Territorio Storia Economia del Friuli-Venezia Giulia

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PRESENTAZIONE - IL TERRITORIO - PARCHI NAZIONALI E REGIONALI - Parco naturale regionale delle Dolomiti Friulane - Parco naturale regionale delle Prealpi Giulie - Riserva naturale Lago di Cornino

PARCHI NAZIONALI E REGIONALI - Riserva naturale della Foce dell'Isonzo - Riserva naturale marina di Miramare - L'ECONOMIA - CENNI STORICI - Le origini e l'età romana - I Longobardi - Il patriarcato di Aquileia

CENNI STORICI - La Serenissima - La riunione all'Italia - La seconda guerra mondiale - Le novità del XXI secolo - IL PERCORSO ARTISTICO E CULTURALE - Aquileia e la romanità - L'Aquileia cristiana - I Longobardi e il Patriarcato - Il Romanico e il Gotico - Maestri friulani e Rinascimento veneto - I Tiepolo in Friuli - La rinascita di Trieste

IL PERCORSO ARTISTICO E CULTURALE - Esperienze novecentesche - LE CITTÀ - Trieste

Trieste - Luoghi di interesse - Risiera di S. Sabba - Castello di Miramare - Udine

Udine: scorcio del centro e La sua Provincia - Pordenone - Gorizia

LA GROTTA GIGANTE - L'IRREDENTISMO - L'ISONZO - PICCOLO LESSICO - Arianesimo - Autonomia regionale - Barena - Calcare - Carsismo - Carso - Centa - Dolina - Fara - Giacimento alluvionale - Golena - Ladino - Morfologia - Risorgiva - Sismologia - Speleologia - Velma - Vesperbild - PERSONAGGI CELEBRI - Graziadio Isaia Ascoli - Afro Basaldella - Primo Carnera - Umberto Saba - Scipio Slataper - Italo Svevo - CENTRI MINORI - Aquileia

LE CITTA' MINORI - Campoformido - Cervignano del Friuli - Cividale del Friuli - Codroipo - Colloredo di Mont'Albano - Cormòns - Duino Aurisina - Gemona del Friuli - Gradisca d'Isonzo

Le città minori - Grado - Lignano Sabbiadoro - Monfalcone - Muggia - Osoppo - Palmanova - Pinzano al Tagliamento - Porcìa - Redipuglia - Sacile - San Daniele del Friuli - San Dorligo della Valle - San Vito al Tagliamento - Spilimbergo - Tarvisio - Tolmezzo - Venzone

