Geografia Italia Calabria

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Geografia Italia - Indice

GEOGRAFIA - ITALIA - CALABRIA

PRESENTAZIONE

Estremo lembo della Penisola e in massima parte protesa nel mare la Calabria è, dopo la Puglia, la regione che ha il maggior sviluppo costiero: infatti ben 738 km della sua terra sono bagnati dal Mediterraneo, e solamente una striscia sottilissima di 80 km la collega al continente, tramite il suo confine con la Basilicata. La Calabria si allunga tra due mari: ad Ovest il Mar Tirreno e ad Est il Mar Ionio. Occupa una superficie di 15.080 kmq.

La Calabria conta 2.064.718 abitanti, ed ha una densità di 137 abitanti per kmq, che è al di sotto della media nazionale, ma non è eccessivamente bassa, se si considera che circa il 50% della regione è montagnoso e che l'economia versa ancora in condizioni arretrate, costringendo molti ad emigrare, con il conseguente innalzamento dell'età media degli abitanti. Le province sono cinque: Reggio Calabria, Cosenza, Crotone, Vibo Valentia e Catanzaro, che è anche capoluogo della regione.

Web Trapanese Trapani Cartina della Calabria

IL TERRITORIO

Il paesaggio calabro è dominato dalla montagna. I rilievi sono formati da un alternarsi continuo di massicci montuosi collegati tra loro da piccole ed aspre catene rocciose. La zona montuosa può essere distinta in cinque gruppi principali. A Nord, al confine con la Basilicata, si trova il massiccio del Pollino (2.248 m), che costituisce la continuazione dell'Appennino Meridionale. Scendendo verso Sud, lungo il Tirreno, si innalza la catena Costiera (Monte Cocuzzo 1.512 m); ad Ovest di questa, separato dal solco del fiume Crati, si leva il gruppo della Sila (Monte Botte Donato 1.928 m), che occupa un quinto dell'intera superficie regionale. A Sud della Sila il territorio si restringe tra i due golfi di S. Eufemia e Squillace, il rilievo montuoso continua con la catena Le Serre (Monte Pecoraro 1.423 m) e si collega all'ultimo rilievo della penisola, il massiccio dell'Aspromonte (Monte Montalto 1.955 m).

I rilievi calabri hanno una propria individualità geologica e morfologica; sono montagne dall'aspetto assai vario. Molto spesso desolate, si presentano aspre ed erose dagli agenti atmosferici e a volte coperte di foreste di pini e abeti che vi conferiscono un aspetto alpino caratteristico, come succede nella Sila.

Tra i grandi massicci montuosi si aprono all'improvviso brevi pianure: tra il massiccio del Pollino e quello della Sila Greca troviamo la piana di Sibari; tra la Sila Grande e la Sila Piccola vi è la piana del Marchesato; tra il massiccio della Sila Piccola e i monti del Poro si apre la piana di S. Eufemia; tra il Poro ed il massiccio dell'Aspromonte, la piana di Gioia Tauro.

La costa può essere ripartita geograficamente nei due versanti ionico e tirrenico. Il versante ionico è sinuoso, con coste piatte e, soprattutto nella zona del Marchesato, molto frastagliate. Il versante tirrenico è caratterizzato da coste prive di porti e uniformi, a parte i due vasti golfi di S. Eufemia e di Gioia. La costa è altissima e con strapiombi rocciosi a picco sul mare, e offre un andamento simile anche presso lo Stretto di Messina, in cui i porti di Reggio Calabria e di Villa San Giovanni sono stati resi possibili solo con grandi lavori di adattamento artificiale.

Per quanto riguarda la rete idrografica, è impedita la formazione di corsi d'acqua lunghi e ampi, conseguenza naturale della configurazione fisica del territorio e soprattutto della scarsità di precipitazioni, particolare che fa della Calabria una tra le regioni più aride d'Italia.

Il fiume più importante della regione è il Crati che, snodandosi per 93 km attraverso la Sila, sfocia nello Ionio presso i ruderi dell'antica città di Sibari; la sua portata d'acqua massima è molto scarsa, raggiungendo in pieno inverno i 990 metri cubi al secondo. Tutti i corsi d'acqua calabresi sono caratterizzati da un andamento torrentizio, che provoca spesso franamenti e smottamenti del terreno. Tipiche della Calabria sono le fiumare, torrenti scoscesi e sassosi che rendono il suo paesaggio aspro e selvaggio.

La Calabria è soggetta a terremoti abbastanza frequenti; ancora è vivo il ricordo di quello che sconvolse la città di Reggio il 28 dicembre 1908, sisma che distrusse quasi totalmente la città e le zone vicine causando migliaia di morti.

Essendo quasi interamente circondata dal mare, il clima è mite ma non troppo caldo neanche d'estate. Inverni freddi nelle zone montuose.

PARCHI NAZIONALI E REGIONALI

Parco Nazionale della Sila

Il Parco Nazionale della Sila (73.695 ettari) si estende nelle province di Catanzaro, Cosenza e Crotone. è stato costituito nell'ottobre del 1997. è un territorio ricco di itinerari suggestivi e paesaggi emozionanti caratterizzati da un eccezionale patrimonio di biodiversità. L'altopiano della Sila si caratterizza per la sua struttura geologica granitico-cristallina determinata da un'orogenesi molto antica. I laghi sono una peculiarità di questo territorio e costituiscono anche un'importante riserva di acqua e di energia elettrica. Un altra risorsa naturalistica sono i boschi di pino laricio e di ontano nero. La fauna, stanziale e migratoria, è varia e numerosa.

Parco Nazionale del Pollino

Costituito nel 1993, il parco Nazionale del Pollino (192.565 ettari) è la più grande area protetta d'Italia. Si estende tra la Calabria e la Basilicata occupando il territorio delle province di Cosenza, Matera e Potenza. Emblema del parco, abbarbicato alle pareti rocciose, è il pino loricato, dalla sua forma contorta, qui conservato e tutelato, che si affianca ai paesaggi dolci delle valli ricche di fiori. Le cime più alte sono dominate dalle maestose aquile reali e si contrappongono alla realtà diffusa del paesaggio antropico, piccoli borghi dove le donne indossano ancora il costume tradizionale, accanto a paesi più grandi; in questo territorio sopravvivono nuclei italo-albanesi (arbëreshe). La programmazione del parco è indirizzata prioritariamente alla salvaguardia delle risorse naturalistiche: il capriolo autoctono di Orsomarso e il lupo appenninico, oltre all'aquila reale e al pino loricato, già citati. Lo sviluppo si basa sulla conservazione e mette in atto specifiche azioni volte a proteggere la diversità dei sistemi naturali e ad assicurare l'uso sostenibile delle risorse rinnovabili, garantendo una capacità di carico ambientale in equilibrio con le possibilità e i limiti della natura. Accanto agli interventi di tutela, soprattutto ai giovani vengono rivolte iniziative per promuovere la crescita economica delle popolazioni residenti attraverso attività compatibili con l'ambiente.

Parco Nazionale dell'Aspromonte

Costituito nel 1989, il Parco Nazionale dell'Aspromonte si estende per 76.000 ettari nella provincia di Reggio Calabria. Il massiccio dell'Aspromonte è situato tra il Mar Ionio e il Mar Tirreno; le caratteristiche ambientali e climatiche dell'area determinano una vegetazione ricca e variegata, infatti la zona bassa, sempreverde, è caratterizzata da ulivi, agrumi e dalla macchia mediterranea. Segue una zona caratterizzata da castagni, quindi aceri, frassini, ontani neri e napoletani fino, nell'area più montana nel litorale ionico, diverse specie di querce. Nei valloni del pendio tirrenico si trova, grazie all'elevata umidità, alla poca luce e alle minime escursioni termiche, la felce tropicale Woodwardia radicans. Protetti dalla fitta vegetazione e dal clima molte specie animali trovano qui il loro habitat naturale. Il parco ospita diversi tipi di uccelli, tra cui il picchio nero. I rapaci costituiscono forse l'elemento di spicco della fauna vertebrata presente nel parco, come l'aquila reale, il gufo reale, il più grande rapace notturno europeo, il biancone, l'astore, lo sparviero e il falco pecchiaiolo. Tra i mammiferi l'area del parco ospita il lupo, il gatto selvatico, il roditore driomio, la martora e lo scoiattolo nero. Tra gli anfibi si segnala la presenza della salamandrina dagli occhiali e della testuggine comune. Anche le attività dell'uomo contribuiscono a rendere particolare quest'area. L'artigianato è fiorente e tramanda tecniche e sapienze antiche. Con il legno si realizzano oggetti d'uso agricolo e pastorale, strumenti musicali (tamburelli e zampogne) e pipe, ricavate dalla radice dell'erica arborea calabrese. L'attività della tessitura, soprattutto a Samo, dà origine a stoffe di stile bizantino, le "pezzare". A Gerace si realizzano pizzi e merletti al tombolo e all'uncinetto, ma è anche un importante centro per la ceramica. L'Aspromonte è sede di molti monasteri e santuari, quello di Polsi è meta dei pellegrini che vi si recano per pregare la Madonna della Montagna.

Parco naturale regionale delle Serre

Costituito nel 2004, il Parco naturale delle Serre si estende su 17.687 ettari tra le province di Catanzaro, Reggio Calabria e Vibo valentia. Il gruppo montuoso delle Serre è un'area di elevata valenza paesaggistica-naturale, che si salda a Sud con il massissio montuoso dell'Aspromonte. è formato da due lunghe e opposte catene montuose, divise in parte dalle alti valli dei bacini dell'Ancinale e dello Stilaro. Vanta la presenza di numerose cascate, le più imponenti sono le Cascate del Marmarico che, con un dislivello di 90 metri, si tuffano nello Stilaro generando architetture di incredibile suggestione. L'area del parco è caratterizzata dalla diffusa presenza di boschi, foreste, macchie mediterranee, pascoli e colture agrarie. Anche i luoghi di culto hanno considerevole importanza, tra questi la secolare abbazia dei monaci Certosini di Serra S. Bruno, ancora attiva, e la tomba di S. Bruno di Colonia, fondatore dell'Ordine dei Certosini. La vegetazione è molto ricca e diversificata, il soprassuolo naturale del territorio è interessante per le caratteristiche ecologiche e selvicolturali dell'abete bianco; anche la fauna è presente con diverse specie animali. Data la varietà degli ambienti naturali compresi nell'area del parco, si è ricorso alla zonizzazione, cioè alla suddivisione del territorio del parco in quattro zone, soggette a regimi di tutela graduati e differenziati in relazione alle caratteristiche vegetazionali e geomorfiche.

Riserva naturale marina "Capo Rizzuto"

Costituita nel 1991 fa parte del territorio della provincia di Crotone. L'area della riserva, estesa su 14.721 ettari di costa, è compresa tra il promontorio di Capocolonna, con il tempio dedicato alla dea Hera Lacinia, e la punta di Le Castella con il suo castello-fortezza. La costa dell'area marina è stata frequentata dall'uomo fin dall'antichità e numerose sono, infatti, le testimonianze dell'avvicendarsi di importanti civiltà del passato. La Riserva ha il prioritario obiettivo della protezione ambientale, ma manifesta anche l'esigenza di salvaguardare lo sviluppo economico del territorio, compatibilmente con la necessaria tutela dell'ambiente. Per promuovere la conoscenza dell'area, l'ente gestore propone ai visitatori alcuni servizi, quali corse su battelli a fondo trasparente per osservare i fondali, e l'acquario, dove sono esposti gli esemplari di specie marine rintracciabili. La riserva è suddivisa in due zone, una di riserva integrale (zona A) e una con vincoli più larghi (zona B). I fondali, ricchi di Posidonia Oceanica, banchi madreporici di Cladocora Caespitosa, fanno dell'area un ambiente unico dal punto di vista naturalistico, da proteggere e conservare, in cui trovano rifugio e cibo numerose specie ittiche quali il sarago fasciato, cernie, barracuda, tonnetti e più raramente delfini.

L'ECONOMIA

La Calabria è una regione italiana con il più basso reddito per abitante ed anche quella in cui l'emigrazione è stata più elevata nell'ultimo decennio. L'agricoltura tradizionale base dell'economia calabra trova ostacolo nella natura montuosa del terreno e il suo futuro è affidato alle pianure, dove opere di bonifica hanno reso coltivabili terreni prima acquitrinosi e zone aride sono state dotate di impianti d'irrigazione. Si sono così ottenuti buoni risultati nella produzione di ortaggi come peperoni, pomodori e melanzane. Le risorse essenziali della regione provengono dalla coltivazione degli agrumi. Il 20% delle arance prodotte in Italia, così come il 20% della produzione italiana di mandarini viene raccolto in questa regione, che produce anche altre specie di agrumi: limoni, cedri, chinotti, bergamotti, limette, pompelmi; globalmente rappresentano il 90% del quantitativo nazionale di tali prodotti. Questi, assieme alla coltura di alcuni fiori, in particolare del gelsomino, alimentano le lavorazioni degli olii essenziali, soprattutto nella provincia di Reggio.

Sulle colline è diffusa la coltivazione per la produzione di olive ed olio. Non trascurabile è la silvicultura, che fornisce legname da costruzione, proveniente principalmente dalla zona silana.

La pesca, malgrado i chilometri di coste, non è un'attività importante. Famosa è la pesca dei tonni e dei pesci spada, che si svolge tra Palmi e Scilla. Essa rimane comunque una voce secondaria rispetto al complesso dell'economia della regione.

L'industria calabrese non è ancora riuscita a decollare, nonostante sia stato eliminato uno dei principali ostacoli al suo sviluppo, ossia la mancanza di energia. Oggi infatti la Calabria ha risolto il problema energetico grazie alla costruzione di grandi centrali idroelettriche nella Sila ed a installazioni termoelettriche a Catanzaro e Rossano.

Molto si è fatto per migliorare le vie di comunicazione e in questi ultimi anni, con l'intervento della Cassa per il Mezzogiorno, la rete viaria è stata completamente rinnovata.

Tra le industrie sono importanti particolarmente il lanificio di Praia a Mare, la metallurgia dello zinco e gli stabilimenti chimici di Crotone, i cementifici e l'industria siderurgica di Vibo Valentia. Sono inoltre stati programmati interventi per lo sviluppo industriale a Gioia Tauro, Lamezia Terme e Castrovillari. Industrie artigianali tradizionali sono quelle olearie e quelle degli estratti di agrumi e dei distillati di bergamotto e gelsomino.

Negli ultimi anni si è notevolmente sviluppato il settore turistico, in particolare nelle zone balneari di Tropea, Paola e Rossano.

L'INDUSTRIA SIDERURGICA IN CALABRIA PRIMA DELL'UNITÀ D'ITALIA

Nella seconda metà del XVIII sec. i Borboni realizzarono in Calabria uno dei centri siderurgici più importanti d'Italia. Il complesso siderurgico calabrese era situato nella zona compresa fra i centri di Monasterace Marina e Serra San Bruno ed era costituita da miniere per l'estrazione del ferro (a Stilo, Pazzano e Bivongi), ferriere (a Stilo fino al 1770, poi a Ferdinandea e Mongiana) e fonderie (a Ferdinandea e Mongiana). Il ferro estratto lungo le pendici dei monti Stella e Campanaro venne lavorato negli stabilimenti di Stilo ed Assi fino al 1770, poi nel complesso di Mongiana costituito da una moderna fonderia e quattro ferriere. Nel 1808 Mongiana passò sotto l'amministrazione militare e gli stabilimenti furono ampliati con la costruzione di una fabbrica d'armi e di altre due ferriere. La fonderia venne potenziata e nel 1855 i suoi tre grandi altiforni producevano circa 10 tonnellate di ghisa al giorno.

