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PRESENTAZIONE - IL TERRITORIO - PARCHI NAZIONALI E REGIONALI - Parco Nazionale della Sila - Parco Nazionale del Pollino - Parco Nazionale dell'Aspromonte - Parco naturale regionale delle Serre - Riserva naturale marina "Capo Rizzuto" - L'ECONOMIA - L'INDUSTRIA SIDERURGICA IN CALABRIA PRIMA DELL'UNITÀ D'ITALIA - CENNI STORICI - Dalle origini al dominio romano - Il periodo bizantino e il Basso Medioevo - La conquista normanna e la nascita del sistema feudale - La dominazione spagnola

CENNI STORICI - Il grande sisma del 1783 - La Calabria dai moti sanfedisti all'Unità - Il grande esodo e la nascita di una nuova identità - LA MAGNA GRECIA - IL PERCORSO ARTISTICO E CULTURALE - Dall'era paleolitica all'Età del Ferro - Le poleis magno-greche dall'VIII al III secolo a.C. - L'età romana - Il periodo bizantino - La cultura medievale occidentale in Calabria - Dall'età aragonese all'età borbonica

IL PERCORSO ARTISTICO E CULTURALE - La Calabria contemporanea - I BRONZI DI RIACE - LE CITTÀ - Catanzaro - Cosenza - Crotone - Reggio di Calabria

LE CITTÀ - Vibo Valentia - PICCOLO LESSICO - Bergamotto - Cassa del Mezzogiorno - Fiumare - Focarozzi - Limetta - Mostaccioli - 'Nduja - Silvicoltura o Selvicoltura - Corrado Alvaro - Tommaso Campanella - San Francesco da Paola - Guglielmo Pepe - Mattia Preti - San Giovanni Therestis - Gianni Versace

CENTRI MINORI - Acri - Castrovillari - Diamante - Gerace - Gioia Tauro - Locri - Nicastro - Palmi - Paola - Pizzo - Rossano - Santa Severina - Scilla - Terranova da Sibari - Tropea - Villa San Giovanni

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GEOGRAFIA - ITALIA - CALABRIA

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PRESENTAZIONE

Estremo lembo della Penisola e in massima parte protesa nel mare la Calabria è, dopo la Puglia, la regione che ha il maggior sviluppo costiero: infatti ben 738 km della sua terra sono bagnati dal Mediterraneo, e solamente una striscia sottilissima di 80 km la collega al continente, tramite il suo confine con la Basilicata. La Calabria si allunga tra due mari: ad Ovest il Mar Tirreno e ad Est il Mar Ionio. Occupa una superficie di 15.080 kmq.

La Calabria conta 2.064.718 abitanti, ed ha una densità di 137 abitanti per kmq, che è al di sotto della media nazionale, ma non è eccessivamente bassa, se si considera che circa il 50% della regione è montagnoso e che l'economia versa ancora in condizioni arretrate, costringendo molti ad emigrare, con il conseguente innalzamento dell'età media degli abitanti. Le province sono cinque: Reggio Calabria, Cosenza, Crotone, Vibo Valentia e Catanzaro, che è anche capoluogo della regione.

Cartina della Calabria

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IL TERRITORIO

Il paesaggio calabro è dominato dalla montagna. I rilievi sono formati da un alternarsi continuo di massicci montuosi collegati tra loro da piccole ed aspre catene rocciose. La zona montuosa può essere distinta in cinque gruppi principali. A Nord, al confine con la Basilicata, si trova il massiccio del Pollino (2.248 m), che costituisce la continuazione dell'Appennino Meridionale. Scendendo verso Sud, lungo il Tirreno, si innalza la catena Costiera (Monte Cocuzzo 1.512 m); ad Ovest di questa, separato dal solco del fiume Crati, si leva il gruppo della Sila (Monte Botte Donato 1.928 m), che occupa un quinto dell'intera superficie regionale. A Sud della Sila il territorio si restringe tra i due golfi di S. Eufemia e Squillace, il rilievo montuoso continua con la catena Le Serre (Monte Pecoraro 1.423 m) e si collega all'ultimo rilievo della penisola, il massiccio dell'Aspromonte (Monte Montalto 1.955 m).

