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Geografia Italia Territorio Storia Economia della Valle d'Aosta

PRESENTAZIONE - IL TERRITORIO - Colle del Piccolo San Bernardo - Colle del Gran San Bernardo - PARCHI NAZIONALI E REGIONALI - Il Parco Nazionale del Gran Paradiso - Parco naturale regionale del Mont Avic - Parco Passerin d'Entrèves - Parco Baron-Gamba

L'ECONOMIA - CENNI STORICI - Le origini e l'età romana - L'Alto Medioevo - L'età moderna e contemporanea - LA CONQUISTA DEL MONTE BIANCO - IL PERCORSO ARTISTICO E CULTURALE - IL CAPOLUOGO - Aosta

PICCOLO LESSICO - Fontina - Fromadzo - Genepì - Grolla - Jambon de Bosses - Lard d'Arnad - Patois francoprovençal - Polenta - Rascard - Personaggi Celebri - Jean Baptiste - Celogne - Challant - Pierre Chanoux - Sant'Anselmo

CENTRI MINORI - Antey-Saint-Andrè - Arnad - Avise - Ayas - Aymavilles - Bard - Brusson - Cervinia  - Champdepraz - Champoluc - Champorcher - Châtillon - Cogne - Courmayeur - Dondenaz - Entrèves - Etroubles - Fénis - Gressoney-la-Trinité - Gressoney-Saint-Jean - Introd - Issime - Issogne - La Thuile - Montjovet - Morgex - Pila - Pont-Saint-Martin - Pré Saint-Didier - Rhêmes -Notre-Dame - Rhêmes-Saint-Georges - Saint-Nicolas - Saint-Pierre - Saint-Vincent - Sarre - Valgrisenche - Valsavarenche - Valtournenche - Verrès - Villeneuve

 

GEOGRAFIA - ITALIA - VALLE D'AOSTA

PRESENTAZIONE

A causa della sua posizione geografica e della sua morfologia completamente montuosa, la Valle d'Aosta ha conservato più di altre regioni italiane modelli di vita tradizionali e dialetti, di cui i Valdostani sono gelosi custodi da sempre. La regione occupa l'estremo angolo Nord-occidentale della penisola; tra le venti regioni è la più piccola (3.262 kmq) e la meno popolata (popolazione totale: 119.993 abitanti; densità: 37 abitanti per kmq). Confina a Nord con la Svizzera, a Est e Sud con il Piemonte, a Ovest con la Francia. È stata la prima regione ad avere lo statuto speciale e ha ottenuto un'ampia autonomia amministrativa e politica. Aosta è il capoluogo e l'unica provincia.

Cartina della Valle d'Aosta

 

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IL TERRITORIO

Il territorio è completamente montuoso (il 60% compreso tra i 1.500 e i 2.700 metri), costituito dalle catene delle Alpi Occidentali. La regione si è formata attorno ad una valle principale, solcata dalla Dora Baltea, affluente di sinistra del Po. Questa si forma a Entrèves, dalla Dora di Ferret e dalla Dora di Veny, entrambe alimentate dai ghiacciai del Monte Bianco; dopo aver ricevuto le acque provenienti dal colle del Piccolo San Bernardo, il fiume scorre nel tratto valdostano per quasi 100 km. Sulla valle della Dora si innestano le vallate laterali: sulla sinistra, la valle del Gran San Bernardo la Valpelline la Valtournenche, la Valle d'Ayas e la valle di Gressoney; sulla destra la valle del Piccolo San Bernardo, la Valgrisenche, la valle di Rhêmes, la Valsavarenche, la valle di Cogne e la valle di Champorcher. Il territorio della regione è occupato dalle Alpi Graie e dalle Alpi Pennine, che includono le più alte vette d'Europa, cime famose nella storia delle conquiste alpinistiche: il Monte Bianco (4.801 m), il Monte Rosa (4.637 m), il Cervino (4.418 m) e il Gran Paradiso (4.061 m). Il fiume più importante è la Dora Baltea, che riceve numerosi affluenti, come la Dora di Valvény, la Dora di Verney, la Dora di Valgrisanche e i torrenti Lys, Marmore, Grand Eyvia, e Buthier; i laghi sono circa quattrocento. Il clima è alpino e varia a seconda dei dislivelli e dell'esposizione. È quello caratteristico delle zone alpine, con temperature molto basse d'inverno e notevolmente fresche d'estate. Le piogge sono più intense nella fascia meridionale. Al di sotto dei 1.000 metri si trovano boschi di latifoglie; sopra i 1.000 metri fino ai 2.000 ci sono boschi di aghifoglie; oltre questa altitudine vi sono arbusti che, superati i 2.700 metri, sono sostituiti da piante erbacee di breve fioritura (muschi e licheni). Un sesto del territorio della regione è occupato dal Parco del Gran Paradiso, in cui viene gelosamente protetto ciò che resta della fauna d'alta e media montagna: marmotte, camosci, stambecchi e aquile reali.

