Geografia Europa Bulgaria

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GEOGRAFIA - EUROPA - BULGARIA

Trapani

GEOGRAFIA - EUROPA - BULGARIA

PRESENTAZIONE

Stato dell'Europa orientale; confina a Nord con la Romania, da cui è separata dal corso del Danubio, a Sud con la Turchia e la Grecia, a Ovest con la Macedonia e la Serbia e Montenegro; si affaccia a Est sul Mar Nero. Ha un'estensione di 110.970 kmq e una popolazione di 7.801.000 abitanti, con una densità di 70 abitanti per kmq. Gruppo etnico dominante è quello bulgaro (83,9%); ci sono minoranze di Turchi (9,4%), zingari (4,7%) e altri (2%). La lingua ufficiale è il bulgaro; sono parlati anche l'armeno, il greco, il macedone, il romeno e il turco. La religione più diffusa è la cristiano-ortodossa (36,8%); esistono minoranze musulmane e cattoliche. In base alla Costituzione, promulgata nel 1991, il presidente della Repubblica è eletto a suffragio universale diretto per cinque anni e il suo mandato è rinnovabile una sola volta. L'Assemblea nazionale è composta da 240 membri, eletti a suffragio diretto. Il presidente nomina il capo del Governo, che è di regola il candidato del partito di maggioranza. L'unità monetaria è il lev. La capitale è Sofia (1.096.389 ab.).

IL TERRITORIO

Da Nord a Sud è suddiviso in quattro fasce parallele, delle quali due montuose e due pianeggianti. La piana settentrionale, solcata dal Danubio, è limitata a Sud dalla catena dei Balcani (Botev Vurh, 2.376 m), lunga 600 km, che si prolunga verso la costa. A Sud dei Balcani si estende una seconda zona pianeggiante, la Rumelia, a Sud-Ovest della quale s'innalzano l'imponente Massiccio del Rodope e quello della Rila (Musala 2.925 m). I fiumi principali sono il Danubio, i suoi affluenti di destra (Isker, Vit e Jantra), che attraversano la piattaforma settentrionale, e la Marica (540 km) che percorre invece la zona compresa tra i Balcani e il Rodope, scendendo dai Monti Rila a Ovest e sfociando nel Mar Egeo, dopo aver segnato il confine greco-turco. Le coste sul Mar Nero, estese per circa 300 km, sono alte e scoscese a Nord, basse e uniformi a Sud e al centro. Vi si trovano il golfo di Varna, il golfo di Burgas e numerose lagune costiere (liman). Il clima, di tipo continentale con forti sbalzi stagionali, è più mite sulle coste del Mar Nero. Le precipitazioni sono abbondanti sui Balcani e più scarse nel resto del Paese, dove si concentrano soprattutto in inverno e in primavera. Trapani Cartina della Bulgaria

L'ECONOMIA

Vissuta da sempre nell'orbita sovietica e con un'economia totalmente dipendente da quella dell'URSS, soprattutto per quanto riguarda le forniture di prodotti energetici, la Bulgaria ha pagato le conseguenze del rapido processo di sgretolamento del Comecon e del Patto di Varsavia della seconda metà degli anni '80, affrontando gravi problemi di riorganizzazione dell'economia e della produzione. Nel 1987 furono privatizzate le prime imprese e due anni dopo venne autorizzata la creazione di società per azioni. Dopo la caduta del partito comunista nella primavera del 1990 e le prime elezioni libere, nel settembre del 1991 venne deliberata la libertà di scambio e furono restituite le terre agli antichi proprietari. Lo stato, gestito da ordinamenti democratici si poté così avviare, anche se molto lentamente, verso la modernizzazione nel libero mercato, situazione che avrebbe portato a un risollevamento delle sorti dell'economia finalmente svincolata dalla monopolizzazione russa. Una svolta e un'accelerazione nel cambiamento è stata data all'economia bulgara anche dal nuovo governo espressione dell'alleanza di centro-destra. La Bulgaria è un Paese tradizionalmente agricolo; l'apparato industriale si è infatti sviluppato, ad eccezione del settore tessile, solo dopo la seconda guerra mondiale. L'agricoltura è fondata sulla coltivazione di frumento, mais, colza, riso e legumi. Diffusa è la coltura del girasole, dai cui semi si ricava l'olio alimentare; tipica è quella delle rose. Altrettanto importanti sono le colture fruttifere (fragole, prugne, mele, pere e pesche), del tabacco e dell'uva da vino. Particolarmente ricco è il patrimonio forestale; l'allevamento è in massima parte di ovini e caprini, da cui si ricavano prodotti lattiero-caseari assai pregiati come lo yogurt. Largo sviluppo hanno l'apicoltura, l'avicoltura e la bachicoltura. L'industria ha raggiunto livelli significativi nei settori siderurgico, meccanico, chimico e alimentare (zuccherifici, birrifici, conserve), nonché nel campo dell'elettronica nel quale la Bulgaria si segnala per la produzione di computer. Per far fronte alle esigenze dell'industria, fino a qualche anno fa la Bulgaria importava grandi quantità di materie prime e di combustibili, soprattutto dall'Unione Sovietica che ne controllava il commercio estero. Di considerevole importanza l'estrazione delle risorse minerarie. Il sottosuolo offre modesti quantitativi di: petrolio, gas naturale, lignite, minerali ferrosi, zinco piombo e rame. Notevoli invece i giacimenti di bauxite presso il confine jugoslavo e quelli di uranio a Bulkovada. I radicali cambiamenti dell'economia nazionale avvenuti negli ultimi anni hanno determinato notevoli mutamenti anche sui rapporti commerciali con l'estero Circa il 50% del commercio estero è diretto verso i Paesi dell'Unione europea, ma tra i partner commerciali della Bulgaria, rimane la Russia che conserva ancora oggi una posizione di preminenza, mentre si è ridotta la partecipazione dell'Europa orientale e dei paesi arabi. Esporta soprattutto in Germania, Grecia e Italia, tabacco, vino, cereali e metalli; importa macchine, manufatti e combustibili. La rete di comunicazione interna e internazionale è discretamente sviluppata: l'elettrificazione della rete ferroviaria è in lenta espansione e quella stradale consta di 37.287 km. La navigazione interna (km 470) si effettua essenzialmente lungo il Danubio, dove Ruse è il porto più attivo; Varna e Burgas sono i principali scali portuali sul Mar Nero. Nel 1998 la flotta mercantile ammontava a 202 imbarcazioni con una stazza lorda di 1.2 milioni di tonnellate. Importanti sono i traffici marittimi: i due porti principali sono Varna e Burgas. Rilevante anche il traffico fluviale sul Danubio: il porto fluviale più importante è Ruse.

