GEOGRAFIA - AMERICA DEL NORD E CENTRO - PANAMÁ

PRESENTAZIONE

Stato dell'America Centrale, confina a Nord-Ovest con la Costa Rica e a Est con la Colombia; si affaccia a Nord sul Mare delle Antille e a Sud sull'Oceano Pacifico. Nella sua sezione più ristretta e meridionale è tagliato dal canale di Panamá che mette in comunicazione l'Oceano Atlantico con l'Oceano Pacifico. Panamá ha un'estensione di 75.517 kmq (compresa la zona del Canale) e una popolazione di 3.175.000 abitanti, con una densità media di 42 abitanti per kmq. La popolazione, alquanto eterogenea, è formata da meticci (58%), neri (14%), bianchi (9%) e Amerindi (7%). La lingua ufficiale è lo spagnolo, affiancato dall'inglese; tra i gruppi amerindi è parlato un dialetto locale costituito da una commistione di lingua maya e chibcha. La religione dominante è quella cattolica (80%); si registrano inoltre minoranze di protestanti (10%), di musulmani (5%) e di ebrei (0,3%). Panamá è una Repubblica presidenziale. In base alla Costituzione del 1972, il presidente della Repubblica, che è anche capo del Governo, è eletto a suffragio universale diretto per cinque anni al pari dell'Assemblea legislativa. L'unità monetaria è il balboa. La capitale è Panamá (469.307 ab.).

IL TERRITORIO

Il Paese presenta una conformazione in prevalenza montuosa ed è attraversato da Ovest a Est da una serie di catene. A occidente si eleva la Cordillera de Veraguas, culminante nel vulcano Chiriquí (noto anche come Volcan Barú) che raggiunge i 3.478 m di altezza e costituisce la massima elevazione del Paese. Segue la Cordillera Central, che si appiattisce poi, nel centro di Panamá, nella piana dove è stato tagliato il canale. Tale depressione, segnata dal Passo di Culebra, divide i rilievi occidentali da quelli orientali. Fra questi ultimi si trovano la Cordigliera di San Blas e la Serranía del Darién, che presentano altezze meno elevate. I fiumi, numerosi e caratterizzati da portate abbondanti e regolari, hanno corso breve e si gettano in maggioranza nell'Atlantico. Le coste del Pacifico sono molto articolate, intagliate da due ampi golfi, quelli di Chiriquí e di Panamá, separati dalla penisola di Azuero, montuosa, e da coste frastagliate. Il litorale atlantico compreso nel grande golfo dei Mosquitos è invece basso e compatto, orlato di lagune tra cui la vasta laguna di Chiriquí. Il clima è caldo-umido lungo l'Atlantico, dove predominano la fitta vegetazione equatoriale e le vaste estensioni forestali; il versante del Pacifico è arido, caratterizzato da savane e rade foreste.
Cartina del Panamà


