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PRESENTAZIONE - IL TERRITORIO - PARCHI NAZIONALI E REGIONALI - Parco Nazionale dei Monti Sibillini - Parco regionale di Colfiorito - Parco regionale del Monte Cucco - Parco regionale del Monte Subasio - Parco fluviale del Nera - Parco fluviale del Tevere

L'ECONOMIA - CENNI STORICI - IL PERCORSO ARTISTICO E CULTURALE - Dalle origini al Medioevo - Il Quattrocento e il Cinquecento - Il Seicento - Il Settecento e l'Ottocento

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GEOGRAFIA - ITALIA - UMBRIA

PRESENTAZIONE

Posta al centro della zona mediana appenninica, l'Umbria è l'unica regione dell'Italia peninsulare a non avere sbocchi sul mare. Essa confina a Nord con la Toscana, a Est con le Marche, a Sud con il Lazio, a Ovest con il Lazio e la Toscana. Nella regione si dirama la rete stradale e ferroviaria che collega Roma con l'Italia centrale e settentrionale e con il versante adriatico della penisola.

L'Umbria occupa il territorio costituito dal bacino idrografico dell'alto e medio Tevere; esso comprende: la lunga e tortuosa vallata che il fiume percorre da Pieve S. Stefano sino alla confluenza con la Nera; nello stesso tratto, le valli laterali dove scorrono gli affluenti ed i subaffluenti di destra e di sinistra del Tevere, e infine le zone montane dalle quali questi fiumi scendono. Può dunque parlarsi dell'Umbria come di un insieme di vallate dominate ad Est dalla cresta dell'Appennino Umbro e ad Ovest da una serie di rilievi isolati, a carattere spiccatamente collinare, che degradano verso le conche dell'Aretino e le terre laziali.

Occupa una superficie di 8.456 kmq e conta 834.210 abitanti. La densità media per kmq è di 98 abitanti (inferiore alla media nazionale). Si riparte nelle due province di Perugia, capoluogo della regione, e Terni.

Cartina dell'Umbria

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IL TERRITORIO

Nota dominante del paesaggio umbro, in uno scenario esuberante di vegetazione, è il susseguirsi di verdi e suggestive colline, intervallate da brevi pianure. Questa conformazione del paesaggio è stata favorita dalla modesta altitudine dei rilievi e dall'eccezionale ricchezza di acque. La zona montuosa è molto estesa (occupa il 29,3% del territorio regionale). L'Appennino Umbro, che occupa l'intero lato orientale, lungo il confine con le Marche, non presenta aspri rilievi; le sue cime più elevate sono il Monte Pizzuto (1.904 m) e il Monte Pennino (1.570 m). La zona interna della regione, con eccezione del Monte Subasio (1.290 m), che sovrasta Assisi, non ha montagne di altezza superiore ai 1.000 m. Lungo il confine occidentale, soltanto il Monte Favalto (1.080 m) oltrepassa tale quota. Solo un breve tratto dei Monti Sibillini è compreso entro il territorio dell'Umbria, ed è da queste montagne che scendono tutti gli affluenti di sinistra del Tevere.

L'asse fluviale principale della rete idrografica umbra è costituito dal Tevere, che attraversa in senso longitudinale la quasi totalità della regione con un percorso di 310 km. Misurata presso Perugia, la portata minima delle sue acque è di 4 metri cubi al secondo; quella massima, presso Orte al confine il Lazio, di 5.600 metri cubi al secondo. Chiamato in epoca molto remota Albula, dal colore biancastro delle sue acque in tempo di magra, il Tevere, secondo la leggenda, ha assunto l'attuale dominazione da Tiberino, re di Alba, che vi morì annegato. I principali affluenti in territorio umbro sono: il Chiasco, il Topino, il Nestore, il Chiani, e la Nera.

