Geografia Italia Territorio Storia Economia delle Marche.

La scuola consegue tanto meglio il proprio scopo quanto più pone l'individuo in condizione di fare a meno di essa.
(Ernesto Codignola)

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Marche

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GEOGRAFIA - ITALIA - MARCHE

PRESENTAZIONE

La regione marchigiana occupa il versante adriatico della catena appenninica e l'antistante fascia costiera. È compresa tra l'Appennino Marchigiano, che va dall'alta Valle del Savio al Pizzo di Sevo (2.422 m), e la costa adriatica, delimitata dalla foce del Metauro e da quella del Tronto. Le Marche confinano a Nord con l'Emilia-Romagna e la Repubblica di San Marino, ad Ovest con la Toscana, l'Umbria e il Lazio, a Sud con l'Abruzzo ed ad Est con il Mar Adriatico. Fisicamente i confini, a Nord con l'Emilia-Romagna e a Sud con l'Abruzzo, non sono ben definiti: la zona di Pesaro non si distingue chiaramente dalla Romagna; e i Monti Sibillini, presso Ascoli Piceno preannunciano già l'Abruzzo. Questo elemento territoriale genera alcune conseguenze: ad esempio i dialetti della parte settentrionale delle Marche assomigliano molto a quelli della Romagna, mentre quelli dell'Ascolano ricordano quelli abruzzesi. Le Marche coprono una superficie di 9.694 kmq e contano 1.501.406 (2021) abitanti, con una densità di 150 abitanti per kmq. La regione è suddivisa nelle province di Ancona, capoluogo della regione, Fermo, Pesaro e Urbino, Macerata e Ascoli Piceno.

Cartina delle Marche

Cartina delle Marche

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IL TERRITORIO

La regione Marche è delimitata ad occidente dalla zona montuosa dell'Appennino Umbro-Marchigiano. Le montagne non presentano cime elevate; in genere sono di poco superiori ai 1.500 m. Le altezze maggiori si trovano a Sud, nel gruppo dei Monti Sibillini, dove la cima del Monte Vettore spicca con i suoi 2.476 m. Il territorio marchigiano è caratterizzato da una serie pressoché ininterrotta di colline subappenniniche, che scendono gradatamente verso il mare. Situate trasversalmente alla linea di costa da Nord verso Sud, profondamente intagliate dai corsi d'acqua, esse rappresentano un ostacolo alle comunicazioni. La rete viaria principale quindi si sviluppa sul litorale, lungo il quale scorrono le arterie che congiungono l'Italia meridionale a quella settentrionale. L'unica strada importante dell'interno è quella che, attraverso il valico presso Fabriano, congiunge Roma ad Ancona, passando per l'Umbria. Anche il traffico marittimo non è agevolato. Con l'unica eccezione del porto di Ancona, formato dal gomito (in greco ankon) del Monte Conero proteso nell'Adriatico, la costa marchigiana manca di buoni approdi naturali. La rete idrografica marchigiana è costituita dai corsi d'acqua che scendono all'Adriatico dall'Appennino Marchigiano. Questi sono a carattere torrentizio e si sviluppano per brevi percorsi. Scorrono per lo più nei terreni argillosi e sabbioso-arenacei che costituiscono il subappennino. In questa zona collinare vi è un diffuso fenomeno di erosione del terreno. Frequenti sono quindi le frane, i calanchi e la circolazione di acque sotterranee. Tale fatto, unitamente ai frequenti terremoti che colpiscono la regione (1781, 1930, 1997), provoca non poche calamità. Il più importante fiume della regione è il Tronto. Lungo 115 km, nasce dall'Appennino Abruzzese e sfocia nell'Adriatico, a Sud di San Benedetto del Tronto. Ha una portata minima di 1,11 metri cubi al secondo ed una massima di 188. Con l'ultima parte del suo percorso segna il confine tra le Marche e l'Abruzzo. Degli altri corsi d'acqua si ricordano: il Metauro, che nasce dall'Alpe di Luna e sfocia nell'Adriatico (presso Fano); il Foglia, che nasce anch'esso dall'Alpe di Luna e si getta in mare a Pesaro; l'Esino, che attraversa le Marche da Fabriano all'Adriatico, dove sbocca tra Senigallia ed Ancona; il Potenza, che sfocia a Sud di Porto Recanati ed il Chienti, che passa presso Macerata e si getta in mare nei pressi di Porto Civitanova. Il clima varia a seconda delle zone: è freddo d'inverno e fresco d'estate, con abbondanti piogge, sull'Appennino; è più mite e temperato lungo la costa.

