Geografia America del Centro Territorio Storia Economia del Messico.

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Bandiera del Messico

La bandiera: tre bande verticali uguali di verde (lato asta portabandiera), bianco e rosso; lo stemma del Messico (un'aquila con un serpente nel becco appollaiato su un cactus) è centrato nella fascia bianca; il verde significa speranza, gioia e amore; il bianco rappresenta pace e onestà; il rosso sta per durezza, coraggio, forza e valore; lo stemma è derivato da una leggenda che il popolo Azteco errante doveva stabilirsi in un luogo dove avrebbero visto un'aquila su un cactus mangiare un serpente; la città che hanno fondato, Tenochtitlan, è ora Città del Messico. Nota: simile alla bandiera italiana, che è più corta, utilizza tonalità più chiare di verde e rosso, e non mostra nulla nella sua banda bianca. Inno del Messico.

b Ministero degli esteri italiano La Farnesina Viaggiare sicuri U.S. Department of State U. K. Govern

 

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In Messico Inn

GEOGRAFIA - AMERICA DEL NORD E CENTRO - MESSICO

PRESENTAZIONE

Situato all'estremità sud-occidentale dell'America Settentrionale, il Messico confina a Nord con gli Stati Uniti, a Sud-Est con il Belize e con il Guatemala; è bagnato a Est dall'Oceano Atlantico (Golfo del Messico e Mare delle Antille) e a Ovest dall'Oceano Pacifico. Ha una estensione di 1.958.201 kmq e la popolazione ammonta a 130.207.371 (2021) abitanti, con una densità di 53 abitanti per kmq. La popolazione si compone in maggioranza di meticci (64%); seguono gli Amerindi (18%), i bianchi (15%) e altri. Lingua ufficiale è lo spagnolo, tuttavia sopravvivono numerosi idiomi di origine amerinda. La religione prevalente è il Cattolicesimo (88%), ma si registrano anche comunità protestanti (5,2%) e di altri credo. Il Messico è una Repubblica federale di tipo presidenziale composto da 31 Stati, più un Distretto federale (che coincide con la capitale). Il potere esecutivo è affidato al presidente della Repubblica, eletto ogni sei anni a suffragio universale; egli è anche capo del Governo. Il potere legislativo spetta al Congresso, composto dalla Camera (500 membri eletti a suffragio universale per tre anni) e dal Senato (128 membri eletti a suffragio universale per sei anni e rinnovato per 2/3 ogni tre anni). Tutti gli Stati e il Distretto federale hanno un governatore, eletto per sei anni e nominato direttamente dal presidente della Repubblica, e un'Assemblea. L'unità monetaria è il peso messicano. La capitale è Città del Messico (8.605.239 ab.).

IL TERRITORIO

Il Messico è in prevalenza montuoso; i 4/5 del suo territorio sono infatti situati al di sopra dei 1.000 m s/m. Il suo rilievo costituisce il prolungamento degli altipiani e delle montagne della regione occidentale degli Stati Uniti. Nella parte settentrionale del Paese l'altopiano, arido, desertico e inciso da profondi canyon, è delimitato a Est e a Ovest rispettivamente dalle catene della Sierra Madre Orientale e della Sierra Madre Occidentale, che corrono parallele e a breve distanza dalle coste. A Sud le due catene si uniscono nella Sierra Madre Meridionale, dove si trovano due grandi vulcani: il Citlaltépetl (5.700 m) e il Popocatépetl (5.452 m). La zona meridionale del Paese è occupata, oltre che da rilievi, dalle due ampie pianure di Veracruz e del Tabasco, le uniche di notevole estensione, poiché quelle costiere sono molto limitate. L'idrografia non comprende grandi corsi d'acqua. Solo il Río Grande, chiamato nel primo tratto Río Bravo de Norte, che segna il confine nord-est con gli Stati Uniti, ha una certa entità. La maggior parte dei fiumi del Nord trova sbocco in mare. La costa lungo il Pacifico si presenta bassa e ricca di insenature, con l'eccezione della Bassa California, la cui costa orientale è alta e frastagliata. La piana lungo il golfo del Messico è invece bassa e sabbiosa, orlata di lagune e isolotti. Il clima è di tipo desertico sulla costa del Pacifico e nella Bassa California; arido sugli altipiani interni coperti da steppe, con cactus e agavi; umido sulle montagne e nelle piane atlantiche. Nella parte centrale del Paese il clima è umido con temperature variabili proporzionalmente all'altitudine. Nella zona meridionale, invece, il clima è caldo e molto piovoso, con l'eccezione dello Yucatán del Nord. Sulla costa atlantica la temperatura raggiunge i 40°C e la piovosità è piuttosto consistente. Lo stretto collegamento esistente tra clima e altitudine determina in Messico una netta differenziazione dell'ambiente: si distinguono infatti le Tierras calientes (terre calde) fino agli 800 m di altitudine, con temperature elevate e clima tropicale. Seguono le Tierras templadas (terre temperate) sugli altopiani compresi fra le due Sierre, fra i 1.000 e i 2.000 m di altitudine: qui l'elevazione del territorio mitiga la temperatura e i monti costituiscono una barriera contro i venti apportatori di pioggia. Infine, al di sopra dei 2.000 m il clima diviene tipicamente montano: sono queste le Tierras frias (terre fredde).

Cartina del Messico

Carina del Messico

Messico: l'antica città mineraria di Pachuca

Messico: l'antica città mineraria di Pachuca

Il tempio dei Guerrieri e le 1000 colonne nel sito archeologico di Chichen Itza

Il tempio dei Guerrieri e le 1000 colonne nel sito archeologico di Chichen Itza

L'ECONOMIA

La realtà economica del Messico si presenta alquanto contraddittoria e variegata: accanto ai risultati di una continua crescita, soprattutto industriale, convivono ancora situazioni da sottosviluppo. Una parte dell'agricoltura è organizzata in base a strutture collettive. Accanto, tuttavia, permangono sistemi di conduzione antiquati. I redditi sono bassissimi e spesso i contadini si riversano nelle città ad accrescere la folla di baraccati che vive di espedienti. Buona parte di essi tenta anche l'emigrazione illegale negli Stati Uniti. La coltura principale è il granoturco, seguito da frumento, cereali, riso e ortaggi. Fra le colture esportate vi sono cotone, caffè e canna da zucchero; gli ortaggi e i frutti tropicali (banane, ananas, noci di cocco, datteri) sono fortemente esportati negli USA. Fra le piante industriali hanno larga diffusione le agavi, la sisalana, in ispecie, che dà henequén e istle. Sugli altipiani del Nord è praticato l'allevamento dei bovini da carne, ma notevole è anche l'allevamento dei suini. Tra i prodotti dell'allevamento figurano carne, latte e lana. La pesca (sardine, tonni, crostacei, sogliole) è principalmente praticata nel golfo di California (Guaymas, Mazatlán), a Topolobampo e Manzanillo, sul Pacifico; nello Yucatán e a Tampico, sull'Atlantico. L'industria è il settore trainante dell'economia ed è concentrata nella zona di Città del Messico. I 2/3 della manodopera industriale sono occupati nel triangolo Monterrey-Saltillo-Monclova. Nelle città di Tijuana, Ensenada e Mexicali ci sono impianti di montaggio e fabbriche tessili. Produzioni in forte espansione sono quelle di acciaio, ammoniaca, fertilizzanti, acido solforico, soda e cemento. La presenza di capitale straniero è rilevante nelle industrie di trasformazione, specie nel settore automobilistico, elettromeccanico ed elettronico. Numerose ditte straniere, infatti, (dalle europee Renault e Volkswagen, alla giapponese Datsun, fino alla statunitense General Electric) approfittano del basso costo della manodopera per fabbricare in Messico prodotti da esportare. Di spicco sono l'industria tessile e quella alimentare. Seguono l'industria del vetro, della carta, della birra e delle sigarette. Importanza non trascurabile rivestono l'industria cinematografica e quella turistica (Acapulco e Cuernavaca).

