Geografia Italia Territorio Storia Economia del Veneto

 

 
    

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GEOGRAFIA - ITALIA - VENETO

IL TERRITORIO

PARCHI NAZIONALI E REGIONALI

L'ECONOMIA

CENNI STORICI

LE CITTÀ

VENEZIA

IL TERRITORIO - CENNI STORICI - LE CITTÀ - BELLUNO - PADOVA - ROVIGO - TREVISO - VERONA - VICENZA - ITINERARIO ENOLOGICO - LUNGO IL BRENTA IN VIAGGIO SUL BURCHIELLO - PICCOLO LESSICO

PERSONAGGI CELEBRI- CENTRI MINORI

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PRESENTAZIONE

Il Veneto è situato nella parte nord-orientale della penisola. La sua superficie è di 18.391 kmq. Confina a Nord con l'Austria per un breve tratto, a Ovest con il Trentino-Alto Adige e la Lombardia, a Sud con l'Emilia-Romagna, a Nord-Est con il Friuli-Venezia Giulia e a Sud-Est è bagnato dal Mare Adriatico. Ospita una popolazione complessiva di 4.527.694 abitanti, con la densità di 246 abitanti per kmq. Il suo territorio prevalentemente pianeggiante è suddiviso in sette province: Venezia, Verona, Padova, Vicenza, Treviso, Rovigo e Belluno, di cui Venezia è il capoluogo di regione. Regione che in passato si presentava tra le più arretrate dell'Italia Settentrionale, negli ultimi decenni ha visto il decollo economico di alcune aree, mentre altre sono rimaste ai margini della vita produttiva.

Cartina del Veneto

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IL TERRITORIO

La maggior parte del territorio è pianeggiante, poiché le colline ne occupano il 14% e le montagne il 29%. I monti partono da Nord e arrivano fino al Lago di Garda, formando due sezioni: quella alpina e quella prealpina. Alla prima appartengono i gruppi principali delle Dolomiti Orientali: la Marmolada (3.342 m), le Tofane (3.249 m), il Monte Cristallo, le Tre Cime di Lavaredo, le Pale di S. Martino e l'Antelao. Delle Prealpi fanno parte l'Altipiano del Grappa, arido e roccioso, e quello di Asiago (cima Dodici, 2.341 m), verde e fertile. A Sud sulla destra dell'Adige si innalzano il Monte Baldo (2.218 m), i Monti Lessini (Cima Carga, 2.263 m), il Pasubio e il Pian delle Fugazze. La pianura veneta è interrotta da due gruppi collinosi: i Monti Berici e i Colli Euganei, sistemi collinari tondeggianti di origine vulcanica. La pianura veneta, come la Pianura Padana, è distinta in due zone: quella alta, dove l'acqua dei fiumi è assorbita dal terreno, e che quindi risulta poco fertile ed arida; quella bassa, ricca di fiumi e canali che la attraversano, appare invece fertile e verde. A queste zone si aggiunge una terza fascia, posta lungo la costa, formata dalla Laguna Veneta e dal Delta del Po. Questi ultimi territori si presentano molto frastagliati, ricchi di aree sabbiose, isolotti affioranti, canali e acquitrini salmastri. In questo paesaggio terra, fiume e mare si confondono in un unico insieme, dai colori e dalla natura particolarissimi. Il Delta del Po fa parte del Polesine, fascia pianeggiante compresa tra l'Adige e il Po, che costituisce la provincia di Rovigo. In alcuni tratti il Polesine è posto addirittura al di sotto del livello del mare, poiché nella zona più orientale le acque tendono a invadere la pianura. I suoi abitanti hanno dovuto sempre combattere contro alluvioni e straripamenti e perciò hanno costruito canali per il deflusso delle acque, prosciugato e bonificato paludi, e rinforzato gli argini del Po e dell'Adige, che, in alcuni tratti, sono pensili, cioè scorrono al disopra del livello del terreno. Le zone bonificate fino ad ora sono soprattutto quelle occidentali; il drenaggio delle acque ha permesso di coltivare il suolo e di renderlo produttivo. Il Delta vero e proprio posto ad oriente, è formato da conche e valli poco profonde, ricche di pesce. I fiumi più importanti sono: Adige, Brenta, Piave e Livenza, che si gettano tutti nell'Adriatico e scorrono paralleli al Po. Il clima è rigido sulle montagne, con inverni molto freddi ed estati fresche, mentre è mite sul Lago di Garda e sulla costa adriatica.

Le Tre cime di Lavaredo

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PARCHI NAZIONALI E REGIONALI

Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi

Istituito nel 1993 per tutelare le amenità del territorio circostante, ricopre una superficie di 31.512 ettari. Le aree di maggior interesse naturalistico si trovano principalmente sulle montagne e sugli altopiani, tuttavia luoghi straordinari sono anche lungo i fondovalle e nelle zone più accessibili. Le cime a Ovest sono ricoperte da manti erbosi (come la piramide del Monte Pavione, 2.335 m) e caratterizzate da detriti di falda, circhi glaciali e conche carsiche. Il Cimonega ha invece un'impronta tipicamente dolomitica. La zona dei Monti del Sole è quella più selvaggia e caratteristica: burroni profondi, piccole cascate, creste scoscese e rocciose, dirupi ricoperti da boschi. Anche il versante bellunese è caratterizzato dall'alternanza fra imponenti pareti dolomitiche (come il Burel della Schiara) e cime erbose (Monte Serva). Tipici delle Dolomiti più interne sono invece i versanti zoldani (Val Pramper e del Grisol) molto diversi dagli aridi e scoscesi pendii nella zona della Valle del Piave tra Ponte nelle Alpi e Longarone. All'interno del comprensorio si trovano due laghi artificiali, quello del Mis e quello de La Stua in Val Canzoi. Ricca è la fauna del parco: camosci, caprioli, cervi, mufloni, esemplari di lepre alpina, volpe, tasso, ermellino, donnola, martora, faina, scoiattolo, riccio. Tra gli uccelli, ben rappresentati sono i rapaci sia diurni che notturni, l'aquila reale, il gallo cedrone, il forcello, il francolino di monte, la pernice bianca e la coturnice. Numerose le specie di rettili (rane, salamandre nere, tritoni, vipere e altri). Anche la flora è molto abbondante e particolare, soprattutto nella zona più a Sud dove si trovano specie endemiche e rare. Il parco è caratterizzato da una notevole presenza di boschi di vario genere. Ad alta quota si trovano larici (vaste distese sono nella zona dei Piani Eterni, in Val del Melegaldo, sui Monti del Sole, sulla Schiara e nel gruppo del Prampèr, a quote variabili tra i 1.700 e i 1.900 metri), scendendo si incontrano boschi di abeti in prevalenza bianchi (degna di nota è la distesa nella conca di Cajada). Lungo i versanti esposti al sole crescono pini silvestri, a quote medie si trovano faggete mentre nella zona pedemontana ci sono i carpini neri. Le zone erbose e i pascoli sono al di sopra dei boschi di larice. Il territorio del comprensorio è segnato da alcune testimonianze di interesse storico quali la Certosa di Vedan, sull'omonimo lago, nel Comune di Sospirolo e le ex miniere di Valle Imperina nella zona di Rivamonte.

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Parco naturale regionale delle Dolomiti d'Ampezzo

Costituito nel 1990, il Parco Naturale delle Dolomiti d'Ampezzo ricopre un'area di 11.200 ettari. Il comprensorio comprende i gruppi montuosi della Tofana, Fanes, Col Bechei, Croda Rossa d'Ampezzo e Cristallo, divisi da valli strette a bassa quota ma aperte, sulle alture, in vasti altopiani adatti al pascolo. Due le valli che costituiscono i limiti a Sud dell'area protetta: la valle del rio Falzarego ad Ovest e la val Padeon ad Est. Le vette più elevate superano i 3.200 metri, tra queste la Tofana e il Cristallo sono caratterizzate da alte pareti rocciose, mentre i massicci di Fanes e della Croda Rossa presentano minori dislivelli intervallati da vasti altopiani carsici e praterie di alta quota. Dal punto di vista faunistico questa è una zona molto ricca. Buono il numero di caprioli, cervi, lepri ed ermellini. Tra i 1.500 e i 2.700 metri cospicua è la presenza di camosci e marmotte, più in basso si segnalano invece donnole, martore e volpi. Sporadico è l'avvistamento dell'orso, dello sciacallo dorato e della lince. Per quanto riguarda l'avifauna, nei boschi si possono trovare picchi e civette, importante anche la presenza del gallo cedrone, del francolino, del gufo reale e dell'aquila reale. I diversi ambienti del parco sono caratterizzati da una ricca vegetazione: le foreste di conifere si estendono lungo i fianchi delle valli interne dai 1.300 ai 1.900 metri di altezza. Fa eccezione la val Travenanzes, completamente priva di boschi di alto fusto a causa della asprezza dei versanti e della scarsa esposizione al sole. I fitti cespugli di pino mugo ricoprono invece le pendici rocciose. Notevoli sono le colonie di abeti rossi, più sporadici tassi, faggi e abeti bianchi. Nelle zone dove cresce il pino silvestre si registra un ricco sottobosco (tra cui degne di nota sono orchidee molto rare). Nelle praterie dove da secoli pascolano bovini e ovini, crescono specie endemiche come ad esempio il Semprevivo delle Dolomiti, usato come simbolo del Parco.