L'AGRICOLTURA

Prima dell'instaurazione della Repubblica popolare, la Bulgaria era un Paese essenzialmente agricolo e poverissimo. La bassa redditività dell'agricoltura non era però dovuta al latifondo, prevalente all'epoca della dominazione ottomana, quanto all'eccessivo spezzettamento della proprietà. La riforma agraria del primo dopoguerra non sortì effetti positivi in quanto, pur ridistribuendo i fondi improduttivi o paludosi ai contadini poveri, questi non avevano la possibilità economica di migliorarne la resa. Nel periodo staliniano la proprietà agricola venne collettivizzata a ritmi accelerati mediante la creazione di vaste aziende agricole che avrebbero dovuto provvedere alle necessarie opere di bonifica e di meccanizzazione. In seguito si introdussero nelle campagne complessi agro-industriali che tentarono l'industrializzazione dell'agricoltura e che controllavano l'intero ciclo produttivo, dalla coltivazione alla commercializzazione dei prodotti. Dopo la fine del regime comunista e il riconosciuto fallimento dell'agricoltura di Stato, si provvide a restituire la terra ai coltivatori privati. Tra le colture della Bulgaria, caratteristiche sono quelle delle fragole e delle rose. La prima è tipica della regione di Plovdiv, la seconda della valle della Tundza, tra Kazanlùak e Karlovo. I preziosi petali del fiore, della varietà damascena, sono raccolti nella cosiddetta valle delle rose, lunga 120 km e larga 15, e vengono poi inviati nei centri di distillazione per ricavarne l'olio. Per un chilo di olio occorrono dai 3.000 ai 4.000 kg di petali di rose. L'essenza viene impiegata in profumeria e in farmacopea; da secoli la sua produzione è praticamente monopolio della Bulgaria che da sola copre il 70% del fabbisogno mondiale.

