Asakusa (1649), il santuario di Yasukini (1896), il palazzo imperiale (ricostruito nel 1967), il tempio di Kwannon (ricostruito nel 1958).

Scorcio della Ginza a Tokyo

Scorcio della Ginza a Tokyo

Un quartiere di Tokyo

Un quartiere di Tokyo

Tokyo: la ferrovia

Tokyo: la ferrovia

Yokohama

(3.466.875 ab.). Città del Giappone e capoluogo della prefettura di Kanagawa (2.403 kmq; 8.732.000 ab.). Situata a soli 40 km da Tokyo sulla medesima baia è dotata di un porto con un traffico superiore a quello della stessa capitale, collegato mediante un canale navigabile al centro industriale di Tokyo. L'attuale Yokohama è stata ricostruita secondo moderni criteri urbanistici dopo le distruzioni causate dal terremoto del 1923 e dai bombardamenti aerei della seconda guerra mondiale. Ha importanti industrie cantieristiche, siderurgiche, metallurgiche (alluminio), meccaniche (autoveicoli), chimiche, petrolchimiche, elettrotecniche, tessili e alimentari.

Osaka

(2.490.172 ab.). Città del Giappone e capoluogo della prefettura omonima (1.869 kmq; 8.814.000 ab.). Costruita sull'isola di Honshu, sui fiumi Yodo e Yamato, sorge sulle rovine di un antico villaggio. Capitale del Giappone nel IV secolo, per importanza e intensità di traffici, il secondo porto del Giappone, dal 1868, anno in cui venne aperto al traffico internazionale. Importanti industrie cantieristiche, siderurgiche, metallurgiche, meccaniche (automobili, biciclette), chimiche, della gomma sintetica, tessili, dell'abbigliamento, alimentari, della carta, del vetro da ottica. Tra i monumenti più importanti, ricordiamo un antico castello del XIV sec. e i templi buddhisti Shintenno-ij (593) e Ishiyama-Hongan (1496).

Nagoya

(2.117.094ab.). Città del Giappone e capoluogo della prefettura di Aichi (5.139 kmq; 7.192.000 ab.). Situata nella zona settentrionale dell'isola di Honshu, si sviluppò nel 1612 come cittadella militare intorno al grande castello di Nakono. Rimase dunque un importante nodo strategico fino a che i bombardamenti americani non la distrussero quasi totalmente durante la seconda guerra mondiale. Dopo il conflitto seppe comunque rinnovarsi interamente e divenne una delle città più moderne e dinamiche del Giappone. Oggi è tra i primi cinque centri industriali giapponesi e il quarto per densità di popolazione. La città possiede notevoli edifici, quali il tempio shintoista di Atsuta e quello buddhista di Nanatsu (1611).

PICCOLO LESSICO

Il Teatro Kabuki

Kabuki è un termine giapponese che indica un genere teatrale sviluppatosi nel XVII sec.

In giapponese ka significa «canto», bu «danza», ki «recitazione», ed infatti in questo tipo di spettacolo i dialoghi si alternano al canto e alla danza.

Le origini del teatro Kabuki non sono del tutto chiare, secondo la tradizione fu la danzatrice O-Kuni l'iniziatrice di questo genere, quando nei primi anni del XVII sec. cominciò a eseguire pezzi di sua creazione.

Queste danze ottennero subito il favore del pubblico e compagnie di attori girovaghi portarono gli spettacoli in tutto il Paese.

Le prime rappresentazioni erano costituite da pantomime inframmezzate da intermezzi burleschi e da danze licenziose, tanto che nel 1629 un editto shogunale proibì alle dame di calcare il palcoscenico.

Le compagnie, quindi, per sfuggire questo divieto decisero di far interpretare le parti femminili a giovani attori appositamente truccati e vestiti in modo vistoso.

Da allora, nel teatro Kabuki, i ruoli femminili sono sostenuti dagli Onnagata attori maschi specializzati in parti femminili, che indossano sontuosi kimoni e si truccano secondo regole convenzionali.

Contrapposto al teatro

No che era lo spettacolo preferito dall'aristocrazia, il teatro Kabuki fu fin dalle origini un divertimento popolare:

gli spettacoli sono lunghissimi

- a volte anche cinque ore -

e gli spettatori spesso banchettano, si distraggono o chiacchierano durante le parti meno interessanti.

