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Polònia.

Stato (312.685 kmq; 38.174.000 ab.) dell'Europa centro-orientale. Confina a Nord-Est con la Russia e la Lituania, a Est con la Bielorussia e l'Ucraina, a Sud con la Slovacchia e la Repubblica Ceca, a Ovest con la Germania e si affaccia a Nord sul Mar Baltico. Capitale: Varsavia. Città principali: Lodz, Cracovia, Breslavia, Lublino, Gdynia, Bytom, Gliwice, Poznan, Katowice, Danzica. Ordinamento: Repubblica parlamentare. La funzione legislativa e il controllo sul Governo competono all'Assemblea nazionale, costituita da una Camera (Sejm) di 460 membri e da un Senato di 100 membri, eletti a suffragio universale. Capo dello Stato è il presidente della Repubblica, eletto per cinque anni per suffragio diretto. Membro della NATO dal 1999, la P. nel 2004 è entrata nell'Unione Europea. Dal punto di vista amministrativo la P. dal 1° gennaio 1999 è suddivisa in 16 voivodati. Ogni voivodato ha un proprio organo parlamentare, un rappresentante e un presidente di ministri. Moneta: nuovo złoty. Lingua ufficiale: polacco; esistono minoranze tedesche, ucraine e bielorusse. Religione: cattolica; ci sono minoranze ortodosse, protestanti, israelitiche. Popolazione: contraddistinta nel corso della storia da profonde modificazioni nella sua composizione etnica, la popolazione polacca, di origine slava, a partire dal Medioevo fu caratterizzata da una massiccia presenza di genti germaniche e di Ebrei stanziatisi nelle maggiori città. Lituani, Ucraini e Russi affluirono nelle regioni orientali del Paese. Le vicissitudini belliche determinarono massicci esodi di Ebrei, nonché lo sterminio di oltre 6.000.000 di persone. Dopo la seconda guerra mondiale più di 2.000.000 di Tedeschi furono espulsi dalla Slesia e sostituiti con popolazione polacca. Attualmente esigue risultano le minoranze straniere, di Tedeschi, Ucraini, Russi Bianchi.

GEOGRAFIA

Morfologia: dal punto di vista morfologico, si distinguono alcune grandi regioni: a Nord la fascia costiera, pianeggiante e sabbiosa, comprendente le insenature del Golfo di Danzica e di Pomerania, rispettivamente alle foci della Vistola e dell'Oder; la zona lacustre e collinosa della Masuria e Pomerania, ricoperta di foreste, con rilievi morenici poco elevati; la fascia delle pianure centrali, comprendenti il bassopiano della Grande P. a Ovest, il bassopiano della Masovia a Est, attraversato dalla Vistola e dai suoi affluenti, e la pianura della Podlachia, a Nord-Est, al cui interno si trova il parco nazionale di Bialowieza. A Sud si estende una fascia montuosa costituita dai rilievi dei Sudeti e dei Carpazi, che raggiungono le vette maggiori con il Karkonosze (1.605 m), il Babia Gora (1.725 m), i Tatra (2.499 m). ║ Idrografia: una fitta rete di corsi d'acqua caratterizza l'intero territorio. I bacini dei maggiori fiumi, la Vistola (1.087 km) e l'Oder che, originatosi sul versante polacco dei Sudeti, scorre in territorio polacco per 780 km, coprono con i loro affluenti quasi per intero la regione. In gran parte navigabili, sono collegati attraverso canali artificiali alla rete fluviale della Germania, dell'Ucraina e della Bielorussia. Oltre 9.000 laghi coprono circa l'1% del Paese. ║ Clima: caratterizzato da forti escursioni annue, maggiori procedendo verso Est, prevede inverni rigidi ed estati calde, con una scarsa piovosità. Modesta è l'influenza mitigatrice del Mar Baltico. La vegetazione è caratterizzata da foreste di pini nella parte occidentale e di conifere a Nord-Est, mentre a Sud prevale la steppa.
Cartina della Polonia

