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Gli
altri eventi preparatori
IL
DOCUMENTO DI CONCLUSIONE DELLA CONFERENZA DI ANCONA
Dichiarazione
della Conferenza di Ancona
Governi
sub-nazionali, partenariati territoriali
e
politica di prossimità
Unione
Europea-Balcani-Mediterraneo
Ancona,
18 ottobre 2003
La
decisione di allargare l’Unione europea da 15 a 25 Paesi
membri (dicembre 2002), oltre che quantitativamente rilevante
(uno spazio di 450 milioni di abitanti e 11 trilioni di euro
di Pil), è qualitativamente diversa da quelle precedenti.
Tale decisione indica l’accresciuta volontà dell’Unione
di investire il potere di cui dispone nella creazione di una
vasta zona di pace e di stabilità ed evidenzia una
flessibilità nuova riguardo i suoi criteri generali.
Come
segnala la Commissione: “L’accesso di nuovi stati-membri
rafforzerà l’interesse dell’Unione nel migliorare i
rapporti con i nuovi vicini. Per tutto il prossimo decennio e
anche più oltre, la capacità dell’Unione di fornire
sicurezza, stabilità e sviluppo sostenibile ai suoi cittadini
non sarà più distinguibile dalla collaborazione stretta con
i suoi vicini”. Lo sforzo deve essere quello di proporre un
più alto grado di inclusione e andare nella direzione di
rendere largamente indistinta la differenza con il binario
dell’integrazione.
La
costruzione e l’articolazione della politica di prossimità
collocano, in termini nuovi, l’azione di cooperazione
internazionale dell’UE. Il tradizionale paradigma della
cooperazione allo sviluppo, concepito come l’azione esterna
che contribuisce alla riduzione della povertà e allo sviluppo
endogeno dei paesi cooperanti, deve essere mutuato dall’imperativo
di costruire uno spazio comune – di sicurezza, di stabilità
e di sviluppo sostenibile - fra paesi dell’UE e paesi
partner, nel quale è difficile e meno significativo adoperare
una distinzione netta fra azione esterna e interna.
L’approccio
vettoriale tipico della cooperazione allo sviluppo
tradizionale deve essere così sostituito da un approccio
circolare, fondato sull’intensità degli scambi materiali e
immateriali, la reciprocità degli interessi e degli obiettivi
e il co-sviluppo.
Un
mutamento di questa portata nell’azione di cooperazione dell’Unione
europea richiede, così come è stato indicato dalla
Commissione, una profonda revisione degli strumenti esterni e
interni, e un livello molto più alto di armonizzazione e
coordinamento fra di essi. E implica anche il concorso e la
partecipazione attiva dei vari livelli istituzionali, in
particolare dei governi sub-nazionali, e degli attori della
società civile.
Due
modalità della cooperazione europea manifestano una speciale
vocazione per la politica di prossimità: la cooperazione
decentrata e la cooperazione transfrontaliera. Ne discende
però l’esigenza di unificare queste esperienze in un nuovo
concetto, quello dei partenariati territoriali, inteso come l’insieme
dei rapporti fra comunità locali che costruiscono uno spazio
comune, il cui perno di coordinamento sono i governi
sub-nazionali.
I
partenariati territoriali non sono una forma di cooperazione
governo-governo ad un livello istituzionale più basso e le
autonomie locali non sono piccoli ministeri degli esteri, ma
sono una modalità di cooperazione dal basso, più strutturata
e sistemica che la cooperazione non-governativa e la
cooperazione orizzontale fra enti omologhi. I partenariati
territoriali sono ancora in una fase di costruzione e
richiedono di essere riempiti di contenuti e di strumenti
operativi. La sua enunciazione non è che un primo, ma
importante passo per diventare impegno e realtà concreta.
Il
ruolo dei governi sub-nazionali nella formulazione e nell’esecuzione
delle politiche dell’Unione Europea appare fondamentalmente
squilibrato fra il suo versante interno ed esterno. Mentre all’interno
dell’UE le regioni e gli enti locali partecipano attivamente
alle diverse fasi di elaborazione e attuazione delle politiche
comunitarie di integrazione, contribuendo in questo modo a
realizzare una forma compiuta di sussidiarietà verticale e
orizzontale, sull’azione esterna dell’Unione la
partecipazione delle autonomie locali è estremamente ridotta
e poco significativa.
E’
dunque molto importante che la Commissione abbia delineato l’armonizzazione
dei diversi strumenti della politica di prossimità. Ciò
lascia intravedere una maggiore integrazione tra politica
estera e interna dell’Unione e l’apertura ad un ruolo più
attivo dei governi sub-nazionali e degli attori del
territorio.
Nel
quadro degli obiettivi indicati dalla Commissione la
Conferenza Internazionale di Ancona su “Partenariato
interregionale nella politica di prossimità: il Mediterraneo
ed i Balcani”, dopo due giorni di dibattito, intende
avanzare alcune proposte relative ai partenariati territoriali
che assumono una grande rilevanza per la politica degli Stati
membri dell’UE, ove restano ancora da fare passi in avanti
al fine di un maggiore coordinamento tra le sempre più
numerose azioni di cooperazione delle regioni e la politica
estera dei governi nazionali verso i paesi di prossimità,
così come tra le diverse normative e strutture gestionali
della cooperazione allo sviluppo.
