Geografia America del Sud Ecuador

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GEOGRAFIA - AMERICA DEL SUD - ECUADOR













Geografia America - Indice

GEOGRAFIA - AMERICA DEL SUD - ECUADOR

GEOGRAFIA - AMERICA DEL SUD - ECUADOR

PRESENTAZIONE


L'Ecuador è situato lungo la fascia occidentale dell'America Meridionale a cavallo della linea dell'Equatore; confina a Nord con la Colombia, a Est e a Sud con il Perú ed è bagnato ad Ovest dall'Oceano Pacifico. Il territorio si estende su una superficie di 272.045 kmq. La popolazione ammonta a 13.027.000 abitanti, con una densità media è di 48 abitanti per kmq. La popolazione è formata in maggioranza da meticci (42%)e indios Quechua (41%), cui si affiancano percentuali minori di bianchi (11%) e neri (5%). Lingua ufficiale è lo spagnolo ma molto parlate sono anche le lingue quechua e chibcha. La maggioranza della popolazione (92,5%) professa la religione cattolica. L'Ecuador è una Repubblica presidenziale. In base alla Costituzione del 1979, più volte modificata, il capo dello Stato è anche capo del Governo; questi viene eletto ogni quattro anni a suffragio universale diretto e non è rieleggibile. Il potere legislativo è affidato al Congresso Nazionale composto da 100 membri eletti ogni cinque anni. L'unità monetaria è il sucre. La capitale è Quito (1.451.000 ab.).

IL TERRITORIO


L'Ecuador, così chiamato perché situato a cavallo della linea dell'Equatore, è attraversato da due catene parallele che fanno parte del sistema andino: la Cordigliera occidentale e la Cordigliera reale, dove si trovano imponenti vulcani ancora attivi tra cui il Chimborazo (6.267 m). Ad Est della Cordigliera reale si apre una vasta regione pianeggiante, chiamata Oriente, coperta da foreste equatoriali e incisa dalle gole dei fiumi affluenti del Rio delle Amazzoni. Un'altra vasta pianura collinare, attraversata da corsi d'acqua che formano il bacino del Rio Guayas, si estende dalle Ande all'Oceano e si affaccia sul golfo di Guayaquil. Il litorale è costituito da terre basse nella penisola di Santa Elena e da un'ininterrotta falesia verso Nord. Dell'Ecuador fa parte integrante anche l'arcipelago delle Isole Galápagos, formato da oltre 50 piccole isole, distante circa 980 km dalla costa. Il clima, caldo sulla costa, è umido a Nord e diventa gradatamente più arido procedendo verso Sud; presenta inoltre caratteri tropicali sulle pendici più basse delle Cordigliere e si fa rigido nelle zone più elevate.
Trapani Cartina dell'Ecuador
Trapani Paesaggio agricolo nei pressi di Latacunga (Ecuador)

L'ECONOMIA


L'Ecuador è un Paese povero con un'economia basata sull'agricoltura e sull'esportazioni di petrolio, di cui il sottosuolo è particolarmente ricco. Gran parte delle terre coltivabili è destinata alla produzione di banane, cacao, caffè, tagua (un tipo di palma dal cui frutto si ricava l'avorio vegetale, o corazo, utilizzato per i bottoni), tabacco e cotone, coltivate nelle pianure a clima tropicale, orzo e mais, coltivati sull'altopiano della Sierra. La regione di Oriente è invece ricca di foreste dalle quali si ricava legname e caucciù; particolarmente attiva la produzione di legno di balsa destinata in gran parte all'esportazione. L'allevamento è ben sviluppato, specialmente quello ovino. La pesca, in particolare di crostacei, è in espansione ed è praticata prevalentemente nelle acque fra la costa e le Galápagos. Il settore industriale, poco sviluppato, è basato sull'industria tessile, chimica, petrolchimica, alimentare, del tabacco e del cemento. La maggior risorsa economica è però costituita dal petrolio scoperto negli anni Settanta nelle regioni orientali. Il sottosuolo ecuadoriano è inoltre ricco di oro, ferro, rame, manganese e zolfo. Attivo il settore turistico con destinazione principale l'arcipelago delle Galápagos, creato parco naturale nel 1959 e sede della base scientifica «Darwin». I prodotti destinati all'esportazione sono principalmente il petrolio, al quale si affiancano anche banane e caffè, diretti per lo più verso Stati Uniti e Brasile. Le vie di comunicazione possono contare solo su 43.197 km di strade di cui 8.164 km asfaltati e in una rete ferroviaria di 966 km. Porti principali: Guayaquil, Balao, Puerto Bolívar, Manta. Aeroporti internazionali: Quito, Guayaquil.