Pascoli nella valle di La Thuile (Valle d'Aosta)

Il lago Bleu nei pressi di Breuil-Cervinia; sullo sfondo, il Cervino

Valle d'Aosta: Il campanile di S. Martino ad Antagnod. Sullo sfondo, il Monte Rosa

Colle del Piccolo San Bernardo

Il valico alpino, che collega l'Italia alla Francia, si apre tra il Monte Belvedere (2641 m) e la punta Lancebranlette (2.902 m). Fu frequentato sin dalla prima Età del Ferro, come testimonia il cromlech (blocchi di pietra irregolari disposti a circolo) ritenuto un recinto funerario. Di epoca romana sono i resti della "mansio" costruita sulla via delle Gallie. In età moderna fu via di transito delle truppe francesi e piemontesi. Intorno all'anno Mille venne fondato l'Ospizio del Piccolo San Bernardo: distrutto e ricostruito più volte, è ora in stato di degrado. Poco oltre si trova il monumento bronzeo (1902) di S. Bernardo, patrono degli alpinisti e degli abitanti delle Alpi. Superato il confine si perviene al Giardino alpino Chanousia, di proprietà dell'Ordine Mauriziano. Fondato dall'abate Pietro Chanoux (lo ricorda un monumento del 1964) fu inaugurato nel 1897. Il giardino comprende circa 1600 specie, con prevalenza della flora alpina di alta quota.

Colle del Gran San Bernardo

Il celebre passo è posto a 2.473 metri d'altitudine, tra il gruppo del Grand Combin e il massiccio del Monte Bianco. Prima di arrivare al valico si costeggia il lago che occupa il fondo del Plan de Jupiter, dove sorgeva un tempio dedicato alla divinità e rinvenuto alla fine dell'Ottocento. Il Passo del Gran San Bernardo fu attraversato dall'esercito napoleonico, ma prima ancora vi transitarono Carlo Magno nel 775, Federico Barbarossa nel 1174-75. Sul colle, intorno al 1050, venne eretto un Ospizio per il ricovero dei viandanti. L'attuale edificio risale al terzo decennio dell'Ottocento e comprende un Osservatorio meteorologico, collegato alle strumentazioni di Zurigo. Nell'ospizio venivano allevati e addestrati i famosi cani che prestavano soccorso ai viaggiatori dispersi nella neve. Il Museo del colle del Gran San Bernardo accoglie reperti d'epoca romana ritrovati nel Plan de Jupiter, tra cui notevole una mano bronzea che si riferisce al culto di Giove Sabazio. La Chiesa del passo, tardo-seicentesca, custodisce all'interno la tomba del generale Louis-Charles Desaix, realizzata per volontà di Napoleone da Jean-Guillaume Moitte nel 1806, e il corpo di Santa Faustina, proveniente dalle catacombe romane. Interessante il tesoro della Chiesa, che ospita preziosi oggetti liturgici medioevali.