Meteo Marche

PARCHI NAZIONALI E REGIONALI

Parco Nazionale dei Monti Sibillini

Istituito nel 1993, il Parco Nazionale dei Monti Sibillini esteso tra le Marche e l'Umbria, ricopre quasi 70.000 ettari e raccoglie 18 comuni. La catena dei Monti Sibillini vanta le forme più diverse, dalle grandi dorsali larghe e morbide dei massicci calcarei, alle pareti scoscese, dalle gole strette e profonde scavate dai corsi d'acqua, ai grandi altipiani carsici. Numerose sono le vette che superano i 2.000 m, tra queste quella del Monte Vettore è la più alta e misura 2.476 m. La vegetazione è molto ricca e varia. Nella zona più settentrionale, in estate, si possono ammirare splendide fioriture di orchidee, liliace ed altre pregevoli specie come il narciso e l'astro alpino. Fino ai 1.000 m circa domina il bosco caducifoglio, con cerro, rovella, orniello e carpino nero, poi si incontrano distese di faggi e sopra i 1.750 m. circa si sviluppano i pascoli e le grandi praterie. Qui si possono rinvenire diversi fiori poco comuni quali la nigritella, la genziana, la peonia, il genepì dell'Appennino e la stella alpina dell'Appennino. Anche la fauna è molto interessante, seppure abbia subito un rilevante impoverimento: animali come l'orso marsicano, il cervo e la lince sono infatti scomparsi da tempo e la lontra rischia di estinguersi. Rimangono però lupi, gatti selvatici, istrici, martore, volpi, donnole, faine, topi quercino, tassi, moscardini e scoiattoli. Fra i volatili ricordiamo la presenza dell'aquila reale, del falco pellegrino, del corvo imperiale, dell'astore e del gufo reale, del picchio muraiolo, del fringuello alpino e del gracchio. Nel territorio del parco, abitato sin dal Medioevo, vi sono numerosi castelli e torri di vedetta, visitabili ancora oggi, che furono edificati in difesa dalle incursioni dei popoli barbari prima e dei Saraceni in seguito. Tantissime sono le leggende che interessano l'area dei Sibillini, conosciuta sin dal Medioevo come regno di demoni, negromanti e fate. Le più note sono quella della Sibilla e quella di Pilato. Secondo la prima leggenda, la profetessa cumana attirava in una grotta dell'omonimo monte, cavalieri coraggiosi, che dopo un anno di prove durissime, erano condannati a dannazione eterna; la seconda narra invece di come il corpo esanime di Ponzio Pilato, fu trascinato da alcuni tori nelle acque di un lago, che oggi porta il suo nome. Il Parco è nato con l'intento di recuperare tutti quei valori che determinano l'identità naturalistica, culturale e storica dei Sibillini e di garantire uno sviluppo razionale e duraturo dell'area.

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Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga

Vedi Abruzzo, Parchi Nazionali e Regionali.

Parco naturale regionale del Conero

Il Parco regionale del Monte Conero, nella provincia di Ancona, istituito nel 1987 con la delibera n. 21 del 23 Aprile, ma gestito solo dal 1991, è un'oasi ambientalista che si estende per 5.800 ettari circa. Scopo del parco è contribuire alla salvaguardia e alla tutela urbanistica degli ambienti naturali dell'Adriatico. L'aria protetta offre luoghi di grande fascino, quali la baia di Portonovo, la spiaggia delle "Due sorelle", il Belvedere Nord, Pian Grande e Pian dei Raggetti, e tesori naturalistico-ambientali geologici e floro-faunistici. L'intero territorio è dominato dalla presenza del Monte Conero (572 m.) che si affaccia sul Mare Adriatico. I percorsi escursionistici possibili sono 18 e si snodano tra corbezzoli, ginestre, lecci, pini, nella magia della macchia mediterranea. Tutte queste piante sono protette e rappresentano un terzo dell'intero patrimonio floristico delle Marche. La presenza faunistica è molto ricca e numerose sono le specie di uccelli presenti, alcuni dei quali piuttosto rari. Considerevoli sono anche le testimonianze d'arte come ad esempio la chiesa di Santa Maria di Portonovo, quella di San Pietro al Conero, l'Antiquarium sulla civiltà picena a Numana, la Torre di guardia e il fortino napoleonico nei pressi di Portonovo, (v. Marche, La riviera del Conero).

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Parco naturale regionale Gola della Rossa e di Frasassi

Il Parco naturale regionale della Gola della Rossa e di Frasassi è nato nel settembre 1997 (L.R. 2.09.1997 n. 57). Con i suoi 9.167 ettari, è la più grande area protetta regionale e comprende il complesso delle Grotte di Frasassi. è gestito dalla Comunità Montana dell'Esino-Frasassi, ricca di siti storici, archeologici e culturali. Il territorio offre la possibilità di ammirare le ricchezze floro-faunistiche tipiche dell'ambiente pre-appeninico e di conoscere i fenomeni naturali che si sviluppano in questa area, quali il carsismo e le sorgenti solfuree. Il principale esempio dell'azione del carsismo è la Gola di Frasassi, scavata dalle acque del fiume Sentino, che per moltissimi anni hanno plasmato i luoghi circostanti, formando dirupi rocciosi e creando uno straordinario regno sotterraneo: le Grotte di Frasassi. La scoperta di fossili e particelle calcaree, visibili ancora su molte rocce, ha rivelato che milioni di anni fa, questa zona era un fondale marino. L'enorme bacino d'acqua col tempo fu ricoperto da sedimenti e così comparvero le dorsali allungate e i massicci calcarei. L'azione erosiva delle acque solfuree ha formato numerose altre gole profonde. La vegetazione del parco è piuttosto varia. Nelle zone calcaree collinari, si incontrano boschi di carpino nero, nelle aree marnoso-arenacee sono diffusi invece boschi di rovella e cerro, più in alto sono presenti distese di faggi. Lungo le pareti delle gole rupestri la flora diventa di tipo mediterraneo, si trovano allora lecci, robbie selvatiche, corbezzoli, asparagi e altre specie meno conosciute. Anche i pascoli abbondano di varietà floristiche rare e di elevato valore. Dal punto di vista faunistico, l'esemplare più importante è l'aquila reale, seguono il falco pellegrino, il lupo, l'astore e il lanario. Le gole sono invece popolate da numerose specie di chirotteri, e i laghetti delle grotte da un raro e piccolissimo crostaceo. Nel comprensorio del parco, in epoca romana e medioevale, si sono sviluppati numerosi insediamenti, e le vestigia di castelli, torri, monasteri e abbazie, sono ancora presenti. Tra le più rilevanti si ricordano: l'ampio centro storico di Serra San Quirico, l'abbazia di San Vittore delle Chiuse, quella di Valcastro e quella di Sant'Elena, i castelli di Genga, Pierosara, Castelletta e Avacelli, il santuario di Frasassi. I luoghi naturali degni di nota sono il Foro degli Occhialoni, la Valle Scappuccia, il Lago Fossi e le già citate Grotte di Frasassi.