CENNI STORICI


L’Ecuador fu abitato a partire dal 2500 a.C. da diverse importanti civiltà, quelle nazca, tiahuanaco-huari, chibcha e mexica. Nel XIV sec. d.C. il territorio fu diviso fra vari Stati in conflitto fra loro, con lingue e culture differenti. All’inizio del XV sec., la nazione cara, diretta dalla dinastia Shiri, cominciò ad espandersi verso la pre-cordigliera andina, insediandosi nel Regno di Quito. La nazione chimú in quello stesso periodo, si spostò dalla zona costiera del Perú cominciando a premere sul popolo cara che occupava la regione. Nel 1478 l’inca Túpac Yupanqui unificò i popoli ecuadoriani che si dedicavano all’agricoltura e, in pochi anni, la regione settentrionale del Tahuantinsuyo acquisì grande importanza economica, con la città di Quito come centro commerciale. L’Impero fu tuttavia indebolito da lotte interne di successione di cui approfittarono i conquistatori spagnoli che, al comando di Sebastián de Belálcazar, luogotenente di Francisco Pizarro, sottomisero il Regno nel 1534. Durante il primo periodo coloniale, il territorio formò parte del viceregno del Perú, con il nome di Audiencia di Quito. L’amministrazione coloniale dominò solo i popoli indigeni semi-autonomi o i centri amministrativi e religiosi come Quito, Ambato e Cuenca, mentre sia le pianure costiere che le falde delle Ande rimasero di fatto nelle mani degli Indios. Nel primo periodo di dominio spagnolo l’unica ricchezza esportabile dalla Real Audiencia di Quito derivò dalla produzione di tessuti grezzi. Con il riordinamento effettuato dai Borboni nel 1717, Quito passò al viceregno di Nuova Granada, che comprendeva gli attuali Ecuador, Venezuela, Panamá e Colombia. Fu nel 1809 che scoppiò a Quito la prima delle rivolte contro l’autorità spagnola. Nel 1822 gli eserciti di Simon Bolívar e di Antonio José de Sucre, dalla Colombia, giunsero in aiuto dei ribelli. Nello stesso anno Sucre vinse a Pichincha gli Spagnoli e assicurò l’emancipazione dell’Ecuador, che entrò così nel progetto bolivariano della Grande Colombia. Nel 1830 avvenne l’ulteriore separazione, con la nascita ufficiale della Repubblica dell’Ecuador. Nel 1895 Eloy Alfaro, leader della rivoluzione liberale, confiscò i beni della Chiesa a favore dello Stato, per una soluzione della difficile questione agraria, ma di fatto i latifondisti non furono toccati. Nel 1912 Alfaro fu assassinato e il Paese rimase nella sfera d’influenza economica dell’Impero britannico. Nel 1925 un gruppo di militari effettuò un colpo di Stato inaugurando un nuovo periodo di riforme, ma il regime non sopravvisse alla crisi economica mondiale del 1930. Ebbe così inizio un periodo di instabilità in cui tra il 1925 ed il 1948 si susseguirono ventitré presidenti. Nel 1941, dopo un breve conflitto con il vicino Perú, l’Ecuador dovette rinunciare alle sue rivendicazioni di sovranità su un’estesa zona dell’Amazzonia. Nel 1944 un’insurrezione destituì il presidente Carlos Arroyo, per instaurare un Governo populista guidato da José María Velasco Ibarra composto da conservatori, comunisti e socialisti, con il nome di Alleanza democratica. Tuttavia la «guerra fredda» in corso a livello mondiale rese impossibile tale alleanza e la sinistra cominciò ad essere perseguitata. Nel 1962 il Governo su pressione degli Stati Uniti, ruppe le relazioni diplomatiche con Cuba. Da un punto di vista economico l’Ecuador dipendeva per l’80% dalle entrate provenienti dall’esportazione di banane, caffè e cacao. Nel 1972 cominciò ad esportare anche petrolio, che divenne ben presto il primo prodotto dell’economia. Quello