DICHIARAZIONE
DI ANCONA
- Riconoscimento
politico del concetto dei partenariati territoriali, quali
forme fondamentali della politica di prossimità, e quindi
del ruolo dei governi sub-nazionali e degli attori del
territorio nella definizione e attuazione della politica
di prossimità, esplicitandolo in modo chiaro nei
documenti di policy e nei relativi strumenti e programmi.
In particolare, i governi sub-nazionali accolgono con
favore la proposta della Commissione di istituire uno
strumento di prossimità e sono interessati a collaborare
alla sua definizione operativa.
- I
governi sub-nazionali dovrebbero partecipare all’elaborazione
dei programmi Paese in modo da poter coordinare le azioni
di cooperazione dei partenariati territoriali con le
politiche dei governi nazionali e rendere concretamente
efficaci i programmi di prossimità. Ad esempio, il
Segretariato dell’Adriatico potrebbe costituire lo
strumento per favorire il confronto e il coordinamento
delle politiche e degli strumenti comunitari, bilaterali e
multilaterali, offrendo una sede certa e continua di
relazione e contatto ai diversi soggetti dell’area.
- I
governi sub-nazionali dovrebbero svolgere un importante
ruolo nella programmazione delle azioni di cooperazione
realizzate attraverso i partenariati territoriali, e
potrebbero partecipare alle negoziazioni dei programmi
nazionali con i governi centrali dei paesi vicini,
proponendo e verificando la possibilità di integrare le
azioni dei partenariati territoriali con le politiche per
lo sviluppo e l’integrazione. A tal fine le Regioni
nelle loro varie realtà nazionali si impegnano a
potenziare, ove ciò si rendesse necessario per la
riuscita delle azioni di partenariato, le strutture
organizzative già esistenti al fine di garantire un reale
coordinamento tra le amministrazioni implicate a vario
titolo nei partenariati di prossimità.
- I
governi sub-nazionali si impegnano a coinvolgere i vari
attori della società civile nella diffusione e crescita
dei partenariati territoriali, secondo il principio della
sussidiarietà orizzontale.
- I
governi sub-nazionali dovrebbero disporre di un’informazione
aggiornata e puntuale nelle aree di intervento, da parte
delle delegazioni dell’UE, allo scopo di modulare le
loro attività di cooperazione (numero e tipo di
iniziative in atto in uno stesso territorio).
- Va
inoltre considerata la necessità di coordinare o
complementare i programmi di prossimità con i programmi
di cooperazione orizzontali della Commissione europea già
esistenti, come nel caso della linea relativa alla
cooperazione con i paesi terzi sulle migrazioni, della
linea relativa alla cooperazione decentrata, e delle
diverse linee riguardanti la democrazia, i diritti umani,
e relative in generale alla cooperazione tra i soggetti
delle società civili.
- In
questo quadro debbono essere inserite le proposte a
livello tematico (sviluppo economico locale, reti
infrastrutturali, governance democratica, flussi
migratori, legalità e sicurezza cittadina, sviluppo
sostenibile) emerse da questa Conferenza di Ancona.
- Si
accoglie con favore la proposta della Commissione di
avviare nel 2004-2006 dei programmi di prossimità, di
operare per migliorare il coordinamento tra i vari
strumenti di cooperazione con gli Stati confinanti e l’indicazione
preliminare di uno stanziamento di 955 Meuro. Si propone,
tuttavia, di accelerare questo percorso e aumentare
significativamente gli importi provenienti da CARDS e
MEDA.
- Per
quanto riguarda la proposta di istituire a partire dal
2007 un nuovo strumento finanziario di prossimità, si
rileva la necessità di bilanciare la distribuzione
geografica degli aiuti comunitari. In particolare, si
auspica un forte incremento degli impegni finanziari
europei verso i partner del Mediterraneo e dei Balcani, in
modo da ridurre lo squilibrio rispetto ai nuovi paesi di
adesione ed evitare la creazione di nuove divisioni ai
confini dell’Unione. Si propone inoltre di rafforzare il
ruolo nella politica di prossimità della cooperazione
transnazionale delle Regioni, superando le attuali
limitazioni geografiche e puntando a sostenere i
partenariati territoriali già formatisi spontaneamente.
- Si
raccomanda alla Commissione europea di proseguire in
maniera più decisa sulla strada di una semplificazione
delle procedure che, nell'ottica di una vera sussidiarietà
e in linea con il principio del partenariato, produca una
precisa differenziazione dei ruoli tra la Commissione
(determinazione dei principi generali e supporto tecnico
per attuarli) e gli Stati membri nelle loro diverse
articolazioni (programmazione e gestione dei fondi).
- Sulla
base dei risultati della fase iniziale di FEMIP, si
sostiene la proposta della Presidenza italiana di
trasformare il FEMIP in affiliata della BEI dedicata ai
Paesi del Bacino Mediterraneo, e in prospettiva si ritiene
necessaria l’istituzione della Banca per il
Mediterraneo, in modo da rilanciare con forza il
partenariato Euromediterraneo.