Le Grotte di Frasassi

Una sistematica ricerca di speleologi e geologi nella zona di Frasassi ha avuto inizio nel 1948, grazie all'attività del Gruppo Speleologico marchigiano di Ancona. In passato, a cavallo tra le due guerre, erano avvenute alcune esplorazioni e ricerche, ma si trattò di episodi sporadici. Le Grotte di Frasassi sono tra i più importanti esempi di complessi carsici di tutta Italia. L'origine delle prime sale risale ad 1.400.000 anni fa. è stata l'azione del torrente Sentino e di numerosi altri corsi d'acqua, che ha creato un carsismo sotterraneo, con condotte verticali ed orizzontali, e sale di ogni dimensione. Lo spettacolo all'interno delle Grotte è stupefacente: piccoli laghi racchiusi da arabeschi di cristallo, stalattiti, stalagmiti simili a colonne maestose, sottili trasparenze d'alabastro. L'ingresso della Grotta del Fiume fu scoperto il 28 giugno 1948 dal Gruppo Speleologico di Ancona, successivamente, nel 1966, un componente del Gruppo Speleologico fabrianese, trovò all'interno della Grotta del Fiume un'ulteriore diramazione, della lunghezza di oltre un chilometro. La scoperta più straordinaria avvenne cinque anni dopo, nel 1971, allorché gli speleologi del CAI di Ancona giunsero nella Grotta del Vento. Dopo l'istituzione del "Consorzio Frasassi", nato per salvaguardare e valorizzare le Grotte e il territorio circostante, venne decisa la costruzione di una galleria artificiale di oltre 200 m, che conduceva all'ingresso della Grotta Grande del Vento. In seguito fu aperto un comodo percorso di circa 600 m, fu disposta una buona illuminazione, e il primo settembre 1974 le Grotte sono state aperte al pubblico. La prima sala che si incontra è denominata Abisso Ancona, ha dimensioni enormi (180 m di lunghezza, 120 m di larghezza e 200 m di altezza) e in essa si possono ammirare: il lago cristallizzato, il castello delle fatine, i giganti e il Niagara. Anche gli alvei successivi, la Sala 200 (così chiamata per la sua lunghezza), il Gran Canyon, la Sala dell'Orsa, la Sala dell'Infinito, e la Sala Finlandia, offrono spettacolari concrezioni.