L'ECONOMIA

Nel quadro di generale sottosviluppo dell'America Centrale, il Panamá si distingue come Paese relativamente ricco grazie all'omonimo canale e alle attività e ai proventi a esso connessi. Tuttavia ciò ha determinato un sensibile squilibrio nello sviluppo del Paese e una pesante dipendenza dagli USA che, in cambio di un importante canone di affitto, si sono assicurati il controllo della via d'acqua fino al 1999. Se, fino alla seconda metà del XX secolo, circa la metà della popolazione attiva risultava occupata in attività connesse ai traffici sul canale, in seguito il Paese si è procurato altri sbocchi economici in concomitanza con l'attuazione di una riforma agraria, il potenziamento dell'industria e lo sfruttamento delle riserve minerarie. L'agricoltura ha un ruolo secondario e si divide in un settore di sussistenza con la produzione di mais, riso, patate, manioca e pomodori, destinati al consumo interno, e in un settore di piantagione, destinato all'esportazione, che produce canna da zucchero e banane, oltre a cacao e caffè. Si coltivano inoltre tabacco, arance e noci di cocco. L'ampia estensione delle foreste, ricche di legnami pregiati, non è pienamente sfruttata, benché costituisca una voce importante delle entrate del Paese. Di scarsa rilevanza l'allevamento dei bovini, seguito da quello di animali da cortile. Molto attiva è invece la pesca che si basa soprattutto sul redditizio allevamento dei crostacei (soprattutto gamberi per l'esportazione). Di particolare interesse la raccolta di perle nell'arcipelago de Las Perlas, nel golfo. L'industria, per lo più arretrata, si concentra sul settore alimentare: vi sono infatti stabilimenti per la produzione di birra, zucchero, latte condensato, sigarette e distillerie dell'alcool di canna. Esistono inoltre industrie di pneumatici e cementifici, produzioni artigianali tipiche quali amache, cappelli (il famoso «panama», di paglia chiara a falde) e ceramiche. Il Panamá non ha produzione mineraria, non essendo ancora iniziato lo sfruttamento del Cerro Colorado, considerato uno dei maggiori giacimenti di rame al mondo. La vera ricchezza del Paese proviene tuttavia dal settore terziario e in particolare dalle attività bancarie (130 istituti di credito), dai pedaggi del canale, dal turismo e dalle cosiddette «bandiere ombra» (navi di tutto il mondo battono bandiera panamense per sottrarsi agli oneri fiscali cui sarebbero soggette nella loro patria). Il massiccio afflusso di capitale straniero è fortemente incentivato dalla permissiva legislazione fiscale: Panamá è infatti un'importante piazza finanziaria offshore, dove non esistono controlli sulla provenienza e i movimenti dei capitali, fattore questo che favorisce, oltre all'insediamento massiccio di banche e di compagnie di assicurazioni internazionali, anche attività illegali legate in particolare al narcotraffico. Gli scambi commerciali sono molto attivi: nella zona franca di Colón avviene lo smistamento dei prodotti manifatturieri verso l'America Latina e verso gli USA, principali partner commerciali. Si esportano banane, prodotti petroliferi, pesce, zucchero, caffè, molluschi e crostacei, carne. Le importazioni riguardano invece carburanti, macchinari e prodotti chimici. Le comunicazioni risultano alquanto carenti: il collegamento stradale da costa a costa avviene soltanto lungo il canale. Le strade coprono 11.285 km, di cui 3.792 km asfaltati; le ferrovie si sviluppano su una rete di soli 583 km e le autostrade su 850 km. I porti maggiori sono a Cristóbal e a Colón, sul Mar dei Caraibi, e a Balboa sul Pacifico. L'aeroporto principale si trova a Panamá/Tocumen.

IL CANALE DI PANAMÁ

La Repubblica di Panamá è tagliata in due da un canale navigabile, scavato artificialmente nel punto più stretto dell'istmo che unisce l'Atlantico con il Pacifico. Il progetto di un collegamento tra i due oceani risale al XVI secolo, ma solo nel 1879 una compagnia francese, sotto la guida di Ferdinando Lesseps, realizzatore del canale di Suez, iniziò i lavori di scavo. Il progetto fu però abbandonato per le enormi difficoltà che la compagnia si trovò ad affrontare, tra cui il caldo torrido, le epidemie di malaria e febbre gialla che provocarono la morte di 22.000 lavoratori e una serie di scandali che investirono la gestione della società. Nel 1894 gli Stati Uniti riscattarono l'impresa, ripresero i lavori e il 15 agosto 1914 aprirono il canale al traffico. Il canale di Panamá è lungo 81,6 km, largo da 91 a 300 m e ha una profondità minima di 12,5 m. Utilizza per un buon tratto le acque del Lago di Gatun a 26 m s/m. ed è basato su un sistema di chiuse che consentono alle navi di superare il dislivello tra l'oceano e il lago. Il canale ha una grande importanza per il traffico navale internazionale, e in modo particolare per quello statunitense, che può così evitare la circumnavigazione dell'America Meridionale nei collegamenti fra la costa orientale e quella occidentale. La zona del canale venne ceduta in affitto agli Stati Uniti fino al 31 dicembre 1999 ed fu gestita dalla Panama Canal Company, il cui presidente era anche il governatore della zona del canale di Panamá. Il ritorno del canale allo Stato panamense determinò, nel 2004, un'entrata di un miliardo di dollari nelle casse dello Stato.