stesso anno cambiò anche la situazione politica: l'anziano leader populista Velasco Ibarra venne deposto per la quarta volta dall’esercito. Il generale Guillermo Rodríguez Lara fu posto alla guida del nuovo Governo. Sotto di lui il Paese entrò nell’OPEC (da cui sarebbe uscito nel 1992), mentre lo Stato acquisì il 25% delle azioni della Texaco-Gulf e difese strenuamente le sue 200 miglia marittime dalle pretese della flotta peschereccia statunitense, disputa che fu all'origine della cosiddetta «guerra del tonno». Nel 1979 assunse la presidenza Jaime Roldós, candidato della Concentrazione delle Forze popolari e della Democrazia popolare. L’Ecuador ristabilì le relazioni diplomatiche con Cuba, Cina e Albania e il Governo iniziò l’applicazione di un programma a favore dell’integrazione delle popolazioni marginali rurali ed urbane. Stretto tra opposizione interna e pressioni statunitensi, nel 1981 il Paese fu scenario della guerra dei Cinque giorni con il Perú. Nello stesso anno, Roldós perì in un incidente aereo mai chiarito, e il potere fu assunto dal vicepresidente Osvaldo Hurtado. L’anno seguente si ebbe la più grave crisi sociale dalla fine del regime militare, dovuta alle conseguenze sociali dell’applicazione delle ricette del FMI. Le elezioni del 1984 videro la vittoria del conservatore León Febres Cordero, del Partito sociale cristiano. Febres Cordero sostenne la libera impresa, sviluppò l’agricoltura e l’attività mineraria, favorì gli investimenti stranieri e strinse relazioni bilaterali con il FMI. In campo internazionale fu un ardente sostenitore della politica di Reagan per il Centroamerica. Nell’ottobre del 1985 ruppe le relazioni diplomatiche con il Nicaragua e in varie occasioni contribuì a finanziare i viaggi e le spese dei leader contras nicaraguensi. Nelle elezioni del 1988 si impose il socialdemocratico Rodrigo Borja. Fin dall’inizio il nuovo Governo dovette affrontare un’inflazione terrificante e una grave crisi economica: un debito estero di 11.000 milioni di dollari, un deficit fiscale pari al 17% del PIL, una riserva monetaria negativa di 330 milioni di dollari e una disoccupazione vicina al 15%. Nel 1990 l’aumento dei prezzi internazionali del petrolio, la riforma fiscale e un rigoroso contenimento della spesa pubblica, produssero un lieve miglioramento economico, ma l’alto indebitamento con l’estero influì negativamente sul recupero dell’economia. Sul piano politico interno, Borja riuscì a disattivare i «Commandos di Taura», che nel 1987 avevano sequestrato Febres Cordero, e ad integrare nella vita politica il gruppo guerrigliero «Alfaro Vive», che consegnò le armi alla Chiesa cattolica. Sul piano internazionale, l’Ecuador partecipò attivamente ai processi di integrazione subregionale. Appoggiò il «Gruppo degli Otto» e il «Gruppo di Río», entrò nuovamente nel Movimento dei Paesi non allineati. L’Ecuador fu sede di frequenti riunioni di commissioni ad alto livello. Nel 1990 gli Indios della costa, che rivendicavano la proprietà della terra e il rispetto dei diritti umani, iniziarono una ribellione a livello nazionale, la cui estensione coinvolse rapidamente tutto l’Ecuador. Dopo una iniziale repressione delle proteste, venne iniziato il dialogo con il Governo, con la mediazione della Chiesa cattolica e di rappresentanti di organizzazioni per la difesa dei diritti umani. Nel maggio del 1991 più di mille Indios occuparono pacificamente l’aula del Congresso, richiedendo l’amnistia per gli Indios processati per aver partecipato alla rivolta dell’anno precedente. Alle elezioni politiche