Varsavia: il palazzo della Cultura

Scorcio di Cracovia


ECONOMIA

Dopo le politiche di pianificazione economica e territoriale del dopoguerra, sviluppatesi attraverso periodici piani quinquennali, e caratterizzate da una forte centralizzazione, a partire dalla fine degli anni Ottanta è iniziata una complessa fase di transizione del sistema di produzione, in vista di una riconversione del settore dell'industria pesante e della privatizzazione di diversi comparti produttivi. Il Paese è diventato in pochi anni uno dei più dinamici dell'ex blocco comunista. Dopo diversi anni di costante crescita, verso la fine degli anni Novanta l'economia ha tuttavia subito una decelerazione, che ha indotto il Governo ad avviare una vigorosa riforma. La riduzione della spesa sociale e soprattutto l'avvio della ristrutturazione di alcuni settori pubblici, che prevede il taglio di più di centomila posti di lavoro, ha perciò favorito il nascere di un ampio movimento di protesta. L'agricoltura rappresenta un settore notevole dell'economia: il territorio arabile costituisce più del 45% del totale, e circa il 20% della popolazione attiva è occupata nel ramo. Prevalente è la piccola proprietà, che rappresenta circa il 75% delle terre coltivabili. La quota residua delle aree arabili appartiene a circa 5.000 imprese statali, mentre quasi insignificante è il numero delle cooperative di produzione. Le colture prevalenti sono quelle dei cereali e della patata. Prodotto cerealicolo principale è la segale per la quale la P. è il secondo produttore mondiale dopo la Russia; ugualmente rilevante è la produzione di avena, frumento, orzo e mais. La patata rappresenta l'alimento fondamentale nel Paese. Fra le colture industriali alta è la produzione di barbabietola da zucchero, lino, colza e tabacco. Nonostante le foreste coprano il 25% del territorio, poco rilevante risulta la produzione annua di legname. Consistente l'allevamento del bestiame, soprattutto di suini. In crescita è il settore della pesca (in prevalenza merluzzi e aringhe). La P. possiede uno dei più ricchi bacini carboniferi d'Europa, ubicato nell'Alta Slesia, oltre ai giacimenti di Walbrzych, Lublino e Nowa Ruda, che consentono una notevole produzione annua, collocando il Paese fra i primi produttori del mondo. Fra le molte altre risorse minerarie si annoverano gas naturale, lignite, piombo, zinco, nichel, zolfo e salgemma. Modesta e insufficiente al fabbisogno interno è la produzione di petrolio, concentrata nelle zone di Krosno e Sandomierz. L'energia elettrica è in gran parte di origine termica; in seguito al disastro di Chernobyl sono stati bloccati i programmi di realizzazione di centrali nucleari lungo il litorale baltico. Il comparto industriale partecipa per circa il 60% alla formazione del PIL, impiegando il 40% della popolazione e rappresentando il cardine economico del Paese. Fondamentale impulso all'industrializzazione della P., Paese a originaria vocazione agricola, diedero i piani pluriennali postbellici, allineati con quelli degli altri Stati socialisti, che indirizzarono gli investimenti nazionali verso l'industria pesante. Lo sviluppo dei terminali sul Baltico e la ricostruzione dei cantieri navali di Danzica e Stettino, con la modernizzazione del complesso di Czestochowa, costituirono la base per il decollo dell'industria siderurgica e meccanica. Attualmente il settore siderurgico produce circa 10.000.000 di t di acciaio annue, prevalentemente nella Slesia o nel complesso di Nowa Huta presso Cracovia. La grande disponibilità di risorse carbonifere e di minerali metallici ha favorito lo sviluppo metallurgico che impiega sia risorse locali che bauxite d'importazione. Le tre principali conurbazioni industriali sono costituite dall'Alta Slesia (Katowice, Cracovia, Czestochowa), dalla regione di Varsavia e dall'area cantieristica settentrionale (Danzica, Stettino, Gdynia). L'industria meccanica, localizzata nelle grandi città, produce macchinari ferroviari, macchine agricole, autovetture (sfruttando accordi con aziende straniere, fra cui la FIAT, che ha uno stabilimento vicino Varsavia), veicoli commerciali. Di lunga tradizione è l'industria tessile, concentrata nella zona di Lodz, mentre la produzione della lana è localizzata nelle regioni meridionali. Il settore chimico e quello dei materiali da costruzione, nonché l'industria del vetro e quella delle porcellane, rappresentano altri importanti comparti economici. Un discreto ruolo nell'economia nazionale riveste anche il turismo, concentrato nelle numerose stazioni climatiche, nella regione dei laghi e nelle città storiche di Varsavia, Poznan, Danzica, Cracovia, nonché nella zona di Wieliczka, dove si trovano le più grandi miniere di sale d'Europa. Fondamentali sono ancora gli scambi con la Russia, mentre acquistano importanza quelli con vari Paesi occidentali (Germania, Francia, Gran Bretagna, Stati Uniti e Italia). La rete delle comunicazioni presenta ancora forti squilibri a vantaggio delle regioni centro-meridionali più industrializzate. Oltre alla rete ferroviaria e stradale, molto sfruttate sono le vie navigabili interne; principale porto fluviale è Kozle, sull'Oder.