CENNI STORICI

Il territorio che oggi corrisponde al Panamá vide lo sviluppo della cultura chibcha, una delle grandi civiltà amerindie. I Chibcha si distinsero per le elaborate opere di architettura e per il grado di conoscenza scientifica raggiunto in diverse discipline. A partire dal 1501 la zona fu scoperta ed esplorata dagli Spagnoli, dapprima da R. de Bastidas, successivamente da Cristoforo Colombo nel suo quarto viaggio, e infine da Pedrarias Dávila, che nel 1519 fondò la città di Panamá. La città divenne il maggiore centro di partenza per le conquiste spagnole e si trasformò presto in una zona commerciale di importanza strategica per il monopolio spagnolo: le imbarcazioni dalla Spagna giungevano nel Mar dei Caraibi per attraccare a Portobello, dove le merci attraversavano l’istmo via terra trasportate da carovane. La ricchezza di questa zona attirò pirati e corsari inglesi: Portobello fu rasa al suolo nel 1596 da Francis Drake, mentre nel 1671 Panamá fu incendiata dal filibustiere Henry Morgan. Il Paese dipese dal vicereame del Perú fino al 1717, quando le riforme attuate dai Borboni ne stabilirono il passaggio al vicereame della Nuova Granada. Successivamente fece parte della Grande Colombia fino al momento del conseguimento dell’indipendenza dalla Spagna nel 1821. Panamá venne scelta da Simón Bolívar come sede del Congresso panamericano che avrebbe dovuto sancire l’unione fra le nuove Repubbliche americane dopo l’indipendenza. Il Congresso si svolse nel 1826, senza tuttavia riscuotere il successo auspicato dal «Libertador». La decadenza economica alla fine del XVIII sec. e il cambiamento delle rotte commerciali impedirono la formazione di una Nazione indipendente anche dopo la dissoluzione della Grande Colombia nel 1830. Nel 1831, allo scoppio della guerra civile nella Nuova Granada, Panamá rimase separata da quest’ultima con l’intento di formare una Confederazione colombiana, pur conservando la sua autonomia. Nel 1855, tuttavia, venne istituito lo Stato di Panamá, federato alla Nuova Granada, corrispondente all’attuale Colombia. Il primo riferimento esplicito al diritto degli Stati Uniti di intervenire militarmente a Panamá apparve nel Trattato Mallarino-Bidlak del 1846. Il documento concedeva agli USA l’autorizzazione a costruire una ferrovia transistmica. Il 1° gennaio 1880 vennero inaugurate le opere per la realizzazione del canale, affidate inizialmente alla francese Compagnia universale del canale di Panamá e tre anni dopo alla Nuova Compagnia del canale di Panamá. Nel 1902 gli Stati Uniti acquistarono i diritti della compagnia francese e nel 1903 Washington firmò con un rappresentante del Governo colombiano un trattato con cui i Nordamericani ottennero in affitto perpetuo una fascia di 9,5 chilometri d’ampiezza, impegnandosi a proseguire nella costruzione del canale. Il Senato colombiano rifiutò all’unanimità di ratificare tale trattato, ma la rivoluzione panamense permise agli USA di aggirare l’ostacolo. Infatti, nello stesso anno i rivoluzionari locali proclamarono l’indipendenza di Panamá, ottenendo tre giorni dopo il riconoscimento ufficiale del nuovo Stato da parte degli Stati Uniti, che avevano impedito che la rivolta venisse soffocata grazie all’invio dei marines. Erano gli anni della presidenza di Theodore Roosevelt e della sua politica del big stick (grande bastone). Un nuovo trattato concesse sovranità piena e perpetua agli USA su una fascia di 16 chilometri. Il canale, lungo 82 chilometri, venne inaugurato ufficialmente il 15 agosto del 1914, restando sotto l’amministrazione diretta degli Stati Uniti. La zona del canale procurò agli USA guadagni incalcolabili, non tanto per la riscossione dei pedaggi, quanto per il risparmio, in termini di tempo e distanza, nel traffico marittimo fra le coste orientali e quelle occidentali. Nell’ambito della «guerra fredda», inoltre, le basi militari statunitensi installate a