Quest'ultimo è di gran lunga l'affluente più importante; grazie al suo regime regolare dovuto alle sorgenti sotterranee che lo alimentano, infatti, aumenta considerevolmente la portata d'acqua del Tevere, trasformandolo, da poco più di un torrente, in un vero e proprio fiume. Anche la portata della Nera è a sua volta alimentata dal contributo del Velino che, dopo un percorso di 88 km, vi confluisce, piombando dall'alto in tre successivi "salti", divenuti celebri con il nome di Cascata delle Marmore (165 m di dislivello). La forza di caduta dell'acqua è sfruttata per la produzione di energia idroelettrica. La Nera, lunga 116 km, nasce dall'Appennino Marchigiano e si getta nel Tevere poco a Sud della località di Orte. Ai confini con la Toscana è il Lago Trasimeno (128 kmq di superficie, 6-8 m di profondità), il principale lago dell'Italia peninsulare. Ebbe origine probabilmente da un remotissimo fenomeno di sprofondamento del suolo. Secondo un'altra versione, si sarebbe formato per effetto di presunte opere di sbarramento della Val di Chiana. L'equilibrio idrico del lago è stato spesso turbato da grandi inondazioni o grandi secche; solo ultimamente sono state realizzate opere che hanno reso più stabile la situazione.

Numerose sono le sorgenti di acque oligominerali. Tra le più rinomate ricordiamo quella di Nocera Umbra, conosciuta già nel 1500, e quella di Sangemini, scoperta nel 1820.
Il clima è piuttosto mite, ad esclusione delle zone più elevate, e alquanto piovoso.

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PARCHI NAZIONALI E REGIONALI

Parco Nazionale dei Monti Sibillini

V. Marche, Parchi Nazionali e Regionali.

Parco regionale di Colfiorito

Istituito nel 1995, il parco, 388 ettari, si estende nell'area dell'Appennino centro-occidentale, al confine tra Umbria e Marche. Comprende l'altopiano che separa il Mar Tirreno dall'Adriatico, costituito da sette conche, una volta fondale di antichi laghi, prosciugatisi sia naturalmente che per opera dell'uomo. La zona del comprensorio presenta paesaggi diversi: il sistema dei piani circondato dalle dorsali calcaree, le colline circostanti e l'Altipiano di Colfiorito segnano il passaggio da un ambiente scosceso ed aspro ad uno dolce e ondulato. La Palude di Colfiorito, 100 ettari circa, di forma tondeggiante, con una fitta vegetazione acquatica, è il luogo più interessante soprattutto per le pecurialità della sua torbiera. Il carsismo più importante della Palude di Colfiorito è l'inghiottitoio del Molinaccio. Notevoli sono le specie floristche e quelle avicole di questa zona. La vegetazione è caratterizzata da fitocenosi mentre l'avifauna, molto ricca, comprende aironi cenerini e aironi rossi, tarabusi e tarabusini, germani reali e mestoloni. Considerevole è la presenza del gufo reale e del gatto selvatico nella vicina Selva di Cupigliolo. Intorno ai piani carsici, in cima alle colline, si trovano i "castellieri", insediamenti tipici del periodo tra la fine del X secolo a.C. e la conquista romana (degno di nota quello di Monte Orve). Il territorio degli altipiani è ricoperto da coltivazioni di cereali, lenticchie, patate rosse e foraggio. Un cenno particolare va ai caseifici della zona del comprensorio, che trasformano il latte locale in ricotta e formaggi molto pregiati.

 

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Parco regionale del Monte Cucco

Il comprensorio, 10.480 ettari di terra, costituito nel 1995, comprende la zona a Nord-Est della regione attraversata dagli Appennini, al confine con le Marche. Il parco, che prende il nome dalla cima più alta, il Monte Cucco (1566 m.), è caratterizzato da acque sotterranee e fonti minerali, da grandi faggete incontaminate e da grotte carsiche ancora poco visitate e ricche di fossili. L'alta montagna presenta faggete e pascoli montani, anche le colline sono contrassegnate da boschi pregiati e da pascoli, scendendo si trovano invece boschi cedui e coltivazioni varie. La zona è circondata oltre che dai monti, dalla Via Flaminia e dai fiumi Sentino e Chiascio. Per quanto riguarda la fauna, significativa è la presenza del lupo, del gatto selvatico, del daino, del cinghiale, dell'istrice, della martora e della lepre. Talvolta è possibile avvistare esemplari di aquila reale oltre che di falco. Tra le specie avicole più diffuse, la starna, la coturnice, il gufo reale, il martin pescatore. Nei fiumi si possono trovare gamberi di fiume e trote fario. Il Parco del Monte Cucco è noto per la pratica di sport montani quali il volo a vela, il trekking, lo sci di fondo e la speleologia. Suggestivi sono i centri abitati appartenenti al comprensorio, alcuni dei quali ricchi di testimonianze culturali ed artistiche; numerosi gli eremi benedettini che meritano una visita.