Parco naturale regionale del Monte San Bartolo

Il Parco regionale del Monte San Bartolo, che segna l'inizio del sistema collinare che si estende fra la Romagna e le Marche, si affaccia, con una spettacolare falesia sul Mare Adriatico. Le sue massime quote sono rappresentate dal Monte Castellaro e dal Monte Brisighella (entrambi non superano i 200 m). Istituito nel 1997, ricopre circa 1.600 ettari di terra. Per quanto riguarda la vegetazione notevoli sono le fioriture di ginestre odorose, in primavera, e la falesia è ricoperta da una pianta chiamata cannuccia di Plinio. Nelle valli si incontrano formazioni boschive piuttosto novelle, mentre nell'interno si possono scorgere boschi di cerri. Nonostante il clima in questa zona sia ancora di tipo temperato, vi sono alcune varietà di piante appartenenti alla macchia mediterranea, come ad esempio l'alaterno, la fillirea e la smilace. Il pendio che dalla cresta della falesia giunge al mare, ospita ulivi, viti e alberi da frutta, che fanno da sfondo a case coloniche solo in parte abitate da contadini, molte infatti sono state trasformate in agriturismi. Anche la fauna del parco ricopre una certa importanza. In inverno, quando il disturbo delle attività ricreative e di pesca è minore, numerose sono le specie di uccelli marini che sorvolano il territorio, quali il gabbiano corallino, la gavina, il gabbiano tridattilo, il cormorano, lo svasso, lo smergo minore, la berta minore, la strolaga mezzana e l'edredone. Nella zona della falesia è invece possibile ammirare alcuni rapaci (albanelle, falchi di palude, poiane, falchi pecchiaioli, lodolai e meno frequentemente falchi pescatori), ma anche cicogne ed aironi. Il territorio risulta essere luogo di raccolta per la migrazione dell'avifauna e sito per lo svernamento di diverse specie di uccelli. Stupende sono le farfalle migratrici come ad esempio le Vanesse, che a tarda primavera giungono sulle coste marchigiane. La flora e la fauna presente sul litorale ciottoloso, caratteristico di quest'area e tra l'altro unico esempio lungo il Mare Adriatico, è piuttosto particolare. Dal punto di vista archeologico e storico, malgrado la sua piccola estensione, l'area protetta offre una notevole ricchezza di elementi. I ritrovamenti del Neolitico nella zona di Monte Castellaro, gli scavi archeologici di Colombarone sull'antica Via Flaminia, i resti di castelli a Fiorenzuola di Focara e Gabicce Monte, le tracce dei porti scomparsi di origine greca di S. Marina e Vallugola, lo straordinario sistema delle ville (le principali Villa Caprile, Villa Vittoria e Villa Imperiale) e dei giardini rinascimentali, rappresentano un'importante testimonianza. Molti sono i luoghi di fede nel comprensorio del parco, come ad esempio i piccoli ma suggestivi cimiteri campestri, il convento Girolamino di S. Bartolo, il convento di clausura delle Suore Servite e il santuario di Casteldimezzo.

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Parco naturale regionale di Sasso Simone e Simoncello

Il Parco (4.847 ettari) che ricopre l'estremità Nord-occidentale della regione, si estende tra le province di Pesaro e Urbino, al confine con Toscana e Umbria. è stato istituito per mezzo della Legge Regionale n. 15, il 28 aprile 1994 e ha l'intento di tutelare le specie animali e vegetali del territorio, di salvaguardare le singolarità geologiche e di preservare i siti archeologici, storici ed architettonici oltre alle attività agro-silvo-pastorali e tradizionali presenti. Dal punto di vista paesaggistico l'area è dominata dal Sasso Simone (1.204 m), dal Sasso Simoncello (1.220 m) e dal Monte Carpegna (1.415 m), che funge da spartiacque tra le due valli dei fiumi Foglia e Marecchia. Numerose sono le vette minori che circondano il territorio e i corsi d'acqua, tra i quali la più suggestiva è la sorgente del fiume Conca, che forma una stupenda cascata. La vegetazione del parco è molto varia. Sotto gli 800 m si trovano boschi di cerro, di carpino nero e bianco, di orniello e di acero, e nel sottobosco sono comuni alcuni arbusti quali il maggiociondolo, il corniolo, la sanguinella e il nocciolo. Sopra gli 800 m e talvolta fino ai 1.200 circa, si incontra invece la foresta mediterranea-montana, costituita da secolari frassini, faggi e aceri, e circondata dal sottobosco di baccari, fiordalisi montani, agrifogli, noccioli e gigli martagoni. Di solito sopra i 1.000 m si aprono distese di faggi, accompagnati da aceri ricci, agrifogli, maggiociondoli e felci. Sul Monte Carpegna è presente una vasta prateria di origine non proprio naturale: essa infatti è stata ottenuta dal taglio di faggi e abeti, e mantenuta dal pascolo del bestiame. Nei mesi caldi questi prati si riempiono di orchidee selvagge e gigli rossi. Anche la fauna è molto ricca. Nel comprensorio sono presenti lupi, cinghiali, caprioli, astori, volpi, tassi, donnole, faine, puzzole. Tra i mammiferi più piccoli, i più comuni sono: lo scoiattolo, il topo selvatico, il ghiro, la talpa, l'arvicola, il toporagno, il riccio, l'istrice e la lepre. Molte sono le specie di uccelli ammirabili nel Parco. Nei boschi si trovano principalmente capinere, fringuelli, scriccioli, merli, pettirossi, ghiandaie, cince, picchi; tra le conifere sono presenti colombacci, fioraccini, ciuffolotti e la cincia mora; negli ampi spazi invece, si vedono planare allodole, quaglie, averle, upupe e merli acquaioli. Tra i rapaci spiccano la poiana, il gheppio, l'albanella minore, lo sparviero, il falco pellegrino e quello pecchiaiolo, il lodolaio e talvolta persino il biancone e l'aquila reale. I rapaci notturni più comuni sono il gufo, la civetta, l'assiolo, il barbagianni e l'allocco. Esistono diverse leggende riguardanti i due Sassi, dai quali il Parco prende il nome. Sembra che Simone, derivi dal nome dei due torrenti che dai Sassi scendono a valle, oppure che si rifaccia all'antica presenza proprio su questo Sasso di un eremita così chiamato, o ancora che ricordi alcuni sacerdoti romani, i semoni, che adoravano le divinità su questa altura. A queste storie se ne aggiunge una che narra di un santo scalpellino di nome Simone, venuto dalla Dalmazia insieme a San Marino e a San Leo, e la credenza degli abitanti di questa zona secondo la quale Sasso Simone, più grande ed affascinante, sia stato creato da Dio, mentre Sasso Simoncello, dal diavolo. Il territorio del Parco è testimonianza delle vicende storiche legate all'antico Montefeltro. Numerose erano le fortificazioni, le torri, i castelli, le chiese e le pievi, che sorgevano in questa zona e che ancora oggi sono ammirabili, anche se non sempre nella loro integrità.

