GEOGRAFIA - ITALIA - UMBRIA

PRESENTAZIONE

Posta al centro della zona mediana appenninica, l'Umbria è l'unica regione dell'Italia peninsulare a non avere sbocchi sul mare. Essa confina a Nord con la Toscana, a Est con le Marche, a Sud con il Lazio, a Ovest con il Lazio e la Toscana. Nella regione si dirama la rete stradale e ferroviaria che collega Roma con l'Italia centrale e settentrionale e con il versante adriatico della penisola.
L'Umbria occupa il territorio costituito dal bacino idrografico dell'alto e medio Tevere; esso comprende: la lunga e tortuosa vallata che il fiume percorre da Pieve S. Stefano sino alla confluenza con la Nera; nello stesso tratto, le valli laterali dove scorrono gli affluenti ed i subaffluenti di destra e di sinistra del Tevere, e infine le zone montane dalle quali questi fiumi scendono. Può dunque parlarsi dell'Umbria come di un insieme di vallate dominate ad Est dalla cresta dell'Appennino Umbro e ad Ovest da una serie di rilievi isolati, a carattere spiccatamente collinare, che degradano verso le conche dell'Aretino e le terre laziali.
Occupa una superficie di 8.456 kmq e conta 834.210 abitanti. La densità media per kmq è di 98 abitanti (inferiore alla media nazionale). Si riparte nelle due province di Perugia, capoluogo della regione, e Terni.
Cartina dell'Umbria


IL TERRITORIO

Nota dominante del paesaggio umbro, in uno scenario esuberante di vegetazione, è il susseguirsi di verdi e suggestive colline, intervallate da brevi pianure. Questa conformazione del paesaggio è stata favorita dalla modesta altitudine dei rilievi e dall'eccezionale ricchezza di acque. La zona montuosa è molto estesa (occupa il 29,3% del territorio regionale). L'Appennino Umbro, che occupa l'intero lato orientale, lungo il confine con le Marche, non presenta aspri rilievi; le sue cime più elevate sono il Monte Pizzuto (1.904 m) e il Monte Pennino (1.570 m). La zona interna della regione, con eccezione del Monte Subasio (1.290 m), che sovrasta Assisi, non ha montagne di altezza superiore ai 1.000 m. Lungo il confine occidentale, soltanto il Monte Favalto (1.080 m) oltrepassa tale quota. Solo un breve tratto dei Monti Sibillini è compreso entro il territorio dell'Umbria, ed è da queste montagne che scendono tutti gli affluenti di sinistra del Tevere.
L'asse fluviale principale della rete idrografica umbra è costituito dal Tevere, che attraversa in senso longitudinale la quasi totalità della regione con un percorso di 310 km. Misurata presso Perugia, la portata minima delle sue acque è di 4 metri cubi al secondo; quella massima, presso Orte al confine il Lazio, di 5.600 metri cubi al secondo. Chiamato in epoca molto remota Albula, dal colore biancastro delle sue acque in tempo di magra, il Tevere, secondo la leggenda, ha assunto l'attuale dominazione da Tiberino, re di Alba, che vi morì annegato. I principali affluenti in territorio umbro sono: il Chiasco, il Topino, il Nestore, il Chiani, e la Nera.
Quest'ultimo è di gran lunga l'affluente più importante; grazie al suo regime regolare dovuto alle sorgenti sotterranee che lo alimentano, infatti, aumenta considerevolmente la portata d'acqua del Tevere, trasformandolo, da poco più di un torrente, in un vero e proprio fiume. Anche la portata della Nera è a sua volta alimentata dal contributo del Velino che, dopo un percorso di 88 km, vi confluisce, piombando dall'alto in tre successivi "salti", divenuti celebri con il nome di Cascata delle Marmore (165 m di dislivello). La forza di caduta dell'acqua è sfruttata per la produzione di energia idroelettrica. La Nera, lunga 116 km, nasce dall'Appennino Marchigiano e si getta nel Tevere poco a Sud della località di Orte. Ai confini con la Toscana è il Lago Trasimeno (128 kmq di superficie, 6-8 m di profondità), il principale lago dell'Italia peninsulare. Ebbe origine probabilmente da un remotissimo fenomeno di sprofondamento del suolo. Secondo un'altra versione, si sarebbe formato per effetto di presunte opere di sbarramento della Val di Chiana. L'equilibrio idrico del lago è stato spesso turbato da grandi inondazioni o grandi secche; solo ultimamente sono state realizzate opere che hanno reso più stabile la situazione.
Numerose sono le sorgenti di acque oligominerali. Tra le più rinomate ricordiamo quella di Nocera Umbra, conosciuta già nel 1500, e quella di Sangemini, scoperta nel 1820.
Il clima è piuttosto mite, ad esclusione delle zone più elevate, e alquanto piovoso.

PARCHI NAZIONALI E REGIONALI

Parco Nazionale dei Monti Sibillini

V. Marche, Parchi Nazionali e Regionali.

Parco regionale di Colfiorito

Istituito nel 1995, il parco, 388 ettari, si estende nell'area dell'Appennino centro-occidentale, al confine tra Umbria e Marche. Comprende l'altopiano che separa il Mar Tirreno dall'Adriatico, costituito da sette conche, una volta fondale di antichi laghi, prosciugatisi sia naturalmente che per opera dell'uomo. La zona del comprensorio presenta paesaggi diversi: il sistema dei piani circondato dalle dorsali calcaree, le colline circostanti e l'Altipiano di Colfiorito segnano il passaggio da un ambiente scosceso ed aspro ad uno dolce e ondulato. La Palude di Colfiorito, 100 ettari circa, di forma tondeggiante, con una fitta vegetazione acquatica, è il luogo più interessante soprattutto per le pecurialità della sua torbiera. Il carsismo più importante della Palude di Colfiorito è l'inghiottitoio del Molinaccio. Notevoli sono le specie floristche e quelle avicole di questa zona. La vegetazione è caratterizzata da fitocenosi mentre l'avifauna, molto ricca, comprende aironi cenerini e aironi rossi, tarabusi e tarabusini, germani reali e mestoloni. Considerevole è la presenza del gufo reale e del gatto selvatico nella vicina Selva di Cupigliolo. Intorno ai piani carsici, in cima alle colline, si trovano i "castellieri", insediamenti tipici del periodo tra la fine del X secolo a.C. e la conquista romana (degno di nota quello di Monte Orve). Il territorio degli altipiani è ricoperto da coltivazioni di cereali, lenticchie, patate rosse e foraggio. Un cenno particolare va ai caseifici della zona del comprensorio, che trasformano il latte locale in ricotta e formaggi molto pregiati.

Parco regionale del Monte Cucco

Il comprensorio, 10.480 ettari di terra, costituito nel 1995, comprende la zona a Nord-Est della regione attraversata dagli Appennini, al confine con le Marche. Il parco, che prende il nome dalla cima più alta, il Monte Cucco (1566 m.), è caratterizzato da acque sotterranee e fonti minerali, da grandi faggete incontaminate e da grotte carsiche ancora poco visitate e ricche di fossili. L'alta montagna presenta faggete e pascoli montani, anche le colline sono contrassegnate da boschi pregiati e da pascoli, scendendo si trovano invece boschi cedui e coltivazioni varie. La zona è circondata oltre che dai monti, dalla Via Flaminia e dai fiumi Sentino e Chiascio. Per quanto riguarda la fauna, significativa è la presenza del lupo, del gatto selvatico, del daino, del cinghiale, dell'istrice, della martora e della lepre. Talvolta è possibile avvistare esemplari di aquila reale oltre che di falco. Tra le specie avicole più diffuse, la starna, la coturnice, il gufo reale, il martin pescatore. Nei fiumi si possono trovare gamberi di fiume e trote fario. Il Parco del Monte Cucco è noto per la pratica di sport montani quali il volo a vela, il trekking, lo sci di fondo e la speleologia. Suggestivi sono i centri abitati appartenenti al comprensorio, alcuni dei quali ricchi di testimonianze culturali ed artistiche; numerosi gli eremi benedettini che meritano una visita.

Parco regionale del Monte Subasio

Il Parco del Subasio (istituito nel 1995), 7.442 ettari, comprende il sistema montano che prende il nome dal monte omonimo, forse il più importante dell'Umbria, che sorge nella parte meridionale della catena circoscrivendo, a Nord, la Valle Umbra. Il Subasio fu conosciuto sin dall'antichità come "Monte de Assisio" perché tra la città e la cima c'è sempre stato un legame molto forte. L'intero centro di Assisi è racchiuso nel territorio del comprensorio (numerosi sono gli edifici costruiti con la pietra rosa tratta dal monte), che potrebbe addirittura chiamarsi "Parco di Assisi". Il massiccio del Monte Subasio comprende, oltre al monte principale, le cime del Civitelle, del Sermolla, del Colle San Rufino, del Pietralunga. Il monte e il Parco sono delimitati a Nord dal fiume Tescio, a Nord-Est dal torrente Chiona e a Sud-Ovest da una linea immaginaria che unisce le due punte del gruppo montuoso su cui si trovano Assisi e Spello. La vetta del Subasio è prevalentemente pianeggiante e presenta fenomeni carsici notevoli, i versanti invece sono piuttosto ripidi soprattutto nella parte orientale. Le pendici sono ricoperte da una fitta vegetazione: tra Assisi e Spello si estendono piantagioni di olivo; poi si incontrano cerri, roverelle, carpini neri, ornielli, aceri, faggi e lecci; infine boschi di resinose caratterizzano la terza fascia insieme ai pascoli. Per quanto riguarda la fauna purtroppo gli ambienti naturali ospitano poche specie (anche a causa della caccia), raramente si possono avvistare lupi e aquile reali, più frequente è invece la presenza della coturnice, dello scoiattolo, del colombaccio, della pica, della ghiandaia, dell'istrice, del tasso, della volpe, della donnola, della faina e del cinghiale. Fra le specie avicole più diffuse, si registrano la poiana, l'astore e l'assiolo. Ultimamente si sta tentando il reinserimento della starna e del gatto selvatico.

Parco regionale del Lago Trasimeno

Il Parco fu costituito nel 1995, per salvaguardare e valorizzare il più grande specchio d'acqua dell'Italia peninsulare (128 kmq di superficie) conosciuto nell'antichità come "il lago di Perugia". Proprio la sua posizione gli ha permesso di rivestire negli anni un ruolo importante per tutta l'Umbria Nord-occidentale e per l'area della Chiana toscana, per questo obiettivo dell'istituzione è la tutela di tutta l'area. Il lago, che soffre già del basso livello delle acque a causa delle scarse precipitazioni annuali e della mancanza di veri immissari, deve essere difeso dalle azioni dell'uomo, dalle attività produttive con elevato consumo di acqua e da ogni fonte inquinante.
Il territorio del comprensorio, 13.200 ettari, comprende non solo il Trasimeno ma anche i centri sorti sulle sue sponde, come ad esempio Castiglione del Lago e Passignano. Delimitato su tre lati da dolci colline, lo specchio d'acqua è occupato da tre isole: la Polvese, proprietà dell'Amministrazione provinciale; la Maggiore, ancora abitata; la Minore, disabitata. Per quanto riguarda la vegetazione, lungo le rive predominano i canneti, mentre nella fascia litoranea si trovano anche distese di leccio, rovere, quercia e di giglio acquatico. Nelle isole, oltre alla vegetazione tipica, sono presenti anche ulivi e pini.
Le acque del lago ospitano una ricca fauna ittica: tinche, anguille, carpe, lucci, persici reali, pesci gatto. L'avifauna è presente con rapaci quali il biancone, il gufo reale e il falco pescatore, inoltre da quando è stata bandita la caccia nell'area del Parco, è aumentata l'avifauna migratoria. Numerosi sono infatti gli aironi, le cicogne, le garzette, i tarabusi, i cigni selvatici, i fischioni, i germani reali, le morette, le oche selvatiche, i gabbiani, le folaghe, le gallinelle d'acqua, gli svassi, e il cormorano è ultimamente sempre più diffuso (si contano fino a 2.000/3.000 unità). Frequenti sono anche gli avvistamenti di nutrie e cinghiali.