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Parco Naturale del fiume Sile

Istituito nel 1991, il parco ricopre 4.159 ettari dalla sorgente fino alla foce del fiume, in prossimità di Pontegradi. Tre sono gli ambienti che caratterizzano l'area lungo il Sile, il più importante fiume italiano di risorgiva: una zona umida e paludosa circonda le sorgenti; un tratto tortuoso che giunge fino alla porte di Treviso e una fascia lagunare vicino alla foce. Nella zona delle sorgenti due sono le case veneziane da vedere: Villa Corner della Regina a Cavasagra, trasformata in albergo e Villa Marcello a Levada, visibile dall'esterno. Belli i mulini che si incontrano qua e là sugli argini, e i moli presenti lungo le rive (ad esempio a Silea) testimoniano un passato glorioso per il fiume, fondamentale per il trasporto fluviale. Degna di nota è la zona di Villapendola, raggiungibile attraverso un ponte pedonale e, più a valle, per mezzo di un ponte sopra un sistema di chiuse vinciane. Nel tragitto che va da Casier fino a Musestre, il fiume si snoda in meandri, rami secondari, ex cave che formano laghetti, e la vegetazione è piuttosto varia, si passa da manti erbosi lungo gli argini a folti pioppeti e coltivazioni varie. Il mezzo di trasporto migliore per visitare questa parte è la barca, e il tratto da Treviso a Venezia è molto caratteristico anche per le numerose ville, dimore e case di villeggiatura della nobiltà veneziana del Settecento.

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Parco Regionale Veneto del Delta del Po

Istituito nel 1997, ricopre la zona del delta del fiume. Diversi sono gli ambienti che caratterizzano il comprensorio: la zona del delta suddivisa in due parti, delta attivo (è la parte più giovane, formatasi a partire dal 1604 quando i Veneziani realizzarono la deviazione del corso del Po nella località di Porto Viro, vicino a un altro paese Taglio del Po, che prende il nome proprio da quell'evento) e delta fossile (la parte più antica nella zona del Po di Volano dove il fiume sfociava in epoca medievale), la campagna, le dune fossili, gli argini, le golene, le lagune e le sacche, le valli da pesca e gli scanni. Ogni area ha una precisa configurazione e si differenzia sia per quanto riguarda la vegetazione che dal punto di vista faunistico. La campagna contigua al delta del Po è un'area bonificata, formatasi in seguito al prosciugamento di grandi superfici d'acqua vallivi; molto fertile, viene usata per coltivazioni agricole e orticole. Più ci si avvicina al mare più il terreno passa da torboso a sabbioso. Nella zona delle dune si incontrano lecci, abeti bianchi, frassini e ornielli, carpini, pioppi bianchi e salici bianchi; il paesaggio litorale è caratterizzato invece da pini domestici e marittimi. Gli argini, il punto più alto dell'ambiente circostante da cui è possibile ammirare l'intero paesaggio, sono spesso ricoperti da salici e pioppi, tra i fiori e le piante invece si registrano giunchi e rari esemplari di orchidee. La zona delle golene grazie all'elevato tasso di umidità, è ricca di vegetazione ed è rifugio per diverse specie di uccelli. Le lagune, bacini d'acqua salmastra non molto profondi e divisi dal mare da cordoni di sabbia o scanni e dal fiume da barene e da isolotti fangosi, sono ambienti adatti per l'allevamento delle cozze e vongole e di piccoli pesci. Sette sono le lagune del delta del Po (Caleri, Vallona, Barbamarco, Batteria, Burcio, Basson e Bonelli Levante) delimitate spesso da canneti, habitat perfetto per la nidificazione degli uccelli. Le sacche, aree nelle quali il mare riesce ad insinuarsi, sono caratterizzate da acqua salata e fondali bassi. Anche in entrambe le sacche del delta del Po (Sacca Canarin e Sacca degli Scardovari) si allevano cozze e vongole. Le valli da pesca sono ambienti salmastri dove lo scorrimento e la raccolta di acqua dolce e salata è regolato da un sistema di chiuse. Qui si allevano pesci (orate, branzini, cefali e anguille) che poi vengono pescati per mezzo di reti poste nei punti di passaggio. Gli scanni, isolette o penisole formatesi dalla sabbia portata dai fiumi e modellata dal vento e dalle onde, sono una sorta di barriera che salvaguardano le lagune dall'impeto del mare. Alcune sono diventate delle vere e proprie spiaggette (sulla parte rivolta verso il mare) attrezzate di tutto punto, altre invece nella parte interna (quella rivolta verso il fiume) sono ricoperte da canneti e vegetazione d'acqua salmastra.Tutto l'ambiente del parco è abitato da numerose e diverse specie avicole, si registrano infatti più di 370 varietà di uccelli tra nidificanti, migratori e svernanti regolari. Lungo il fiume si scorgono l'airone cinerino, il cormorano, lo svasso, la sgarza ciuffetto, la garzetta e il tarabuso; la zona delle golene e dei canali è popolata invece da aironi rossi, falchi di palude, e da alcuni passeriformi (soprattutto tra i canneti); nelle lagune e nelle valli da pesca si stabiliscono diversi tipi di sterne, gabbiani comuni e reali, il cavaliere d'Italia, l'airone rosso e altri ancora. Tra gli uccelli migratori si ricordano le folaghe e varie specie di anatre.Disparate sono anche le varietà dei pesci: lucci, tinche, carpe, pesci gatto e persico, triglie, passere, rombi e sogliole, pesci siluro.Pochi sono i mammiferi che vivono nella zona adiacente al delta: ricci, toporagni, arvicole d'acqua, nutrie e talpe. Numerosi invece i rettili (tartarughe terrestri, vipere e bisce) e gli anfibi (rane, rospi, raganelle, tritoni).

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Parco Regionale della Lessinia

Il Parco naturale regionale della Lessinia, il cui intento è la salvaguardia e la valorizzazione del patrimonio naturale e umano, fu costituito nel 1990. Comprende un territorio di 10.000 ettari circa, che corrisponde alla zona dell'altopiano superiore della Lessinia, da Verona fino al confine con la provincia di Trento. Quest'area è caratterizzata da una scarsa presenza di acque superficiali e da un elevato carsismo, come dimostrano le numerose doline, le grotte e le diverse cavità naturali (tra cui la celebre Spluga della Preta). Spettacolari le forme costituitesi naturalmente nella roccia calcarea (Ponte di Veja, Valle delle Sfingi), e le valli profondamente incassate. Numerosi e degni di nota sono i giacimenti fossili della Lessinia, disseminati in vari siti dell'altopiano e delle sottostanti valli (famoso quello della Pesciara di Bolca). Ma l'ambiente del comprensorio è caratterizzato anche da vaste praterie a pascolo, che si alternano ai fitti boschi e alle rocce delle zone più impervie. Pregevoli gli esempi di architettura spontanea (baite, malghe, ghiacciaie). Proprio in quest'aria si insediarono, a partire dal II secolo, i Cimbri, popolazione di origine bavarese dedita alle attività agricole della montagna. Dal punto di vista faunistico il parco è molto ricco: camosci, caprioli, cervi, lepri, marmotte e volpi; per quanto riguarda l'avifauna invece picchi, coturnici, civette, gufi, nonché l'aquila reale, il gallo cedrone, il francolino di monte e il fagiano di monte. Anche la vegetazione è molto consistente e notevoli sono i fiori (ciclamini, bucaneve, gigli, ranuncoli, ecc.) e i funghi.