generali del 1992 trionfarono i partiti di destra, il Sociale cristiano (PSC) e l’Unità repubblicana (PUR), che ottennero i più larghi consensi. Al secondo turno vinse Sixto Durán Bellén, appoggiato anche dal centro-sinistra e dalla sinistra da cui era allora considerato il male minore rispetto all’autoritario Nebot. Il nuovo Governo presentò un programma fondato sulla cosiddetta «modernizzazione dello Stato», cioè sulla privatizzazione delle imprese statali e su un rigido aggiustamento strutturale che comportò l’eliminazione dei sussidi, rialzi e fluttuazione dei prezzi. L’opposizione parlamentare criticò questa politica, denunciando l’aumento della povertà e della disoccupazione e l’assenza totale di una politica sociale. Gli scontri politici più gravi si verificarono in relazione alla privatizzazione della previdenza sociale, dell’elettricità, delle telecomunicazioni e del petrolio. L’opposizione si rafforzò con la creazione del fronte per la Difesa della sovranità nazionale, organismo formato dai sindacati delle aree strategiche, dalla CONAIE (Confederazione delle Nazioni indigene dell'Ecuador) e da altre organizzazioni sociali. Nel frattempo, l’economia subì una prolungata recessione. Caddero il PIL e le esportazioni, specialmente quella delle banane, a causa delle restrizioni della Comunità Europea. L’edilizia ed il petrolio costituirono le sole eccezioni: il Governo approvò nuove concessioni per la ricerca petrolifera e propose la costruzione di un nuovo oleodotto. Nel 1994 un incendio a Isabella, nelle Isole Galápagos distrusse 6.000 ettari e pose a rischio l’ambiente di vita delle tartarughe giganti. Il presidente Durán Bellén eliminò le riforme agrarie che avevano determinato la scomparsa dei grandi latifondi e avevano distribuito, per la prima volta, la terra agli Indios e ai piccoli agricoltori. Per tutta risposta, la CONAIE bloccò le vie di accesso a vari comuni e città. Il Governo dichiarò lo stato d’emergenza e inviò l’esercito a riprendere il controllo della situazione. Nel 1995 vi furono nuovi scontri armati con il Perú (guerra del Condor), per i tratti di frontiera mai ben delimitati in un’area ritenuta ricca di giacimenti d’oro, uranio e petrolio. Verso la fine dell’anno, parecchi ministri furono accusati dal Congresso di malversazione di fondi pubblici. Questa situazione determinò l’arresto di alcuni di loro e la fuga dal Paese del vicepresidente Alberto Dahik. Il Congresso intanto approvò la vendita del 35% della compagnia statale delle telecomunicazioni. Sempre nel 1996 il populista Abdalá Bucarám trionfò alle elezioni con il 54% dei voti sul rivale del Partito sociale cristiano, Jaime Nebot, che ottenne il 46%. Il primo impegno del Governo fu di tranquillizzare gli industriali e i finanzieri, preoccupati per le promesse elettorali fatte ai settori più poveri della popolazione. Il riordinamento fiscale imposto dall’Esecutivo complicò la situazione di Bucarám. All’inizio del 1997 i sindacati convocarono uno sciopero generale che Bucarám appoggiò. Questa mossa non impedì il netto calo di popolarità del presidente, in parte dovuto al decreto di drastico aumento dei prezzi: 100% per le tariffe telefoniche, 300% per quelle elettriche, 245% per il gas ad uso domestico e 60% per il trasporto urbano. Con una misura non prevista tra le facoltà costituzionali del Parlamento, la minoranza dichiarò il presidente «incapace di intendere», disconoscendone l’autorità. Dopo tre giorni di incertezza, nei quali il Paese giunse ad avere tre presidenti, Fabián Alarcón ottenne l’approvazione del Parlamento e