La principale ricchezza del Paese è tuttavia rappresentata dagli idrocarburi e dai minerali. Giacimenti di petrolio e metano sono situati lungo la costa atlantica, sulla piattaforma litoranea, nonché negli Stati di Tabasco e Chiapas. Il Messico è tra i primi produttori mondiali di petrolio e di metano. Di un certo rilievo è anche la produzione di l'energia idroelettrica. Il Paese, uno dei maggiori produttori d'argento e tra i primi esportatori di zolfo, è inoltre ricco di piombo, zinco, oro, rame, antimonio e arsenico. La bilancia commerciale messicana è nettamente passiva: le esportazioni riguardano materie prime e prodotti alimentari, mentre le importazioni riforniscono il Paese di macchinari e beni di consumo industriali. Gli scambi sono prevalentemente diretti verso Stati Uniti, Giappone e Francia. La rete ferroviaria (26.662 km di cui 250 elettrificati) è gestita da un ente statale e viene utilizzata prevalentemente per il trasporto di merci. La rete delle comunicazioni dispone di 340.457 km di strade, di cui 108.488 km asfaltati. L'aviazione civile conta numerosi aeroporti; tra i maggiori quelli di Città del Messico, Guadalajara, Monterrey e Puebla. I porti principali sono a Veracruz, Tampico, Acapulco, Coatzacoalcos e Progreso.

CENNI STORICI

Nel territorio dell'attuale Messico i mesoamericani svilupparono civiltà avanzate, l'olmeca, la teotihuacana, la maya e l'azteca. Tali civiltà raggiunsero considerevoli traguardi nelle arti e nelle scienze ed elaborarono complesse forme di organizzazione politica e sociale. Montezuma II, imperatore degli Aztechi, all'inizio del XVI sec., regnava su un vasto Impero, la cui capitale era Tenochtitlán, l'attuale Città del Messico. Fu in quel periodo che il territorio iniziò a conoscere le invasioni spagnole. La prima esplorazione avvenne nel 1517 per opera di una spedizione guidata da Francisco Hernandez de Cordoba. All'arrivo dei conquistatori spagnoli la popolazione amerinda era concentrata soprattutto sugli altipiani centrali, mentre al Nord dello Yucatán si erano trasferiti i popoli maya dopo la decadenza della loro civiltà avvenuta attorno ai secc. IX-X. Approfittando delle rivalità interne gli Spagnoli riuscirono in breve tempo ad assoggettare i territori occupati dagli Aztechi. Assai più dura fu la resistenza opposta dai Maya, assoggettati solo nel 1547 e per buona parte sterminati. Il territorio fu sottoposto a un massiccio processo di evangelizzazione da parte di numerose missioni religiose. Lo strapotere dei Gesuiti, che nel 1571 introdussero l'Inquisizione, fu alla base dell'ondata anti-clericale che investì il Paese nella seconda metà del XVIII sec. Nel XVII sec. si erano intanto definite le principali strutture economiche della colonia, diventata amministrativamente il centro del Vicereame di Nuova Spagna: l'azienda agricola divenne l'unità produttiva di base, mentre l'attività mineraria il centro dell'economia, rifornendo di oro e argento l'Europa. La popolazione indigena fu sfruttata e decimata dal lavoro e dalle pesti. Verso il 1800 il Messico si era trasformato in uno dei Paesi più ricchi del mondo. Nel 1810 si aprì la lotta indipendentista, diretta principalmente dai creoli, discendenti degli Spagnoli. Tra questi emersero due preti: Miguel Hidalgo e José María Morelos. Gli indigeni e i meticci si unirono alle fila dei ribelli, ma le loro truppe furono schiacciati dall'esercito reale. Tuttavia gli Spagnoli stabilitisi nella colonia e il clero conservatore, sentendosi minacciati, si accordarono con i rivoluzionari per la proclamazione dell'indipendenza, in cambio di garanzie. Nel 1821, dopo ben undici anni di lotta armata, il Messico raggiunse l'indipendenza e il generale Iturbide si proclamò imperatore, ma fu immediatamente rovesciato dal generale Antonio López de Santa Anna. Nel 1824 fu promulgata una Costituzione che istituiva una Repubblica federale, formata da 19 Stati, quattro regioni e un distretto federale.

Lo Stato messicano del Texas, che ospitava 30.000 cittadini statunitensi, di fronte alla politica interna sempre più centrista, sollecitò l'appoggio e la protezione degli Stati Uniti. Prese così avvio un contenzioso armato tra Messico e Texas, quest'ultimo appoggiato dagli USA. Santa Anna, al comando del suo esercito, vinse i Texani nel 1936, ma fu sconfitto poco dopo dalle forze statunitensi che lo fecero prigioniero. Nel 1845 il Texas fu annesso agli Stati Uniti, il che motivò la rottura dei rapporti diplomatici con il Messico e diede l'avvio ad una disputa di frontiera. Nel 1846 il presidente statunitense James Polk cercò di forzare un accordo sui confini, provocando di fatto una guerra che durò due anni e che si concluse con la vittoria degli Stati Uniti. Con questa guerra più della metà del territorio messicano passò al Paese vincitore. Tra il 1821 e il 1850 il Messico conobbe una notevole instabilità politica, con ben cinquanta Governi diversi. Come avvenne in molti Stati dell'America Latina, la borghesia messicana si divise in due partiti, quello liberale e quello conservatore. La vittoria dei liberali guidati da Benito Juárez nel 1857 consolidò la Repubblica e pose le basi della laicità e della libera azione economica. Tuttavia, i conservatori, con l'appoggio della Chiesa, decisero di opporsi e iniziò una nuova guerra, denominata di Riforma. Nel 1861 Juárez trionfò e ristabilì l'unità nazionale. Poco dopo la sua decisione di sospendere il pagamento del debito pubblico provocò l'intervento armato di Spagna, Inghilterra e Francia. I Francesi istituirono una Monarchia, nel tentativo di bilanciare l'influenza nordamericana nella zona. La resistenza locale fu appoggiata dagli Stati Uniti e sotto il comando di Porfirio Díaz, i Messicani ebbero infine partita vinta, anche se le forze della rivoluzione furono subito sopraffatte dai conservatori. Essi riuscirono ad ostacolare l'attuazione dei principi della Costituzione del 1857; tale compito fu loro facilitato dalla morte di Benito Juárez e dall'assunzione dei pieni poteri da parte di Porfirio Díaz. Durante i trent'anni in cui egli esercitò il potere politico, la gestione dell'economia fu per gran parte assunta dalle grandi compagnie petrolifere statunitensi che appoggiarono la tradizionale oligarchia latifondista. La vocazione rivoluzionaria del popolo si manifestò nella lotta partigiana condotta dalle bande di Emiliano Zapata e Pancho Villa, che indusse Díaz a lasciare il potere portando alla costituzione di un Governo democratico presieduto da Francisco Madero. In seguito all'assassinio di Madero, si riaccese la lotta armata intorno ai leader Emiliano Zapata e Pancho Villa. Tuttavia le forze antidemocratiche capeggiate dal generale Mandragón ebbero ancora una volta il sopravvento, portando alla presidenza, nell'ottobre 1913, il conservatore Huerta. Nel 1917 i principi della rivoluzione trovarono spazio in un'avanzatissima Costituzione promulgata dal Governo democratico presieduto da Venustiano Carranza, seguace di Madero, ma inviso agli USA.