Originariamente gli attori stessi redigevano i testi che poi venivano rappresentati.

I temi trattati potevano essere drammatici, religiosi o frivoli.

Attualmente nel teatro Kabuki si possono individuare due filoni:

quello dei Sewa-Mono, racconti legati a vicende realmente accadute, e quello dei Jidai-Mono, drammi storici o religiosi.

Honda Motor Company

Industria giapponese produttrice di motociclette, automobili e macchine agricole.

Fu fondata nel 1948 a Tokyo, con il nome di Honda Motor Company, da Soichiro Honda e Takeo Fujisawa, divenendo sin dagli anni Sessanta una delle marche più note e apprezzate in ambito motociclistico.

I suoi modelli, leggeri, sicuri ed economici conquistarono ampie fette del mercato estero (la prima filiale negli Stati Uniti fu aperta nel 1959), dando all'impresa un carattere decisamente multinazionale.

Al successo della Casa nipponica contribuirono l'adozione di tecnologie di produzione sempre all'avanguardia, eccellenti campagne promozionali nonché i numerosi successi conseguiti nelle competizioni internazionali su pista.

Nel 1962 ebbe inizio la produzione automobilistica, che tuttavia, non ha raggiunto un successo paragonabile al segmento motociclistico.

Modello tridimensionale di Honda NR

Suzuki

La Suzuki è un'azienda giapponese di moto, automobili e motori con sede a Hamamatsu. Fu fondata nel 1909 da Michio Suzuki e nell'arco di un ventennio si trasformò da azienda prettamente familiare e artigianale (produttrice di telai) in azienda quotata in borsa ed esportatitrice di macchinari. Il primo prototipo di automobile risale al 1938, tuttavia l'esperimento automobilistico venne abbandonato a causa della guerra. Fu solo all'inzio degli anni Cinquanta che la Suzuki avviò la sua produzione di ciclomotori, in concorrenza sul mercato interno con la Honda, divenendo nel 1954 Suzuki Motor Co. Ltd. A quella data già produceva 6.000 motociclette al mese. Nel 1963 venne aperta la prima filiale nordamericana (a Los Angeles) e contemporaneamente la Casa giapponese conseguì le prime vittorie nelle competizioni su pista. Da allora è una delle marche più conosciute e vendute nel mondo.

Modello tridimensionale di Suzuki Katana

Yamaha Motor Corporation

La Yamaha Motor Corporation è un'azienda produttrice di veicoli motorizzati. Inizialmente, con il nome di Nippon Gakki, s'impose sul mercato come costruttrice di organi e pianoforti, per poi divenire altresì produttrice di motociclette nel 1955. Attualmente la Yamaha è la seconda azienda produttrice di moto nel mondo. Sul piano delle competizioni sportive, è la marca campione del mondo in carica, grazie al titolo iridato della classe Moto GP vinto nel 2004 e nel 2005 con il pilota italiano Valentino Rossi. L'accoppiata Rossi-Yamaha si è presentata ancora insieme al via del motomondiale 2006.

Modello tridimensionale di Yamaha FZR750R

PERSONAGGI CELEBRI

Hirohito

Imperatore del Giappone (Tokyo 1901-1989). Assunta la reggenza nel 1921 in seguito alla rinuncia del padre Yoshihito, salì al trono nel 1926, dando origine all'era Showa. Il suo regno, dopo un primo periodo di pace, fu caratterizzato da una politica espansionistica, fino all'intervento nella seconda guerra mondiale con l'attacco degli Stati Uniti (1941). La Costituzione del 1946 assegnò a Hiroito funzioni eminentemente rappresentative.

Yasuhiro Nakasone

Uomo politico giapponese (n. Takasaki 1917). Laureatosi all'università di Tokyo, divenne, nel corso della seconda guerra mondiale, ufficiale della Marina imperiale.

Nel dopoguerra iniziava la militanza nel Partito liberal-democratico, risultando eletto parlamentare nel 1947.