 

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PARCHI NAZIONALI E REGIONALI

Oltre un quinto del territorio valdostano è classificato come riserva per la protezione di fauna e flora. La Valle d'Aosta conta il Parco Nazionale del Gran Paradiso, il Parco Regionale del Mont Avic e 11 aree classificate come riserve naturali regionali: Parco Passerin d'Entrèves e Parco Baron-Gamba, Riserva Naturale Côte de Gargantua, Riserva Naturale Lago di Lozon, Riserva Naturale Lago di Villa, Riserva Naturale Les Iles, Riserva Naturale Lolair, Riserva Naturale Marais, Riserva Naturale Mont Mars, Riserva Naturale Stagno di Holey, Riserva Naturale Tsatelet. Vi sono inoltre altre quattro aree protette classificate come giardini alpini.

Il Parco Nazionale del Gran Paradiso

Il territorio del Parco si estende per 70.318 ettari, entro un perimetro di circa 160 km, in un ambiente di tipo prevalentemente alpino. è contenuto fra le province di Torino e Aosta e confina per 12 km con il Parco nazionale francese della Vanoise. Il Parco del Gran Paradiso è il primo Parco nazionale italiano, essendo stato istituito con decreto regio il 3 dicembre 1922. Le sue vicende sono indissolubilmente legate alla protezione dello stambecco: già nel 1856 il re Vittorio Emanuele II aveva dichiarato Riserva Reale di Caccia una parte dell'attuale territorio del Parco, salvando in questo modo dall'estinzione lo stambecco che in quegli anni aveva ridotto la sua popolazione a livelli allarmanti. Il re aveva poi formato un corpo di guardie specializzate e fatto costruire sentieri e mulattiere che ancora oggi formano il nucleo dei sentieri escursionistici. Nel 1920 il re Vittorio Emanuele III donò allo Stato italiano i 2.100 ettari della riserva di caccia, affinché vi creasse un Parco nazionale. Due anni dopo veniva istituito il Parco nazionale. L'area protetta fu gestita fino al 1934 da una commissione dotata di autonomia amministrativa, quindi direttamente dal Ministero dell'Agricoltura e Foreste fino a dopo la seconda guerra mondiale, durante la quale il Parco subì purtroppo gravissimi danni. Dal 1947 fu gestito ancora da un ente autonomo. Nel 1991 è stata promulgata una legge quadro sui parchi, uno strumento legislativo indispensabile per regolare la nascita e la vita delle aree protette in Italia, compreso il Parco del Gran Paradiso. Il Parco Nazionale del Gran Paradiso comprende cinque valli: quelle di Rhêmes, di Savarenche e di Cogne nella Valle d'Aosta, e quelle dell'Orco e della Soana in Piemonte. Vi sono inclusi, in tutto o in parte, i territori dei comuni di Aymavilles, Cogne, Introd, Rhêmes- Saint-Georges, Rhêmes-Notre-Dame, Valsavarenche e Villeneuve in provincia di Aosta; Ceresole Reale, Locana, Noasca, Ribordone, Ronco Canavese e Valprato Soana in provincia di Torino. Il territorio del Parco va dagli 800 m dei fondovalle ai 4.061 m della vetta del Gran Paradiso. Nei boschi dei fondovalle gli alberi più frequenti sono i larici, misti agli abeti rossi, ai pini cembri e più raramente all'abete bianco. Man mano che si sale lungo i versanti gli alberi lasciano lo spazio ai vasti pascoli alpini, ricchi di fiori nella tarda primavera. Salendo ancora sono le rocce e i ghiacciai che caratterizzano il paesaggio; questi ultimi occupano un nono dell'intero territorio del Parco. Numerosi sono i laghi, soprattutto intorno al colle del Nivolet. Le montagne del gruppo del Gran Paradiso sono state in passato incise e modellate da grandi ghiacciai e dai torrenti, fino a creare le attuali vallate. Le rocce che costituiscono il gruppo del Gran Paradiso sono di varia età e provenienza. In particolare vi si trova un complesso di gneiss stratificati (rocce metamorfiche derivate da graniti o da dioriti, ancora conservati qua e là). In alcuni casi gli gneiss hanno uno spesso ricoprimento di scisti calcarei variamente metamorfosati, derivati da sedimenti marini dell'era mesozoica. Da segnalare la presenza di ricchi filoni di minerale di ferro in Val di Cogne che ha notevolmente influenzato la vita delle popolazioni della vallata. I boschi ricoprono poco meno del 20% della superficie totale del Parco e hanno grande importanza, non solo perché sono rifugio per un gran numero di specie animali ma anche perché contribuiscono a mantenere l'ambiente in una condizione di equilibrio ecologico. Inoltre costituiscono in moltissimi casi l'unico sistema naturale di difesa contro i pericoli del dissesto idrogeologico (frane, valanghe, esondazioni). Diverse sono le tipologie di bosco che si possono incontrare nel Parco, che generalmente vengono suddivise in due grandi gruppi: i boschi di latifoglie e i boschi di conifere.