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Parco regionale del Monte Subasio

Il Parco del Subasio (istituito nel 1995), 7.442 ettari, comprende il sistema montano che prende il nome dal monte omonimo, forse il più importante dell'Umbria, che sorge nella parte meridionale della catena circoscrivendo, a Nord, la Valle Umbra. Il Subasio fu conosciuto sin dall'antichità come "Monte de Assisio" perché tra la città e la cima c'è sempre stato un legame molto forte. L'intero centro di Assisi è racchiuso nel territorio del comprensorio (numerosi sono gli edifici costruiti con la pietra rosa tratta dal monte), che potrebbe addirittura chiamarsi "Parco di Assisi". Il massiccio del Monte Subasio comprende, oltre al monte principale, le cime del Civitelle, del Sermolla, del Colle San Rufino, del Pietralunga. Il monte e il Parco sono delimitati a Nord dal fiume Tescio, a Nord-Est dal torrente Chiona e a Sud-Ovest da una linea immaginaria che unisce le due punte del gruppo montuoso su cui si trovano Assisi e Spello. La vetta del Subasio è prevalentemente pianeggiante e presenta fenomeni carsici notevoli, i versanti invece sono piuttosto ripidi soprattutto nella parte orientale. Le pendici sono ricoperte da una fitta vegetazione: tra Assisi e Spello si estendono piantagioni di olivo; poi si incontrano cerri, roverelle, carpini neri, ornielli, aceri, faggi e lecci; infine boschi di resinose caratterizzano la terza fascia insieme ai pascoli. Per quanto riguarda la fauna purtroppo gli ambienti naturali ospitano poche specie (anche a causa della caccia), raramente si possono avvistare lupi e aquile reali, più frequente è invece la presenza della coturnice, dello scoiattolo, del colombaccio, della pica, della ghiandaia, dell'istrice, del tasso, della volpe, della donnola, della faina e del cinghiale. Fra le specie avicole più diffuse, si registrano la poiana, l'astore e l'assiolo. Ultimamente si sta tentando il reinserimento della starna e del gatto selvatico.

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Parco regionale del Lago Trasimeno

Il Parco fu costituito nel 1995, per salvaguardare e valorizzare il più grande specchio d'acqua dell'Italia peninsulare (128 kmq di superficie) conosciuto nell'antichità come "il lago di Perugia". Proprio la sua posizione gli ha permesso di rivestire negli anni un ruolo importante per tutta l'Umbria Nord-occidentale e per l'area della Chiana toscana, per questo obiettivo dell'istituzione è la tutela di tutta l'area. Il lago, che soffre già del basso livello delle acque a causa delle scarse precipitazioni annuali e della mancanza di veri immissari, deve essere difeso dalle azioni dell'uomo, dalle attività produttive con elevato consumo di acqua e da ogni fonte inquinante.

Il territorio del comprensorio, 13.200 ettari, comprende non solo il Trasimeno ma anche i centri sorti sulle sue sponde, come ad esempio Castiglione del Lago e Passignano. Delimitato su tre lati da dolci colline, lo specchio d'acqua è occupato da tre isole: la Polvese, proprietà dell'Amministrazione provinciale; la Maggiore, ancora abitata; la Minore, disabitata. Per quanto riguarda la vegetazione, lungo le rive predominano i canneti, mentre nella fascia litoranea si trovano anche distese di leccio, rovere, quercia e di giglio acquatico. Nelle isole, oltre alla vegetazione tipica, sono presenti anche ulivi e pini.

Le acque del lago ospitano una ricca fauna ittica: tinche, anguille, carpe, lucci, persici reali, pesci gatto. L'avifauna è presente con rapaci quali il biancone, il gufo reale e il falco pescatore, inoltre da quando è stata bandita la caccia nell'area del Parco, è aumentata l'avifauna migratoria. Numerosi sono infatti gli aironi, le cicogne, le garzette, i tarabusi, i cigni selvatici, i fischioni, i germani reali, le morette, le oche selvatiche, i gabbiani, le folaghe, le gallinelle d'acqua, gli svassi, e il cormorano è ultimamente sempre più diffuso (si contano fino a 2.000/3.000 unità). Frequenti sono anche gli avvistamenti di nutrie e cinghiali.