IL
DOCUMENTO DI CONCLUSIONE DELLA CONFERENZA DI BARI
“Partenariato
interregionale e politiche migratorie”
Bari,
23 e 24 ottobre 2003
DICHIARAZIONE
FINALE
I
partecipanti alla Conferenza di Bari “Partenariato
interregionale e politiche migratorie”, rappresentanti di
autorità e amministrazioni locali, regionali e nazionali,
organizzazioni europee e non governative :
·
Ringraziano
vivamente la Regione Puglia per l’organizzazione della
Conferenza ed esprimono, in particolare, la loro gratitudine
alle autorità regionali per la calorosa accoglienza che è
stata loro riservata;
·
Avendo
confrontato le proprie rispettive esperienze ed idee e
proposto soluzioni, per una migliore gestione dei fenomeni
migratori e per la promozione del partenariato interregionale,
anche con riferimento ai risultati della Conferenza di Ancona
“Partenariato Interregionale e Programmi di Priorità nel
Mediterraneo e Balcani” [1];
·
Prendendo
atto delle risultanze dei lavori delle tre Commissioni,
istituite in seno alla Conferenza[2];
·
Rilevato
come le politiche europee per l’immigrazione si siano
sostanzialmente tradotte finora in misure di “contrasto”
più che in azioni di coordinamento per la gestione ed
integrazione dei flussi migratori;
·
Rilevato,
inoltre, come l’approccio integrato introdotto dal Consiglio
Europeo di Tampere resti ancora, largamente, da attuare;
·
Considerato
che la concezione dello spazio di prossimità prospettata dai
documenti diramati dalla Commissione Europea “Wider Europe”,
quale spazio favorevole alla progressiva liberalizzazione
della circolazione delle persone, è essenziale ai fini dello
sviluppo comune;
Propongono
alla Presidenza Italiana dell’Unione Europea e alle
Delegazioni partecipanti alla Conferenza preparatoria di
Palermo, quale contributo alla Conferenza Euromediterranea[3]
di Napoli, le seguenti raccomandazioni:
·
Affrontare
le tematiche riguardanti i fenomeni migratori in un’ottica
di difesa dei valori della solidarietà, dei diritti umani,
dello sviluppo partecipato e della sicurezza.
·
Promuovere
la creazione di un grande spazio euromediterraneo (allargato
ai Paesi del Vicino e Medio Oriente e dei Balcani), quale
spazio di pace, di diritti, di sicurezza e di prosperità, nel
quale assicurare relazioni economiche e finanziarie più forti
ed equilibrate.
·
Rafforzare
la collaborazione tra i diversi livelli istituzionali,
accrescendo il ruolo dei governi sub-nazionali e delle
autonomie locali nella promozione e gestione delle politiche
di integrazione sociale degli immigrati.
·
Promuovere
l’inclusione nella legislazione dell’Unione di norme
comuni per il riconoscimento dei diritti politici e di
cittadinanza degli immigrati;
·
Promuovere
lo sviluppo dei partenariati locali, quale strumento di
integrazione e di regolazione dei flussi, considerando i
circuiti migratori come fattore di connessione e
valorizzazione dei processi di sviluppo locale, anche
valorizzando il ruolo dei migranti e delle loro associazioni;
·
Promuovere
un’iniziativa rivolta ad assicurare maggiori disponibilità
finanziarie al Bilancio dell’Unione da finalizzare alle
politiche di integrazione dei flussi migratori, per lo
sviluppo dello spazio euromediterraneo;
·
Favorire
il rafforzamento infrastrutturale dello spazio
euromediterraneo riservando ad esso adeguate risorse, con
particolare riguardo all’estensione delle grandi reti
materiali ed immateriali di comunicazione e collegamento e
alla costituzione della “Banca Euromediterranea”.
Auspicano
·
L’inclusione
nel progetto di Costituzione Europea di un più ampio
riconoscimento dei diritti degli immigrati;
Chiedono
·
La
previsione di
specifici programmi dedicati alle politiche regionali di
partenariato volte a promuovere l’inclusione sociale e
culturale e la regolazione delle migrazioni in un quadro di
co-sviluppo delle aree di provenienza e di destinazione, anche
attraverso la costituzione di un osservatorio europeo sui
flussi migratori;
·
L’inserimento
dell’obiettivo di valorizzazione delle migrazioni nel quadro
degli strumenti di prossimità e coesione dell’Unione
Europea;
·
L’introduzione
di adattamenti normativi e/o procedurali che favoriscano la
mobilità secondo le forme concertate nell’ambito dei
partenariati interregionali e/o trasfrontalieri;
·
La
costituzione di specifici strumenti finanziari da parte delle
istituzioni europee e degli stati membri per rafforzare le
ricadute in termini di sviluppo locale delle rimesse dei
migranti;
Si
impegnano
·
A
dare continuità al dialogo partenariale e alla collaborazione
interistituzionale avviati con la presente conferenza sui temi
dell’immigrazione, anche allo scopo di favorire l’adesione
alle tematiche e alle proposte formulate;
·
Ad
adottare metodologie di programmazione che evitino gli effetti
di depauperamento del capitale umano nelle aree di
provenienza, nella logica dello sviluppo integrato dello
spazio Mediterraneo.