Nonostante ciò, la lotta armata tra le diverse fazioni rivoluzionarie continuò nel Paese centroamericano e in essa trovarono la morte i suoi principali capi. Nel 1929 le diverse correnti rivoluzionarie si riunirono nel Partito nazionale rivoluzionario (il predecessore dell'attuale Partito istituzionale rivoluzionario, PRI, che andò gradualmente abbandonando principi socialisti), fondato dal presidente Plutarco Elías Calles. L'assunzione della presidenza (1934) da parte di Lazaro Cárdenas, indiscusso continuatore e uno dei più importanti propulsori dell'opera rivoluzionaria, coincise con l'avvio di una politica di riforme democratiche, con la delibera di provvedimenti contro la corruzione e lo sfruttamento economico esercitato dalle grandi società straniere operanti nel territorio messicano, con la nazionalizzazione delle ferrovie e delle risorse petrolifere e, infine, con una seria riforma agraria. Tale linea politica fu mantenuta dai successori di Cárdenas, ma la spinta rivoluzionaria riformistica andò gradualmente attenuandosi, date anche le crescenti infiltrazioni di forze conservatrici nel Governo e nel Partito istituzionale rivoluzionario. Così si consumò il paradosso che vide il Messico socialista dei profeti del 1910 trasformarsi, negli anni Cinquanta, nella Nazione latino-americana che meglio si adattava al rinnovato capitalismo del dopoguerra. Nel decennio seguente, gli eredi di Cárdenas riuscirono a stabilizzare i fattori determinanti del successo messicano che, sebbene relativo, servì a differenziarlo all'interno di un continente prostrato dal sottosviluppo e dal ristagno. Questi fattori erano costituiti da un forte intervento statale nell'economia, un elevato volume di investimenti pubblici, l'equilibrio tra l'industria leggera e quella pesante e il turismo. In occasione delle Olimpiadi che si svolsero in Messico nel 1968, il movimento studentesco organizzò una serie di proteste, denunciando la situazione sociale del Paese. Una manifestazione studentesca, nella Plaza de las Tres Culturas, fu soffocata con le armi dall'esercito, che aveva l'ordine di sparare per uccidere. Centinaia di morti e di feriti resero tristemente famosa quella che si conosce come la "Strage di Tlatelolco". Dopo un periodo di laceranti contrasti tra destra e sinistra, nelle elezioni del 1970 venne scelto un uomo di centro Luis Echeverria Alvarez che dichiarò apertamente di voler procedere al rinnovamento del Paese attraverso la via della "rivoluzione messicana". Modificando una linea di politica estera che sino allora aveva visto il Messico isolato dal contesto latino-americano, Echeverria impostò una politica basata su un'ampia collaborazione coi Paesi dell'America Latina con lo scopo di creare nuove imprese internazionali, capaci di tener testa ai grandi colossi statunitensi, il cui controllo sull'industria messicana si aggirava intorno al 50%. Nel 1976 la carica di capo di Stato passò a José Lopez Portillo, che dovette fronteggiare una grave crisi economica. Durante la sua presidenza furono scoperti giacimenti petroliferi di grande importanza, che resero ancora più stretta la dipendenza del Messico dagli Stati Uniti. Il Paese diventò il primo fornitore di petrolio al suo vicino del Nord. Nel 1978 le elezioni legislative decretarono la vittoria del Partito rivoluzionario istituzionale (PRI), e nel 1982 venne eletto presidente Miguel de la Madrid.

Dato che il Paese era schiacciato da una inflazione che aveva raggiunto il 100% e da un grande indebitamento con l'estero, venne inaugurata una politica di forte austerità e adottato, in politica estera, un atteggiamento di mediazione volto a salvaguardare sia i rapporti con gli Stati Uniti sia quelli con gli altri Stati dell'America Latina. Nelle elezioni del luglio 1985 venne riconfermata la vittoria del PRI. In settembre il Paese fu colpito da uno spaventoso terremoto che provocò gravissimi danni, rendendo ancora più precaria la situazione economica. Il disastro naturale acuì problemi quali l'indebitamento con l'estero e inasprì il malcontento popolare anche in campo politico. La situazione interna si complicò per il PRI che fu accusato di brogli nelle elezioni municipali del 1986. In campo sindacale si creò una sfiducia verso il settore associativo del PRI, tradizionalmente egemonico all'interno del Congresso del Lavoro, il maggior coordinamento di federazioni del lavoro. Nonostante ciò, nelle elezioni del 1988 si impose alla presidenza Carlos Salinas de Gortari, candidato del PRI. La nuova amministrazione decise di aprire il Paese ai capitali stranieri e di prendere una serie di misure destinate al controllo dell'inflazione, con il beneplacito del Governo statunitense. Il Messico avviò i contatti con gli USA per la firma di un trattato di libero commercio, in contemporanea con l'ingresso del Paese nel GATT (Accordo generale sulle tariffe doganali e il commercio) e l'autorizzazione data agli investimenti stranieri nelle imprese messicane, oltre il 49% stabilito dalle leggi del Paese. Nel maggio del 1990 il presidente Salinas de Gortari privatizzò la banca messicana, che era stata nazionalizzata solo otto anni prima. Nel 1991 si svolsero le nuove elezioni: fra le accuse di giganteschi brogli da parte dell'opposizione, il PRI si proclamò vincitore della consultazione elettorale con il 61,4% dei voti, il che gli diede il controllo della Camera dei deputati e la facoltà di realizzare riforme costituzionali. Una di queste fu la riforma agraria approvata lo stesso anno. Secondo il PRI, il nuovo sistema sarebbe riuscito a porre fine all'importazione di dieci milioni di tonnellate l'anno di generi alimentari. Secondo l'opposizione, invece, la riforma avrebbe provocato l'espropriazione di fatto delle piccole proprietà a vantaggio dei grandi capitali. Alla fine del 1992 i Governi di Messico, Stati Uniti e Canada firmarono il Trattato per il Libero Scambio del Nordamerica (NAFTA). Durante la gestione Salinas l'inflazione si ridusse da un indice di tre cifre ai 9 punti registrati nel 1993. Il debito estero aumentò, con gli 11.000 milioni di dollari del 1993, a un totale accumulato di 34.265 milioni. Nel 1994, in coincidenza con l'entrata in vigore del NAFTA, tra Messico, Stati Uniti e Canada, nello Stato di Chiapas, situato nel Sud del Paese, scoppiò una violenta protesta. L'Esercito zapatista di liberazione nazionale (EZLN), formato da circa 2.000 Indios, guidati dal subcomandante Marcos, si impadronì di alcune città e villaggi e dichiarò guerra al Governo di Città del Messico, devastando il municipio di San Cristóbal e altri simboli del potere ufficiale.