Il larice (Larix decidua), l'unica conifera a perdere gli aghi in autunno, è una pianta pioniera, capace di crescere in breve tempo anche sui terreni nudi dell'alta montagna, dove la vegetazione è quasi assente. Oltre ai boschi, nel parco sono presenti altre tipologie ambientali assai diverse tra loro, ma caratterizzate tutte dalla presenza dominante di arbusti. Gli arbusteti più diffusi nel territorio del Parco possono essere ricondotti, per semplificazione, a tre grandi gruppi: i saliceti delle rive dei corsi d'acqua, siano questi di bassa quota e di notevole portata (fiumi o torrenti) o di alta quota (torrenti e ruscelli alpini); le formazioni arbustive di luoghi aridi e caldi che generalmente rappresentano gli stadi intermedi verso un ritorno del bosco in luoghi un tempo coltivati dall'uomo (Berberis vulgaris, Prunus spinosa, Rubus fruticosus); le praterie steppiche, formazioni vegetali erbacee tipiche dei pendii rocciosi soleggiati e aridi, con suolo permeabile e magro, in cui crescono per lo più graminacee; queste praterie sono abbastanza frequenti nel Parco, soprattutto nel versante valdostano, e si trovano a quote relativamente basse; non vengono quasi più utilizzati dall'uomo se non con rari casi di pascolamento, per lo più ovino. Gli ambienti rocciosi sono molto diffusi nel Parco, soprattutto sopra il limite della vegetazione dei boschi e dei pascoli alpini, e sono caratterizzati dalla presenza costante di roccia e detrito in superficie, con conseguente riduzione dello strato di terreno: tutto ciò impone condizioni di vita molto difficili e le piante alpine, qui più che altrove, mostrano la loro grande capacità di adattamento assumendo caratteristiche (nanismo, pelosità, intensa colorazione dei fiori, radici molto sviluppate) che consentono loro di sopravvivere in luoghi impossibili per altre specie. Simbolo dell'alta montagna, la stella alpina (Leontopodium alpinum) è diffusa dai 1.500 ai 3.200 metri di altezza. Piuttosto localizzata, questa pianta è caratterizzata da una soffice peluria che ricopre il lato superiore delle foglie. Il giglio di monte (Paradisea Liliastrum) è stato scelto come simbolo per il giardino botanico Paradisia di Valnontey (Cogne), un'esposizione all'aperto della flora alpina. Simbolo del Parco, lo stambecco è abbastanza facilmente osservabile al pascolo nei prati alpini. I maschi, riconoscibili dalle lunghe corna ricurve, vivono in piccoli gruppi, mentre le femmine, dalle corna più corte, e i piccoli formano branchi separati. Quasi sempre annunciata dal suo particolare fischio, la marmotta è il tipico roditore degli ambienti montani. Con le forti unghie scava nel terreno lunghe gallerie che le consentono di nascondersi all'arrivo di un pericolo e di trascorrere l'inverno in letargo. La fauna del Parco comprende anche popolazioni di camosci, lepri alpine, volpi, tassi, martore, ermellini, donnole. Numerose le specie di uccelli tipici dell'ambiente montano, come l'aquila reale, la pernice bianca, la civetta capogrosso, il rondone alpino, il corvo imperiale e il fringuello alpino. Scomparso dal Parco nel 1912, il gipeto sta ritornando sull'arco alpino grazie a un progetto di reintroduzione internazionale. Nella zona nidifica invece un altro grande rapace, l'aquila reale, non poi così difficile da osservare. Il crociere, uccello tipico dei boschi di conifere, è caratterizzato dal becco con le punte che si incrociano, peculiarità che gli permette di far leva sulle pigne per estrarne i semi. Anche l'aspetto antropico del Parco è di grande interesse: villaggi e alpeggi raccontano la lunga storia della civiltà dei pastori.