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L'ECONOMIA

Con il XX secolo l'economia della regione è cambiata radicalmente e il Veneto è passato da regione prevalentemente agricola a polo industriale. Ciononostante l'agricoltura riveste ancora una notevole importanza e impiega il 4% della popolazione. Grande diffusione ha la vite, che si coltiva lungo i dolci pendii collinari e che alimenta una fiorente industria enologica nota per i suoi vini prestigiosi. Numerosi sono i frutteti, soprattutto nella provincia di Verona. Ma la coltura più tipica del Veneto è il mais, di cui la regione detiene il primato produttivo nazionale; un tempo alimento base delle popolazioni povere, oggi questo cereale è utilizzato soprattutto come mangime nell'allevamento. Il granoturco è affiancato da riso, tabacco e barbabietola da zucchero. Ha un peso economico di un certo rilievo anche l'allevamento bovino e di animali da cortile. L'agricoltura, un tempo assente nel Basso Polesine, oggi si è estesa anche nelle parti più orientali, di recente bonifica. Lungo la costa anfibia, presso il Delta del Po, è sviluppata la pesca. Le attività industriali, che danno occupazione quasi a metà della popolazione attiva, sono concentrate soprattutto nell'area di Marghera-Mestre e nel triangolo Vicenza, Verona e Treviso. Nella prima sono localizzate industrie di base, cioè che lavorano materie prime importate dall'estero, come il petrolio. Si tratta di impianti siderurgici, chimici e petrolchimici. Nella seconda zona prevalgono industrie meccaniche (elettrodomestici in provincia di Treviso), tessili (Venezia, Valdagno e Schio), dello zucchero (Rovigo) e alimentari. Questo sviluppo industriale non ha egualmente interessato le province di Belluno e Rovigo, che restano al margine dell'economia regionale. Ciò è accaduto sia per le non facili condizioni ambientali, sia per le scarse risorse presenti, spingendo così molti veneti ad emigrare, alla ricerca di una vita migliore. Un certo rilievo possiede l'artigianato artistico, concentrato nelle isole di Murano (vetro soffiato) e Burano (merletti), presso Venezia. Infine vi sono modesti giacimenti di marmo (nel Veronese) e di lignite (nel Vicentino), a cui è legata l'industria estrattiva. Il polo industriale principale resta comunque Porto Marghera, il maggior centro chimico dell'area padana. Costruito nel periodo tra le due guerre e dotato di porto industriale, questo centro sorse con l'intento di localizzare degli impianti industriali risparmiando sia sul costo dei trasporti sia sull'energia elettrica, sfruttando quella fornita dalla regione e dal Trentino. L'alta concentrazione industriale nei pressi della laguna veneta ha creato numerosi posti di lavoro, ma ha anche prodotto conseguenze negative, inquinando il bacino idrico del capoluogo regionale, con gravi ripercussioni sul suo equilibrio ecologico. Notevole sviluppo ha il turismo e il terziario impiega oggi il 54,7% della popolazione; il punto di maggiore richiamo è Venezia, per il suo patrimonio artistico e ambientale, carico di storia. Ma anche gli altri capoluoghi sono ricchi di testimonianze del passato e attraggono numerosi turisti. A questi bisogna aggiungere le località termali (Abano Terme), quelle marittime (Iesolo, Caorle, Bibione) e montane (Cortina d'Ampezzo, Misurina, Pieve di Cadore), famosi centri di villeggiatura estivi ed invernali, che fanno del Veneto una delle prime regioni per impianti alberghieri.

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CENNI STORICI

Dalle origini al Medioevo

Il Veneto fu abitato all'inizio da popolazioni di origine indoeuropea: i Protoliguri. Seguirono i Protoveneti, o Euganei, provenienti dall'Illiria, che occuparono le Prealpi Venete e Carniche, assoggettando i Protoliguri. Gli Euganei vissero per secoli indisturbati, occupandosi di caccia e di pesca, finché i Reti da Nord, i Celti da occidente e i Veneti da oriente non invasero la regione; questi ultimi, poi, scacciarono Reti, Celti ed Euganei, rimanendo padroni incontrastati del Veneto. Durante l'assedio di Roma da parte dei Galli, i Veneti ne approfittarono per invadere la Pianura Padana occupata dai Galli. A tale notizia, Brenno, il capo dei Galli, lasciò frettolosamente Roma per il Nord; i Romani in seguito, per scacciare definitivamente i Galli dalla Pianura Padana, chiesero aiuto ai Veneti, i quali in cambio ottennero la cittadinanza romana ed un notevole benessere economico. Alla caduta dell'Impero Romano le conseguenti invasioni barbariche sconvolsero la regione. I Longobardi giunti nel 568, conquistarono prima Padova nel 601, poi Concordia nel 615, Altino nel 639 e Oderzo nel 667. Gli abitanti della terraferma, per sfuggire alle razzie, si rifugiarono nelle isole o nei posti ove il mare potesse proteggerli. Grado, Iesolo, le paludi di Pellestrina furono le prime isole occupate; poi fu la volta di Rialto, la futura Venezia. Questi territori divennero provincia bizantina e furono governati da un magistrato, detto magister militum, che poi fu sostituito dalla figura del doge. Il primo fu Paolo Lucio Anafesto, eletto nel 697. Nel 725 gli stati italiani si ribellarono a Leone III e Venezia ne approfittò per sottrarsi all'autorità dell'Impero d'Oriente, decidendo di eleggere il doge con un'assemblea popolare e promuovendo così il movimento che spinse in seguito altre città a divenire Repubbliche Marinare. Nell'800 Pipino re dei Franchi volle invadere la laguna, ma gli abitanti di Rialto attirarono le sue navi nelle secche lagunari, così che i Franchi, gettatisi in mare, furono costretti alla fuga. Con il trattato di Aquisgrana dell'812 Pipino lasciava Rialto all'Impero Bizantino; ciò rappresentò la salvezza della città, che si sottrasse quindi all'organizzazione feudale, conservando la sua indipendenza e la sua autonomia economica. Ciò le permise già nei secoli IX e X di assicurarsi il controllo della costa dalmata e inoltre di firmare con l'imperatore di Bisanzio la Bolla d'Oro, che le garantiva privilegi nei porti del Levante.

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Il periodo della Serenissima

I traffici nei porti del Levante infastidirono l'altra potenza marinara, Genova, che intraprese contro Venezia una dura lotta per la supremazia nel Mediterraneo. Genova, inizialmente, sconfisse Venezia alle isole Curzolari, a Pola e a Chioggia, ma poi subì una sconfitta definitiva nei pressi di Chioggia (1380). Il massimo splendore Venezia lo raggiunse nel Quattrocento e nel Cinquecento ma, in seguito, essendosi inimicata tutte le potenze europee, fu da esse sconfitta.

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Dal Settecento ai giorni nostri

Il declino di Venezia culminò col trattato di Campoformio, mediante il quale Napoleone la cedeva, insieme a tutto il Veneto, all'Austria (1797). Nel 1848 con Daniele Manin i Veneziani si ribellarono agli Austriaci e parteciparono alla prima guerra d'indipendenza. Il 5 luglio del 1848 Venezia votò l'annessione al Piemonte, che però tradì la sua richiesta firmando con gli austriaci l'armistizio di Salasco. L'indignazione e la delusione dei veneziani furono grandi; sempre con Daniele Manin si difesero strenuamente dall'assedio stretto dagli Austriaci, fino a che la città non fu costretta alla resa per fame nell'agosto del 1849. Soltanto nel 1866, a seguito della terza guerra d'indipendenza, il Veneto diventò parte del Regno d'Italia. Il dominio di casa Savoia non fu proficuo sotto l'aspetto economico, la pressione fiscale era maggiore di quella austriaca e i servizi inferiori. Alla perdita dei mercati dell'Europa centrale seguì un periodo di crisi economica. Dopo l'annessione al Regno d'Italia e sino alla I Guerra Mondiale ebbe luogo un'intensa emigrazione dal Veneto, in modo particolare verso Argentina, Brasile e Uruguay. Durante il primo conflitto molte zone della regione subirono gravi danni. Il fenomeno dell'emigrazione riprese nel primo dopoguerra, diretto nuovamente verso i Paesi dell'America Latina ma meglio organizzato. La II Guerra Mondiale provocò nuove distruzioni, soprattutto a causa dei bombardamenti aerei (particolarmente grave quello che colpì e rase al suolo gran parte di Treviso). Nel secondo dopoguerra riprese l'emigrazione che interessò, oltre ad Argentina, Uruguay e Brasile, Venezuela, Colombia, America, Canada e Australia. Flussi migratori si ebbero anche verso paesi europei quali la Germania, la Francia e il Belgio. Questo fenomeno si interruppe solo intorno agli anni ottanta del XX secolo, e da allora, il Veneto è diventato terra d'immigrazione. Molti dei nuovi arrivati sono in realtà cittadini italiani, che hanno lasciato il proprio paese negli anni della guerra e che ora fanno ritorno ai loro paesi; talvolta essi parlano una versione del loro dialetto più arcaica di quella ora utilizzata nella regione.

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IL PERCORSO ARTISTICO E CULTURALE

Dall'antichità al Romanico

Terra di confine e di passaggio, il Veneto ha conosciuto sin dall'antichità, l'opera di diverse civiltà. Preziosi manufatti della cultura greca classica sono stati rinvenuti nella zona di Adria sulle foci del Po. La cittadina, insieme alla vicina Spina, in territorio emiliano, doveva essere punto di raccolta e smistamento del commercio di tutta la Pianura Padana con l'Oriente. Numerose vestigia romane sono visibili a Verona, la città che ancora conserva la fisionomia urbanistica romana, con porte antiche e monumenti. Ma notevoli rovine romane si trovano anche a Vicenza e Oderzo. La discesa dei Barbari costrinse gran parte della popolazione a fuggire dall'entroterra verso le lagune: di questo periodo non è rimasto praticamente nulla a testimonianza delle opere artistiche. E'lo stile romanico che sancisce, con la sua consistente presenza, la riunificazione con il resto dell'arte italiana, nonostante persista il confronto con Venezia bizantina e sebbene a Verona si respirasse un'aria filogermanica e Padova fosse più vicina agli insegnamenti umanistici.