STORIA

Scarse sono le notizie sulle popolazioni che occupavano il territorio polacco in età preistorica. La P. sino al X sec. non costituì un nucleo statale unitario, rimanendo per secoli terra di conquista delle genti vicine (baltiche, celtiche, germaniche, slave). La prima formazione statale si ebbe con Mieszko I, della dinastia dei Piasti, che pose le basi per un primo apparato militare-amministrativo centralizzato. La conversione al Cristianesimo (966), introdotto da Metodio, la formazione di una gerarchia ecclesiastica locale, nonché la donazione del Paese alla Santa Sede, fatta da Mieszko I, contribuirono a legare i Polacchi al mondo cristiano, rinsaldando i vincoli nazionali, e ottenendo l'appoggio della Chiesa in funzione difensiva nei confronti dei popoli confinanti (elemento costante della storia della P. saranno, infatti, i tentativi di annessione da parte della Germania e della Russia). La guerra dichiarata al nuovo Stato polacco dall'imperatore Enrico II, alleatosi con la Russia, ebbe termine con Boleslao, figlio di Mieszko, che riuscì anche a ottenere il riconoscimento del titolo di re e dell'indipendenza della Chiesa polacca (1025). Successivi dissidi intercorsi fra i discendenti determinarono l'intervento dell'imperatore Corrado II e la conseguente divisione della P. in tre principati indipendenti. Nel corso dei secc. XII e XIII si fece preponderante l'ingerenza tedesca nel Paese, che divenne vassallo dell'Impero, perdendo parte dei suoi territori (Pomerania occidentale). Durante il Regno di Casimiro III il Grande (1333-70), la P. conobbe un notevole sviluppo sociale e culturale: fu introdotta una legislazione unitaria e codificata, favorita la ripresa economica attraverso l'alleggerimento della pressione fiscale, attuate disposizioni liberali nei confronti delle minoranze ebree e tedesche; in politica estera furono intraprese relazioni commerciali con la Lituania e stabiliti rapporti di buon vicinato con l'Impero e la Boemia; a Cracovia fu creata la prima università polacca (1364). Alla morte di Casimiro, la continuità della Corona fu assicurata dall'unione con l'Ungheria, sotto la sovranità del nipote Luigi d'Angiò. In seguito la Corona fu trasmessa a sua figlia Edvige che, sposando il granduca di Lituania Jogaila, della dinastia Jagellonide, unì i due territori (1385). La P. divenne, così, una delle maggiori potenze del settentrione, assumendo un ruolo di primo piano fra gli Stati dell'Europa orientale e raggiungendo la sua massima espansione territoriale. Nel corso del XV sec., con Casimiro IV, si assicurò il possesso di Danzica e della Pomerania orientale; contrasti ricorrenti fra il sovrano e la nobiltà determinarono nel 1505 la trasformazione della Monarchia da elettiva a costituzionale, sottoponendo ai tre ordini della Nazione (re, senatori e deputati delle assemblee locali) l'approvazione di ogni legge. Sigismondo I si impadronì della Prussia occidentale, fece della Moldavia un protettorato polacco, e ottenne il riconoscimento dell'unione indissolubile di P. e Lituania sotto un unico sovrano (1525). In questo periodo, grazie al clima di tolleranza religiosa che caratterizzava il Paese, la P. diventò il rifugio dei transfughi di tutta Europa. La fine della dinastia Jagellonide riconfermò il carattere elettivo della Monarchia e l'ingerenza della nobiltà. Nel corso dei secc. XVI-XVII, la P. subì una lunga fase di rovesci militari, carestie e pestilenze, che avrebbero portato alla sua sparizione come Stato indipendente. In seguito all'approvazione del principio del liberum veto (1652), venne sancita l'assoluta uguaglianza di tutti i nobili polacchi e la conseguente necessità che tutte le decisioni della dieta venissero prese all'unanimità; ne derivò l'incapacità di prendere decisioni rapide e la possibilità per le potenze straniere di ingerire pesantemente negli affari interni del Paese. La crisi interna favorì gli Stati confinanti (Russia, Svezia e Brandeburgo), che in seguito al conflitto militare del 1654-60 obbligarono la P. a pesanti cessioni territoriali. In una situazione di anarchia e di rovina economica, accompagnata dalle scorrerie e dalle devastazioni operate da eserciti nemici e alleati, Austria, Russia e Prussia imposero come re Augusto II di Sassonia (1697). La crescente pressione esterna e l'anarchia interna determinarono la completa perdita della sovranità nazionale della P. che, con il trattato di Pietroburgo (5 agosto 1772), subì una prima spartizione del suo territorio: la Russia acquistò la regione a Est della Dvina; l'Austria ebbe la Galizia; la Prussia la P. occidentale senza Danzica. Altri due successivi smembramenti (3 maggio 1793 e 24 ottobre 1795) determinarono la cessione alla Russia della Lituania, della Podolia, dell'Ucraina e della Volinia, all'Austria della Piccola P., alla Prussia di Danzica, Varsavia e dei territori a Ovest della Vistola. Durante l'epoca napoleonica venne formato il Granducato di Varsavia, comprendente anche i territori occupati dall'Austria. In seguito alla vittoria definitiva su Napoleone, il Congresso di Vienna (1815) attribuì alla Russia la maggior parte della P. (eccetto la Galizia e Cracovia, assegnate all'Austria, e la Posnania, rimasta alla Prussia), affinché la ricostituisse in un Regno indipendente. Nonostante la concessione di una Costituzione, lo zar Alessandro attuò nel Paese una serie di interventi repressivi, come la