Geografia America del Sud Territorio Storia Economia del Brasile

 

 

    

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GEOGRAFIA - AMERICA DEL SUD - BRASILE

PRESENTAZIONE

Caratterizzato dalla sua vasta estensione, il Brasile è situato nella parte settentrionale dell'America del Sud, il Brasile ed è bagnato a Est dall'Oceano Atlantico. Confina: a Nord con la Guyana Francese, il Suriname, la Guyana, il Venezuela; a Nord-Ovest con la Colombia; a Ovest con il Perù, la Bolivia; a Sud-Ovest con il Paraguay; a Sud con l'Argentina e l'Uruguay. La sua superficie occupa il 47% del continente sudamericano e si estende per 8.514.876 kmq. La popolazione raggiunge i 181.586.000 abitanti, con una densità media di 21 ab. per kmq. La composizione etnica della popolazione si basa essenzialmente su tre gruppi: i bianchi, per lo più di origine portoghese, che costituiscono la maggioranza (53,4%), i meticci (39,4%) e i neri (6,1%). La lingua ufficiale è il portoghese. La religione più diffusa è la cattolica (73%), seguita dalla protestante (15,4%); sono inoltre presenti minoranze animiste, ebraiche e musulmane, mentre i non religiosi/atei superano il 7%. Il Brasile è una Repubblica federale di tipo presidenziale. Il potere legislativo spetta al Parlamento (Congresso Nacional), organismo bicamerale composto dal Senato, costituito da 81 membri eletti per 8 anni ma ogni 4 anni rinnovati per 1/3 e per 2/3, e dalla Camera dei Deputati, formata da 513 membri eletti a suffragio universale diretto per 4 anni. Il potere esecutivo spetta invece al presidente della Repubblica, che è anche capo del Governo, coadiuvato dai ministri da lui nominati. Il presidente viene eletto a suffragio universale diretto ogni 4 anni. È inoltre presente un Consiglio della Repubblica, convocato solo nei casi di emergenza nazionale. La Repubblica federale è composta da 26 Stati e dal distretto federale della capitale. Ogni Stato è dotato di una propria Assemblea Legislativa, di una propria Costituzione, di propri organi giudiziari ed è retto da un governatore. L'unità monetaria è il real. La capitale è Brasilia (1.821.946 ab.).

 

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IL TERRITORIO

Primo Paese dell'America Meridionale per estensione e quinto del mondo, il Brasile presenta un territorio privo di grandi rilievi: il 40% della sua superficie è infatti al di sotto dei 200 m e solo il 3% supera i 900 m di altezza. Le vette più elevate si trovano nella sezione orientale dove si raggiungono anche i 2.890 m con il Pico da Bandeira. Il territorio brasiliano si divide in due grandi regioni: il bassopiano amazzonico e la regione degli altipiani. L'Amazzonia è una vastissima pianura alluvionale tagliata a Nord dall'Equatore e nella quale scorre, per oltre 3.000 km, da Ovest ad Est, il Rio delle Amazzoni. La regione degli altipiani si estende a Sud dell'Amazzonia e comprende l'altopiano del Brasile e il Mato Grosso. Questi altipiani digradano verso l'Amazzonia, mentre formano un bordo rialzato lungo la costa dell'Atlantico. Nella regione del Nordeste il paesaggio presenta una pianura di erosione con numerose colline, residui antichi di rilievi smantellati. Qui l'altitudine è inferiore ai 1.000 m, ma aumenta nella regione centrale dove gli altipiani si presentano come un'estensione di tavolati (chapados) incisi da profondi solchi nei quali scorrono i fiumi. La costa meridionale è caratterizzata da un susseguirsi di serras, cioè di rilievi che salgono rapidamente fino a 1.000 m. Verso occidente incontriamo le alture del Mato Grosso. Il Brasile è attraversato da numerosi corsi d'acqua. Il principale è il Rio delle Amazzoni che, da due rami sorgentizi nel Perù orientale, scorre a lieve pendenza per tutto il suo corso e sfocia nell'Atlantico con un estuario di circa 200 km di larghezza. Numerosi sono i suoi affluenti, fra i principali citiamo il Rio Madeira, il Rio Yapura, il Purus, il Tapajós, il Rio Negro e il Rio Branco. La regione accidentata delle montagne è solcata dalle valli di numerosi fiumi come il Rio São Francisco, che scorre verso Nord e il Paraná, che scorre verso Sud. Il territorio brasiliano conta ancora innumerevoli corsi d'acqua di minore portata. Le coste sono abbastanza uniformi: basse e sabbiose a Nord, alte e dirupate in alcune zone del Sud. Generalmente la fascia costiera è pianeggiante, molto lunga e stretta. La costa comprende inoltre alcune isole al largo (tra cui l'isola Fernando de Noronha). Il clima del Brasile varia notevolmente a seconda della latitudine considerata. L'Amazzonia ha un clima equatoriale caldo umido con un'umidità atmosferica intorno all'80-90%; nella regione intertropicale le stagioni calde e piovose dell'inverno si alternano regolarmente a quelle fresche e asciutte dell'estate, mentre nelle regioni montane il clima si mantiene temperato. Il bacino amazzonico è interamente ricoperto dalla foresta equatoriale mentre le altre zone del Paese offrono scenari variegati: la regione del Nordeste è ricoperta da caatinga, paesaggio che racchiude le caratteristiche della savana e della boscaglia con arbusti spinosi; gli altipiani delle zone interne sono ricoperti di campo cerrado, una sorta di savana alberata; infine la zona meridionale è ricca di foreste di araucarie che procedendo verso l'estremità meridionale del Paese lasciano il posto a terreni simili alle pampas argentine.

Cartina del Brasile

Brasile: la valle del fiume Carmo, presso Mariana

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LA FORESTA AMAZZONICA

La foresta amazzonica rappresenta una delle aree nelle quali è divisa la grande regione dell’America Meridionale denominata Amazzonia (7.584.420 kmq; 20.000.000 ab., due milioni dei quali indigeni divisi in 400 tribù), coincidente con il bacino del Rio delle Amazzoni e dei suoi molti affluenti e appartenente a Brasile, Perù, Colombia, Ecuador, Guyana, Suriname, Venezuela e Bolivia. In Brasile occupa il 47% del territorio nazionale, offrendo una varietà di fisionomie ambientali che vanno dalla foresta più densa e impraticabile al campo aperto. Purtroppo la sua estensione va scemando a causa del disboscamento continuo voluto e incoraggiato dalle grandi società multinazionali del legname e dell’alimentazione. Il clima dell’intera regione è di tipo equatoriale, caratterizzato da piogge abbondanti che spesso danno luogo ad allagamenti e straripamenti (soprattutto nella zona centrale, denominata varzea). Esistono però anche zone paludose (iguapó) e asciutte (tierrafirme). La regione è particolarmente ricca di ferro, petrolio e caucciù, oltre, naturalmente, alle varie qualità di legni pregiati (pino, cedro, mogano e palissandro). Vi trovano habitat ideale molte specie di insetti, uccelli, rettili, scimmie e farfalle.