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Il Rinascimento

All'inizio del XIV secolo è Padova il fulcro dell'arte pittorica. In città è attivo, forse sin dal 1302, Giotto, chiamato dal banchiere Enrico Scrovegni a lavorare nella cappella adiacente al suo palazzo. Dopo la metà del secolo operano Giusto de' Menabuoi che dipinge cicli monumentali all'interno del Battistero (1375 circa), il veronese Altichiero attivo nella Cappelle di S. Giacomo (1379) e di S. Giorgio al Santo (1384), e l'artista Guariento (che lavora per un certo periodo anche a Venezia) chiamato dai Carraresi, signori locali. Nella stessa città sono attivi anche pittori riminesi o bolognesi, come Jacopo degli Avanzi, che collabora con Altichiero; a Treviso lavora invece Tommaso da Modena (1348-58). Molti pittori e miniatori bolognesi emigrano per motivi politici nel Veneto e in modo particolare a Verona nella prima metà del '300. Verso la metà del secolo uno degli artisti principali che opera a Verona è il lombardo Turone. In campo scultoreo nella città di Verona lavora, agli inizi del secolo, un grande statuario ancora anonimo, il cosiddetto Maestro di S. Anastasia, (notevoli sono i suoi santi-idoli, giganteschi e policromi, caratterizzati da una monumentalità plastica e fortemente anticlassici: di questo gruppo fanno parte il terribile S. Pietro in cattedra, ora nella chiesa di S. Stefano a Verona, e numerose statue di diversa provenienza, attualmente raccolte nel Museo di Castelvecchio). Altre sculture presentano una novità nel suo stile: un'espressione cortese più colta, raffinata e geniale, come le prime Arche scaligere con le statue equestri di Cangrande I e Mastino II. Degni di nota sono anche i monumenti sepolcrali del primo Quattrocento caratterizzati dal fondersi di scultura e pittura così come dimostrano le tombe Thiene in S. Corona a Vicenza, il sepolcro Serego in S. Anastasia a Verona (pittore Michele Giambono, scultore il fiorentino Pietro Lamberti), il monumento Brenzoni in S. Fermo Maggiore a Verona (Pisanello col fiorentino Nanni di Bartolo). A partire dal XIII secolo si nota un profondo influsso della cultura francese non solo sulla letteratura veneta, ma anche sulle arti figurative. Artisti parigini giungono a Venezia e nell'età del Gotico la città gode veramente di un cosmopolitismo artistico, il cui simbolo è il Palazzo della Ca' d'Oro, opera di Matteo Raverti e di Giovanni e Bartolomeo Bon. Nel XV secolo la regione viene unificata sotto il dominio di Venezia: da allora tutti i maggiori artisti della terraferma vengono chiamati in città. E' il caso del cadorino Tiziano Vecellio o del veronese Paolo Caliari. Fondamentali sono gli incontri e gli scambi con la cultura toscana nella prima metà del '400. Donatello lavora a lungo a Padova, lasciandovi opere notevoli e di grande maturità, come l'altare maggiore nella basilica del Santo e il monumento equestre a Gattamelata. Intorno a lui si sviluppa un movimento figurativo umanistico, caratterizzato sia dalla riscoperta dell'antico sia dai viaggi in Grecia e in Asia. Il pittore Francesco Squarcione nativo di Padova, fonda nella sua città una scuola-bottega per giovani artisti, tra cui spicca Andrea Mantegna. Delle opere di quest'ultimo è rimasto ben poco nella regione: il polittico di S. Zeno a Verona e l'impressionante S. Sebastiano alla Ca' d'Oro di Venezia. In città operano anche Vivarini e Bellini, nel Vicentino Bartolomeo Montagna, nella zona di Treviso Cima e Conegliano, in quella di Verona Morone, padre e figlio, (degno di nota del primo è il ciclo di affreschi nella Biblioteca Sagramoso in S. Bernardino). Col progredire del secolo emergono altre personalità: Carpaccio, Giovanni Bellini. Lo stile di quest'ultimo nasce dalla fusione di varie esperienze figurative del passato a partire da quella bizantina, fino a quella fiamminga, dando origine, alla moderna scuola veneziana di pittura, di cui la staticità è la caratteristica principale. La scultura ha legami fortissimi con la pittura. A Verona oltre all'opera dei Morone si segnala quella di Giovanni Zebellana (suo il Compianto di Cristo di S. Toscana). Le architetture contemporanee costruite da Pietro Lombardo, come S. Maria dei Miracoli o Ca' Dario, sintetizzano una preziosità cromatica, geometrica e luminosa, classica e bizantina insieme. Degne di nota sono anche le costruzioni di Mauro Codussi, come ad esempio la chiesa di S. Zaccaria, modello fondamentale dell'architettura veneziana. Una costante è l'apporto continuo dei maestri toscani, da Andrea del Verrocchio al Sansovino. Ma il '400 è anche il secolo d'oro della tarsia. Degne di nota sono le opere degli artisti legati a Piero della Francesca, e le realizzazioni di fra' Giovanni da Verona, in S. Maria in Organo. Uno dei più importanti artisti del '500 è sicuramente Giorgione, pseudonimo di Giorgio da Castelfranco Veneto, le cui opere sono sparse un po' in tutto il mondo (a Venezia nelle Gallerie dell'Accademia si può ammirare la sua celebre La tempesta). Pregevoli sono anche gli affreschi di Tiziano nella Scuola del Santo di Padova e le sue pale veneziane ai Frari e ai Gesuiti. Molti dei lavori eseguiti dagli artisti veneti (Giorgione, Tiziano, Pordenone, Tintoretto) per abbellire le facciate degli edifici della città di Venezia, sono andati perduti; più cospicue sono invece le testimonianze conservate a Treviso, Feltre, Bassano e soprattutto a Verona. In questa città continuano a prevalere il classicismo e le influenze provenienti dalla Lombardia e da Mantova. Notevoli sono i dipinti di Paolo Morando, di Giovanni Francesco Caroto, di Battista del Moro e di Domenico e Felice Brusasorci (ammirabili nelle sale di Castelvecchio, nelle chiese di S. Maria in Organo, S. Bernardino, S. Giorgio in Braida), ma ben più importante è l'opera di Michele Sanmicheli, geniale architetto militare, realizzatore della stupenda Cappella Pellegrini in S. Bernardino. A Vicenza opera il Palladio, che per un breve periodo si trasferisce a Venezia, dove lavora alle facciate del Redentore e di S. Giorgio Maggiore. Nell'architettura civile veneziana si segnala l'attività del Sansovino, autore della Libreria Marciana e delle prime Procuratie. Palladio è invece uno dei maggiori realizzatori di ville, decorate poi da scultori e stuccatori, come Bartolomeo Ridolfi, l'autore degli imponenti camini di villa della Torre a Fumane e di Palazzo Thiene a Vicenza, e Alessandro Vittoria che, prima delle opere veneziane, lavora a Vicenza (pregevoli i suoi stucchi di Palazzo Bissari e di Palazzo Thiene). Suoi sono inoltre i ritratti di nobili, intellettuali, ammiragli sempre dipinti come antichi condottieri romani. Altri pittori degni di nota sono il Veronese (affreschi di villa Barbaro a Masèr e della chiesa di S. Sebastiano a Venezia ), Jacopo Bassano (dipinti rappresentanti la campagna veneta e la vita agreste, pastorale e artigianale dell'area settentrionale della regione), Pietro Marescalchi. Il pittore tuttavia più significativo, è il Tintoretto. Le sue grandi tele, sono in diverse chiese veneziane, come le sue favolose cene, sempre crepuscolari o notturne. Degne di nota sono anche le opere della chiesa della Madonna dell'Orto e di S. Cassiano, mentre quelle di Palazzo ducale, con poche eccezioni come le Allegorie della Sala dell'Anticollegio, sono opera di artisti appartenenti alla sua bottega, come il quadro del Paradiso, realizzato forse quasi interamente dal figlio Domenico.