soppressione della libertà di stampa, l'istituzione di tribunali eccezionali, la sospensione della dieta, che portarono in breve tempo alla sollevazione popolare. Nel novembre 1830, fu tentata l'insurrezione, con la proclamazione dell'indipendenza nazionale, ma dissidi interni e il mancato aiuto da parte delle potenze estere ne decretarono il fallimento. La P. fu ancora una volta ridotta a provincia russa, e gli insorti costretti all'esilio. Tra gli esuli più noti vi fu F. Chopin. Un'ulteriore rivoluzione, tentata all'inizio del 1863, fu repressa dal Governo zarista. Durante la prima guerra mondiale gli Imperi centrali crearono un Regno autonomo di P.; in seguito alla caduta del Governo zarista, vennero riconosciuti alla P. il diritto all'unificazione dei territori e all'indipendenza (Pace di Brest-Litovsk, 3 marzo 1918). Una serie di contenziosi territoriali contrapposero la P. alla Germania per la rivendicazione della Slesia, alla Cecoslovacchia per il distretto di Teschen, alla Lituania per il possesso di Vilnius, e soprattutto alla Russia in seguito all'occupazione polacca della Bielorussia e dell'Ucraina. Con la Pace di Riga (18 marzo 1921) venne attribuita alla P. l'intera Galizia. Costituita la Repubblica di P., avente un regime democratico di tipo parlamentare, le elezioni del 1922 confermarono l'equilibrio tra conservatori e socialisti; modellata su quella della Terza Repubblica francese, la nuova Costituzione polacca (7 marzo 1921) produsse Governi instabili. In seguito a un colpo di Stato militare, capeggiato da J. Piłsduski, che era stato uno degli artefici della lotta per l'indipendenza della P., essa fu emendata in senso presidenzialista, mentre lo stesso Piłduski esercitò di fatto poteri dittatoriali nel Paese (1926). Un ulteriore rafforzamento dei poteri presidenziali si verificò con la promulgazione di una nuova Costituzione nel 1935. La questione agraria, per l'esistenza di estesi latifondi e di un assetto economico-amministrativo di tipo feudale, rappresentava uno dei principali problemi interni, unitamente all'esistenza nel Paese di numerose minoranze nazionali (più di 5.000.000 di Ucraini e 1.250.000 Tedeschi). In politica estera si allentarono i legami con la Francia, e vennero firmati trattati di non aggressione con l'Unione Sovietica (1932) e con la Germania (1934), mentre diventarono pressanti le rivendicazioni territoriali naziste, in forza della massiccia presenza di Tedeschi nel Paese. La politica nazionalistica conservatrice attuata sotto la presidenza del generale R. Rydz-Smigl portò all'occupazione del territorio cecoslovacco di Teschen (novembre 1938), ma presto la stessa P. fu investita dall'espansionismo della Germania che rivendicava il corridoio polacco di Danzica. Dopo la firma del patto di non aggressione con l'Unione Sovietica (23 ottobre 1939), con il quale Hitler offriva a Stalin gli Stati baltici e un terzo della P., i Tedeschi intrapresero l'invasione del territorio polacco (1° settembre 1939). Mentre i Russi imponevano il regime sovietico alle regioni da essi occupate, i Tedeschi costituirono a Cracovia un governatorato generale; un Governo polacco in esilio si organizzò in Francia (trasferitosi a Londra nel 1940) sotto la guida del generale W. Sikorski, a cui succedette nel 1943 S. Micolajczyk, esponente del Partito contadino; l'accordo del 1940 decretò la costituzione di un esercito polacco che avrebbe combattuto a fianco degli Alleati. Mentre le truppe naziste diedero l'avvio a operazioni di sterminio di massa nei campi di concentramento di Auschwitz, Treblinka, Belzec, Sobibór, Maidanek, sul territorio nazionale si costituirono numerose formazioni partigiane che nel luglio 1942 si unirono sotto un comando unico, dando vita all'Esercito nazionale (Armja Krajowa). I collegamenti tra il Governo in esilio e le formazioni partigiane si andarono gradualmente allentando, sino a giungere alla rottura, in seguito all'avanzata sovietica e alla costituzione, nell'aprile 1943, di un Esercito popolare (Armja Ludova) e di un Comitato di liberazione nazionale nel luglio 1944, proclamatosi Governo provvisorio nel dicembre successivo e riconosciuto da tutte le potenze alleate, che sconfessarono il Governo dissidente costituitosi a Londra sotto la presidenza di T. Arciszewski. Alla Conferenza di Potsdam (luglio-agosto 1945) furono fissate le nuove frontiere dello Stato polacco: le province orientali furono cedute all'Unione Sovietica, in cambio dei territori ex tedeschi a Est dell'Oder-Neisse, e di Danzica. Nel giugno 1945, sotto la presidenza di E. Osòbka-Morawski, leader del Partito operaio, e la vicepresidenza di S. Mikolajczyk, si costituì un Governo di unità nazionale. Venne intrapresa una riforma agraria che prevedeva l'abolizione della proprietà oltre i 100 ha di superficie, e la costituzione di fattorie statali e cooperative di produzione, anche se la proprietà individuale rappresentava sempre la maggioranza delle aziende agricole. Seguì una politica di nazionalizzazione dell'industria, del commercio all'ingrosso e delle banche, che venne approvata, insieme con la riforma agraria, nel 1946. Le elezioni del 1947, svoltesi in un clima di intimidazione, assicurarono la maggioranza alla coalizione comunista-socialista sui gruppi moderati filo-occidentali raccolti intorno al vice presidente Mikolajczyk. Nel febbraio 1947 venne eletto alla presidenza della Repubblica il comunista