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Bandiera dell'Albania

La bandiera: rosso con al centro un'aquila nera a due teste; il disegno è quello dell'eroe del XV secolo Georgi Kastrioti SKANDERBEG, che ha guidato una rivolta di successo contro i turchi ottomani che ha portato a una breve indipendenza per alcune regioni albanesi (1443-78); una spiegazione non comprovata per il simbolo dell'aquila è la tradizione che gli albanesi si vedono come discendenti dell'aquila; si riferiscono a se stessi come "Shqiptare", che si traduce come "figli dell'aquila". Inno dell'Albania.

In Albania Inn

GEOGRAFIA - EUROPA - ALBANIA

PRESENTAZIONE

Stato dell'Europa sud-orientale situato nella Penisola Balcanica. L'Albania confina a Nord con la Serbia e Montenegro, a Nord-Est con la Macedonia, a Sud-Est con la Grecia, mentre a Ovest si affaccia sul Mar Adriatico e a Sud-Ovest sul Mar Ionio. Ha un'estensione di 28.748 kmq e una popolazione di 3.088.385 (2021) abitanti, con una densità di 109 abitanti per kmq. Gruppo etnico dominante è l'albanese (91,7%), ma sono presenti minoranze di Slavi, Greci, Turchi e Zingari. Lingua ufficiale è l'albanese. Molto diffusa è la religione musulmana (84,4%), seguita dall'ortodossa (8,7%) e dalla cattolica (6,9%). L'Albania si divide amministrativamente in 36 distretti. Il potere legislativo spetta all'Assemblea della Repubblica, costituita da 140 membri eletti per quattro anni, che elegge il presidente della Repubblica (in carica per cinque anni ed eleggibile una sola volta). Il potere esecutivo è esercitato dal Governo. L'unità monetaria è il lek. La capitale è Tirana (343.078 ab.).

IL TERRITORIO

Prevalentemente montuosa, l'Albania è percorsa a Nord da una serie di catene montuose separate da valli strette e profonde. Aspre e impervie, le montagne sono qui notevolmente elevate, soprattutto le Alpi Albanesi che culminano intorno ai 2.700 m e dominano la conca di Scutari nell'estremo Nord del Paese. La parte meridionale è caratterizzata da vallate più ampie, nonostante vi siano ancora monti elevati quali il Tomorr (2.417 m) e il Korab (2.764 m), la vetta più alta del Paese. Tra i fiumi, generalmente brevi e a carattere torrentizio, i principali sono, a Nord, il Drin (il più lungo: 330 km) e il Mat; il Devoll e la Voiussa a Sud. I laghi più importanti sono quello di Scutari (356 kmq), pescoso e poco profondo, a Nord sul confine con la Jugoslavia; a Est il Lago di Ochrida diviso con la Macedonia, e il Lago di Prespa, diviso con la Macedonia e la Grecia. Le pianure, di origine alluvionale, si estendono lungo la costa settentrionale. Il litorale risulta articolato: basso e pianeggiante a Nord di Valona, diventa alto e roccioso a sud della città dove dà origine a un ampio golfo. Il clima, mediterraneo lungo la zona costiera, è di tipo continentale all'interno con forti escursioni termiche tra una stagione e l'altra. Le precipitazioni aumentano a mano a mano che ci si allontana dal mare.