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Il Seicento e il Settecento

L'arte più diffusa nel '600 è la pittura. Gli artisti lavorano tra Verona, Padova, Vicenza e Venezia. A Verona si diffonde una corrente più naturalistica, di influenza romana ed emiliana: meritevoli di attenzione le cappelle decorate da stuccatori lombardi nella prima parte del secolo, con dipinti di Pasquale Ottino, Alessandro Turchi, Claudio Ridolfi, Pietro Bernardi, Antonio Giarola. A Padova si segnalano Pietro Damini da Castelfranco e il reggiano Luca Ferrari. A Vicenza invece sono attive due personalità completamente antitetiche il 'classicista' Giulio Carpioni e il pittore 'anticlassico' Francesco Maffei, (singolari sono i suoi dipinti nell'oratorio delle Zitelle a Vicenza e in S. Tomaso, a Padova). Anche nel XVII sec. Venezia è punto d'incontro di diversi artisti provenienti da ogni parte d'Italia e d'Europa, con una produzione vastissima di dipinti sia per l'abbellimento di edifici sia per il collezionismo delle gallerie. Oltre alla pittura si evidenzia una vasta produzione scultorea, opera di Francesco Pianta il Giovane (autore del basamento della Sala del Capitolo nella Scuola Grande di S. Rocco) e del bellunese Andrea Brustolon, che diverrà il padre dell'arredo ligneo veneziano. In campo architettonico degna di nota è l'opera di Baldassarre Longhena, progettatore di alcuni edifici della città come la chiesa della Salute o Palazzo Pesaro. Verso la fine del Seicento inizia il periodo d'oro della decorazione in stile francese, i palazzi di Venezia, Treviso, Verona, Padova, Vicenza vengono abbelliti dall'attività di Louis Dorigny. Il Barocco tramonta a poco a poco anche ad opera di artisti veneti, primo fra tutti Gian Battista Tiepolo (notevoli sono gli affreschi di Villa Baglioni a Massanzago, di Villa Pisani a Stra, e di Villa Cordellina e Villa Valmarana a Vicenza, così come i dipinti di alcune chiese di Venezia). Altri pittori degni di nota sono Canaletto, Rosalba Carriera, Pietro Longhi, Sebastiano Ricci, Ignazio Pellegrini, Girolamo Pittoni e Antonio Balestra. Tra i bolognesi determinante è la presenza di quadraturisti e architetti quali Francesco Bibiena (costruttore del Teatro Filarmonica di Verona). Per quanto riguarda la scultura di questo periodo si registra un'elevata qualità, splendide le opere della bottega dei Marinali, attiva a Verona e Vicenza, e quelle della bottega di Antonio Corradini nel Veneto orientale. Nel XVIII secolo si sviluppa notevolmente anche la ceramica soprattutto a Este, Treviso e Bassano, dove alcuni musei conservano esempi pregevoli.

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L'Ottocento e il Novecento

L'Ottocento si apre con un evento importantissimo per la storia del Veneto: l'arrivo di Napoleone. Dal punto di vista artistico l'opera dei maestri veneti si afferma principalmente al di fuori della regione. Antonio Canova, uno dei più grandi scultori del secolo, è attivo a Roma; il veneziano Francesco Hayez lavora a Milano così come gli scultori veronesi Innocenzo Fraccaroli e Torquato Della Torre (presenti anche a Firenze). L'unico scultore autoctono operante sul territorio è il trevigiano Arturo Martini, i cui lavori sono esposti al Museo Civico di Treviso. Notevole è anche l'attività architettonica di questo periodo: degni di nota i palazzi e i giardini di Giuseppe Jappelli, rappresentante della nuova borghesia emergente, e le fortezze austriache erette nella zona veronese. La nuova pittura, più che nelle chiese, trova espressione nelle collezioni private. A Verona si forma un gruppo intorno al giovane Felice Casorati, influenzato molto dall'opera di Gustav Klimt. L'attività musicale della Fenice, le rappresentazioni teatrali, le mostre dell'Accademia di Belle Arti o della Ca' Pesaro, fanno di Venezia il centro dell'arte per eccellenza dopo l'Unità d'Italia. Il Novecento è segnato anche dall'opera dell'architetto veneziano Carlo Scarpa, caratterizzata dalla fusione di elementi orientali e viennesi (un esempio è la tomba Brion ad Altivole, Asolo).

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LE CITTÀ

Venezia

(271.073 ab.). La città di Venezia sorge nelle acque della Laguna Veneta su un arcipelago di isolotti (119) situato a 4 km dalla terraferma e a 2 km dal mare. Principali industrie cittadine sono: mobilifici, canapifici, cantieri navali, industrie della carta, tipografiche e del vetro. Importante è anche l'artigianato: merletti, ricami, vetri, smalti, specchi, cuoio lavorato, mobili laccati e dorati. Per la sua posizione unica e il ricco patrimonio culturale ed artistico, Venezia è uno dei maggiori centri turistici del mondo.

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STORIA.

Venezia venne fondata verso il VI sec. quando, per sfuggire agli attacchi dei Longobardi, gli abitanti dell'interno si rifugiarono sulle isole della laguna (già abitate fin dall'epoca romana). Primo centro politico fu Cittanova: fu infatti qui che la popolazione elesse il primo doge della storia, un magistrato dipendente da Bisanzio. Nel IX sec. il governo venne trasferito a Rialto e nel secolo successivo si stabilizzò la forma di governo del dogato elettivo e vitalizio. Posta sulla via di transito della rotta del commercio fra Oriente e Occidente, la città divenne ben presto un importante centro commerciale e politico. Ottenuti da Bisanzio ampi privilegi commerciali (1082), Venezia partecipò alla prima crociata e, alla Dalmazia, conquistata all'inizio dell'XI sec., aggiunse altri territori, situati nell'area del Mediterraneo (Costantinopoli, Salonicco e Corinto in Grecia, isole Ionie, Cipro e Creta nell'Egeo, Ascalona, Caifa e Tiro in Siria). Durante il XII sec. Venezia dovette difendersi da Federico Barbarossa e da Manuele I Comneno, mentre all'interno venivano attuate importanti riforme istituzionali: sostituzione dell'assemblea popolare con il Maggior Consiglio, limitazione dell'intervento popolare alla ratifica di provvedimenti già decisi. I secc. XIII e XIV furono particolarmente felici. La città, infatti, alla fine della quarta crociata (1202-1204) poteva vantare una serie di colonie nel mare Egeo che le assicuravano una posizione di primo piano in campo commerciale. Il monopolio veneziano venne a lungo contrastato dai Genovesi e solo dopo la guerra di Chioggia (1378-1381), che segnò l'inizio della decadenza di Genova, Venezia rimase senza rivali. Nel frattempo, con la Serrata del Maggior Consiglio (1297) era stato sancito il carattere oligarchico ed aristocratico del governo della Repubblica. Nei secc. XV e XVI Venezia si espanse anche sulla terraferma (conquista di Treviso, Padova, Vicenza, Verona, del Friuli, di Ravenna e della Lombardia orientale) e la sua potenza iniziò a diventare pericolosa per gli altri stati italiani. Sconfitta dalla Lega di Cambrai (battaglia di Agnadello, 1509), fu costretta a cedere alcuni possedimenti in Lombardia e in Veneto, che riconquistò nel 1512 dopo aver aderito alla Lega Santa. Nel frattempo fu a lungo impegnata nella difesa dei possedimenti d'Oriente minacciati dai Turchi e nonostante la vittoria a Lepanto (1571) perse tutti i suoi territori d'oltremare tranne Candia, le isole Ionie e la Dalmazia che restava però sotto la costante minaccia turca. L'isola di Candia fu ceduta ai Turchi dopo una lunga guerra (1644-1669) nel XVII sec. In questo periodo Venezia iniziò a risentire dell'importanza che i porti atlantici avevano acquistato dopo la scoperta dell'America e durante il Settecento perse il suo ruolo di potenza, pur restando un importante centro commerciale e culturale. Ceduta da Napoleone all'Austria alla fine del secolo (pace di Campoformio, 1797) fu annessa per un breve periodo al Regno Italico (1805-1814) e ritornò poi agli Austriaci sotto cui rimase fino all'annessione al Regno d'Italia (1866).

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ARTE.