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Parco fluviale del Nera

Il Parco fluviale, 2.120 ettari, comprende il fiume Nera nel tratto medio-inferiore del suo corso quando si incontra con il Velino e insieme formano la Cascata delle Marmore. Il comprensorio, istituito nel 1995, abbraccia anche territori molto belli e centri ricchi di testimonianze storiche, artistiche e culturali. La zona di fondovalle è intensamente coltivata con olivi, frutteti, vigneti e ortaggi. La zona dei monti, le gole e i dirupi perpendicolari alla valle sono di grande attrattiva e accessibilità; gli elementi principali del Parco, il fiume Nera con i suoi affluenti e la Cascata delle Marmore, fanno sì che l'area naturale sia denominata anche "Parco delle acque". Scendendo lungo la valle del Nera si può vedere a destra il Monte Solenne e a sinistra il Colle la Bernara. Le cime che circoscrivono la valle sono occupate da faggete e da pascoli dove fioriscono viole, genziane, gigli e asfodeli. La fauna è particolarmente copiosa, di grande importanza è la presenza del codirossone e del Rondone, uccelli poco comuni; tra i grandi rapaci si possono scorgere il falco pellegrino e il falco lanario. I mammiferi sono invece rappresentati dall'istrice, dal cinghiale e dal gatto selvatico. Il Nera scorre tra ripidi versanti ed è sempre attorniato da una ricca vegetazione: salici, pioppi ed ontani neri fiancheggiano le sponde, formando talvolta una galleria verde sull'acqua. Nel fiume si trovano principalmente trote e nei torrenti affluenti gamberi. Nei tratti tranquilli vivono la gallinella d'acqua, la ballerina gialla, il martin pescatore e il raro merlo acquaiolo. La Cascata delle Marmore è meta attrattiva grazie al suo salto di 165 metri.

Parco fluviale del Tevere

Il Parco Regionale, istituito nel 1995, comprende il fiume Tevere nel tratto che va dal ponte di Montemolino fino al bacino di Alviano. Il comprensorio, 7925 ettari, abbraccia zone significative dal punto di vista ambientale, culturale e archeologico. Il corso del fiume, modificato a causa dello sfruttamento idroelettrico, ha portato alla formazione del Lago di Corbara e del bacino di Alviano. A fondovalle si pratica un'agricoltura intensiva, sui colli si coltivano vite e olivo, mentre in cime alle colline e alle montagne si trovano boschi. I principali centri urbani che fanno parte del comprensorio sono Todi ed Orvieto caratterizzati da un notevole patrimonio culturale. Ma tutto il territorio dell'area naturale, caratterizzato da ambienti meritevoli d'attenzione, è costellato da centri minori ricchi di testimonianze storiche e artistiche. A Montemolino il Tevere scorre così veloce tanto da essere chiamato dagli abitanti "il Furioso", poi dopo aver costeggiato le colline, scende tranquillo verso Todi e in questo tratto viene apostrofato come "Tever morto". A Ponte di Cuti, dove le acque acquistano di nuovo velocità, è fiancheggiato da ontani, salici e pioppi. Una delle aree di maggior interesse è la Gola del Forello, qui sulle aspre pareti, crescono lecci e carpini, piante d'erica e ginestre, mentre nel Vallone della Pasquarella ci sono lauri e fichi selvatici. Nel territorio del comprensorio vivono numerose specie avicole quali la poiana, lo sparviero e il nibbio reale, mentre nella zona del Lago di Corbara si possono scorgere il germano reale, la moretta, l'airone cinerino, il martin pescatore. Lo specchio d'acqua è abitato da carpe, anguille e cavedani. Il Tevere ricoprì un ruolo importante nella storia antica: non solo segnò il confine tra Etruria ed Umbria, ma fu una delle principali vie di trasporto dell'Impero romano, soprattutto per le derrate alimentari e per il legname. Lungo il fiume si svilupparono numerosi centri abitati e per questo l'area del Parco è crogiuolo di testimonianze archeologiche. L'era preistorica è rappresentata dal sistema di caverne che si trovano sotto la rocca di Titignano; altre tracce sono da rinvenire nei resti dei porti antichi (il principale è quello di Pagliano), delle ville rurali, delle necropoli e delle manifatture di ceramica.

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