Cartina dell'Albania

Cartina dell'Albania

Lago Scutari a Virpazar

Lago Scutari a Virpazar

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L'ECONOMIA

Paese piuttosto arretrato e prevalentemente agricolo, tra la fine della seconda guerra mondiale e l'inizio degli anni Novanta sviluppò un'economia basata sulla collettivizzazione di tipo socialista. Dopo la caduta del Comunismo, dal 1992 venne messa in atto la difficile transizione verso un economia di mercato. Si cercarono di effettuare una liberalizzazione del sistema dei prezzi e degli scambi, un consolidamento fiscale e una rigorosa politica delle entrate, con il supporto di riforme strutturali quali la privatizzazione dell'agricoltura, delle imprese di Stato e delle piccole industrie, e la creazione di nuove imprese. A una fase di crescita del PIL dietro il settore trainante dell'agricoltura (1993-97), agli inizi del 1997 seguì un collasso del sistema finanziario. Attualmente l'Albania è sottoposta a un regime di ristrutturazione macroeconomica sotto la sorveglianza del Fondo Monetario Internazionale e della Banca Mondiale. L'agricoltura, ostacolata in parte dalla conformazione del territorio, si basa principalmente sulla coltivazione di frumento, mais, orzo, avena, riso, barbabietola da zucchero, tabacco e cotone. Tra le altre colture: l'olivo, la vite e gli agrumi. Una parte notevole del territorio è destinata al pascolo: è praticato l'allevamento di bovini, caprini e ovini. La zona boschiva occupa più del 40% della superficie ed è destinata alla produzione di legname da costruzione. Importante è lo sfruttamento delle risorse naturali quali il petrolio, il rame, il cromo e il nichel. Le industrie principali sono quelle di trasformazione: zuccherifici, lavorazione del legno e del tabacco, tessili, cartarie, chimiche. Buone prospettive offre la pesca, praticata sia lungo la costa, sia nei laghi. L'Albania esporta combustibili, minerali, materie prime, prodotti alimentari, tabacco e vino. Importa macchinari, manufatti e prodotti chimici. Le comunicazioni si sviluppano prevalentemente su strada (18.000 km, di cui 7.020 km asfaltati), mentre poco estesa è la rete ferroviaria (447 km).