Un villaggio sul Rio delle Amazzoni

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L'ECONOMIA

All'inizio degli anni Novanta del XX secolo, l'economia brasiliana era in piena recessione, con un tasso d'inflazione che raggiunse il 1.500% e la necessità per il Paese di sospendere i pagamenti del debito estero. Per far fronte a tale emergenza, l'allora ministro delle Finanze, Fernando Henrique Cardoso (futuro presidente del Brasile dal 1994 al 2002, in due successivi mandati), lanciò il cosiddetto "piano real", ossia l'introduzione di una nuova valuta nazionale, il real appunto, per la quale fu stabilita una parità praticamente fissa con il dollaro statunitense. Dato che il "piano real" ottenne un successo immediato e vistoso nella lotta all'inflazione, ridando altresì un minimo di potere d'acquisto ai settori più vulnerabili della società brasiliana, Cardoso ottenne la presidenza della Repubblica fin dal primo turno elettorale, apprestandosi a mettere in opera un vasto programma economico di stampo neoliberale che, ispirandosi alle linee guida del Fondo Monetario Internazionale, si basava su: lotta all'inflazione, stabilizzazione della moneta, tagli alla spesa pubblica, privatizzazioni delle imprese statali, deregolamentazione del mercato del lavoro, liquidazione dello stato sociale e apertura totale dell'economia agli investimenti esteri. Tuttavia, ai risultati ottenuti in ambito monetario, fecero riscontro la perdita di due milioni di posti di lavoro tra il 1989 e il 1996 (e il tasso di disoccupazione registrò un aumento di quasi l'1% al mese tra il 1997 e il 1998), la riduzione sensibile dei redditi delle classi medie, a causa delle politiche di contenimento salariale e della mancanza di controllo sui prezzi dei servizi, e un indebitamento dello Stato senza precedenti (pari all'8% del PIL), lasciando inoltre irrisolti i drammatici problemi della mancata riforma agraria, nelle campagne, e delle fatiscenti bidonville, dei bambini di strada, del sovraffollamento delle carceri e della violenza endemica (compresa quella delle forze dell'ordine) nei grandi centri urbani. Secondo un rapporto elaborato nel 1996 dall'ONU, il Brasile era ormai divenuto il Paese con la disuguaglianza economica più grave al mondo. La nuova crisi finanziaria, di cui si erano percepiti i segnali durante tutto il 1998, esplose nel gennaio 1999. Infatti, dopo un accordo con il Fondo Monetario Internazionale per un prestito di 41 milioni di dollari (concesso per sostenere l'economia brasiliana contro gli effetti negativi della crisi asiatica e russa) e dopo un lungo periodo di speculazioni che avevano bruciato più di 40 milioni di dollari, agli inizi del 1999 il Brasile fu costretto a lasciar fluttuare il real, che perse immediatamente il 40% del suo valore: a distanza di pochi anni dal lancio del "piano real", lo sviluppo del Brasile era fortemente condizionato da un enorme indebitamento pubblico (350 milioni di dollari, metà del prodotto interno lordo) e dalla ricomparsa della recessione. Dopo una breve ripresa nel 2000, un ulteriore rallentamento della crescita economica e una grave crisi energetica del Paese (con l'imposizione governativa del razionamento dei consumi) resero di nuovo necessario l'intervento del FMI, intervento poi rafforzato con un prestito straordinario di 30,7 miliardi di dollari nel settembre 2002, affinché il Brasile non venisse travolto dagli effetti della disastrosa crisi economica della vicina Argentina. Questo era il quadro allorché, in ottobre, il leader storico del Partito del lavoratori (PT), Luis Iñacio Lula da Silva, vinse le elezioni presidenziali, portando per la prima volta una forza popolare d'ispirazione socialista alla guida del Brasile.

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Ma l'eredità delle amministrazioni Cardoso era pesantissima: 430 miliardi di dollari di debito estero, 860 miliardi di real di debito pubblico (contro i 60 del 1994) e un'economia informale che incideva per oltre la metà sul PIL, mentre la valuta nazionale era caduta ai minimi storici. Fra i primi impegni in campo economico del presidente Lula figurarono, così, la riforma fiscale, quella della previdenza e il controllo dell'inflazione. Sul finire del 2003 sia la riforma fiscale sia quella pensionistica (quest'ultima non senza gradi proteste e scioperi da parte dei lavoratori, in particolare della Confederazione federale dei lavoratori del servizio pubblico) erano cosa fatta. Tanto che il FMI nel settembre 2003, di fronte a un bilancio che era apparso soddisfacente già nei primi 100 giorni di governo, stanziò 4,1 miliardi di dollari a sostegno delle riforme economiche di Lula, prolungando poi (15 dicembre 2003) di altri 15 mesi il credito di 30,7 miliardi di dollari accordato nel settembre 2002. Anche il 2004 si concluse con buoni risultati economici. Il Prodotto interno lordo aumentò del 5% circa (nel 2003 si era fermato a un +0,5%), contestualmente alla crescita dei tre settori di base dell'economia (agro-zootecnico, industria e servizi). La bilancia commerciale registrò un record storico raggiungendo un attivo di 33,6 miliardi di dollari. L'avanzo primario (cioè la differenza fra entrate e spese) era, a fine novembre, di 52,9 miliardi di real (pari al 3,3% del PIL); nello stesso periodo del 2003 era stato invece di 45,2 miliardi. Anche sul terreno della creazione di nuovi posti di lavoro ci fu una crescita (sebbene modesta): il tasso di disoccupazione a novembre era pari al 10,6% della popolazione economicamente attiva (il 2003 si era chiuso invece con il 10,9%). L'inflazione, infine, si attestava attorno al 6,7% (mentre la meta perseguita ufficialmente dal Governo era del 5,5%). L'agricoltura, praticata soprattutto nelle regioni orientali e orientata verso le colture di esportazione, assorbe un terzo della popolazione attiva. Il prodotto principale è il caffè di cui il Brasile è il primo produttore mondiale. Il cotone, che per anni aveva rappresentato una delle voci più importante nelle esportazioni, è stato superato da altre, quali la soia, l'ulivo, i cereali; il cacao, il tabacco, la canna da zucchero e la frutta tropicale (banane, ananas). Destinati al mercato interno sono invece il granoturco, la manioca, il riso, i fagioli e le patate. Altro punto di forza dell'economia brasiliana è l'allevamento del bestiame (soprattutto ovini e bovini), praticato sugli altipiani dell'interno. Fiorente è anche l'allevamento dei suini e degli equini, mentre meno rilevante è quello dei caprini. Buoni anche i risultati della pesca che offre notevoli quantità di merluzzi, aragoste, gamberi, granchi. Un'ulteriore e importane fonte di ricchezza per il Brasile è lo sfruttamento delle foreste, che coprono i tre quinti della superficie del territorio. Tra le principali risorse forestali vi è il caucciù, ricavato dall'Hevea brasiliensis, pianta assai diffusa nella regione amazzonica. La maggior parte della produzione industriale del Brasile è rappresentata dai settori alimentare e tessile, ai quali si sono affiancate, negli anni, industrie di origine più recente quali la siderurgia, la chimica e quella dei materiali da costruzione, tutte caratterizzate da un altissimo tasso di sviluppo. Lo sfruttamento delle fonti energetiche è invece ancora insufficiente a coprire il fabbisogno nazionale, sebbene importante sia la produzione di energia idrica ricavata negli impianti di Itaipú, costruito sul Paraná, e di Tucuruí, sul Tocantins. Il sottosuolo è ricco di giacimenti metalliferi, situati negli Stati di Minas Gerais, di Goiás e del Mato Grosso.

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Il ferro occupa il primo posto; seguono, fra le risorse minerarie, l'ematite e il manganese. La produzione di petrolio, la cui estrazione è iniziata dopo la seconda guerra mondiale, è in continuo aumento, mentre l'estrazione di oro e diamanti è in diminuzione. Il Brasile ha inoltre il monopolio quasi totale della produzione di cristallo di rocca. Il commercio estero è caratterizzato da un maggior volume di importazioni (prodotti minerari, chimici e macchinari) rispetto alle esportazioni che, tuttavia, sono in continuo aumento, soprattutto verso gli Usa (sono esportati soprattutto caffè, frutta, zucchero, cacao e ferro). Non ancora pienamente sfruttate le potenzialità dell'industria turistica, attiva soprattutto lungo la costa centro-meridionale. La rete delle comunicazioni è molto sviluppata lungo la costa, soprattutto nella zona compresa fra Belo Horizonte, Rio de Janeiro e San Paolo. La rete ferroviaria si estende per 30.403 km, 2.000 dei quali elettrificati; la rete stradale per 1.725.000 km, di cui 100.000 asfaltati; numerosi i porti (Santos, Rio de Janeiro, Belém, Porto ALegre, Salvador, Recife). Le comunicazioni aeree, per via delle enormi distanze fra le diverse regioni del Paese, conoscono un costante sviluppo; i principali aeroporti sono situati a San Paolo, Guarulhos, Rio de Janeiro, Brasilia, Recife, Salvador (esistono tuttavia numerosi altri scali di minore entità e traffico che svolgono sia attività commerciale, sia trasporto di viaggiatori).