L'ECONOMIA

L'economia marchigiana è riuscita ad ottenere alla fine del XX secolo una struttura diversificata, nella quale industria, commercio e turismo svolgono oggi un ruolo preponderante. In passato le Marche sono state una regione prevalentemente agricola, ma una rilevante emigrazione ha determinato l'allontanamento progressivo dalle forme tradizionali di una società mezzadrile. La forza lavoro attuale impiegata nell'agricoltura è pari al 4%. Le condizioni del suolo, poco fertile, e la conformazione del territorio, fanno sì che la produttività sia inferiore a quella delle altre regioni. Ancora circa due terzi della superficie agraria è coltivata a frumento (per la maggior parte grano duro). Gli altri principali prodotti sono la barbabietola da zucchero, la frutta (in particolare le susine), gli ortaggi (soprattutto cavolfiore e finocchio) e il girasole. Anche la produzione di patate è molto elevata. La viticoltura offre prodotti di qualità, come i vini Verdicchio, rosso Piceno e Castelli di Iesi. Anche l'allevamento del bestiame ha subito un certo arretramento, notevole tuttavia è quello bovino, alla cui quantità si unisce il pregio della qualità (razza marchigiana). Il patrimonio bovino marchigiano è uno dei maggiori dell'Italia centro-meridionale. Di rilievo è anche l'allevamento dei suini, da cui provengono i rinomati salumi di Fabriano. Grande importanza per l'economia della zona costiera assume l'industria della pesca, che ha i suoi centri maggiori nei porti di Ancona, San Benedetto del Tronto, Grottammare, Porto San Giorgio, Fano, Portocivitanova, Pesaro e Senigallia. Tra le scarse risorse del sottosuolo vi sono la lignite e lo zolfo. Quest'ultimo alimenta l'industria chimica di Pesaro e Iesi. Il settore secondario vanta il 41% circa degli occupati. Le attività industriali maggiori sono rappresentate non solo da grandi stabilimenti come quello petrolchimico a Falconara Marittima, o dall'industria degli elettrodomestici di Fabriano e dai cantieri navali ad Ancona, ma anche dalle imprese manifatturiere di piccola e media dimensione, attive in comparti tradizionali. Le principali sono quelle della carta a Fabriano, degli strumenti musicali, soprattutto di fisarmoniche, a Castelfidardo, Camerano, Ancona, Numana, Osimo, Sirolo, delle calzature a Porto San Giorgio e delle ceramiche a Pesaro, Recanati, Urbino e Fabriano. Una notevole produzione artigianale è rappresentata anche dalla lavorazione dei cappelli di paglia a Massa Fermana, nell'Ascolano. A Chiaravalle sono situati impianti per la lavorazione del tabacco. Fano è sede di un importante zuccherificio. Il litorale è stato ben valorizzato dal turismo, che è la maggior risorsa del terziario, e sfrutta a suo favore la posizione intermedia tra le coste abruzzesi, meta di vacanze per i romani, e quelle romagnole, affollate dai milanesi e dagli stranieri. Tra i centri di richiamo turistico sono le spiagge di Gabicce, Falconara, Ancona, Pesaro, Fano, Senigallia, Numana, Civitanova Marche, Grottammare, San Benedetto del Tronto, Porto Sant'Elpidio, Porto Recanati e Porto San Giorgio, e le numerose stazioni termali della regione. La Santa Casa, santuario di Loreto, è meta di continuo pellegrinaggio e contribuisce ad alimentare il flusso turistico, composto da italiani e stranieri. Si riscontra anche una crescente valorizzazione di alcuni percorsi enogastronomici nella zona interna di Ancona, Macerata e Urbino. Ancora non adeguatamente stimate sono invece alcune città, ricche di interesse artistico e storico, ad eccezione di Urbino, sede della storica università.

CENNI STORICI

L'età preistorica

Le più antiche testimonianze della presenza umana nelle Marche risalgono all'Era interglaciale Mindel-Riss (300.000-200.000 anni fa) e tra il Paleolitico inferiore e medio (100.000 anni fa) dove tracce di comunità di cacciatori vengono confermate dai terrazzi fluviali marchigiani. Altre tracce nel Paleolitico medio (120.000-36.000 a.C.) e nel Paleolitico superiore (36.000-10.000 a.C.) provengono dal Monte Conero e da materiali raccolti nella Grotta della Ferrovia, allo sbocco della Gola della Rossa presso Fabriano e nella Grotta del Prete di Spineto, presso Frasassi. Per quanto riguarda il Mesolitico (10.000-6.000 a.C.) ci sono tracce di bivacchi a Pieve Torina, Maddalena di Muccia e Ripabianca di Monterado. Qui sono state ritrovate ceramiche e strumenti di ossidiana che confermano le nuove attività agricole e pastorali del villaggio. Nell'Età del Rame le attività economiche erano di tipo misto e la trasformazione in società di tipo pastorale avvenne durante la fase della cultura Appenninica dell'Età del Bronzo (1.500-1.000 a.C.). Tracce di ciò sono venute alla luce ad Attigio presso Fabriano, a Pianacci di Genga e nella stessa necropoli di Fonte Noce presso Recanati. Con l'Età del Ferro si entra lentamente nella storia, in particolare nel territorio piceno dove, dal IX al V sec. a.C. si era insediata la popolazione dei Piceni, il cui idioma ci è noto attraverso un'iscrizione rinvenuta a Novilara, nei dintorni di Pesaro. Nello stesso periodo si intensificano le relazioni e gli scambi commerciali con gli Etruschi e con i Greci.