Mappa dell'Albania

CENNI STORICI

Gli Albanesi discendono dagli Illiri, popolo indoeuropeo proveniente dall'Asia centrale che si stabilì nella regione settentrionale della Grecia agli inizi dell'Era del Ferro. Gli Illiri meridionali mantennero relazioni strette con le colonie greche, mentre le tribù albanesi del Nord rimasero generalmente unite intorno a sovrani locali. Il più importante di questi fu re Argon, il cui Regno (seconda metà del III sec. a.C.) si estese dalla Dalmazia, a Nord, fino al fiume Vjosa, a Sud. Nell'anno 168 a.C. i Romani conquistarono tutta l'Illiria e gli Albanesi divennero parte della ricca provincia romana dell'Illiricum. Con il tramonto dell'Impero romano d'Occidente, dopo l'anno 395 d.C., la regione rimase legata amministrativamente a Costantinopoli. Nonostante le invasioni degli Unni (secc. III-V) e quelle degli Slavi (secc. VI-VII), gli Albanesi mantennero proprie lingua e costumi; nel 1431 essi si opposero strenuamente all'invasione dei Turchi, anche se alla fine, dopo 47 anni di dura lotta, vennero sconfitti. Negli anni seguenti, gli Ottomani operarono una pesante islamizzazione del Paese. Le migrazioni di Albanesi verso le regioni vicine, in particolare il meridione d'Italia, furono causate da ragioni politiche ed ebbero inizio proprio nel XV sec., protraendosi sino al XVIII sec. Con la morte dell'eroe nazionale albanese Giorgio Castriota Scanderbeg, oppostosi all'esercito turco, si sfaldò ogni resistenza e in breve l'Albania cadde sotto la dominazione ottomana. Per non sottostare alle continue vessazioni dei Turchi e per conservare la propria identità nazionale e religiosa, migliaia di persone scelsero la via dell'esilio trovando rifugio e ospitalità in Italia, occupando le terre concesse dai re di Napoli in cambio dell'aiuto militare ricevuto dai principi albanesi. In Italia gli Albanesi fondarono o ripopolarono alcune decine di paesi tra i quali ricordiamo San Demetrio Corone (Cosenza), sede di un centro di studi italo-albanese, Lungro (Cosenza) e Piana degli Albanesi (Palermo), sedi di diocesi di rito greco-bizantino, e altri centri in Basilicata, in Puglia e nel Molise. Resasi indipendente alla fine delle guerre balcaniche, l'Albania si costituì in Regno sotto la sovranità del principe tedesco Guglielmo di Wied, che dovette però abbandonare il trono dopo pochi mesi in seguito a una rivolta popolare. Divenuta protettorato italiano nel 1917, l'Albania riacquistò l'indipendenza dopo la prima guerra mondiale e nel 1920 fu ammessa, come Repubblica, alla Società delle Nazioni. Nel 1928 Ahmed Zogu, presidente della Repubblica, si proclamò re, instaurando un regime dittatoriale sotto la tutela italiana. Nell'aprile del 1939 l'Italia occupò e annetté formalmente l'Albania al Regno di Vittorio Emanuele III. Nel 1943 il Paese venne occupato delle truppe naziste; si sviluppò allora un forte movimento di resistenza, capeggiato dal comunista Enver Hoxha che, nel 1944, riuscì a liberare il Paese. L'11 gennaio 1945 fu proclamata la Repubblica popolare alla cui presidenza venne chiamato lo stesso Hoxha. Al momento della rottura tra Tito e Stalin (1948), il Partito dei lavoratori albanesi optò per la linea del Comecon (Partiti comunisti alleati all'Unione Sovietica); l'Albania si staccò dalla sfera d'influenza sovietica dopo la "destalinizzazione" agli inizi degli anni Sessanta e intensificò i rapporti politici e commerciali con la Cina. Tuttavia, con la scomparsa di Mao Tse-tung e a causa di divergenze con i nuovi dirigenti cinesi, E. Hoxha portò l'Albania a una condizione di isolamento internazionale, consolidato dall'ottavo congresso del Partito dei lavoratori, in cui venne proclamata una linea di ortodossia "contro l'imperialismo nordamericano, il socialimperialismo sovietico, il revisionismo cinese e jugoslavo, l'eurocomunismo e la socialdemocrazia". Fino alla liberazione del Paese dall'occupazione fascista italiana nel 1944, gran parte della popolazione viveva in campagna e il 53% di questa non possedeva neanche un orto proprio: nel 1967 il Governo avviò la collettivizzazione della terra e nel 1977 si dichiarò ufficialmente autosufficiente per la produzione di grano. Secondo dati ufficiali, tra il 1939 e il 1992, la produzione industriale crebbe del 125%, quella di materiale edile del 262% e del 322% quella di energia elettrica. Dopo la morte di E. Hoxha (1985), il nuovo presidente Ramiz Alia iniziò una ristrutturazione che cercò di correggere alcuni aspetti