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Bandiera della Romania

La bandiera: tre bande verticali uguali di blu cobalto (lato di sollevamento), giallo cromo e rosso vermiglio; modellato sulla bandiera della Francia, i colori sono quelli dei principati di Valacchia (rosso e giallo) e Moldavia (rosso e blu), che si unirono nel 1862 per formare la Romania; lo stemma nazionale che un tempo era centrato nella fascia gialla è stato rimosso. Nota: La bandiera è simile alla bandiera del Ciad, la cui banda blu è più scura; assomiglia anche alle bandiere di Andorra e Moldavia

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Geografia Europa

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GEOGRAFIA - EUROPA - ROMANIA

PRESENTAZIONE

La Romania confina a Nord e a Est con l'Ucraina, a Est con la Moldavia, a Sud con la Bulgaria, a Ovest con la Serbia e Montenegro e l'Ungheria; a Sud-Est è bagnata dal Mar Nero. Si estende su una superficie di 238.391 kmq e ha una popolazione di 21.230.362 (2021) abitanti con una densità di 91 abitanti per kmq. Il gruppo etnico predominante è quello romeno (89,5%); esistono minoranze di Magiari (6,6%), zingari (2,5%), Tedeschi (0,3%), Ucraini (0,3%), Russi (0,2%), Turchi (0,2%). Lingua nazionale è il romeno. La maggioranza della popolazione è di religione ortodossa (86,8%), ma vi sono minoranze protestanti (6,7%), cattoliche (5,6%), musulmane (0,3%) e altri (0,6%). La Romania è una Repubblica presidenziale. In base alla Costituzione del 1991, riformata nel 2003, il presidente della Repubblica è eletto a suffragio diretto e rimane in carica per quattro anni. Il Parlamento è composto dalla Camera dei deputati (332 membri) e dal Senato (143 membri). Al primo spetta il potere esecutivo, al secondo il potere legislativo. L'unità monetaria è il leu. La capitale è Bucarest (1.934.449 ab.).

IL TERRITORIO

Il centro della Romania è attraversato da una grande dorsale montuosa che scende da Nord-Ovest a Sud-Est, piega a Ovest descrivendo un arco, e quindi giunge fin quasi al confine jugoslavo. Tale dorsale è costituita dai Carpazi orientali, di cui solo poche cime superano i 2.000 m, e dalle Alpi Transilvaniche, che sono più elevate e comprendono il Monte Negoiul (2.544 m), la vetta più alta di tutto il Paese. I versanti delle due catene, all'interno del grande arco, scendono ripidi su una zona di vasti altipiani, la Transilvania. All'esterno digradano invece dolcemente in direzione delle pianure della Moldavia a Est e della Valacchia verso il confine bulgaro. La maggior parte dei fiumi rumeni ha carattere torrentizio e riversa le sue acque nel Danubio e quindi nel Mar Nero. Il Danubio attraversa la Romania per 1.074 km: segna il confine con la Jugoslavia e, superate le Porte di Ferro, quello con la Bulgaria. All'altezza di Calarasi volge decisamente a Nord, attraversa la Dobrugia e, giunto a Galati, piega di nuovo a Est, segnando il confine con la Russia. Sfocia infine nel Mar Nero con un ampio delta, esteso 4.000 kmq, che avanza progressivamente verso il mare a causa dei milioni di tonnellate di detriti che il fiume deposita annualmente. Gli affluenti più importanti del Danubio sono il Prut (707 km), sul confine con la Moldavia, e l'Olt (706 km). Il litorale della Romania sul Mar Nero misura 435 km, ed è basso e uniforme, interrotto a tratti da lagune. Nella parte settentrionale paludi, stagni e canneti caratterizzano il grande delta danubiano. Il clima è di tipo continentale con notevoli escursioni termiche stagionali. Risulta tuttavia più mite sulla fascia costiera.

Cartina della Romania

cartina della Romania

LA TERRA DEL CONTE DRACULA

La Transilvania, patria del famoso conte Dracula, è la regione più suggestiva della Romania. È situata su un vasto altopiano lievemente ondulato in una zona ricca di piccoli villaggi, che possiede, tra l'altro, un variegato repertorio folcloristico. Tra le leggende e le tradizioni di questa terra spicca naturalmente la figura del tenebroso conte Dracula. La sua storia, immortalata dall'opera del romanziere inglese Bram Stoker (1897), affonda le radici nel folclore di questa regione in cui, come del resto in tutta l'Europa orientale, la leggenda del vampiro ha conosciuto una diffusione larghissima. Ancor oggi infatti in alcune zone della campagna transilvana non è raro scorgere ai bivi le croci esorcistiche o imbattersi in cimiteri contraddistinti da segnali e amuleti con funzione di scongiuro. Anticamente infatti, nei luoghi non ancora raggiunti dal Cristianesimo, il mistero della morte ispirò alla fantasia popolare strane teorie sul ritorno dei morti (soprattutto i suicidi, gli scomunicati e i bimbi nati morti). Si riteneva che queste persone, spirate senza la benedizione della Chiesa, vagassero in eterno e tornassero a tormentare i vivi sotto forma di mostri come i vampiri e i licantropi, contro i quali si istituivano particolari riti per neutralizzarne l'influsso nefasto. Le leggende popolari dell'Europa orientale illustrano una casistica alquanto nutrita di questi mostri, distinti per nome, origine e caratteristiche. Il mito del vampiro si diffuse comunque in tutta l'Europa tra il 1600 e il 1700, originato dalla fusione delle tradizioni dell'Est e dell'Ovest.