La fonderia di Ferdinandea fu iniziata nel 1798 e venne portata a termine durante il regno di Ferdinando II di Borbone (seconda metà del XIX sec.). Gli operai del centro siderurgico dividevano il loro lavoro fra i campi, le miniere e le fonderie. D'estate, quando nelle gallerie delle miniere non c'era più acqua, estraevano il minerale e lo accumulavano nei depositi; nel frattempo provvedevano al raccolto e alla semina.

Durante l'inverno le gallerie delle miniere si allagavano a causa dello straripamento delle fiumare e diventavano impraticabili, allora il lavoro si concentrava sulla lavorazione e sulla raffinazione.

Dopo l'Unità d'Italia il complesso industriale passò allo Stato, che verso il 1870 lo vendette a privati i quali, non potendo permettersi di affrontare le spese che il mantenimento degli impianti comportava, li chiusero.

CENNI STORICI

Dalle origini al dominio romano

La regione è una delle terre più anticamente abitate dell'Italia; esistono infatti testimonianze di popolazioni qui stanziatesi già in epoca preistorica. La sua storia cominciò ad essere significativa nel periodo della colonizzazione greca, che data dall'VIII secolo a.C.; in questa epoca sorsero infatti alcune tra le sue maggiori città come Crotone, Locri, Reggio, Sibari, una delle principali città della Magna Grecia. Il contributo delle poleis è stato decisivo per la formazione della cultura occidentale. Basti ricordare i poeti Glauco e Ibico e lo storico Ippy di Reggio, la poetessa Nosside e il musico Senocrito di Locri, e soprattutto Pitagora, che a Crotone fondò la famosa scuola filosofica. Locri, la prima città ad avere un codice normativo scritto (la legislazione di Zaleuco nota per la sua severità), presenta istituzioni particolari come il matriarcato, la successione matrilineare, la prostituzione sacra. Crotone era famosa per i suoi atleti, come Milone il vittorioso condottiero nella battaglia contro Sibari, e la straordinaria bellezza delle sue donne. Sibari è passata alla storia e alla leggenda per la sua raffinatezza. Nel IV secolo inizia la decadenza delle colonie magno greche, che, assediate dai Lucani e dai Bruzi, chiedono l'aiuto di Roma, che stabilirà il suo dominio su tutto il territorio. L'alleanza delle popolazioni con i Cartaginesi e poi le lotte antiaristocratiche e antiromane, a fianco di Spartaco (73-71 a.C.), danno origine al mito dei Bruzi ribelli, indomabili, oppositori degli stranieri. La conclusione delle guerre puniche (216 a.C.) permette a Roma il controllo ferreo di tutta la penisola bruzia. Da questo periodo la Calabria greca comincia a trasformarsi in una regione greco-latina. Durante l'età imperiale le antiche poleis si riducono a piccoli municipi; la piccola e media proprietà contadina vengono trasformate in complessi agricoli sempre più vasti, con le caratteristiche del latifondo a conduzione schiavistica (villae). Ai disboscamenti indiscriminati, soprattutto nella Sila, all'ingovernabilità delle acque piovane e al conseguente propagarsi della malaria nelle pianure, le popolazioni rispondono con l'arroccamento nell'interno.

Il periodo bizantino e il Basso Medioevo

Con l'arrivo a Reggio di S. Paolo, in viaggio verso Roma (64 d.C.), sembra avere inizio la diffusione del Cristianesimo nel Bruzio e nella penisola italiana. Con l'invasione dei Visigoti, la regione diventa sempre più periferica, terra di transito e di passaggio. Nel 596, con l'occupazione di Crotone, comincia la conquista longobarda e un periodo convulso di guerre e di frantumazioni delle province meridionali. Dalla metà del VI alla metà dell'XI secolo, la Calabria è parte dell'Impero bizantino i cui funzionari ed ecclesiastici riportano, questa volta cristianizzata, la lingua e la civiltà dei Greci. L'arrivo nella regione dei profughi dalla Sicilia, dall'Oriente, dall'Africa ex romana, aggrediti dall'avanzata dell'Islam, fanno della regione un centro di civiltà nel mezzo della barbarie prevalente nel resto d'Europa, nonostante le invasioni, gli assedi, e le conquiste da parte dei musulmani dal VII all'XI secolo, che contribuiscono all'arretramento della popolazione nelle zone interne. Il clero della Calabria resta sottoposto all'autorità del patriarca di Costantinopoli sino alla fine dell'XI secolo. Un ruolo centrale nella vita religiosa e sociale delle popolazioni svolgono i monaci italo-greci, la cui presenza nel Bruzio risale al IV secolo e si rafforza, dal VI all'XI secolo, nel corso di diverse ondate di arrivi dall'Oriente, da Costantinopoli, dalla Sicilia. Anche i numerosi monasteri femminili influenzano fortemente la vita quotidiana delle comunità. I monaci coniugano la spiritualità con il lavoro, s'impegnano nelle diverse attività agricole e artigianali, contribuiscono forse all'introduzione dell'arte della seta, che avrebbe reso famosa la regione in tutta Europa. Soprattutto nella parte meridionale della Calabria si afferma, dal IX all'XI secolo, una tradizione monastica letteraria con un impegno in campo culturale che va dall'istruzione dei fanciulli alla pratica della trascrizione e della miniatura dei codici, alla produzione artistica. Da tale tradizione pervengono contributi eccezionali alla cultura europea e all'Umanesimo.

La conquista normanna e la nascita del sistema feudale

Tra il 1056 e il 1060 Roberto e Ruggero d'Altavilla portano a termine la conquista della Calabria. L'azione dei Normanni, inizialmente violenta, ha effetti benefici su una regione devastata dai Saraceni e soffocata dall'oppressione fiscale. L'agricoltura e la sericoltura si sviluppano in maniera significativa. La conquista normanna comporta la novità del sistema feudale, che avvia una forma di organizzazione economica e sociale diversa da quella dell'Italia centro-settentrionale, dove il contrasto tra borghesia e grandi proprietari terrieri porta alla nascita dei Comuni. Nei divergenti processi di questo periodo è stata segnalata l'origine delle differenze tra le "due Italie". Insieme alla feudalizzazione, la Calabria conosce la rilatinizzazione delle strutture ecclesiastiche, anche se la dinastia normanna mantiene ottimi rapporti con l'elemento greco. Vengono rinsaldati i rapporti con la Chiesa romana e create nuove sedi vescovili e tra queste Mileto, dove il conte Ruggero, ottenuto il titolo di conte della Calabria, stabilisce la sua corte. Tra la fine del periodo angioino (1265-1442) e la dominazione aragonese (1442-1503), la Calabria vive una situazione drammatica. I contrasti dinastici del XIV secolo favoriscono l'espansione della grande feudalità. La regione imbocca la strada della decadenza economica e civile; i ceti popolari vivono nell'insicurezza e nella precarietà quotidiana. In questo contesto si svolge la vicenda di Francesco di Paola che fonda l'Ordine dei Minimi.

La dominazione spagnola

Durante i primi decenni della dominazione spagnola (1503-1734) la regione conosce una certa ripresa demografica ed economica, ma anche il potenziamento della struttura burocratica centrale e periferica che avrà effetti negativi, quali l'inasprimento del fiscalismo regio e baronale e il diffondersi di corruzione e clientele. La feudalità si rafforza anche grazie alle usurpazioni che i baroni compiono a danno delle terre e delle università demaniali. In un contesto di prepotenza baronale e di capillare azione del clero sulla società si colloca uno degli episodi più cruenti della storia calabrese in età contemporanea: l'eccidio dei valdesi di Guardia Piemontese e San Sisto nel 1561. Tuttavia, già nel 1541 gli ebrei, protagonisti nei secoli precedenti della vita economica e culturale della regione, erano stati definitivamente cacciati dal Regno. Per l'evangelizzazione della regione un ruolo fondamentale svolgono le Confraternite religiose che, istituite tra il XVI e il XVIII secolo, si prefiggono scopi di rinnovamento religioso e di sostegno ai ceti più bisognosi e che caratterizzano ancora oggi la vita religiosa e culturale di diverse comunità della Calabria. L'oppressivo dominio baronale e gli interventi violenti da parte del potere centrale determinano forti contrasti sociali, ma le rivolte spontanee e antifeudali di intere comunità vengono soffocate. Nel '500 il brigantaggio, che spesso ha carattere sociale, raggiunge il massimo sviluppo, e molte bande agiscono autonomamente sul territorio, come Re Marcone che nel 1559 si impossessa di Crotone. Il fenomeno, tuttavia, viene spesso strumentalizzato da baroni in lotta tra loro o per domare le popolazioni riottose. Un'altra risposta popolare alle prepotenze dei baroni è quella dei cosiddetti rinnegati. La posizione geografica della Calabria è decisiva, anche in questa occasione, nel conferire alle incursioni dei pirati degli stati barbareschi (Tripolitania, Tunisia e Algeria) un aspetto drammatico per la frequenza e la ferocia che le caratterizzano. L'ammiraglio turco Ariademo Barbarossa, il più famoso e terribile pirata, funesta le coste calabresi e nel 1536 approda a Le Castella, porta a Costantinopoli 3.000 prigionieri, tra cui Ulacci Ali, detto Ucciali, che combatterà eroicamente come comandante dell'ala sinistra della flotta turca a Lépanto. Il folclore conserva ancora memoria del terrore provocato e i resti delle numerose torri costiere e fortificazioni testimoniano le originali forme di difesa messe in atto dalle popolazioni e dagli Spagnoli, che potenziavano sistemi difensivi risalenti spesso al periodo bizantino. Tanti scelgono di fuggire per mare, così Tripoli, Tunisi e Algeri si popolano di calabresi e a Costantinopoli nasce il quartiere "Calabria nuova". In questo contesto di oppressione e di violenze matura la rivolta (1598-99) di Tommaso Campanella, in rapporto con i Turchi, che fallisce anche per il tradimento di alcuni congiurati. Con gli inasprimenti fiscali del 1620, la peste del 1630 e del 1656 e il terremoto del 1638 i fattori negativi dell'economia e della società calabrese diventano più gravi e si va verso una depressione irreparabile. Quando il Viceregno, dopo la breve presenza dei Borbone di Spagna dal 1701 al 1707, passa sotto il dominio degli Asburgo d'Austria, gli Spagnoli lasciano pochi rimpianti nella popolazione.

Il grande sisma del 1783

Un terremoto, ondulatorio, sussultorio e rotatorio colpisce la Calabria meridionale producendo gravissimi danni il 5 febbraio 1783. Le scosse si succedono fino al 28 marzo. La popolazione viene decimata: le cifre ufficiali parlano di 30.000 morti. Vengono distrutti paesi, chiese, conventi, si aprono montagne e voragini, il paesaggio subisce una rovinosa trasformazione. I tenui segnali di politica innovatrice, con tratti antifeudali, e di rinnovamento, grazie all'iniziativa riformatrice di tanti intellettuali calabresi, che si erano sviluppati dal 1734 vengono inibiti dalla pestilenza del 1743-44, dalla grande carestia del 1763-64, e dal terremoto del 1783. Il Governo centrale interviene rapidamente: vengono inviati sui luoghi del sisma chirurghi, ingegneri, scienziati. Nel 1784 viene istituita la Cassa Sacra, poi disciolta nel 1796, un organo di intervento straordinario, che tra l'altro si occupa dell'amministrazione e della vendita dei beni ecclesiastici censiti e posti sotto sequestro per incamerare denaro per la ricostruzione e dare la terra ai contadini poveri. I risultati dell'intervento straordinario non rispettano le attese: con pressioni di vario tipo, le terre vendute vanno a vecchi e a nuovi benestanti, mentre il patrimonio, ma anche il potere e il prestigio, ecclesiastico viene notevolmente ridimensionato e si afferma una nuova borghesia rurale, capace di mettere a frutto il proprio denaro. Secondo criteri urbanistici innovativi, con precise scelte di localizzazione e con tipologia aprioristicamente disegnata viene realizzata la ricostruzione di numerosi centri. Il disastroso terremoto della Calabria diventa un laboratorio per la riflessione filosofica e scientifica in tutta Europa.

La Calabria dai moti sanfedisti all'Unità

Alla vigilia dei moti del 1799 i ceti popolari conducono una vita di estrema miseria, sono sempre più ostili ai vecchi proprietari terrieri e alla nuova borghesia in espansione. Alla repubblica napoletana aderiscono subito i Giacobini calabresi, ma anche gli appartenenti alla vecchia aristocrazia, alla piccola e media borghesia, alla recente nobiltà, mossi da aspettative diverse e spesso contrastanti. Il 25 gennaio la corte borbonica, che si era rifugiata in Sicilia, nomina il cardinale Fabrizio Ruffo vicario generale, col compito di capeggiare la rivolta antigiacobina dalla Calabria. Ruffo recluta truppe sotto l'emblema della Santa Fede e, aiutato da alcuni funzionari civili e militari fedeli ai Borbone, seguito dai ceti popolari che sperano in sgravi fiscali, inizia da Bagnara la sua impresa di riconquista. Con la caduta di Cosenza la Calabria è riconsegnata ai Borbone. La repressione contro i Giacobini è ferocissima. Numerose le condanne a morte, a Napoli e nelle province si verifica una cruenta resa di conti tra classi e famiglie contrapposte. La confisca dei beni e dei feudi di importanti famiglie giacobine, aristocratiche e borghesi, avvantaggia esponenti della media borghesia e della nuova nobiltà. Malgrado la tenace opposizione della popolazione, il Regno conosce l'occupazione francese nel 1806. I calabresi, di fronte all'arroganza e alla prepotenza straniera, riscoprono il senso e l'orgoglio dell'appartenenza dando inizio a una guerriglia senza fine. La dominazione napoleonica del Regno termina nel 1815, con la cattura e la fucilazione, a Pizzo, di Gioacchino Murat, marito di Carolina, sorella di Napoleone. I Francesi, nonostante la breve e ostacolata presenza, realizzano l'ammodernamento delle strutture economiche e amministrative. Con la legge del 2 agosto 1806 viene abolita la feudalità e vengono venduti i beni sequestrati alla Chiesa, ma le famiglie nobili e possidenti non perdono il loro potere. Durante il Risorgimento i calabresi, soprattutto quelli appartenenti alla Carboneria, contribuiscono all'affermarsi delle idee liberali. I moti insurrezionali si svolgono soprattutto nel Cosentino nel 1829 e nel 1837. I fratelli Attilio ed Emilio Bandiera, dall'esilio di Corfù, decidono di promuovere un'insurrezione partendo da Crotone: l'impresa si conclude tragicamente nei pressi di Cosenza, con la loro fucilazione nel vallone di Rovito nel 1844. Sul versante jonico del Reggino, nel 1847, si verificano altri moti soffocati nel sangue: Michele Bello, Gaetano Ruffo, Rocco Verduci, Domenico Salvatori, Pietro Mazzoni vengono fucilati e passano alla storia del Risorgimento italiano come i "Cinque martiri di Gerace". Il 19 agosto 1860 Garibaldi sbarca a Mèlito. I garibaldini arrivano a Cosenza senza quasi incontrare resistenza da parte delle truppe borboniche e la regione venne annessa al Regno d'Italia. Il proclama che Garibaldi emana da Rogliano garantisce alle popolazioni dei Casali l'uso dei demani silani, ma poi non trova concrete applicazioni a causa del trasformismo dei maggiorenti locali, schierati a favore del nuovo ordine. Non vengono mantenute le promesse di assegnazione delle terre e le lotte contadine per la terra caratterizzeranno altri momenti della storia regionale. La mancata soluzione della questione contadina e provvedimenti impopolari, come la leva obbligatoria e la tassa sul macinato, generano malcontento popolare, sostenuto dai maggiori intellettuali, che avevano aspramente combattuto i Borbone. Nasce una nuova forma di ribellione della popolazione, in sostituzione del brigantaggio, l'emigrazione.