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IL CAFFÈ NELLA STORIA E NELL'ECONOMIA DEL BRASILE

Il Brasile detiene il primato mondiale nella produzione del caffè e sulle piantagioni si basa buona parte dell'economia nazionale. La pianta del caffè, originaria dell'Abissinia, fu introdotta dagli Olandesi nelle loro colonie, e dalla Guyana Olandese passò quindi in Brasile, dove la sua coltivazione assunse subito ritmi intensivi. Proprio l'estendersi delle piantagioni determinò, nel XIX secolo, le linee di colonizzazione dei territori interni del Brasile. Coltivato nelle fazendas (grandi aziende agricole dove era impiegata manodopera schiavistica africana), il caffè fu dapprima piantato (attorno al 1830) nella regione di Rio de Janeiro. Verso la fine del secolo le piantagioni erano già estese allo Stato di San Paolo e a quello del Paraná, determinando la creazione di numerosi centri urbani e di una nuova rete di trasporti. L'abolizione della schiavitù, nel 1888, favorì l'immigrazione di colonos (soprattutto italiani), in sostituzione degli schiavi. Da allora la coltivazione del caffè si svolse in situazioni di forte disagio della classe contadina, situazione che, in alcuni casi, non si è ancora normalizzata. Se già nell'800 pochi latifondisti trassero enormi vantaggi economici dall'accentramento di grandi estensioni di terreno (formando una ristretta élite molto influente anche sul piano politico), oggi il latifondo rappresenta forse per il Brasile la più pesante eredità lasciata dai colonizzatori portoghesi. Sterminate distese di terreno coltivabile sono riunite in pochi, estesissimi, possedimenti nei quali però si applicano da decenni tecniche di coltivazione e di lavorazione particolarmente produttive. Ciò ha permesso al Brasile di entrare di forza nel grande meccanismo del commercio intercontinentale.

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CENNI STORICI

Gli indigeni che per primi popolarono parte delle estese terre brasiliane facevano parte di piccole tribù che appartenevano ai ceppi linguistici tupi-guaraní, caribico e arauco (arawak). Lungo il Rio delle Amazzoni essi praticavano la pesca e una forma primitiva di agricoltura, mentre gli abitanti della savana vivevano di caccia e di raccolti. C’erano circa due milioni gli indigeni che popolavano il territorio verso il 1500, quando sbarcarono le prime navi portoghesi. Furono proprio i Portoghesi ad aggiudicarsi questa immensa area quando nel 1494 il secondo Trattato di Tordesillas divise il mondo extraeuropeo tra Spagna e Portogallo. Pedro Alvarez Cabral, in viaggio verso le Indie, approdò sulle coste di Bahia e battezzò questa terra con il nome di Isola di Vera Cruz. Un’altra spedizione navale, comandata da Gaspar de Lesmos, nel 1501 percorse il tratto tra il Río Grande e il Río de la Plata e i luoghi, immaginati fino ad allora come un’isola, vennero conosciuti col nome di Terra di Santa Cruz. Inizialmente i Portoghesi non videro grandi vantaggi nella conquista, poiché la costa non presentava grandi giacimenti di metalli preziosi. Pensarono quindi ad una riserva per il commercio degli schiavi o per lo scambio di metalli e di un legno pregiato chiamato pau-blasil (la pianta, utilizzata anche per tingere i tessuti di un colore rosso fuoco, diede il nome al Paese, poiché brasa in portoghese significa brace). I Portoghesi migliorarono la produttività introducendo l’uso di asce e seghe e si assicurarono la possibilità di esportare il materiale grazie al possesso delle isole poste nell’Oceano Atlantico. Verso il 1530 l’interesse dei Portoghesi nei confronti del Brasile si acuì soprattutto perché più forte era il timore suscitato dalla notizia di nuovi insediamenti nella zona. La curiosità verso nuove terre stava infatti muovendo molti commercianti, in particolare francesi, verso questa zona ancora per lo più inesplorata. Il re inviò una spedizione per cacciare i Francesi e ristabilire la sua autorità, installando, nel 1532, in un’isola vicina a San Paolo, una colonia che divenne, a tutti gli effetti, il primo vero insediamento portoghese. I Portoghesi divisero la costa in capitanerie, donate a ricchi possidenti in maniera da facilitare l’occupazione e lo sfruttamento delle terre. Le capitanerie erano ereditarie, con ampi poteri giudiziari e amministrativi da parte di chi le deteneva, e quattro di esse si trasformarono in insediamenti permanenti. Sorsero due sistemi agricoli, le granjas, piccole fattorie, e le grandi fazendas, per l’esportazione soprattutto di canna da zucchero. Nonostante le condizioni favorevoli, le fazendas stentarono a prosperare per la mancanza di capitali e manodopera, in quanto gli indigeni, messi a lavorare dai Portoghesi, si ribellarono subito alla pesante disciplina imposta nelle piantagioni. Inoltre nella seconda metà del XVI secolo gran parte degli indigeni furono decimati dalle malattie portate dagli Europei. I coloni decisero allora di importare manodopera schiava. Per coltivare lo zucchero si utilizzarono schiavi africani: ne arrivarono dall’Africa, tra il XVI e il XIX secolo, dai 3 ai 4 milioni. Nel 1848 la Corona portoghese decise di avere una rappresentanza più incisiva e stabile in Brasile, nominando un governatore generale. Questi effettuò una spedizione e nominò come capitale Salvador, nello Stato di Bahia.

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Dal punto di vista religioso, il Paese venne ben presto cristianizzato. La prima diocesi risale al 1551, ma solo dopo 50 anni cominciarono ad affluire in maniera significativa i Gesuiti, che presto divennero la colonna della Chiesa più importante del Brasile. I Gesuiti furono molto attivi, impararono la lingua guaraní per convertire i nativi al cattolicesimo e fondarono villaggi molto simili alle missioni spagnole. La presenza gesuita fu basilare anche per lo sviluppo territoriale del Paese, estesosi ben più a Ovest della linea fissata dal Trattato di Tordesillas. Il movimento di espansione fu guidato a Nord proprio dai Gesuiti che fondarono numerose missioni lungo il Rio delle Amazzoni. Dal Nord-Est allevatori penetrarono verso il centro del continente, cercando nuovi pascoli e arrivando alle attuali regioni di Piauí Goiás e Maranhão. Il grosso della marcia verso Ovest fu guidato dai paulisti, come erano chiamati i coloni di San Paolo. Questi organizzarono grandi spedizioni, conosciute con il nome di bandeiras alla ricerca di schiavi indigeni, oro e pietre preziose. Nel 1580 il Portogallo venne incorporato nel Regno spagnolo e ciò rese più facili le incursioni, abolendo le frontiere interne. I Gesuiti si opposero alla violenza di queste incursioni e si videro costretti a spostare le missioni ogni volta più a Sud. Non furono solo i paulisti a spingersi nelle foreste: anche migliaia di africani delle piantagioni della costa vi trovarono rifugio. All’interno si ritrovarono allora africani, indigeni e meticci in guerra permanente contro le spedizioni coloniali e associati tra loro in villaggi denominati con il termine africano di «quilombo» o anche «mokambo». Nel Nord-Est brasiliano divennero famosi i quilombos di Palmares (1630-1695) dove trovò i natali Zumbi, uno dei leader di questa lotta. Nel XVII secolo il Brasile si trovò coinvolto nella guerra di indipendenza tra Olanda e Spagna e tra il 1630 e il 1654 gli Olandesi vollero affermare il loro dominio sul Pernambuco. Vennero comunque respinti grazie agli sforzi congiunti di indigeni, Africani e Portoghesi. Nel 1696, i bandeirantes, in una delle loro incursioni, incontrarono i primi filoni d’oro nell’attuale Stato di Minas Gerais. Nel XVIII secolo si raggiunse il massimo indice di produttività dell’oro e l’impatto delle miniere sull’economia brasiliana fu determinante nello spostamento della sede del viceré da Salvador a Rio de Janeiro nel 1763. Verso la fine del XVIII secolo nacquero i primi movimenti indipendentisti, rapidamente repressi dal potere. L’uomo che fu il simbolo della libertà dei Brasiliani, il sottotenente Tiradentes, venne giustiziato nel 1792. Il re portoghese Giovanni VI trasferì nel 1808 la corte in Brasile, a causa dell’invasione napoleonica della penisola iberica, fornendo di fatto una ragione in più per gli abitanti della colonia di chiedere a gran voce l’indipendenza. Il Brasile cominciò ad avere un rapporto diretto con la Gran Bretagna, che divenne il suo principale partner commerciale. Nel 1821 il re tornò in patria, ma la borghesia brasiliana, non disposta a perdere le sue conquiste, dichiarò l’indipendenza (1822), con il sostegno della Gran Bretagna e, cosa più importante, con l’appoggio del reggente Don Pedro, figlio del re del Portogallo, che si faceva incoronare imperatore.