L'ECONOMIA

Dopo il crollo dell'URSS, dal 1989 la Romania rimase con una base industriale antiquata e inadatta ai suoi bisogni. L'economia soffrì una forte recessione, che condusse all'abbassamento della produzione industriale e degli investimenti, causò pressioni inflazionistiche, deficit budgetario e aumento del disoccupazione, avendo conseguenze sociali notevoli. Dalla fine degli anni Novanta, però, il Paese aderì a un programma di stabilizzazione macroeconomica e riforma strutturale che comprendeva la privatizzazione o liquidazione di grandi industrie e maggiori riforme nel settore dell'agricoltura e della finanza. Nel 1999 la Romania raggiunse un accordo con il Fondo Monetario Internazionale e fu invitata a unirsi all'Unione europea. A partire dal 2000 l'economia romena recuperò progressivamente il ritardo accumulato negli ultimi decenni del XX sec. rispetto agli altri Paesi dell'Europa centro-orientale e gli effetti delle riforme e del potenziamento dell'interscambio con l'Unione europea misero fine alla fase recessiva. Nel 2000 si registrò un aumento del 2% del PIL. Un nuovo accordo con il FMI (2000-03) rappresentò una grossa opportunità per il Paese, che avviò un processo di privatizzazione, di riduzione del debito e dell'inflazione (che rimane, comunque, uno delle più alte tra i Paesi dell'Europa dell'Est). Il peso del settore agricolo, che sfiora il 40% sul PIL complessivo, sta diminuendo in favore dei settori industriale e dei servizi. Le coltivazioni più importanti sono rappresentate da mais, frumento, orzo, segale e avena; rilevanti anche quelle di patate, frutta e vite. Tra le colture industriali prevalgono le barbabietole da zucchero, canapa, lino e tabacco. Significativi lo sfruttamento delle risorse forestali e l'allevamento, soprattutto ovino, suino e bovino. Carente il settore lattiero-caseario. Grazie al notevole flusso di investimenti stranieri, favorito dalla riduzione delle tasse sulle imprese, la crescita del PNL fu superiore al 6% nel 2005. Le imprese italiane in Romania, di cui più del 50% attive nell'industria, sono quesi 12.000. I settori industriali più importanti sono quelli legati all'industria pesante: siderurgia, metallurgia e meccanica (materiale ferroviario, trattori, motori). Significative le industrie chimiche, soprattutto la petrolchimica, l'automobilistica, la tessile e quella del legno. Il sottosuolo fornisce quantità ragguardevoli di gas naturale, petrolio, di cui la Romania è tra i maggiori produttori europei, carbone e lignite; discreti i giacimenti di alluminio, argento, piombo, oro, rame, salgemma e la produzione idroelettrica. I commerci della Romania si svolgono principalmente con la Russia e con alcuni Paesi occidentali (USA, Francia, Germania e Italia), dai quali vengono importate soprattutto nuove tecnologie. La Romania importa minerali e macchinari; esporta materie prime, manufatti e prodotti agricoli. Le comunicazioni si avvalgono di una rete stradale (198.755 km) e ferroviaria (11.364 km) insufficienti. La navigazione fluviale si estende per 1.779 km. Aeroporti principali: Bucarest, Costanza, Timisoara.