Popolazioni che per centinaia di anni sono vissute autosufficienti su queste montagne, con frequenti contatti con le genti d'oltralpe piuttosto che con le popolazioni della pianura. Le abitazioni del versante piemontese sono costruite interamente di pietra, mentre sul versante aostano si affianca il legno. Il modello più comune, con le dovute varianti a seconda della valle, prevede un edificio in pietra e legno con in basso la stalla, al primo piano l'abitazione e al di sopra il fienile, in modo da mantenere i locali abitativi più al caldo possibile. Il Parco si prefigge anche di valorizzare il patrimonio culturale della montagna e favorirne un certo sviluppo economico compatibile con l'ambiente.

 

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Parco naturale regionale del Mont Avic

Istituito nell'ottobre 1989, è stato il primo Parco naturale regionale valdostano. Il Parco del Mont Avic occupa la media e l'alta valle dal torrente Chalamy, nel comune di Champdepraz. L'area di 3.500 ettari è caratterizzata da ambienti modificati in misura assai limitata dall'attività dell'uomo; si tratta infatti di una zona marginale, di accesso non agevole, che ha quindi circoscritto le tradizionali attività agro pastorali e, più di recente, ha impedito lo sviluppo del turismo di massa sia estivo che invernale. La Regione Autonoma Valle d'Aosta nel maggio 2003 ha approvato l'inclusione nell'area protetta dell'alto vallone di Dondena, portando a complessivi 5.747 ettari la superficie del Parco. Oltre un terzo dell'area protetta è ricoperto da vaste foreste di pino uncinato, pino silvestre, larice e faggio. La Val Chalamy, d'altronde, pur posta ai margini del settore tendenzialmente arido della media Valle d'Aosta, è influenzata dal clima più umido della bassa Valle d'Aosta; passando dal versante con esposizione Nord a quello a Sud, il contrasto è evidenziato dalla progressiva sostituzione del faggio da parte del pino silvestre, essenza meglio adattata a condizioni di aridità ambientale. I boschi del Parco hanno recuperato in buona parte le caratteristiche originali dopo il pesante depauperamento del patrimonio forestale della vallata causato in passato dall'attività mineraria svolta in zona. Infatti, la necessità di disporre di grandi quantità di combustibile per la fusione dei metalli ha provocato nei secoli scorsi estesi ripetuti tagli per la produzione di carbone di legna. Un'attrattiva del Parco è rappresentata dai numerosi ed estesi laghi e da alcune decine di specchi d'acqua, di acquitrini e torbiere ospitanti una flora relitta estremamente interessante; il paesaggio è dominato da varie cime, su cui spicca quella del Mont Avic (3006 m). La morfologia della Val Chalamy è caratterizzata da rilievi elevati e profonde incisioni vallive. L'azione dei ghiacciai quaternari (erosione, ablazione e deposito) è particolarmente evidente nel settore meridionale della valle, ricco di rocce levigate, striate e montonate, nonché di numerosi circhi glaciali occupati attualmente da specchi d'acqua. Nella porzione orientale sono evidenti notevoli depositi morenici e numerosi massi erratici. I corsi d'acqua hanno profondamente inciso la valle, contribuendo al trasporto di materiali solidi verso il suo sbocco: gli imponenti depositi fluvioglaciali esistenti immediatamente a Valle di Chevrère sono resi evidenti dai processi di dissesto che hanno portato a vistose formazioni di calanchi, piuttosto insolite in ambiente alpino. Altri depositi che concorrono a caratterizzare i paesaggi del Mont Avic sono i coni e le falde di detrito che ricoprono ampie superfici alla base delle pareti rocciose, nonché i depositi di colmatura di antichi bacini lacustri con conseguente formazione di torbiere.

