GEOGRAFIA - AMERICA DEL SUD - SURINAME

PRESENTAZIONE


Il Suriname si estende lungo la costa atlantica settentrionale dell'America Meridionale e confina ad Est con la Guyana Francese, a Sud col Brasile e a Ovest con la Guyana. Il suo territorio si estende per 163.820 kmq ed è abitato da una popolazione di 487.000 abitanti, con una densità media di 3 abitanti per kmq. La popolazione è costituita da una grande varietà di gruppi etnici. Gli Indiani (33%) rappresentano uno dei gruppi più numerosi, accanto agli Indonesiani (16%) e ai Cinesi (1,7% circa), tutti giunti ai tempi della colonizzazione olandese per lavorare nelle piantagioni. Il gruppo etnico più consistente è quello dei creoli (35%), che, insieme alla minoranza bianca (1%), occupano le posizioni di maggior rilievo in campo politico-economico. I Saramacca, o Bush Negroes, discendenti dagli schiavi di colore, rappresentano il 10% della popolazione. Più esigua (3% del totale) è la rappresentanza degli Amerindi, che vivono lungo i fiumi in piccoli gruppi. La lingua ufficiale è l'olandese, ma molto usati sono anche l'hindi, la lingua caribe e due forme di creolo-inglese. Per quanto riguarda la religione, oltre un terzo della popolazione è cristiana (cattolici, 23%, e protestanti, 16%), ma vengono professati anche l'Induismo (27%) e l'Islamismo (20%). Il Suriname è una Repubblica presidenziale. L'Assemblea Nazionale, formata da 51 membri eletti a suffragio universale, con mandato di cinque anni, cui spetta il potere legislativo, elegge, con l'apporto di altri grandi elettori, il presidente della Repubblica, anch’esso in carica per cinque anni. Al presidente formalmente spetta il potere esecutivo, esercitato, però, nella sostanza, dal Governo, responsabile di fronte all'Assemblea Nazionale. La divisione amministrativa del territorio comprende dieci distretti, incluso quello della capitale. L'unità monetaria è il fiorino di Suriname. La capitale è Paramaribo (243.640 ab.).

IL TERRITORIO


Nella sezione meridionale il territorio è prevalentemente montuoso, anche se l'altezza massima dei rilievi non supera i 1.280 m del Julianatop nei Monti Wilhelmina. All'estremità meridionale del Paese la Serra Tumucumaque separa l'Oceano Atlantico dal bacino amazzonico. Il resto del Paese, se si esclude una zona intermedia di lievi ondulazioni, presenta pianure di origine alluvionale che, nella fascia costiera, danno luogo a paludi. Il Suriname è attraversato da numerosi fiumi, che scorrono dai rilievi in direzione dell'Atlantico. Questi fiumi, alimentati da copiose precipitazioni, sono caratterizzati da una portata abbondante e arrecano al Paese un duplice beneficio economico: per il loro potenziale idroelettrico, considerata la presenza di numerose rapide e cascate, e per la loro navigabilità nel tratto pianeggiante. I fiumi principali sono il Suriname (da cui si forma il Lago di Brokopondo), il Coppename, il Nickerie, il Corantijn e il Marowijne: gli ultimi due che scorrono rispettivamente lungo la frontiera occidentale e orientale del Paese. Il clima è equatoriale, caldo-umido; le temperature, benché mitigate dagli alisei che soffiano da Nord-Est, sono elevate durante tutto l'anno. Manca una stagione secca propriamente intesa, in quanto due brevi stagioni secche separano due lunghe stagioni delle piogge molto vicine tra loro (aprile-agosto e novembre-febbraio). Le precipitazioni sono, quindi, abbondanti e favoriscono uno sviluppo assai esteso della foresta equatoriale.
Cartina del Suriname


L'ECONOMIA


L'economia del Paese ha ancora una struttura di tipo coloniale ed è caratterizzata da una forte dipendenza nei confronti dei Paesi Bassi (vecchi colonizzatori) e degli Stati Uniti. L'agricoltura, pur essendo praticata su una superficie assai ridotta, è molto sviluppata. La coltura principale, praticata nelle zone costiere, è il riso. Altre colture sono la canna da zucchero, le banane, il caffè, il cacao, la palma da cocco e gli agrumi. Tali prodotti sono destinati in gran parte all'esportazione. Le notevoli risorse forestali sono scarsamente sfruttate per gli scarsi investimenti e le notevoli difficoltà a raggiungere l’interno del Paese, povero di adeguate vie di comunicazioni con la costa. In costante sviluppo la pesca e la commercializzazione dei crostacei, diretti soprattutto al mercato statunitense. Il settore secondario è caratterizzato da piccole e medie aziende alimentari (zuccherifici, distillerie di rhum, oleifici). Alcune raffinerie sono state costituite da società straniere che controllano inoltre l'estrazione della bauxite, vera ricchezza mineraria del Paese, uno dei maggiori produttori al mondo. Il sottosuolo offre inoltre discrete riserve di oro e di petrolio. All’estrazione della bauxite è legata l’industria della sua lavorazione e trasformazione in alluminio e allumina: questi prodotti, insieme a quelli dell'agricoltura (riso e banane), della pesca (crostacei) e dello sfruttamento forestale rappresentano le principali voci dell’esportazione del Paese. Le importazioni, invece, riguardano per lo più il petrolio e i combustibili. Le scarse comunicazioni interne si basano su una rete stradale di 4.470 km, di cui 1.162 asfaltati, e su 1.200 km di vie navigabili interne. I porti principali sono: Paramaribo, Nieuw Nickerie e Albina; l'aeroporto è a Paramaribo.