CENNI STORICI

L'attuale territorio della Bulgaria venne occupato (secc. VII-VI a.C.) dalle genti slave che si spostarono nel territorio tra il Danubio e il Mare Egeo. I Bulgari, popolazione di origine asiatica, si insediarono nella parte sud-orientale della penisola balcanica nel V sec. d.C., sottomettendo le popolazioni slave ivi stanziate e assimilandone la religione cristiana, la lingua e la cultura. Alla metà del VII sec., sotto la pressione dei Kazari, attraversarono il Danubio verso la Mesia, fondendosi con gli abitanti della regione; Costantino IV riconobbe formalmente lo Stato bulgaro nell'anno 681. Dopo diverse campagne militari contro i Bizantini, l'esercito bulgaro conquistò nuovi territori verso Sud, assediando Costantinopoli. Con l'arrivo dei Magiari, alla fine del IX sec., il nuovo Stato bulgaro si consolidò nelle regioni centrali e sud-occidentali; i Bulgari adottarono la lingua e la cultura slava, il loro re, Boris I (852-859), aderì al Cristianesimo e ricevette il battesimo. Con Simeone (893-927), lo Stato bulgaro estese il suo potere fino all'Adriatico e sottomise i Serbi, diventando il più forte Regno dell'Europa orientale. Alla morte di Simeone, il potere statale cominciò a incrinarsi a causa delle dispute interne tra nobili, contadini e i nuovi attacchi dall'estero; nel 1018 cadde sotto il dominio bizantino, finché nel 1185 un'insurrezione portò la regione settentrionale a recuperare la propria indipendenza. Durante il Regno di Ivan Asen II (1218-41), la Bulgaria si ricompattò militarmente, impadronendosi di Albania, Macedonia, Tracia ed Epiro. Nel 1393 lo Stato bulgaro venne sottomesso dai Turchi a cui restò sottoposto, pur mantenendo la propria identità culturale, sino al 1878. Con il Congresso di Berlino del 1878, infatti, le potenze europee si accordarono per la formazione della provincia autonoma della Rumelia, a Sud, subordinata nominalmente al sultano, e uno Stato di Bulgaria a Nord, mentre la Macedonia rimase all'Impero ottomano. La Costituzione instaurò una Monarchia parlamentare, retta da Alessandro di Battenberg, nipote dell'imperatore Alessandro II di Russia. Il principe formò un Governo dittatoriale, guidato dal generale russo Sobolev, anche se la successiva morte dello zar ne modificò la condotta, rendendo il sovrano più duttile verso le aspirazioni bulgare; nel 1885 appoggiò la rivolta dei liberali in Rumelia, che deposero il governatore e proclamarono l'unione con la Bulgaria. I Trattati di Bucarest e di Top-Khané, firmati nel 1886, riconobbero il principe Alessandro governatore di Romania e Bulgaria; dopo l'abdicazione forzata del principe, i Bulgari designarono quale successore Ferdinando di Sassonia-Coburgo-Gotha che s'impegnò nella riunificazione dei Bulgari rimasti all'estero e proclamò l'indipendenza del Paese (1908), annullando la dipendenza nominale dalla Turchia. Durante le guerre balcaniche la Bulgaria si scontrò con la Grecia e la Serbia, a cui si aggiunse la Romania: nell'agosto 1913, la Macedonia venne divisa tra Grecia e Serbia, mentre la Romania associò ai suoi territori una ricca regione del Nord della Bulgaria, intanto avvicinatasi alla Germania per l'abbandono della tradizionale linea filorussa. Alla conclusione della prima guerra mondiale la Bulgaria perse lo sbocco sul Mar Egeo per la cessione di parte della Tracia alla Grecia; Ferdinando abdicò in favore del figlio Boris, mentre la Nazione venne costretta a versare un pesante indennizzo di guerra. Nelle elezioni del 1920 la reazione popolare attribuì al Partito agrario la maggioranza dei voti: il Governo impostò una riforma agraria di modello sovietico. Nel 1923 Aleksandur Stamboliyski, leader degli agrari e capo del Governo, fu assassinato da una cospirazione e Aleksandur Tsankov prese il potere, dimettendosi tuttavia nel 1926 a favore di Andrei Liapchev, capo del Partito democratico. Nel 1934, temendo gli effetti della depressione economica mondiale, re Boris III appoggiò l'azione del gruppo conservatore Zveno per deporre A. Liapchev e instaurare una dittatura. Nel 1940 la Bulgaria firmò un patto anti-Comintern, permettendo all'esercito tedesco l'allestimento di basi militari in funzione anti-greca e anti-jugoslava e riuscendo successivamente a impadronirsi della Tracia greca, della Macedonia jugoslava e