Cartina della Romania

CENNI STORICI

Il territorio dell'attuale Romania corrisponde approssimativamente a quello dell'antica Dacia, abitata da Geti e Daci e conquistata dall'imperatore Traiano nel 101 d.C. Rimasta per quasi due secoli sotto la dominazione dei Romani, la regione ne assorbì la lingua e i costumi. Abbandonata per ordine di Aureliano nel 271, la popolazione della Romania mantenne tuttavia immutate le proprie peculiarità linguistiche e culturali, imponendole anzi alle popolazioni barbariche che, a partire dal III sec., giunsero sul territorio. Nel VI sec. popolazioni slave si stabilirono nella regione, mentre nel X sec. la Transilvania venne annessa al Regno d'Ungheria. Nel XIV sec. si formarono i principati di Valacchia e Moldavia che riuscirono a sbarazzarsi della sovranità ungherese: il primo nel 1330 con Bassarab I, il secondo nel 1359 con Bogdan I. Nello stesso XIV sec., sotto Mircea il Vecchio (1386-1418), la Valacchia fu costretta a pagare un tributo agli Ottomani, seguita (1455) anche dalla Moldavia che conobbe un'effimera libertà con Stefano il Grande (dal 1457 al 1504). Nel 1526, dopo la vittoria di Mohacs, la Transilvania divenne un principato vassallo degli Ottomani. Solo nel 1599-1600 Michele il Valoroso (1593-1601) riunì Valacchia, Transilvania e Moldavia sotto la propria autorità, anche se nel 1691 la Transilvania venne conquistata e annessa all'Impero asburgico. Dopo la sconfitta di D. Cantemir (1711), alleatosi alla Russia, i Turchi imposero alla Moldavia e alla Valacchia, governate ormai da fanarioti, un regime più duro. Nel 1775 la Bucovina fu annessa dall'Austria, mentre nel 1812 la Bessarabia venne ceduta alla Russia. Tra il 1829 e il 1856 la Moldavia e la Valacchia furono sottoposte a un doppio protettorato, ottomano e russo, che dal 1859 ebbe un unico principe, Alessandro Giovanni Cuza (1859-66). Nel 1859 i due principati, riconquistata l'indipendenza, si unificarono, costituendo così un nuovo Stato, denominatosi ufficialmente (1861) Romania, il cui potere venne affidato al principe Carlo di Hohenzollern-Sigmaringen (Carlo I). Nel 1878, con il Trattato di Berlino, l'indipendenza del Paese venne ufficialmente riconosciuta, e gli venne assegnata la Dobrugia settentrionale e l'area del delta danubiano; nel 1881 Carlo I diventò re di Romania. La partecipazione alla seconda guerra balcanica (1913) a fianco della Serbia, consentì alla Romania di ottenere anche la Dobrugia meridionale. Ferdinando I (1914-27) guidò la Romania nel primo conflitto mondiale a fianco dell'Intesa; pur essendo stato sconfitto dagli Austro-tedeschi, seppe avvantaggiarsi della vittoria degli alleati ottenendo annessioni territoriali: i Trattati di Neuilly (novembre 1919), di Saint Germain (settembre 1919) e di Trianon (giugno 1920) assegnano alla Romania tutta la Dobrugia, la Bucovina, la Bessarabia, la Transilvania e parte del Banato. Nel 1927 re Carlo II rinunciò al trono che passò, sotto reggenza, al figlio Michele; tuttavia nel 1930 Carlo ritornò dall'esilio e si proclamò re, instaurando successivamente (1938) un regime dittatoriale d'impostazione fascista, inquadrato dalla Guardia di ferro. Nel 1940 il generale Ion Antonescu costrinse re Carlo a abdicare in favore del figlio Michele. Schieratosi con la Germania nazista, il Paese partecipò (1941) all'aggressione dell'URSS; tuttavia nel 1944, dopo alcuni disastri militari, re Michele destituì I. Antonescu e fu concluso un armistizio con i Sovietici. Col Trattato di Parigi del 1947 furono fissati i confini: la Dobrugia meridionale venne ceduta alla Bulgaria, la Bessarabia e la Bucovina ritornarono invece all'URSS. Nel dicembre dello stesso anno, dopo l'abdicazione di re Michele, venne proclamata la Repubblica popolare e il Paese entrò nell'orbita sovietica. Dal 1967, con l'elezione di Nicolae Ceausescu alla presidenza della Repubblica, la Romania si emancipò dalla tutela sovietica, opponendosi al piano d'integrazione economica tra i Paesi del Comecon, prospettato da Krusciov. Parallelamente al processo di emancipazione dalla tutela sovietica, si ebbe una fase di sviluppo economico che comportò più stretti rapporti commerciali con l'Occidente. Dal campo economico la sfida a Mosca si estese a quello politico, dopo l'atteggiamento cautelativo espresso all'indomani degli avvenimenti cecoslovacchi dell'agosto 1968. Ceausescu si impegnò inoltre in una campagna di rilancio ideologico e di rinnovamento culturale, contro le suggestioni della cultura occidentale e borghese, in nome dei valori della tradizione popolare e nazionale. Negli anni seguenti Ceausescu mantenne un ferreo controllo sul partito e sul Paese, instaurando il culto della propria personalità e inserendo la moglie e il figlio nella dirigenza del partito. Le scelte economiche del leader crearono malcontento e portarono a una serie di disordini, sempre duramente repressi, alimentando un crescente malcontento popolare. Nel dicembre 1989 una violenta rivolta popolare scoppiata a Timisoara innescò una vasta sollevazione in tutto il Paese, a capo della quale si pose il Fronte di salvezza nazionale, guidato da Ion Iliescu e formato da esponenti legati al vecchio regime, che portò alla destituzione e all'esecuzione di Ceausescu e della moglie. Nel 1990 le prime elezioni libere furono vinte dal Fronte di salute nazionale e condussero I. Iliescu alla presidenza della Repubblica, carica in cui venne riconfermato due anni più tardi. Il Fronte, confermato anch'esso alle elezioni del 1992, dopo una scissione assunse il nome di Partito socialdemocratico. Nel 1996 le elezioni presidenziali sancirono la vittoria di Emil Constantinescu, leader della formazione di centro-destra. Nel 1995 la Romania richiese di entrare a far parte dell'Unione europea e istituì alcuni progetti di collaborazione con i Paesi posti sul Mar Nero; nel 1999 il Consiglio europeo decise di estendere alla Romania i negoziati per l'ingresso nell'Unione europea inizialmente previsto per il termine del 2002. Sempre nello stesso anno il primo ministro Radu Vasile fu sostituito da Mugur Isarescu. Nelle elezioni presidenziali del 2000 Iliescu riportò una nuova vittoria. All'apertura del vertice della NATO (21 novembre 2002) la Romania fu formalmente invitata a entrare nell'Alleanza Atlantica: entrò a far parte della NATO nell'aprile 2004. Nel novembre 2004 si tennero le elezioni presidenziali e parlamentari: le prime decretarono la nomina a presidente della Repubblica di Traian Basescu, già sindaco di Bucarest; le seconde assegnarono la vittoria a Calin Popescu-Tariceanu, che pose come obiettivi principali del suo Governo la riduzione della corruzione e la conclusione dell'iter legislativo che porterà all'ingresso del Paese nell'Unione europea entro il 2007.