CENNI STORICI


Originariamente la popolazione dei Caribi occupava la costa atlantica dell’America Centromeridionale, compresa l’area del Suriname, dedicandosi alla caccia, alla pesca e all’agricoltura. Successivamente i suoi membri si dispersero all’interno del continente e negli arcipelaghi circostanti. La storia del Suriname fu in seguito legata per molto tempo a quella dell’odierna Guyana: entrambi i territori furono infatti contesi da Inghilterra ed Olanda. Primi ad insediarvisi furono gli Inglesi, nel secolo XVII, ma con il trattato di Breda del 1667 gli Olandesi acquistarono il Suriname, dove iniziarono la tratta degli schiavi neri. Gli Inglesi lo rioccuparono tra il 1799 e il 1816, per rimetterlo poi nelle mani olandesi. Da allora il Paese rimase definitivamente sotto il dominio dei Paesi Bassi, con il nome di Guyana Olandese. Nel 1863 le colonie olandesi abolirono la schiavitù e il lavoro venne svolto in regime di semischiavitù da immigrati indiani e giavanesi. Si venne a creare una struttura etnica composta da un numeroso gruppo indiano, da creoli, Giavanesi, neri cimarrones (i cui antenati erano schiavi fuggiti nelle foreste), Amerindi e da una piccola minoranza europea. Le differenze etniche, culturali e linguistiche ostacolarono la nascita di una coscienza nazionale. Solo dopo il secondo conflitto mondiale i creoli iniziarono una lotta indipendentista, contrastati dai rappresentanti indiani, in gran parte commercianti e imprenditori, che osteggiarono l’indipendenza nel tentativo di rimandarla. Nel 1973 gli indipendentisti vinsero le elezioni: il leader del Partito nazionale surinamese (NPS), di ispirazioni liberali, Henck Arron, divenne primo ministro del Governo locale che, già dal 1954, godeva di una certa autonomia da parte dei Paesi Bassi. L’indipendenza fu proclamata nel 1975, anche grazie agli accordi con la componente indiana del Paese. Quasi un terzo della popolazione, il ceto medio, forte della sua cittadinanza olandese, emigrò nei Paesi Bassi, provocando di fatto una grave carenza di quadri amministrativi e professionali. Conseguentemente si registrò una pesante crisi delle attività economiche e un’involuzione dell’agricoltura, con l’unica eccezione del personale della Suralco e della Billiton, due imprese transnazionali che detenevano il monopolio dell’estrazione della bauxite. Nel 1980 un colpo di Stato militare portò al potere il colonnello Desi Bouterse che instaurò una politica di tipo «socialista e neutralista». Il nuovo Governo allacciò rapporti con Cuba, mentre dovette fronteggiare l’opposizione interna dei partiti di maggioranza e quella esterna degli Stati Uniti e dell’Olanda. Nel 1983 Bouterse formò un nuovo Governo composto sia da civili sia da militari, nominando primo ministro il nazionalista Errol Halibux dell’Unione dei lavoratori e agricoltori. L’invasione di Grenada da parte degli Stati Uniti convinse il Governo a cambiare rotta in fatto di relazioni esterne, chiedendo a Cuba di ritirare l’ambasciatore e sospendendo tutti i trattati di cooperazione sottoscritti dai due Paesi. I due anni successivi videro un susseguirsi di scioperi e di proteste da parte dei lavoratori dell’industria mineraria, dei trasporti, dell’acqua e dell’elettricità. Bouterse sciolse il Governo, annunciando anche l’annullamento di tutte le misure fiscali ed invitando due dirigenti sindacali a far parte del nuovo Gabinetto. L'isolamento del Paese e il malcontento della popolazione costrinsero Bouterse a permettere il ritorno alla democrazia con la formazione, nel 1985, di un'Assemblea Nazionale incaricata di elaborare un progetto di Costituzione. Nel frattempo, cercando di ridurre l’isolamento e diversificare gli stretti vincoli con i Paesi Bassi, il Governo entrò nel CARICOM (la Comunità economica dei Caraibi) come osservatore e ristabilì i rapporti con Cuba, Nicaragua e Grenada, oltre che con il Brasile e il Venezuela. Entrò inoltre a far parte anche del SELA (il Sistema economico latinoamericano), dell’Organizzazione degli Stati americani e del Patto Amazzonico. Alle elezioni del 1988 trionfò il