B. Bierut, e alla direzione del Governo il socialista J. Cyrankiewicz, con W. Gomulka segretario del Partito comunista. A partire dal 1948 il regime politico polacco subì un irrigidimento in senso stalinista. Gomulka, accusato di deviazionismo nazionalistico, fu destituito dalla carica e successivamente espulso dal partito e arrestato nel 1951; dalla fusione fra il partito socialista e quello comunista nacque il POUP (Partito operaio unificato polacco), sotto la guida di Bieirut; con la fuga all'estero di Mikolajeczyk il Partito contadino entrò nell'orbita comunista. Nel luglio 1952 venne proclamata la Repubblica Popolare di P. e varata una nuova Costituzione. Una serie di trattati di collaborazione e assistenza con l'Unione Sovietica rafforzarono l'integrazione del Paese nell'area socialista (adesione al COMECON, 1949; adesione al Patto di Varsavia, 1955). In campo economico subì un'accelerazione la politica di accentramento pianificato e di industrializzazione forzata, che prevedeva la liquidazione della proprietà privata. Nel 1956, in seguito al processo di destalinizzazione avviato in Unione Sovietica, e al deterioramento della situazione sociale interna, che portò alle manifestazioni e allo sciopero degli operai di Poznan in giugno, con la rielezione di Gomulka alla guida del partito, i piani di sviluppo industriali furono ridimensionati e fu avviata una politica di conciliazione con i gruppi cattolici. La "via nazionale al socialismo" non modificò tuttavia sostanzialmente i rapporti con l'Unione Sovietica, né modificò all'interno del partito il precedente centralismo e la lotta contro ogni tendenza revisionistica. Il crescente contrasto con gli ambienti intellettuali sfociò nel marzo 1968 in una rivolta studentesca, sull'esempio delle manifestazioni di Praga; seguì nel 1970 una rivolta operaia a Danzica, Stettino e Gdynia, scoppiata in seguito al rincaro dei prezzi dei generi alimentari. E. Gierek, che nel 1970 aveva rimpiazzato Gomulka come primo segretario del POUP, avviò una riforma dell'economia polacca ricorrendo a massicci finanziamenti e investimenti occidentali, in conseguenza dei quali la P. vide aumentare i propri scambi commerciali con l'Occidente dal 35% al 50% del totale nel triennio 1970-73, importando nel contempo tecnologia più avanzata. La prima metà degli anni Settanta fu caratterizzata da un generale miglioramento delle condizioni di vita della popolazione, accompagnato, tuttavia, da un crescente indebitamento estero. In campo internazionale il 7 dicembre 1970 fu firmato un trattato mediante il quale la Germania Federale riconosceva la frontiera dell'Oder-Neisse, e furono intensificati i rapporti politici con l'Occidente e la Santa Sede. Nell'estate del 1976 l'annuncio di un generale rincaro dei prezzi dei prodotti alimentari scatenò un'ondata di manifestazioni sociali, in particolare presso la fabbrica di trattori Ursus di Varsavia; l'opposizione democratica, spalleggiata dalla Chiesa cattolica, costituì un Comitato di autodifesa sociale (KOR). Di fronte al peggiorare della situazione economica, a cui conseguì anche una penuria di generi alimentari, nel giugno 1980 il Governo varò un programma di risanamento, imperniato sulla restrizione dei consumi di massa. Ne conseguì una serie di scioperi che accomunavano alle richieste economiche rivendicazioni politiche, e che ebbero il loro centro in particolare a Danzica, dove l'operaio Lech Walesa si pose a capo di un sindacato indipendente di ispirazione cattolica. Costituito il 22 settembre 1980 come una federazione sindacale nazionale, chiamata Solidarnosc (V.), guidata da Walesa e appoggiata dalla Chiesa, il nuovo organismo si pose come interlocutore del Governo per le istanze politico-economiche delle masse. Nel dicembre 1981, falliti i negoziati fra Governo e Solidarnosc, il generale Wojciech Jaruzelski, succeduto a Stanislaw Kania alla testa del partito, e assunta la carica di primo ministro e contemporaneamente di ministro della Difesa, instaurò la legge marziale e il potere venne affidato a un Consiglio militare per la salvezza nazionale (CMSN). Seguirono l'arresto di Walesa e dei suoi collaboratori, licenziamenti di massa e la messa al bando di Solidarnosc (ottobre 1982), cui l'Occidente reagì con l'instaurazione di sanzioni economiche a danno del Paese. Nel 1983 ci fu il ritorno alla normalità costituzionale, accompagnato dalla liberazione di Walesa, a cui fu assegnato il premio Nobel per la pace. Nel 1984 le elezioni amministrative, nonostante il boicottaggio di Solidarnosc, registrarono un'alta affluenza alle urne, e un primo successo per la cauta politica di rinnovamento e riconciliazione nazionale del Governo. Il sequestro e l'uccisione di padre Popieluszko (1984), un sacerdote simpatizzante di Solidarnosc, raffreddò i rapporti con la Chiesa. In seguito alle elezioni del 1985, la direzione del Governo venne affidata a Zbigniew Messner, mentre Jaruzelski diventò capo dello Stato. Nel 1986 i Polacchi furono chiamati ad approvare la riforma economica attraverso un referendum nazionale boicottato duramente dall'opposizione; il risultato, anche per il tenore del pacchetto di leggi che prevedeva ancora forti aumenti dei generi di prima necessità, fu sfavorevole al Governo. Nel corso del 1987 furono varate riforme economiche che prevedevano tagli all'apparato burocratico, impulso all'iniziativa privata e all'autonomia