Territorio Storia Economia del Friuli-Venezia Giulia

GEOGRAFIA - ITALIA - FRIULI-VENEZIA GIULIA

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PRESENTAZIONE

Tra le più piccole regioni italiane, il Friuli-Venezia Giulia è stato istituito nel 1947, unendo Trieste e la provincia di Udine con quella di Gorizia, ridotta al territorio intorno al corso inferiore dell'Isonzo; nel 1968 è nata la provincia di Pordenone, separandosi da quella di Udine. Il capoluogo regionale è Trieste. La regione copre una superficie di 7.855 kmq e conta 1.191.588 abitanti, con una densità per kmq non molto elevata (152 abitanti). Dopo il decollo economico del Nord-Est, nello scorcio del secolo scorso, la popolazione della regione si è mantenuta sostanzialmente stabile: il basso tasso di natalità è stato infatti compensato dall'immigrazione dall'estero (il numero degli stranieri è pari al 3,6% della popolazione residente). Il Friuli-Venezia Giulia confina a Est con la Slovenia, a Nord con l'Austria, a Ovest con il Veneto e a Sud col Mare Adriatico. Sia per la sua particolare posizione geografica, sia per la presenza sul suo territorio di minoranze etniche, la regione Friuli-Venezia Giulia è regolata dal 1964 da uno statuto speciale, grazie al quale ha ottenuto una notevole autonomia. La legge costituzionale 31 gennaio 2001, n. 2, ha sancito le modalità di aggiornamento degli statuti delle regioni autonome in base all'evoluzione della Costituzione e al mutato quadro istituzionale dell'Unione Europea. Tale legge auspica la ridefinizione dei poteri, dei diritti e della specialità regionale. Caso del tutto singolare tra le regioni italiane, il Friuli-Venezia Giulia è posto al confine delle tre principali realtà etnico-linguistiche del continente europeo: latina, slava e germanica, che qui si sono armonizzate ma anche scontrate, creando nei secoli molteplici diversità. Ed è proprio questa natura di terra di confine a fare della regione un mosaico di ambienti naturali, culturali e linguistici. Intanto, come dice il nome stesso, la regione è composta da due aree principali, dalle caratteristiche geografiche e storiche diverse: il Friuli, formato dalle province di Udine e Pordenone, e la Venezia Giulia, comprendente i territori di Trieste e Gorizia. Il Friuli, di tradizione rurale, si contrappone ad una città di cultura mitteleuropea come Trieste; Pordenone, la più vicina al Veneto per mentalità e vocazioni imprenditoriali, contrasta con Gorizia, dove si respirano ancora oggi atmosfere asburgiche e mitteleuropee. Una sua storia complessa ha avuto inoltre la Carnia, la zona montana del Friuli. Mondi di tradizioni disomogenee, ma ora ugualmente consapevoli di essere diventati, da confine orientale, centro dell'Europa dopo che il crollo del blocco socialista dell'Est ha del tutto mutato il quadro geo-politico in cui il Friuli-Venezia Giulia ha vissuto per sessant'anni. Il Friuli-Venezia Giulia è sempre stato una porta d'entrata in Italia, sia attraverso gli agevoli varchi esistenti nelle Alpi Giulie (che permisero molte delle invasioni barbariche), sia per mare, dal momento che il Mediterraneo raggiunge qui il suo punto più settentrionale, avvicinandosi al cuore dell'Europa. Oggi queste particolarità consentono alla regione di diventare quadrivio d'Europa sulle direttrici Sud-Nord e Ovest-Est restituendole un ruolo baricentrico rispetto a una zona assai vasta in senso economico. L'entrata, nel 2004, della Slovenia nell'Unione Europea ha già aperto interessanti prospettive economiche per tutto il Friuli-Venezia Giulia. Nel secondo dopoguerra, tuttavia, la sua posizione di confine ha costituito un fattore di instabilità e di impedimento per lo sviluppo della regione. Infatti, per quella che oggi, dopo la ricostruzione seguita al terremoto del 1976, è una delle realtà economiche più vivaci del Nord-Est, le vicende legate alla seconda guerra mondiale si conclusero soltanto nel 1975, quando la firma del Trattato di Osimo pose la parola fine a contenziosi fra Italia e Jugoslavia circa i territori della Venezia Giulia. Variegatissimo anche il panorama linguistico: il friulano, antica lingua di ceppo neolatino, si parla soprattutto nell'Udinese, nel versante orientale del Pordenonese e nella parte occidentale del Goriziano. Ma anche tra queste zone esistono disomogeneità e il friulano assume diverse inflessioni e pronunce. Nella zona occidentale della provincia di Pordenone la parlata è decisamente veneta; come d'origine veneta è il dialetto che negli ultimi due secoli è diventato corrente a Trieste. Ed è emblematico il caso della provincia di Gorizia: mentre nel capoluogo si parla un dialetto simile al triestino, nella Sinistra Isonzo, che ha in Monfalcone la città principale, ci si esprime in un'altra variante del veneto, che è il bisiaco (da bis aghe, che significa "tra due acque", in questo caso i fiumi Isonzo e Timavo). Ancora diverso è il dialetto gradese, cui il grande poeta Biagio Marin ha dato dignità di lingua letteraria. Esistono ancora, nelle province di Gorizia e Trieste, minoranze di lingua slovena, mentre antichi idiomi d'origine tedesca o slava sono parlati nelle isole alloglotte di Sauris, Timau, Resia e in parte del Tarvisiano.