L'età preromana

I rapporti culturali si spostarono dall'Appennino lungo la costa adriatica ed Ancona fu colonizzata e dominata dalla stirpe greca dei Dori. Nella parte settentrionale della regione ci fu l'invasione dei Galli senoni che si stabilirono nei dintorni dell'attuale Senigallia (la romana Sena Gallica) in un territorio tra il fiume Esino ed il Montone, in Romagna. Di conseguenza i Galli senoni erano a Nord, i Piceni a Sud-Est e gli Umbri a Sud-Ovest. L'epopea creata sui Piceni li vuole guidati da un uccello sacro, il picchio (picus) dal quale deriva il nome della stirpe. Il territorio piceno andava dall'entroterra fino al mare a cavallo tra le odierne Marche e l'Abruzzo e con un'appendice lungo la fascia costiera fino a Senigallia. Gli Umbri si erano insediati a ridosso della dorsale appenninica, in particolare nella vasta conca di Camerino, dove abitavano i Camerti umbri. Proprio questi intrattennero i primi rapporti con Roma e nel 310 a.C., con un patto di alleanza, godettero per alcuni secoli di larga autonomia ed indipendenza, favorendo lo sviluppo economico.

L'età romana

Nel 295 a.C. Romani, Piceni e Lucani prevalsero contro Umbri, Etruschi e Sanniti nella storica battaglia di Sentinum, nelle vicinanze dell'attuale Sassoferrato. Dopo la seconda metà del III sec. a.C. i Romani controllavano l'intera regione e a loro fianco apparivano i contigenti piceni ed umbri in tutte le battaglie, comprese le guerre puniche dove si distinsero le coorti dei Camerti e dei Piceni. Nel 207 a.C., dopo l'importante battaglia del Metauro, dove le truppe romane sconfissero quelle cartaginesi guidate da Asdrubale (fratello di Annibale), iniziò il processo di romanizzazione dei popoli abitanti le Marche. La divisione augustea si configurò con il Regio V (piceno) comprendente parte dell'Abruzzo e il Regio VI (flaminia) che andava dal Tevere fino all'Adriatico. I resti dell'epoca augustea sono numerosi: l'Arco di Augusto a Fano, le piscine epuratorie romane a Fermo, l'Arco di Traiano ad Ancona, la Porta Gemina ad Ascoli Piceno, la Galleria del Furlo sulla via Flaminia e le rovine delle città Urbs Salvia (Urbisaglia), Helvia Recina (Macerata) e Faleria. Dopo lo scompiglio provocato dalle orde barbariche (V sec.), nel 568 si giunse ad un nuovo assetto territoriale con i Longobardi dominatori del Piceno e la restante parte dominata dai Bizantini. Questi ultimi controllavano il loro territorio attraverso il ducato delle due pentapoli: la marittima (Rimini, Pesaro, Fano, Senigallia e Ancona) e l'annonaria (Urbino, Fossombrone, Jesi, Cagli e Gubbio) dipendenti dall'esarcato di Ravenna.

Il Medioevo

I Longobardi, creando il ducato di Spoleto, denominarono le province di confine "marche" dal tedesco "Mark" (zona di confine). Si delineò così la marca di Camerino e la marca di Fermo e più tardi la marca di Ancona. Il Cristianesimo penetrò nella regione attraverso il porto di Ancona e l'influenza bizantina continuò finché Pipino il Breve e Carlomagno diedero il dominio territoriale ai Papi. Ancona scacciò Federico I Barbarossa nel 1167 e Christian di Mainz nel 1173; nel 1155 Urbino passò da Barbarossa ai Montefeltro. Tra l'XI e il XII sec. sorsero numerosi feudi, assorbiti poi dai Comuni e in seguito dalle signorie già alla fine del XIII sec. In questo periodo si assiste alla creazione di castelli e di imponenti palazzi, gran parte dei quali sono tuttora esistenti. Le signorie dettero un forte impulso alle lettere e alla arti.