L'intento dei rivoltosi era quello di richiamare l'attenzione sul terribile stato di povertà e di emarginazione degli abitanti del Chiapas e di molti altri Stati messicani, completamente esclusi dal processo di sviluppo economico in atto nel Paese. Attraverso lo scontro armato, gli Indios si proponevano di ottenere un riconoscimento dei loro diritti, una più equa ripartizione della ricchezza e della terra, una riforma del sistema sanitario e soprattutto libere elezioni. All'inizio il Governo non diede importanza alla rivolta. Quando il numero dei morti superò il migliaio e si ripeterono le accuse di esecuzioni sommarie, l'Esecutivo, su richiesta del vescovo cattolico Samuel Ruiz e a causa delle proteste della società civile nazionale e internazionale, accettò il dialogo e dichiarò il cessate il fuoco unilaterale. La città di San Cristóbal de las Casas fu sede di un dialogo nel quale i ribelli chiesero riforme della legge elettorale, di quelle agrarie e del Codice Penale, oltre ad altre tendenti all'innalzamento della qualità di vita dei popoli indigeni. Intanto il candidato presidenziale del PRI, Luis Donaldo Colosio, venne assassinato nel marzo 1994 a Tijuana. Tra coloro che parvero essere coinvolti vi erano tre membri della sua guardia personale. Il PRI nominò Ernesto Zedillo candidato presidenziale alle elezioni di agosto, nelle quali fu eletto con il 49% dei voti. L'opposizione accusò ancora una volta il Governo di brogli. Con l'entrata in vigore del NAFTA (1994), il commercio con gli Stati Uniti subì un aumento vertiginoso. Le vendite messicane crebbero del 22,5%, mentre gli USA esportarono in Messico il 15,7% in più. Gli elevati tassi d'interesse asfissiarono le piccole e medie imprese. La disoccupazione e la sottoccupazione riguardavano rispettivamente 5 e 12 milioni di persone, per la maggior parte indigeni. In settembre fu assassinato José Francisco Ruiz Massieu, segretario generale del PRI e si accentuarono i sospetti che importanti figure del PRI, e anche della mafia e del commercio della droga, fossero coinvolte negli omicidi. L'economia continuò la sua ascesa finché in dicembre, a causa di un rapido aumento dei capitali speculativi, il Governo abbandonò la politica di deprezzamento graduale della moneta. In pochi giorni il peso fu svalutato del 42%, determinando il collasso delle azioni sul mercato. La nuova crisi, conosciuta come "effetto tequila", mise in dubbio il modello di liberalizzazione sostenuto dal FMI e minacciò altre economie della regione. Per affrontare la crisi, nel 1995 il Governo applicò un severo piano di austerità, aiutato dai crediti straordinari concessi dal FMI e dagli stessi Stati Uniti. Le dure condizioni di questi "aiuti" provocarono una forte recessione interna. Milioni di Messicani aderirono quell'anno a movimenti spontanei per protestare per l'aumento dei loro debiti dopo la svalutazione. Dopo il fallimento dei negoziati in Chiapas, Zedillo diede il via a un’offensiva militare che dovette fermarsi davanti alle proteste di diverse organizzazioni internazionali.

Nel 1996, a sette mesi dalla firma degli Accordi di San Adrés sul Diritto e la Cultura indigeni tra i Governi federali e statale e l'EZLN gli insorti misero fine a 16 mesi di colloqui di pace, accusando l'Esecutivo di inadempienza per insensibilità e razzismo. A dicembre furono assassinati, nella comunità di Acetal, municipalità di Chenalhó, Chiapas, 45 indigeni tzotziles del gruppo pacifista "Las Abejas" (Le Api), per mano di paramilitari con la complicità delle forze di Sicurezza Pubblica. Questo fatto causò le dimissioni del sostituto governatore dello Stato, Julio Ruiz Ferro, e del segretario governativo, Emilio Chuayffet. La Procura Generale della Repubblica pose sotto il dominio federale le indagini sull'avvenimento. Nonostante il Messico, secondo le indagini, avesse sostituito la Colombia come principale sede dei cartelli della droga, gli Stati Uniti lo certificarono, ovvero rimase pulito per ricevere facilitazioni e crediti economici da parte nordamericana. Questa misura ravvivò la polemica intorno al ruolo statunitense, considerato paradossale. Per ordine del nuovo governatore del Chiapas, Roberto Albores, centinaia di poliziotti fecero irruzione, in aprile, nella comunità di Taniperlas. I restanti 32 comuni ribelli dichiararono l'allarme rosso. Sebbene gli accordi di San Adrés non avessero ancora valore di legge, il Congresso Nazionale Indigeno richiese la creazione di nuovi comuni in tutta la Repubblica. Nel 1998 fallirono anche i nuovi colloqui tra la Commissione di concordia e pacificazione (COPA) e l'EZLN. Nell'aprile 1999 gli studenti occuparono l'università della capitale per protestare contro l'aumento della retta e per chiedere un maggior coinvolgimento nei processi decisionali dell'istituto. Dopo molti mesi, all'inizio del 2000, la polizia sgomberò l'università di Città del Messico, arrestando 700 studenti. Al vertice di Lisbona di quell'anno l'Unione europea e il Messico firmarono un accordo di libero scambio per il 95% delle merci. Intanto, alle elezioni presidenziali del 2000, per la prima volta dopo 71 anni, il PRI fu sconfitto e fu eletto Vicente Fox, candidato del Partito di azione nazionale, che nel febbraio 2001 ricevette la visita del neopresidente statunitense George W. Bush. A marzo 2001 i guerriglieri zapatisti, guidati dal subcomandante Marcos, organizzarono una marcia dal Chiapas a Città del Messico per affermare le loro rivendicazioni. In aprile il Parlamento varò un disegno di legge per accrescere i diritti della popolazione indigena. Pochi giorni dopo il varo, il subcomandante Marcos prese posizione contro il disegno di legge che, secondo la sua opinione, avrebbe peggiorato ulteriormente le condizioni della popolazione indigena; egli annunciò dunque la prosecuzione della ribellione del Chiapas.

A fine ottobre l'avvocatessa Digna Ochoa, militante dei diritti umani, a cui a maggio era stata tolta la scorta su ordine di Fox, venne trovata assassinata nel suo ufficio. Il presidente Fox cercò di mantenere un dialogo con gli zapatisti e nominò un procuratore incaricato di investigare sulla scomparsa di attivisti di sinistra durante gli anni Settanta e Ottanta. Ciò nonostante il partito di Fox, il PAN, non riuscì a vincere le elezioni di medio termine tenutesi nel luglio 2003, caratterizzate da un tasso elevatissimo di astensionismo, che decretarono la vittoria del PRI. La politica economica seguita da Fox si ispirò alla dottrina neoliberista classica. Grazie al NAFTA, il Messico triplicò il proprio commercio con Stati Uniti e Canada, stipulò accordi di libero scambio con oltre 40 Paesi e avviò il Plan Puebla-Panamá, per lo sviluppo dell'asse centro-americano. Tuttavia, la bilancia commerciale continuò a essere negativa, nonostante gli aumenti del prezzo del petrolio e il boom delle fabbriche di assemblaggio a capitale straniero che godono di incredibili favori sul piano fiscale, ma che lasciano pochi benefici al Paese in cui operano.