Cartina del Friuli

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IL TERRITORIO

La varietà culturale e linguistica regionale è anche una conseguenza delle diversità geografiche interne della regione, ben esemplificate dal contrasto fra le alte montagne della Carnia e le distese pianeggianti attraversate dal fiume Tagliamento, o dal Golfo di Trieste, cui fanno da sfondo le brulle colline del Carso. La Carnia costituisce la zona montana settentrionale, la quale copre il 43% del territorio regionale. Le Alpi Carniche, che superano in media i 2000 metri di altitudine (la cima più alta è il Monte Coglians, 2780 m), segnano il limite settentrionale; le Alpi Giulie segnano il limite orientale (Jóf di Montasio, 2753 m). Ai rilievi alpini, costituiti in prevalenza da calcari del Paleozoico e del Mesozoico, si contrappone il sistema prealpino friulano, composto in prevalenza da rocce calcareo-dolomitiche del Mesozoico e diviso dal solco del fiume Tagliamento in Prealpi Carniche (Ovest) e Prealpi Giulie (Est). La parte pedemontana e collinare è pari al 19% della superficie regionale; un'incantevole fascia collinare d'origine morenica, disseminata di antichi castelli, forma un anfiteatro intorno a Udine e si estende fino a San Daniele e Buia. Il rimanente 38% del territorio regionale è costituito dalla pianura friulana che, come tutta la pianura padano-veneta, si può suddividere in alta e in bassa pianura, separate dalla linea delle risorgive, cioè laddove l'acqua ritorna a scorrere in superficie dopo un percorso sotterraneo. Un interessante ambiente naturale tipico dell'alta pianura friulana sono i magredi, terreni alluvionali recenti, molto permeabili e poveri di vegetazione. Fertilissima è la bassa pianura, a Sud delle risorgive, dove l'acqua abbonda e il terreno acquitrinoso è stato reso coltivabile dalle bonifiche iniziate negli anni Trenta del Novecento e proseguite nel dopoguerra. La costa adriatica da Lignano a Monfalcone è bassa e sabbiosa, con la zona intermedia delle lagune di Marano e Grado. Infine, il settore Sud-orientale della regione è occupato dalle spoglie colline del Carso. Questo particolare territorio, arido in superficie, è ricco d'acqua nel sottosuolo. Costituito da roccia calcarea, particolarmente solubile, è stato lavorato per millenni dalle acque piovane, dando luogo a quei fenomeni di erosione superficiale e sotterranea noti appunto con il nome di "carsismo". Il paesaggio, molto accidentato nel dettaglio, presenta infatti elementi caratteristici come le doline, oppure depressioni a fondo pianeggiante a volte occupate da laghetti; nel sottosuolo l'azione erosiva delle acque ha scavato reticoli di gallerie, cavità (la più profonda è l'abisso di Trebiciano, di 329 m), grotte che raggiungono in molti casi vertici impressionanti di grandiosità; un buon esempio è quello della Grotta del Gigante, presso Trieste. In corrispondenza del Carso la costa è prevalentemente rocciosa, alta e dirupata. L'idrografia, nella sua complessa articolazione, è un'ulteriore prova della varietà dei paesaggi naturali del Friuli-Venezia Giulia. Il fiume principale è il Tagliamento il cui grande bacino interessa un terzo della regione. In un corso di 172 chilometri attraversa la Carnia e la pianura per sfociare nel Mare Adriatico, segnando nel suo tratto terminale il confine con il Veneto. Del fiume Isonzo (136 km) appartiene alla regione solo il corso inferiore. L'Isonzo nasce in Slovenia ed entra in Italia appena a Nord di Gorizia, per gettarsi in mare tra Grado e Monfalcone. Il Livenza (115 km), il più occidentale dei fiumi friulani, scorre nell'ultimo tratto del Veneto sfociando nelle vicinanze di Càorle. Tagliamento e Isonzo sono fiumi alpini, il Livenza ha origini carsiche, come carsico per antonomasia è il Timavo il cui corso, sotterraneo per ben 40 chilometri, riemerge improvvisamente gettandosi in mare dopo appena due chilometri, tra Monfalcone e Duino. Altri corsi d'acqua della regione (Natisone, Cellina, Meduna, Torre) nascono dal versante meridionale delle Prealpi. Una caratteristica originale di alcuni fiumi friulani è quella di attraversare l'alta pianura con amplissimi alvei sassosi, talvolta privi di acque superficiali perché lo scorrimento avviene sotto le ghiaie; il loro corso riprende quindi in superficie all'affiorare della falda freatica. Tra questi il Noncello, lo Stella, l'Ausa. Il clima varia dal tipo marittimo del Sud a quello alpino procedendo verso Nord, però più mite di quanto comporterebbe la posizione geografica, grazie all'influenza del mare. Abbondanti le piogge, tanto che questa regione è annoverata tra le più piovose d'Italia. Un fenomeno atmosferico caratteristico delle coste giuliane e di Trieste è la bora, vento che spira da Nord-Est, le cui raffiche possono superare i 100 km all'ora. Strettamente legata alla morfologia della regione è la sua sismicità, cioè il fatto di essere soggetta a scosse telluriche. Posta a cerniera tra la penisola italiana e la zolla dell'Europa centro-orientale, essa risente notevolmente delle pressioni convergenti che spingono il continente europeo verso quello africano. I terremoti che hanno funestato la vita dei friulani sono molti; tra i più disastrosi, ricordiamo quello del 1976, che ha colpito duramente la regione per un ammontare di danni di 4.000 miliardi di lire, provocando morti e distruzioni. L'alacre solerzia della sua popolazione ha permesso che la ricostruzione si svolgesse in tempi brevi, con risultati ammirevoli.