La Romania nella pangea

I MONASTERI DELLA BUCOVINA

In Moldavia e Valacchia, gli influssi dell'arte orientale e bizantina furono notevoli, e riguardarono soprattutto l'architettura. Dal Regno di Stefano il Grande (metà del XV sec.) al XVII sec., l'architettura rumena raggiunse il massimo splendore. Stefano il Grande, primo difensore della cristianità dai musulmani, arricchì i propri territori di chiese e fortezze e diede grande impulso al commercio e alle arti. Risale a quest'epoca lo stile moldavo, formato da influssi serbo-moravi, valacchi, bizantini e gotici. È così che i muri interni, ma soprattutto esterni, delle chiese e dei monasteri nel corso di un ventennio vengono ricoperti di stupendi affreschi caratterizzati da un cromatismo vivace e purissimo. Ignoti artisti illustrano le storie della Bibbia e del Vangelo con uno stile ingenuo, adatto a istruire sui temi sacri un popolo di contadini. Le chiese e i monasteri così dipinti, concentrati nella regione della Bucovina, nei Carpazi orientali, costituiscono uno dei principali itinerari artistici della Romania. Le chiese affrescate sono quelle di Pantrauti, Arbore, Raduati e la chiesa dei Tre Gerarchi, tutte fittamente decorate con immagini di scene sacre e figure di santi e profeti. Tali dipinti, per la cura del dettaglio, sono studiati attentamente dagli storici, che ne ricavano testimonianze e sulla vita quotidiana dei secc. XV e XVII.

Il monastero di Sucevita in Bucovina

Il monastero di Sucevita in Bucovina

LE CITTÀ

Bucarest

(1.934.449 ab.). Capitale della Romania dal 1862, sorge sulla sponda sinistra del fiume Dumbovita, nella vastissima pianura della Valacchia. Già città commerciale, è diventata, in seguito allo sviluppo del Paese, un centro industriale fondato sulla siderurgia e la meccanica (produzione di macchine agricole e industriali), sull'industria tessile e alimentare. Ha un aspetto estremamente occidentale, ed è famosa per i suoi lunghissimi viali, i parchi e i moderni quartieri amministrativi e residenziali. La città, dopo l'incendio del 1847 che la distrusse quasi completamente, si sviluppò su di un'enorme area, di poco inferiore a quella di Londra, soprattutto a partire dalla fine degli anni Quaranta. Dopo la seconda guerra mondiale e l'instaurazione della repubblica popolare, la città visse un notevole sviluppo industriale, e sperimentò la formazione di un'estesa periferia di tipo sovietico, ricca di edifici destinati ad accogliere gli immigrati richiamati dal processo d'industrializzazione. Gli ultimi anni del regime di Nicolae Ceausescu hanno segnato profondamente l'aspetto della città, con le distruzioni della parte più antica e la demolizione di numerosi monumenti per lasciare posto alle nuove imponenti costruzioni, in questo periodo venne inoltre realizzata della metropolitana. Nel marzo 1977 ci fu una tremenda scossa di terremoto che diede a Nicolae ed Elena Ceausescu l'occasione per trasformare ulteriormente la capitale. L'imponente casa del Popolo e gli altri edifici che la circondano hanno rovinato il centro di Bucarest. Belli invece i quartieri ottocenteschi che continuano a dare a Bucarest l'aspetto di capitale europea. Tra gli edifici degni di nota la chiesa di Mihai Vada (XVI sec.) e quella del Patriarcato (XVIII sec.), situata nel centro cittadino. Oggi Bucarest è il fulcro politico e amministrativo della Romania, e vanta inoltre numerosi teatri e musei, tra cui meritano una visita il Museo nazionale d'Arte e quello storico nazionale della Romania; è sede universitaria.