I rilievi calabri hanno una propria individualità geologica e morfologica; sono montagne dall'aspetto assai vario. Molto spesso desolate, si presentano aspre ed erose dagli agenti atmosferici e a volte coperte di foreste di pini e abeti che vi conferiscono un aspetto alpino caratteristico, come succede nella Sila.

Tra i grandi massicci montuosi si aprono all'improvviso brevi pianure: tra il massiccio del Pollino e quello della Sila Greca troviamo la piana di Sibari; tra la Sila Grande e la Sila Piccola vi è la piana del Marchesato; tra il massiccio della Sila Piccola e i monti del Poro si apre la piana di S. Eufemia; tra il Poro ed il massiccio dell'Aspromonte, la piana di Gioia Tauro.

La costa può essere ripartita geograficamente nei due versanti ionico e tirrenico. Il versante ionico è sinuoso, con coste piatte e, soprattutto nella zona del Marchesato, molto frastagliate. Il versante tirrenico è caratterizzato da coste prive di porti e uniformi, a parte i due vasti golfi di S. Eufemia e di Gioia. La costa è altissima e con strapiombi rocciosi a picco sul mare, e offre un andamento simile anche presso lo Stretto di Messina, in cui i porti di Reggio Calabria e di Villa San Giovanni sono stati resi possibili solo con grandi lavori di adattamento artificiale.

Per quanto riguarda la rete idrografica, è impedita la formazione di corsi d'acqua lunghi e ampi, conseguenza naturale della configurazione fisica del territorio e soprattutto della scarsità di precipitazioni, particolare che fa della Calabria una tra le regioni più aride d'Italia.

Il fiume più importante della regione è il Crati che, snodandosi per 93 km attraverso la Sila, sfocia nello Ionio presso i ruderi dell'antica città di Sibari; la sua portata d'acqua massima è molto scarsa, raggiungendo in pieno inverno i 990 metri cubi al secondo. Tutti i corsi d'acqua calabresi sono caratterizzati da un andamento torrentizio, che provoca spesso franamenti e smottamenti del terreno. Tipiche della Calabria sono le fiumare, torrenti scoscesi e sassosi che rendono il suo paesaggio aspro e selvaggio.

La Calabria è soggetta a terremoti abbastanza frequenti; ancora è vivo il ricordo di quello che sconvolse la città di Reggio il 28 dicembre 1908, sisma che distrusse quasi totalmente la città e le zone vicine causando migliaia di morti.

Essendo quasi interamente circondata dal mare, il clima è mite ma non troppo caldo neanche d'estate. Inverni freddi nelle zone montuose.

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PARCHI NAZIONALI E REGIONALI

Parco Nazionale della Sila

Il Parco Nazionale della Sila (73.695 ettari) si estende nelle province di Catanzaro, Cosenza e Crotone. è stato costituito nell'ottobre del 1997. è un territorio ricco di itinerari suggestivi e paesaggi emozionanti caratterizzati da un eccezionale patrimonio di biodiversità. L'altopiano della Sila si caratterizza per la sua struttura geologica granitico-cristallina determinata da un'orogenesi molto antica. I laghi sono una peculiarità di questo territorio e costituiscono anche un'importante riserva di acqua e di energia elettrica. Un altra risorsa naturalistica sono i boschi di pino laricio e di ontano nero. La fauna, stanziale e migratoria, è varia e numerosa.