Il grande esodo e la nascita di una nuova identità

Dal 1876 al 1905 lasciano la Calabria quasi 500.000 persone, la terza parte della popolazione d'allora. L'emigrazione viene vissuta come rovina, distruzione, sconvolgimento delle famiglie, fine dell'antico mondo, come attestano diversi canti popolari in cui si inveisce contro Cristoforo Colombo. Francesco di Paola, che aveva attraversato su un mantello lo stretto di Messina, diventa il santo protettore degli emigranti che devono affrontare la traversata dell'Oceano. Tuttavia, l'emigrazione interrompe il secolare circolo vizioso clima-carestia-fame che teneva il contadino vincolato alla terra e soggetto ai proprietari. Il volto tradizionale dei paesi calabresi cambia in pochi anni: le linde e bianche case mutano l'antico assetto urbanistico dell'abitato e anche l'organizzazione dello spazio. Si verifica, inoltre, una profonda mutazione antropologica: i calabresi perdono l'identità di popolazioni isolate, arroccate, stabili e diventano "gente in viaggio". Naturalmente sono molte le cause che, a partire dall'unificazione italiana, concorrono al frantumarsi dell'antica identità calabrese. Le piccole unità produttive familiari contadine, pastorali e artigianali, su cui si era retta la società tradizionale, le importanti iniziative industriali e minerarie, le ferriere di Ferdinandea-Mongiana o alle miniere di Longobucco, devono adattarsi alla logica di un mercato più ampio, vengono marginalizzate, ridotte a iniziative residuali diventando infine antieconomiche. Ma i cambiamenti erano iniziati dalla fine del Settecento, quando molti abitanti delle zone interne avevano cominciato la loro discesa verso le marine, grazie alla fine delle incursioni barbaresche. Il ritorno sul mare nasce dall'esigenza di esportare i propri prodotti sfuggendo agli impedimenti burocratici e al fiscalismo esasperato. La scelta, poi, del Governo di costruire la linea ferroviaria lungo la costa jonica, per modernizzare e controllare un territorio in prossimità della Sila e del latifondo, significa l'inizio di un nuovo equilibrio tra le due coste, che tuttavia resteranno tra loro separate ancora per molti anni. Comincia sia sullo Jonio sia sul Tirreno quel fenomeno di sdoppiamento dei paesi soprattutto a partire dal Novecento, quando le zone costiere vengono bonificate e la malaria comincia a essere sconfitta. La grande guerra, l'esperienza che i contadini vivono al fronte e il Fascismo, che introduce elementi di modernizzazione, sono ulteriori fattori di dissolvimento dell'antica Calabria. Tuttavia, alla fine degli anni Trenta, le condizioni di vita dei ceti popolari peggiorano e scoppiano ribellioni spontanee. Dalla fine della seconda guerra mondiale fino al 1949 si verificano diverse rivolte per l'occupazione della terra, famosa è la quella di Caulonia del 1945. La parziale assegnazione delle terre (grazie ai sei decreti emessi nel 1944-45 dal ministro calabrese Fausto Gullo) arriva quando ormai le popolazioni riprendevano la fuga. Questa volta in modo ancora più massiccio, indirizzata in Canada, Stati Uniti, Argentina, Australia e verso le città del Nord. Con le partenze si spopolano paesi, campagne, si disgregano soprattutto le zone interne, vengono meno le residue forme di economia e di impresa familiare, scompaiono i riti e le culture tradizionali. Negli anni Settanta, la Calabria sale di nuovo alla ribalta nazionale, rivelando un profondo disagio delle popolazioni in cui s'incontrano aspettative di varia natura. La classe politica, nazionale e locale, non coglie la portata di quegli avvenimenti, non decifra la richiesta di presenza delle popolazioni. Reggio conosce, da allora, un degrado devastante, un intreccio perverso tra ceto politico e 'ndrangheta, una guerra violenta tra cosche con un migliaio di morti in un ventennio. Gli anni Settanta e Ottanta rappresentano il periodo della cementificazione delle coste, dell'assistenza e delle clientele, delle opere pubbliche incompiute. Solo in questi ultimi anni, si cerca di recuperare quel grande patrimonio di tradizioni e di cultura che la Calabria ha conquistato grazie all'alternarsi di numerosi popoli e di culture provenienti da tutto il bacino del Mediterraneo.

LA MAGNA GRECIA

Nel II millennio a.C. gruppi di emigranti provenienti dalla Grecia si stabilirono nel territorio dell'Italia meridionale compreso fra il Golfo di Taranto, lo Stretto di Messina e il fiume Volturno, zona che prese il nome di Magna Grecia. Le migrazioni dalla Grecia all'Italia si susseguirono nel tempo e divennero sempre più frequenti fino ad assumere nell'VIII sec. le caratteristiche di una vera e proprie colonizzazione. I fattori che spinsero le popolazioni di alcune regioni greche alla ricerca di nuove terre furono l'incremento demografico, i dissidi con l'aristocrazia e il desiderio di migliori condizioni di vita. I coloni provenivano dall'Eubea, dall'Argolide, dalla Locride, dalla Ionia asiatica, dalle isole della Doride e da Creta e si insediarono in diverse zone dell'Italia meridionale, dove trasferirono le istituzioni religiose e civili della madrepatria, fondando città-stato e sviluppando le attività artigianali, il commercio marittimo e con l'entroterra.

In breve le città della Magna Grecia diventarono molto importanti e potenti: Locri Epizefiri (fondata dai Locresi verso la metà dell'VIII sec. a.C.) fu la prima città del mondo greco ad avere una legislazione scritta (codice di Zaleuco): Crotone (fondata dagli Achei nel 710 a.C.) fu scelta da Pitagora come sede della scuola pitagorica e dopo la sconfitta di Sibari accrebbe la sua importanza politica, economica e culturale; Sibari (fondata nel 720 a.C. dagli Achei del Peloponneso) era la maggiore città greca dell'Occidente ed era famosa per il suo raffinato tenore di vita; Taranto (fondata dagli Spartani nell'VIII sec. a.C.) divenne nel VI sec. uno dei porti principali dell'antichità per la navigazione e i traffici commerciali. All'alto tenore di vita e di civiltà non corrispondevano, però, un'adeguata maturità politica e un sufficiente spirito di collaborazione. Infatti le città erano travagliate da lotte intestine fra le diverse classi sociali e nascevano frequenti conflitti per la conquista della supremazia.

IL PERCORSO ARTISTICO E CULTURALE

Dall'era paleolitica all'Età del Ferro

I primi abitanti della Calabria erano nomadi, utilizzavano come ripari le grotte naturali e praticavano caccia e pesca per il loro sostentamento. Il panorama culturale dell'età paleolitica è caratterizzata dalla presenza di un'industria del ciottolo chopper tipologicamente molto articolata e diversificata rispetto ad altre industrie della Penisola; il rinvenimento più antico è quello di Casella di Màida. Oltre a queste attività legate alla sopravvivenza, nel periodo paleo-mesolitico vengono elaborate credenze relative alla morte, riti e culti di cui esiste una documentazione anche in Calabria. Nella Grotta del Romito a Papasìdero, in provincia di Cosenza, ad esempio, su un grande masso sono rappresentate tre figure di bovidi, di diverse dimensioni, incise secondo i canoni stilistici del verismo paleolitico mediterraneo. Cambiamenti culturali radicali, e non solo per la Calabria, avvengono nell'età neolitica. In questa fase l'uomo diventa stanziale, si aggrega in comunità, dando vita a veri e propri villaggi, pratica l'agricoltura e l'allevamento del bestiame. Connessa alla pratiche agricole è la tecnica di costruzione della ceramica, denominata "impressa" dal tipo di decorazione, e che rappresenta il più antico stile decorativo apparso sulle coste del Mediterraneo. In questo periodo la Calabria è molto abitata: alcune aree del territorio, quali la piana di Sìbari e quella di Sant'Eufemia, le zone costiere di Crotone, Locri, Vibo Valentia, Amantea, Scalea e altre, sono particolarmente adatte all'agricoltura neolitica, e si trovano lungo le rotte del commercio dell'ossidiana, che dalle Eolie si dirige verso le coste adriatiche. La peculiarità della cultura calabrese nelle prime fasi del Neolitico, sia antico sia medio, è data dalla presenza del rito funerario dell'incinerazione, rinvenuto nella grotta della Pavolella, in provincia di Cosenza, che rappresenta un'anomalia rispetto all'usanza mediterranea di seppellire i morti col rito dell'inumazione in fossa singola. Anche una serie di vasi con dipinti o graffiti, il cui rinvenimento è stato effettuato nella grotta di S. Angelo a Cassano allo Jonio, è stato interpretata per la semplicità dei disegni come il documento di un processo di linearizzazione che ebbe inizio autonomo in questa zona della Calabria. Il Neolitico recente è invece caratterizzato da una comunanza culturale con il resto dell'Italia centro meridionale e con la Sicilia. I primi contatti commerciali col mondo egeo (necropoli di Santa Domenica di Ricadi e Briàtico) sono documentati nell'Età del Bronzo e caratterizzano la cultura calabrese fino al periodo compreso tra la seconda metà del XII e il X secolo a.C. In questo periodo le popolazioni indigene acquisiscono le tecniche di origine egea di lavorazione della ceramica (manifattura al tornio e cottura in forni ad alta temperatura). Contestualmente, la regione sembra avere rapporti culturali con l'Europa centrale, attraverso l'Italia del Nord, come testimoniano i rinvenimenti di armi nel ripostiglio di Cotronei e nella necropoli greca di Vibo Valentia. L'Età del Ferro rivela in Calabria una situazione culturale piuttosto omogenea malgrado alcune differenze nella fase finale. Sulla costa jonica del territorio locrese è documentato, infatti, l'uso della sepoltura in tombe a grotticella artificiale scavate nella roccia, mediato dalla Sicilia e nel territorio della Sibaritide è ampiamente diffusa l'inumazione in tombe a fossa. Alla fine del IX secolo, vi è il recupero dei rapporti con il mondo egeo.

Le poleis magno-greche dall'VIII al III secolo a.C.

Nell'VIII secolo a.C., in seguito alla crisi della società greca, la Calabria viene interessata dal flusso migratorio che da varie regioni della Grecia giunge in Italia, e che prende il nome di "colonizzazione". Con la fondazione di Rhegion, l'attuale Reggio di Calabria, e Zancle, Messina, i Calcidesi si assicurano il controllo dello Stretto di Messina; gli Achei del Peloponneso, che miravano al possesso della fascia meridionale del golfo di Taranto, fondano sulla costa jonica Sibari, Crotone e Caulonia, l'attuale Monasterace; i Locresi delle regioni occidentali fondano invece Locri Epizephiri, l'attuale Locri. Nei primi tempi è facile per i Greci asservire, anche con la forza, gli indigeni. Alla fine del IV secolo a.C., le popolazioni relegate all'interno, tra cui prevalgono i Bretti, si organizzano militarmente e addirittura a conquistano le poleis, accelerandone la decadenza. Pur nella generale appartenenza alla cultura greca, le città e le subcolonie danno luogo a espressioni autonome e a diverse identità culturali, che si esprimono nell'elaborazione di forme nuove e di uno stile originale. Nell'ambito delle attività artistiche delle poleis calabresi è possibile individuare alcune aree culturali ben definite: per Sibari e Crotone, entrambe di provenienza achea, si è riscontrata una certa omogeneità nella tecnica e nella decorazione di vasi, mediati da prototipi corinzi. Solo in questa zona sono presenti oggetti identificati come "lucerne del Sele". Un'altra area culturalmente omogenea è quella di Locri e delle sue subcolonie, Hipponion e Medma, soprattutto per la produzione in terracotta, coroplastica. Anche se non ancora ben documentata, l'area culturale di Reggio sembra essere indipendente. Tra le varie espressioni artistiche delle città calabresi si segnala l'artigianato artistico locrese, sia nella bronzistica, specchi dai manici per lo più figurati, vasi, armi, appliques, sia nelle opere in terracotta, maschere, statuette, pinakes, arule, che raggiunge livelli tecnico-stilistici di notevole prestigio artistico. Estremamente originali sono anche le sculture in marmo di grandi dimensioni: il gruppo dei due Dioscuri di Marasá, opera della seconda metà del V secolo e il coevo trono Ludovisi, oggi a Roma, in Palazzo Altemps.

L'età romana

La fine della prima guerra punica, nel III secolo a.C., segna la definitiva decadenza delle poleis sul territorio calabrese e l'arrivo di nuovi coloni, soprattutto dal Lazio e dalla Campania, determinando radicali sconvolgimenti culturali e sociali. Alcune delle città greche subiscono ridimensionamenti territoriali e perdono la loro autonomia economica. Cambiano i modelli insediativi, con il moltiplicarsi di insediamenti sparsi nel territorio, le villae. Le aree famose in età greca per la loro redditività vengono abbandonate e la fiorente proprietà contadina di tradizione magno greca viene sostituita dai latifondi che impiegano manodopera schiavile. Artisticamente questo periodo consente solo considerazioni di carattere molto generale. La produzione riferibile all'età tardo-repubblicana e alla prima età imperiale romana mostra un alto livello qualitativo: il ritratto di Agrippa da Vibo Valentia è, al momento, la migliore replica del tipo. Di ottimo livello artistico sono, inoltre, i ritratti di Germanico e dei togati rinvenuti a Scolacium. Durante il II e III secolo d.C. si è ipotizzata la presenza di alcune botteghe in seguito al rinvenimento di due sarcofagi in marmo: il primo con amazzonomachia proveniente da Vibo e reimpiegato in età normanna a Mileto; il secondo, con la caccia di Meleagro, riutilizzato nella Cattedrale di Cosenza. Sembra, invece, più modesta la produzione di età tardo-imperiale. Grande sviluppo hanno, sempre in epoca romana, i pavimenti musivi, le cui testimonianze vanno dalle semplici espressioni del periodo compreso tra il I secolo a.C. e il I d.C. (mosaici in bianco e nero, tra cui si segnala il pavimento proveniente da Crotone con il nome dei magistrati), alle testimonianze del II e III secolo d.C., che presentano precisi confronti con esempi dell'Africa settentrionale, quale il mosaico con le quattro stagioni da Vibo Valentia. I pavimenti delle villae di Casignana, Briàtico Trainiti, e della Sinagoga a Bova, testimonianza della più antica presenza ebraica in Calabria, sono esempi di buona qualità del periodo tardo-imperiale.

