Geografia America del Centro Territorio Storia Economia della Repubblica Dominicana.

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Bandiera della Repubblica Dominicana

La bandiera: una croce bianca centrata che si estende fino ai bordi divide la bandiera in quattro rettangoli - quelli in alto sono blu oltremare (lato hoist) e rosso vermiglio, e quelli in basso sono rosso vermiglio (lato hoist) e blu oltremare; un piccolo stemma con uno scudo sorretto da un ramo di alloro (a sinistra) e un ramo di palma (a destra) è al centro della croce; sopra lo scudo un nastro blu mostra il motto, DIOS, PATRIA, LIBERTAD (Dio, Patria, Libertà), e sotto lo scudo, REPUBLICA DOMINICANA appare su un nastro rosso; nello scudo una bibbia è aperto a un versetto che legge  "Y la Verdad nos hara libre" (E la verità ti renderà libero); il blu sta per libertà, il bianco per salvezza e il rosso per il sangue degli eroi. Inno della Repubblica Dominicana.

b Geografia America

n Ministero degli esteri italiano La Farnesina Viaggiare sicuri U.S. Department of State U. K. Govern

Repubblica Dominicana Inn

GEOGRAFIA - AMERICA DEL NORD E CENTRO - REPUBBLICA DOMINICANA

PRESENTAZIONE

La Repubblica Dominicana condivide con Haiti l'Isola di Hispaniola, la seconda per estensione delle Grandi Antille. A Nord si affaccia sull'Oceano Atlantico, a Sud sul Mar dei Caraibi, a Est è separata da Portorico dal canale di Mona, mentre a ovest confina con Haiti. Ha una superficie di 48.511 kmq e una popolazione di 10.597.348 (2021) abitanti, con una densità media di 172 abitanti per kmq. La popolazione è costituita in maggioranza da mulatti (73%), ma è presente un buon numero di bianchi (16%), oltre a una minoranza nera (11%). La lingua nazionale è lo spagnolo e la religione predominante è il Cattolicesimo (91%). Già possedimento spagnolo, la Repubblica Dominicana è una Repubblica unitaria di tipo presidenziale. Il potere legislativo è esercitato dal Congresso, formato dal Senato (30 membri) e dalla Camera dei deputati (149 membri, eletti ogni quattro anni a suffragio universale); il potere esecutivo spetta al presidente della Repubblica, eletto per quattro anni a suffragio diretto. L'unità monetaria è il peso dominicano. La capitale è Santo Domingo (2.138.262 ab.)

Repubblica Dominicana luogo

IL TERRITORIO

Per buona parte coperto da rilievi, il territorio della Repubblica Dominicana è dominato dagli aspri massicci della Cordillera Central. A Nord, parallelamente a questo sistema principale, si trova la Cordillera Septentrional, mentre a Sud corrono due catene parallele: la Sierra de Neiba e la Sierra de Bahoruco. La depressione alluvionale che separa le due catene è occupata dal lago salato di Enriquillo. L'assetto geomorfologico della parte occidentale è pianeggiante. I fiumi hanno corso breve, ma sono numerosi e ricchi d'acqua. Le coste, generalmente frastagliate, a occidente diventano più alte e rocciose, mentre ad oriente sono basse e sabbiose. Il clima tropicale è caratterizzato dalla presenza degli alisei di Nord-Est, che causano precipitazioni cospicue nelle regioni meridionali ed orientali, mentre le zone occidentali restano aride.