Il palazzo governativo a Bucarest

Il palazzo governativo a Bucarest

Costanza

(312.010 ab.). Città della Romania, capoluogo dell'omonima provincia (7.071 kmq; 713.783 ab.), è il principale centro della costa, con un porto di primaria importanza per lo sviluppo commerciale della Romania, e con industrie nei settori alimentari, meccanici e cantieristici. Fondata nell'VIII sec. a.C. dai Greci, la città venne conquistata dai Romani nel 71 a.C. e dominata dai Turchi dalla fine del XIV sec. al 1878. Resti del periodo costantiniano sono visibili al Mozaic roman, una costruzione di tre piani che circonda un enorme mosaico policromo, con meravigliosi motivi vegetali e geometrici. Interessante è il Museo Archeologico.

Iasi

(303.714 ab.). Città della Romania, capoluogo della provincia omonima (5.476 kmq; 805.330 ab.), in prossimità della Moldavia, di cui fu antica capitale, sorge sul fiume Bahlui in una posizione amena. Centro commerciale fin dal XVI sec., vanta antiche tradizioni culturali. Le industrie siderurgiche, alimentari, tessili, meccaniche e farmaceutiche hanno avuto un impulso decisivo a partire dal secondo dopoguerra. È sede della più antica università rumena, fondata nel 1860, di numerose istituzioni culturali e di monumenti fra cui la chiesa di San Nicola (secc. XV-XVI) e quella dei Tre Gerarchi (XVII sec.). La prima fatta costruire da Stefano il Grande nel 1493 come chiesa metropolitana e sede dell'incoronazione dei principi moldavi e rimaneggiata totalmente nel 1904, da Lecomte de Noüy, è in stile moldavo, con nartece, naós con absidi laterali, santuario e cupola, il paramento esteriore inoltre è in cotto e pietra con dischi in ceramica policroma. La chiesa dei Tre Gerarchi è la più importante della città e un capolavoro dell'arte religiosa della Moldavia, costruita nel 1637-42 dal voivoda Vasile Lupu, sorgeva al centro di un monastero, trasformato più tardi in caravanserraglio turco; nel restauro effettuato da Lecomte de Noüy nel 1893, quasi tutti gli edifici abbaziali furono abbattuti; la chiesa con pianta a trifoglio, vanta bellissimi motivi ornamentali che corrono a fasce tutt'intorno all'edificio; all'interno, dove i restauri hanno modificato profondamente l'antica spiritualità del luogo, si trovano la tomba del voivoda Vasile Lupu, e quelle del voivoda Dimitrie Cantemir (1673-1723) e del principe regnante Alexandru Ioan Cuza. Belli anche i monasteri: Manastirea Cetatuia e Manastirea Galata. Manastirea Cetatuia fu fatto costruire su una collina nel 1669-72 dal voivoda Gheorghe Duca, la chiesa, a due cupole, di tipo armeno-georgiano, contiene affreschi a toni chiari, che segnano l'inizio dell'influenza greca (stupendi, nel nartece, l'Albero di Jesse e il Giudizio Finale; nel prónaos, il Menologio); meritano una visita gli appartamenti dell'igumeno (affreschi nella Sala gotica); i resti del palazzo del voivoda, i bagni turchi e il museo, che raccoglie icone ricamate e in argento del sec. XV e ricami dei sec. XVIII-XIX. Manastirea Galata venne edificato invece sulla cima della collina Miroslavei nel 1584 dal voivoda Petru Schiopul (Pietro lo Zoppo) e circondato da mura nel 1726 dal voivoda Grigore Ghica; la chiesa è uno dei più bei esempi di architettura moldava influenzata dall'arte valacca con due cupole (sul naós e sul prónaos), e arcate orientaleggianti; all'interno, la tomba del voivoda Schiopul e della figlia Despina.

Timisoara

(308.765 ab.). Città della Romania, capoluogo della provincia di Timis (8.697 kmq; 662.590 ab.), è tra le più belle città del Paese. Fondata dai Romani, passò attraverso varie vicende storiche finché nel XVI sec. fu conquistata dai Turchi ottomani (1552). Passata agli Asburgo, nel 1920 fu assegnata alla Romania. Si accrebbe così la sua importanza commerciale (prodotti agricoli, bestiame), industriale (stabilimenti meccanici, tessili, alimentari e chimici) e culturale (Università, istituti superiori, teatri). La città, di aspetto vivo e moderno, si è sviluppata lungo il canale navigabile della Bega, nel Banato, di cui è la capitale storica. Tra i monumenti spiccano il castello, il monumento più importante della città, edificato dagli Angiò nel sec. XIV e ricostruito nel sec. XV da Iancu de Hunedoara, sede della guarnigione ottomana e poi austriaca (dal 1947 l'edificio ospita il Muzeul Banatului, fondato nel 1872, offre un panorama completo dell'evoluzione dell'uomo nel Banato e delle ricchezze della regione); il municipio in stile barocco del XVIII sec., la cattedrale serba costruita nel 1734 e la cattedrale cattolica, opera barocca eretta negli anni 1737-73 dal viennese Josef Emanuel Fischer von Erlach il giovane.