Il periodo bizantino

In Calabria, è attestata l'"iconodulìa", cioè la libertà della venerazione delle immagini. Le teorie iconoclaste circolarono soprattutto tra l'élite militare e vescovile; infatti proprio allora si compie un passo decisivo per l'ellenizzazione, cioè l'allontanamento della Chiesa locale dalla giurisdizione romana. Alcuni oggetti, datati tra il VI e IX secolo, sono ritenuti prova dell'inserimento della regione nella sfera di cultura medio orientale di ampio raggio mediterraneo. Sono enkolpia, brattee, anelli, sigilli e anche il celebre Codex purpureus rossanensis. La Calabria ha restituito poco materiale artistico relativo al medioevo bizantino. Del IX-X secolo è l'interessante affresco dell'Achiropita, di Rossano, importante centro di cultura bizantina, che, nonostante le manipolazioni successive, rivela legami stilistici con l'ambito degli scriptoria locali, che fra l'altro evidenziano contatti con soluzioni figurative beneventano-volturnesi. Il X secolo, inoltre, è da considerarsi come un'epoca di particolari sperimentazioni anche nell'urbanistica, nell'architettura e nella modellazione plastica.

La cultura medievale occidentale in Calabria

Con i Normanni giunsero gli abati-architetti, che trasmisero forme franco-cluniacensi nella costruzione delle grandi abbazie benedettine (San Marco Argentano, Sant'Eufemia di Nicastro, Mileto). A Mileto, già residenza del Granconte Ruggero, sono conservate molte reliquie: capitelli ellenistici nuovamente lavorati secondo modelli bizantini, vetri decorati, ceramiche. Tra questi pezzi, ora riuniti nel Museo statale, il Sepolcro di Eremburga, un manufatto tardo-ellenistico (II-III secolo d.C.), riadattato a sepoltura della seconda moglie di Ruggero I, a conferma del nuovo interesse per le forme di arte antica. La nuova concezione del monachesimo greco, invece, determinò la costruzione di chiese abbaziali, nelle quali l'elemento occidentale si fonde con le particolari esigenze dello spazio liturgico ortodosso. Proprio in queste elaborazioni si coglie il nesso della cultura calabrese dell'epoca con quella della Sicilia normanna. La circolazione dell'arte siciliana ebbe sicuramente maggiore importanza di quanto non documentino gli affreschi (San Demetrio Corone, Birongi, Sant'Andrea A.J., Stilo), gli stucchi (Rossano, Staletti) e il poco conosciuto cofanetto in avorio di Lamezia Terme-Nicastro, oggi custodito al Museo Diocesano. La Stauroteca di Cosenza, uno degli oggetti medievali più belli, arrivò probabilmente in età sveva come dono di Federico II. In ambito pittorico, per tutta l'età normanno-sveva si registra la continuità del riferimento a Bisanzio, interrotta solo durante il periodo angioino, quando si assiste all'omologazione delle tendenze artistiche alla cultura di indirizzo francese, promossa dalla corte napoletana. Con evidente anticipo sui tempi, nel 1271 circa viene scolpito a Cosenza, da un artista francese, il sepolcro di Isabella d'Aragona. Dalle testimonianze artistiche trecentesche emergono quelle di Altomonte, dove si distinguono sia accezioni filo-francesi e martiniane che filo-fiorentine e giottesche. Un altro esempio è il medaglione di Polistena, di valenza umbro-assisiate. Importante per la scultura locale è il percorso del cosiddetto Maestro di Mileto, che presenta persistenze bizantino-romaniche e influenza della cultura napoletana, con matrici arnolfiane e pretinesche. Questo singolare percorso artistico è documentato anche in altri rilievi marmorei e ancora in un gruppo di affreschi, pitture su tavola e miniature (Amendolara, Rocca Imperiale, Santa Severina, Scalea, Tropea, ecc.).

Dall'età aragonese all'età borbonica

Nell'età aragonese l'espressione artistica calabrese è ormai inserita nella nuova cultura mediterranea, Napoli e Messina sono i centri di riferimento più importanti dell'Italia meridionale. In architettura, pittura, scultura e nell'oreficeria, si registrano esperienze innovative. L'aderenza alle correnti durazzesche-catalane è documentata nelle chiese degli ordini mendicanti e nell'edilizia civile. In pittura, oltre all'interesse catalaneggiante-napoletano, vi è quello per le elaborazioni calantoniane di annessione fiamminga e poi antonellesche. La presenza di Antonello da Messina in Calabria è documentata (Reggio, Cosenza) e sicuramente la sua arte è conosciuta come si evince da alcune produzioni locali, e in particolare nella tavola denominata la Madonna delle Pere di Altomonte. La cultura di matrice antonellesca influenzerà il gusto calabrese sino alle soglie del XVI secolo. Intanto, a Morano Calabro e a Zumpano, arrivano le opere di Bartolomeo Vivarini, espressioni di cultura adriatica apprezzata in Calabria. Il trittico di Laino Castello (1500) testimonia le tendenze mediterranee, mentre quello di Cosenza, attribuito a Cristoforo Faffeo, presenta già elementi protomanieristici. Nello stesso periodo, giungono dalla Sicilia le sculture di Domenico e Antonello Gagini: influenza che continuerà fino alla seconda metà del XVI secolo, anche attraverso l'innesto di scultori toscani quali G.B. Mazzolo e Giovanni Angelo Montorsoli, artefici dell'aumento d'interesse locale per il manierismo espresso dall'arte di Pietro Negroni e perseguito con l'arrivo di pitture di Giovanni De Mio e di Marco da Pino, nonché di nuovo con le immissioni della scultura siciliana, specialmente di Rinaldo Bonanno. Da Napoli giungono le opere di numerosi artisti. La cultura controriformistica introduce, in Calabria singolari soluzioni artistiche. Emergono orientamenti verso la pittura caravaggesca, il Naturalismo napoletano e poi il Barocco: a quest'ultimo, nel XVIII secolo, si ispireranno sia le opere di importazione, sia quelle delle scuole locali. Un posto a parte occupa la produzione artistica di Mattia Preti, il cui nucleo principale si trova nelle chiese di Taverna. Quello che forse rimane il più importante pittore calabrese, assieme al fratello Gregorio e a Francesco Cozza, rappresenta e conferma l'avvenuta apertura della cultura regionale all'esterno, e in particolare a Roma.

La Calabria contemporanea

Nel corso del XVII secolo, grazie anche all'apporto dei Francescani Riformati e dei Cappuccini, rinvigorisce la tradizione locale dell'intaglio, particolarmente vivace nei centri-foyers di Rogliano, Serra San Bruno e Morano Calabro. Di notevole interesse sono gli sviluppi dell'arte serica, dei tessuti e quelli della lavorazione dell'argento, che rispettivamente continuano la tradizione bizantina della coltura del baco da seta e quella greco-romana dell'estrazione mineraria. La produzione pittorica si adegua soprattutto alle esigenze delle committenze degli ordini e istituti religiosi e delle diocesi, ma rivela spiccate individualità: pittori di cultura napoletano-romana, propensi verso Luca Giordano, Pietro da Cortona e Sebastiano Conca (Vibo Valentia); Francesco De Mura, Pompeo Batoni e di nuovo Conca (Reggio e Cosenza); Giordano, Francesco Solimena e sempre Conca (Tropea). Nell'esame globale di questa produzione risulta evidente una differenza, dovuta probabilmente alla diversa situazione economica e politica, tra quella più diffusa e di buon livello del versante tirrenico e l'altra più episodica dell'area jonica, dove operano pittori che guardano sia al passato riformistico, sia alle novità napoletano-romane. Prosegue il filone delle importazioni di opere d'arte da Napoli, ma si allarga l'interesse verso Roma, la Sicilia, le Puglie, mentre a Morano si registra di nuovo un'episodica attenzione per la cultura artistica veneta. Dopo un periodo di arresto dovuto al terremoto del 1783, l'attività artistica locale riprende energicamente. L'Ottocento si afferma seguendo le tendenze dell'Accademia napoletana. Vario e articolato è il panorama della seconda metà del secolo dando vita a fenomeni locali molto interessanti; la "scuola di Cortale", ad esempio, sviluppa i temi legati alla natura secondo l'insegnamento di Filippo Palizzi. Cefaly, il suo fondatore, si distingue anche per interessi filo-fiorentini che gli permettono di collaborare con Federico Andreotti. In questa direzione si colloca la più grande iniziativa dell'epoca: la decorazione del castello di Corigliano Calabro. Il "morellismo" è un fenomeno già diffuso all'inizio del XX secolo: sono attivi, oltre a pittori di altre parti d'Italia, i calabresi Rocco Ferrari, Enrico Salfi e Carmelo Zimatore. Interessanti sviluppi verso il Liberty arrivano dalle nascenti scuole d'arte, soprattutto nell'area catanzarese e reggina. Particolarmente significativo è il lungomare di Reggio, uno dei più belli d'Italia, che viene ricostruito dopo il terremoto del 1908. Nella prima metà del XX secolo si distinguono Francesco Jerace, scultore attento a soluzioni idealiste, e Alfonso Frangipane, pittore e critico d'arte che pone le basi per una nuova ricerca artistica locale. Importanti anche gli apporti dati da artisti calabresi al Futurismo, nonché le più recenti introspezioni poetiche di Enotrio Pugliese, Angelo Savelli e Mimmo Rotella.

I BRONZI DI RIACE

Le due sculture furono ritrovate nel mar Ionio, a 7-8 metri di profondità e a 300 metri dalle coste di Riace in provincia di Reggio Calabria, nel 1972. L'eccezionalità del ritrovamento fu subito evidente, date le poche statue originali che ci sono giunte dalla Grecia. Le due statue furono trasportate a Firenze, dove è stato curato il restauro presso l'Opificio delle Pietre Dure, uno dei più specializzati laboratori di restauro del mondo. Nel 1980 furono esposte in una mostra e poi trasportate nel Museo Archeologico di Reggio Calabria dove sono tuttora esposte.

L'analisi stilistica e quella scientifica sui materiali e le tecniche di fusione hanno entrambe determinato la differenza sostanziale tra le due statue, che sono da attribuirsi a due differenti artisti ignoti e a due epoche distinte. Gli archeologi le indicano come statua A e statua B, altri li chiamano, rispettivamente, il Giovane e il Vecchio e l'Eroe e lo Stratego. L'attribuzione, in base ai confronti stilistici, è di datare la statua A al 460 a.C., in periodo severo; mentre al periodo classico, e più precisamente al 430 circa a.C., viene datata la statua B. Studi recenti li individuerebbero in Tideo e Anfiarao, mitici eroi cantati da Eschilo.

Entrambe le statue sono raffigurate nella posizione definita "a chiasmo", presentandosi con una notevole elasticità muscolare. Soprattutto la statua A appare di modellato più nervoso e vitale, mentre la statua B ha un aspetto più rilassato e calmo. Entrambe trasmettono una grande sensazione di potenza, dovuta soprattutto allo scatto delle braccia che si distanziano con vigore dal torso. Il braccio piegato della statua A doveva sicuramente sorreggere uno scudo, mentre l'altra mano impugnava con probabilità un'arma. La statua B ha la calotta cranica modellata in quel modo perché doveva sicuramente consentire la collocazione di un elmo di stile corinzio, oggi disperso. Le statue furono con probabilità realizzate ad Atene e da lì furono rimosse per essere portate a Roma, forse destinate alla casa di qualche ricco patrizio, ma il battello che le trasportava dovette affondare.

La tecnica messa a punto dai greci e utilizzata per la realizzazione dei Bronzi di Riace era definita fusione "a cera aperta"; di fatto questa tecnica è la stessa che si usa ancora oggi, pur nella diversità dei materiali odierni e della evoluzione tecnologica, a dimostrazione che il modello di procedura era il migliore possibile.

LE CITTÀ

Catanzaro

(95.251 ab.). Capoluogo regionale, la città di Catanzaro è situata a 320 m s/m., su uno sperone stretto e lungo della Sila, alla confluenza dei torrenti Musofalo e Fiumarella. Un tempo famosa per l'arte della seta e per i suoi giardini oggi è la "città dei ponti", per i viadotti che ne permettono l'accesso rapido. È un centro agricolo (coltivazione di cereali, frutta, olivi, ortaggi, viti e agrumi), commerciale e industriale (oleifici, pastifici, molini, distillerie e industrie chimiche). Importante è la tradizione artigiana della lavorazione dei tessuti di seta e dei damaschi.

Catanzaro Lido, a 13 km dalla città sulla costa ionica, è un centro balneare e industriale (raffinerie di olio e fertilizzanti).

STORIA. Tra il IX e il X secolo, furono probabilmente i Bizantini a fondare il borgo fortificato Katantzàrion, che anche dopo essere passato ai Normanni (1059), rimase per molto tempo di lingua e cultura greca. Divenne feudo della famiglia nobile dei Ruffo nel XII secolo e Alfonso I d'Aragona la proclamò città demaniale nel 1444 dando inizio a un periodo di grande prosperità legato all'industria della seta. Nel XVII secolo la crisi del settore, causata dalle diverse condizioni dei mercati europei, determinò un lungo periodo di decadenza per la città, aggravato da pestilenze (1668) e terremoti (1638 e 1783), fino alla sua annessione al Regno delle Due Sicilie. ARTE. Poco rimane dell'antica città: la Cattedrale neoclassica, ricostruita dopo la seconda guerra mondiale, custodisce la Madonna degli Angeli di scuola messinese (1595); la chiesa di San Domenico o del Rosario, in cui sono custodite pregevoli opere d'arte dei secc. XV-XVIII; il più antico edificio della città è la ex chiesa di S. Omobono, eretta nel XII secolo, di forma rettangolare presenta al suo esterno resti di decorazioni ad archeggiature cieche d'ispirazione normanno-bizantina, ed è oggi sede della Confraternita dei Sarti; la chiesa dell'Osservanza con al suo interno la Madonna della Ginestra, statua marmorea di Antonello Gagini (1504). Poco distanti da Catanzaro Lido sono i ruderi di S. Maria della Roccella comunemente chiamata Roccelletta. Chiesa normanna ad una navata con absidi circolari (XI sec.) era annessa a un monastero. Nel parco archeologico che la ospita sono stati in parte riportati alla luce i resti della città romana che ha occupato successivamente l'area. LA PROVINCIA. La provincia di Catanzaro (369.578 ab.; 2.391 kmq) è situata nella parte centrale della Calabria ed è delimitata a Nord dalla Sila Piccola e a Sud dalla catena delle Serre. La zona collinare intermedia digrada verso la costa. Risorse principali sono l'agricoltura (cereali, agrumi, olive, uva, frutta secca), l'allevamento del bestiame e la pesca.

Fra i centri principali ricordiamo: Nicastro, Sambiase.

Web Trapanese Trapani Uno scorcio di Catanzaro

Cosenza

(72.998 ab.). La città di Cosenza si trova alla confluenza del Busento nel Crati, situata fra la Sila Grande e la catena Costiera meridionale.