Parco fluviale del Nera

Il Parco fluviale, 2.120 ettari, comprende il fiume Nera nel tratto medio-inferiore del suo corso quando si incontra con il Velino e insieme formano la Cascata delle Marmore. Il comprensorio, istituito nel 1995, abbraccia anche territori molto belli e centri ricchi di testimonianze storiche, artistiche e culturali. La zona di fondovalle è intensamente coltivata con olivi, frutteti, vigneti e ortaggi. La zona dei monti, le gole e i dirupi perpendicolari alla valle sono di grande attrattiva e accessibilità; gli elementi principali del Parco, il fiume Nera con i suoi affluenti e la Cascata delle Marmore, fanno sì che l'area naturale sia denominata anche "Parco delle acque". Scendendo lungo la valle del Nera si può vedere a destra il Monte Solenne e a sinistra il Colle la Bernara. Le cime che circoscrivono la valle sono occupate da faggete e da pascoli dove fioriscono viole, genziane, gigli e asfodeli. La fauna è particolarmente copiosa, di grande importanza è la presenza del codirossone e del Rondone, uccelli poco comuni; tra i grandi rapaci si possono scorgere il falco pellegrino e il falco lanario. I mammiferi sono invece rappresentati dall'istrice, dal cinghiale e dal gatto selvatico. Il Nera scorre tra ripidi versanti ed è sempre attorniato da una ricca vegetazione: salici, pioppi ed ontani neri fiancheggiano le sponde, formando talvolta una galleria verde sull'acqua. Nel fiume si trovano principalmente trote e nei torrenti affluenti gamberi. Nei tratti tranquilli vivono la gallinella d'acqua, la ballerina gialla, il martin pescatore e il raro merlo acquaiolo. La Cascata delle Marmore è meta attrattiva grazie al suo salto di 165 metri.

Parco fluviale del Tevere

Il Parco Regionale, istituito nel 1995, comprende il fiume Tevere nel tratto che va dal ponte di Montemolino fino al bacino di Alviano. Il comprensorio, 7925 ettari, abbraccia zone significative dal punto di vista ambientale, culturale e archeologico. Il corso del fiume, modificato a causa dello sfruttamento idroelettrico, ha portato alla formazione del Lago di Corbara e del bacino di Alviano. A fondovalle si pratica un'agricoltura intensiva, sui colli si coltivano vite e olivo, mentre in cime alle colline e alle montagne si trovano boschi. I principali centri urbani che fanno parte del comprensorio sono Todi ed Orvieto caratterizzati da un notevole patrimonio culturale. Ma tutto il territorio dell'area naturale, caratterizzato da ambienti meritevoli d'attenzione, è costellato da centri minori ricchi di testimonianze storiche e artistiche. A Montemolino il Tevere scorre così veloce tanto da essere chiamato dagli abitanti "il Furioso", poi dopo aver costeggiato le colline, scende tranquillo verso Todi e in questo tratto viene apostrofato come "Tever morto". A Ponte di Cuti, dove le acque acquistano di nuovo velocità, è fiancheggiato da ontani, salici e pioppi. Una delle aree di maggior interesse è la Gola del Forello, qui sulle aspre pareti, crescono lecci e carpini, piante d'erica e ginestre, mentre nel Vallone della Pasquarella ci sono lauri e fichi selvatici. Nel territorio del comprensorio vivono numerose specie avicole quali la poiana, lo sparviero e il nibbio reale, mentre nella zona del Lago di Corbara si possono scorgere il germano reale, la moretta, l'airone cinerino, il martin pescatore. Lo specchio d'acqua è abitato da carpe, anguille e cavedani.
Il Tevere ricoprì un ruolo importante nella storia antica: non solo segnò il confine tra Etruria ed Umbria, ma fu una delle principali vie di trasporto dell'Impero romano, soprattutto per le derrate alimentari e per il legname. Lungo il fiume si svilupparono numerosi centri abitati e per questo l'area del Parco è crogiuolo di testimonianze archeologiche. L'era preistorica è rappresentata dal sistema di caverne che si trovano sotto la rocca di Titignano; altre tracce sono da rinvenire nei resti dei porti antichi (il principale è quello di Pagliano), delle ville rurali, delle necropoli e delle manifatture di ceramica.

L'ECONOMIA

L'Umbria è una regione essenzialmente agricola, anche se oggigiorno impiega solo il 4,5% della popolazione. Produce frumento, granoturco, patate, barbabietole e tabacco. Importanti sono le coltivazioni dell'olivo e della vite sulle pendici delle colline. Vini pregiati: Orvieto, Trebbiano e Spoleto. Notevole è il patrimonio zootecnico. Sebbene l'allevamento dei bovini dia buone produzioni di carne e latticini, caratteristico dell'Umbria è l'allevamento dei suini. Tipica e rinomata è la lavorazione dei salumi, particolarmente nella zona di Norcia.
Il sottosuolo offre qualche giacimento di lignite, che permette di alimentare anche alcune centrali termoelettriche. L'Umbria è grande produttrice di energia elettrica, che alimenta importanti industrie siderurgiche e chimiche. Queste ultime comprendono soprattutto stabilimenti per la fabbricazione di concimi chimici e di ammoniaca sintetica.
L'industria umbra, con il 33% degli occupati, raggiunge livelli nazionali in diversi campi: quello tessile e dell'abbigliamento (Luisa Spagnoli), dell'industria dolciaria (Buitoni-Perugina), della ceramica (Pozzi). Altri impianti derivano dall'ingrandimento di lavorazioni artigiane. Tra le molte attività produttive, si ricordano: l'industria tipografica, che in Umbria ha tradizioni antiche, la lavorazione delle pelli e delle scarpe (a Perugia e Gualdo Tadino), dei merletti, del ferro battuto (ad Assisi, Perugia e Città di Castello), e l'intaglio del legno (a Spoleto e Gubbio).
Un'importanza notevole per l'economia umbra ha anche il turismo, stimolato dallo stupendo patrimonio artistico della regione, oltre che dal persistere di storiche tradizioni folcloristiche, come la Giostra della Quintana a Foligno, la Corsa dei Ceri e il Palio della Balestra a Gubbio.
Quasi tutti i più importanti centri umbri sono sedi di manifestazioni e festival internazionali (Festival dei due Mondi a Spoleto).

CENNI STORICI

In epoca preistorica la regione fu abitata dagli Umbri, popolazione di stirpe italica, che vi giunsero nel corso del secondo millennio a.C. Questi subirono dapprima la supremazia degli Etruschi e poi quella dei Romani. La definitiva romanizzazione dell'Umbria avvenne nel 307 a.C. Tuttavia sin dall'antichità la regione aveva avuto un ruolo fondamentale nei collegamenti tra Roma, il Nord Italia e il litorale adriatico, grazie soprattutto alla presenza di un ben articolato sistema stradale, quale quello della Via Flaminia. L'Umbria era quindi una terra di passaggio obbligato, ricca di rapporti di scambio e di intensi contatti umani. Nel Medioevo il territorio fu conteso tra Goti e Bizantini. Durante la stessa età vi predicò San Benedetto (480-544), fondatore dell'ordine dei Benedettini e del Monastero di Montecassino. Il territorio fu quindi conquistato (571) dai Longobardi, che istituirono il ducato di Spoleto.
Cessata la dominazione longobarda la regione fu anch'essa teatro della lotta tra gli imperatori svevi ed i pontefici romani. È il periodo della predicazione di San Francesco d'Assisi (1182 ca.-1226), fondatore dell'ordine dei Frati Minori, e del mistico umbro Ranieri Fasani, promotore del movimento ascetico e dei Flagellanti. Nel periodo tra il X e l'XI secolo si assiste a una ripresa. Il numero delle strade e quello degli insediamenti umani aumentò progressivamente, vennero edificati castelli, ville, abbazie, case, ospedali, ospizi. Alcuni centri, quali Gubbio, Città di Castello, Perugia, Assisi, Todi, Foligno, Terni e Spoleto, raggiunsero il massimo splendore. Questa situazione di prosperità permise alla regione di assumere un ruolo primario per i traffici commerciali e per la diffusione della cultura. Nacquero nuove attività artigianali, che ebbero un'eco internazionale, e si formarono botteghe, corporazioni, scuole, con la conseguente edificazione di nuovi palazzi. Notevoli furono anche le opere di bonifica e i controlli delle acque effettuati in questo periodo, che determinarono una maggiore coltivazione di ulivi e vigneti. è in questo periodo che si diffuse la mezzadria, a testimonianza di ciò le numerose case coloniali costruite in aperta campagna. Opere di miglioramento e ristrutturazione vennero approntate anche nelle città: cinta murarie ampliate, lastricazione delle strade, costruzione di acquedotti, sistemi fognari, fontane, palazzi pubblici e religiosi, questi ultimi aumentarono in modo particolare dopo la morte di Francesco d'Assisi. Nel 1363 l'Umbria fu annessa dal cardinale Egidio Albornoz dopo numerosi e sanguinolenti scontri tra Comuni e papato allo Stato pontificio: iniziò così la fase di decadenza della regione, causata non solo da terremoti e pestilenze, ma soprattutto dal divario sempre più netto tra singoli poteri comunali e autorità pontificie, tra ricca borghesia e popolo minuto. L'azione del cardinale si fece sentire presto: egli decise di modificare l'assetto delle città facendo costruire sulla sommità degli abitati imponenti fortezze, simbolo del nuovo potere. Il papato favorì l'insediamento di diverse Signorie, così le città umbre diventarono possedimenti di importanti famiglie quali i Baglioni, i Fortebracci, i Malatesta, i Vitelli e i Vinci. Questi Signori tuttavia non riuscirono a creare un'unità regionale anzi acuirono la crisi economica e il malcontento determinando un progressivo isolamento dell'Umbria. Solo la nobiltà ne esce bene: si impossessa di nuovi terreni, fa allargare o costruire nuovi palazzi, investe finanziariamente. Conseguenza della crisi delle economie artigiane e mercantili urbane e degli investimenti fondiari dei ceti maggiori fu la ruralizzazione della società umbra. La maggior parte del popolo abbandonò la città per trasferirsi nelle campagne, furono costruite numerose case e si diffuse sempre più la mezzadria, che causò l'antropizzazione dell'ambiente. All'inizio dell'Ottocento la regione seguì la parentesi della dominazione francese e poi cadde di nuovo sotto la supremazia pontificia (1814). In questo secolo, caratterizzato in ambito artistico dalla rivalutazione del Medioevo (tratto tipico del Romanticismo), iniziò a svilupparsi, seppur molto gradualmente, l'attività industriale. è Terni la città che ospita le prime imprese, tra le quali le più importanti furono un lanificio e un'industria molitoria, ma l'agricoltura rimaneva ancora l'occupazione più diffusa, seguita dall'attività artigianale e manifatturiera.
A partire dal 1860, la storia dell'Umbria si uniformò con quella italiana: Cavour, infatti, ordinò al generale Manfredo Fanti di occuparla insieme alle Marche, e le truppe del generale Della Rocca entrarono a Perugia, Spoleto e Narni. La realizzazione dell'asse ferroviario Foligno-Teròntola, nel 1866, sembrò diminuire l'isolamento della regione. Le città iniziarono infatti a sperimentare una rinascita delle loro economie e a ristrutturare l'assetto urbanistico: vennero creati nuovi centri aggregativi lungo il tronco ferroviario, le antiche mura furono in alcuni casi demolite, si diffusero giardini pubblici, teatri, caffè, elementi tipici di una emergente classe borghese, che non solo si impossessò delle terre appartenenute in precedenza al clero e alla nobiltà, ma cambiò i sistemi produttivi nelle campagne e gli assetti residenziali degli spazi urbani. L'antica toponomastica venne sostituita dai nomi delle glorie nazionali; le strutture pubbliche occuparono gli antichi edifici religiosi, che divvennero così sedi di uffici, tribunali, caserme, ospedali, scuole, mentre ai margini degli antichi centri urbani furono edificati i nuovi villini borghesi e le case operaie. Nonostante tutto ciò, l'isolamento si protrasse ancora per diversi anni. Alla fine dell'Ottocento, dopo l'insediamento della grande industria a Terni, la regione acquistò un nuovo assetto: da un lato la città di Perugia, che con la sua arte e architettura simboleggiava la continuità con il passato; dall'altro Terni, che divenne immagine del futuro. Nel primo ventennio del Novecento numerosi furono i cambiamenti: la struttura urbana e l'ordine sociale ed economico dell'area ternana subirono modifiche repentine, piccole industrie apparirono nalla zona del Tifernate, di Perugia e di Foligno, colture industriali si diffusero nell'alta valle del Tevere e nella zona della piana di Assisi, iniziarono ad essere sfruttati i bacini minerari di Bastardo e di Pietrafitta. Nel ventennio fascista avvennero nuovi e sostanziali mutamenti: comparvero giardini e parchi in cittadine piccole e grandi, furono costruiti campi sportivi, palestre, caserme, case del fascio. Nel periodo dei piani regolatori (anni Trenta) anche in Umbria furono previste progettazioni di rilievo con conseguenti sventramenti dei piani urbani, volti alla creazione di nuovi spazi e alla costruzione di nuove architetture razionaliste. Fortunatamente la mancanza di capitali limitò l'azione demolitrice-risanatrice. Gli interventi demolitori più massicci furono a Foligno, a Spoleto e a Terni, dove l'assetto tessuto medievale subì un duro colpo, mentre le nuove architetture razionaliste conquistarono sempre più spazi. Gli anni del secondo dopoguerra furono caratterizzati dalla crisi dell'agricoltura e dai consistenti incrementi delle popolazioni cittadine. Negli ultimi trent'anni la regione ha vissuto un periodo di ripresa interrotto bruscamente nel 1997 da un grave terremoto che ha causato ingenti danni, ora risanati seppure con enorme difficoltà.