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Parco Nazionale del Pollino

Costituito nel 1993, il parco Nazionale del Pollino (192.565 ettari) è la più grande area protetta d'Italia. Si estende tra la Calabria e la Basilicata occupando il territorio delle province di Cosenza, Matera e Potenza. Emblema del parco, abbarbicato alle pareti rocciose, è il pino loricato, dalla sua forma contorta, qui conservato e tutelato, che si affianca ai paesaggi dolci delle valli ricche di fiori. Le cime più alte sono dominate dalle maestose aquile reali e si contrappongono alla realtà diffusa del paesaggio antropico, piccoli borghi dove le donne indossano ancora il costume tradizionale, accanto a paesi più grandi; in questo territorio sopravvivono nuclei italo-albanesi (arbëreshe). La programmazione del parco è indirizzata prioritariamente alla salvaguardia delle risorse naturalistiche: il capriolo autoctono di Orsomarso e il lupo appenninico, oltre all'aquila reale e al pino loricato, già citati. Lo sviluppo si basa sulla conservazione e mette in atto specifiche azioni volte a proteggere la diversità dei sistemi naturali e ad assicurare l'uso sostenibile delle risorse rinnovabili, garantendo una capacità di carico ambientale in equilibrio con le possibilità e i limiti della natura. Accanto agli interventi di tutela, soprattutto ai giovani vengono rivolte iniziative per promuovere la crescita economica delle popolazioni residenti attraverso attività compatibili con l'ambiente.

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Parco Nazionale dell'Aspromonte

Costituito nel 1989, il Parco Nazionale dell'Aspromonte si estende per 76.000 ettari nella provincia di Reggio Calabria. Il massiccio dell'Aspromonte è situato tra il Mar Ionio e il Mar Tirreno; le caratteristiche ambientali e climatiche dell'area determinano una vegetazione ricca e variegata, infatti la zona bassa, sempreverde, è caratterizzata da ulivi, agrumi e dalla macchia mediterranea. Segue una zona caratterizzata da castagni, quindi aceri, frassini, ontani neri e napoletani fino, nell'area più montana nel litorale ionico, diverse specie di querce. Nei valloni del pendio tirrenico si trova, grazie all'elevata umidità, alla poca luce e alle minime escursioni termiche, la felce tropicale Woodwardia radicans. Protetti dalla fitta vegetazione e dal clima molte specie animali trovano qui il loro habitat naturale. Il parco ospita diversi tipi di uccelli, tra cui il picchio nero. I rapaci costituiscono forse l'elemento di spicco della fauna vertebrata presente nel parco, come l'aquila reale, il gufo reale, il più grande rapace notturno europeo, il biancone, l'astore, lo sparviero e il falco pecchiaiolo. Tra i mammiferi l'area del parco ospita il lupo, il gatto selvatico, il roditore driomio, la martora e lo scoiattolo nero. Tra gli anfibi si segnala la presenza della salamandrina dagli occhiali e della testuggine comune. Anche le attività dell'uomo contribuiscono a rendere particolare quest'area. L'artigianato è fiorente e tramanda tecniche e sapienze antiche. Con il legno si realizzano oggetti d'uso agricolo e pastorale, strumenti musicali (tamburelli e zampogne) e pipe, ricavate dalla radice dell'erica arborea calabrese. L'attività della tessitura, soprattutto a Samo, dà origine a stoffe di stile bizantino, le "pezzare". A Gerace si realizzano pizzi e merletti al tombolo e all'uncinetto, ma è anche un importante centro per la ceramica. L'Aspromonte è sede di molti monasteri e santuari, quello di Polsi è meta dei pellegrini che vi si recano per pregare la Madonna della Montagna.

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Parco naturale regionale delle Serre

Costituito nel 2004, il Parco naturale delle Serre si estende su 17.687 ettari tra le province di Catanzaro, Reggio Calabria e Vibo valentia. Il gruppo montuoso delle Serre è un'area di elevata valenza paesaggistica-naturale, che si salda a Sud con il massissio montuoso dell'Aspromonte. è formato da due lunghe e opposte catene montuose, divise in parte dalle alti valli dei bacini dell'Ancinale e dello Stilaro. Vanta la presenza di numerose cascate, le più imponenti sono le Cascate del Marmarico che, con un dislivello di 90 metri, si tuffano nello Stilaro generando architetture di incredibile suggestione. L'area del parco è caratterizzata dalla diffusa presenza di boschi, foreste, macchie mediterranee, pascoli e colture agrarie. Anche i luoghi di culto hanno considerevole importanza, tra questi la secolare abbazia dei monaci Certosini di Serra S. Bruno, ancora attiva, e la tomba di S. Bruno di Colonia, fondatore dell'Ordine dei Certosini. La vegetazione è molto ricca e diversificata, il soprassuolo naturale del territorio è interessante per le caratteristiche ecologiche e selvicolturali dell'abete bianco; anche la fauna è presente con diverse specie animali. Data la varietà degli ambienti naturali compresi nell'area del parco, si è ricorso alla zonizzazione, cioè alla suddivisione del territorio del parco in quattro zone, soggette a regimi di tutela graduati e differenziati in relazione alle caratteristiche vegetazionali e geomorfiche.