delle Forze armate per occupare la prima carica dello Stato. Alla fine di maggio un referendum sancì la legittimità del mandato di Alarcón. La Corte Suprema di Quito decise per l'arresto di Bucarám, fuggito nel frattempo a Panamá, accusandolo di corruzione e condannandolo a due anni di prigione per calunnie. L’Assemblea Costituente eletta con voto popolare cominciò a elaborare quello stesso anno la nuova Carta Costituzionale. Il Partito sociale cristiano, con un programma basato sulla decentralizzazione, sulla lotta alla corruzione e sulla necessità di drastiche riforme economiche, ottenne la maggioranza dei seggi. Alcuni membri delle organizzazioni indigene richiesero il riconoscimento del carattere pluriculturale e plurietnico del Paese. Nel 1998 l’Ecuador rinunciò alla pesca industriale nella zona delle Galápagos, come possibile forma di protezione del fragile ecosistema dell’arcipelago già segnato dal disastro ambientale di alcuni anni prima. Nel gennaio 2000 l'acuirsi della crisi economica e la «dollarizzazione» dell'economia (l'aggancio della valuta nazionale al dollaro) provocarono imponenti manifestazioni di massa delle popolazioni indios, che indussero l'esercito ad intervenire e a deporre il presidente Jaime Mahuad, sostituito con il vicepresidente Gustavo Noboa. Confermato alla presidenza fino alla scadenza naturale del mandato presidenziale, nel 2003, Noboa annunciò che avrebbe proseguito la politica di Mahuad e che avrebbe mantenuto la «dollarizzazione» dell'economia. Contro la linea politica annunciata dal neopresidente Noboa, tra il giugno e il luglio 2000 si scatenò nuovamente la protesta di sindacati, organizzazioni contadine e indie, delle CONAIE e del Coordinamento dei movimenti sociali, che nel frattempo dichiararono l'adesione dell'Ecuador al «Piano Colombia» voluto dal presidente colombiano Pastrana per sradicare il narcotraffico. Nel luglio 2000 si concluse il processo all'ex presidente Mahuad (nel frattempo fuggito all'estero), condannato dalla Corte Suprema alla reclusione per aver congelato, nel 1999, i conti correnti bancari dei cittadini. Nel gennaio 2001 l’Ecuador dichiarò lo stato d’emergenza dopo che la fuoriuscita di carburante dalla petroliera «Jessica», incagliatasi nei pressi delle Isole Galápagos, aveva messo in pericolo il delicato ecosistema della zona. Nel settembre dello stesso anno Luis Maldonado, leader indigeno, venne nominato ministro degli Affari Sociali, divenendo il primo indio ad occupare un posto non dedicato esclusivamente a problematiche indigene. Nel novembre 2002 l'ex colonnello Lucio Gutiérrez vinse le elezioni presidenziali. Nel dicembre 2004 si verificò una grave crisi politico-istituzionale, allorchè il presidente Gutiérrez sostituì i membri della Corte Suprema di giustizia con giudici a lui vicini. Nei mesi precedenti si erano aperte alcune inchieste della magistratura sul conto del presidente (in particolare per finanziamenti illeciti nella campagna elettorale del 2002) e di altri membri del Governo. La cosa aveva spinto i rappresentanti indigeni del Pachakutik (il braccio politico della CONAIE) ad abbandonare la maggioranza. Nell'aprile 2005, di fronte alla richiesta di dimissioni avanzata dalle opposizioni, Gutiérrez proclamò lo stato d'emergenza e sospese l'attività della Corte Suprema. Il 20 aprile 2005, mentre migliaia di manifestanti svilavano nella capitale, il Congresso approvò la destituzione del presidente in carica, sostituito dal vicepresidente Alfredo Palacio (anch'egli, peraltro, accusato a suo tempo di collusioni con il narcotraffico).