Panamá acquisirono grande importanza strategica per il controllo dell’America Latina. Dati i grossi interessi americani a Panamá, negli anni seguenti le vicende interne del nuovo Stato furono condizionate dalle interferenze statunitensi e da violenti contrasti. Ogni tentativo riformistico fu bloccato dall'oligarchia locale e gli Stati Uniti, nel 1941, rovesciarono il Governo di Arnulfo Arias, antiamericano e filonazista. La caduta di Arias segnò l'ascesa al potere del capo della polizia, colonnello José Remón, che nel 1952 assunse direttamente la presidenza della Repubblica. Nonostante le dure repressioni, la vita politica del Paese continuò ad essere agitata da violenti contrasti e la situazione divenne caotica dopo l'assassinio di Remón nel gennaio 1955. Agitazioni e tumulti si susseguirono durante la presidenza di Ernesto De La Guardia, entrato in carica nel 1956. Nel maggio 1960 venne eletto alla presidenza il liberale Roberto F. Chiari. Durante gli ultimi mesi del suo governo si verificò una grave crisi nei rapporti con gli USA. Dopo una successione di violenti scontri nella zona del Canale, nel gennaio 1964 Chiari si vide costretto a rompere le relazioni diplomatiche con Washington e a presentare al Consiglio di Sicurezza dell'ONU una denuncia di «aggressione armata» contro gli Stati Uniti. Le trattative aperte da Chiari per l'abolizione del trattato del 1903 con gli Stati Uniti furono portate a conclusione dal suo successore Marcos A. Robles (che governò il Paese dal 1964). Venne riconosciuta la sovranità panamense sulla zona del Canale e stipulato un accordo per la costruzione di un nuovo e più grande canale, transitabile anche dalle navi di grosso tonnellaggio. Nel marzo 1968 il presidente Robles, accusato di aver violato la Costituzione, fu dichiarato decaduto dall'Assemblea Nazionale, ma rifiutò di dimettersi, appoggiato dalla Corte Suprema che confermò la sua legittimità. In un clima di estrema tensione, nel 1969 si svolsero le elezioni presidenziali, vinte di stretta misura dal vecchio leader nazionalista Arnulfo Arias. Dodici giorni dopo il suo insediamento, Arias venne spodestato dalla Guardia nazionale. La presidenza fu allora assunta dal colonnello José M. Pinilla che, a sua volta, nel febbraio successivo, venne estromesso dal colonnello Omar Torrijos Herrera. Il nuovo «uomo forte» si impegnò a riscattare il Paese dalla pesante tutela statunitense e intraprese una riforma agraria e amministrativa che sollevò contro di lui le tradizionali caste dominanti. Nel febbraio 1974 il segretario di stato USA Kissinger sottoscrisse un accordo di massima, firmato anche dal ministro degli Esteri panamense. J.A. Tack, sulla restituzione a termine della zona del Canale. Il Governo di Panamá ottenne anche un notevole aumento della somma pagata dagli USA per l'affitto della zona. Nel 1979, come stabilito dal Trattato Torrijos-Carter (1977), Panamá estese la sua sovranità sul 55% della zona del Canale; il resto sarebbe dovuto passare sotto controllo panamense a partire dal 1° gennaio 2000. Fino ad allora gli Stati Uniti avrebbero potuto conservare le loro basi militari. Le continue violazioni degli accordi spinsero il presidente Royo a presentare, nel 1980, una protesta formale al Governo statunitense, rimasta senza risposta. I rapporti diplomatici tra i due Paesi si deteriorarono ulteriormente in seguito alla richiesta rivolta nel 1981 dal Dipartimento di Stato americano al Governo di Panamá di ridurre le relazioni con Cuba. Nel 1981 il generale Torrijos morì in un incidente aereo di natura sospetta. Il presidente Aristides Royo, successore di Torrijos, perse il sostegno della Guardia nazionale e fu obbligato a rinunciare all’incarico molto presto, sostituito dal comandante Rubén Paredes, che diede inizio a una politica di riallineamento del Paese su posizioni filostatunitensi. Tuttavia il ruolo svolto dagli USA nella guerra delle Malvine