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Riserva naturale marina "Capo Rizzuto"

Costituita nel 1991 fa parte del territorio della provincia di Crotone. L'area della riserva, estesa su 14.721 ettari di costa, è compresa tra il promontorio di Capocolonna, con il tempio dedicato alla dea Hera Lacinia, e la punta di Le Castella con il suo castello-fortezza. La costa dell'area marina è stata frequentata dall'uomo fin dall'antichità e numerose sono, infatti, le testimonianze dell'avvicendarsi di importanti civiltà del passato. La Riserva ha il prioritario obiettivo della protezione ambientale, ma manifesta anche l'esigenza di salvaguardare lo sviluppo economico del territorio, compatibilmente con la necessaria tutela dell'ambiente. Per promuovere la conoscenza dell'area, l'ente gestore propone ai visitatori alcuni servizi, quali corse su battelli a fondo trasparente per osservare i fondali, e l'acquario, dove sono esposti gli esemplari di specie marine rintracciabili. La riserva è suddivisa in due zone, una di riserva integrale (zona A) e una con vincoli più larghi (zona B). I fondali, ricchi di Posidonia Oceanica, banchi madreporici di Cladocora Caespitosa, fanno dell'area un ambiente unico dal punto di vista naturalistico, da proteggere e conservare, in cui trovano rifugio e cibo numerose specie ittiche quali il sarago fasciato, cernie, barracuda, tonnetti e più raramente delfini.

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L'ECONOMIA

La Calabria è una regione italiana con il più basso reddito per abitante ed anche quella in cui l'emigrazione è stata più elevata nell'ultimo decennio. L'agricoltura tradizionale base dell'economia calabra trova ostacolo nella natura montuosa del terreno e il suo futuro è affidato alle pianure, dove opere di bonifica hanno reso coltivabili terreni prima acquitrinosi e zone aride sono state dotate di impianti d'irrigazione. Si sono così ottenuti buoni risultati nella produzione di ortaggi come peperoni, pomodori e melanzane. Le risorse essenziali della regione provengono dalla coltivazione degli agrumi. Il 20% delle arance prodotte in Italia, così come il 20% della produzione italiana di mandarini viene raccolto in questa regione, che produce anche altre specie di agrumi: limoni, cedri, chinotti, bergamotti, limette, pompelmi; globalmente rappresentano il 90% del quantitativo nazionale di tali prodotti. Questi, assieme alla coltura di alcuni fiori, in particolare del gelsomino, alimentano le lavorazioni degli olii essenziali, soprattutto nella provincia di Reggio.

Sulle colline è diffusa la coltivazione per la produzione di olive ed olio. Non trascurabile è la silvicultura, che fornisce legname da costruzione, proveniente principalmente dalla zona silana.

La pesca, malgrado i chilometri di coste, non è un'attività importante. Famosa è la pesca dei tonni e dei pesci spada, che si svolge tra Palmi e Scilla. Essa rimane comunque una voce secondaria rispetto al complesso dell'economia della regione.

L'industria calabrese non è ancora riuscita a decollare, nonostante sia stato eliminato uno dei principali ostacoli al suo sviluppo, ossia la mancanza di energia. Oggi infatti la Calabria ha risolto il problema energetico grazie alla costruzione di grandi centrali idroelettriche nella Sila ed a installazioni termoelettriche a Catanzaro e Rossano.

Molto si è fatto per migliorare le vie di comunicazione e in questi ultimi anni, con l'intervento della Cassa per il Mezzogiorno, la rete viaria è stata completamente rinnovata.