Il Busento divide l'abitato in due parti: a Nord il nucleo moderno, sviluppatosi solo dall'ultimo decennio dell'800 in seguito alla bonifica delle zone paludose con conseguente costruzione della ferrovia; a Sud quello antico su un colle (colle Pancrazio) dominato dal castello arabo-normanno. Cosenza è è ancora soprattutto un centro agricolo e zootecnico: produzione di olio, vino, frutta, cereali, legumi e ortaggi; allevamento di ovini. L'industria è ancora poco sviluppata; il settore più attivo è quello edile ma ricoprono un discreta importanza anche quelli del vestiario-abbigliamento, della meccanica, della lavorazione del legno. È anche un importante nodo ferroviario.

STORIA. Fondata dai Pelasgi o forse dai Lucani con il nome di Consentia o Cosentia, Cosenza nel 204 a.C. venne sottomessa dai Romani di cui divenne una colonia e importante tappa sulla Via Popilia che assicurava le comunicazioni tra la Sicilia e Reggio. Nel 410 i Goti giunsero in Calabria capeggiati da Alarico, che, secondo la leggenda, morì nei pressi del Busento e per seppellirlo, con tutti i tesori depredati durante il sacco di Roma, venne fatto deviare il corso del fiume. Nell'XI sec. sotto la dominazione angioina, la città divenne un importante centro amministrativo. Passata agli Aragonesi (XV sec.) ottenne grandi privilegi ma fu anche sede di rivolte contadine (1458-1459) e baronali (1485-1486). Durante i secoli seguenti fu vittima di una serie di terremoti (1638, 1783, 1854, 1870) che la danneggiarono gravemente. Durante il Risorgimento fu luogo di moti insurrezionali contro i Borboni (nel 1844 i fratelli Attilio ed Emilio Bandiera furono fucilati nel vallone di Rovito, nei pressi di Cosenza, dopo un fallito tentativo di insurrezione) e nel 1860 entrò nel Regno d'Italia.

ARTE. Nonostante i danni subiti a causa dei terremoti, Cosenza conserva qualche pregevole opera d'arte come il Duomo (1185-1222) in stile gotico-cistercense in seguito ai diversi interventi e ricostruzioni, in cui è custodito a forma di trifora gotica il sepolcro di Isabella d'Aragona, moglie di Filippo III di Francia, morta a Cosenza durante il suo ritorno in Francia dall'Oriente (1271). Tra le opere d'arte che costituiscono il Tesoro del Duomo composto da oreficerie, avori, piccoli dipinti e paramenti sacri la più preziosa è la Stauroteca (in deposito alla Soprintendenza), reliquario della santa Croce di cui contiene una reliquia prodotta nelle oreficerie imperiali di Thiraz di Palermo (XII sec.) e donata da Federico II di Svevia alla Cattedrale per la consacrazione nel 1222. Alle spalle del Duomo si trova il Palazzo dell'Arcivescovado, di origine quattrocentesca, collegato al Duomo da un lungo corridoio. In uno dei quartieri più antichi e suggestivi della città si trova la chiesa di San Francesco d'Assisi (XIII-XV sec.) che conserva una cappella gotica del XIII sec. con coro ligneo (1505) e un Crocifisso ligneo del '400. Altri edifici importanti sono le chiese di San Francesco di Paola (XVIII sec.), dove si può ammirare una grande pala con la Madonna in gloria tra i Ss. Paolo e Luca dipinta da Pietro Negroni (1551) e il convento annesso, delle Cappuccinelle (XV-XVI sec.) e di Santa Maria di Costantinopoli (XVII sec.).

LA PROVINCIA. La provincia di Cosenza (733.797 ab.; 6.650 kmq) è la più estesa della Calabria. Occupa un territorio quasi prevalentemente montuoso nella parte settentrionale della regione e comprende il massiccio del Pollino, quasi tutta la Sila e la catena Costiera. Uniche pianure sono il Vallo del Crati e la piana di Sibari; i fiumi principali sono il Crati e il Neto, oltre a molte fiumare a carattere torrentizio.

I principali prodotti agricoli sono i cereali, le olive, gli ortaggi, la frutta, il vino, gli agrumi, il tabacco e la barbabietola da zucchero.

Fra le industrie più importanti ricordiamo mobilifici, segherie, pastifici, aziende artigianali (tessiture, strumenti musicali, lavorazione del legno e della ceramica), l'industria estrattiva (miniera di salgemma e cave di marmo) e turistico-alberghiera. Importante è anche la produzione di legname e di energia elettrica nella Sila (foreste e laghi artificiali di Cecita, Arvo e Ampollino).

Fra i centri della provincia ricordiamo Acri, Cassano allo Ionio, Castrovillari, Corigliano Calabro, Paola, Rossano, San Giovanni in Fiore.

Web Trapanese Trapani Uno scorcio di Cosenza

Crotone

(60.010 ab.). La città di Crotone, divenuta capoluogo di provincia dal 1991, sorge su un promontorio della costa ionica a Nord di Capo Colonna. È dotata di un porto naturale e svolge il ruolo di centro commerciale su cui convoglia tutto il territorio circostante. Negli anni Venti, la costruzione di due impianti idroelettrici nella vicina Sila ha permesso l'installazione di due complessi industriali: Montedison per la lavorazione chimica e Pertusola per la metallurgia. A queste si sono poi affiancate iniziative industriali minori che si occupano di farmaceutica, alimentazione, lavorazione del legno ecc.

L'incremento industriale ha giovato anche alle attività portuali incentrate sul traffico di materie prime.

STORIA. È l'antica Kroton fondata nel 709 a.C. da coloni greci e rimasta per molto tempo sotto l'influenza dei vicini Sibari. A causa delle sue idee espansionistiche, dal 548-545 a.C. si scontrò con Locri uscendone sconfitta. Nei decenni successivi si ristabilì economicamente ed ebbe una sua monetazione anche grazie alle proprie miniere d'argento. Fu sede della scuola medica più importante dell'Occidente greco e Pitagora vi istituì una scuola di filosofia scientifica, impostando un metodo scientifico nello studio comparato delle matematiche, dell'astronomia e della musica. Per circa un ventennio ebbe un governo oligarchico e tecnocratico ispirato agli insegnamenti di Pitagora che l'aveva scelta come patria. Divenuta molto potente, nel 510 assalì Sibari e la distrusse assumendo l'egemonia su tutta la Magna Grecia. In seguito a questo periodo di splendore iniziò un lento decadimento che la portò a diventare una colonia romana.

Nel Medioevo Crotone venne presa dai Goti e dai Longobardi; fu poi riconquistata dai Bizantini e fortificata. Anche sotto i Normanni rimase un centro strategico e Federico II di Svevia ne restaurò e fortificò il porto favorendone così lo sviluppo economico. Nel 1284 Carlo d'Angiò la diede in feudo a Pietro Ruffo conte di Catanzaro. Rimase nelle mani dei Ruffo fino al 1444 quando venne incamerata nel demanio regio. Da allora seguì le sorti del Regno di Napoli. Nel 1531 la città di Crotone donò all'imperatore Carlo V tremila scudi, in cambio la città fu venduta, con atto pubblico, alla città stessa, così da non essere più cedibile come feudo. Gli Austriaci la governarono all'inizio del Settecento e il contingente armato che vi fu stanziato compì numerosi soprusi. Dal 1808 al 1815 fu in mano ai Francesi. Nel 1860 aderì alla sottoscrizione per finanziare la spedizione dei Mille, anche se esclusa dai piani tattici di Garibaldi. Dopo l'Unità d'Italia, Crotone iniziò una radicale trasformazione con la nascita dei presupposti per il suo sviluppo. Nel 1928 abbandonò il nome medievale di Cotrone per riprendere quello classico di Crotone. Negli anni Cinquanta ospitò il prestigioso premio letterario "Premio Crotone", che annovera tra i vincitori Pier Paolo Pasolini e Leonardo Sciascia.

ARTE. La città di Crotone si è estesa a Ovest del nucleo più antico che occupa il luogo dove sorgeva la greca Kroton.

La città vecchia conserva l'impronta urbanistica medievale anche se i monumenti di interesse sono di epoca successiva: il duomo cinquecentesco che ospita un fonte battesimale litico con base zoomorfa; la Chiesa e Convento di S. Chiara, già esistente nel 1442 come sede temporanea dei padri predicatori, conserva una interessante pavimentazione in maiolica; il pederoso castello fatto erigere nel 1541 dal viceré Pedro de Toledo e la chiesa dell'Immacolata, il cui interno, a una sola navata, presenta decorazioni barocche.

Il Museo Archeologico, inaugurato nel 1967, è concepito secondo un criterio principalmente topografico: al piano terra viene illustrata la storia della città dalla preistoria al Medioevo, al primo piano le vetrine con oggetti provenienti da diverse località del marchesato si affiancano a quelle che espongono resti dei santuari greci individuati a Crotone e dintorni. Il percorso culmina nella sala dedicata al Tesoro di Hera, serie di oggetti in bronzo, argento e oro, in particolare il diadema della Dea del Lacinio, rinvenuti nel santuario di Capo Colonna, dove sorgeva il tempio di Hera Lacinia (VI sec.), di cui sul luogo resta solo una colonna dorica.

LA PROVINCIA. La provincia di Crotone (173.122 ab.; 1.717 kmq) comprende 27 comuni; l'economia è di tipo agricolo con la produzione di olio, frutta e ortaggi. Notevole è anche la pesca, l'artigianato e la lavorazione della ceramica. Turismo. Tra i centri ricordiamo: Isola Capo Rizzuto, Cutro e Cirò Marina.

Luoghi di interesse

Del santuario di Hera Lacinia (470-460 a.C. ca.), il più importante della Magna Grecia, si conservano in loco solo poche vestigia. Si possono distinguere gli elementi più essenziali che caratterizzano un grande santuario ellenico: il recinto del temenos, il tempio stesso, un katagogion e una stoa, un ospizio, e luoghi di soggiorno per i pellegrini. Del grande altare, vero centro sacro del santuario, famoso per la sua particolare forma che impediva al vento di asportare le ceneri, non v'è più traccia e modesti frammenti rimangono dei grandi anathemata, donari, che dovevano averlo affollato. Il tempio viene circoscritto dal suo possente muro di recinto. Non è certo che il muro segua l'originario percorso del tempio perché è una costruzione romana dell'ultima era repubblicana, le cui torri e la porta fortificata ne evidenziano l'obiettivo di difesa militare del promontario. All'interno della porta fortificata si trovano edifici di epoca ellenistica per il soggiorno dei pellegrini; a destra il katagogion, edificio a quattro ali raggruppate intorno a un cortile centrale; a sinistra la stoao colonnato con vani che accompagna i visitatori verso il tempio. A picco sul mare si alzava il tempio stesso, la cui demolizione del Seicento ha risparmiato solo l'unica famosa colonna e una minima parte del basamento. La pianta del tempio è ancora materia di discussione, si ipotizzano da 6/13 a 6/16 colonne del peristilio. Il Museo Archeologico di Crotone ospita plendidi frammenti della decorazione marmorea del tempio: gruppi frontonali, acroteri e frammenti del tetto.

Web Trapanese Trapani Capo colonna a Crotone

Reggio di Calabria

(180.353 ab.). Città più popolosa tra i capoluoghi, Reggio di Calabria è situata, parallelamente alla costa, sulle falde dei colli dell'Aspromonte che digradano verso il mare, il cui lungomare fu definito da Gabriele d'Annunzio "il più bel chilometro d'Italia". Distrutta dai terremoti del 1783 e del 1908, la città fu ricostruita con una planimetria regolare a scacchiera: le strade sono rettilinee e si incrociano ad angolo retto.

Reggio è un importante nodo di comunicazione stradale e ferroviaria ed ha un porto ben attrezzato (traghetti per Messina, aliscafi per la Sicilia e le isole Eolie). Le principali risorse sono l'agricoltura (produzione di agrumi, olio, vino e ortaggi) e il commercio. L'industria è prevalentemente legata all'agricoltura: stabilimenti di trasformazione dei prodotti agricoli, distillerie (vengono distillate le essenze degli agrumi e dei fiori - tipica è l'essenza di bergamotto), pastifici, industrie conserviere e della lavorazione del caffè. Vi sono inoltre fabbriche di laterizi e cartiere.

STORIA. Reggio fu fondata verso il 720 a.C. dai Calcidesi dell'Eubea. Sotto il tiranno Anassila si alleò con i Cartaginesi e, alla loro sconfitta, si sottomise a Siracusa (480 a.C.). Nel 387 a.C. venne distrutta da Dionigi I. Ricostruita qualche anno dopo da Dionigi II con il nome di Febea combatté contro i Bruzi e chiese l'aiuto dei Romani che, durante le guerre di Pirro (280 a.C.), si impadronirono della città. Riconquistata l'indipendenza nel 270 a.C., Reggio divenne una fedele alleata di Roma senza perdere le caratteristiche di città greca e fu uno dei centri più importanti dell'Italia meridionale.

Conquistata dai Longobardi (916-918 d.C.) e poi dagli Arabi di Sicilia, venne assoggettata dai Normanni nel 1060 e dopo la Pace di Caltabellotta (1302) passò agli Angioini del Regno di Napoli. Più volte assalita e saccheggiata dai Turchi e dai pirati barbareschi, iniziò un lento processo di decadenza. Occupata dalle truppe napoleoniche nel 1806, fu assegnata al Regno delle Due Sicilie dal Congresso di Vienna (1814).

Partecipò attivamente ai moti risorgimentali e, dopo la conquista garibaldina del 22 agosto 1860, entrò a far parte del Regno d'Italia. Nel dicembre 1908 fu devastata da un terremoto che fece più di 40.000 vittime. Durante la seconda guerra mondiale venne pesantemente bombardata, prima dell'occupazione, da parte delle truppe della VIII Armata britannica (3 settembre 1943).

ARTE. Dell'antica città rimangono solo i resti delle terme e di alcune abitazioni. Importante è il Museo Archeologico Nazionale, in cui sono custodite ricche collezioni di reperti archeologici rinvenuti in Calabria e in Basilicata. Pregevoli sono i pinakes, rilievi in terracotta, raffiguranti il mito di Persefone, ritrovati al santuario di Persefone alla Mannella presso l'antica Locri: il grande frammento di rilievo in terracotta con due figure femminili (VIII-V sec. a.C.); la testa marmorea di Apollo proveniente dal santuario di Apollo Aleo a Cirò Marina; il ritratto di filosofo (V sec. a.C.); i Bronzi di Riace (V sec. a.C.) e un gruppo in terracotta composto da un busto di donna su cui poggia un efebo nudo a cavallo, ritrovato nel tempio di Zeus a Locri (VI-V sec. a.C.). Il castello, di cui rimangono solo due torri cilindriche e un breve tratto di muro, era già esistente nel 1027 ma fu rifatto dagli Aragonesi nel XV secolo. Il Duomo, dalla facciata bianca, scandita da semicolonne e decorata da un rosone e rilievi, è una libera interpretazione degli stili romanico e gotico rivisitati dal gusto del primo '900. Le statue, raffiguranti S. Paolo e S. Stefano, ai lati della scalinata sono opera di Francesco Jerace. All'interno sono custoditi sepolcri seicenteschi e un pulpito marmoreo, decorato di palme di travertino, di F. Jerace provenienti dalla vecchia Cattedrale, di cui rimane la Cappella del SS. Sacramento. è sede di un importante osservatorio geografico.