Brasov

(285.712 ab.). Città della Romania, capoluogo della provincia omonima (5.363 kmq; 592.491 ab.), sorge sul versante settentrionale dei Monti Bucegi, nella catena dei Carpazi. È un centro commerciale e industriale (chimica, siderurgia, metallurgia, tessile). Sorta intorno a un'antica fortezza costruita dai re d'Ungheria, passò alla Romania nel 1918; il centro, dominato a Sud dal monte Tâmpa m 960, conserva il pittoresco aspetto medievale ed è rimasto immune al grande sviluppo industriale degli ultimi decenni. Conserva la Chiesa Nera di fattura gotica (XIV sec.) e la chiesa bizantina di San Nicola di Schei (XV sec.). La prima è la più importante e la più ampia chiesa gotica della Romania, cominciata nella seconda metà del sec. XIV, fu conclusa solo dopo il 1477; bruciata nel 1689 (da questo evento deriva il suo nome) fu ricostruita nel 1710-20 e rimaneggiata nel 1974. È un'importante costruzione di forme gotico-fiammeggianti tedesche, con imponente torre di m 65 sulla facciata, e sei portali di epoche diverse (i più belli e più antichi sono quello principale e quello del fianco sinistro). All'interno, nel lapidarium dove sono esposte le statue dei contrafforti esterni (sostituite da copie), le lastre tombali e la stupenda serie di 119 tappeti orientali dei sec. XVII-XVIII, provenienti dall'Anatolia donati dai mercanti che trafficavano con l'Oriente; nel grandioso coro è sistemato un celebre organo del 1839. La chiesa di San Nicola di Schei realizzata in stile valacco alla fine del sec. XV, sul sito di una precedente chiesetta in legno (sec. XIV), è caratterizzata da slanciate torri, dovute a successivi rimaneggiamenti del sec. XVIII (all'innalzamento della torre dell'orologio contribuì anche l'imperatrice Elisabetta I di Russia, 1751); nell'interno si trovano icone del sec. XVI e un'iconostasi in legno intagliato, opera di artisti locali, alle pareti affreschi del sec. XVIII.

PICCOLO LESSICO

Austru

Vento proveniente dal Sud, il cui nome deriva dal latino auster. Nella mitologia Austro o Noto era figlio di Eolo e dell'Aurora. Un altro vento della Romania è il crivat, che soffia d'inverno sulle steppe orientali rendendo il clima assai rigido.

Balta

Palude, fascia acquitrinosa costituita da stagni e paludi posta sulle rive del Danubio che si allarga in prossimità del delta del fiume. Questa zona è ricca di anguille e storioni.

Chiese fortezza

Sono tra le più rilevanti testimonianze dell'arte medioevale in Transilvania. Una complessa struttura architettonica racchiude entro imponenti mura la chiesa. Per quanto riguarda tali costruzioni, si è venuto sviluppando in Moldavia uno stile particolare, costituito talora da commistioni di influssi gotici, bizantini, orientali e moldavi, come nel celebre monastero di Neamt.

Gospodaro

Deriva dall'antico slavo gospod' (signore). Veniva così chiamato il principe romeno posto dal Governo turco alla testa dell'amministrazione dei principati di Moldavia e di Valacchia (dopo il XV sec. fino al 1866-81).

Lacul Rosu

Lago della Romania caratterizzato da un colorito rossastro. I Carpazi orientali, ricoperti quasi totalmente da foreste, sono simili alla catena alpina, ma sono meno elevati e hanno aspetto meno aspro. Tra queste pendici si trova appunto il Lacul Rosu, a 981 m di altitudine. In queste acque, come accade in Italia nel Lago di Tovel, ha luogo un periodico arrossamento causato dalla presenza di un protozoo che, riproducendosi in modo evidente nei mesi estivi, dona la colorazione tipica del lago.

Rumeno

La lingua rumena, divisa in quattro dialetti principali, appartiene alle lingue neolatine del gruppo indoeuropeo. Tra queste lingue il rumeno è quello che possiede la maggior affinità col latino stesso, del quale conserva la declinazione e tutti i casi, ad eccezione dell'ablativo. Si calcola inoltre che almeno il 90% delle parole derivino dal latino, mentre il resto sia formato, attraverso calchi e prestiti, dalle lingue slave, dall'ungherese e dal turco. Dalle lingue germaniche il rumeno ha invece derivato la formazione del futuro e del condizionale del verbo, ottenuti attraverso l'uso di voci del verbo volere.

PERSONAGGI CELEBRI

Nicolae Ceausescu

Uomo politico romeno (Pitesti 1918 - Buftea 1989). Membro del Comitato nazionale antifascista nel 1933, fu per questo incarcerato, trascorrendo tutto il periodo bellico in campi di concentramento e in carcere; liberato grazie all'ingresso in Romania dell'Unione Sovietica, si unì all'Armata rossa. Tornato in Romania divenne nel 1945 membro del comitato centrale del partito, e intraprese da quel momento una veloce carriera politica, che lo portò ad essere nel 1967 presidente del Consiglio di Stato (capo dello Stato). Principale artefice di un nuovo corso della politica romena, Ceausescu rivendicò costantemente l'autonomia del suo Paese dall'URSS, staccandosi radicalmente da Mosca nel 1983 in seguito al suo dissenso all'installazione di missili sovietici in Germania Orientale e in Cecoslovacchia. Fautore di numerose aperture verso i Paesi occidentali e orientali disposti a collaborare economicamente con la Romania su un piano di parità, e aperto in materia di politica estera, Ceausescu conservò sul fronte politico interno un rigoroso dogmatismo ideologico e una rigida repressione di ogni libertà civile e politica. A seguito della violenta sollevazione popolare del 1989, Nicolae Ceaucescu venne destituito da un tribunale speciale e condannato a morte, insieme con la moglie, per i reati di genocidio e furto di fondi dello Stato.