IL PERCORSO ARTISTICO E CULTURALE

Dalle origini al Medioevo

L'Umbria, nota come regione verde costellata di bellissime città medievali, presenta aree archeologiche risalenti sino ai periodi etrusco e romano. Le testimonianze etrusche si trovano nella zona di Orvieto (degne di nota sono le necropoli del Crocifisso del Tufo e di Cannicella) e in quella di Perugia, delimitata ancora da tratti delle mura; considerevoli sono anche le catacombe dei Volumni e i numerosi reperti conservati nel Museo Archeologico Nazionale. Ricca di vestigia romane è invece la cittadella di Carsulae, fondata intorno al III secolo a.C. in seguito all'apertura della Via Flaminia che l'attraversa da Nord a Sud.
Il primo Medioevo si caratterizza per la costruzione di numerose fortezze e abbazie. Nell'area della Valnerina in particolare, ma in tutta la regione in generale, vennero edificati castelli che presto diventarono roccaforti per papi e imperatori alla ricerca di zone strategiche perfette per una efficace difesa. Meritevoli di attenzione sono le rocche di Orvieto, Narni, Spoleto, Todi e Assisi, fatte costruire dal cardinale Albornoz.
L'edilizia religiosa fu altrettanto in fermento: badie, monasteri e chiese vennero erette un po' ovunque (gli esempi più significativi sono nelle diocesi di Spoleto, Narni e Todi) soprattutto dopo la morte di S. Francesco (1226). Nel 1228 iniziarono i lavori per costruire la basilica di Assisi. Altre chiese in onore di S. Chiara e S. Agostino furono edificate in pocchissimo tempo. La religione trovò espressione anche in altre forme artistiche. In ambito letterario nacque la "lauda", componimento poetico il cui massimo esponente fu Jacopone da Todi. Le rappresentazioni teatrali invece erano caratterizzate da gruppi statuari in legno (esempi sono i gruppi di Montone, 1260-70 conservati presso il Museo Comunale della città; di Roccatamburo, XIII sec. custodito a Norcia nel Museo della Castellina; di Gubbio, all'interno della chiesa di S. Pietro). Oltre all'architettura religiosa fiorì anche quella laica; vennero eretti i Palazzi comunali di Perugia, Todi e Gubbio, ridisegnati i centri urbani. Le piazze vedono spesso fronteggiarsi chiese e palazzi civili, la stessa commistione appare in pittura dove si affiancano temi sacri e profani (un esempio è il ciclo di affreschi della Sala dei Notari nel Palazzo dei Priori a Perugia). Notevole in questo periodo fu anche la produzione di mobili e oggetti sacri (crocifissi).

Il Quattrocento e il Cinquecento

Il Quattrocento caratterizzato dall'affermarsi delle signorie, è segnato in ambito artistico da una ragguardevole produzione pittorica. Degni di nota sono i cicli di affreschi tardogotici realizzati con l'intento di celebrare il governo signorile, di esaltarne i fasti e la cultura internazionale (in questo periodo infatti numerosi artisti stranieri fanno la spola tra l'Emilia, le Marche e l'Umbria). Simbolo del mecenatismo umbro agli inizi del XV secolo e della raffinata cultura del tempo sono le decorazioni di Palazzo Trinci a Foligno (la loggia è decorata con storie relative alla fondazione di Roma, belle la Sala delle Stelle, quella delle Arti liberali e dei Pianeti, la Sala degli Imperatori e la cappella di palazzo). Tra i più importanti artisti umbri è senza dubbio Pietro Vannucci, il Perugino. Fondatore della scuola umbra (uno degli allievi più noti fu Raffaello), Vannucci lavorò con artisti di fama mondiale come Andrea del Verrocchio, Piero della Francesca, Ghirlandaio, Botticelli. Le sue opere caratterizzate dalla semplicità, dalla purezza e da una straordinaria simmetria, sono tra la più belle del Rinascimento. Il primo dipinto risalente al 1478 e realizzato nella chiesa parrocchiale di Cerqueto, presenta San Sebastiano, avvolto da un'intensa luminosità. Nel 1481 venne chiamato a Roma per realizzare alcuni affreschi della Cappella Sistina, il meglio riuscito è la celebre Consegna delle chiavi di Cristo a Pietro. Per far fronte alle numerose richieste provenienti da ogni parte d'Italia, il Perugino iniziò a viaggiare frequentemente e aprì due botteghe, una a Firenze e una a Perugia. Il periodo più intenso della sua produzione artistica va dal 1490 al 1505 circa, in questi quindici anni Vannucci esegue numerose opere su commissione, a Perugia decorò le sale del Collegio del Cambio (1496-98) e la chiesa di San Pietro dove dipinse una bellissima Ascensione; a Pavia, all'interno della Certosa, affrescò una pala d'altare con una Madonna e Santi; a Mantova, Isabella d'Este gli commissionò un dipinto, Lotta fra Amore e Castità, che realizzò nel 1505 (oggi il quadro è conservato nel Museo del Louvre). In questo secolo oltre alla pittura molto importante fu anche l'arte delle decorazioni (intagli, intarsi in legno, nei tessuti e soprattutto maioliche). In quest'ultimo settore vennero ben presto introdotti elementi decorativi e tratti caratteristici propri del Perugino e di Pinturicchio. Deruta divenne il principale centro manifatturiero delle ceramiche. Le botteghe producevano figurine grottesche e candelabre che erano destinate a decorare piatti, vasi ma anche pavimenti (un esempio è la Cappella Baglioni in S. Maria Maggiore a Spello dipinta dal Pinturicchio verso il 1501 e ornata da un impianto in maiolica, 1566). Anche a Gubbio la produzione di ceramica ebbe grande importanza soprattutto grazie all'opera di Giorgio Andreoli, un lombardo che dopo essersi trasferito nella piccola città aprì una bottega che presto divenne un ritrovo rinomato.
Lo splendore artistico del Cinquecento fu tale che nell'Ottocento i pittori puristi e molti altri artisti ricalcarono le opere rinascimentali.

Il Seicento

Il secolo si aprì con una riorganizzazione dell'ordine religioso che portò, da una parte a rimaneggiare i luoghi centrali della tradizione religiosa, e dall'altra ad attuare una nuova evangelizzazione. Non solo vennero rivalutati luoghi permeati di memorie antico-cristiane, come ad esempio l'abbazia di S. Eutizio, ma furono costruiti nuovi edifici religiosi tra i quali il più significativo fu la basilica di S. Maria degli Angeli, grandiosa iniziativa per il rilancio del culto francescano e ricettacolo dei maggiori artisti e delle più importanti idee del periodo. A Orvieto invece il duomo venne decorato da pittori e scultori che, verso la fine del Cinquecento, introdussero la moderna ‘maniera’ in Umbria. Il Seicento è il secolo delle commissioni ecclesiastiche. Prima di diventare papa con il nome di Urbano VIII, Maffeo Barberini, vescovo di Spoleto, fece molti investimenti volti ad arricchire la città e la diocesi: il segno più evidente è all’interno della Cattedrale spoletina. Degna di nota è anche la pala di S. Antonio, capolavoro del pittore veronese Alessandro Turchi detto l’Orbetto, voluta dal fratello del papa, Antonio, per la piccola comunità dei cappuccini di Trevi. L'iniziativa di Maffeo inoltre diede vita ad una rete continua e diffusa di scambi culturali e artistici tra Roma e la provincia umbra che rimarrà vitale per tutto il Seicento. In questo secolo numerose furono anche le opere di artisti forestieri, destinate a centri minori, un esempio è l'intervento del pittore romano Guidubaldo Abbatini a Usigni, città natale di Fausto Poli, e a Poggioprimocaso. Mentre nella Valle Oblita, a Nord-Ovest di Norcia, furono attivi molti artisti fiorentini, che non solo portarono nella regione i prodotti più significati dell'arte toscana (dipinti, sculture, ma anche tessuti, argenterie, libri ecc.), ma costituirono una vera e propria ‘isola’ fiorentina. Tra i pittori della regione limitrofa operanti in Umbria, si ricordano Furini, Confortini e Caccini.