Una lunga e intelligente attività di traffici e commerci unitamente alla particolare forma di governo permise alla Serenissima di accumulare straordinarie ricchezze da investire nella costruzione di tanti splendidi edifici e nello sviluppo di numerose scuole d'arte, testimonianti le glorie e la storia della città. I monumenti più celebri sorgono attorno all'incantevole Piazza San Marco cui fanno degna cornice, per tre lati, le Procuratie Vecchie, dalla cinquecentesca Torre dell'Orologio (dove due mori battono le ore) all'Ala Napoleonica, le Procuratie Nuove (1584-1640) e lo svettante Campanile. Sullo sfondo si erge l'affascinante architettura romanico-bizantina della basilica di S. Marco, già Cappella palatina del doge, sovrastata dalle tipiche cupole che le conferiscono un aspetto orientaleggiante. A fianco della basilica si ammira il Palazzo ducale, originalissima costruzione gotica (Porta della Carta, del 1442; Cortile interno con l'imponente Scala dei Giganti) che raduna nelle sue sale i capolavori della pittura veneziana (opere di Tiziano, Tintoretto e Veronese) e una vera messe di ricordi storici. Il celeberrimo Ponte dei Sospiri (1600) collega il Palazzo ducale al Palazzetto delle Prigioni, da dove i carcerati venivano trasferiti davanti all'inquisizione. Nel bacino di S. Marco termina il Canal Grande, la maggiore delle vie d'acqua di Venezia, che si snoda per una lunghezza di 4 km ca., offrendo uno spettacolo davvero unico al turista che decida di percorrerlo in gondola o in vaporetto. Molti celebri palazzi patrizi (XII-XVIII secc., in prevalenza del'300 e '400), alcuni dei quali attualmente trasformati in musei e sedi permanenti di esposizioni e varie manifestazioni culturali e artistiche, si allineano lungo le sue rive ad iniziare da Palazzo Giustinian, gotico (1474). Tra i più belli citiamo Palazzo Corner detto Ca' Grande (1537) del Sansovino; Palazzo Rezzonico di B. Longhena, terminato dal Massari; la Ca' Foscari (sede dell'Università); Palazzo Corner-Spinelli di M. Codussi (fine XV sec.); Palazzo Grimani, capolavoro del Sanmicheli (1556); la Ca' d'Oro, la più graziosa costruzione del Canal Grande, in stile gotico fiorito (XV sec.); Palazzo Pesaro, barocco (1679 ca.); Palazzo Vendramin Calergi, rinascimentale; Palazzo Labia, con sontuosi saloni tra cui quello delle Feste affrescato dal Tiepolo (1745-56 ca.). Non si possono dimenticare i ponti, così importanti nell'urbanistica cittadina: se il Ponte di Rialto (costruito da Antonio da Ponte nel 1592; ha una lunghezza di 48 m e una larghezza di 22,10 m) è certo il più conosciuto, ampi ed eleganti sono anche quelli moderni dell'Accademia e degli Scalzi che scavalcano il canale permettendo di goderne una meravigliosa veduta. Gran parte delle chiese veneziane si possono considerare alla stregua di musei veri e propri per i notevoli capolavori d'arte che raccolgono: chiesa dei Frari, eretta dai Francescani nel 1338-1443 (famosa pala dell'Assunta di Tiziano); SS. Giovanni e Paolo, fatta costruire dall'ordine domenicano tra il 1246 e il 1430 (opere di G. Bellini, Piazzetta, Lotto, Veronese); S. Sebastiano (XVI sec.) decorata dal Veronese che qui è sepolto; S. Maria della Salute (opere di Tiziano e Tintoretto); S. Stefano (fine XIII sec.); S. Maria Formosa (trittico di B. Vivarini e polittico di Palma il Vecchio); S. Zaccaria (Madonna e Santi di G. Bellini; affreschi di A. del Castagno); S. Giorgio Maggiore, classica architettura palladiana (1565-80), conclusa dallo Scamozzi (nell'interno, Ultima Cena e Deposizione del Tintoretto; S. Giorgio e il drago di V. Carpaccio). Le famose Scuole veneziane erano tipiche confraternite a carattere benefico che riunivano persone della stessa origine e della stessa professione a scopo di aiuto reciproco, beneficenza o istruzione. I confratelli avevano l'ambizione di conferire il massimo splendore alla loro scuola che veniva in tal modo abbellita e decorata dalle opere dei più celebri artisti dell'epoca. È il caso della Scuola di S. Rocco (1517-49) con i fastosi teleri del Tintoretto; della Scuola di San Giorgio degli Schiavoni (inizi XV sec.; dipinti del Carpaccio); della Scuola Grande dei Carmini (preziosi dipinti del Tiepolo); della Scuola di S. Marco (148790); della Scuola di San Giovanni Evangelista. Altri interessanti motivi di attrattiva turistica sono rappresentati dalle isole della laguna: Murano (Museo dell'Arte Vetraria; basilica veneto-bizantina dei SS. Maria e Donato; chiesa gotica di S. Pietro Martire); Burano, rinomata per l'industria del merletto; Torcello (chiesa di S. Fosca dell'XI sec. e Duomo di S. Maria Assunta, risalente al VII sec., ma rifatto nell'XI sec.).

Venezia: il Canal Grande, verso il Palazzo dei Dogi

Viaggio tra i tesori artistici più famosi di Venezia

Visita e ricostruzione virtuale della chiesa di San Lorenzo a Venezia

Ricostruzione virtuale del ponte mobile di barche approntato ogni anno a Venezia in occasione della festa del Redentore per congiungere la Basilica del Redentore alle zattere

Viaggio virtuale nelle viscere del Rio Terà de San Polo, a Venezia

Visita virtuale dell'Aula degli Atti Accademici all'interno dell'Università Ca' Foscari a Venezia, restaurata dell'architetto veneziano Carlo Scarpa

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LA PROVINCIA.

La provincia di Venezia (809.586 ab.; 2.463 kmq) si estende lungo il litorale veneto dal fiume Adige al Tagliamento e comprende la laguna veneta e quella di Caorle.Prodotti dell'agricoltura sono cereali, barbabietole da zucchero, uva da vino, frutta, ortaggi, foraggi. Diffusa è la pesca. Attive sono le industrie della conservazione del pesce, i cantieri navali, i retifici, le industrie tessili, alimentari, meccaniche e dell'abbigliamento.Importante è l'industria turistico-alberghiera. Fra i centri principali ricordiamo: Caorle, Cavarzere, Chioggia, Dolo, Iesolo, Mestre, Mira, Mirano, Portogruaro, San Donà di Piave, San Michele al Tagliamento.

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Luoghi d'interesse

Basilica di S. Marco
Principale chiesa della città (era qui che venivano consacrati i dogi) fu proclamata Cattedrale solo nel 1807. Iniziata nell'829 per accogliere le spoglie di S. Marco trafugate dai veneziani ad Alessandria d'Egitto, dove era sepolto l'evangelista, divenne ben presto chiesa patronale scalzando quella di S. Teodoro, primo protettore. Rimaneggiata più volte pur mantenendo sempre l'originaria fondazione, la basilica è caratterizzata da uno stile bizantino, a croce greca e cupola centrale con altre quattro emisferiche su ogni campata. La facciata è costituita da un doppio ordine di cinque arcate e occupata per l'intera lunghezza da una terrazza balaustrata. Nella calotta della prima arcata, l'unico mosaico antico rimasto sulla facciata: Traslazione del corpo di S. Marco nella chiesa (1260-70). Pregevoli i bassorilievi duecenteschi (mesi, virtù, profeti) nella lunetta della terza arcata; nella quarta, mosaico seicentesco (Il corpo di S. Marco accolto dai veneziani); nella quinta, ancora un mosaico del '600 (Trafugamento del corpo di S. Marco). Sulla terrazza superiore si trovano le copie dei quattro cavalli inviati a Venezia da Costantinopoli dal doge Enrico Dandolo nel 1204. La pianta è a croce greca, con pilastri e colonne dai capitelli bizantini che suddividono lo spazio interno in tre navate. Il pavimento a motivi geometrici risale al secolo XI-XII; il soffitto e le pareti sono ricchi di preziosi mosaici a fondo d'oro, che si estendono per una superficie complessiva di 4240 mq. Gli esemplari delle cupole sono tra i più straordinari e i più antichi della chiesa (alla cupola della Pentecoste, Predicazione degli apostoli, seconda metà XIII secolo; alla volta, scene della Passione, inizi XIII; sulla cupola centrale dell'Ascensione, duecentesco Cristo benedicente; su quella di S. Leonardo e del SS. Sacramento, coevi santi; nella cupola del presbiterio, Cristo e profeti, XII secolo; i mosaici dell'abside, Ss. Nicola, Pietro, Marco ed Ermagora, sono forse i più antichi della basilica, ante 1105; nella cupola di S. Giovanni, episodi della vita dell'Evangelista, secolo XIII). Nel battistero, costruito in seguito alla ristrutturazione del XIV secolo, si trovano le tombe dei dogi e la lastra tombale di Jacopo Sansovino, il più illustre capomastro di S. Marco, realizzatore anche del fonte battesimale posto al centro. Il presbiterio è separato dal resto della chiesa dalla maestosa iconostasi in marmi policromi; sull'architrave al centro, grande Croce in bronzo e argento e, ai lati, Madonna, S. Giovanni e i 12 apostoli, capolavori di Jacobello e Pier Paolo Dalle Masegne (1396). L'altare maggiore in marmo custodisce l'urna con le spoglie di S. Marco, rinvenute in una cassa, dentro una pietra nella cripta, durante i restauri del 1811. Il ciborio con baldacchino poggia su quattro splendide colonne di alabastro interamente scolpite con episodi dei Vangeli (secoli V-XIII). Dietro l'altare maggiore si trova la pala d'Oro, stupendo capolavoro di oreficeria bizantina e veneziana iniziato nel X secolo e completato nel 1342. L'immagine bizantina della Madonna Nicopeia (operatrice di vittoria, XII sec.) che è esposta nell'omonima cappella, è considerata protettrice di Venezia e per questo venerata da tutti gli abitanti della città. Nella cripta è conservato invece il masso entro cui nel 1811 fu ritrovata la cassa con le ossa del santo; il Tesoro consiste di notevoli oggetti liturgici e reliquiari provenienti da Costantinopoli (1204), prodotti dell'oreficeria bizantina dei secoli XI e XII. Gli originali quattro cavalli in bronzo dorato, provenienti da Costantinopoli conquistata come bottino della IV crociata, che sono stati tolti dalla loro secolare sistemazione sopra la terrazza della basilica, sono conservati nella Galleria di S. Marco insieme ad altri oggetti di interese artistico e storico.