L'ECUADOR PRIMA DELL'INVASIONE SPAGNOLA


L'Ecuador fu sede di fiorenti civiltà fin dalla più remota preistoria: i primi insediamenti umani, abitati da tribù di cacciatori (che talvolta praticavano anche attività di raccolta), sono infatti databili al X millennio a.C. Solo più tardi, comunque, l'Ecuador divenne centro di irradiazione di fermenti innovatori per tutto il continente americano: qui, per la prima volta nel Nuovo Mondo, nel III millennio a.C., si sviluppò il passaggio dal nomadismo alla sedentarietà, conseguente all'adozione dell'agricoltura. A un'economia di caccia e raccolta si sostituì così un regime basato sulla coltivazione dei campi e sull'allevamento. L'Ecuador fu quindi la culla del Neolitico americano, come cinque millenni prima la Mezzaluna Fertile lo era stata per quello mediterraneo. La rivoluzione neolitica ecuadoriana ebbe luogo nei territori della fascia costiera, nell'ambito della cultura detta «Valdivia» dal nome del primo insediamento in cui la facies culturale fu identificata. L'adozione dell'agricoltura determinò, per la prima volta nel continente americano, la creazione di vasi in ceramica e il sorgere di laboratori di artigiani vasai. Accanto a queste attività, le genti preistoriche dell'Ecuador praticarono largamente la raccolta, la lavorazione e il commercio dello Spondylus, una conchiglia legata a culti di fertilità. Contemporaneamente e in seguito alla fase Valdivia, si svilupparono nelle regioni ecuadoriane diverse culture, oggi riconosciute dagli archeologi. Il territorio acquistò una struttura politica unitaria quando le popolazioni, sino ad allora organizzate in tribù autonome, furono assoggettate dai Cara (XIV secolo). Alcuni decenni più tardi questo Regno fu incorporato nell'Impero degli Incas, che ne ereditarono le esperienze agricole (in particolare la coltura del mais, poi ritenuto cibo degli dei). Nel 1526 gli Spagnoli, guidati dall'avventuriero Pizarro, sferrarono il loro attacco all'Impero inca. Nel 1533 la conquista era compiuta, e nel 1563 i territori ecuadoriani costituirono l'Audiencia di Quito, dipendente dal vicereame del Perú.