Tra le industrie sono importanti particolarmente il lanificio di Praia a Mare, la metallurgia dello zinco e gli stabilimenti chimici di Crotone, i cementifici e l'industria siderurgica di Vibo Valentia. Sono inoltre stati programmati interventi per lo sviluppo industriale a Gioia Tauro, Lamezia Terme e Castrovillari. Industrie artigianali tradizionali sono quelle olearie e quelle degli estratti di agrumi e dei distillati di bergamotto e gelsomino.

Negli ultimi anni si è notevolmente sviluppato il settore turistico, in particolare nelle zone balneari di Tropea, Paola e Rossano.

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L'INDUSTRIA SIDERURGICA IN CALABRIA PRIMA DELL'UNITÀ D'ITALIA

Nella seconda metà del XVIII sec. i Borboni realizzarono in Calabria uno dei centri siderurgici più importanti d'Italia. Il complesso siderurgico calabrese era situato nella zona compresa fra i centri di Monasterace Marina e Serra San Bruno ed era costituita da miniere per l'estrazione del ferro (a Stilo, Pazzano e Bivongi), ferriere (a Stilo fino al 1770, poi a Ferdinandea e Mongiana) e fonderie (a Ferdinandea e Mongiana). Il ferro estratto lungo le pendici dei monti Stella e Campanaro venne lavorato negli stabilimenti di Stilo ed Assi fino al 1770, poi nel complesso di Mongiana costituito da una moderna fonderia e quattro ferriere. Nel 1808 Mongiana passò sotto l'amministrazione militare e gli stabilimenti furono ampliati con la costruzione di una fabbrica d'armi e di altre due ferriere. La fonderia venne potenziata e nel 1855 i suoi tre grandi altiforni producevano circa 10 tonnellate di ghisa al giorno.

La fonderia di Ferdinandea fu iniziata nel 1798 e venne portata a termine durante il regno di Ferdinando II di Borbone (seconda metà del XIX sec.). Gli operai del centro siderurgico dividevano il loro lavoro fra i campi, le miniere e le fonderie. D'estate, quando nelle gallerie delle miniere non c'era più acqua, estraevano il minerale e lo accumulavano nei depositi; nel frattempo provvedevano al raccolto e alla semina.

Durante l'inverno le gallerie delle miniere si allagavano a causa dello straripamento delle fiumare e diventavano impraticabili, allora il lavoro si concentrava sulla lavorazione e sulla raffinazione.

Dopo l'Unità d'Italia il complesso industriale passò allo Stato, che verso il 1870 lo vendette a privati i quali, non potendo permettersi di affrontare le spese che il mantenimento degli impianti comportava, li chiusero.

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CENNI STORICI

Dalle origini al dominio romano

La regione è una delle terre più anticamente abitate dell'Italia; esistono infatti testimonianze di popolazioni qui stanziatesi già in epoca preistorica. La sua storia cominciò ad essere significativa nel periodo della colonizzazione greca, che data dall'VIII secolo a.C.; in questa epoca sorsero infatti alcune tra le sue maggiori città come Crotone, Locri, Reggio, Sibari, una delle principali città della Magna Grecia. Il contributo delle poleis è stato decisivo per la formazione della cultura occidentale. Basti ricordare i poeti Glauco e Ibico e lo storico Ippy di Reggio, la poetessa Nosside e il musico Senocrito di Locri, e soprattutto Pitagora, che a Crotone fondò la famosa scuola filosofica. Locri, la prima città ad avere un codice normativo scritto (la legislazione di Zaleuco nota per la sua severità), presenta istituzioni particolari come il matriarcato, la successione matrilineare, la prostituzione sacra. Crotone era famosa per i suoi atleti, come Milone il vittorioso condottiero nella battaglia contro Sibari, e la straordinaria bellezza delle sue donne. Sibari è passata alla storia e alla leggenda per la sua raffinatezza. Nel IV secolo inizia la decadenza delle colonie magno greche, che, assediate dai Lucani e dai Bruzi, chiedono l'aiuto di Roma, che stabilirà il suo dominio su tutto il territorio. L'alleanza delle popolazioni con i Cartaginesi e poi le lotte antiaristocratiche e antiromane, a fianco di Spartaco (73-71 a.C.), danno origine al mito dei Bruzi ribelli, indomabili, oppositori degli stranieri. La conclusione delle guerre puniche (216 a.C.) permette a Roma il controllo ferreo di tutta la penisola bruzia. Da questo periodo la Calabria greca comincia a trasformarsi in una regione greco-latina. Durante l'età imperiale le antiche poleis si riducono a piccoli municipi; la piccola e media proprietà contadina vengono trasformate in complessi agricoli sempre più vasti, con le caratteristiche del latifondo a conduzione schiavistica (villae). Ai disboscamenti indiscriminati, soprattutto nella Sila, all'ingovernabilità delle acque piovane e al conseguente propagarsi della malaria nelle pianure, le popolazioni rispondono con l'arroccamento nell'interno.