di parte della Serbia. Nel maggio 1944, paralizzato dalla guerra civile, Boshilov, capo del Governo filo-tedesco, si dimise e venne sostituito da Bagrianov, che cercò un accordo con gli alleati, mentre le truppe sovietiche avanzavano verso il Danubio, entrando infine nel territorio bulgaro. Nell'ottobre 1944, Sofia firmò la pace con gli alleati, mentre l'esercito bulgaro, sotto il comando sovietico, collaborò alla sconfitta dei Tedeschi in Ungheria, Austria e Jugoslavia. Il referendum del settembre 1946 decretò l'abolizione della Monarchia a favore di una Repubblica popolare di modello sovietico. Il leader comunista Georgi Dimitrov divenne primo ministro, mentre nel 1947 il nuovo Governo venne riconosciuto da Gran Bretagna e Stati Uniti; Dimitrov rinunciò al Governo nel marzo 1949 e lasciò l'incarico a Vulko Cervenkov, poi capo del partito. Nel marzo 1954, Todor Zivkov venne nominato primo segretario del Partito comunista bulgaro, ottenendo nel 1962 la nomina di primo ministro e nel 1971 quella di presidente della Repubblica. Nel 1989 i rivolgimenti politici che interessarono l'Europa orientale portarono alla destituzione di T. Zivkov e all'abolizione del ruolo guida del Partito comunista. Dopo una prima fase di transizione guidata dai socialisti, nelle elezioni del 1991 l'UDF (Unione delle forze democratiche) ottenne la maggioranza relativa in Parlamento; nel maggio - giugno 1992 la Bulgaria entrò nel Consiglio d'Europa. Dopo la netta affermazione dei socialisti alle elezioni del 1994, il leader socialista Zhan Videnov costituì un Governo di coalizione tra il suo partito e due forze minori. Nel 1995 si moltiplicarono i motivi di disaccordo tra Zhelju Zhelev, presidente della Repubblica, e il nuovo Governo, così che l'anno successivo Petar Stoyanov, dell'Unione delle forze democratiche, vinse il primo turno delle elezioni presidenziali (novembre) e un mese più tardi sconfisse al secondo turno il candidato socialista Ivan Marazov. Accusato dall'opposizione, il primo ministro Z. Videnov si allontanò dalla carica. I gruppi conservatori che appoggiarono Stoyanov chiesero le dimissioni del Governo, sostenuto dalla maggioranza parlamentare dei socialisti e dei loro alleati. Ci furono diverse manifestazioni pubbliche nella capitale e nelle altre città per chiedere nuove elezioni politiche e nel gennaio 1997 Stoyanov assunse la presidenza, impegnandosi ad anticipare le elezioni previste per il 1998. Le elezioni dell'aprile 1997 confermarono la vittoria dell'Unione delle forze democratiche al Parlamento che, nel 2000, approvò una legge in cui il Partito comunista e l'operato del suo Governo vennero dichiarati illegali. Nel 2001 le elezioni parlamentari decretarono le vittoria del Movimento nazionale Simeone II, guidato dall'ex re Simeone che, in luglio, venne nominato primo ministro. Dopo 100 giorni dal suo mandato, però, migliaia di manifestanti si recarono a Sofia per protestare contro il non mantenimento delle promesse pre-elettorali fatte da Simeone a proposito del miglioramento delle generali condizioni di vita. Nonostante la bassa affluenza alle urne, nello stesso mese fu eletto presidente Georgi Parvanov, leader del Partito socialista. Tra i suoi impegni, il miglioramento delle condizioni di vita dei Bulgari e l'accelerazione del processo di ammissione del Paese nell'Ue e nella NATO: a questo proposito, nel mese di dicembre, venne approvata dal Parlamento la proposta governativa di distruzione dei missili di fabbricazione sovietica ancora in possesso della Bulgaria entro il mese di ottobre del 2002. Nel novembre 2002, la Bulgaria fu invitata a entrare nella NATO insieme ad altri sei Stati legati all'ex Unione Sovietica. L'ingresso ufficiale avvenne nel marzo 2004. Le elezioni parlamentari tenutesi nel giugno 2005 decretarono la vittoria del Partito socialista, che però ottenne solo il 31,17% dei voti, non potendo così avere la maggioranza necessaria per formare da solo un Governo. A distanza di due mesi dalle consultazioni, si costituì un Esecutivo social-liberale guidato dal socialista Sergei Stanishev, formato da una coalizione tra i tre maggiori partiti del Paese: il Partito socialista (BSP), il Movimento nazionale Simeone II (NDSV) di centro-destra e il Movimento per diritti e libertà (DPS), della minoranza turca.