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Gravi crisi interne, tra cui la rivolta e il distacco della provincia Cisplatina (poi divenuta Repubblica dell’Uruguay), costrinsero l’imperatore ad abdicare in favore del figlio Pedro, di soli sei anni, il cui potere venne esercitato da una serie di reggenti che dovettero affrontare anche alcune ribellioni in seno all’esercito. Nel 1835 il sacerdote Diego Antonio Feijó venne eletto reggente e per due anni lottò contro le tendenze separatiste. Nel 1837 fu obbligato a dimettersi e lo sostituì Pedro Araujo Lima, ma i Brasiliani desideravano un imperatore, così nel 1840 venne anticipata la maggiore età di Pedro, che fu incoronato imperatore con il nome di Pedro II. Durante l’Impero, che durò fino al 1889, il Brasile consolidò l’unità nazionale e ampliò le frontiere aperte dai bandeirantes. Oltre ai territori annessi che ingrandirono il Paese nelle direzioni dell’Uruguay e Paraguay, durante il dominio di Pedro II la popolazione crebbe da 4 a 14 milioni. Per contro l’economia restò basata sul latifondo e sull’esportazione dei prodotti agricoli tropicali, soprattutto il caffè. Nel 1888 il lavoro degli schiavi venne abolito, senza però modificare le condizioni politiche e sociali dei neri, ai quali si negò la libertà politica, essendo il voto proibito agli analfabeti. Negli ultimi decenni del secolo si allargò il divario tra le città e le zone rurali. La classe medie urbana, i militari e i produttori di caffè volevano la Repubblica, vista come un modello migliore per raggiungere la modernizzazione dello Stato; così nel 1889 una congiura, appoggiata dall’esercito, portò all’abdicazione di Pedro II che andò in esilio in Europa, e alla creazione della Repubblica. Il consolidamento delle strutture repubblicane incontrò serie difficoltà: nel 1893 fu fondato il Partito repubblicano federale e nel 1894 venne eletto Prudente de Morais quale primo presidente, ma in quegli stessi anni avvenne una rivolta dell’esercito che pose a capo dello Stato suoi esponenti. Molte furono, negli anni seguenti, le lotte interne (quella del Rio Grande do Sul, tra il 1893 e il 1895; la cosiddetta «guerra dei Canudos», tra il 1896 e il 1897, che vide opposti gli abitanti del sertão semi-arido della regione del Nordeste con quelli del litorale colto e in pieno sviluppo economico. Fino al 1920 furono frequenti le rivolte dei piccoli gruppi e le lotte all’interno delle oligarchie. Sul piano economico, il caffè era il principale prodotto di esportazione, ma tra il 1920 e il 1930 divenne un problema a causa della concorrenza internazionale che portò ad una drastica riduzione delle vendite. Nel 1930 un colpo di Stato portò alla presidenza Getúlio Vargas. Vargas ridusse le importazioni dando priorità alla produzione interna e, durante la seconda guerra mondiale, alla siderurgia. Governò come dittatore dal 1937 al 1945 (sostenuto anche da due nuove Costituzioni assolutistiche) e nel 1950 tornò al potere come presidente costituzionale. La sua linea politica ebbe due punti fermi: il nazionalismo e la difesa riformista degli interessi dei lavoratori. Il 1953 segnò la nascita del monopolio statale sul petrolio, con la creazione della Petrobrás.

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Nel 1954, dopo le forzate dimissioni sollecitate da ambienti militari, Vargas si suicidò, sostituito dal sui vicepresidente J. Café Filho. Il successivo Governo di Juscelino Kubitchek (1956-1961) aprì le porte del Paese alle multinazionali, concedendo loro grandi privilegi. Nel corso della sua amministrazione si costruì Brasilia, con la pretesa di segnare una nuova tappa nello sviluppo economico del Paese. Nel 1960 la capitale federale, fino ad allora Rio de Janeiro, venne trasferita nella nuova città. Il successore di Kubitchek, Janio Quadros governò solo per pochi mesi e nel 1961 salì al potere il vicepresidente João Goulart, leader del Partito laburista ed erede politico di Getúlio Vargas. Goulart voleva la riforma agraria e una regolamentazione del trasferimento all’estero dei dividendi delle imprese straniere. Venne deposto nel 1964 da un colpo di Stato appoggiato dagli Stati Uniti. Il nuovo Governò promulgò l’Atto Costituzionale N. 1 che aboliva la Costituzione liberale del 1946, consentendo l’interruzione dei mandati parlamentari e la sospensione dei diritti politici. In tutto il Paese vennero eseguiti arresti e importanti leader politici, tra cui l’ex presidente João Goulart, Leonel Brizola, Miguel Arraes e poi Juscelino Kubitchek, andarono in esilio o entrarono in clandestinità. La Giunta Militare designò presidente il generale Humberto de Alencar Castello Branco, il cui mandato venne prorogato fino al 1967. Nelle elezioni di alcuni Stati regionali, nel 1965, l’opposizione vinse e venne allora emanato l’Atto Costituzionale N. 2, che attribuiva il potere di eleggere il presidente della Repubblica ad un collegio elettorale e decretava lo scioglimento dei partiti politici. Lo stesso decreto creava un sistema a due partiti: l’Arena (Alleanza rinnovatrice nazionale), maggioritaria e al Governo, e il MDB (Movimento democratico brasiliano), di opposizione e senza possibilità di andare al potere. Nel 1967 venne promulgata la nuova Costituzione e due mesi dopo il generale Arthur da Costa e Silva assunse la presidenza. Nel 1968, di fronte all’avanzata elettorale dell’opposizione, venne reso noto l’Atto Costituzionale N. 5, che conferiva poteri assoluti al regime militare. Nel 1969 Costa e Silva fu sostituito da una Giunta Militare che governò fino ad ottobre, quando fu designato presidente il generale Emilio Garrastazu Médici. Il governo di Medici fu caratterizzato dalla durissima repressione di tutti i movimenti di opposizione mentre la politica economica stimolava l’euforia consumistica della classe media. Nel 1974 fu il generale Ernesto Geisel ad andare alla presidenza; egli decretò la fine del monopolio statale sullo sfruttamento del petrolio, firmò un accordo sul nucleare con la Germania Occidentale e aumentò le facilitazioni al capitale straniero. Il Brasile era diventato intanto il quinto Paese esportatore di armi nel mondo. Durante la presidenza Geisel iniziò lentamente la distensione della vita politica, che consentì l’evoluzione del processo democratico. Nel 1974 e nel 1978, nonostante la censura sui mezzi di comunicazione, il MDB conquistò risultati significativi. João Baptista Figuereido salì al potere nel 1979, annunciando l’intenzione di andare avanti con le aperture politiche.