Il periodo bizantino e il Basso Medioevo

Con l'arrivo a Reggio di S. Paolo, in viaggio verso Roma (64 d.C.), sembra avere inizio la diffusione del Cristianesimo nel Bruzio e nella penisola italiana. Con l'invasione dei Visigoti, la regione diventa sempre più periferica, terra di transito e di passaggio. Nel 596, con l'occupazione di Crotone, comincia la conquista longobarda e un periodo convulso di guerre e di frantumazioni delle province meridionali. Dalla metà del VI alla metà dell'XI secolo, la Calabria è parte dell'Impero bizantino i cui funzionari ed ecclesiastici riportano, questa volta cristianizzata, la lingua e la civiltà dei Greci. L'arrivo nella regione dei profughi dalla Sicilia, dall'Oriente, dall'Africa ex romana, aggrediti dall'avanzata dell'Islam, fanno della regione un centro di civiltà nel mezzo della barbarie prevalente nel resto d'Europa, nonostante le invasioni, gli assedi, e le conquiste da parte dei musulmani dal VII all'XI secolo, che contribuiscono all'arretramento della popolazione nelle zone interne. Il clero della Calabria resta sottoposto all'autorità del patriarca di Costantinopoli sino alla fine dell'XI secolo. Un ruolo centrale nella vita religiosa e sociale delle popolazioni svolgono i monaci italo-greci, la cui presenza nel Bruzio risale al IV secolo e si rafforza, dal VI all'XI secolo, nel corso di diverse ondate di arrivi dall'Oriente, da Costantinopoli, dalla Sicilia. Anche i numerosi monasteri femminili influenzano fortemente la vita quotidiana delle comunità. I monaci coniugano la spiritualità con il lavoro, s'impegnano nelle diverse attività agricole e artigianali, contribuiscono forse all'introduzione dell'arte della seta, che avrebbe reso famosa la regione in tutta Europa. Soprattutto nella parte meridionale della Calabria si afferma, dal IX all'XI secolo, una tradizione monastica letteraria con un impegno in campo culturale che va dall'istruzione dei fanciulli alla pratica della trascrizione e della miniatura dei codici, alla produzione artistica. Da tale tradizione pervengono contributi eccezionali alla cultura europea e all'Umanesimo.

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La conquista normanna e la nascita del sistema feudale

Tra il 1056 e il 1060 Roberto e Ruggero d'Altavilla portano a termine la conquista della Calabria. L'azione dei Normanni, inizialmente violenta, ha effetti benefici su una regione devastata dai Saraceni e soffocata dall'oppressione fiscale. L'agricoltura e la sericoltura si sviluppano in maniera significativa. La conquista normanna comporta la novità del sistema feudale, che avvia una forma di organizzazione economica e sociale diversa da quella dell'Italia centro-settentrionale, dove il contrasto tra borghesia e grandi proprietari terrieri porta alla nascita dei Comuni. Nei divergenti processi di questo periodo è stata segnalata l'origine delle differenze tra le "due Italie". Insieme alla feudalizzazione, la Calabria conosce la rilatinizzazione delle strutture ecclesiastiche, anche se la dinastia normanna mantiene ottimi rapporti con l'elemento greco. Vengono rinsaldati i rapporti con la Chiesa romana e create nuove sedi vescovili e tra queste Mileto, dove il conte Ruggero, ottenuto il titolo di conte della Calabria, stabilisce la sua corte. Tra la fine del periodo angioino (1265-1442) e la dominazione aragonese (1442-1503), la Calabria vive una situazione drammatica. I contrasti dinastici del XIV secolo favoriscono l'espansione della grande feudalità. La regione imbocca la strada della decadenza economica e civile; i ceti popolari vivono nell'insicurezza e nella precarietà quotidiana. In questo contesto si svolge la vicenda di Francesco di Paola che fonda l'Ordine dei Minimi.