Cartina della Repubblica Dominicana

Cartina della Repubblica Dominicana

Repubblica Dominicana Mappa

L'ECONOMIA

L'agricoltura è caratterizzata dalla presenza del latifondo e della piccola proprietà. Nelle piantagioni si coltivano canna da zucchero, caffè, cacao e tabacco, mentre nei fondi di minore estensione viene praticata la coltura di prodotti destinati al consumo locale. Il principale ostacolo a una maggiore diversificazione della produzione è costituito dalla presenza di capitali stranieri che tendono a favorire lo sviluppo delle colture da esportazione. Attiva è l'industria, fondata soprattutto sulla lavorazione dei prodotti agricoli: zuccherifici, distillerie, cotonifici, manifatture di tabacco. Rilevanti sono lo sfruttamento del legname (mogano e cedro), nonché la fabbricazione di sostanze coloranti. È in forte espansione il turismo. La rete stradale, che si estende su 12.300 km, è abbastanza efficiente; le ferrovie vengono utilizzate soprattutto per il trasporto della canna da zucchero. I porti e gli aeroporti principali sono situati a Santo Domingo, Puerto Plata e La Romana.

CENNI STORICI

I primi abitanti dell’isola furono i Lucayos, i Ciguayos, i Taino e i Caribi. Si trattava di comunità che vivevano di pesca e di un’agricoltura piuttosto rudimentale. Nel 1492 Cristoforo Colombo sbarcò sull’isola che fu da lui battezzata Hispaniola. Colombo governò l’isola per otto anni, dando il via ad una rapida colonizzazione. Nel corso del XVI sec., le difficili condizioni di lavoro nelle miniere d’oro, le epidemie e la repressione degli Spagnoli decimarono la popolazione locale e di conseguenza la manodopera disponibile. Milioni di Africani vennero quindi fatti arrivare come schiavi sull’isola, come del resto in gran parte del continente americano. La sostituzione della manodopera indigena con schiavi africani comportò una trasformazione nell’economia: dalle miniere si passò alle piantagioni di canna da zucchero e all’allevamento intensivo. Hispaniola aveva un grosso potenziale economico: divenne il maggior produttore d’oro delle Antille nonché, fra il 1570 e il 1630, uno dei più importanti produttori di zucchero del continente americano. Era inoltre in una posizione chiave per controllare i movimenti commerciali tra Messico e Perú da un lato e l’Europa dall’altro. Divenne quindi ben presto mira di ulteriori conquiste: nel 1586 il pirata inglese Francis Drake ne saccheggiò la capitale, mentre nel 1697 i Francesi ne occuparono la metà occidentale, Haiti, per impadronirsi in seguito dell’intera isola. Nel 1809 la Spagna a sua volta ritornò in possesso dell'isola, che nel frattempo era diventata la prima Repubblica nera del mondo. Solo nel 1822 il Governo nero di Haiti riuscì a occupare nuovamente l’isola. I creoli, cioè i discendenti degli Spagnoli, insorsero, in particolare a Santo Domingo. Venne proclamata allora ufficialmente la Repubblica Dominicana. Nel 1861 questa chiese di ritornare ad essere un territorio spagnolo, sperando in questo modo di ottenere un appoggio esterno in sostegno alla parte creola del Paese, rispetto alla maggioranza d’origine africana. I risultati dell’appoggio della Spagna furono ben poca cosa, visto che l’isola riacquistò la propria indipendenza nel 1865 a seguito di una ribellione da parte dei mulatti. Furono allora gli Stati Uniti che cominciarono ad interessarsi all’area delle Antille. Avvalendosi di un iniziale trattato di cooperazione firmato nel 1907, nel 1916 gli USA occuparono militarmente la Repubblica Dominicana, imponendovi il proprio protettorato fino al 1924. Nel 1930 una volta recuperata l’autonomia, un colpo di Stato mise il potere in mano al generale Rafael Leónidas Trujillo, che instaurò un regime dittatoriale con l’appoggio di Washington. Trujillo commise crimini talmente feroci da diventare indifendibile per gli stessi Nordamericani: nel maggio del 1961 la CIA