LE CITTÀ

Sofia

(1.096.389 ab.). Capitale della Bulgaria e capoluogo dell'omonima provincia (1.344 kmq; 1.208.930 ab.), è una città di antichissime origini fondata dai Traci. Posta su un terrazzo alluvionale bagnato da piccoli corsi d'acqua, ai piedi del monte Vitoša m 2290, sulle cui pendici si inerpicano i quartieri sud-occidentali, e della catena dei Balcani che limita il bacino di Sofia a Nord, fu colonia romana di Ulpia Serdica. Devastata da Attila nel 441, fu ricostruita e fortificata un secolo più tardi da Giustiniano. Nei secoli successivi fu più volte assalita dalle tribù slave, finché non fu conquistata dai Bulgari nell'809, sotto la guida del khan Krum, assediata quattro volte in venti anni dai Bizantini, fu da loro ripresa nel 1018, mutando il nuovo nome di Sredec, avuto dai Bulgari, in quello di Triadica. La nuova dominazione bizantina fu angustiata da incursioni magiare e dal passaggio delle diverse Crociate nel 1194 Sofia venne nuovamente inclusa nei confini del secondo regno bulgaro dal re Ivan Asen I; nel 1329 comparve per la prima volta il nome di Sofija. Assalita dai Turchi nel 1382, fu da questi definitivamente occupata nel 1396, divenendo capoluogo del beilicato di Rumelia, la seconda città dei Balcani dopo Costantinopoli e grande centro religioso e residenziale. Ciò nonostante la città perse gran parte della popolazione, anche in seguito al tragico terremoto del 1852. Dopo la guerra russo-turca, Sofia fu liberata dai Russi il 4 gennaio 1878 e l'anno seguente fu proclamata capitale del principato di Bulgaria. Dal tempo della Rinascenza nazionale le aspirazioni di Sofia sono sempre state rivolte all'Occidente europeo, dopo cinque secoli di dominio ottomano in seguito alla liberazione, la città si arricchì di edifici e monumenti che imitavano i modelli francesi o italiani dei decenni precedenti. La città è il principale polo industriale (meccanica pesante, elettrotecnica, tessitura, chimica, industria del legno, tabacchifici), raccogliendo da sola un quinto della produzione e un quarto degli addetti all'industria. Posta su un'importante via di comunicazione fra l'Europa e l'Asia, Sofia è anche un fiorente centro commerciale di prodotti agricoli. È sede dell'università e dell'accademia delle scienze. Rispecchia nelle architetture i diversi momenti dello sviluppo urbano succedutisi durante il XX secolo. Infatti ristrutturata secondo un moderno piano regolatore, oggi Sofia ha un aspetto estremamente funzionale con una netta divisione fra le diverse aree urbane a seconda delle loro funzioni ed è una delle più belle capitali balcaniche. Numerosi gli edifici importanti, tra cui la cattedrale Alessandro Nevski, la chiesa di Sveta Sofija, quella di Sveta Petka Samardzijska, la chiesa di Sveta Nedelja e quella di Sveti Georgi, il palazzo del principe, il castello e il teatro. La cattedrale, l'edificio più famoso della capitale, fu costruita per ricordare la liberazione dalla dominazione turca da parte delle armate russe (le cui perdite ammontarono a più di 200 mila uomini); disegnata dall'architetto A.N. Pomerancev, docente a Pietroburgo, e incominciata nel 1882 con la posa della prima pietra, la costruzione vera e propria iniziò solamente nel 1904 e fu ultimata nel 1912. Dal 1951 è la cattedrale patriarcale di Sofia. La chiesa è intitolata ad Alessandro, principe di Novgorod (1220-1263), canonizzato dalla Chiesa ortodossa nel 1547, vincitore degli Svedesi nella battaglia presso il fiume Neva (1240). Si tratta del più grande tempio ortodosso della penisola balcanica. Caratterizzata all'esterno da cupole dorate tipiche dello stile bizantino, presenta all'interno la divisione a cinque navate; è decorata per mezzo di materiale prezioso e ornata da affreschi, opera dei principali artisti russi e bulgari del tempo; i due troni vescovili, il pulpito, la balaustra del coro, la pavimentazione di tutta la chiesa sono in onice e marmi provenienti da tutto il mondo (in particolare, le due colonne che dividono l'iconostasi centrale in tre zone sono in onice rosso del Marocco). Il baldacchino del grande trono vescovile è ornato, all'interno, da mosaici in vetro di Murano, eseguiti da una ditta italiana su disegno dell'artista bulgaro A. Mitov. Nella cripta sottostante si trova, a partire dalla metà degli anni Sessanta, una mostra permanente delle icone di tutto il paese facenti parte della Nacionalna Hudozestvena Galerija. La chiesa di S. Sofia, uno dei più bei monumenti bizantini, è esempio dell'architettura di transizione tra Oriente e Occidente. Costruita a partire dal VI secolo per volere dell'imperatore Giustiniano sul sito di quattro antiche chiese dei sec. IV e V (ne sono visibili gli scavi), la sua pianta contiene caratteristiche sia latine che bizantine (tre navate precedute da nartece, volte a botte chiaramente romane, parte centrale a croce greca iscritta nel quadrato e sormontata da cupola); dopo le invasioni barbariche la chiesa, che aveva subìto pesanti distruzioni, venne restaurata, probabilmente dallo zar Boris in seguito alla conversione al Cristianesimo (865). Nel sec. XIV la fama della basilica era ormai tale da dare il suo nome alla città. All'epoca della dominazione turca, la chiesa fu trasformata in moschea e gli affreschi furono eliminati. L'edificio venne successivamente abbandonato e utilizzato come deposito dei pompieri; la chiesa, gravemente danneggiata dai terremoti del 1818 e del 1858, fu restaurata a partire dal 1910 e riconsacrata nel 1930. All'interno la tomba dello scrittore Ivan Vazov (1850-1921); di fianco sono visibili i resti di una necropoli di epoca romana. La piccola chiesa di Sveta Petka Samardzijska fu edificata dopo l'invasione turca (tra i sec. XIV e XV) dalla corporazione dei sellai. Restaurata alla fine degli anni '70, è parzialmente interrata. La chiesa vera e propria si trova al piano superiore; all'interno gli affreschi del XV raffigurano gli apostoli, scene del Nuovo Testamento relative all'istituzione delle festività e la Passione di Cristo. La chiesa conserva anche un'icona del 1847, proveniente dal monastero di Rozen, nella quale è raffigurata la santa cui la chiesa è intitolata. Sveta Nedelja è intitolata a una martire del sec. III, canonizzata dalla Chiesa ortodossa, l'edificio religioso in stile russo-ortodosso, opera del russo Pomerancev, fu costruito nel 1863, sul sito di un'antichissima chiesa in legno di epoca medievale distrutta da un incendio; l'interno, a croce greca sormontato da una cupola, è a una sola navata; gli affreschi sono dell'inizio del Novecento. La chiesa, assai danneggiata nel 1925 al momento dell'attentato allo zar Boris, venne restaurata nel 1930, e nuovamente consacrata. La rotonda di S. Giorgio è l'edificio più antico di Sofia; costruito tra il sec. II e IV, non è certo lo scopo originario (tempio, mausoleo, parte di terme o martyrium); danneggiato dagli Unni nel 447, fu riedificato da Giustiniano e adibito a tempio cristiano; tra gli affreschi, i più belli sono quelli bulgari della fase più antica (sotto il primo regno bulgaro: i profeti e il fregio con otto grandi figure); stupendo il dipinto della cupola, raffigurante il Pantocratore con gli evangelisti, eseguito durante il secondo regno bulgaro. Durante il dominio turco la chiesa fu trasformata in Gül dzamija (moschea delle rose) e gli affreschi furono ricoperti da intonaco, sul quale vennero dipinti i motivi floreali tradizionali dell'arte islamica (in parte visibili). A fianco della rotonda, vestigia della città romana: un tratto di strada lastricata, le fondazioni di edifici non identificati e le basi di una costruzione ottagonale probabile santuario di un tempio pagano. L'antica vocazione artistica della città continua a emergere anche grazie alle numerose gallerie d'arte (sul solo bulevard Vitoša e nelle vie adiacenti se ne contano ormai a decine) e all'elevato numero di locali pubblici, bar, caffè e parchi, nuovi punti d'incontro. Trapani Sofia: La cattedrale ortodossa di Alessandro Nevsky