La dominazione spagnola

Durante i primi decenni della dominazione spagnola (1503-1734) la regione conosce una certa ripresa demografica ed economica, ma anche il potenziamento della struttura burocratica centrale e periferica che avrà effetti negativi, quali l'inasprimento del fiscalismo regio e baronale e il diffondersi di corruzione e clientele. La feudalità si rafforza anche grazie alle usurpazioni che i baroni compiono a danno delle terre e delle università demaniali. In un contesto di prepotenza baronale e di capillare azione del clero sulla società si colloca uno degli episodi più cruenti della storia calabrese in età contemporanea: l'eccidio dei valdesi di Guardia Piemontese e San Sisto nel 1561. Tuttavia, già nel 1541 gli ebrei, protagonisti nei secoli precedenti della vita economica e culturale della regione, erano stati definitivamente cacciati dal Regno. Per l'evangelizzazione della regione un ruolo fondamentale svolgono le Confraternite religiose che, istituite tra il XVI e il XVIII secolo, si prefiggono scopi di rinnovamento religioso e di sostegno ai ceti più bisognosi e che caratterizzano ancora oggi la vita religiosa e culturale di diverse comunità della Calabria. L'oppressivo dominio baronale e gli interventi violenti da parte del potere centrale determinano forti contrasti sociali, ma le rivolte spontanee e antifeudali di intere comunità vengono soffocate. Nel '500 il brigantaggio, che spesso ha carattere sociale, raggiunge il massimo sviluppo, e molte bande agiscono autonomamente sul territorio, come Re Marcone che nel 1559 si impossessa di Crotone. Il fenomeno, tuttavia, viene spesso strumentalizzato da baroni in lotta tra loro o per domare le popolazioni riottose. Un'altra risposta popolare alle prepotenze dei baroni è quella dei cosiddetti rinnegati. La posizione geografica della Calabria è decisiva, anche in questa occasione, nel conferire alle incursioni dei pirati degli stati barbareschi (Tripolitania, Tunisia e Algeria) un aspetto drammatico per la frequenza e la ferocia che le caratterizzano. L'ammiraglio turco Ariademo Barbarossa, il più famoso e terribile pirata, funesta le coste calabresi e nel 1536 approda a Le Castella, porta a Costantinopoli 3.000 prigionieri, tra cui Ulacci Ali, detto Ucciali, che combatterà eroicamente come comandante dell'ala sinistra della flotta turca a Lépanto. Il folclore conserva ancora memoria del terrore provocato e i resti delle numerose torri costiere e fortificazioni testimoniano le originali forme di difesa messe in atto dalle popolazioni e dagli Spagnoli, che potenziavano sistemi difensivi risalenti spesso al periodo bizantino. Tanti scelgono di fuggire per mare, così Tripoli, Tunisi e Algeri si popolano di calabresi e a Costantinopoli nasce il quartiere "Calabria nuova". In questo contesto di oppressione e di violenze matura la rivolta (1598-99) di Tommaso Campanella, in rapporto con i Turchi, che fallisce anche per il tradimento di alcuni congiurati. Con gli inasprimenti fiscali del 1620, la peste del 1630 e del 1656 e il terremoto del 1638 i fattori negativi dell'economia e della società calabrese diventano più gravi e si va verso una depressione irreparabile. Quando il Viceregno, dopo la breve presenza dei Borbone di Spagna dal 1701 al 1707, passa sotto il dominio degli Asburgo d'Austria, gli Spagnoli lasciano pochi rimpianti nella popolazione.

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