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Procuratie Vecchie e Nuove e Libreria Sansoviniana
Costruite nel XII sec. per ospitare gli uffici e le residenze dei procuratori di S. Marco, furono rimaneggiate nel XVI sec. su probabile progetto di Mauro Codussi e concluse dal Sansovino nel 1514. Sono costituite da due livelli di 100 archi a tutto sesto che poggiano su un portico di 50, dove una volta avevano sede le diverse botteghe. A Est dell'edificio delle Procuratie Vecchie, lungo 152 metri, si trova la torre dell'Orologio eretta tra il 1496-99 e caratterizzata in cima dalla campana dei Mori che battono le ore; il quadrante dell'orologio invece segna ore, fasi lunari e moto del sole nello Zodiaco; nella nicchia si trova una statua della Vergine. Le Procuratie Nuove, che chiudono il lato Sud di Piazza San Marco, furono iniziate nel 1582 da Vincenzo Scamozzi e terminate da Baldassarre Longhena a metà del Seicento. Insieme alla Libreria Sansoviniana costituiscono un unicum architettonico (quest'ultima fu edificata a partire dal 1537 dal Sansovino e completata dallo Scamozzi tra il 1583-88; all'interno degni di nota l'affresco di Tiziano, la Sapienza, sul soffitto, e alle pareti dipinti di Tintoretto, Veronese e Andrea Schiavone).

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Campanile di S. Marco
Alto circa 100 metri, fu rimaneggiato nel '500 su progetto di Giorgio Spavento e direzione di Bartolomeo Bon. Nel 1902 crollò improvvisamente e dieci anni dopo fu ricostruito nello stesso luogo e nelle stesse forme del precedente. La loggetta alla base del campanile, destinata in antico ad ospitare il corpo di guardia durante le sedute del Gran Consiglio nel Palazzo ducale, è ancora quella del Sansovino (1537-49).

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Palazzo ducale
Simbolo del Governo della città e nel contempo massima espressione dell'architettura gotica veneziana, Palazzo ducale era in origine un castello risalente al IX-X secolo che, nel 1172-78, subì una prima radicale trasformazione, divenendo, oltre che residenza dogale, sede delle principali istituzioni della Repubblica di Venezia (Maggior e Minor Consiglio) e di altri uffici di magistratura. Agli inizi del Trecento si decise di ampliarlo ulteriormente e da allora i lavori proseguirono pressoché ininterrotti fino al 1463. Gli incendi, che tanta parte ebbero nella storia del palazzo, portarono nel 1484 e nel 1577 (quando fu distrutta la Sala del Maggior Consiglio) a ricostruire parti significative del complesso con gli interventi, tra gli altri, di Antonio Rizzo e poi di Antonio Da Ponte, rispettosi del precedente assetto architettonico.

L'edificio si presenta come un volume regolare, alleggerito da un portico continuo al piano terra e, al primo piano, da una loggia, su cui corre un lungo fronte decorato con pietre bianche e rosate a motivi geometrici. L'accesso avviene dalla Porta della Carta, opera di Giovanni e Bartolomeo Bon (1438), con il leone alato davanti al quale è inginocchiato il doge Francesco Foscari (copia ottocentesca). Essa immette nel porticato Foscari, costruito dai Bon e aperto sul cortile, che si conclude con l'arco Foscari; questo fronteggia la monumentale scala dei Giganti del Rizzo (1484-1501), decorata alla sommità con le imponenti statue di Nettuno e Marte del Sansovino (1554), alle spalle delle quali si svolgeva la cerimonia dell'incoronazione dei dogi. Il cortile è un'autentica "piazza", prolungamento della platea marciana tra le alte mura del palazzo. Qui il Rizzo ripropose nelle facciate interne la medesima concezione dei prospetti esterni, sovrapponendo al vuoto dei due piani a portico e logge una parete piena forata da due ordini di finestre irregolarmente disposte. Per la scala dei Censori si sale al piano delle Logge e si raggiunge la scala d'Oro, iniziata prima del 1549 dal Sansovino e da Antonio Scarpagnino ma ultimata solo nel 1559, riservata al passaggio di magistrati e personaggi illustri. L'Appartamento ducale è posto al primo piano nobile, in ambienti ricostruiti dopo l'incendio del 1483. Fra le molte sale si segnalano: quella degli Scarlatti, così detta perché vi si riunivano i consiglieri del doge che vestivano toghe scarlatte; quella delle Mappe, con interessanti tavole geografiche alle pareti; la Sala Grimani, utilizzata per le udienze private e con un bel dipinto (il Cristo compianto) di Giovanni Bellini; la Sala dei Filosofi, con un affresco (S. Cristoforo, 1523-24) di Tiziano; le sale delle Volte (dove il leone marciano è opera del Carpaccio) e il Corner e dei Ritratti. Al secondo piano nobile sono ospitate le sale di riunione delle più alte magistrature dello Stato: la Signoria, il Senato, il Consiglio dei Dieci, i Tre Inquisitori. Dalla scala d'Oro si passa nell'atrio quadrato, con al soffitto opere del Tintoretto e alle pareti dipinti del Veronese e di Francesco Bassano, e quindi alla Sala delle Quattro Porte, costruita dal Da Ponte su progetto di Palladio e Giovanni Antonio Rusconi: notevoli le stesse quattro monumentali porte e il soffitto, ideato dal Palladio e con affreschi (Il doge Antonio Grimani in ginocchio davanti alla Fede, presente S. Marco, 1576) del Tintoretto e di Tiziano. Nell'Anticollegio, dove sostavano in attesa i personaggi illustri e che venne ricostruito su progetto del Palladio e di Vincenzo Scamozzi, la volta accoglie al centro un affresco del Veronese (1577), mentre le pareti ai lati delle porte d'accesso opere a soggetto mitologico del Tintoretto (1577), e quella opposta al camino, sulla sinistra, il Ratto d'Europa del Veronese (1580). Nella Sala del Collegio, dove sedeva la Signoria, tra i dipinti del Veronese (1575-78) nel soffitto intagliato si distingue, per il tema affrontato, Venezia in trono onorata dalla Giustizia e dalla Pace; sue sono anche alcune tele alle pareti, assieme ad altre del Tintoretto. Nel soffitto della Sala del Senato, spicca un'altra importante opera tesa a celebrare la città, ovvero Venezia seduta tra gli dei riceve i doni del mare di Jacopo e Domenico Tintoretto (1581-84); alle pareti, dipinti di Palma il Giovane. Nella Sala del Consiglio dei Dieci, il soffitto, intagliato e dorato, contiene due opere del Veronese. Nella Sala dei Tre Capi del Consiglio dei Dieci, dove venivano aperte le udienze, il soffitto accoglie opere del Veronese, le pareti opere di Hieronymus Bosch (1500-04). La saletta dei Tre Inquisitori di Stato, magistratura incaricata di trattare gli affari più delicati della Repubblica (da qui si accedeva alla soprastante camera del Tormento e alle Prigioni), ospita ancora opere del Tintoretto sul tema della giustizia. La Sala d'Armi del Consiglio dei Dieci rappresenta l'Armeria di Palazzo ducale: saccheggiata alla fine della Repubblica, conserva attualmente oltre 2.000 pezzi di grandissimo interesse storico. L'andito del Maggior Consiglio, con tele di Domenico Tintoretto allusive alla battaglia di Lèpanto e di Palma il Giovane, immette nella Sala della Quarantia Civil Vecchia (la magistratura aveva giurisdizione sugli affari civili della città) e in quella dell'Armamento, dove è esposto quanto resta del Paradiso del Guariento (1365-67), affresco realizzato per la Sala del Maggior Consiglio e rovinato dall'incendio del 1577. Quest'ultima, cui dal 1297 avevano accesso soltanto i nobili iscritti nel "Libro d'Oro", è la Sala più vasta del palazzo e venne ricostruita dopo l'incendio del 1577 dal Da Ponte. La parete è interamente occupata da un secondo Paradiso (1586-94), grandiosa composizione dipinta da Jacopo Tintoretto e dal figlio Domenico, con l'aiuto di Palma il Giovane e altri, a celebrazione del buon governo della Repubblica; nel mezzo del soffitto vi è l'Apoteosi di Venezia del Veronese; nei grandi ovali accanto, tele di Palma il Giovane e del Tintoretto; nella parte alta delle pareti, i due Tintoretto e loro allievi dipinsero i ritratti dei dogi fino a Francesco Venier (1554-56). Oltre la Sala della Quarantia Civil Nuova, specie di tribunale d'appello, la Sala dello Scrutinio, destinata alle votazioni del Maggior Consiglio e all'elezione del doge, fu rifatta dopo il 1577 dal Da Ponte e ospita il Giudizio universale di Palma il Giovane (1587-92); è da notare però che molte delle tele qui presenti esaltano battaglie dei veneziani sui mari (la Vittoria di Lepanto è di Andrea Vicentino).