Messico luogo

LA BASSA CALIFORNIA

La penisola messicana della Bassa California, situata a Ovest del Messico continentale e protesa tra l'Oceano Pacifico e il Mare di Cortés, supera i 1.000 km di lunghezza. Innervata da una dorsale montuosa che raggiunge, nel Cerro de la Encantada, i 3.069 m di altitudine, la penisola sviluppa le sue coste per oltre 2.000 km, ed è circondata da circa 50 isole. Il clima, secco e desertico nei territori dell'interno, si addolcisce sulle coste, sempre ventilate, dove vivono oltre 600 specie di animali marini: otarie, foche, leoni marini, tartarughe, squali, crostacei e molluschi. I più famosi abitatori di queste acque sono comunque le balene, che arrivano qui ogni anno dal Mare di Bering per la riproduzione. La Bassa California fu abitata dall'uomo fin da epoca antichissima: le prime testimonianze di presenze umane si trovano nella zona di Sant'Ignacio, dove sono state scoperte pitture rupestri risalenti a circa 10.000 anni fa. Contrariamente a quanto accade nel resto del territorio messicano, invece, non sono stati qui rinvenuti resti attribuibili alle antiche civiltà precolombiane. Quando i conquistatori spagnoli, nel XVI secolo, sbarcarono sulle coste della Bassa California, credettero di essere giunti su un'isola, e questa convinzione perdurò per quasi due secoli. Anche i pirati approdati qui alla fine dello stesso secolo a caccia di perle dalle dimensioni favolose, caddero nello stesso errore, e battezzarono il territorio Nueva Albion. Oggi l'economia della Bassa California, esaurite le risorse di ostriche perlifere, si basa soprattutto sull'industria del sale e sul turismo. Qui, infatti, si trova il maggiore giacimento mondiale di salgemma e sempre qui si riversano ogni anno migliaia di turisti, soprattutto nordamericani, per praticare sport acquatici di ogni tipo. Dopo che nel 1937 il Governo messicano dichiarò le balene grigie specie protetta, impedendone la caccia, in Bassa California si diffuse la pratica della cosiddetta "caccia fotografica".

GLI AZTECHI

Le tribù degli Aztechi, originariamente nomadi e cacciatori, nel corso del XIII secolo si stabilirono, insieme ad altre tribù Nahua alle quali appartenevano, sull'altopiano messicano, provenienti dalla mitica regione di Aztlán (da cui il nome della popolazione) collocabile nel Messico nord-occidentale. La leggenda narra che gli Aztechi giunsero dalle fredde foreste dell'America del Nord in cerca della terra che l'oracolo Uitzilopochtli aveva loro profetizzato. Condotta dal sacerdote Serpente-Aquila, la popolazione giunse sull'altopiano centrale e quindi sul Lago Texcoco. Nei primi due secoli del loro insediamento nella fertile valle del Messico, gli Aztechi, premuti da altre tribù più potenti, furono costretti a diversi cambiamenti di sede, finché nel 1325 riuscirono a stabilirsi definitivamente in una località, fondando il primo nucleo di quella che sarebbe diventata in meno di due secoli la più grande città del continente americano: Tenochtitlán, l'odierna Città del Messico, costruita su un isolotto paludoso del Lago Texcoco ed estesa poi grazie a sistemi ingegnosi di orti galleggianti e di riporti di terra. La terra in cui si insediarono gli Aztechi non era tuttavia disabitata: molti popoli vi erano stanziati, tra cui i più evoluti erano i Toltechi, fondatori della città di Tula. Gli Aztechi, riconoscendone la superiorità, mutuarono dai Toltechi elementi culturali e religiosi che divennero poi fondamentali nella storia della loro stessa civiltà. Solo nel XV secolo il popolo azteco riuscì a sottrarsi alla condizione di città-Stato debole e tributaria di più potenti vicini. Dal 1428 (anno della nascita di una lega formata dalle città di Tenochtitlán, Texcoco e Tlacopán) in poi, infatti, la potenza azteca crebbe rapidamente: sotto Montezuma I (1440-68), Axayacatl (1467-81), Tizoc (1481-86), Ahuitzotl (1486-1502) e Montezuma II (1502-20) le conquiste azteche si estesero dalla valle del Messico a gran parte del Messico centro-meridionale. Nonostante tali conquiste, gli Aztechi non diedero vita a un Impero, come, per esempio, quello incaico in Perú, ma ebbero come fine il controllo delle vie commerciali e l'imposizione di tributi. Nel 1519 in Messico sbarcarono i conquistadores spagnoli, capeggiati da Hernan Cortés, in cui gli Aztechi credettero di identificare il re divinizzato Quetzalcoatl. Gli uomini di Cortés, sfruttando anche le rivalità interne, ebbero facilmente ragione della resistenza del popolo azteco (che nel frattempo aveva deposto Montezuma, il re che era andato incontro a Cortés e gli aveva consegnato la città, e che aveva eletto suo fratello Cuitlahuac) grazie alle armi da fuoco. L'occupazione del Messico avvenne tra il 1519 e 1522.

L'ultimo imperatore azteco, Cuauhtémoc venne ucciso dagli Spagnoli nel 1525. Al pari degli altri popoli stanziati nella vasta regione sottoposta al loro dominio, gli Aztechi erano dediti prevalentemente all'agricoltura e base della loro alimentazione era il mais. I commercianti occupavano un posto sociale importante in quanto, raggiungendo le contrade più lontane, assumevano il compito di osservatori politici delle città vassalle che, per la loro lontananza e per la mancanza di una vera e propria struttura politica capillare, non potevano essere controllate. Tutti gli aspetti della vita quotidiana vennero dagli Aztechi raffigurati in opere d'arte e d'artigianato che costituiscono preziosa testimonianza di una civiltà tanto rapidamente annientata. Il popolo azteco praticava l'arte vasaria, scultoria, orafa, ma eccelleva soprattutto nella tessitura: la tela, insieme con varie qualità di corda e con l'ossidiana, la dura roccia vulcanica abbondante sull'altopiano, era il principale prodotto di scambio che gli Aztechi portavano a Sud da barattare con penne di uccelli tropicali (usate per adornare i loro costumi coloratissimi) e soprattutto con il cacao, il prezioso frutto da cui estraevano la bevanda nazionale che ancora oggi conserva il nome in lingua nahuatl: la cioccolata. Fondamento della struttura sociale e politica era la grande famiglia patriarcale; un insieme di più famiglie costituiva un clan e più clan una fratria. La vita dell'individuo e della società degli Aztechi era basata sulla religione. Dai calendari, all'organizzazione politica e sociale, tutto era subordinato a scopi religiosi. Le credenze religiose erano dominate da un dualismo di fondo, cioè dalla credenza in un principio del Bene e in un principio del Male. Tra le divinità più importanti vi erano Tonatiuh, dio del sole, Metzli, dea della luna, Tlaloc, dio della pioggia, Centeotl, dea del mais, il terribile Tezcatlipoca, dio dell'inverno, nonché vendicatore delle colpe umane, e Quetzalcoatl, il serpente piumato, dio della civiltà e della tolleranza, costretto all'esilio da Tezcatlipoca, ma destinato a tornare dall'Est (in base a tale credenza l'imperatore Montezuma credette di riconoscere nel Cortés proprio il divino Quetzalcoatl). Vi erano inoltre altri dei a cui corrispondevano riti e sacrifici diversi. Per esempio il sacrificio al dio del Sole (Huitzilopochtli) consisteva nello strappare alle vittime il cuore ancora pulsante. I sacrificati erano generalmente nemici e le vittime venivano scelte tra i prigionieri. Anche per questo, cioè per procurarsi vittime da sacrificare agli dei, i popoli Nahua erano spesso in lotta fra di loro. Per quanto riguarda il mondo dell'aldilà gli Aztechi credevano nell'esistenza di tre differenti regni dei morti: nel primo dimoravano le vittime dei sacrifici, i caduti in battaglia e le donne morte di parto; nel secondo, corrispondente al regno del dio della pioggia Tlaloc, trovavano riposo tutti gli annegati, coloro che erano stati colpiti dai fulmini, i lebbrosi e i paralitici; nel terzo, finivano tutti gli altri morti. Tra i valori etici, gli Aztechi attribuivano importanza primaria all'amore per la verità, all'onestà, alla fedeltà nella monogamia e alla parità di diritti tra i due sessi. Anche l'arte e l'artigianato mostravano innumerevoli connessioni con la religione e, in alcuni campi, queste attività raggiunsero un livello molto alto.