aziendale, accompagnate da provvedimenti politici nel senso di una maggiore democratizzazione (istituzione di una seconda Camera del Parlamento, maggiore autonomia locale). Una nuova ondata di scioperi e proteste sociali ebbe luogo nel 1988, con rivendicazioni economiche e politiche, quali il riconoscimento legale di Solidarnosc. In seguito a ulteriori agitazioni sociali, e dopo la sostituzione di Messner con Mieczysalw Rakowski, venne avviato un vero e proprio negoziato fra il regime, l'opposizione, e la Chiesa. Nel 1989 furono firmati una serie di accordi che prevedevano lo svolgimento di elezioni per un'Assemblea nazionale, il pluralismo sindacale, l'attribuzione della personalità giuridica alla Chiesa. Le elezioni del giugno 1989 decretarono una dura sconfitta per il regime, assicurando a Solidarnosc la maggioranza assoluta nelle due Camere. Presidente della Repubblica venne eletto Jaruzelski, e fu formato un Governo di coalizione fra POUP, Solidarnosc, Partito democratico e Partito contadino (PSL), sotto la direzione di Tadeusz Mazowiecki, esponente di Solidarnosc. Di fronte ad una situazione economica che registrava un'inflazione del 200%, furono varate misure restrittive della spesa sociale, una politica di privatizzazione dell'industria, una riforma fiscale, e decretata la svalutazione del 20% dello zloty. Dopo le dimissioni di Jaruzelski, nel 1990 venne eletto presidente della Repubblica Lech Walesa. Nel gennaio 1991 Jan Krzysztof Bielecki sostituì Mazowiecki alla guida del Governo, mentre, anche a causa della difficile situazione economica, si registrarono spaccature all'interno del sindacato. Le elezioni dell'ottobre 1991 sancirono una forte frammentazione politica: i principali partiti risultarono Unione democratica (UD), capeggiata da Mazowieski, e Alleanza della sinistra democratica (ASD), che raccoglieva i socialisti del POUP sciolto nel 1990. Nel 1993 si tennero elezioni anticipate: l'ASD fu il partito di maggioranza relativa. Il risultato elettorale, che portò a un Governo guidato da Waldemar Pawlak, decretò il progressivo isolamento di Walesa che, nel tentativo di ampliare le prerogative presidenziali, innescò una serie di conflitti istituzionali con il Parlamento e il Governo. Le difficoltà nell'attuazione delle riforme determinarono nel marzo 1995 la sostituzione di Pawlak con Józef Oleksi, quindi, nel 1996, di quest'ultimo con W. Cimoszewicz. Alle elezioni presidenziali del 1995 si affermò l'ex comunista Aleksander Kwasniewski, esponente dell'ASD, a conferma della crisi del carisma di Walesa. Nel 1997 la P. si diede una nuova Costituzione. Le elezioni politiche dello stesso anno decretarono l'affermazione della coalizione di centro-destra, l'Azione elettorale di solidarietà (AWS) che conquistò più del 33% dei voti, mentre le presidenziali del 2000 riconfermarono Kwasniewski con il 54% dei voti. Nelle politiche del 23 settembre 2001 vinse il cartello elettorale composto da ASD e Unione del Lavoro (UP); il leader di ASD Leszek Miller formò il nuovo Esecutivo. Sul piano internazionale proseguì l'integrazione del Paese nel sistema dell'Europa occidentale: ammessa nel 1997, con la Repubblica Ceca e l'Ungheria, nel gruppo di allargamento della NATO, la P. entrò ufficialmente a far parte della NATO nel marzo 1999. Nel 1991 il Paese firmò inoltre il Trattato di associazione con l'Unione europea e nel 1994 presentò la domanda di adesione. Il negoziato, iniziato nel 1998, venne concluso nel dicembre 2002 durante il Vertice di Copenaghen. Nel referendum tenuto il 7-8 giugno 2003, il 77,5% dei votanti si schierò a favore dell'adesione all'Unione europea, che avvenne il 1° maggio 2004. All'indomani dell'ingresso nell'Ue, il premier Miller, coinvolto in una serie di scandali finanziari, si dimise; il presidente Kwasniewski nominò al suo posto l'economista Marek Belka, a capo di una coalizione anch'essa formata da ASD e UP. Le elezioni presidenziali tenutesi il 9 e 23 ottobre 2005 decretarono la nomina a capo dello Stato del candidato cattolico Lech Kaczynski, appartenente alla formazione di destra Legge e Giustizia (PIS), da lui fondata insieme al fratello gemello Jaroslaw Kaczynski, eletto primo ministro nelle elezioni politiche del 25 settembre. Quest'ultimo, per non intralciare la corsa presidenziale di Lech, cedette la poltrona di premier; al suo posto venne designato Kazimierz Marcinkiewicz, sempre del PIS. Le duplici elezioni polacche del 2005, segnando la sconfitta della socialdemocrazia di orientamento liberale che aveva governato la P. negli ultimi quattro anni e proclamando la vittoria della destra oscurantista e nazionalista, ridisegnarono la geografia politica del Paese. Nel luglio 2006 il premier Marcinkiewicz rassegnò le dimissioni per divergenze con il presidente Lech Kaczynski, che affidò l'incarico di formare il nuovo Esecutivo al gemello Jaroslaw. Nel giugno 2007, in occasione del vertice Ue di Bruxelles sulle riforme istituzionali dell'Unione, in particolare sul sistema di voto, venne raggiunto un accordo, il cosiddetto "compromesso di Ioannina", che consentì alla P. di mantenere un peso ponderato del proprio voto non lontano da quello della Germania (che però ha una popolazione doppia): la formula diede ai Paesi in minoranza (come Spagna e P. appunto) la possibilità, nel caso di voto a maggioranza qualificata, di sospendere una decisione, che deve così essere rivalutata dal Consiglio.