Dal Rinascimento al Risorgimento

Nei secc. XIII-XV molte famiglie accrebbero la loro influenza e cercarono di sottomettere gran parte della marca. I Malatesta governarono da Rimini a Pesaro e anche ad Ancona dal 1348 al 1355 mentre i Montefeltro dominarono ad Urbino dal XV sec. fino al 1508 quando Della Rovere prese il controllo e annesse Pesaro nel 1512. Alessandro Sforza, governatore della marca di Ancona, governò dal 1445 al 1500 e tenne uniti i territori di Pesaro e Ancona fino alla metà del XV sec. quando Ancona andò sotto la protezione del papato. A Camerino la Signoria dei Varano ebbe il controllo fino al 1540 eccetto per un anno, nel 1502, quando governò Cesare Borgia. Altre famiglie importanti furono quelle dei Chiavelli a Fabriano, gli Smeducci a San Severino, i Brancaleone a Piobbico e a Casteldurante (l'attuale Urbania). I due maggiori centri artistici e letterari furono Urbino e Camerino e al periodo rinascimentale risale la costruzione di palazzo ducale dei Montefeltro ad Urbino. Sotto il dominio papale ci fu limitata unità; infatti la marca di Ancona era suddivisa nello Stato di Urbino, i governi di Macerata, Ancona, Jesi, Fabriano, San Severino e Loreto, lo Stato di Ascoli, il governo di Matelica e lo Stato di Motalto. L'assenza di unità economica impediva la formazione di una capitale regionale. La breve fase dell'invasione napoleonica, verso la fine del Settecento, alterò radicalmente il sistema legale e le istituzioni della regione. Nell'amministrazione, i posti all'epoca ereditari divennero elettivi e i municipi andarono sotto un rigido controllo centralizzato. Sotto la Repubblica romana (1798-99) il dipartimento del Metauro unificò le aree di Urbino e Fano e gran parte di quella di Ancona; il dipartimento del Musone con in testa Macerata annesse Fabriano, San Severo Marche, Loreto, Matelica e Civitanova Marche; il dipartimento del Tronto con Fermo coprì Ascoli Piceno e Camerino, che passò al dipartimento del Musone nel 1808. Dopo il 1816 la Chiesa riprese il controllo e suddivise la regione in quattro delegazioni: Ancona, Macerata con Camerino, Urbino e Pesaro, Fermo e Ascoli Piceno. Nelle Marche, esattamente a Castelfidardo, si svolse una delle battaglie decisive del Risorgimento dove le truppe piemontesi, con a capo il generale Cialdini, sconfissero l'esercito pontificio nel 1860. Con l'Unità d'Italia si sancì il trasferimento di Gubbio e le aree circostanti alla vicina Umbria.

L'età contemporanea

L'economia regionale restò in prevalenza agricola, e nonostante entrarono in funzione le linee ferroviarie che da Ancona collegavano Rimini e Pescara, e Roma, la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento furono caratterizzati dal malcontento sociale e da una forte emigrazione: molti contadini marchigiani cercarono infatti fortuna all'estero, in particolare nelle Americhe. Nel 1915, durante la prima guerra mondiale, Ancona subì un violento bombardamento da parte della flotta austriaca. Negli anni successivi (1920-1921) aumentarono i disordini sociali e dal 1922, l'anno della marcia su Roma, tutta la regione passò sotto il controllo delle squadre fasciste (Mussolini venne nelle Marche in visita ufficiale nel 1926 e nel 1933). Nel 1940 l'Italia entrò di nuovo in guerra e nel 1943 la regione fu direttamente coinvolta nello scontro mondiale. La fine del conflitto e l'inizio della ricostruzione posero le basi per il grande sviluppo economico della regione: la diffusa mezzadria a carattere familiare lasciò il posto alle attività artigianali e industriali, alcune delle quali ancora a conduzione familiare, con forti specializzazioni locali (industria della carta, degli strumenti musicali, della ceramica, ecc). Le Marche furono designate come regione nel 1970.

IL PERCORSO ARTISTICO E CULTURALE

Le Marche sono un crogiuolo di arte, anche se il patrimonio dei beni culturali è ancora poco conosciuto e spesso nemmeno valorizzato. Eppure la ricchezza artistica della regione è fra le più complete d'Italia e rappresenta gran parte delle tipologie e degli stili storici, anche se la stragrande maggioranza dei capolavori non è opera di artisti indigeni. Le Marche infatti sono sempre state territorio di passaggio: celebri pittori, scultori e architetti hanno lasciato traccia della loro abilità in tutta la regione, ma non si può parlare né di un'arte né di un'architettura marchigiana.

Dalle origini al Medioevo

La regione offre qualche testimonianza del periodo Paleolitico (industria litica XX-XIX millennio a.C.) nella zona del Conero e dell'Età neolitica (capanne, VI millennio a.C.). Numerose sono invece le necropoli risalenti all'Età del Ferro, ricche di corredi trovati in tombe a inumazione (pratica svolta dai Piceni) e a cremazione (cultura protovilliana). Anche i resti d'epoca romana nelle Marche sono cospicui. Quando i Romani iniziarono il loro processo di colonizzazione, fondarono nuove città, innalzarono mura (resti sono presenti a Fano, Osimo e Ascoli Piceno), eressero archi onorari (famosi sono quelli di Ancona e Fano) e porte urbiche, costruirono cisterne, ponti e gallerie, allestirono teatri (noti quello di "Falerio", "Helvia Ricina" e "Pitinum" ad Ascoli Piceno) e anfiteatri (visitabili quelli di Ancona "Urbs Salvia", "Suasa"), pochi invece sono i resti di edifici sacri, poiché molti sono stati rimaneggiati (quelli meglio conservati sono ad Ascoli Piceno, inglobati nelle chiese di S. Gregorio e S. Venanzo). Notevoli sono le testimonianze scultoree, fra le quali i più importanti sono i bronzi di Cartoceto, le terrecotte di Civitalba e di Monterinaldo, i sarcofagi di Tolentino, Fermo e Osimo, i mosaici di Ancona, Matelica e Pesaro, rari invece sono gli affreschi.