Un primo piano di Nicolae Ceausescu

Un primo piano di Nicolae Ceausescu

Vlad Dracul

Re di Romania dal 1456 al 1462 e poi dal 1475 al 1476, fu un valente, benché spietato condottiero, i cui metodi di tortura verso il nemico gli meritarono il soprannome di Tepes, l'impalatore. Si firmava Vlad Dracul, ove Dracul significava discendente di Genghis Khan. Le leggende sorte circa la sua ferocia e la rielaborazione epica di Stoker ne fecero un vampiro, mentre storicamente fu un eroe nazionale, tuttora onorato in Romania, per la lotta di liberazione dai Turchi.

ALTRI CENTRI

Alba Iulia

(66.942 ab.). Città della Romania, capoluogo della provincia di Alba (6.242 kmq; 385.880 ab.), fu colonia romana e capitale della Dacia Apulense. Distrutta dai Tartari nel 1241, risorse e divenne sede (XVI sec.) dei principi di Transilvania. Devastata dai Turchi, fu trasformata in città-fortezza (XVIII sec.) su progetto del principe Eugenio di Savoia. Il 1° dicembre 1918 vi fu proclamata l'unione della Transilvania, ancora sotto il dominio ungherese, alla Romania. La città, sede vescovile, conserva la cattedrale romanica di San Michele, del XIII sec., e la Cittadella, costruita a partire dal 1714 su desiderio dell'imperatore austriaco Carlo VI in 24 anni: autore del progetto fu l'italiano Giovanni Morando Visconti, soprintendente dei lavori il principe Eugenio di Savoia. In perfetto stato, la Cittadella ha forma stellare con sette bastioni e tre porte monumentali barocche del viennese Johann Kónig. Bella la Catedrala romano-catolicà, uno dei principali edifici sacri della Romania, costruita su un'antica basilica romanica in stile tardoromanico (sec. XIII); all'interno si trova la cappella funeraria degli Hunyadi con le tombe rinascimentali del capostipite Giovanni e di diversi membri della famiglia, della regina Isabella (vedova di János Szápolyai, voivoda di Transilvania e ultimo re d'Ungheria) e del figlio, Giovanni Sigismondo, primo voivoda di Transilvania; al 1512 risale la cappella Lázó, il primo esempio della diffusione in Transilvania dello stile rinascimentale italiano. Degna di nota anche la cattedrale ortodossa, edificata nel 1921-22 per ospitare la cerimonia dell'incoronazione di Ferdinando I e della regina Maria, primi sovrani della Romania unita; all'interno, a tre navate con cupola sul naós sorretta da quattro pilastri ottagonali in marmo di Moneasa, si possono ammirare affreschi di Costin Petrescu.

Arad

(171.859 ab.). Città della Romania, capoluogo della provincia omonima (7.754 kmq; 462.427 ab.), sorge nei pressi del confine ungherese, lungo il corso del fiume Mures, su ridenti colline coltivate a vigneti. La città ha un aspetto prevalentemente moderno, ed è sede di industrie meccaniche (costruzione di vagoni ferroviari), tessili e alimentari. Fondata dai Romani e occupata dai Turchi fino al 1703, Arad fece parte dell'Impero austro-ungarico, con l'Ungheria, e passò alla Romania solo nel 1918. Tra gli edifici degni di nota la biserica catolica, costruita nel 1903, un tempo annessa a un convento minorita: di dimensioni imponenti, ha facciata e interno neoclassici con elementi neobarocchi; la biserica reformata, tempio della comunità luterana ungherese, costruita nel 1896, in stile neogotico e di proporzioni modeste.

Braila

(222.320 ab.). Città della Romania, capoluogo della provincia omonima (4.766 kmq; 375.898 ab.), nella Valacchia, sorge sulla riva sinistra del Danubio. Uno dei più importanti porti sul Danubio, possiede notevoli industrie meccaniche, tessili, elettriche, metallurgiche, alimentari, della produzione di cemento e della lavorazione del legno. Tra i monumenti, da ricordare la cattedrale ortodossa, considerata una delle più belle chiese rumene. Eretta come fortezza nel XV sec. dai Valacchi contro le incursioni moldave, fu in seguito, e per lungo tempo, contesa fra Turchi e Russi, subendo numerose devastazioni. Con il Trattato di pace di Adrianopoli (1828) fu assegnata definitivamente alla Romania.