Le serpentiniti (silicati idrati di magnesio) sono le rocce che affiorano sulla maggior parte del territorio del Parco, caratterizzandone in modo spiccato gli aspetti paesaggistici e biologici. Di colore verde azzurrino o ricoperte da una patina rossastra ove non recentemente fratturate, divengono più scure con l'aumentare del tenore di vari metalli ed in particolare del ferro (ad esempio magnetite nei dintorni del Lac Gelé). L'area del Mont Avic presenta un ricco reticolo idrografico superficiale e numerosi specchi lacustri anche di grandi dimensioni: fra questi ultimi va menzionato il Gran Lac, il bacino naturale più esteso della Valle d'Aosta. In assenza di consistenti apparati glaciali (un unico piccolo ghiacciaio è presente sul versante Nord del Mont Glacier), l'alimentazione estiva dei principali corsi d'acqua è garantita dal tardivo scioglimento delle nevi sugli alti pendii esposti a settentrione e dall'acqua contenuta nelle coltri detritico-moreniche. La circolazione di acque sotterranee è copiosa e diffusa, con conseguente presenza di numerose sorgenti. Le particolari caratteristiche geologiche e la posizione geografica della Val Chalamy determinano alcune conseguenze di tipo fisico e chimico che condizionano notevolmente la flora e la vegetazione. Esse sono profondamente influenzate dalla presenza di un gran numero di zone umide, nonché dagli abbondanti affioramenti di serpentiniti, rocce che danno origine a suoli poveri e poco profondi. L'interessante flora legata alle aree umide può essere osservata non soltanto in corrispondenza dei bacini lacustri, ma anche nella miriade di aree torboso-acquitrinose e di risorgive presenti in tutta l'area protetta. Gli ambienti umidi ospitano vegetali boreali ormai rari o in via di scomparsa sulle Alpi; fra le specie più rare e localizzate presenti nelle torbiere possono essere ricordate Carex limosa, Carex pauciflora, Eriophorum vaginatum e Trichophorum alpinum. Notevole è pure la presenza della pianta insettivora Drosera rotundifoli e di uno stagno con isolotti galleggianti di sfagni. In piena estate su alcuni specchi lacustri si osserva un abbondante sviluppo del ranuncolo d'acqua, con vistose fioriture bianche galleggianti. La flora delle serpentiniti - adattata alla presenza di suoli superficiali, poco fertili e ricchi di elementi tossici quali nichel, cromo e cobalto - è caratterizzata da un basso numero di specie e dalla frequenza delle crucifere. I licheni rupicoli delle serpentiniti sono inaspettatamente numerosi (oltre 100 specie rinvenute nel Parco), se si considerano le difficili condizioni ambientali cui devono far fronte. Di notevole interesse è l'elevata frequenza dei "licheni lichenicoli", che si sviluppano a spese di altre specie di licheni precedentemente insediati sul substrato roccioso. Il Parco naturale del Mont Avic ospita la più estesa foresta di pino uncinato presente nella regione (oltre 1.100 ettari); questa conifera, poco diffusa sulle Alpi italiane, è perfettamente adattata alla presenza dei suoli poveri originati dalle serpentiniti e riesce a crescere anche ai margini delle torbiere. In Val Chalamy sostituisce in larga misura le conifere più diffuse nel resto della regione (larice e abete rosso). Il pino uncinato si differenzia dal congenere pino silvestre per avere tronco e rami interamente grigio bruni (e non in parte giallo-rossastri) e per le squame dei coni munite di vistosi uncini. Presente sui Pirenei e sulle Alpi centro-occidentali, è poco diffuso in Italia. I pini uncinati radicati in torbiera o nelle fenditure delle rocce, caratterizzati da un lentissimo sviluppo, possono formare dei veri e propri "bonsai" naturali.