inasprì nuovamente i rapporti fra le due Nazioni. Nel 1983 Paredes venne sostituito alla guida della Guardia nazionale dal generale Manuel António Noriega. Le elezioni presidenziali e legislative del 1984 videro la vittoria di misura di Nicolás Barletta, candidato del Partito rivoluzionario democratico (PRD) fondato da Torrijos e appoggiato dalle Forze armate. Le forze dell’opposizione, dirette da Arnulfo Arias, denunciarono brogli elettorali. Barletta, veduta acuirsi l’opposizione alla propria politica economica, alla fine del 1985 rassegnò le dimissioni. Gli succedette Eric del Valle, anche se il vero «uomo forte» continuava ad essere il generale Noriega, che cominciò tuttavia a divenire un personaggio scomodo per il Governo di Washington. Dopo aver protetto ed appoggiato Noriega per molti anni, l’amministrazione statunitense non era disposta a perdonargli la mancanza di collaborazione nel piano per l’invasione del Nicaragua. Ebbe così inizio una specie di «regolamento di conti» e Noriega venne accusato di essere coinvolto nel traffico di droga e di altri reati. Nel frattempo, le forze dell’opposizione si compattarono in una formazione chiamata Crociata civile nazionale. Il Governo statunitense, per costringere Noriega a dimettersi, nel 1987 sospese gli aiuti finanziari e militari a favore di Panamá e un anno più tardi impose al Paese delle sanzioni economiche, fra cui la cessazione dei pagamenti per lo sfruttamento del canale. Inoltre la presenza militare statunitense all'interno del Paese si rafforzò. Nel maggio 1989 Noriega, ancora in sella nonostante i tentativi di destituzione da parte degli Stati Uniti, annullò l'elezione presidenziale del suo avversario, Guillermo Endara, appoggiato dagli USA (il cui intento consisteva nell’instaurare un Governo fantoccio per mantenere il controllo sulla zona del Canale, infrangendo così il trattato di Torrijos-Carter), per proclamare se stesso capo dello Stato. Il 20 dicembre 1989, per spezzare la resistenza di Noriega, il presidente statunitense George Bush organizzò l'invasione militare di Panamá da parte di più di 14.000 militari americani. Protrattasi fino al febbraio 1990, l'invasione statunitense provocò ingenti danni civili (i bombardamenti causarono la morte di numerosi civili, 560 secondo le stime ufficiali, 10.000 secondo l’opposizione) ed economici e si concluse con la cattura e l'estradizione negli USA di Noriega. Tornata la normalità, gli aiuti economici statunitensi su cui faceva affidamento il nuovo Governo panamense non arrivarono e il presidente Endara, per ottenerli, iniziò lo sciopero della fame. Lo scarso interesse di Washington per la regione, dopo la sconfitta dei sandinisti in Nicaragua, favorì il perdurare della crisi economica. Alcune fonti indipendenti nel 1991 registrarono un tasso di disoccupazione superiore al 20%. Nel 1991 l’amministrazione del canale venne assunta per la prima volta da un cittadino panamense. Nel frattempo la già precaria stabilità del Governo fu ulteriormente scossa da ben cinque tentativi di golpe nell’arco dei primi due anni della legislatura. Durante il processo a Manuel Antonio Noriega, iniziato a Miami alla fine del 1991, emersero gli stretti legami intercorsi fra l’ex «uomo forte», la DEA (Drug Enforcement Agency) e la CIA. Venne inoltre alla luce che uno studio legale di cui faceva parte anche il presidente Endara aveva rapporti con una dozzina di società che si dedicavano al riciclaggio dei narcodollari. Nel 1992, Noriega venne condannato a quarant’anni di prigione. Dopo la condanna, un altro caso di corruzione scosse il Paese. Nel 1993 fu scoperto che, attraverso il consolato panamense di Barcellona, erano state acquistate armi destinate alle forze serbe impegnate nella guerra in Bosnia. L’incidente portò alle dimissioni del console Julio Linares, coinvolto nel caso. Nelle elezioni presidenziali del 1984 si impose con il 34% dei voti