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Nel novembre 1979 il Congresso approvò un progetto di amnistia più ampio di quello originariamente presentato dall’esecutivo. Di conseguenza i prigionieri politici vennero liberati e gli esiliati fecero ritorno. Nel settore economico il Brasile si indebitò a livelli allarmanti e così, all’inizio degli anni Ottanta si trovò a dovere versare all’estero gli interessi su un debito calcolato in 100 miliardi di dollari. Secondo i dati ufficiali, nel 1985, su 130 milioni di abitanti (il 50% in povertà) soltanto nelle grandi città esistevano 6 milioni di disoccupati e 13 milioni di sottoimpiegati. Le elezioni del 1983 si svolsero sotto il peso dell’enorme scontento sociale e registrarono una vittoria dell’opposizione. Il governatore di Minas Gerais, Tancredo Neves, leader del fronte di opposizione al regime, diventò un anno più tardi presidente. Neves annunciò dei progetti per un nuovo ordine sociale chiamato Nuova Repubblica, attraverso la riforma agraria, la rinegoziazione del debito estero e il recupero della crescita economica. Nel 1985, poco prima di assumere la sua carica, Neves venne ricoverato d’urgenza e morì. Sarney, il suo vice, prese il potere, e tra le prime misure adottate ci fu la legalizzazione del Partito comunista e di altre formazioni di sinistra, illegali da oltre quaranta anni. Nel 1986, dopo molte riforme in campo sociale, tra cui l’estensione del diritto di voto agli analfabeti, Sarney decretò la moratoria del debito estero e avviò il Piano Cruzado per combattere l’inflazione. I risultati furono subito positivi, provocando una risalita dei consumi e la crescita economica. La prosperità coincise con le elezioni del 1986 in cui il PMBD (Partito del movimento democratico brasiliano) ottenne una vittoria schiacciante. Il Piano Cruzado non poteva riuscire senza la lotta contro le speculazioni e senza tenere conto delle pressioni dei settori finanziari, profondamente contrari, e infatti, due giorni dopo le elezioni, ebbe termine il congelamento dei prezzi e l’inflazione riprese a salire a ritmo di due cifre mensili. Gli obiettivi della riforma agraria annunciata vennero ridotti a poco a poco. Nelle elezioni amministrative del 1988 avanzarono i partiti di sinistra e centro-sinistra (PDT - Partito laburista, PT - Partito dei lavoratori, espressione della sinistra operaia e studentesca, e PSDB - Partito della socialdemocrazia brasiliana, nato da una costola del PMDB), a spese del PMDB. Nel 1988, i proprietari terrieri della regione di Acre assassinarono Chico Mendes, leader del movimento dei seringueiros (raccoglitori di caucciù) e dei gruppi indigeni dell’Amazzonia, che avevano sviluppato una forma organizzata di lotta per impedire la distruzione delle foreste. Essi chiedevano la creazione di riserve per garantire i loro diritti a vivere e lavorare nella selva, senza distruggerla. Nel 1989 si svolsero le prime elezioni dirette per la presidenza della Repubblica e 80 milioni di Brasiliani si recarono alle urne. Passarono al primo turno Fernando Collor de Mello, delle forze conservatrici, e Luiz Inácio Lula da Silva, del Partito dei Lavoratori. Collor de Mello, politico che aveva iniziato la sua carriera all’ombra del regime militare, venne eletto al secondo turno con il 42,75% dei voti. Egli annunciò il Piano Brasile Nuovo, nel tentativo di contenere la spirale inflazionistica con la confisca dell’80% dell’attivo finanziario in circolazione nell’economia del Paese. Collor privatizzò le imprese statali e ridusse le barriere doganali per l’ingresso dei prodotti stranieri.

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Fallì nel controllo dell’inflazione, e nel ridimensionamento della disoccupazione. Intanto nel Paese aumentò la violenza: nel 1991, a Rio de Janeiro, oltre 350 ragazzi di strada vennero assassinati. Allo stesso tempo le popolazioni indigene erano minacciate dall’avanzare del progresso, portatore di epidemia, inquinamento e degrado sistematico della qualità della vita. La scomparsa delle culture indigene andava di pari passo con la distruzione della foresta tropicale, finalizzata alla creazione di pascoli, e con il sistematico avvelenamento dei fiumi, causato soprattutto dal mercurio. La cosiddetta Amazzonia legale è un’area considerata strategica dall’esercito, che nel 1995 fece investimenti per vari miliardi di dollari per la creazione di un sistema di controllo satellitare. Nel settembre 1991 migliaia di appartenenti al Movimento Sem Terra (MST) marciarono nello Stato del Rio Grande do Sul, chiedendo terre per lavorare e l’utilizzazione dei 4,7 miliardi di cruzeiros destinati alla riforma agraria approvata quell’anno. Nel 1991 l’inflazione giunse al 400% e il rialzo degli interessi bancari vicino al 1000% annuo, provocando licenziamenti di massa nel settore industriale e lasciando senza lavoro solo a San Paolo oltre un milione di persone. Nel 1992 il Congresso, dopo una commissione di inchiesta, sollevò il presidente dalle sue funzioni per corruzione. Itamar Franco subentrò ufficialmente in carica fino alla fine del mandato. Il nuovo presidente cercò di dare alla sua gestione un’impronta di austerità e di eticità nell’utilizzo dei fondi pubblici. Secondo i dati della Commissione Pastorale della Terra, nel 1992 c’erano 15.000 lavoratori rurali in condizioni di schiavitù, tre volte più di quelli dell’anno precedente. La destinazione di 20 milioni di ettari di nuove terre a favore delle comunità indigene fatta durante la presidenza Collor de Mello alleviò la loro situazione ma non la risolse. Nel 1993, dopo vari episodi di violenza da parte delle forze dell’ordine, il Governo decise di attuare alcuni provvedimenti. A Rio de Janeiro, per la prima volta, furono condannati i capi di una lotteria illegale che prosperava con la complicità della polizia e del narcotraffico e a San Paolo un funzionario di polizia ebbe la massima pena per aver provocato la morte di 18 prigionieri. Il movimento Azione contro la fame e per la vita organizzò in tutto il Paese decine di migliaia di comitati per raccogliere e distribuire cibo e cercare nuovi posti di lavoro. Alla fine del 1993, Cardoso, ministro delle FInanze, presentò il Piano Real, che abolì l’indicizzazione e creò una nuova moneta, chiamata appunto real, entrata in circolazione nel luglio 1994. I risultati antinflazionistici resero Cardoso il candidato più popolare alle elezioni di quell’anno. Egli sconfisse al primo turno l’uscente da Silva , del PT, e iniziò la privatizzazione delle imprese statali, inclusa la Petrobrás e la compagnia di telecomunicazioni. La recessione economica che seguì portò all’aumento della disoccupazione, della delinquenza e dell’occupazione di terre da parte dei contadini poveri. Nel 1995 il presidente annunciò un piano pluriennale con investimenti per 153 miliardi di dollari, per lo sviluppo di infrastrutture. Secondo le statistiche, il 10% della popolazione brasiliana possedeva il 48% dei redditi, quattro volte di più della metà più povera del Paese. Queste cifre collocavano il Brasile tra i Paesi a maggiore ineguaglianza sociale. Cardoso decretò allora la destinazione di 23 terreni per un totale di 8,4 milioni di ettari (10% del territorio del Paese) ai popoli indigeni, garantendo loro l’usufrutto esclusivo delle terre. All’inizio del 1998 il peggiore incendio mai registrato in Amazzonia costrinse alla fuga contadini e intere comunità indigene.