Dopo essere stato titolare di vari dicasteri negli anni Sessanta e nei primi anni Settanta, nel 1974 diveniva segretario generale del suo partito, ottenendone la presidenza nel 1977.

Divenuto primo ministro nel 1982, doveva affrontare la difficile situazione politica venutasi a creare dopo il processo a Tanaka. Nelle elezioni generali del 1983 il Partito liberal-democratico registrava una caduta di consensi, ma Nakasone riusciva egualmente a formare il Governo grazie all'alleanza con il Nuovo club liberale.

In politica interna si faceva quindi promotore di una politica di ammodernamento del sistema produttivo e burocratico, mentre in politica estera cercava di comporre le divergenze con l'URSS.

Nel 1987 si recava in visita negli Stati Uniti nel tentativo di raggiungere un accordo con il presidente Reagan in merito alle esportazioni giapponesi in quel Paese.

ALTRI CENTRI

Hiroshima

(1.118.767 ab.). Città del Giappone e capoluogo della prefettura omonima (8.467 kmq; 2.878.000 ab.). Situata nell'isola di Honshu venne fondata nel 1594 come piazzaforte. Divenuta nel XIX sec. un'importante base militare, nell'agosto del 1945 la città fu colpita, e così pure Nagasaki, dal primo disastroso bombardamento atomico, deciso dagli Americani per costringere il Giappone alla resa e costato la vita a 150.000 persone. Ricostruita nel 1950, la città ospita il centro della Pace, progettato da K. Tange (1955-56). Attualmente Hiroshima è centro amministrativo, di servizi, commerciale e portuale di rilievo. Interessante, nei pressi della città, il tempio di Itsukushima, fondato nell'832.

Kobe

(1.483.670 ab.). Città del Giappone e capoluogo della prefettura di Hyogo (8.381 kmq; 5.587.000 ab.). Situata sulle coste meridionali dell'isola di Honshu, è dotata di un imponente porto, affacciato sullo stretto braccio di mare esistente tra Honshu e le altre isole di Shikoku e di Kyushu, e chiamato Seto Naikai. Il porto di Kobe è per importanza pari a quelli di Tokyo, di Osaka e di Yokohama: da qui transita infatti il 35% del traffico portuale dell'intero arcipelago. La città si stende ai piedi del Monte Rokko, lungo la costa. Tra i vanti di Kobe è il quartiere residenziale di Suma, situato in posizione incantevole e dotato di ogni comfort e attrattive, tanto da costituire una frequentata località di villeggiatura per gli abitanti della città di Osaka, poco distante.

Kyoto

(1.386.372 ab.). Città del Giappone e capoluogo della prefettura omonima (4.613 kmq; 2.638.000 ab.). Situata anch'essa nell'isola di Honshu, fu capitale del Giappone dal 794 al 1868 e ancora oggi è una città molto importante e popolosa. Assai attivo l'artigianato (seta, ricami, porcellane, mobili laccati, carta e giocattoli); industrie metalmeccaniche, chimiche, elettrotecniche, degli strumenti di precisione, del legno e della carta. Massimo centro religioso del Paese, conserva stupendi monumenti, tra cui la villa di Katsura (XVII sec.), il tempio buddhista di Chion (XIII sec.) e il padiglione d'Argento (1482).

Modello tridimensionale del Palazzo imperiale di Kyoto

Nagasaki

(418.523 ab.). Città del Giappone e capoluogo della prefettura omonima (4.113 kmq; 1.495.000 ab.). È situata nell'isola di Kyushu, in fondo all'omonima baia. Durante il bombardamento atomico cui fu sottoposta nel 1945, persero la vita ben 39.000 persone. Città con origini antichissime, fino al XV secolo, fu un feudo della famiglia dei Nagasaki, poi passò a quella degli Omura, che nel 1568 aprì il suo porto al commercio con il Portogallo. Attraverso i contatti con l'Europa vi si diffuse rapidamente il Cristianesimo. Nagasaki divenne rapidamente un porto molto importante ed attivo, specie per i suoi contatti con l'Europa. Dalla metà del XVII sec. il traffico portuale decadde per rifiorire solo molti anni più tardi. Attualmente è molto attivo. Le risorse principali sono costituite dall'industria tessile, dalla pesca, e dai cantieri navali.

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