ne organizzò l’assassinio. Nel 1963 si svolsero le prime elezioni democratiche, che videro la vittoria dello scrittore Juan Bosh. Sette mesi dopo, un nuovo colpo di Stato rimise il potere in mano agli stessi militari che avevano sostenuto la dittatura di Trujillo. Nel 1965 scoppiò una rivolta militare costituzionalista, guidata dal colonnello Francisco Caamaño Deñó. Poco dopo ci fu un pesante intervento degli Stati Uniti preoccupati delle simpatie filocastriste dei nazionalisti dominicani. L’insurrezione popolare fu così repressa da 35.000 marines. Gli USA facilitarono infine la presa del potere da parte di un fedelissimo di Trujillo, Joaquín Balaguer, che, quale contropartita, aprì le porte dell’isola alle grandi transnazionali statunitensi, soprattutto la Gulf & Western. Questa impresa riuscì a controllare nel giro di pochissimo l’industria dello zucchero, quella agro-alimentare, l’allevamento, le banche e il settore alberghiero. Inutili i diversi tentativi di resistenza, che videro morire durante un’azione di guerriglia nel 1973 uno dei suoi leader, Francisco Caamaño. Grazie ad una scissione che rese più conservatore il programma, il Partito rivoluzionario dominicano (PRD) divenne meno pericoloso agli occhi del Dipartimento di Stato statunitense. Quando nel 1978 il PRD uscì vincitore dalle elezioni, fece aperte pressioni affinché venisse rispettata la volontà popolare. La vittoria del PRD assunse le dimensioni di un trionfo quando, sempre nel 1978, si svolsero le elezioni presidenziali, vinte da Salvador Jorge Blanco. Costui ereditò un deficit della bilancia commerciale che nel 1982 ammontava a 562 milioni di dollari, causato dalla caduta del prezzo dello zucchero e dall’aumento di quello del petrolio, mentre il tasso di disoccupazione toccava il 25%. Nel corso del 1983 il prezzo dello zucchero dimezzò e, rappresentando il 44% delle esportazioni del Paese, mise in ginocchio l’economia dominicana. L’anno successivo il Governo eliminò i sussidi precedentemente concessi a varie attività produttive, aumentando del 200% i prezzi dei prodotti di prima necessità e dei farmaci. Queste misure provocarono un’ondata di proteste, che furono duramente represse con un bilancio di più di cento morti, quattrocento feriti e cinquemila arresti. Nel 1985 la lotta interna durante il Congresso del partito di Governo (PRD) si concluse con un confronto armato che causò due vittime. Nelle elezioni presidenziali del 1986, svoltesi in un clima di profonda crisi economica e di caos sociale, si impose Joaquín Balaguer, candidato del Partito riformista cristiano sociale (PRSC), che sconfisse Jacobo Majluta del PRD e Juan Bosh del Partito della liberazione dominicana (PLD), di stampo marxista. Balaguer, dichiaratamente conservatore, senza una maggioranza parlamentare su cui poter contare non fu in grado di imporre misure economiche ancora più rigorose, come richiesto dal FMI. Un’ulteriore diminuzione della quota di zucchero dominicano destinato agli USA, finì col provocare 17.000 licenziamenti nel settore della Pubblica Amministrazione, dove il tasso di disoccupazione toccava già il 27%. Nel 1991 i due principali leader politici del Paese, il presidente Joaquín Balaguer e Juan Bosh, fondatore dei due principali partiti appartenenti alla sinistra nazionale, annunciarono la loro uscita dalla scena politica. Nel frattempo la situazione economica e sociale continuò a degenerare. Già nel 1984 coloro che rientravano nella categoria dei ‘poveri’ costituivano il 31% degli abitanti, mentre la percentuale degli ‘indigenti’ toccava il 16%. L’unica industria in crescita era quella del turismo: nel 1993 la Repubblica Dominicana era diventata il quarto mercato turistico dei Caraibi. A causa delle gravi difficoltà economiche, centinaia di cittadini dominicani continuavano comunque ogni anno ad abbandonare il Paese, diretti soprattutto verso gli Stati