Plovdiv

(340.638 ab.). Seconda città della Bulgaria, capoluogo della provincia omonima (5.962 kmq; 710.958 ab.). Venne fondata nel IV sec. a.C. da Filippo di Macedonia che la chiamò Filippopoli. Adagiata su sei collinette, sorge sulle rive della Mariza ed è un importante nodo ferroviario. La posizione favorevole, al centro di una fertile regione agricola, ne ha fatto anche un centro commerciale. Tra le industrie, ricordiamo quella metallurgica, tessile, meccanica e alimentare. Tra gli edifici degni di nota uno stadio romano, costruito tra la fine del sec. II e l'inizio del sec. III, all'epoca di Marco Aurelio, e distrutto nel corso dell'invasione dei Goti; il Foro romano, costruito nel III secolo, centro economico, politico e culturale della città, di forma quadrata, e circondato da un portico colonnato; la moschea del mercato dei sec. XV-XVI con; il minareto attiguo, decorato da un motivo geometrico formato dai mattoni aggettanti e da un motivo a stalattiti che sorregge il ballatoio. L'interno della moschea è molto vasto, con decorazioni floreali in cui prevalgono il giallo e l'azzurro; quattro imponenti pilastri sorreggono arcate con intonaco in finto marmo sulle quali poggiano le cupole. Nel mihrab è dipinto un affresco trompe-l'oeil; al centro si erge una fontana. Da visitare anche il teatro romano, riportato alla luce casualmente durante le opere di consolidamento delle fortificazioni meridionali della Trimontium romana, costruito tra il 114 e il 117, sotto Traiano, come risulta da un'iscrizione (la cavea è formata da quattordici gradinate, in grado di accogliere dai 5000 ai 7000 spettatori; resti della scena e del proscenio testimoniano ancora la ricchezza decorativa del teatro); la basilica di Santa Marina del 1854, con campanile in legno del 1870, a tre navate con volte in stacco (molto bella l'iconostasi e il trono episcopale in legno di noce, opera della scuola di Debar e le icone di Stanislav Dospevski - notevoli quelle della Vergine col Bambino e della Natività); la chiesa cattolica di S. Luigi dei Francesi, costruita in stile barocco all'inizio del XX secolo, con all'interno la tomba di Maria Luisa di Borbone-Parma (1870-1899), prima moglie del re Ferdinando I, madre del futuro re Boris (1894-1943).

Varna

(314.539 ab.). Terza città della Bulgaria, capoluogo della provincia omonima (3.819 kmq; 458.661 ab.); subì, nel corso dei secoli, varie dominazioni, passando definitivamente alla Bulgaria nel 1878. Importante porto sul Mar Nero nel golfo omonimo, vanta industrie tessili, alimentari, meccaniche elettriche e petrolchimiche. La città è ricca di monumenti e musei, centro di studi superiori (Università) e istituzioni culturali e artistiche. Tra gli edifici degna di nota è la chiesa di Sveta Bogorodica (della Vergine) costruita da architetti russi tra il 1880 e il 1886 in stile bizantino, a croce greca e sormontata da cupole. Belle anche le terme romane, le più imponenti della Bulgaria, riportate alla luce dai fratelli Škorpil, archeologi cechi: i veri e propri scavi, che avvennero tra il 1959 e il 1971 sotto la guida dell'archeologo bulgaro, M. Mirčev, hanno dato modo di accertare il periodo di costruzione, a cavallo tra il sec. II e il sec. III, all'epoca dell'imperatore Settimio Severo (193-211). Importanti i ritrovamenti delle numerose monete che hanno permesso di stabilire che le terme furono frequentate per tutto il sec. III. La presenza di una grande palestra, a Nord delle terme vere e proprie e di una serie di botteghe, fece di questo complesso una sorta di foro coperto, centro della vita pubblica della città. Le numerose statue e decorazioni in marmo delle terme sono oggi conservate al Museo di storia e d'arte.

Burgas

(193.316 ab.). Città della Bulgaria, capoluogo dell'omonima provincia (7.748 kmq; 419.925 ab.); è il secondo porto bulgaro sul Mar Nero. Sorse, secondo varie fonti, sull'antica città bizantina di Pyrgas. Decaduta durante la dominazione turca, rifiorì quando fu incorporata nello Stato bulgaro. Dopo la capitale e Plovdiv, la città occupa il terzo posto in ambito industriale (raffinerie di petrolio, industrie conserviere); un importante ruolo economico ha assunto anche il turismo balneare, grazie ai grandi complessi che sono nati a Sud della città.