Il Settecento e l'Ottocento

Tra il Settecento e l'Ottocento, l'Umbria vive un'importante periodo, diventando una delle tappe del Grand Tour. L'antica Via Flaminia usata come asse di collegamento, imponeva infatti ai viaggiatori diretti o provenienti da Roma il passaggio in alcuni paesi di straordinaria bellezza quali Otricoli, Narni, Terni, Spoleto, Foligno. La visita ad Assisi e Perugia era poi obbligata, come del resto la visita alla Cascata delle Marmore, il cui spettacolo divenne contenuto di numerosi dipinti. E se le opere dei vedutisti Hackert e Vasi si limitarono a una descrizione topografica, quelle dei pittori Joseph Anton Koch e Corot offrirono stupende immagini non solo delle cascate ma anche dei paesaggi circostanti.

LE CITTÀ

Perugia

(149.125 ab.). Perugia è situata a 493 m s/m su un'altura rocciosa, da cui domina la valle del Tevere. La città è sempre stata un importante centro culturale e vanta, oltre all'antica università degli Studi, una moderna università per stranieri. I suoi istituti sono frequentati da un gran numero di studenti provenienti da diversi paesi del mondo, e la loro presenza dona a Perugia un aspetto cosmopolita. Ai piedi della città, in pianura, si è sviluppata la zona industriale che conta impianti per la produzione alimentare, in particolare nel settore dolciario (Perugina), e industrie tessili e meccaniche.
Attivi sono pure il commercio dell'antiquariato e l'artigianato. Notevole è l'apporto economico dato dal turismo, legato alle attrattive artistico-monumentali della città e dei centri vicini: Assisi, Città di Castello, Gubbio ecc. A Perugia si svolgono numerose manifestazioni internazionali, tra cui grande rinomanza ha l'annuale Sagra Musicale Umbra, che si tiene in settembre.
STORIA. Gli Etruschi, fondatori di Perugia, costruirono la città nella posizione più favorevole ad un'efficace difesa e a un attivo controllo delle naturali vie di comunicazione, date dall'asse del Tevere e dei suoi affluenti. Nel I sec. a.C. divenuta dominio romano, la città venne riorganizzata per volere dell'imperatore Augusto. Ma le invasioni barbariche del VI sec. non solo arrestarono il processo di crescita della città, ma portarono devastazione e miseria. La città diventò libero Comune nell'XI sec. e nel 1300 raggiunse l'egemonia su tutto il territorio umbro. Nel 1370 Perugia tornò sotto lo Stato Pontificio. Nel XV sec. la lotta per la supremazia tra le famiglie nobili accese lotte sanguinose; ebbero il sopravvento i Baglioni che furono però nuovamente sottomessi al dominio papale da Paolo III (1540). Dopo la breve parentesi francese, alla fine del '700, Perugia, cadde un'altra volta sotto lo Stato della Chiesa. Nel 1859 i perugini cacciarono il legato pontificio ed instaurarono un governo provvisorio. Ma l'indipendenza vera e propria fu raggiunta solo nel 1860.
ARTE. Perugia ha mantenuto buona parte della sua struttura originaria. La cima del colle è cinta da mura, risalenti al III - II sec. a.C., con maestose porte: Arco di Augusto e Porta Marzia, testimonianze dell'origine etrusca della città. L'arco, entrata principale nella città, è ben conservato, mentre della porta (seconda metà del III sec. a.C.), inserita nel bastione orientale della Rocca Paolina per abbellirne un ingresso, restano solo la volta a tutto sesto e il coronamento. Del periodo romano sono invece l'anfiteatro fuori Porta Marzia e le Terme nella Conca (II sec. d.C.). Durante il periodo comunale la cinta muraria venne ampliata e nel XIII sec. Perugia assunse la sua caratteristica forma stellare, determinata dalla necessità di superare i dislivelli dovuti alla particolare conformazione del colle su cui sorge la città, articolato in speroni. Sempre nel periodo comunale sorsero importanti edifici religiosi e civili: la chiesa di S. Pietro, quella di S. Angelo e quella di S. Costanzo, la famosa Fonte Maggiore e il Palazzo dei Priori.
La chiesa di S. Pietro risale al X sec. (l'abbazia benedettina fu innalzata su un antico cimitero etrusco-romano e su un preesistente tempio paleocristiano) e mantiene l'originaria struttura basilicale, nonostante i rimaneggiamenti rinascimentali. Il portale, decorato da una lunetta attribuita a Giannicola di Paolo, risale al Cinquecento, così come il soffitto ligneo della navata centrale; all'interno si possono ammirare: affreschi del Maestro Ironico, opere del Guercino e di Guido Reni, un coro ligneo decorato con intarsi e intagli pregiati, una collezione di tele dell'Aliense rappresentanti scene della vita di Cristo e nella sagrestia cinque piccoli quadri del Perugino (1469). La chiesa è affiancata da un campanile del 1468, caratterizzato da una base dodecagonale e da una parte più alta esagonale.
L'antica chiesa di S. Angelo chiamata dai perugini anche "padiglione d'Orlando", è caratterizzata da una pianta circolare e da un tetto a tenda; l'interno è scandito da 16 colonne diverse tra loro per altezza e materiale.
L'edificio dedicato a S. Costanzo, patrono della città, risale all'XI secolo ed è stato in seguito rimaneggiato; l'altare maggiore è quello originale, del 1205.
La Fonte Maggiore (1275-78), opera di Nicola e Giovanni Pisano, si trova al centro della piazza principale della città, Piazza IV Novembre, ed è una delle più belle fontane medievali d'Italia. è costituita da due vasche poligonali di marmo sormontate da una tazza di bronzo contenente le tre ninfe, che rappresentano le virtù teologali; la vasca inferiore è ornata da formelle che riproducono il calendario dei lavori agricoli, i segni dello Zodiaco e le sette arti liberali. La Fonte fu costruita per portare l'acqua in città.
Sulla stessa piazza si affaccia la Cattedrale di S. Lorenzo, caratterizzata da un'alta gradinata e da una nuda facciata, abbellita da un elegante portale di Pietro Carattoli (1729). L'edificio presenta diverse fasi costruttive: il primo nucleo risale al 969 e corrisponde all'attuale transetto, che venne in seguito ampliato su progetto di Fra' Bevignate (1300); la costruzione venne ripresa nel 1437, ma la chiesa fu consacrata solo nel 1569. Il fianco sinistro, ricoperto, seppur solo parzialmente, di marmo bianco e rosa, è adornato da finestroni gotici e presenta molti inserti di epoche diverse: il pulpito, dal quale predicò san Bernardino da Siena, risale al Quattrocento; il portale in travertino, opera di Ippolito Scalza su disegno di Galeazzo Alessi, è del 1568; la statua bronzea rappresentante Giulio III, fu scolpita da Vincenzo Danti nel 1555. L'ampio e luminoso interno quattrocentesco, suddiviso in tre navate di uguale altezza, separate da pilastri ottagonali e coperte da volte ogivali, è adornato da decorazioni e stucchi settecenteschi. I dipinti, gli affreschi e le vetrate policrome appartengono a epoche diverse (dal XVI al XIX secolo). Degna di nota è la Cappella di S. Bernardino con una splendida Deposizione dalla Croce, opera di Federico Barocci (1567?69); da ammirare anche il coro ligneo di Giuliano da Maiano e Domenico del Tasso (1491), gravemente danneggiato dall'incendio del 1985, e la sagrestia quattrocentesca affrescata da Gian Antonio Pandolfi (1573-76).
Il Palazzo dei Priori (1293-1443) è uno dei più possenti palazzi pubblici d'Italia ed un insigne esempio di architettura gotica. Bello il portale maggiore caratterizzato da una decorazione allegorica (nella lunetta copie delle statue dei Ss. Lorenzo, Ercolano e Costanzo) e, al secondo piano, da 19 stupende trifore gotiche. Al piano superiore nella Sala del Consiglio comunale, sono conservati il grifo perugino e il leone guelfo, primi esempi medievali di grandi opere fusorie a tutto tondo (1274 circa) forse appartenenti a una scomparsa fontana di Arnolfo di Cambio. Il terzo piano del palazzo ospita oggi la Galleria Nazionale dell'Umbria, che raccoglie opere che documentano lo sviluppo della pittura umbra dal '200 al '700.
Nel XV sec. Agostino di Duccio offre alla città due capolavori: l'Oratorio di S. Bernardino (1457-61) e la Porta di S. Pietro (1475), che segnano una svolta verso l'architettura rinascimentale. Il primo, costruito in onore del santo, presenta delle decorazioni di straordinaria bellezza soprattutto dal punto di vista cromatico (l'accostamento della malachite e dell'azzurrite assieme al rosa della pietra creano infatti eccezionali effetti di luce) e all'interno degno di nota è l'altare maggiore costituito da un sarcofago cristiano della prima metà del IV secolo.
La Porta di S. Pietro, conosciuta anche come Porta Romana, sembra un arco semplice sormontato da un'immagine sacra, dipinta nel 1765, tuttavia notevoli sono i tratti rinascimentali presenti nella parte più esterna. Di ispirazione etrusca, in origine doveva essere costituita da due archi, infatti era chiamata Due Porte; belle le decorazioni degli scudi e le rosette.
Tra il Quattrocento e il Cinquecento vengono innalzati il Palazzo del Capitano del Popolo (1473-81), elegante edificio rinascimentale oggi sede del Tribunale, e l'Università Vecchia (1483-1515), fatta costruire da Sisto IV su progetto di Fiorenzo di Lorenzo come sede dello "Studium" perugino, dove rimase fino al 1811.
A metà Cinquecento, dopo la guerra del Sale e l'annessione di Perugia allo Stato pontificio, papa Paolo III Farnese fece costruire la Rocca Paolina su disegno di Antonio San Gallo il Giovane, come simbolo del potere papale. Della fortezza, demolita nel 1860, si possono vedere solo alcuni resti dei muraglioni di sostegno.
Anche in pittura si assiste a uno spiccato rinnovamento, i protagonisti principali sono Perugino e Pinturicchio. Del Perugino si possono ammirare i bellissimi affreschi (1496-1500) nel Collegio del Cambio, antica sede dei cambiatori di moneta (1452-57), rappresentanti le principali divinità mitologiche, le quattro Virtù teologali, uomini illustri dell'antichità e su uno dei pilastri divisori, l'autoritratto del pittore stesso. Tra il Settecento e l'Ottocento la fisionomia della città cambia, inizia il processo di modernizzazione.
LA PROVINCIA. La provincia di Perugia (605.950 ab.; 6.334 kmq) copre oltre due terzi dell'intera superficie regionale. Il territorio si presenta prevalentemente montuoso, solcato dalle profonde vallate del Tevere e dei suoi affluenti. Il Lago Trasimeno, il maggiore dell'Italia peninsulare, si trova nel territorio della provincia. l'economia della zona si basa essenzialmente sull'agricoltura: cereali, ortaggi, tabacco, vino (vin santo) e olio. Le ricchezze del sottosuolo, torba e lignite (Spoleto), vengono sfruttate per la produzione di energia elettrica. Nel settore industriale notevole importanza rivestono il settore alimentare, tessile e dell'abbigliamento, tipografico. Una voce importante del bilancio economico della provincia è rappresentata dal turismo; numerosi sono i turisti richiamati dalle bellezze artistico monumentali dei centri di Assisi, Gubbio, Cascia, Todi, Norcia e Spoleto, dove si tiene annualmente il Festival dei Due mondi. Centri principali oltre a quelli sopra citati sono: Castiglione del Lago, Città di Castello, Foligno, Gualdo Tadino, Marsciano, Umbertide.