LE CITTÀ


Quito

(1.451.000 ab.). Capitale dell'Ecuador e capoluogo della provincia di Pichincha (12.915 kmq; 2.388.817 ab.). È situata a 2.880 m s/m. su un altipiano delle Ande, alle falde del vulcano Pichincha (4.787 m) e circondata da numerosi altri coni vulcanici, tra i quali il Cotopaxi (5.897 m), e da cime montuose, e divisa in tre parti da due profondi burroni. La vicinanza della città all'Equatore è compensata dall'effetto dell'altitudine, per cui la temperatura media non è elevata (14 °C). Costruita sul pendio di un monte, è servita da un'ardita ferrovia, che la collega ai porti di Guayaquil e di San Lorenzo sul Pacifico. Tuttavia il commercio è ostacolato dalla difficoltà delle comunicazioni. La città possiede, oltre a industrie alimentari e tessili, miniere d'oro, argento, rame, platino, cave di marmo e saline. Importante centro culturale (vi si trovano due università, l'Accademia delle scienze, oltre a numerosi musei, biblioteche, ecc.), Quito è uno dei maggiori centri del Cattolicesimo nell'America Latina, nonché sede arcivescovile. In base alle notizie fornite da Juan de Velasco, la città già intorno al 1.000 d.C. era capitale del Regno di Quitu (da cui prese il nome). Passata sotto il dominio dei Cara e quindi degli Incas, nel 1533 fu occupata dagli Spagnoli, ma incendiata dagli abitanti stessi, per poi essere ricostruita a partire dal 1534 su iniziativa di S. de Belalcázar. Liberata dalla dominazione spagnola solamente nel 1822 per opera di A.J. de Sucre, nel 1830 fu proclamata capitale dell'Ecuador. Conserva, più di altre città dell'America Latina, testimonianze d'arte e di architettura coloniale.

Guayaquil

(1.952.029 ab.). Città dell'Ecuador e capoluogo della provincia di Guayas (20.503 kmq; 3.309.034 ab.), è il centro economico più importante del Paese, favorito in ciò dalla facilità delle comunicazioni. Possiede cantieri navali, cementifici, zuccherifici, industrie alimentari, chimiche, dell'abbigliamento. Fondata dagli Spagnoli nel 1438 sull'estuario del fiume Guayas, è ora il principale porto del Paese ed uno dei più importanti della costa sudamericana del Pacifico. La città nuova, situata lungo la pianura costiera, ospita il centro degli affari, il centro amministrativo e l'università. La parte vecchia, abitata da neri, Indios e meticci, si trova più a Nord ed è assai povera. Guayaquil è stata gravemente danneggiata dall'incendio del 1896 e dal terremoto del 1942. Tra le testimonianze del periodo coloniale vi è la chiesa di San Francisco (1534).

Cuenca o Santa Ana de Cuenca

(276.964 ab.). Città dell'Ecuador e capoluogo della provincia di Azuay (8.125 kmq; 599.546 ab.), è situata a 2.580 m s/m., nella Cordigliera andina. Vi si trovano industrie alimentari e tessili.

Ambato

(154.369 ab.). Città dell'Ecuador centrale e capoluogo della provincia di Tungurahua (3.335 kmq; 441.034 ab.), è situata a 2.600 m s/m. ed è attraversata dal fiume omonimo, affluente del Pastaza. Il clima è condizionato dall'altitudine e dalla vicinanza del Chimborazo, le cui pendici giungono sin nei pressi del fiume. Le principali risorse economiche della città sono rappresentate dai vasti frutteti e dalle industrie tessili, molitorie e del cuoio, recentemente sviluppatesi, ma che raccolgono l'eredità di un'antica tradizione artigianale.

Portoviejo

(170.326 ab.). Città dell'Ecuador e capoluogo della provincia del Manabí (18.879 kmq; 1.186.025 ab.). A Portoviejo, come del resto in tutta la zona circostante, sorgono numerose fabbriche di cesti e di cappelli «panama», prodotti con la paglia della palma tequilla (Carludovica palmata), che cresce, spontaneamente o coltivata, nelle foreste ecuadoriane.

Loja

(117.800 ab.). Città dell'Ecuador e capoluogo della provincia omonima (11.026 kmq; 404.835 ab.), è situata a 2.230 m s/m., sulle pendici più a Sud della Cordigliera orientale. Sorge sul fiume Catamayo, al centro del territorio dove si producono in prevalenza frutti tropicali. Nei pressi della città esistono notevoli miniere d'oro, mentre nella provincia è assai sviluppata l'agricoltura, favorita dalla presenza di numerosi fiumi, tra i quali il Macará, l'Alamor, lo Zamora e il Catamayo.


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