Ruse

(162.128 ab.). Città della Bulgaria, capoluogo della provincia omonima (2.791 kmq; 261.108 ab.). Edificata dai Turchi nel XII sec., nel 1877 passò alla Bulgaria. Un tempo vi sorgeva una fortezza turca, poi incendiata dai Russi che, una volta conquistata, diedero grande impulso allo sviluppo della città. Di aspetto moderno orientale, è la quarta città del paese per numero di abitanti, e il principale porto sul Danubio, di fronte alla città romena di Giurgiu, alla quale è collegata per mezzo di un moderno ponte stradale e ferroviario; aeroporto e nodo principale delle comunicazioni verso Istanbul e di quelle transbalcaniche, vanta grandi complessi industriali (materiale ferroviario, impianti elettrici, tessiture, industrie chimiche e alimentari, meccaniche e raffinerie di petrolio). Testimonianze della ricca vita culturale della città sono teatri filodrammatici e d'opera, la filarmonica e, inoltre, il Festival delle giornate musicali che si svolge ogni anno a marzo. Tra i monumenti degni di nota quello alla Libertà, opera del maestro fiorentino Arnaldo Zocchi (1908), in memoria dei soldati russi liberatori della città; il Teatar Sava Ognjanov, grandioso edificio di gusto barocco francese costruito nel 1891; Most na Druzbata, il ponte dell'amicizia eretto tra il 1952 e il 1954 da architetti bulgari, romeni e russi, interamente in acciaio, a due piani, uno per il passaggio della strada e uno per la ferrovia transbalcanica. Il terzo in Europa per la sua lunghezza (2224 metri) oltrepassa il Danubio, collegandosi con l'isola che sorge al centro del fiume; costituisce il confine di stato tra Bulgaria e Romania e si può percorrere solo se muniti di passaporto.

Pleven

(122.149 ab.). Città della Bulgaria, capoluogo della provincia omonima (4.338 kmq; 315.230 ab.). Antica colonia dei Traci, è un importante centro per il commercio dei prodotti dell'agricoltura, già fiorente in epoca romana. Notevole nodo ferroviario e fluviale, ha subito un discreto sviluppo industriale (in campo tessile e alimentare, e di macchine utensili). Molto importante anche la produzione vinicola. Intensa è la vita culturale della città, che ospita istituti di ricerca, un teatro drammatico, un teatro dell'opera e una filarmonica. Rinomato è il festival musicale "Katja Popova" che vi si svolge tutti gli anni in autunno. Tra gli edifici degni di nota il Mavzolej na zaginalite Ruski i Rumanski vojni dedicato ai caduti russi e romeni dell'assedio di Pleven del 1877, a croce greca e cupola in stile neobizantino, costruito grazie a una sottoscrizione popolare tra il 1903 e il 1907 su progetto dell'architetto bulgaro Penco Kojčev; la Sveti Nikolaj, la chiesa edificata nel 1834, seminterrata, in conformità al divieto turco di costruire edifici sacri che superassero l'altezza di un uomo a cavallo con il braccio levato; l'interno, restaurato nel 1984, a tre navate, separate da due file di colonne in pietra che reggono arcate a tutto sesto, segue il modello architettonico della chiesa di Bojana, presso Sofia. Eretta grazie alle offerte dei fedeli, è priva di affreschi, perché i fondi destinati ad abbellirla vennero dati al sultano affinché risparmiasse la città dalla distruzione minacciata dopo una sommossa antiturca. La chiesa ha un'acustica perfetta, grazie a 462 cavità, rivestite di terracotta, nelle pareti. L'ambone, il trono e l'iconostasi, in legno intagliato, sono opere del maestro Petar di Trjavna; le icone dell'iconostasi sono di Dimitar Zograf, esponente della scuola di Samokov, celebre per il realismo della rappresentazione e l'espressività dei volti.

PICCOLO LESSICO

Horo

Danza nazionale bulgara, eseguita da gruppi di ballerini che, uniti a catena, si muovono in cerchio. La danza è accompagnata dal suono di tamburi, flauti e mandolini che ne scandiscono il ritmo. L'amore dei Bulgari per questo ballo, testimonia la loro passione per la musica: esistono infatti nel Paese cinque teatri d'Opera, 200 corali importanti e innumerevoli cori di cappella.

Liman

Termine geografico russo (dal turco liman: porto) che designa lo sbocco in mare di un fiume, trasformatosi in laguna. Il nome indica le lagune costiere del Mar Nero, formate dagli estuari dei fiumi Dnestr e Dnepr, e quelle che si aprono sul litorale bulgaro. Pare che l'origine dei liman sia dovuta allo sprofondamento dei tratti di alcune valli, causato dai movimenti della crosta terrestre.

Pobitite Kamani

Espressione bulgara (pietre conficcate), riferita a un raro fenomeno naturale nei dintorni di Varna. Si tratta di colonne di pietre che si innalzano in un piccolo deserto di sabbia. Tali stalattiti si sono probabilmente formate sul fondo marino milioni di anni fa; sono poi venute alla luce col ritiro delle acque.

Kisselo Mliako

È il nome originale dello yogurt, tradizionale prodotto della Bulgaria, utilizzato sia al naturale sia come ingrediente per la preparazione di cibi. Oltre alle qualità dietetiche, gli viene attribuita la singolare proprietà di mantenere giovane chi ne consuma.

