Geografia America del Nord e Centro Territorio Storia Economia della Dominica.

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Bandiera della Dominica

La bandiera: verde con una croce centrata di tre bande uguali - la parte verticale è gialla (lato di sollevamento), nera e bianca e la parte orizzontale è gialla (in alto), nera e bianca; sovrapposta al centro della croce è un disco rosso recante un pappagallo Sisserou, unico a Dominica, circondato da 10 stelle verdi a cinque punte bordate di giallo; le 10 stelle rappresentano le 10 divisioni amministrative (parrocchie); il verde simboleggia la lussureggiante vegetazione dell'isola; la croce di tre colori rappresenta la Trinità cristiana; il colore giallo indica il sole, i principali prodotti agricoli (agrumi e banane), e gli indiani nativi Carib; nero è per il ricco suolo e il patrimonio africano della maggior parte dei cittadini; bianco significa fiumi, cascate, e la purezza delle aspirazioni; il disco rosso sta per giustizia sociale. Inno della Dominica.

GEOGRAFIA - AMERICA DEL NORD E CENTRO - DOMINICA

PRESENTAZIONE

Situata nelle Piccole Antille, Dominica è posta nel Mar dei Caraibi, a Nord della Martinica e a Sud di Guadalupa. Isola principale delle Windward Islands (Isole Sopravento), ha una superficie di 751 kmq e conta 74.584 (2021) abitanti, con una densità media di 95 abitanti per kmq. La popolazione è costituita in maggioranza da neri (89%); seguono meticci (7%) e Amerindi (1,5%). Lingua ufficiale è l'inglese, ma assai diffuso è il creolo-francese. La religione predominante è la cattolica (70%), seguita dalla protestante (17%). Già colonia britannica, la Dominica è una Repubblica indipendente nell'ambito del Commonwealth dal 1978. Capo dello Stato è il presidente della Repubblica, eletto ogni cinque anni dal Parlamento (32 membri, tra cui 9 nominati dal presidente, 21 eletti per cinque anni e 2 ex officio), organo cui spetta il potere legislativo. Il potere esecutivo è esercitato dal Governo, responsabile di fronte al Parlamento. L'unità monetaria è il dollaro dei Caribi orientali. La capitale è Roseau (15.853 ab.).

IL TERRITORIO

Nonostante le modeste dimensioni, Dominica è la maggiore delle Isole Sopravento (Windward Islands). Di origine vulcanica, ha aspetto montuoso: la vetta più elevata è il Monte Diablotin (1.447 m). Caratteristico è il Boiling Lake che, posto nella zona meridionale a 717 m s/m., deriva tale denominazione dal fatto che le sue acque sono riscaldate da vapori d'origine vulcanica.

Cartina del Sudamerica settentrionale. Sottolineata in rosso, la Dominica

Cartina della Dominica

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Mappa della Dominica

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L'ECONOMIA

Fondamentalmente agricola, Dominica fornisce prodotti tipicamente tropicali: la coltura principale è quella degli agrumi, che costituiscono la maggior parte delle esportazioni. Altri prodotti sono le banane, il cacao, la vaniglia, il cocco, la copra e il patchuli, essenza impiegata in profumeria. Le uniche industrie di una certa importanza sono quelle della trasformazione dei prodotti agricoli e della pesca. In via di sviluppo è il turismo. Dominica intrattiene rapporti commerciali con gli USA, la Gran Bretagna e i Paesi del Commonwealth; esporta banane, copra e succhi di frutta; importa manufatti, tessuti, zucchero e farina. Gli aeroporti principali sono a Melville Hall e Canefield.