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PARCHI NAZIONALI E REGIONALI

Lo sviluppo industriale nel Golfo di Trieste (cantieri navali di Monfalcone, industrie di Muggia) e nella laguna di Marano (complesso dell'Ausa-Corno, Torviscosa), in aree che si trovano a pochissima distanza da mete turistiche balneari come Duino, Grado e Lignano Sabbiadoro, hanno comportato danni piuttosto gravi al paesaggio e all'ambiente. Altre modificazioni negative alla varietà dei paesaggi naturali del Friuli-Venezia Giulia sono state portate anche dallo sfruttamento dovuto all'agricoltura intensiva e dal turismo di massa. Così come l'abbandono delle montagne, solo in parte frenato negli ultimi anni del Novecento, ha avuto come effetto collaterale quello di una minor cura dell'ambiente e dell'aggravarsi di fenomeni di dissesto. La risposta a questi aspetti distorti dello sviluppo regionale è stata, negli ultimi anni del Novecento, l'istituzione di aree protette. Tuttavia, nonostante il grande interesse naturalistico di aree geografiche come il Carso e il Tarvisiano, la percentuale del territorio regionale attualmente protetta è solo del 7%. A frenare lo spopolamento delle montagne, a tutelare antiche minoranze linguistiche e a promuovere la conoscenza di zone poco note della regione provvedono le comunità montane, che in alcuni casi svolgono, d'intesa con analoghe istituzioni d'oltreconfine, un'opera meritoria nel riavvicinare terre oggi divise da confini statali, ma abitate dalle stesse popolazioni. Due i parchi regionali: il Parco naturale delle Dolomiti Friulane e il Parco naturale delle Prealpi Giulie; due anche le Riserve naturali statali: Cucco e Rio Bianco (entrambe in provincia di Udine). Le Riserve naturali regionali sono undici: Foci dello Stella, Lago di Cornino, Valle Canal Novo (in provincia di Udine); Foce dell'Isonzo (province di Udine e Pordenone), Valle Cavanata, Laghi di Doberdò e Pietrarossa (in provincia di Gorizia); Forra del Cellina (in provincia di Pordenone); Falesie di Duino, Monte Lanaro, Monte Orsario, Val Rosandra (in provincia di Trieste). A queste si aggiunge la Riserva marina di Miramare, classificata come area marina protetta.

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Parco naturale regionale delle Dolomiti Friulane