LA PROVINCIA. La provincia di Reggio Calabria (564.223 ab.; 3.183 kmq) è situata nella parte più meridionale della penisola calabra e si protende verso la Sicilia da cui è separata dallo Stretto di Messina. Il territorio è prevalentemente montuoso (massiccio dell'Aspromonte) e l'unica pianura rilevante è la piana di Gioia Tauro. I fiumi hanno carattere torrentizio (fiumare) e percorso molto breve. L'attività principale è l'agricoltura (produzione di agrumi, olive, vino, ortaggi, cereali) e sono praticati l'allevamento del bestiame e la pesca (tipico della regione è il pescespada). Le industrie più importanti sono gli oleifici, gli stabilimenti chimici, le fabbriche di succhi d'agrumi, le industrie meccaniche, del legno e dei materiali da costruzione. Fiorenti sono anche la produzione di essenze agrumarie e floreali e l'artigianato (ceramiche e stoffe tessute a mano). In continuo sviluppo è l'industria turistico-alberghiera.

Fra i centri principali ricordiamo Bagnara Calabra, Caulonia, Cittanova, Gioia Tauro, Locri, Palmi, Polistena, Rosarno, Scilla, Siderno, Taurianova, Villa San Giovanni.

Web Trapanese Trapani La Cattolica di Stilo (Reggio Calabria)

Vibo Valentia

(33.957 ab.). La città di Vibo Valentia, divenuta capoluogo di provincia nel 1992, sorge a 476 m s/m. su un altopiano che domina il golfo di Sant'Eufemia. Ai piedi del castello, nella parte alta della città, si trova il borgo antico mentre nella parte bassa si sviluppano i quartieri più moderni. L'economia si basa sulle attività commerciali intorno al porto, ma anche sulle produzioni agricole (olio, agrumi, uva) e industriali con stabilimenti che operano nel settore chimico, meccanico, edilizio e metallurgico.

STORIA. Le sue origini risalgono a un insediamento preellenico chiamato Veip dai Bruzi, modificato in Hipponion nel VII sec. a.C. dai coloni di Locri Epizefiri. Si sviluppò sotto la protezione dei tiranni di Siracusa, in lotta con Locri. Nel 400 fu vinta da Dionisio, alleato con Locri e distrutta. Ricostruita con l'aiuto degli Spartani, venne poi conquistata dai Bruzi. Nel 236 divenne una colonia dei Romani che le diedero l'attuale nome. Dal V sec. fu sede vescovile. I bizantini la fortificarono ma venne ripetutamente devastata dai Saraceni. Grazie alla sua posizione strategica, nel 1056 Ruggero d'Altavilla vi costruì un castello. Federico II la sviluppò come centro economico e culturale e le diede il nome di Monteleone di Calabria che mantenne fino al 1928. Come altre città calabresi partecipa ai moti rivoluzionari del 1799 e a quelli risorgimentali del 1848. Nel 1860 ospita la spedizione garibaldina. Nel 1928 assume l'attuale nome.

ARTE. La parte più antica della città è dominata dal castello di origine normanna, con torre ottagonale alla quale Federico II aggiunse quattro baluardi, poi rafforzati dagli Angioini. Restaurato recentemente, l'edificio ospita il Museo Archeologico Statale. che espone ricchi corredi della necropoli greca, reperti bronzei, il basamento di un tempio dorico, statuine fittili e una preziosa laminetta aurea del V-IV sec a.C. con un'iscrizione orfica, ritrovata in una tomba. A Nord-Est della città, nei pressi del cimitero, si possono visitare le rovine di Hipponion, i resti di grandiose mura in arenaria costruite nel VI-V sec. a.C. e in origine lunghe 6 km; nell'area si trovano anche i resti di un tempio dorico che segnalava la città ai naviganti. Ricordiamo inoltre la rinascimentale chiesa di S. Michele con il suo campanile a tre piani, originariamente a quattro piani, e il duomo (1680-1723) eretto sui resti di due precedenti chiese, una bizantina (IX sec.) e una medievale (XIII sec.).

LA PROVINCIA. La provincia di Vibo Valentia (170.746 ab.; 1.139 kmq) comprende 50 comuni; l'economia si svolge intorno alla città; notevole è il turismo. Altri centri sono: Tropea, Sant'Onofrio e Pizzo.

Web Trapanese Trapani Vibo Valentia: veduta delle mura di Hipponion

PICCOLO LESSICO

Bergamotto

Termine che deriva dal turco beg armodis: pera del Signore. È un alberello che può raggiungere al massimo 3 m d'altezza; dà fiori profumati e un frutto coperto da una buccia color giallo limone dal quale si estrae un'essenza di odore acuto e piacevole. Viene coltivato nell'estremità meridionale della Calabria e viene usato per la fabbricazione dei profumi.

L'essenza di bergamotto si ricava per spremitura meccanica della scorza del frutto. È un liquido giallo-verdognolo formato da limonene, dipentene e acetato di linalile. Con l'eliminazione dei primi due componenti si ottiene il succo deterpenato. Queste essenze, che si producono in Calabria e in Sicilia, sono adoperate in profumeria. Anche l'industria farmaceutica utilizza il bergamotto per le sue importanti qualità antisettiche e antibatteriche.

Cassa del Mezzogiorno

Così viene chiamata la "Cassa per le opere straordinarie di pubblico interesse nell'Italia meridionale". Istituita con legge 10.08.1950 n. 646, assunse la personalità giuridica di un ente distinto dallo Stato, pur assolvendo compiti analoghi a quelli dell'amministrazione ordinaria dello Stato. Constatata l'insufficienza degli interventi pubblici ordinari ai fini dello sviluppo economico delle regioni meridionali, la Cassa del Mezzogiorno avrebbe dovuto avere una durata decennale, per operare una serie di interventi straordinari. Rinnovata con legge 26.07.1965 n. 717, la Cassa conservò come obiettivo fondamentale lo sviluppo industriale, agricolo e turistico delle regioni meridionali. La legge del 1965 istituì inoltre la figura del ministro per gli eventi straordinari nel Mezzogiorno e nelle zone depresse del Centro-Nord, con poteri di vigilanza sull'attività dell'ente, poi prorogato sino al 31.12.1980. Furono inoltre meglio delineate le attività della Cassa del Mezzogiorno, attribuendole il compito di realizzare e finanziare opere infrastrutturali nei comprensori irrigui, nelle zone di valorizzazione agricola, nelle aree di sviluppo industriale e nei comprensori di sviluppo turistico. Alla scadenza prevista dalla legge del 1965, si è provveduto a prorogare per un anno la Cassa del Mezzogiorno con DL 22.12.1980 n. 898. A questa prima, successero altre proroghe annuali, in attesa di attuare un piano di riorganizzazione globale delle strutture proposte all'intervento straordinario nel Mezzogiorno. La Cassa è stata abolita con D.P. nel 1984 e sono state promulgate apposite leggi col fine di consentire la conclusione delle opere in corso.

Fiumare

Sono i "torbidi torrenti" di cui parla Corrado Alvaro nel suo Gente in Aspromonte, vasti greti di ghiaia e ciottoli che solcano l'estremità meridionale della Calabria. Sul loro fondo i fiumi, in secca per quasi tutto l'anno, durante i periodi piovosi formano rami che cambiano di aspetto e corso dopo ogni pioggia. Gli storici e i geografi dell'antichità ci hanno tramandato che nei periodi di maggiore portata d'acqua erano navigabili e i loro tratti terminali venivano usati per fluitare i tronchi fino al mare. Oggi le fiumare regalano un particolare colore al paesaggio, come delle scorticature bianche sul verde della campagna o il bruno della montagna. Di recente, esperti nella pratica del torrentismo ed escursionisti hanno scoperto gole di rara bellezza, come quelle del del Furia, affluente della fiumara Amendolea.

Focarozzi

Enormi falò intorno ai quali le persone vegliano durante la notte di S. Leone a Saracena (18 febbraio). è una festa religiosa con forti tinte carnevalesche, intorno ai "focarozzi" si mangiano piatti tipici e si accolgono con antica ospitalità i visitatori.

Limetta

Nome di due agrumi, limetta acida e limetta dolce; il primo è il Citrus aurantiifolia, alberello con frutto piccolo, ovale o rotondo con buccia sottile verdognola e polpa aromatica, molto acida; è originario del territorio indo-malese ed è coltivato in tutte le regioni tropicali, dove il frutto è usato come quello del limone. La limetta dolce o limone dolce è un ibrido del precedente con una specie del genere Fortunella; il suo frutto ha polpa insipida, dolciastra; è coltivato in varie zone, ma ha scarsa importanza. L'olio di limetta si ottiene dalla buccia di Citrus medica, varietà acida, originario dell'India, coltivato nelle Indie occidentali. In commercio si distinguono due tipi di olio, ottenuti entrambi dalle bucce, uno per pressione e l'altro per distillazione.

Mostaccioli

Dolci a base di farina, zucchero, cannella, miele e vino cotto. Tipici di Soriano Calabro ma diffusi in tutta la regione, sono sempre presenti in occasione di feste tradizionali e sagre popolari. A forma di figure umane e mitologiche, animali o santi, a volte molto decorati testimoniano la loro origine antica, forse derivati dagli ex voto che i fedeli depositavano nei santuari della Magna Grecia.

'Nduja

Salume preparato con le parti grasse del maiale e con abbondante peperone dolce e piccante. Il termine deriva dal vocabolo francese andouille ed è conosciuta anche con il nome di "orba", dal latino orbus, perché conservata nel budello cieco. Rinomata la Sagra della 'Nudja che si svolge a Spilinga, località principale di produzione.

Silvicoltura o Selvicoltura

È la scienza che si occupa della coltivazione delle piante da bosco o da foresta e che insegna a trarre il maggiore utile possibile dal terreno in rapporto ai prodotti forestali primari (legnami) e secondari (frutti, erbe, strame, selvaggina, ecc.). Essa riguarda tanto i boschi naturali quanto quelli dovuti all'opera dell'uomo e perciò si interessa allo studio dei terreni, alle misure intese a migliorarli, al clima, alla propagazione delle piante, alla piantagione e sistemazione (spaziatura degli alberi, progettazione del bosco, sostituzione delle piante difettose, ecc.), alla potatura, alla protezione degli alberi contro gli insetti, contro le malattie e i danni provocati da cause diverse. Si occupa altresì delle cause del declino o della morte di un bosco, del taglio del bosco stesso, della chirurgia degli alberi, della rimozione dei ceppi, dello sfoltimento e delle leggi che governano il mantenimento e lo sfruttamento delle piante boschive.

PERSONAGGI CELEBRI

Corrado Alvaro

Scrittore e giornalista (San Luca di Calabria 1895 - Roma 1956). Con le sue Poesie in grigio-verde si mise in luce ai primi del XX secolo come poeta patriottico, poi si dedicò in special modo al giornalismo scrivendo su "La Stampa" di Torino. Ne L'uomo nel labirinto, pubblicato nel 1926, egli si occupa della crisi che investe l'uomo nell'uscire dal protetto mondo tradizionale. La sua opera migliore, Gente in Aspromonte, è del 1930, e vi descrive tutto il suo attaccamento per la terra e per le prospettive meridionalistiche, sottolineando la fatica e la durezza di vivere. Nei suoi racconti e nei suoi Diari è sempre presente la duplicità tra l'uomo del Sud, legato a una civiltà che muore, e l'uomo che si avventura nel mondo. Fra le due guerre mondiali pubblicò: Maestri del diluvio, Viaggio nell'U.R.S.S. e L'uomo è forte. Nelle sue ultime opere, al contrario, sembra riaffiorare un nuovo anelito alla vita giovanile, soprattutto futura, con Quasi una vita e Il nostro tempo e la speranza.

Tommaso Campanella

Filosofo (Stilo 1568 - Parigi 1639). Figlio di "u scarparu", il ciabattino, fu uno dei letterati più famosi del tempo. Appartenente all'Ordine dei Domenicani, fu da questi accusato di eresia e processato. Nel 1599 fu intentato contro di lui un altro processo per aver organizzato una congiura contro il dominio spagnolo nel Regno di Napoli. Riuscì a salvarsi, fingendosi pazzo, dalla tortura, ma non dal carcere. Fu condannato a 27 anni, ma riacquistò la libertà nel 1628 per l'intervento di papa Urbano VIII. In seguito dovette rifugiarsi in Francia, dove morì. Tra le sue opere maggiori ricordiamo: Città del sole, De sensu rerum et magia, Metaphysica, Universalis philosophia, Monarchia di Spagna. Teorico originale, fu comunque sensibile alle migliori tendenze innovatrici dei filosofi del tempo; il suo pensiero rappresenta la logica continuazione del "Sensismo" di Telesio, del "Naturalismo" di G. Bruno, del nuovo indirizzo scientifico mostrato da G. Galilei e dell'"idealismo platoniano" di T. Moro.

San Francesco da Paola

Francescano (Paola 1416 - Tours 1507). Manifestò da ragazzo la sua propensione alla preghiera e le sue doti di pietà, accompagnate da manifestazioni soprannaturali, avrebbero successivamente alimentato la fama di grande taumaturgo. Fu canonizzato nel 1519 e viene festeggiato il 2 aprile. Per merito delle leggende che lo descrivono dispensatore di miracoli ai marinai ne è divenuto il protettore. Ligio a una severa regola monastica, fondò l'Ordine dei Frati Minimi. Frequentò la corte francese ed assistette in morte Luigi XI.

Guglielmo Pepe

Generale patriota (Squillace 1783 - Torino 1855). frequentò la scuola militare La Nunziatella e dopo la repressione dell'insurrezione di Napoli del 1799, esiliato, partì per la Francia dove prestò servizio nell'esercito napoleonico. Partecipò alla Campagna d'Italia e di Spagna. Ritornò a Napoli nel 1818 e nel 1820 fu a capo dell'insurrezione, che fu però sconfitta dalle truppe austriache che lo costrinsero di nuovo all'esilio; si rifugiò dapprima in Inghilterra e successivamente in Francia, dove rimase fino al 1848, quando conobbe Ugo Foscolo, che lo aiutò a pubblicare alcune opere storiche. Richiamato a Napoli da Ferdinando II, ebbe da questi l'incarico di guidare le truppe mandate in aiuto ai veneziani in lotta contro il dominio austriaco; il re però non tardò, vista la difficoltà dell'impresa, a ordinare la ritirata, alla quale Pepe non aderì. Egli rimase a difesa della repubblica e dovette nuovamente esiliare a Capri, Malta, Genova e Parigi; nel 1851 si trasferì a Torino, dove rimase fino alla morte.

Mattia Preti

Pittore barocco (Taverna 1613 - La Valletta 1699). Noto come "Cavaliere Calabrese", perché in seguito a numerosi soggiorni a Venezia, Roma e Napoli si trasferì a Malta, dove divenne il pittore ufficiale dell'Ordine cavalleresco di S. Giovanni che riuniva la nobiltà europea. La conoscenza diretta della grande pittura cinquecentesca gli consentì di elaborare un stile molto personale, e i contrasti di luce di chiara matrice caravaggesca si stemperano nei toni più caldi di eleganti scenografie. Estremamente prolifico nell'esecuzione, inviò molti suoi dipinti ad abbellire le chiese del suo paese di origine.