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Il luogo della Dominica

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CENNI STORICI

Dominica deve il suo nome al fatto che Cristoforo Colombo vi approdò la domenica del 3 novembre 1493. Gli indigeni furono in poco tempo sterminati: una fonte del 1632 parla di un migliaio di sopravvissuti. Le foreste furono abbattute per far posto alle piantagioni di canna da zucchero, dove vennero messi a lavorare gli schiavi africani importati. Gli Spagnoli lasciarono il posto nel XVII sec. ai Francesi che iniziarono la coltivazione del caffè e del cotone. Anche gli Inglesi erano interessati a Dominica, ed iniziò da subito una disputa sull’isola che durò fino al 1805 quando essa diventò un possedimento britannico. L’influenza francese è ancora rintracciabile nella lingua creola che è un misto di francese e di lingue africane e nella persistenza della religione cattolica. Dagli Inglesi la Dominica ereditò un’economia agricola condizionata dalla monocoltura: ancora oggi le banane rappresentano uno dei pochi prodotti d’esportazione e alla loro produzione è destinata la maggior parte delle terre coltivate. Fino al 1939 la Dominica fece parte della Federazione delle Isole Leeward (con Barbuda, Isole Vergini e Montserrat), mentre dall’anno successivo l’amministrazione britannica la incluse nelle Isole Windward, insieme ad altre delle Piccole Antille (Grenada, Saint Lucia e Saint Vincent). Tra il 1959 e il 1962 infine divenne parte della Federazione delle Indie occidentali britanniche, secondo un piano di unificazione politica che non andò in porto per via delle richieste di maggior autonomia che ogni isola individualmente chiese al Governo della Corona. Nelle elezioni del 1961 il Partito del popolo unito della Dominica, al Governo, fu sconfitto dal Partito laburista dominicano (DLP) e Edward LeBlanc divenne il nuovo primo ministro. L’isola raggiunse l’autonomia interna nel 1967, anche se il modello politico rimase di forte ispirazione britannica. La Costituzione, approvata quell’anno stabilì infatti la ‘libera’ associazione degli Stati delle Antille occidentali alla Gran Bretagna, che del resto continuò ad occuparsi della difesa e degli esteri. Nel 1974 Edward LeBlanc si ritirò dalla vita politica e fu sostituito da Patrick R. John. Nel marzo del 1975 il DLP vinse le elezioni per l’Assemblea della Camera. A partire da quell’anno ognuno degli Stati Associati delle Antille occidentali negoziò individualmente la propria indipendenza dal Regno Unito. Quella della Dominica giunse il 3 novembre 1978. A causa delle limitate risorse naturali, la Dominica si ritrovò svantaggiata rispetto alle isole vicine, non potendo contare né sul turismo né sull’interesse da parte di imprese transnazionali. Iniziò subito una forte emigrazione giovanile, in particolare verso la vicina Guadalupa. Per molti dei giovani rimasti iniziò invece un periodo di scontri con il Governo: nel 1979 vi fu una cruenta repressione delle proteste contro due leggi che limitavano la libertà di associazione sindacale e di informazione. Mentre il clima politico si faceva sempre più violento, l’opposizione politica richiese le dimissioni di John, implicato in un progetto di attacco mercenario alle Barbados. Alla fine di uno sciopero durato quasi un mese, John si dimise e fu sostituito da Oliver Seraphine, dell’ala progressista del Partito laburista. Seraphine indisse le elezioni e rafforzò le relazioni con i Governi progressisti dei Paesi vicini. Al voto del 1980 fu eletta a larga maggioranza una donna, la prima a dirigere un Governo nei Caraibi, Maria Eugenia Charles, liberale e per sua stessa definizione «anticomunista». Due tentativi di colpo di Stato scossero il Paese già nel primo anno del nuovo Esecutivo, che aveva preso immediate misure contro alcuni settori delle Forze armate accusati di essere legati al traffico della droga. L’ex primo ministro Patrick John fu arrestato e condannato per le sue relazioni con i militari golpisti, ma nel 1982, uscito di prigione, riprese la sua vita politica, riorganizzando una coalizione politica di sinistra. Nelle elezioni del 1996 il Partito della libertà (DFP) della signora Charles ottenne ancora una volta la vittoria. Nel 1990 il primo ministro, ancora in carica, firmò con Grenada, Saint Lucia e Saint Vincent un accordo per creare un nuovo Stato che riunisse le quattro isole. Fu creata un’Assemblea costituente regionale dei Caraibi orientali con lo scopo di esaminare le diverse proposte riguardo al possibile futuro Stato. Il progetto si inserì nel frattempo nel più ampio quadro del Trattato di Chaguaramas, che proponeva di unificare tutta la comunità caraibica di lingua inglese. Tre isole, Antigua, Montserrat e Saint Kitts, rifiutarono di aderire a questo processo, così come i partiti di opposizione di Grenada e Saint Lucia. I sette piccoli Stati dei Caraibi orientali avevano già una Banca centrale comune, e venne coniata una moneta unica. Nel 1994, dopo che il primo ministro Maria Eugenia Charles aveva rischiato più di una volta la mozione di sfiducia, la Dominica votò contro la fondazione di una zona di rifugio per le balene del Sud Atlantico. Il Paese fu minacciato di boicottaggio turistico, ma questa misura non fu poi messa in pratica. Nel maggio del 1995 il Partito laburista unito della Dominica (UDLP, sorto nel 1981) vinse le elezioni e il nuovo primo ministro fu Edison James, il quale decise di dare impulso all’industria bananiera e di privatizzare alcune delle industrie statali. Una serie di uragani e tempeste tropicali nel 1995 distrussero piantagioni, case, ponti, strade, alberghi e altri importanti edifici pubblici. La ricostruzione comportò un enorme costo per le finanze pubbliche. Nel 1996 il debito estero arrivò a 320 milioni di dollari dei Caraibi orientali, e quello interno a 80 milioni. Il Governo privatizzò altre importanti imprese pubbliche, nel tentativo di dare un po’ di ossigeno alle finanze. Nel 1997 i partiti d’opposizione criticarono le ultime privatizzazioni, in particolare quella dei Servizi Elettrici. Il ministro delle Finanze, Julius Timothy, nel 1998 annunciò che le attività internazionali sarebbero state ampliate, fornendo nuovi incentivi per l’ingresso di compagnie di assicurazione e permettendo un maggior numero di registrazioni di imbarcazioni straniere. Nelle elezioni politiche del febbraio 2000 si impose il Partito laburista guidato da Rosie Douglas che assunse la carica di primo ministro, a capo di un Governo formato da una coalizione tra laburisti e liberali. Nell'ottobre dello stesso anno Douglas morì, sostituito nella carica di capo dell'Esecutivo da Pierre Charles.

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LA CAPITALE

Roseau

< (15.853 ab.). Capitale della Dominica, posta sulla costa sud-occidentale dell'isola. Ha un porto importante, da cui partono le esportazioni di oli essenziali, frutta e agrumi.

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