Istituito nel 1996 con legge regionale, il Parco ha una superficie di 36.950 ettari, compresi nelle province di Udine e Pordenone. è inserito nel settore occidentale del comprensorio montuoso che sovrasta l'alta pianura friulana, racchiuso tra i corsi dei fiumi Tagliamento e Piave; abbraccia la Valcellina (comuni di Andreis, Cimolais, Claut, Erto e Casso), l'alta Valle del Tagliamento (comuni di Forni di Sopra, Forni di Sotto) e territori confluenti verso la Val Tramontina (comuni di Frisanco, Tramonti di Sopra). Di notevole importanza è la "biodiversità" (presenze floristiche e faunistiche estremamente varie), favorita dai notevoli dislivelli, dalla particolare posizione geografica e dal clima. Di notevole interesse naturalistico sono senz'altro i recenti ritrovamenti di impronte di dinosauro, che in questi ultimi anni hanno arricchito la curiosità e l'interesse per la zona. Il paesaggio predominante è quello caratteristico delle Prealpi Orientali, determinato da un contorno dolomitico e da vallate strette e lunghe. I gruppi montuosi sono costituiti prevalentemente da calcari e dolomie del Trias superiore. Un fattore che ha caratterizzato l'aspetto geomorfologico delle zone più interne è stata la presenza diffusa dei ghiacciai, protratta fino ad alcune migliaia di anni fa, in tutte le valli del comprensorio prealpino. Le testimonianze sono evidenziate da alcune sezioni vallive e dai grandi e piccoli "circhi" glaciali modellati nei fianchi montuosi. Bisogna inoltre ricordare i grandiosi depositi della frana del Monte Toc (o del Vajont), che evocano la catastrofe del 1963 e costituiscono un esempio unico di colossale evento franoso. L'asprezza e la severità dell'ambiente hanno reso minimo l'impatto causato dalla pressione antropica: priva di agevoli strade e centri abitati al suo interno, quest'area è caratterizzata da un alto grado di "wilderness" (selvatichezza) difficilmente riscontrabile in altre zone dell'intero arco alpino e prealpino. L'assenza di strutture ricettive attrezzate in quota scoraggiano il turismo di massa per favorire quello degli alpinisti, degli escursionisti e degli appassionati della natura. Le strutture presenti sono infatti essenziali e proporzionate. Le valli del Parco, molto strette, presentano spesso dei fenomeni di stratificazione inversa della vegetazione. Vaste superfici sono occupate da boschi di faggio. Nella porzione più esterna del parco questi boschi costituiscono la vegetazione forestale terminale, mentre in quella interna vengono sostituiti da peccete subalpine. Nelle aree più ripide dei rilievi esterni il faggio viene sostituito dal pino nero, specie pioniera su suoli calcarei primitivi. Vi sono anche notevoli esempi di pinete a pino rosso. Al di sopra del limite del bosco la vegetazione zonale è costituita da praterie calcaree. La notevole ricchezza floristica di tutto il comprensorio del Parco dipende soprattutto dalla particolare funzione di rifugio svolta da diversi massicci rocciosi durante le glaciazioni. Oltre quindi alla molteplicità di specie tipiche della fascia temperata, sopravvivono numerosi endemismi, cioè organismi differenziatisi in loco in tempi lontani e rimasti oggi isolati in aree originarie circoscritte. Tra questi endemismi citiamo l'Arenaria huteri, la Gentiana froelichi, la splendida pianella della Madonna e soprattutto l'endemismo balcanico Daphne blagayana, un esemplare di Timeleacea rinvenuto in Italia nel 1989 solo in quest'area. Qui crescono inoltre specie rare fra i quali cinque specie della Lista rossa, come il Lilium carniolicum. La vastità dell'area interessata e la ridotta antropizzazione che caratterizzano il Parco garantiscono la sopravvivenza di un patrimonio faunistico molto ricco. Vi sono popolazioni stabili di camosci, caprioli, marmotte, cervi ed una consistente colonia di stambecchi in continua espansione. Sono presenti specie avifaunistiche dell'arco alpino: gallo cedrone, gallo forcello, francolino di monte, pernice bianca; in particolare, nelle zone più meridionali del parco sono ben rappresentati diversi importanti rapaci, tanto diurni quanto notturni, quali il gufo reale, il biancone, il falcone pellegrino e il nibbio bruno. Segno dell'elevato grado di naturalità dell'ambiente del Parco è la densità di popolazione dell'aquila reale; stimabile in quattro coppie nidificanti all'interno del Parco o ai suoi margini. Trattandosi di un super-predatore piuttosto eclettico nella dieta alimentare, tale presenza testimonia una buona complessità della catena trofica comprensiva di mammiferi ungulati, roditori e specie ornitiche anche di rilevanza internazionale. Non mancano osservazioni di grifone, mentre va sottolineata la buona rappresentanza di specie legate ad habitat forestali non troppo disturbati, come il falco pecchiaiolo, il picchio nero, la civetta capogrosso e la civetta nana. Sono anche presenti, seppure in misura ridotta rispetto all'area orientale della regione, anche specie di enorme importanza quali il re di quaglie e la coturnice.