Dell'architettura civile, rappresentata da palazzi e sepolcri reali, non restano molte testimonianze, mentre di quella religiosa ci sono pervenute numerose e possenti opere. Prime fra tutte sono quelle costituite dai maestosi templi costruiti alla sommità di gigantesche piramidi a gradinate (teocalli). La scultura si presenta con immagini semplici, di tipo umano, e con idoli-mostri, orridi e sublimi insieme, come la statua di Coatlicue, dea della Terra, un gigantesco monolito scolpito da tutti e quattro i lati e adorno di mani e di cuori umani, di serpenti e di crani. Un altro tema ricorrente nella scultura è quello del serpente piumato, simbolo del cielo.

Arte azteca: vaso per le offerte al tempio

Arte azteca: vaso per le offerte al tempio

Maschera azteca di Quetzalcòatl (Londra, British Museum)

Maschera azteca di Quetzalcòatl (Londra, British Museum)

Statua azteca di Xochipilli, dio della primavera (Città del Messico, Museo)

Statua azteca di Xochipilli, dio della primavera (Città del Messico, Museo)

LE CITTÀ

Città del Messico

(8.605.239 ab.). Capitale del Messico, coincidente con il Distretto federale (1.749 kmq). La crescita vertiginosa della città è dovuta ad una fortissima e continua immigrazione interna. Situata a 2.277 m s/m., sull'altopiano di Anahuac nella parte sud-occidentale di un'ampia depressione (Valle del Messico), la città gode di un clima molto mite. Posta al centro della rete stradale e ferroviaria del Paese, sede di un modernissimo aeroporto internazionale e servita dal principale porto del Paese, Veracruz, Città del Messico rappresenta il cuore dell'economia messicana; accentra quasi per intero il movimento commerciale della Repubblica e possiede una vastissima gamma di industrie, dalla siderurgico-meccanica alla tessile, alla chimica, da quella alimentare e calzaturiera a quella elettronica, della carta e del tabacco. La città presenta l'aspetto di una immensa e sovraffollata metropoli ricca di contrasti tra i vecchi quartieri coloniali e quelli nuovi e modernissimi che sono sorti verso Sud e verso Ovest, dotati di strade diritte e funzionali, ampie piazze, numerosi giardini pubblici e ardite strutture in vetrocemento, molte delle quali ornate di figure e mosaici policromi. Oltre ad essere la capitale politica ed economica, è anche la capitale culturale del Messico, sede dell'università nazionale (fondata nel 1551 e terminata nel 1952 con la costruzione della modernissima città universitaria), nonché di una ricca biblioteca, di numerosi teatri, accademie artistiche e scientifiche e di istituti superiori di ricerca. Colpita nel settembre del 1985 da un catastrofico terremoto, la città non ha tuttavia subito gravi danni negli edifici del centro direzionale, costruiti secondo criteri antisismici. Si presenta piuttosto grave invece il problema del gigantismo urbano e dell'inquinamento atmosferico.

La cattedrale di Città del Messico

La cattedrale di Città del Messico

Guadalajara

(1.646.183 ab.). Città del Messico e capitale dello Stato di Jalisco (80.836 kmq; 2.322.002 ab.), situata a 1.515 m s/m., sul versante occidentale della Valle del Río Atemajac.

È la seconda città del Paese per importanza economica: ha un importante mercato agricolo; di una certa rilevanza sono le industrie conciarie, alimentari, tessili, vetrarie, della carta, meccaniche.

È sede di aeroporto internazionale.

Nel museo dello Stato di Jalisco si conservano reperti archeologici risalenti all'epoca precolombiana e testimonianze dell'arte coloniale.

Monterrey

(1.110.909 ab.). Città del Messico e capitale dello Stato di Nuevo León (64.924 kmq; 3.834.141 ab.).

Centro commerciale, finanziario, industriale.

I settori più sviluppati sono quello metallurgico, siderurgico (vi si concentra infatti la quasi totale produzione di acciaio e ghisa), tessile, alimentare, del tabacco, chimico, del cemento, culturale e turistico (vicino alla frontiera con gli USA).

È sede di aeroporto internazionale. Fondata dagli Spagnoli nel 1546, ha conosciuto una rapida e notevole espansione già dalla fine dell'Ottocento grazie all'arrivo della ferrovia e alla presenza, nelle vicinanze, di vasti giacimenti d'oro, argento, piombo, bismuto, rame, zinco.

Puebla

(1.271.673 ab.). Città del Messico e capoluogo dello Stato omonimo (33.902 kmq; 5.076.686 ab.), situata a 2.162 m s/m., in una valle fertile tra i coni vulcanici del Popocatepetl a occidente e di La Malinche a oriente.

È un centro agricolo e industriale; le industrie più importanti sono quelle del cemento, del tabacco e del vetro, alimentari e tessili.

È sede di aeroporto internazionale.

Fondata dagli Spagnoli nel 1531, si sviluppò verso la fine del 1600 sui resti di un'antica città indigena di cui oggi resta una grandiosa piramide.

Colpita nel 1973 da un violento sisma, è famosa per l'impronta coloniale del suo assetto urbanistico: conserva preziosi edifici del Seicento e Settecento e più di 50 chiese.

PICCOLO LESSICO

Agave

Pianta messicana, coltivata esclusivamente nello Stato dello Yucatán, il cui territorio è particolarmente fertile. Le foglie dell'agave, grasse e succose, forniscono una fibra assai resistente, utilizzata per l'intreccio di stuoie e tappeti o per la fabbricazione di cordami; da esse si ricavano anche delle bevande alcoliche molto diffuse, il pulque e la tequila, esportate in diversi Paesi americani.

China poblana

Tipico costume nazionale indossato dalle donne messicane in particolari occasioni o ricorrenze. Secondo la leggenda, la denominazione di tale costume deriverebbe dal soprannome di una principessa indiana vissuta nel XVI secolo. La fanciulla, residente a Puebla e sposa d'un cinese - prosegue la leggenda - amava indossare abiti particolari: una gonna di colore rosso e verde decorata con lustrini e perline, una camicia ricamata e uno scialle di seta. Il costume perciò sarebbe stato denominato in suo onore China Poblana che significa "la cinese di Puebla".