Terni

(105.018 ab.). Terni è situata al margine orientale di una fertile pianura, sulla riva sinistra del fiume Nera, ed è oggi un importante centro industriale e commerciale. Lo sviluppo economico della città ha avuto inizio alla fine del XIX secolo grazie alla disponibilità di energia elettrica, derivante dallo sfruttamento razionale della Cascata delle Marmore. La zona di Terni è una delle più industrializzate dell'Italia centrale, e dispone di moderne attrezzature nel campo dell'industria siderurgica, meccanica, chimica e idroelettrica.
STORIA. L'antica Interamna Nahars o Nahartium, fu fondata dagli Umbri intorno al 673 a.C. Ma la prima presenza umana risale addirittura al X sec. a.C. (zona della collina di Pentima, dove nel 1884 durante i lavori di costruzione delle Acciaierie è stata ritrovata una enorme necropoli). Durante le guerre sannitiche fu alleata di Roma: in questo periodo il centro urbano viene circondato dalla cinta muraria e le aree contigue vengono bonificate per mezzo di canalizzazioni. In epoca barbarica subì notevoli devastazioni ad opera di Totila, Narsete (VI sec.) e dei Longobardi (VIII sec.), inoltre fu distrutta nuovamente su ordine di Federico Barbarossa dall'arcivescovo Cristiano da Magonza (1174). Terni divenuta nell'VIII sec. possedimento della Santa Sede, pur fra alterne vicende, rimase fedele al papato che ne promosse un costante sviluppo, nonostante le frequenti guerre con Rieti, Todi, Spoleto e Narni, sua antica rivale. Durante la prima Campagna d'Italia di Bonaparte fu teatro di combattimenti (1798) e divenne dipendenza francese, passando poi, con la Restaurazione, nuovamente sotto il dominio papale sino alla formazione del Regno d'Italia. Con la fine del secolo dei Lumi sorge in città il primo centro manifatturiero, in seguito si sviluppano le Acciaierie e le industrie chimiche.
ARTE. Terni subì durante la seconda guerra mondiale violenti bombardamenti che le arrecarono danni gravissimi, in seguito ai quali la città dovette essere quasi completamente ricostruita. Nonostante ciò, Terni presenta edifici e monumenti, in gran parte restaurati, di notevole valore artistico e storico. Di epoca romana è l'Anfiteatro costruito nel 32 d.C. da Fausto Tizio Liberale. La Cattedrale dell'Assunta sorta su precedenti strutture del VI sec. e dell'XI, fu rimaneggiata nel XV sec., ristrutturata nel '500 e rinnovata nel 1653. La facciata, rielaborata dal maestro Marcello Piacentini, presenta un portale ornato con motivi decorativi rappresentanti elementi vegetali e animali; l'interno, a tre navate, custodisce un bell'organo del Seicento, opere di Cincinnato, Marten Stella e Livio Agresti, un altare policromo di Antonio Minelli (1762). Nella cripta, dove è sepolto il vescovo ternano Sant'Anastasio, è conservato anche il tesoro comprendente una croce in argento del XIII sec. e il reliquiario di S. Procolo in rame dorato (XVII sec.). Ad epoca paleocristiana risale la chiesa di S. Salvatore, il più antico monumento della città: fu edificata su un precedente edificio romano e successivamente ampliata nel periodo romanico (si narra che in questa chiesa si incontrarono il re longobardo Liutprando e papa Zaccaria), degna di nota è la Cappella Manassei decorata con un bel ciclo di affreschi risalenti alla metà del Trecento. Del periodo medievale rimangono numerose testimonianze: la chiesa di S. Francesco (XIII sec.) e la chiesa di S. Pietro (XIV sec.) ambedue in stile gotico. La prima, originariamente a navata unica, fu suddivisa in seguito in tre navate e ampliata con la Cappella dedicata a San Bernardino (distrutta poi dai bombardamenti della seconda guerra mondiale); rimaneggiata più volte, presenta un bel portale gotico, all'interno una preziosa immagine del beato Simone Camporeali (uno dei fondatori della comunità francescana) e nella Cappella Paradisi, affreschi di Bartolomeo di Tommaso (metà del '400). La seconda, originaria del Duecento, restaurata nel XIV secolo a opera degli Agostiniani, e in seguito rimaneggiata dopo il terremoto del 1703 e dopo la seconda guerra mondiale, presenta un portale gotico decorato da un rilievo quattrocentesco (Cristo benedicente); l'interno a navata unica custodisce decorazioni a fresco realizzate tra la fine del XIV e l'inizio del XV secolo (degni di nota sono la Dormitio Virginis e Incoronazione della Vergine). Altri edifici meritevoli di attenzione sono la chiesa di S. Lorenzo (XIII sec.) edificata sopra un'antico edificio romano e rimaneggiata nel XVII sec., fu danneggiata durante il secondo conflitto mondiale; quella di S. Alò (il nome deriva da "Aloysius", ossia Eligio, il protettore degli orafi e dei maniscalchi), costruita nell'XI secolo, nel Settecento divenne proprietà dei Cavalieri di Malta (l'interno, suddiviso in tre navate da pilastri e colonne, presenta pregevoli decorazioni a fresco delle pareti e dell'abside, dal XII secolo al Quattro-Cinquecento); il Palazzo Mazzancolli (XIV sec.) simbolo dell'architettura medievale in città, fu edificato per il vescovo Ludovico Mazzancolli nel XV secolo su torri preesistenti, e ristrutturato nel 1878 e nuovamente nel 1927; Palazzo Gazzoli, costruito per il futuro cardinale Luigi Gazzoli nel 1795 su progetto di Andrea Vici, presenta belle decorazioni a grottesche e scene dell'Aurora e del Carro del sole, riferite allo stile di Liborio Coccetti, nel cortile si trova una vasca attribuibile a un impianto termale romano, nelle scuderie invece è stato rinvenuto in luce un ingresso di un antico teatro; il palazzo ospita la Pinacoteca comunale, ricca di opere opere d'arte provenienti in gran parte dagli istituti religiosi soppressi (degni di nota sono Crocifisso tra i Ss. Francesco d'Assisi e Bernardino da Siena dell'Alunno, 1497 e Sposalizio mistico di S. Caterina di Benozzo Gozzoli, 1466). Simbolo dell'operosità della città è l'obelisco in metallo fuso e alto 30 metri, opera di Arnaldo Pomodoro, costruito per il centenario della fondazione delle Acciaierie.
LA PROVINCIA. La provincia di Terni (219.876 ab.; 2.122 kmq) è stata istituita nel 1927 riunendo i comuni del circondario di Terni e parte di quelli dell'ex-circondario di Orvieto. Occupa tutta la zona Sud-Ovest della regione. Il territorio si presenta essenzialmente collinare e comprende solo una piccola parte dell'Appennino Umbro. Ad eccezione della conca ternana e dei fondivalle dei fiumi Velino, Nera, Tevere e Paglia, il territorio è argilloso e poco fertile. L'agricoltura produce principalmente cereali (frumento), uva da vino, olio, tabacco e patate. L'attività industriale, a cui si dedica circa un terzo della popolazione, è considerevolmente sviluppata e si articola in diversi settori: siderurgico e metallurgico, meccanico, elettrochimico, idroelettico, tessile e delle confezioni, alimentare ed enologico. Fra i centri principali ricordiamo Acquasparta, Amelia, Montecastrilli, Narni e Orvieto.

PICCOLO LESSICO

Baci Perugina

Forse il prodotto più noto dell'azienda perugina (fondata nel 1907 da un gruppo di imprenditori fra cui Annibale Spagnoli, Francesco Andreani e Francesco Buitoni), il "Bacio" nacque nel 1922. Secondo la tradizione, l'idea di questo particolare cioccolatino venne a Luisa Spagnoli. è caratterizzato da una pasta di granella di nocciola amalgamata con cioccolato al latte e ricoperta di uno strato di cioccolato fondente in cima al quale si trova una nocciola intera.
I bigliettini con le frasi d'amore celebri, che si trovano all'interno di ogni cioccolatino, furono ideati nel 1930 da Federico Seneca.

Lenticchie

Coltivate nella zona dell'altopiano di Castelluccio di Norcia le lenticchie sono uno dei prodotti tipici della regione. Questa varietà, piuttosto piccola e dal colore variegato (dal verde al marrone), è caratterizzata da una buccia poco spessa e tenera, che la rende pronta per essere cotta senza neanche essere ammorbidita. Rinomate in tutta Italia, le "Lenticchie di Castelluccio di Norcia", hanno meritato l'Indicazione Geografica Protetta rilasciata dall'Unione Europea.
Le proprietà di questo legume (alto contenuto di proteine, buona quantità di zuccheri, quasi senza grassi e ricca di vitamine, fibre e sali minerali) ne fanno un cibo dall'alto valore nutritivo.

Flagellanti

Nome di confraternite di penitenti che si flagellavano in pubblico per espiare i peccati del mondo. Attorno al 1260, in seguito alla pestilenza e al caos succeduti alle guerre nell'Italia centro-settentrionale, e su suggestione di profezie più o meno deformate di Gioacchino da Fiore, schiere di Flagellanti guidati dal mistico Ranieri Fasani percorsero le strade italiane.
L'autorità ecclesiastica condannò questa pratica di tendenza ereticale.

Prosciutto di Norcia

La produzione di salumi avviene principalmente nella zona della Valnerina e di Norcia. è qui infatti che nasce il più famoso salume umbro: il Prosciutto di Norcia, che ultimamente ha ottenuto dall'Unione Europea l'Indicazione Geografica Protetta (Igp). Il prosciutto, caratterizzato da una forma "a pera", quindi triangolare invece che a mezzaluna, piuttosto saporito, ma non salato, ha una carne aromatizzata più volte che viene succesivamente ricoperta con un impasto di strutto e farina, e messa a stagionare in un ambiente umido e fresco. La storia di questo insaccato risale al tempo degli antichi Romani quando, dall'autunno, con i primi freddi, i maestri lavoratori del maiale si mettevano all'opera. Il mestiere del salumiere, chiamato ancora oggi "norcino", è divenuto da allora una tradizione.