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Due mesi dopo, oltre un quarto dello Stato di Roraima era bruciato. Nell’ottobre il presidente fu rieletto con il 53,1% dei voti, superando di oltre 20 punti percentuali l’avversario di sempre Luis Ignácio da Silva. Cardoso dovette immediatamente affrontare la grave crisi finanziaria, che mise in ginocchio la borsa valori brasiliana, provocando una fortissima svalutazione del real e facendo impennare gli indici di disoccupazione e di povertà della popolazione. Tale crisi ebbe notevoli ripercussioni sul mercato borsistico internazionale facendo temere per alcuni giorni l'inizio di un grave periodo di recessione. Il Governo si vide pertanto costretto ad adottare misure urgenti tra cui una manovra finanziaria pari a 38.000 miliardi di lire e la richiesta, accolta nei primi mesi del 1999, di prestiti al FMI, grazie ai quali l'economia brasiliana evitò il tracollo. Cardoso dovette inoltre, nel corso dell’anno, accettare una drastica svalutazione del real. Nel 2000 Wanderley Bernardi Ferreira, leader del MST, venne ucciso in una cittadina dello Stato di Rio de Janeiro. In seguito a questo grave fatto, a Brasilia il presidente incontrò i rappresentanti del MST, promettendo finanziamenti e infrastrutture nelle zone più povere del Paese. In luglio una falla in una conduttura di una raffineria ad Araucaria (presso Curitiba) provocò la dispersione di circa quattromila metri cubi di petrolio nel fiume Iguaçu, principale affluente del Paraná, con conseguenze devastanti per l’ambiente. Il Governo dichiarò la Petrobras, già colpevole di un analogo incidente nel gennaio precedente a Guanabara, responsabile dell’accaduto, multandola per 28 milioni di dollari. In agosto piogge torrenziali colpirono gli Stati di Pernambuco e Alagoas, nel Brasile nordorientale, provocando alluvioni, allagamenti e smottamenti che causarono numerose vittime. Nel 2001 continuarono le rivolte che, già l'anno precedente, erano esplose nelle carceri del Paese (nel mese di febbraio 20.000 detenuti bloccarono l'attività di 27 prigioni nello Stato di San Paolo per due giorni, con un bilancio finale di 16 morti). Nello stesso anno, in maggio, un importante crisi energetica obbligò il Governo a imporre un graduale razionamento di energia. Sempre in maggio scoppiò lo scandalo relativo alle agenzie governative di sviluppo dell'Amazzonia, due delle quali risultarono colpevoli di appropriazione indebita per un totale di oltre un miliardo di dollari. Le agenzie erano state predisposte dal Governo per la realizzazione di importanti - e contestati - progetti all'interno dell'area amazzonica e del Nord-Est: in sette anni erano previste spese pari a 40 miliardi di dollari per la costruzione di autostrade, ferrovie, impianti idroelettrici e abitazioni. Nell'ottobre 2002, al suo quarto tentativo, il socialista ed ex operaio Luis Iñacio Lula da Silva vinse le elezioni presidenziali, ottenendo il 61,4% dei voti (51 milioni di schede) al ballottaggio contro il candidato governativo José Serra. Per il popolo brasiliano, e soprattutto per i circa 50 milioni di poveri, esclusi e affamati che ne fanno parte (per lo più neri, meticci, indios e nordestini), fu un evento straordinario e carico di speranze. Lula da Silva, primo presidente di sinistra nella storia del Brasile, si era fatto portatore del crescente malcontento dei ceti deboli di fronte alla disoccupazione e al dilagare della criminalità e già nel gennaio 2003, pochi giorni dopo l'insediamento ufficiale, presentò, insieme al ministro della Sicurezza alimentare José Graziano, il progetto denominato "fame zero", impegnandosi ad attenuare sensibilmente la denutrizione nel Paese nell'arco dei quattro anni del mandato.

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Tra le priorità del nuovo Governo figuravano, inoltre, lo sviluppo della scolarizzazione e della ricerca scientifica, nonché la realizzazione della riforma agraria. Su quest'ultimo terreno, il MST sospese in un primo tempo le occupazioni di terre e immobili, per poi riprendere con più vigore le azioni nel marzo-aprile 2003 al fine di dare un impulso decisivo alla riforma. Ma ancora a giugno 2003 solo 2.500 famiglie avevano goduto di un beneficio reale in termini di ridistribuzione di terre sottratte al latifondo. Dopo vari incontri fra i leader dei senza terra e il presidente Lula, il Governo s'impegnò a dare la terra a circa mezzo milione di contadini poveri entro la fine del 2006. Sul piano delle relazioni internazionali, il rafforzamento del MERCOSUR (Mercato comune del Cono sudamericano, comprendente Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay) rappresentò un obiettivo fondamentale del Governo Lula, al fine di creare un equilibrio economico-politico stabile in America Latina e contrastare, per questa via, gli interessi statunitensi che si stavano consolidando nella regione attraverso l'Area di libero scambio delle Americhe (ALCA), fortemente voluta da Washington. D'altra parte, al vertice di Cuzco in Perú (dicembre 2004), Lula da Silva andò oltre, risultando il più convinto sostenitore della nascita della Comunità sudamericana delle nazioni (CSN), nuova entità di cooperazione e concertazione politica finalizzata, sul modello dell'Unione europea, alla formazione di uno spazio comune d'integrazione regionale fra i due grandi blocchi latino-americani dello stesso MERCOSUR e della Comunità andina (Bolivia, Colombia, Ecuador, Perú e Venezuela).

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LE CITTÀ

Brasilia

(2.094.100). Capitale del Brasile, forma, con il suo territorio (5.802 kmq) il Distrito Federal. Città di modernissima concezione, sorge nel cuore dello Stato di Goias, a 100 m d'altezza, sulle rive di un lago artificiale, dove più folta si estendeva la foresta; venne fondata e inaugurata il 21 aprile 1960. La pianta della città (simile a quella di un uccello con le ali spiegate) è stata ideata dall'architetto Lucio Costa, mentre il Palazzo del Governo e altri uffici sono stati costruiti da Oscar Niemeyer, con la collaborazione di scultori e pittori brasiliani. La città è collegata da moderne autostrade con Rio de Janeiro e altri importanti centri del Paese. La zona direzionale e quella residenziale sono distinte, incrociandosi tra loro fino a formare un angolo retto.

Brasilia: il Palazzo dei Due Poteri

Brasilia: la cattedrale

San Paolo

(10.041.500 ab.). Città del Brasile e capitale dello Stato omonimo (248.209 kmq; 38.710.000 ab.). Sorge a Sud di Rio de Janeiro, sul fiume Tietê, fra il porto di Santos e le fertili regioni centro-meridionali. Ha un clima temperato-umido mitigato dall'altezza dell'altopiano su cui sorge (800 m in media). Fondata nel 1554 dai Gesuiti, fu base nei secoli XVII-XVIII dell'espansione pionieristica verso le regioni interne del Paese ed ebbe uno sviluppo impetuoso e rapidissimo negli ultimi decenni del XIX secolo a causa della forte immigrazione. La prosperità economica della città era allora legata alle vaste piantagioni di caffè del territorio circostante. Lo sviluppo, che continua ininterrotto ancor oggi con un ritmo tra i più alti del mondo, ha fatto di San Paolo, città urbanisticamente modernissima, simile alle metropoli nordamericane, non solo il primo centro industriale del Paese, ma anche un centro commerciale e finanziario di primaria importanza: ospita infatti industrie siderurgiche, meccaniche, tessili, alimentari, dei pellami, delle calzature, del tabacco, della gomma, chimiche, farmaceutiche e cartarie, oltre a numerosi istituti culturali e scientifici. Come molte metropoli, però, conosce anche grandi livelli di povertà, concentrata nelle degradate zone periferiche dove altissimo è il tasso di criminalità da strada. Tra le poche testimonianze artistiche del passato vi sono la cappella dei Gesuiti fondatori di San Paolo (1554), il convento francescano in stile bizantino, la cattedrale e l'università.

La cattedrale di S. Paolo

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Rio de Janeiro

(5.974.100 ab.). Città del Brasile, capitale dello Stato omonimo (43.696 kmq; 14.879.118 ab.). Sorge sulla riva occidentale della baia di Guanabara, aperta sull'oceano Atlantico e dominata dal picco del Pao Açúcar. L'agglomerato urbano si allunga sulla fascia costiera e si addentra in propaggini nelle valli fra le alture interne delle Serre de Carioca e do Mar. Comprende anche centri residenziali fuori della baia, tra i quali Copacabana e Ipanema. Alle spalle della baia s'innalza il Corcovado, con la celebre e gigantesca statua del Redentore. La vita economica si accentra intorno al porto e ai lati delle due grandi arterie cittadine, l'Avenida de Marco e l'Avenida Rio Branco. Centro culturale (Università) e finanziario e porto commerciale di primaria importanza, collegato con linee celeri marittime ed aeree al Nord America e all'Europa, Rio è lo sbocco naturale di tutta la produzione agricola (caffè, zucchero, tabacco) e mineraria dello Stato di Minas Gerais e in parte di quelli di Sao Paulo e di Espírito Santo. Tra le industrie, quelle alimentari, tessili, dell'abbigliamento, chimiche e cantieristiche. Nonostante ciò, Rio è anche sede di una delle più grandi e degradate periferie cittadine del mondo. Il luogo dove sorge la città era già stato visitato da Magellano durante il suo primo viaggio nel 1532 e il portoghese Martin de Sousa ne aveva preso possesso in nome del re del Portogallo. Il primo nucleo urbano fu stabilito nel 1555 da profughi calvinisti francesi, che ne furono espulsi qualche anno più tardi e vennero sostituiti da coloni portoghesi che denominarono il nuovo centro São Sebastião do Rio de Janeiro. Capitale del Brasile meridionale dal 1680, Rio fu eletta nel 1763 a capitale dell'intero Paese, mantenendo tale prerogativa anche dopo la proclamazione d'indipendenza del Brasile e la costituzione della Repubblica federata. Venne sostituita nel 1960 dalla neonata Brasilia.