LETTERATURA

Le prime manifestazioni letterarie polacche sono posteriori al XIII sec. Si tratta di testi religiosi, modellati sugli schemi latini, di valore puramente linguistico: le Prediche della S. Croce, il Salterio di S. Floriano (XIV sec.), le Prediche di Gniezno (inizio XV sec.). Di contenuto religioso, ma assurto a inno nazionale dei guerrieri in battaglia, è la poesia Bogurodzica (Madre di Dio, XIV sec.). Nel 1364 venne fondata l'università di Cracovia, una delle prime dell'Europa continentale; divenuta presto polo di attrazione per i popoli vicini, impartiva inizialmente un insegnamento di tipo scolastico. Uno dei suoi allievi fu Jan Dlugosz, autore di un'opera storica in latino, Historia Polonica, che superava il genere cronachistico medioevale. La tradizione latina favorì lo sviluppo di una letteratura umanistica che raggiunse un alto livello nel XV sec., con la prosa di Gregorio di Sanok e Jan Ostrorog. L'Umanesimo penetrò in P. attraverso un'opera di mecenatismo nei confronti di letterati italiani, come Filippo Buonaccorsi e Bona Sforza, e grazie ai rapporti tenuti con eminenti personalità come A. Manuzio, Beroaldo, Sigonio. Rappresentanti della poesia latina dell'età umanistica, particolarmente nel XVI sec., furono Mikolaj Hussowski, Andrzej Krzycki, Jan Dantyszek e Klemens Janicki. Con l'introduzione della stampa a Cracovia (1473) assunse notevole incremento la produzione in lingua polacca, che si affiancò alla letteratura "alta" in latino. Nel XVI sec. si ricorda, come autore della prima storia universale in polacco, Marcin Bielski. Contemporaneamente all'uscita del De revolutionibus orbium coelestium di Copernico, venne pubblicata la Breve disputa fra tre persone, il signore, il sindaco e il parroco di Mikolaj Rej z Nagœowic, specchio della vita e dei costumi dell'epoca. Traduzione e rielaborazione dell'opera di Baldassarre Castiglione è il Cortigiano polacco, di Luzaks Górnicki (XVI sec.). Esponenti dell'età della Controriforma furono il gesuita Piotr Skarga (1556-1616) e Jacob Wujek (1540-1597), che realizzò una traduzione della Bibbia. Massimo esponente della tradizione poetica polacca fu Jan Kochanowski: umanista, conobbe Ronsard e la poesia della Pléiade; scrisse in latino e in polacco (Treny; Canti; Bagatelle). Nel corso del Seicento, a causa delle devastazioni prodotte dai numerosi conflitti esterni e dalle guerre civili, la produzione letteraria rallentò notevolmente, concentrandosi sull'elemento nazionale. Rappresentanti della letteratura "alta" furono, per la poesia latina, Maciej Sarbiewski (1595-1640), detto "Orazio Sarmatico", autore di trattati di retorica e poetica, sul modello di G. Marino, mentre con Piotr Kochanowski (1566-1620), nipote di Jan, ebbe inizio l'epica nazionale attraverso il Goffredo, traduzione e rielaborazione della Gerusalemme Liberata. Il periodo compreso fra la fine del XVII sec. e l'inizio del XVIII sec., definito notte sassone, in riferimento alla Monarchia regnante e alla decadenza che l'avrebbe accompagnata, è considerato scarsamente rappresentativo dal punto di vista letterario. Fra i pochi autori degni di nota, il re filosofo Stanislao Leszczynski (1677-1766), autore di trattati politici di carattere utopistico. Nella seconda metà del XVIII sec., sotto l'influsso dell'enciclopedismo francese, e per impulso del re Stanislao Augusto Poniatowski, si sviluppò una letteratura impegnata, rispondente ai canoni classici, mentre nel contempo vennero attuate importanti riforme nel campo dell'educazione, con la creazione della Commissione per l'educazione nazionale (1773), vero e proprio ministero dell'Istruzione pubblica. Varsavia divenne uno dei principali centri illuministici europei: fu aperto il primo teatro pubblico e vennero fondati diversi giornali. Massimo esponente dell'Illuminismo polacco fu Ignacy Krasicki (1735-1801), autore di satire, poemi e romanzi, considerati, questi ultimi, i primi della narrativa polacca. Il Classicismo trovò espressione in Franciszek Dmochowski; il giornalismo e gli studi storici ebbero teorici e innovatori in Franciszek Bohomolec e Adam Naruszewicz. Regista e traduttore di teatro straniero fu Wojciech Boguslawski che, alla vigilia della spartizione della P., accentuò il carattere nazionalista delle sue opere, trasformando, in particolare, il melodramma I Cracoviani e i montanari in un incitamento alla rivoluzione. Dopo il 1795, con lo smembramento del Paese, la letteratura si divise fra correnti neoclassiche e romantiche; attraverso le traduzioni francesi dell'opera di Gessner, Young e degli altri preromantici si affermarono i fondamenti della nazionalità. J. Potocki (1761-1815) fu autore di opere di archeologia e antropologia; S.B. Linde (1771-1847) pubblicò un Dizionario della lingua polacca (1807-14). A. Mickiewicz (1798-1855) raccolse la tradizione popolare nelle Ballate e romanze, del 1822; compose liriche, il poema Gli avi, e il poema nazionale Pan Tadeusz. La polemica classico-romantica fu affrontata nel trattato Classicismo, Romanticismo e lo spirito della poesia polacca, del critico e poeta K. Brodzinski. Carattere peculiare del Romanticismo polacco fu la concezione messianistica della storia, e il profondo attaccamento alla terra patria. Dopo il 1830, a causa della repressione politica, che costrinse all'emigrazione letterati ed esponenti del mondo culturale, la letteratura si sviluppò lungo due filoni: quello "esterno" costituito da esuli, come Mickiewicz, J. Slowacki (1809-1849), lo storico J. Lelewel (1786-1861), autore di studi sull'origine autoctona della democrazia polacca, e quello "interno", condizionato dalla censura delle potenze occupanti. Il teatro ebbe in Aleksander Fredro (1793-1876) il suo maggiore esponente. Il fallimento dell'insurrezione del 1863 determinò, con il crollo dell'Idealismo romantico, l'affermazione delle idee del Positivismo, su un piano politico-sociale più che filosofico, e spinse gli intellettuali a ripiegare su un impegno più pragmatico e quotidiano. In questo senso sulla poesia prevalse la narrativa, e in particolare il romanzo, che ebbe fra i suoi esponenti di rilievo B. Prus (1847-1912), E. Orzeskowa (1841-1910), e H. Sienkiewicz (1846-1916), premio Nobel per la letteratura (1905), universalmente noto per Quo vadis?, e autore della Trilogia (Col ferro e col fuoco, Michele Wolodyjowski, Il diluvio), affresco di storia nazionale. Tra la fine del XIX sec. e l'inizio del XX sec., si affermarono orientamenti simbolisti che esprimevano istanze naturaliste, con la riscoperta della cultura contadina e montanara. I maggiori rappresentanti del genere furono il romanziere S. Zeromski (1864-1925), autore di Ceneri, W.S. Reymont (1867-1925) con I contadini, W. Berent (1873-1940) con Pietre vive. Con la fine della prima guerra mondiale e il ritorno della P. all'indipendenza, la vita culturale del Paese fu arricchita dal rapporto con le altre letterature europee. Furono fondate nuove riviste e nuovi gruppi si organizzarono attorno a caffè e circoli letterari. Il Futurismo ebbe esponenti come W. Broniewski, J. Jankowski; attorno alla rivista "Zdrój" di Poznan si radunarono gli espressionisti come J. Wittlin. Il gruppo della rivista "Skamander" di Varsavia riunì i maggiori poeti dell'epoca: J. Tuwin (1894-1953), K. Wierzynski (1894-1969), autore del Lauro Olimpico, M. Pawlikowska (1841-1945). La prosa fra le due guerre vide affermarsi S.I. Witkiewicz, romanziere, drammaturgo e pittore (1885-1939), che esercitò un grande influsso sul dramma polacco del Novecento. L'esperienza della guerra e i profondi mutamenti sociali sopravvenuti negli anni 1939-45 videro prevalere i temi della guerra, della questione ebraica e dell'anticomunismo. Le disillusioni politiche, l'annientamento di interi gruppi culturali, fra cui il corpo accademico dell'università di Cracovia, determinarono il ripiegamento della letteratura verso temi di impegno e di realismo. Nella poesia si ricorda T. Róewicz, nella prosa il più famoso romanzo dell'immediato dopoguerra fu Cenere e diamanti di J. Andrzejewski (1909-1983). Con la nascita della Repubblica Popolare di P., a una letteratura "interna" che si confrontava con il potere comunista, corrispose una letteratura "d'emigrazione", rappresentata da esuli e dissidenti riuniti soprattutto a Parigi e Londra. Verso il 1948 trionfò il "realismo socialista", che esercitò per altro un influsso piuttosto breve (non più in là del 1955), e fu caratterizzato da temi di attualità immediata, legati all'edificazione della società socialista; a tale dottrina si ispirarono il Ricordo della fabbrica di cellulosa di I. Newerly (1903-1987) e i drammi di L. Kruczkowski (1900-1962). Nella prosa dell'immediato dopoguerra prevalsero i temi dell'occupazione e della persecuzione antisemita, fino alla pubblicazione di Diario dell'insurrezione di Varsavia, di M. Bialoszewski (1922-1983). Dopo il 1956, la tendenza all'allegoria, il gusto del grottesco, la compiacenza per l'humour nero divennero dei tratti distintivi della letteratura polacca, con la riscoperta di I. Witkiewicz (1885-1939) e di W. Gombrowicz (1905-1970). Nella fase del disgelo, caratterizzata da atteggiamenti di critica verso il periodo precedente e da esigenze di autonomia dell'espressione artistica, rientrano il Poema per adulti (1955) di A. Wazyk (1905-1982) e la poesia di W. Szymborska e Z. Herbert. Nella prosa si affermarono scrittori universalmente conosciuti come J. Stryjkowski, A. Kusniewicz, oltre che, nella letteratura fantascientifica, S. Lem. Nel teatro, capiscuola furono T. Kantor (1915-1990) e J. Grotowski (n. 1933), mentre nel cinema cominciarono ad affermarsi negli anni Settanta i due registi polacchi più noti: Andrej Wajda (n. 1926) e Roman Polanski (n. 1933).