Danno
mandato
·
Al
Presidente della Regione Puglia di trasmettere la presente “Dichiarazione
di Bari”[4]
alla conferenza di Palermo e al Presidente dell’Unione
Europea e di promuoverne la più ampia diffusione presso le
istituzioni internazionali, europee e nazionali.
Bari,
24 ottobre 2003
IL
DOCUMENTO DI CONCLUSIONE DELLA CONFERENZA DI PALERMO
Patrimonio
culturale e partenariato interregionale Euromediterraneo
Conferenza
promossa dalla Regione Siciliana per il rafforzamento del
dialogo attraverso ricerca, formazione e sviluppo locale
Palermo,
Palazzo dei Normanni
14-16 novembre 2003
Dichiarazione
di Palermo
Più
di 130 partecipanti provenienti da paesi Europei,
Mediterranei e Balcanici si sono incontrati a Palermo per
confrontare idee ed analisi sul tema patrimonio culturale nell’ambito
delle relazioni euro-mediterranee. A conclusione dei 4 gruppi
di lavoro, i partecipanti concordano con la seguente
dichiarazione:
La
Regione euro-mediterranea è caratterizzata da un
eccezionale patrimonio storico, culturale e ambientale che
rappresenta un potenziale elemento unificante di comprensione
reciproca nei rapporti di partenariato.
Ristabilendo
il legame tra le differenti identità culturali, indebolito
nel tempo, si contribuisce ad un processo di pace che attiva
condizioni di sviluppo basate sul “fare insieme”, sulla
progettazione condivisa e sul confronto scientifico.
E’
perciò necessario proporre soluzioni innovative, che tengano
conto della nuova geo-politica della Regione, per rafforzare
il ruolo delle istituzioni locali nella gestione comune del
patrimonio e per conservare, valorizzare e fruire
correttamente i molteplici “paesaggi culturali” che
tracciano legami indissolubili tra il patrimonio e il
territorio.
Questa
dichiarazione vuole attirare l’attenzione delle Istituzioni
Europee sulla necessità di rafforzare la dimensione culturale
nei programmi comunitari regionali ed interregionali. In
particolare, i partecipanti constatano che la Regione
Mediterranea è oggi al centro di cambiamenti strategici
radicali, che interessano da un lato l’Europa e i suoi
partner del Sud, dall’altro la stessa Unione con l’allargamento
a Sud ed Est e che l’attuale contesto geopolitico è oggi
favorevole ad una riorganizzazione dei rapporti tra le parti
su basi maggiormente simmetriche.
Su
queste basi ed arricchiti dalle precedenti esperienze di
cooperazione tra Regioni, Enti Locali, Città, Università,
Istituti di Ricerca pubblici e privati, fondazioni, imprese e
società civile, i partecipanti affermano la loro volontà di
consolidare e sviluppare su basi nuove il Partenariato
Euromediterraneo con iniziative di partenariato interregionale
e territoriale, a completamento delle attuali relazioni
bilaterali e mutibilaterali.
In
questo contesto, il partenariato nel settore del patrimonio
culturale occupa un ruolo privilegiato, ma non
sufficientemente utilizzato, per facilitare la conoscenza
della storia comune ed attraverso questa, facilitare il
dialogo e la reciproca comprensione. E’ quindi necessario
che il settore del patrimonio culturale sia considerato come
una delle priorità del nuovo Strumento di Prossimità parte
integrante della strategia della “Europa allargata”.
Per
raggiungere questo obiettivo di priorità é importante che i
partecipanti si possano incontrare in forma regolare per
elaborare e sviluppare in forma di collaborazione partenariale
e di pariteticità di autorità e responsabilità nuovi
programmi corrispondenti a bisogni congiuntamente identificati
dai parners come prioritari.