l’economista Ernesto Pérez Balladares, candidato per l’alleanza di matrice socialdemocratica Popolo unito. Nello stesso anno si verificarono delle proteste da parte degli Indios delle etnie kuna ed embera che si opponevano alla costruzione di un’autostrada nelle loro riserve e ottennero l’appoggio dei gruppi ambientalisti e della Chiesa cattolica. L’autostrada avrebbe dovuto attraversare la regione ancora selvaggia chiamata «Tapón de Darién», un’area di 550.000 ettari proclamata patrimonio dell’umanità dall’UNESCO. Nel 1995 venne scoperto un piano per assassinare Pérez Balladares e numerosi membri della compagine governativa. Nonostante l’arresto di dieci militari appartenenti alla polizia nazionale, le indagini sull’episodio vennero chiuse per mancanza di prove. La riforma della normativa sul lavoro, destinata ad attrarre gli investitori stranieri, provocò agitazioni sociali e scioperi, poiché prevedeva una riduzione delle garanzie a tutela dei lavoratori ed alcune restrizioni in fatto di libertà sindacali e di negoziazione collettiva. Negli scontri verificatisi fra lavoratori e studenti da un lato e polizia dall’altro, vi furono 4 vittime e 86 feriti. Nonostante tutto la legge venne approvata. Le trattative fra Panamá e Stati Uniti in merito al trasferimento della sovranità sul canale a partire dal 1° gennaio 2000 lasciarono intravedere la possibilità di una permanenza statunitense nel Paese centroamericano fino a tale data: l’esercito nordamericano quell’anno spese ben 319 milioni di dollari nella sola Panamá, cifra equivalente al 5% del PIL panamense. L’annuncio della permanenza venne dato dopo che si era diffusa la notizia che Balladares si era servito di denaro proveniente dal cartello di Cali per finanziare la propria campagna elettorale per le presidenziali del 1994. Nel 1997, dopo 80 anni di permanenza in territorio panamense, la sede del Comando Sud dell'esercito degli Stati Uniti tornò a Miami. Venne inoltre annunciata la costruzione, prevista per l’inizio del 2000, di un terzo sistema di chiuse capace di far fronte all’aumento sia del traffico sia del tonnellaggio delle imbarcazioni che si servono del canale. Le elezioni del 1999 videro la vittoria della candidata dell'Unione per Panamá, Mireya Elisa Moscoso de Gruber. Il 14 dicembre dello stesso anno, alla presenza delle autorità statunitensi e panamensi, si svolse la cerimonia ufficiale della restituzione del canale. Nel 2000 il Financial Stability Forum, organismo creato dal G7, inserì Panamá nella lista dei «paradisi fiscali», cioè dei centri con significative attività offshore. A metà anno la presidente Mireya Moscoso sottoscrisse una legge che istituì la quinta circoscrizione indigena del Paese, la riserva di Wargandi, nella provincia orientale di Darién, popolata dall’etnia kuna. Nello stesso 2000 la presidente annunciò anche la creazione di una commissione che investigasse i crimini commessi dai Governi militari panamensi al potere dal 1968 al 1989. Nel gennaio 2002 la presidente approntò una commissione per investigare sulla corruzione a livello politico, spinta dalle tante proteste di piazza che nelle settimane precendeti avevano sollevato la questione. In aprile il Paese venne cancellato dalla lista dei «paradisi fiscali» dopo l'impegno a rendere più trasparente il proprio sistema fiscale. Nel maggio del 2004 si tennero nuove elezioni presidenziali, vinte da Martin Torrijos, figlio dell'ex dittatore Omar Torrijos che, tra i primi atti del suo mandato, si impegnò a ristabilire buone relazioni con Cuba dopo la crisi innestata dalla decisione della Moscoso di graziare quattro esiliati cubani accusati del tentato omicidio di Castro. Nei mesi centrali del 2005 le decisioni di Torrijos di incrementare le tasse e di innalzare l'età pensionistica scatenarono forti proteste, non sedate nemmeno dalla promessa presidenziale di riformare in senso popolare lo stato sociale del Paese.