dell'economia e avviò un timido processo di avvicinamento ad alcuni Paesi europei. Nel biennio 1989-90 venne abolito il divieto di ingresso per i turisti, vennero riallacciati i rapporti con gli Stati Uniti e l'Unione Sovietica, furono autorizzati i culti religiosi, furono ridotti da 34 a 11 i reati punibili con la pena di morte (abolita per le donne) e furono approvate norme relative ai diritti civili. Vennero inoltre sanciti il diritto alla proprietà dell'abitazione, l'apertura agli investimenti esteri e l'elezione dei dirigenti delle imprese da parte dei lavoratori per mezzo del voto segreto. Nel febbraio del 1990, si ripeté l'annuncio di un'amnistia per i prigionieri politici e comuni. Nel novembre dello stesso anno, R. Alia annunciò una revisione della Costituzione del 1976 e a dicembre fu autorizzata l'attività dei partiti politici indipendenti. Nello stesso mese furono annunciate le elezioni generali, dopo 46 anni di sovranità comunista. Previste inizialmente per il febbraio 1991, dovettero essere rinviate alla fine di marzo, a causa dell'instabilità provocata dal burrascoso esodo di migliaia di Albanesi verso l'Italia. Gli elettori dovettero scegliere tra più di mille candidati appartenenti a undici partiti politici, sotto il controllo di un centinaio di osservatori internazionali e più di 250 giornalisti stranieri. Nonostante la pesante sconfitta di R. Alia a Tirana, i comunisti ottennero 156 dei 250 seggi, mentre il socialdemocratico Partito democratico ebbe 67 seggi in Parlamento. I rimanenti furono ripartiti tra partiti minori. L'ex re d'Albania Leka I denunciò da Parigi brogli elettorali e il leader dell'opposizione Gramoz Pashko assicurò che sarebbe stata dimostrata l'illegittimità delle elezioni. Nel maggio 1991 più di 300.000 reclamarono con uno sciopero lo scioglimento del Governo comunista e il 50% di aumento salariale. Il primo ministro Fatos Nano sciolse quindi il Governo per cercare un'alleanza con l'opposizione, scatenando così le aspre critiche dei comunisti ortodossi al direttivo del partito e al presidente R. Alia. Alla fine del 1991 il Partito democratico accusò il Governo di ostacolare le riforme e ritirò i suoi ministri dal Gabinetto. Il Partito socialista venne dunque investito dalla crisi: le elezioni legislative del marzo 1992 segnarono il grande trionfo (65,6%) del Partito democratico sul Partito socialista (22,6%), sebbene l'astensionismo fosse stato assai massiccio (80% dei due milioni di votanti). Il 4 aprile 1992 Sali Berisha, leader del Partito democratico, subentrò ad R. Alia, divenendo il primo presidente non marxista dal secondo dopoguerra. Verso la metà del 1993 cominciarono i processi contro le principali figure del precedente regime. La vedova del leader Hoxha, l'ex presidente R. Alia e l'ex premier F. Nano, tra gli altri, furono condannati al carcere per uso indebito dei fondi pubblici. Nel 1994 e nel 1995 furono approvate leggi sulla proprietà che ebbero ripercussioni positive sugli investimenti nazionali ed esteri, tanto che l'Albania venne ammessa nel Consiglio d'Europa. Durante il biennio 1995-96, i mezzi d'informazione denunciarono censure e intimidazioni e i rapporti tra i partiti politici continuarono a essere molto tesi; la cosiddetta "legge di verifica" autorizzò la scelta del Governo nell'assegnazione di cariche pubbliche a giornalisti e persone secondo le informazioni della Sigurimi, l'ex polizia segreta del regime comunista. La legge su "Genocidio e crimini comunisti" impedì a ex dirigenti di accedere a incarichi pubblici fino al 2002 e la nuova legge elettorale proibì le coalizioni tra i partiti politici. Il 26 maggio 1996 si tennero nuove elezioni per il rinnovo del Parlamento, senza tuttavia la partecipazione dei principali leader dell'opposizione. Il Partito democratico ottenne 122 del 140 seggi, mentre si ritirarono Alleanza democratica, il Partito socialdemocratico, il Partito dei diritti umani e il Partito socialista, che accusò il Governo d'irregolarità, e richiese l'annullamento delle elezioni. Osservatori inviati da Washington confermarono l'esistenza di pressioni governative, e nei mesi seguenti gli Stati Uniti e i Paesi europei criticarono la legittimità delle elezioni. In risposta a una interpellanza del Consiglio d'Europa, il Parlamento decise di istituire una commissione per indagare sulle irregolarità e sulle violenze contro i leader dell'opposizione. Il fallimento di una serie di fondi di investimento, denominati "piramide di arricchimento rapido" e sostenuti dallo Stato (gennaio 1997), sfociò in una cruenta rivolta politica e sociale che causò la dissoluzione dello Stato albanese. Con l'assalto a forti e a caserme abbandonati dall'esercito e dalla polizia che si erano uniti ai ribelli, buona parte delle armi del Paese passò ai civili; gli scontri armati causarono circa 1.500 morti, tanto che S. Berisha si vide costretto ad anticipare le elezioni legislative per il mese di giugno. Si rese necessario nell'aprile 1997 l'intervento di una Forza multinazionale di protezione, guidata dall'Italia, per arginare la situazione di violenza e anarchia e per permettere lo svolgimento di nuove elezioni, nelle quali si affermava l'alleanza di sinistra guidata del partito socialista albanese: Nano divenne primo ministro. Il nuovo Governo favoriva il processo di pacificazione interna e, con l'aiuto di imprese e organismi internazionali, cercava di creare le basi per la ripresa economica. Riprese inoltre il controllo sul territorio e ridusse l'inflazione, impegnandosi a sostenere un programma di privatizzazioni. Nel marzo 1998, il Fondo monetario internazionale approvò la gestione amministrativa di Nano e promise di concedere prestiti triennali per sostenere la riforma economica dello Stato. In settembre Fatos Nano si dimise e al suo posto venne chiamato il giovane Pandeli Majko, a sua volta sostituito nel 1999 dal quasi coetaneo, il trentenne Iler Meta. La situazione rimase estremamente tesa a causa degli eventi in territorio jugoslavo: la provincia del Kosovo, appartenente politicamente alla Repubblica federale di Jugoslavia, ma costituita da una maggioranza di Albanesi, aveva richiesto l'indipendenza e gruppi di guerriglieri sostenevano scontri armati con le forze serbe. In marzo, a Tirana, ci furono manifestazioni di massa dinanzi all'ambasciata jugoslava, mentre l'esercito albanese della regione fu posto i stato di massima allerta lungo la frontiera con la Jugoslavia. Il 4 aprile 2000 il Paese sottoscrisse un protocollo del Consiglio d'Europa sull'abolizione della pena di morte, mentre il giorno 25 di quello stesso mese venne firmato un importante accordo di cooperazione economica, commerciale e culturale con il Montenegro, mentre furono avviati negoziati anche con Macedonia, Turchia, Grecia e Bulgaria. Inoltre, per garantire un freno alla costante immigrazione clandestina, il 28 luglio 2000, il presidente del Consiglio italiano Giuliano Amato stipulò un accordo per il controllo congiunto del traffico di immigrati clandestini dall'Albania all'Italia da parte di forze di polizia dei due Stati, confermando parimenti l'erogazione di aiuti economici italiani verso il Paese vicino. Nel gennaio 2001 Albania e Jugoslavia ripresero i rapporti interrotti durante la crisi del Kosovo nel 1999. Nel mese di luglio si tennero le elezioni generali, vinte dal Partito socialista al governo che si assicurò la permanenza al potere nella figura del primo ministro Meta. Nel corso dell'anno, però, i rapporti tra Meta e il presidente del Partito socialista Fatos Nano si incrinarono a tal punto da creare gravi dissidi anche in ambito governativo sfociati nelle dimissioni di tre ministri socialisti e nel boicottaggio da parte di una fazione del partito di una loro sostituzione. Nel gennaio 2002 Meta fu costretto a dimettersi, sostituito il mese successivo dall'altro contendente socialista, l'ex primo ministro Pandeli Majko. Intanto si era aperta un'altra emergenza, questa volta di tipo ambientale: nell'aprile 2001, infatti, un rapporto dell'ONU aveva denunciato gli altissimi livelli di diossina presenti nell'ambiente e il conseguente pericolo per la popolazione albanese contaminata. Il 24 giugno 2002 il Parlamento nominò nuovo capo dello Stato il generale Alfred Moisiu, ex ministro della Difesa. In agosto Fatos Nano venne eletto per la terza volta primo ministro. Nel gennaio 2003 l'Albania intraprese i primi colloqui per poter entrare nell'Unione europea. Le elezioni politiche del 3 luglio 2005, incentrate sul tema della futura adesione all'Ue, decretarono la vittoria del Partito democratico dell'ex presidente Sali Berisha, che fu nominato primo ministro. Nel giugno 2006 Ue e Albania firmarono l'Accordo di Stabilizzazione e Associazione (ASA), che rafforzò il dialogo politico tra le due entità e offrì la prospettiva di stabilire una zona di libero scambio con l'Ue entro i 10 anni successivi all'entrata in vigore dell'accordo.