Cluj-Napoca

(297.014 ab.). Città della Romania, capoluogo del distretto di Cluj (6.674 kmq; 689.738 ab.), è la principale città della Transilvania, situata sul fiume Somesul Mic. Dal 1865 al 1918 la città passò all'Ungheria per poi essere di nuovo annessa alla Romania: ha quindi ancora un tipico aspetto ungherese ed è sede di due università, una per i Rumeni e l'altra per la minoranza ungherese. Importante centro industriale (metallurgia, calzaturifici, industrie meccaniche) e artistico con vari musei e accademie; la città conserva anche stupendi monumenti medioevali e gotici. Tra questi la chiesa di S. Michele, il più pregevole edificio gotico della Romania, edificato a metà del sec. XIV nelle forme tedesco-boeme dettate da Peter Parler e più volte rimaneggiato. Alla fase più antica risalgono il coro e le due absidi laterali; al sec. XV le navate a sala (di uguale altezza), al sec. XVI il vestibolo; la torre (m 70), neogotica, è dell'Ottocento. Il portale principale è ornato da un rilievo con l'arcangelo Michele, del 1442; agli altri portali, rilievi con la Preghiera nell'Orto degli Ulivi (1401) e la Crocifissione (1505). L'interno a tre navate di uguale altezza presenta frammenti di affreschi gotici del sec. XV, emersi durante il restauro del 1960-63; l'arredo barocco (1740-50) è opera dell'austriaco Johann Nachtigall e dello scultore locale Anton Schuchbauer.

Craiova

(300.487 ab.). Città della Romania, capoluogo della provincia di Dolj (7.414 kmq; 730.214 ab.), si trova nella pianura valacca, a Sud del Paese. Grande centro industriale (settore meccanico, alimentare e chimico), la città è sede, dal 1906, di un'importante università. Pittoresca è la strada Natei Basarab, lungo la quale si trovano la chiesa Sfintu Dumitru del XV sec., la Fontana Popova del 1613 e il Palazzo del Governatore costruito nel 1699.

Galati

(302.810 ab.). Città della Romania, capoluogo della provincia omonima (4.466 kmq; 626.277 ab.), sorge sulla riva sinistra del Danubio, nei pressi dei confini con la Russia e la Moldavia. Galati è un grande centro commerciale, importante soprattutto per l'esportazione del legname e del grano. Notevoli sono anche le industrie cantieristiche, siderurgiche, tessili e chimiche. Fondata forse come colonia gallica nel III sec., Galati appartenne ai Turchi dal XVI sec. al 1829 e venne completamente ricostruita dopo la distruzione causata dalle forze armate tedesche nel 1944. L'aspetto della città è quindi decisamente moderno.

Ploiesti

(237.420 ab.). Città della Romania, capoluogo della provincia di Prahova (4.716 kmq; 835.745 ab.), si trova ai piedi delle Alpi Transilvaniche. La città, di antichissime origini, assunse importanza solo nel 1857 quando iniziò l'estrazione del petrolio, in seguito alla quale Ploiesti divenne uno dei maggiori centri industriali rumeni. Oltre alle raffinerie, sono sorte numerose industrie metalmeccaniche e tessili. La città, colpita da un grave terremoto nel 1977, appare oggi risanata. Meritano una visita il Museo dell'Orologio e il Museo del Petrolio.

Sibiu

(156.261 ab.). Città della Romania, capoluogo della provincia omonima (5.432 kmq; 423.860 ab.), è uno dei più caratteristici centri della Transilvania. Antico insediamento romano, Sibiu fu una provincia dell'Impero asburgico. La città ebbe un notevole sviluppo industriale nel campo meccanico, tessile, calzaturiero ed editoriale, oltre a essere un nodo di comunicazioni stradali e ferroviarie. La cittadella è molto pittoresca, caratterizzata dalla chiesa evangelica in stile gotico dei secc. XIV-XV, oltre che dalle mura del XIII sec., e dalla piazza che conserva tuttora costruzioni medioevali del XV sec. Interessante è il Museo Brukenthal con le sue collezioni d'arte, archeologia, numismatica e folclore. Degne di nota anche la chiesa evangelica e quella cattolica. La prima è un imponente basilica gotica dei sec. XIV-XVI, con torre attigua alta m 74, davanti alla facciata la statua bronzea del vescovo Teutsch, nel portico sessanta pietre funerarie scolpite, all'interno un grande organo del 1672 e, nel coro, affreschi (Crocifissione, 1445) di influenza italiana, opera di Johannes von Rosenau (o Ioan di Rasnov), restaurati nel 1650; la seconda annessa all'ex convento dei Gesuiti, venne edificata nel 1726-1733 quando i Gesuiti tornarono in città sotto la protezione degli Asburgo dopo la Riforma; in stile barocco con elementi neoclassici, è sovrastata da una torre con orologio, aggiunta nel 1738. L'interno conserva arredi barocchi coevi alla costruzione, nel coro si trova il monumento funerario del conte Otto Ferdinand von Abensberg, generale dell'esercito austriaco, opera di Anton Schuchbauer di Klausenburg (l'odierna Cluj Napoca), dietro l'altare, il pittore austriaco Anton Steinwald dipinse un affresco che simula in trompe-l'oeil l'abside che manca.

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