LE CITTÀ

Panamá

(469.307 ab.). Capitale di Panamá e capoluogo della provincia omonima (11.671 kmq; 1.580.940 ab.), è un importante porto commerciale sul golfo di Panamá. L'apertura del canale, nel 1914, determinò l'espansione vertiginosa della città, ove si concentrano molteplici attività commerciali e finanziarie. Benché si sia sviluppata soprattutto in epoca recente e presenti quindi un aspetto moderno, Panamá è sede di due università e di numerosi monumenti di notevole interesse storico e artistico.

Colón

(52.218 ab.). Città di Panamá e capoluogo della provincia omonima (4.868 kmq; 227.592 ab.), è situata sull'Isola di Manzanillo, nel Mar dei Caraibi. È dotata di un attivo porto collocato presso l'entrata settentrionale del canale. Nel 1855, per mezzo della ferrovia, fu collegata al continente.

David

(77.057 ab.). Città di Panamá e capoluogo della provincia di Chiriquí (6.584 kmq; 400.321 ab.), è posta sulla riva sinistra del Río David, in una bella pianura a Nord-Est dei Monti Chiriquí. Il suo porto è Pedregal.


 

eXTReMe Tracker

Shiny Stat

free counters

Validator.w3.org

 

  Ai sensi dell'art. 5 della legge 22 aprile 1941 n. 633 sulla protezione del diritto d'autore, i testi degli atti ufficiali dello Stato e delle amministrazioni pubbliche, italiane o straniere, non sono coperti da diritti d'autore. Il copyright, ove indicato, si riferisce all'elaborazione e alla forma di presentazione dei testi stessi. L'inserimento di dati personali, commerciali, collegamenti (link) a domini o pagine web personali, nel contesto delle Yellow Pages Trapaninfo.it (TpsGuide), deve essere liberamente richiesto dai rispettivi proprietari. In questa pagina, oltre ai link autorizzati, vengono inseriti solo gli indirizzi dei siti, recensiti dal WebMaster, dei quali i proprietari non hanno richiesto l'inserimento in Trapaninfo.it. Il WebMaster, in osservanza delle leggi inerenti i diritti d'autore e le norme che regolano la proprietà industriale ed intellettuale, non effettua collegamenti in surface deep o frame link ai siti recensiti, senza la dovuta autorizzazione. Framing e Deep Link: che cosa è lecito - Avvocato Gabriele FAGGIOLI. Il webmaster, proprietario e gestore dello spazio web nel quale viene mostrata questa URL, non è responsabile dei siti collegati in questa pagina. Le immagini, le foto e i logos mostrati appartengono ai legittimi proprietari. La legge sulla privacy, la legge sui diritti d'autore, le regole del Galateo della Rete (Netiquette), le norme a protezione della proprietà industriale ed intellettuale, limitano il contenuto delle Yellow Pages Trapaninfo.it Portale Provider Web Brochure e Silloge del web inerente Trapani e la sua provincia, ai soli dati di utenti che ne hanno liberamente richiesto l'inserimento. Chiunque, vanti diritti o rileva che le anzidette regole siano state violate, può contattare il WebMaster A.C.L.C. Michele MAZZONELLO +39 3474054001

Note legali: trapaninfo.it contiene collegamenti a siti controllati da soggetti diversi, i siti ai quali ci si può collegare, non sono sotto il controllo di trapaninfo.it che non è responsabile dei loro contenuti.  

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Close