Profughi albanesi in rotta verso l'Italia

Profughi albanesi in rotta verso l'Italia

L'ex presidente albanese Sali Berisha

L'ex presidente albanese Sali Berisha

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Albania in Europa

LE CITTÀ

Tirana

(343.078 ab.). Capitale dell'Albania, fu fondata nel XVII sec. dal generale ottomano Sulayman Pascià, che le diede il nome di Teheran, poi trasformatosi in Tirana. La città vecchia conserva le caratteristiche di un centro turco, con due moschee, il bazar, vie strette e vecchie case. Vi sono ancora palazzi governativi costruiti al tempo dell'occupazione italiana. La vicinanza del mare e la posizione centrale la fecero preferire ad altre località nella scelta della capitale. Vi ha sede l'unica università del Paese, fondata nel 1957.

La moschea di Haxhi Etehem Bey e il palazzo della Cultura a Tirana

La moschea di Haxhi Etehem Bey e il palazzo della Cultura a Tirana

Durazzo

(99.546 ab.). Città dell'Albania sulla costa adriatica, è il principale porto albanese. Fondata dai Greci nel 627 a.C., fu occupata nel 229 a.C. dai Romani che la chiamarono Dyrrachium. Dopo la caduta dell'Impero d'Oriente fu contesa tra varie potenze (Napoli, Venezia e la Serbia). Dal 1914 al 1920 fu capitale del Paese. Possiede industrie cantieristiche, della gomma, delle materie plastiche, del cuoio, del tabacco e alimentari.

Resti di un colonnato veneziano del sec. 15° a Durazzo

Resti di un colonnato veneziano del sec. 15° a Durazzo

Scutari

(82.455 ab.). Città dell'Albania, posta nel Nord del Paese, sulle sponde del lago omonimo, fu capitale dell'Illiria fino al 167 a.C., quando venne occupata dai Romani che la chiamarono Scodra. Capoluogo di distretto, è oggi un importante centro commerciale e industriale. Possiede un aeroporto.

Valona

(77.691 ab.). Città dell'Albania meridionale, porto e mercato agricolo, è sede di industrie alimentari e della lavorazione del pesce. Conta inoltre industrie chimiche, conciarie e cementifici. È dotata di un aeroporto.

Coriza

(55.130 ab.). Città dell'Albania, è un importante centro agricolo e commerciale, che produce frumento e barbabietole da zucchero. Conserva ancora edifici in stile ottomano.

PICCOLO LESSICO

Ghego e tosco

Gli Albanesi parlano una lingua del tutto diversa da quelle in uso nel resto della Penisola Balcanica. Due sono i gruppi linguistici principali: il ghego e il tosco, l'uno influenzato nel lessico dal latino, l'altro dal greco. Il primo comprende una serie di dialetti diffusi nella parte settentrionale del Paese. Il secondo è invece costituito da un gruppo di dialetti parlati nelle regioni a Sud del fiume Shkumbini e tra le comunità albanesi di Calabria, Molise, Puglia e Sicilia.

Scafista

Guidatore di motoscafo o di canotto a motore che, dietro compenso di forti somme di denaro, traghettava gli emigranti albanesi attraverso il Mare Adriatico per raggiungere le coste italiane.

Skipetari

Denominazione con la quale vengono designati gli Albanesi. Il termine deriva da Shqiperia che è il nome dell'Albania nella lingua locale e che significa letteralmente terra dai monti pietrosi.