Uniti. A dispetto del suo annunciato ritiro, Balaguer decise di concorrere per le elezioni del 1994, alle quali si presentò anche Juan Bosh. Le elezioni questa volta si celebrarono sotto la supervisione di osservatori internazionali: secondo i dati ufficiali, Balaguer ottenne il 43% dei voti, con un vantaggio dell’1,5% sul suo avversario del PRD, Peña Gómez. Ciononostante, verso la metà del mese d’agosto, Peña Gómez e Balaguer si accordarono per effettuare nuove elezioni politiche l’anno successivo. I due leader decisero di procedere a una riforma della Costituzione per impedire la possibilità di una rielezione del presidente della Repubblica. La crisi energetica nel corso del 1995 mise di nuovo in discussione le mete economiche di crescita e di controllo dell’inflazione stabilite dal Governo. Le elezioni vennero rimandate al 1996. Fu Leonel Fernández Reyna del PLD a vincerle, grazie all’alleanza con il Partito Riformista Cristiano Sociale (PRSC), conservatore. Reyna assunse ufficialmente la carica di presidente della Repubblica Dominicana, succedendo a Joaquín Balaguer, che l’aveva ricoperta per ben sette mandati. L’aumento dei prezzi, la disoccupazione al 30% e la povertà del 70% della popolazione aggravarono le tensioni sociali. Eppure, nonostante questi dati negativi, nella prima metà del 1997 l’economia visse una crescita eccezionale del 6,9%. Nel tentativo di riportare in pareggio i conti dello Stato, nello stesso anno venne approvata una legge che permetteva ai privati di effettuare investimenti nelle aziende statali, comprese quelle dello zucchero e dell’energia elettrica. Scottante si era intanto fatta la situazione dei molti lavoratori haitiani abituati a lavorare, soprattutto nelle piantagioni di zucchero, in condizioni particolarmente penose. Per impedirne la permanenza del Paese, ma sfruttarne il basso costo, venne deciso di prelevarli alla frontiera e portarli nelle piantagioni, per poi essere riportati ad Haiti una volta terminato il lavoro. Le pressioni da parte della popolazione dominicana, contraria comunque agli Haitiani, non cessarono e le proteste portarono all’espulsione di circa 2.500 Haitiani irregolari. Nel 1998 la Repubblica Dominicana e Cuba riallacciarono i rapporti diplomatici. Questa decisione causò le proteste formali degli Stati Uniti. Nel 2000 fu eletto alla presidenza Hipolito Mejía Dominguez, leader del Partito rivoluzionario democratico. Arrivato al ballottaggio, Dominguez vinse grazie al ritiro degli altri candidati, tra cui l’ex presidente Balaguer. Nel 2001 i rapporti con Haiti rimasero tesi. A fine gennaio le autorità dominicane annunciarono un rafforzamento delle misure di sicurezza lungo il confine nel tentativo di contrastare l'aumento del narcotraffico e dell'immigrazione clandestina.

LE CITTÀ

Santo Domingo de Guzman

(2.138.262 ab.). Capitale della Repubblica Dominicana e capoluogo del Distrito Nacional (1.401 kmq; 2.193.046 ab.). Massimo porto del Paese, si affaccia dalla costa meridionale dell'Isola Hispaniola sul Mare delle Antille. Le maggiori industrie sono quelle legate all'agricoltura: raffinerie di zucchero, oleifici, conservifici. Fondata da Bartolomeo Colombo nel 1496, fu una delle principali basi della colonizzazione spagnola in America e il primo centro culturale ed economico del Nuovo Mondo. Qui fu fondata anche la prima università americana, Santo Tomas de Aquino.

Santiago de los Caballeros

(364.859 ab.). Città della Repubblica Dominicana e capoluogo della provincia di Santiago (2.839 kmq; 710.803 ab.), è situata nella fertile valle del Cibao. È, per importanza, la seconda città dello Stato. Possiede grandi industrie manifatturiere per la lavorazione del tabacco. Fondata da Bartolomeo Colombo nel 1495, fu popolata con 30 cavalieri dell'Ordine di Santiago. Da questo fatto deriva il nome della città.

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