La
dichiarazione di Palermo vuole avviare un ciclo virtuoso di
attività che permetta il raggiungimento dei seguenti
obiettivi:
1. Sviluppare
politiche e modelli di programmazione integrata che
rafforzino il ruolo delle istituzioni locali nella gestione
del territorio. Questo anche attraverso la promozione delle
relazioni tra gli attori pubblici e privati;
2. Proporre
un nuovo concetto di gestione dei paesaggi culturali che
coniughi la conservazione del patrimonio tangibile ed
intangibile e lo sviluppo locale;
3. Condividere
le esistenti conoscenze e le “buone pratiche” relative
alla prevenzione tramite lo sviluppo di sistemi gestionali
innovativi e di nuovi progetti di partenariato con l’obiettivo
di stabilire una forte integrazione tra servizi
culturali e turistici di qualità;
4. Sviluppare
la gestione e la promozione del patrimonio culturale
sfruttando le opportunità offerte dalla Società dell’Informazione
e dalla rete (web-based culture) al fine di promuovere
un turismo di qualità, la diffusione della ricerca e dell’offerta
formativa;
5. Integrare
l’approccio centrato sul restauro con una nuova strategia
basata sulla prevenzione e manutenzione programmata e
sviluppare modelli di gestione delle emergenze causate da
calamità naturali e non in termini di: piani specifici di
protezione e di trasporto provvisorio, campagne di mitigazione
del rischio, interventi di restauro ad alto valore simbolico;
6. Contribuire
con azioni formative mirate a rafforzare le competenze
di tutti gli attori coinvolti nel ciclo della conservazione
programmata con riferimento ai compiti del restauratore e del
manutentore;
7. Promuovere
percorsi formativi a livello secondario e universitario sui
temi della storia comune e degli studi classici. Tali percorsi
prevederanno anche programmi di mobilità e di scambio per
esperti e studenti e lo sviluppo di libri di testo basati su
metodologie condivise;
8. Identificare
strategie di informazione e comunicazione diretta al grande
pubblico per la più ampia conoscenza del patrimonio. Tutto
ciò anche grazie all’organizzazione di visite nella
Regione in occasione di grandi eventi culturali da sviluppare;
I
Partecipanti ravvisano la necessità di costituire un Gruppo
di Contatto nel settore del Patrimonio Culturale formato dalle
Istituzioni nazionali responsabili, dalle Regioni e dalle
autorità territoriali locali al fine di identificare e
promuovere programmi di partenariato nel contesto
Euromediterraneo e nel Programma di Prossimità.
La
Regione Siciliana per il tramite del suo Centro Regionale del
Restauro, propone di assicurarne il seguito e di trasmettere
la Dichiarazione di Palermo alle Istituzioni Europee per
attivare i prossimi incontri tematici.
Le
raccomandazioni dei 4 gruppi di lavoro relativi a: Ricerca,
Formazione, Conoscenza ed Educazione, Patrimonio Culturale e
sviluppo locale, sono parte integrante della Dichiarazione di
Palermo.
IL
DOCUMENTO DI CONCLUSIONE DELLA CONFERENZA DI PERUGIA
CONFERENZA
EUROMEDITERRANEA
LE
RELAZIONI E LA COOPERAZIONE TRA LE ISTITUZIONI LOCALI DELL’AREA
EUROMEDITERRANEA COME FATTORE DI STABILIZZAZIONE NEL PROCESSO
DI PACE
Noi,
sindaci e rappresentanti delle regioni e delle autonomie
locali dell’area Euromediterranea, membri di Parlamenti,
rappresentanti di Governi nazionali, Università e
Organizzazioni non governative, ci siamo incontrati il 18 e 19
novembre 2003 a Perugia, in Italia, per discutere della
cooperazione tra istituzioni locali dell’area
Euromediterranea, e del loro ruolo nel processo di pace.
Desideriamo
esprimere i nostri più vivi ringraziamenti e apprezzamenti
alla Regione Umbria per l’ospitalità e l’ organizzazione
di questo appuntamento così importante.
Esprimiamo
inoltre il nostro cordoglio al popolo italiano in questa
giornata di lutto nazionale, per le vittime di Nassiriya.
Abbiamo
affrontato la questione delle relazioni tra le istituzioni
locali nell’area e il loro ruolo nella costruzione della
pace, della sicurezza e della benessere all’interno delle
nostre comunità attraverso la collaborazione diretta tra i
popoli e le città.
Abbiamo
discusso inoltre della preoccupante situazione in Medio
Oriente ed abbiamo maturato e convenuto quanto segue:
1)
I
sindaci, le istituzioni locali e i popoli di Israele e
Palestina hanno sofferto e continuano a soffrire a causa della
spirale di violenza e del mancato rispetto dei diritti umani .
2)
I
sindaci della Palestina e di Israele hanno la determinazione e
le capacità di promuovere attivamente la pace, la sicurezza e
il benessere nella regione.
3)
I
sindaci di Israele e Palestina sono stati impegnati per più
di un anno in incontri e discussioni ospitate dal sindaco de L’
Aia e dall’Associazione
delle municipalità olandesi (VNG), dal sindaco di Atene e
dalla Unione Centrale delle Autorità locali della Grecia e
dal sindaco di Roma, occasioni durante le quali hanno
raggiunto intese comuni.
4)
Le
regioni e le autonomie locali sono le istituzioni più vicine
ai cittadini e quindi le più consapevoli delle loro
preoccupazioni e dei
loro bisogni .
5)
I
partecipanti alla Conferenza sono seriamente preoccupati per
la perdita di vite umane, delle proprietà ed opportunità
economiche, causata dalla spirale della violenza.
6)
Siamo
convinti che il solo modo di fermare la spirale della violenza
sia quello di mettere fine all’occupazione e agli attentati
contro la popolazione civile, e istituire, attraverso i
negoziati, uno Stato Palestinese che, in buona vicinanza con
lo Stato d’Israele, garantisca sicurezza, indipendenza,
libertà e rispetto
dei diritti umani per entrambi.
7)
Crediamo
che i sindaci e i membri delle autorità locali di Israele e
della Palestina debbano premere sui propri governi nazionali,
affinché mettano fine ad ogni azione unilaterale che possa
impedire il processo di pace.