ARTE

Dopo le prime testimonianze di oggettistica risalenti all'Età del Bronzo, fu verso il V sec. che cominciò una produzione locale di oreficeria e argenteria. A partire dal 966, con la conversione del Paese al Cristianesimo, sorsero chiese di pietra e, sotto l'influsso occidentale, si svilupparono le prime significative manifestazioni artistiche. Il periodo romanico, di cui esempio più caratteristico è la seconda cattedrale di Cracovia, durò fino al XIII sec., arrestandosi geograficamente lungo il confine della Vistola-San. Nel corso del XIV sec. fiorì la scultura in legno e, sotto l'influsso dell'arte italiana, la pittura murale. Fra il XIV e il XVI sec. si affermò in architettura lo stile gotico, che presentava influssi francesi a Sud e a Cracovia, tedeschi a Nord. Il Rinascimento italiano trovò una delle sue prime espressioni in P. grazie all'arrivo di artisti italiani, come Franciscus Italus (palazzo reale di Cracovia), Giovanni Maria Mosca, invitato alla corte di Sigismondo (1530) e scultore nel palazzo vescovile di Cracovia. L'influenza italiana si esercitò anche nella successiva età barocca (chiesa di Sant'Anna a Cracovia) e durante il Rococò, che annoverò l'opera degli architetti G. Fontana, F. Placidi, B. Merettini, nonché di J. de Witte. Nel XVI sec. riprese vigore a Cracovia la miniatura, la cui tradizione risaliva all'XI sec. Nei secc. XVII-XVIII operarono in P. numerosi pittori stranieri, fra cui gli italiani G.B. Lampi e B. Bellotto. Il gusto neoclassico fu incoraggiato dall'azione della corte polacca durante il Regno di Stanislao Augusto Poniatowski (stile Stanislao Augusto), ed ebbe le sue espressioni nella cattedrale di Vilnius (W. Gucewicz), nel palazzo del Belvedere (J. Kubicki) e nel teatro di Varsavia (A. Corazzi). Dal XIX sec., in concomitanza con le vicende storiche del Paese, si sviluppò una pittura di carattere storico-nazionalista, nella quale i motivi folcloristici locali apparivano preminenti; iniziatore di questo genere, che vide come esponenti M. Stachowicz, A. Orlowski, P. Michalowski, va considerato L. Matejko. Dopo la prima guerra mondiale, notevole fu il contributo polacco all'arte contemporanea, grazie all'attività del gruppo Formismo (1917-22), affine in parte al Cubismo e al Futurismo, Rytm (1921) e Blok (1923), confluito poi nel gruppo Prezens e nel movimento astrattista di Cracovia. Dopo gli anni Quaranta, la ricerca artistica fu caratterizzata da un'intensa sperimentazione, concretizzatasi progressivamente nel rifiuto del linguaggio della propaganda comunista e delle sedi istituzionali dell'arte; espressione di questa istanza è stata l'azione di Alternativa arancione, che ha organizzato spettacoli in strada con la partecipazione popolare a Breslavia e Varsavia.

MUSICA

Accanto alle prime espressioni di musica popolare, tramandata esclusivamente per via orale, a partire dal XII sec. è testimoniata la musica religiosa, in particolare il canto gregoriano; al XIII sec. datano i primi testi di canti natalizi, pasquali, mariani. Il canto Bogurodzica (Madre di Dio), del 1410, diventò inno di guerra dei cavalieri polacchi. Tra i primi autori polacchi noti si ricordano nel XV sec. Mikolaj Radomski e Waclaw di Szamotuly (Lamentationes). Durante il Regno di Augusto II venne costruito il primo teatro d'opera pubblico. Le prime opere liriche nazionali si ebbero con Maciej Kamienski (1734-1821), che nel 1778 rappresentò La miseria mutata in felicità e Jan Stefani (1746-1829), autore del primo melodramma nazionale polacco (Il presunto miracolo, ovvero Cracoviani e montanari). Nel 1820 venne istituito il conservatorio di Varsavia, diretto da Elsner, che fu maestro di Chopin (1810-1849), il più rappresentativo compositore e pianista polacco. Fra gli artisti della seconda metà dell'Ottocento si ricorda S. Moniuszko (1819-1872), autore di Halka, melodramma la cui rappresentazione fu vietata dalla censura zarista per il suo carattere patriottico. Nel 1901 fu istituita la filarmonica di Varsavia. Nel 1927 nacque il Concorso pianistico internazionale F. Chopin, e nel 1935 il Concorso violinistico H. Wienawski. Al 1956 risale l'istituzione del festival internazionale Autunno di Varsavia.
"Polonia semper fidelis" di Dominik Morawski