PERSONAGGI CELEBRI

Enver Hoxha

Uomo politico albanese (Argirocastro 1908 - Tirana 1985). Dopo aver studiato in Belgio e in Francia, ricoprì la carica di consigliere di legazione a Bruxelles. In seguito all'occupazione italiana dell'Albania nel 1939, si dedicò all'attività politica clandestina, assumendo nel 1942 la direzione del movimento comunista. Dopo l'occupazione tedesca del 1943 promosse la costituzione del Fronte di liberazione nazionale. Assunse quindi nel 1944 la presidenza del Governo provvisorio di Berat e, alla guida delle truppe partigiane, subentrò al Governo tedesco d'occupazione. Nominato presidente del Consiglio nel 1945, proclamò la Repubblica popolare, sostenendo una politica di nazionalizzazione agricola. Lasciata la presidenza del Consiglio nel 1953, rimase segretario generale del Partito del lavoro, adottando una linea rigidamente staliniana. Dopo essere passato attraverso varie alleanze, Hoxha cristallizzò la propria politica su un isolamento difensivo. Detentore di ogni potere per oltre quarant'anni, impose il culto della propria personalità, accanto a quelle di Lenin, Stalin e Scanderbeg. Dopo la morte, l'eredità ideologica di Hoxha continuò sino al 1991, anno in cui il Paese ripudiò il Comunismo.

Scanderbeg

Forma italianizzata del nome turco Iskander beg (Alessandro il Grande), attribuito al condottiero albanese Giorgio Castriota (Croia 1403 - Lezhe 1468). Figlio di un principe e signore di Croia e della Mirdizia, venne consegnato in ostaggio al sultano Murad II quando i suoi territori passarono ai Turchi. Alla corte del sultano, Scanderbeg ottenne, ancora giovanissimo, importanti cariche civili e militari. Nel 1443 si impadronì di Croia e, abbandonata la religione musulmana, abbracciò quella cattolica, iniziando la lotta contro il dominio turco. Riconosciuto come capo nazionale, seppe tuttavia tenere conto delle antiche divisioni locali senza cercare di imporre l'unificazione politica sotto la propria sovranità. Nel 1461 stipulò un trattato di pace con il sultano Maometto II che lo riconobbe principe dell'Albania e dell'Epiro. Ma la guerra riprese nel 1463 per sollecitazione di Pio II, che intendeva promuovere una crociata. Scanderbeg morì durante questa guerra e la resistenza albanese, privata del suo capo, si frantumò e venne rapidamente annientata.

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ALTRI CENTRI

Argirocastro

(20.630 ab.). Città dell'Albania, capoluogo del distretto omonimo (1.137 kmq; 54.647 ab.); è un centro agricolo e commerciale nell'Albania meridionale, sul fiume Drinosi. Conserva ruderi di un castello veneziano. Nel 1939 fu occupata dalle truppe italiane; sgomberata in seguito all'offensiva greca del 1940, fu riconquistata nel 1941, dopo il crollo della Grecia a opera della Germania.

Berat

(40.112 ab.). Città dell'Albania, fu fondata nel V sec. dall'imperatore bizantino Teodosio II e subì nei secoli successivi invasioni e domini diversi. Fu occupata dagli Italiani durante la prima e la seconda guerra mondiale, essendo un punto strategico della zona centro-meridionale della Penisola Balcanica.

Elbasan

(87.797 ab.). Città dell'Albania, capoluogo del distretto omonimo (1.290 kmq; 221.635 ab.). È un significativo centro agricolo (olio, tabacco, agrumi), minerario (giacimenti di cromite), commerciale e industriale (stabilimenti tessili, alimentari e del legno). Fu un importante centro romano; distrutta dai Bulgari nel X sec., riacquistò importanza nel XIV sec. Passò quindi al dominio veneziano e successivamente ai Turchi, i quali la fortificarono per resistere agli attacchi degli indipendentisti guidati da Scanderbeg.

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