All'inizio del XVII sec. furono aggiunte le cosiddette Prigioni Nuove, al di là del rio, opera dell'architetto Antonio Contin. Questo nuovo corpo di fabbrica che sarà la sede dei Signori di notte al criminal (magistrati incaricati di prevenire e reprimere reati penali), è collegato al Palazzo ducale dal Ponte dei Sospiri, attraverso il quale i condannati venivano tradotti in carcere. Dopo la caduta della Repubblica nel 1797, il palazzo non venne più utilizzato come sede del principe e delle magistrature ma fu adibito a sede di uffici amministrativi. Le prigioni, denominate "i Piombi", conservarono la loro funzione. Dopo l'annessione di Venezia al Regno d'Italia, Palazzo ducale subì cospicui restauri e dal 1923 venne destinato a Museo Civico.

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Ponte di Rialto
è il ponte più famoso e antico di Venezia, che con i suoi 48 m di lunghezza attraversa il Canal Grande nella zona di Rialto. La versione attuale del ponte, in pietra e ad arcata unica, è quella portata a termine da Antonio Da Ponte nel 1592. Nella parte superiore due rampe inclinate, con negozi su entrambi i lati, portano a una sezione centrale. La passeggiata è coperta da un elegante porticato suddiviso in 12 arcatelle doppie simmetricamente disposte. Il primo passaggio sul Canal Grande fu un ponte galleggiante fatto di barche, ideato nel 1181 da Nicolò Barattieri, che avrebbe assunto il nome di Ponte della Moneta, poiché costruito nei pressi della Antica Zecca di Venezia, dove erano concentrate le attività finanziarie. La crescente importanza del mercato di Rialto sulla sponda orientale del canale fece aumentare il traffico sul ponte galleggiante, cosicché questo, attorno al 1250, fu sostituito da un ponte in legno. La nuova struttura era costituita da due rampe inclinate che si congiungevano presso una sezione centrale mobile, che poteva essere sollevata per consentire il passaggio delle navi più alte. Data la stretta associazione con il mercato, il ponte cambiò nome e divenne Ponte di Rialto. Nella prima metà del XV secolo lungo i lati del ponte furono costruite due file di negozi: i proventi derivanti dagli affitti, riscossi dalla tesoreria di Stato, contribuivano alla sua manutenzione. Nel 1310 il ponte fu parzialmente bruciato durante la rivolta guidata da Bajamonte Tiepolo; nel 1444 crollò sotto il peso della folla radunata per assistere a una sfilata di barche; un altro crollo avvenne nel 1524. Da allora si pensò a una costruzione in pietra. Lo stesso progetto del Da Ponte, tuttavia, fu considerato da alcuni troppo audace, al punto che secondo l'architetto Vincenzo Scamozzi il ponte sarebbe presto crollato. Esso invece resiste tuttora ed è ormai uno dei simboli architettonici di Venezia.

Il ponte di Rialto sul Canal Grande a Venezia

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Chiesa dei Frari
Santa Maria Gloriosa dei Frari si annuncia di lontano con la mole del suo campanile (alto 70 m), uno dei più imponenti di Venezia. Della originaria chiesa francescana del XIII secolo non resta nulla, perché l'attuale edificio, severo e grandioso, fu iniziato nel 1338 e terminato più di un secolo dopo. Da allora racchiude memorie e fasti di oltre 500 anni di storia e cultura della Serenissima. Nella facciata in stile tardo-gotico, un portale archiacuto (gotico fiorito) dà accesso al solenne interno a tre navate, divise da 12 poderosi piloni che sono collegati da catene lignee, e scandito da altari, urne pensili e monumenti sacri. Nella posizione originaria resta, a chiusura della navata mediana, il coro dei Frati; le sette cappelle (la maggiore e le sei laterali) nel transetto erano legate a confraternite o importanti famiglie. La chiesa custodisce capolavori d'arte quali l'Assunta di Tiziano (1516-18; altare maggiore); la Madonna in trono con Bambino e santi, trittico di Giovanni Bellini firmato e datato 1488 (altare della sagrestia), la scultura lignea di S. Giovanni Battista di Donatello (1450 circa; cappella a destra della maggiore); la pala nota come Madonna di Ca' Pesaro ancora di Tiziano (1526). Al suo interno, inoltre, si trovano monumenti funebri di grandi personaggi: quello dedicato a Tiziano venne eretto nell'Ottocento sul luogo ove la tradizione pone le spoglie del maestro (seconda campata destra); il prospetto marmoreo con l'urna del doge Niccolò Tron (opera di Antonio Rizzo e aiuti) è alla parete sinistra del presbiterio; la tomba di Claudio Monteverdi nella Cappella dei Milanesi; la colossale "macchina macabra" di Baldassarre Longhena per il doge Giovanni Pesaro si trova presso la porta laterale della navata sinistra; la piramide funebre eretta ad Antonio Canova (su suo stesso disegno) è in corrispondenza della seconda campata sinistra.
S. Stefano
Chiesa in stile gotico, fu fondata dai monaci eremitani agostiniani alla fine del Duecento. Bello il portale del 1442 attribuito a Bartolomeo Bon. L'interno a tre navate, caratterizzato da un magnifico soffitto ligneo a carena di nave (alle pareti motivi a losanghe), ospita alcuni monumenti funebri. Degni di nota i dipinti del Tintoretto (un'Ultima cena, una Lavanda dei piedi, un'Orazione nell'orto) e una Crocifissione di Paolo Veneziano (1348). Imponente l'altare maggiore. Da visitare anche i due chiostri, quello attribuito a Scarpagnino è caratterizzato da un portico a colonne ioniche, mentre l'altro trecentesco, presenta architravi lignei.
S. Maria della Salute
Questa chiesa venne edificata da Baldassarre Longhena, alla fine dell'epidemia di peste del 1630, come tempio votivo che celebrava la salvezza di Venezia e dei suoi cittadini da questa tragica calamità (ogni 21 novembre, dal 1681, una processione ricorda ancora l'evento). In stile barocco, è costituita da un edificio principale a pianta centrale ottagonale sormontato da una cupola emisferica, e sei cappelle laterali. Particolare la statua della Vergine vestita da "capitana da mar" posta sulla lanterna della cupola. All'interno degni di nota l'altare maggiore progettato dal Longhena e realizzato da Josse Le Court, che incornicia un'icona dell'arte greco-bizantina portata da Candia nel 1672; la statua della Madonna con Bambino che guarda Venezia inginocchiata ai suoi piedi, in atto di ringraziamento per la fine della peste; alcuni dipinti di Tiziano (S. Marco in trono con i Ss. Sebastiano, Rocco, Cosma e Damiano, 1512, e Sacrificio d'Abramo, Davide e Golia e Caino e Abele, 1543), del Tintoretto (le Nozze di Cana).
S. Sebastiano
Edificata da Antonio Scarpagnino tra il 1505-1548, su un precedente edificio religioso, la chiesa in stile rinascimentale presenta un interno riccamente decorato. La maggior parte dei dipinti sono opera del Veronese (Ester condotta dinanzi ad Assuero, Ester incoronata da Assuero, Trionfo di Mardocheo, Madonna in gloria e santi e gli sportelli e il parapetto dell'organo, disegnato da lui stesso); di Tiziano invece S. Nicolò.
S. Maria Formosa
Costruita nel 1175 fu riedificata nel 1492 da Mauro Codussi, che approntò alcune modifiche (sull'impianto a croce greca innestò quello a croce latina). La facciata sul rio è classicheggiante (1542), il campanile è invece in stile barocco (1678-88). All'interno sono visibili gli influssi toscani; belli inoltre il trittico di Bartolomeo Vivarini e il polittico di Palma il Vecchio (S. Barbara tra santi).
Ca' Rezzonico
Uno dei più importanti palazzi su Canal Grande, venne costruito a partire dal 1649 da Baldassarre Longhena per volere della famiglia Bon e completato da Giorgio Massari nel 1750, diventando dimora dei Rezzonico. Oltre al piano terra, l'edificio è costituito da due piani nobili caratterizzati da ampi saloni centrali e stanze laterali. Degni di nota sono i dipinti di G.B. Tiepolo (Le nozze di Ludovico Rezzonico con Faustina Savorgnan, Allegoria del Merito tra Nobiltà e Virtù e La Fortezza e la Sapienza), l'arredamento settecentesco di Andrea Brustolon, le opere di Francesco Guardi (Il Parlatoio delle monache a S. Zaccaria e Il Ridotto) e le tele di altri maestri italiani. Ca' Rezzonico è sede del Museo del Settecento veneziano.

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