Fronte per la democrazia e lo sviluppo e, nel gennaio dello stesso anno, venne eletto presidente Ramsewak Shankar. Un anno più tardi lo stesso presidente concesse un’amnistia alla guerriglia non del tutto spentasi. Bouterse e il NDP (Il Partito nazionale democratico) si opposero a questo accordo, affermando che ciò significava legalizzare una forza militare autonoma. Nel 1990 un golpe militare depose Shankar: Bouterse riassunse la carica di comandante dell’esercito mentre l’Assemblea Nazionale elesse Johan Kraag (del Partito nazionale surinamense) presidente ad interim. Nel 1991 ufficiali del regime di Bouterse furono accusati di essere implicati nel narcotraffico. Stati Uniti e Paesi Bassi annunciarono l’intenzione di intervenire militarmente nel Paese, nonostante le esperienze disastrose di Panamà e Grenada. Le elezioni di quell’anno videro la vittoria del Nuovo fronte (NF), una coalizione di partiti civici e gruppi etnici che si opponevano al regime militare. Il NF propose di ristabilire le relazioni con il Governo dei Paesi Bassi e di riprendere i rapporti economici con l’ex autorità coloniale. Nuovo presidente fu il leader della formazione, Ronald Venetiaan. Questi ridusse immediatamente del 50% le spese per la difesa ed avviò un processo di pacificazione che prevedeva il disarmo della guerriglia grazie ad una supervisione dell’ONU. Nel 1992 firmò un accordo di cooperazione con i Paesi Bassi e con costanza adottò un rigoroso programma di aggiustamento strutturale che causò però un sempre maggiore malcontento tra la popolazione, già duramente segnata da povertà e disoccupazione. Nel 1994 venne occupata la diga di Afobakka, 100 km a Sud di Paramaribo. I ribelli, che chiedevano le dimissioni del Governo, furono allontanati dalle truppe governative dopo quattro giorni di occupazione. Nel 1995 avvenne un’altra imponente protesta organizzata dai rappresentanti di Amerindi e Cimarrones contro i danni causati all’ambiente da una compagnia mineraria canadese e da un’industria del legname indonesiana. Nel 1996 il Parlamento elesse Jules Wijdenbosch come nuovo presidente. Nel 1997 l’ex dittatore Desi Bouterse venne accusato da una tribunale internazionale di narcotraffico, ma Wijdenbosch lo nominò consigliere di Stato, fornendogli così l’immunità diplomatica. Alla fine dello stesso anno fallì un altro tentativo di colpo di Stato. Il tentativo golpista fu attribuito al peggioramento delle condizioni di lavoro dei soldati causato dagli stipendi troppo bassi. Sul piano politico però la situazione non raggiunse un livello accettabile di stabilità tanto che Wijdenbosch, appoggiato da una coalizione estremamente composita, non resse al ritorno dei militari che riconsegnarono il Paese nelle mani di Bouterse. Nel 2000 la coalizione del Nuovo fronte di Ronald Venetiaan vinse le elezioni, con una pesante sconfitta per la piattaforma nazionaldemocratica dell’ex presidente Jules Wijdenbosch, costretto a indire elezioni anticipate in seguito alle proteste contro il mancato pagamento degli stipendi dei lavoratori pubblici. Poco dopo l’Assemblea Nazionale elesse Ronald Venetiaan alla sua seconda presidenza della Repubblica: tra i primi atti presidenziali ci fu la revoca dell'immunità nei confronti di Bouterse relativamente all'esecuzione, nel 1982, di 15 oppositori del regime dittatoriale.

LA CAPITALE


Paramaribo

(243.640 ab.). Capitale del Suriname, forma, con il suo territorio (183 kmq) l’omonimo distretto urbano. È situata a 20 km dalla costa atlantica, sulla riva sinistra del fiume Suriname. Primo porto commerciale del Paese, attivo soprattutto nell'esportazione di bauxite e prodotti agricoli dell'entroterra, è anche un importante centro amministrativo. Originariamente piccolo insediamento indiano, all'inizio del XVII secolo fu scelto dall’allora governatore inglese Sommelsdy per fondarvi il primo nucleo dell'attuale città. Passata successivamente nelle mani di Francesi, Inglesi ed Olandesi, Paramaribo è caratterizzata da costruzioni che si ispirano agli stili più diversi.


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