Corridos

Ballate folcloristiche che rievocano episodi della Rivoluzione messicana; imprese di banditi o di eroi e fatti di cronaca. I corridos vengono in genere cantati da cantastorie alle fiestas, e costituiscono uno dei più significativi contributi alla cultura popolare messicana.

Fiesta

Significa letteralmente "giorno di festa" ed è il principale momento di svago per la maggior parte dei Messicani. In ogni città e villaggio ricorre una fiesta annuale, in onore del santo patrono, durante la quale si svolgono riti religiosi, manifestazioni culturali e artistiche. Le città vengono parate a festa con coccarde colorate e addobbi floreali. La gente si riversa per le strade indossando costumi folcloristici, che ricordano quelli del Carnevale. L'atmosfera è rallegrata anche da fuochi d'artificio.

Grito de Dolores

Il 15 settembre 1810 Miguel Hidalgo Castilla, un prete creolo della città di Dolores, incitava i propri seguaci indiani alla rivolta contro i colonizzatori spagnoli. Dal pulpito Hidalgo pronunciava il famoso Grito de Dolores ("Lunga vita alla Signora di Guadalupa! Lunga vita all'Indipendenza! Morte agli Spagnoli!"), divenuto in seguito l'inno dell'Indipendenza messicana. Ancora oggi il Messico ricorda questo giorno, durante il quale il presidente suona una campana a Città del Messico e ripete le parole del Grito; la popolazione, a sua volta, partecipa ai festeggiamenti attraverso pittoresche cerimonie.

Haciendas

Grandi proprietà fondiarie, di tipo feudale, introdotte dopo la colonizzazione spagnola, dal XVII secolo in avanti. Le haciendas, la cui proprietà era individuale, comprendevano un ampio territorio adibito all'agricoltura. Nel periodo precedente alla conquista spagnola, invece, i terreni di ogni villaggio venivano ripartiti periodicamente dal capo del villaggio tra le famiglie. Queste avevano l'obbligo di coltivarli; la proprietà terriera aveva quindi una forma collettiva.

Nahuatl

La lingua parlata dagli Aztechi del Messico. In una vasta area, prima della conquista spagnola, serviva anche come lingua commerciale e diplomatica. Tuttavia, i conquistadores ne limitarono la diffusione; oggi è ancora usata da circa 1.000.000 di individui. Si compone di una serie di dialetti, tra i quali i più importanti sono il nahuatl propriamente detto, il nahual e il nahuat. Il nahuat è l'idioma parlato nella Valle del Messico e in alcuni Stati (Morelos, Guerrero, Puebla, Veracruz); il nahual è in uso nelle regioni occidentali. Il nome della lingua deriva dal gruppo etno-linguistico Nahua, giunto in Messico nei secoli XII e XIII, che costituisce la base etnica di buona parte delle genti indie insediate in Messico e nell'America Centrale.

Nuova Spagna

Nel 1535 gli Spagnoli fondarono la colonia di Nuova Spagna nell'attuale Messico, imponendovi come capo un viceré designato dalla Corona. L'assetto politico-sociale della colonia si venne via via strutturando in base alle componenti etniche. Tra esse si distinguevano: i gachupines (nati in Spagna) che detenevano le più alte cariche politiche e religiose della Nuova Spagna; i criollos (persone di origine spagnola nate in Messico) che avevano la possibilità di assumere incarichi meno importanti; i mestízos (i cui antenati erano sia spagnoli sia indiani) e gli indiani, la classe economicamente inferiore, cui venivano affidati i lavori più pesanti.

Pasqua messicana

In Messico la Pasqua viene festeggiata attraverso cerimonie del tutto singolari. Il giorno della vigilia centinaia di persone si riversano nelle strade cittadine per bruciare, appendere o colpire immagini di Giuda Iscariota, il traditore di Cristo. In parecchi Paesi la figura di Giuda è simbolicamente rappresentata da una piñata, una giara ricolma di dolci, il cui contenuto viene offerto ai bambini, dopo che il recipiente è stato spaccato a colpi di bastone.

Teotihuacan

Grande città azteca, il cui nome significa "luogo di Dio". Situata a Nord-Est della capitale, sulle rive di un grande lago, oggi prosciugato, Teotihuacan decadde intorno al VII secolo d.C. Rimangono tuttavia alcuni dei suoi più grandi edifici, fra i quali ricordiamo la Piramide del Sole, a base quadrata, alta 63 metri, importante per le funzioni religiose che vi si svolgevano.

Tierras frías

Sono le terre dei boschi e dei pascoli, situate a 2.000 m s/m. Qui si riscopre il Messico più antico, quello delle civiltà maya e azteca, che fiorirono e si succedettero in Messico prima dell'avvento dei conquistadores spagnoli nel 1519. A testimonianza di queste due culture, sono state conservate imponenti vestigia, fra le quali figurano le grandi piramidi, dotate di larghe scalinate che conducevano all'altare, dove si immolavano vittime umane al Sole e alla Luna.Zócalo

Nome di una grande piazza che occupa il cuore di Città del Messico, importante centro politico e commerciale. Già dai tempi della civiltà azteca, lo Zócalo, la cui denominazione ufficiale è Plaza de la Constitución, è stato teatro di eventi storici e sede dell'attività nazionale. Da esso si dipartono le principali strade della capitale, come ad esempio l'Avenida Cinco de Mayo. La piazza ospita importanti edifici quali il palazzo Nazionale, il palazzo municipale e la cattedrale barocca di La Asunción de María Santísima.

PERSONAGGI CELEBRI

Pancho Villa

Nome di battaglia del rivoluzionario messicano Doroteo Arango (San Juan del Río, Durango 1877 - Hidalgo del Parral, Chihuahua 1923). Datosi alla macchia nelle montagne del Nord come brigante, andò sempre più politicizzando le sue imprese, sino a mettere le proprie bande al servizio dei democratici che lottavano contro la dittatura di Porfirio Díaz. Dopo la tregua seguita all'elezione nel 1911 del presidente Francisco Madero, deposto due anni dopo, riprese la propria attività guerrigliera nel Nord, mentre Emiliano Zapata operava nel Sud. Nel 1914 il raggio d'azione dei ribelli si allargò al Messico centrale, portando all'occupazione della capitale. I loro piani di rivoluzione contadina non ottennero, tuttavia, il sostegno dell'organizzazione operaia, i cui capi preferivano dare il loro appoggio al democratico Alvaro Obregón che nel 1915, dopo aver costretto le truppe di Zapata a ritirarsi a Sud, marciò contro Villa. L'uccisione di una ventina di Americani nell'assalto a un treno a Santa Isabel (gennaio 1916) e lo sconfinamento delle bande nel territorio degli USA, indussero il Governo di Washington ad inviare contro di lui un esercito. Mentre la lunga sfida di Zapata si concluse nell'aprile del 1919 col suo assassinio, Villa riuscì a sopravvivere sino al 1923, quando venne a sua volta assassinato. Si trattava ormai di un sopravvissuto, poiché alla sua lotta aveva posto praticamente fine la dura sconfitta inflittagli dal generale americano Pershing nel 1916.