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Il Medioevo

Dal punto di vista storico il primo Medioevo vide la presenza di Goti e Longobardi nella regione, ma esigue sono le testimonianze artistiche lasciate da questi gruppi (le più importanti sono la necropoli di Castel Trosino e il ciborio carolingio nella Pieve di San Leo, 882). Dal X sec. si consolida l'insediamento monastico, vengono ristrutturati precedenti centri benedettini e costruite numerose abbazie e monasteri dal Foglia al fiume Tronto, ciò determina una rinascita artistica ed economica. L'architettura romanica è la maggiormente rappresentata nella regione, gli influssi sono prevalentemente lombardi, anche se non mancano quelli provenienti dall'Oriente, da Ravenna e da altre regioni italiane. Pregevoli esempi in stile romanico sono la cattedrale di San Ciriaco e la basilica di Santa Maria della Piazza ad Ancona, il battistero e le chiese dei Santissimi Vincenzo e Anastasio e di S. Maria Intervineas ad Ascoli Piceno, la Pieve e il Duomo di San Leo. Tra le opere civili le più significative sono l'imponente Palazzo degli Anziani e la facciata di quello del Senato ad Ancona, il Palazzo del Podestà a Fabriano col caratteristico arcone ogivale, il Palazzetto longobardo (XIII sec.) e la fontana ad Ascoli. L'architettura militare, che ebbe una certa rilevanza in quest'epoca così turbolenta, è caratterizzata da innumerevoli torri isolate di avvistamento, da rocche (Porto San Giorgio, Priora a Falconara Marittima, Albornoz a Sassoferrato, dei Da Varano a Sfercia di Camerino) e da castelli agricoli (grancie), un esempio è quello della Rancia a Tolentino. In pittura sono notevoli le influenze giottesche (XIV sec.) visibili nei cicli di S. Nicola a Tolentino e nella chiesa di S. Marco a Jesi, oltre che nei reperti sparsi da Allegretto Nuzi e dal Maestro di Offida. Il gotico cortese (XIV-XV sec.) si distingue per l'opera di Gentile da Fabriano (purtroppo dispersa fuori regione) e per il fermento delle scuole di Camerino, Fabriano e di San Severino Marche. Il ciclo tardo-gotico marchigiano si conclude, nel '400 avanzato, con i lavori di Carlo Crivelli e dei Vivarini. In campo scultoreo alcuni maestri veneto-dalmati, attivi nella regione in questo periodo, lasciano, in particolare modo ad Ancona, capolavori unici di ricamo marmoreo, come le chiese di S. Agostino e di S. Francesco delle Scale, e la Loggia dei Mercanti, esemplari di una raffinata sensibilità scultorea.

Il Rinascimento

Il periodo umanista inaugura per le Marche una stagione felice, legata al consolidarsi di insigni signorie: i Montefeltro a Urbino, i Malatesta a Fano, gli Sforza a Pesaro, i Da Varano a Camerino, i Della Rovere a Senigallia. A Urbino Federico da Montefeltro diventa l'emblema del "principe rinascimentale" (figura poliedrica di guerriero mercenario e colto umanista). Egli per far costruire il Palazzo ducale di Urbino, chiamò a palazzo i migliori artisti e architetti italiani del '400: Luciano Laurana, Paolo Uccello, Piero della Francesca, Francesco di Giorgio Martini. Quest'ultimo collaborò con la corte anche dopo la morte di Federico: fu il principale consulente del piano di riorganizzazione militare del ducato e si occupò di numerose fortificazioni, vere e proprie opere d'arte, seppur atte a fronteggiare l'incalzante pericolo dettato dalle nuove armi (gli esempi più rilevanti sono le rocche di Sassocorvaro, Cagli, Fossombrone, San Leo e Mondavio). L'opera civile del Martini lasciò altri capolavori nel Palazzo della Signoria a Jesi e del Governo ad Ancona; quella militare venne significativamente continuata dall'allievo Baccio Pontelli, autore di pregevoli edifici fortificati (rocche di Acquaviva Picena, Offida, Senigallia, Jesi e Osimo, entrambe abbattute), civili (Palazzo ducale a Camerino) e religiosi (convento di S. Maria delle Grazie a Senigallia). L'altro fulcro attivo del periodo rinascimentale fu Loreto, dove per la costruzione del santuario convogliarono numerosi artisti quali Benedetto da Maiano, Giuliano da Sangallo, Sansovino, Giovanni Cristoforo Romano, Luca Signorelli e Lorenzo Lotto. In campo pittorico tra il Quattrocento e il Cinquecento si colloca l'esperienza di alcuni noti pittori: Crivelli, Tiziano, Bronzino e il già citato Lotto.

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