8)
Riconosciamo
che, nonostante gli sforzi, le relazioni e la cooperazione tra
i sindaci israeliani e palestinesi, queste relazioni sono
insufficienti e poco efficaci a causa dell’assenza di un
contesto politico favorevole.
9)
Per
questo, i sindaci della Palestina e di Israele fanno appello
ai sindaci della regione Euromediterranea e del resto del
mondo, all’Unione Europea, così come alle associazioni
nazionali e mondiali dei poteri locali, affinché sostengano e
promuovano questi rapporti.
10)
I
presenti sostengono la Carta sull’ Institutional Building
nell’area Euromediterranea
11)
Gli
enti locali della Palestina e di Israele, attraverso le loro
associazioni nazionali
(APLA
e ULAI) elaboreranno un programma di cooperazione da
presentare agli enti locali della regione Euromediterranea,
all’ Unione Europea e ai Governi Nazionali, al fine di
ottenere il loro sostegno.
Carta
Institutional Building
Molteplici
esperienze hanno evidenziato come lo sviluppo dei sistemi
istituzionali locali e regionali e l’intensificazione delle
relazioni tra di essi, rappresentino un rilevante patrimonio
ed un fattore di stabilità negli stessi rapporti tra Stati.
La
definizione di programmi atti a favorire lo sviluppo della
rete istituzionale locale nell’area Euromediterranea,
può costituire un importante contributo culturale,
economico e sociale, anche al fine della ripresa di un
percorso di pace in un area teatro di una sanguinosa spirale
di violenza.
La
prima bozza di proposta per un programma di Institutional
Building nasce dalla riflessione di un Comitato tecnico e
scientifico[5]che
si compone di personalità del mondo universitario, delle
organizzazioni non governative e della società civile,
provenienti dai Paesi Euromediterranei.
L’elaborazione
definitiva della Carta sarà prodotta, sulla base della
presente traccia predisposta dal Comitato in questi ultimi
mesi, dall’apposito gruppo di lavoro nel corso della
sessione tecnica del 18 novembre a cui prenderanno parte,
oltre ai membri del Comitato, i rappresentanti dei singoli
Paesi coinvolti.
- Preambolo
La
presente proposta riconosce quali presupposti della Carta di
Institutional Building i seguenti punti:
a)
Le
relazioni tra istituzioni locali contribuiscono alla creazione
di condizioni di pace e di sicurezza;
b)
La
rete tra istituzioni locali, in quanto forma di dialogo più
diretto tra popoli, facilita le relazioni tra gli Stati;
c)
La
cooperazione favorisce e consolida i rapporti tra comunità
locali, contribuendo ad attenuare le condizioni di disagio
sociale ed i ritardi di sviluppo;
d)
Gli
interventi di Institutional Building concorrono a rendere
effettivo quel sistema politico istituzionale democratico da
considerarsi determinante per il percorso di pace in Medio
Oriente.
e)
La
garanzia di uguali diritti e di pari opportunità per tutti i
cittadini e le cittadine senza distinzioni di sesso, etnia e
religione, è indispensabile alla crescita e al buon
funzionamento sia delle istituzioni democratiche locali che
della cooperazione Euromediterranea.
- I
destinatari
I
destinatari principali della Carta sono le Unità di Governo
Locale dei Paesi mediterranei, compresi Comuni, Consigli di
Villaggio e Borghi.
- Gli
obbiettivi
L’obiettivo
generale è il miglioramento delle condizioni di vita della
popolazione attraverso il ripristino della funzionalità dei
servizi essenziali erogabili dalle Unità di Governo Locale. A
tal fine ci si propone di concorrere alla ricostruzione
istituzionale o alla riforma dell’organizzazione
amministrativa delle Municipalità per consentire, in ultima
fase, di contrastare l'ulteriore deterioramento della qualità
e della copertura dei servizi pubblici essenziali attraverso
il ripristino e l'incremento dell'erogazione dei medesimi alle
comunità, danneggiate dal recente conflitto.
In
particolare il Programma mira al conseguimento dei seguenti
risultati:
a)
Elaborazione
di un complesso progetto di riforme amministrative delle
Municipalità al fine di realizzare un meccanismo
istituzionale capace di gestire le attività di sostegno che
saranno intraprese;
b)
Ripristino
e riforma dei servizi di base locali e realizzazione di una
rete di cooperazione fra le Unità di Governo Locale nell’area
euromediterranea;
c)
Creazione
di opportunità di lavoro immediato per lavoratori disoccupati
in seguito al conflitto ed occasione per la creazione di nuove
figure professionali compatibili con la riforma del tessuto
amministrativo delle Unità di Governo Locale.
- Le
riforme amministrative delle Municipalità
Il
Programma si propone di sviluppare interventi di assistenza
legale per le riforme amministrative e di supporto nella
formazione dei livelli amministrativi delle Unità di Governo
Locale.