Emiliano Zapata

Rivoluzionario ed eroe popolare messicano (San Miguel Anenecuilco, Ayala 1869 - Chinameca, Cuernavaca 1919). Uomo d'azione, abbracciò la causa dei diseredati del Sud, iniziando la sua attività rivoluzionaria come difensore dei contadini poveri sotto la dittatura di Porfirio Díaz. La sua attività gli costò l'arresto e, per dieci anni, fu costretto a servire nell'esercito messicano. Liberato nel 1910, fece un tentativo per ottenere che la terra del suo villaggio fosse restituita, attraverso un procedimento legale, alla proprietà collettiva. Fallito il tentativo, organizzò un'insurrezione e guidò i contadini indi e meticci all'assalto delle grandi haciendas, per impadronirsi della terra con la forza. Dopo la caduta della dittatura di Díaz nella primavera del 1911, pur assicurando il proprio appoggio al Governo provvisorio presieduto dal democratico F. Madero, si rifiutò di congedare le sue truppe contadine, finché non fosse stata attuata la riforma agraria. Nello stesso anno, dopo l'elezione di Madero a presidente, pubblicò il Plan de Ayala, in cui chiedeva le dimissioni del presidente, l'immediata distribuzione di tutte le terre incolte ai contadini e la confisca delle proprietà dei sostenitori di Díaz. Deluso dalle vaghe promesse dei democratici moderati, riprese la lotta armata dopo l'uccisione di Madero nel 1913, impegnando le proprie truppe contadine contro il dittatore Huerta, mentre Pancho Villa conduceva la lotta nel Nord. Dopo la fuga di Huerta, marciò su Città del Messico, occupandola, ma non riuscì ad accordarsi con i rappresentanti della classe operaia, favorevoli al programma sociale del presidente Madero e fatto proprio dal generale Obregón. Le forze di quest'ultimo gli inflissero una dura sconfitta agli inizi del 1915, costringendolo a ritirarsi nel proprio territorio a Sud, mentre la presidenza veniva assunta da V. Carranza. La sua lunga sfida all'autorità centrale si concluse non con una sconfitta militare, ma con il suo assassinio nell'aprile 1919 per mano di un ufficiale di Carranza. Con la sua morte il movimento rivoluzionario che egli aveva ispirato e diretto si disperse e i territori da lui controllati furono posti sotto l'autorità federale. Zapata comunque lasciò un segno indelebile, poiché fu soprattutto la sfida lanciata dalle sue truppe alle autorità centrali e la distribuzione delle terre nelle zone da lui controllate a indurre uomini politici moderati come Carranza a promulgare la Costituzione del 1917 e a promuovere la riforma agraria.

ALTRI CENTRI

Acapulco de Juárez

(620.656 ab.). Città del Messico situata nello Stato di Guerrero, è un importante porto sul Pacifico. Da Acapulco partì la spedizione inviata da Cortés nel 1532 per esplorare la costa del Pacifico. Completamente ricostruita dopo il terremoto del 1909, la città è oggi un'importante stazione balneare e centro turistico a livello internazionale.

Ciudad Juárez

(1.187.275 ab.). Città del Messico settentrionale, situata a 950 m s/m., nello Stato di Chihuahua, di fronte alla città texana di El Paso, da cui è divisa dal corso del Río Grande. Anticamente si chiamava Paso del Norte; il nome attuale deriva da B. Juárez che vi tenne il quartier generale delle sue truppe durante la lotta contro i Francesi. È un importante centro commerciale, turistico e di industrie vinicole.

León

(1.020.818 ab.). Città del Messico situata a Nord della capitale, nello Stato di Guanajuato, a 1.790 m s/m. Numerose le sue industrie, soprattutto quelle del cuoio, del vetro e del cioccolato, tessili, cartarie, chimiche e metallurgiche. Vi si lavorano, inoltre, l'oro e l'argento. La città è protetta da un potente argine contro le disastrose inondazioni del Río Turbio. Fu fondata nel 1576 sulle rovine di un antico villaggio degli indiani Chimicecas. Nel 1863 divenne sede vescovile.

Mexicali

(549.873 ab.). Città del Messico e capitale dello Stato della Bassa California del Nord (69.921 kmq; 2.487.367 ab.). Situata al confine con gli USA nella parte nord-occidentale del Messico, è un importante centro commerciale e industriale. Vi si produce cotone.

Pachuca

(231.602 ab.). Città del Messico e capitale dello Stato di Hidalgo (20.813 kmq; 2.235.591 ab.). Si estende in una valle della Sierra Madre, a 2.446 m s/m. La sua importanza è dovuta alle miniere d'argento. È inoltre notevole centro agricolo. Fondata dagli Spagnoli nel 1534, proprio per la vicinanza alle miniere, attraversò, nel XIX secolo, un periodo molto travagliato a causa delle guerre d'indipendenza contro gli Spagnoli.

Patzcuaro

(14.000 ab.). Centro del Messico situato nello Stato di Michoacán, a 2.208 m s/m., sulle rive dell'incantevole lago omonimo, circondato da cime vulcaniche. È uno dei centri coloniali più antichi del Messico. Carlo V ne fece una città nel 1553. Intorno al lago, molto pescoso, per quanto in via di prosciugamento, sorgono numerosi villaggi indios.

Progreso

(4.000 ab.). Centro del Messico situato sulla costa nord-orientale dello Stato dello Yucatán, nel golfo del Messico. Il suo porto è attivo per l'esportazione di sisal o hénequen (varietà di agave, dalle quali si ricavano fibre tessili), cuoiami e legni pregiati.

Querétaro

(536.463 ab.). Città del Messico e capitale dello Stato omonimo (11.449 kmq; 1.404.306 ab.), è situata alle pendici del Cerro de Las Campanas. Centro ferroviario e commerciale, possiede industrie tessili e per la lavorazione delle pietre preziose. Sorge dov'era la città preazteca di Atomie, della quale si impossessarono gli Spagnoli guidati da Fernando de Tapia nel 1531. All'inizio del XIX secolo divenne il fulcro del movimento di liberazione. Resistette tenacemente durante la guerra con gli Stati Uniti (1846-48). Nei dintorni, sul Cerro de Las Campanas, avvenne la fucilazione dell'imperatore Massimiliano d'Asburgo e dei generali Miramon e Mejia (1867). Nel 1917 fu sede dell'Assemblea che promulgò la nuova Costituzione (ancor oggi in vigore con qualche emendamento).

Reynosa

(403.718 ab.). Città del Messico situata nello Stato di Tamauliapas, sulla sponda destra del Río Grande (Río Bravo), presso il confine con il Texas, in territorio coltivato a cotone. Le sue industrie si basano sulla lavorazione del cotone.

Tijuana

(1.148.681 ab.). Città del Messico situata a soli 20 km da San Diego (California statunitense). È centro di produzione di frutta, cereali e cotone.

Torreón

(502.964 ab.). Città del Messico situata al centro dell'altopiano settentrionale, nello Stato di Coahuila. È un importante nucleo industriale e agricolo (coltivazione di cotone, filature e tessiture).

Veracruz Llave

(411.582 ab.). Città del Messico situata nello Stato di Veracruz, sulla baia di Campeche. Fu fondata nel 1519 da F. Cortés. Assieme a Tampico è il maggior porto del Paese. Esportazione di caffè, tabacco, frutta tropicale. Industrie alimentari e del cuoio.

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