San Giovanni Therestis

Monaco (Palermo 995 - Stilo 1050). Nacque in un momento molto drammatico per la Calabria. Infatti gli Arabi di Sicilia, durante un'incursione a Stilo, catturarono i genitori di Giovanni uccidendone il padre. La madre, incinta di Giovanni, fu portata a Palermo e destinata a un harem di un capo arabo. Giovanni, così, nacque e crebbe fra persone che adoravano Maometto. All'età di diciotto anni, la madre rivelò a Giovanni la verità e lo fece tornare in patria raccomandandogli di farsi battezzare. Giunto a Stilo Giovanni, dopo essere stato messo alla prova dal vescovo, ricevette il battesimo e iniziò la sua vita monastica. Il miracolo più famoso lo compì presso Robiano, quando, incontrati due mietitori, malgrado lo avessero canzonato, offrì loro del pane e del vino. Mentre il monaco si inginocchiò per pregare, i due si misero a mangiare ma la quantità del cibo non diminuì. Nel frattempo scoppiò un violento temporale e i mietitori trovarono rifugio sotto gli alberi, Giovanni continuò la sua preghiera. Quando si alzò dal suo raccoglimento tutto il grano era mietuto e raccolto in covoni. Da quel giorno Giovanni fu chiamato "il Therestis", il Mietitore. Quando morì venne sepolto nella chiesa dedicata alla Madonna del Maestro, chiesa che, insieme al monastero prese poi il nome del Santo.

Gianni Versace

Stilista (Reggio Calabria 1946 - Miami 1997). Protagonista della nascita del prêt-à-porter italiano e figura d'avanguardia nella moda internazionale, si avvicinò al mondo della moda da ragazzo lavorando nell'atelier della madre. Si trasferì a Milano nel 1972 dove iniziò disegnando modelli per Complice, Genny e Callaghan. Il suo innovativo modo di collegare la moda elegante a quella sportiva, quella maschile a quella femminile ha contribuito a creare un "vestire italiano" riconosciuto nel mondo. Nei suoi abiti convivono più materiali, come la seta e la pelle, il metallo e la gomma dando origine a ricami e decori. Collaborò spesso con Maurice Béjart, per i cui balletti realizzò molti costumi teatrali e produsse anche accessori e profumi. Fu assassinato davanti alla sua villa di South beach a Miami.

CENTRI MINORI

Acri

(22.295 ab.). Centro in provincia di Cosenza, disposto a 670 m s/m. in pittoresca posizione su due poggi. Le origini di Acri sono incerte. Secondo alcuni studiosi sarebbe l'antica Pandosia mentre altri la associano all'antica Acheruntia, da Acheronte, l'antico nome del Mucone, uno dei suoi fiumi. La storia di Acri conta numerosi episodi di resistenza agli eserciti invasori. Ai tempi delle guerre tra Roma e Cartagine si alleò con Cartagine, ma dovette arrendersi all'esercito del console romano Gneo Servilio Cepione. Nel 542, al termine di un sanguinoso tentativo di opposizione, la cittadina venne conquistata dagli Ostrogoti. In seguito alle dominazioni longobarda, saracena, bizantina e normanna, nel 1462 Acri venne assediata dagli Aragonesi. Nel 1497 fu conquistata e parzialmente distrutta dai Francesi e nel XVI secolo fu presa dagli Spagnoli. Nel 1799 aderì alla Repubblica Partenopea, di conseguenza la città fu invasa dall'esercito borbonico guidato dal cardinale Ruffo. I disordini che ne seguirono durarono sette anni e furono duramente repressi. La cittadina di Acri conobbe anche le gesta dei briganti che, nel primo anno del cosiddetto "decennio francese" seminarono il terrore nel paese e nelle sue contrade. Il centro è caratterizzato dalla presenza di numerosi edifici del XVIII secolo. Tra questi la chiesa di S. Maria Maggiore, costruita sui resti di un preesistente edificio romanico. La chiesa di S. Nicola (XI sec.) mantiene le tipiche caratteristiche dell'architettura medievale. Da visitare, inoltre, i ruderi del quattrocentesco Castello feudale. La cittadina diede i natali allo scrittore Vincenzo Padula, che dalle pagine del settimanale "Il Bruzio", da lui fondato e diretto, denunciò le condizioni di miseria dei contadini calabresi all'alba dell'Unità d'Italia.

Castrovillari

(23.285 ab.). Centro in provincia di Cosenza. Polo economico, commerciale e viario molto attivo fu, fin dall'antichità, centro importantissimo per la sua posizione strategica. è costituito da un'area moderna in piano e da una civita antica, un incontro di vie strette sorvegliate da un austero castello. La città, chiamata originariamente Castrum Villarum, deve il suo nome ad un luogo fortificato ove si rifugiarono gli abitanti delle ville rustiche romane, numerose nel territorio, al tempo delle invasioni barbariche. Le sue origini risalgono, però, ad epoche assai più remote, infatti tracce di vita umana risalenti al Paleolitico inferiore (150.000-50.000 a.c.) sono state rinvenute in località Celimarro. Fortificata nel 1090 da Ruggero il Normanno, nel 1189 passò al dominio svevo a cui rimase fedele tanto da meritarsi benefici e privilegi e l'appellativo di "Nuova Città degli Svevi". In seguito all'unificazione dei Regni di Sicilia e di Napoli, per Castrovillari iniziò un periodo di crisi economica e sociale causato dalle varie infeudazioni culminanti, nel 1519, con la cessione del ducato a Giovanbattista Spinelli, conte di Cariati, la cui famiglia lo detenne fino al 1806. Con l'occupazione francese (1806-1815), la cittadina divenne capoluogo di un vasto distretto amministrativo. Successivamente prese parte attiva al Risorgimento e ai conflitti mondiali, subendo nel 1943 anche duri bombardamenti. Da visitare il Museo Civico Archeologico, che conserva numerosi reperti, recuperati nel territorio di Castrovillari, databili dall'età paleolitica superiore all'età medievale. Tra questi lo scheletro di un guerriero con il proprio corredo funerario del IV-III secolo a.C. Tra le numerose chiese del paese si annovera il santuario di Santa Maria del Castello. Sorge sulla sommità di un colle da cui è possibile ammirare uno stupendo panorama. Edificato nell'XI secolo e più volte rimaneggiato, conserva al suo interno pregevoli capolavori, tra i quali si evidenziano due dipinti del cosentino Pietro Negroni: Madonna col Bambino, Santa Barbara e San Lorenzo, del 1552, e Assunzione della Vergine, del 1554.

Diamante

(5.385 ab.). Centro arroccato su uno sperone di roccia in provincia di Cosenza. Conosciuto per la bellezza del suo mare e per i profumati giardini di cedro, dal 1981 è altresì noto per i suoi muralesche artisti provenienti da tutto il mondo hanno iniziato a dipingere nel nucleo più antico dell'abitato. Fondato nel 1638, come pertinenza dello Stato di Belvedere Marittimo, appartenuto ai Principi Carafa fino al 1806 il paese non vanta particolari tradizioni storiche. Da visitare è il Castello dei principi Carafa, del XVII sec, di cui ora restano scarse testimonianze. Si segnala inoltre la chiesa dell'Immacolata, situata nella parte più alta e più antica del paese. Edificata nel 1645 per volere del principe Carafa, conserva al suo interno la preziosa statua dell'Immacolata Concezione, numerosi dipinti e statue lignee, tutti riconducibili al 1600.

Gerace

(609 ab.). Centro in provincia di Reggio di Calabria, situato su una rupe a 470 m s/m. La leggenda narra che la nascita del paese fu voluta da un volo di sparviero (ierax), raffigurato nello stemma cittadino, che guidò i profughi di Locri Epizephiri fino ai piedi di un'alta e solitaria rupe. Abitata sin dal Neolitico, la città di Gerace raggiunse il suo massimo splendore nel V secolo a. C. Con l'età imperiale romana divenne sede di presidio militare e sotto il dominio bizantino, che le conferì il nome di Santa Ciriaca, divenne capitale amministrativa, militare e religiosa. I Bizantini la fortificarono tanto che la città resistette ai vari assalti arabi del X secolo. Nel 986 fu conquistata dagli Aragonesi, per poi tornare quasi subito sotto il dominio bizantino; con i Normanni (1059) la città continuò ad esercitare il ruolo di capitale divenendo "città bella, grande ed illustre". Passò, quindi, agli Svevi e agli Angioini e, al tempo dei Vespri Siciliani, Gerace fu occupata dall'Ammiraglio aragonese Ruggero di Lauria che ne fece un suo feudo, venne quindi sottratta dal duca di Calabria, che la dichiarò "città Regia". Divenne contea nel 1348 e poi marchesato. Alla fine del XVI secolo divenne principato fino all'abolizione del feudalesimo, attuata dai Francesi nel 1806, quando Gerace divenne capoluogo di Circondario. L’economia predominante del paese resta quella agricola. Notevole la produzione dell'olio, che viene lavorato nei piccoli impianti presenti nel Comune. L'artigianato è presente con piccole botteghe che lavorano il ferro e il legno e anche i pochi e abilissimi “cofinari”, cestai, contribuiscono all'economia del paese. Il centro storico di Gerace, con le sue stradine, le piazzette, le case e i palazzi ricchi di storia, è uno tra i centri più suggestivi del mondo. Da visitare è il grandioso castello, edificato nel XII secolo e successivamente rimaneggiato. Degne di nota sono inoltre la chiesa di S. Francesco (1252), con un bel portale gotico e che conserva al suo interno il sarcofago di Nicola Ruffo, e le chiesette bizantine di S. Giovannello e di S. Maria di Monserrato. Interessante anche la Cattedrale normanna, risalente al 1045, in cui è possibile visitare la prigione dei Cinque martiri di Gerace.

Gioia Tauro

(18.704 ab.). Centro agricolo e commerciale in provincia di Reggio Calabria, alla foce del fiume Petrace. Vi sono uliveti, vigneti e agrumeti. Industrie di conservazione e trasformazione di prodotti agricoli. è uno tra i più importanti porti commerciali del Mediterraneo.

La cittadina sorge nell'area dell'antica Metauros, fondata all'inizio del VII secolo a.C. da coloni calcidesi. Distrutta durante la seconda guerra punica, divenne villa romana fino alla caduta dell'Impero romano d'Occidente. Fu dominata dai Bizantini e subì le incursioni saracene nel X e XI secolo. Fu governata poi dagli Angioini e in seguito dagli Aragonesi. La piana di Gioia è stata sede della famosa Battaglia di Gioia (19 aprile 1503) tra l’esercito francese e quello spagnolo, ne uscirono vincitori gli Spagnoli, che vi regnarono per ben due secoli. Nei secoli XVI e XVII fu attaccata più volte dai pirati turcheschi. I loro continui assedi e i vari terremoti che sconvolsero la Calabria, causarono un profondo degrado del territorio, che ben presto divenne una palude malarica. Nel XIX secolo venne iniziata un'opera di bonifica che ridiede vita al paese, da allora la sua crescita è stata progressiva e costante.

A Gioia Tauro è stata rinvenuta una vasta necropoli con centinaia di tombe a inumazione e incinerazione, i cui ricchi corredi funerari sono conservati al Museo Archeologico di Reggio.

Locri

(12.837 ab.). Centro in provincia di Reggio Calabria. L’antica città di Locri Epizephiri, la più conosciuta tra quelle della Magna Grecia, secondo i racconti di Aristotele fu fondata alla fine dell’VIII secolo a.C. dai servi greci della locride Ozolia od Opunzia, fuggiti con le mogli dei padroni mentre questi erano impegnati con Sparta nella guerra contro i Messeni. Fin dall'antichità Locri è ricordata per l'attività legislativa di Zaleuco (del 660 a.C. circa), redattore del primo codice europeo di leggi scritte. Nel VI-V secolo a.C., con la fondazione delle due colonie di Hipponion e Medma e la vittoria contro Kroton (Battaglia della Sagra), raggiunse la sua massima espansione. Nel 477 a.C. Locri subì l’attacco dei Reggiani, sventato grazie all’intervento del tiranno siracusano Ierone. Fu così che la cittadina strinse un’alleanza con Siracusa. Questa alleanza venne rafforzata dal tiranno Dionisio I, grazie anche al matrimonio di quest’ultimo con la figlia di una delle più illustri famiglie dell'aristocrazia locrese. La polis di Locri nella prima metà del IV secolo a.C. trasse notevoli vantaggi dai trionfi militari dell'alleato siracusano, divenendone il punto di riferimento per ogni sua spedizione in Magna Grecia e, soprattutto, contro Reggio e i suoi alleati. Verso la metà del secolo, però, un nuovo evento segnò una svolta nella storia della cittadina. Nel 367 a.C. moriva Dionisio I e gli successe il figlio Dioniso II che, cacciato da Siracusa nel 356 a.C., riparò a Locri e ne assunse il potere, scalzando l'aristocrazia che da sempre governava il paese e rendendosi autore di numerose angherie ed atrocità nei confronti della popolazione. Tutto ciò suscitò una reazione violentissima nei cittadini che, ormai esasperati, nel 346 a.C. si ribellarono al tiranno e ne massacrarono crudelmente la famiglia. Tale avvenimento portò alla sostituzione delle tradizionali istituzioni aristocratiche con ordinamenti democratici. I primi vent’anni del III secolo a.C. segnano l’ultimo periodo di indipendenza e prosperità di Locri Epizephiri. Nel 282 a.C., non riuscendo a fronteggiare l’avanzata dei Brettii, la cittadina dovette ricorrere alla protezione della forza emergente di Roma. Qualche tempo dopo, però, si schierò contro Roma, alleandosi con Pirro, venuto in Italia per aiutare i tarantini a respingere l’avanzata romana. Dopo l’occupazione di Annibale (216-215 a.C.), divenne municipium romano e perse progressivamente la sua importanza, finché fu abbandonata, nel VII-VIII secolo, a causa delle incursioni arabe e il conseguente arroccamento su Gerace.

Locri è uno dei centri più attivi della costa jonica calabrese e deve la sua fama, dal punto di vista culturale e storico, all’importante area archeologica di Locri Epizephiri, distante pochi chilometri a Sud dal centro. Nonostante la maggior parte dei reperti sia oggi conservata nei musei della regione, la visita al sito è interessante per capire la vita della città. Da vedere i resti del tempio ionico di Marasà, di quello di Athena Promachos, del santuario di Persefone e del santuario di Pan. Interessanti anche i resti del teatro greco-romano e della necropoli.

Nicastro

(49.325 ab.). Centro in provincia di Catanzaro, a 200 m s/m. Sede vescovile; produzione di vini, olio, grano, frutta secca; fabbricazione di stoviglie di argilla. Dal 1968 fa parte del nuovo comune di Lamezia Terme. L’antica Neocastrum, in seguito all'occupazione da parte di Roberto il Guiscardo, nel 1240 fu riscattata da Federico II di Svevia che ne fece la sua dimora preferita. Vi fece erigere un castello nel quale poi ordinò di far imprigionare il figlio ribelle Enrico VII. La città rimase di regio demanio fino al 1417; in seguito fu fatta contea del re Ferrante I d’Aragona. Quando Federico, secondogenito di Ferrante, salì sul trono, la contea di Nicastro fu data a Marcantonio Caracciolo (1496) e nel 1608 venne ceduta ai D’Aquino che la tennero fino al 1799, quando rientrò nel regio demanio. Nel 1638 la cittadina fu distrutta dal terremoto che la colpì catastroficamente una seconda volta nel 1873.