Sagrantino

Uno dei più prestigiosi vini italiani, il Sagrantino di Montefalco, viene coltivato sulle colline umbre della zona comprendente i comuni di Montefalco, Bevagna, Gualdo Cattaneo, Castel Ritaldi e Giano dell'Umbria. Questa qualità di rosso in versione secca e passita, vanta una lunga storia. Diverse sono le ipotesi sulle sue origini: sebbene sia ritenuto autoctono, alcuni pensano che provenga dalla Spagna, altri credono che sia stato importato dai primi frati francescani, altri ancora sono convinti che sia stato introdotto in Italia dai Saraceni.
Il Sagrantino passito è ideale per dolci o formaggi molto saporiti quando è invecchiato; quello secco si sposa bene con arrosti, cacciagione, selvaggina e formaggi a pasta dura.

Tartufo

I boschi umbri sono ricchi di tartufi. Le zone più indicate per la ricerca sono i Monti Martani, il Monte Subasio, le Montagne Spoletine e quelle di Trevi, e lungo il corso del fiume Nera.
I pregiatissimi tartufi bianchi e neri e l'estivo Scorsone, sono le qualità più diffuse e usate per accompagnare i piatti umbri più svariati: con le bruschette, le tagliatelle, le carni arrosto ecc. Sia crudo che cotto, il tartufo, è un ottimo prodotto.

Torgiano rosso

Il Torgiano, vino rosso noto in tutto il mondo, è prodotto con uve di Sangiovese e Canaiolo maturate sulle colline a ridosso del comune di Torgiano. Nel 1990 ha ottenuto la Denominazione d'origine controllata e garantita.

PERSONAGGI CELEBRI

San Benedetto

(Norcia 1480 - Cassino 1547). Fondatore dell'Ordine dei Benedettini, visse prima a Subiaco e poi a Montecassino, dove fondò il famoso monastero e redasse la regola monastica per i suoi seguaci.

San Francesco

(Assisi 1181-1226). Figlio di un ricco mercante di stoffe e di una nobile donna provenzale, trascorse la gioventù negli agi e nel fasto. Attratto dalle avventure d'armi, finì prigioniero durante la guerra tra Assisi e Perugia. Ammalatosi a Spoleto, mentre prendeva parte ad una spedizione verso la Puglia al seguito delle truppe pontificie, decise di tornare ad Assisi e di cambiar vita.
Spogliatosi di tutti i suoi averi, predicò il ritorno alla povertà evangelica e, raccolti numerosi seguaci, fondò nel 1209 l'Ordine dei Frati Minori. Si recò quindi a Roma, dove ottenne l'approvazione della sua regola da parte del pontefice Innocenzo III. S. Francesco è autore del Cantico delle Creature.

Jacopone da Todi

Poeta religioso (XIII sec.). Militò nell'Ordine dei Francescani. Avversario di papa Bonifacio VIII, parteggiò per gli spirituali, propensi al ritorno alla povertà evangelica nella loro lotta contro i più mondani conventuali. Compose un centinaio di Laudi.

Santa Rita da Cascia

(Rocca Porena 1381 - Cascia 1457). Si ritirò in convento dopo la morte del marito dedicandosi esclusivamente alla preghiera ed alla penitenza. Beatificata nel 1627, fu canonizzata nel 1900 dal papa Leone XIII.

Pietro Vannucci detto Il Perugino

Pittore (1450 - 1523). Frequentò con Leonardo la bottega fiorentina del Verrocchio. Dal 1478 al 1481 lavorò a Loreto con Luca Signorelli. Dal 1481 al 1482 affrescò con il Botticelli, il Ghirlandaio e Cosimo Rosselli le pareti della Cappella Sistina. Tra le sue opere più famose: La Madonna in Trono, La Pietà e L'Annunciazione.

Bernardo Di Betto detto Il Pinturicchio

Pittore (1454-1513). Col Perugino collaborò all'esecuzione degli affreschi della Cappella Sistina. Dopo il 1490 operò prevalentemente a Roma dove affrescò l'appartamento Borgia in Vaticano. Dal 1502 lavorò a Siena.

CENTRI MINORI

Amelia

(11.073 ab.). Comune in provincia di Terni, in caratteristica posizione sulla cima di un poggio calcareo tra le valli del Tevere e del Nera. Fondata nel 1134 a.C., nel III secolo a.C. fu cinta da un'ampia cerchia di mura; divenne municipio romano al tempo di Cicerone. Devastata dai Goti di Totila, fu in seguito libero Comune e nel 1307 passò sotto lo Stato pontificio. Nel 1832 fu danneggiata da un terremoto. Rimangono alcuni tratti delle mura (V-IV sec. a.C.); la Porta Romana, ingresso principale in città, rimaneggiata nel XVII secolo; una cisterna romana del I sec. a.C. Tra gli edifici religiosi degno di nota è il Duomo. Costruito sulla sommità dell'antica acropoli nell'XI-XII secolo, fu distrutto da un incendio nel 1629 e completamente rifatto nel 1640-80; della struttura originaria rimane solo l'imponente campanile dodecagonale (1050). All'ingresso la colonnetta romanica dove secondo la leggenda santa Firmina, patrona di Amelia, sarebbe stata legata per subire il martirio; nell'oratorio del Sacramento si possono ammirare due dipinti di Niccolò Circignani e Ultima cena di Giovan Francesco d'Amelia (1538); nel presbiterio sono conservati invece affreschi agiografici di Luigi Fontana dedicati ai protettori della città, le cui reliquie sono conservate sotto l'altare del 1648.
Sant'Agostino o S. Pancrazio, edificata nel XIV secolo, presenta una facciata rimaneggiata nel 1477 e caratterizzata da un grandioso portale a ogiva ricco di decorazioni; l'interno, rinnovato nel 1747, a navata unica, conserva affreschi di Francesco Appiani (volta e cupola) e dipinti del Cinquecento e del Seicento, tra cui una Trinità e santi di Giacinto Gimignani (nell'abside, grandi scene dipinte da Francesco Appiani).
San Francesco o Ss. Filippo e Giacomo, costruita nel 1287, venne rinnovata nel 1664 diminuendo la lunghezza della navata e aggiungendo due vani laterali, l'ammodernamento in forme tardobarocche fu completato nel 1767; belli i frammenti di affreschi votivi del XV secolo di fattura popolare e nella Cappella di S. Antonio, degni di nota sono i sei sepolcri della famiglia Geraldini: quello di Matteo ed Elisabetta è concluso da una nicchia contenente un bassorilievo (S. Antonio da Padova tra due figure di angeli), opera di Agostino di Duccio e bottega (1477).

Assisi

(25.304 ab.). Cittadina medievale in provincia di Perugia, posta alle pendici del Monte Subasio, dominante la valle solcata dal Topino e dal Chiascio. Pittoresca per la sua posizione e per i suoi conventi; patria di San Francesco, è pervasa di ricordi francescani.
La Basilica dedicata al Santo fu iniziata due anni dopo la sua morte; caratterizzata da due chiese sovrapposte (segno di due fasi costruttive differenti, la chiesa inferiore fu edificata intorno agli anni Trenta del Duecento, quella superiore nella seconda metà del XIII secolo), presenta stupendi affreschi, opera dei più grandi pittori del tempo (Giotto, Cimabue, Lorenzetti). La facciata in stile gotico ha linee semplici e un portale gemino sormontato da un grande rosone. Nella chiesa inferiore, a una navata, è conservato il corpo del santo. L'edificio è stato gravemente danneggiato dal terremoto del 1997.
La chiesa di Santa Chiara venne innalzata nel 1260 e consacrata cinque anni dopo. Analoga alla chiesa superiore della basilica di San Francesco, presenta una facciata in calcare rosa e bianco del Subasio con un bel rosone; l'interno, a una sola navata, è ricco di dipinti, molti dei quali rappresentanti la vita della santa.
La chiesa di S. Rufino risale all'VIII secolo ma fu rifatta per la prima volta nel 1036 quando fu proclamata Cattedrale. Più volte rimaneggiata, ha una facciata in stile romanico umbro con decorazioni geometriche e ornamentali di diversi periodi. L'interno, restaurato nel 1571, conserva l'antico fonte battesimale dove sarebbero stati battezzati San Francesco e Santa Chiara.
La basilica di Santa Maria degli Angeli è stata costruita intorno alla Cappella della Porziuncola (X-XI secolo) tra il 1569 e il 1679. L'edificio, a tre navate e con una grande cupola, ospita all'interno un'ampia collezione di pittura umbra del Cinquecento e del Seicento; nella Cappella del Transito morì san Francesco.
Fuori dal centro abitato degni di nota sono San Damiano, convento dove, secondo i biografi del Santo, il Crocifisso parlò a Francesco chiedendogli di restaurare l'edificio che poco dopo avrebbe ospitato Santa Chiara e le sue compagne (qui, nel 1224-25 Francesco compose il Cantico delle Creature); l'Eremo delle Carceri, luogo di meditazione per Francesco e i suoi compagni, che si ritiravano a pregare nelle grotte o in una piccola chiesa; il convento fu costruito solo nel Quattrocento da Bernardino da Siena.
Fra i monumenti civili ricordiamo la Rocca Maggiore (XIV sec.) edificata sul colle che domina la città e la valle.

L'ASSISI DI SAN FRANCESCO

Nel 1181 nacque ad Assisi San Francesco che, consacratosi ad una vita di povertà assoluta, fondò nel 1209 l'Ordine dei Frati Minori e tre anni dopo, con Santa Chiara, quello delle Clarisse. Il santo morì alla Porziuncola (S. Maria degli Angeli) nell'ottobre del 1226. A San Francesco sono dedicati i principali monumenti di Assisi, meta di numerosi pellegrinaggi.
La basilica del Santo è uno dei principali centri della fede cattolica e venne iniziata nel 1228, è uno dei capolavori dell'architettura gotica italiana, ed è formata da due chiese sovrapposte: la chiesa inferiore, che è il santuario vero e proprio, nella cui cripta è custodita la tomba di San Francesco (una semplice urna di pietra chiusa da sbarre di ferro), e la chiesa superiore, dall'agile struttura gotica. Le due chiese conservano preziosi affreschi di Cimabue, Simone Martini, Pietro Lorenzetti e Giotto (ciclo della Vita di San Francesco).
La Cappella della Porziuncola e la cella dove morì il santo si trovano nella chiesa di Santa Maria degli Angeli (a 5 km da Assisi), costruita fra il 1569 e il 1679. Sulla destra della basilica si trova il roseto senza spine. Sulle pendici del Monte Subasio (a 9 km da Assisi) è l'Eremo delle Carceri, dove San Francesco si ritirava in meditazione e in preghiera. Qui San Bernardino eresse un convento nel 1400.
Altro importante convento è quello di San Damiano (a 2,5km da Assisi) dove il santo compose probabilmente il Cantico delle Creature e dove morì Santa Chiara. Alla fedele seguace di San Francesco è dedicata la gotica basilica di Santa Chiara (1257-1265) dove è custodito il Crocifisso che parlò al santo. Nel sotterraneo vi sono la tomba e il corpo della santa.
Assisi: la basilica di San Francesco

Assisi: panorama della Rocca Maggiore. A sinistra il duomo; a destra Santa Chiara