Il
primo livello di intervento, assolutamente indispensabile al
fine della realizzazione del Programma, prevede all’elaborazione
della proposta di un articolato sistema normativo che svolga
la funzione di riferimento per le Municipalità su alcuni
settori fondamentali:
a)
Legislazione
elettorale;
b)
Organizzazione
amministrativa;
c)
Servizi
pubblici essenziali;
d)
Sistemi
di controllo e verifica;
e)
Disciplina
dei meccanismi di responsabilità amministrativa;
f)
Disciplina
delle risorse umane;
g)
Disciplina
di un sistema finanziario e di contabilità
Tali
settori ovviamente costituiscono dei grandi moduli di
sotto-settori a loro volta scomponibili per materia per la cui
individuazione non si può prescindere dalla indispensabile
collaborazione con le Autorità Istituzionali. L’esigenza di
questo intervento tecnico-istituzionale è stata espressa in
più occasioni da vari referenti istituzionali in loco che
costantemente lamentano l’assenza di un’attività di
assistenza istituzionale primaria.
Il
Comitato tecnico scientifico ha operato per il rafforzamento
delle collaborazioni tra le Università, proprio al fine di
fornire un’assistenza tecnico-legislativa permanente.
Questo
livello di intervento costituisce un investimento in risorse
umane immediato.
Il
secondo livello di intervento si caratterizza per due elementi
centrali: l’emergenza e la ragionevole possibilità di
realizzazione tra il breve ed il medio periodo.
Il
Programma mira ad interventi istituzionali immediati nei
seguenti settori:
a)
realizzazione
di sistemi in rete di banche dati informatizzate, che riguarda
tutta una serie di profili amministrativi, di difficile
distruzione e di decentrabile consultazione. Una sorta di
ufficio amministrativo virtuale attraverso un sistema di
network tra le Unità di Governo Locale che richiede
formazione all’estero ed in loco e crea profili
occupazionali extrasettoriali con possibilità di
auto-formazione;
b)
realizzazione
immediata di un modello di piano regolatore generale per le
Municipalità, sia per i profili della ricostruzione, sia per
quelli della tutela di eventuali beni di valore
storico-culturale, sia per motivi di impatto ambientale;
c)
realizzazione
immediata di strutture di analisi fisico-ambientali per il
grave problema delle acque inquinate
e di strutture e tecniche di smaltimento dei rifiuti
solidi.
5.
Il supporto nella formazione dei livelli amministrativi
delle Unità di Governo Locale.
Il
Programma di Institutional Building trova la sua sintesi
naturale nell’indispensabile attività di supporto nella
formazione dei livelli amministrativi delle Unità di Governo
Locale. Il raggiungimento di tutti gli obbiettivi dipendono
necessariamente dalla formazione adeguata delle risorse umane
impegnate nel governo delle Unità di Governo Locale. Tali
risorse richiedono una formazione ed un addestramento, alle
tematiche che coinvolgono le finalità fin qui indicate. Si
tratta, pertanto, di dare vita ad una vera e propria “scuola
di formazione amministrativa”.
Il
coordinamento e la realizzazione della fase formativa richiede
la collaborazione di una serie di soggetti che rispondono ai
criteri della politicità (istituzioni locali e nazionali) e
della scientificità (Università e centri di ricerca).
Le
Regioni italiane e l’ANCI hanno operato per il rispetto di
detti criteri: da un lato hanno intensificato i rapporti
istituzionali con la Autorità locali, dall’altro, ha
favorito importanti occasioni di collaborazione tra le
Università dell’area Euromediterranea.
Il
Programma è giunto alla definizione di un concreto piano
specifico di supporto per la formazione e l’addestramento
dei livelli amministrativi delle Unità di Governo Locale.
(Allegato A)
6.
Adempimenti finanziari
Il
Programma è gestito congiuntamente da tutti i soggetti
promotori ed è sostenuto con le risorse specificamente
individuate e già destinate dalla Banca Mondiale, UE, Governo
Italiano, Regioni, ANCI.
E’
prevista l’ipotesi di ulteriori soggetti sostenitori, quali
i Paesi arabi cooperanti.
Allegato
A
Si
sviluppa in cicli di nove mesi divisi, ciascuno, in tre fasi:
La
prima fase, della durata di tre mesi, prevede la formazione
teorica delle tematiche secondo lo schema esemplificato nei
moduli che seguono:
|
M.
1
Le
fonti della municipalità
|
La
gerarchia delle fonti; gli statuti; i regolamenti di
organizzazione e sulle funzioni
|
|
M.
2
Il
funzionamento della municipalità
|
Principi
di organizzazione interna; modelli di governance; il
rapporto tra politica ed amministrazione
|
|
M.
3
Il
funzionamento degli organi politici
|
Gli
uffici di staff; le delibere e le loro verbalizzazioni;
pubblicazione e conservazione delle delibere
|
|
M.
4
Il
personale e i mezzi
|
Rapporto
d’ufficio e di servizio; il reclutamento; la
gestione del rapporto di lavoro; i contratti d’evidenza
pubblica: le varie procedure di gara ; l’esecuzione
|
|
M.
5
Bilancio
e procedimenti di spesa
|
Bilancio
di cassa e di competenza; contabilità economica; la
procedura contabile
|
Essa
sarà svolta in Italia e sarà coordinata dal Comitato tecnico
scientifico.