In stretta simbiosi con le radici del pino uncinato si sviluppano numerosissimi funghi (accertata nel Parco la presenza di almeno 100 specie di ectosimbionti), organismi che agevolano in notevole misura la colonizzazione di suoli poveri da parte dell'albero. La fauna del Parco è rappresentativa di tutti i più noti animali a diffusione alpina presenti nella regione. è caratterizzata in primo luogo dall'elevato numero di specie di insetti presenti, dovuto alla notevole varietà ambientale della Val Chalamy; sono state ad esempio sinora segnalate: oltre 1.100 specie di farfalle e quattro specie di microlepidotteri nuove per la scienza; 22 specie di coleotteri legati alle zone umide; 111 specie di coleotteri fitofagi forestali (ben 32 delle quali mai segnalate prima in Valle d'Aosta). Fra i vertebrati, sono presenti tutti i mammiferi e gli uccelli di ambiente montano diffusi nella regione. Ad eccezione delle specie forestali, favorite dalla grande estensione dei boschi, i vertebrati non raggiungono elevate densità all'interno del Parco a causa delle difficili condizioni ambientali e delle ridotte disponibilità alimentari. L'avvistamento di mammiferi assai conosciuti, come la marmotta o il camoscio, richiede quindi un maggiore impegno da parte dell'osservatore rispetto a quanto riscontrato in altre vallate valdostane. Il camoscio è comunque presente con un buon numero di individui, in parte localizzati nel settore forestale; decisamente più raro è lo stambecco, osservabile soprattutto sulle pendici del Mont Avic. Anche i micromammiferi non sono particolarmente abbondanti e in molti ambienti il toporagno comune e il toporagno nano prevalgono sui roditori (topi e arvicole). Nella Val Chalamy sono state sinora osservate 116 specie di uccelli, 91 delle quali nidificanti. L'avifauna forestale annovera specie assai localizzate come la beccaccia. Sono presenti otto differenti specie di rapaci diurni, numerosi nella medio-bassa Val Chalamy e sui costoni della valle centrale, unico settore ricco di prede di piccole e medie dimensioni. La locale coppia di aquile reali frequenta un territorio che include tutto il Parco e il versante destro della Dora Baltea fra Pontey e Issogne. Oltre ai rapaci diurni, altre specie di uccelli sono stati oggetto di studi approfonditi nell'area del Mont Avic: la pernice bianca, prezioso relitto glaciale legato alla tundra alpina, è presente al di sopra dei 2.100-2.200 metri di quota in tutti gli ambienti idonei del Parco; il fagiano di monte, caratteristico ospite delle foreste con sottobosco di mirtilli e rododendro, scava nella neve polverosa igloo nei quali trascorre in inverno tutta la notte e gran parte del giorno; il picchio nero, presente con una densità di una coppia ogni circa 300 ettari di bosco; la nocciolaia, corvide solitamente legato sulle Alpi al pino cembro e qui in una situazione ambientale simile a quella nota per l'Europa centro-settentrionale: boschi di conifere per la nidificazione e cespuglieti di nocciolo, dai quali la specie raccoglie i frutti nella tarda estate e li accumula come scorta in nascondigli sotterranei. Due specie di anfibi e pesci, la rana temporaria e la trota fario, popolano in buon numero le zone umide del Parco. Le attività umane nell'area dell'attuale parco erano volte ad un'economia di sussistenza basata su pastorizia e agricoltura. I pochi appezzamenti pianeggianti erano coltivati a cereali e patate, il castagno rappresentava una fondamentale fonte di alimento (frutti), strame per il bestiame (foglie), legname da opera e legna da ardere; presso i villaggi di Boden e Gettaz des Allemands sono ancora presenti imponenti alberi da frutto, un tempo assai più numerosi e attualmente censiti e monitorati a cura della Regione Valle d'Aosta.