Cascia

(3.260 ab.). Centro in provincia di Perugia, sulle rive del fiume Corno. Fu fondata nel Medioevo intorno a un castello costruito in una posizione strategica per difendere le vie di comunicazione tra la montagna nursina e la campagna romana. Nel periodo delle invasioni barbariche fu distrutta prima dai Longobardi e poi dai Saraceni, e ulteriormente danneggiata dalle lotte contro Spoleto, il papato, il Regno di Napoli e la città di Norcia. Nel 1703 la città fu quasi completamente distrutta dal terremoto. Cascia presenta oggi un centro storico privo di identità, caratterizzato da moderne costruzioni volte ad ospitare i numerosi pellegrini che ogni anno si recano nella patria di santa Rita. Alcuni monumenti prestigiosi ci ricordano che Cascia fu il centro politico e culturale del territorio circostante. Degna di nota è la chiesa di S. Francesco, rimaneggiata nel 1339 e nel 1424, con facciata adorna di un bel rosone del 1424; l’interno presenta decorazioni a stucco e opere di Nicola da Siena, Bartolomeo di Tommaso e Antonio Carocci (da ammirare il coro ligneo gotico trecentesco e il dipinto di Niccolò Pomarancio, 1596, l’Ascensione). Nell'antica chiesa di S. Antonio Abate (XIV-XV secolo) ha sede oggi il Museo comunale, con altari e arredi risalenti al Seicento e al Settecento, e due importanti cicli di affreschi del Quattrocento: 16 riquadri con storie della vita di S. Antonio abate, probabilmente opera del Maestro della Dormitio di Terni; e le storie della Passione di Nicolò da Siena, 1461. Un'altra chiesa meritevole di attenzione è la collegiata di S. Maria, costruita nel XII secolo, ampliata nel XV e ristrutturata nel 1532; all'interno affreschi databili tra il XV e XVII secolo, tra cui un dipinto di Gaspare e Camillo Angelucci (1547) e i Misteri del Rosario di Niccolò Frangipani (in una cappellina si trova il fonte battesimale in cui sarebbe stata battezzata santa Rita nel 1381). Ma l'edificio più importante è la basilica di S. Rita, circondata da una serie di palazzi gentilizi (Palazzo Carli, XVI secolo; Palazzo Frenfanelli, XVI secolo; Palazzo Santi). Edificato nel 1937-47 dove sorgeva l'antica chiesa agostiniana contigua al convento in cui morì la santa (1457) l'edificio, progettato dall'ingegnere del Vaticano monsignor Spirito Maria Chiapetta, mescola stili di imitazione bizantina e romanica; l'interno, caratterizzato da marmi e decorazioni ad affresco, conserva la reliquia del “Corpus Christi”; nella Cappella di S. Rita, il corpo mummificato della santa è custodito in un'urna di cristallo e argento; gli arredi del presbiterio sono di Giacomo Manzù. Nel monastero adiacente si trovano memorie relative all'esistenza della santa, come ad esempio la pianta di vite da lei piantata, la dimora delle api e la cella dove morì.

Città di Castello

(37.889 ab.). Centro agricolo e industriale in provincia di Perugia, nella Val Tiberina. Industrie alimentari, meccaniche, tipografiche e delle ceramiche. Abitata dagli Umbri, l'antica Tiphernum divenne poi municipio romano. Eretta a sede vescovile tra la fine del IV e gli inizi del V sec., subì le invasioni barbariche e, secondo la tradizione, fu distrutta da Totila, re dei Goti.
Risorse nel VII sec. per volontà del vescovo Florido col nome di Castrum Felicitatis, mutato nel X sec. in quello di Civitas Castelli. Durante l'età dei Comuni appartenne a papi, a imperatori, a Perugia e a Firenze. Nel 1422 fu occupata da Braccio di Montone e, sempre durante il XV sec., cadde sotto il dominio dei Vitelli, raffinati e colti signori che modificarono l'assetto urbanistico e l'edilizia del borgo medievale murato. Nel 1502 se ne impossessò Cesare Borgia, che l'anno seguente la cedette alla Chiesa.
Tra gli edifici, degno di nota è il Duomo. Edificato nell'XI secolo e dedicato ai Ss. Florido e Amanzio, fu ampliato nel 1356 e rimaneggiato tra Quattro e Cinquecento; la facciata seicentesca è incompiuta. Bello il campanile cilindrico d'influenza ravennate; l'interno a navata unica, ha un soffitto ligneo a cassettoni del XVIII secolo, e numerosi dipinti e affreschi (nella Cappella di S. Paolo meritevoli di attenzione gli affreschi di Niccolò Circignani). Pregevoli anche le chiese di San Francesco e di San Domenico, romanico-gotiche. La prima fu edificata nel 1273 e rifatta nel Settecento; la seconda, iniziata nel '300 e terminata nel 1424, presenta una facciata incompiuta e all'interno affreschi del '400 (qui era custodita la Crocifissione di Raffaello, ora alla National Gallery di Londra).
Tra gli edifici civili degni di nota sono il Palazzo comunale o dei Priori, opera incompiuta di Angelo da Orvieto (1322-38), rivestito a bugnato e adornato con un elegante portale; di fianco la torre civica, decorata con stemmi e affiancata dall'ex Palazzo vescovile, del XII secolo ma rifatto; Palazzo Vitelli in Piazza, iniziato verso la fine del Quattrocento e terminato a metà del Cinquecento con gusto toscano; il trecentesco ex Palazzo del Podestà (ora Pretura), probabilmente progettato da Angelo da Orvieto, con facciata barocca del 1686.

Foligno

(51.130 ab.). Città in provincia di Perugia, alla sinistra del fiume Topino, nella valle spoletina. Fu patria dell'architetto G. Piermarini. L'economia è fondata sull'agricoltura (cereali, barbabietole, ortaggi, tabacco, olive) e sulle relative industrie (zuccherificio, oleificio, pastificio, molitura). Antica sede umbra sorta prima del Mille accanto alla decaduta Fulginia, romana dal III sec. a.C., fu devastata nel Medioevo da Saraceni ed Ungari. Libero Comune, nel XIV sec. passò sotto la Signoria dei Trinci e, poi, alla Chiesa. Danneggiata nel corso della seconda guerra mondiale, conserva tuttavia notevoli monumenti. Il Duomo (XII sec.) dedicato a San Feliciano, martire cittadino, sorge su un antico edificio sacro del IX-X secolo. Rimaneggiato più volte, l'interno venne trasformato in stile neoclassico tra il 1772 e il 1819 da Giuseppe Piermarini che modificò un progetto del Vanvitelli.
Palazzo Trinci (XIV-XV sec.), oggi sede del Museo della Città, con pregevoli cicli di affreschi, era in origine la casa del mercante Giovanni di Ceccarello. Nel Trecento venne acquistata dalla famiglia Trinci che la ristrutturò radicalmente ristrutturate e la trasformò nel Palazzo.
Tra le chiese degne di nota quella di S. Giacomo, innalzata prima del XIII sec. con una facciata a bande bianche e rosse e un portale ogivale; la chiesa del SS. Salvatore (1138) in origine abbazia benedettina e in seguito colleggiata, fu gravemente danneggiata dal terremoto del 1997; la chiesa di S. Agostino con un'imponente facciata in laterizio e all'interno un grandioso altare di Gioacchino Grampini (1678) su cui si trova la scultura in legno della Madonna del Pianto. Fuori dalle antiche mura si trovava la chiesa di S. Maria Infraportas, costruita nell'XI sec., con una facciata in pietra rosa e bianca e all'interno numerosi dipinti votivi e opere di Pier Antonio Mezzastris e Ugolino di Gisberto.

Le fonti del Clitumno

L'Umbria è stata definita il cuore verde dell'Italia. Questa regione, infatti, non è solo costellata da numerose bellezze artistiche, ma possiede anche un ricchissimo patrimonio naturale: le dolci colline si susseguono a perdita d'occhio, alternandosi a verdeggianti coltivazioni di ortaggi, viti e oliveti, ombreggiate da boschetti e da filari di cipressi. Dove non si ergono cittadine e borghi medievali, cascine e casolari punteggiano i pendii smussati. Nella piana di Spoleto, si può raggiungere un angolo particolarmente suggestivo di questo paesaggio agreste: le fonti del fiume Clitumno. La loro presenza è preannunciata da un antico tempietto, piccolo edificio paleocristiano del V sec., consacrato a San Salvatore. Poco oltre, in un'atmosfera di fiabesca serenità, si incontrano le sorgenti del fiume. Ciò che colpisce è la pace e la tranquillità che vi si respirano: l'acqua sgorga dal suolo azzurra e limpida, formando un vasto laghetto, in cui si dondolano alcuni cigni bianchi. Intorno alle rive erbose, alti pioppi e frondosi salici si riflettono nello specchio lacustre, tanto cristallino che si può vedere il fondo.
La sublime bellezza di questo luogo era nota sin dall'antichità e molti poeti antichi e moderni, da Virgilio a Byron, lo hanno celebrato. Forse, però, colui che più di ogni altro ha immortalato queste sorgenti è stato Giosuè Carducci, con la sua famosa ode Alle fonti del Clitumno.

Gubbio

(31.616 ab.). Città in provincia di Perugia, a 500 m s/m. Mercato agricolo. Industrie alimentari e tipografiche. Artigianato delle maioliche. Gubbio fu un importante centro religioso degli Umbri e alla fine delle guerre sociali divenne municipium romano.
Distrutta dai Goti nel 552, si riprese sotto Narsete e nell'XI sec. divenne libero Comune. Durante le lotte fra Guelfi e Ghibellini parteggiò per questi ultimi. Nel XIII sec. ebbe un grande sviluppo urbanistico e commerciale. Nel XIV sec., dopo un periodo travagliato sotto i Gabrielli, si assoggettò ai Montefeltro. Nel 1502 passò ai Della Rovere che la cedettero alla chiesa nel 1631.
Conserva pregevoli monumenti del XIII e del XIV sec. tra cui ricordiamo il Palazzo del Bargello, il Palazzo dei Consoli (edificato tra il 1332 e il 1349 da Angelo da Orvieto con l'aiuto di Gattapone, è a pianta rettangolare, con una facciata in conci scandita da lesene e una merlatura), il Palazzo Pretorio (di Matteo Gattapone, in stile gotico, venne costruito nel 1349 e più volte rimaneggiato, oggi è sede del Municipio), il Palazzo ducale (voluto da Federico da Montefeltro, fu progettato da Francesco di Giorgio e terminato nel 1480). Tra gli edifici religiosi si segnala il Duomo, dedicato ai SS. Giacomo e Mariano; iniziato alla fine del 1100 e concluso nel 1229, fu rimaneggiato più volte. La facciata è molto semplice, l'interno invece è caratterizzato da un'ampia navata decorata da grandi archi e stupendi affreschi. Da visitare inoltre sono il convento di San Domenico (XIV sec.), edificato su un'antica chiesetta dedicata a San Martino, cche onserva all'interno dipinti di scuola eugubina del '400 e quello di San Francesco (XIII secolo), noto perché secondo la tradizione ospitò Francesco fuggito dalla casa paterna.
Nel Museo comunale sono conservate le Tavole Eugubine (IV-II sec. a.C.), 7 lastre di bronzo con iscrizioni etrusche e latine.
Ricordiamo la tradizionale Corsa dei Ceri di S. Ubaldo, che si svolge a metà maggio; i "Ceri" sono tre macchine di legno alte 4 metri e pesanti circa 200 chilogrammi, caratterizzate da due prismi ottagonali sovrapposti, uniti tra loro da un albero interno. La manifestazione non è una gara, scopo della corsa è portare il Cero di Sant'Ubaldo (protettore di muratori e scalpellini) nella basilica del Santo e lasciare fuori dalle porte gli altri due (San Giorgio, custode degli artigiani e merciai, e Sant'Antonio abate, protettore dei contadini e degli studenti).
Gubbio (Perugia): il teatro romano (I sec. d.C.)