La
seconda fase, di addestramento, prevede la dislocazione dei
soggetti in formazione presso uffici delle diverse sedi
amministrative delle Regioni e dell’ANCI, dove saranno
affidati a tutor per aree di competenza e svolgeranno per tre
mesi stage operativi.
La
terza, della durata di tre mesi, prevede l’applicazione nell’Unità
di Governo Locale di origine della formazione e dell’esperienza
acquisita. Durante questi tre mesi i formati saranno seguiti
da un tutor messo a disposizione dalle Regioni e dall’ANCI
direttamente in loco.
Nel
corso dei diversi cicli di formazione saranno selezionati i
soggetti con la migliore predisposizione all’attività di
formazione affinché possano a loro volta, nel periodo di
cinque anni, costituire un autonomo centro di formazione in
qualità di formanti.
Conferenza
Euromediterranea, Perugia
q
Si
è positivamente preso atto dell’accordo sul contenuto del
programma dell’Institutional Building, il quale è
caratterizzato da una proposta operativa tra il Governo
Italiano e L’Unione Europea;
q
Si
è positivamente preso atto dell’accordo raggiunto sulla
dichiarazione dei principi riguardanti il ruolo delle
Istituzioni locali nel dare avvio ad un nuovo processo di pace
e stabilizzazione nell’area Euromediterranea, partendo dal
Medio Oriente;
Quindi:
q
Si
è deciso di essere garanti del percorso di verifica e di
supporto all’accordo approvato e si è deciso di convocare
un altro incontro nei prossimi otto mesi.
Appuntamenti
ed eventi
|
SiciliaInEuropa
Newsletter
a cura dell’Ufficio
di collegamento con le Istituzioni dell’Unione
Europea della Presidenza della Regione Siciliana
Bruxelles
1050
Bruxelles – Place du Champ de Mars, 5
Tel.:
+32 (0) 2
5503800 Fax: +32
(0) 2 5503850
Email:presidenza.bru
xelles@regionesicilia
na.be
Realizzata
da:
Francesco
Attaguile (Responsabile)
Giuseppe
Anzaldi
Gianpaolo
Simone
Luigi
Lo Piparo
Matilde
Modica
|
Conferenza
europea sulla tassazione delle imprese
Data:
5-6 dicembre 2003
Luogo:
Roma
Tema:
Economia
e Finanza
Riunione
dei Ministri degli Esteri dell'Unione Europea sulla
CIG
Data: 8 dicembre 2003
Luogo:
Bruxelles
Tema:
Affari
Generali e Relazioni Esterne
Comitato
speciale Agricoltura
Data: 8 dicembre 2003
Luogo:
Bruxelles
Tema:
Agricoltura
e Pesca
Foro
UE-Balcani occidentali: riunione dei Ministri degli
Esteri
Data: 9 dicembre 2003
Luogo:
Bruxelles
Tema:
Affari
Generali e Relazioni Esterne
Giornata
della Concorrenza
Data: 9 dicembre 2003
Luogo:
Roma
Tema:
Competitività
(Mercato Interno, Industria e Ricerca)
CSIFA
(Comitato strategico sull'immigrazione, le frontiere e
l'asilo)
Data: 9-10 dicembre 2003
Luogo:
Bruxelles
Tema:
Giustizia
e Affari Interni
Euro
Nano Forum 2003
Data:
9-12 dicembre 2003
Luogo:
Trieste
Tema:
Istruzione,
Gioventù e Cultura
Conferenza
Europea sulle politiche del lavoro e l'emersione:
dalla segmentazione all'integrazione dei mercati del
lavoro
Data: 11-12 dicembre 2003
Luogo: Catania
Tema: Occupazione,
Politica Sociale, Salute e Consumatori
Vertice
dei Capi di Stato e di Governo dell'Unione europea
sulla CIG
Data: 12-13 dicembre 2003
Luogo: Bruxelles
Tema: Affari
Generali e Relazioni Esterne
Prima
Conferenza degli Assessori/Ministri alla sanità delle
regioni europee
Data: 15-20 dicembre 2003
Luogo: Venezia
Tema: Occupazione,
Politica Sociale, Salute e Consumatori
Comitato
speciale Agricoltura
Data: lunedì 15 dicembre 2003
Luogo: Bruxelles
Tema: Agricoltura
e Pesca
Il
Presidente del Consiglio Berlusconi, assistito dal
Ministro degli Affari esteri Frattini, riferisce al
Parlamento europeo sugli esiti del Consiglio europeo e
della CIG e traccia il bilancio del semestre di
Presidenza italiana
Data: martedì 16 dicembre 2003
Luogo: Strasburgo
Tema: Affari
Generali e Relazioni Esterne
Consiglio
Agricoltura e Pesca
Data: 17-19 dicembre 2003
Luogo: Bruxelles
Tema: Agricoltura
e Pesca
Comitato
speciale Agricoltura
Data: lunedì 22 dicembre 2003
Luogo: Bruxelles
Tema: Agricoltura
e Pesca
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