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Parco naturale regionale delle Prealpi Giulie

Istituito nel 1996 con legge regionale, il Parco ha una superficie di 9.402 ettari, compresi nella provincia di Udine. Geograficamente è situato a cavallo di due unità distinte: le Alpi e le Prealpi Giulie tra le quali si trova, al centro, l'alta Val Resia; a Est il territorio del Parco corre presso il confine sloveno. Delle Alpi è compreso nell'area protetta il versante italiano del Monte Canin, l'intero altopiano del "Foran del Muss", il "Bila Pec" e il "Col Ladris"; delle Prealpi Giulie sono invece comprese le catene dei Monti Musi, del Monte Guarda e del Monte Plauris che, disposte parallelamente in senso Est-Ovest, a quinte degradano verso la pianura friulana. I rilievi meridionali raggiungono quote modeste (Monte Plauris 1858 m), mentre quelli alpini toccano i 2500 metri (Monte Canin 2587 m). Nei pressi della cima del Canin si possono vedere i resti dell'unico ghiacciaio della regione. I rilievi montuosi costituenti il parco sono costituiti per la gran parte da sedimenti calcarei, calcareo-dolomitici e dolomitici risalenti al Norico, Retico e Giurassico, sebbene siano rappresentati, sia pure con affioramenti limitati dal punto di vista quantitativo, numerose altre formazioni rocciose. Gli imponenti fenomeni di carsismo, sia superficiali che sotterranei, fanno del Parco una delle aree di maggior interesse speleologico d'Italia. Si possono inoltre notare begli esempi di circhi glaciali di cui l'altopiano del "Foran del Muss" è il più recente ed imponente. Numerose valli glaciali sospese con dislivelli di oltre 200 m formano alte cascate e in alcuni casi sono conservate le tracce di ghiacciai posteriori all'ultima glaciazione che hanno formato i cosiddetti archi morenici. Il clima è di tipo oceanico caratterizzato da temperature relativamente miti ed escursioni termiche ridotte. A causa della elevata piovosità della zona e della scarsa larghezza della base delle catene montuose, la vegetazione arborea si sviluppa sino ad una quota massima di 1600 m oltre i quali sono presenti estese praterie. Sui versanti più assolati, caratterizzati da suoli piuttosto poveri, permeabili e poco profondi, si sviluppano pinete a pino nero e popolamenti misti di carpino nero ed orniello con presenza di acero montano e faggio; a quote più elevate e su terreni migliori si sviluppano le faggete, che rappresentano la copertura più rispondente alle condizioni ecologiche dominanti: piovosità elevatissime e suoli ben drenanti. Oltre i 1400 m. sono presenti qualche lariceto e diffuse mughete. Le pendici più scoscese ospitano consorzi a dominanza di pino mugo in grado di scendere a quote molto basse (fenomeno di dealpinizzazione). Le peccete si sviluppano dove il clima tende a divenire di tipo continentale. La ricca flora del parco è di transizione tra l'alpina e la Nord-illirica, con molti endemismi e specie rare, in alcuni casi uniche in l'Italia; infatti il sistema montuoso del Parco costituì, durante le glaciazioni del Neozoico, una zona rifugio da cui trae origine il suo grande interesse floristico e fitogeografico. Sul Monte Canin, oltre ai numerosi endemismi, vi sono le uniche stazioni italiane di Gentiana froelichii e alcune fra le poche di Thlaspi minimum, di Aurinia petraea e di Androsace helvetica. Sul Monte Plauris si registra la più alta concentrazione di endemismi dell'intera regione, in particolare di tipo julico come Saxifraga tenella, Campanula zoysii, Genziana froelichii, Ranunculus traunfellneri, Pedicularis julica, Festuca calva. Anche la fauna di queste montagne si presenta ricca e variata, in modo del resto proporzionale alla straordinaria varietà ambientale. Dal punto di vista avifaunistico, l'area del parco assume una rilevanza internazionale per la presenza consistente del re di quaglie, specie di interesse comunitario prioritario. Il valore della zona è confermato anche dall'esistenza di discrete popolazioni di una specie tipica di habitat minacciati quale la coturnice delle Alpi. Coesistono inoltre specie delle quote elevate o delle pareti rocciose (come i Tetraonidi, alcuni rapaci come l'aquila reale e il falcone pellegrino, il picchio muraiolo, il rondone ecc.), con specie degli ambienti forestali freschi e umidi (come il falco pecchiaiolo, l'allocco, la civetta capogrosso, il picchio nero e cenerino, ecc.), nonché specie tipiche di climi mediterranei, caldi e secchi, come ad esempio il biancone, il succiacapre, il codirossone e la già citata coturnice che frequenta prati e pascoli. Si osservano spesso, inoltre, esemplari o gruppi di grifoni in transito tra il Golfo del Quarnero e le Alpi Salisburghesi. Le popolazioni di mammiferi di queste montagne sono notevoli per diversi aspetti. Tra le presenze di maggior spicco deve essere citato l'orso, censito con regolarità a partire dal 1968 (Monte Plauris). Anche la lince fa regolari comparse in queste zone. Notevoli le popolazioni di martora e tasso; comune è pure il moscardino. Le popolazioni di marmotta si debbono a recenti interventi di reintroduzione. Sono presenti anche la faina, la puzzola, la lepre, il capriolo, il camoscio, il cervo nonché lo stambecco, reintrodotto recentemente.