Nei due villaggi citati sono ancora visibili numerosi edifici funzionali all'immagazzinamento ed alla trasformazione dei prodotti della terra. L'allevamento del bestiame (prevalentemente bovini, caprini e ovini) era capillarmente diffuso sui monti, anche se ostacolato dall'aspra natura dei luoghi. Innumerevoli piccoli pascoli, ricavati mediante il disboscamento dei terreni più profondi e produttivi posti fra 1.500 e 2.200 metri di quota, consentivano di alimentare gli animali durante la bella stagione e di produrre formaggio e burro; al di sotto dei 1.500 metri di altitudine i prati-pascoli irrigati e regolarmente concimati fornivano fieno per la stagione invernale e foraggio fresco in autunno e primavera. Attualmente vengono ancora utilizzati i pascoli di maggiori dimensioni. Dal XVII alla metà del XX secolo la Valle Chalamy è stata interessata dall'attività estrattiva per la presenza di miniere di ferro e rame. La più alta è la miniera di magnetite del Lac Gelé (2.600 metri di quota), sfruttata nel Seicento e nel Settecento; il minerale estratto veniva trasportato sino al forno della Serva (1.550 m) lungo una pista lastricata slittabile ancor oggi a tratti percorribile. Al di fuori dell'area protetta sono agevolmente visibili i resti della miniera di rame di Hérin: oltre ai fabbricati, agli ingressi ormai inagibili e all'ampia discarica, sono ancora presenti alcuni tralicci della teleferica che collegava il punto di estrazione (1.700 m) alla laveria di Fabbrica (380 m), convertita a fabbricato commerciale. Una cava di ruote da macina, in parte asportate ed in parte ancora visibili abbozzate sulla parete rocciosa, è presente sulle basse pendici del Mont Avic, in corrispondenza di due gallerie di saggio scavate presumibilmente nel XIX secolo.

Parco Passerin d'Entrèves

Questo bel parco è parte integrante dell'omonimo castello, posto su un'altura, entro i confini del comune di Châtillon. La superficie del parco è di circa tre ettari, ma quella fruibile dai visitatori si aggira intorno ai due ettari Il parco, come il castello ed il giardino rinascimentale in stile francese, assunsero l'attuale conformazione a partire dal 1706. Infatti, grazie alla volontà di Paolina Solaro di Govone, sposa di Giorgio Francesco di Challant, venne effettuata la completa ricostruzione del maniero e la messa a dimora di nuovi alberi nel parco. In questo parco sono stati individuati ben 32 alberi tali da poter essere dichiarati "piante monumentali", tutelati da un'apposita legge regionale. Tra questi, un tiglio che raggiunge i cinque metri di circonferenza e 35 metri di altezza, il vecchio e maestoso faggio che ha una circonferenza di circa 5,5 metri ed un'altezza di 32 metri, il cedro dell'Atlante con una circonferenza di 4,5 metri ed un'altezza di 30 metri; e poi frassini, querce, aceri con misure imponenti, considerate le caratteristiche di ciascuna specie, senza dimenticare il famoso e maestoso "viale dei Tigli e dei Faggi" che offre una visione veramente suggestiva del luogo.

Parco Baron-Gamba

Situato ad Ovest di Châtillon, il Parco Baron-Gamba circonda il castello fatto costruire nel 1911 da Charles Maurice Gamba, marito di Angélique d'Entrèves, figlia del conte Christin. Di piccole dimensioni - si estende infatti su soli 7.000 mq - il parco conserva tuttavia due esemplari unici di vegetazione: la sequoia ed il cipresso calvo, entrambi di grandi dimensioni. Il cipresso calvo, originario dei terreni paludosi della Florida. fu introdotto in Europa nel 1840; la sequoia fu introdotta in Europa dalla California. Questa conifera raggiunge ragguardevoli sviluppi: il più grande esemplare conosciuto misura 81 metri di altezza, 24 metri di circonferenza e si trova nell'America settentrionale.

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