Rio de Janeiro: la baia di Botafogo e il Pan di Zucchero

Belo Horizonte

(2.305.800 ab.). Città del Brasile, capitale dello Stato di Minas Gerais (586.528 kmq; 18.553.313 ab.). Fondata alla fine del XIX secolo, sorge a 850 m s/m, al centro di un’importante zona mineraria e agricola. Oggi possiede molte industrie manifatturiere ed altiforni. È sede di un’università. La città è caratterizzata da ampie arterie alberate, fiancheggiate da moderne ed elevate costruzioni, che si dipartono a raggiera nelle numerose piazze circolari.

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Salvador

(2.555.400 ab.). Città del Brasile, capitale dello Stato di Bahia (564.693 kmq; 13.435.612 ab.). Sorge all'ingresso della Baia di Todos Santos, scoperta da Amerigo Vespucci nel 1501. Fu fondata nel 1549 da Tomé de Souza, primo governatore del Brasile. Fu capitale del Brasile fino al 1763. Si divide in Città Alta, la parte vecchia, e Città Bassa, dove sorge il centro affaristico. Importante, oltre che per le industrie (cotonifici, zuccherifici) e le piantagioni di cacao e di caffè, anche dal punto di vista turistico-culturale. Conserva numerosi edifici monumentali e religiosi che attestano il suo passato di capitale coloniale: la cattedrale (XVI sec.), le chiese di S. Francesco, di S. Pietro e del Carmine (XVIII sec.), i forti di S. Marcello e di S. Maria (XVII sec.) e il Palazzo del Governo.

Fortaleza

(2.256.200 ab.). Città del Brasile, capitale dello Stato di Ceará (148.826 kmq; 7.758.441 ab.). Porto sull'oceano Atlantico, di aspetto urbanistico moderno, ha soprattutto funzioni amministrative e commerciali legate all'attività portuale. Commercio di pellami, cotone, cera vegetale, olio, zucchero e caffè. L'industria è attiva nei settori alimentare, tessile e della lavorazione del legno. Aeroporto.

Recife

(1.461.300 ab.). Città del Brasile, capitale dello Stato di Pernambuco (98.312 kmq; 8.161.862 ab.). Sorge sulla costa atlantica, alla foce dei fiumi Caperibe e Beberibe. Per la sua struttura (è composta da una serie di isolotti uniti tra loro da ponti) è chiamata la Venezia brasiliana. Porto per il commercio di caffè, zucchero, cotone e centro industriale. Aeroporto. Fondata dai Portoghesi nella prima metà del XVI sec., passata quindi agli Olandesi dal 1630 al 1654, fu il più importante porto brasiliano fino alla fine del XVIII sec. Ancora oggi scalo di grande importanza, Recife ha perso molto dell'antico aspetto. Il Barrio del porto, corrispondente all'insediamento più antico, è il quartiere che più ha mantenuto l'originaria fisionomia.

Pôrto Alegre

(1.353.300 ab.). Città del Brasile, capitale dello Stato di Rio Grande do Sul (281.748 kmq; 10.510.992 ab.). Sorge sulla riva sinistra dell'estuario del Rio Guaíba fungendo da porto commerciale (carne salata e secca, bestiame, tabacco, riso, lana). Centro culturale, possiede due università. Fondata dai Portoghesi nel 1742, con l’antico nome di Pôrto dos Cazaes, la città sorge su alcune colline disposte lungo il fiume. Nel gennaio 2001 ospitò la prima edizione del World Social Forum sull’ambiente e l’economia, la globalizzazione e la giustizia sociale, divenendo sede privilegiata dei successivi incontri.

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PICCOLO LESSICO

Bandeirantes

Termine con il quale erano indicati i coloni insediati in varie zone del Brasile che nel corso dei secoli XVII e XVIII si riunivano per saccheggiare e sterminare i piccoli insediamenti della popolazione nera e degli indios. La loro attività facilitò involontariamente l'esplorazione del Paese e la scoperta di miniere d'oro. I bandeirantes divennero, nel XVIII secolo, cercatori d'oro e di pietre preziose nei giacimenti del Mato Grosso, del Goiás e del Minas Gerais.

Carnevale di Rio

Celebre manifestazione che dura 4 giorni e 4 notti durante i quali le strade della città diventano un trionfo di colori, di luci e di suoni. Per le strade, nelle case e nei circoli privati si suona e si balla a ritmo sfrenato la samba. Nel corso dell'anno le numerose scuole di samba del Paese si preparano per l’occasione, ispirandosi ai temi relativi alla storia del Brasile, per sfidarsi in spettacolari esibizioni, premiate da un'apposita giuria nel sambodromo della città. Purtroppo all’allegria del Carnevale si accompagnano anche numerosi episodi di violenza urbana.

Cascate dell'Iguaçu

Il fiume Iguaçu (1.320 km) scorre nel Brasile meridionale e forma luna delle maggiori cascate esistenti al mondo, estese su un fronte di circa 2.470 m. Il fiume si divide in numerosissimi bracci e precipita in due salti di circa 60 m complessivi. Le suggestive cascate sono situate nel più esteso parco nazionale brasiliano, famoso per il suo patrimonio floreale e popolato da una fauna molto varia.

Le cascate di Iguaçu

Favelas

Si tratta di estesissimi quartieri costituiti da baracche, situati ai margini delle principali città e abitati dalla popolazione più povera. Le favelas, spesso abbarbicate sulle colline circostanti le città. Questi quartieri sono privi dei servizi più elementari quali strade, acqua ed elettricità e creano un enorme contrasto con i palazzi di marmo ed i luminosi grattacieli delle zone centrali delle metropoli ma anche dei paesi più piccoli.

Una favela a Rio de Janeiro

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Macumba

La macumba è un rito pagano tipico del Brasile. Essa venne importata nel Nuovo Mondo dagli schiavi neri provenienti dalla Guinea e dalla Costa d'Avorio che conservarono in parte le loro tradizioni. Il rituale della macumba, legato ai miti della nascita, della morte e della fertilità, prevede che un medium raggiunga, grazie ad una danza frenetica, uno stato di trance, durante il quale entra in contatto con gli spiriti dell'aldilà. Quando le popolazioni di colore si convertirono alla religione cristiana, le divinità pagane furono sostituite dai santi e dalla Madonna. Le autorità religiose finirono col tollerare tali riti, ancor oggi praticati, interpretando le altre forme di macumba come semplici manifestazioni orgiastiche.

Pan di zucchero

Celebre e caratteristico torrione di granito dall'altitudine di 400 m che domina la baia di Rio de Janeiro. Ai piedi del Pan di zucchero, che è diventato il simbolo della città, si estende la famosa e lussuosa spiaggia di Copacabana.

Piraña

Pesci teleostei che vivono nelle acque del Rio delle Amazzoni, la cui voracità è eccitata dall'odore del sangue. La loro lunghezza varia dagli 11 ai 53 cm, vivono in branchi e si dividono in una ventina di varietà. Hanno colori vivaci e sono aggressivi e voraci: in pochi minuti sono in grado di spolpare completamente gli esseri umani o gli animali che hanno la cattiva sorte di incontrarli. Alcuni studiosi li considerano addirittura più pericolosi degli squali.

Samba

Forma musicale che si basa su un tempo di 2/4; è la più significativa del Brasile e viene ballata, suonata e cantata. Il coro di regola è riservato agli uomini mentre le donne sostengono la voce solista. Viene eseguita da trombe, chitarre, flauti e da alcuni strumenti ritmici brasiliani come il roco, il maracá, il chocalho e lo xere de ogum. Come ballo è complesso e si basa soprattutto sul contrasto ritmico. Il samba solamente ballato si chiama batucada.