Narni

(20.070 ab.). Centro in provincia di Terni, a 240 m s/m; dominante la valle della Nera e la conca ternana, la sua posizione ha condizionato la forma e la vita di questo paese. Fabbriche di linoleum e di elettrodi. Mercato di cereali, olio e vino.
Di origini antichissime, Narni fu per molto tempo un nodo stradale cruciale per il controllo dei traffici tra Roma e l'Adriatico. Notevoli edifici medievali, tra cui la Rocca, simbolo del potere papale, costruita nel XIV secolo per volere del cardinale Albornoz; Palazzo Priori, riedificato nel Trecento, con una bella loggia attribuita al Gattapone e affiancato dalla torre civica; Palazzo del Podestà, realizzato nella seconda metà del Duecento unendo tre case-torri, e oggi sede del Municipio e di una sorta di museo archeologico.
Tra le chiese, degne di nota sono il Duomo, dedicato a San Giovenale e costruito tra il 1047 e il 1145, anno della consacrazione; San Francesco, eretta in onore del santo che dimorò a Narni, chiamato dal vescovo Ugolino; S. Agostino, risalente al XIV secolo, rimaneggiata nel XV e conoscrata nuovamente nel 1728, all'interno conserva un'edicola dipinta da Pier Matteo d'Amelia (1482) e un bellissimo altare in pietra del XIV secolo; la ex chiesa di S. Domenico, oggi adibita ad uffici comunali, prima cattedrale della città, costruita nel XII sec. su un antico tempio dedicato a Minerva e più volte rimaneggiata.

Norcia

(4.872 ab.). Centro agricolo in provincia di Perugia a 604 m s/m, sul versante Ovest dei Monti Sibillini. Commercio di cereali, foraggi, patate. Piccole industrie casearie, conserviere, della lana. Di origine antichissima, romana dal III sec. a.C., fu devastata dai Barbari. Passò alla Chiesa prima dell'anno 1000. Numerosi terremoti sconvolsero la città, i più gravi nel 1328, 1567, 1703, 1730 e 1997. Patria di San Benedetto, la chiesa a lui intitolata risale al VI sec. ed è stata costruita, secondo la tradizione, sulla casa dei suoi genitori. Rimaneggiata più volte, solo la facciata è ancora originale; nella cripta dovrebbero essere nati San Benedetto e la sua sorella gemella. Tra gli altri edifici religiosi si citano il Duomo, dedicato a S. Maria Argentea, colpito dai vari terremoti e quindi più volte rimaneggiato; S. Agostino, costruito nel Trecento e rinnovato nel Seicento con gusto barocco; S. Giovanni, edificata nel XIV secolo e sopraelevata nel '700, periodo a cui risale il bel soffitto ligneo della navata maggiore.
Degni di nota sono anche il Palazzo comunale e la Castellina, imponente rocca commissionata da Giulio III come residenza fortificata dei governatori apostolici. Notevoli i resti di cinta muraria trecentesca.

Orvieto

(20.705 ab.). Città in provincia di Terni, a 325 m s/m. situata su un ripiano tufaceo alla destra del fiume Paglia. Commercio agricolo: industrie attive nei settori enologico, meccanico, alimentare, chimico, del tabacco, delle ceramiche (artigianato artistico). Turismo. Fondata dagli Etruschi, conserva vestigia dei suoi più antichi abitatori (il Tempio del Belvedere è quello meglio conservato). Occupata dai Romani (cospicue anche le tracce di costruzioni romane risalenti al I sec. d.C.), subì anche le invasioni dei popoli barbari. Nel 1137 divenne Comune e nella prima metà del Trecento costituitasi in Signoria, sperimentò un periodo di crisi politica ed economica aggravata anche dalla peste. Nel XIV sec. passò definitivamente alla Chiesa. Città caratteristica e pittoresca, vanta monumenti civili e religiosi di grande pregio artistico. La Rocca, voluta dal cardinale Albornoz nel 1364, venne distrutta nel 1390, ricostruita tra il 1450 e il 1457 e modificata definitivamente verso la fine dell'Ottocento. Il Pozzo di S. Patrizio, fatto costruire durante il Sacco di Roma (intorno al 1530) da Clemente VII per assicurare acqua alla rocca in caso di attacco, è caratterizzato da una struttura cilindrica a doppia elica, profondo 62 metri e largo 13 (il nome venne attribuito solo in un secondo momento, in ricordo del pozzo irlandese in fondo al quale i frati sostavano per purificarsi dai peccati come in una sorta di Purgatorio, così come aveva fatto San Patrizio stesso).
Il Duomo (XIII-XIV sec.) intitolato a S. Maria Assunta in Cielo, venne progettato in gran parte da Lorenzo Maitani. In stile gotico e a croce latina con braccia sporgenti, presenta un'imponente facciata simile a quella del Duomo di Siena, decorata da mosaici e da un grande rosone. L'interno, a tre navate, ha un pavimento in calcare rosso e stupende cappelle laterali (in quella di S. Brizio splendidi affreschi del Beato Angelico e di Luca Signorelli).
Tra gli altri edifici religiosi degni di nota, si ricordano la chiesa romanica di S. Andrea sorta, su un'antico tempio etrusco, a tre navate con un interno decorato da pregevoli dipinti; e quella di S. Giovenale, ricostruita nel 1004 su un precedente edificio, che conserva notevoli affreschi.
Risalenti al XII e XIII secolo sono alcuni palazzi, tra cui quello del Popolo in pietra basaltica e tufo, edificato verso la fine del Duecento e più volte rimaneggiato; i Palazzi dei Papi, tre edifici che si presentano come un'unica costruzione, il primo eretto tra il 1262-64 per Papa Urbano IV, il secondo per Gregorio X edificato dieci anni dopo, e l'ultimo per Martino IV costruito tra il 1281-84; l'imponente Palazzo Soliano, voluto da Papa Bonifacio VIII nel 1297 ma rimasto incompiuto dopo la sua morte.
Il duomo di Orvieto (Terni)


Spoleto

(37.889 ab.). Città in provincia di Perugia, a 455 m s/m, sulle pendici del Monteluco (Appennino Umbro). Commercio agricolo (olive, uva, cereali). Estrazione di lignite; industrie alimentari, tessili, del cuoio, del cemento, delle arti grafiche. Antichissima città (X sec. a.C.) degli Umbri, poi etrusca, cadde sotto i Romani nel III sec. a.C. Sotto i Longobardi fu capitale di un fiorente ducato, passato poi ai Franchi. Distrutta dal Barbarossa, risorse nel XIII sec.; nel 1230 fu aggregata ai domini della Chiesa. Dopo l'unificazione la città perse il suo ruolo di centro amministrativo e culturale, subendo grave danni all'economia. Nel primi anni del Novecento furono costruiti i primi opifici e iniziò ad essere sfruttato un grande giacimento lignifero. Ma è solo con il secondo dopoguerra che la città iniziò a risollevare le sue condizioni economiche e culturali, grazie alla promozione di alcune iniziative come ad esempio l'istituzione del Festival dei Due Mondi (prima manifestazione nel 1958).
Conserva rovine romane (teatro, mura, arco, ponte). Tra i più insigni monumenti medievali, il Duomo romanico (XII sec.) costruito su un precedente edificio religioso, caratterizzato da un enorme rosone centrale sormontato da un mosaico bizantineggiante e circondato da altre piccole rose. Dal portale romanico si accede all'interno, decorato da stupendi affreschi di Pinturicchio e Filippo Lippi. A sinistra della cattedrale si erge la torre campanaria, costruita nel XII secolo con materiali di spoglio romani.
Tra gli altri edifici religiosi ricordiamo le chiese di San Domenico (XIII sec.), dei Santi Giovanni e Paolo (XII sec.), di S. Paolo inter Vineas (X sec.), di S. Ansano (XII sec.); notevoli anche la basilica di S. Eufemia (X sec. rifatta nel XII) e di S. Salvatore (IV-V sec.). Il Palazzo Comunale, iniziato nel XIII sec. e rimaneggiato più volte, ospita la Pinacoteca.
Il duomo di Spoleto

Todi

(16.704 ab.). Cittadina in provincia di Perugia, a 410 m s/m, su un'altura dominante la confluenza del torrente Naia nel Tevere. Cereali, uva, ulivi, tabacco e foraggi. Industrie meccaniche. Di antica origine, fu centro etrusco, poi municipio romano. Libero Comune nel Medioevo, nel XV sec. fu incluso nello Stato della Chiesa.
Ha ancora le antiche cinte murarie e numerose case medievali. La piazza principale, piazza del Popolo, conserva resti dell'epoca romana: alcune grandi cisterne che dovevano servire da sostruzione (questo era infatti il cuore della città augustea). Altre vestigia romane sono nella piazza del Mercato occupata dai cosiddetti Nicchioni, costruiti tra la fine dell'età repubblicana e l'inizio di quella imperiale.
Notevole il Duomo (XII-XIII sec.), opera di maestri comacini, dedicato a Maria SS. Annunziata, con uno splendido rosone centrale e un bel portone in legno scolpito, eseguito da Antonio Bencivenni da Mercatello e da Carlo Lorenti. L'interno della Cattedrale, a tre navate, conserva dipinti e affreschi del Cinquecento.
Tra gli altri edifici religiosi meritevoli di attenzione si segnala San Fortunato (XIII-XV sec.), eretto nel 1292 per sottolineare l'importanza dell'insediamento dei Francescani in città, con una facciata incompiuta opera di Giovanni di Santuccio di Firenzuola (1415-1458) e un portale a sesto acuto, decorato con sculture; l'interno, a tre navate a crociera, presenta affreschi del Quattrocento (Masolino da Panicale, Madonna col Bambino e angeli, 1432) e del XVI-XVII secolo (Andrea Polinori), nella cripta sono custodite le spoglie di Jacopone da Todi e quelle dei santi protettori della città.
La chiesa di S. Maria della Consolazione, a pianta rotonda sormontata da una cupola slanciata, venne iniziata nel 1508 e terminata un secolo dopo. Attribuita al Bramante, non esistono tuttavia prove certe.
Degni di nota anche i due palazzi pubblici uniti tra loro da un'enorme scalinata e ospitanti il Museo Pinacoteca: Palazzo del Popolo, costruito nel XIII secolo per ospitare le alte cariche delle magistrature, inizialmente in stile lombardo, venne rimaneggiato tra l'Ottocento e il Novecento; Palazzo del Capitano, eretto alla fine del Duecento, con una facciata in stile gotico.
Il centro di Todi (Perugia)


 

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