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Riserva naturale Lago di Cornino

Istituita con legge regionale nel 1996, la Riserva si trova in provincia di Udine ed occupa una superficie di 487 ettari nell'estremo margine Sud-orientale delle Prealpi Carniche. Per una lunghezza di quasi sei chilometri la Riserva occupa l'ampio alveo del fiume Tagliamento che la separa dalle Prealpi Giulie, dalle fasce collinari e dall'alta pianura friulana. Include prati e coltivi limitrofi agli abitati e si estende verso Ovest interessando il Lago di Cornino e le ripide pareti e i coni detritici che, a Nord, separano il Tagliamento dai rilievi. L'area è caratterizzata da un'elevata diversità ambientale e da rilevanti valori naturalistici. La morfologia e l'esposizione dei rilievi, la presenza del fiume e del settore prealpino orientale determinano situazioni faunistiche e vegetazionali di estremo interesse, con specie animali e vegetali presenti spesso al limite del loro areale di distribuzione. Osservando le componenti paesaggistiche del territorio della Riserva si coglie immediatamente il contrasto tra la quasi assoluta piattezza della Piana del Campo di Osoppo, occupata lateralmente dal corso del fiume Tagliamento, e l'accidentato e scosceso ciglione roccioso dell'altopiano del Monte Prat (700 m). Il contrasto è anche cromatico, per la diversa copertura vegetale che caratterizza le balze rocciose, le frane e i ghiaioni, i boschi, i prati e i coltivi e le bianche ghiaie alluvionali. Le specie termofile, legate agli ambienti caldi, sono favorite dalle peculiari condizioni climatiche, con grande sviluppo della vegetazione xerofila (amante degli ambienti aridi) delle rocce e dei ghiaioni, oltre a quella delle golene del Tagliamento, di cui uno degli aspetti più interessanti è legato alla presenza del leccio. Le peculiarità geografiche, geologiche e morfologiche del paesaggio determinano la presenza di una fauna particolarmente ricca e diversificata, con specie rare che si trovano in vari casi al limite del loro areale. La permeabilità e la conseguente aridità del substrato determinano condizioni favorevoli a numerosi rettili come la vipera dal corno, l'orbettino, il biacco e il saettone, mentre consentono la presenza di limitate popolazioni di anfibi (comune la salamandra pezzata, il rospo comune e il rospo smeraldino). L'area è particolarmente interessante per l'avifauna per la presenza del grifone (Gyps Fulvus), un avvoltoio di grandi dimensioni, con un'apertura alare di quasi tre metri e un peso di 7-12 kg. Tutti gli avvoltoi possiedono ali ampie e sfrangiate che consentono di sfruttare le correnti termiche per compiere spostamenti pari anche a centinaia di chilometri in un giorno. Le loro caratteristiche sono il risultato dell'evoluzione di un gruppo di uccelli che ha raggiunto un alto livello di specializzazione, che consiste nella necrofagia. In Europa sono presenti quattro specie di avvoltoi (grifone, avvoltoio monaco, gipeto e capovaccaio) e, fino al secolo scorso, erano ben rappresentate anche nel nostro Paese.

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