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PERSONAGGI CELEBRI

João Goulart

Uomo politico brasiliano (São Borja, Rio Grande do Sul 1918 - Mercedes, Argentina 1976). Dopo aver aderito al Partito laburista, ne divenne il presidente nel 1950. Ministro del Lavoro nella prima metà degli anni Cinquanta, nel 1956 fu eletto vicepresidente della Repubblica. Dopo le dimissioni del presidente Quadros (1961), lo sostituì nella carica, cercando di realizzare una serie di riforme sociali che incontrarono però forti resistenze da parte dell'opposizione. Nel 1964 Goulart si rifiutò di intervenire per reprimere un ammutinamento attuato da elementi comunisti della Marina. Tale rifiuto provocò un colpo di Stato militare, che costrinse il presidente a riparare in Uruguay. Dopo 12 anni di esilio, a pochi mesi dalla morte, ottenne dalle autorità il permesso di rientrare in Brasile purché rinunciasse a svolgere attività politiche. Goulart rinunciò tuttavia ad usufruire di tale opportunità.

Jorge Amado

Scrittore brasiliano (Pirangi, Bahia 1912 - Bahia 2001). Considerato tra le voci più importanti della cultura brasiliana, fu uno dei più appassionati cantori del suo Paese e in particolare della sua terra d'origine, Bahia. Militante per un lungo periodo nelle fila del Partito comunista brasiliano, fu costretto all'esilio prima dal 1937 al 1945 e, successivamente, dal 1948 al 1952 quando, in seguito alla messa fuori legge delle organizzazioni politiche della sinistra, dovette trasferirsi in Europa. Dal 1955 al 1957 fu il principale animatore e il direttore della rivista politico-culturale Para Todos. Risale al 1931 la pubblicazione del suo primo libro, che lo rese famoso in breve tempo in tutto il Brasile, Il paese del carnevale, mentre con Capitani dell'aria (1937) ebbe la definitiva consacrazione. Narratore realista, Amado seppe descrivere con un vago tono romantico populista la gente e i problemi della sua terra bahiana anche nelle opere successive: Cacao (1933), Sudore (1934), Mar Morto (1936), I banditi del porto (1937), Terras do sem fim (1943), che è considerato uno dei suoi capolavori; Frutti d'oro (1944); Sera vermhela (1946), sulle condizioni misere del Nordeste; I sotterranei della libertà (1954. Con Gabriela, garofano e cannella, del 1958, Amado ha aperto una nuova fase della sua produzione, incentrata sull'analisi delle figure femminili: Dona Flor e i suoi due mariti (1966); Tenda dos milagres (1969), Tereza Batista stanca di guerra (1972); Due storie del porto di Bahia (1979), Alte uniformi e camicie da notte (1980), Tocaia grande (1984), Santa Barbara dei fulmini (1989). Nel 1952 ricevette il premio Stalin e nel 1995 fu insignito del premio Camões, il più importante riconoscimento per gli scrittori di lingua portoghese.

José Sarney

Uomo politico brasiliano (n. Piñeiro, Marañao 1930). Dopo il ristabilimento della democrazia nel suo Paese, nel 1985, fu eletto vicepresidente della Repubblica. Nell'aprile dello stesso anno, in seguito alla morte di Tancredo Neves, gli subentrò alla presidenza della Repubblica, mantenendo la carica fino al 1989.

Luiz Iñacio da Silva, detto Lula

Sindacalista e uomo politico brasiliano (n. Garanhus 1945). Nato da genitori poveri provenienti dal Nordeste del Brasile, stabilitisi nel 1956 a San Paolo, da Silva iniziò a lavorare all'età di 12 anni. Dopo l'avvento della dittatura militare instaurata nel 1964, ottenne un impiego presso le Industrie Villares, uno dei principali gruppi metalmeccanici del Paese, e qui, a partire dal 1966, iniziò l'attività sindacale. Da allora organizzò vari scioperi e nel 1980 conobbe per un mese il carcere. Nello stesso anno fu tra gli artefici della fondazione del Partito dei lavoratori (PT), d'ispirazione socialista e marxista, e, nel 1983, della nascita della Centrale unica dei lavoratori (CUT), prima confederazione sindacale nazionale. Dopo il ritorno dei civili alla guida del Paese (1985), fu eletto deputato al Congresso federale, ottenendo il mandato per l'Assemblea Costituente incaricata di redigere una nuova Costituzione (varata poi nel 1988). Nel 1989 il PT presentò Lula da Silva come candidato per la presidenza della Repubblica, ma le elezioni furono vinte da Fernando Collor de Mello, esponente del nuovo Partito di ricostruzione nazionale (PRN). Per una modesta differenza di voti, Lula perse anche le consultazioni presidenziali del 1994 e del 1998, entrambe vinte dall'ex socialdemocratico Fernando Henrique Cardoso. Nel 2001 il leader del PT fu tra i promotori del primo Forum sociale mondiale di Porto Alegre. Nel 2002, in vista delle elezioni presidenziali dell'ottobre, la Convenzione nazionale del PT approvò la formazione di una vasta alleanza politica di centro-sinistra, avente come base un programma governativo per combattere la sottoalimentazione, varare una riforma agraria in favore dei senza terra e innalzare i livelli di occupazione, nonché il salario minimo, dei lavoratori brasiliani. Su queste basi e presentandosi in una veste più moderata rispetto al passato, al suo quarto tentativo Lula da Silva divenne il primo presidente di sinistra della storia del Brasile, ottenendo oltre il 61% delle preferenze. Sul piano internazionale, fu tra i principali sostenitori della nascita (dicembre 2004) della Comunità sudamericana delle Nazioni (CSN).

ALTRI CENTRI

Belém

(1.333.500 ab.). Città del Brasile, capitale dello Stato di Parà (1.247.689 kmq; 6.574.993 ab.). È centro nevralgico per i traffici che si svolgono in prevalenza attraverso il Rio delle Amazzoni. Fondata nel 1616 dai Portoghesi, la città si è affermata nel periodo del boom della gomma brasiliana (fine XIX secolo). Ha mantenuto pressoché intatto l'originario nucleo urbano coloniale con edifici tardo-barocchi, case basse e vie strette. Possiede una delle più belle cattedrali del Brasile.

Goiânia

(1.138.600 ab.). Città del Brasile e capitale dello Stato di Goiás (340.087 kmq; 5.306.459 ab.). Sorge a 800 m s/m., sull'altopiano interno. Centro amministrativo, è un importante mercato agricolo, oltre che sede di industrie di trasformazione proprio di prodotti agricoli. Aeroporto. Venne costruita tra il 1933 e il 1942 per sostituire come capitale l'insulare Goiás.

Manaus

(1.517.500 ab.). Città del Brasile e capitale dello Stato di Amazonas (1.570.746 kmq; 3.031.068 ab.), sorge presso la confluenza del Rio Negro nel Rio delle Amazzoni. Nodo naturale dell'immensa rete idrografica amazzonica, rappresenta l’importante porto commerciale di una vasta regione produttrice di caucciù, legname, cacao e pellami. Industrie della birra, chimiche, alimentari, cantieristiche. Aeroporto. Giardino botanico. Fondata dai Portoghesi nel 1660, era in origine un modesto villaggio con la funzione di avamposto militare per l'esplorazione e il controllo della regione amazzonica. Lo sviluppo economico, legato al caucciù, le portò un breve periodo di splendore e ricchezza.

Natal

(744.800 ab.). Città del Brasile e capitale dello Stato del Rio Grande do Norte (52.797 kmq; 2.888.058 ab.). Fondata nel giorno di Natale del 1599, dal capitano portoghese Manuel Mascarenhas Homem, l'allora villaggio di Natal crebbe attorno alla Fortezza dei Re Magi, così chiamata perché la sua costruzione iniziò il 6 gennaio del 1598. Importante centro commerciale e turistico. Vi si trova inoltre una base navale e un grande aeroporto internazionale.

Santos

(415.900 ab.). Città del Brasile, situata nella parte sud-orientale dello Stato di San Paolo, su un'isola della baia omonima che si apre sull'Atlantico, circa 50 km a Sud-Est di San Paolo, di cui costituisce lo sbocco commerciale sul mare. Fondata dai Portoghesi nel 1545, è il porto più importante del Brasile e il maggiore per l'esportazione del caffè. Esporta inoltre cotone, carni congelate, zucchero, frutta tropicale. Industrie alimentari, chimiche, cantieristiche.

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