PERSONAGGI CELEBRI

Georgi Dimitrov

Uomo politico bulgaro (Radomir 1882 - Mosca 1949). Di origini proletarie, iniziò intorno ai vent'anni a dedicarsi all'attività politica. Nel 1909 fu uno dei protagonisti della scissione del Partito operaio bulgaro. Nel 1905 venne eletto segretario generale dell'Unione dei sindacati, mantenendo tale carica fino al 1923. Nel 1917 prese posizione contro l'alleanza tra Bulgaria e gli Imperi centrali e fu arrestato; due anni dopo promosse la fondazione del Partito comunista bulgaro aderente all'Internazionale comunista (Comintern). Nel 1923 diresse l'insurrezione popolare contro il regime monarchico; il fallimento della rivolta lo costrinse a fuggire all'estero. Esule a Mosca, divenne uno dei maggiori dirigenti del Comintern. Nel 1933, nel corso di una missione nella Germania nazista, fu accusato di aver organizzato l'incendio del Reichstag (il Parlamento tedesco). Processato a Lipsia, si difese con estrema abilità, inducendo il tribunale alla sua assoluzione. Espulso dalla Germania, fece ritorno nell'Unione Sovietica, dove nel 1935 venne eletto segretario generale del Comintern. Dopo lo scioglimento dell'organizzazione fece ritorno in patria, divenendo nel 1946, alla proclamazione della Repubblica popolare, dittatore del nuovo Stato bulgaro.

Todor Christov Zivkov

Uomo politico bulgaro (Pravets, Sofia 1911 - Sofia 1998). Fu sindaco di Sofia, segretario generale del Partito comunista dal 1954, primo ministro dal 1962 al 1971, presidente del Consiglio di Stato dal 1971 al 1989. Con lo statista la Bulgaria fu il più fedele vassallo di Mosca tra i Paesi dell'Europa orientale. Nel 1990 fu arrestato e processato per peculato e malversazione. Rimase agli arresti domiciliari fino al 1996.

ALTRI CENTRI

Haskovo

(80.870 ab.). Città della Bulgaria, capoluogo della provincia omonima (5.539 kmq; 270.096 ab.); è situata sul fiume Haskovska, alle pendici settentrionali del massiccio del Rodope. Si trova in una regione ricca di colture industriali, soprattutto tabacco e cotone, ma anche cereali, vite e olivo; è un importante mercato agricolo e centro industriale (lavorazione della seta e del cuoio). Tra gli edifici degni di nota la vecchia moschea, risalente al 1395, la prima costruita dai Turchi in Bulgaria, con pavimento coperto di bellissimi tappeti di artigianato moderno; la chiesa di Sveti Arhangel del 1837, con iconostasi e baldacchino intagliati, e quella di Sveta Bogorodica.

Pernik

(86.133 ab.). Città della Bulgaria, capoluogo della provincia omonima (2.393 kmq; 144.104 ab.); antico insediamento tracio, è situata sull'alto corso del fiume Struma, 25 a Sud-Ovest della capitale, in un importante bacino carbonifero. Possiede acciaierie e industrie metallurgiche e meccaniche. Dal 1942 al 1962 la città fu chiamata Dimitrovo.

Sliven

(100.695 ab.). Città della Bulgaria, capoluogo della provincia omonima (3.544 kmq; 213.194 ab.); sorge sul versante meridionale dei Balcani. Nata come centro militare nel Medioevo per la posizione che la vedeva al confine con la Grecia, divenne importante sotto il dominio turco per l'industria tessile (lana e seta) ancor oggi fiorente (la prima fabbrica tessile della Bulgaria, dove si producevano inizialmente solo divise militari, fu inaugurata nel 1834 da Dobri Zeljaskov). Sliven è anche chiamata la "città dei cento voivoda", poiché qui nacquero numerosi alti funzionari dell'impero turco, alcuni dei quali guidarono la lotta antiturca. Altre importanti attività industriali sono l'informatica e la meccanica. Bella la chiesa di Sveti Dimitri, del 1831, seminterrata come tutti gli edifici sacri del tempo e dotata, come la chiesa di S. Nicola a Pleven, di numerose cavità rivestite di terracotta nelle pareti, utilizzate per migliorare l'acustica; l'iconostasi, in legno intagliato, è opera di artisti della scuola di Trjavna. Nel quartiere antico degne di nota sono le tipiche case balcaniche in legno e pietra con pregevoli decorazioni, edifici del nucleo originale risalenti al XVIII-XIX secolo.

Stara Zagora

(143.989 ab.). Città della Bulgaria centrale, capoluogo della provincia omonima (5.152 kmq; 364.051 ab.); è posta lungo il pendio della Stredna Gora, ebbe particolare importanza con l'Impero romano con il nome di Augusta Traiana. Attualmente ha una planimetria perfettamente geometrica, risultato delle varie ricostruzioni subite nei secoli. La città è stata infatti più volte distrutta nel succedersi dei domini romano, greco, bizantino e turco. Nel cuore di una fertilissima zona (tabacco, colture floreali, frutta), è un importante centro agricolo, industriale (fertilizzanti) e culturale (collegi, musei, teatri, università). Pregevoli i resti romani delle mura e della porta meridionale; degni di nota anche l'Opera, notevole edificio moderno, la vecchia moschea costruita nel sec. XV, una delle più antiche della Bulgaria, a pianta quadrata, con la facciata decorata da motivi tradizionali e caratterizzata dall'alternanza di mattoni e pietra (la cupola centrale poggia su un tamburo ottagonale; l'interno fu gravemente danneggiato durante i combattimenti del 1877, quando venne distrutto anche il minareto).

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