Tra le testimonianze monumentali vi sono i resti del castello normanno-svevo e, in località Terravecchia, quelli dell’abbazia di S. Eufemia, risalente al 1062. Di notevole importanza è il monastero dei Padri Cappuccini. Fondato nel 1550 da Ferdinando Caracciolo, l’edificio non subì danni durante il terremoto e ciò fu attribuito ad un miracolo di S. Antonio che poi divenne il santo protettore del paese.

Palmi

(19.224 ab.). Centro in provincia di Reggio Calabria. Stazione climatica, sorge sulla Costa Viola a 227 m s/m. e domina uno stupendo panorama. Patria di F. Cilea, fu fondata intorno al 951 dai profughi di Tauriana, scampati ai saccheggi ed alla distruzione della loro città. Distrutta dai pirati nel XVI secolo, venne riedificata con il nome di Carlopoli, in onore del suo signore Carlo Spinelli, che fortificò la città. Grazie ai traffici commerciali concentrati sulla costa, Palmi cominciò ad ingrandirsi e divenne un attivo centro commerciale e industriale. Il terremoto del 1783 causò notevoli danni alla città, che venne ricostruita ed ampliata negli anni successivi. Nel 1816 divenne capoluogo di distretto. Tra le tradizioni popolari ancora tramandate, si citano la "Processione degli Spinati" per la festa di S. Rocco (16 agosto), con fedeli che indossano cappe di arbusti spinosi, e la "Processione della Varia" (ultima domenica di agosto), rievocazione dell'Assunzione della Vergine con uno spettacolare carro scenico alto circa 15 metri. Tra i monumenti si segnalano la Chiesa Madre, risalente al 1932 e la chiesa del Crocefisso (XVI sec.). Palmi ospita il più importante museo di etnografia e folclore del Mezzogiorno.

Paola

(16.979 ab.). Centro in provincia di Cosenza, a 94 m s/m. Commercio di olio, vino e frutta secca. La città fu feudo della famiglia Ruffo, poi dei Marzano e quindi degli Spinelli di Fuscaldo, che la governarono per circa tre secoli. Nel sec. XV le fu concesso il titolo di Città da Alfonso II d’Aragona. Nel 1555 venne gravemente danneggiata durante l’assedio dei Turchi, che devastarono anche il Convento dei Minimi fondato da San Francesco. Vi nacque Francesco d'Alessio (S. Francesco da Paola), la cui figura è molto legata al destino della città. Da visitare è il santuario di S. Francesco (sec.XV), il monumento più significativo di Paola. Grandioso complesso realizzato in più fasi, è costituito dal vasto santuario, gli edifici conventuali e i luoghi legati alla vita del santo, tra cui il romitorio, cellula originaria del cenobio dei monaci (1442). La basilica è a due navate di diversa larghezza, come da tradizione calabrese. Nella cappella tardo-rinascimentale sono custodite le reliquie del santo. Degni di nota i ruderi del castello aragonese (sec. XVI) e la chiesa della Madonna di Montevergine, del ‘400. Di grande interesse è tutto il centro storico di Paola; si segnala la Porta di san Francesco e la piazza del Popolo con al centro una fontana risalente al 1600.

Pizzo

(8.519 ab.). Centro di origine medievale in provincia di Vibo Valentia, situato su un alto scoglio, da cui sembra derivare il suo nome (pizzu nel dialetto locale significa “a strapiombo sul mare”), nel golfo di Sant'Eufemia. La cittadina venne distrutta da un’incursione saracena nel corso del IV secolo d.C. e venne ricostruita agli inizi del X secolo. Lo sviluppo del borgo ebbe inizio nel 1363, quando alcuni monaci basiliani edificarono nella zona un monastero, mentre un gruppo di pescatori di corallo amalfiani vi costruirono la chiesa delle Grazie, divenuta poi chiesa del Carmelo. Il paese, nel corso dei secoli fu dominato da Normanni, Svevi, Angioini e Aragonesi. Il 13 ottobre 1815 vi fu fucilato Gioacchino Murat, giunto dalla Corsica con pochi fedeli, per riconquistare il Regno di Napoli.

Da visitare è l’antico castello baronale, fatto erigere da Ferdinando d'Aragona nel XV secolo. La chiesetta di Piedigrotta, situata a Nord del paese, sulla spiaggia, è interamente scavata nel tufo come ex voto per un naufragio qui avvenuto alla fine del XVII secolo. Commercio, pesca e lavorazione del tonno. Cave di granito, acque minerali. Stazione balneare.

Rossano

(34.528 ab.). Centro di origine romana situato su un colle alle estreme propaggini della Sila Greca, in provincia di Cosenza. La presenza di sette monasteri basiliani e di un alto numero di laure eremitiche nei valloni sottostanti, conferma il ruolo religioso che ebbe nell'VIII e IX secolo. Rossano è chiamata la Ravenna del Sud perché durante il Medioevo fu capitale di tutti i possedimenti bizantini nell’Italia meridionale. Durante il periodo normanno-svevo (1059-1266) fu sede della "Libera Università" del demanio regio, gli Aragonesi la infeudarono a Cobella Ruffo, fu poi signoria degli Sforza ed entrò a far parte dell’appannaggio della regina Bona di Polonia; dal ‘500 al ‘700 subì il dominio spagnolo. La città partecipò all’insurrezione calabrese del 1848 e alla rivoluzione del 1860.
L'economia della città poggia sulle risorse tradizionali dell'olivicoltura e dell'agrumicoltura e su quelle di un commercio vivace. L'industria consolida le tradizionali attività di sfruttamento della radice di liquirizia e delle sanse, dell'artigianato locale e ne sviluppa nuove, connesse in prevalenza con l'edilizia. Il turismo stagionale è ormai divenuto una costante economica, favorito dalla limpida bellezza del mare. Da visitare la chiesa di S. Bernardino, di origine quattrocentesca, la chiesa bizantina di S. Marco Evangelista e il Museo Diocesano in cui è conservato il Codex purpureus rossanensis, uno tra i più preziosi evangelari bizantini, risalente al V-VI secolo; i 188 fogli di sottilissima pergamena purpurea, sono scritti in greco con caratteri in oro e argento con quindici miniature a piena pagina raffiguranti scene dai Vangeli.

Santa Severina

(2.326 ab.). Antico borgo medievale in provincia di Crotone situato a metà strada tra il Mar Ionio e i monti della Sila, su un'alta rupe da cui si domina la valle del Neto e il paesaggio punteggiato di timpe, coni argillosi che emergono dalla macchia. Con i Bizantini l'antica Siberene divenne un centro di grande importanza, specie in ambito religioso. Il dominio bizantino durò fino al 1073-74, interrotto soltanto per un periodo di 46 anni, durante il quale subì l’occupazione araba. Le grandi civiltà mediterranee ed europee hanno interessato la storia di Santa Severina lasciando ognuna di esse tracce, reperti, monumenti, beni che oggi sono patrimonio dell'intera umanità. Da uno sperone roccioso domina l'antico Castello, eretto dai Normanni verso la fine dell'XI secolo. Ampliato e trasformato in epoche diverse, in esso coesistevano strutture militari e religiose di cui sono emersi interessanti resti. Dal XVII secolo fu trasformato in residenza feudale, con la creazione di ambienti dalle volte dipinte e decorate. I lavori di restauro hanno permesso anche l'allestimento all'interno del Museo Archeologico che si articola in due sezioni. La cittadina è una meta importante per il turismo culturale e la sta attuando una politica di valorizzazione dell'arte e delle strutture ricettive.

Scilla

(5.533 ab.). Centro in provincia di Reggio Calabria. Nota stazione balneare e importante centro per la pesca del pesce spada, è situato su un promontorio a 72 m s/m. La limpidezza del mare e le tonalità che assume al tramonto, hanno valso a questo tratto di litorale il nome di Costa Viola. Il paese si protende sullo Stretto di Messina; i vortici che si creano dall’incontro di opposte correnti e rendono difficile la navigazione in questo tratto di mare, hanno avvolto quest'area nel mistero e nella leggenda. Anche Ulisse, racconta Omero, sfuggì con fatica alla forza distruttrice del mitico mostro a sei teste che assaliva le navi nello Stretto. Oggi, per collegare le due regioni, dopo avere scartato l'ipotesi di un tunnel sottomarino, si pensa alla realizzazione di un ponte.
L’antica Scyllaeum, in seguito all’occupazione romana, subì il dominio bizantino (VIII-IX sec.), durante il quale conobbe una certa prosperità. In questo periodo la rocca era abitata dai Padri Basiliani, che vi fondarono un monastero ed una chiesa dedicata a San Pancrazio. Nel 1060 Scilla fu conquistata dai Normanni, che scacciarono definitivamente i Bizantini; venne successivamente dominata dagli Angioini (1282) e dagli Aragonesi (1284), il Castello fu poi ceduto a Guterra De Nava nel 1421 e, dopo varie vicende storiche, divenne feudo della famiglia Ruffo. Dopo vari domini, il castello venne fortificato dagli Austriaci e nel 1783 fu danneggiato da un fortissimo terremoto, che devastò anche parte della cittadina. Dopo l'occupazione da parte degli Inglesi e dei Francesi, nel 1860 il borgo fu trasformato in presidio militare da Giuseppe Garibaldi.

Il monumento principale della città è il castello: eretto nel XVI secolo dai Ruffo, è situato sul promontorio, dal quale si può ammirare uno splendido panorama. Tra gli altri monumenti di Scilla si ricordano la chiesa della SS. Immacolata, risalente all'età paleocristiana e dedicata in seguito alla Madonna d'Itria, la chiesa di Santa Maria di Porto Salvo, del 1730 e la chiesa di San Giuseppe (1783), con un bellissimo portale marmoreo.

Terranova da Sibari

(5.219 ab.). Sorge su una collina a circa 50 Km da Cosenza. La denominazione di Terranova da Sibari trae le sue origini da due città storiche, Sibari e Thurii. Dopo la distruzione di Sibari, da parte dei crotoniati, verso il 500 a.C., i sibariti superstiti tentarono di rifondare la loro città. Intorno al 445 a.C. Atene, in quel tempo forte stato greco, mandò gli aiuti richiesti ai sibariti. Sbarcati nella zona trovarono una fonte, detta Thuria, e lì si fermarono fondando la nuova Sibari, chiamata poi Thurii. Nei primi secoli d.C., le invasioni barbariche, le inondazioni del fiume Crati e le incursioni dei Saraceni, determinarono la decadenza di Thurii. I discendenti degli antichi sibariti trovarono rifugio nelle colline circostanti, tra queste l'odierna Terranova, la quale assumerà, dopo l'Unità d'Italia, l'attuale denominazione. La cittadina è stata sede arcivescovile, fin dai primi secoli del Cristianesimo.

Imponente si erige nella piazza terranovese l'antico castello, dove adiacente ad esso si scopre un abitato di gusto medievale. Nel centro storico, si nota la presenza della chiesa di S.Nicola annessa alla residenza della corte feudale e la chiesa di S.Pietro. Nella parte alta del paese si può visitare la chiesa di Sant'Antonio con vista panoramica e arricchita dalla presenza dell'antico convento dei Frati Minori. Il convento fondato dai Minimi di San Francesco di Paola nel Settecento, oggi sede municipale, si affaccia sulla piazzale dominato dalla chiesa di S.Francesco di Paola ove si possono apprezzare gli affreschi di noti artisti, nonché lo stemma dei principi Spinelli posto sulla facciata esterna dell'edificio. Non lontana, la chiesa della Annunziata appartenente all'ex convento degli Agostiniani. Percorrendo la strada principale si nota una stele monolitica, risalente al periodo greco-arcaico, simbolo di appartenenza ai greci.

Interessante è l'area archeologica. Nel 1932 vennero intrapresi gli scavi per riportare alla luce la città per secoli nascosta. La vasta area mostra resti della più antica Sybaris, anche se prevalgono le fasi romane più superficiali. è divisa in tre settori: Parco dei Tori, Parco del Cavallo, l'area iniziale degli scavi e meglio indagata, e la terza zona di scavi, Casa Bianca, dove sono stati trovati i resti più antichi.

Tropea

(7.276 ab.). Importante centro turistico in provincia di Vibo Valentia. Lo scenario naturale rivela tutta la bellezza dell'ambiente mediterraneo, con la cittadina che sorge su un masso di arenaria compatta d'impianto medievale, con palazzi sei-settecenteschi; mentre ai piedi dello strapiombo si sviluppano quattro chilometri di costa frastagliata con piccole spiagge. Le origini di Tropea risalgono addirittura a 500 secoli prima della nascita di Roma. In seguito all’occupazione romana, dopo la caduta dell’Impero romano, la città subì continue invasioni da parte dei Bizantini e dei Longobardi. Occupata dai Saraceni, dai Normanni e, poi, dagli Aragonesi, venne dichiarata sotto questi ultimi città di demanio regio. Nel corso della storia, ci furono diversi tentativi di vendita per infeudare Tropea, tutti falliti grazie all’opposizione della popolazione. Il terremoto del 1783 e le conseguenti epidemie, portarono la città verso una forte crisi economica mentre, durante il periodo Napoleonico, Tropea acquistò grande importanza dal punto di vista militare. Fu un importante centro marinaro. Dall’Vlll sec. fu sede episcopale.

Il territorio di Tropea è ricco di reperti archeologici; interessante è la necropoli preellenica, con varie suppellettili sepolcrali, e quella risalente all’Età del Ferro, con numerose tombe dotate di corredi funerari. Tra le chiese, degna di nota è la Cattedrale, di origine normanna, risalente al II secolo e più volte rimaneggiata; si segnalano anche la chiesa di San Francesco, con la trecentesca Cappella gotica di San Pietro ad Ripas, e la chiesa dell’Annunziata (sec. XV-XVI), con un bel soffitto ligneo.

Web Trapanese Trapani Santa Maria dell'Isola a Tropea (Vibo Valentia)

Villa San Giovanni

(12.837 ab.). Centro commerciale e balneare in provincia di Reggio Calabria, sullo Stretto di Messina. Porto peschereccio. Porto di traghetti e importante scalo per le comunicazioni ferroviarie e automobilistiche con la Sicilia. Industrie vinicola ed olearia. Il Castello di Altafiumara, fortezza borbonica del XVIII secolo, è situato a ridosso del promontorio di Santa Trada. Con la sua posizione strategica ebbe prevalentemente funzione militare, a difesa dalle incursioni provenienti dal mare. Oggi è divenuto uno dei più prestigiosi hotel della Calabria. Da visitare è il Duomo dell'Immacolata, di architettura romanico-normanna. Ricostruito dopo il terremoto del 1908, custodisce al suo interno numerose opere d’arte. Si segnalano inoltre la piccola chiesa di Gesù e Maria, quella della Madonna del Rosario e la Chiesa della Madonna delle Grazie.

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